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lunedì 9 luglio 2018

L'estate è dei bambini, la primavera è dei ragazzi, l'inverno è degli uomini, l'autunno è dei vecchi, diceva qualcuno.

Per tanti bambini l'estate è incantata.
Le tenebre faticano ad emergere ed il sole è ingordo.
Indugia.
 Le ore di gioco aumentano a dismisura, così come le ore dedicate al pallone, al mare, le corse, i gelati, le granite, la spensieratezza.
Quella vera, dove respiri libertà.
Si lanciano per aria matite, penne e quaderni ed in mano c'è posto solo per palloncini e pistole ad acqua.
Poi un giorno tutto questo non ti basta più.
Cominci ad ingiallire come le foglie dell'autunno e d'estate di gioco non v'è più.
E' nel momento in cui cominci a preferire di lavarti che sporcarti, che perdi la magia del gioco.
Ma è comunque estate, anche nell'adolescenza.
Anche se ormonale.

Non ricordo quando ho smesso di amare l'estate.
Presumo sia coinciso con la fine del mio lungo e tortuoso percorso scolastico.
L'estate rappresentava la fine degli impegni e la libertà mattutina e quindi in quel periodo era logico amarla.
Dopo la fine della scuola però, divenne una stagione come un'altra.
Ok, lo so.
L'estate non è solo essere bambini e gioco.
Al mare ci possono andare anche gli adulti ed i ragazzi, e so che ci sono le serate, le discoteche, i lidi, cosce, tette e i culi al vento, e argomenti tipici da uomo medio come il calciomercato, il mondiale o l'europeo, la Tennent's ghiacciata e/o le passeggiate in Via Marina.
Il gelato lo puoi apprezzare a qualsiasi età così come tutto il resto.
Alcune di queste cose mi hanno visto protagonista fino a pochi anni fa e non voglio rinnegare il passato.
Avrei comunque vissuto normalmente senza queste cose, come ci vivo adesso, dopotutto, visto che di queste cose me ne importa il giusto, cioè poco.
Poco comunque non significa che li disprezzo, solo che li vivo con molta più apatia.
Sono invecchiato, male peraltro, non tanto fisicamente, quanto internamente.
Era così anche quando ero piccolo?
Non credo.
Mi sono rovinato crescendo.
Ma non sono qui per parlare di questo.
Ultimamente ho visto che molti blogger si sono prodigati a parlare delle loro estati del passato, ho ricevuto anch'io qualche invito a farlo, e mi scuso se non l' ho fatto.
La verità è che di quel bambino che ero è rimasto davvero poco.
Faccio fatica a rimembrarlo ed a riviverlo.
Forse perché dopotutto lo rimpiango.
Mi è tornato in mente un episodio però, e vorrei raccontarlo.
Dovessi dargli un titolo lo chiamarei " L'amico Silenzioso ".

Nel 1991 andavo verso i quindici anni, avevo appena finito il primo superiore e mi avevano rimandato in tre materie: Matematica, Fisica e Stenografia.
I miei mi mandarono a ripetizioni da un professore che abitava nel mio quartiere e mi toccava andarci dal lunedì al venerdì per due ore dalle 9:00 alle 11:00 di mattina.
Senza contare che mi lasciava anche dei compiti da fare per il pomeriggio che dovevo consegnargli il giorno dopo.
Quell'estate in un certo senso era come se estate non fosse, visto che comunque dovetti indossare ancora lo zaino anche a luglio ed agosto.
Fu un' estate strana, anche perché fu la prima che passai a casa dopo che per tutti gli anni delle medie i miei solerono spedirmi insieme ai miei cugini da una mia zia che viveva in un paesino al mare ad almeno settanta chilometri di distanza.

In ogni modo c'erano il bar, i flipper ed i videogiochi, ma c'era meno gente con cui passare le giornate e quando anche il bar chiuse per ferie, mi ritrovai improvvisamente da solo.
Non so dove fossero finiti i miei amici, presumo passassero le giornate a mare coi loro genitori.
Vagavo per cortili alla ricerca di qualcuno con cui giocare e la mia compagnia di quei giorni fu il Super Santos che mi portavo sempre appresso.
Non era questo gran problema, essere da solo.
Avevo sempre avuto quell'abitudine di uscire nel cortile sotto casa anche alle due di pomeriggio anche con quaranta gradi all'ombra a tirare calci contro il muro, a palleggiare, o fingere di giocare a basket con le corde degli stendipanni.
Fu in un giorno assolato di agosto che mi venne incontro questo ragazzino.
Aveva un Super Tele blu e per sette giorni divenne la mia compagnia pomeridiana.
Non era della mia città e presumo fosse ospite/parente di qualche famiglia che viveva nel mio cortile.
Che c'era di strano nella nostra compagnia reciproca?
Che comunicavamo soltanto con il pallone.
In quei sette pomeriggi che passammo insieme non ci parlammo quasi mai, non ci raccontammo quasi nulla.
Sapevo a malapena il suo nome, e soltanto perché quando calava il buio i parenti si affacciavano per chiamarlo.

Eppure se sentiva il rumore del pallone che scandiva la mia presenza, lui scendeva correndo ed io facevo altrettanto se usciva lui per primo.
L'ottavo giorno non lo vidi più.
In pratica non ci dicemmo ciao quando ci siamo visti la prima volta e nemmeno addio quando ci vedemmo per l'ultima volta.
Però la sua faccia la ricordo ancora.
In fondo, forse, non c'era nulla da dire, sapevamo entrambi che sarebbe stata un'amicizia fugace, persino di comodo, forse.
Ma ci divertimmo insieme.
E se lo ricordo ancora, vuol dire che un segno me lo ha lasciato, dopotutto.





sabato 16 dicembre 2017

Meglio un Ace Merrill che cento false Madre Teresa.

Quanti anni avevo undici?
Era la prima festa di classe a cui venivo invitato e ci andai con quel miscuglio di aspettativa e di ansia.
Dopo la cena veloce fatta di pizzette, arancini, fanta, coca cola, torta e le foto di rito alla festeggiata, mi ritrovai per la prima volta a giocare al gioco della bottiglia, obbligo/verità e tutti quei giochini vari ed eventuali che si sono sempre fatti e sempre si faranno a quell'età.
Rimasi turbato e quasi umiliato ( togliamo il quasi ) quando una delle poche ragazzine estranee alla classe si rifiutò di darmi un bacio sulla guancia e di ballare con me.
Ebbi la dignità di non andarmene, ma dentro di me ero sconvolto ed avvilito.
Fu la mia prima umiliazione e mi fece male, molto.
Perché sentivo di non meritarla. Era solo un gioco ed io non avevo nessun interesse per lei, figuriamoci se pensavo alle ragazze ad undici anni.
Al massimo i miei interessi erano Michel Platini, la Juventus, i Masters o i cartoni animati.

A dodici anni mi ritrovai dall'altro lato della barricata.
Venni invitato alla festa di un'altra mia compagna di classe che non aveva problemi a manifestare apertamente una sua simpatia nei miei confronti.
Non ero interessato alla cosa, ma memore della mia umiliazione precedente ho ballato con lei e mi ricordo ancora il suo sorriso e quanto fu felice e sorpresa della cosa.

Sempre a quell'età ricordo un episodio in una sala giochi.
Attendevo tranquillamente il mio turno a Super Mario Bros quando il tipo prima di me guarda l'orologio e afferma di doversene andare.
Asserisce di avere lasciato due partite inserite e intima al suo amico che era lì ad osservarlo accanto a me di lasciarne una per me.
Fu un gesto gentile e disinteressato che mi colpì molto.
Ovviamente l'amico ben più grande di me non solo di altezza, ma anche di svariati anni, giocò entrambe le partite e se ne strafregò del sottoscritto lasciandomi di sasso con una frase che ricordo ancora esattamente:
 " Faccia di buttana puoi andartene a casa, che tanto non ti faccio giocare. "
Tornai a casa avvilito e deluso, ma in un certo senso consapevole che io non avrei mai tenuto quei comportamenti verso il prossimo.

Questi sono alcuni esempi su centinaia che potrei raccontare ma non è importante il numero è importante il fatto che vivere e crescere in strada mi ha insomma indottrinato e preparato spesso ai comportamenti scorretti altrui.
E nella vita virtuale, invece?
Come orientarsi nella scorrettezza virtuale, così spesso astratta e sfumata?
Perché è qui che voglio andare a parare.
C'è una sorta di disumanizzazione sconcertante in rete.
Vorrei chiamarla maleducazione, ma secondo me è qualcosa di peggio.
E' indifferenza, ergersi in nome del like e del follow, al di sopra degli altri.
Nei social è terribilmente tangibile come cosa.
Basta vedere la velocità da Far West con cui vieni defollowato su Instagram o la facilità con cui vieni ignorato magari da una persona che hai seguito ed apprezzato nei suoi scritti per anni.
E' la facilità di cancellazione che mi turba.
L'eliminazione in un istante con un semplice movimento di dito.
L'ipocrisia del: Seguimi su Instagram! ( che tanto io non ti aggiungo perché non mi interessi, ma io devo interessare a te )
Del menefreghismo totale nella mancata risposta ad un commento, mentre poi sotto rispondi a quello dell'amichetto di turno.
Certo, lui merita la risposta perché ha più iscritti di te ed è quindi più famoso.
Io la trovo una cosa terribile.
E mi dispiace dirlo spesso lo vedo anche in molti blogger che amo e seguo questa sorta di menefreghismo, di sentirsi superiori, di non pensare minimamente che dietro un nickname che ti segue o che ti lascia un commento, ci sia un individuo pensante e non un Bot.
Poi magari sono gli stessi che nei post sui blog, Youtube, Facebook o vattelapesca parlano di uguaglianza e tolleranza, inneggiano alla morale comune, e criticano la maleducazione altrui appellandosi all'ormai sempreverde analfabetismo funzionale.
E sapete che vi dico?
Che personalmente preferisco 1000 volte la sincerità di quella ragazzina e di quell'essere di merda che mi sbatterono in faccia il loro menefreghismo che gente ipocrita che fa post sui blog, Facebook ed affini per strappare consensi facili salvo poi trattare a pesci in faccia i loro seguaci.
Meglio un Ace Merrill che cento false Madre Teresa.

Alla Prossima!






venerdì 6 ottobre 2017

I Cacciatori Di Lumache

Ultimamente sono più presente su Instagram che altrove ( a proposito, se vi va aggiungetemi ).
Una delle ultime foto che ho postato è stata quella di una lumaca che da un paio di giorni tentava di arrampicarsi nel muro fino a trovarsi in direzione proprio della mia finestra.
Purtroppo da allora l'ho persa di vista.
Starà scrivendo la propria storia o starà percorrendo la sua strada con la sua calma ammirevole ed infinita.
Forse è caduta ed è morta.
Forse ha raggiunto la finestra ed è dentro casa mia.
Nascosta.
Chi lo sa.
Forse arriverà fino al mio letto e mi entrerà in bocca ( la mia naturale inclinazione orrorifica viene sempre fuori).
Quello che so è che ha risvegliato molti dei miei ricordi di infanzia.
E' strano dirlo, ma erano anni che non vedevo una lumaca.
Ero così preso da altre faccende che a volte non mi accorgo della vita che mi sta intorno.

Io e miei amici da piccoli eravamo ossessionati dalle lumache.
Passavamo pomeriggi interi a cercarle in ogni anfratto possibile del cortile, dietro ogni pianta selvaggia, sotto le mattonelle traballanti ed in ogni angolo possibile ed inimmaginabile.
Esploravamo giardini abbandonati, aiuole, marciapiedi, ma soprattutto eravamo attirati dalla grande casa con annesso giardino dove viveva la nostra nemesi.
Che era anche il nostro territorio preferito di caccia.
Che era anche il posto in cui più spesso ci cadeva il pallone e quindi si correva il rischio e si andava a recuperarlo scavalcando il grande muro ( lo facevano i più grandi che poi ne approfittavano e rubavano l'uva fragola che cresceva radente il muro).
Noi che eravamo piccoli e quindi bassi non potevamo certo scavalcare il muro e quindi per entrare ci toccava aspettare che la saracinesca venisse aperta.
E quando succedeva... si andava a caccia.
Era un po' come una caccia al tesoro, un po' come trovarsi in compagnia di Sandokan e Yanez nelle loro avventure, con quell'occhio sempre attento a non perdere di vista la serranda ( che si abbassava automaticamente ) e l'ingresso della casa.
Con il cuore in gola, ma al contempo esaltati.
Infilavamo le lumache trovate in delle scatole, come fossero dei piccoli gioielli o come dei preziosi minerali trovati nella terra.
Poi improvvisamente l'avvio del motore della saracinesca e l'arrivo della nostra nemesi con il bastone della scopa in mano pronta a picchiarci e a chiuderci dentro ci riportava alla realtà.
E noi via, correndo, con il nostro prezioso carico in mano e cercando disperatamente di uscire prima che la saracinesca si chiudesse, come novelli Indiana Jones o qualsiasi altro avventuriero di quel periodo.

Quella signora, che poi nemesi non era, ma temeva semplicemente che gli calpestassimo le piante ed i fiori o che volessimo fare vandalismo, morì pochi anni dopo.
Incredibile come una semplice lumaca in un giorno qualunque di ottobre, sia riuscita a farmi ripensare a lei.



martedì 16 luglio 2013

E' più facile scopare, che trovare qualcuno con cui andare al cinema.

Luglio ed Agosto, sono i mesi in cui faccio più fatica ad elaborare un pensiero, figuriamoci un Post intero, ma ci provo comunque.

Tra tutte le cose che si possono fare da soli, l' unica che non riesco veramente a fare è andare al cinema da solo.
Mi sembra squallido, deprimente.
E dire che forse sarebbe meglio: niente commenti inopportuni ad ogni scena, niente " che schifo " manco dopo dieci, quindici minuti di Film, soglia d' attenzione riservata solo al teleschermo e la possibilità di scegliere cosa cazzo vuoi vedere senza sbuffi e sguardi annoiati di sorta.
Eppure, no, non ci riesco.
Perché dico questo?
Perché lo Streaming e il Download selvaggio ha impigrito un po' tutti e trovare qualcuno disposto a vedere un film è diventata un' impresa improba, direi utopistica.
Conversazione Standard tra Pirkaf e tipo qualunque:

Pirkaf: " Minchia, è uscito Man Of Steel ce lo vediamo? "

Tipo: " No, lo sto già scaricando/ costa troppo / vado al cinema solo per eventi clamorosi ecc.ecc".

Pirkaf : " Recensioni e Blogger vari dicono che Pacific Rim è bellissimo, ci andiamo? "

Tipo: " ... "

Ecco, queste sono le reazioni tipo alla mia proposta di vedere un film che poi per il classico rovescio della medaglia sono più o meno le mie reazioni quando mi propongono di passare la nottata in un lido o in una discoteca.

So che a trent'anni cambiano le priorità e diminuisce la fantasia ludica, io stesso non sono più quello di un tempo cinematograficamente parlando e la mia non è una crociata contro lo Streaming e il Download, non sono così ipocrita, visto che lo uso spesso e volentieri soprattutto per quel che concerne Telefilm e Film Horror.

La mia è solo una constatazione: di questi tempi fai meno fatica per farti una scopata che per trovare un amico/a con cui andare al cinema.







 

sabato 1 giugno 2013

I miei primi quarant' anni , no ehm... Shoot 'Em Up.

Stavo pensando se nell' adolescenza sono state più le volte che ho tenuto in mano il mio pene o la manopola di un joystick.
Mentre mi ponevo questa " filosofica " domanda riflettevo che è un bel po' che non blatero di videogiochi.
Oltre i flipper che sono da sempre il mio love affair preferito, andavo pazzo per i Coin Op e per i Computer, come tutti quelli della mia generazione dopotutto.
Un po' come coloro che crebbero nei primi anni '70 che vissero in toto la nascita e l' ascesa del rock nella musica, noi degli anni '80 abbiamo vissuto la nascita e l' evoluzione dei primi videogame.
Platform e shoot 'em up, erano i generi che andavano per la maggiore ed io li adoravo entrambi.
Ho avuto la fortuna di aver avuto la possibilità di giocare con alcuni dei capostipite del genere, che mi va di elencare.
Oggi  però mi concentro sugli shoot 'em up.
Per ciò che concerne i  platform conto di parlarne in un post successivamente.
Gli shoot 'em up sono quei giochi arcade a scorrimento fisso, verticale od orizzontale dove di solito si guida un astronave o qualsiasi altro mezzo possibile e inimmaginabile (compresi personaggi e talvolta anche animali) con il semplicissimo scopo di distruggere i nemici e arrivare al livello successivo o almeno era sempre lo scopo che mi prefiggevo io, del Record di punti e di scrivere le iniziali del mio nome nella schermata finale del videogioco non me ne è mai fregato una cippa, tanto che la lasciavo sempre vuota la casella. ;-)

Sviluppato dalla Taito nel 1978, Space Invaders è un po' il papà di tutti gli shoot 'em up.
Distribuito dall' Atari e dalla Nintendo ha fatto in breve tempo il giro di tutte le sale giochi e poi di tutti i Computer dell' epoca.
Credo di averci giocato nella versione Commodore 64, ma non ne sono sicuro.
All' epoca i videogiochi erano quasi tutti a schermata fissa, questo non fa eccezione.
Lo scopo era semplicissimo: distruggere tutti i nemici, prima che invadessero il tuo spazio con la tua conseguente dipartita.
La grafica era quello che era, ma ci si giocava con piacere.
Molti anni dopo credo nei primi anni '90 nacque la sua evoluzione successiva dalla grafica nettamente più curata, l' ei fu Super Space Invaders, divertente anch' esso sebbene all' epoca la concorrenza era talmente tanta che faticò a ritagliarsi spazio rispetto al suo ben più famoso predecessore.


Nel 1979 fu la volta di Asteroids, sempre distribuito dall' Atari.
Per questo gioco, lo ricordo benissimo, ci andava pazzo mio fratello.
Anch' esso a schermata fissa, aveva la particolarità di poter muovere in qualsiasi direzione l' astronave.
Di solito almeno da quel che ricordo, si giocava solo con l' ausilio dei tasti, niente manopola del joystick.
Lo scopo era semplicissimo distruggere e nello stesso tempo evitare il più possibile gli asteroidi che ti arrivavano addosso sempre più a frotte e sempre più velocemente.
Ci ho giocato in sala giochi e forse in qualche piattaforma ( l' Atari? ) a metà degli anni '80, ma non l' ho mai amato particolarmente.

Galaga è l' evoluzione di un altro gioco a cui non ho mai giocato, tale Galaxian.
Sviluppato dalla Namco nel 1981 è uno di quei videogiochi sempreverdi tanto che io ci giocavo nelle sale giochi anche nei primi anni '90.
Galaga oltre ad essere difficilissimo per gli standard dell' epoca, era semplicemente bellissimo.
Fino a qualche anno fa, lo emulavo che era una bellezza ed a parlarne mi torna il magone e la voglia di rigiocarci.
Come Asteroids e Space Invaders era anch' esso a scorrimento fisso ma rispetto ai suoi predecessori aveva molta più varietà grafica di navi nemiche e la particolarità di aumentare la potenza di fuoco affiancando un' altra astronave
a quella di partenza mediante la cattura e successiva liberazione dal particolare raggio di una nave nemica ( come nella foto).
Gioco epico, davvero.
Da sempre uno dei miei prediletti.

1942, chiude un po' il cerchio dei primi giochi dedicati a velivoli ed astronavi, almeno per quel che concerne i cabinati dell' epoca.
Pubblicato dalla Capcom nel 1984, come Galaga lo trovavi in qualsiasi Bar e Sala Giochi dell' epoca e non mancavano le volte che l' adocchiavo anche nel decennio successivo.
Ricordo che a metà degli anni '90 ero solito giocarci nelle mattinate in cui non entravo a scuola.
Perfino più difficile di Galaga, era un mangia monete come pochi.
Il gioco era a scorrimento verticale, fichissimo il power up della capriola in aria che ti permetteva di evitare i proiettili nemici, che tanto prima o poi comunque ti avrebbero preso comunque.
Frustrante come pochi, ammetto di non essere mai andato oltre il quinto, sesto livello.
Se ci penso mi sale il nervoso anche adesso. :-)

Decido di fermarmi in questa prima carrellata di videogame spaziali o guerreschi con Arkanoid sviluppato dalla Taito nell' anno 1986.
La prima volta che lo vidi fu nel bar dei miei cugini, ma non ci capì molto.
Il cabinato aveva invece della manopola classica una sorta di joystick di forma rotonda che all'epoca mi fece strano forte.
A prima vista sembra non azzeccarci un cazzo con gli altri titoli di cui ho parlato, ma sempre di astronave che spara ai nemici si tratta.
A scorrimento fisso, quella specie di cancellino ( all' epoca con i miei amici lo chiamavamo così) doveva semplicemente colpire con una pallina dei nemici dalla forma di mattoncini colorati e poi passare al livello successivo.
Bellissimi i power up presenti tra un livello e l' altro che ti permettevano di ingrandire o rimpicciolire la navetta, moltiplicare le palle da lanciare o di farti passare direttamente ai livelli successivi.
Gran gioco, ci passavo giornate intere all'epoca del Commodore 64.
Difficilissimo il mostro finale, praticamente imbattibile.
A tal proposito ricordo un pomeriggio in cui ci giocai con il mio migliore amico dell' epoca in una sessione ininterrotta che ebbe fine solo dopo 5 ore di gioco.
Cominciai ad accorgermi del tempo che passava, quando dalla cucina di casa sua arrivò un odore di carne arrostita che mi fece rendere conto che era praticamente ora di cena e dovevo scappare via.
Gran bei pomeriggi passati con Arkanoid e gran gioco.
Il mostro finale grida ancora vendetta...

Chiudo qui questa primissima carrellata di titoli, ma altri aspettano ( R-Type, Xenon , Project x, U.N. Squadron, Bomber Bob, Blood Money)  e se tutto va bene ne parlerò in questo specchio virtuale che è questo blog, sabato prossimo (forse).




sabato 23 marzo 2013

L' amore di Pirkaf per i videogiochi di calcio, è eterno finchè dura.

Retrogaming a parte, Pro Evolution Soccer 2013 è l'unico gioco del Pc in circumnavigazione nel mio disco fisso.
Durante la velocissima sessione ludica odierna, stavo pensando a quanti ponti sono passati dal primissimo videogioco di calcio a cui ho giocato e a quanto ne ho giocati, sia in versione Coin Op che per computer.
E mi accorgo che non sono pochi, anzi.
Il primo di tutti è appena un ricordo, ossia Soccer NASL per Intellivision.
Ricordo le immagini, non ricordo però se ci ho giocato o meno.
L' Intellivision era roba per mio fratello e mia sorella, io ero troppo piccolo.
A malapena ricordo il gioco stile Pac Man dove invece che la classica pallina gialla, il protagonista era un ladro.
E' l'unico gioco a cui credo di aver giocato per Intellivision, l' unico di cui ho barlumi di memoria con in me che ho in mano quel pad con i numerini tipo telefono.
A seguire con l'avvento a casa mia del Commodore 64 c'è stato International Soccer, ecco di questo mi ricordo tantissime partite fatte collegando il televisore di casa al computer, in modo che i calciatori risultassero più grandi e nitidi.
Tante partite contro mio fratello e gran divertimento, anche se se per giocarci il più delle volte dovevo aspettare che lui uscisse di casa, visto che il computer era suo e ne aveva il completo monopolio.
Certo che a guardarlo adesso, ci si rende conto di quanto ci si divertisse con poco. :-)
Il primo gioco di calcio per Coin Op credo sia invece Mexico '86.
Lo ricordo nel bar sotto casa, un cabinato a quattro giocatori ( se la memoria non mi inganna) così come mi ricordo che si diceva che la squadra più forte era la Germania, che è poi quella che cercavamo di scegliere tutti durante le sfide, bei tempi. :-)
Per essere un gioco degli anni '80 devo dire che aveva una gran bella grafica.
Successivamente anni di buio, fino all' avvento del mitico gioco di Dino Dini, il compagno di tantissimi pomeriggi, l' incredibile innovazione della grafica dall' alto, il mitico Kick Off 2.
Impossibile contare il numero di partite, impossibile non ricordare i mitici strafalcioni della traduzione italiana : " cartellino gaillo " e " calcio d'angalo " hanno fatto storia.
In assoluto uno dei giochi a cui credo di aver più giocato, secondo solo a Sensible World Of Soccer, a cui arriverò.
Di Dino Dini presi anche la successiva evoluzione, quel Goal che ammetto mi deluse tantissimo, tanto che ci giocai davvero poco rispetto al predecessore.
Dimenticavo di citare anche il gioco manageriale di Kick Off, quel Player Manager a cui dedicai tantissime serate e che può essere considerato il primo gioco manageriale di calcio di cui conservo memoria, indubbiamente tra i primi in assoluto nel suo campo.
Ovviamente Kick Off 2, Player Manager e Goal, erano giochi per il mio grande amore ludico di sempre, l' Amiga 500.
Poi fu il turno di Sensible World Of Soccer ed il mondo si fermò, ed io con lui.
Anni ed anni spesi con questo gioco, dischetti logorati all' inverosimile, pomeriggi interi dietro questo gioco, sicuramente il gioco per Amiga 500 che mi ha rubato più tempo ed uscite di tutti.
Ma non rimpiango nulla, lo amavo quel gioco.
Ancora adesso se guardo le foto, mi viene da piangere. :-(
il concetto di gioco è molto simile a Kick Off, stessa visuale dall' alto, ma gioco più veloce e intenso e molto più divertente.
Credo sia la simulazione calcistica più amata e ricordata da tutti i possessori di Amiga et similari, il gioco di calcio per eccellenza di quel periodo.
Intanto nelle sale giochi e nei bar di quel periodo facevano bella mostra di sè altri due Coin Op dedicati al gioco del calcio.
Uno era un simulazione futuristica per Neo Geo con calciatori cyborg, che si chiamava Soccer Brawl.
il concetto in se era originale ed interessante, ma come per tutti i giochi Neo Geo era davvero difficile e alcuni tiri quasi impossibili da fare, per via dei tasti da premere insieme, ci voleva un coordinazione estrema o l' aiuto di una terza mano per farlo.
In generale non ci ho speso granchè sopra questo gioco, del Neo Geo amavo soprattutto Magician Lord forse il gioco più difficile di tutti i tempi, praticamente impossibile.
L' ultimo della lista, prima dell' avvento dei vari Fifa e Pes, credo sia Football Champ.
La parte divertente di questo gioco è che potevi prendere a pugni e dare calci sia all'arbitro che agli avversari, ma devo dire che anche la simulazione vera e propria era fatta piuttosto bene, di sicuro tra i giochi di calcio per Coin Op è quello a cui infilai più monetine dentro.
Dopo Football Champ, parecchi anni di nulla.
Molte sale giochi chiusero, il bar che frequentavo smise di portare videogiochi passando alle macchinette da video poker e io iniziai a coltivare altri interessi e passioni nel frattempo.
Credo che dal 96-98 a casa mia non ci fu nessun computer e nessuna console.
L'Amiga 500 morì di vecchiaia e dovemmo aspettare il novembre 1998 per rivedere a casa un computer, era l'anno della mia partenza per militare.
Al ritorno dalla mia prima licenza, vado con mio fratello a comprare il suo primo Pc.
Che ne voleva uno si era capito, la casa era piena di giornali di computer.
Ci misi un pò per riabituarmi all'idea, ad abituarmi con Windows e ai giochi che nel frattempo erano cambiati moltissimo, con la grafica 3d poligonale a farla da padrone, che io assolutamente odiavo.
Ammetto di non aver mai amato i giochi per Pc e non li amo nemmeno ora.
Non ho mai giocato ad un Tomb Raider, Half Life, Doom, Unreal et similia e tutto quello che ne è conseguito, non sono giochi che fanno per me.
Per fortuna arrivarono prima Fifa e le varie simulazioni sportive della EA e poi la Konami con la lunga saga di Pes.
Non me ne fotte un cazzo nè mai me ne fotterà una benemerita cippa della diatriba Fifa vs Pes, Fifa l'ho lasciato con il primo Pes per Pc e da allora gioco solo con quest' ultimo.
A parte la breve parentesi con il 2012 ( che proprio non mi piaceva, tanto che per tutto quell' anno continuai a giocare con il 2011) sono sempre stato un Pes dipendente e grosso modo lo sono tutt'ora.
E' l'unica icona di un gioco che c'è nel mio dekstop, a parte programmi come Mame e WinUae per emulare Coin Op e Amiga 500.
Non m'importa se è peggio o meglio dell' ultima release di Fifa, Pes rappresenta l'unico gioco per Pc per cui sono disposto a ritagliare spazio, l'unico gioco che mi fa ricordare i vecchi tempi e che al tempo stesso non me li fa rimpiangere, l' unico che mi porta ad essere un uomo del mio tempo...

martedì 10 luglio 2012

" Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, chi li ha?"

Questa è una citazione che arriva direttamente dal film Stand By Me - Ricordo di un'estate a sua volta tratto liberamente dal racconto fantastico di Stephen King Il corpo pubblicato nella raccolta di novelle dal titolo Stagioni Diverse.
Non so di chi sia il merito di questa frase se di Rob Reiner il regista oppure di qualcuno degli sceneggiatori so che però nel racconto non me la ricordo nonostante sia tra quelli che ho letto più volte e che preferisco di più ( per me in un'ipotetica classifica Il Corpo si assesta sul podio tra le opere del Re).
Però è una frase azzeccata non solo  per quel che concerne il film ma anche per quel che concerne la vita vera, per lo meno la mia.
Non credo dipenda tanto dalle persone che ci circondavano allora ma più da uno stato mentale che andando avanti nel percorso di crescita e della vita si viene a perdere.
A quell'età è tutto circoscritto a noi, non ci sono ancora gli ormoni e le ragazze a scombussolare la vita e le amicizie e ammettiamolo spudoratamente il Re aveva ragione quando asseriva che in fondo tutto i ragazzini sono un po' pazzi e anche tra gli esseri più crudeli che esistano ( le autopsie sugli animaletti come formiche,cicale,ecc.ecc. che facevo da piccolo con i miei cugini in estate manco si contavano).
Soprattutto amerò sempre quell'età per quella mancanza di egoismo e i cui sentimenti di amicizia sono tra i più veri che ricordi.
Con l'adolescenza a poco a poco si forma una cerchia più ristretta e intima di amicizie ma sempre con quel velo di smaniosità, di attesa, di prendere il volo verso altre esperienze e gli amici, spesso e volentieri, passano in secondo piano e superati i trent'anni della maggior parte di questi rapporti non v'è traccia.
E qui lo dico, sarà la sindrome di Peter Pan o chissà cos'altro ma anche se dovessi rinunciare alla maturità e alle esperienze fatte, al sesso, alle palpitazioni dell'amore, è quella l'età a cui tornerei. ;-)