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lunedì 23 novembre 2020

Quando mi vestirono di verde cachi ( prima parte )

" E' la storia di uno, di uno (ir)regolare,

che poi lo hanno mandato, a fare il militare

Che lui se ne sbatteva di tutte quelle storie

ma era uno normale

e lo doveva fare." (cit.)




Tra molti incubi ricorrenti degli italiani c'è quello di rivivere la maturità, io invece ricordo che uno dei miei sogni più brutti riguardava un presunto errore di firma che faceva sì che io dovessi rifare il militare. Fossi stato un attore del cast di Nightmare, probabilmente Freddy mi sarebbe apparso con la mimetica. :-P

Scherzi a parte, mi sono reso conto di non aver mai parlato di questa mia esperienza o meglio inesperienza, perché davvero, non credo che io fossi pronto mentalmente per partire soldato, avevo ancora la testa di un bambino, cosa che ebbe parecchie ripercussioni su quel percorso.

Ho deciso però di partire da lontano e di dividere questo post in due parti: quello inerente le due visite di leva, e quello della leva effettiva.

Non aspettatevi storie degne di Hemingway, Full Metal Jacket o altro, ma quelle di un ragazzo spaurito e totalmente privo di esperienza, ed in quel periodo totalmente inadatto ad un percorso simile.

Le mie conoscenze su questo tema derivavano dai fumetti come Sturmtruppen, dalla tv e dal cinema con Classe di ferro e Soldati -365 all'alba, oppure i racconti di mio padre sul suo periodo di leva o storie di guerra di nonni che non ho mai conosciuto.

Ricordo che mio padre quando ricordava quelle storie mi mostrava sempre delle lettere che scrisse e spedì ai suoi durante il suo periodo di leva, e che conservo tuttora, anche se non le ho mai lette, non so perché.

Parliamo di lettere del 1950 o giù di lì, che lui anche negli ultimi anni della sua vita ancora prendeva in mano e rileggeva.

A casa avevo anche il vissuto di mio fratello che partì almeno cinque anni prima di me, addirittura nei Bersaglieri ed è stato lì che cominciai a realizzare che presto o tardi sarebbe toccato a me.

A 17 anni e qualcosa mi arrivò la cartolina precetto per la visita di leva in Marina.

Ricordo tutto esattamente: era febbraio e non ero entrato a scuola ed ero a casa mia insieme ad un mio compagno di classe a giocare al computer quando suona il campanello, apro ed il messo mi consegna quel plico con mio somma perplessità e mestizia.

Feci una cazzata sesquipedale, nascosi la cosa ai miei per parecchio tempo, nemmeno io so perché, forse perché volevo rimandare il più possibile il doverne parlare o me ne vergognavo, quando dico che ero stupido e molto più immaturo dei miei anni, è una pura verità.

Alla fine quando ormai mancavano pochi giorni alla partenza per quel di Taranto per la visita fui costretto a mostrare la lettera ai miei dicendo delle bugie sul perché fosse arrivata così in ritardo.

Tanto che dovetti correre a farmi la carta d'identità d'urgenza ( non l'avevo ancora ).

Ho vissuto con enorme stupore e un senso di baraonda quei due giorni.

Non conoscevo nessuno, era la prima volta che mi allontanavo per due giorni da casa, ed il tutto per me era nuovo, ma anche parecchio strano.

Gli altri mi sembravano più sgamati e maturi, gente con occhiali da sole tipo Top Gun che si sentivano fighi, alcuni che fingevano malattie per farsi riformare ( ricordo uno che si fingeva cieco ) e gente che non sapeva nemmeno leggere e scrivere, c'era un po' di tutto in quel carrozzone.

Facemmo test e visite e feci un minimo di amicizia con alcuni corregionali con cui passai la serata di libera uscita.

Al secondo giorno quando eravamo tutti in cortile ad attendere la libera uscita, viene fatto il numero del cartoncino azzurro che mi avevano dato all'ingresso e quindi vengo accompagnato in una sala d'attesa.

Quando mi viene dato il permesso di entrare, mi trovo al cospetto di qualcuno d'importante, suppongo un colonnello o comunque un'autorità di rilievo visto che aveva due piantoni a fianco e la bandiera italiana sull'asta dietro di lui, che dopo avermi rimproverato perché mi stavo sedendo sulla sedia senza permesso e aver appoggiato le mani sulla scrivania, se ne esce con una frase brutale:

" Lei vuole fare il militare? Mi dia una risposta precisa."

Ovviamente avrei voluto dire no, ma in tutta onestà non volevo tornare a casa e dire ai miei e poi ai miei amici che non ero all'altezza o che ero stato riformato, e poi mi avevano anche messo in testa che non avrei più potuto fare concorsi e che potevo persino perdere il diritto di voto, quindi risposi in maniera intermedia che per me era una cosa indifferente.

Mi disse allora che la mia struttura fisica non era adatta per la marina, che avevo un' insufficienza toracica e di mangiare di più, perché l'anno dopo avrei fatto la visita di leva per l'esercito.

In pratica per la marina non ero all'altezza, suppongo.

Ricordo che tornai a casa un giorno prima del previsto con un treno notturno e dovetti stare nella stazione parecchie ore ad aspettare mentre accanto a me, dei tipi loschi si sfottevano un ubriacone o senzatetto.

Per fortuna non ero solo, ma con me c'erano anche altre persone che furono fatte rivedibili, tra cui un mio corregionale.

L'anno dopo mi è arrivata un'altra cartolina, ma quella volta ero più preparato e vissi la cosa più tranquillamente.

Per giunta la visita era nella mia regione a Catanzaro, e praticamente non c'era pernottamento, quindi si facevano le visite ed i test e poi si tornava a casa e si tornava il giorno dopo.

Esperienze particolari le ricordo anche in quella visita: un ragazzo rom che mi disse che lui i test non li aveva fatti perché non sapeva scrivere ed aveva firmato con una x, parecchi che mi dicevano che fossero stati mandati da una bellissima psicologa per via di alcune domande del test, e soprattutto il fatto che nell'esercito non si fecero nessuno scrupolo del mio essere scheletrico e quindi risultai idoneo.

Caso vuole che a fare la visita insieme a me ci fosse proprio quel mio compagno di classe che era presente con me all'arrivo della mia prima cartolina per la visita di leva, tanto per chiudere il cerchio.

La cosa che più mi restò impresso è che prima di lasciarci liberi ci divisero in due tribunette in cui stavano quelli idonei e quelli che per malattie o altro erano rivedibili, e la stra-grande maggioranza stavano nella seconda tribunetta, tanto che quando arrivai con gli opuscoli in mano che mi descrivevano quei dieci mesi futuri che avrei destinato allo stato mi sentii abbastanza isolato visto che eravamo davvero in pochi, tanto che qualcuno ci fece persino il verso.

Dopo questa visita ci furono due anni di rinvio per questioni scolastiche, visto che sono stato bocciato due volte, e quindi sentivo che quella minaccia diventava sempre più tangibile e inesorabile con il passare del tempo.

Avevo molta paura del militare, sono sincero.

Nel 1998 già alcuni dei miei migliori amici erano partiti.

Ed io li seguì per ultimo, poco dopo.

Quell'anno partimmo in quattro.

Il mio migliore amico, che era partito parecchi mesi prima di me, una sera mi telefonò dicendo che gli era arrivato un libro in caserma con tutte le prossime partenze, ma che il mio nome fino ad agosto ( l'ultimo mese scaglionato in quel tomo ) non era in elenco, ma che c'era quello di un altro di noi quattro che partì successivamente ad agosto.

Cominciai un po' ad illudermi, nel senso che ipotizzavo che magari potevo essere congedato per sovrannumero, visto che si diceva che se non venivi scaglionato entro dicembre, probabilmente non mi avrebbero chiamato più.

Ricordo bene che quel periodo del bimestre di agosto/settembre ogni volta che tornavo a casa mi saliva un po' l'angoscia perché pensavo: " Ecco, ora apro la porta di casa, sentirò i miei confabulare a bassa voce e mio fratello sfottermi dicendo che dovrò fare il botto."

Le illusioni si infransero sul finire di un'estate, quando suonarono alla porta, ed ero solo in casa.

Venne il messo a consegnarmi la busta ( aggiungendo un mi dispiace ),e ricordo che mi sentii persino sollevato.

Subentrò in me una sorta di pacata rassegnazione.

La cartolina portava in calce che giorno 18 novembre del 1998 dovevo presentarmi a Trapani...

( Continua...)


Alla prossima!



martedì 3 novembre 2020

L'olivetti lettera 32


Bazzico su Instagram ormai da tanto tempo, e mi sono accorto con il passare degli anni che nelle foto inerenti i libri, capita molto spesso di trovare in posa una macchina da scrivere Olivetti.

Sono quindi arrivato a chiedermi com'è che questo oggetto sia così in voga tra le/gli bookstagrammer.

L'avevano avuta anche loro in casa, l'avranno comprata perché viene considerata un oggetto di culto tra i letterati e gli appassionati di letteratura?

Non ne ho idea.

Fatto sta che è un po' il prezzemolo delle foto quando si tratta di libri.

Ma non capita soltanto nelle foto su Instagram di notarla, ma appare spesso nei video di case abbandonate, dov'è una delle cose che salta più all'occhio, e fa bella mostra di sé anche nei mercatini delle pulci, dove non è raro intercettarne qualcuna in vendita.

Possiamo in un certo senso considerarla l'antenato del computer?

Per quel che mi riguarda un po' sì.

Perché io non immaginavo ne girassero così tante.

E non parlo solo della Lettera 32, ma anche dell'ancora più vetusta versione, ovvero la 22.

Io ho a casa una 32 che i miei all'epoca ( suppongo perché non ricordo ) comprarono per mia sorella e mio fratello che ben prima di me frequentarono L' istituto Tecnico Commerciale.

Questa scuola aveva due ore a settimana dedicate alla dattilografia e quindi l'insegnante consigliava di procurarsene una per allenarsi.

I miei quindi comprarono una Olivetti Lettera 32 con annessa valigetta, ed io la conservo da allora.

Anche se oggi è parecchio vissuta, ma d'altronde ha praticamente trent'anni.

Anche se ero piccolo, ricordo che la usavo anch'io.

Mi piaceva scrivere e ricordo che ero piuttosto bravo e veloce a battere a macchina.

Scrivevo brevi racconti che poi facevo leggere ai miei con protagonisti gli amici di mio fratello che venivano a casa, e ricordo che li facevo ridere.

Anch'io ho frequentato successivamente lo stesso istituto scolastico e quindi anch'io per due anni feci dattilografia.

Ero parecchio veloce a scrivere, il che era strano per i miei compagni di classe che notoriamente pensavano fossi un asino e quindi guardavano con sospetto questa mia abilità, e penso avessero ragione.

Nel senso che c'era una tecnica che veniva insegnata per scrivere, in cui bisogna usare tutte e cinque le dita, ma io da autodidatta avevo il mio stile che andava contro l'insegnamento, ed infatti per scrivere non riuscivo ad usare l'anulare ed il mignolo per battere alcune lettere, quindi era un po' come non rispettare le regole.

Non che l'insegnante se ne sia mai accorta o ci facesse caso, ero abbastanza furbo da cercare di non finire tra i primissimi.

Con la fine del primo biennio superiore questa materia non veniva più insegnata, e complice l'arrivo dei primi computer a casa mia, la macchina da scrivere non venne più usata, ma inserita nella sua apposita valigetta e conservata nel posto dove risiede tuttora.

Ultimamente mi sta venendo la voglia di tirarla fuori, pulirla e magari inserirla come soprammobile in qualche mensoletta.

Mi dispiace un po' vederla conservata a memoria imperitura dentro un armadio.

Ma in verità ho fatto questo post per capire un po' perché è così presente nelle foto dei bookstagrammer.

Sono figli di scrittori e giornalisti, avranno frequentato la mia stessa scuola, o è solo un oggetto vintage associato alla letteratura?

E soprattutto lo chiedo ai miei pochi e sparuti lettori, ne avete qualcuna a casa?

Sono curioso.


Alla prossima!


martedì 19 febbraio 2019

Gli Incredibili X-Men

Fu durante un fine pomeriggio invernale datato marzo 1992 che mio fratello si presentò a casa con quell'albo che sarebbe divenuto il primo di una lunga serie che durò dieci anni.
Dieci anni d'amore incondizionato, ma che come molte storie d'amore finì per stanchezza, abitudine ed anche per una mia lenta, ma inesorabile disaffezione per i fumetti Marvel.

Nonostante io in questi ultimi anni abbia venduto gran parte delle collane Marvel collezionate in quel decennio, non ho mai preso in considerazione l'idea di vendere la mia collezione di storie degli uomini x, ci sono ancora troppo legato.
All'epoca iniziai la collezione con il numero 20, ma con il tempo sono riuscito a recuperare anche molti altri numeri, quindi di fatto la mia collezione nasce dal numero 20, ma inizia con il numero 8 della serie regolare.
Quest'estate in un periodo in cui ero orfano di libri e di letture, mi sono messo di buona lena a rileggerne molti numeri e mi sono accorto di una cosa: i miei gusti nel frattempo sono cambiati, ma non è cambiato l'amore che nutro per molti numeri di quella collana.
E' cambiata però la mia visione per ciò che concerne buona parte delle storie del (primo) dopo Claremont ovvero quel periodo che va dal numero 51 della collana fino al mio abbandono che avvenne con il numero 131 della serie, che nel frattempo aveva cambiato numerazione ripartendo dal numero 1 in concomitanza con il ritorno dello stesso Claremont ai testi.
Chris Claremont fu colui che mi ha fatto amare la serie, ma anche colui che contribuì a farmela abbandonare.
Il suo ritorno sulle scene lo trovai statico e piuttosto scialbo ed all'alba di una ventura nuova maxisaga, mollai definitivamente gli ormeggi.

Ecco, io adesso da adulto, le storie di Lee/Portacio/Lobdell/Fabian Nicieza/Joe Kelly/Seagle/Davis faccio fatico a leggerle e disegni a parte le trovo abbastanza anonime.
Siamo distanti eoni dai primi cicli degli X-Men.
Troppe maxisaghe, troppi costumi e muscoli ipertrofici, troppa soap opera e molti dei personaggi vivevano più per i loro trascorsi di coppia che come persone individuali.
Non che non ci siano state delle belle storie ( Lobdell era un bravissimo cesellatore nel delineare alcuni dei membri del gruppo ), ma secondo me c'era molta sboronaggine, troppe love story e molte delle storie partivano con il botto, ma poi si rivelavano una miccetta.
Specie le maxisaghe.

Può sembrare strano tutto questo, perché in un certo senso in quelle storie c'era tutto ciò che doveva piacere ad un ventenne di quel periodo.
La mia idea è che io mi sia stancato di molte di quelle storie perché cominciavo a crescere e forse intuivo che in quel periodo, invece, i miei amati uomini x stessero facendo il percorso inverso, cosa per altro comprensibile, visto che i fruitori principali dovevano essere gli adolescenti.

C'è uno stacco netto tra i temi dei primi 50 numeri e quelli successivi.
Le storie del primo Claremont erano molto più verbose ed adulte, ma c'è da dire che lui è praticamente il padre putativo della testata e che ha avuto molto più tempo di molti altri autori per carburare visto che ne ha scritto le storie per più di un decennio.

Stranamente quelle storie sono oggi quelle che sono più criticate dai lettori odierni delle serie mutanti.
A me sembra inconcepibile, ma non posso entrare nella testa e nel cervello dei giovani di oggi, che avranno stimoli e gusti molto diversi dai miei, com'è ovvio.

Eppure io impazzivo per storie come i due Vitamorte e Lupo Ferito firmate dal duo Claremont/ Barry Windsor-Smith, l'epopea romantica ed ineluttabile de La Caduta Dei Mutanti, tutto il ciclo che ha portato ad Inferno ed alla successiva Dissoluzione & Rinascita.
Ho detto impazzivo?
Impazzisco tuttora per quelle storie.
Ho idea che non me ne separerò mai, almeno per quel che concerne i primi 50 numeri.
E qui lo dico e qui lo nego, che per me, alcune storie di quei numeri, sono più belle persino del tanto acclamato ciclo del duo Claremont/Byrne, ma forse perché quelle storie le ho vissute mentre le seconde le ho lette successivamente.

Alla Prossima!






lunedì 9 luglio 2018

L'estate è dei bambini, la primavera è dei ragazzi, l'inverno è degli uomini, l'autunno è dei vecchi, diceva qualcuno.

Per tanti bambini l'estate è incantata.
Le tenebre faticano ad emergere ed il sole è ingordo.
Indugia.
 Le ore di gioco aumentano a dismisura, così come le ore dedicate al pallone, al mare, le corse, i gelati, le granite, la spensieratezza.
Quella vera, dove respiri libertà.
Si lanciano per aria matite, penne e quaderni ed in mano c'è posto solo per palloncini e pistole ad acqua.
Poi un giorno tutto questo non ti basta più.
Cominci ad ingiallire come le foglie dell'autunno e d'estate di gioco non v'è più.
E' nel momento in cui cominci a preferire di lavarti che sporcarti, che perdi la magia del gioco.
Ma è comunque estate, anche nell'adolescenza.
Anche se ormonale.

Non ricordo quando ho smesso di amare l'estate.
Presumo sia coinciso con la fine del mio lungo e tortuoso percorso scolastico.
L'estate rappresentava la fine degli impegni e la libertà mattutina e quindi in quel periodo era logico amarla.
Dopo la fine della scuola però, divenne una stagione come un'altra.
Ok, lo so.
L'estate non è solo essere bambini e gioco.
Al mare ci possono andare anche gli adulti ed i ragazzi, e so che ci sono le serate, le discoteche, i lidi, cosce, tette e i culi al vento, e argomenti tipici da uomo medio come il calciomercato, il mondiale o l'europeo, la Tennent's ghiacciata e/o le passeggiate in Via Marina.
Il gelato lo puoi apprezzare a qualsiasi età così come tutto il resto.
Alcune di queste cose mi hanno visto protagonista fino a pochi anni fa e non voglio rinnegare il passato.
Avrei comunque vissuto normalmente senza queste cose, come ci vivo adesso, dopotutto, visto che di queste cose me ne importa il giusto, cioè poco.
Poco comunque non significa che li disprezzo, solo che li vivo con molta più apatia.
Sono invecchiato, male peraltro, non tanto fisicamente, quanto internamente.
Era così anche quando ero piccolo?
Non credo.
Mi sono rovinato crescendo.
Ma non sono qui per parlare di questo.
Ultimamente ho visto che molti blogger si sono prodigati a parlare delle loro estati del passato, ho ricevuto anch'io qualche invito a farlo, e mi scuso se non l' ho fatto.
La verità è che di quel bambino che ero è rimasto davvero poco.
Faccio fatica a rimembrarlo ed a riviverlo.
Forse perché dopotutto lo rimpiango.
Mi è tornato in mente un episodio però, e vorrei raccontarlo.
Dovessi dargli un titolo lo chiamarei " L'amico Silenzioso ".

Nel 1991 andavo verso i quindici anni, avevo appena finito il primo superiore e mi avevano rimandato in tre materie: Matematica, Fisica e Stenografia.
I miei mi mandarono a ripetizioni da un professore che abitava nel mio quartiere e mi toccava andarci dal lunedì al venerdì per due ore dalle 9:00 alle 11:00 di mattina.
Senza contare che mi lasciava anche dei compiti da fare per il pomeriggio che dovevo consegnargli il giorno dopo.
Quell'estate in un certo senso era come se estate non fosse, visto che comunque dovetti indossare ancora lo zaino anche a luglio ed agosto.
Fu un' estate strana, anche perché fu la prima che passai a casa dopo che per tutti gli anni delle medie i miei solerono spedirmi insieme ai miei cugini da una mia zia che viveva in un paesino al mare ad almeno settanta chilometri di distanza.

In ogni modo c'erano il bar, i flipper ed i videogiochi, ma c'era meno gente con cui passare le giornate e quando anche il bar chiuse per ferie, mi ritrovai improvvisamente da solo.
Non so dove fossero finiti i miei amici, presumo passassero le giornate a mare coi loro genitori.
Vagavo per cortili alla ricerca di qualcuno con cui giocare e la mia compagnia di quei giorni fu il Super Santos che mi portavo sempre appresso.
Non era questo gran problema, essere da solo.
Avevo sempre avuto quell'abitudine di uscire nel cortile sotto casa anche alle due di pomeriggio anche con quaranta gradi all'ombra a tirare calci contro il muro, a palleggiare, o fingere di giocare a basket con le corde degli stendipanni.
Fu in un giorno assolato di agosto che mi venne incontro questo ragazzino.
Aveva un Super Tele blu e per sette giorni divenne la mia compagnia pomeridiana.
Non era della mia città e presumo fosse ospite/parente di qualche famiglia che viveva nel mio cortile.
Che c'era di strano nella nostra compagnia reciproca?
Che comunicavamo soltanto con il pallone.
In quei sette pomeriggi che passammo insieme non ci parlammo quasi mai, non ci raccontammo quasi nulla.
Sapevo a malapena il suo nome, e soltanto perché quando calava il buio i parenti si affacciavano per chiamarlo.

Eppure se sentiva il rumore del pallone che scandiva la mia presenza, lui scendeva correndo ed io facevo altrettanto se usciva lui per primo.
L'ottavo giorno non lo vidi più.
In pratica non ci dicemmo ciao quando ci siamo visti la prima volta e nemmeno addio quando ci vedemmo per l'ultima volta.
Però la sua faccia la ricordo ancora.
In fondo, forse, non c'era nulla da dire, sapevamo entrambi che sarebbe stata un'amicizia fugace, persino di comodo, forse.
Ma ci divertimmo insieme.
E se lo ricordo ancora, vuol dire che un segno me lo ha lasciato, dopotutto.





giovedì 21 giugno 2018

Ricordi "librari" delle elementari

In una mattina domenicale che di bella stagione aveva ben poco pensai di peregrinare verso il mercatino delle pulci, un po' per riempire il tempo ed un po' perché avevo qualche spicciolo da spendere.
Tornai a casa sotto una pioggia leggera con il mio undicesimo tascabile economico della Newton ed un vecchio ricordo sopito non più.
Per la cronaca il volumetto era Il Risciò Fantasma e altre storie fantastiche di Rudyard Kipling.

Quello che non sapevo è che io e Rudyard Kipling ci eravamo già incontrati.
Più di trentanni fa, temo.
Mi è bastato leggere la sua bibliografia ed appena arrivato a Capitani Coraggiosi mi si è aperto un cassettino della memoria.
Capitani Coraggiosi è stato il mio primo romanzo di narrativa delle scuole elementari.
Ho provato a rintracciarne l'edizione, ma nonostante ne ricordassi la copertina rigida verde cartonata ed il formato che ai miei occhi da infante sembrava così insolitamente pesante e maestoso, non sono riuscito a rintracciarlo, ed è un peccato.
Mi sarebbe piaciuto riviverlo non solo mnemonicamente, ma anche visivamente.
E non solo lui.
Perché ce ne furono altri.
Verosimilmente parliamo del 1984 o giù di lì.
Ricordo che la maestra metteva in cattedra questi "libroni " e poi chiamava uno per volta noi studenti per scegliere quella che doveva essere la lettura di quel periodo da portare a casa.
Chi veniva scelto per primo, aveva più bagaglio di possibilità.
Ed infatti i romanzi di avventura o opere come quelle di Jules Verne erano i primi ad andare.
Peccato non scegliesse per ordine alfabetico, perché sennò sarei stato sempre il primo.
Quindi quali sono questi libri che mi capitarono in dote/scelta in quel periodo?

- Capitani Coraggiosi - Rudyard Kipling

- Il Richiamo Della Foresta - Jack London

- Zanna Bianca - Jack London

- Cuore - Edmondo De Amicis

- L'isola Del Tesoro - Robert Louis Stevenson

Ce ne furono altri?
Può darsi, ma purtroppo mi sono tornati in mente solo questi.
Per curiosità, capitava anche a voi che alle scuole elementari vi " affibbiassero " letture di narrativa durante l'anno scolastico in corso e non come consuetudine alla fine?









lunedì 21 maggio 2018

Le letture di " moda " degli anni '90

Volevo parlare d'altro, ma poi mi è capitato di riprendere in mano e di rileggere l'esilissimo ma bellissimo Il Gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach e mi è venuta in mente una cosa.
Negli anni '90 leggevo un trimestrale molto famoso che arrivava per posta a casa e che non si faceva problemi a manifestare apertamente il suo essere di sinistra.
Era una rivista interessante che mi piaceva moltissimo ( in particolare adoravo le lettere scritte dai lettori ), che mostrava un'unica visione politica ed in cui vigeva una sorta di pensiero unico ( i pochi che nelle lettere "osavano " ostentare qualche differenza politica venivano cannibalizzati dalla maggioranza di lettori " rossi ") e la cosa già allora mi rendeva un po' scettico specie per chi in genere professava totale tolleranza verso il diverso.
La rivista non trattava specificatamente di politica, ma anzi spaziava su molteplici argomenti ed alcuni articoli erano firmati da gente che comunque poi avrebbe lavorato in Tv come autore ed anche da scrittori di professione indubbiamente bravi.
La cosa che mi lasciava perplesso erano i lettori totalmente uniformati nei loro gusti come fossero tante fotocopie.
Nelle richieste di corrispondenza ( Internet stava arrivando e forse già c'era, ma lo usavano ancora in pochissimi ) a fine giornale tutti quanti nei propri interessi letterari mettevano in calce sempre gli stessi libri.
E non parliamo di romanzieri di genere come Lovecraft, Stephen King, Asimov, E.A.Poe, Clive Barker o Richard Matheson e nemmeno di biografie del Che, di Mao o vattelapesca.
Bensì sempre gli stessi romanzi che in quel periodo andavano di " moda ".
Romanzi che oggi appartengono probabilmente ai classici, ma che eccetto uno mi pare appaiano un po' superati e scarsamente considerati al giorno d'oggi.
Ma quali erano questi libri?

- Castelli Di Rabbia / Oceano Mare - Alessandro Baricco

- L'alchimista - Paulo Coelho

- Siddhartha - Hermann Hesse

- Il Gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach

- Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino - Christiane F.

- Jack Frusciante è Uscito Dal Gruppo - Enrico Brizzi

- Il Piccolo Principe - Antoine De Saint-Exupéry

Insomma il giovane lettore di sinistra ( sto volutamente generalizzando ) sembrava prendere a modello di riferimento siffatti romanzieri ed opere.
Oggi probabilmente leggerebbero Gramellini o Fabio Volo a voler andare di stereotipi.
Ascolterebbero ancora Jovanotti, Ligabue o i Modena City.
Però mi domando:
Perché seguire una corrente politica o di qualsiasi altro tipo deve portare in dote una sorta di uniformità di pensiero ed interessi?
A volte ho come l'impressione che siamo noi stessi a buttarci a capofitto in una data catalogazione giusto per darci un tono o per omologazione.
Era e rimane tuttora una mia impressione, poi magari veramente c'erano tutti questi giovani virgulti che apprezzavano sinceramente Siddhartha.

P.s: Non succede, ma meglio prevenire e dirlo subito:
No, non sono di destra e le camicie nere non mi piacciono, mi fanno apparire troppo magro.
Ed il rosso non mi piace nemmeno, mi fa apparire troppo pallido.
Il verde mi piace, ma è solo un colore non una lega.
E le stelle mi piace guardarle in cielo e se devo dargli un numero scelgo quello di Hokuto o al massimo quello della Sammontana.


Alla Prossima!








venerdì 16 febbraio 2018

Ho smesso di guardare la Tv, ma non ne vado fiero

Quando la televisione era ancora giovane ed erano pochi a potersela permettere la gente andava nelle case dei pochi fortunati a guardarla.
C'era quel misto di meraviglia ed anche di comunione, quel senso di novità e per molti di loro il vero primo contatto con la tecnologia.
Li abbiamo sentiti tutti questi racconti da parte dei nostri nonni o dei nostri genitori.
Racconti sulla sera dell'allunaggio o le riunioni tra parenti e vicini davanti alle trasmissioni della Rai.
Nessuno si sarebbe mai sognato all'epoca di dire che è un invenzione malsana che spegne il cervello ed il perfetto passatempo per gli analfabeti funzionali.
Era così negli anni '60 e lo è stato fino alla fine degli anni '90, diciamo fino all'esplosione di Internet e alla successiva nascita di social come Facebook e Twitter che hanno permesso a chiunque di poter dire la sua senza alcun filtro.
A questo bisognerebbe aggiungere l'entrata in campo politico di Berlusconi che dal '94 in poi ha cambiato per sempre la televisione rendendola in tutto e per tutto uno strumento elettorale con tutte le conseguenza del caso.
Un tempo l'unico modo per poter esprimere il proprio dissenso verso una trasmissione o qualsiasi altra cosa era la posta del quotidiano o del settimanale di turno.
La gente camminava fiera con il suo Tv, Sorrisi & Canzoni e vattelapesca vari per sapere cosa avrebbero visto la settimana entrante in Tv e quale film in prima serata vi sarebbe stato trasmesso.
Insomma quando la televisione era più giovane, c'era meno voglia di prendersela con personaggi e varietà televisivi incolpandoli della propria povertà o inneggiando alla messa al bando della cultura.
Perché si, oggi si viene etichettati con disinvoltura per ciò che leggi, ciò che ascolti, ciò che guardi o persino per lo sport che pratichi o segui.
In pratica tu non sei ciò che sei, ma ciò che fai.
In pratica sei potenzialmente una persona sveglia ed intelligente se guardi Piero ed Alberto Angela e sei uno sfigato ed un perdente se guardi Canale 5, Italia Uno e roba simile.
Figuriamoci se sei un appassionato di calcio.
Non esistono sfumature, sei out per principio.
Insomma esiste un catalogo in cui ognuno di noi deve essere per forza inserito e che fa di te un elemento attivo o passivo della nostra società.
In pratica diventi un essere umano meritevole solo se guardi, leggi ed ascolti determinate cose.
Io ho smesso di guardare la televisione da anni, ma mi sento ugualmente passivo.
Leggo un numero considerevole di libri l'anno eppure mi sento costantemente ignorante e spesso vivo schiacciato dal peso dell'esistenza.
Non è che perché siete dei Nerd, cultori della moderna tecnologia o perché guardate Altered Carbon o un telefilm di Hulu, Netflix o Amazon voi siete necessariamente meglio della plebaglia che guarda Il Segreto o Uomini & Donne.
Penso lo stesso per coloro che schifano Annalisa, la Marrone e varie e  eventuali come se ascoltare il Rap o il Metal significhi essere necessariamente migliori.
Combatto ogni giorno per non diventare cinico come voi e buttare tutta la mia merda ed i miei intestini in inutili commenti su Twitter o Facebook su quanto sia più bella ed acculturante una cosa nei riguardi di un'altra.
La Tv è invecchiata ed ho smesso di guardarla, ma non ne vado fiero.


Alla Prossima!




sabato 30 dicembre 2017

Neil Gaiman Mi Fa Incazzare

Ultimamente pensavo al fatto che rispetto ad un tempo faccio molta più fatica a trovare recensioni che mi spingano alla lettura di un libro.
E non parlo delle recensioni dei blogger, che per loro natura devono essere argomentate, ma parlo dei siti specializzati che rispetto ad un tempo si limitano alle news ed a poco altro.
Sono finiti i tempi in cui le recensioni in calce sotto un libro cercato su Amazon o Ibs valevano qualcosa e scusatemi se oggi non riesco a dare la minima credibilità ad un giudizio spesso tranciante di una sola stelletta sotto un romanzo classico, magari digitato dalla stessa mano che ha dato cinque stellette ad un romanzo di Fabio Volo o alle Cinquanta Sfumature.
Con questo che voglio dire?
Voglio dire che non tutti abbiamo i mezzi per fare una recensione ed io stesso potrei non averli, ed ecco perché parlare di un libro mi è diventato così difficile.
Empatizzo troppo con l'autore, forse.
Chi sono io per poter criticare qualcuno che ha speso mesi o anni per creare un'opera?
Ho i mezzi per farlo?
Li abbiamo tutti quanti in questo momento storico in cui le stelline rappresentano il miglior modo per dimostrare di aver gradito o meno qualcosa?
Faccio questa premessa perché il titolo del post è fuorviante e quindi potrebbe spingere qualcuno che magari non ha voglia di leggere quello che sto scrivendo, ad una invettiva velocissima nei miei confronti.

Quindi meglio mettere le mani avanti e premettere che il mio è un titolo provocatorio.
Perché io amo Neil Gaiman.
Sandman è il fumetto preferito della mia post-adolescenza.
Ne rileggo alcuni passaggi più volte l'anno e me ne innamoro sempre di più.
American Gods è un romanzo bellissimo, con alcuni difetti secondo me, ma nonostante un finale per me troppo veloce e tirato via, ha dato piena dimostrazione del talento e della capacità di scrittura di Neil.
Uno dei pochi che potrebbe abbeverarsi dalla pozza dei miti e soprattutto uno dei pochi ad avere una cultura enciclopedica per tutto ciò che concerne miti e leggende.
American Gods è però l'unico vero romanzo per adulti che ha scritto.
Ed è per questo che mi incazzo.

Vengo dalla lettura di L'oceano In Fondo Al Sentiero e come sempre rimango conquistato dalla sua prosa lirica e dalla sua conoscenza del fantasy, ma allo stesso tempo mi chiedo perché scrivere solo romanzi per bambini.
Non sto sminuendo il genere, sia chiaro.
Ho amato da impazzire Le Cronache di Narnia, Lo Hobbit e ritengo La Storia Infinita uno dei capisaldi delle mie letture.
Coraline, Stardust e Il Figlio Del Cimitero ( che io adoro ) sono tre romanzi di Neil Gaiman che consiglio senza riserve perché sono bellissimi per tutti coloro che come me amano il fantasy e le fiabe con una spruzzata di nero, ma allo stesso tempo si limitano a pungolarti e mai a colpirti e farti male davvero.
So che Neil potrebbe.
Già in Sandman ne ha dato più di una dimostrazione con la creazione di un personaggio come Il Corinzio o con tutto il ciclo di Casa Di Bambola.
Noi amanti del fantasy più adulto abbiamo bisogno di te, Neil.
Non deluderci.

Buon Anno a tutti,

Alla Prossima!



sabato 16 dicembre 2017

Meglio un Ace Merrill che cento false Madre Teresa.

Quanti anni avevo undici?
Era la prima festa di classe a cui venivo invitato e ci andai con quel miscuglio di aspettativa e di ansia.
Dopo la cena veloce fatta di pizzette, arancini, fanta, coca cola, torta e le foto di rito alla festeggiata, mi ritrovai per la prima volta a giocare al gioco della bottiglia, obbligo/verità e tutti quei giochini vari ed eventuali che si sono sempre fatti e sempre si faranno a quell'età.
Rimasi turbato e quasi umiliato ( togliamo il quasi ) quando una delle poche ragazzine estranee alla classe si rifiutò di darmi un bacio sulla guancia e di ballare con me.
Ebbi la dignità di non andarmene, ma dentro di me ero sconvolto ed avvilito.
Fu la mia prima umiliazione e mi fece male, molto.
Perché sentivo di non meritarla. Era solo un gioco ed io non avevo nessun interesse per lei, figuriamoci se pensavo alle ragazze ad undici anni.
Al massimo i miei interessi erano Michel Platini, la Juventus, i Masters o i cartoni animati.

A dodici anni mi ritrovai dall'altro lato della barricata.
Venni invitato alla festa di un'altra mia compagna di classe che non aveva problemi a manifestare apertamente una sua simpatia nei miei confronti.
Non ero interessato alla cosa, ma memore della mia umiliazione precedente ho ballato con lei e mi ricordo ancora il suo sorriso e quanto fu felice e sorpresa della cosa.

Sempre a quell'età ricordo un episodio in una sala giochi.
Attendevo tranquillamente il mio turno a Super Mario Bros quando il tipo prima di me guarda l'orologio e afferma di doversene andare.
Asserisce di avere lasciato due partite inserite e intima al suo amico che era lì ad osservarlo accanto a me di lasciarne una per me.
Fu un gesto gentile e disinteressato che mi colpì molto.
Ovviamente l'amico ben più grande di me non solo di altezza, ma anche di svariati anni, giocò entrambe le partite e se ne strafregò del sottoscritto lasciandomi di sasso con una frase che ricordo ancora esattamente:
 " Faccia di buttana puoi andartene a casa, che tanto non ti faccio giocare. "
Tornai a casa avvilito e deluso, ma in un certo senso consapevole che io non avrei mai tenuto quei comportamenti verso il prossimo.

Questi sono alcuni esempi su centinaia che potrei raccontare ma non è importante il numero è importante il fatto che vivere e crescere in strada mi ha insomma indottrinato e preparato spesso ai comportamenti scorretti altrui.
E nella vita virtuale, invece?
Come orientarsi nella scorrettezza virtuale, così spesso astratta e sfumata?
Perché è qui che voglio andare a parare.
C'è una sorta di disumanizzazione sconcertante in rete.
Vorrei chiamarla maleducazione, ma secondo me è qualcosa di peggio.
E' indifferenza, ergersi in nome del like e del follow, al di sopra degli altri.
Nei social è terribilmente tangibile come cosa.
Basta vedere la velocità da Far West con cui vieni defollowato su Instagram o la facilità con cui vieni ignorato magari da una persona che hai seguito ed apprezzato nei suoi scritti per anni.
E' la facilità di cancellazione che mi turba.
L'eliminazione in un istante con un semplice movimento di dito.
L'ipocrisia del: Seguimi su Instagram! ( che tanto io non ti aggiungo perché non mi interessi, ma io devo interessare a te )
Del menefreghismo totale nella mancata risposta ad un commento, mentre poi sotto rispondi a quello dell'amichetto di turno.
Certo, lui merita la risposta perché ha più iscritti di te ed è quindi più famoso.
Io la trovo una cosa terribile.
E mi dispiace dirlo spesso lo vedo anche in molti blogger che amo e seguo questa sorta di menefreghismo, di sentirsi superiori, di non pensare minimamente che dietro un nickname che ti segue o che ti lascia un commento, ci sia un individuo pensante e non un Bot.
Poi magari sono gli stessi che nei post sui blog, Youtube, Facebook o vattelapesca parlano di uguaglianza e tolleranza, inneggiano alla morale comune, e criticano la maleducazione altrui appellandosi all'ormai sempreverde analfabetismo funzionale.
E sapete che vi dico?
Che personalmente preferisco 1000 volte la sincerità di quella ragazzina e di quell'essere di merda che mi sbatterono in faccia il loro menefreghismo che gente ipocrita che fa post sui blog, Facebook ed affini per strappare consensi facili salvo poi trattare a pesci in faccia i loro seguaci.
Meglio un Ace Merrill che cento false Madre Teresa.

Alla Prossima!






mercoledì 29 novembre 2017

La Casa Del Diavolo

« Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola. »
L'incubo Di Hill House - Shirley Jackson

Da che io ricordi c'è sempre stata.
Ed è sempre stata cosi.
Io sto invecchiando e lei sta invecchiando con me.
Magari io morirò e lei sarà ancora lì, che si ergerà decadente ma ancora maestosa.
Per il decoro cittadino non sarebbe un bene, ma per ciò che ha rappresentato nella mia infanzia e nei miei ricordi, forse egoisticamente sarebbe meglio così.
Perché essa è stata un elemento cardine ed immaginifico della mia fantasia e di chissà quanti altri della mia generazione.
Perlomeno di quelli che vivevano nelle mie zone.
La chiamavamo La Casa Del Diavolo.
Ed ognuno aveva una sua storia da raccontare, una sua esperienza o quella che gli era stata raccontata da un fratello, un cugino, un parente, un amico o un amico dell'amico.
Credo che sia nata dal passaparola questa sorta di leggenda metropolitana e di nomea che perdura ancora adesso, ma solo nella mente di noi quarantenni/trentenni.
La sua leggenda sta svanendo, ma perdurerà finché qualcuno la ricorderà.
Eppure questo edificio in disuso esiste e persiste ancora adesso dominando gran parte del viale.

In origine dovrebbe essere stato un pastificio che andò distrutto negli interni a causa di un incendio che causò morti e feriti.
Da lì iniziarono i racconti che diedero inizio alla nomea che si portò in dote.
Operai che anche dopo mesi vedevano fiamme o vedevano fantasmi di vittime carbonizzate, strani rumori negli appartamenti vicini che si diceva nessuno voleva comprare o affittare, gente che spariva all'interno e non veniva più ritrovata ed altri migliaia di racconti che noi ragazzini assorbivamo con miscuglio di paura ed esaltazione.
E' un po' come la mia personale casa stregata di Benefit Street di Lovecraft, come la Marsten House di Stephen King, come la Hill House di Shirley Jackson o la casa degli Usher di Edgar Allan Poe.
C'è sempre una casa/palazzo/manufatto/costruzione negli incubi e nel cuore di un ragazzino.
Ed a volte alberga nell'eternità dei ricordi.
Così com'è lei per me.

Alla prossima!


sabato 4 novembre 2017

Parliamo della paura, io e voi

Parliamo della paura, io e voi.
Questo splendido incipit della prefazione di A Volte Ritornano di Stephen King che io rileggo almeno due, tre volte l'anno, mi da spunto per parlare proprio di questo argomento che può essere analizzato da molte angolazioni sia cinematografiche/letterarie che non.
Perché la paura fa parte di noi, ed anche i più grandi eroi non ne sono esenti.
Temiamo tutti qualcosa.
Da adulti le nostre paure sono molto più reali e pragmatiche.
Paura di perdere il lavoro, delle malattie, della perdita dei propri cari, del terrorismo, dell'invecchiamento, della candida o dell' HIV dopo una scopata senza preservativo o di quel neo che magari un giorno ci ucciderà.
Da bambini sono molto più irrazionali e circoscritte.
Persino incomprensibili e misteriose, in molti casi.
E' un argomento che mi è tornato in mente mentre vedevo la trasposizione cinematografica di It e mi domandavo sotto quale aspetto mi sarebbe apparso.
Mi sarebbe apparso come Clown? Come Lupo Mannaro? Come il senzatetto che voleva fare a Eddie un pompino?
C'è sempre stato qualcosa del pedofilo e del molestatore dietro l'aspetto clownesco e mostruoso di It ( ma è anche ovvio visto che la figura di It nelle vesti clownesche di Pennywise è ispirata a John Wayne Gacy uno stupratore/serial killer che nel "tempo" libero era solito partecipare alle feste di beneficenza vestito da clown ).
Voi vi siete posti questa domanda?
Che risposte vi siete dati?
Avevate delle paure infantili?
Ho fatto un indagine tra i miei ricordi e ne ho trovate diverse.
Alcune erano legate a fatti reali, ma molto più spesso derivavano da immagini cartacee e/o cinematografiche.
Alcune mi hanno accompagnato persino fin quasi l'adolescenza.

Le primissime vengono dalle pagine dell'enciclopedia/libri per ragazzi I Quindici.
La favola di Zio Lupo e la figura in primo piano del mandrillo sono dei veri e propri traumi infantili per il sottoscritto.
Mio fratello e mia sorella li usavano contro di me tutte le volte che diventavo molesto o soltanto per stuzzicarmi.
E devo dire che funzionavano sempre.
Molto di più delle " minacce " di mia madre che mi avrebbe mandato al collegio oppure che avrebbe chiamato gli zingari per portarmi via insieme a chissà quante altre ed eventuali classiche frasette per ammansirmi che tutti quanti abbiamo sentito in loop miriade di volte e che poi una volta adulti riusiamo con un minimo di aggiornamento attuale verso i nostri fratellini/figli/nipotini vari.

Avevo anche paura di Lupo Ezechiele quindi posso ipotizzare che It mi sarebbe apparso in forma lupesca.
Mentre stranamente il lupo di Cappuccetto Rosso non mi faceva né caldo né freddo.

Avevo un rapporto conflittuale con l'acqua marina.
Da piccolino mi stavo soffocando con il boccaglio di una maschera che mi sono infilato fin quasi in gola mentre giocavo sulla battigia con un pupazzetto di Goldrake ( andato perso tra le onde tra la confusione generale).
Ho ricordi confusi di quell'episodio, ma ricordo ancora la sensazione di soffocamento ed i conati di vomito con gli occhi rivolti verso il mare con le onde che sembravano bearsi di ciò.
Il mio secondo rapporto conflittuale con l'acqua avvenne quando decenne caddi nel porto della mia città.
Con altri ragazzini andavamo a caccia nei massi di conchiglie e lumache di mare quando decisi di saltare su uno scoglio bagnato e ricco di muschio scivolando letteralmente in acqua.
Dovettero tirarmi su in due visto che io non riuscivo ad arrampicarmi ed ero completamente terrorizzato.
La paura di quello specchio d'acqua mi è rimasta per anni ed ancora adesso se ci passo a pochi metri di distanza provo una minima sensazione d'angoscia, come se la cosa non mi avesse abbandonato del tutto.

Avevo paura che la macchina di mio padre saltasse in aria durante l'accensione o mentre apriva lo sportello.
Questa è meno assurda di quanto si pensi.
Sono nato e cresciuto in un periodo in cui nella mia città vi era una e propria guerra di mafia con centinaia e centinaia di morti ammazzati ( anche nel mio quartiere ) e da infante avevo paura potesse capitare anche alla mia famiglia tramite una bomba.
Non so il perché dell'associazione ma ricordo proprio il momento in cui mio padre inseriva la chiave nella nostra Fiat 131 ed io che pensavo: " ecco, ora fa Boom! ".

Il gioco di luci dei fari delle auto che creavano ombre mostruose nella camera dei miei cugini che mi ospitavano durante le estati delle medie.
Alcune volte sembravano quasi assumere forma umanoide.
Ed avevo undici anni, mica cinque.

Il mio cortile al buio.
Quando la sera verso le 21 tornavo a casa dal Bar dove andavo a giocare ai videogiochi c'era un punto nel mio cortile a ridosso di una scala che era quasi completamente al buio e che io mi facevo sempre correndo.
Non ne ho mai compreso il motivo visto che la luce lì era scarsa ovunque, ma in quel punto era come se percepissi qualcosa che non andava.

Avevo paura delle siringhe e farmi una puntura era una vera e propria impresa, ma credo che questa sia una paura che appartiene a migliaia di altri individui.

Una scena del film Phenomena mi terrorizzò per settimane.
Esattamente quella in cui le lucciole arrivano in aiuto dell'allora giovanissima Jennifer Connelly ed a migliaia invadono la faccia del villain del film.

Una delle scene iniziali di Laguna Blu ed esattamente quella in cui i due giovanissimi protagonisti trovano morto l'anziano cuoco che si prendeva cura di loro.
La scena in cui voltavano il cadavere e dalla bocca spalancata saltavano fuori dei granchietti mi spaventò moltissimo.

Indiana Jones ed il tempio maledetto mi inquietò molto di più di Nightmare, Shining o L'esorcista.
Per me quel film è horror puro.
Ed alcune scene del film mi fanno ribrezzo anche adesso ( la scena con gli scarafaggi me la sognavo di notte ).

Alien di Ridley Scott.
Inutile dire quale scena. Forse la scena madre horror per eccellenza.

E' strano che spesso mi abbiano fatto  paura dei film non associabili alle pellicole horror.
Forse perché comunque in un horror arrivi già preparato e sai già cosa aspettarti, mentre in quelle pellicole venivi colto di sorpresa.
Oppure semplicemente perché è sempre stato il mio genere preferito e quindi non riuscivo a temere del tutto qualcosa che in fondo mi affascinava e che amavo.
Sono sempre stato sedotto dal mostro e dal male.
Se fossi stato il personaggio di un film, io sarei di sicuro il morto del prologo o della prima scena ( tranne quando a rubarmi la parte sarebbero stati il nero di turno o la bonazza in costume o in reggiseno ).

Alla Prossima!






























venerdì 6 ottobre 2017

I Cacciatori Di Lumache

Ultimamente sono più presente su Instagram che altrove ( a proposito, se vi va aggiungetemi ).
Una delle ultime foto che ho postato è stata quella di una lumaca che da un paio di giorni tentava di arrampicarsi nel muro fino a trovarsi in direzione proprio della mia finestra.
Purtroppo da allora l'ho persa di vista.
Starà scrivendo la propria storia o starà percorrendo la sua strada con la sua calma ammirevole ed infinita.
Forse è caduta ed è morta.
Forse ha raggiunto la finestra ed è dentro casa mia.
Nascosta.
Chi lo sa.
Forse arriverà fino al mio letto e mi entrerà in bocca ( la mia naturale inclinazione orrorifica viene sempre fuori).
Quello che so è che ha risvegliato molti dei miei ricordi di infanzia.
E' strano dirlo, ma erano anni che non vedevo una lumaca.
Ero così preso da altre faccende che a volte non mi accorgo della vita che mi sta intorno.

Io e miei amici da piccoli eravamo ossessionati dalle lumache.
Passavamo pomeriggi interi a cercarle in ogni anfratto possibile del cortile, dietro ogni pianta selvaggia, sotto le mattonelle traballanti ed in ogni angolo possibile ed inimmaginabile.
Esploravamo giardini abbandonati, aiuole, marciapiedi, ma soprattutto eravamo attirati dalla grande casa con annesso giardino dove viveva la nostra nemesi.
Che era anche il nostro territorio preferito di caccia.
Che era anche il posto in cui più spesso ci cadeva il pallone e quindi si correva il rischio e si andava a recuperarlo scavalcando il grande muro ( lo facevano i più grandi che poi ne approfittavano e rubavano l'uva fragola che cresceva radente il muro).
Noi che eravamo piccoli e quindi bassi non potevamo certo scavalcare il muro e quindi per entrare ci toccava aspettare che la saracinesca venisse aperta.
E quando succedeva... si andava a caccia.
Era un po' come una caccia al tesoro, un po' come trovarsi in compagnia di Sandokan e Yanez nelle loro avventure, con quell'occhio sempre attento a non perdere di vista la serranda ( che si abbassava automaticamente ) e l'ingresso della casa.
Con il cuore in gola, ma al contempo esaltati.
Infilavamo le lumache trovate in delle scatole, come fossero dei piccoli gioielli o come dei preziosi minerali trovati nella terra.
Poi improvvisamente l'avvio del motore della saracinesca e l'arrivo della nostra nemesi con il bastone della scopa in mano pronta a picchiarci e a chiuderci dentro ci riportava alla realtà.
E noi via, correndo, con il nostro prezioso carico in mano e cercando disperatamente di uscire prima che la saracinesca si chiudesse, come novelli Indiana Jones o qualsiasi altro avventuriero di quel periodo.

Quella signora, che poi nemesi non era, ma temeva semplicemente che gli calpestassimo le piante ed i fiori o che volessimo fare vandalismo, morì pochi anni dopo.
Incredibile come una semplice lumaca in un giorno qualunque di ottobre, sia riuscita a farmi ripensare a lei.



martedì 13 giugno 2017

L'estate Incantata - Ray Bradbury

A molti il nome Ray Bradbury non dice nulla.
Poi gli ricordi che è l'autore di Fahrenheit 451 e di Cronache Marziane, e magari ti rispondono: " ah, sì, lo conosco ."
Altresì ci sono alcuni romanzi di questo autore che oggi sono praticamente sconosciuti e nemmeno ristampati forse perché vi è in essi un'eccessiva carica nostalgica, emotiva e autobiografica da farli apparire eccessivamente smielati e fuori dalle righe.
Non sono romanzi del nostro tempo.
Ed anzi io stesso dico che sono molto invecchiati come concetto ed espressione.
Sono come il racconto di un anziano che ci annoia ascoltare.
L'estate Incantata è uno di questi libri.
E' un libro per chi ancora ricorda ed in qualche modo rievoca il "suo " fanciullino dentro di pascoliana memoria.
E' il racconto di un'estate.
Quella del 1928.
Del suo inizio e della sua fine.
E' un racconto di formazione filtrato attraverso i pensieri e lo sguardo di due fratellini di 12 e 10 anni di nome Douglas e Tom Spaulding che vivono nella cittadina di Green Town, Illinois.
E' un libro di storie dentro altre storie.
Una sequela di microracconti che coinvolgono la cittadina e tutti i suoi abitanti.
Una storia raccontata con garbo e che tocca tantissimi temi, ma che soprattutto ha una fortissima carica empatica per chi grossomodo ha avuto un'infanzia simile a quella di questi due ragazzini.
Perché sarà sì ambientata nel 1928, ma il bagaglio di pensieri e sensazioni dell'infanzia bene o male non è dissimile dalla mia o dalla vostra.
Chi di noi non gioiva per l'arrivo dell'estate e la fine della scuola, caratterizzata da giornate luminosissime e lunghissime e dove la notte sembrava che non calasse mai?
Chi non ricorda di quando gli anziani uscivano le sedie fuori di casa e mentre noi giocavamo spettegolavano, bevevano e chiacchieravano beatamente?
Io sicuramente sì, voi?
Ma questo libro non è solo questo, c'è anche un pizzico di thriller con la figura misteriosa de "il solitario " che miete le sue vittime nel crepaccio, ossia un sentiero buio ed ombroso che delimita la cittadina.
C'è un pizzico di fantascienza grazie alla creazione da parte di un cittadino della cosiddetta macchina della felicità.
C'è il folclore e la scoperta della morte.
La fine dei racconti e delle storie, se chi non c'è più non può raccontarcele.
C'è un po' di tutto.
Ed io tutto questo tendo ad amarlo.
Forse è un libro adatto a chi ha una certa età.
Forse è un libro per chi come me vive nel riflesso di come era, piuttosto che di come è adesso.
Non so cos'è, ma so che è sicuramente uno dei miei libri preferiti di sempre.




martedì 16 maggio 2017

L'amore videoludico della mia vita: L'Amiga 500 e relativi giochi.

A parte Pro Evolution Soccer e qualche sortita nel retrogaming che mi concedo una tantum, la mia affezione per i videogiochi si è chiusa da tempo.
Eppure non è sempre stato così.
C'è stato un tempo in cui i videogiochi erano tra i miei desideri più imperanti e tra le cose per cui spendevo più tempo e soldi al giorno.
Possiamo dividere la mia storia con quest'attività ludica in quattro diversi segmenti di vita:

- L'Intellivision è stato parte integrante della mia primissima infanzia.
- Commodore 64 e 128  di quella a cavallo tra infanzia e prima adolescenza.
- Amiga 500 alla mia piena adolescenza fatta di brufoli, seghe, ecc.ecc.
- PC maturità e... vecchiaia ( forse).


Ma quest'ultimo in questo contesto ci entra poco perché come piattaforma videoludica non mi ha mai attirato più di tanto poiché ho sempre avuto un cattivissimo rapporto con il 3D e la grafica poligonale in generale.
Ma torniamo in " topic " e parliamo dell'Amiga 500 che senza dubbio è stato il computer della mia vita.

Eppure nonostante le mie brame e tutti i salamelecchi che gli dedico le mie sinapsi non riescono a intercettare il mese e l'anno preciso in cui apparve nella mia vita.
Ipotizzo tra il passaggio dalle medie alle scuole superiori e quindi intorno al 1989/1990, ma di tutto ciò non v'è certezza.
Quel che ricordo fu la mia perplessità quando mi accorsi che lo andammo a ritirare da un negozio che vendeva prevalentemente occhiali e non informatica.
Così come tutti gli altri computer devo anche aggiungere che la proprietà dell'oggetto in questione non era mia ma di mio fratello e che quindi inizialmente potevo usarlo per lo più a spizzichi e bocconi.
Ma come per il 128 prima di lui alla fine ne fui io l'utilizzatore seriale.
Lui era troppo distratto da macchina, amici, ragazze e militare all'orizzonte per essere concentrato al mille per mille nell'attività videoludica.
Ma bando alle ciance ed arriviamo al punto nevralgico dei miei dolci ricordi.
I videogiochi.
Però anche qui mi tocca fare un breve preambolo.
Se inizialmente ho dovuto aspettare i primi mesi delle scuole superiori per arrivare a conoscere qualcuno che condividesse la mia passione e avere quindi la possibilità di poter scambiare videogiochi, successivamente ci fu un vero boom di questo computer tanto che quasi tutti i miei amici ne acquistarono uno.
Vide così non solo la nascita di un vero boom di vendita del computer, ma anche della piaga che ne ha decretato la futura morte ovvero la pirateria ( insieme a piattaforme bislacche come l'Amiga Cd 32 e la nascita di Windows 95 ma sono dettagli che esulano da questo post).
Ed erano tempi veramente assurdi, ve lo garantisco.
I negozi di computer avevano stampe enormi con la scritta " qui giochi per Amiga a 5000 £ " e per ragazzini come noi che in tasca avevano per lo più monetine era una tentazione troppo forte.
L'X-Copy andava a manetta e tutti insieme compravamo le riviste di settore per informarci sui giochi con la valutazione migliore e dopo aver fatto " colletta " si andava a comprarli tutti insieme.
C'era una promiscuità assurda per quel che concerneva i videogiochi tanto che non si sapeva più chi era il legittimo proprietario di un gioco.
Non era raro trovare a casa di qualcuno dischetti che avevo dato per dispersi presi senza il mio consenso e viceversa visto che tutti quanti facevamo la stessa cosa.
Talvolta mi veniva regalato un gioco originale per qualche festività e veniva subito fagocitato dalle mani dei miei amici o dalle mie se capitava a loro.
Però c'era poco tempo per pensarci, perché subito usciva un altro gioco a distrarci da questa sorta di ladrocini che ci perpetravamo a vicenda.
Tutto ciò non è durato molto, forse tre o quattro anni, ma furono anni intensissimi.
Ripensandoci il fatto di poter giocare a così tanti giochi rendeva la longevità degli stessi molto esigua, però alcuni di essi seppero ritagliarsi il proprio spazio rendendosi ai miei occhi indimenticabili.
Ma qual'erano questi giochi?
Eccone alcuni:

Kick Off 2











Il gioco di calcio creato da Dino Dini ha fatto sicuramente la storia di questa piattaforma ed è protagonista anche di uno scorcio della mia.
Come dimenticare gli incredibili strafalcioni in termine di traduzione con perle come " calcio d'angalo " e " cartellino gaillo "?
Un must per tutti noi.
Ho provato a giocarci qualche mese fa, ma inevitabilmente è invecchiato malissimo.

Sensible World Of Soccer











Semplicemente il gioco di calcio più bello mai creato per la piattaforma Commodore e senza dubbio il videogioco a cui ho più giocato in assoluto.
Gioco immortale.
Ancora oggi c'è una comunità di appassionati molto attiva che organizza tornei.
Massima stima per loro.

Turrican 2










Già solo ricordare le bellissime musiche di Chris Hülsbeck contenute in questo splendido gioco mi riporta in tempi molto più spensierati.
Turrican 2 è una via di mezzo tra un platform  e uno sparatutto, ma al di là di quello che è davvero resta sicuramente uno dei giochi più belli dell' Amiga 500 ed uno dei miei preferiti.

Lemmings









Che dire di questo bellissimo e lunghissimo puzzle game della Psygnosis?
Capolavoro senza se e senza ma.
Ci giocai all'inverosimile.

Speedball 2











Il gioco sportivo futuristico per eccellenza firmato The Bitmap Brothers.
Il ricordo più grande che conservo di questo gioco è senza dubbio l'urlo " ice cream " che arriva dalle tribune da parte del venditore di gelati. :-P
Ma scherzi a parte, Speedball 2 è uno dei giochi più divertenti in assoluto e probabilmente uno dei pochi a cui si potrebbe giocare tranquillamente anche adesso visto che è invecchiato benissimo.

Superfrog











Il ranocchio partorito dai geniacci del Team 17 è senza dubbio uno dei platform più riusciti dell'Amiga.
Divertente e difficile il giusto.
Non è il mio preferito, ma sicuramente è uno di quelli a cui ho giocato di più.
Semplicemente bello.

Lupo Alberto









Platform tutto italiano dedicato alla simpatica creatura di Silver.
Non è un gioco perfetto e la grafica degli ambienti è alla lunga ripetitiva, ma resta uno dei platform che mi divertiva di più.
Menzione per la presentazione sonora del gioco firmata Francesco Salvi e per le vignette divertentissime di fine livello.

Apidya











Colonna sonora da sballo per il mio sparatutto preferito per la piattaforma Commodore.
Lo amo tuttora.
La presentazione in stile anime è ancora oggi tra le mie preferite in assoluto.
Giocone!

James Pond 2: Codename Robocod











Il mio platform preferito.
Gioco lunghissimo ( più di tre ore di gioco ) e dannatamente bello.
Divertente da giocare anche adesso.
A me piace ancora tantissimo.

Heimdall









Uno dei pochi giochi originali che avevo.
Regalo di compleanno o di chissà quale altra festività.
Una via di mezzo tra gioco di ruolo, avventura grafica e gioco d'azione.
La grafica fumettosa della Core Design che io ho sempre apprezzato tantissimo e gli enigmi ( non impossibili diciamolo) sparsi in corso d'opera rendevano questo gioco incentrato sulle divinità asgardiane uno dei mie preferiti in assoluto.
Un giorno vorrei ritornare a giocarci.

Project X












Ancora i Team 17 con uno dei giochi più belli graficamente mai partoriti per l'Amiga 500.
Gioco molto bello, ma onestamente gli ho sempre preferito Apidya.
I due giochi uscirono praticamente in contemporanea e non furono gli unici visto che insieme a loro uscì un altro bellissimo sparatutto griffato Psygnosis dal titolo Agony che evito di inserire per non appesantire troppo il post.

The First Samurai










Un altro dei pochi giochi originali in mio possesso, sempre regalatomi dal parentame per qualche festività.
Platform molto affascinante e divertente dalla bellissima ambientazione.
Uno dei miei giochi preferiti!
Ottima scelta, zia!
E grazie, ovunque tu sia.

Gods











Ultimo ma non ultimo per importanza un altro platform ( si vede che era il mio genere di giochi preferito, vero? ) e un'altra perla targata The Bitmap Brothers ovvero il bellissimo Gods.
Quante ore ci avrò speso sopra?
Non lo so, ma erano tantissime!

Già lo so.
Non succede che non succede, ma se dovesse capitare da queste parti qualche cultore dell'Amiga 500 vorrà il mio scalpo per la mancanza in questa lista di alcune pietre miliari come Another World, Flashback, North & South, Fire and Ice, Chuck Rock 2, Monkey Island, Leander, Moonstone, Desert Strike, Lionheart e chissà quanti altri.
Manca persino Ruff' ' n ' Tumble che avrebbe meritato di essere in lista, ma questo è l'unico gioco che ho scoperto tramite l'emulatore perché all'epoca la mia storia d'amore con il figlioccio di mamma Commodore si era già conclusa.
Mancano anche le conversioni ( alcune molto degne ) di alcuni classici Coin-Op dell'epoca, ma anche se mi divertivo a giocare con le versioni per Amiga 500 di giochi come Pang, Rod Land e Ghosts ' n 'Goblins non c'era confronto con le loro versioni originali.
Quelli che ho inserito sono semplicemente i giochi che preferivo di più e con cui solevo divertirmi di più.
Chiedo venia per il papello ed...

Alla Prossima!






martedì 18 ottobre 2016

Di come ho smesso di essere un lettore (casalingo).

Qualche giorno fa mi trovavo davanti alla vetrina di una nota catena libraria ed ho visto in vetrina l'ultimo libro di Stephen King.
Fine Turno è il terzo ed ultimo volume della trilogia Hard Boiled formata dai precedenti Mr. Mercedes e Chi Perde Paga.
Romanzi forse non imprescindibili per quel che concerne il plot narrativo, ma comunque irrinunciabili per un lettore del Re come il sottoscritto.
Fatto sta che per la prima volta, davanti a quella vetrina, mi sono fatto sfuggire il pensiero che forse sarebbe stato un acquisto superfluo.
Ho dato ascolto alla mia coscienza, mi sono rimesso le mani in tasca, ed ho tirato dritto.
Ora, posso raccontarmela quanto voglio che al momento è molto più importante avere i soldi per mettere un piatto di pasta in tavola che spenderli per un libro, ma poi mi rispondo che non faccio la stessa osservazione per ciò che concerne il cellulare o internet, e quindi stendendomi sul divanetto del mio psicologo preferito, cioè io, ne è venuta fuori una roba assurda ma veritiera, ovvero che non sono più un lettore casalingo e che fatico ed ho poca voglia al momento di riprendere quest'abitudine.
Per parlarne in maniera più precisa e pertinente però, mi tocca tornare indietro nel tempo.

Forse la lettura non era al primo posto tra i miei piaceri della vita da infante, ma ne era una componente fondamentale.
Alle elementari ero un patito di fumetti come Topolino e Paperino Mese, Corriere dei Piccoli, i fumetti in cartonato di David Gnomo, ma soprattutto dell'enciclopedia per ragazzi I Quindici, che letteralmente veneravo.
Ero a tutti gli effetti un lettore casalingo che crescendo ampliava le sue letture attraverso i romanzi che collezionava mio sorella e verso i manga ed i fumetti Marvel.
I libri di Stephen King c'erano già, ma erano sporadici ed in prestito, non era scattata ancora la scintilla verso la letteratura.
Nell'anno del millenium bug smisi dl leggere fumetti ed abbandonai quasi completamente la lettura, salvo per il trimestrale di Smemoranda che mi arrivava per posta ogni tre mesi, e poco altro.
Era un periodo in cui i miei interessi erano altri ed ero un fancazzista scavezzacollo che usciva senza un soldo in tasca e con il portafoglio vuoto eccetto la carta d'identità.
Gli spicci che mi trovavo in tasca, quando li avevo, li spendevo per una Tennent's e poco altro.
Vivevo fino in fondo la mia libertà, insomma.
Nel 2003 un lutto in famiglia cambia le mie priorità e la mia esistenza, e mi ritrovo a passare più di 8 ore rinchiuso dentro un'attività commerciale.
Come far passare il tempo in quel luogo angusto tra un cliente e l'altro?
Inizialmente con l'aiuto del walkman e della radio, qualche cruciverba o qualche rivista di videogiochi di mio fratello.
Finché una domenica nell'edicola dove bazzicavo di solito con i miei amici, mi ritrovo davanti il primo volume della Torre Nera di Stephen King, che in quel periodo venne ristampata perché il buon King, dopo essere uscito ancora vivo da un incontro ravvicinato con un Minivan, decise di metterci mano e portare a compimento la saga.
Quel romanzo mi aprì un mondo, quello dei libri.
Comprai in sequenza tutti i volumi della saga pubblicati fino a quel momento, ed ero così preso che mi feci persino un tatuaggio dedicato alla Torre.
Ma cosa fare nel frattempo che uscissero gli ultimi volumi?
Cominciai a comprare libri in maniera compulsiva e a leggerli nell'intervallo tra un cliente e l'altro.
Da King, ad E.A.Poe.
Da Poe a H.P.Lovecraft.
Da Lovecraft a Clive Barker.
E via di questo passo...
In questi tredici anni passati nell'attività di famiglia, difficilmente mi portavo qualcosa da leggere a casa, e per farlo doveva essere roba grossa, cioè roba che mi prendeva così tanto da fare fatica a staccarmene.

Ecco, incosciamente sono rimasto ancorato a quegli anni, a quei momenti.
Leggere un romanzo a casa, adesso, mi viene difficile, innaturale.
Sono ancora troppo emotivamente legato a quei momenti così sereni e tranquilli nel mio angoletto, con mio padre distante tre metri, e dove mi bastava alzare lo sguardo per vederlo con il suo cappello sempre in testa, per poter leggere un libro in maniera serena in questo momento di sofferenza e cordoglio.
Non che non ci abbia provato.
Sono ancora in grado di spararmi cinquanta, sessanta pagine in un'ora, ma tutte le volte che l'ho fatto la mia mente parte per la tangente e non riesco a concentrarmi sull'opera.
Spero che questo momento passi, perché davvero, fino a pochi mesi fa, pensavo che la passione per la letteratura sarebbe stata mia compagna per tutta la vita, ma a quanto pare non è più così.
Facciamo finta che sia una crisi del tredicesimo anno, và.



domenica 1 novembre 2015

I cento libri che ( finora) hanno influenzato la mia esistenza

In principio ci furono i fumetti.
I libri vennero dopo.
Anzi, uno c'era, o meglio, erano quindici.
L'enciclopedia per ragazzi I Quindici è sicuramente la prima lettura che lessi di mia spontanea volontà.
Tutti gli altri, mi vennero imposti.
D'altronde, avevo i miei Topolino e Paperino Mese, avevo Il Corriere Dei Piccoli e i cartonati di David Gnomo, poteva esserci spazio per i libri?
Certo che no.
Ma la maestra delle scuole elementari non era d'accordo, e venne il tempo dei libri di narrativa.
In pratica molti dei primi venti libri della lista dei cento, furono un'imposizione e una scelta dettata dal caso.
Tra quella bailamme di libri posati sulla cattedra, la scelta ricadeva sul titolo più d'impatto o sulla copertina più sgargiante, o peggio ancora, su quello che i tuoi compagni lasciavano per ultimo.
Per fortuna, che bene o male, erano tutti ottimi romanzi.
Con quei libri scoprii che leggere mi piaceva, ma che non avevano ancora il potere di soggiogarmi.
La mia infanzia non era fatta per i libri, ma per il gioco, i fumetti ed i cartoni animati.

Nell'adolescenza di libri ce ne furono pochi.
Leggiucchiavo i libri di mia sorella, ma non di certo per cultura personale.
La mia principale attrattiva era la ricerca spasmodica di scene osé.
Se Henry Miller e Norman Mailer fanno parte di questa lista, è proprio perché hanno una parte fondamentale nella mia formazione sessuale, molto più di qualsiasi film/giornaletto porno.
In quello stesso periodo feci la conoscenza dei romanzi di Stephen King.
Fu amore alla prima pagina, ma ero ancora troppo legato ai Comics americani ed ai Manga, per lasciarmi contagiare tout court dalla letteratura.
Quel tempo venne con l'approssimarsi delle responsabilità dell'età adulta.
Avvenne con un lutto che ha cambiato la mia esistenza e che mi ha portato a rimboccarmi le maniche ed ad abbandonare la felice quanto indolente vita da fancazzista scavezzacollo.
Fu durante quelle lunghe giornate lavorative che i romanzi del Re vennero in mio soccorso.
Un romanzo tirava l'altro, e passare da Stephen King ad altri ventordici autori è stata cosa facile e breve.
Approfitto quindi del bellissimo Meme di Ivano Landi, per citare molti dei romanzi che mi hanno fatto compagnia e che più hanno influenzato la mia carriera da lettore.
Quindi, andiamo:


1) Il Richiamo Della Foresta - Jack London

2) Zanna Bianca - Jack London

3) L'isola del Tesoro - Robert Louis Stevenson

4) Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e di Mr. Hyde - Robert Louis Stevenson

5) Capitani Coraggiosi - Rudyard Kipling

6) I Promessi Sposi - Alessandro Manzoni

7) La Divina Commedia - Dante Alighieri

8) Antiche Sere - Norman Mailer

9) Opus Pistorum - Henry Miller

10) I Quindici - Enciclopedia

11) Cuore - Edmondo De Amicis

12) Pinocchio - Carlo Collodi

13) Tutankhamen - Howard Carter

14) I Ragazzi Della Via Pal - Ferec Molnàr

15) Le Avventure di Tom Sawyer - Mark Twain

16) La Capanna Dello Zio Tom - Harriet Beecher Stowe

17) Tutti i Racconti e Poesie - Edgar Allan Poe

18) Tutti i Romanzi e Racconti - Howard Phillips Lovecraft

19) Dracula - Bram Stoker

20) Frankenstein - Mary Shelley

21) Il Vampiro - John Polidori

22) Carmilla - Sheridan Le Fanu

23) Il Giro Di Vite - Henry James

24) Rosemary Baby - Ira Levin

25) Ghiaccio Nove - Kurt Vonnegut

26) Mattatoio N.5 - Kurt Vonnegut

27) Il Processo - Franz Kafka

28) America - Franz Kafka

29) Racconti Neri e Fantastici - Nathaniel Hawthorne

30) Il Popolo Dell'autunno - Ray Bradbury

31) Cronache Marziane - Ray Bradbury

32) Fahrenheit 451 - Ray Bradbury

33) On The Road - Jack Kerouac

34) La Fattoria Degli Animali - George Orwell

35) 1984 - George Orwell

36) La Collina Dei Conigli - Richard Adams

37) La Guerra Dei Mondi - H.G.Wells

38) L'isola Del Dottor Moreau - H.G.Wells

39) L'uomo Invisibile - H.G.Wells

40) La Nebbia - James Herbert

41) Il Giorno Dei Trifidi - John Wyndham

42) I Figli Dell'invasione - John Wyndham

43) Fanteria Dello Spazio - Robert Heinlein

44) Gli Invasati - Jack Finney

45) Amabili Resti - Alice Sebold

46) L'estate Incantata - Ray Bradbury

47) Paese D'ottobre - Ray Bradbury

48) Le Cronache Di Narnia - C.S.Lewis

49) Il Signore Degli Anelli - J.R.R. Tolkien

50) Le Cronache Del Ghiaccio e Del Fuoco - George R.R.Martin

51) Player One - Ernest Cline

52) La Casa Sull'abisso - William Hope Hodgson

53) L'incubo di Hill House - Shirley Jackson

54) Marina - Carlos Ruiz Zafon

55) IT - Stephen King

56) La Torre Nera 1/7: L'ultimo Cavaliere, La Chiamata Dei Tre, Terre Desolate, La Sfera Del Buio, I Lupi Del Calla, La Canzone Di Susanna, La Torre Nera. - Stephen King

57) Stagioni Diverse - Stephen King

58) Cuori In Atlantide - Stephen King

58) Tre Millimetri Al Giorno - Richard Matheson

59) Io Sono Leggenda - Richard Matheson

60) L'estate Della Paura - Dan Simmons

61) Il Canto Di Kalì - Dan Simmons

62) American Gods - Neil Gaiman

63) Il Figlio Del Cimitero - Neil Gaiman

64) Buona Apocalisse A Tutti - Neil Gaiman/Terry Pratchett

65) Ti Prendo e Ti Porto Via - Niccolò Ammaniti

66) Io Non Ho Paura - Niccolò Ammaniti

67) Ragazzo Da Parete - Stephen Chbosky

67) Febbre a 90° - Nick Hornby

68) La Sottile Linea Scura - Joe R. Lansdale

69) In Fondo Alla Palude - Joe R. Lansdale

70) Saga di Hap & Leonard 1/8: Una Stagione Selvaggia, Mucho Mojo, Il Mambo Degli Orsi, Bad Chili, Rumble Tumble, Capitani Oltraggiosi, Sotto Un Cielo Remisi, Devil Red - Joe R.Lansdale

71) Fight Club - Chuck Palahniuk

72) Rabbia - Chuck Palahniuk

73) Soffocare - Chuck Palahniuk

74) A Volte Ritorno - John Niven

75) Schiavi Dell'inferno - Clive Barker

76) Cabal - Clive Barker

77) Il Mondo In Un Tappeto - Clive Barker

78) I Libri Di Sangue 1/6: Infernalia, Ectoplasm, Sudario, Creature, Visions, Monsters - Clive Barker

79) Il Potere Del Cane - Don Winslow

80) Lo Hobbit - J.R.R. Tolkien

81) La Banda Dei Brocchi - Jonathan Coe

82) Circolo Chiuso - Jonathan Coe

83) La Famiglia Winshaw - Jonathan Coe

84) Psycho - Robert Bloch

85) American Psycho - Bret Easton Ellis

86) La Storia Infinita - Michael Ende

87) Il Gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach

88) Lasciami Entrare - John.A.Lindqvist

89) La Strada - Cormac McCarthy

90) L'esorcista - William Peter Blatty

91) Uomini e Topi - John Steinbeck

92) Il Signore Delle Mosche - William Golding

93) Danse Macabre - Stephen King

94) Il Giovane Holden - J.D.Salinger

95) Bar Sport - Stefano Benni

96) Bar Sport 2000 - Stefano Benni

97) Duel e altri racconti - Richard Matheson

98) Intervista col Vampiro - Ann Rice

99) L'ombra dello Scorpione - Stephen King

100) Omicidi D'annata - Ray Bradbury