giovedì 29 settembre 2022

Julia - Peter Straub

Di solito non sono uno che partecipa alle manifestazioni social da cordoglio quando muore un vip di qualsiasi tipo, però sono rimasto alquanto stranito dal fatto che Peter Straub sia deceduto proprio nel periodo in cui io stavo leggendo un suo libro.

Ovviamente quando si tratta di un artista, mi dispiace sempre e comunque, anche perché la scrittura è un mestiere senza età, e Straub, tutto sommato, poteva avere ancora un bel po' di anni davanti.

Mi consola il fatto che io ancora abbia delle sue opere da leggere, ed anche il mese di ottobre, mi vedrà impegnato con un altro suo romanzo, Koko.

Torniamo all'oggetto del post, ovvero Julia.

Cosa dire: L'edizione è quella classica della Fabbri che ormai ho imparato  a conoscere bene.

L'ho pescata su Ebay a poco più di 5 Euro, ed è un'edizione del 1994.

Come molte delle opere passate di Straub, credo che sia nel limbo dei fuori catalogo, ma ad onor del vero, circola parecchio nel circuito dell'usato.

Il prezzo oscilla molto, ma prima o poi, delle copie a buon prezzo saltano sempre fuori.

Com'è Julia?

Andrei volentieri di sinossi, ma in italiano non ne ho trovata alcuna.

Facciamo senza, e proverò ad infarinarne una di mio, parlando un po' di più della storia.

Julia è innanzitutto un buon ingresso alla narrativa di Straub.

E' un romanzo molto più corto degli altri, in quanto conta circa 245 pagine, è stato scritto prima di Ghost Story e Il drago del male, ed è molto meno complesso ed ambizioso in termini di trama.

Semmai è solo molto più contorto, e si basa unicamente sugli stati d'animo dei personaggi, che cambiano psicologicamente più e più volte in corso d'opera.

Non manca ovviamente il soprannaturale.

Se dovessi trovare delle similitudini con altri romanzieri, mi vengono in mente Shirley Jackson ed Henry James in particolare, e soprattutto Ramsey Campbell, soprattutto per la natura molto ondivaga e straniante dei personaggi principali.

Julia è un po' un dramma familiare che si interseca con la più classica delle storie di fantasmi.

E' sorretto praticamente da quattro personaggi, ed i due principali sono una coppia di nome Julia e Magnus, più il fratello e la sorella di lui, che avranno un ruolo determinante nonché molto subdolo nella storia.

Julia e Magnus si separano dopo un lutto familiare.

La loro figlia, una bambina, muore soffocata a tavola, davanti ad entrambi i genitori, che nel tentativo di salvarla le praticano una tracheotomia.

Questa scena non ci viene raccontata esplicitamente, così come non ci viene raccontato chi sia dei due a praticare questa mossa disperata, ma resterà nell'aria per tutto il romanzo attraverso simbolismi vari, tra cui uno molto significativo che racchiude la scena più bella e potente del libro.

Julia per la disperazione lascia la casa ed il marito e si trasferisce altrove.

Magnus uomo forte, un po' passivo/aggressivo non si rassegna alla fine del suo matrimonio e segue la moglie pedinandola e stalkerandola, praticamente.

In più Julia va a vivere in una casa in cui accadono delle strane cose, e fa la conoscenza di una bambina, che tanto gli ricorda sua figlia, ma che si comporta in modo strano, poco consono per la sua età, e che sembra evitata dagli altri bambini.

Come dicevo all'inizio l'horror si mischia al dramma familiare.

I quattro personaggi principali sono piuttosto contorti, ed al di là dell'eleganza dello scritto, e dei bei dialoghi, non sempre si comportano in maniera coerente.

Certo, Straub ci gioca con questa cosa e li mette al servizio della storia, ma per tutta la durata della storia, non sapremo se ci sono o ci fanno.

E' bravo l'autore a farci dubitare di tutto e di tutti, anche della sanità mentale di Julia, in più punti, ed anche i rapporti tra i personaggi sono piuttosto complessi e morbosi, anche tra fratello e sorella, per dire.

Horror e dramma familiare non si sempre si intersecano benissimo, ed a volte si ha l'impressione che i personaggi cambino fin troppo spesso in corso d'opera.

Non lo so, non mi ci sono raccapezzato moltissimo con questi personaggi, che sì, sono interessanti per le numerose sfaccettature, per gli intrighi ed i segreti che nascondono, ma che davvero si comportano in maniera troppo contorta.

E' un romanzo in cui è molto forte l'intreccio, forse troppo.

Mentre la parte horror è molto più sottile ed intrigante, e la bambina protagonista, è veramente inquietante.

In sostanza è un buon horror, con delle atmosfere gotiche non originalissime, ma comunque molto impattanti, ma che allo stesso tempo ha dei personaggi un po' troppo esacerbati, cioè, per qualcuno di loro possiamo mettere in dubbio che siano sotto l'influsso della possessione e del male, e Straub con questo ci va a nozze per tutto il libro, però sono troppo in balia della storia, secondo me.

Basta vedere lo stesso Magnus: a volte sembra un incel, a volte sembra sinceramente preoccupato per la moglie,  però poi fa il pazzo geloso entrando in casa di nascosto o picchiando i vicini, a volte sembra ancora sinceramente innamorato, e uno, due capitoli dopo, vorrebbe internare la moglie ed intestarsi tutti i beni.

E non è solo lui, ma tutti i personaggi sono così.

E' un romanzo di una incoerenza collettiva.

Comunque, secondo me, merita, soprattutto per la parte horror, e per quell'inquietante bambina, che un po' ne ricorda un'altra che apparirà nel romanzo successivo di Straub, ovvero Ghost Story.

Personalmente ritengo Straub uno scrittore che meriterebbe molto più successo, e mi auguro che prima o poi Julia venga ristampato.

Perché al di là dei personaggi un po' troppo sopra le righe, è comunque una bella storia, che lascia anche più di un brivido.

Il primo incontro di Julia al parco giochi con la bambina, vale da solo l'intero romanzo.


Alla prossima!


lunedì 19 settembre 2022

Un agosto in compagnia di Fëdor Dostoevskij - Il giocatore 3/3

Nel primo post inerente questi tre libri di Dostoevskij mi sono sbilanciato affermando che Il giocatore, è il romanzo che più ho preferito tra i tre.

In realtà è un'affermazione che andrebbe contestualizzata.

E' palese che Delitto e castigo sia un romanzo molto più complesso ed ambizioso de Il giocatore, e che quest'ultimo abbia una natura molto più affettata, ed in qualche modo persino più leggera, anche se vengono affrontate dipendenze importanti come la ludopatia.

Ne Il giocatore spiccano due cose più di altre: una è presente in maniera massiccia anche nelle due opere precedenti, ed è quella dell' importanza sociale attraverso lo status economico, e l'altra, che questo romanzo ci regala un personaggio femminile molto più forte ed emancipato rispetto alle altre componenti femminili degli altri due romanzi.

Polina è una figura molto più indipendente, e pur essendo legata alle medesime regole sociali del periodo, non subisce passivamente le scelte familiari e le decisioni altrui.

Leggendo la prefazione si evince che Il giocatore è stato scritto in fretta e furia, perché Dosto si trovava proprio a ridosso di alcune scadenze editoriali ed aveva anche accumulato parecchi debiti di gioco.

Viene fatto presente che è pieno di refusi soprattutto climatici, ma anche per ciò che concerne alcuni titoli nobiliari che cambiano in corso d'opera.

Se nel primo caso non ci ho fatto minimamente caso, il passaggio da conte a marchese di un personaggio è troppo evidente per non essere notato da qualsiasi lettore.

Pur essendo un romanzo di poco più di cento pagine, anche qui troviamo dei personaggi legati da rapporti complessi, soprattutto di natura economica.

Il miglioramento del proprio status sociale ed economico, si interseca con quello del gioco e dei sentimenti veri o presunti, e piuttosto ambigui, che lega tutti i personaggi del libro tra loro.

Le pagine relative alla roulette sono piuttosto incalzanti, probabilmente le migliori del romanzo.

In più vi è dentro una natura molto tragicomica, alcuni personaggi in particolare, soprattutto la nonna, che tutti vogliono che schiatti per questioni d'eredità, arriva, prende le redini della storia, ed in alcune pagine veramente belle, si gioca alla roulette tutto quanto, mettendo in gioco in maniera conscia od inconscia ( il dubbio che lo faccia apposta Dosto ce lo lascia ) il destino presente e futuro di tutti gli altri personaggi.

Protagonista principale dell'opera è Aleksej Ivànovic, personaggio che dovrebbe occuparsi dei figli di un generale, ma che alla fine si ritrova coinvolto in una vera e propria sciarada familiare, con legami complessi ed ambigui, a cui non sfugge egli stesso, poiché innamorato perdutamente di una componente della stessa.

Legame che si interseca con il gioco, e che vede in quest'ultimo il mezzo per ottenerlo.

Scritto prendendo ispirazione dalle proprie dipendenze personali nei confronti del gioco, Il giocatore resta un testo quanto mai attuale.

Un testo che parla di ludopatia, e di tutti coloro che cercano un miglioramento economico, magari affondando ancora di più, in un mazzo di carte, una roulette, un gratta e vinci, o in una scommessa sportiva.



Alla prossima!


lunedì 5 settembre 2022

Un agosto in compagnia di Fëdor Dostoevskij - Delitto e castigo 2/3

Fin da subito è intuibile come Delitto e castigo sia il piatto forte del volume.
E' l'unico vero romanzo della raccolta, in quanto gli altri due scritti sono più associabili alla novella ed al racconto, e conta quasi quattrocento pagine di narrato.
In realtà, anche qui ci troviamo davanti un romanzo sorretto dai personaggi, e molto meno dalla trama, che a conti fatti, è piuttosto esile.

Un ragazzo progetta e realizza un assassinio ai danni di un'usuraria che ha un banco dei pegni, finisce con l'uccidere anche una giovane innocente, e tutto ciò gli innesca un delirio di stampo morale, anche dal punto di vista fisico.

Il lavoro che Dosto fa con il giovane protagonista Raskol'nikov è incredibile, tanto che il lettore non tarderà ad arrivare letteralmente ad empatizzare con un assassino.
Cioè, con me non tanto, nel senso che fin dal principio ho tifato per la giustizia, anche la più ferrea, ma il percorso psicologico e motivazionale del protagonista è piuttosto complesso, ma coerente.
Ed in più in corso d'opera vedremo lo stesso impegnato in molteplici atti di bontà, soprattutto nei confronti della sua famiglia ed anche di una giovane ragazza rimasta orfana di padre, per cui il giovane ha cura fin dagli inizi.
Insomma ci troviamo davanti un protagonista complesso, sfaccettato, capace di un assassinio premeditato per migliorare la propria condizione economica, ma anche di un essere umano capace di amare incondizionatamente ed in maniera parossistica il prossimo.

Incredibile anche il lavoro che Dosto fa con gli altri personaggi in corso d'opera.
La sorella e la madre, disposti totalmente al sacrificio ed alla comprensione, ma anche il suo migliore amico, e persino chi dovrebbe indagare sul delitto, ebbene, tutti questi personaggi, in qualche modo si legano caratterialmente ed in maniera morbosa al protagonista.
E' un libro pieno di bellissimi scambi verbali, talvolta subdoli, dove si intuisce, ma si vive nel non detto, in una vero e proprio turbine di schermaglie psicologiche.

Fin da subito Raskol'nikov è inseribile tra i sospettati, ma si mantiene nel vago e nell'incertezza, a parte nel delirio fisico iniziale.

Insomma, un vero e proprio romanzo di non detto e sottintesi, quasi un noir psicologico, in una Russia poverissima, fatta anche di personaggi senza scrupoli, che in questo romanzo sono coloro che hanno i soldi, basta vedere il modo in cui Dosto delinea i due personaggi aristocratici che sono interessati alla sorella del protagonista.

E' come se ci fosse un vero e proprio ribaltamento dei ruoli, poiché non a chiare lettere, ma sembra per l'autore quasi più giustificabile l'assassinio di due donne che impalmare una poveretta con l'ausilio dell'arroganza e della grana.

In tutto questo l'unica cosa che veramente a me ha dato fastidio di quest'opera, è che la morte della giovane ed innocente Lizaveta, passa quasi in sordina, ed in secondo piano per tutta la durata del libro.

Ok, i deliri morali del giovane protagonista ( che ad onor del vero, si rammarica più dell'essere tra l'elenco dei sospettati che dell'assassinio in sé), ma qualsiasi motivazione, anche la più forte, non trova nessun fondamento e nessuna giustificazione in un assasssinio del genere.

Consigliato a chi ama i romanzi drammatici dai forti toni psicologici, e soprattutto a chi ama i dialoghi e le schermaglie verbali tra più personaggi, in cui si va quasi nel teatrale.

Per quel che riguarda me, mi ha lasciato con l'amaro in bocca e anche con una sensazione di rabbia, perché a me il ( bel ) percorso narrativo del protagonista, non basta.
Va bene il perdono, ma...
E' chiaro che dietro un romanzo del genere ci sia una allegoria sociale, quindi il romanzo non va pesato per ciò che concerne la coerenza narrativa, ma sono convinto che dopo una lettura del genere, ci siano riflessioni molteplici di stampo personale.
Un romanzo che riesce in questo, è un gran romanzo.
Sicuramente non è nelle mie corde, sicuramente mi ha fatto incazzare, e sicuramente non lo rileggerei, ma sono stato comunque contento di averlo letto.



Alla prossima!




domenica 28 agosto 2022

Un agosto in compagnia di Fëdor Dostoejvskij - Le notti bianche 1/3

Sul finir di un luglio incandescente mi ritrovai nella solita bancarella di libri usati sul lungomare con la speranza di trovare qualcosa di interessante.

Sono tornato a casa in un lago di sudore e con due libri in saccoccia.

Il primo non merita un post sul blog perché è legato più alla mia voglia personale di conoscere i posti in cui sono vissuto con l'occhio, la penna e i quadri di un autore del passato, e quindi non credo possa essere oggetto di interesse.

Il secondo è stato ben più irto, scosceso ed impegnativo, quanto può esserlo un trekking letterario con più dislivelli.

Era un po' che ero incuriosito dalle opere di questo autore, che sempre più spesso sentivo venire celebrato nelle bolle social che seguo che parlano di letteratura.

Sicuramente mi è capitata sottomano un'edizione molto fitta ed economica, e tutto ciò ritengo possa aver influito sulla difficoltà di lettura che ho avuto.

Praticamente venti pagine di Dostoejvskij mi pesano più di quaranta/cinquanta di qualsiasi autore odierno.

Non siamo ai livelli di Hugo, ma ci andiamo vicini.

Beh, che dire, al netto della prolissità di fondo, ho letto sicuramente tre buone storie, che pur non essendo totalmente nelle mie corde, alla fine mi hanno convinto.

E' anche normale che sia così, di certo non posso avere la presunzione di stroncare un autore storicamente riconosciuto come uno dei più bravi in assoluto.

Comunque, parliamo un attimo del libro in sé.

E' una vecchia edizione tascabile della Newton denominata Tris del 1997, che propone tre libri di un autore in un unico volume.

Insomma, un ottimo modo per approcciare un autore di cui conoscevo a malapena i titoli dei libri e qualche infarinatura delle trame.

I libri proposti in questa edizione erano: Le notti bianche, Delitto e castigo e Il giocatore.

E' chiaro che Delitto e castigo sia l'opera più maestosa e complessa, ma per i miei gusti Il giocatore è l'opera che più mi è piaciuta ed avvinto.

Ecco, trattandosi di letture impegnative, poiché ricche di complesse descrizioni della natura umana, è molto difficile non essere travolti da una sorta di fiume in piena di flussi di coscienza dei vari personaggi, e forse è proprio per questo che la trama molto più lineare e veloce di quest'ultimo libro è quella che ho trovato più nelle mie corde, ma ci torneremo a tempo debito.


Le notti bianche è un libro esilissimo, di circa una quarantina di pagine, ma è uno tsunami di emozioni umane e di solitudine amorosa, piena sì di belle frasi da sottolineare e di tormenti amorosi e sdolcinati da sedurre un giovane lettore, ma che io ho trovato piuttosto smielato.

Due giovani anime solitarie si incontrano nel loro peregrinare serale, e si raccontano i loro tormenti amorosi ed esistenziali con il cuore in mano.

Lui è una sorta di misantropo sognatore, lei aspetta il ritorno del suo promesso, che non si sa se tornerà.

Forse ce n'è e forse no, perché al quaglio la storia è tutta qua.

Da Shakespeare a Dawson's Creek il passo è breve, anche nella Russia dell'800. :-P

Molto bello il fatto che non sapremo mai il nome del protagonista, come se in fondo fosse lo stesso autore ad essere il protagonista della storia, e quindi non solo il creatore.

Dal punto di vista stilistico è una storia piena di belle frasi e bei dialoghi, e si comincia anche ad intravedere la linea narrativa dei prossimi due libri.

Dosto mette davvero a fuoco ed in maniera vivida la vita sociale del tempo in Russia, e lo fa tessendo dei rapporti umani piuttosto vividi.

Una storia d'amicizia/amore che si evolve in soli quattro giorni.

Sono così lontani da noi, ma anche così vicini, narrativamente parlando.

In un certo senso è un mostro di empatia.

Le notti bianche non è una lettura nelle mie corde, delle miserie amorose dei giovani ormai mi interessa poco, perché li vivo solo nel ricordo, non sono più uno di loro, e non posso più provare la passione ed il tormento dei primi amori, ma al di là di tutto, non posso non riconoscere la bravura di questo autore.

Le notti bianche è un libro piccolo, ma ricco di emozioni, forse palloso, e forse troppo impetuoso per quel che concerne i flussi di coscienza, ma difficilmente accetterei il termine brutto per un libro così.

Cioè farei spallucce, poiché d'altronde si parla di gusti personali, ma la penna c'è.

E crea vita.

E della giovane Nasten'ka chiunque potrebbe innamorarsi, ma forse in fondo lo abbiamo fatto, nel nostro tempo e nel nostro luogo...

" Era una notte incantevole, una di quelle notti che ci sono solo se si è giovani."

Ma che catenazzo vogliamo dire di un autore così.

La descrizione di Pietroburgo al calar della notte vale da sola l'intero romanzo.

Possiamo quindi definire Le notti bianche un romanzo di formazione?

Direi di sì.

E se vi piacciono libri di quel genere, ve lo stra-consiglio!


P.s: ho scelto di dividere la stesura di questo post in tre parti, che pubblicherò in maniera più veloce del solito, perché altrimenti verrebbe troppo lungo, e già non interessa a nessuno leggere blog come il mio, figuriamoci se scrivo post chilometrici...

Alla prossima!






domenica 31 luglio 2022

L'acchiappasogni - Stephen King

Il mio odierno approccio alla rilettura di uno dei romanzi meno amati di Stephen King, denota quanto io sia cambiato in questi ultimi anni.

Oggi non farei quel post di tanti anni fa denominato " I peggiori romanzi di Stephen King  ", e non avrei la presunzione e l'arroganza di usare termini così diretti.

Non che non si debbano avere dei gusti critici, ma nelle mie riletture cerco anche di essere il più analitico possibile e di trovare anche qualcosa di buono.

E nell'Acchiappasogni qualcosa di buono c'è, secondo me.

Andiamo di sinossi:

Tempo fa, a Derry, la città del terrore di It e Insomnia, quattro ragazzini coraggiosi compirono una buona azione. Che li trasformò per sempre. Da grandi, Henry, Jonesy, Beav e Pete hanno preso strade diverse, ma due cose hanno mantenuto un richiamo irresistibile: una è il legame con il bambino molto, molto particolare che aiutarono quel giorno lontano e l’altra è la fantastica battuta di caccia al cervo che ogni anno li riunisce nel Maine, là nella baita dove ondeggia quel curioso oggetto indiano chiamato acchiappasogni. Però stavolta li aspetta una brutta avventura: il cielo promette ben peggio di una forte nevicata e nel folto si aggira qualcuno, qualcosa, che amerebbe tanto abitare sulla Terra.


L'acchiappasogni parte bene, anzi benissimo.

Le prime 100/150 pagine sono piuttosto coinvolgenti e scritte bene.

Ci sono echi del King pre-incidente, e la trama di base sembra un po' ricercare/ricalcare le atmosfere dei suoi romanzi horror di formazione come It ed Il corpo.

Lo fa in maniera più ermetica, ma l'omaggio è molto evidente.

Derry viene citata più volte, ed è persino teatro di alcuni stralci della storia.

C'è anche una scena molto forte e disturbante, che cita a chiare lettere Alien, che secondo me mette il punto in cui il romanzo smette di avere una direzione precisa, e comincia ad intraprendere un percorso molto più contorto e citazionistico, tanto che ad un certo punto basta avere una infarinatura del genere fantascientifico per cogliere una vastità infinita di citazioni ed omaggi, da arrivare quasi a travalicare il confine della scopiazzatura.

L'acchiappasogni è un IT in formato ridotto con gli alieni e l'esercito.

Ecco, parliamo un attimo di quest'ultimo, rappresentato quasi in maniera macchiettistica e cinematografica, vabbè che è voluto, d'altronde il capoccia si chiama Kurtz, tanto per omaggiare anche Conrad e Apocalypse Now, ma diciamo che siamo molto distanti da quelle opere, qui questa figura, ma anche l'esercito in generale, sembrano usciti da un film d'azione a basso costo.

Nulla da dire per ciò che concerne i quattro protagonisti, sono sì ermetici, ma comunque ben scritti.

Le parti ambientate nella loro adolescenza a Derry sono la parte più bella del romanzo, anche se il modo in cui sono inserite nella storia spezzano un po' troppo la narrazione per i miei gusti.

In più King è molto spietato per ciò che concerne il destino di alcuni di essi, fin dalla prima parte della storia, ed è una cosa che ho apprezzato, anche se c'è da dire che l'ermetismo con cui ci racconta delle loro vite, non ci permette molto di empatizzare con essi.

Funzione importante nell'arazzo ( o nell'acchiappasogni ) della storia è Duddits, un ragazzo/uomo affetto dalla sindrome di Down, che i quattro ragazzi hanno preso in simpatia nell'adolescenza, che funge un po' da deus ex machina del romanzo, in quanto dotato di una sorta di legame psichico con i quattro protagonisti.

Una roba che a me è sempre piaciuta poco, e che anche qui non ho apprezzato molto, ma è una questione di meri gusti personali.

Pollice verso anche per gli alieni.

Un miscuglio di roba già vista, già narrata altrove.

Giuro, qui King ci mette di tutto, mettete qualsiasi film o libro di fantascienza anni '50/80 e probabilmente lo vedrete citato.

Volete La cosa? C'è. Volete Taken? C'è. Alien? E' il piatto portante. Il villaggio dei dannati? Idem con patate. L'invasione degli ultracorpi? Hai voglia. La guerra dei mondi? Anche.

Facciamo prima a trovare cosa non viene citato.

Sebbene, devo dire che la parte relativa agli innesti è potentissima e disturbante, e la scena che ho citato ad inizio post, è una di quelle più creepy tra tutti i romanzi di Stephen King.

Peccato che da un certo punto in avanti, King abbia perso un po' la bussola, facendo diventare questo libro una sorta di Taken in salsa on the road con tanto di alieni che amano il bacon, con effetti tragicomici.

Veramente, ad un certo punto non si capisce se bisogna prendere sul serio il romanzo o meno.

Insomma, L'acchiappasogni è uno dei romanzi più assurdi e meno lineari di King, ma pur se con scelte di trama un po' astruse e fuori dalle righe, rimane comunque scorrevole fino alla fine.

Certo, è un fiume incontrollato di citazioni, sa tutto di già visto e già letto ( meglio ) altrove, le parti più oniriche fatte di possessioni mentali io le ho tollerate poco per questione di gusti personali, ma non è tutto da buttare.

Non mi stupirei di leggere che ad alcuni questa storia possa essere piaciuta.

Non è il King che amo, ma sono comunque arrivato tranquillamente all'ultima pagina.

Di questi tempi è tanto.

Siamo in tempi in cui la gente abbandona romanzi dopo 10,20 o 50 pagine, e non c'è nulla di male, eh.

L'acchiappasogni conta quasi 700 pagine, eppure non mi è pesato per nulla.

E visto che ho citato il numero di pagine, aggiungo una piccola postilla critica: forse e dico forse, io avrei preferito che il Re si fosse concentrato qualche altra pagina in più sul background dei quattro protagonisti + Duddits, e meno sull'esercito e su Mr. Gray e gli alieni in generale, ma è andata così.

D'altronde che le storie siano brutte o meno, King è sempre King, ed è sempre un piacere leggerlo.


Alla prossima!



domenica 17 luglio 2022

I miei libri preferiti: L'amico ritrovato - Fred Uhlman

"Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più."




Chi mi conosce sa che amo le storie di formazione, che sono fatto per leggerle, e che quindi sono già predisposto alle emozioni ed ai brividi, soprattutto quando parlano di amicizia.
Ecco, L'amico ritrovato è probabilmente lo "über alles" ( lo scrivo in tedesco perché il romanzo è ambientato in Germania ) per eccellenza delle storie di questo tipo.
In sole novanta pagine Uhlman ci presenta la storia delle storie d'amicizia, e sfido chiunque a non emozionarsi in ogni aspetto di questa amicizia che nasce, cresce, si cementa, e si disgrega in così poco tempo, e che soprattutto assume connotati così universali da racchiudere tutti i sentimenti possibili.

Certo, noi non siamo nati in Svevia, non siamo ebrei come Hans o nobili di alto ed antico lignaggio come Konradin, non siamo nella Germania in cui si sta affacciando lo spettro del nazismo, ma quei sentimenti, Dio, quei sentimenti, sono gli stessi che abbiamo provato un po' tutti nella nostra vita verso qualcuno, e mai sono stati raccontati con così tanto garbo ed eleganza, ma anche con così tanto realismo da sfondare la quarta parete e rendere vividi ed immortali quei due personaggi.

Ed anche quando arriva la separazione e fiutiamo la tragedia, non c'è solo spazio per commuoversi, ma anche per applaudire.

L'amico ritrovato è uno dei miei libri della vita, che rileggo quando posso, e che consiglio a chiunque, soprattutto a chi ama le storie d'amicizia e di formazione che profumano di infanzia ed adolescenza, anche in salsa drammatica, come d'altronde diventa questa storia in corso d'opera.

Poche volte mi sono emozionato così tanto per un libro, ma è uno di quei libri che ti frega sempre, anche quando credi di aver superato la nostalgia dell'adolescenza e quei sentimenti così complessi e totalitari che mi legavano agli amici di un tempo.

Ma d'altronde nella mia vita è sempre stato così, c'è stato più spazio per l'amicizia che per l'amore.
E non è affatto strano che io pensi ancora alle persone con cui ho diviso infanzia ed adolescenza, mentre per quelle che ho amato o desiderato sessualmente non provi nulla di nulla, nemmeno quando le incontro per strada.

Non posso che ringraziare Fred Uhlman per aver scritto un libro di così tanta bellezza.

" I giovani tra i sedici e i diciott'anni uniscono in sé un'innocenza soffusa di ingenuità,
una radiosa purezza di corpo e di spirito e il bisogno appassionato di una devozione totale e disinteressata.
Si tratta di una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità e unicità, costituisce una delle esperienze più preziose della vita. "


Alla prossima!


sabato 9 luglio 2022

La casa del buio - Stephen King / Peter Straub

" Nel tetro lido di Plutone."



I seguiti dei romanzi di formazione in cui ritroviamo i personaggi cresciuti, raramente trovano la mia approvazione.
La casa del buio non è un'eccezione a questa regola, anzi.
E' uno dei libri più respingenti che io abbia mai letto, e non ho mai cambiato idea nemmeno dopo l'ennesima rilettura.
Per chi non lo sapesse, La casa del buio è il seguito de Il talismano.
Ed una volta che pubblichi un post su uno ( ormai eoni fa ), è giusto occuparsi anche dell'altro.
Ritroviamo il protagonista principale di quell'opera ormai adulto, ma molto diverso dal ragazzino protagonista del primo volume.

La casa del buio è un romanzo strano.
Dal punto di vista orrorifico parliamo di un romanzo parecchio creepy e disturbante, poiché il villain rapisce e miete vittime per lo più tra i bambini, con tanto di descrizioni parecchio forti, ma allo stesso tempo persegue una linea molto fantasy, nonostante i temi turpi.

Ora, quando parliamo di una trama che parla anche di mondi paralleli e bambini con poteri telecinetici, parlare di realismo è obiettivamente complicato, ma in questo libro ho fatto fatica a trovare credibili i personaggi.
Tutti, nessuno escluso, sembrano muoversi in un percorso fin troppo precostituito, ed anche il loro linguaggio, i gesti che compiono, ed il loro background in generale, difficilmente li assocerei al mondo reale.

A partire dai poliziotti che a volte si comportano come i personaggi di una serie tipo Distretto di polizia, fino al protagonista principale, che è fin troppo schivo e distante per essere un personaggio amabile.
Jack Viaggiante è diventato un adulto che non mi piace.
I due autori poi, evidentemente devono aver incontrato parecchi giornalisti stronzi nella loro vita, poiché qui ve n'è uno, che dire che è detestabile è persino poco.
Per non parlare del gruppo di motociclisti super acculturati, che parlano di Thomas Mann o che potrebbero tenere convegni sulla letteratura.

Insomma è un libro in cui diventa molto difficile provare empatia per i personaggi, che tutti, nessuno escluso, sono fin troppo sopra le righe ed eccessivamente teatrali.

Persino Henry Leyden, che è il personaggio più carismatico e che si vede lontano chilometri che è colui che i due autori hanno più amato scrivere, è molto difficile giudicarlo realistico.

Anche alcune soluzioni narrative sono eccessivamente ridondanti, se non proprio odiose.

Essendo un romanzo legato all'universo della Torre Nera, ritornano alcune dinamiche tra cui l'aiuto esterno del bianco, in maniera anche un po' facilona devo dire.

Però allo stesso tempo è sempre bello rivivere le atmosfere de i territori e del medio-mondo.

Il romanzo ha anche dei bei punti di forza: il prologo è molto bello, e ci sono alcune citazioni a poesie come Il corvo di Poe, o romanzi come Casa desolata di Dickens, che vengono usate in maniera molto carina nell'arazzo della storia.
Ed inoltre è davvero scorrevole, e le 700 e passa pagine vanno via che è un piacere.

E' una lettura d'obbligo per chi ha letto Il talismano, e per chi sceglie di avventurarsi nella saga de La torre nera, agli altri oggettivamente direi di pensarci bene, poiché i due autori hanno scritto di meglio.
A mio parere Il talismano era molto più bello.
Però come dico sempre, io sono una goccia nel mare del gusto, quindi esisterà parecchia gente a cui questo libro sarà piaciuto, ed anche tanto.

Vi lascio con la sinossi:

"A French Landing si aggira un mostro che adesca i bambini e li restituisce in parte. E c'è anche il vecchio Jack Viaggiante, che a dodici anni fuggì da questo mondo alla ricerca del Talismano che avrebbe potuto salvare la madre e che visse una folle avventura nella dimensione fantastica dei Territori."



Alla prossima!

martedì 21 giugno 2022

Io sono leggenda - Richard Matheson

 " Ora sono io l'anormale.

La normalità è un concetto di maggioranza, la norma di molti, e non la norma di uno solo. "


Ai tempi del lockdown, il giovane (ex) sindaco della mia città, divenne brevemente noto anche a livelli internazionali poiché durante una diretta pronunciò una frase in cui si scagliava contro coloro che uscivano di casa infrangendo le regole, citando il film con Will Smith tratto da questo libro.

La cosa mi ha sorpreso un po', perché il riferimento è stato chiaro per tutti, anche per i più anzianotti o per i più giovani.

Scavando un po' si evince che viene considerato a tutti gli effetti un cult.

Rimango oltremodo perplesso, poiché, secondo me, il confronto tra pellicola e libro è quantomeno impietoso.

Richard Matheson ha scritto un capolavoro del genere fantasy/ horror, ed è riconosciuto quasi all'unanimità.

Allo stesso tempo è bene dire che io non ne capisco molto di cinema, quindi mi astengo e passo oltre, parliamo del libro.

L'edizione che ho a casa, è un vecchio tascabile Urania/Mondadori del 1996, presumo da edicola.

Prezzato al prezzo di 5.900 Lire, non posso nemmeno affermare con certezza dove e quando l'ho comprato.

Ipotizzo nella rivendita di usato dove andavo sempre, ma non ricordo.

Di sicuro anche questo libro proviene da quella pozza dei miti da cui mi abbeveravo quando volevo espandere i confini oltre King, ovvero Danse Macabre.

La carriera di Matheson è stata strana, poiché per quel che concerne i romanzi ha lanciato subito due bombe, un libro discreto come fu Io sono Helen Driscoll, altre opere che non ricordo con particolare piacere come La casa d'inferno e Al di là dei sogni, ed una lunghissima sequela di racconti molto belli, ma credo che non abbia mai più toccato le vette che ha raggiunto con Io sono leggenda e Tre millimetri al giorno.

Parlando di quest'opera, l'ho già detto che è spaziale? XD

La storia è condensata all'essenziale, i capitoli sono molto ermetici e ridotti all'osso, ma nonostante ciò riescono a coinvolgere il lettore in toto.

Certo, Matheson ci dona pochi e piccoli accenni sul morbo che ha causato la fine dell'umanità, ma lo fa cesellando le informazioni alla perfezione.

I pochi accenni alla vita precedente ed agli affetti del protagonista Robert Neville vengono raccontati in maniera molto ermetica, ma in modo molto chiaro e con forte impatto emotivo.

Anche le avventure in solitaria di Robert Neville, i suoi scontri contro i vampiri in una città ormai disabitata da qualunque essere vivente, funziona altrettanto.

Forse c'è qualche fase di stanca nel periodo in cui il protagonista cerca il modo di studiare il morbo cercando una soluzione che gli permetta di trovare modi più veloci ed efficaci per difendersi contro i vampiri, ma fa parte del tessuto narrativo, poiché permette all'autore di effettuare qualche spiegone sulla natura dell'immunità del protagonista dalla malattia che ha spazzato via la razza umana, trasfigurandola.

Ritengo che sia l'unica parte del libro da contestualizzare, poiché è chiaro che dare una risposta scientifica al soprannaturale è abbastanza complicato.

Perfetto anche il modo in cui Matheson gioca con il lettore inserendo altri esseri viventi in corso d'opera, come il cane e Ruth.

Andando avanti appare evidente come più che una storia post apocalittica di stampo horror, ci troviamo davanti una vera e propria distopia/allegoria di stampo sociale.

Il finale è pura leggenda.

Fatevi un favore, recuperate assolutamente questo libro, poiché in sole 200 pagine è stata fatta la storia.

Ovviamente tenendo conto che si parla di un libro scritto negli anni '50, con uno stile molto asciutto, e una struttura narrativa ridotta all'essenziale.

E' chiaro che oggi una storia di questo tipo è piuttosto inflazionata cinematograficamente e narrativamente parlando, ma è bene che i più sappiano, che molte storie scritte dopo sono state ispirate da questo libro.


Alla prossima!




domenica 12 giugno 2022

Il drago del male - Peter Straub

Un libro come Il drago del male rappresenta in toto il motivo per cui ho creato e per cui esiste ancora questo blog.

Ovvero quello di parlare anche di libri ormai fuori catalogo, e di autori ormai fuori moda.

Un porto o un approdo per chi ha letto un'opera poco famosa o ormai dimenticata, uno spirito affine con cui condividere una di queste letture.

Il drago del male è stato per lungo tempo nella mia lista di recupero, ma solo in questi ultimi mesi mi è venuta voglia di andare oltre quella che era solo un'intenzione e non un'azione concreta.

Galeotta è stata la rilettura di Ghost story.

Come scrissi in quel post, ad un primissimo approccio, Straub non mi fu molto affine.

Ghost story mi ha messo la voglia di esplorare la mente narrativa di questo autore, e quindi eccomi qui a parlare de Il drago del male.

Prima di andare di sinossi, volevo fare una piccola premessa.

Spulciando tra redazionali, prefazioni varie, interviste o saggi vari sulla letteratura horror, salta fuori come Peter Straub e Stephen King si stimino molto tra loro, tanto che hanno pubblicato due romanzi a quattro mani.

I due autori credo siano tuttora amici, e nel corso della loro carriera di scrittore sono stati parecchio in contatto, tutto ciò per dire che leggendo le opere dell'uno e dell'altro ci si ritrovano molti omaggi dell'uno nei confronti dell'altro, e dei paragrafi che sembrano persino uguali.

Mi sembra palese che i due si scambiassero pareri o idee, e che poi le infilassero nelle proprie storie.

Tutto questo papello per dire che Il drago del male ha delle assonanze clamorose con IT ed in minima parte con L'ombra dello scorpione e Le notti di Salem, ma che fu scritto prima di IT, quindi in quel caso è King che ha citato Straub.

Una scena in particolare dove un uomo guarda la luna e quest'ultima sembra che gli parli, è una scena inequivocabile ( come accade ad Henry Bowers in IT ).

E non è l'unica: ricordate la controversa scena di Beverly Marsh?

Qui ce n'è una molto più platonica, ma comunque pregna degli stessi significati, che vede protagonista il membro femminile di questa banda di eroi.

 Ma bando alle citazioni ed andiamo di sinossi:

" Gli abitanti di Hampstead, una tranquilla cittadina americana di provincia, vivono immersi nella quiete e nella serenità. Ma all'improvviso oscure forze demoniache si abbattono sulla piccola comunità, seminando ovunque morte, terrore e distruzione. Magia e soprannaturale, realtà e allucinazione si mescolano per coinvolgere il lettore in una spirale di paura. Un' inquietante e superba creazione della fantasia, un horror mozzafiato di Peter Straub, un maestro riconosciuto del genere. "


Non ho fatto ricerche approfondite, ma a me risulta che Il drago del male sia attualmente fuori catalogo.

Io l'ho preso su Ebay a 5 Euro o giù di lì, ed è un'edizione Sperling del 1987.

E' ingiallita, ma tutto sommato ancora decorosa.

Come si evince dalla sinossi, Il drago del male è quanto più di classico anni '80 ci sia.

Straub ci dona la sua personale interpretazione di una cittadina che attrae il male in maniera ciclica, un po' come Derry o Castle Rock nei romanzi di Stephen King.

Innanzitutto è bene dire che si tratta di un romanzo piuttosto corale, ci sono dei protagonisti, ma l'azione si svolge nell'intera cittadina e coinvolge tutti gli abitanti nel loro insieme.

La trama si svolge tra due linee parallele che vanno ad intersecarsi.

Un po' come accade nel romanzo L'ombra dello scorpione di Stephen King.

C'è una fuga di un composto tossico da un laboratorio di ricerca per fini militari che provoca effetti di varia natura nella popolazione della cittadina, tra cui morte, allucinazioni, effetti radioattivi terrificanti in alcuni individui, e come se non bastasse si susseguono efferati assassinii all'interno della cittadina.

In mezzo a questo caos si muove inesorabile un uomo che sembra dotato di poteri soprannaturali denominato il drago.

Gli eroi chiamati a proteggere la cittadina saranno due uomini, un ragazzino ed una donna, quest'ultimi due condividono una sorta di legame telepatico, che non ha molte spiegazioni in corso d'opera, se non un trafiletto all'inizio in cui si dice che il composto chimico potrebbe donare anche tali capacità.

Insomma in questo libro c'è parecchia carne al fuoco, forse troppa.

Da un punto di vista puramente letterario è secondo me un buon libro.

Chi ha amato le atmosfere di romanzi corali con cittadine che vengono decimate o trasfigurate, beh, troverà pane per i propri denti.

Ci sono tutte quelle caratteristiche che hanno reso grandi romanzi come L'estate della paura, Il popolo dell'autunno, Le notti di Salem, It, ecc.ecc.

Anche qui, come in tutti questi romanzi, la forza che contraddistingue gli eroi viene dal gruppo, ma non solo, in alcune storie di questo tipo come esiste il male, c'è anche una figura benigna che in qualche modo dona al buono degli strumenti per affrontare il nemico.

Qui è molto più sfumata, ma esiste.

Anche se è bene dirlo, in questa storia il male fa terra bruciata intorno ai protagonisti, mietendo vittime senza distinzioni di sesso ed età.

Un male che per lunghi tratti della storia sembra inesorabile.

Ecco, qualche dubbio narrativo ce l'ho proprio su Gideon Winter, il cattivo di questa epoepa.

Un personaggio che non sembra centrato benissimo.

Straub ci dona alcuni stralci sul suo passato, e sul primo scontro avuto con Graham Williams in giovinezza, ovvero uno dei protagonisti del libro, e sicuramente sono tra le pagine più belle del libro, visto che il loro scontro sembra quasi venire dalle pagine de Il vecchio e il mare di Hemingway per quel che concerne l'iconografia della descrizione, ma di questa figura sapremo ben poco.

Sembra che esista fin dagli albori della cittadina, è dotata di poteri ultraterreni tanto da apparire nella forma di un drago, o quella di un pipistrello infuocato, ed è in grado di provocare allucinazioni giocando con i traumi degli individui, un po' come farebbe Pennywise.

Sembra anche trovi potere e quindi ritorni in maniera ciclica quando le famiglie progenitrici della cittadina si ricongiungono nei dintorni della stessa.

Ovviamente quelle famiglie sono rappresentate dai quattro protagonisti.

Dal punto di vista della coerenza narrativa, forse sarebbe stato meglio donare al lettore qualche informazione in più sull'antagonista, poiché quelle che ci sono sembrano messe un po' a caso.

So che alcuni odiano gli spiegoni, soprattutto quando si tratta di soprannaturale, ma la natura e le motivazioni di questa creatura rimangono molto aleatorie.

Nulla da dire suoi quattro protagonisti, a lungo andare ben sfaccettati e ben amalgamati, sebbene specie nella prima metà risultassero piuttosto ermetici nel loro insieme.

Detto questo, Il drago del male a me è piaciuto comunque molto.

Io sono fatto per storie di questo tipo, e belle o brutte che siano, è un po' come ritrovarmi nella mia comfort zone letteraria.

Il finale è ben scritto e indirizza il lettore verso un'allegoria biblica, ma almeno da questo punto di vista i sentori si avvertivano già in maniera netta in corso d'opera.

Però come dicevo un po' più su, la metafora demoniaca a me non basta, avrei voluto qualche capitolo in più su questa enigmatica e terrificante figura.

Insomma nonostante un cattivo per i miei gusti un po' ermetico, vi suggerirei comunque di inserire anche Hampstead nel vostro itinerario di luoghi infestati ed inenarrabili.

Peter Straub meriterebbe molta più attenzione, e di uscire dal limbo dei fuori catalogo.

Spero un giorno di riuscire a recuperare altri suoi libri, in particolare Julia, che in questo momento veleggia su prezzi proibitivi su Ebay.


Alla prossima!



domenica 5 giugno 2022

Tre millimetri al giorno - Richard Matheson

 "... Quel ragno era immortale. Era più di un ragno. Era tutti i terrori misteriosi del mondo confluiti in quell'orrore ballonzolante gonfio di veleno. Era tutte le ansie, le incertezze, le paure della sua vita, racchiuse in quella forma orrenda nera come la notte. "

A volte mentre scrivo sorrido poiché immagino che chi mi legga colga una ripetitività di azioni e riferimenti per quel che concerne il mio approccio alla lettura.

Lo ritengo naturale, ogni gesto che compiamo fa parte di un rituale quotidiano.

Ed io non sono da meno ( stavo per scrivere ameno, che forse sarebbe stato più poetico e calzante per il sottoscritto ).

Quindi se in molti post scriverò che ho scoperto tale libro grazie a Danse Macabre di Stephen King, sappiate che è nell'ordine naturale della mia vita letteraria.

E' stato King che mi ha spinto verso nuove conoscenze, e subito dopo E.A.Poe e Lovecraft, Richard Matheson è certamente tra i primi scrittori che ho approfondito.

Mi sono reso conto di aver parlato delle opere minori di questo autore, ma di non aver mai scritto dei suoi due pesi massimi: Tre millimetri al giorno ed Io sono leggenda.

Non che ce ne fosse bisogno, parliamo di due cult del genere su cui possiamo trovare post, recensioni e saggi a perdere, ma mi accorgo sempre più che la massa social li evita quasi a prescindere, distratta per lo più dalle nuove uscite sponsorizzate di Dicker, Thilliez o altri romanzieri che gravitano sul genere thriller/noir/giallo, per lo più.

Il fantastico? A parte quello young adult, non pervenuto.

Eppure basterebbe sbirciare il calendario con le uscite Urania per scovare alcune perle, tra cui Tre millimetri al giorno di Matheson.

Urania ha fatto uscire questo libro proprio nel periodo in cui io ho avuto il covid, primi di marzo o giù di lì, quindi per averlo ho dovuto sudare le proverbiali sette camicie.

Per fortuna sono amico di un edicolante che me lo ha ordinato, ma l'attesa è durata più di un mese.

Come si evince dalla foto, ho già letto in passato quest'opera ed ho una vetusta ed invecchiata edizione in libreria sempre targata Urania del 1962.

All'epoca, non so manco quale anno precisamente, ipotizzo 2004/2005 o giù di lì, subito dopo aver letto il capitolo inerente questo romanzo su Danse Macabre, corsi dal rivenditore di libri usati sito vicino dove lavoravo per trovarne una copia, e l'unica che trovai fu quella nella foto, pagata sui 50 Centesimi.

Salvo dopo un tot di tempo fare una amara scoperta: in quelle edizioni il romanzo veniva pubblicato in versione ridotta e quindi tagliato in alcune parti.

Ho quindi riletto il romanzo in formato e-book in forma estesa, ma a casa per molti lunghissimi anni ho avuto soltanto quell'edizione ridotta.

Prima di quest'ultima targata Urania.

Andiamo di sinossi:

Scott Carey, un marito e un padre come tanti, viene a contatto con una misteriosa sostanza radioattiva e dopo qualche settimana inizia a notare dei cambiamenti. Sta perdendo peso, ma sta anche diventando più basso. Gli esami medici confermano l’incredibile quanto innegabile verità: Scott sta rimpicciolendo, con ritmo costante e inesorabile. Tre millimetri al giorno, per la precisione. La moglie e la figlia diventano presto giganti irraggiungibili, il gatto di casa un mostro minaccioso. Persa ogni speranza di tornare a una vita normale, Carey si trova a lottare per sopravvivere in un mondo sempre più ostile e minaccioso. Rimasto ormai solo, deve affrontare i limiti estremi dell’esistenza: cosa succederà infatti quando arriverà a misurare zero millimetri? Ma soprattutto, cosa c’è oltre lo zero? Capolavoro del genere fantascientifico e horror, Tre millimetri al giorno alterna con crescente suspense scene drammatiche e d’azione alle riflessioni introspettive di Scott sul destino che lo aspetta.

Beh, che dire di Tre millimetri al giorno, c'è davvero bisogno di parlarne?

E' un libro incredibile, un must del genere.

Probabilmente bisogna contestualizzare l'opera dal punto di vista scientifico, mi rendo conto che un chimico o chi studia scienze o biologia si farà una risata sull'incidente che provoca questo rimpicciolimento costante e graduale del protagonista Scott Carey, ma fa parte della normalità di questo tipo di storie, quindi si chiudono entrambi gli occhi piuttosto volentieri.

Il resto è una bomba.

Personalmente ritengo questo romanzo perfetto.

La narrazione in medias res rende il romanzo scorrevole ed appagante fin dall'inizio.

Matheson fa anche un gran lavoro per quel che concerne la psicologia dei personaggi rendendoli credibili anche di fronte all'incredibile.

Perché le conseguenze di questo rimpicciolimento avrà conseguenze non solo sul corpo e la psiche di Scott, ma anche per quel che concerne le dinamiche affettive e sociali.

Portando il personaggio a vivere delle avventure che a volte virano persino nel grottesco.

Come il capitolo in cui ormai ridotto all'altezza di un metro o anche meno si intrufola in un luna park itinerante in cui fa conoscenza con una nana, o quello in cui dopo aver accettato un passaggio da uno sconosciuto viene molestato sessualmente perché scambiato per un bambino.

E' geniale l'utilizzo che fa Matheson del progressivo rimpicciolimento del personaggio, che si ritrova a vivere esperienze sempre più assurde e pericolose in base all'altezza di quel momento.

Insomma c'è una commistione di generi in questa storia che ha dell'incredibile, poiché in sole 250 pagine o poco più, questo scrittore riesce a toccare tanti temi.

Non ultimo anche quello sessuale.

E' tragicomico che più piccolo diventa e più Scott diventa lascivo e voyeur, tanto da sembrare un piccolo Pierino in alcuni punti.

E che dire dei capitoli più horror?

La lotta con l'uccello prima, e lo scontro in cantina con la vedova nera sono probabilmente tra le più belle pagine mai scritte per quel che concerne la narrativa fantastica ed orrorifica.

Su Instagram ho affermato che ritengo la lotta di Scott contro il ragno persino più emozionante di quella di Sam e Frodo contro Shelob, la penso ancora così.

Insomma Tre millimetri al giorno è un libro con i fiocchi, per me è un capolavoro del genere e meriterebbe di essere riscoperto anche dalle nuove leve letterarie.

Andate oltre le sponsorizzazioni, e guardate un po' al di là dei feed di bookblogger tutti uguali che postano tutti insieme lo stesso romanzo perché gli è stato regalato.

Prendete esempio da Scott Carey: c'è vita anche nel microcosmo. ;-)


Alla prossima!


martedì 10 maggio 2022

Il grande dio Pan - Arthur Machen

Se andassi a spulciare tra le note dei miei vecchi smartphone o tra vecchie agendine in cui annotavo i libri che volevo comprare, sicuramente Il grande Dio Pan di Arthur Machen sarebbe stato tra le prime posizioni.
Ricordo che lo inserii anche qui sul blog in un post sui libri fuori catalogo che bramavo di possedere.
Per decenni credo di aver spulciato le inserzioni su Ebay alla ricerca di un venditore onesto che lo mettesse a buon prezzo, ma i prezzi della vecchia ed inconfondibile edizione Mondadori solo oggi si trovano ad un prezzo decente e tutto questo perché questo libricino è stato ristampato negli ultimi anni dalla Tre Editori, e successivamente da Fanucci e dalla RBA.

E' interessante anche la storia di come ne sono venuto in possesso.
L'edizione RBA illustrata che esce in edicola, per me è risultata introvabile.
Doveva uscire l'8 aprile, ma nella mia città non è mai arrivata.
Ho girato numerose edicole, ma nisba.
Ogni volta mi dicevano di tornare la settimana dopo, poiché qualche volta queste uscite qui al sud uscivano con qualche settimana di ritardo, ma di questo libro nessuna traccia.
Arrivavano i volumi successivi, ma non questo.
Per qualcuno degli edicolanti avevo preso un abbaglio sull'uscita e qualcuno di loro asseriva che questo libro fosse in programma addirittura il prossimo anno.
In pratica mi hanno considerato un analfabeta digitale che non è in grado di utilizzare i social network.
Non ho insistito molto, poiché non ne valeva la pena, ma la pagina Instagram dell' RBA era abbastanza inequivocabile.
E' vero, quest'ultima avrebbe bisogno di un social marteking migliore poiché non mi sembrano ci puntino molto sulle pubblicità ed il sito stesso è poco chiaro sulle uscite, ma sta di fatto che nel settentrione questo libro è uscito, e che qui da me non è mai arrivato.
Beh, mi è dispiaciuto bypassare le edicole, ma non ho potuto fare altro che prenderlo online.
E non mi sento in colpa per questo.
Per giunta ho trovato un'edizione Fanucci venduta a metà del prezzo di quella RBA e l'ho fatta subito mia.
Certo, non ci sono le illustrazioni, ma ad una certa, chi se ne frega.

Insomma la gestazione di questa lettura è stata lunga, lunghissima.


E' un po' strano parlare di un libro che si è desiderato per decenni, per poi scoprire che a leggerlo ci si mette giusto un'ora o due, se non si sceglie di centellinarlo.
Leggerlo ne è valsa comunque la pena.
Diciamo che l'attesa non è stata vana.
Il grande dio Pan è stato avanguardia.
E' stato avanguardia per Lovecraft, a lui si sono ispirati molti autori successivi, e soprattutto Ghost Story di Peter Straub ha dei paragrafi in cui è molto sottile il confine tra omaggio, citazione e scopiazzatura.
Nella prefazione è stato citato anche N di Stephen King come omaggio.
Onestamente non mi è parso più di tanto, al massimo ci ho visto echi di Shirley Jackson e del Dottor Jekyll e Signor Hyde di Stevenson ( che comunque è uscito prima ).

Due paroline sull'edizione Fanucci:
a me è parsa piuttosto buona.
Purtroppo non sono molto ferrato sulle traduzioni, ma mi aspettavo un ritmo della scrittura molto più astruso e prolisso, invece è scorrevolissimo.
Si sente poco o nulla il passaggio del tempo, invece in molte storie di questo tipo si percepiva molto più la narrativa di quegli anni, che era molto più prolissa e meno concreta, anche nei racconti brevi.
Ecco, non so se nella traduzione di questo libro sia stata calcata un po' la mano con l'idea di renderlo più immediato e scorrevole.
Ho avuto una percezione straniante leggendolo, poiché non mi sembrava di avere tra le mani una narrativa di fine ottocento.

L'aspetto più bello di questo racconto è il fatto che tutto si svolga quasi per sottrazione e dietro le quinte.
C'è molto di immaginifico ed esclusa l'operazione iniziale è tutto un susseguirsi di passaggi di parola, di racconti narrati e di espistola, e di identità celate.
Credo ci sia poco da recensire, su un libro di così poche pagine.
Ad un lettore odierno la soluzione del mistero apparirà meno sottile e subdola che nelle intenzioni dell'autore, e lo ritengo naturale, visti quanti racconti scritti e quante sceneggiature cinematografiche siano passati da allora sotto i ponti, ma credo che nonostante ciò, ci sia qualcosa di magico in questo libro.
Ed è nella sua atmosfera.
C'è un'atmosfera malsana che levati, qualcosa o qualcuno di seducente e selvaggio che affascina e disturba.
Una storia che non ha bisogno di mostrarti il male, e che non ha bisogno di mostrarti il sangue o le ferite, ma che sai che c'è.
La chirurgia incontra la mitologia.
Una donna dopo un'operazione incontra Pan.
Il resto è storia.
Della letteratura orrorifica, direi.

Vi lascio con la sinossi:

Un chirurgo opera una donna al cervello con lo scopo di aprire il suo "occhio interno" e farla incontrare con il diabolico dio Pan. Dall'unione con il male (Pan rappresenta la mostruosa divinità della natura, la cui semplice visione induce alla pazzia) nascerà un essere spaventoso, che porterà terrore e follia nelle vite di coloro che vi entreranno in contatto. Machen trascina il lettore con tensione crescente fino all'orrore finale, mettendo in mostra le terribili conseguenze delle teorie darwiniane sull'evoluzione delle specie. Fanucci Editore ripropone al pubblico italiano l'opera più inquietante di Arthur Machen, "Il grande dio Pan" del 1894, un romanzo molto potente ed evocativo che riporta alla luce antiche leggende pagane ed è basato sul concetto del "male" come parte integrante della realtà.




Alla prossima!

lunedì 2 maggio 2022

La nube purpurea - Matthew P. Shiel

Ritorno tra le braccia di Urania per il recupero di un'opera che puntavo da tempo, ma non tanto da volerla possedere in formato non economico.

Quindi non potendo permettermi l'edizione Adelphi, ho fatto di necessità virtù in attesa che spuntasse in qualche mercatino o in un'edizione economica.

Il tempo è stato galantuomo, ed eccomi qui a parlare de La nube purpurea di Shiel, un romanzo che è stato scritto nel 1900.


Prima di tutto parliamo un attimo di quest'edizione.

Non so se è stato solo il caso della mia copia, ma vi è riscontrabile un visibile errore di centratura della stampa che sembra tagliata male, tanto che la copertina tende al diagonale.

Non è un problema, ma comunque è talmente evidente che mi pare strano sia stata mandata in vendita in questo modo, si evince una scarsa cura del prodotto, secondo me.

A meno che non sia stata una scelta voluta.

Allo stesso tempo, sembra che questi Urania che escono in allegato ad alcuni tra i più noti quotidiani stiano avendo parecchio successo, tanto che la Mondadori li sta ristampando anche in formato da libreria.

Sono contento, anche perché stanno pubblicando roba piuttosto valida.

Detto questo, come mi sono trovato con questo romanzo?

Beh, è una gran bella storia, niente da dire.

Chi ama le atmosfere apocalittiche troverà pane per i propri denti, e soprattutto agli amanti di libri come L'ombra dello scorpione o Io sono leggenda lo consiglio più che vivamente, poiché è piuttosto evidente come il libro di Shiel sia precursore di un certo tipo di narrativa distopica.

Ad onor del vero in corso d'opera mi sono tornati in mente anche Poe e Lovecraft soprattutto quando mischiano viaggi marittimi  con l'horror, ed è molto forte il richiamo ad opere come Le montagne della follia e L'Arthur Gordon Pym.

Di Shiel ho apprezzato particolarmente la creazione di un personaggio che pur essendo protagonista si mostra spesso turpe ed allo stato brado, cedendo senza indugio alla malvagità anche contro gli stessi compagni.

A conti fatti Adam Jeffson risulta essere un personaggio piuttosto sfaccettato.

Andiamo di sinossi:

La nube purpurea è ampiamente riconosciuto come un capolavoro della fantascienza e una delle migliori last man novel mai scritte. "Urania" ha deciso di riproporlo con una nuova traduzione, più vicina allo stile originario del romanzo. Un vapore mortale spazza il mondo e annienta tutte le creature viventi tranne un unico uomo, Adam Jeffson, che inizia un viaggio epico attraverso un pianeta silenzioso e devastato, come un Robinson Crusoe apocalittico. Nel corso degli anni Adam precipita nella follia, diventanto sempre più consapevole che la sua sopravvivenza non è casuale e che il suo destino - e quello della razza umana - fa parte di un piano cosmologico più vasto. The Purple Cloud è stato definito "brillante" da H.G. Wells e "una finzione esemplare" da H.P. Lovecraft.

La scoperta della nube e la sua dispersione nell'atmosfera è forse la parte più manieristica poiché non ci viene poi detto molto, ma è nella natura di molte storie di questo tipo, qui vi è una sorta di predestinazione, quasi che fosse stata mandata da qualcuno o che fosse destino del protagonista assistere alla fine dell'umanità.

C'è molto di biblico infatti in questa storia, tanto che riecheggia parecchio un'aurea da Antico Testamento, che in qualche modo rende più debole l'ultima parte della storia.

Però per metà romanzo il viaggio di Adam Jeffson alla scoperta di quello che rimane dell'umanità è incredibilmente suggestivo e spettacolare.

Poiché al contrario di molti altri narratori, Shiel non si concentra solo sull'America o su una parte specifica del globo, ma porta questo personaggio a circumnavigare con mezzi di fortuna quasi tutto il pianeta per molti, lunghissimi anni.

Molto bello anche il percorso interiore del protagonista reso pazzo dalla solitudine, tanto che ad un certo punto della storia trova sfogo soltanto distruggendo e mettendo a fuoco tutte le città in cui si trova a viaggiare alla ricerca di qualche sopravvissuto.

Non aggiungo altro, ma è abbastanza palese l'evolversi della storia, soprattutto se non si è a digiuno di storie simili.

Però contestualizzando il tutto al 1900, non si può che apprezzare il talento visionario di quest'autore.

Pur trattandosi di un libro di trecento pagine, probabilmente nella parte centrale vi è un qualche rallentamento di troppo, ma non è facile quando buona parte del libro è caratterizzato da un unico protagonista, quindi diventa abbastanza naturale che la parte centrale possa risultare un tantino ripetitiva e prolissa.

La prima parte è quella che merita più in assoluto, secondo me.

Peccato per la deriva un po' biblica della terza parte, che rende il tutto un po' prevedibile, ma c'è da dire, che è nell'aria fin dall'inizio e che quindi dal punto di vista della coerenza narrativa non si può dire nulla.

Al prezzo di 6,90 Euro non posso che consigliarlo.

L'unico neo in un possibile recupero, è che questi libri arrivano in edicola in poche copie e che quindi risulta molto complicato recuperarle successivamente.

Io pur girando per tutte le edicole della mia città non sono riuscito a recuperare Tre millimetri al giorno di Richard Matheson che è uscito nel periodo in cui io avevo il Covid, quindi immagino che dopo due, tre giorni, anche questo libro sia diventato di difficile reperibilità.


Alla prossima!


mercoledì 20 aprile 2022

4321 - Paul Auster

C'ho passato quasi un mese con questo libro.

Ed è una ciclicità che ha il tempo di diventare abitudine.

E' come il caffè del pomeriggio, la sigaretta del dopo pranzo per il fumatore, l'aperitivo al bar, la pennichella o il programma televisivo preferito da guardare stravaccati a letto o sul divano.

Questo per dire che arrivare a voltarne l'ultima pagina, mi ha lasciato un senso quasi di vuoto, perché Ferguson il protagonista di questo libro, era diventato una mia compagnia quotidiana, quasi un amico.

4321 è un bellissimo libro, lo spoilero subito.

Allo stesso tempo non è un libro per tutti, poiché è molto stratificato e la struttura a bivi della storia, specie all'inizio è parecchio straniante.

E' leggere quattro libri in uno, e volendo si potrebbe persino fare, poiché Ferguson vivrà quattro possibili esistenze.

Quindi si può leggere questo libro seguendo il naturale percorso delle pagine, o anche leggere singolarmente ognuna delle quattro storie che lo compongono.

Come dicevo su, questo schema narrativo è inizialmente molto fuorviante, poiché ci si potrebbe affezionare particolarmente ad una di queste varianti, e poi nel capitolo successivo viverne un'altra con personaggi che si muovono in un contesto differente, che vivono, crescono, si evolvono e magari muoiono in quello spicchio di storia.

Insomma bisogna capire le regole del gioco fin da subito per poter apprezzare bene questo romanzo.

Io inizialmente non l'ho fatto, ed intorno a pagina 80 o giù di lì mi ero già convinto che questo non fosse un libro nelle mie corde.

E sono sicuro, che chissà quanti altri avranno inizialmente vissuto questo straniamento, ed a quelli meno pazienti, avrà dato l'input di abbandonare il romanzo e dedicarsi ad altro.

D'altronde, smettere di leggere un libro è un diritto del lettore. ( cit. )

Ma intanto andiamo di sinossi:

Cosa sarebbe stato della nostra vita se invece di quella scelta ne avessimo fatta un'altra? Che persone saremmo oggi se quel giorno non avessimo perso il treno, se avessimo risposto al saluto di quella ragazza, se ci fossimo iscritti a quell'altra scuola, se... Ogni vita nasconde, e protegge, dentro di sé tutte le altre che non si sono realizzate, che sono rimaste solo potenziali. E cosi ogni individuo conserva al suo interno, come clandestini su una nave di notte, le ombre di tutte le altre persone che sarebbe potuto diventare. La letteratura, e il romanzo in particolare, ha da sempre esplorato la «vita virtuale»: non la vita dei computer, ma i destini alternativi a quelli che il caso o la storia hanno deciso, quasi che attraverso la lettura si riesca a fare esperienza di esistenze alternative. Paul Auster ha deciso di prendere alla lettera questo compito che la letteratura si è data: e ha scritto "4321", il romanzo di tutte le vite di Archie Ferguson, quella che ha avuto e quelle che avrebbe potuto avere. Fin dalla nascita Archie imbocca quattro sentieri diversi che porteranno a vite diverse e singolarmente simili, con elementi che ritornano ogni volta in una veste diversa: tutti gli Archie, ad esempio, subiranno l'incantesimo della splendida Amy. Auster racconta le quattro vite possibili di Archie in parallelo, come fossero quattro libri in uno, costruendo un'opera monumentale, dal fascino vertiginoso e dal passo dickensiano, per il brulicare di vita e di personaggi. Ma c'è molto altro in “4321”. C'è la scoperta del sesso e della poesia, ci sono le proteste per i diritti civili e l'assassinio di Kennedy, c'è lo sport e il Sessantotto, c'è Parigi e c'è New York, c'è tutta l'opera di Auster, come un grande bilancio della maturità, e ci sono tutti i maestri che l'hanno ispirato, c'è il fato e la fatalità, c'è la morte e il desiderio.


Beh, questa trovata su Amazon è parecchio più corposa di quella nel retrocopertina dell'edizione che ho comprato io che riduceva quasi il tutto ad una storia d'amore.

Amy c'è, è quasi la musa di queste esistenze, ma è solo la punta dell'iceberg di questo libro.

E' Ferguson l'unico vero protagonista.

4321 è un romanzo di formazione ambientato nell'America tribolata degli anni '60/70, con tutti gli stravolgimenti sociali, geopolitici e culturali di quegli anni.

Insomma da questo punto di vista non è un romanzo originalissimo, ma lo è abbastanza per via della sua peculiare struttura narrativa.

Anche qui, non è che parliamo di chissà cosa, nel cinema soprattutto, e persino nei fumetti, la struttura a bivi e quella formata da dinamiche di vite parallele e possibili, è abbastanza frequente, ma per un lettore abituato a storie più semplici per quel che concerne la meccanica narrativa, non è di facile immersione.

Prima di tutto parliamo di un romanzo che supera abbondantemente le 950 pagine.

Non è uno di quei libri da leggere una tantum.

Io stesso che in queste settimane ho letto intorno alle 40/50 pagine al giorno, a volte dovevo spremere le meningi e ricordare gli stralci della storia da cui era formato il capitolo in questione che stavo leggendo.

Certo, i capitoli sono numerati, ma allo stesso tempo ci vuole un po' di abitudine per entrare nelle meccaniche di ognuno di essi.

Paul Auster fa comunque un gran lavoro, per quel che concerne la storia ed i personaggi.

E' difficile non empatizzare con essi, ed ogni persona che accompagna Ferguson nella sua esistenza è dannatamente suggestivo e ben raccontato.

Ed in queste quattro possibili vite, Ferguson ne vivrà veramente di ogni.

E Paul Auster è particolarmente spietato in questo.

Sfido chiunque a rimanere impassibile davanti ad almeno due dei segmenti di vita di Ferguson.

Ed il secondo in particolare, ad un certo punto, mi ha talmente colpito, che è stato in quel momento che ho capito quanto potere c'è in questo libro.

Personalmente ho trovato 4321 un grande romanzo.

Non lo consiglio a tutti, probabilmente è un libro per lettori forti, poiché è lungo, prolisso in alcuni punti, e la struttura da cui è composto necessita forse una lettura molto immersiva e continuativa.

Però, boh, io l'ho amato alla follia.

Ho amato Ferguson, sua madre Rose, Amy, e tutte le persone che in qualche modo hanno fatto parte di queste quattro vite, che poi in fondo sono una sola.

Bisogna dire che con me comunque giocava facile fin dall'inizio, poiché io amo le storie di formazione, ed amo l'ambientazione americana degli anni '60/70.

Un romanzo che mi è venuto in mente leggendolo?

Cuori in Atlantide di Stephen King, che è uno dei miei libri preferiti di sempre.

Ringrazio Paul Auster per la compagnia che mi ha fatto in questi due mesi, e conto di tornare a visitarti, prima o poi.


Alla prossima!



venerdì 1 aprile 2022

Trilogia di New York / Città di vetro / Fantasmi / La stanza chiusa - Paul Auster

La prima cosa che ho fatto quando mi sono negativizzato è stata farmi una passeggiata sul lungomare e fiondarmi nella mia libreria di fiducia per approfittare della scontistica del 20 % su tutti gli Einaudi.

Notoriamente Einaudi ed Adelphi hanno quasi sempre i migliori autori, soprattutto per quel che concerne i classici contemporanei, ed è difficilissimo trovare qualcuno di questi libri nel circuito delle bancarelle o dell'usato.

In genere la gente degli Einaudi e degli Adelphi difficilmente si disfa.

Quello che ho fatto è stato gettarmi su uno degli autori che più mi ha stuzzicato negli ultimi anni, ma che per una questione di pecunia non avevo ancora affrontato, ovvero Paul Auster.

Uso il termine affrontato, perché quando si tratta di autori del classico contemporaneo che in genere utilizzano uno stile ed un linguaggio poco agevole e semplificato, è sempre un terno al lotto.

Se vi fate un giro su Instagram troverete migliaia di recensioni su questo autore molto prolifico, tra l'altro, ma risulta anche parecchio divisivo.

Al momento per me è un po' difficile appartenere ad uno dei due schieramenti, anche perché ho solo letto la Trilogia di New York, ma ho già in rampa di lancio 4321 quindi potrò presto esprimere un giudizio parziale.

Se dovessi esprimermi solo al riguardo del libro che ho letto, mi sento di capire chi critica questo autore, perché questi tre racconti non sono immediati, e pur appartenendo un po' al genere noir, non ne rispettano le dinamiche, ed anzi appaiono parecchio complessi e strutturati.

Si parte con una banale investigazione, si va alla ricerca di qualcuno, ed in ognuno di questi racconti, si finisce con il perdere se stessi.

Basterebbe questa frase e leggere la sinossi per capire se questo libro può fare o meno al caso del lettore.

Io ho trovato Fantasmi, La stanza chiusa, e Città di vetro, tre racconti incredibili.

A prima vista sconnessi uno dall'altro, ma andando in fondo ritornano personaggi, situazioni, ed una New York eterea e particolare.

Paul Auster inserisce anche un po' di meta letteratura che rende ancora più alienante ed estrema la lettura e soprattutto ci dona dei personaggi che raramente si muovono in un contesto di genere noir, ma prendono vie traverse, ossessive ed imprevedibili.

Probabilmente è un libro che andrebbe riletto subito dopo, perché tra un racconto e l'altro è possibile cogliere dei fili sottilissimi che li legano, che a prima vista potrebbero sfuggire.

Io questo libro lo stra-consiglio, e non vedo già l'ora di affrontare quel mattonazzo di 4321.

Insomma è un po' presto per poter dire se Paul Auster sarà un autore che amerò, e leggendo le sinossi degli altri romanzi, posso ammettere di essere attratto da pochi di loro, ma per ciò che concerne questa trilogia, io sono contentissimo di averla letta.

Vi lascio con la sinossi, presa in prestito da Ibs:

Tre detective-stories eccentriche e avvincenti in cui Paul Auster inventa una sua New York fantastica, un «nessun luogo» in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all'infinito. Pubblicati per la prima volta tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi Città di vetroFantasmiLa stanza chiusa, che compongono Trilogia di New York, sono diventati classici della letteratura americana contemporanea.

In una città stravolta e allucinata, in cui ogni cosa si confonde e chiunque è sostituibile, i protagonisti di queste storie conducono ciascuno un'inchiesta misteriosa e dall'esito imprevedibile. Tutto può cominciare con una telefonata nel cuore della notte, come nel caso di Daniel Quinn (Città di vetro), autore di romanzi polizieschi che accetta la sfida che gli si presenta e si cala nei panni di uno sconosciuto detective. Ma può anche capitare che chi debba pedinare si senta a sua volta pedinato (Fantasmi); o, ancora, che ci sia qualcuno che s'immedesima a tal punto nella vita di un amico da sposarne la vedova e adottarne il figlio (La stanza chiusa). Tre detective-stories eccentriche e avvincenti in cui Paul Auster inventa una sua New York fantastica, un «nessun luogo» in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all'infinito. Ed è proprio nell'invenzione di questa solitudine che i personaggi della Trilogia misurano il proprio io e scoprono il loro vero destino.



Alla prossima! 


lunedì 14 marzo 2022

Tra Covid, vecchi manga, e Hyperion

Marzo, da qualche anno a questa parte lo identifico con la clausura.

Prima il lockdown, poi la zona rossa, ed infine...la positività al Covid.

Ebbene sì, l'ho preso anch'io, e ritengo giusto scriverlo qui, anche perché è uno dei motivi per cui anche questo mese sarò poco attivo su questo spazio.

Sono ormai quattordici giorni che sono chiuso in casa, più o meno da quando mio fratello è risultato positivo e sintomatico.

Anch'io ho avuto leggeri sintomi, che sono stati quelli di un forte raffreddore, con sintomi febbrili solo per una notte, e risultando negativo persino al primo tampone in farmacia.

Giovedì saranno dieci giorni, e potrò sapere o meno se mi sarò negativizzato.

Insieme a me lo hanno preso anche due miei amici, ma a loro è andata meglio poiché dopo una settimana erano già negativi, mentre la mia dottoressa mi ha consigliato di aspettare almeno dieci giorni.

Comunque mi armerò di pazienza ed aspetterò, anche se dovessi risultare nuovamente positivo, d'altronde l'importante è stare bene, stare a casa mi pesa meno.

Chiusa la parentesi relativa al Covid, marzo è stato foriero di poche letture, finora.

Cioè ho comprato l'edizione Urania di Hyperion, ma è un libro che comunque avevo già letto alcuni anni fa, solo che non avevo un'edizione cartacea e ne ho subito approfittato, ne parlerò alla fine di questo post, anche se non avrò molto da dire, non mi sento un esperto di fantascienza letteraria, che ho sempre considerato poco affine ai miei gusti letterari.

La clausura mi ha portato a rispolverare dalla libreria due manga: Alita e Bastard!!.

Non ne parlerò approfonditamente.

E' molto difficile parlare di lunghe serializzazioni.

Una cosa che ho notato nella serializzazione di un manga, e che molto spesso non mi sconfinfera molto, è il fatto che specie nei primi volumi, l'autore stesso ha solo una vaga idea del proseguo e del successo dell'opera, e che quindi dal punto di vista della coerenza narrativa, non tutto torna esattamente, ed anzi, l'opera stessa viene divisa in segmenti narrativi soprattutto per esigenze editoriali e commerciali, in base al successo dei primi volumetti.

Sia Alita che Bastard soffrono molto di questa cosa.


Partiamo da Alita.

Ho riletto i diciotto volumi in poco tempo, subito dopo aver acquistato quelli che mi mancavano proprio la settimana prima di chiudermi in casa.

A livello generale posso dire che Alita mi è piaciuto molto, anche se si nota molto una sorta di allungamento narrativo, soprattutto nella seconda parte.

Credo che si possa dividere Alita in almeno quattro tronconi.

Il primo volume sembra molto diverso dagli altri, specie come spirito narrativo.

Il primo volume è molto più sporco e dark, in una sorta di noir ed hard boiled fantascientifico che colpisce molto.

Sono bellissimi i primi capitoli di questa storia che un po' ricorda persino Pinocchio almeno inizialmente, con quest'uomo che trova tra i rottami la testa di un cyborg e poi gli ridona vita andando a cercare i componenti tra il mercato nero sfruttando il fatto che sia un cacciatore di criminali.

Anche l'atmosfera che permea la discarica e l'ambientazione rendono questo primo volume il più bello in assoluto, secondo me.

Con l'entrata in scena di Yugo, con le prime avventure di Alita che diventa a sua volta cacciatrice, il manga diventa molto più adolescenziale, ma ancora molto bello.

Alita inizialmente si comporta molto in maniera istintiva ed adolescenziale, ed i primi cinque, sei volumi sono quelli più cinematografici e shonen, ma comunque molto belli.

I primi cinque volumi sono quelli che ho apprezzato più in assoluto, anche in questa rilettura.

La parte ambientata nel motorball è probabilmente la parte più divertente e leggera del manga, e qui entriamo in un arco narrativo di ribellione, ma anche di immaturità dell'eroina di questo manga.

Il motorball mi ha ricordato moltissimo il gioco per Amiga 500 Speedball II dei magnifici Bitmap Brothers.

La terza fase del manga è quella che chiude il cerchio delle prime avventure di Alita, ed in un certo senso è il finale del manga.

Secondo me, doveva finire lì.

E' molto forte la sensazione che Alita dopo il numero dieci dell'edizione italiana, sia proseguito per ragioni economiche ed editoriali.

Narrativamente parlando ho trovato più deboli gli ultimi otto numeri del manga, e meno interessanti anche tutti i personaggi che entreranno in corso d'opera: Kaos, Den, Figura quattro, l'ormai cresciuta Koyomi, mi hanno lasciato molto poco.

Gli ultimi capitoli sono molto filosofici e rivoluzionari in quanto ad epica narrativa, ma personalmente li ho trovati molto allungati e meno interessanti.

Alita comunque è un manga che in generale ho riletto con molto piacere.


Ho riletto anche i ventidue volumi di Bastard!! in mio possesso.

Quest'opera è un vero casino, e mi sono ricordato rileggendo gli ultimi numeri, perché l'abbandonai e perché ormai di quest'opera si parla così poco.

Il manga ormai da tantissimi anni è fermo al numero ventisette e sono passati vent'anni da quando io mi fermai al ventidue, risulta palese che Hagiwara si sia un po' stancato o abbia avuto problemi nella prosecuzione dell'opera.

I primo dodici, tredici numeri del manga mi hanno divertito molto.

Tutta la meta narrativa dell'opera, con Dark Schneider che parla al lettore con la consapevolezza di essere il protagonista dell'opera lo trovo ancora molto divertente, in più è un personaggio davvero ricco di sfumature, specie per quel che concerne il suo rapporto con Yoko.

Certo, dal punto di vista sentimentale è un manga molto anni '80/90, ma è parecchio intrigante.

Bastard!! è un fantasy medievale ricco di inventiva e citazioni, da D & D, alla musica metal, fino ad arrivare a Tolkien o alle carte Magic.

In più presenta dei bei personaggi, ed almeno per i primi quattordici numeri, una trama molto lineare ed evocativa, fatta di grandi battaglie ed ottimi disegni.

Il problema di questo manga è la deriva biblica degli ultimi volumi, che passano dalla serialità alla commedia sexy in maniera fin troppo marcata, rendendo confusionario il tutto.

Ammetto che anche in questa seconda lettura ho trovato gli ultimi volumi quasi incomprensibili ed illeggibili.

Sono comunque contento di averlo riletto.


Come dicevo inizialmente, la mia unica lettura di stampo letterario è stata Hyperion di Dan Simmons.

Ho già parlato a suo tempo di questo autore, che è in assoluto tra i miei preferiti, e recentemente grazie ad Urania, è stato ristampato in allegato ad alcuni quotidiani.

Sempre di questa edizione mi sono fatto già prendere Neuromante di Gibson, ed appena potrò andrò a recuperare anche Tre millimetri al giorno di Matheson, uscito mercoledì scorso.

Quest'ultimo è un autore a cui vorrei dedicare un po' di spazio su questo blog, un po' come ho fatto con Clive Barker negli ultimi mesi.

Diciamo subito una cosa: sono molto contento che Urania abbia dato a tutti la possibilità di leggere Hyperion a 6,99 Euro, ma a questo punto doveva anche dare l'opportunità a tutti i lettori di poter leggere anche il seguito, poiché altrimenti suona come un'opera lasciata a metà.

Non so se non sia stato inserito nel calendario editoriale per una questione di diritti di pubblicazione, ma è una grave mancanza, secondo me.

Hyperion finisce praticamente in maniera tronca.

Costringerà i lettori a cercare altrove il proseguo di questa lettura.

Personalmente trovo Hyperion un romanzo fantastico.

Così come Dune, è molto forte la sensazione di trovarsi davanti, un'opera fantascientifica molto meno popolare di quanto si pensi, e molto affine alla letteratura " alta ".

Sono tantissime le citazioni in corso d'opera, ed il cammino di questi sette pellegrini è molto suggestivo.

E che dire della figura dello Shrike?

Probabilmente è una delle più belle creature mai prodotte in ambito fantascientifico.

E' incredibile la varietà di contenuti di quest'opera.

Ogni racconto della vita di questi sette protagonisti, tocca un genere letterario diverso, andando a scomodare non solo poeti come Keats, ma anche Fitzgerald e Raymond Chandler.

E' un vero peccato che il viaggio di questi pellegrini si concluda proprio sul più bello.

Certo, ci sono delle parti sicuramente prolisse, ma sfido chiunque a non affezionarsi alle storie di queste persone, così diverse, così peculiari, ma tutte accumunate dalla figura misteriosa ed ineluttabile dello Shrike.

Ho adorato ancora una volta Hyperion, e continuo ad adorare Dan Simmons, un autore che dovrebbe essere ben più conosciuto, e talmente poliedrico da poter essere letto da qualsiasi appassionato di genere fantasy, fantascientifico ed horror.


Alla prossima!