martedì 10 maggio 2022
Il grande dio Pan - Arthur Machen
giovedì 10 febbraio 2022
Ghost Story - Peter Straub
" Okay, proviamo di nuovo ", disse lui. " Cosa sei? "
" Lo sai. " Rispose lei.
Insistette. " Che cosa sei? "
Sorrise porgendogli quella straordinaria risposta.
" Sono te. "
" No. Io sono io. Tu sei tu. "
" Io sono te. "
Già solo per questo scambio splendido e per tutto quel primo capitolo quasi in medias res che funge sia da prologo che da quasi epilogo, questo romanzo meriterebbe la lettura.
Però andiamo per gradi.
Chi è Peter Straub?
So che è una domanda retorica poiché tutti conosciamo Wikipedia, però è giusto iniziare un articolo parlando prima dell'autore.
In Italia questo autore è noto soprattutto per aver scritto a quattro mani con Stephen King i romanzi Il Talismano e La casa del buio.
Entrambi dovevano essere parte di una trilogia, ma recentemente i due autori hanno dichiarato che difficilmente troveranno il tempo per potersi dedicare al terzo capitolo.
La mia idea è che non ne abbiano poi questa gran voglia, d'altronde da La casa del buio sono passati più di vent'anni.
Però direi di chiudere qui questa parentesi e magari ne riparlerò quando mi deciderò di rileggere La casa del buio con la prospettiva di parlarne qui.
Molti degli scritti di Peter Straub vennero pubblicati dalla Bompiani, credo in scia alla pubblicazione de Il Talismano.
Ebbene, mi piacerebbe molto recuperare alcuni di essi, che oggi credo vaghino nel limbo dei fuori catalogo.
Straub non è un autore su cui ci sia molto hype e quindi i suoi libri si trovano attualmente a pochissimo prezzo su Ebay ed affini.
Mi piacerebbe leggere in futuro sia Koko che Il drago del male.
Del primo ho visto che circolano anche alcune copie in edizione Fabbri, quella blu cartonata che spesso appare in bella vista in qualsiasi mercatino dell'usato librario.
Io ovviamente ho conosciuto Peter Straub tramite il romanzo Il Talismano, ma in verità ne sono stato incuriosito a causa del fatto che Stephen King nel suo Danse Macabre ha inserito Ghost Story non solo come uno dei romanzi che più lo hanno influenzato, ma anche come uno dei migliori romanzi di genere fantastico ed horror di maggior rilievo negli anni che vanno dal 1950 al 1980.Gli ha dedicato un intero capitolo, e ne ha parlato con così entusiasmo, che all'epoca andai su Ebay e mi decisi a comprarne subito una copia.
Lo lessi a suo tempo, mi piacque, ma non condivisi quell'entusiasmo.
Con lo scorrere del tempo provai a rileggerlo almeno due volte, ma entrambe le volte mi arenai intorno alla pagina 150 o giù di lì.
Dico queste cose per onestà intellettuale, perché mi rendo conto che in alcuni punti questo è un romanzo abbastanza lento e prolisso.
Però la terza rilettura è stata quella giusta, perché ho apprezzato il libro molto più della prima volta.
Oggi posso fare ammenda ed affermare che Ghost Story è un gran bel libro.
Parliamone dopo la sinossi:
"Quattro rispettabili anziani professionisti ci Milburn, una cittadina sperduta fra i monti dello stato di New York, si ritrovano ogni quindici giorni a raccontarsi storie di fantasmi. Hanno sentito il bisogno di farlo da quando un loro amico è morto all'improvviso durante un ricevimento offerto in onore di una misteriosa attrice.
Ora, nell'inverno di Milburn, una strana creatura, che nel passato aveva subito un danno dai quattro amici, è tornata per esigere il suo tributo. Così la città viene conquistata a poco a poco da un orrore che dapprima si insinua nella sonnolenta routine quotidiana, poi si manifesta spaventoso in tutta la sua violenza.
Alleato dei quattro diverrà lo scrittore di storie soprannaturali Don Wanderley, che per quanto esperto in materia, non potrà garantire l'esito dello scontro finale."
Credo che per apprezzare un libro del genere bisogna avere un po' di infarinatura del genere.
Questo mi rendo conto che potrebbe essere visto come un difetto, perché è un libro che è facile associare ad altri libri, altri generi ed altri autori.
Forse è per questo che oggi sono in grado di apprezzarlo di più, perché con il tempo ho assimilato molte storie che hanno ispirato questo libro o che sono state ispirate da questo libro.
Ghost Story è un romanzo del 1979.
Persino King ha usato alcuni dettami di quest'opera per alcuni suoi racconti, e la natura ciclica e temporale del villain di questa storia ricorda tantissimo IT o anche alcuni personaggi mitologici di Neil Gaiman.
Straub a sua volta però afferma di essersi ispirato a Le notti di Salem per quel che concerne la cittadina protagonista di questo libro ovvero Milburn.
Un'altra associazione che mi è venuta subito in mente è quella relativa a Il canyon delle ombre di Clive Barker che per certi versi un po' ricorda le atmosfere di questa storia.
Ebbene, quali sono queste atmosfere?
Ghost Story è una storia di fantasmi come il titolo lascia intendere?
No, non del tutto.
In verità in questo romanzo Peter Straub è abile a giocare con tutti gli archetipi del genere horror presentandoci un nemico che è in grado di essere qualsiasi cosa.
Capito, perché ho nominato IT?
Però qui non c'è nessun pagliaccio, ma solo una bellissima donna.
A conti fatti è un horror che mischia un po' il noir di Raymond Chandler, con le atmosfere che tanto ricordano gli anni dei libri di Scott Fitzgerald fatte di feste e bei vestiti, frullando il tutto con un po' di sano horror alla Stephen King di quando racconta l'arrivo dell'orrore esterno in un sobborgo cittadino qualsiasi.
L'idea della Chowder Society è molto suggestiva e potente, forse ispirata alla famosa sera in cui vennero piantati i semi per la creazione di due degli archetipi horror più famosi di ogni tempo ovvero Frankenstein e Il Vampiro, ma funziona dannatamente bene.
La chowder society è composta da quattro amici un po' attempati che si riuniscono una tantum per bere e raccontarsi storie dell'orrore o comunque surreali.
In principio erano in cinque ed uno di loro muore in un modo strano.
Aveva da poco conosciuto una bellissima donna.
Straub per alcuni di questi personaggi sceglie il nome di scrittori veramente esistiti, non a caso uno dei protagonisti si chiama Hawthorne ed un altro Sears James.
Non a caso la storia che quest'ultimo racconterà sembra pari pari uscita da Il giro di vite di Henry James, molto subdolo Straub, vero? XD
Scherzi a parte, Straub fa un gran lavoro con i personaggi di questo libro, tutti sviscerati benissimo, e tutti quanti molto credibili nelle proprie peculiarità, caratteristiche e debolezze.
In verità dal punto di vista corale, inteso come sobborgo cittadino, il tutto funziona benissimo e risulta oltremodo coeso dal punto di vista narrativo.
Magari qualcuno storcerà il naso nel vedere quattro protagonisti così attempati, ma in verità andando avanti faranno capolino nella storia anche il giovanissimo Peter e quello che alla fine sarà il vero protagonista della storia, Don Wanderley, che poi è il nipote del quinto membro della Chowder Society che è deceduto.
Nelle vite di questi personaggi, che sia al passato o al presente, farà o avrà fatto capolino una donna, che si chiami Eva, Alma, Anna o Angie, è sempre lei, così diversa, ma così uguale...
Mi fermo qui con la descrizione di questo libro, sennò andrei per le lunghe.
Descritto così sembra un romanzo in cui succede poco, ma la parte horror c'è ed è moltissima, fidatevi.
Le ultime centinaia di pagine sono un crescendo continuo e c'è parecchia azione e parecchia...morte.
Tra le fila dei buoni soprattutto.
Ci sono difetti in questo romanzo?
Quelli figli del genere direi.
Quindi non insormontabili.
Quali, direte?
Direi che come in ogni film, romanzo o fumetto di quel periodo, il male all'inizio sembra implacabile, poi invece soprattutto nei confronti finali, sembra quasi che venga sconfitto facilmente.
E' una cosa che nella narrativa di una storia incrocio spesso e ci ho fatto il callo, ed in più mi rendo conto che non è facile scrivere di una lotta.
Cioè in un film o in un fumetto, una coreografia o un disegno risultano molto più coinvolgenti e credibili di una scena narrata.
Non so se sono riuscito a spiegarmi, in tal caso mi scuso.
Insomma Ghost Story è un gran bel libro, e se vi capita sottomano, non fatevelo sfuggire.
Inizialmente vi sembrerà altro, e questo mi dà la possibilità di parlare anche dell'inizio.
Beh, quella parte è molto ambigua e lolitesca.
Ed è dannatamente bella e inquietante.
So che in una delle ultime ristampe, proprio l'inizio è stato usato come sinossi, cosa per me sbagliata, visto che il libro per trecento pagine o più, è proprio tutt'altro.
Ma li capisco, è un inizio al fulmicotone.
Un uomo viaggia in auto con una una bambina che non è sua figlia, la tiene praticamente prigioniera, ed in più progetta di ucciderla.
Ditemi se non è un inizio meraviglioso.
Ehm, volevo dire, narrativamente accattivante, non denunciatemi per istigazione alla violenza. XD
Chiedo venia per la lunghezza, ma credo che un post del genere possa essere tranquillamente letto a pezzetti con lo scorrere del tempo, anche perché difficilmente riuscirò a scrivere altro per questo mese in corso, poiché il materiale da leggere scarseggia.
Alla prossima!
venerdì 10 dicembre 2021
Melmoth l'uomo errante - Charles Robert Maturin
Il romanzo è ambientato anch'esso a Madrid ( per buona parte ), vi è la medesima struttura narrativa, e c'è persino una scena in corso d'opera in cui cita proprio il monastero teatro di molti dei capitoli del libro di Lewis.
Entrambi sono anche metafore di una feroce critica alla chiesa spagnola del periodo ed ai metodi dell'inquisizione.
In verità pur essendoci parecchi punti in comune ed una struttura similare fatta di interludi, Melmoth è molto più stratificato e di difficile lettura.
Lewis pur concentrandosi su molti personaggi, risultava a livello di lettura molto più coeso, mentre ad un certo punto il libro di Maturin sembra partire per la tangente e lasciare per strada la trama principale.
Parliamone dopo la sinossi:
Nell'autunno del 1816 il giovane John Melmoth lascia il Trinity College di Dublino per assolvere un compito ineludibile: assistere uno zio moribondo dal quale dipendono tutte le sue speranze di indipendenza economica. Nella decrepita casa in cui si reca, John viene accolto da un avvizzito vecchio in preda al delirio, che lo supplica di alleviare le sue pene portandogli del Madeira, conservato gelosamente in un ripostigli chiuso a chiave in cui nessuno mette piede da oltre sessant'anni. Nello sgabuzzino dalle finestre murate John scopre un dipinto datato 1646. L'opera cela qualcosa di oscuro e terribile, che traspare con evidenza dallo sguardo spaventevole dell'uomo ritratto. Dalle labbra dello zio morente, John apprende che quel volto appartiene a un lontano parente, un uomo che avrebbe dovuto essere morto, essendo vissuto oltre centocinquant'anni prima, e invece vive ancora. Un antenato che ha ventudo l'anima al diavolo in cambio dell'immortalità, e che da allora vaga per il mondo in cerca di qualcuno che accetti di prenderne il posto. È «Melmoth l'Errante», un discendente dell'Ebreo Errante, il ciabattino che, secondo una leggenda, vedendo passare Cristo sulla via del calvario, gli scagliò contro una ciabatta e venne condannato a vagare sulla terra fino alla fine dei tempi. Così ha inizio uno dei capolavori della letteratura gotica, un romanzo capace come pochi di suscitare raccapriccio nei lettori. L'autore, il reverendo Charles Robert Maturin, calvinista e prozio di Oscar Wilde, covava in sé l'oscura ambizione di «spingere il romanzo gotico al di là dei limiti più estremi, superando Erode in crudeltà e destando più scandalo e scalpore di chiunque l'avesse preceduto». Ma come ricorda Sarah Perry nell'introduzione e questo volume, «non basta infercire un racconto di ceri e manoscritti, o descrivere fanciulle che vagano in camicia da notte in oscuri sotterranei: per funzionare il racconto gotico esige che il lettore provi lo stesso brivido delizioso dei personaggi che incontra sulla pagina».
La prima parte di questo libro, almeno fino al primo interludio è molto lineare ed evocativa.
Ambientata in quel di Dublino facciamo la conoscenza dell'ultimo degli eredi dei Melmoth mentre torna a casa ad occuparsi del vecchio zio morente.
La richiesta in punto di morte dello zio al nipote è piuttosto strana, ovvero quella di bruciare un ritratto di uno degli avi della famiglia, ma sorpresa delle sorprese l'uomo del quadro si presenta al capezzale dello zio morente, praticamente piombando in stanza dal nulla e scomparendo subito dopo la morte del vecchio Melmoth.
Da qui in poi il giovane John Melmoth cercherà di saperne di più sulla figura di questo individuo che sembra vivere molto più dei comuni mortali e che sembra portare morte e sventura su chi osa incrociarne il cammino.
Come dicevo la prima parte è molto intrigante e suggestiva.
Assistiamo a numerose narrazioni sulle imprese di quella mefistofelica creatura che sembra avere così poco d'umano, e la trama sembra andare in linea retta, fino ad una notte tempestosa in cui una nave si arena e si infrange sotto al promontorio di casa Melmoth sotto lo sguardo sardonico dell'uomo errante nella più potente della apparizioni di questo personaggio che tanto ricorda quella del quadro de il viandante sul mare di nebbia ( che non a caso è stata usata come copertina del libro nell'edizione Neri Pozza ).
John soccorre un naufrago, e da qui parte un lunghissimo interludio che copre praticamente l'intero romanzo.
Ed è qui, che questo libro si complica.
L'interludio si rivela una sorta di matrioska con una storia nella storia.
Nella lunghissima prima parte si ritorna dalla parti de Il monaco di Lewis.
L'impostazione è quella classica e gotica che ormai ho imparato a conoscere.
Anche qui si parte con un uomo sofferente ed allettato che racconta la sua storia, e come sempre si tratta di un uomo appartenente ad una famiglia facoltosa ovvero quella dei Moncada di Madrid.
Quest'ultimo è il primogenito dei Moncada, ma essendo nato prima del matrimonio dei suoi genitori sarebbe per la gente e la chiesa considerato illegittimo e quindi a soli tredici anni viene convinto con l'inganno e con delle vere e proprie torture psicologiche ad intraprendere la vita monastica.
Le peripezie di questo personaggio ricordano moltissimo quelle di alcuni personaggi del romanzo di Lewis, e l'atmosfera si fa gotica, penitente e punitiva, perché ovviamente il giovane Moncada farà di tutto per sfuggire a quella vita, anche a costo di finire nelle mani dell'inquisizione.
Questo interludio è molto interessante, ma fin troppo lungo.
Ovviamente ci sono dei punti in comune con la trama principale, perché Moncada riceverà l'aiuto non solo del fratello, ma anche...dell'uomo errante.
Ma ogni qual volta che interviene quest'ultimo la sventura è dietro l'angolo.
La seconda parte dell'interludio è dedicata proprio all'uomo errante ed è la parte più strana e prolissa del romanzo, perché praticamente assistiamo ad una dannata storia d'amore tra lui e una giovane naufragata su un'isola, venerata quasi come una Dea e che conosce poco o nulla dell'animo umano.
Questa parte è veramente assurda, perché somiglia più ad una ballata ed ad una tragedia shakesperiana, in cui un'anima votata al male finisce con il provare sentimenti, ma allo stesso tempo non può rinnegare la sua natura demoniaca.
I due si ritroveranno successivamente in quel di Madrid, dove la giovane naufraga che nel frattempo è stata ritrovata dalla famiglia ( ovviamente facoltosa ) è pronta ad essere data in sposa nonostante quest'ultima sia innamorata dell'uomo errante.
Insomma questo romanzo è diviso in tre tronconi con il solo ed unico denominatore comune dell'uomo errante, ma risulta oltremodo sfilacciato, soprattutto perché lascia parecchio in sordina la trama principale che trova il suo snodo solo nei capitoli finali.
In pratica per tre quarti di romanzo troviamo John Melmoth ad assistere ad un racconto al capezzale di Moncada.
Diciamo che la prima parte lasciava presagire un romanzo diverso.
E' molto difficile per me dare un parere su questo romanzo, perché è pieno di avvenimenti sicuramente interessanti e coinvolgenti, ma anche di parti inutilmente lunghe e prolisse.
Le pagine dedicate alla strana ed inquietante storia d'amore tra Immalì/ Isidora e l'uomo errante sono assurde, piene di lungaggini, ma allo stesso tempo molto suggestive, però in un certo senso sono persino inutili nell'economia della storyline.
Sì, ci permettono di conoscere meglio la personalità e la natura dell'uomo errante, ma poco altro.
Insomma, Melmoth l'uomo errante è uno dei libri più strani e particolari che io abbia mai letto.
Non è un libro facile, e sono convinto che oggi gli editori lo avrebbero affettato con l'accetta.
Sicuramente Charles Robert Maturin ci dona uno dei personaggi cattivi più sfaccettati della narrativa gotica, ma non è un libro per tutti.
Io ci sono arrivato dopo aver letto Il Monaco, che avendo una struttura simile mi ha permesso di avere un cammino più agevole nella lettura sul peregrinare di quest'uomo che tanto ricorda il Caino biblico.
Alla prossima!
giovedì 11 novembre 2021
Il monaco - Matthew G.Lewis
Ho corteggiato questo libro per parecchio tempo, almeno dai tempi in cui ne venni a conoscenza durante la lettura del saggio Danse Macabre di Stephen King.
So che inizio spesso i miei post in questo modo, ma è la realtà dei fatti.
Molti dei romanzi che ho desiderato leggere, soprattutto in salsa gotica ed horror, provengono da quel libro.
Leggere i romanzi precursori del genere che prediligo di più è sempre stato uno dei miei obiettivi, e quindi è da tempo immemore che Il Monaco era in lista.
Avevo deciso di aspettare l'uscita dell'edizione RBA, ma poi girovagando tra le bancarelle librarie mi è capitato sottomano in un'edizione vecchia de I Mammut della Newton contenente alcuni dei libri gotici più famosi.
In quella raccolta c'erano alcuni romanzi che ho già letto, uno a cui non ero interessato, ma anche altri due che ho sempre desiderato leggere: Il Monaco e Melmoth l'errante, ma del secondo parleremo in un prossimo futuro, ancora non l'ho nemmeno letto.
Magari l'edizione non è il massimo della leggibilità per via della massa, ma anche del font parecchio fitto, ma al prezzo di 2 Euro è stato un affarone.
Andiamo di sinossi, pescata su Amazon, e fin troppo spoiler per i miei gusti:
Il romanzo, ambientato a Madrid, narra del monaco cappuccino Ambrosio, il quale, celebrato per la propria presunta santità, diviene il confessore più ricercato e colui alle cui prediche domenicali presenzia tutta la città. Ma il demonio è in agguato: sfruttando alcuni aspetti della sua personalità che egli non riconosce come proprie debolezze, lo condurrà nell'abisso della perdizione, avviluppato nel quale Ambrosio compirà una serie di azioni nefande che culmineranno nella vendita della propria anima. Il Monaco (A Monk: a romance), pubblicato per la prima volta nel 1796, è una gothic novel, il primo e più famoso lavoro dell'autore britannico M.G. Lewis. Il romanzo ebbe subito notevole successo, tuttavia non senza suscitare grande scandalo. L'opera infatti si pone nell'ambito della tradizione del romanzo gotico tedesco, e ne contiene tutti gli elementi di genere: castelli, abbazie, conventi, segrete, fantasmi, ma anche violenze, stupri, incesti, presenze demoniache. Nel 1798, allora, l'autore ne propose una versione censurata, priva di alcune delle situazioni più scabrose, ma ciò nonostante dai toni ancora molto forti, anche per lettori del XXI secolo.
E' stato bello scoprire la natura di un personaggio in corso d'opera, che appariva fin troppo surreale già dalle pagine iniziali, ma di cui anche facendone il nome sarebbe come spoilerare mezzo romanzo.
Ecco, trovo assurdo che già nella sinossi si parli della natura infernale di parte di questa storia, che per gran parte del romanzo non viene nemmeno accennata.
Capisco che parliamo di un romanzo del 1796, ma praticamente è come svelare gli snodi principali della trama, mah.
infatti mi giustifico fin dall'inizio dicendo che non sarà facile parlare di questo libro.
Prima di tutto parliamo di un romanzo del 1795/96 con tutto ciò che comporta in termini stilistici, ma anche contenutistici.
Contestualizzarlo è importantissimo, e bisogna entrare nel modo di vivere e porsi di quel periodo, quindi accettare una certa pomposità di fondo, e dei personaggi che si comportano in maniera un po' enfatica e teatrale.
Soprattutto per quel che concerne i rapporti sentimentali.
Questo romanzo all'epoca della sua uscita fu un autentico caso poiché è un romanzo dalla forte componente erotica.
Una componente erotica piuttosto malsana in realtà.
E' un libro di tentazioni, che sfociano in maniera sordida e lussuriosa, di cui cade vittima Ambrosio, il monaco protagonista di questa storia.
In realtà Ambrosio non è l'unico protagonista, le sue vicende si intrecciano con quelle di alcuni personaggi, e sono parecchi gli interludi in cui il monaco è fuori fuoco.
Prima di tutto parliamo di lui.
Ambrosio è un personaggio assurdo.
Un personaggio che cede alla lussuria e che si comporta peggio di un quindicenne ai primi approcci.
Rinuncia al voto di castità per una donna, ma si stanca di lei dopo una settimana, si invaghisce di un'altra, e per averla è disposto anche ad uccidere ed a stuprarla.
Minchia, che persona retta, vero?. :-P
Il monaco è un libro davvero ricco di eventi.
Superata una certa ampollosità iniziale, si viene catapultati in un romanzo che è anche abbastanza action per l'epoca.
Infatti le vicende di Ambrosio si mischiano a quelle di altri personaggi, tra cui Antonia, la giovane donna concupita sia da Ambrosio che dall'altro protagonista della storia ovvero Lorenzo, per poi passare ad Agnes sorella di Lorenzo e novizia suora che però ha una relazione con un marchese amico di Lorenzo, Raymond.
Gran parte degli avvenimenti avvengono in un monastero ed un convento di suore collegati tra loro attraverso una cripta in quel di Madrid.
Il romanzo ha anche una forte componente non solo gotica, ma anche religiosa, quella più bigotta ed intransigente, ma anche parecchio ipocrita.
Lewis ci infila veramente di tutto, fughe, omicidi, tradimenti, cripte terrificanti con tanto di passaggi segreti, riti magici, briganti, fantasmi, e persino l'ebreo errante e l'inquisizione.
Devo ammetterlo, è un libro che a tratti mi ha preso davvero tanto.
Certo, forse c'è fin troppa carne al fuoco, e bisogna passare sopra ad un po' di scene che come dicevo all'inizio sono molto teatrali e sopra le righe, ovvero quelle classiche scene di donne svenevoli e piuttosto ingenue, scene di pianti al capezzale o uomini che si contorcono nel letto per settimane e mesi per il dolore, o riti di corteggiamento un po' desueti che oggi fanno un po' sorridere, e che Lewis utilizza benissimo ai fini della trama.
Il monaco è un gran bel libro.
Anche se tratta di argomenti non proprio idilliaci, riesce ad essere piuttosto conturbante, e quest'ultimo è un aggettivo che non ho usato a caso.
Non è un romanzo per tutti, lasciatemelo dire.
Capisco perché all'epoca della sua uscita fu giudicato così scabroso.
Il finale è veramente terrificante e sorprendente, cioè lo sarebbe se non leggeste la sinossi. XD
Cioè, sorprendente forse no, però spiega almeno un po' il comportamento assurdo di un personaggio in particolare, che fino a quel momento è molto difficile trovare credibile.
Sono veramente contento di aver colmato l'ennesima lacuna, e spero che anche Melmoth mi risulti interessante quanto Il monaco di Lewis.
Prima però mi dedicherò all'ultimo libro di Stephen King, che per una volta sono riuscito a comprare proprio il giorno della sua uscita.
Alla prossima!
martedì 20 luglio 2021
Il Golem - Gustav Meyrink
Chi conosce i miei gusti letterari sa che mi piace andare all'indietro e che in generale preferisco le storie horror del passato rispetto a quelle presenti, e nel mio peregrinare all'inverso sono sempre alla ricerca di vecchi romanzi oggi quasi dimenticati.
Sono molti i romanzi che vorrei recuperare ed alcuni ultimamente sono (ed in futuro saranno ) ristampati dalla RBA nell'edizione I primi maestri del fantastico.
Ci ho messo un po' prima di entrarne in possesso, perché non so per quale motivo, ma la distribuzione editoriale nella mia città è in ritardo di una settimana, e quando sono andato a comprarlo ho ricevuto picche, con tanto di perplessità dell'edicolante perché le nostre informazioni sulle uscite non coincidevano ( visto che io mi affidavo al loro sito ).
Comunque una settimana passa in fretta ed alla fine tutto è bene quel che si può leggere bene.
Però problemi distribuitivi a parte, com'è andata la mia immersione nei sobborghi ottocenteschi di Praga?
Irta, parecchio irta, e ricca di dislivelli.
Meyrink è tosto.
Il Golem è una figura magica legata all'ebraismo e molto radicata nei sobborghi di Praga, con tanto di leggenda annessa, che Gustav riporta anche molto fedelmente visto che la storia è ambientata proprio nel quartiere ebraico di Praga.
Con la figura del Golem non ho molta familiarità, se non legata a qualche film ed al fumetto, perché mi pare di ricordare di averla incrociata in qualche comics Marvel e in Berserk del compianto Kentaro Miura.
A dirla tutta nel romanzo di Meyrink è una figura molto eterea ed evanescente, tanto che diventa molto difficile catalogare questo romanzo come gotico o horror.
Forse è più un romanzo del mistero, visto che Meyrink gioca una partita a scacchi con il lettore, legando la figura de Il Golem a doppio filo a quella del protagonista, in un meccanismo letterario in bilico tra realtà e visionarietà, tra onirismo e folclore metropolitano.
Il Golem è un romanzo complesso e molto frammentario, parecchio psicologico, in cui la trama non è proprio linearissima ed è concentrata sul alcuni personaggi del quartiere ebraico che sono uno più sordido e astuto dell'altro.
E' molto difficile empatizzare con costoro, e quasi tutti sono sfuggenti e dominati da secondi fini, in cui anche la descrizione della normalità quotidiana e cittadina ambientata in un bar, lascia intendere una stranezza, una nota stonata.
C'è sempre qualcosa che non quadra nella vita del protagonista e di chi lo circonda, che siano i suoi amici o le donne da cui è attratto.
Una normalità anomala.
La descrizione di Praga è molto bella e suggestiva, ed è difficile affermare che Meyrink non scriva bene, perché da quel punto di vista è molto gradevole da leggere.
Ammetto di essermi trovato in difficoltà e di non essermi raccapezzato del tutto, poiché pur essendo preparato ad una storia che non rispetta i crismi di costruzione della storia odierna visto che parliamo di un romanzo scritto nel 1913/14, non mi aspettavo comunque una struttura su più livelli ed alienante come quella creata da Meyrink.
Ecco, se proprio devo dirlo, è forse uno dei rari casi in cui si può associare l'horror alla narrativa alta, in un romanzo che a me ricorda le atmosfere di Kafka, Hawthorne e Faulkner.
Però è un libro che se affrontato come un romanzo gotico qualsiasi, rischia di deludere non poco il lettore.
E forse è proprio per questo che è un testo quasi dimenticato oggigiorno.
E' strano dirlo per un romanzo gotico, ma non è un libro per tutti.
Credo nemmeno per me.
E' un romanzo che lascia parecchi strascichi e dubbi di sorta.
Sono comunque contento di averlo letto e sono pronto a mettermi alla prova con altre storie scritte agli albori del genere.
Punto molto su Il Monaco di Matthew Gregory Lewis, ma dovrò aspettare un bel po' prima di leggerlo.
Vi lascio con la sinossi del romanzo, che per quanto suggestiva e breve, forse anticipa un po' troppo:
Una nuova traduzione arricchita dalle illustrazioni originali di Hugo Steiner-Prag e da un corredo di note attente ai significati occulti del capolavoro di Meyrink: il Golem, l'antico essere artificiale creato dalla magia di un rabbino, riprende vita grazie allo scambio di un cappello nel Duomo di Praga, squarciando il velo che separa il mondo reale da quello oscuro e segreto dei sogni.
Alla prossima! (?)
lunedì 3 maggio 2021
Mucchio D'ossa - Stephen King
" Un personaggio romanzato, altro non è, che un mucchio d'ossa. "
Mi è sempre rimasta impressa un'intervista a Stephen King che venne pubblicata alla fine di non ricordo quale romanzo in cui il Re affermò che Mucchio D'ossa era il libro in cui ebbe la sensazione di essere arrivato al livello massimo di scrittura.
Magari sarà così, ma universalmente non è tra i suoi lavori più famosi e celebrati, ed anzi è raro che venga inserito nelle classifiche di gradimento degli appassionati.
Rileggendolo dopo tanto tempo, credo di aver capito perché King ebbe quell'impressione.
Le tematiche affrontate in questo romanzo sono indiscutibilmente serie, complesse ed importanti.
Con Mucchio D'ossa siamo più vicini al genere drammatico che al genere horror, che c'è sia chiaro, ma che per gran parte della storia funge quasi da corollario.
In questo libro sono presenti tanti temi: morte giovanile, elaborazione del lutto, razzismo, stupro, ed è ben radicato anche il genere legal drama con tanto di bambino conteso, il tutto condito in salsa ghost story.
Andiamo di sinossi e parliamone meglio:
Mike Noonan - quarant'anni, autore di best-seller - è un privilegiato: un discreto successo, un buon conto in banca, la consapevolezza di sentirsi arrivato; tutte cose che ovviamente non hanno alcun senso se l'unica persona a cui tieni un giorno esce di casa e non ritorna più, folgorata per strada dalla morte. Quattro anni dopo è uno scrittore finito, afflitto da un'esistenza vuota. E' alla resa dei conti ma è anche angosciato dalla sensazione che "qualcos'altro", oltre a lui, non sappia rassegnarsi all'ineluttabile di un'esistenza troncata, qualcosa che si fa strada nella sua mente insinuando dubbi tormentosi, procurando incubi che travalicano i limiti del reale...
Al di là dell'empatia che si può provare per il protagonista che perde la moglie in giovane età, per di più mentre era incinta, è stato parecchio difficile superare indenni il primo centinaio di pagine.
Pagine che ho trovato ripetitive e noiose, devo dirlo.
Non mi stupirei se qualcuno mi dicesse che lo ha abbandonato dopo poche pagine.
Mike Noonan è inizialmente un personaggio molto irritante.
Ci sono anche belle pagine di crossmedialità quando appaiono altri personaggi di altri libri incentrati su Castle Rock e dintorni, ma King persevera sulle paturnie del protagonista fino a quasi lo sfinimento.
La storia trova la sua vera voce quando il protagonista decide di lasciare la cittadina e trasferirsi per l'estate nella sua casa al lago.
Da lì le cose si fanno fosche e torbide, dopo l'incontro con una giovane ragazza madre in lotta per l'affidamento della propria bambina contro l'ottuagenario ma perfido e ricchissimo suocero.
Il tutto mentre una tremenda tara ereditaria affligge quella cittadina.
Ecco, visto che l'ho nominata, parliamo un attimo di questo personaggio.
Mattie, la giovanissima madre di cui Mike si invaghisce appare fin dall'inizio un co-protagonista troppo idealizzato e romanzato.
La classica ragazza della porta accanto ( in questo caso roulotte ), bella, brava, quasi una cenerentola, visto che fa innamorare un ragazzo facoltoso, e successivamente uno scrittore famoso, e persino l'avvocato che si occupa della battaglia per l'affidamento.
Non ti pare di esagerare un po', Steve?
A parte questo, Mucchio D'ossa ha una struttura molto complessa e solida.
Alcune scene, soprattutto quelle oniriche, sono molto inquietanti.
Ed il salto all'indietro nel 1900 in cui vengono narrati alcuni eventi sconvolgenti ai danni di una comunità itinerante di artisti di strada afroamericani ha dell'indicibile, con scene terribilmente forti.
Probabilmente sono le parti più riuscite ed incisive del romanzo.
In mezzo però ci sono un finale indubbiamente forzato ed alcune scene poco credibili tipo quando il vecchietto con l'ausilio della sua assistente ugualmente malmessa riesce ad attentare alla vita di Mike Noonan in una scena alquanto risibile per quel che mi riguarda.
Ecco, c'è molto di scenico in questo libro e non tutto risulta credibile.
Le parti più serie e quelle orrorifiche non riescono sempre ad incastrarsi benissimo, e paradossalmente sono proprio le scene ambientate nel reale a sembrare più finte.
A parte la battaglia finale in cui King inserisce degli elementi un po' a caso, la parte dichiaratamente horror quando decolla è parecchio riuscita.
Per giunta ci presenta una figura orrorifica che ha delle motivazioni oggettivamente comprensibili nella sua vendetta.
Insomma un personaggio molto suggestivo e sfumato.
Ottima anche l'atmosfera che si respira nella cittadina in corso d'opera, all'inizio tutta convenevoli, e via via sempre più chiusa e ostile.
Insomma, Mucchio D'ossa è un romanzo contorto, che probabilmente paga un po' il fatto di non essere una di quelle storie immersive e scorrevoli.
King alza l'asticella, ma non è detto che abbia preso bene la mira.
A me questo libro continua a non arrivare del tutto, ma ne percepisco l'intento.
Mi è difficile sostenere che Mucchio D'ossa sia un brutto romanzo, ma nemmeno quel grande romanzo che King crede(va) di aver scritto.
Alla prossima ( ? )!
venerdì 15 gennaio 2021
Il giro di vite - Henry James / The haunting of bly manor
"...Convengo, nei riguardi del fantasma di Griffin o di quello che fosse, che il fatto di essere apparso prima che ad altri a un fanciullo, e in così tenera età, dia alla storia un mordente particolare. Ma, per quanto ne so, non è la sola volta che un così simpatico fenomeno accade a un bambino. Se il fatto che ci sia un bambino dà un giro di vite di più all'effetto, che direste, allora, di due bambini? "
In questi giorni ho recuperato ed apprezzato abbastanza la seconda stagione di Hill House, questa volta denominata The haunting of bly manor ed ispirata liberamente ad Il Giro di vite di Henry James.
Questo ha fatto sì che mi venisse voglia di rileggere il romanzo e di ripescare in libreria la vecchissima copia che ne ho a casa.
Una copia degli anni '60 che pagai cinquanta centesimi in un mercatino dell'usato, e le cui pagine mi si scollano in mano sempre di più ad ogni rilettura.
Però non l'ho mai sostituita e nemmeno ho intenzione di farlo, anche perché le edizione vetuste hanno sempre un fascino enorme sul sottoscritto.
Pensate che quest'edizione è prezzata a 250£.
Ma ciance a parte, sul libro ci tornerò successivamente, parliamo un attimo della serie:
Lo dico subito, io guardo molti telefilm ma non mi considero un esperto, ci sono blog molto più attinenti e molti siti sul mondo delle serie Tv e sul cinema, e non voglio sostituirmi a loro.
Però da amante dell'horror vorrei spenderci due paroline.
The haunting of bly manor è una bella serie.
Già a partire dalla sigla molto elegante e d'atmosfera, passando poi per i due bambini protagonisti molto bravi e perfettamente in parte, fino ad arrivare all'istitutrice, vera anima della serie, altrettanto brava.
Per coloro che non conoscono questa storia la trama è esilissima e più gotica che non si può:
Una giovane istitutrice viene mandata a badare a due bambini in una residenza estiva dallo zio degli stessi, in una casa in campagna in cui non avrà nemmeno il tempo di ambientarsi ed affezionarsi ai due bambini, che si ritroverà a vedere strane figure dentro e fuori il maniero, che episodio dopo episodio sembrano sempre più interessate ai fanciulli.
La più classica delle storie di fantasmi, ma d'altronde Il giro di vite viene considerato un vero e proprio archetipo del genere.
C'è però una differenza sostanziale tra linguaggio narrativo e cinematografico, il che rende i due prodotti molto diversi e non solo a livello temporale ( Flanagan ambienta la storia negli anni '80 ).
Flanagan & soci sono costretti ( per avvicinarsi il più possibile all'utenza Netflix e quindi rendere più chiare possibili le dinamiche ) a trovare delle motivazioni all'irrazionale.
Infatti, secondo me, questo serial perde colpi proprio nel momento in cui cerca di dare spiegoni sul perché ci sono questi fantasmi, cosa che banalizza e di molto le apparizioni.
Di tutto ciò nel romanzo di Henry James non ne troverete traccia, la storia resterà vaga e subdola fino alla fine, tanto che alla fine è anche possibile pensare nemmeno velatamente che tutto possa essere frutto della fantasia dell'istitutrice.
E' questa la grande forza di quel libro.
Non ha bisogno di spiegare l'ignoto, e se ci pensate, è consuetudine dei vecchi horror essere così.
Raramente Lovecraft, Poe, Hodgson, Shirley Jackson ci donano delle spiegazioni, ci lasciano immaginarle, ed io lo trovo meglio così.
Non a caso, l'ottavo episodio, che dal punto di vista tecnico viene osannato da molti, a me ha deluso abbastanza pur riconoscendone le qualità dal punto di vista visivo e dalla bravura delle due attrici, proprio perché funge da spiegone e da risolutore nel più classico cliché del genere horror cinematografico.
Però è una serie che funziona, che ci dona anche una bella storia d'amore, che nell'episodio finale fa davvero commuovere, devo dirlo.
The haunting of bly manor è un bel telefilm, che consiglio senza riserve.
Ma...Il giro di vite è meglio.
Con poco più di centocinquanta pagine Henry James ci rappresenta la perfetta storia di fantasmi da racconto del focolare.Per giunta James non solo è uno scrittore scorrevole ed elegante, ma anche un fine cesellatore, che inventa dei personaggi subdoli ed ambigui veramente accattivanti.
Soprattutto nei dialoghi, sembra nascondersi sempre qualcosa, ed è questo uno dei punti di forza dell'opera.
Capitolo dopo capitolo assistiamo ad un vera e propria battaglia mentale e verbale, tra l'istitutrice e i bambini, che tra sottintesi e non detto, sembrano quasi " proteggere " le apparizioni dei due fantasmi che li perseguitano.
Due bambini che James non esita a definire più volte bellissimi ed angelici, come a voler creare un contrasto tra la loro beltà e la loro ambiguità di fondo.
Certo, parliamo di un romanzo di fine '800 ed è figlio del periodo.
Sia dal punto di vista dei personaggi che presenta, che nel modo che loro stessi hanno di fare e di esprimersi, e va accettato così.
Qualcuno potrebbe vederci qualcosa di morboso e malsano nel rapporto che alla fine lega l'istitutrice al piccolo Miles, però preferirei non addentrarmi in tali questioni.
Ripeto che Henry James è talmente ambiguo ed abile, da farti pensare di tutto.
Insomma, è uno di quei libri che alla fine ti lasciano elucubrare e con la sensazione di non aver capito tutto, che si è perso qualche passaggio.
Non a tutti piace questo tipo di storia, ed infatti gli scrittori contemporanei dell'horror raramente scrivono storie frammentate, ma anzi sono costretti a spiegare anche l'inspiegabile, e quindi capisco, veramente, chi critica Il giro di vite perché lo trova alienante e poco chiaro.
Però, boh, io l'adoro.
Alla prossima!
mercoledì 8 gennaio 2020
Kill Creek - Scott Thomas
Ho avuto modo di leggerlo, e pur non inventandosi nulla e pescando a piene mani dal gotico classico con il sempreverde tema della casa stregata, devo dire che l'ho trovato un romanzo degno e rispettoso del genere.
Non per tutti è stato così, e lo trovo ovvio, visto che di libri, telefilm e film su case stregate ne è pieno anche l'Aspromonte.
Ma parliamone dopo la sinossi:
"In fondo a una strada sterrata, mezzo dimenticata nel cuore del Kansas, sorge la casa delle sorelle Finch. Per molti anni è rimasta vuota, abbandonata, soffocata dalle erbacce. Adesso la porta sta per essere riaperta. Ma qualcosa, o qualcuno, aspetta nel profondo delle sue ombre, e non vede l'ora di incontrare i suoi nuovi ospiti.
Quando Sam McGarver, autore di best seller horror, viene invitato a trascorrere la notte di Halloween in una delle case infestate dai fantasmi più famosa del mondo, accetta con riluttanza. Se non altro, non sarà solo: con lui ci saranno altri tre acclamati maestri del macabro, scrittori che come lui hanno contribuito a tracciare la mappa moderna di quel genere letterario. Ma quella che inizia come una trovata pubblicitaria si trasformerà in una vera e propria lotta per la sopravvivenza.
L'entità che hanno risvegliato li segue, li tormenta, li minaccia, fino a farli diventare parte della sanguinosa eredità di Kill Creek."
Non mi stupirei di vedere questa storia al cinema o su qualche piattaforma streaming tipo Netflix.
Scott Thomas è un ex sceneggiatore e lo si evince benissimo. Lo scritto è molto veloce, scorrevole e cinematografico e si ha la sensazione che i personaggi siano costruiti a puntino, con un preciso schema, persino episodico, a volte.
Dal punto di vista narrativo siamo lontani da L'incubo di Hill House, La Casa Stregata, La Casa D'inferno o persino Shining. Come dicevo all'inizio, di storie simili se ne trovano a centinaia, e molte sono di gran lunga migliori, ma la scelta dell'autore di narrare le gesta e le "azioni" di questa casa o di chi la abita, attraverso la mente, i gesti, le parole e i pensieri di quattro scrittori ( tre uomini e una donna) che trattano l'horror in modo altrettanto diverso, è per me un punto di forza del romanzo.
La prima parte è molto bella ed è quella che più mi ha avvinto.
Si parla anche di libri, di horror in generale quasi in ambito saggistico attraverso quell'intervista organizzata dal creatore di un sito internet di grande successo sull'argomento, con tanto di streaming in diretta dell'intervista.
Un tocco di modernità necessario che non guasta.
Dovremmo anche accettare l'idea che il gotico non sia solo polvere, porte antiche che sbattono e vecchie candele, ma anche cellulari, laptop e GoPro.
Personalmente ho apprezzato questo libro, nonostante alcune parti siano telefonate e prevedibili, specie sul finale, compreso quel plot twist delle ultime pagine, che non è difficile immaginare.
La trama segue forse un percorso troppo prestabilito e cinematografico, ma si lascia seguire con piacere, anche se ammetto che sul finire avevo perso interesse e mordente.
Alla lunga la storia ha ceduto un po' il passo risultando ai miei occhi troppo standard, e forse è per questo che a molti questo romanzo non è piaciuto.
Uno degli aspetti più interessanti del romanzo ( ma che comunque non è una novità narrativa ) è la natura della casa stregata come bagaglio psichico.
Una casa che ha bisogno di essere ricordata e narrata per non morire.
E' l'idea del romanzo che ho apprezzato di più.
Alcune parti forse sovvertono un po' le regole del genere gotico, soprattutto quella di riuscire ad avere potere fuori da quell'ambiente, ma è una cosa che francamente accetto.
Se volessi fossilizzarmi sul passato, leggerei solo i classici e buonanotte, che comunque come ben sa chi mi legge, faccio più spesso e volentieri.
Ci sta che nel 2020 si provi a modernizzare ed allargare la struttura dei generi narrativi, che tanto quelli vecchi sono dei pilastri infrangibili che non tocca nessuno, e che resteranno a futura memoria, ancora e ancora.
Insomma, se vissuto come cinema su carta, è un romanzo scorrevole, come un buon horror estivo con la final girl o perché no, il final boy di turno.
Di questi tempi, nell'ambito narrativo, è già qualcosa.
Alla prossima!
martedì 5 novembre 2019
Ritornati Dalla Polvere - Ray Bradbury
martedì 16 luglio 2019
Scrittori italiani che guariscono temporaneamente la mia esterofilia: Michele Mari
Entrambe le opere che ho letto mi hanno convinto, ed in futuro leggerò sicuramente altri suoi libri.
La mia ritrosia per la letteratura gotica e del mistero italiana è ben nota a chi mi conosce, ma a volte mi lascio convincere a vincere le mie insicurezze ed a sperimentare, e vittoria è stata, in quasi tutti i sensi.
Ci ho messo un po' a lasciarmi andare, ho letto varie recensioni, letto sinossi, sentito stories su stories sui suoi romanzi, ed alla fine ho deposto lo scudo del pregiudizio, ed ho sconfitto la mia esterofilia.
La lettura di Verderame e Roderick Duddle non è stata indolore, perché a me lo stile di Mari non piace, trovo la sua scrittura un po' fitta e "stilosa", ma è un problema mio, perché entrambi i libri dal punto di vista della trama mi sono piaciuti molto.
Felice all’improvviso si mette a raccontare una balzana storia di esuli russi, di francesi che parlano sottoterra, di scheletri in divisa nazista: e le lumache che appestano l’orto si trasformano in nemici invincibili, sentinelle di un mondo ctonio e minaccioso. Quale sfida migliore, per un ragazzino che si annoia, di un «viaggio al centro della testa» di quest’orco bonario che da sempre accende la sua immaginazione? Così Michelino si ritrova, come un piccolo Sancho Panza, scudiero nella lotta di Felice contro il mulinare impazzito della sua memoria, consigliere e compagno nella battaglia disperata che l’uomo sta combattendo dentro di sé.
Giocando con la tradizione del romanzo d’avventura – e innestando nell’immaginario di Stevenson le ossessioni di Edgar Allan Poe – Michele Mari conduce il lettore lungo un percorso imprevedibile alla scoperta dei propri demoni. Con una passione affabulatoria mai così divertita e travolgente, illumina ancora una volta la natura «sanguinosa» dei ricordi d’infanzia. E riesce così a sfiorare un territorio altro, una zona d’ombra dove ciascuno di noi ha un doppio che lo attende, e poco importa se non sappiamo dargli un nome, «perché non ci dobbiamo preoccupare della storia delle cose e delle parole, dobbiamo usarle solo per il nostro comodo».
Verderame è un libro molto particolare, un racconto di formazione e del mistero dai toni forse un po' troppo accademici e ricercati, ma che mi è piaciuto molto.
Ho sofferto un po' la scelta di far parlare ad uno dei personaggi principali un dialetto lombardo così stretto che per un calabrese come me è quasi un'altra lingua, visto che capivo una parola su quattro, ma sono scelte di narrazione che non possono essere discusse.
D'altronde è più naturale che un giardiniere un po' tocco che non ha fatto altro nella vita parli il dialetto piuttosto che si esprima in un italiano perfetto.
La mia sensazione è che Verderame non scorra benissimo, ma tiene incollato fino alla fine, se non altro per carpire del tutto cosa frulla nella testa "visionaria" di Felice.
Un romanzo sicuramente ampolloso, ma che è in toto il mio genere.
Roderick ha dieci anni, e tutto quello che possiede è un medaglione. Ancora non lo sa, ma quell’oggetto lo porterà piú lontano di qualsiasi nave al largo dell’oceano. Figlio di una prostituta, cresce tra furfanti e ubriaconi in una fumosa locanda con annesso bordello. Quando la madre muore, il proprietario pensa bene di cacciarlo: quello che entrambi ignorano è che nel destino di Roderick è nascosta un’immensa fortuna, e il medaglione che porta al collo ne è la prova. Il ragazzino si ritrova alle calcagna una folla di balordi, loschi uomini di legge, suore non proprio convenzionali, tutti disposti anche ad uccidere per averlo. E cosí fugge, per terra e per mare, in un crescendo di equivoci e imprevisti rocamboleschi, tragici ed esilaranti, come ogni vita romanzesca che si rispetti. Con Roderick Duddle Michele Mari ha scritto una storia capace di rifondare il gesto stesso del narrare. Un libro travolgente, dal quale non si vorrebbe piú uscire.
Roderick Duddle è innanzitutto un bel mattone, ma molto più scorrevole di Verderame.
In bilico tra atmosfere dickensiane e di provincia ( la copertina è molto esplicativa in tal senso ) e da una parentesi narrativa di avventure marittime che ricordano un po' L'ammutinamento Del Caine o L'isola Del Tesoro.
Un libro che intrattiene e coinvolge.
Mi hanno però lasciato perplesso alcune scelte narrative.
In questo romanzo Mari parla più volte con il lettore, rompendo la quarta parete, rendendo così un po' più lieve la portata degli eventi, come se in fondo, volesse alleggerirne le dinamiche, ed è un vero peccato, perché Roderick Duddle è un romanzo pieno di personaggi senza scrupoli e piuttosto interessanti.
Non che non ci siano eventi nefasti, anzi ve ne sono in abbondanza, ma lo scrittore viene troppo spesso in soccorso del lettore, come se in fondo volesse rassicurarlo, ed è un peccato perché personaggi come Il Probo, La Badessa, Salamoia, Jones o la bellissima e conturbante Suor Allison avrebbero sollucherato ancora di più il lettore senza le avvertenze dello scrittore.
La sua presenza in quanto narrante spesso e volentieri anticipa le dinamiche della trama rendendo prevedibili gli eventi più shockanti.
Nonostante ciò le peculiarità dei personaggi e i ribaltamenti continui di trama ( il povero ragazzino protagonista ne vive di ogni, ma d'altronde è un personaggio dichiaratamente dickensiano ) fanno di Roderick Duddle un gran bel romanzo che mi ha avvinto fino alla conclusione.
Anche qui c'è qualche vezzo stilistico dello scrittore: in questo caso le lettere sgrammaticate del signor Jones, ma in questo caso almeno sono comprensibili.
In generale è un gran bel romanzo che mischia molti elementi e lo fa bene.
E' anche molto conturbante e malizioso, soprattutto nel personaggio di Suor Allison, una donna ermafrodito capace di suscitare erotismo in quasi tutti i personaggi che popolano il romanzo, certamente il personaggio più bello di tutto il libro.
Michele Mari, tra me e te non finisce certo qui, e non è una minaccia, ma una promessa di lettura.
P.s: entrambe le sinossi sono prese dal sito di Einaudi, la casa editrice che detiene i diritti delle opere di Michele Mari.
Alla prossima!
giovedì 28 marzo 2019
Non è un paese per vecchi...scrittori!
Ho fatto questa prova qualche tempo fa, perché mi ha stranito e sconcertato che molti lettori odierni che bazzicano sui social più diffusi non conoscessero minimamente l'autrice.
Mi ha lasciato stranito ancora di più il fatto che la stragrande maggioranza ha preferito la serie al romanzo d'origine, che è stato definito più volte palloso e troppo psicologico.
Prima di tutto voglio dire che anch'io ho apprezzato molto la serie, che inevitabilmente è molto più diluita e diversa dal materiale d'origine, ma che non mi aspettavo questa disparità di giudizio, ed a dirla tutta, nemmeno che fosse così sconosciuta a molti degli attuali lettori odierni che bazzicano sulla rete.
La questione è che oggi si pubblica moltissimo e si pompano sempre di più le uscite prossime ( com'è giusto che sia ) e si crea una sorta di bolla pubblicitaria dove tutti parlano degli stessi libri mentre gli autori del passato non se li fila più nessuno, se non il vecchio lettore nostalgico che magari non ha la stessa forza propulsiva dei blogger e bookstagrammer attuali che vivono di collaborazioni con gli editori.
C'è da dire che con il traino della serie oggi Shirley Jackson è "letteralmente " risorta ed ha visto anche l'uscita di due suoi libri inediti ( uno epistolare e uno di racconti ).
Dovrei essere contento, quindi, che un'autrice che amo, venga letta molto più di prima ( comunque parliamo di un'autrice sempre pubblicata e mai finita nel dimenticatoio grazie ad Adelphi ), ma mi ha spinto ad una serie di elucubrazioni.
Oggi per un lettore odierno è molto facile dire la sua e sputare sui classici del passato in favore di autori più moderni e scorrevoli.
Cioè magari Giovanni Scassapurru che è cresciuto pubblicando racconti su Wattpad e che si è reinventato scrittore horror o young adult potrà essere lo scrittore preferito di una giovane lettrice che allo stesso tempo probabilmente troverà pesante e noioso Dracula, Frankenstein ed altri classici dell'horror.
Tutto ciò è legittimo, ma oggi mi sembra che molti facciano un'enorme fatica a contestualizzare e credo non si abbiano nemmeno i filtri per apprezzare un certo tipo di storie.
Ci si difende appellandosi al gusto personale, perché non si è in grado di assorbire un certo tipo di scrittura e struttura narrativa del passato.
Non si è abbastanza allenati, forse.
Forse perché i classici vengono associati alla scuola ed alle noiose lezioni o alla costrizione di aver dovuto studiare un capitolo dei Promessi Sposi o della Divina Commedia, chissà.
In questo periodo ho letto tre vecchi libri tascabili della Newton e mi è saltato all'occhio che alcune delle soluzioni narrative, lette oggi, risultano scontate ad un lettore navigato o che comunque ha avuto modo di vedere al cinema o in Tv migliaia e migliaia di storie horror, gotiche, fantasy o vattelapesca.
Questo significa che siano opere brutte? Ma quando mai!
Mi sono gustato ognuno dei racconti di Stevenson ed ho apprezzato ogni capitolo del bellissimo I Pirati Fantasma di Hodgson.
Ecco, voglio dire a questi/e giovani virgulti che ciò che oggi per voi è scontato e banale, ha funto da precursore di tutto ciò che leggiamo oggi.
E che senza la Jackson, H.P.Lovecraft, Poe, Hodgson, Mary Shelley e chissà quanti altri, nemmeno romanzi come After, Divergent e qualsiasi altro romanzo odierno fantasy sarebbe esistito.
Bisogna avere rispetto del passato, così come io rispetto che voi amiate di più Giovanni Scassapurru o Giacomo Carrialanda.
lunedì 31 dicembre 2018
Cosa ho letto nel 2018
Così almeno ho anche la scusa per scrivere in calce al post gli auguri di Buon Anno a tutti invece del canonico alla prossima.
Nel post ho inserito solo i libri nuovi che ho letto non considerando le riletture ( che non sono state poche ).
Considerando che ho avuto momenti di buio e momenti in cui non riuscivo a proseguire nella lettura di qualche testo troppo prolisso o noioso per i miei gusti, devo dire che non me la sono cavata affatto male.
Ho letto quaranta libri ed alcuni di essi entrano di diritto tra i miei preferiti di sempre.
Per la classifica delle letture mi sono affidato ad Anobii in base a quando li ho aggiunti, ma non so se effettivamente sia affidabile o meno al 100%.
Di alcuni romanzi che ho letto conservo pochissimo ricordo, segno un po' preoccupante che sto invecchiando.
Ma bando alle ciance:
Il Re In Giallo - Robert W.Chambers
Il Deserto Dei Tartari - Dino Buzzati
La Macchina Del Tempo - H.G.Wells
Glamorama - Bret Easton Ellis
Chiamami Con Il Tuo Nome - André Aciman
Nascita Del Superuomo - Theodore Sturgeon
I Figli Di Medusa - Theodore Sturgeon
Tutti i Racconti 1947-1953 - Philip K. Dick
Molto Dopo Mezzanotte - Ray Bradbury
Indietro Nel Tempo - Jack Finney
La Città Dei Libri Sognanti - Walter Moers
La Casa Delle Vacanze - Clive Barker
Cent'anni Di Solitudine - Gabriel Garcia Marquez
L'Amore Ai Tempi Del Colera - Gabriel Garcia Marquez
L'isola Di Arturo - Elsa Morante
Averoigne - Clark Ashton Smith
Zothique - Clark Ashton Smith
Il Mondo Nuovo - Ritorno Al Mondo Nuovo - Aldous Huxley
Lolita - Vladimir Nobokov
La Scatola Dei Bottoni di Gwendy - Stephen King
L'amico Ritrovato - Fred Uhlman
Il Risciò Fantasma - Rudyard Kipling
Red - Jack Ketchum
Kim - Rudyard Kipling
Il Vecchio e il Mare - Ernest Hemingway
Addio Alle Armi - Ernest Hemingway
Incubus - Ray Russell
Ed Egli Maledisse Lo Scandalo - Mack Reynolds
Effetto Valanga - Mack Reynolds
Shock 1 - Richard Matheson
In Una Piccola Città - Frank Belknap Long
Non Lasciarmi - Kazuo Ishiguro
Il Risveglio Dell'abisso - John Wyndham
Il Cimitero Senza Lapidi ed Altre Storie Nere - Neil Gaiman
Marziani Andate a Casa - Fredric Brown
Incubi & Risvegli - Ramsey Campbell
Lo Straniero - Albert Camus
Achille Piè Veloce - Stefano Benni
Cari Mostri - Stefano Benni
Il Grande Tempo - Fritz Leiber
Come dicevo inizialmente non tutte le letture sono state facili ed alcune di esse mi sono piaciute poco o nulla, ma più che altro per questione di stile o di tematiche che mi aspettavo approfondite in maniera diversa, ma come sempre è un limite mio, mica dello scrittore.
Tra i libri che mi aspettavo diversi e che mi hanno annoiato ci metto: Kim, Effetto Valanga, Il Grande Tempo ( bello per alcuni aspetti, palloso per altri ), Red ( mi aspettavo tantissimo e forse è colpa delle mie alte aspettative ) e La Città Dei Libri Sognanti.
Il mio preferito è certamente L'amico Ritrovato di Fred Uhlman che ho letto almeno tre volte.
Menzione anche per Lo Straniero, Il Deserto Dei Tartari ed Incubus a cui va la palma per il miglior horror che ho letto durante il 2018.
Forse mi aspettavo di più da due autori come Gabriel Garcia Marquez ed Ernest Hemingway, ma non posso affermare che non mi siano piaciuti, anzi.
Però a parte Il Vecchio ed il Mare che ho amato moltissimo, non ho provato particolari brividi ed emozioni con le altre opere di questi due mostri sacri della letteratura.
Ho avuto comunque modo di approfondire e conoscere autori che prima d'ora non avevo mai avuto coraggio ad approcciare, e la considero una cosa buona e giusta.
Sto leggendo meno romanzi horror di un tempo e mi sto aprendo sempre di più a romanzi classici e non di genere, ma lo ritengo normale visto che faccio fatica a trovare la voglia di avvicinarmi all'horror ed al fantastico contemporaneo.
Non a caso molte delle letture del 2018 riguardano autori del passato come Long, Leiber, Chambers o C.A.Smith.
Come vedo il mio 2019 da lettore?
Non posso prevedere il futuro, ma sono convinto leggerò qualche libro in meno, spero comunque di sbagliarmi.
In rampa di lancio ho però già Norwegian Wood / Tokyo Blues di Haruki Murakami che inizierò appena mi passerà la scimmia per la rilettura de La Torre Nera di Stephen King.
A proposito di quest'ultimo, fa specie nella mia classifica di lettura la mancanza della sua ultima fatica The Outsider, ma non ho avuto la possibilità economica di prenderlo.
Alla Prossima e Buon Anno a tutti!
venerdì 31 agosto 2018
L'inverno Della Paura & dei miei eroi giovanili
Seduti dopo il duello finale a rimirare il cielo sotto una volta stellata o un tramonto infuocato in sella alle loro Bmx o alle loro Schwinn.O almeno non mi sono mai piaciuti quanto il narrato precedente.
Sarà un problema mio.
Penso la stessa cosa di It, di Circolo Chiuso di Jonathan Coe ed anche di quest'opera di Simmons.
Ambientato quarantanni dopo il precedente capitolo, questa storia ha per protagonista unico Dale Stewart uno dei principali protagonisti del precedente capitolo.
Dale sceglie di tornare nella sua vecchia cittadina dopo un divorzio, un tentativo di suicidio e per provare a scrivere un libro sulla sua infanzia.
Ci sono moltissime differenze di approccio e di stile rispetto al primo capitolo.
L'inverno Della Paura è un romanzo molto più complesso e pomposo, strapieno di citazioni letterarie ed omaggi alle Ghost Story di Henry James e Shirley Jackson.
Riecheggiano echi del Mastino Dei Baskerville e riferimenti vari al Beowulf ed altre opere antiche inglesi.
Siamo lontanissimi dalla storia di formazione del primo capitolo.
L'inverno Della Paura è un romanzo psicologico, cupo e volutamente contorto.
Funziona?
Si, per gran parte.
Meno per altre cose ( tutta la faccenda della sua scappatella con la studentessa che gli è costata il matrimonio è tirata abbastanza per le lunghe, secondo me ).
Bellissima la scelta della narrazione fuoricampo affidata ad un...morto.
Tempo fa dicevo che l'inverno è degli uomini, e questo romanzo mi porta ancora a pensarlo con più convinzione.
Ma soprattutto è insita in me la convinzione che per i miei gusti un romanzo di formazione deve essere una storia senza futuro.
mercoledì 22 agosto 2018
Più morti nei racconti di formazione horror, please!
Non voglio parlare del romanzo, anche perché credo di averlo già fatto.
L'estate Della Paura appartiene a quel filone della narrativa di formazione giovanile in chiave horror.
Pubblicato nel 1991 segue un po' la scia del filone narrativo e cinematografico proprio del genere.
Ha tantissimi elementi in comune con It, Stand By Me ( Il Corpo ), ET, I Goonies e ne rispecchia un po' i crismi, anche se in maniera un po' più rurale soprattutto per ciò che concerne l'ambientazione.
Appartiene insomma al filone dei ragazzi in bicicletta che combattono contro il male.
Rispetta il clima di cameratismo e fratellanza dei gruppi di amicizia giovanile e persino le fattezze fisiche e caratteriali proprie di questo tipo di narrazione.
Il ragazzo robusto, il capetto tenebroso e silenzioso, l'intelligente con ambizione da scrittore ed appassionato di narrativa, il burlone ed il fifone di turno.
Insomma anche se è un libro del '91 ambientato negli anni '60 ha tutte le caratteristiche che ti fanno gridare anni '80 a caratteri cubitali.
Io lo trovo un romanzo splendido, molti altri ne criticano la prolissità.
Per prolissità presumo si riferiscano allo stile molto descrittivo dell'autore e non al numero di 500 e passa pagine, che personalmente non mi sembrano tantissime rispetto a mattoni come It, tanto per dirne uno.
C'è una cosa che mi ha sempre stonato di questo tipo di narrazione, ovvero la sensazione che alla fin fine tutto andrà per il verso giusto ed il villain per quanto carismatico, dopo aver giocato al gatto con il topo per tre quarti di film/romanzo con i protagonisti verrà messo facilmente al suo posto.
Pensateci bene qual è la scena cardine di IT?
Quella che ci ricordiamo tutti?
La morte di Georgie, ovviamente.
Superate quelle pagine Pennywise perde gran della sua verve e si diverte più a terrorizzare i ragazzi che a fare del male sul serio.
E' più una minaccia che un pericolo reale.
Capita di rado che un film o un libro che tratta di ragazzini sovverta queste regole.
Eppure It e L'estate Della Paura vengono catalogati come libri per adulti.
Si ha sempre paura di uccidere il fanciullo ed infatti le poche volte che succede non le dimentichiamo più.
L'estate Della Paura ha una scena sconvolgente ( che mi ha fatto male e che male ), ma è l'unica.
Le altre apparizioni del male per quanto potenti sono molto più blande per quanto raccontate in maniera splendida.
Io vorrei un romanzo dell'orrore che sovvertisse queste regole.
Che mi prenda di sorpresa come soltanto Martin è riuscito a fare negli ultimi decenni.
Ammazzatemi i protagonisti, fatemi paura, fatemi soffrire per una morte non annunciata e non solo nel prologo e nell'epigolo.
Datemi altri Nick Andros, Georgie Denbrough e Duane McBride.
Datemi il final boy/girl come nei film horror che trattano di giovani virgulti anche nella narrativa.
Passerò per sadico, ma probabilmente applaudirei dall'inizio alla fine.
Voglio vedere i ragazzini morti?
No, però sarebbe anche ora che qualcuno ci mostrasse un punto di vista diverso.
Già per esempio un film come Cub in qualche modo lo fa.
P.s: nessun minore è stato ucciso nella stesura di questo post. :-P
Alla Prossima!















