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martedì 8 gennaio 2019

High Score Girl

Saltavo di blog in blog nel periodo natalizio e nell'arido deserto della blogosfera tipico del periodo mi è capitata la recensione di un Anime che mi ha subito preso.
Sembrerà una cosa banale e normalissima, ma così non è.
E' parecchio che mi sono allontanato dall'animazione giapponese.
Eppure sentire che il tema centrale dell'opera erano i videogiochi nel periodo anni '80/90 con tanto di cabinati e sale giochi parti attive della trama mi ha subito spinto al cosiddetto binge watching.
Ho fatto bene?
Ho fatto benissimo, direi.
High Score Girl è un anime divertentissimo, che dietro la patina di commedia amorosa e scolastica tipica dei manga e degli anime di formazione ha una fortissima carica di immedesimazione soprattutto per chi ha vissuto quel periodo fatto di sale giochi spesso nascoste e infide, pregne di fumo e di tipi loschi.
E soprattutto di un capannello di gente nei cabinati più in voga come Street Fighter II, Toki, Rastan, Final Fight.

Mi ha riportato indietro nel tempo e non sono pochi gli elementi in comune che ho trovato tra me e il protagonista Haruo per quanto siamo sia caratterialmente che etnicamente agli antipodi.
Dalla mia ossessione adolescenziale per i Coin Op e per i record, al fatto che sarei stato tranquillamente disposto a saltare appuntamenti, uscite e scuola pur di inserire le mie 200 Lire per poter fare l'ultima partita al Flipper o al cabinato di turno.
C'era una certa componente tossica e ossessiva, tra noi che frequentavamo quell'ambiente.
La stessa che c'è in Haruo.
Quando dico tossica è perché in determinati orari ( soprattutto quelli scolastici ) vi erano sempre le stesse medesime persone, le stesse che come me, avevano saltato scuola e impegni.
Persi dietro un nuovo videogioco, un nuovo punteggio ed insensibili a ciò che ci circondava ed un po' anche all'ordine costituito.
High Score Girl è un salto nel passato che merita ampiamente la visione.
Ovviamente è fondamentale tenere presente che la trama è molto leggera ed easy e che anche argomenti e comportamenti estremi e sociopatici sono legati alla vena comedy dell'opera.
La serie è stata trasmessa su Netflix ed è composta da dodici episodi.
Per quel che mi riguarda, la straconsiglio!


Alla Prossima!



lunedì 9 luglio 2018

L'estate è dei bambini, la primavera è dei ragazzi, l'inverno è degli uomini, l'autunno è dei vecchi, diceva qualcuno.

Per tanti bambini l'estate è incantata.
Le tenebre faticano ad emergere ed il sole è ingordo.
Indugia.
 Le ore di gioco aumentano a dismisura, così come le ore dedicate al pallone, al mare, le corse, i gelati, le granite, la spensieratezza.
Quella vera, dove respiri libertà.
Si lanciano per aria matite, penne e quaderni ed in mano c'è posto solo per palloncini e pistole ad acqua.
Poi un giorno tutto questo non ti basta più.
Cominci ad ingiallire come le foglie dell'autunno e d'estate di gioco non v'è più.
E' nel momento in cui cominci a preferire di lavarti che sporcarti, che perdi la magia del gioco.
Ma è comunque estate, anche nell'adolescenza.
Anche se ormonale.

Non ricordo quando ho smesso di amare l'estate.
Presumo sia coinciso con la fine del mio lungo e tortuoso percorso scolastico.
L'estate rappresentava la fine degli impegni e la libertà mattutina e quindi in quel periodo era logico amarla.
Dopo la fine della scuola però, divenne una stagione come un'altra.
Ok, lo so.
L'estate non è solo essere bambini e gioco.
Al mare ci possono andare anche gli adulti ed i ragazzi, e so che ci sono le serate, le discoteche, i lidi, cosce, tette e i culi al vento, e argomenti tipici da uomo medio come il calciomercato, il mondiale o l'europeo, la Tennent's ghiacciata e/o le passeggiate in Via Marina.
Il gelato lo puoi apprezzare a qualsiasi età così come tutto il resto.
Alcune di queste cose mi hanno visto protagonista fino a pochi anni fa e non voglio rinnegare il passato.
Avrei comunque vissuto normalmente senza queste cose, come ci vivo adesso, dopotutto, visto che di queste cose me ne importa il giusto, cioè poco.
Poco comunque non significa che li disprezzo, solo che li vivo con molta più apatia.
Sono invecchiato, male peraltro, non tanto fisicamente, quanto internamente.
Era così anche quando ero piccolo?
Non credo.
Mi sono rovinato crescendo.
Ma non sono qui per parlare di questo.
Ultimamente ho visto che molti blogger si sono prodigati a parlare delle loro estati del passato, ho ricevuto anch'io qualche invito a farlo, e mi scuso se non l' ho fatto.
La verità è che di quel bambino che ero è rimasto davvero poco.
Faccio fatica a rimembrarlo ed a riviverlo.
Forse perché dopotutto lo rimpiango.
Mi è tornato in mente un episodio però, e vorrei raccontarlo.
Dovessi dargli un titolo lo chiamarei " L'amico Silenzioso ".

Nel 1991 andavo verso i quindici anni, avevo appena finito il primo superiore e mi avevano rimandato in tre materie: Matematica, Fisica e Stenografia.
I miei mi mandarono a ripetizioni da un professore che abitava nel mio quartiere e mi toccava andarci dal lunedì al venerdì per due ore dalle 9:00 alle 11:00 di mattina.
Senza contare che mi lasciava anche dei compiti da fare per il pomeriggio che dovevo consegnargli il giorno dopo.
Quell'estate in un certo senso era come se estate non fosse, visto che comunque dovetti indossare ancora lo zaino anche a luglio ed agosto.
Fu un' estate strana, anche perché fu la prima che passai a casa dopo che per tutti gli anni delle medie i miei solerono spedirmi insieme ai miei cugini da una mia zia che viveva in un paesino al mare ad almeno settanta chilometri di distanza.

In ogni modo c'erano il bar, i flipper ed i videogiochi, ma c'era meno gente con cui passare le giornate e quando anche il bar chiuse per ferie, mi ritrovai improvvisamente da solo.
Non so dove fossero finiti i miei amici, presumo passassero le giornate a mare coi loro genitori.
Vagavo per cortili alla ricerca di qualcuno con cui giocare e la mia compagnia di quei giorni fu il Super Santos che mi portavo sempre appresso.
Non era questo gran problema, essere da solo.
Avevo sempre avuto quell'abitudine di uscire nel cortile sotto casa anche alle due di pomeriggio anche con quaranta gradi all'ombra a tirare calci contro il muro, a palleggiare, o fingere di giocare a basket con le corde degli stendipanni.
Fu in un giorno assolato di agosto che mi venne incontro questo ragazzino.
Aveva un Super Tele blu e per sette giorni divenne la mia compagnia pomeridiana.
Non era della mia città e presumo fosse ospite/parente di qualche famiglia che viveva nel mio cortile.
Che c'era di strano nella nostra compagnia reciproca?
Che comunicavamo soltanto con il pallone.
In quei sette pomeriggi che passammo insieme non ci parlammo quasi mai, non ci raccontammo quasi nulla.
Sapevo a malapena il suo nome, e soltanto perché quando calava il buio i parenti si affacciavano per chiamarlo.

Eppure se sentiva il rumore del pallone che scandiva la mia presenza, lui scendeva correndo ed io facevo altrettanto se usciva lui per primo.
L'ottavo giorno non lo vidi più.
In pratica non ci dicemmo ciao quando ci siamo visti la prima volta e nemmeno addio quando ci vedemmo per l'ultima volta.
Però la sua faccia la ricordo ancora.
In fondo, forse, non c'era nulla da dire, sapevamo entrambi che sarebbe stata un'amicizia fugace, persino di comodo, forse.
Ma ci divertimmo insieme.
E se lo ricordo ancora, vuol dire che un segno me lo ha lasciato, dopotutto.





venerdì 29 settembre 2017

Lo Strano

" I tipi strani siamo noi."
Giovani Streghe


Rodland è un videogioco platform della Jaleco del 1990.
Passavo ore a giocarci nel bar sotto casa in quel piccolo e angusto spazio dedicato ai coin-op ed ai flipper.
Avevo 14 anni.
Decine di ragazzini e adolescenti tra cui io, si accalcavano alle spalle del giocatore di turno, spesso schernendolo, ma il più delle volte incitandolo o semplicemente attendendo il loro turno.
Tra noi c'era questo ragazzo che ci guardava giocare rimanendo sempre in disparte ed a distanza di due, tre metri, senza mai avvicinarsi, senza proferire verbo, ed aspettando pazientemente ed in silenzio il suo turno.
Qualcuno lo chiamava " il malocchioso " incolpandolo dei propri game over ed in generale era malvisto per questa sua natura schiva e taciturna.
Complici i pomeriggi interi che passavo in quella stanzetta pregna di fumo, bottiglie di alcolici e grande quanto il bagno di una casa di 60/70 metri quadrati instaurai con lui un rapporto di conoscenza e successivamente di amicizia.
Avevamo il calcio ed i videogiochi in comune ed entrò nel mio gruppo di amicizie.
La sua natura era però sempre quella e riusciva molto più degli altri ad attirarsi addosso guai e antipatie.
Forse certi nascono così, non lo so.
Forse era il loro odore ( Simpson docet ) o la loro aura, chissà.
Era tra i più odiati del quartiere e gli altri ragazzi non facevano nulla per nasconderlo.
Rimanemmo amici per molti anni, poi improvvisamente cambiò.
Cominciò a non parlare più a nessuno di noi ed iniziò ad uscire da solo ed a camminare a zonzo per la città anche in orari improbabili.
Molti cominciarono a pensare che si fosse esaurito, qualcuno addirittura lo additava come guardone, millantando di averlo visto in zone dove andavano le coppiette ad imboscarsi e cominciò lentamente a dare significato alla nomea che si portava in dote dall'adolescenza ( che non era più quella degli inizi, ma il nome di un famoso indiano furente).
Non voglio mentire.
Ebbe motivi di discussione con alcuni di noi, ma mai con me.
Ci furono scherzi, litigi anche in seno al nostro gruppo, forse qualche sfottò di troppo.
Non l'ho mai capito.
Semplicemente dopo che ero rientrato dal servizio militare cominciò a non salutare più ed a ignorare anche me.
Chi osava parlargli o anche rivolgergli un epiteto rischiava la violenza fisica e verbale ( a volte meritata secondo me) e con il tempo è diventato sinonimo di persona strana e ambigua.
Lo è anche adesso a 40 anni.
Ma perché parlo di lui?
Perché in questi ultimi tempi io mi sono sentito parecchio strano e poco in me.
Ho iniziato a soffrire di ansia ed insonnia, e sentivo l'esigenza di uscire di casa ed anche di camminare da solo o anche semplicemente di sedermi fuori all'aria aperta.
Se lo scorso anno il non lavorare non mi era pesato molto e in un certo senso mi ero abituato alla vita casalinga, il post estate e la mancanza di pecunia, mi stava provocando una forte difficoltà emotiva e fisica, ma soprattutto sono stato preda di una fortissima apatia, inutilità e disagio psicologico.
Ed è anche accaduta una cosa che non mi capitava da tempo.
Mi sono preso una fortissima cotta dai contorni molto adolescenziali.
Ho pensato e sono tuttora convinto, che la mia più che una cotta sia stata una sorta di meccanismo di difesa del mio cervello che cercava una distrazione da situazioni ben più drammatiche.
Fatto sta che in questi giorni mi sono sentito in sintonia con il mio ex amico.
Mi veniva voglia di passeggiare da solo, di sperare di incontrare questa persona nei luoghi che abitualmente potrebbe frequentare, girovagare per il corso cittadino anche da solo e fare cose che normalmente non farei.
Tipo guardare più volte al giorno la sua bacheca Facebook ed Instagram o pensare a lei giorno e notte.
Ecco, quello che voglio dire, è che in questo periodo, quello strano ed ambiguo, mi sa che sono io.
Forse lo penserebbe anche lui.
Forse pure lei, forse tutti quanti.

Alla Prossima!



mercoledì 8 luglio 2015

I 10 videogiochi per Commodore 64 della mia vita, che poi nel mio caso dovrei parlare di Commodore 128...

Qualche mese fa mio fratello mi ha mostrato un sito in cui sono stati " dumpati " tutti i numeri della rivista chiave della mia infanzia videoludica, la mitica Special Program.
Qui il link del sito:

http://www.webalice.it/sovox70/c64/special/special.html

Per chi non la conoscesse era una rivista mensile nata verso la metà degli anni '80 dove usciva in allegato una cassetta con 20 giochi: dieci per Commodore 64, dieci per ZX Spectrum.
Senza quella rivista oppure qualche altra sulla stessa falsariga tipo Super Play Games, la mia infanzia videoludica sarebbe stata più povera.
Ovviamente sono corso subito a lurkare nel sito nel tentativo di dare lustro alle vecchie emozioni e mi è venuto in mente che finora nel blog ho solo sfiorato l'argomento giochi Commodore 64 senza mai trattarlo specificatamente.
Visto che a parte boccheggiare dal caldo non ho altro da fare, proviamo a parlarne.
Prima però qualche premessa:

- La mia macchina da giochi non era il Commodore 64 ( che ho avuto ma che ero troppo piccolo da usarlo con cognizione di causa), ma il Commodore 128.
Non che ci fosse alcuna differenza, in quanto giochi per il 128 non ce n'erano.
In pratica premendo un tasto si poteva utilizzare l'interfaccia del 64 e far partire i giochi da lì.

- I giochi che uscivano in allegato alla rivista avevano tutti i nomi cambiati in quanto non originali.
Quello che mi e rimasto più impresso? Ghost'n Goblins denominato Zombies.

- Questa non è una classifica, ma un semplice elenco dei 10 giochi che giravano più spesso nel mio registratore.

Partiamo, và:

International Soccer



Il primo non poteva che essere un gioco di calcio.
International Soccer è semplicemente il gioco a cui all'epoca giocai più in assoluto.
Ricordo tante sfide in due con mio fratello e tante suppliche allo stesso per poterci giocare. :-P
Solo cambiare il colore della maglietta della squadra mi pareva una cosa figa.
Il gioco era quello che era, ma ci si divertiva.
Ricordo in particolare un episodio: avevo la pertosse e non facevo che tossire ed ansimare e una delle ultime armi di mia madre per farmi tranquillizzare un attimo e potermi distrarre fu quella di pregare mio fratello nel farmi giocare a questo gioco.
Fosse una storia inventata direi che funzionò, invece no.
La tosse e l'asma perdurarono.
Comunque è il gioco che più di tutti rappresenta la mia infanzia marchiata Commodore nonché uno dei pochi che non escludo di aver giocato proprio con il 64 e non il 128.
Un giorno vorrei rigiocarci, ma mi sono già rovinato il ricordo di Kick Off 2 per Amiga, non voglio farlo anche con questo.


Barbarian



Un picchiaduro uno contro uno in cui con una mossa segreta potevi tagliare la testa all'avversario, come non amarlo?
Barbarian è probabilmente uno dei giochi più famosi del Commodore 64 ed ovviamente uno di quelli a cui ho più giocato.
Lo scopo del gioco consisteva nell'affrontare in duello e in diverse location gli avversari che ci venivano inviati contro da un mago che aveva rapito l'amata del barbaro che impersonavamo.
Questo gioco è famoso anche per la copertina originale che all'epoca destò scandalo poiché la modella della copertina era famosa per i suoi topless. :-P


International Karate



Un altro picchiaduro stavolta però ambientato nel mondo del Karate.
Non credo di aver molto da dire su questo gioco, se non che ci giocai fino allo sfinimento ed oltre.
Per giunta per l'epoca mi pare fosse anche ben dettagliato per essere un gioco ad 8 bit.


Burger Time



Un Platform a schermata fissa in cui uno chef doveva completare gli hamburger strato per strato passandogli sopra e stando attento a non farsi beccare dall'uovo e ( stando a wikipedia poiché a me sembrava una patata o uno stronzo :-P ) dal sottaceto pronti a farti il culo.
Ovviamente livello dopo livello le cose si facevano sempre più difficili.
Lo ricordo come un gioco molto divertente.

Arkanoid



Questo è sicuramente uno dei pochi di cui ho già parlato in altre circostanze.
Giocone estremamente divertente ed estremamente difficile che non sono mai riuscito a finire soprattutto per via del mostro finale praticamente imbattibile.
Gioco che ha cementato la mia amicizia con il mio compagno di classe nonché migliore amico dell'epoca e che mi ha regalato tantissime ore di divertimento.
L'intro del gioco ancora mi risuona in testa.
Sempre sia lodato.

Impossible Mission



Impossibile Mission è semplicemente il gioco.
Gioco che aveva un sonoro incredibile e che sfruttava al massimo gli 8 bit.
Personalmente lo considero il gioco più bello mai uscito per Commodore 64, anche se non è quello che preferisco.
Nel gioco si impersonava un agente segreto che livello dopo livello doveva riuscire a decodificare un codice per poter localizzare il covo in cui si nascondeva uno scienziato pazzo pronto a soggiogare il mondo con una bomba H.
Più un puzzle game fantascientifico che un platform, Impossible Mission aveva dei livelli piuttosto complessi per l'epoca.
Gioco fantastico che mi piacerebbe riprovare.
Non è detto che non lo rifarò.

Tapper



Dio, quanto mi divertiva questo gioco.
E quanto mi facevano girare le palle gli avventori. :-P
In questo gioco a schermata fissa veniva impersonato un barista che doveva riuscire a servire tutti i clienti che livello dopo livello si facevano sempre di più.
Lo scopo era semplicemente riempire le birre e lanciarle ai clienti.
Gioco semplicissimo ma molto divertente a cui ho dedicato tantissimo tempo.

Popeye


Da bambino uscivo pazzo per il cartone animato di Braccio di ferro.
Adoravo allo stesso modo il Coin Op e quando seppi di una conversione per Commodore 64 feci di tutto per averlo.
Il gioco è un classico platform a schermata fissa in cui lo scopo consisteva nel salvare Olivia dalle grinfie di Bruto.
La struttura era quella classica dei platform del periodo, ma adorando il cast di Popeye non ci facevo minimamente caso e ci giocavo che era una bellezza.

Donkey Kong



Chiunque ha un minimo di infarinatura videoludica conosce questo gioco che ha segnato un'epoca e la nascita di due dei franchise più conosciuti al mondo : quello appunto di Donkey Kong e quello di Mario Bros che vide la luce proprio in questo gioco.
Anche se qui era presente nelle vesti di carpentiere e non di idraulico.
La conversione per Commodore 64 era onesta e ben fatta e giocarci era un piacere.
Gioco immortale.

Mario Bros


Ovviamente non poteva mancare nemmeno lui, il capostipite di una saga che ha fatto epoca: Mario Bros.
Che qui per la prima volta smette i panni di carpentiere ed indossa quelli di idraulico alle prese con tartarughe, granchi e falene.
Che dire, altro grandissimo gioco.

Ovviamente ce ne sono molti altri che avrebbero potuto tranquillamente fare parte della lista, penso a Commando, Ghost'n Goblins, The Last Ninja, Frog, Archon ( che mi fa malissimo lasciare fuori ) e molti altri che purtroppo per via del nome diverso non sono riuscito a rintracciare.
Ma è anche vero che questi 10 sono quelli che facevano andare di più a manetta il mio registratore.

venerdì 2 gennaio 2015

Le più grandi delusioni videoludiche della mia vita: Street Fighter 2 per Amiga 500

Che anno era il 1987 o il 1988?
Non lo ricordo di preciso, ma ricordo quella sala giochi malfamata, tutto il fumo passivo respirato e quel cabinato con quegli enormi pulsanti blu e rossi.
Roba che io per premerli dovevo quasi sedermici sopra ed usare il culo per lanciare l' Hadouken.
Ero piuttosto minuto per la mia età e quel cabinato mi sembra maestoso, una sorta di grattacielo videoludico.
Questo fu il mio primo approccio con Street Fighter.

Venne il 1991 e Pirkaf era adolescente.
In quell'anno solevo passare tutti i primi pomeriggi nel Bar sotto casa, davanti ad un flipper o davanti al cabinato di turno.
Il 1991 fu l'anno di Street Fighter 2.
Un gioco che mi portò all'inserimento di non so quante monete da 500 Lire nel cabinato, nonché portatore sano di innumerevoli sfide tra amici e di sano divertimento.
Si parlava tra di noi, di quanto sarebbe stato bello poter avere una conversione del gioco per Amiga 500, visto che era il computer che bene o male possedevamo tutti.
Fortuna (?) volle che durante la lettura di una rivista del settore che compravamo per tenerci aggiornati sulle uscite videoludiche, leggemmo proprio di un'uscita imminente di Street Fighter 2 per Amiga 500.
Salti di gioia, scene di giubilo e poi via, di corsa verso quel negozio di computer che vendeva giochi piratati a 5000 Lire.
Lo ricordo come fosse ieri: quattro persone su due scooter, che correvano come pazzi dopo aver fatto la colletta ed aver lucidato l' x copy di turno per poter fare delle copie per ognuno di noi.
Col gioco in mano e con il batticuore inserimmo il primo dei quattro dischetti dentro il computer del mio amico e già dall' intro sentimmo puzza di bruciato.
Sonoro infimo, grafica al minimo sindacale, scarsa fluidità ed una giocabilità che rasentava il ridicolo ci balzarono subito all'occhio.
Non sapevamo se ridere, piangere o bestemmiare l'intero calendario.
Fatto sta che quel gioco anelato ed aspettato, non me lo copiai mai e dopo aver dato l'addio alla mia quota per il suddetto acquisto già dal giorno dopo ero nel bar sotto casa con le mie monetine in tasca pronto per una nuova sfida.
Ma restava comunque il rammarico di un gioco tanto atteso che risultò la mia più grande delusione videoludica dopo il gioco di Kenshiro.
Mamma mia, che sola. :-p





sabato 27 settembre 2014

I due videogiochi più erotici della mia infanzia

Oggi parlo di due giochi che all'epoca della mia infanzia non solo ti stimolavano a prendere il Joystick in mano, ma anche un'altra cosa...
Parliamo di due giochi usciti nella decade che copre gli anni '80 - 90, epoca in cui quel poco di tette e culi che un adolescente poteva aspirare di vedere consisteva in:
- Sperare di riuscire a vedere Colpo Grosso di nascosto in Tv lontano da occhi indiscreti.
- Girovagare con fare lascivo per edicole nel tentativo di gettare l'occhio sulle riviste e videocassette porno messe lì in bella mostra.
- Girovagare per luoghi abbandonati nel tentativo di imbattersi in un rivista porno gettata ed abbandonata da qualcuno che non era difficile immaginare per cosa l'avesse usata...

Ma non divaghiamo e torniamo a noi, quali erano questi giochi in questione?
Il primo credo lo conoscano quasi tutti i trentenni, parlo ovviamente di Gals Panic.
Gals Panic è un puzzle game a schermo fisso prodotto nel 1990 dalla Kaneko il cui scopo era piuttosto semplice:
Si teleguidava attraverso il gioco un cursore che aveva l'obiettivo di scoprire la silhouette che contrassegnava la schermata del livello.
Tutto questo cercando di evitare di farsi prendere dal nemico di turno che livello dopo livello diventava sempre più bastardo e più difficile da evitare.
All'inizio del gioco ci veniva data la possibilità di scegliere tra sei ragazze, la cui silhouette sarebbe stata poi quella da scoprire durante il gioco.
Le ragazze immagino fossero delle attrici giapponesi ingaggiate per il gioco, ricordo ancora qualche nome:
Shiori, Nami, Marina, Emi ed altre due che adesso non mi sovvengono.
Il gioco era diviso in tre manches ed al completamento di ognuna la silhouette della ragazza diventava sempre più svestita.
Nella prima immagine la vediamo in posa sexy ma vestita, nella seconda in intimo e nella terza a seno nudo.
In queste prime tre manches del gioco ovviamente il fotogramma della ragazza è pixellato, mentre dopo aver superato tutte e tre le manches del gioco finalmente compare la vera foto della ragazza in tutta la sua nudità. :-P
Lo scopo del gioco è completare tutti e sei livelli ( divisi per tre ) e quindi spogliare tutte le ragazze.
Ovviamente nel gioco sono presenti anche power up ed altri oggetti che possono facilitare come rendere ancora più difficile la missione.
Molto vario anche il comparto nemici che cambia in ognuno dei sei livelli che comprendono il gioco.
Era o non era il sogno di ogni adolescente?
Ricordo che all'inizio si faceva la fila per giocarci. :-P
Per carità, con gli occhi di adesso è un giochetto piuttosto innocuo, ma ammetto che all'epoca soprattutto le prime volte che ci giocavo, seppe procurarmi parecchi bollori ed anche imbarazzo soprattutto quando qualche adulto mi gironzolava intorno e faceva qualche battutina sul perché giocassi a quel coin-op. :-P
A parte le ragazze, Gals Panic era un gioco piuttosto divertente che ha avuto numerosi seguiti e che mi diverto talvolta ad emulare.





Il secondo gioco è molto più vecchio ed anche diciamolo molto più ingenuo e semplicistico.
Trattasi della versione per Commodore 64 dello Strip Poker con protagonista la tascabile bomba sexy degli anni '80, Samantha Fox.
Lo scopo era semplicissimo: battere a Poker Samantha e farla spogliare sempre di più.
Emblematica ed indimenticabile la schermata finale in bianco e nero del gioco che la vedeva a seno nudo.
Con gli occhi di adesso è un gioco dal reparto grafico e sonoro che sfiora l'infimo, ma all'epoca ai miei occhi da decenne ( il gioco è dell'86 ), vedere le tette di Samantha Fox non era cosa di tutti i giorni. :-P
Gioco da emulare con in sottofondo la canzone simbolo dell'omonima cantante, la tamarrissima quanto meravigliosa Touch Me. :-)



sabato 16 agosto 2014

Three Wonders

Three Wonders è un Coin Op prodotto dalla Capcom nel 1991.
La particolarità principale del cabinato è che conteneva tre giochi in uno, con i primi due che erano uno il seguito dell'altro.
All'epoca era una cosa piuttosto atipica che portò al gioco una certa fama nel bar sotto casa in cui ero solito spendere le mie paghette.
Non a caso fu uno di quei cabinati che in termini di longevità durò più a lungo e che soprattutto grazie a Chariot e la sua estrema difficoltà rimpinguò certamente le tasche del gestore del bar, visto quanto ci incaponimmo un po' tutti quanti nel provare a chiuderlo.
Le monetine da 500 Lire andavano via che era una bellezza.
Emulati adesso i tre giochi si difendono ancora benissimo, quantunque in italiano trovarne recensioni ed informazioni è cosa non facile.
Ed io che pensavo fosse un Coin Op stranoto.
Comunque c'è una bella e divertente recensione su nonciclopedia.
Per chi volesse leggerla schiaffo il link qui sotto:

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Three_Wonders

Ma parliamo meglio dei tre giochi che compongono questo cabinato, che sto emulando con estremo piacere in queste torride giornate agostane.

- Midnight Wanderers :

Midnight Wanderers è un bellissimo platform a scorrimento orizzontale, molto curato graficamente ma che purtroppo ha un difetto piuttosto grosso: è facile ed è corto.
Il gioco è composto da cinque livelli ed una volta imparata la meccanica del gioco ed il posizionamento dei nemici e dei boss di fine livello, chiuderlo non è certo una mission impossible.
Quantunque in quel poco, regala una gran bella dose di divertimento.
Il gioco ha dalla sua una gran bella trama ed un ottimo design dei personaggi.
I protagonisti della vicenda sono Lou e Siva due personaggi che sembrano una via di mezzo tra degli gnomi e dei folletti, incaricati di liberare il loro mondo che è stato soggiogato dal demone Gaia.
Il loro scopo è recuperare l'aliante magico denominato Chariot, liberare le loro terre e la principessa Sena.
Grafica eccelsa, dettagli curatissimi, varietà di armi e nemici, fanno di questo action game una bellissima esperienza.
A conti fatti Midnight Wanderers ricorda una versione più evoluta e fantasy di Ghost 'n Goblins con cui ha in comune la particolarità della morte non istantanea.
Se in GnG una volta colpiti si perdeva l'armatura, in MW perdi tutto il vestiario e rimani seminudo fino a quando non trovi il forziere che ti dona  nuovamente il capo vestiario. 
Senza girarci intorno, Midnight Wanderers è un gioco che tutti gli appassionati del retrogaming dovrebbero conoscere ed apprezzare a dovere.
Merita e non poco.

- Chariot:

Tanto bello quanto difficile, Chariot è un signor Shoot' em up.
E' in pratica una sorta di sequel con gli stessi protagonisti di Midnight Wanderers ( Lou e Siva ), questa volta in missione aerea.
Il gioco è semplice nella descrizione quanto difficile nell'esecuzione.
Pilotando il Chariot ovvero l'aliante magico del primo gioco, Lou e Siva dovranno superare sette livelli e sette Boss finali e completare la loro missione.
In cosa consiste la loro missione non lo so, io questo gioco non sono mai riuscito a finirlo.
Ci ho speso non so quanti soldi e tempo senza cavarne un ragno dal buco.
Ovviamente nemmeno adesso che lo sto emulando spesso e volentieri, riesco ad andare oltre il quarto livello con una singola partita.
Forse alla Capcom volevano compensare la facilità del primo episodio con un seguito dannatamente frustrante e complicato.
Al di là di questo, Chariot è comunque uno sparatutto straordinario.
Boss di fine livello accattivanti, grafica curatissima, velocità di gioco eccellente, lo rendono un'esperienza davvero divertente.
Peccato sia così dannatamente difficile.

-Don't Pull:

Don't Pull non centra una benemerita con gli altri due, pur essendo un simpaticissimo ( ma alla lunga noioso ) Puzzle Game.
Era certamente la terza scelta, quello meno giocato.
Don't Pull è un gioco a schermata fissa, dove lo scopo consiste nel lanciare i cubi sparsi nel livello addosso ai nemici, che di solito sono dei draghi sputa fuoco o degli esserini mollicci quanto velocissimi.
E' un gioco molto tattico in quanto bisogna cercare di mettere in trappola i nemici entro un tempo stabilito e successivamente lanciargli il cubo addosso.
Alla lunga il gioco l' ho sempre trovato snervante e ripetitivo.
In un certo senso mi ricorda un po' Bomberman, un gioco che adoravo ma che trovavo poco vario, nonostante lo scenario dei livelli cambiasse sovente.
Non che Don't Pull non mi divertisse e non mi diverta tuttora, ma dopo nove / dieci livelli mi passa già la voglia di giocarci e tendo quasi all'autodistruzione.
Resta comunque un gioco ben fatto e con una difficoltà ben calibrata.
A me annoia.
A voi chissà.




domenica 8 giugno 2014

I 10 Platform a schermo fisso della mia vita.

Chi è cresciuto negli anni '80 / 90, lo sa.
Internet non c'era, non c'erano gli Smartphone e i giochini annessi, non c'era Facebook e non c'erano le salette Vlt ma bensì Sale Giochi piene zeppe di fumo, di gente strana e spesso poco raccomandabile, ma anche di Coin Op e di Flipper, che erano un' attrattiva irresistibile.
I miei potevano dire quel che volevano, ma quelle lucine colorate, quei suoni, quei giochi, mi attiravano come una calamita.
Potevano consigliarmi o vietarmi di andarci, ma le gambe mi ci portavano lo stesso.
Ci si divertiva con la coscienza sporca.
E spesso manco.
Ed è inutile dire che le mie paghette le spendevo tutte in videogiochi e Flipper.
L' anno scorso di questi tempi, mi dedicai al classificamento dei miei Flipper preferiti proprio tra le pagine di questo Blog, oggi invece ci occuperemo di un altro genere di videogame che mi ha sempre fatto impazzire:
I Platform.
Solitamente la maggior parte dei Platform sono a scorrimento orizzontale con personaggi che si muovono da sinistra a destra e viceversa e su più piani, ma oggi ho scelto di occuparmi di quelli a schermo fisso ovvero di quei Platform in cui la piattaforma di gioco è formata da un' unica schermata.
Questo genere di Platform ha prodotto delle vere e proprie perle, che ammetto di Emulare anche adesso.
Alcuni li ho giocati in versione Coin Op, altri in versione casalinga tramite la conversione per i Computer di Mamma Commodore, principalmente Amiga 500, ma qualcuno anche nella versione Commodore 64 e 128 ( che poi comunque in fatto di giochi erano la stessa cosa).
Ma bando alle ciance e partiamo con il decimo posto,occupato da un gioco in cui esordirono personaggi poi diventati leggenda ed entrati nell' immaginario collettivo di ogni videogiocatore:



L' immagine è abbastanza eloquente, parliamo di Donkey Kong gioco della Nintendo uscito nelle sale giochi di tutto il mondo nel 1981.
Gioco che vede l' esordio dei due fratelli idraulici ( qui in veste di carpentieri ) che poi avrebbero fatto la storia e fatto fruttare tanti dindini ai tipi della Nintendo:
Mario e Luigi.
Donkey Kong è stato il mio primo Platform a schermo fisso.
La versione di Donkey Kong a cui ho giocato io è quella casalinga per Commodore 64, non posso purtroppo dire di aver avuto la fortuna di aver giocato al cabinato originale, avevo solo cinque anni quando uscì.
Comunque la conversione per C64 la ricordo piuttosto fedele e molto divertente.
Il gioco era semplicissimo:
Mario doveva evitare i barili e tutti gli altri oggetti lanciati da Donkey Kong ed arrivare nell'ultima piattaforma in alto e provare a liberare la principessa.
Purtroppo appena si riusciva ad arrivare nell'ultima piattaforma Kong si prendeva la principessa in spalla e via con un nuovo livello del gioco.
Livello dopo livello aumentavano ostacoli, oggetti e velocità e quindi aumentava in maniera esponenziale la difficoltà.
Gran gioco, per certi versi un capostipite, di sicuro il prequel di una saga leggendaria come quella di Mario Bros.

Al nono posto uno dei giochi preferiti della mia infanzia:



Bomb Jack.
Dio, quanto ci ho giocato.
Pochi mesi fa l' ho emulato ed ammetto che non so come facessi a giocarci, visto che adesso trovo persino difficoltà a superare i primi livelli.
La vecchiaia mi sta allentando i riflessi, mi sa.
Pubblicato dalla Tehkan nel 1984 lo scopo del gioco era semplicissimo:
Prendere tutte le bombe presenti sullo schermo, evitando di farsi prendere dai nemici.
Facile a parole, difficile nei fatti.
Anche questo gioco l' ho giocato nella conversione a 8 Bit uscita per Commodore 64.
Gran gioco, anche se frustrante.

Ottavo Posto:

Cantiamo tutti in coro Over The Rainbow ( musica presente anche nel gioco in versione 8 bit ) e parliamo di Rainbow Island.
Rainbow Island è il seguito di un gioco di cui parleremo più avanti, visto che occupa qualche gradino più su nella mia classifica di preferenza, quel Bubble Bobble dalle cui costole nacquero milioni di conversioni e di giochi che ne continuano a sfruttare il Brand ( Puzzle Bobble docet ).
Pubblicato nel 1987 dalla Taito, credo di averci giocato in più versioni.
Quella a cui ho giocato di più, era certamente quella per Amiga 500.
I protagonisti del gioco sono Bub e Bob, che poi sono i draghetti di Bubble Bobble ritornati in forma umana.
Bub e Bob armati di un arcobaleno che possono usare come piattaforma per arrampicarsi e come arma devono superare sette isole formate da quattro sotto livelli.
A dirla tutta si può dire che il gioco non sia a schermata fissa ma a schermata verticale, visto che Bub e Bob per superare ogni livello devono arrivare nel minor tempo possibile nel punto più alto dell' isola.
Il passaggio del tempo è scandito dall'arrivo della marea che invaderà lentamente lo schermo e che porterà allo sprofondamento dell' isola e alla conseguente perdita di una vita.
Rainbow Island è un gran gioco, che trovo tuttora molto divertente.
Ha meritato tutto il successo che ha avuto.

Settimo Posto:

Al settimo posto troviamo Parasol Stars.
Ancora Bub e Bob protagonisti, con il gioco che è il diretto seguito di Rainbow Island.
Pubblicato nel 1991 sempre dalla Taito, Parasol Stars è l' unico gioco che non hai mai avuto una conversione in Coin Op, ma uscì soltanto per Amiga 500 e le altre piattaforme computeristiche del periodo.
Questa volta i due simpatici protagonisti invece dell' arcobaleno avranno in dote un ombrello con cui difendersi e da usare come arma contro i nemici.
Il gioco è a schermata fissa ed è strutturato su 8 pianeti che i due simpatici protagonisti dovranno liberare.
Poco da aggiungere, gran gioco.
Ci ho giocato anche recentemente.

Sesto Posto:

Al sesto posto troviamo Mario Bros.
Rilasciato dalla Nintendo nel 1983, Mario Bros nacque dalla costola di Donkey Kong.
E' praticamente il primo di quella che è probabilmente la saga più venduta e conosciuta del mondo videoludico.
Io ci ho giocato nella versione per Commodore 64.
Trattasi di un classico Platform a schermo fisso in cui Mario per sconfiggere le tartarughe e gli altri nemici che gli si pareranno davanti deve semplicemente prendere a testate la piattaforma nel momento in cui il nemico la attraversa e successivamente prenderli a calci.
Il gioco è semplicissimo e probabilmente meno complesso di Rainbow Island e Parasol Stars, lo piazzo davanti solo perché è un pezzo importante dei miei ricordi inerenti il Commodore 64.
Ma oggettivamente è una posizione puramente affettiva.
Certamente comunque questo gioco servì a piantare i semi dello sconvolgente seguito, quel Super Mario Bros che segnò un' epoca e la carriera di molti videogiocatori, tra cui il sottoscritto.

Quinto Posto:


Al quinto posto troviamo la prima avventura di Bub e Bob, ovvero il divertentissimo Bubble Bobble.
Ci ho speso sopra non so quanti soldi e quante ore, sia nella versione Coin Op, che nell'ottima conversione per Amiga 500.
Pubblicato dalla Taito nel 1986 il gioco era strutturato a schermata fissa e poteva contare su ben 100 livelli da superare, praticamente un'impresa.
Il gioco era piuttosto semplice ma anche dannatamente divertente, soprattutto se giocato in coppia.
Lo scopo del gioco era semplicemente sparare le bolle con cui imprigionare e successivamente eliminare ogni singolo nemico del livello nel tempo stabilito.
Gioco estenuante ma divertentissimo, con anche una buona varietà di nemici da affrontare.
Gran gioco.
Ci gioco anche adesso.

Quarto Posto:


Piazzare Rod Land solo al quarto posto mi fa male.
Parliamo di un gioco immortale, uno di quelli a cui sono più legato, certamente uno di quelli che hanno rappresentato parte della mia adolescenza.
Grazie a quel Coin Op mi sono fatto e ho consolidato tante amicizie ed i pomeriggi passati nel Bar sotto casa a giocarci non si contano.
E' il gioco simbolo della mia adolescenza, della parte più bella della mia vita, eppure pur essendoci legato indelebilmente non è riuscito ad entrare nel mio personale podio.
Rod Land ha anche avuto un' ottima conversione per Amiga 500, certamente una delle più belle della macchina griffata Commodore.
Il gioco fu pubblicato dalla Jaleco nel 1990 e vede protagoniste le due sorelline Tam e Rit.
Dotate di una bacchetta magica e del potere di creare scale con cui scalare le piattaforme, lo scopo del gioco prevedeva di acchiappare i nemici con il raggio prodotto dalla bacchetta e sbatterli a terra fino alla loro morte.
Se si raccoglievano i fiori e gli altri oggetti sparsi nel livello, i nemici venivano trasformati e messi in fuga ed una volta uccisi si trasformavano in una lettera dell' alfabeto con cui cercare di comporre la parola con cui poi ti veniva data una vita Bonus.
Molto accattivanti anche i mostri di fine livello, soprattutto quello che mi ricordava il Mazinga di Go Nagai.
Gran gioco, non posso che ringraziare la Jaleco per i tanti bei pomeriggi che mi ha fatto passare in compagnia delle due sorelline.

Terzo Posto:


Ricordo quel pomeriggio come fosse ieri.
Il mio amico che arrivò al Bar con le tasche piene di monetine, con un solo e preciso obiettivo:
quello di sconfiggere il difficilissimo mostro finale di Snow Bros.
Ci avrà buttato dentro 10.000 £ a pezzi da 200 £ senza costrutto.
Snow Bros era un gioco bellissimo, ma un ruba monete come pochi.
Era anche molto lungo, circa 50 livelli che ammetto di non aver portato mai a compimento, pur avendoci passato almeno sei pomeriggi a settimana nel Baretto sotto casa.
Dico sei, perché nel settimo c' era la chiusura settimanale. :-P
Per tutta la durata del Cabinato in quel Bar, Snow Bros era un' appuntamento fisso, talmente fisso che quando fu cambiato lo andai a cercare anche in altri posti pur di giocarci.
Il gioco fu sviluppato dalla Toaplan nel 1990 ed importato dall'americana Romstar successivamente in tutto il globo.
Lo scopo del gioco era semplice:
Nick e Tom avevano il potere di lanciare ed intrappolare i nemici utilizzando le palle di neve.
Nel gioco erano presenti numerosi Power Up che aiutavano i due protagonisti nel corso di ogni livello, sotto forma di diverse lanternine di colore diverso, in grado di dare più velocità e più potenza di fuoco.
La difficoltà stava anche nel tempo di gioco che era solo di 40 secondi a livello, prima dell' apparizione dell' immortale zucca assassina che ti avrebbe rincorso fino a morte certa.
Gioco bastardo come pochi, ma spassosissimo da giocare in due.

Secondo Posto:



Il mitico Tumble Pop.
Tumble Pop è una delle mie scoperte più recenti.
E' il gioco che ha segnato le mie prime emulazioni con il Mame.
Lo ricordo nella Sala Giochi più grande della città, dove per andarci a giocare mi toccava fare una lunga camminata a piedi o con il Bus nel centro cittadino.
Nel Bar e nelle Sale Giochi sparse nel mio quartiere non approdò mai.
Quindi in versione Coin Op ci ho giocato pochissimo, ma è praticamente quello che ho emulato di più negli anni scorsi.
Considerando quanto ci ho giocato nei pomeriggi di pausa al negozio, quando ero ancora sprovvisto di una rete ad Internet, si merita tranquillamente la seconda posizione.
Fu il mio gioco anti stress per eccellenza.
Tumble Pop è uno degli ultimi giochi a schermo fisso, sicuramente uno dei più belli graficamente.
A dirla tutta è anche più facile di Snow Bros e soci, visto che l' ho finito abbastanza in fretta.
Il gioco è abbastanza semplice e racchiude tutti i crismi dei platform a schermo fisso.
Impersoniamo una sorta di Ghostbuster che provvisto di un raggio trainante è in grado di assorbire i nemici e lanciarli contro il muro o a sfracellarsi addosso agli altri.
Bisogna farlo in poco tempo perché il troppo assorbimento porta all'implosione e alla perdita della vita.
Lo scopo è sconfiggere gli avversari e l' anfora da cui fuoriescono.
Come gli altri giochi del genere non mancano Power Up che aiutano nel proseguo dei livelli, via via sempre più difficili.
Così come in Rod Land raccogliendo le sfere che appariranno durante il gioco e completando la scritta Tumble Pop si avrà una vita Bonus.
Il gioco offre una grande varietà di nemici e di livelli e non ci sono dubbi sul fatto che graficamente è il migliore della compagnia insieme a Diet Go Go, uscito qualche anno dopo.

Primo Posto:


Non può esserci che lui, il rompipalle per eccellenza:
Pang.
Pang è il gioco della mia vita.
Io letteralmente lo venero.
E' probabilmente uno di quei cabinati che si trovavano un po' ovunque.
E' uno di quei giochi che spuntava fuori nei posti più impensabili, nei peggiori Bar di Caracas e dintorni, all'interno delle stazioni più vetuste ed abbandonate e in qualunque Bar e Sala Giochi di periferia, dove i Tram non vanno avanti più. :-P
Pang è una mia ossessione.
Tanto semplice, quanto banale, eppure in tutti questi anni non ho mai smesso di giocarci, ed è sempre il primo gioco che emulo.
Bellissimo anche nella versione Amiga 500, anche se io sono sempre stato legato alla versione Coin Op preferendo sempre l' emulazione via Mame a quella WinUAE Amighista.
Non si contano le volte che mi " giocavo " la scuola per andare a giocarci.
Il capolavoro di casa Capcom dal 1989 ad oggi, mi  ha regalato e mi regala ancora adesso massicce dosi di divertimento.
Probabilmente continuerò a giocarci anche a 60 anni e passa ( se ci arrivo ).
Pang è il Platform a schermata fissa che preferisco, non ci sono cazzi.
Serve davvero descrivere il gioco?
Penso di no, Pang è uno di quei giochi che credo conoscano anche le nuove generazioni, per quei pochi che non ne hanno sentito parlare, emulatelo che è un gioco divertentissimo.
Mi prostro in ginocchio ai piedi del sommo Pang e lo ringrazio di tutte le ore, i minuti, i secondi, passati insieme, sperando che continuino ancora ed ancora, finché morte non ci separi.
Pang è insieme al Flipper de La Famiglia Addams il Cabinato che vorrei avere in casa, certamente uno dei miei più reconditi desideri.
Pang ha avuto anche un ottimo, quanto difficilissimo seguito, quel Super Pang che tante bestemmie ha generato nelle menti di tutti i videogiocatori per via della sua incredibile difficoltà.
Sono legatissimo anche a Super Pang, che in qualche modo ha rappresentato uno degli ultimi baluardi dei Platform a schermo fisso ed anche uno degli ultimi Coin Op a cui ho giocato, ma non mi ha mai preso quanto il primo.
Anche Super Pang resta comunque un gran gioco, anche se fuori classifica.
A dirla tutta in termini di grafica e giocabilità, Super Pang è sicuramente un gioco più completo del suo illustre predecessore, ma ai miei occhi resta comunque inferiore al primo.

Infine, anche se fuori classifica, faccio menzione di un altro gioco con il medesimo schema di tutti gli altri, Diet Go Go.



Diet Go Go è a tutti gli effetti l' ultimo Coin Op che giocai nel Bar sotto casa, prima che le macchinette del Video Poker inglobassero tutti i Coin Op assurgendo a protagoniste indiscusse di qualsiasi Bar / Sala Giochi del mio agglomerato cittadino.
Pubblicato nel 1992 dalla Data East, Diet Go Go ricorda moltissimo Tumble Pop, del quale è un chiaro successore visto che anche Tumble Pop all'epoca fu creato dalla medesima Software House.
Il tema portante del gioco è quello del cibo.
Lo schema è sempre il solito:
Eliminare tutti i nemici e completare il livello.
Per farlo questa volta i personaggi protagonisti del gioco avranno come armi con cui colpire i nemici del cibo con cui fare ingrassare e successivamente eliminare i mostri che appariranno durante il livello.
Non mancheranno Boss finali da sconfiggere e vari Power Up che faranno l' apparizione durante i livelli del gioco.

Anni dopo sempre sotto l' etichetta Data East un altro gioco del medesimo filone fece la sua apparizione, questa volta ambientato nella preistoria:

Joe & Mac Returns


A sua volta seguito del bellissimo platform a scorrimento orizzontale Joe & Mac Caveman Ninja.
Ammetto che però all'epoca dell' uscita di Joe & Mac Returns nei Bar e nelle Sale Giochi ci passavo pochissimo tempo e quindi a questo gioco ci ho giocato poco o nulla.
L' ho recuperato solo in tempi recenti.
Certo, lo schema è sempre il solito quindi dal punto di vista della giocabilità non è che offra queste grandi innovazioni rispetto ai precedenti, infatti lo emulo poco o nulla.
Graficamente e in termini di Gameplay è un ulteriore passo avanti rispetto a Tumble Pop e Diet Go Go, ma il solo impatto grafico e la sola ambientazione non bastano ad elevarlo al di sopra degli altri due.
Resta comunque anch'esso un gioco piuttosto divertente.

In conclusione, i Platform a schema fisso hanno rappresentato una parte imprescindibile della mia adolescenza, forse la migliore.
Certamente la più divertente. :-)
Questa passione piuttosto vintage, probabilmente mi porta a non essere un uomo del mio tempo per quel che concerne il videogiocare, elevandomi al rango di uomo ancora troppo ancorato al proprio passato e poco interessato al presente e al futuro tecnologico.
Ma non ci posso fare nulla, sono fatto così.




martedì 28 gennaio 2014

Pillole di Retrogaming : The Great Giana Sisters

Tempo permettendo, sto per correre a comprare Doctor Sleep di Stephen King, sempre che la distribuzione non abbia fatto qualche scherzetto a noi lettori Calabresi.
Quindi, avendo poco tempo a disposizione, oggi mi lancio in un Post piuttosto Easy, inerente uno dei giochi più assurdi della storia o quantomeno il più grande episodio di plagio della mia carriera di videogiocatore, The Great Giana Sisters.


The Great Giana Sisters è la copia spudorata di Super Mario Bros, vedere per credere:

Sviluppato dalla Time Warp Production e distribuito dalla Raimbow Arts, The Great Giana Sisters uscì poco a ridosso di Super Mario Bros come una sorta di risposta all' enorme successo del Franchise di Mario che all' epoca spopolò sia in sala giochi che nella console di casa, il Super Nes.
Vista l' esclusiva della Nintendo e il successo del gioco, pensarono di crearne un prodotto simile da pubblicare per i Computer che andavano per la maggiore, Amiga, Commodore 64, Atari St, ecc.ecc.

Protagoniste di questo Platform a scorrimento orizzontale sono le due sorelle Giana e Maria che ovviamente fanno il verso ai due fratelli Mario e Luigi, affrontando un' avventura dai toni praticamente uguali a quella dei due idraulici griffati Nintendo.
Per il design delle due sorelle, ma è solo una mia idea, si saranno certamente ispirati alle Pop Star dell' epoca ossia gente come Madonna e Cindy Lauper.
La zazzera multicolore di Giana successiva al primo Power Up, ricorda la capigliatura delle due Star sopracitate.
Struttura dei livelli praticamente uguale, Power Up piuttosto somiglianti e nemici simili, fecero infuriare così tanto la Nintendo che la Raimbow Arts fu costretta a ritirare il gioco dal mercato.
Ma era troppo tardi, perché quasi tutti i possessori di Computer dell' epoca avevano già messo le mani sul gioco, che divenne una sorta di Cult per tutti coloro che erano sprovvisti della Console di casa Nintendo.
Menzione per le musiche, create dall' allora quotatissimo  Chris Hülsbeck, che ammetto di ascoltare sovente tuttora.
Ma io non faccio testo, poiché con le sorelline quando posso ci gioco ancora. :-P


martedì 5 novembre 2013

Sotto La Pioggia Battente, Ricordi Di Videogiochi E Del Tredicenne Che Ero.

Piove.
La pioggia che cade sull' asfalto viene smossa dalle auto che passano, qualcuno viene bagnato da essa e i vaffanculo si sprecano, li capisco è capitato anche a me.
Io sono a casa e penso a come passare questo pomeriggio di libertà lavorativa.
Ho tre opzioni: Mame, la modalità Diventa Un Mito di Pes 2014 con conseguente creazione di uno miei dei tanti giocatori strampalati ( l' ultimo lo Giamaicano Bob Marley) oppure scrivere un Post sul Blog visto che non lo faccio da una settimana.
Pensavo in questi giorni alla misura dei ricordi.
Quei cortili che ti sembravano grandissimi da piccolo che adesso ti sembrano piccolissimi.
A quel videogioco che ricordavi bellissimo ma che adesso mi chiedo come facevo a giocarci e penso che certe cose non vanno riprese, verrebbero sminuite ed io non voglio che sia così.
Perché non tutto invecchia alla stessa maniera.
Prendiamo Commando, per esempio.
Non parlo del film, perché i Film per loro natura invecchiano sempre benissimo e
Commando è uno di questi.
Parlo del Videogioco che io ricordavo bellissimo.
Eppure qualche giorno fa, lo emulo con il Mame ed è stato come prendere un cazzotto in bocca, il gioco è praticamente ingiocabile oltre che difficilissimo ( mi domando come cazzo ci facessi a giocare a 10 anni, visto che adesso muoio dopo manco 40 secondi ).
Ora questo non vale per tutti i giochi, ci sono giochi con cui mi passo le giornate tutt'ora penso a Pang, Street Fighter 2 , Tumble Pop, giochi in cui ritrovo l' immediatezza e la spensieratezza di un tempo ma ce ne sono alcuni che ho davvero paura ad Emulare, ci sono troppo legato, Toki è uno di questi.
No, non è un videogioco legato al personaggio dell' anime di Ken Il Guerriero ( dove peraltro insieme a Juza delle Nuvole era il mio personaggio preferito ), parlo del gioco della Tad Corporation arrivato nelle nostre Sale Giochi e nei nostri Bar nel 1989.
Nel mio caso durante l' estate di Italia '90, quella della finale di Maradona contro Matthaus ( lo so manca l' umlaut sulla lettera a ma non lo so mettere ), quella delle Notti Magiche della Nannini e Bennato, quella lì, và.
L' estate degli esami di terza media, l' ultima che ho passato ospite dai miei cugini, che all' epoca mi ospitarono per tutti i mesi estivi delle scuole medie.
Manco io so perché i miei mi ci spedivano tutti gli anni, forse perché era una località turistica e volevano passassi le giornate al mare con i miei cugini o perché volessero semplicemente togliermi dalle scatole, ma fatto sta che io passavo le mie giornate a giocare con i giocattoli o al Bar dei miei cugini a giocare ai videogame oppure con quell' immensa compagnia di ragazzini quasi tutti più piccoli di me, con cui solevo passare i pomeriggi.
Del mare manco l' ombra, quello lo si viveva soltanto nel fine settimana, quando i miei venivano a trovarmi.
Ricordo tutto di quel periodo persino il palinsesto pomeridiano dei cartoni animati che guardavo, quasi sempre trasmessi da canali privati Catanesi roba per intenderci come Il Mago Pancione, Conan e Devilman.
Ma soprattutto ricordo i pomeriggi passati a giocare con Toki, quel gioco che mio cugino quando arrivai a casa sua, mi disse che fosse impossibile da chiudere.
Non fu così, quel gioco non solo lo amai da impazzire, ma lo vissi come una sfida.
Ricordo esattamente, secondo dopo secondo, la trafila quotidiana, prima di attraversare la strada per raggiungere l' agognato cabinato di Toki.
Pranzo, Cartoni Animati dalle 14 alle 16, la sedia per salire fino all' ultimo cassetto quello dove mia madre conservava i miei risparmi settimanali, quello dove per aprirlo dovevo chiedere il permesso a mia zia.
E poi via, senza quasi guardare la strada, senza lavarsi, sempre correndo sperando di essere il primo ad inserire le 200 Lire, l' orgasmico suono che il gioco faceva quando la moneta era stata accettata e rivivere ogni volta la trasformazione del protagonista in scimmia e quei livelli che ben presto ho imparato a conoscere come le mie tasche.
Lo chiusi ben presto quel gioco, ma la sfida era dimostrare di essere il più bravo di tutti, quella di essere il bambino del Record, quella dell' orgoglio quando scrivevo LEL sotto il punteggio, tutte le volte che lo chiudevo.
Lo so, ci si vantava di poco e per delle cazzate all'epoca.
Era una sfida silenziosa con un altro tipo quella che vivevo tutti i giorni, quel sorriso sardonico e beffardo di quando l' uno batteva l' altro, ma sempre nel rispetto sebbene lui fosse di un paio d' anni più grande di me.
Era la mia sfida come nel film Il Piccolo Grande Mago Dei Videogames, io che praticamente ero lo straniero, quello di città, quello mingherlino e minuto contro il " bello " del paese, quello simpatico e più figo.
Ma la vita non è un film e io quella la sfida la persi, quando ritornai nella mia città il Record apparteneva a lui.

Non so perché condivido questi ricordi, sarà colpa del clima o del fatto che non ho un cazzo da fare, ma fatto sta che ho voglia di farlo.
Solo con i ricordi posso ormai indossare i panni di ciò che ero e ciò che non sono più, ogni partita con il Mame può essere divertente ma è solo un palliativo, le sensazioni di un tempo non possono essere rivissute.
Perché sì, c'è una parte di me che non è mai cresciuta, che è ferma ancora a quell' età in cui era più importante una partita a pallone o ai videogiochi del lavoro o di una donna.






 

sabato 1 giugno 2013

I miei primi quarant' anni , no ehm... Shoot 'Em Up.

Stavo pensando se nell' adolescenza sono state più le volte che ho tenuto in mano il mio pene o la manopola di un joystick.
Mentre mi ponevo questa " filosofica " domanda riflettevo che è un bel po' che non blatero di videogiochi.
Oltre i flipper che sono da sempre il mio love affair preferito, andavo pazzo per i Coin Op e per i Computer, come tutti quelli della mia generazione dopotutto.
Un po' come coloro che crebbero nei primi anni '70 che vissero in toto la nascita e l' ascesa del rock nella musica, noi degli anni '80 abbiamo vissuto la nascita e l' evoluzione dei primi videogame.
Platform e shoot 'em up, erano i generi che andavano per la maggiore ed io li adoravo entrambi.
Ho avuto la fortuna di aver avuto la possibilità di giocare con alcuni dei capostipite del genere, che mi va di elencare.
Oggi  però mi concentro sugli shoot 'em up.
Per ciò che concerne i  platform conto di parlarne in un post successivamente.
Gli shoot 'em up sono quei giochi arcade a scorrimento fisso, verticale od orizzontale dove di solito si guida un astronave o qualsiasi altro mezzo possibile e inimmaginabile (compresi personaggi e talvolta anche animali) con il semplicissimo scopo di distruggere i nemici e arrivare al livello successivo o almeno era sempre lo scopo che mi prefiggevo io, del Record di punti e di scrivere le iniziali del mio nome nella schermata finale del videogioco non me ne è mai fregato una cippa, tanto che la lasciavo sempre vuota la casella. ;-)

Sviluppato dalla Taito nel 1978, Space Invaders è un po' il papà di tutti gli shoot 'em up.
Distribuito dall' Atari e dalla Nintendo ha fatto in breve tempo il giro di tutte le sale giochi e poi di tutti i Computer dell' epoca.
Credo di averci giocato nella versione Commodore 64, ma non ne sono sicuro.
All' epoca i videogiochi erano quasi tutti a schermata fissa, questo non fa eccezione.
Lo scopo era semplicissimo: distruggere tutti i nemici, prima che invadessero il tuo spazio con la tua conseguente dipartita.
La grafica era quello che era, ma ci si giocava con piacere.
Molti anni dopo credo nei primi anni '90 nacque la sua evoluzione successiva dalla grafica nettamente più curata, l' ei fu Super Space Invaders, divertente anch' esso sebbene all' epoca la concorrenza era talmente tanta che faticò a ritagliarsi spazio rispetto al suo ben più famoso predecessore.


Nel 1979 fu la volta di Asteroids, sempre distribuito dall' Atari.
Per questo gioco, lo ricordo benissimo, ci andava pazzo mio fratello.
Anch' esso a schermata fissa, aveva la particolarità di poter muovere in qualsiasi direzione l' astronave.
Di solito almeno da quel che ricordo, si giocava solo con l' ausilio dei tasti, niente manopola del joystick.
Lo scopo era semplicissimo distruggere e nello stesso tempo evitare il più possibile gli asteroidi che ti arrivavano addosso sempre più a frotte e sempre più velocemente.
Ci ho giocato in sala giochi e forse in qualche piattaforma ( l' Atari? ) a metà degli anni '80, ma non l' ho mai amato particolarmente.

Galaga è l' evoluzione di un altro gioco a cui non ho mai giocato, tale Galaxian.
Sviluppato dalla Namco nel 1981 è uno di quei videogiochi sempreverdi tanto che io ci giocavo nelle sale giochi anche nei primi anni '90.
Galaga oltre ad essere difficilissimo per gli standard dell' epoca, era semplicemente bellissimo.
Fino a qualche anno fa, lo emulavo che era una bellezza ed a parlarne mi torna il magone e la voglia di rigiocarci.
Come Asteroids e Space Invaders era anch' esso a scorrimento fisso ma rispetto ai suoi predecessori aveva molta più varietà grafica di navi nemiche e la particolarità di aumentare la potenza di fuoco affiancando un' altra astronave
a quella di partenza mediante la cattura e successiva liberazione dal particolare raggio di una nave nemica ( come nella foto).
Gioco epico, davvero.
Da sempre uno dei miei prediletti.

1942, chiude un po' il cerchio dei primi giochi dedicati a velivoli ed astronavi, almeno per quel che concerne i cabinati dell' epoca.
Pubblicato dalla Capcom nel 1984, come Galaga lo trovavi in qualsiasi Bar e Sala Giochi dell' epoca e non mancavano le volte che l' adocchiavo anche nel decennio successivo.
Ricordo che a metà degli anni '90 ero solito giocarci nelle mattinate in cui non entravo a scuola.
Perfino più difficile di Galaga, era un mangia monete come pochi.
Il gioco era a scorrimento verticale, fichissimo il power up della capriola in aria che ti permetteva di evitare i proiettili nemici, che tanto prima o poi comunque ti avrebbero preso comunque.
Frustrante come pochi, ammetto di non essere mai andato oltre il quinto, sesto livello.
Se ci penso mi sale il nervoso anche adesso. :-)

Decido di fermarmi in questa prima carrellata di videogame spaziali o guerreschi con Arkanoid sviluppato dalla Taito nell' anno 1986.
La prima volta che lo vidi fu nel bar dei miei cugini, ma non ci capì molto.
Il cabinato aveva invece della manopola classica una sorta di joystick di forma rotonda che all'epoca mi fece strano forte.
A prima vista sembra non azzeccarci un cazzo con gli altri titoli di cui ho parlato, ma sempre di astronave che spara ai nemici si tratta.
A scorrimento fisso, quella specie di cancellino ( all' epoca con i miei amici lo chiamavamo così) doveva semplicemente colpire con una pallina dei nemici dalla forma di mattoncini colorati e poi passare al livello successivo.
Bellissimi i power up presenti tra un livello e l' altro che ti permettevano di ingrandire o rimpicciolire la navetta, moltiplicare le palle da lanciare o di farti passare direttamente ai livelli successivi.
Gran gioco, ci passavo giornate intere all'epoca del Commodore 64.
Difficilissimo il mostro finale, praticamente imbattibile.
A tal proposito ricordo un pomeriggio in cui ci giocai con il mio migliore amico dell' epoca in una sessione ininterrotta che ebbe fine solo dopo 5 ore di gioco.
Cominciai ad accorgermi del tempo che passava, quando dalla cucina di casa sua arrivò un odore di carne arrostita che mi fece rendere conto che era praticamente ora di cena e dovevo scappare via.
Gran bei pomeriggi passati con Arkanoid e gran gioco.
Il mostro finale grida ancora vendetta...

Chiudo qui questa primissima carrellata di titoli, ma altri aspettano ( R-Type, Xenon , Project x, U.N. Squadron, Bomber Bob, Blood Money)  e se tutto va bene ne parlerò in questo specchio virtuale che è questo blog, sabato prossimo (forse).