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martedì 22 novembre 2022

La chiusura letterale, esistenziale e metaforica di un cerchio fumettistico

Questo post esula un po' dalla direzione naturale che aveva intrapreso questo blog negli ultimi anni, ma in qualche modo rappresenta la prosecuzione di due miei vecchi post: Svendersi e Le nostre eredità librarie.

Diciamo quindi che in qualche modo rappresenta la chiusura di un cerchio o di una trilogia, fate vobis.

Mettiamola giù dura e in maniera netta, quest'estate durante dei lavori di ristrutturazione nella camera mia e di mio fratello, ho deciso di donare quasi tutti i fumetti Marvel che mi erano rimasti, ad eccezione degli X-Men, dei manga, di alcuni speciali, e qualche opera sparsa che ho comprato negli ultimi anni.

Ho fatto un annuncio sul marketplace di Facebook ed ho deciso di donare un gran numero di fumetti Marvel, che sicuramente superavano le trecento unità o anche più.

Non me lo aspettavo, ma mi hanno contattato un considerevole numero di persone, segno che la gran mole di uscite televisive e cinematografiche targate Marvel, ha reso di fatto i supereroi un fenomeno pop.

C'era chi mi scriveva dalla Sicilia, offrendosi di pagare la spedizione, e chi era disposto a pagarmi.

Io ho scelto di regalarli, a patto che venissero a prenderseli fino a casa mia.

Alla fine i fumetti sono andati ad un ragazzino, che è venuto a ritirarseli con il padre, dopo che la madre mi aveva contattato su Messenger asserendo che suo figlio è un grande fan della Marvel, e che ne sarebbe stato entusiasta.

A dirla tutta non mi è sembrato, di fatto mi è parso un po' torvo, ma magari era solo timidezza, chi può dirlo, ma sono stato contento di averglieli donati, poiché io non riuscivo a guardare quei fumetti con quell'amore e quell'entusiasmo di un tempo.

Ed anzi, li vedevo come un peso.

In termini di spazio, ma anche di tara mentale e di salute.

Per me che soffro saltuariamente di asma, mi era stato consigliato di dormire in una camera quanto più asettica possibile, e quella di prima non lo era, dato che era piena di libri e fumetti.

Un altro stilema mentale era che guardare quelle librerie stipate fino all'inverosimile di fumetti, che ormai non toccavo e leggevo più, mi procurava una certa ansia e tristezza, che denotava quanto io sia cambiato ed invecchiato nel frattempo.

Ed in più mi ricordavano dei bei tempi, che poi diventarono brutti.

Il che ci riporta un po' al primo post di questo ciclo, quello in cui ho dovuto vendere buona parte dei fumetti per ristrettezze improvvise economiche.

Fu un periodo terribile in cui avevo paura di non riuscire nemmeno ad avere i soldi per fare la spesa o pagare la luce.

Quella volta cento fumetti o giù di lì mi fruttavano 20 Euro, una sorta di elemosina che mi elargiva un librario che conoscevo, questa volta è stata una mia scelta personale e gratuita, direi che sia stato un significativo balzo in avanti in positivo.

Ora mi domando cosa sarà dei miei libri o di quegli albi che mi sono rimasti.

Mi sono accorto con il tempo di quanto un po' tutti quanti vivano con una certa ansia la mancanza di spazio o il riempimento dello stesso.

Da adolescente me ne fregavo e non ci pensavo affatto, mentre da adulto ogni acquisto è quasi un mattoncino d'ansia che accresce un'eredità inutile.

E questo ci riporta al post sulle eredità librarie, ed ad un fatto che ho vissuto tempo addietro.

Non molto tempo fa assistetti alla fine dell'esistenza di un parente, e già pochi secondi dopo la dipartita si discuteva del fatto di cosa farne di tutti i mobili, vestiti, e di oggetti di una vita intera.

Una vita che è praticamente finita dentro un furgoncino pochi giorni dopo.

So che sono solo oggetti, ma a volte mi domando il senso di comprare e collezionare cose che un giorno magari verranno gettate via nella pattumiera più vicina o saranno vendute a costo quasi zero ad un rigattiere.

Ed è incredibile come questa cosa mi tormenti dopo qualsiasi acquisto librario o fumettistico.

Forse è anche questo che mi ha portato a quella scelta, anche un po' autolesionistica, di donare tutti quei fumetti, e chissà, magari farò lo stesso con i miei libri, un giorno, ed anche con quei pochi albi Marvel, Vertigo, e chissà cos'altro che mi sono rimasti.

Forse è qui che si annida la scelta di affidare quegli albi ad un affiliato della nuova generazione di lettori, però mi ha colpito in negativo quella tranquillità, quella mancanza di gioia ed entusiasmo, davanti a qualcuno che in un certo senso gli ha donato parte della sua esistenza.

Avrò scelto la persona sbagliata? Chissà.


Alla prossima!




martedì 22 ottobre 2019

Scrittori italiani che guariscono temporaneamente la mia esterofilia: Dino Buzzati

La prima volta che lessi Il Deserto Dei Tartari è stato come essere colpiti da un macigno.
Non voglio parlare del romanzo, anzi non oso, perché ci sono migliaia di interpretazioni sul simbolismo dell'opera e tanti assist d'immedesimazione che parallelamente ci portano al nostro vissuto.
Per me, per esempio, è un romanzo che un giovanissimo non dovrebbe leggere, dubito che riesca a capire il dilatarsi come un elastico del tempo, la noia del vivere, la sensazione di aspettare un qualcosa che non arriverà mai o arriverà quando non avrai più la forza.
Io, l'apatia del vivere, del restare, dell'aspettare, la vivo quotidianamente, ed è per questo che ho sofferto entrambe le volte che ho letto questa storia, ma è stata una sofferenza che sono stato contento di provare, come sempre quando si tratta di un romanzo che mi porta a riflettere e che mi resta in testa per ore, giorni o settimane.
Se non lo avete mai fatto leggete Il Deserto Dei Tartari, è uno di quei rari casi in cui la parola capolavoro non è quel termine stra-abusato come per la qualsiasi roba mainstream che circola oggigiorno.

Questo romanzo mi spinse un po' all'epoca ad informarmi sulla figura di Dino Buzzati e sulle sue altre opere reperibili.
Non è un autore che ha scritto molto, purtroppo.
Anche perché è stato un artista a tutto tondo essendo anche giornalista, saggista, e persino pittore.
Ho trovato alcuni suoi editoriali sulla rete e posso dire che li ho trovati lirici e splendidi come poche cose che ho letto?
Le sue parole sull'allunaggio e sulla morte di Marilyn Monroe erano di una sensibilità unica.

Qualche tempo dopo in una bancarella dell'usato vidi spuntare una copia vetusta e sbiadita di Un Amore e non me la sono fatta scappare.
Un romanzo che non raggiunge le vette de Il Deserto Dei Tartari in quanto a stile e lirismo, e che anzi è una sorta di flusso di pensieri febbrile, come d'altronde lo sono spesso gli amori, specie quelli non corrisposti.
L'amore in fondo è una malattia, spesso improvvisa, da cui è difficile difendersi lucidamente.
E spesso la cura destabilizza il corpo più della malattia.
La storia è basata su un suo vissuto personale e ricorda un po' vagamente il molto più famoso e conturbante racconto di Nabokov Lolita.
I sentimenti che suscita la figura di Antonio Dorigo in corso d'opera sono molti e contrastanti.
Un po' compatimento e imbarazzo, a volte rabbia, a volte comprensione soprattutto per chi ha vissuto amori impossibili o poco chiari, spesso incasellati in un percorso fragile e ambiguo.
La figura di Laide appare a prima vista come una ragazza svampita, opportunista e che accetta la corte del borghese di turno solo per soldi, e per gran parte del romanzo conosceremo a malapena il suo punto di vista, essendo il racconto narrato attraverso i pensieri e le gesta di Antonio Dorigo.
Un pensiero non proprio lucidissimo, lasciatemelo dire.
Non è facile parlare di amori malati, e spesso questo tipo di narrazione lo tollero poco, ma Un Amore mi è piaciuto.
Forse è un po' troppo fitto per i miei gusti, ma lo si legge con piacere.

Certo, di storie simili, di uomini di una certa età, professionisti che inseguono la giovinezza perduta, attraverso ragazze giovani che vendono l'amore se ne vedono e leggono di ogni, sia nella fiction che nella realtà, ma penso che all'epoca un romanzo così forte nelle tematiche ( per quanto accennate ) un po' di scalpore deve averlo fatto.

Adesso spero di riuscire a reperire anche la raccolta di racconti La Boutique Del Mistero, ma confido prima o poi di ritrovarmela davanti in qualche mercatino dell'usato, come accaduto con i primi due libri.


Alla Prossima!


sabato 24 novembre 2018

Le Nostre Eredità ( Librarie, Fumettistiche, Fate Vobis )

Una sera di qualche tempo fa portai della merce a casa di un uomo di circa settant'anni e rimasi imbambolato davanti alla sua libreria infarcita di volumi di Tex.
Vedendomi incuriosito dall'enorme mole di fumetti sul ranger bonelliano affermò candidamente che ne seguiva le gesta praticamente dagli albori.
Mi diceva che era una abitudine comprarlo e che se anche gli calava la palpebra dopo pochi balloon, leggerlo era come un rituale, come un appuntamento con il suo io giovanile.
Ammetto di essere rimasto piuttosto colpito dalla sua lunga militanza e dalla sua fedeltà.
Io non ci sarei mai riuscito.
Sarei rimasto certamente corroso dall'ansia e dalla mancanza di una fine, di un punto d'arrivo.
E' quello che all'epoca mi portò all'abbandono di tutte le testate della Marvel ed anche con il fumetto di The Walking Dead che abbandonai dopo una cinquantina di numeri.
E' come se nella mia mente qualsiasi passione fumettistica debba avere una scadenza.
Ho bisogno di sapere che quel prodotto finirà o potrebbe finire prima di me.
Però non è di questo che volevo parlare, ma dell'eredità delle nostre passioni, del valore delle stesse.
Mentre tornavo a casa pensavo:

" Quarantanni a collezionare fumetti e poi magari alla sua/mia morte qualcuno prenderà possesso delle sue/mie passioni e le butterà via, magari li butterà in dei scatoloni in cantina o li rivenderà ad un qualsiasi venditore o mercatino delle pulci. "

Chissà che fine faranno quei fumetti e chissà che fine faranno i miei X-Men ed i miei libri.
Suonerà macabro, ma ci penso spesso.



Alla Prossima!








lunedì 9 luglio 2018

L'estate è dei bambini, la primavera è dei ragazzi, l'inverno è degli uomini, l'autunno è dei vecchi, diceva qualcuno.

Per tanti bambini l'estate è incantata.
Le tenebre faticano ad emergere ed il sole è ingordo.
Indugia.
 Le ore di gioco aumentano a dismisura, così come le ore dedicate al pallone, al mare, le corse, i gelati, le granite, la spensieratezza.
Quella vera, dove respiri libertà.
Si lanciano per aria matite, penne e quaderni ed in mano c'è posto solo per palloncini e pistole ad acqua.
Poi un giorno tutto questo non ti basta più.
Cominci ad ingiallire come le foglie dell'autunno e d'estate di gioco non v'è più.
E' nel momento in cui cominci a preferire di lavarti che sporcarti, che perdi la magia del gioco.
Ma è comunque estate, anche nell'adolescenza.
Anche se ormonale.

Non ricordo quando ho smesso di amare l'estate.
Presumo sia coinciso con la fine del mio lungo e tortuoso percorso scolastico.
L'estate rappresentava la fine degli impegni e la libertà mattutina e quindi in quel periodo era logico amarla.
Dopo la fine della scuola però, divenne una stagione come un'altra.
Ok, lo so.
L'estate non è solo essere bambini e gioco.
Al mare ci possono andare anche gli adulti ed i ragazzi, e so che ci sono le serate, le discoteche, i lidi, cosce, tette e i culi al vento, e argomenti tipici da uomo medio come il calciomercato, il mondiale o l'europeo, la Tennent's ghiacciata e/o le passeggiate in Via Marina.
Il gelato lo puoi apprezzare a qualsiasi età così come tutto il resto.
Alcune di queste cose mi hanno visto protagonista fino a pochi anni fa e non voglio rinnegare il passato.
Avrei comunque vissuto normalmente senza queste cose, come ci vivo adesso, dopotutto, visto che di queste cose me ne importa il giusto, cioè poco.
Poco comunque non significa che li disprezzo, solo che li vivo con molta più apatia.
Sono invecchiato, male peraltro, non tanto fisicamente, quanto internamente.
Era così anche quando ero piccolo?
Non credo.
Mi sono rovinato crescendo.
Ma non sono qui per parlare di questo.
Ultimamente ho visto che molti blogger si sono prodigati a parlare delle loro estati del passato, ho ricevuto anch'io qualche invito a farlo, e mi scuso se non l' ho fatto.
La verità è che di quel bambino che ero è rimasto davvero poco.
Faccio fatica a rimembrarlo ed a riviverlo.
Forse perché dopotutto lo rimpiango.
Mi è tornato in mente un episodio però, e vorrei raccontarlo.
Dovessi dargli un titolo lo chiamarei " L'amico Silenzioso ".

Nel 1991 andavo verso i quindici anni, avevo appena finito il primo superiore e mi avevano rimandato in tre materie: Matematica, Fisica e Stenografia.
I miei mi mandarono a ripetizioni da un professore che abitava nel mio quartiere e mi toccava andarci dal lunedì al venerdì per due ore dalle 9:00 alle 11:00 di mattina.
Senza contare che mi lasciava anche dei compiti da fare per il pomeriggio che dovevo consegnargli il giorno dopo.
Quell'estate in un certo senso era come se estate non fosse, visto che comunque dovetti indossare ancora lo zaino anche a luglio ed agosto.
Fu un' estate strana, anche perché fu la prima che passai a casa dopo che per tutti gli anni delle medie i miei solerono spedirmi insieme ai miei cugini da una mia zia che viveva in un paesino al mare ad almeno settanta chilometri di distanza.

In ogni modo c'erano il bar, i flipper ed i videogiochi, ma c'era meno gente con cui passare le giornate e quando anche il bar chiuse per ferie, mi ritrovai improvvisamente da solo.
Non so dove fossero finiti i miei amici, presumo passassero le giornate a mare coi loro genitori.
Vagavo per cortili alla ricerca di qualcuno con cui giocare e la mia compagnia di quei giorni fu il Super Santos che mi portavo sempre appresso.
Non era questo gran problema, essere da solo.
Avevo sempre avuto quell'abitudine di uscire nel cortile sotto casa anche alle due di pomeriggio anche con quaranta gradi all'ombra a tirare calci contro il muro, a palleggiare, o fingere di giocare a basket con le corde degli stendipanni.
Fu in un giorno assolato di agosto che mi venne incontro questo ragazzino.
Aveva un Super Tele blu e per sette giorni divenne la mia compagnia pomeridiana.
Non era della mia città e presumo fosse ospite/parente di qualche famiglia che viveva nel mio cortile.
Che c'era di strano nella nostra compagnia reciproca?
Che comunicavamo soltanto con il pallone.
In quei sette pomeriggi che passammo insieme non ci parlammo quasi mai, non ci raccontammo quasi nulla.
Sapevo a malapena il suo nome, e soltanto perché quando calava il buio i parenti si affacciavano per chiamarlo.

Eppure se sentiva il rumore del pallone che scandiva la mia presenza, lui scendeva correndo ed io facevo altrettanto se usciva lui per primo.
L'ottavo giorno non lo vidi più.
In pratica non ci dicemmo ciao quando ci siamo visti la prima volta e nemmeno addio quando ci vedemmo per l'ultima volta.
Però la sua faccia la ricordo ancora.
In fondo, forse, non c'era nulla da dire, sapevamo entrambi che sarebbe stata un'amicizia fugace, persino di comodo, forse.
Ma ci divertimmo insieme.
E se lo ricordo ancora, vuol dire che un segno me lo ha lasciato, dopotutto.





giovedì 21 giugno 2018

Ricordi "librari" delle elementari

In una mattina domenicale che di bella stagione aveva ben poco pensai di peregrinare verso il mercatino delle pulci, un po' per riempire il tempo ed un po' perché avevo qualche spicciolo da spendere.
Tornai a casa sotto una pioggia leggera con il mio undicesimo tascabile economico della Newton ed un vecchio ricordo sopito non più.
Per la cronaca il volumetto era Il Risciò Fantasma e altre storie fantastiche di Rudyard Kipling.

Quello che non sapevo è che io e Rudyard Kipling ci eravamo già incontrati.
Più di trentanni fa, temo.
Mi è bastato leggere la sua bibliografia ed appena arrivato a Capitani Coraggiosi mi si è aperto un cassettino della memoria.
Capitani Coraggiosi è stato il mio primo romanzo di narrativa delle scuole elementari.
Ho provato a rintracciarne l'edizione, ma nonostante ne ricordassi la copertina rigida verde cartonata ed il formato che ai miei occhi da infante sembrava così insolitamente pesante e maestoso, non sono riuscito a rintracciarlo, ed è un peccato.
Mi sarebbe piaciuto riviverlo non solo mnemonicamente, ma anche visivamente.
E non solo lui.
Perché ce ne furono altri.
Verosimilmente parliamo del 1984 o giù di lì.
Ricordo che la maestra metteva in cattedra questi "libroni " e poi chiamava uno per volta noi studenti per scegliere quella che doveva essere la lettura di quel periodo da portare a casa.
Chi veniva scelto per primo, aveva più bagaglio di possibilità.
Ed infatti i romanzi di avventura o opere come quelle di Jules Verne erano i primi ad andare.
Peccato non scegliesse per ordine alfabetico, perché sennò sarei stato sempre il primo.
Quindi quali sono questi libri che mi capitarono in dote/scelta in quel periodo?

- Capitani Coraggiosi - Rudyard Kipling

- Il Richiamo Della Foresta - Jack London

- Zanna Bianca - Jack London

- Cuore - Edmondo De Amicis

- L'isola Del Tesoro - Robert Louis Stevenson

Ce ne furono altri?
Può darsi, ma purtroppo mi sono tornati in mente solo questi.
Per curiosità, capitava anche a voi che alle scuole elementari vi " affibbiassero " letture di narrativa durante l'anno scolastico in corso e non come consuetudine alla fine?









giovedì 10 maggio 2018

Esiste gente che non rilegge

Esiste gente che non rilegge.
Evidentemente costoro hanno bisogno sempre di storie e stimoli nuovi.
E' una scelta di lettura che non mi sento di giudicare, ma che non mi appartiene.
Avrò letto almeno due volte quasi ogni libro della mia libreria e le poche volte che non l'ho fatto è stato perché quel qualcosa non mi era piaciuto per nulla.
In genere quando lavoravo 10 ore al giorno nell'attività di famiglia e non avevo un libro nuovo da affrontare, mi mettevo davanti la libreria ed elaboravo mentalmente quale era il libro che ricordavo meno tra quelli in mio possesso e subito diventava agnello sacrificale nell'altare della rilettura.
Era anche un buon modo per tenere allenata la mente e la mia memoria storica.

Essendo comunque un lettore principalmente di storie di genere dalla trama orizzontale era raro che comunque mi venisse meno lo sviluppo base di un testo.
Uso l'imperfetto perché mi è successo in questi giorni e la cosa mi ha un po' preoccupato.
Perché ho rimosso totalmente di aver letto Gli Uomini Vuoti di Dan Simmons.
Cioè so di averlo letto ed apprezzato, ma non ricordo nessun aspetto della trama.
La cosa mi ha preoccupato ed un po' sconvolto.
Potrei capirlo se lo avessi letto cinque, dieci anni fa, ma credo non siano passati nemmeno due anni.
Sto invecchiando.
E non è una bella cosa.
Credo che le riletture servano anche a questo.
Tenetelo bene a mente quando sui social affermate con sicumera che non rileggerete mai qualcosa.
Invecchiando dimentichiamo.
Perché togliersi il piacere di poter apprezzare nuovamente qualcosa?
Ed a voi è mai accaduto di scordare di aver letto qualcosa repentinamente come è accaduto al sottoscritto?


Alla Prossima!




domenica 25 marzo 2018

I Miei Libri Preferiti: La Banda Dei Brocchi - Jonathan Coe

Non sarà semplice parlare di questo libro.
E' uno di quei libri che almeno ogni sei mesi necessito di leggere ed ogni volta riesce ad emozionarmi e riconciliarmi con la letteratura e con la vita.
Uno dei libri con cui mi farei seppellire.
Uno di quelli che venero all'altare della letteratura.
Ok, mi fermo.
Non voglio farne un peana e nemmeno fare il reclamista di turno, ma è certamente un'opera che ogni amante della letteratura e di quella di formazione in primis non deve far mancare nella propria libreria.
Prima di parlarne andiamo di sinossi, che ad onor del vero non gli rende granché giustizia:

" Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella dei loro genitori. I ragazzi sono destinati a carriere importanti, mentre i genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza e ignoranza culturale. Siamo negli anni Settanta, anni in cui si susseguono sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell'Ira. Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi. "

Ambientato nell'Inghilterra della seconda metà del '70 e precisamente in quel di Birmingham, La Banda Dei Brocchi è un romanzo di formazione giovanile, ma dal background molto variegato visto che non solo tocca tutti i temi sociali, musicali, politici e culturali del periodo, ma li mostra da diversi punti di vista anche se di base il narratore centrale è formato principalmente dal giovane Benjamin Trotter.
Benjamin è forse il più talentuoso e sensibile personaggio del libro, ma ognuno dei suoi amici e rispettive famiglie ha un tratto ben definito della propria personalità.
Coe ci porta nella mente e nel cuore di tutti.
Ed è questa vastità di vite e flussi di pensieri ad essere probabilmente il punto di forza del romanzo.
La scrittura di Coe non è semplicissima da assorbire specie quando tratta temi di cui si ha scarsa conoscenza ( molte delle Band musicali del periodo che vengono citate mi sono aliene così come molti aspetti politici e sociali ), ma il romanzo non assume mai connotati così elitari da non coglierli nella loro complessità pur quando c'è poca familiarità nel linguaggio e nello slang dei protagonisti, così lontani dai personaggi che sono stato abituato a leggere e conoscere.
Anzi, ci si affeziona da subito alle loro vicende.
E ci si fa male, molto.
Coe tira delle bombe mica da ridere e ci sono dei passaggi in questa storia che mi hanno lasciato interdetto.
Uno in particolare mi ha fatto stare male come non mi capitava dai tempi de L'ombra Dello Scorpione.
Allo stesso tempo c'è molto spazio per la satira ( anche quella più " cruda " e cattiva ) grazie al personaggio sfuggente ed arguto di Harding che si arriva ad amare e detestare contemporaneamente.
Le sue lettere al giornale della scuola sono tra le pagine più belle del libro per via della forte componente satirica che sfiora la genialità.
C'è l'amore.
Quello con l'A maiuscola che funge da Musa.
L'amicizia.
La musica.
Le lotte di classe e diritti dei lavoratori.
Tradimenti, bugie.
Razzismo.
Misteri.
Bombe.
Morte.
Ci sono delle vite che sembrano vere.
Ed è la cosa che conta di più.


Se vi va, leggetelo che ne vale la pena.
Questo romanzo ha avuto anche un seguito ambientato nell'età adulta dei protagonisti ed in cui trovano risposte alcune delle domande irrisolte della storia.
Circolo Chiuso è un romanzo molto buono, ma gli manca la spinta propulsiva dei racconti di vita giovanile.
E' un romanzo un po' cinico che disattende.
Perché ti aspetti sempre che i personaggi che ami abbiano preso le decisioni giuste ed abbiano avuto la vita che desiderino, ma non sempre va così.
Anche nella fiction.



Alla prossima!







sabato 16 dicembre 2017

Meglio un Ace Merrill che cento false Madre Teresa.

Quanti anni avevo undici?
Era la prima festa di classe a cui venivo invitato e ci andai con quel miscuglio di aspettativa e di ansia.
Dopo la cena veloce fatta di pizzette, arancini, fanta, coca cola, torta e le foto di rito alla festeggiata, mi ritrovai per la prima volta a giocare al gioco della bottiglia, obbligo/verità e tutti quei giochini vari ed eventuali che si sono sempre fatti e sempre si faranno a quell'età.
Rimasi turbato e quasi umiliato ( togliamo il quasi ) quando una delle poche ragazzine estranee alla classe si rifiutò di darmi un bacio sulla guancia e di ballare con me.
Ebbi la dignità di non andarmene, ma dentro di me ero sconvolto ed avvilito.
Fu la mia prima umiliazione e mi fece male, molto.
Perché sentivo di non meritarla. Era solo un gioco ed io non avevo nessun interesse per lei, figuriamoci se pensavo alle ragazze ad undici anni.
Al massimo i miei interessi erano Michel Platini, la Juventus, i Masters o i cartoni animati.

A dodici anni mi ritrovai dall'altro lato della barricata.
Venni invitato alla festa di un'altra mia compagna di classe che non aveva problemi a manifestare apertamente una sua simpatia nei miei confronti.
Non ero interessato alla cosa, ma memore della mia umiliazione precedente ho ballato con lei e mi ricordo ancora il suo sorriso e quanto fu felice e sorpresa della cosa.

Sempre a quell'età ricordo un episodio in una sala giochi.
Attendevo tranquillamente il mio turno a Super Mario Bros quando il tipo prima di me guarda l'orologio e afferma di doversene andare.
Asserisce di avere lasciato due partite inserite e intima al suo amico che era lì ad osservarlo accanto a me di lasciarne una per me.
Fu un gesto gentile e disinteressato che mi colpì molto.
Ovviamente l'amico ben più grande di me non solo di altezza, ma anche di svariati anni, giocò entrambe le partite e se ne strafregò del sottoscritto lasciandomi di sasso con una frase che ricordo ancora esattamente:
 " Faccia di buttana puoi andartene a casa, che tanto non ti faccio giocare. "
Tornai a casa avvilito e deluso, ma in un certo senso consapevole che io non avrei mai tenuto quei comportamenti verso il prossimo.

Questi sono alcuni esempi su centinaia che potrei raccontare ma non è importante il numero è importante il fatto che vivere e crescere in strada mi ha insomma indottrinato e preparato spesso ai comportamenti scorretti altrui.
E nella vita virtuale, invece?
Come orientarsi nella scorrettezza virtuale, così spesso astratta e sfumata?
Perché è qui che voglio andare a parare.
C'è una sorta di disumanizzazione sconcertante in rete.
Vorrei chiamarla maleducazione, ma secondo me è qualcosa di peggio.
E' indifferenza, ergersi in nome del like e del follow, al di sopra degli altri.
Nei social è terribilmente tangibile come cosa.
Basta vedere la velocità da Far West con cui vieni defollowato su Instagram o la facilità con cui vieni ignorato magari da una persona che hai seguito ed apprezzato nei suoi scritti per anni.
E' la facilità di cancellazione che mi turba.
L'eliminazione in un istante con un semplice movimento di dito.
L'ipocrisia del: Seguimi su Instagram! ( che tanto io non ti aggiungo perché non mi interessi, ma io devo interessare a te )
Del menefreghismo totale nella mancata risposta ad un commento, mentre poi sotto rispondi a quello dell'amichetto di turno.
Certo, lui merita la risposta perché ha più iscritti di te ed è quindi più famoso.
Io la trovo una cosa terribile.
E mi dispiace dirlo spesso lo vedo anche in molti blogger che amo e seguo questa sorta di menefreghismo, di sentirsi superiori, di non pensare minimamente che dietro un nickname che ti segue o che ti lascia un commento, ci sia un individuo pensante e non un Bot.
Poi magari sono gli stessi che nei post sui blog, Youtube, Facebook o vattelapesca parlano di uguaglianza e tolleranza, inneggiano alla morale comune, e criticano la maleducazione altrui appellandosi all'ormai sempreverde analfabetismo funzionale.
E sapete che vi dico?
Che personalmente preferisco 1000 volte la sincerità di quella ragazzina e di quell'essere di merda che mi sbatterono in faccia il loro menefreghismo che gente ipocrita che fa post sui blog, Facebook ed affini per strappare consensi facili salvo poi trattare a pesci in faccia i loro seguaci.
Meglio un Ace Merrill che cento false Madre Teresa.

Alla Prossima!






mercoledì 29 novembre 2017

La Casa Del Diavolo

« Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola. »
L'incubo Di Hill House - Shirley Jackson

Da che io ricordi c'è sempre stata.
Ed è sempre stata cosi.
Io sto invecchiando e lei sta invecchiando con me.
Magari io morirò e lei sarà ancora lì, che si ergerà decadente ma ancora maestosa.
Per il decoro cittadino non sarebbe un bene, ma per ciò che ha rappresentato nella mia infanzia e nei miei ricordi, forse egoisticamente sarebbe meglio così.
Perché essa è stata un elemento cardine ed immaginifico della mia fantasia e di chissà quanti altri della mia generazione.
Perlomeno di quelli che vivevano nelle mie zone.
La chiamavamo La Casa Del Diavolo.
Ed ognuno aveva una sua storia da raccontare, una sua esperienza o quella che gli era stata raccontata da un fratello, un cugino, un parente, un amico o un amico dell'amico.
Credo che sia nata dal passaparola questa sorta di leggenda metropolitana e di nomea che perdura ancora adesso, ma solo nella mente di noi quarantenni/trentenni.
La sua leggenda sta svanendo, ma perdurerà finché qualcuno la ricorderà.
Eppure questo edificio in disuso esiste e persiste ancora adesso dominando gran parte del viale.

In origine dovrebbe essere stato un pastificio che andò distrutto negli interni a causa di un incendio che causò morti e feriti.
Da lì iniziarono i racconti che diedero inizio alla nomea che si portò in dote.
Operai che anche dopo mesi vedevano fiamme o vedevano fantasmi di vittime carbonizzate, strani rumori negli appartamenti vicini che si diceva nessuno voleva comprare o affittare, gente che spariva all'interno e non veniva più ritrovata ed altri migliaia di racconti che noi ragazzini assorbivamo con miscuglio di paura ed esaltazione.
E' un po' come la mia personale casa stregata di Benefit Street di Lovecraft, come la Marsten House di Stephen King, come la Hill House di Shirley Jackson o la casa degli Usher di Edgar Allan Poe.
C'è sempre una casa/palazzo/manufatto/costruzione negli incubi e nel cuore di un ragazzino.
Ed a volte alberga nell'eternità dei ricordi.
Così com'è lei per me.

Alla prossima!


sabato 4 novembre 2017

Parliamo della paura, io e voi

Parliamo della paura, io e voi.
Questo splendido incipit della prefazione di A Volte Ritornano di Stephen King che io rileggo almeno due, tre volte l'anno, mi da spunto per parlare proprio di questo argomento che può essere analizzato da molte angolazioni sia cinematografiche/letterarie che non.
Perché la paura fa parte di noi, ed anche i più grandi eroi non ne sono esenti.
Temiamo tutti qualcosa.
Da adulti le nostre paure sono molto più reali e pragmatiche.
Paura di perdere il lavoro, delle malattie, della perdita dei propri cari, del terrorismo, dell'invecchiamento, della candida o dell' HIV dopo una scopata senza preservativo o di quel neo che magari un giorno ci ucciderà.
Da bambini sono molto più irrazionali e circoscritte.
Persino incomprensibili e misteriose, in molti casi.
E' un argomento che mi è tornato in mente mentre vedevo la trasposizione cinematografica di It e mi domandavo sotto quale aspetto mi sarebbe apparso.
Mi sarebbe apparso come Clown? Come Lupo Mannaro? Come il senzatetto che voleva fare a Eddie un pompino?
C'è sempre stato qualcosa del pedofilo e del molestatore dietro l'aspetto clownesco e mostruoso di It ( ma è anche ovvio visto che la figura di It nelle vesti clownesche di Pennywise è ispirata a John Wayne Gacy uno stupratore/serial killer che nel "tempo" libero era solito partecipare alle feste di beneficenza vestito da clown ).
Voi vi siete posti questa domanda?
Che risposte vi siete dati?
Avevate delle paure infantili?
Ho fatto un indagine tra i miei ricordi e ne ho trovate diverse.
Alcune erano legate a fatti reali, ma molto più spesso derivavano da immagini cartacee e/o cinematografiche.
Alcune mi hanno accompagnato persino fin quasi l'adolescenza.

Le primissime vengono dalle pagine dell'enciclopedia/libri per ragazzi I Quindici.
La favola di Zio Lupo e la figura in primo piano del mandrillo sono dei veri e propri traumi infantili per il sottoscritto.
Mio fratello e mia sorella li usavano contro di me tutte le volte che diventavo molesto o soltanto per stuzzicarmi.
E devo dire che funzionavano sempre.
Molto di più delle " minacce " di mia madre che mi avrebbe mandato al collegio oppure che avrebbe chiamato gli zingari per portarmi via insieme a chissà quante altre ed eventuali classiche frasette per ammansirmi che tutti quanti abbiamo sentito in loop miriade di volte e che poi una volta adulti riusiamo con un minimo di aggiornamento attuale verso i nostri fratellini/figli/nipotini vari.

Avevo anche paura di Lupo Ezechiele quindi posso ipotizzare che It mi sarebbe apparso in forma lupesca.
Mentre stranamente il lupo di Cappuccetto Rosso non mi faceva né caldo né freddo.

Avevo un rapporto conflittuale con l'acqua marina.
Da piccolino mi stavo soffocando con il boccaglio di una maschera che mi sono infilato fin quasi in gola mentre giocavo sulla battigia con un pupazzetto di Goldrake ( andato perso tra le onde tra la confusione generale).
Ho ricordi confusi di quell'episodio, ma ricordo ancora la sensazione di soffocamento ed i conati di vomito con gli occhi rivolti verso il mare con le onde che sembravano bearsi di ciò.
Il mio secondo rapporto conflittuale con l'acqua avvenne quando decenne caddi nel porto della mia città.
Con altri ragazzini andavamo a caccia nei massi di conchiglie e lumache di mare quando decisi di saltare su uno scoglio bagnato e ricco di muschio scivolando letteralmente in acqua.
Dovettero tirarmi su in due visto che io non riuscivo ad arrampicarmi ed ero completamente terrorizzato.
La paura di quello specchio d'acqua mi è rimasta per anni ed ancora adesso se ci passo a pochi metri di distanza provo una minima sensazione d'angoscia, come se la cosa non mi avesse abbandonato del tutto.

Avevo paura che la macchina di mio padre saltasse in aria durante l'accensione o mentre apriva lo sportello.
Questa è meno assurda di quanto si pensi.
Sono nato e cresciuto in un periodo in cui nella mia città vi era una e propria guerra di mafia con centinaia e centinaia di morti ammazzati ( anche nel mio quartiere ) e da infante avevo paura potesse capitare anche alla mia famiglia tramite una bomba.
Non so il perché dell'associazione ma ricordo proprio il momento in cui mio padre inseriva la chiave nella nostra Fiat 131 ed io che pensavo: " ecco, ora fa Boom! ".

Il gioco di luci dei fari delle auto che creavano ombre mostruose nella camera dei miei cugini che mi ospitavano durante le estati delle medie.
Alcune volte sembravano quasi assumere forma umanoide.
Ed avevo undici anni, mica cinque.

Il mio cortile al buio.
Quando la sera verso le 21 tornavo a casa dal Bar dove andavo a giocare ai videogiochi c'era un punto nel mio cortile a ridosso di una scala che era quasi completamente al buio e che io mi facevo sempre correndo.
Non ne ho mai compreso il motivo visto che la luce lì era scarsa ovunque, ma in quel punto era come se percepissi qualcosa che non andava.

Avevo paura delle siringhe e farmi una puntura era una vera e propria impresa, ma credo che questa sia una paura che appartiene a migliaia di altri individui.

Una scena del film Phenomena mi terrorizzò per settimane.
Esattamente quella in cui le lucciole arrivano in aiuto dell'allora giovanissima Jennifer Connelly ed a migliaia invadono la faccia del villain del film.

Una delle scene iniziali di Laguna Blu ed esattamente quella in cui i due giovanissimi protagonisti trovano morto l'anziano cuoco che si prendeva cura di loro.
La scena in cui voltavano il cadavere e dalla bocca spalancata saltavano fuori dei granchietti mi spaventò moltissimo.

Indiana Jones ed il tempio maledetto mi inquietò molto di più di Nightmare, Shining o L'esorcista.
Per me quel film è horror puro.
Ed alcune scene del film mi fanno ribrezzo anche adesso ( la scena con gli scarafaggi me la sognavo di notte ).

Alien di Ridley Scott.
Inutile dire quale scena. Forse la scena madre horror per eccellenza.

E' strano che spesso mi abbiano fatto  paura dei film non associabili alle pellicole horror.
Forse perché comunque in un horror arrivi già preparato e sai già cosa aspettarti, mentre in quelle pellicole venivi colto di sorpresa.
Oppure semplicemente perché è sempre stato il mio genere preferito e quindi non riuscivo a temere del tutto qualcosa che in fondo mi affascinava e che amavo.
Sono sempre stato sedotto dal mostro e dal male.
Se fossi stato il personaggio di un film, io sarei di sicuro il morto del prologo o della prima scena ( tranne quando a rubarmi la parte sarebbero stati il nero di turno o la bonazza in costume o in reggiseno ).

Alla Prossima!






























venerdì 6 ottobre 2017

I Cacciatori Di Lumache

Ultimamente sono più presente su Instagram che altrove ( a proposito, se vi va aggiungetemi ).
Una delle ultime foto che ho postato è stata quella di una lumaca che da un paio di giorni tentava di arrampicarsi nel muro fino a trovarsi in direzione proprio della mia finestra.
Purtroppo da allora l'ho persa di vista.
Starà scrivendo la propria storia o starà percorrendo la sua strada con la sua calma ammirevole ed infinita.
Forse è caduta ed è morta.
Forse ha raggiunto la finestra ed è dentro casa mia.
Nascosta.
Chi lo sa.
Forse arriverà fino al mio letto e mi entrerà in bocca ( la mia naturale inclinazione orrorifica viene sempre fuori).
Quello che so è che ha risvegliato molti dei miei ricordi di infanzia.
E' strano dirlo, ma erano anni che non vedevo una lumaca.
Ero così preso da altre faccende che a volte non mi accorgo della vita che mi sta intorno.

Io e miei amici da piccoli eravamo ossessionati dalle lumache.
Passavamo pomeriggi interi a cercarle in ogni anfratto possibile del cortile, dietro ogni pianta selvaggia, sotto le mattonelle traballanti ed in ogni angolo possibile ed inimmaginabile.
Esploravamo giardini abbandonati, aiuole, marciapiedi, ma soprattutto eravamo attirati dalla grande casa con annesso giardino dove viveva la nostra nemesi.
Che era anche il nostro territorio preferito di caccia.
Che era anche il posto in cui più spesso ci cadeva il pallone e quindi si correva il rischio e si andava a recuperarlo scavalcando il grande muro ( lo facevano i più grandi che poi ne approfittavano e rubavano l'uva fragola che cresceva radente il muro).
Noi che eravamo piccoli e quindi bassi non potevamo certo scavalcare il muro e quindi per entrare ci toccava aspettare che la saracinesca venisse aperta.
E quando succedeva... si andava a caccia.
Era un po' come una caccia al tesoro, un po' come trovarsi in compagnia di Sandokan e Yanez nelle loro avventure, con quell'occhio sempre attento a non perdere di vista la serranda ( che si abbassava automaticamente ) e l'ingresso della casa.
Con il cuore in gola, ma al contempo esaltati.
Infilavamo le lumache trovate in delle scatole, come fossero dei piccoli gioielli o come dei preziosi minerali trovati nella terra.
Poi improvvisamente l'avvio del motore della saracinesca e l'arrivo della nostra nemesi con il bastone della scopa in mano pronta a picchiarci e a chiuderci dentro ci riportava alla realtà.
E noi via, correndo, con il nostro prezioso carico in mano e cercando disperatamente di uscire prima che la saracinesca si chiudesse, come novelli Indiana Jones o qualsiasi altro avventuriero di quel periodo.

Quella signora, che poi nemesi non era, ma temeva semplicemente che gli calpestassimo le piante ed i fiori o che volessimo fare vandalismo, morì pochi anni dopo.
Incredibile come una semplice lumaca in un giorno qualunque di ottobre, sia riuscita a farmi ripensare a lei.



venerdì 29 settembre 2017

Lo Strano

" I tipi strani siamo noi."
Giovani Streghe


Rodland è un videogioco platform della Jaleco del 1990.
Passavo ore a giocarci nel bar sotto casa in quel piccolo e angusto spazio dedicato ai coin-op ed ai flipper.
Avevo 14 anni.
Decine di ragazzini e adolescenti tra cui io, si accalcavano alle spalle del giocatore di turno, spesso schernendolo, ma il più delle volte incitandolo o semplicemente attendendo il loro turno.
Tra noi c'era questo ragazzo che ci guardava giocare rimanendo sempre in disparte ed a distanza di due, tre metri, senza mai avvicinarsi, senza proferire verbo, ed aspettando pazientemente ed in silenzio il suo turno.
Qualcuno lo chiamava " il malocchioso " incolpandolo dei propri game over ed in generale era malvisto per questa sua natura schiva e taciturna.
Complici i pomeriggi interi che passavo in quella stanzetta pregna di fumo, bottiglie di alcolici e grande quanto il bagno di una casa di 60/70 metri quadrati instaurai con lui un rapporto di conoscenza e successivamente di amicizia.
Avevamo il calcio ed i videogiochi in comune ed entrò nel mio gruppo di amicizie.
La sua natura era però sempre quella e riusciva molto più degli altri ad attirarsi addosso guai e antipatie.
Forse certi nascono così, non lo so.
Forse era il loro odore ( Simpson docet ) o la loro aura, chissà.
Era tra i più odiati del quartiere e gli altri ragazzi non facevano nulla per nasconderlo.
Rimanemmo amici per molti anni, poi improvvisamente cambiò.
Cominciò a non parlare più a nessuno di noi ed iniziò ad uscire da solo ed a camminare a zonzo per la città anche in orari improbabili.
Molti cominciarono a pensare che si fosse esaurito, qualcuno addirittura lo additava come guardone, millantando di averlo visto in zone dove andavano le coppiette ad imboscarsi e cominciò lentamente a dare significato alla nomea che si portava in dote dall'adolescenza ( che non era più quella degli inizi, ma il nome di un famoso indiano furente).
Non voglio mentire.
Ebbe motivi di discussione con alcuni di noi, ma mai con me.
Ci furono scherzi, litigi anche in seno al nostro gruppo, forse qualche sfottò di troppo.
Non l'ho mai capito.
Semplicemente dopo che ero rientrato dal servizio militare cominciò a non salutare più ed a ignorare anche me.
Chi osava parlargli o anche rivolgergli un epiteto rischiava la violenza fisica e verbale ( a volte meritata secondo me) e con il tempo è diventato sinonimo di persona strana e ambigua.
Lo è anche adesso a 40 anni.
Ma perché parlo di lui?
Perché in questi ultimi tempi io mi sono sentito parecchio strano e poco in me.
Ho iniziato a soffrire di ansia ed insonnia, e sentivo l'esigenza di uscire di casa ed anche di camminare da solo o anche semplicemente di sedermi fuori all'aria aperta.
Se lo scorso anno il non lavorare non mi era pesato molto e in un certo senso mi ero abituato alla vita casalinga, il post estate e la mancanza di pecunia, mi stava provocando una forte difficoltà emotiva e fisica, ma soprattutto sono stato preda di una fortissima apatia, inutilità e disagio psicologico.
Ed è anche accaduta una cosa che non mi capitava da tempo.
Mi sono preso una fortissima cotta dai contorni molto adolescenziali.
Ho pensato e sono tuttora convinto, che la mia più che una cotta sia stata una sorta di meccanismo di difesa del mio cervello che cercava una distrazione da situazioni ben più drammatiche.
Fatto sta che in questi giorni mi sono sentito in sintonia con il mio ex amico.
Mi veniva voglia di passeggiare da solo, di sperare di incontrare questa persona nei luoghi che abitualmente potrebbe frequentare, girovagare per il corso cittadino anche da solo e fare cose che normalmente non farei.
Tipo guardare più volte al giorno la sua bacheca Facebook ed Instagram o pensare a lei giorno e notte.
Ecco, quello che voglio dire, è che in questo periodo, quello strano ed ambiguo, mi sa che sono io.
Forse lo penserebbe anche lui.
Forse pure lei, forse tutti quanti.

Alla Prossima!



martedì 18 ottobre 2016

Di come ho smesso di essere un lettore (casalingo).

Qualche giorno fa mi trovavo davanti alla vetrina di una nota catena libraria ed ho visto in vetrina l'ultimo libro di Stephen King.
Fine Turno è il terzo ed ultimo volume della trilogia Hard Boiled formata dai precedenti Mr. Mercedes e Chi Perde Paga.
Romanzi forse non imprescindibili per quel che concerne il plot narrativo, ma comunque irrinunciabili per un lettore del Re come il sottoscritto.
Fatto sta che per la prima volta, davanti a quella vetrina, mi sono fatto sfuggire il pensiero che forse sarebbe stato un acquisto superfluo.
Ho dato ascolto alla mia coscienza, mi sono rimesso le mani in tasca, ed ho tirato dritto.
Ora, posso raccontarmela quanto voglio che al momento è molto più importante avere i soldi per mettere un piatto di pasta in tavola che spenderli per un libro, ma poi mi rispondo che non faccio la stessa osservazione per ciò che concerne il cellulare o internet, e quindi stendendomi sul divanetto del mio psicologo preferito, cioè io, ne è venuta fuori una roba assurda ma veritiera, ovvero che non sono più un lettore casalingo e che fatico ed ho poca voglia al momento di riprendere quest'abitudine.
Per parlarne in maniera più precisa e pertinente però, mi tocca tornare indietro nel tempo.

Forse la lettura non era al primo posto tra i miei piaceri della vita da infante, ma ne era una componente fondamentale.
Alle elementari ero un patito di fumetti come Topolino e Paperino Mese, Corriere dei Piccoli, i fumetti in cartonato di David Gnomo, ma soprattutto dell'enciclopedia per ragazzi I Quindici, che letteralmente veneravo.
Ero a tutti gli effetti un lettore casalingo che crescendo ampliava le sue letture attraverso i romanzi che collezionava mio sorella e verso i manga ed i fumetti Marvel.
I libri di Stephen King c'erano già, ma erano sporadici ed in prestito, non era scattata ancora la scintilla verso la letteratura.
Nell'anno del millenium bug smisi dl leggere fumetti ed abbandonai quasi completamente la lettura, salvo per il trimestrale di Smemoranda che mi arrivava per posta ogni tre mesi, e poco altro.
Era un periodo in cui i miei interessi erano altri ed ero un fancazzista scavezzacollo che usciva senza un soldo in tasca e con il portafoglio vuoto eccetto la carta d'identità.
Gli spicci che mi trovavo in tasca, quando li avevo, li spendevo per una Tennent's e poco altro.
Vivevo fino in fondo la mia libertà, insomma.
Nel 2003 un lutto in famiglia cambia le mie priorità e la mia esistenza, e mi ritrovo a passare più di 8 ore rinchiuso dentro un'attività commerciale.
Come far passare il tempo in quel luogo angusto tra un cliente e l'altro?
Inizialmente con l'aiuto del walkman e della radio, qualche cruciverba o qualche rivista di videogiochi di mio fratello.
Finché una domenica nell'edicola dove bazzicavo di solito con i miei amici, mi ritrovo davanti il primo volume della Torre Nera di Stephen King, che in quel periodo venne ristampata perché il buon King, dopo essere uscito ancora vivo da un incontro ravvicinato con un Minivan, decise di metterci mano e portare a compimento la saga.
Quel romanzo mi aprì un mondo, quello dei libri.
Comprai in sequenza tutti i volumi della saga pubblicati fino a quel momento, ed ero così preso che mi feci persino un tatuaggio dedicato alla Torre.
Ma cosa fare nel frattempo che uscissero gli ultimi volumi?
Cominciai a comprare libri in maniera compulsiva e a leggerli nell'intervallo tra un cliente e l'altro.
Da King, ad E.A.Poe.
Da Poe a H.P.Lovecraft.
Da Lovecraft a Clive Barker.
E via di questo passo...
In questi tredici anni passati nell'attività di famiglia, difficilmente mi portavo qualcosa da leggere a casa, e per farlo doveva essere roba grossa, cioè roba che mi prendeva così tanto da fare fatica a staccarmene.

Ecco, incosciamente sono rimasto ancorato a quegli anni, a quei momenti.
Leggere un romanzo a casa, adesso, mi viene difficile, innaturale.
Sono ancora troppo emotivamente legato a quei momenti così sereni e tranquilli nel mio angoletto, con mio padre distante tre metri, e dove mi bastava alzare lo sguardo per vederlo con il suo cappello sempre in testa, per poter leggere un libro in maniera serena in questo momento di sofferenza e cordoglio.
Non che non ci abbia provato.
Sono ancora in grado di spararmi cinquanta, sessanta pagine in un'ora, ma tutte le volte che l'ho fatto la mia mente parte per la tangente e non riesco a concentrarmi sull'opera.
Spero che questo momento passi, perché davvero, fino a pochi mesi fa, pensavo che la passione per la letteratura sarebbe stata mia compagna per tutta la vita, ma a quanto pare non è più così.
Facciamo finta che sia una crisi del tredicesimo anno, và.



domenica 1 novembre 2015

I cento libri che ( finora) hanno influenzato la mia esistenza

In principio ci furono i fumetti.
I libri vennero dopo.
Anzi, uno c'era, o meglio, erano quindici.
L'enciclopedia per ragazzi I Quindici è sicuramente la prima lettura che lessi di mia spontanea volontà.
Tutti gli altri, mi vennero imposti.
D'altronde, avevo i miei Topolino e Paperino Mese, avevo Il Corriere Dei Piccoli e i cartonati di David Gnomo, poteva esserci spazio per i libri?
Certo che no.
Ma la maestra delle scuole elementari non era d'accordo, e venne il tempo dei libri di narrativa.
In pratica molti dei primi venti libri della lista dei cento, furono un'imposizione e una scelta dettata dal caso.
Tra quella bailamme di libri posati sulla cattedra, la scelta ricadeva sul titolo più d'impatto o sulla copertina più sgargiante, o peggio ancora, su quello che i tuoi compagni lasciavano per ultimo.
Per fortuna, che bene o male, erano tutti ottimi romanzi.
Con quei libri scoprii che leggere mi piaceva, ma che non avevano ancora il potere di soggiogarmi.
La mia infanzia non era fatta per i libri, ma per il gioco, i fumetti ed i cartoni animati.

Nell'adolescenza di libri ce ne furono pochi.
Leggiucchiavo i libri di mia sorella, ma non di certo per cultura personale.
La mia principale attrattiva era la ricerca spasmodica di scene osé.
Se Henry Miller e Norman Mailer fanno parte di questa lista, è proprio perché hanno una parte fondamentale nella mia formazione sessuale, molto più di qualsiasi film/giornaletto porno.
In quello stesso periodo feci la conoscenza dei romanzi di Stephen King.
Fu amore alla prima pagina, ma ero ancora troppo legato ai Comics americani ed ai Manga, per lasciarmi contagiare tout court dalla letteratura.
Quel tempo venne con l'approssimarsi delle responsabilità dell'età adulta.
Avvenne con un lutto che ha cambiato la mia esistenza e che mi ha portato a rimboccarmi le maniche ed ad abbandonare la felice quanto indolente vita da fancazzista scavezzacollo.
Fu durante quelle lunghe giornate lavorative che i romanzi del Re vennero in mio soccorso.
Un romanzo tirava l'altro, e passare da Stephen King ad altri ventordici autori è stata cosa facile e breve.
Approfitto quindi del bellissimo Meme di Ivano Landi, per citare molti dei romanzi che mi hanno fatto compagnia e che più hanno influenzato la mia carriera da lettore.
Quindi, andiamo:


1) Il Richiamo Della Foresta - Jack London

2) Zanna Bianca - Jack London

3) L'isola del Tesoro - Robert Louis Stevenson

4) Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e di Mr. Hyde - Robert Louis Stevenson

5) Capitani Coraggiosi - Rudyard Kipling

6) I Promessi Sposi - Alessandro Manzoni

7) La Divina Commedia - Dante Alighieri

8) Antiche Sere - Norman Mailer

9) Opus Pistorum - Henry Miller

10) I Quindici - Enciclopedia

11) Cuore - Edmondo De Amicis

12) Pinocchio - Carlo Collodi

13) Tutankhamen - Howard Carter

14) I Ragazzi Della Via Pal - Ferec Molnàr

15) Le Avventure di Tom Sawyer - Mark Twain

16) La Capanna Dello Zio Tom - Harriet Beecher Stowe

17) Tutti i Racconti e Poesie - Edgar Allan Poe

18) Tutti i Romanzi e Racconti - Howard Phillips Lovecraft

19) Dracula - Bram Stoker

20) Frankenstein - Mary Shelley

21) Il Vampiro - John Polidori

22) Carmilla - Sheridan Le Fanu

23) Il Giro Di Vite - Henry James

24) Rosemary Baby - Ira Levin

25) Ghiaccio Nove - Kurt Vonnegut

26) Mattatoio N.5 - Kurt Vonnegut

27) Il Processo - Franz Kafka

28) America - Franz Kafka

29) Racconti Neri e Fantastici - Nathaniel Hawthorne

30) Il Popolo Dell'autunno - Ray Bradbury

31) Cronache Marziane - Ray Bradbury

32) Fahrenheit 451 - Ray Bradbury

33) On The Road - Jack Kerouac

34) La Fattoria Degli Animali - George Orwell

35) 1984 - George Orwell

36) La Collina Dei Conigli - Richard Adams

37) La Guerra Dei Mondi - H.G.Wells

38) L'isola Del Dottor Moreau - H.G.Wells

39) L'uomo Invisibile - H.G.Wells

40) La Nebbia - James Herbert

41) Il Giorno Dei Trifidi - John Wyndham

42) I Figli Dell'invasione - John Wyndham

43) Fanteria Dello Spazio - Robert Heinlein

44) Gli Invasati - Jack Finney

45) Amabili Resti - Alice Sebold

46) L'estate Incantata - Ray Bradbury

47) Paese D'ottobre - Ray Bradbury

48) Le Cronache Di Narnia - C.S.Lewis

49) Il Signore Degli Anelli - J.R.R. Tolkien

50) Le Cronache Del Ghiaccio e Del Fuoco - George R.R.Martin

51) Player One - Ernest Cline

52) La Casa Sull'abisso - William Hope Hodgson

53) L'incubo di Hill House - Shirley Jackson

54) Marina - Carlos Ruiz Zafon

55) IT - Stephen King

56) La Torre Nera 1/7: L'ultimo Cavaliere, La Chiamata Dei Tre, Terre Desolate, La Sfera Del Buio, I Lupi Del Calla, La Canzone Di Susanna, La Torre Nera. - Stephen King

57) Stagioni Diverse - Stephen King

58) Cuori In Atlantide - Stephen King

58) Tre Millimetri Al Giorno - Richard Matheson

59) Io Sono Leggenda - Richard Matheson

60) L'estate Della Paura - Dan Simmons

61) Il Canto Di Kalì - Dan Simmons

62) American Gods - Neil Gaiman

63) Il Figlio Del Cimitero - Neil Gaiman

64) Buona Apocalisse A Tutti - Neil Gaiman/Terry Pratchett

65) Ti Prendo e Ti Porto Via - Niccolò Ammaniti

66) Io Non Ho Paura - Niccolò Ammaniti

67) Ragazzo Da Parete - Stephen Chbosky

67) Febbre a 90° - Nick Hornby

68) La Sottile Linea Scura - Joe R. Lansdale

69) In Fondo Alla Palude - Joe R. Lansdale

70) Saga di Hap & Leonard 1/8: Una Stagione Selvaggia, Mucho Mojo, Il Mambo Degli Orsi, Bad Chili, Rumble Tumble, Capitani Oltraggiosi, Sotto Un Cielo Remisi, Devil Red - Joe R.Lansdale

71) Fight Club - Chuck Palahniuk

72) Rabbia - Chuck Palahniuk

73) Soffocare - Chuck Palahniuk

74) A Volte Ritorno - John Niven

75) Schiavi Dell'inferno - Clive Barker

76) Cabal - Clive Barker

77) Il Mondo In Un Tappeto - Clive Barker

78) I Libri Di Sangue 1/6: Infernalia, Ectoplasm, Sudario, Creature, Visions, Monsters - Clive Barker

79) Il Potere Del Cane - Don Winslow

80) Lo Hobbit - J.R.R. Tolkien

81) La Banda Dei Brocchi - Jonathan Coe

82) Circolo Chiuso - Jonathan Coe

83) La Famiglia Winshaw - Jonathan Coe

84) Psycho - Robert Bloch

85) American Psycho - Bret Easton Ellis

86) La Storia Infinita - Michael Ende

87) Il Gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach

88) Lasciami Entrare - John.A.Lindqvist

89) La Strada - Cormac McCarthy

90) L'esorcista - William Peter Blatty

91) Uomini e Topi - John Steinbeck

92) Il Signore Delle Mosche - William Golding

93) Danse Macabre - Stephen King

94) Il Giovane Holden - J.D.Salinger

95) Bar Sport - Stefano Benni

96) Bar Sport 2000 - Stefano Benni

97) Duel e altri racconti - Richard Matheson

98) Intervista col Vampiro - Ann Rice

99) L'ombra dello Scorpione - Stephen King

100) Omicidi D'annata - Ray Bradbury








martedì 3 marzo 2015

Pillole di ricordi : le macchinette microguida con le biglie

Da bambino andavo pazzo per le biglie e per qualsiasi altra pallina colorata.
Fui uno dei primi a cadere nella trappola della pubblicità ai tempi de La Palla Pazza Che Strumpallazza convinto che quella palla arancione avesse vita propria e rotolasse dappertutto e  fui vittima di tutte quelle palline colorate della Gig che tanto andavano di moda in quel folle decennio che furono gli anni '80.
Ma più di tutto impazzivo per quella macchinetta con la microguida dove si vincevano le biglie, che troneggiava fuori del piccolo chioschetto che vendeva di tutto e di più nella piazzetta della mia scuola elementare.
Con una miriade di bambini e bambine ci si cimentava nella guida della macchinetta nel tentativo di vincere quelle benedette biglie.
Lo scopo del gioco era guidare la biglia di vetro attraverso un mini percorso stradale contornato da delle buche cercando di non finirci dentro, cosa che avrebbe decretato la fine della partita e quindi il non conseguimento della biglia con cui avevi iniziato il gioco.
Esisteva persino un trucchetto per completare più facilmente il percorso, che consisteva nel dare un colpetto verso l'alto con il volante e far rimbalzare la pallina sulla lastra di vetro per farla arrivare direttamente all'arrivo.
Dopodiché ci si vantava con le bambine che non erano in grado di farlo. :-p
Mi sembra incredibile che di quella macchinetta in questione non circoli nemmeno una miserrima immagine su Internet, ma perlomeno riecheggia ancora tra i miei ricordi più felici.

lunedì 5 agosto 2013

Noi, che i Game & Watch, li chiamavamo Scacciapensieri.

Questo post mi è venuto in mente osservando il figlio di un mio amico che poteva avere 4 o 5 anni mentre smanettava e si metteva a giocare con uno smartphone con grande sagacia, considerata la sua età.
E non è l' unico, sono molti ormai i bambini ed i ragazzini che alle console portatili come il Nintendo Ds preferiscono usare e scaricare la batteria del cellulare di papà o i propri.
Diventa sempre più raro ai miei occhi vedere ragazzetti con Nintendo Ds e Psp in mano persi nel loro mondo, eccetto che nei film e telefilm americani dove questi personaggi vanno per la maggiore.
Paradossalmente almeno a seguire youtube e blog affini, sembrano essere più i trentenni a giocare con il Nintendo & annessi, che ragazzini seduti nei sedili posteriori di un auto o in spiaggia.

Tutto ciò come sempre mi accade mi ha portato a consultare gli archivi della mia memoria e di Google per ricercare le vecchie console portatili della mia generazione, i cosiddetti scacciapensieri.

Originariamente gli scacciapensieri uscirono nei primissimi anni ' 80 griffati Nintendo, che dominava il mercato con i suoi Game & Watch.
A casa ne ho avuto uno, ma ero così piccolo che non ricordo con esattezza se è quello che ho postato in alto alias Chef o qualcun' altro.
Ricordo che dovevo salvare delle persone che cadevano dall'alto quindi presumo sia questo in foto anche se a dirla tutta la mia memoria inizialmente mi aveva portato a ricordare una gallina con un sacco che doveva prendere degli uccelli che cadevano dall'alto.
Ci giocava soprattutto mia sorella, ma io seppi ritagliarmi il mio spazio sebbene all'epoca era già tanto se sapevo leggere e scrivere il mio nome.
Ovviamente questi Game & Watch furono un vero e proprio boom e tante imitazioni e tante altre marche con giochi annessi ed a basso costo, esplosero sul mercato.
Ricordo che ne comprai a bizzeffe all'epoca, qualcuno fu anche foriero di ricordi tristi, visto che in qualche modo ha rappresentato il mio primo vero e proprio impatto con la morte.

Era l' estate dei miei dodici anni, avevo appuntamento con un mio compagno di classe, l' idea era di farci dare dei soldi per poter comprare uno scacciapensieri nel negozio di giocattoli del quartiere, il costo 10.000 £.
Io i miei li avevo già in tasca, i suoi doveva andare a prenderli a casa.
Mi aveva avvertito che aveva suo nonno che stava male, ma di certo non ci aspettavamo entrambi sua madre e sua zia che ci aprirono la porta di casa piangendo, affermando che suo nonno era morto.
Rimasi talmente scosso che non sapendo come reagire, letteralmente scappai da casa sua facendo le scale a quattro a quattro, biascicando delle parole di scuse, le prime che mi vennero in mente.
L' assurdità del tutto è che non rinunciai all' acquisto, al negozio di giocattoli ci andai ugualmente e me ne tornai con lo scacciapensieri a casa.
Non ricordo manco che gioco era, l' ho proprio rimosso.
Mi ricordo però il più recente ossia quello tratto dal Batman di Tim Burton e quello a cui ero legato di più, l'indimenticato Kung Fu della Casio.

Quello con il Kung Fu della Casio, fu un vero e proprio colpo di fulmine.
In una delle estati che solevo passare dai miei cugini, me lo ritrovai davanti appoggiato in un comodino.
Loro me lo prestarono con piacere, ma quando dovetti ritornare a Reggio ovviamente lo rivollero indietro, allora me lo feci comprare.
Non ero uno che chiedeva molto, quindi per queste piccolezze i miei cercavano sempre di accontentarmi, e quella volta lo fecero.
Il Kung Fu me lo portavo dappertutto: scuola e gite in primis.
Se ne innamorarono un po' tutti, tanto che durante le gite faceva il giro di tutto il Pullman manco fosse una Canna.
Non ho dubbi sul fatto che fu uno degli Scacciapensieri più belli mai apparsi sul mercato, ai miei occhi sicuramente.
La fine degli scacciapensieri coincise con l' entrata nel mercato del Gameboy, dell' Atari Lynx e del Game Gear che bene o male uscirono tutti nello stesso periodo, sul finire dell ' 89 e l' inizio degli anni '90.
Ammetto di non aver posseduto nessuno dei tre, all'epoca ero già passato ai computer Commodore e cominciavo ad avere altri interessi ma ebbi l' opportunità di provarne due, sebbene non ho mai avuto voglia di averne uno.
Il Game Gear mi fu prestato per qualche giorno.
All'epoca impazzava Sonic, un platform meraviglioso quanto facile, che completai in una mezza giornata.
Quella console portatile era un delirio, le batterie duravano nemmeno un paio d' ore, qualcosa di assurdo.
Il Gameboy mi accontentavo di giocarci quando andavo da mio cugino.
Adoravo il Tetris e la sua musichetta, giocavo a Super Mario Bros, ma quello schermo monocromatico verde non lo amai mai.

Quando mi vantavo della bellezza del mio scacciapensieri prediletto i miei amici erano sempre soliti rispondere mostrandomi il polso e sfoggiando uno di questi, i vecchi orologi della Casio con videogioco incorporato:



Con molto stupore, ho appena scoperto che è possibile emulare i vecchi Game & Watch di un tempo, devo ammettere che la curiosità è tanta, ma temo di rovinarmi il ricordo.






martedì 23 aprile 2013

Le luci del Luna Park, ai tuoi occhi, ogni anno brillano meno.

Reggio non è mai stata Coney Island.
Così come la Calabria non è come una di quelle regioni che hanno a disposizione parchi giochi come Gardaland, Mirabilandia e via di seguito.
Qui, il massimo era l' Acquapark di Zambrone, che comunque non aveva nessuna attinenza con le giostre.
Per un ragazzino degli anni '80-90 dell' ex capoluogo di regione della Calabria non restava altro da fare che attaccarsi al cazzo e accontentarsi degli scivoli di qualche piazzetta cittadina o di quelle quattro giostrette della Villa Comunale.
Autoscontro per piccini, la giostra dei cavalli, un trenino e poco altro.
Di solito si spaziava con la mente al mese di settembre, mese di gioie e dolori.
Gioie per l' arrivo della Festa Patronale con bancarelle e giostre annesse, dolori per l' imminenza di un nuovo anno scolastico.
Ma l' attrattiva delle giostre aveva sempre la meglio e alla scuola finivi col non pensarci per nulla.
Io ero uno di loro.
Amavo le giostre così come anche le bancarelle.
Amavo i profumi, quell' odore di salsicce e peperoni, di patatine fritte e zucchero filato, le miriade di lucette colorate, ero come Pinocchio nel Paese Dei Balocchi, tale e quale.
L' attrattiva era irresistibile.
Era anche un modo per mettersi alla prova, per finalmente scoprire se avevi il coraggio di salire dove non eri riuscito a salire prima, per paura o perchè eri troppo piccolo per farlo.
Nel momento in cui ricevevi il permesso di salire sul Galeone, La Ballerina o Il Ranger ti sentivi grande, ti sentivi arrivato.
Allo stesso modo quando avevi la libertà di poterci andare da solo con i tuoi amici, quelle primissime volte in cui potevi far tardi, quelle volte in cui i tuoi ti aspettavano ancora alzati a notte inoltrata, in cui avevi voglia e forza di fare chilometri e chilometri a piedi tra andata e ritorno.
Le giostre erano anche una sorta di microcosmo sociale, con i suoi usi e costumi.
Giostre che erano un punto di ritrovo per la Reggio "bene" come il Music Express, con i suoi fumogeni e la musica a palla.
Giostre che raccoglievano il marciume della città come il Takadà, la giostra per eccellenza dei mafiosi e di tutti coloro che si volevano mettere in evidenza.
Giostre come i classici Pungiball dove trovavi solitamente quelli più grandi, che si facevano i fighi davanti alle fidanzate.
Più bancarelle che erano delle vere e proprie bische clandestine come il classico gioco dei dadi.
Chiudevano il tutto sale giochi, case dell' orrore ( che adoravo) e giostre per piccoli, che dal Bruco in giù chiudevano il cerchio di tutto.
Sia chiaro, nel Bruco ci salivo anch' io e quando entravamo nella mela urlavo come tutti gli altri. :-)
Alcuni dei miei più bei ricordi stanno lì, ed i fantasmi di essi, ritornano tutti i mesi di settembre a trovarmi.
Mi capita quasi ogni anno di andarci, di rivivere con lo sguardo e l' olfatto gli odori e i fasti di un tempo, ma allo stesso tempo di rendermi conto che quel tempo è finito ed appartiene ormai ad altri.
Le giostre ( quando vengono perchè ogni anno sono sempre in dubbio) continuano a girare, noi abbiamo smesso di farlo.
Per citare un libro di Ray Bradbury che adoro, che parla proprio di un Luna Park stregato, io ormai appartengo al Popolo Dell' Autunno.


 

giovedì 28 marzo 2013

Il più forte calciatore degli anni '80 non è stato Maradona ma Oliver Hutton.

Mi ricordo di un bimbo che palleggiava in un cortile, che fosse solo o in compagnia non faceva differenza.
Era il pallone la sua compagnia.
Che fosse un Super Santos, un Super Tele, l' Azteco o il Tango, non era un problema, non era razzista, un pallone era pur sempre un pallone.
Si allenava a palleggiare di testa e di piede, tirava pallonate su pallonate contro il muro, disturbava le pennichelle dei vicini e improperi, sguardi torvi e secchiate d' acqua non mancavano nemmeno.
Era grosso modo la vita di un bambino medio dei metà anni '80, la mia di  certo.
Anni dominati dalla passione per il calcio, dalle piste, dai playmobil, da Big Jim, dai computer Commodore e dai Cartoni Animati.
Holly e Benji ha probabilmente contribuito ad appassionare una generazione al gioco del calcio anche più di Rummenigge, Michel Platini, Falcao, Maradona e Zico e no, non è una bestemmia.
Era lui il vero mito della mia compagnia, ed esclusa la Nazionale l'unico che riusciva a riunire noi tifosi di squadre diverse, l' unico per cui eravamo disposti ad abbandonare le nostre partite, i nostri giochi, per tornare a casa a vederlo.
Perché proprio lui? Non me lo sono mai saputo spiegare.
Eppure non era l' unico cartone animato sul calcio che è esistito.
Prima di lui c'era Shingo Tamai del cartone animato Arrivano I Superboys, ma non ce lo siamo filati quasi per niente, forse eravamo troppo piccoli, chissà.
Eppure trattava il calcio in maniera più seria di Holly e Benji.
C' erano meno Combo, meno tiri dai nomi improbabili, il campo non era pieno di dune e in salita come quelli che calcavano Holly e Tom e non c' erano catapulte infernali o tiri con nomi di animali o meglio qualcosa c'era ma non arrivò mai ai livelli di Holly e Benji.
E poi aveva una sigla veramente figa che sembrava cantata dai Beatles. :-)
Stessa sorte fu con Palla al centro per Rudy e Forza Campioni ( certo che la Mediaset se ne usciva davvero con titoli del cazzo) con protagonista un tipo dai capelli verdi che mi pare si chiamasse Kubo o qualcosa del genere.
Holly e la sua combriccola spazzarono via tutti i suoi avversari, uno per uno, diventando il manifesto della mia generazione, un mito indiscusso.
Non a caso ne sono state fatte migliaia di versioni che credo continuino tutt'ora, so per certo che mio fratello fino a pochi anni fa lo seguiva ancora.
Infine faccio una confessione, più che Holly il mio mito indiscusso era Tom Becker, ma non ditelo a nessuno, che sennò i fan di Holly se la legano al dito. :-)
Perché questo post senza né capo né coda? Non lo so manco io, so solo che oggi mentre stendevo i panni fuori dalla finestra che da sul cortile, per un attimo mi è sembrato di vedere il fantasma di quel ragazzino e quelli dei suoi amici, che imitavano i tiri di Holly e gli altri personaggi di quel cartone, e per un attimo solo per un attimo, mi è sembrato di sentire le loro risate e le loro esultanze ad ogni gol fatto.