giovedì 24 settembre 2020

La zona morta - Stephen King

 

All'epoca in cui leggevo gli X-Men, Longshot era uno dei miei personaggi preferiti del gruppo di mutanti. 

Oltre ad essere agilissimo, avere delle ossa cave come quelle degli uccelli, riuscire a far innamorare di sé quasi tutte le donne ed avere il potere mutante della fortuna, aveva anche il dono della psicometria, ossia vedere la storia di un oggetto o di una persona attraverso il tocco.

Mi rimase impressa un'avventura in cui lui e gli X-Men dopo aver sconfitto il nemico di turno che era formato da un gruppo di mutanti con innesti tecnologici che si chiamano Reavers nel loro covo, si ritrovarono letteralmente davanti un tesoro sottratto degno del deposito di Zio Paperone o di Smaug il drago.

Attraverso il potere di Longshot gli X-Men riuscirono a risalire a gran parte dei legittimi proprietari di quegli oggetti, tra cui oro, denaro, gioielli, ecc.ecc.

Un'avventura molto toccante, ma che mandò letteralmente il povero Longshot in shock per lo sforzo.

Beh, John Smith il protagonista del romanzo di King ( credo che il nome comunissimo non sia scelto a caso ) ha un potere simile, ossia quello di predire il futuro attraverso il tocco.

Ed io adoro tematiche simili.

Un potere che somiglia più ad una condanna che ad una benedizione.

Anche se in corso d'opera e in maniera nemmeno troppo velata, King attraverso il personaggio della madre di John, una donna affetta da una mania psico-religiosa, ci fa intuire o comunque prova a metterci il dubbio, che il potere di John esista per uno scopo ben preciso che arriva dall'alto.

D'altronde il potere del "bianco" è sempre presente in maniera latente nei romanzi di Steve.

Andiamo di sinossi, presa in prestito da Ibs:

Al risveglio da un coma durato quattro anni, Johnny scopre di possedere un dono meraviglioso e nello stesso tempo tremendo: è capace di conoscere il futuro e i segreti della mente altrui con un semplice contatto, anche solo un tocco della mano. E questa facoltà lo conduce dentro un'avventura agghiacciante, in cui è sempre più solo.


 Lo dico subito, non ho mai inserito La zona morta tra i miei preferiti del Re,  forse perché è un po' statico e forse perché non ha un gran ritmo, ma è uno dei libri più coerenti e coesi di King.

Sulla costruzione della storia e della dinamica degli avvenimenti, si può veramente discutere di poco o nulla.

Forse per quel che mi riguarda, ho trovato il libro molto romanzato con dei personaggi troppo specifici e troppo costruiti, ma di per sé non è un difetto, ma è ben conscio per il lettore, che non è una lettura realistica, e non per i poteri di preveggenza del personaggio, ma per come il tutto sembra incastrarsi nel contesto narrativo.

In parole povere, a parte John, ho fatto fatica a immaginare come reali alcuni dei personaggi che lo circondano.

Va detto che è il primo romanzo di King che non è dichiaratamente un horror.

La zona morta presenta numerose chiavi di lettura e si incastrano tutte benissimo.

C'è una bellissima e drammatica storia d'amore, c'è la religione, quella peggiore, bigotta e credulona, e soprattutto è uno dei romanzi più politici di King.

Per altro presenta una figura politica piuttosto attuale, ignorante e populista, che miete consensi anche attraverso metodi non proprio ortodossi.

Greg Stillons è un villain a cui potreste mettere quasi qualsiasi nome odierno per quel che concerne le frange più estreme delle politica mondiale ed europea. 

Ed è un personaggio che funziona, altroché.

La filosofia del romanzo si basa su una domanda ormai molto inflazionata ( però teniamo conto che il romanzo è del 1979 ) che verte su che cosa fareste se scopriste di poter impedire un futuro nuovo conflitto mondiale o una dittatura mettendo fine alla vita di un politico o di un dittatore prima che diventi tale, ed è una scelta che toccherà fare a John in corso d'opera.

John Smith è sicuramente il protagonista indiscusso del romanzo.

La sua parabola mi ha ricordato quella di un romanzo recente che ho letto ovvero quella di Stoner in cui ho trovato parecchie similitudini tra i personaggi.

John Smith ( basta vedere il suo nome ) è una persona comune, una persona normale e felice, felicemente fidanzato, la cui vita viene stravolta completamente a causa di un incidente automobilistico che gli è quasi fatale, visto che lo manda in coma per quattro anni.

In questi quattro anni perde la fidanzata ( che non ci ha messo molto a sposarsi e fare un figlio nel frattempo ) ed acquista un potere, che gli permette di aiutare le persone ed anche la polizia ( infatti uno dei capitoli più belli è quello in cui aiuta lo sceriffo di Castle Rock a risolvere il caso di un omicida seriale ), ma che allo stesso tempo lo rende un fenomeno da baraccone per i giornalisti e le persone che lo circondano.

Da un punto di vista narrativo La zona morta è secondo me un romanzo veramente buono, e quindi lo stra-consiglio.

Alcuni comprimari si comportano in un modo non sempre credibile, ma è un libro che fila via che è un piacere, ed in alcuni punti è davvero toccante.

Il finale è discutibile, se non altro perché ai politici ho visto far di peggio ed uscirne puliti nella realtà, ma lo scoprirete solo leggendolo ( sempre che non abbiate visto la riduzione cinematografica di Cronenberg).

La zona morta è un romanzo che merita di essere riscoperto.

E' la storia di un uomo comune, con il nome più diffuso d'america, che ad un certo punto smette di essere tale, e da cui ( forse ) dipende il destino dell'umanità.


Alla prossima!

martedì 15 settembre 2020

I miei libri preferiti: Il figlio del cimitero - Neil Gaiman

 " Voglio vedere la vita " annunciò Bod. 

" Voglio stringerla tra le mani. Voglio lasciare un'impronta sulla sabbia di un'isola deserta. Voglio giocare a pallone  con la gente. Voglio... " disse, poi si interruppe per pensare.

" Voglio tutto. "



E' un po' paradossale trovarsi in difficoltà nel parlare di un romanzo dichiaratamente per ragazzi, ma Il figlio del cimitero pur nella sua semplicità di scrittura è un libro complesso da descrivere.

E mi rendo conto che molti storceranno il naso all'idea che un quarantenne come me, possa pensare di inserire tra i suoi preferiti un romanzo del genere.

La verità è che Il Figlio Del Cimitero mi emoziona sempre un sacco, tutte le volte.

E credo che questo basti.

Sarà per lo stile di Neil Gaiman così elegante, poetico e delicato, uno stile che ho riscontrato soltanto in un altro scrittore che amo alla follia : Ray Bradbury.

In verità il mio amore per questo romanzo va un attimino contestualizzato.

Sarei un pazzo se volessi paragonare un romanzo del genere a capolavori come quelli di Steinbeck, Hemingway o McCarthy.

Questo libro di Neil è molto leggero, ermetico e per certi versi sfuggente.

Pregno di avvenimenti e di dialoghi, precisi e dettagliati, ma allo stesso tempo ermetici, dove c'è molto non detto e non raccontato.

Ed è forse l'unico difetto che riscontro in questo libro.

Mi ha ricordato molto Ballard.

Cioè per dire, se fosse stato King avrebbe sicuramente dato più spazio al passato di alcuni personaggi e alle loro motivazioni, che in questa storia appaiono un po' fumosi e blandi, ed è un peccato perché pur delineandoli in maniera ermetica Gaiman riesce a farti amare tutti i personaggi del cimitero con cui Bod interagisce, da Silas fino alla Signorina Lupescu, per finire alla misteriosa figura della Signora dal cavallo bianco.

Ma mi rendo conto che senza sinossi sarebbero discorsi senza senso:

Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni del maestro Silas. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. Silas è un fantasma. E la signora Owens è morta duecento anni fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all'omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l'hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Morte sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l'amicizia dei suoi simili, ma anche l'impazienza di un coltello che lo aspetta da undici lunghissimi anni... Età di lettura: da 12 anni.



Il figlio del cimitero è un teen fantasy dalle venature horror.

Anzi potremmo dire che l'inizio è dichiaratamente horror, ma narrato con così naturalezza e delicatezza da assomigliare ad una fiaba.

Un bambino in maniera piuttosto fortunosa sfugge all'assassinio della sua famiglia e si rifugia tra le tombe del cimitero vicino casa, dove i morti si prenderanno cura di lui nascondendolo da questa misteriosa confraternita che vuole ucciderlo.

Bod crescerà all'interno del cimitero in una sequela di micro-avventure volte a farlo crescere e maturare.

Lo dico apertamente, questi micro-capitoli sono stupendi.

E' un romanzo che scivola via che è un piacere e che si legge alla velocità della luce.

E come ho detto su, sembra assurdo che in così poche pagine, Gaiman è riuscito ad infilarci il mondo intero.

Il figlio del cimitero regala molte pagine veramente toccanti, ci dona un'interpretazione della Danza Macabra sotto forma di un ballo rituale, che è qualcosa di sublime.

Ma tutte le avventure che Bod vivrà all'interno e fuori dal cimitero sono narrate in maniera divina.

Il capitolo dedicato ai Ghoul che tanto omaggia e ricorda Lovecraft, è un qualcosa di eccezionale. 

Il finale è giustissimo e da applausi.

Per me questo libro è un piccolo capolavoro.

L'unica riserva è relativo al fatto che alcuni personaggi e le loro motivazioni vengano lasciate quasi all'interpretazione del lettore ( per esempio non è impossibile ipotizzare che Silas possa essere un famoso conte che tutti conosciamo ) o raccontate con quattro frasi in croce, lasciandoci  con il dubbio su che cosa siano I Mastini di Dio, la confraternita dei Jack e tutto il companatico.

Con venti, trenta pagine in più questo romanzo sarebbe stato un capolavoro.

Ma forse questo non era l'intento di Gaiman.

Voleva narrare l'avventura fantastica di un bambino che diventa ragazzo e poi uomo.

Un bambino che vive con i morti, e che così poco conosce del mondo dei vivi.

Un'avventura scritta in maniera divina con perizia e saggezza, e che soprattutto commuove.

Chi conosce Gaiman sa già cosa lo aspetta, perché l'autore a volte tende un po' a ripetersi ( per esempio a me leggendo questo romanzo sono tornati in mente alcuni passaggi di Sandman ), ma per chi non conosce quest'autore, lasciatemelo dire, che grave mancanza!

Neil Gaiman è un narratore immenso, e andrebbe letto e riletto.

Anche se sono convinto che bene o male, ormai le sue storie le conoscano quasi tutti visto quanto è stato saccheggiato dalle serie Tv e dal cinema.

Quindi se conoscete American Gods, Good Omens, Coraline e Stardust, sappiate che sono tutte opere del buon Neil che andrebbero lette, rilette, e poi rilette.

Si parlava anche di un film relativo a Il figlio del cimitero ed in effetti mi sembra strano che non sia stato ancora realizzato.

Raramente horror, fantasy e fiaba, si sono mischiati così bene.

Neil trova il tempo ed il modo in questo piccolo libro di inserire di tutto: romanzo di formazione, horror di stampo classico con vampiri, ghoul, licantropi e fantasmi, assassini che sembrano usciti da uno slasher, streghe, e personaggi mitologici.

Questo romanzo è stato anche vincitore dello Hugo Award del 2009 ed anche della Newbery Medal, quindi eventualmente non sono stato l'unico ad amarlo. :-P

P.s: dimenticavo di citare le belle illustrazioni di Dave McKean che fanno da corollario alla narrazione.

Alla prossima!


mercoledì 2 settembre 2020

Christine - La macchina infernale - Stephen King

 "Figliolo, probabilmente sei troppo giovane per cercare la saggezza in parole che non escano dalla tua bocca, ma ti dirò una cosa: il nemico è l'amore." 

Annuì lentamente. 

" Sì. I poeti fraintendono l'amore continuamente e qualche volta in buona fede. L'amore è il più antico degli assassini. L'amore non è cieco. L'amore è un cannibale con una vista estremamente acuta. L'amore è un insetto che ha sempre fame."

" Che cosa mangia? " Domandai senza pensare.

"L'amicizia", mi rispose.


Probabilmente il succo di questo romanzo è tutto qui, in questo splendido passaggio, che è probabilmente il più bello del libro.

Christine è un horror, ma anche una classica storia d'amicizia adolescenziale, che in genere sappiamo tutti, grazie al nostro trascorso, che si interrompe o prende una piega diversa, nel momento in cui entra in gioco l'amore.

Qui la ragazza destinata a rompere un'amicizia c'è pure, ma somiglia più ad un espediente, perché il vero amore di Arnie è Christine, un' automobile.

Questa quindi è la storia di un triangolo d'amore o un quadrilatero se ci mettiamo in mezzo anche Leigh Cabot.

E' il classico horror scolastico che King ci ha già venduto e ci venderà ancora dopo, molto simile a Carrie, IT o Il Corpo nell'impostazione.

Cittadina tranquilla, scuola, bulli, amicizia, e l'arrivo dell' orrore esterno, che questa volta sarà un'automobile.

Christine è uno dei romanzi più famosi di King, è stato anche trasposto cinematograficamente da un maestro come Carpenter, e probabilmente la sua fama è più al passato che al presente.

Probabilmente oggi la figura di questa Plymouth del 1958 è meno famigerata di un tempo, ed è un peccato, credo anche perché in tempi moderni la macchina non racchiude più un'importanza fondamentale come nelle adolescenze del passato o almeno appartiene ad un genere narrativo e cinematografico nell'immaginario un po' desueto.

Resta comunque sicuramente un'opera iconica, con cui King ha saputo giocare ed ammaliare il lettore, soprattutto un lettore cresciuto in quegli anni di miti cinematografici motorizzati.

Credo che Steve possa anche essere stato ispirato da opere come La macchina nera, Supercar e persino Duel.

In certi frangenti si respira l'area di un contesto televisivo alla Grease o a un Happy Days in chiave orrorifica.

Perché quasi ogni adolescente sogna di guidare una macchina, sogna l'indipendenza, ed ha la convinzione che il mezzo sia uno degli ingranaggi che porta alla conquista del sesso e dell'amore.

Molto aspettano i diciotto anni solo per questo ( o i 16 nel caso degli americani ).

Non a caso Arnie trova l'amore solo dopo aver adocchiato Christine.

E' la quarta o quinta volta che rileggo Christine, ed ogni volta è amore, ma anche perplessità.

Lo amo, ma per me ha dei difetti evidenti, robe che non mi piacciono e che narrativamente parlando avrei preferito diverse.

Andiamo di sinossi:

Tre amici vivono la loro adolescenza in una tranquilla cittadina di provincia. Le novità sono poche, finché non compare Christine, un'auto - una Playmouth del 1958 - che Arnie, uno dei ragazzi, vuole a ogni costo rimmettere a nuovo. Un'impresa disperata, che per lui si trasforma in un'ossessione, mentre la macchina inizia a manifestare un'inquietante vita propria. E nelle buie strade del paese la gente comincia a morire.

Ho notato che alcuni trovano la prima parte di questo libro eccessivamente statica e prolissa.

Ed è vero.

Probabilmente oggi, King avrebbe affettato e velocizzato un po' la parte iniziale, visto che per circa 180 pagine succede poco o nulla in termini d'azione, e molto è dedicato all'approfondimento dei personaggi.

In verità è una parte che io ho apprezzato molto.


Trovo funzionale e ben narrato il tutto: il colpo di fulmine di Arnie per Christine, la presentazione della figura un po' mefistofelica di Roland LeBay, il rapporto che Arnie ha con i genitori e con il suo migliore amico, e soprattutto i piccoli accenni al passato di Christine.

Personalmente io trovo la prima parte molto più coesa anche nella struttura narrativa, non a caso ritengo che le parti più belle del romanzo si trovino tra queste pagine, almeno fino a quando non si scatena Christine in tutta la sua potenza.

Cosa non va in questa storia ( per me ovviamente )?

Ho sempre avuto l'impressione leggendolo che i personaggi, a parte Arnie, non siano stati centrati benissimo.

La figura di Roland LeBay su tutti, ma anche Dennis, il migliore amico di Arnie nonché eroe della storia.

Se Arnie compie un percorso ben preciso e delineato, fino alla sua completa trasfigurazione di sé, non si può dire lo stesso degli altri personaggi.

Leigh Cabot è protagonista di uno dei passaggi più spaventosi del romanzo, ma per essere la fidanzata di Arnie e quindi terzo incomodo tra lui e Christine, resta una figura molto eterea e sbiadita nell'economia della storia, tranne che nel controverso passaggio narrativo verso il finale, che io ho trovato molto infame e forzato, ma è una cosa mia.

Ci sono molte forzature in questa storia, che avrebbe potuto essere molto più semplice e lineare.

La natura malefica di Christine e il suo rapporto molto forzato con LeBay.

La stessa trasfigurazione di Arnie è piuttosto contorta.

Non ce n'era bisogno.

Sarebbe bastata l'ossessione per una macchina malefica con successiva possessione.

In più punti King stesso sembra confuso su chi sia il vero diavolo, se LeBay o la macchina, creando parecchia confusione.

Però quando l'autore preme l'acceleratore e lascia scatenare Christine diventa un libro spettacolare.

Nonostante alcune scelte narrative che ho trovato un po' attaccate con lo sputo, amo e amerò sempre molto questo romanzo, che in più punti mi ha anche fatto riflettere su me stesso, perché in alcuni passaggi ti fa tifare per...Christine.

Infine vorrei spendere due parole sull'eroe della storia, Dennis.

C'è un qualcosa che non mi è mai piaciuto in questo personaggio.

Non metto in dubbio la sua amicizia verso Arnie, ma spogliato un po' dal contesto, c'è un sottotesto quasi...classista in Dennis, come se in fondo in fondo, apprezzasse il vecchio Arnie perché inferiore e più debole di lui.

La stessa chiosa iniziale e anche quella finale in cui definisce Arnie un perdente, ti porta a pensarlo.

E poi c'è sempre del marcio in un migliore amico che ti frega la ragazza.

Christine è un buon romanzo che si perde un po' nella fase decisiva, ma che parte e finisce benissimo.

Il finale è tra i più belli mai partoriti da Stephen King, e quando Christine si prende la scena è irresistibile.

" La sua infinita tenacia."

" La sua furia indomabile."


Alla prossima!



lunedì 24 agosto 2020

007 Missione Goldfinger - Octopussy - Ian Fleming

Sono stato preveggente. 
Avevo scritto in un vecchio post che avrei voluto affrontare la lettura di qualche volume delle avventure di 007, ma oggettivamente non ero molto convinto di avere la fortuna di imbattermici nel mercatino dell'usato. 
Ed invece in una delle ultime sortite recenti mi è capitato di essere attratto dalle copertine giallo vivo dei piccoli volumi dei gialli Garzanti, e durante lo sfogliamento dei volumi, di ritrovarmi davanti, imbustati insieme, sia Octopussy che 007 Missione Goldfinger al prezzo di 2 Euro. 
Era ovvio che li avrei presi. 
Come scrissi su Instagram dopo aver divorato entrambi i volumi ( piuttosto corti in verità ), mi ero fatto un'idea diversa di ciò che avrei letto, ingannato dal fatto che io non essendo mai stato un fan della saga cinematografica, avevo identificato Bond come un borioso agente segreto, donnaiolo, e poco empatico e arrogante. 
Da questi due volumi ne è uscito fuori un personaggio tridimensionale e molto più sfaccettato. 
Prima di tutto, Bond non è mai sovraesposto, ed anzi la sua figura si limita all'essenziale. Cioè, a conti fatti, spesso non è stato nemmeno protagonista dei racconti che ho letto.
007 Missione Goldfinger è un romanzo che mi è piaciuto da pazzi. A parte la scrittura elegante e scorrevole di Fleming ( ci sono alcuni dialoghi ed alcune frasi che potrebbero tranquillamente essere usati come aforismi ), mi ha convinto lo spessore con cui è riuscito a delineare il villain della storia. 
E' Goldfinger il vero protagonista di questa storia, che in quanto a spazio e carisma, mette sotto scacco Bond per tutta la durata del racconto. 
 Era inevitabile per me che dopo Chandler, Arthur Conan Doyle ed Ellroy sarei finito tra la braccia di Fleming, ma non ero convintissimo che mi sarebbe piaciuto così tanto. Ed invece ha saputo sorprendermi pagina dopo pagina. James Bond con la sua fallibilità e con il suo senso della giustizia e della morale ( molto spesso va persino contro le regole dei suoi superiori ), mi ha saputo avvincere e convincere. 
007 Goldfinger è un romanzo con i fiocchi. 
Spero di non aver scelto il meglio della sua produzione per pura casualità, perché punto prima o poi a leggere almeno Casino Royale. 
Ma infine è tutto "oro" quello che luccica? A parte la battuta risibile direi di no. 
Il problema di queste storie action è figlio del genere. Ovvero quello dello schema fisso che vede il villain non approfittare mai dei momenti fallibili dei protagonisti. 
In questa storia Goldfinger ha sempre il coltello dalla parte del manico, ma l'autore sceglie di non farglielo usare mai.
Ma d'altronde è giusto così, altrimenti la saga non sarebbe durata così tanto, no?
Insomma ci si deve appellare alla sempreverde sospensione dell'incredulità, che comunque non penalizza un gran bel libro.
 
Octopussy è un breve ciclo di racconti in cui Bond è protagonista. 
Fa la sua comparsa, fa la cosa giusta, e si defila. 
Sono racconti in cui la sua figura si limita all'essenziale.
Octopussy, Di proprietà di una signora, ed Il lume dell'intelletto sono tre belle storie.
Certo, parliamo di quelle che mi sembrano obiettivamente delle opere minori, ma me le sono gustate.
Infine menzione per le due copertine di questo gioiellino di edizione, entrambe bellissime. Incredibilmente audace quella di Octopussy, che oggi secondo me, non verrebbe mai e poi mai approvata.
Per quanto va oggettivamente detto che ha pochissima attinenza con la storia in questione in cui il protagonista è...una piovra, invece della bella donna della copertina.
Anche in questo libro, la figura di James Bond ne esce ai miei occhi riabilitata e tutto sommato amabile.


Alla prossima!




martedì 11 agosto 2020

Scrittori che guariscono temporaneamente la mia esterofilia: Italo Calvino

 Tempo fa, non ricordo esattamente quando, su un sito lessi un bell'articolo su Marcovaldo di Italo Calvino, che fece sì che mi interessassi a questo autore.

In genere mi segno libri ed autori che mi interessano nelle note del telefonino, sperando di imbattermici nelle mie sortite al mercatino dell'usato.

Sono stato fortunato perché nemmeno un mese dopo sono entrato in possesso a pochi spicci sia di Marcovaldo che de Il Barone Rampante.

L'edizioni sono quelle che sono, quella de Il Barone Rampante è addirittura un'edizione da narrativa scolastica, mentre quella di Marcovaldo appartiene a quelle de Il Novecento Italiano che usciva in allegato con La Famiglia Cristiana.

Edizione di cui ho già altri libri, e che non mi dispiace come cura e formato.

Calvino mi è stato utile.

Entrambi i libri sono piuttosto leggeri ed associabili alla letteratura giovanile, e ne avevo bisogno, visto che non ero in un periodo tranquillissimo.

Al di là dello stile sicuramente molto ricercato, le due storie sono quasi favolistiche con delle morali di fondo semplici, ma ben radicate.

Marcovaldo è un libro splendido.

Mi ha ricordato un po' Fantozzi per il suo andazzo tragicomico, ma anche opere familiari come la saga di Maulassène di Pennac.

L'idea di scandire capitoli, tempo narrativo ed avventure attraverso le quattro stagioni l'ho trovata geniale, ed ogni capitolo diverte e appassiona.

Marcovaldo è uno sfigato cronico ed ingenuo, ma che si ingegna in ogni modo per portare a casa la pagnotta, e tutto l'ambiente cittadino in cui si muove è strutturato benissimo.

Un microcosmo perfetto come un orologio svizzero.

Un racconto umoristico dal sapore agrodolce che mi ha avvinto moltissimo.

Lo consiglio vivamente.

Il Barone Rampante sembra quasi più una parabola fantasy per ragazzi, scritta in modo altrettanto divino, ma forse non per tutti.

La storia è molto semplice: un ragazzino nobile di dodici anni arrabbiato con i suoi genitori decide di salire sugli alberi e vivere su gli stessi, e di non toccare mai più terra.

Lo farà veramente, e vivrà la sua vita non toccando più il terreno con i piedi.

Avrà il tempo di vivere avventure ogni tipo, storie d'amore, e persino di studiare e conoscere alcuni luminari.

Il romanzo è ambientato nel settecento con echi dei tumulti sociali di quel periodo.

Un libro che sembra semplice sulla carta, ma che è una lettura ben strutturata e  complessa.

Insomma Calvino mi è sembrato un narratore che riesce ad unire semplicità e ricercatezza dello stile, muovendosi in abile modo tra fiaba e realtà, e tra il dolce e l'amaro.

Se mi capita, leggerò certamente altro di suo.

Se è destino ci incontreremo ancora.


Buon Ferragosto ed alla prossima!



venerdì 24 luglio 2020

Romanzi a cinque stelle



Ultimamente ho letto Per chi suona la campana di Hemingway e riletto Furore di Steinbeck.
Parliamo di due mostri sacri, e di due libri tra i più belli mai scritti.
A leggerne le recensioni, però a volte si hanno dei dubbi sull'oggettività storica nel giudizio di questi romanzi.
Come se i critici di quel tempo avessero preso un abbaglio.
Almeno a leggere alcune recensioni e votazioni odierne.

Proprio nel periodo in cui stavo leggendo questi due libri, mi trovavo con gli amici nella solita piazzetta, e si parlava del più e del meno, quando mi viene fatta una domanda di carattere libresco che mi ha fatto riflettere molto.
Verteva sul fatto che io non avessi recensito e dato le cinque stelle ad una raccolta di poesie pubblicata tempo fa da un mio amico.
La domanda era fatta in tono scherzoso, anche perché raramente si parla di libri nella mia cerchia d'amicizie, perché nessuno ne è interessato e quindi è una passione che tengo per me, però è stata una domanda interessante.

Ho balbettato che non m'intendo di poesia, ma dentro di me pensavo che se avessi recensito quella raccolta mi sarei sentito in " dovere " di dargli le fantomatiche cinque stelle perché è un mio amico.

Ed è qui che casca l'asino, secondo me.

Mi metto nei panni di tutti quegli scrittori che si auto-pubblicano, che hanno bisogno del voto per restare in classifica, ma quanti di questi voti sono sinceri?

Com'è possibile che il libro della De Lellis abbia cinque stelle, e magari su Steinbeck, Roth, Faulkner, ci siano anche frotte di due o tre stelle?

Quanto sono credibili le classifiche su Amazon o Ibs, o quante siano fatte ad arte per spingere all'acquisto di una nuova uscita di tal dei tali?

Io ho smesso di leggere le recensioni su questi siti da anni.
Ma oggi non riesco nemmeno più a fidarmi di quelle su Instagram, perché troppe di esse si basano su collaborazioni.

Di solito l'aggettivo populista viene usato in ambito politico, ma devo dire che anche per quel che concerne le recensioni online è altrettanto valido.

Le cinque stelle di un romanzo auto-pubblicato o di un nuovo autore/trice e quelle di un grande classico della letteratura hanno lo stesso valore o vanno pesate e classificate diversamente?

E' questa la domanda fatidica.
Perché se ci affidiamo al giudizio numerico, molte delle auto-pubblicazioni in base ai voti sembrano dei capolavori della letteratura contemporanea.
E lo stesso vale per quasi ogni romanzo di nuova uscita su Instagram.
Dove gli aggettivi: fantastico, emozionante, si sprecano.
Che poi per carità, è persino legittimo, perché ognuno si emoziona con ciò che vuole, ma se permettete, che un vincitore di un premio Pulitzer o un Nobel, abbia una media voto peggiore di un' auto-pubblicazione o di una nuova uscita, a me fa rabbrividire.


Alla prossima!

martedì 14 luglio 2020

Odi et amo: J. G. Ballard

Ballard mi seduce ogni volta, ma post coito letterario resto lì con la convinzione che non è stato abbastanza, che mi sono goduto il viaggio, ma che non sarà lo scrittore della mia vita, ma più uno da un libro e via.
Adoro le sue tematiche, meno il suo ermetismo.
Adoro il suo anticipare i tempi, le sue distopie fantascientifiche ma molto umane, la sua fantasia, il suo racchiudere un macrocosmo in un microcosmo letterario che raramente sfora le duecentocinquanta pagine.

Ho letto solo quattro romanzi suoi, che oggi vantano una gran bella copertina Feltrinelli ed appaiono moderni e stilosi, ma i nostri incontri sono molto retro e da mercato popolare.
Ma voglio parlare di lui in prima persona, perché spesso i nostri incontri sono stati casuali se non proprio fortuiti, e carichi di sorpresa ed aspettativa.
Ci incontriamo tra le tarme, tra bancarelle popolari, tra altre mani che frugano, tastano, cercano e qualche volta arrivano prima di me ad averti.
Lì in mezzo ad altri libri ed altri Urania che sembrano tutti uguali.
Ma nonostante le scarse possibilità d'incontrarci, abbiamo vissuto la nostra storia, vero?

Prima con Crash, poi con Il Condominio, poi ancora con L'isola di cemento, e solo pochi giorni fa con Deserto D'acqua, oggi più comunemente conosciuto con il titolo de Il Mondo Sommerso.

Ed ogni volta che incrocio il tuo nome, penso:
" E' la volta giusta?
Ti amerò? "

Ed eccoci ancora lì a ballare.
Stessa seduzione, stessi capitoli che mi fanno capitolare e mi invogliano ad andare avanti, stesse storie che somigliano più ad allegorie sociali che a vere e proprie distopie, stessi personaggi astrusi, talvolta carismatici ( come in Crash ) e stessi finali che sembrano più la chiusura di un capitolo che la fine di una storia.

E' sesso senza orgasmo.

Bello, piacevole, ma non appagante.

Eppure mi piaci.
E non so perché.

E so che se ti incontrerò ancora danzerò con te, perché sono fatto così, perché comunque il viaggio vale quanto e più di un finale talvolta deludente.

Mi piaci perché vuoi raccontare una storia e lo fai senza artefatti e senza orpelli e divagazioni.
Non allunghi il brodo, ma descrivi il giusto e delimiti i confini.

Ed un po' anche ti odio per questo, perché vorrei saperne di più dei mondi e dei personaggi che crei, ma d'altronde quanti di noi nella realtà escono al di fuori del proprio contesto?

Sei onesto anche in quello, forse.
Non racconti di più di quello che vuoi raccontare.

Ed infine non sarò geloso.
Come non lo sono stato di quella persona che mi ha scippato Il Vento Dal Nulla dalle mani, che chissà, mi piace pensare mi avrebbe fatto veramente innamorare.
Quindi sono qui a tentare di donarti anche agli altri:
Leggete Ballard, riscopritelo, amatelo.
Come e più di me, come io non sono in grado di fare.
Scoprirete uno scrittore che ci vedeva lungo e le cui storie sono attuali anche adesso, anche se scritte quaranta, cinquanta anni fa.

Alla prossima!