domenica 10 novembre 2019

Essere blogger alle soglie del 2020?

Sono stato invitato da Nino Baldan ( https://www.ninobaldan.com/) a partecipare a questo Tag e colgo la palla al balzo, anche perché c'è una cosa su questo argomento che ho notato da un po' di tempo a questa parte e ne volevo parlare, ma lo farò in fondo al post.
Ovviamente dal punto di vista dei blog letterari che sono quelli che seguo più assiduamente.
Ora è tempo di rispondere alle domande:

Quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad aprire un blog?

Ho seguito la massa.
Nel periodo tra il 2005 e il 2008 frequentavo un forum dove nella "firma" molti avevano il link del loro spazio personale ed una volta che ci cliccai sopra per curiosità scoprì un nuovo mondo a me sconosciuto.
Scelsi semplicemente di farne parte, anche perché nella vita privata avevo sempre avuto l'abitudine di scrivere in quaderni, diari scolastici o personali, alcune delle cose per cui volevo conservare una memoria storica per gli anni a venire.
Provai a farlo anche online, ma...con risultati disastrosi.
Tanto che successivamente cancellai cinque anni di esistenza virtuale.
Era roba illeggibile di cui francamente mi vergognavo.
Successivamente mi sono imposto una direzione ed un approccio più tematico, ed infatti eccomi ancora qui.
Ho iniziato su Splinder fino alla sua dipartita, e poi sono approdato a Blogger, dove risiedo tuttora.
Tra molti bassi, e pochi alti.


Come nasce l'idea dentro i tuoi post?

A volte cova nella mia mente anche per giorni, settimane o mesi.
E non sempre ciò che penso riesco a metterlo per iscritto.
Alcuni libri di cui parlo, spesso e volentieri, sono letture di una settimana o persino un mese prima.
Spesso se sono opere troppo mainstream scelgo di non parlarne, perché ritengo che sia già stato detto tutto ed anche in maniera migliore in giro per il web o perché no anche in altri media.


Quali mezzi utilizzi per il blogging?

Qui la risposta è lapidaria: il computer fisso sempre e comunque.
Mi è capitato però in passato di abbozzare qualcosa sullo smartphone, ma solo un abbozzo, nulla di più.


Quanto impieghi per un post e come lo inserisci nel tuo tempo libero?

Mi è capitato anche di non scrivere per mesi e una volta per un anno intero, quindi non lo inserisco e basta se ne sento la necessità.
Non vivo il blog come un obbligo e non ho mai avuto velleità editoriali.
Per un post generalmente ci impiego tra le due o tre ore, ma dipende, ci sono stati dei post che ho abbandonato e ripreso dopo giorni.


Qual è il tuo rapporto con i social network e come sono legati al tuo blog?

In genere li provo tutti, un po' per curiosità e un po' per testarli, ma non ho il carattere, la presunzione e la faccia di bronzo da usarli per pubblicizzare i miei contenuti.
Al massimo nella Bio inserisco il link del blog, ma a livello generale tendo a separare la mia vita social a quella blogger.
Riguardo i social network credo che non sono loro il problema, ma il come vengono utilizzati.
Sono più attivo su Instagram che altrove, ma un tempo parliamo di cinque, sei anni fa apprezzavo moltissimo Twitter che consideravo un social divulgativo in cui potersi esprimere con cognizione di causa, ma con il tempo mi sono accorto che è un alcova di satira spicciola e spazzatura politicizzata.


Vedi questa crisi del blogging in prima persona, tanto da aver avuto la tentazione di trasferirti in pianta stabile sui social?

La crisi è avvenuta soltanto verso quei blogger che usavano la piattaforma in modo personale.
Chi ha un minimo di intento divulgativo credo non si faccia vincere dai numeri e dai social.
Il problema di fondo credo che nasca verso coloro che inseguono il successo e le interazioni.
Entrambe cose umanissime, ma non trascendentali nella mia esistenza.
Io seguo per lo più blogger di cinema, pop e di letteratura.
Prima e seconda sono categorie di blog che non moriranno mai, secondo me.
Anche perché entrambe nascono come canali divulgativi e stop, senza chissà quali velleità di successo.
Riguardo i blog di letteratura, invece, c'è un intero mondo sommerso dietro.
Quasi tutti quelli che parlano di libri aspirano a pubblicarne uno.
Non scherzo se dico che non conosco nessun blogger che parla di libri che non ha scritto un libro o che ne conserva uno nel cassetto, o che ne ha pubblicato o auto-pubblicato qualcuno.
Quindi di base non sono solo canali divulgativi, ma anche una strada verso il successo, un sogno, o un obbiettivo tangibile o meno.
E la strada spesso parte dall'apertura di un blog.

Dirò di più i bookblogger se la passano benissimo e probabilmente è il ramo del blogging che insieme al cinema vede più nascite, anche perché molte delle persone che hanno successo ed interazioni parlando di libri su Instagram sono costrette alla fine ad avere uno spazio fisico in cui parlare delle loro collaborazioni.
Basta pensare ai numeri incredibili di accrediti che i bookblogger riescono a ottenere nelle fiere del libro e persino a Lucca Comics e affini.
Poi che effettivamente i loro blog vengano letti ed apprezzati non posso saperlo, anche se guardando i commenti e le interazioni è più facile pensare al contrario.

Però vorrei dire una cosa e spero non venga fraintesa.
Il blogger odierno mi fa un po' paura.
A volte ho la sensazione che si voglia sostituire al giornalismo e che si senta persino...superiore se non altro per una questione numerica di interazioni.
C'è un esercito ( è un'iperbole parliamo comunque di una nicchia) di gente che per avere un prodotto gratis o un invito ad un evento appiattisce e di molto quello che era un canale divulgativo che un tempo a me sembrava molto più serio.
Questo fenomeno era molto più tangibile su Instagram, ma sta attecchendo anche nel blogging o c'è sempre stato, ma ben nascosto e mascherato.
Oggi che i social hanno sdoganato tutto, è molto più tangibile ed alla luce del sole.
E' bello che anche un semplice appassionato, un casalingo/a, possa dire la sua e parlare di libri, e d'altronde lo faccio anch'io nel mio piccolo, ma...l'uno vale uno nella cultura non so quanto possa valere e non so quanto sia corretto sostituirsi ad autorità e giornalisti del settore che spesso e volentieri vengono scavalcati da chi è disposto a lavorare e dare il suo tempo gratis nel sacro fuoco della passione o per avere "successo".

Mi pare che dovrei invitare altri a partecipare a questo Tag.
Spero non sia una rottura di scatole per voi, ma invito:

Long John Silver di Il Rifugio Di Long John Silver
Marco di La Stanza Di Gordie
Clarke di Clarke è Vivo

Più altri e eventuali che si vogliono aggiungere al Tag o nei commenti.


Alla Prossima!





martedì 5 novembre 2019

Ritornati Dalla Polvere - Ray Bradbury

Questo post è un po' una continuazione del post precedente, quindi possiamo saltare tutta la parte introduttiva dedicata all'autore e dedicarci esclusivamente al romanzo.
Ma lo è veramente, poi?
Io direi di no.
Andiamo subito di sinossi ( presa in prestito da La Feltrinelli), così mi spiego meglio:

Siamo in autunno, in una grande casa che sembra quella della famiglia Addams; un ragazzo, Timothy, sale nell'attico e porta un'ampolla di vino invecchiato (cinquemila anni) alla Mille Volte Bis-bisnonna, una mummia dei tempi dei faraoni dalla quale Tim si farà raccontare la storia della Casa e della straordinaria famiglia che l'abita. Vuole essere informato perché il Gran Giorno si avvicina: la data fatidica in cui i membri della Famiglia sparsi in tutto il mondo arriveranno qui per una grande celebrazione. Così la mummia comincia a raccontare: Tanto tempo fa esisteva solo una brulla prateria con in mezzo un albero schiantato dalla folgore, ma poi un tornado portò da lontano le assi che servivano a fare la Casa, ed essa fu magicamente costruita....



Prima di parlare di questo libro vanno fatte delle dovute premesse.
Alcune parti di questa storia sono state pubblicate altrove, ed io infatti avevo letto Il Raduno e Zio Einar nella bellissima raccolta di racconti Paese D'ottobre.
Questo libro ripete un po' la forma de Le Cronache Marziane, che per chi le conosce non sono altro che dei (bellissimi) racconti slegati tra loro ed uniti soltanto a livello temporale.
Qui la formula si ripete.
Il Raduno è la chiave di tutto.
E' stato da sempre uno dei miei racconti preferiti, e vederlo leggermente editato per dare un contesto alla storia di questo libro mi ha dato leggermente fastidio, dico la verità.
Anche perché quando lessi per la prima volta quel racconto, mi ero fatto delle idee completamente diverse sulla figura del protagonista, il piccolo Timothy.
Ritornati Dalla Polvere nasce quindi dalla riedizione di alcuni racconti pubblicati molto tempo prima a cui è stato dato un seguito ed un contesto.
Però di base Il Raduno era un racconto chiuso, secondo me.

Quindi non mi è facile parlare oggettivamente di questa sequela di micro-racconti che formano una storia sola.

La storia comunque è piuttosto semplice, tanto che la prima associazione immaginifica sarà verso La Famiglia Addams, che questa stirpe tanto ricorda.

Ritornati Dalla Polvere è una saga familiare di stampo fantasy.
Bradbury ci porta indietro ed avanti nel tempo a mostrarci nascita e vita di questi suggestivi personaggi.
Non lo fa in modo chiaro e limpido in alcuni casi, lasciando al lettore l'interpretazione dell'archetipo che rappresentano.
Figura chiave di questa storia è un bambino di 10 anni di nome Timothy, che è l'unico elemento della famiglia ad essere normale.
Anzi anormale, direi.
Bradbury in questa storia ribalta il concetto di diversità e disabilità, in quanto Timothy è in tutto e per tutto un essere umano e quindi soggetto alla leggi della natura.
Il Raduno che è il racconto centrale, parte da una riunione di famiglia che avviene quasi ogni secolo ed in cui viene fuori tutta la diversità di Timothy che vorrebbe essere immortale o comunque possedere dei poteri come tutti gli altri membri della sua famiglia.
Il Raduno è un racconto straordinario ( a mio avviso ovviamente), che in Ritornati Dalla Polvere funge un po' da trama portante.

In questa storia Bradbury è costretto a dare una spiegazione della diversità di Timothy, ma la cosa si rivela un po' banale e scontata, ai miei occhi.
La bellezza della storia de Il Raduno è che tutto veniva lasciato sul vago, tanto che alcune strade mentali che mi ero fatto erano forse meno logiche, ma sicuramente meno scontate.

Attraverso gli occhi, le orecchie ed il peregrinare di Timothy, capitolo dopo capitolo conosceremo quasi ogni membro di questa peculiare famiglia e la sua storia.
Nonché il percorso di questi personaggi anche dopo Il Raduno.

La scrittura di Bradbury è sempre unica, per quel che mi riguarda.
Non esiste nessun'altro che riesce a trattare il fantastico con così tanto garbo e lirismo.
Non nego che in alcuni frangenti è riuscito a farmi commuovere.
E' la storia di un inizio e una fine.

Suggestivi alcuni passaggi ed alcuni personaggi, un po' vaghi altri.
Ma d'altronde essere soprannaturali ed immortali non significa necessariamente fare una vita interessante, e questo è chiaramente uno dei sottotesti della storia.
Il finale è deflagrante come sempre quando l'umano si accorge del diverso.

Ritornati Dalla Polvere è tutto sommato un bel libro, ed il titolo rappresenta il simbolismo del libro stesso.
Ray non ha fatto altro che rispolverare alcune vecchie storie.

Ce n'era bisogno?
Non lo so, francamente, ma leggere Bradbury mi fa sempre stare bene.
E l'idea che presto o tardi arriverò a leggere tutto di un autore che amo così tanto e che non potrà più scrivere nulla dal suo oblio, un po' mi inquieta.
Grazie di tutto, Ray.


Alla Prossima!



martedì 29 ottobre 2019

L'albero Di Halloween - Ray Bradbury

Per una volta faccio anch'io un post a tema.
Il 22 ottobre scorso è uscito un bel tomone edito dalla Mondadori nella collana Oscar Vault, con gran parte delle storie nere di Ray Bradbury.
Perché sì, Ray non è solo l'autore di fantascienza di Cronache Marziane e Fahrenheit 451 e altri centinaia di racconti similari, ma anche uno scrittore di racconti horror e del mistero.
E' stato ispiratore di Stephen King e di altri autori horror di quella generazione, e si è formato come Matheson, Bloch e tanti altri tra le pagine di Weird Tales.
Ma queste sono cose risapute, quindi andiamo avanti.

Personalmente non ho acquistato il bel tomone della Mondadori, anche perché gran parte delle storie le possiedo già, però c'erano ivi presenti due dei suoi libri che cercavo da tempo, quindi ho convinto qualcuno a farmelo prestare solo per poter leggere ( e magari recuperare successivamente ) L'albero Di Halloween e Ritornati Dalla Polvere.
Oggi parliamo del primo.

P.s: per chi fosse interessato il prezzo del bel ( ma anche pacchiano, parere personale ) tomone della Mondadori, viene venduto praticamente dappertutto al prezzo di 28 Euro.
Un po' caro, ma parliamo di un libro condito da illustrazioni che si avvicina alle mille pagine.

Parlare di L'albero di Halloween non è semplicissimo.
E' una fiaba nera per ragazzi, ed è indiscusso, ma è molto onirica ed ermetica.
E' una storia che si legge in un pomeriggio, ma non linearissima.
Andiamo di sinossi, che ho preso in prestito da Ibs:

Nella serata che precede Ognissanti qualcosa di stupefacente è accaduto: un enorme albero è apparso e, dai suoi rami, pendono centinaia di zucche. Zucche in cui sono intagliati sorrisi inquietanti e occhi luminescenti che fissano otto ragazzini mascherati per l'occasione: Tom è vestito da scheletro, Henry da strega, Ralph è fasciato come una mummia, Georg è diventato uno spettro, J.J. scompigliato come un cavernicolo, Fred stracciato come un accattone, Wally indossa una maschera da grottesca, Pipkin... «Ehi, dov'è finito Pipkin?»... Indossava una maschera bianca e portava una lunga falce. Ma ora è sparito! Che fine ha fatto? Scortati da Mr Moundshroud, una guida davvero particolare, i sette ragazzi partono alla ricerca dell'amico e strada facendo si imbatteranno in una fitta serie di avventure grottesche e allucinanti. E... riusciranno a salvare Pipkin?


" La notte uscì dagli alberi e allargò il suo manto."


Nel fornire qualsiasi analisi di questo piccolo romanzo, deve essere ben presente che si tratta di una fiaba, e che come tale Bradbury voleva semplicemente raccontare una storia.
Non a caso ci sono pochissimi riferimenti relativi al luogo di appartenenza e in cui si svolgono gli eventi iniziali come se non volesse indicizzare quella che è una horror country story di stampo tipicamente americano.
C'è poco background scenografico e poco approfondimento psicologico.
Come tale inizia come qualsiasi topoi narrativo su halloween: un gruppo di ragazzini escono di casa mascherati da archetipi diversi di figure orrorifiche per il proverbiale trick or treat e si ritrovano a vivere un'allucinante avventura.

Il lirismo di Bradbury che mi è tanto caro si vede poco, i capitoli sono piuttosto brevi, per quella che è un'avventura onirica che trascende il tempo ed i continenti con la figura mefistofelica e misteriosa di Mr Moundshroud a fare da Cicerone.

A prima vista la narrativa di base è geniale.
Un viaggio attraverso la nascita dei vari archetipi in tanti posti diversi del continente, ma la brevità del tutto rende però questi viaggi velocissimi e poco d'impatto.
Più che altro è un modo di Bradbury di farci da maestro e di portarci a celebrare il culto dei morti in varie parti del mondo e in varie epoche storiche e mostrarci la nascita dei personaggi di cui i bambini scelgono di mascherarsi.
Dall'antico Egitto, a Notre Dame, passando per il Messico e la sua Dias De Los Muertos che è protagonista di vari racconti del buon Ray.
Funziona?
Il tutto è un po' veloce, e scivola via troppo in fretta.
Manca un po' di mordente in questa storia, che appare più come esercizio di stile, ma che se valutato per quello che è, ovvero un romanzo per ragazzi, direi che fa il suo.
Come dicevo inizialmente va vissuta come una fiaba.
Nera, ma pur sempre fiaba.
Non lo metterei certamente tra i migliori scritti di Ray, ma è una storia che sono felice di aver letto.
Ed è anche una bella storia di amicizia e lealtà.
D'altronde come ci insegnano Stephen King, Rob Reiner e Ray Bradbury in questa ed in altre storie, le amicizie a 12 anni sono le più vere e sincere.
Infatti in tal senso il finale è la parte che mi ha convinto di più, ma ovviamente taccio per evitare spoiler.

" Alle due del mattino tornò il vento a rapire nuove foglie."


Alla prossima!







martedì 22 ottobre 2019

Scrittori italiani che guariscono temporaneamente la mia esterofilia: Dino Buzzati

La prima volta che lessi Il Deserto Dei Tartari è stato come essere colpiti da un macigno.
Non voglio parlare del romanzo, anzi non oso, perché ci sono migliaia di interpretazioni sul simbolismo dell'opera e tanti assist d'immedesimazione che parallelamente ci portano al nostro vissuto.
Per me, per esempio, è un romanzo che un giovanissimo non dovrebbe leggere, dubito che riesca a capire il dilatarsi come un elastico del tempo, la noia del vivere, la sensazione di aspettare un qualcosa che non arriverà mai o arriverà quando non avrai più la forza.
Io, l'apatia del vivere, del restare, dell'aspettare, la vivo quotidianamente, ed è per questo che ho sofferto entrambe le volte che ho letto questa storia, ma è stata una sofferenza che sono stato contento di provare, come sempre quando si tratta di un romanzo che mi porta a riflettere e che mi resta in testa per ore, giorni o settimane.
Se non lo avete mai fatto leggete Il Deserto Dei Tartari, è uno di quei rari casi in cui la parola capolavoro non è quel termine stra-abusato come per la qualsiasi roba mainstream che circola oggigiorno.

Questo romanzo mi spinse un po' all'epoca ad informarmi sulla figura di Dino Buzzati e sulle sue altre opere reperibili.
Non è un autore che ha scritto molto, purtroppo.
Anche perché è stato un artista a tutto tondo essendo anche giornalista, saggista, e persino pittore.
Ho trovato alcuni suoi editoriali sulla rete e posso dire che li ho trovati lirici e splendidi come poche cose che ho letto?
Le sue parole sull'allunaggio e sulla morte di Marilyn Monroe erano di una sensibilità unica.

Qualche tempo dopo in una bancarella dell'usato vidi spuntare una copia vetusta e sbiadita di Un Amore e non me la sono fatta scappare.
Un romanzo che non raggiunge le vette de Il Deserto Dei Tartari in quanto a stile e lirismo, e che anzi è una sorta di flusso di pensieri febbrile, come d'altronde lo sono spesso gli amori, specie quelli non corrisposti.
L'amore in fondo è una malattia, spesso improvvisa, da cui è difficile difendersi lucidamente.
E spesso la cura destabilizza il corpo più della malattia.
La storia è basata su un suo vissuto personale e ricorda un po' vagamente il molto più famoso e conturbante racconto di Nabokov Lolita.
I sentimenti che suscita la figura di Antonio Dorigo in corso d'opera sono molti e contrastanti.
Un po' compatimento e imbarazzo, a volte rabbia, a volte comprensione soprattutto per chi ha vissuto amori impossibili o poco chiari, spesso incasellati in un percorso fragile e ambiguo.
La figura di Laide appare a prima vista come una ragazza svampita, opportunista e che accetta la corte del borghese di turno solo per soldi, e per gran parte del romanzo conosceremo a malapena il suo punto di vista, essendo il racconto narrato attraverso i pensieri e le gesta di Antonio Dorigo.
Un pensiero non proprio lucidissimo, lasciatemelo dire.
Non è facile parlare di amori malati, e spesso questo tipo di narrazione lo tollero poco, ma Un Amore mi è piaciuto.
Forse è un po' troppo fitto per i miei gusti, ma lo si legge con piacere.

Certo, di storie simili, di uomini di una certa età, professionisti che inseguono la giovinezza perduta, attraverso ragazze giovani che vendono l'amore se ne vedono e leggono di ogni, sia nella fiction che nella realtà, ma penso che all'epoca un romanzo così forte nelle tematiche ( per quanto accennate ) un po' di scalpore deve averlo fatto.

Adesso spero di riuscire a reperire anche la raccolta di racconti La Boutique Del Mistero, ma confido prima o poi di ritrovarmela davanti in qualche mercatino dell'usato, come accaduto con i primi due libri.


Alla Prossima!


martedì 8 ottobre 2019

Il Signor Diavolo - Pupi Avati ( Romanzo )


Ricordo che quando lessi la sinossi e successivamente vidi il trailer fui subito attratto da questa storia che mischiava politica, superstizione religiosa e horror " paesano ".
Da questo tipo di narrazione vengo subito sedotto, soprattutto se ambientata nel passato.
Successivamente scoprii che prima del film era già uscita l'opera in formato cartaceo, e quindi ho preferito buttarmi su quest'ultima, aspettando l'occasione di trovarla a un buon prezzo.

Le recensioni lette in giro mi avevano un po' scoraggiato, ma volevo farmi una mia personale idea, anche se è stata dura decidermi a comprarlo.
Il perché è presto detto, è un romanzo cortissimo venduto allo stesso prezzo di uno più corposo.
La parola romanzo, quindi, mi appare persino esagerata perché tecnicamente parlando siamo più dalle parti della novella.
Ma come sempre conta più il contenuto, e quindi concentriamoci su questo.
Ma prima andiamo di sinossi presa in prestito come sempre da IBS:

Una storia intensamente nera, il ritratto di una provincia non addomesticata, mai del tutto compresa, un profondo Nord-est intriso di religione quanto di superstizione e in cui i confini tra vita e mistero si spostano come l'orizzonte nelle paludi... Un mondo dove tutto sembra possibile. Anche il Diavolo.

«Allora a me e a Paolino i giorni ci sembravano tutti diversi, quelli corti e quelli lunghi. Comunque il giorno più bello restava sempre domani. Prima di addormentarci bisognava pregare il nostro angelo custode. Così il diavolo si teneva alla larga.»

Anni Cinquanta, Italia. Il pubblico ministero Furio Momentè sta raggiungendo Venezia da Roma, inviato dal tribunale per un processo delicato. Un ragazzino di quattordici anni ha ucciso un coetaneo, e la Curia romana vuole vederci chiaro, perché nel drammatico caso è implicato un convento di suore e si mormora di visioni demoniache. All'origine di tutto c'è la morte, due anni prima, di Paolino Osti. Malattia, hanno detto i medici, ma secondo Carlo, il suo migliore amico, Paolino è morto per una maledizione: Emilio lo ha fatto inciampare mentre, in chiesa, portava l'ostia consacrata per la comunione. Sacrilegio... E Paolino sul letto di morte avrebbe mormorato: "Io voglio tornare". "Far tornare" l'amico per Carlo è diventata un'ossessione che ha messo in moto oscuri rituali e misteriosi eventi. Fino alla morte di Emilio, ucciso da Carlo con la fionda di Paolino. Almeno così pare...



Su Instagram mi sono espresso così:

Un romanzo breve quanto ermetico nella narrazione, ma che per quel che mi riguarda mi ha abbastanza soddisfatto. Avati mischia politica e superstizione religiosa in un ambiente tipicamente rurale del primo dopoguerra che ricorda un po' Ammaniti e con un finale degno di un racconto di Poe.
La deformità diventa dannazione, e la superstizione diventa assassinio.
In un romanzo breve in cui vittime e carnefici sono principalmente bambini.



Una recensione ermetica, come d'altronde è un po' il romanzo.
Ed in effetti la brevità dell'opera, ma anche la narrazione " esterna " affidata ad una lettura di documenti e testimonianze d'inchiesta rendono quest'opera un po' fredda e poco empatica.
Avrei preferito una narrazione in prima persona, ma è comunque un escamotage che è già stato usato nella narrativa del passato ed anche in quella odierna, anche se molto meno.
Mentre lo leggevo mi sono posto la domanda a quanti potrebbe interessare una storia così, che offre e mostra molto poco al lettore e che si limita a suggerire e sussurrare a più livelli di lettura le scene.
Manca la vera azione, ed è come un racconto gotico d'altri tempi.
In un certo senso lo è.
Il soprannaturale è suggerito e lasciato all'interpretazione del lettore e va bene così.
Ad un lettore moderno tutto ciò non piacerà, lo so.
Ho letto un bel po' di critiche anche sui romanzi della Jackson che trattano il fantastico in maniera molto più psicologica e simbolica, quindi è normale che un romanzo come questo di Avati possa far discutere in tal senso.
Io mi metto tra coloro che lo hanno apprezzato, anche se una cinquantina di pagine in più per approfondire tematiche ed atmosfera e perché no anche la cittadina dove vivono i protagonisti avrebbe giovato e non poco in termini di immedesimazione.
Credo che in futuro mi vedrò anche il film.

Mi ha fatto ripensare un po' anche al passato e alle mie zie del paese che vivevano di preghiera e superstizione, pronte a toglierti il malocchio con l'olio ad ogni occasione, ed ai vecchi racconti di paese folcloristici con i loro misteri che si tramandano per generazioni.


Alla Prossima!



mercoledì 2 ottobre 2019

Il Lungo Addio - Raymond Chandler

" Dirsi addio è un po' come morire. "

Avevo dimenticato tutte le parodie o le citazioni al genere noir presenti nei fumetti, nella narrativa o nel cinema, ma mi è tornato tutto in mente mentre mi approcciavo per la prima volta alla narrativa di questo genere.

Non ricordavo quanta misoginia si nasconde dietro questo genere e quanto esso sia disilluso, decadente, ed inevitabilmente romantico.
Philip Marlowe è un personaggio che mi ha fatto innamorare, ma che giustamente va contestualizzato, però in generale devo ammettere che il mio approccio con la narrativa di Raymond Chandler è stato positivissimo.

Il Lungo Addio è uno splendido romanzo.
Condito da una storia la cui soluzione è francamente non difficile da capire, ma che comunque è più complessa ed articolata del previsto, ed è narrata divinamente.
E' anche un romanzo che trasuda cameratismo ed amicizia virile da tutti i pori, per quanto funga più che altro da prologo.
I dialoghi di questo libro sono straordinari, e Philip Marlowe è un personaggio costruito benissimo.
Però prima andiamo di sinossi, che è stata presa in prestito da IBS:

Quando Philip Marlowe, l'investigatore privato ideale di Raymond Chandler, vede per la prima volta Terry Lennox ubriaco in una Rolls Royce fuori serie di fronte alla terrazza del 'Dancers' non sa ancora quale influenza avrà sul suo destino. Lo sorregge tra le sue braccia, comunque, dopo che la donna che lo accompagnava ha tagliato la corda con la Rolls, accennando a un appuntamento irrecusabile, e cerca di tenerlo su in tutte le maniere, non solo fisicamente. Così si lega a Terry in una tormentosa successione di eventi pericolosi. L'amicizia virile, movimento classico del romanzo di avventura, è qui celebrata quasi oltre ogni limite. Nell'amicizia virile come nell'amore bisogna essere in due, ma la quota di amicizia o d'amore non è mai uguale.




Molto di questa storia lo fa l'atmosfera della storia stessa.
L'immaginazione della vecchia Los Angeles,  Hollywood ed il suo boulevard, quelle donne così volutamente arriviste, procaci ed inevitabilmente fedifraghe, il tutto rigorosamente in bianco e nero nella tua testa o meglio nella mia.

Non so come ho fatto a lasciarmi vincere per una volta dal parere di un influencer, ma in questo caso non posso che ringraziarlo.
Per quanto però io abbia amato questo romanzo e per quanto io sono convinto che un personaggio come Marlowe sia costruito per piacermi fino in fondo, so che non reggerei a lungo questo topoi che sono sicuro andrà a ripetersi romanzo dopo romanzo, anche se con una trama e un approccio diverso.

Ho già preso Il Grande Sonno e poi...conto di fermarmi lì.

Odio l'idea di stufarmi presto di un personaggio che ho amato, ma narrativamente parlando mi annoio presto della quotidianità del contenuto.
Perché so già che cosa mi aspetterebbe romanzo dopo romanzo: la stessa tipologia di donna, lo stesso romanticismo, lo stesso ufficio e lo stesso Marlowe sempre in bolletta, lanciato nell'ennesimo caso e sempre con un bicchiere in mano.
Le stesse strade e quelle notti buie, tristi e solitarie, tra puttane, bar, gangster e poliziotti corrotti.

Quasi quasi, prendo anche gli altri romanzi. :-P


Alla Prossima!




mercoledì 25 settembre 2019

L'alba Delle Tenebre di Fritz Leiber / Ma anche la consapevolezza che io e la fantascienza non andiamo d'accordo a causa mia.

Una delle primi immagini della mia infanzia è la sigla di Mazinga Z.
E' quindi a tutti gli effetti il mio primordiale approccio con la fantascienza, poiché in fin dei conti credo che l'anime di Mazinga sia catalogato in quel genere.
Ricordo anche che i miei scarabocchi infantili erano infarciti di robot che venivano attaccati da navicelle spaziali aliene o vattelapesca.
Giocavo anche con i Micronauti e i Transformers, ma non credo che facciano curriculum.
Però la cosa si è fermata lì.

Nell'adolescenza ho scoperto i fumetti Marvel, e la mia formazione di stampo fantascientifico si ferma alle avventure cosmiche dei F4, degli X-Men o degli Avengers ecc.ecc.
Un po' poco, per carpire i meccanismi di un genere che io ho sempre fatto fatica a leggere ed apprezzare fino in fondo.

Poco fa su Instagram, mi sono lanciato in una filippica sul mio ultimo romanzo letto che è L'alba Delle Tenebre di Fritz Leiber che copio/incollo qui:

Addentrarmii nella lettura di un romanzo di Fritz Leiber è sempre un'esperienza un po' strana, per quel che mi riguarda. Sono sempre affascinato dalla sua narrazione e dal suo background, ma raramente riesco a coglierne il significato e a goderne fino in fondo. Non ho un gran rapporto con il suo modo di scrivere, ed è un dato di fatto. L'alba Delle Tenebre è un romanzo fantascientifico di stampo distopico e religioso in un mondo che è andato avanti, ma solo dal punto tecnologico e non sociologico. I temi sono tutt'ora attuali, ed è percepibile un'antipatia per la religione da parte dell'autore. Una buona storia, forse poco immediata, che avrei apprezzato enormemente di più se non fosse così ermetica nel descrivere ambienti e personaggi. Nella narrazione fantascientifica, e riconosco che è un limite mio, io ho bisogno di essere preso per mano e che mi venga fatto da guida dall'autore. In questo romanzo sei buttato alla mercé della storia quasi in medias res.


Io apprezzo Fritz Leiber, ma mi sono trovato più a mio agio quando si addentra nel campo più horror ( quantunque è un autore che ha sempre espresso di non apprezzare moltissimo il soprannaturale ) in romanzi come Ombre Del Male e Nostra Signora Delle Tenebre.
Però quando parla di fantascienza mi accade quel che mi accade con molti altri autori dello stesso genere.
Zoppico, faccio a fatica a carpire alcune dinamiche meccaniche e alcune descrizioni.
C'è da dire che rispetto ad altri scrittori i racconti di Fritz che ho letto, come L'alba Delle Tenebre, ma anche Il Grande Tempo, offrono comunque uno spaccato sociologico e psicologico molto profondo, ma faccio molta fatica ugualmente a seguirne coerentemente il percorso.
Ecco, credo di avere dei limiti per quel che concerne non solo la tecnica del narrato fantascientifico ma anche per quel che concerne la mia immaginazione percettiva e visiva.
Non so se riesco a spiegarmi.
Non riesco quasi mai a mettermi nella stessa lunghezza d'onda di un romanzo fantascientifico.
Ora bestemmio e mi prenderò i fischi di qualsiasi lettore sparuto che si ritroverà a leggere queste frasi sconnesse:
La Guida Galattica Per Autostoppisti a me non piace, cioè mi sono divertito a leggerla, ma faccio fatica ad amarla e mi capita lo stesso con alcune storie di Heinlein e Kurt Vonnegut ( Mattatoio Nr. 5 lo adoro ed anche Ghiaccio Nove ).
Non sono fatto per le letture fantascientifiche, ma continuo a sbatterci addosso come un mulo.
E' che mi mancano le basi e la cultura, forse.
Eppure come tutti sono cresciuto guardando film e telefilm di quel genere.
Però in verità credo che tutti questi prodotti abbiano semplificato quello che è veramente la fantascienza.
Per me si ferma tutto al sottotesto sociologico che apprezzo e sono in grado di capire, ma spesso è la tecnica e lo sviluppo tecnologico nel contesto, che a me interessa relativamente...
Il mio cervello ragiona poco in ottica futura, questa è la verità.
Credo di essere un lettore limitato, dunque e con scarsa immaginazione, se non di stampo orrorifico.


Alla prossima!