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martedì 22 novembre 2022

La chiusura letterale, esistenziale e metaforica di un cerchio fumettistico

Questo post esula un po' dalla direzione naturale che aveva intrapreso questo blog negli ultimi anni, ma in qualche modo rappresenta la prosecuzione di due miei vecchi post: Svendersi e Le nostre eredità librarie.

Diciamo quindi che in qualche modo rappresenta la chiusura di un cerchio o di una trilogia, fate vobis.

Mettiamola giù dura e in maniera netta, quest'estate durante dei lavori di ristrutturazione nella camera mia e di mio fratello, ho deciso di donare quasi tutti i fumetti Marvel che mi erano rimasti, ad eccezione degli X-Men, dei manga, di alcuni speciali, e qualche opera sparsa che ho comprato negli ultimi anni.

Ho fatto un annuncio sul marketplace di Facebook ed ho deciso di donare un gran numero di fumetti Marvel, che sicuramente superavano le trecento unità o anche più.

Non me lo aspettavo, ma mi hanno contattato un considerevole numero di persone, segno che la gran mole di uscite televisive e cinematografiche targate Marvel, ha reso di fatto i supereroi un fenomeno pop.

C'era chi mi scriveva dalla Sicilia, offrendosi di pagare la spedizione, e chi era disposto a pagarmi.

Io ho scelto di regalarli, a patto che venissero a prenderseli fino a casa mia.

Alla fine i fumetti sono andati ad un ragazzino, che è venuto a ritirarseli con il padre, dopo che la madre mi aveva contattato su Messenger asserendo che suo figlio è un grande fan della Marvel, e che ne sarebbe stato entusiasta.

A dirla tutta non mi è sembrato, di fatto mi è parso un po' torvo, ma magari era solo timidezza, chi può dirlo, ma sono stato contento di averglieli donati, poiché io non riuscivo a guardare quei fumetti con quell'amore e quell'entusiasmo di un tempo.

Ed anzi, li vedevo come un peso.

In termini di spazio, ma anche di tara mentale e di salute.

Per me che soffro saltuariamente di asma, mi era stato consigliato di dormire in una camera quanto più asettica possibile, e quella di prima non lo era, dato che era piena di libri e fumetti.

Un altro stilema mentale era che guardare quelle librerie stipate fino all'inverosimile di fumetti, che ormai non toccavo e leggevo più, mi procurava una certa ansia e tristezza, che denotava quanto io sia cambiato ed invecchiato nel frattempo.

Ed in più mi ricordavano dei bei tempi, che poi diventarono brutti.

Il che ci riporta un po' al primo post di questo ciclo, quello in cui ho dovuto vendere buona parte dei fumetti per ristrettezze improvvise economiche.

Fu un periodo terribile in cui avevo paura di non riuscire nemmeno ad avere i soldi per fare la spesa o pagare la luce.

Quella volta cento fumetti o giù di lì mi fruttavano 20 Euro, una sorta di elemosina che mi elargiva un librario che conoscevo, questa volta è stata una mia scelta personale e gratuita, direi che sia stato un significativo balzo in avanti in positivo.

Ora mi domando cosa sarà dei miei libri o di quegli albi che mi sono rimasti.

Mi sono accorto con il tempo di quanto un po' tutti quanti vivano con una certa ansia la mancanza di spazio o il riempimento dello stesso.

Da adolescente me ne fregavo e non ci pensavo affatto, mentre da adulto ogni acquisto è quasi un mattoncino d'ansia che accresce un'eredità inutile.

E questo ci riporta al post sulle eredità librarie, ed ad un fatto che ho vissuto tempo addietro.

Non molto tempo fa assistetti alla fine dell'esistenza di un parente, e già pochi secondi dopo la dipartita si discuteva del fatto di cosa farne di tutti i mobili, vestiti, e di oggetti di una vita intera.

Una vita che è praticamente finita dentro un furgoncino pochi giorni dopo.

So che sono solo oggetti, ma a volte mi domando il senso di comprare e collezionare cose che un giorno magari verranno gettate via nella pattumiera più vicina o saranno vendute a costo quasi zero ad un rigattiere.

Ed è incredibile come questa cosa mi tormenti dopo qualsiasi acquisto librario o fumettistico.

Forse è anche questo che mi ha portato a quella scelta, anche un po' autolesionistica, di donare tutti quei fumetti, e chissà, magari farò lo stesso con i miei libri, un giorno, ed anche con quei pochi albi Marvel, Vertigo, e chissà cos'altro che mi sono rimasti.

Forse è qui che si annida la scelta di affidare quegli albi ad un affiliato della nuova generazione di lettori, però mi ha colpito in negativo quella tranquillità, quella mancanza di gioia ed entusiasmo, davanti a qualcuno che in un certo senso gli ha donato parte della sua esistenza.

Avrò scelto la persona sbagliata? Chissà.


Alla prossima!




venerdì 9 aprile 2021

L'eternauta - Héctor Germán Oesterheld / Francisco Solano López

Ho sempre avuto un problema con le graphic novel.

Ne soppeso le tematiche, le approfondisco, le metto in lista per anni, ma raramente trovo il coraggio di spendere 20/25 €.

Poi quando lo faccio ne resto comunque contento, perché comunque so che quell'opera mi piacerà, ma non riesco quasi mai a metterle come priorità d'acquisto, perché comunque mi viene più naturale comprare uno o più libri a quel prezzo.


L'eternauta è stato in quel limbo per molto tempo.

Finché non è uscita quest'edizione economica de L'editoriale Cosmo, che mi ha permesso di recuperarla al prezzo di 7,90 € al volume.

E' strano che si parli così poco di questa ristampa, ed infatti la mia vuole essere più un incentivo all'acquisto che un vero e proprio post dedicato a quest'opera.

Recuperatela perché merita.

Si risparmia anche una decina di Euro rispetto al volume unico, e male non fa.

Quindi anch'io finalmente mi sono potuto permettere di leggere quest'opera di fantascienza che a me è sembrata molto ispirata da La guerra dei mondi però ambientata in un continente diverso.

Molto forte il sottotesto politico, che però salta all'occhio solo dopo aver conosciuto la vita e la fine dello scrittore argentino, ed in tal senso le note e gli articoli a fine albo sono piuttosto esplicativi ed approfondiscono il dietro le quinte dell'opera fornendoci gli input necessari per tutti i significati nascosti nella genesi degli alieni e dei fantomatici " loro " che resteranno sempre dietro le quinte.

Ma spogliata del sottotesto politico e concentrandoci solo sul lato narrativo, che dire di quest'opera?

Che è fottutamente bella, ma non del tutto.

Piano, voi fan dell'opera, eh, per favore!

Prima di lanciarmi le uova, fatemi spiegare.

Andiamo un attimo di sinossi per quei pochi che non conoscono questo capolavoro della fantascienza fumettistica:

"Quattro amici giocano a carte in una mansarda, nei dintorni di Buenos Aires. Improvvisamente cala il silenzio, fuori è iniziata una strana nevicata fosforescente: chiunque è toccato dagli strani fiocchi muore istantaneamente. È l'inizio di una lotta per la sopravvivenza contro una terribile invasione aliena."


Ok, torniamo a noi.

Questa non è una recensione, ma solo le sensazioni che ho provato durante la lettura.

L'opera è divisa in due volumi nell'ormai classico formato " bonellide " ed ha la particolarità che si legge in orizzontale come fosse una striscia in pratica ruotando l'albo a 90 °.

Ho notato una cosa in corso d'opera: il secondo volume ad un certo punto prende un'accelerata brusca ed il tutto finisce in fretta e furia, in maniera molto ermetica.

I personaggi, che fino a quel momento spiccavano anche per intelligenza e capacità, ad un certo punto sembrano cadere dal pero, dopo essere passati da vicissitudini ben più ardue, segno di una mancanza di lucidità narrativa.

Ho letto che l'autore è stato costretto a chiudere la storia di fretta e furia per via del probabile fallimento editoriale della rivista che ne ospitava la storia ( dove la serie veniva pubblicata a puntate ).

Ecco, la fretta ad un certo punto diventa fin troppo tangibile spogliando i personaggi del loro acume.

E' l'unico aspetto che mi è dispiaciuto di una storia altrimenti splendida.

I disegni sono bellissimi, il fatto che la storia sia ambientata nei veri sobborghi di Buenos Aires da un tocco di realismo alla storia rendendo il peregrinare dei personaggi ancora più vero.

Pur essendo un'opera derivativa da La guerra dei mondi ed altre storie di invasioni aliene che in quel periodo fioccavano come funghi anche al cinema, la storia è avanguardia pura, se confrontata con opere di successo odierne.

L'ho già presa come esempio nello scorso post, ma The Walking Dead ha parecchi tratti in comune con quest'opera.

Le prime cinquanta/settanta pagine sono stupende.

La storia inizialmente prende una piega quasi distopica e post apocalittica che me l'ha fatta apprezzare ancora di più, poi il successivo avvento delle forze armate normalizza e dirotta la serie sulla classica lotta aliena, per quanto ben ingegnata ( parliamo sempre di un fumetto pubblicato nella seconda metà degli anni '50 ).

Che però con il senno di poi e con l'aggiunta del sottotesto politico assume ben altri significati.


Ho cercato di tenermi quanto più sul vago per i pochi che non conoscono ancora questa bellissima opera ed anche perché esistono decine di migliaia di analisi e recensioni da cui attingere.

La mia non vuole e non pretende di essere una recensione.

Io ho stesso ho approfondito quest'opera soltanto grazie ai post de Il moro de le Storie da birreria.

Un'ultima cosa: l'opera manca anche di un elemento di contrasto, quello che oggi comunemente chiameremmo complottista o anche il personaggio che non si fida o che ragioni per vie traverse.

Tutti i personaggi, la cui gran parte di essi sono persone comuni, persino quelli giovanissimi, intraprendono la lotta armata per la sopravvivenza e per la liberazione del loro angolo di mondo in maniera coraggiosa e commovente, persino troppo, per certi versi.

Vengono arruolati senza indugio e sono orgogliosi di farlo.

Probabilmente il carattere ed il tono dei protagonisti oggi sarebbe più variegato, persino meno patriottico, per certi versi.

Quelli de L'eternauta sono personaggi figli del loro tempo e della loro nazione.

C'è insomma un certo inquadramento di massa.

Quasi un'opera di propaganda, cosa che in effetti è, in un certo senso.

Ripeto che sono comunque miei parti personali, dettati dai miei gusti, L'eternauta è un'opera che merita di far parte delle librerie di tutti, e sono contentissimo di averla recuperata.

Al netto di qualche scelta narrativa che non mi piace, è a tutti gli effetti una bellissima opera, ed al massimo andrebbero messi in discussione i miei gusti personali e non l'opera in sé che merita tutti gli elogi che ha avuto e che continua ad avere e che spero continuerà ad avere, ancora e ancora.


Alla prossima (?)!








sabato 28 dicembre 2019

Topolino al passato

Non ricordo il giorno ed il mese, ma mi trovavo nell'edicola di un mio amico quando si avvicinò un cliente con il piccolo figlio ed il figlio alla domanda del padre su che fumetto volesse, al canonico Topolino preferì gli Avengers.
La cosa mi colpì molto, sono sincero.
Negli anni '90 spesso ebbi la sensazione di essere l'unico in un agglomerato cittadino di circa 187.000 abitanti a leggere fumetti Marvel, oggi credo non sia più così, grazie al cinema.
Fossi adolescente oggigiorno probabilmente avrei la certezza che molti di quei personaggi non sarebbero sconosciuti ai più, e che tra compagni di classe ed amici, avrei potuto tranquillamente parlarne.

Questa elucubrazione mentale mi ha portato indietro nel tempo all'epoca in cui io ero un bambino, e dove, trovandomi nella medesima posizione di quel bambino, però in un'edicola di paese dirimpetto alla spiaggia, presi per la prima volta in mano un albo dedicato ai personaggi Disney, ovvero Paperino Mese.

Forse lo sanno in pochi, ma anch'io prima di diventare lettore di fumetti Marvel e di Manga, prima di diventare un lettore compulsivo di libri, sono stato lettore di Topolino.

Per quanti anni?
Non lo so, ma almeno tre, quattro anni a cavallo tra i nove e i dodici anni.
Poi ho smesso e non ricordo perché, certe storie finiscono e non sai come e quando.

I miei mi misero a disposizione un'anta del grande comò della loro stanza ed io conservavo quei tesori in quello scrigno che si apriva con una chiave dorata.
Era pieno di adesivi, appiccicati da mio fratello, mia sorella e poi me, e mai rimossi.
L'ombra di essi persiste tutt'ora.
Anche se oggi invece dei numeri di Topolino e Paperino Mese, vi si trovano vecchi documenti, vecchi libri scolastici e vecchie bollette, ma fa parte della vita e del crescere.
Però quando lo apro, mi sembra ancora di sentire l'odore di quei fumetti e della carta adesiva.

Passavo il mio tempo seduto sul pavimento a guardare la pila di fumetti crescere, a leggere, ed ad aspettare come un rituale il mercoledì.

Ero appassionato delle storie a bivi, dalle avventure di Topolino contro Macchia Nera o Gambadilegno, Paperinik e qualsiasi storia con protagonista Paperino e Paperoga, che erano indiscutibilmente i miei personaggi preferiti.

La mia storia preferita?
La parodia di Sandokan.
Ricordo ancora il giorno in cui vidi quello speciale albo nel tabacchino/edicola in cui andavo a comprare i giornalini.
Era in formato cartonato e costava molto più del normale.
Non mi bastavano i soldi per prenderlo, e gli feci la posta per non so quanto tempo davanti l'ingresso, prima di trovare il coraggio di entrare e chiedere al proprietario di darmelo a credito che poi sarebbe passata mia madre a pagarlo.

Credo di esserci stato anche nella storica storia di Topolino sposo, ed anche in una delle mille ristampe de I Promessi Paperi.

Ma tutt'ora in me perdura il ricordo dell'albo Sandopaper e La Perla di Labuan.

Non so perché mi è tornato in mente adesso e perché ne parlo, probabilmente perché ci sono stato anche nel numero natalizio che il buon Moz ha citato qualche tempo fa.

Oggi la roba Disney non mi interessa più, ma non posso negare di esserne stato contaminato in passato.

E' un po' come quelle malattie infantili prima dei vaccini, sai che inevitabilmente, prima o poi ti sarebbero toccate.
Ed anche se per poco tempo, sono contento di essermi presa quella di Topolino, perché sono convinto che un po' della mia passione per la lettura, sia nata grazie a quegli albi.


Alla prossima e,
Buon Anno!




martedì 19 febbraio 2019

Gli Incredibili X-Men

Fu durante un fine pomeriggio invernale datato marzo 1992 che mio fratello si presentò a casa con quell'albo che sarebbe divenuto il primo di una lunga serie che durò dieci anni.
Dieci anni d'amore incondizionato, ma che come molte storie d'amore finì per stanchezza, abitudine ed anche per una mia lenta, ma inesorabile disaffezione per i fumetti Marvel.

Nonostante io in questi ultimi anni abbia venduto gran parte delle collane Marvel collezionate in quel decennio, non ho mai preso in considerazione l'idea di vendere la mia collezione di storie degli uomini x, ci sono ancora troppo legato.
All'epoca iniziai la collezione con il numero 20, ma con il tempo sono riuscito a recuperare anche molti altri numeri, quindi di fatto la mia collezione nasce dal numero 20, ma inizia con il numero 8 della serie regolare.
Quest'estate in un periodo in cui ero orfano di libri e di letture, mi sono messo di buona lena a rileggerne molti numeri e mi sono accorto di una cosa: i miei gusti nel frattempo sono cambiati, ma non è cambiato l'amore che nutro per molti numeri di quella collana.
E' cambiata però la mia visione per ciò che concerne buona parte delle storie del (primo) dopo Claremont ovvero quel periodo che va dal numero 51 della collana fino al mio abbandono che avvenne con il numero 131 della serie, che nel frattempo aveva cambiato numerazione ripartendo dal numero 1 in concomitanza con il ritorno dello stesso Claremont ai testi.
Chris Claremont fu colui che mi ha fatto amare la serie, ma anche colui che contribuì a farmela abbandonare.
Il suo ritorno sulle scene lo trovai statico e piuttosto scialbo ed all'alba di una ventura nuova maxisaga, mollai definitivamente gli ormeggi.

Ecco, io adesso da adulto, le storie di Lee/Portacio/Lobdell/Fabian Nicieza/Joe Kelly/Seagle/Davis faccio fatico a leggerle e disegni a parte le trovo abbastanza anonime.
Siamo distanti eoni dai primi cicli degli X-Men.
Troppe maxisaghe, troppi costumi e muscoli ipertrofici, troppa soap opera e molti dei personaggi vivevano più per i loro trascorsi di coppia che come persone individuali.
Non che non ci siano state delle belle storie ( Lobdell era un bravissimo cesellatore nel delineare alcuni dei membri del gruppo ), ma secondo me c'era molta sboronaggine, troppe love story e molte delle storie partivano con il botto, ma poi si rivelavano una miccetta.
Specie le maxisaghe.

Può sembrare strano tutto questo, perché in un certo senso in quelle storie c'era tutto ciò che doveva piacere ad un ventenne di quel periodo.
La mia idea è che io mi sia stancato di molte di quelle storie perché cominciavo a crescere e forse intuivo che in quel periodo, invece, i miei amati uomini x stessero facendo il percorso inverso, cosa per altro comprensibile, visto che i fruitori principali dovevano essere gli adolescenti.

C'è uno stacco netto tra i temi dei primi 50 numeri e quelli successivi.
Le storie del primo Claremont erano molto più verbose ed adulte, ma c'è da dire che lui è praticamente il padre putativo della testata e che ha avuto molto più tempo di molti altri autori per carburare visto che ne ha scritto le storie per più di un decennio.

Stranamente quelle storie sono oggi quelle che sono più criticate dai lettori odierni delle serie mutanti.
A me sembra inconcepibile, ma non posso entrare nella testa e nel cervello dei giovani di oggi, che avranno stimoli e gusti molto diversi dai miei, com'è ovvio.

Eppure io impazzivo per storie come i due Vitamorte e Lupo Ferito firmate dal duo Claremont/ Barry Windsor-Smith, l'epopea romantica ed ineluttabile de La Caduta Dei Mutanti, tutto il ciclo che ha portato ad Inferno ed alla successiva Dissoluzione & Rinascita.
Ho detto impazzivo?
Impazzisco tuttora per quelle storie.
Ho idea che non me ne separerò mai, almeno per quel che concerne i primi 50 numeri.
E qui lo dico e qui lo nego, che per me, alcune storie di quei numeri, sono più belle persino del tanto acclamato ciclo del duo Claremont/Byrne, ma forse perché quelle storie le ho vissute mentre le seconde le ho lette successivamente.

Alla Prossima!






venerdì 7 settembre 2018

Il peso dell'età Nerd...ica

A volte mi chiedo come facciano le persone che seguo su internet da tanto tempo a resistere all'erosione del tempo ed alla disaffezione.
Ipotizzo che alcuni di loro devono mantenere l'interesse verso il mondo nerd, cinematografico, fumettistico anche per " mestiere " o forse davvero e qui mi tocca invidiarli riescono nel loro intento di non perdere mai la passione.
Mi riferisco principalmente a youtuber vari che ho seguito fin dalla nascita o quasi della piattaforma, ma anche a blogger di genere che oggi sono arrivati alla soglia ed oltre dei trenta/quarantanni di età.
Sono gli stessi che ancor'oggi riescono a parlare con entusiasmo e disinvoltura dell'ultimo capitolo di One Piece e Dragonball come stessero parlando di un argomento come la Flat Tax, di coloro che hanno la " scimmia " per l'ennesimo trailer del Marvel Cinematic Universe o per l'ultimo oggetto Lego.
Vorrei avere il loro entusiasmo, se è vero, non scherzo.
Io a volte ne dubito, però.
Dubito che abbiano davvero voglia di fare la figura dei gattari/cagnari di turno sparapanzati sul divano o sul letto a parlare del nulla mischiato con il niente attraverso le storie di Instagram.
Eppure è una cosa che vedo spesso e mi chiedo come facciano, se hanno un segreto o è solo la spinta del successo, dei followers e del mestiere che si sono scelti.
Devono campare, suppongo, e ci sono modi peggiori per fare soldi.
Gente che nel frattempo si è ammogliata, con i capelli bianchi o senza e con i peli della barba altrettanto bianchi, che parla degli stessi argomenti da vent'anni su una piattaforma o su un social in uso da adolescenti che potrebbero essere loro figli.
C'è un che di straniante in tutto questo.
Provo lo stesso quando vedo Vasco, Ligabue, Piero Pelù o J-Ax a cinquanta/sessant'anni suonati parlare ancora di sesso, droga e Rock 'N Roll nelle loro canzoni o come il cinquantenne che vuole beccare in discoteca indossando i jeans con l'orlo sopra le caviglie o con i risvoltini.

Se siete " veri " io vi invidio.
Invidio il vostro coraggio e la vostra passione.
Io mi sto accorgendo che il tempo poco per volta mi sta togliendo tutto e mi sta spogliando della mia giovinezza anno dopo anno.

Mi ha tolto prima la passione dei videogiochi.
Poi quella dei fumetti.
Poi quella del cinema.
Lo Sport regge, ma molto meno di un tempo.
Succederà anche con internet e la letteratura, lo so.

Quel giorno che sarò nudo andrò probabilmente incontro al mio destino e sarò preda del nulla.
Ciao, Ciao Fantasìa, mandiamo su la colonna sonora di Limahl e buonanotte ai suonatori.
Ecco, quello che mi e vi chiedo, e se vi capita mai di sentirvi fuori tempo massimo e se sentite il peso del tempo che scorre.
Come siamo visti dagli occhi di un giovane noi che abbiamo ancora passioni da giovani?
Ve lo siete mai chiesti?


Alla Prossima!

sabato 30 dicembre 2017

Neil Gaiman Mi Fa Incazzare

Ultimamente pensavo al fatto che rispetto ad un tempo faccio molta più fatica a trovare recensioni che mi spingano alla lettura di un libro.
E non parlo delle recensioni dei blogger, che per loro natura devono essere argomentate, ma parlo dei siti specializzati che rispetto ad un tempo si limitano alle news ed a poco altro.
Sono finiti i tempi in cui le recensioni in calce sotto un libro cercato su Amazon o Ibs valevano qualcosa e scusatemi se oggi non riesco a dare la minima credibilità ad un giudizio spesso tranciante di una sola stelletta sotto un romanzo classico, magari digitato dalla stessa mano che ha dato cinque stellette ad un romanzo di Fabio Volo o alle Cinquanta Sfumature.
Con questo che voglio dire?
Voglio dire che non tutti abbiamo i mezzi per fare una recensione ed io stesso potrei non averli, ed ecco perché parlare di un libro mi è diventato così difficile.
Empatizzo troppo con l'autore, forse.
Chi sono io per poter criticare qualcuno che ha speso mesi o anni per creare un'opera?
Ho i mezzi per farlo?
Li abbiamo tutti quanti in questo momento storico in cui le stelline rappresentano il miglior modo per dimostrare di aver gradito o meno qualcosa?
Faccio questa premessa perché il titolo del post è fuorviante e quindi potrebbe spingere qualcuno che magari non ha voglia di leggere quello che sto scrivendo, ad una invettiva velocissima nei miei confronti.

Quindi meglio mettere le mani avanti e premettere che il mio è un titolo provocatorio.
Perché io amo Neil Gaiman.
Sandman è il fumetto preferito della mia post-adolescenza.
Ne rileggo alcuni passaggi più volte l'anno e me ne innamoro sempre di più.
American Gods è un romanzo bellissimo, con alcuni difetti secondo me, ma nonostante un finale per me troppo veloce e tirato via, ha dato piena dimostrazione del talento e della capacità di scrittura di Neil.
Uno dei pochi che potrebbe abbeverarsi dalla pozza dei miti e soprattutto uno dei pochi ad avere una cultura enciclopedica per tutto ciò che concerne miti e leggende.
American Gods è però l'unico vero romanzo per adulti che ha scritto.
Ed è per questo che mi incazzo.

Vengo dalla lettura di L'oceano In Fondo Al Sentiero e come sempre rimango conquistato dalla sua prosa lirica e dalla sua conoscenza del fantasy, ma allo stesso tempo mi chiedo perché scrivere solo romanzi per bambini.
Non sto sminuendo il genere, sia chiaro.
Ho amato da impazzire Le Cronache di Narnia, Lo Hobbit e ritengo La Storia Infinita uno dei capisaldi delle mie letture.
Coraline, Stardust e Il Figlio Del Cimitero ( che io adoro ) sono tre romanzi di Neil Gaiman che consiglio senza riserve perché sono bellissimi per tutti coloro che come me amano il fantasy e le fiabe con una spruzzata di nero, ma allo stesso tempo si limitano a pungolarti e mai a colpirti e farti male davvero.
So che Neil potrebbe.
Già in Sandman ne ha dato più di una dimostrazione con la creazione di un personaggio come Il Corinzio o con tutto il ciclo di Casa Di Bambola.
Noi amanti del fantasy più adulto abbiamo bisogno di te, Neil.
Non deluderci.

Buon Anno a tutti,

Alla Prossima!



venerdì 4 novembre 2016

Cosa ho letto in questi mesi di latitanza?

Stavo aggiornando la mia libreria virtuale su Anobii, quando mi è venuto in mente che non avevo ancora parlato su questo spazio di ciò che avevo letto in questi mesi.
Al di là della disaffezione letteraria di cui ho sofferto in questo periodo, devo dire che per quel che concerne i mesi scorsi, i risultati non sono poi così catastrofici come paventavo inizialmente.
Insomma non sono ancora diventato uno degno del catastrofismo made in ISTAT dell'ultimo periodo.
Ovvero coloro che leggono soltanto l'autobiografia del cantante/youtuber/sportivo di turno oppure robe come le sfumature di tutti i colori o distopie varie con protagoniste procaci adolescenti.
Ho letto almeno 25 libri, di cui 21 nel periodo di latitanza da questo spazio.
Vediamo quali sono:

- Meridiano Di Sangue - Cormac McCarthy

- Agostino - Alberto Moravia

- Muri Di Carta - John Ajvide Lindqvist

- Una Piccola Stella - John Ajvide Lindqvist

- L'orrore Del Mare - William Hope Hodgson

- Ombre Del Male - Fritz Leiber

- Nelle Terre Estreme - Jon Krakauer

- Il Bazar Dei Brutti Sogni - Stephen King

- Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino - Christiane F.

- Jack Frusciante è Uscito Dal Gruppo - Enrico Brizzi

- Imagica - Clive Barker

- Il Giardino Di Cemento - Ian McEvan

- Galilee - Clive Barker

- Il quinto libro delle Cronache Del Ghiaccio e Del Fuoco ( I Guerrieri Del Ghiaccio, I Fuochi Di Valyria e La Danza Dei Draghi ) - George R.R. Martin

- Il Canyon Delle Ombre - Clive Barker

- Factotum - Charles Bukowski

- Ghost Story - Peter Straub

- Il Condominio - J.G. Ballard

- Sacrament - Clive Barker

- L'ospite di Dracula - Bram Stoker

- Il Paradiso Degli Orchi - Daniel Pennac

Ho in lettura La Fata Carabina sempre di Pennac e sono in possesso di tutti gli altri volumi del ciclo di Malaussène, ma visti i miei ritmi di lettura di questi ultimi mesi non sono convintissimo che li riuscirò a leggerli tutti entro la fine dell'anno.

E' interessante notare come 11 di questi romanzi li ho letti in formato ebook e 10 soltanto di essi in formato cartaceo.
Di quei 10 solo Il Bazar Dei Brutti Sogni è stato comprato a prezzo pieno in una libreria di grande distribuzione, mentre tutti gli altri li ho presi su Ebay.
Caso a parte merita Nelle Terre Estreme che me lo sono ritrovato davanti al prezzo di 1 Euro, poiché nel negozio di usato librario in cui mi trovavo era in corso una svendita, causa trasloco del locale.
Avrei comprato anche altro in quella libreria, ma purtroppo il titolare aveva già praticamente inscatolato tutti i libri, tranne la bacheca dove spiccava il libro di Krakauer.

Se dovessi indicare la lettura migliore di questi mesi, probabilmente direi Ghost Story di Peter Straub.
Lo scrittore inglese, famoso nella landa italica per la collaborazione a quattro mani con Stephen King nei romanzi Il Talismano e La Casa Del Buio, ci regala una perla gotica di rara bellezza.
Un autore che meriterebbe seduta stante di uscire dal limbo dei fuori catalogo, anche se per fortuna le sue opere sono facilmente reperibili nel circuito dell'usato.
Purtroppo i guai che ho avuto in questi ultimi mesi hanno fatto sì che procrastinassi a data da destinarsi eventuali altri suoi libri.

Come dicevo nel post precedente, per la prima volta nella mia vita da lettore, a malincuore ho saltato a piè pari l'ultima fatica letteraria di Stephen King, ma anche qui conto di rimediare appena smaltita l'inopia economica di questo periodo.

Ho letto quattro romanzi di Clive Barker e se non avessi vissuto ciò che ho vissuto, forse ne avrei letti altri.
Clive Barker mi piace da impazzire.
Adoro la sua prosa prorompente, adoro il suo erotismo strisciante e le sue creature orrorifiche, ma devo ammettere che i quattro romanzi in questione non sono proprio il massimo dal punto di vista narrativo e gira e rigira, mi pare che i suoi testi ritornino spesso sugli stessi argomenti.
Mi riservo di parlarne meglio in futuro.
Altresì rimango emotivamente legato tantissimo a Sacrament, che sicuramente non scorderò mai.
E' stato il romanzo che leggevo quando facevo le notti in ospedale con mio padre e vegliavo su di lui, ed è stato un palliativo più che ideale.
Ho anche un aneddoto curioso su questo romanzo.
Una mattina che non ero presente e avevo lasciato il romanzo sul comodino di fianco al suo letto, mio padre mi raccontò che il medico che era passato quella mattina per le cure di rito, mentre gli infermieri espletavano il loro servizio, si sedette sulla sedia accanto al letto e si mise per almeno quindici minuti a leggere Sacrament chiedendogli ragguagli sul libro e sul proprietario dello stesso.
Chissà che idea si sarà fatto visto che la trama verte su una visionaria avventura di un famoso fotografo gay dopo un incontro ravvicinato con un orso bianco nella baia di Hudson.

Ho letto anche fumetti:

- 4 numeri di Preacher.

- 5 numeri di The Walking Dead.

- 1 di Berserk ( il 75) di ritorno nelle edicole dopo più di due anni, credo.

Ho anche tutti i numeri di Nausicaä Nella Valle Del Vento di Miyazaki e i due volumi di Jonas Fink di Vittorio Giardino, ma di questo passo chissà quando li leggerò.
Confidando di ritornare a livelli di lettura quantomeno accettabili, mi congedo.
Alla prossima!







martedì 30 giugno 2015

Kirara - Toshiki Yui

Qualche giorno fa guardavo la libreria e pensavo a quale potesse essere il libro o il fumetto che ho ripreso più spesso in mano in quest'ultima decade.
It, la saga della Torre Nera o uno dei ventordici romanzi di King?
Il Signore Degli Anelli di Tolkien?
La Regina Dei Draghi o Tempesta di Spade di George R.R.Martin?
Sandman di Neil Gaiman?
No.
Dobbiamo volgere lo sguardo ad oriente, mi sa.
Quindi Video Girl Ai o Berserk?
No, è un manga molto più easy, più pepato e con i culi e le tette in bella mostra molto più della Ai, Moemi e Nobuko di Katsura.
E' un manga semisconosciuto di nome Kirara.
Come mai?
Semplice!
Su quel manga mi ci facevo e mi ci faccio le seghe. :-P
Scherzi a parte, è tutto merito del caso che ha determinato che Kirara si trovi nell'angolo della libreria più a portata di mano, ed essendo piuttosto breve è anche il primo che mi viene naturale prendere e rileggere nei ritagli di tempo.
E considerando che le copertine dei volumi sono al limite della disintegrazione, ipotizzo che i ritagli di tempo che gli ho dedicato sono molteplici.
Il che mi porta a pensare che sarebbe anche ora di dedicargli un breve post.
Partiamo, va'.
Kirara è un manga composto da sei volumi di 200 pagine ciascuno che venne pubblicato tra la fine del 1999 e gli inizi del 2000 dalla Planet Manga al prezzo di 6.900  lire.
 Venne realizzato da un autore che all'epoca era famoso per due cose soltanto:
- l'utilizzo massiccio della Computer Graphic nei suoi disegni.
- i suoi manga erotici.
Kirara ovviamente contiene in maniera abbastanza evidente ( ma era naturale) entrambi gli elementi, anche se appartiene più al filone commedia sentimentale/soprannaturale/sexy tanto in voga in quegli anni.
Possiamo affermare che Kirara è stato uno degli ultimi manga a sfruttare la scia di opere immortali come Lamù, Orange Road, Videogirl Ai che all'epoca spopolavano.
Essendo un fan di queste opere, appena lessi l'incipit ed ebbi intravisto un tema a me molto caro e familiare come la commedia sentimentale adolescenziale, l'acquisto divenne obbligatorio.
Diciamo subito che il manga di Yui non aggiunge nulla al genere, ma anzi ci si butta a pesce rispettandone tutti i crismi e prendendo un po' dall'uno e un po' dall'altro.
Ma parliamo della trama:
Kompei e Kirara stanno per convolare a nozze.
Kirara come tutte le spose è in lieve ritardo.
Sfortuna vuole che durante il tragitto per arrivare in chiesa, la sposa abbia un incidente d'auto dove ci lascia le penne.
La ragazza non accettando il suo destino chiede con tutte le sue forze durante il trapasso di poter tornare dal suo uomo ed incredibilmente la sua preghiera viene ascoltata.
La ragazza però si risveglia nel letto di un Kompei di almeno otto anni più giovane di quello che stava per sposare e per giunta nelle vesti di un fantasma.
Kirara che non ha potuto quindi vivere la sua notte di nozze, nonostante la sua condizione di fantasma, cercherà in tutti i modi di sedurre Kompei che nel frattempo conosce ed  inizia ad interessarsi alla Kirara adolescente.
Insomma, ci troviamo dalle classiche parti del triangolo amoroso / soprannaturale.
Non mancano infatti le scenette e le situazioni tipiche del genere: Kompei è il classico erotomane imbranato a cui basta vedere un seno nudo per avere il sangue al naso, ma allo stesso tempo è una persona fedele a se stessa e all'amore che nutre per l'altra Kirara.
Ovviamente, come tutti gli adolescenti in preda agli ormoni non è immune nemmeno alle forme della Kirara adulta, che non lesina certo le proprie nudità.
Scene piccanti e d'imbarazzo sono il marchio di fabbrica di questo manga, che però purtroppo va in pappa appena tenta di discostarsene.
Non è certamente un manga che brilli per sceneggiatura.
La trama di questo manga è confusionaria ed al limite della leggibilità, soprattutto quando intorno al quarto volume cominciano a fare la sua apparizione angeli, ufo, gente che viene dal futuro, membri dell'occulto, in quello che è un'accozzaglia di elementi che porta solo casino e che sembra solo una scusa per mostrare l'ennesima topa tutta curve e dal seno esagerato.
E' palese che questo manga funzioni fin quando punta soltanto a far ridere attraverso le schermaglie amorose che vedono protagonisti Kompei e le due Kirara.
Per il resto dal punto di vista grafico, il manga non è nemmeno male.
Ho delle riserve sul modo di Yui di disegnare gli occhi, ma è un gusto prettamente personale su cui si può soprassedere.
Certo, anche gli sfondi in Computer Graphic a me non esaltano molto, ma ci si passa tranquillamente sopra.
Menzione per il character design di Kompei, che ai miei occhi appare come un chiaro omaggio al Kyosuke di Matsumoto.
Insomma, Kirara non sarà certo un manga esaltante da un punto di vista registico, ma si rivela ugualmente un manga molto divertente, soprattutto se come il sottoscritto si è amanti della commedia adolescenziale sexy.
E qui lasciatemi dire, che il sexy abbonda.

giovedì 7 maggio 2015

Le Ragazzine Stanno Perdendo Il Controllo. La Società Le Teme. La Fine è Azzurra. - Ratigher

Avevo già apprezzato tantissimo Ratigher con Trama, una graphic novel con i controcazzi.
Non è un fumettista facile da leggere, le sue storie sono ermetiche, sfuggenti, piuttosto subdole.
Non sfuggono alla regola nemmeno Le Ragazzine, che Ratigher dopo la vittoria del premio Micheluzzi al Comicon di Napoli, ha deciso di rendere fruibile in maniera gratuita tramite il sito Retinacomics.
Correte subito a scaricarlo, che merita.
È gratuito ed è una bella storia, cosa volere di più?
Lascio il link qua sotto:

http://www.retinacomics.org/autori/ratigher/leragazzinestannoperdendoilcontrollo/

Ma torniamo alla Graphic Novel.
Tenevo d'occhio quest'opera da parecchio tempo, più o meno dai tempi della sua uscita, quando in quel caldo giugno Ratigher invece dei canonici metodi di uscita, tramite un progetto chiamato prima o mai, decise per l'autopubblicazione a numero chiuso attraverso un preordine online.
Ne furono stampate 1100 copie che andarono a ruba ( alcune acquistate dalla Saldapress che decise di investire sul prodotto ).
In pratica al di là di quelle copie ordinabili, non sarebbe esistita mai più nessun'altra edizione cartacea del fumetto.
Ammetto che il prezzo, mi portò a tenermene distante ( 16 Euro per 64 pagine).
Non voglio fare il morto di fame, ma per uno come me che ama leggere e tanto, il risparmio e il prodotto in offerta è fondamentale.
E questa Graphic non lo era.
Rimedio adesso, sfruttando il dono che Ratigher ha voluto fare a tutti gli appassionati di fumetti.
Dono che ho apprezzato enormemente.
Ma di che parla questo fumetto?

Le Ragazzine è un'opera ermetica come la precedente, forse ancora più sottile e criptica di Trama.
Appare chiaro che è una storia di ribellione e di crescita di due ragazzine annoiate, che trovano sfogo soltanto nel farsi continuamente le analisi del sangue e visite specialistiche di cui non hanno bisogno.
Quella di Motta e Castracani è una storia di amicizia molto estrema ed ambigua, al limite della sottomissione, in quanto è palese che la timida e grassoccia Motta sia succube della sua amica molto più sfacciata e sicura di sé.
La narrazione è molto particolare ed è gradevolissimo l'uso diverso di ogni colore per ogni stato d'animo delle due protagoniste.
Molto piacevoli anche i disegni.
Quantunque parliamo di uno stile piuttosto personale, che si presta anche al diniego.
A me piace.
Ora, io non sono un espertone del genere, ma a me come tematiche e stile, Le Ragazzine ricorda parecchio opere come Zanardi di Andrea Pazienza.
Forse non ha la stessa prosa malata del compianto fumettista, ma è certamente una storia piuttosto estrema e particolare.
Certo, Ratigher è tutto fuorché lineare e questa storia lascia parecchie perplessità e dubbi in quanto non è facile carpirne l'essenza, però personalmente me la sono goduta di brutto.
Motta e Castracani non sono tipe che si incontrano spesso.
Per me è da leggere.
E poi, che per una volta il download è gratuito, sarebbe un peccato non approfittarne.

mercoledì 15 aprile 2015

Il Post in cui Pirkaf torna dalla caccia ai libri e mette in mostra i trofei conquistati

Avete presente la corsa ai saldi?
Quelle donne e quegli uomini che invadono i negozi del centro e sono pronti a battagliare per l'ultima borsa o l'ultimo paio di Adidas?
Io lo faccio con i libri.
Sono io con Ebay e il mercatino delle pulci.
La mia è una corsa al libro fuori catalogo, al fumetto vetusto che non avevo comprato vent'anni fa.
Oppure a quel romanzo ancora in commercio, ma venduto a prezzo d'affare.
Sono un segugio che va a caccia.
Quindi, via con la descrizione delle mie ultime prede:


Pastorale Americana di Philip Roth




Minchia che romanzo angoscioso.
È un libro che mi sta mettendo parecchio in difficoltà, uno di quei rari casi in cui sarei propenso ad abbandonarlo.
Ma non mollo.
So che è un problema mio, in quanto parliamo di un romanzo che ha vinto il premio Pulitzer, mica l'oca della fiera di contea.
Forse è il tema che non mi si confà.
È l'America.
Il bello ed il brutto di una nazione, una miscellanea di contraddizioni.
Il sogno americano che si trasforma in un incubo.
Romanzo che nel suo crudo realismo mi mette più ansia di un horror.
Lettura difficile, forse troppo.

Gli Incredibili X - Men 8-9-10-11



Continua il mio recupero dei primi numeri della collana degli uomini X di Claremont.
I primi tre sono stati un vero affare, in quanto pagati in blocco al misero prezzo di 1 Euro.
Mi sono costate di più le spese di spedizione. :-p
Numeri 8 e 9 acerbissimi ed abbastanza scadenti, cosa che mi ha convinto a non andare più indietro di così.
10 ed 11 ottimi, con storie che presentano i germogli di ciò che fiorirà in tutta la sua maestosità nei numeri successivi.
Comunque al prezzo che ho speso, ho fatto un vero affare per quel che concerne l'aspetto collezionistico.

Berserk 4 e 8




Restando in tema fumettistico, ho recuperato due dei tre numeri di Berserk che mi mancavano.
Il terzo mi è sfuggito per un soffio, poiché non sono riuscito a ricaricare la prepagata in tempo, peccato.
Il prezzo era ottimo, in quanto era venduto a metà prezzo rispetto a quanto valutato normalmente nel circuito d'usato.
In compenso gli altri due mi sono costati pochissimo, ma per scaramanzia meglio non parlarne troppo, visto che sono ancora in viaggio.
E con le Poste Italiane, non dire gatto se non ce l'hai nel sacco, come direbbe il buon Trap.

Ragazzo Da Parete di Stephen Chbosky



Conto di parlarne meglio in un post apposito, ma il libro che poi ha partorito quella piccola perla di film arrivato qualche anno fa in Italia con il titolo di Io Sono Infinito, mi è piaciuto molto.
Però... nonostante a posteriori sia possibile notare come sia stata una pellicola molto furba, posso affermare che è uno di quei rari casi in cui la pellicola battaglia ad armi pari e forse vince contro l'opera da cui viene tratta.
Ma conto di tornarci su e spiegarmi meglio.

L' incubo di Hill House di Shirley Jackson



Erano mesi che corteggiavo le opere della Jackson, fin quando non mi è capitato sottecchi questo libro venduto soltanto a 5 Euro nel circuito usato, invece dei soliti 15 - 20 a cui viene venduto normalmente.
Giustamente è stato subito mio.
Anche di questo libro conto di parlarne in un post prossimo venturo.

Ed ora passiamo alla mia ultima sortita al mercatino delle pulci, che mi ha visto tornare a casa con l'acquisto di quattro libri al costo di 7 Euro.
E che soprattutto mi ha visto fare centro con un libro in particolare.
Per prima cosa ho comprato tre libri in blocco al prezzo di cinque Euro.
Il venditore era una persona molto gentile e preparata ed in più abbiamo discusso amichevolmente di libri e prime edizioni cianciando di Barker, King, Lovecraft, ecc.ecc.
Complice la presenza di un mio amico incontrato lì per caso e suo cliente abituale, mi ha fatto un prezzo di favore.
Da lui ho preso:



Intervista Con Il Vampiro di Anne Rice a soli due Euro.
Era tanto che volevo avventurarmi tra le storie di vampiri della Rice, ed il prezzo è stato un'ottimo viatico.




La Casa Sull'abisso di William H.Hodgson sempre a due Euro.
Romanzo che avevo messo in lista da poco tempo e su cui mi sono imbattuto subito, fosse così con tutti...
Conto di leggerlo presto.




La Notte Del Killer di Dean Koontz a 1 Euro.
Su quest'ultimo ero indeciso, in quanto non ho mai letto nulla di Koontz nonostante sia un autore piuttosto prolifico ed in attività dai tempi del primo King.
L'incipit mi ricorda il romanzo La Metà Oscura di Stephen King e il racconto Finestra Segreta, Giardino Segreto sempre di King.
Non ho buone sensazioni sul romanzo, ma prima o poi volevo affrontare i romanzi di Koontz e questo libro cadeva a fagiolo.




Il grande colpo è stato Il Mondo In Un Tappeto di Clive Barker in prima edizione a soli due Euro.
La genesi di questo acquisto è assurda.
Parlavo con il ragazzo della bancarella dove ho comprato i primi tre libri proprio della difficoltà di trovare i libri di Clive Barker e lui stesso mi diceva che se avesse trovato Imagica o Il Mondo In Un Tappeto ( i libri che gli avevo chiesto ) difficilmente li avrebbe venduti in bancarella vista la scarsa reperibilità ed il prezzo maggiorato sul circuito dell'usato.
E cosa succede?
Mentre sto andando via, a nemmeno 100 metri, negli anfratti della bancarella di una ragazza, vedo impilato e seminascosto Il Mondo In Tappeto in prima edizione, incredibile.
Incredibile anche la reazione della ragazza, che mi prende le mani e mi ringrazia perché erano mesi che lo aveva e che non riusciva a venderlo.
Sono io che mentalmente ho ringraziato lei, visto che il libro che lei mi ha dato a due Euro su Internet viene venduto a 30-40. :-p

Si chiude qui la carrellata di acquisti delle ultime settimane.
Dovrei darmi una calmata, vero?







venerdì 20 marzo 2015

Le mie letture fumettistiche degli ultimi mesi:

Ho colpevolmente lasciato questo blog ad accumulare polvere, ma la voglia di scrivere in questo periodo è stata uccel di bosco ed il tempo non mi è stato amico.
Comunque mi sono reso conto che è molto che non parlo di fumetti, ed è strano visto che negli ultimi mesi sono stati protagonisti di buona parte delle mie letture.
Rimedio in parte con questo post, sperando di non risultare troppo prolisso:

Partiamo con la miniserie Spider Man - Il Regno scritta e disegnata da Kaare Andrews.
Erano almeno dieci anni che non leggevo una storia dell'arrampicamuri.
E cos'è che mi ha convinto dopo più di dieci anni a rileggere una storia del ragno?
Il prezzo e il tam tam su internet.
A cui va anche ad aggiungersi il fattore chiave di essere una storia fuori continuity e quindi fruibile anche a chi come me, non legge storie del tessiragnatele da anni.
La storia è ambientata in un futuro alternativo in cui Peter è un vecchio cinico, depresso e solitario che vive in una New York totalitaristica che ha bandito gli eroi in maschera.
Evidente l'omaggio al Ritorno Del Cavaliere Oscuro di Miller e molti i rimandi ad altre opere che trattano tematiche eversive dal punto di vista supereroistico, ma pur non aggiungendo nulla di nuovo al genere, risulta comunque intrigante e coinvolgente.
Molto apprezzabili in particolare le versioni futuristiche dei Sinistri Sei e di Venom.
Il comparto grafico è curato dallo stesso Andrews, che forse non sarà graficamente nelle mie corde, ma il cui stile ben si adatta ai toni tetri ed oscuri della narrazione.
Certo, siamo lontani dalle storie di Jean Marc De Matteis che riusciva a psicanalizzare l'uomo dietro la maschera del ragno come nessuno, ma devo dire che quello di Kaare Andrews è un buon lavoro e poi costa solo 6,50 €.

Sempre griffata Marvel ho recuperato la miniserie X-Men - Magneto: Testamento.
Scritta da Greg Pack e disegnata dal nostrano Carmine Di Giandomenico, ci viene narrata la storia passata di Max Eisenhardt, l'uomo che in futuro diventerà Magneto, il villain più controverso e carismatico degli X-Men.
Già Claremont e gli altri X-writer avevano accennato al passato triste e burrascoso di Magneto, ricordo in tal senso una bellissima mini di poche ma intense pagine firmate Claremont / Bolton, ma è toccato a Greg Pack narrarci in maniera precisa e dettagliata gli eventi luttuosi e drammatici che hanno portato successivamente Magneto ad indossare i panni dell'antitesi del sogno di convivenza pacifica tra umani e mutanti di  Charles Xavier.
Se non fosse stato per il titolo, avrei fatto fatica a considerare questa novel come un prodotto Marvel.
Non ci sono mutanti e non ci sono supereroi in corso d'opera, c'è spazio solo per l'odio razziale e l'orrore di un popolo verso un altro popolo.
E' apprezzabile, quantunque controverso, il modo reale e poco supereroistico in cui viene narrato un tema a rischio retorica come l'Olocausto.
L'unico accenno ai poteri di Magneto, infatti, è di natura inconscia.
Certo, in un contesto Marvelliano pieni di superesseri e mutanti assortiti, lo sterminio degli ebrei assume contorni quantomeno discutibili.
Possibile che in tutta la popolazione non ci fossero mutanti o altri superesseri?
Ma lasciamo perdere, credo che la storia vada contestualizzata, quindi lasciamo scivolare via dubbi e perplessità.
A me questa mini è piaciuta molto.
Ho apprezzato tantissimo i cenni storici ben inseriti nella narrazione e il modo in cui Pack ha fuso il passato di Magneto con una vicenda reale e terrificante come le persecuzioni naziste.
Ottime le matite di Di Giandomenico, che forse inizialmente ha avuto qualche problema fisiognomico con il piccolo Max che appare ( a me) più grande di quel che è, ma che per il resto fa egregiamente il suo dovere.
La scena con quella selva di occhiali ammucchiati in un angolo, ancora mi tormenta.
Mini molto bella, ed è un bene che alla Marvel ogni tanto se ne escano con storie del genere.

Restando in orbita Marvel ed X-Men, mi sono messo a recuperare due numeri storici della collana degli Incredibili X-Men che mi mancavano.
Ho notato che su Ebay gli albi costavano pochissimo e mi sono buttato su due dei numeri più importanti della storia editoriale degli uomini x.
Il numero 12 con il bellissimo Vitamorte di Claremont / Windsor Smith e il numero 17 de Il Processo di Magneto.
Mammia mia, che storie!
Ma quanto cazzo erano belli gli X-Men di Claremont?
Vitamorte è una storia pazzesca.
Vabbe', io faccio poco testo poiché adoravo la Tempesta senza poteri e con la cresta alla moicana, ma in queste 40 pagine di storia Ororo assume dei contorni ancora più vividi.
È una storia di debolezza e di accettazione di sé, la storia di una donna che non è più una Dea, ma che si riscopre umana e fragile.
Probabilmente una delle più belle storie degli X-Men di tutti i tempi.
" C'era una donna che sapeva volare..."

Il Processo di Magneto invece tocca invece corde molto più ideologiche e discutibili.
Un Magneto redento sceglie di consegnarsi alla giustizia e di venire processato per i suoi crimini, in quello che sembra un processo già scritto.
Coadiuvato dai disegni di un acerbissimo John Romita Jr., il Processo Di Magneto è un volume fondamentale nella cronologia de Gli Incredibili X-Men e che come tale non poteva mancare nella mia libreria.
Peccato che il percorso revisionistico della figura di Magneto, all'epoca fu sfruttato malissimo dalla Marvel.
Resta comunque una storia molto interessante e che invoglia alla riflessione riguardo temi come giustizia e pregiudizio.






Appena ho saputo che Neil Gaiman avrebbe rimesso mano al fumetto che lo ha reso famoso anche al di fuori della cerchia fumettistica, non stavo più nella pelle.
Sandman è sempre stato il mio fumetto preferito in assoluto, grazie al lirismo dei testi e all'infinita cultura mitologica del mondo fantasy di Neil, che rendono le storie del signore dei sogni qualcosa di fottutamente vicino ad un'esperienza.
In Sandman Overture, Gaiman conferma di non aver perso il suo tocco, ma buona parte del merito va anche ai disegni di un J.H.Williams III in stato di grazia.
Purtroppo l'albo è piuttosto striminzito e non ha una vera e propria data d'uscita.
Ad oggi sono usciti soltanto due numeri e non ho ancora capito se è trimestrale, quadrimestrale od esca ad minchiam.
Però le 22 pagine di fumetto ispirano soltanto una onomatopea: wow e strawow!
Sandman è uno di quei fumetti che non dovrebbero mancare nella libreria di nessuno e Overture è l'occasione ideale da cui partire, visto che a tutti gli effetti rappresenta il prequel dell'opera omnia di Neil.
Non vedo l'ora escano i restanti quattro numeri.

The Walking Dead è il mio fumetto della domenica.
Lo gusto giusto quella mezz'oretta, lo ripongo nella sua mensoletta e poi arrivederci al mese prossimo.
Detto così potrebbe sembrare che non lo apprezzi, invece è un fumetto che mi piace molto, soprattutto per quel che concerne l'introspezione psicologica dei personaggi, sempre ben congegnati da Robert Kirkman.
Il problema di questa serie ( problema solo mio s'intende, parliamo di un fumetto che a livello globale vende tantissimo), è che è diventata troppo schematica per i miei gusti.
Mi sta bene che il tema della sopravvivenza sia fondamentale nel fumetto e mi intriga il percorso on the road dei protagonisti che li vede alla continua ricerca di un posto più sicuro dove stare.
Direi che è giusto e naturale.
Gli Zombie fanno ormai solo da corollario ed il vero problema sono le relazioni umane con altri gruppi di sopravvissuti.
Però è come un cane che si morde la coda perché ciò che mi piace mi comincia anche a stufare.
La serie viaggia verso uno schema fisso e fin troppo strutturale.
Si va in un posto, si montano le tende, fino all'arrivo dello zombie e del sopravvissuto sempre più cazzuto e sopra le righe che vuole farti il culo.
Sembra che questa serie abbia necessariamente bisogno di una sorta di boss di fine livello, manco stessimo parlando di un videogame.
Prima c'era il Governatore, ora Negan.
Che due palle!
E' una serie che ormai gioca più sulla violenza e l'impatto che sulla trama in sé.
Ma come ho detto all'inizio è un problema tutto mio, in quanto faccio ormai fatica a seguire storie destinate a girare intorno agli stessi schemi.
Quando ho comprato il primo numero non pensavo di arrivare al numero 29, probabilmente farò gli stessi discorsi anche quando arriverò al numero 50, chi può dirlo. :-P

Tornando agli acquisti online, mi sono messo in testa di provare a recuperare tutti i numeri di Preacher della Planeta De Agostini.
Per adesso sono riuscito a recuperare sette dei diciotto numeri che compongono la serie firmata da Garth Ennis e Steve Dillon e conto di recuperare tutti gli altri volumi.
Ero già in possesso dei primi due numeri da parecchio tempo, purtroppo però la concomitanza di uscite con il Sandman di Gaiman, mi impose all'epoca una drastica scelta e fui costretto a sospenderla.
Avevo pensato di riprenderla appena si fosse concluso Sandman, ma il fallimento della Planeta sconvolse i miei piani.
La serie è comunque rimasta sempre nei miei pensieri e conto di recuperarne tutti i numeri al più presto, visto che la prosa accattivante, bastarda e sopra le righe di Garth Ennis mi fa impazzire.
Conto di parlarne più approfonditamente appena metto le mani sugli altri numeri che mi mancano.


Insieme all'ultimo numero di The Walkind Dead ho visto Outcast al prezzo di lancio di 1 Euro e l'ho preso praticamente a scatola chiusa.
Dovrebbe trattarsi di un fumetto horror che si ispira all'Esorcista, visto che si parla di possessioni demoniache.
Il prezzo e la presenza ai testi di Kirkman invogliano quantomeno a vedere com'è.




sabato 31 agosto 2013

Zanardi / Pompeo - Andrea Pazienza

In questi giorni ho scoperto Andrea Pazienza.
Mi sono lanciato in una Full Immersion delle sue opere, e sono rimasto incantato davanti ad entrambe quelle che ho letto, Zanardi e Pompeo.

Andrea Pazienza è sicuramente tra i più grandi fumettisti di sempre.
La sua morte giovane, ha accresciuto sicuramente la sua leggenda ma allo stesso tempo fa aumentare il rimpianto su ciò che avrebbe potuto ancora donare con la sua arte all' umanità.
Come avrebbe dipinto nelle sue Graphic Novel i tempi di oggi, uno come lui che ha vissuto in prima persona gli anni di piombo?
Non lo so, ma sarei stato curioso di scoprirlo, davvero.
E' morto in maniera misteriosa a 32 anni, apparentemente per un' overdose di eroina e Pompeo in tal senso è un' opera molto rivelatoria e per certi versi "preveggente " riguardo la sua fine, oltre che dai fortissimi contorni autobiografici.

Gli Ultimi Giorni Di Pompeo, è francamente un' opera non facile da digerire.
Essa è una storia dura, disperata.
E' la storia della caduta nel baratro di un uomo.
Eroina, nichilismo, disperazione, Pompeo è tutto questo.
Un racconto frenetico, quasi farneticante.
Scritto e ambientato nella seconda metà degli anni ' 80 narra gli ultimi giorni di vita di un uomo, Pompeo.
Il tratto è scarno, scritto di fretta e i pensieri sono quasi a caratteri cubitali, certamente è un ' opera particolare, raccontata quasi con rabbia come in preda ad una febbre improvvisa.
Ma è talmente densa di significato ed è talmente intensa, che Pompeo ti sembra di capirlo e conoscerlo.
E' guardarsi in una sorta di specchio distorto, un viaggio nella sofferenza.
Ricordo gli anni '80, ero piccolo ma c'ero.
Mi ha fatto ritornare in mente, com' era facile in quei giorni vedere la gente iniettarsi l' Eroina per strada, alla luce del sole.
Erano tempi assurdi, e drogarsi era quasi una moda.
Leggendo Pompeo sono tornato un po' in quei giorni, quando da ragazzino uscivo di casa con il pallone sottobraccio e non era raro imbattersi in qualcuno che si drogava in quello stesso momento, incurante ed indifferente.

Che dire invece di Zanardi?
Zanardi è un bastardo, un amorale, un bullo del cazzo.
Leggi le sue avventure e ti sta sul cazzo per il suo modo di essere, per la sua indifferenza alle regole e alla morale comune, per il suo modo di bullarsi della gente e per la sua inclinazione alla violenza e alla sopraffazione.
Ti sta sul cazzo, ma lo invidi, quasi lo comprendi.
Zanardi e' il Mister Hyde in tutti noi, quello che non ci sta, che si ribella al mondo ed ai soprusi, quello che si lascia andare.

Zanardi è un po' il capo carismatico di un trio di lestofanti, un personaggio egoista come pochi.
Una persona nichilista e pronta a tutto, che pur di perseguire i propri scopi  diventa capace di qualsiasi nefandezza, anche la più atroce.
Colas invece  e' la classica spalla e rappresenta un po' il bello ed impossibile, quello silenzioso ma violento, il classico bel tenebroso.
Una di quelle persone che non ha problemi ad usare il proprio corpo, per ottenere ciò che vuole.
Personalmente trovo Colas, una di quelle persone che dietro la bella presenza, nascondono un vuoto assoluto, un' indifferenza generale, anche verso se stesso.
Pietra è invece il più sfigato, quello che si fa trascinare dagli altri due, quello pavido, succube.
Questi tre personaggi si muovono nella Bologna degli anni '80, facendo il bello ed il cattivo tempo.
Tra le storie di Zanardi che ho letto spiccano Verde Matematico e Giallo Scolastico, estreme e cattive come poche.
Quello che davvero mi piace di Pazienza, è quella dinamica espressiva e aggressiva delle sue tavole, quel rimestare nel torbido, quel mostrare le persone sempre nel loro lato peggiore e negativo, ma allo stesso tempo dissacrante.
Mi ricorda molto Ammaniti e Palanhiuk, in questo.

Tormento, male di vivere, noia, disprezzo della societa', alienazione e rabbia, questi mi sembrano i tratti distintivi delle storie che ho letto, ed io che subisco da sempre la fascinazione di queste tematiche, non posso che leggerne e goderne, ancora e ancora.
Grandi opere, di un' anima certamente tormentata ma talentuosa come poche.









giovedì 15 agosto 2013

Trama / Il Peso Di Una Testa Mozzata - Ratigher

Erano dieci giorni che non accendevo il Computer di casa, ho pure dovuto spolverare la poltroncina prima di sedermi.
Varie vicissitudini familiari mi avevano allontanato da questo spazio e i rari momenti dli lucidità e tempo libero, ho preferito dedicarli ad altro.
E poi cazzo, accendere il Computer di sera a casa mia è peggio che accendere un forno o farsi una sauna, si rischia l' autocombustione.
Quindi, approfitto della libertà di questa mattinata Ferragostiana per buttare giù due, tre righe.

Per il mio ritorno sulle scene Blogghistiche, ho scelto di parlare di Trama una Graphic Novel che mi ha sorpreso molto.
L' ho scoperta tramite la recensione di un Vlogger su Youtube.
E' un po' che utilizzo Youtube come mezzo d' informazione, e devo ammettere che alcuni Youtubers soprattutto per quel che concerne fumetti e affini, sanno davvero il fatto loro.
Penso a Dario Moccia, Yotobi, Caverna di Platone, Il Tizioqualunque e anche Ferro88 la cui recensione entusiastica di quest' opera, mi ha incuriosito oltre misura.


Scritta e disegnata da Ratigher, Trama è un' opera ermetica ma piuttosto particolare.
Innanzitutto è possibile leggerla gratuitamente in formato digitale, per gentile concessione dell' autore ed è scaricabile da qui:

http://videodrome-xl.blogautore.repubblica.it/2012/11/13/trama-di-ratigher-lebook/

In formato Graphic Novel il suo costo si aggira invece sui 18 Euro.
La storia è piuttosto semplice quanto grottesca e vede come protagonisti due cugini alias Lavinia e Giulio appollaiati su una collina, in attesa di andare ad una festa esclusiva.
Vengono rapiti da una creatura deforme, che non vuole altro che andare alla festa con loro.
Seguiranno varie avventure e vicissitudini, che metteranno Lavinia e Giulio davanti ai loro mostri interiori oltre quelli che si ritroveranno ad affrontare.
Trama è una storia molto subdola, che dietro la sua apparente semplicità nasconde una forte critica sociale verso il lassismo e il materialismo imperante dei giovani "bene" di oggi.
Quelli che dietro feste esclusive, macchine costose e vestiti firmati, nascondono una immane pochezza interiore.

La storia si legge in una mezz' oretta, ma in quel poco tempo ti porta a riflettere, il che è un bene.
Lo stile di disegno è molto personale, ma ci si fa l' abitudine subito e la narrazione attraverso le immagini è piuttosto suggestiva ed esplicativa, ergo Graphic Novel assolutamente consigliata.







 

giovedì 18 ottobre 2012

Questa stanza non ha più pareti ma alberi...no,ehm, volevo dire fumetti, fumetti infiniti.

Iniziò tutto con quest'albo.
Un giorno mio fratello ritorna a casa con questo fumetto sottobraccio e ciao,ciao, la frittata è fatta, gli occhi mi si illuminano e scopro un mondo, quello Marvel.
Dall'Uomo Ragno ai Fantastici Quattro il passo è breve e passare agli X-Men e poi ai Vendicatori e Devil & Hulk, giusto un attimo, un microsecondo.
E da allora non faccio che pensare che se dovesse esserci un terremoto  probabilmente più che dall'armadio morirei schiacciato dalla mole di fumetti e Manga che si sono accatastati sulle mensole in quel decennio in cui ero una sorta di tossico fumettomane che comprava qualsiasi cosa uscisse con il logo Marvel, anche la più infida.
Ad onor del vero fui abbastanza fortunato visto che il mio arrivo nel mondo Marvel coincise con il periodo in cui lavorarono scrittori che hanno fatto epoca e che tanto seppero emozionarmi come De Matteis su Spiderman e Capitan America, Miller e la Nocenti su Devil, Peter David su Hulk e X-Factor e gli X-Men di Claremont che ancora oggi considero tra le cose più belle che abbia mai letto nella mia vita.
Non mi limitai alla sola Marvel ma passai ben presto anche ai Manga e fino alla sua dipartita anche alla Play Press ma diciamo che Superman riuscì ad acchiapparmi per quel breve periodo solo grazie alla sua presunta morte.
Erano tempi assurdi, di sconvolgimenti fisici e mentali e tutt'ora mi chiedo come facessi a spendere soldi solo in fumetti, riuscendo lo stesso a coniugare fumetti,musica,scuola,videogiochi,amici e vita sociale in toto, sempre con l'immancabile fumetto nella tasca sinistra ogni fine settimana ( da me arrivavano nelle edicole sempre il sabato) mentre in quella stessa tasca i miei amici tenevano le sigarette.
Non me ne fregava nulla dei soldi, potevano passare intere settimane senza che avessi una lira e per me andava bene così, tanto quando li avevo li spendevo solo in videogiochi, fumetti e qualche pacchetto di patatine fritte, erano gli unici vizi che avevo oltre la masturbazione, il calcio e le fantasie sessuali di turno.
Sono passati anni, ma i fumetti sono rimasti lì ed ancora oggi non posso che guardarli con occhio amorevole ed ardimentoso e lo stesso mi accade quando mi trovo in edicola ( sfortuna vuole che i miei amici frequentino un tipo che ne ha una).
Ogni tanto cedo e mi concedo qualche classico come accaduto in questi anni con Maus, Watchmen, V per Vendetta, From Hell, Sandman, qualche albo di Preacher o della Torre Nera di Stephen King più qualche manga che mi porto dietro da allora come Berserk però devo dire che quelle atmosfere, quella meraviglia, quell'attesa, no,non c'è più.
Quelle di ora sono letture più adulte, con occhio clinico e critico, senza fronzoli.
Non a caso sono passato ai libri, in questi anni.
Però con la memoria, con i ricordi, sto sempre lì, con lo sguardo che indugia verso l'alto ad osservare il mio passato, la mia vecchia vita.
Tra quelle mensole polverose, vi è il mio giovine cuore.


lunedì 27 agosto 2012

N. - Stephen King / Marvel Comics

“C’è un mondo dietro a questo mondo, ed è pieno di mostri”

Con gli adattamenti fumettistici delle opere del Re non vado molto d'accordo.
The Stand viene pubblicato ad un prezzo elevatissimo per il suo valore visto che parliamo di un adattamento e non di un'opera prima mentre La Torre Nera dopo un ottimo inizio serie dopo serie si è afflosciata su se stessa tanto che con il secondo numero de Le Piccole Sorelle Di Eluria ho deciso di gettare la spugna e abbandonarla.
Allora perchè ci sono ricascato con N.?
Semplice,perchè adoro questo racconto e non esito a metterlo tra i migliori mai usciti dalla penna del Re ed anche perchè sono solo due numeri e quindi la spesa è stata tutto sommato contenuta.
Pubblicato originariamente nella raccolta di racconti Al Crepuscolo, N. è una storia capace di mischiare Horror e psicoanalisi, passando da sindrome ossessive/compulsive a Dei malefici molto simili a quelli di H.P.Lovecraft.
Steve all'epoca disse di essere stato ispirato dalla lettura del Grande Dio Pan di Arthur Machen ( libro praticamente introvabile se non a prezzi esorbitanti su Ebay) e non ha mai menzionato Lovecraft anche se l'omaggio appare piuttosto evidente.

Per quel che concerne la Graphic Novel si tratta di un adattamento piuttosto buono sia per quel che concerne i testi che i disegni.
Ci sono delle aggiunte rispetto al plot originario ma non stonano affatto ed anzi nonostante le poche pagine il tutto mi sembra riassunto in maniera piuttosto lineare ma questo è anche merito della storia originale del Re che fila via che è un piacere, forse e dico forse avrebbe avuto bisogno di qualche numero in più perchè il finale sembra un pò affrettato ma credo che comunque sia una lettura che valga la pena anche se consiglio vivamente a tutti di leggere il racconto da cui la Grapich Novel è tratta perchè è una lettura che merita come poche.
Certo per tutti coloro che ritengono di avere qualche sindrome ossessiva/compulsiva di qualsiasi tipo, se siete tra quelle persone che contano oggetti, numeri, ecc.ecc. e se soprattutto vi trovate dalle parti del campo di Ackerman's Field nel Maine chiudete gli occhi che non si sa mai cosa si può vedere in mezzo a quelle 7/8 rocce. ( Ecco, se ne vedete 7, sono cazzi :-) )