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venerdì 24 luglio 2020

Romanzi a cinque stelle



Ultimamente ho letto Per chi suona la campana di Hemingway e riletto Furore di Steinbeck.
Parliamo di due mostri sacri, e di due libri tra i più belli mai scritti.
A leggerne le recensioni, però a volte si hanno dei dubbi sull'oggettività storica nel giudizio di questi romanzi.
Come se i critici di quel tempo avessero preso un abbaglio.
Almeno a leggere alcune recensioni e votazioni odierne.

Proprio nel periodo in cui stavo leggendo questi due libri, mi trovavo con gli amici nella solita piazzetta, e si parlava del più e del meno, quando mi viene fatta una domanda di carattere libresco che mi ha fatto riflettere molto.
Verteva sul fatto che io non avessi recensito e dato le cinque stelle ad una raccolta di poesie pubblicata tempo fa da un mio amico.
La domanda era fatta in tono scherzoso, anche perché raramente si parla di libri nella mia cerchia d'amicizie, perché nessuno ne è interessato e quindi è una passione che tengo per me, però è stata una domanda interessante.

Ho balbettato che non m'intendo di poesia, ma dentro di me pensavo che se avessi recensito quella raccolta mi sarei sentito in " dovere " di dargli le fantomatiche cinque stelle perché è un mio amico.

Ed è qui che casca l'asino, secondo me.

Mi metto nei panni di tutti quegli scrittori che si auto-pubblicano, che hanno bisogno del voto per restare in classifica, ma quanti di questi voti sono sinceri?

Com'è possibile che il libro della De Lellis abbia cinque stelle, e magari su Steinbeck, Roth, Faulkner, ci siano anche frotte di due o tre stelle?

Quanto sono credibili le classifiche su Amazon o Ibs, o quante siano fatte ad arte per spingere all'acquisto di una nuova uscita di tal dei tali?

Io ho smesso di leggere le recensioni su questi siti da anni.
Ma oggi non riesco nemmeno più a fidarmi di quelle su Instagram, perché troppe di esse si basano su collaborazioni.

Di solito l'aggettivo populista viene usato in ambito politico, ma devo dire che anche per quel che concerne le recensioni online è altrettanto valido.

Le cinque stelle di un romanzo auto-pubblicato o di un nuovo autore/trice e quelle di un grande classico della letteratura hanno lo stesso valore o vanno pesate e classificate diversamente?

E' questa la domanda fatidica.
Perché se ci affidiamo al giudizio numerico, molte delle auto-pubblicazioni in base ai voti sembrano dei capolavori della letteratura contemporanea.
E lo stesso vale per quasi ogni romanzo di nuova uscita su Instagram.
Dove gli aggettivi: fantastico, emozionante, si sprecano.
Che poi per carità, è persino legittimo, perché ognuno si emoziona con ciò che vuole, ma se permettete, che un vincitore di un premio Pulitzer o un Nobel, abbia una media voto peggiore di un' auto-pubblicazione o di una nuova uscita, a me fa rabbrividire.


Alla prossima!

venerdì 1 maggio 2020

In quarantena con Francis Scott Fitzgerald

" Ma alle tre del mattino, un pacchetto dimenticato assume la stessa importanza tragica d'una condanna a morte, e la cura non ha effetto, e in una reale notte in fondo all'anima sono sempre le tre del mattino, giorno dopo giorno."

Ho desiderato per tanto tempo di imbattermi in Fitzgerald solo per questa frase, trovata come aforisma in non so quale libro, in pagina bianca, prima di un capitolo iniziale.
Però tempo e desiderio non sempre coincidono.
E non sempre coincidono con la mia volubilità letteraria, che è molto incostante.
La verità è che quando mi sono imbattuto nel Mammut con gran parte delle opere di Francis, ho avuto paura. Ho avuto paura della mole del libro e del fatto che avevo già una nutrita pila di libri da iniziare e portare a termine.
Ho rimandato e rimandato per settimane che poi sono diventate mesi, e solo adesso, complice la penuria di libri e la quarantena, ho trovato il coraggio di affrontarlo.
E com'è andata?

E' andata che Fitzgerald è un grandissimo, ma che non è propriamente nelle mie corde, ed adesso bestemmio, a parte Il Grande Gatsby ed alcuni racconti della raccolta dell' Età Del Jazz, mi sono spesso impantanato, tanto da dovermi dedicare ad altre opere, perché la lettura mi era risultata pesante e prolissa.

C'è del bello nelle atmosfere delle storie di Fitzgerald.
L'atmosfera dell'America del primo novecento, i cambiamenti in corso d'opera della pre o post grande guerra, le feste sfrenate e l'alcool, il proibizionismo e la ricerca smodata della ricchezza e degli agi.
E soprattutto le donne dei suoi romanzi: tutte bellissime, tutte ricche non solo di fascino, ma anche di potere, soprattutto seduttivo.
Quelle donne che sono le vere protagoniste dei suoi romanzi.
Spesso quasi irraggiungibili e smaniose, e che alla fine della giostra, cadono sempre in piedi rispetto alla controparte maschile tutta uguale in ogni racconto e romanzo, uomini spesso in odore di decadenza e nichilismo da trasudare l'ineluttabilità.

Ecco ciò che non ho molto apprezzato nelle sue storie, tutti gli uomini sono uguali, è come se in un certo modo, Francis abbia messo molto di se stesso nelle sue opere.
Tutti gli uomini delle sue storie sono mossi dallo stesso senso di arrivismo, inadatti alla vita ed al lavoro, se non nella ricerca di una eredità o di un amore troppo spesso fragile ed idealizzato.
E se in Al di qua del paradiso tutto questo è appena abbozzato poiché è un racconto di formazione giovanile che trasuda intraprendenza, rabbia  e inesperienza ed anche un po' di arroganza tipica di un personaggio di quell'età, già traspare moltissimo nel suo secondo romanzo, Belli e Dannati.
Una storia d'amore forte e distruttiva.

Ovviamente ogni personaggio va contestualizzato a quel periodo, ma l'uomo di Fitzgerald è fragile e debole, difficilmente amabile.
Ed ho idea che i primi due romanzi siano quasi di preparazione per quel che sarà il suo grande capolavoro, Il Grande Gatsby.

Persino lui, il grande e famigerato Gatsby, è mosso da un desiderio naturale, quanto banale, come l'amore idealizzato.
Il Grande Gatsby rispetto a Tenera La Notte, Belli e dannati e Al di qua del Paradiso, ha però una struttura narrativa molto più avvincente e coesa, che comunque me lo ha fatto apprezzare di più.
E' un gran romanzo, anche se purtroppo avendo visto il film di Luhrmann poco tempo fa, mi ero già spoilerato gli eventi principali.
Avrei voluto arrivarci vergine alle pagine finali, dove probabilmente mi avrebbe ferito di più.
Resta però un romanzo che mi piacerebbe ritrovare in formato cartaceo e che vorrei inserire nella mia libreria.
Delle altre storie mi restano tante belle frasi, tanti bei dialoghi, e le splendide descrizioni dell'America e di altri luoghi di quel periodo storico, il che non è poco, ma non mi hanno lasciato moltissimo.

Bellissimi invece I Racconti dell'età del jazz, che forse proprio perché più brevi, arrivano subito al punto risultando oltremodo gustosi.
E' probabilmente l'opera che ho trovato più di mio gradimento del libro.

Di tenera è la notte posso dire poco, credo che ci sia molto d'autobiografico nella storia, visto che la moglie del protagonista è gravata da uno squilibrio mentale, molto simile a quello della moglie dello scrittore.
Anche qui protagonista è l'amore forte, ma incostante, e con una controparte maschile che lo è altrettanto, come in ogni opera di Fitzgerald, dopotutto.
Non credo che Francis avesse una grande opinione del genere maschile, visto le vicissitudini tendenti all'oblio dei suoi personaggi.

Passare comunque la quarantena con Francis è stato bello, e di questo lo ringrazio.
E' stato impegnativo, spesso al limite dell'arrendevolezza, ma riconosco che è un limite mio.
Sono anche giustificato dal fatto che sono state 1300 pagine di storie.
Io non sono all'altezza della sua narrativa alta e pomposa, ma in qualche modo, ho indossato l'abito nuovo e mi ci sono imbucato.
E per un po' sono stato anch'io in una delle grandi feste di Gatsby e in quel pontile a guardare da lontano il bagliore di una luce verde.

" E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato."

Alla prossima!


lunedì 6 aprile 2020

Il Grande Cielo - A.B. Guthrie Jr.

" Il mondo mi assale come un mare" disse " una collina e poi un vuoto che mi rotola sotto i piedi, cercando di rovesciarmi"

Si ritorna al west, alla vita di frontiera, ai bivacchi solitari, tra le braccia di una squaw, tra bisonti e lupi, tra caccia alle pelli di castoro, ed ai sentieri impervi e scoscesi di montagna.
Si ritorna ai grandi paesaggi americani, tra gli indiani a caccia di scalpi, fino alle compagnie francesi e inglesi di pellicce.
Un crocevia prima dell'avvento di colonizzatori senza scrupoli.
Un grande spaccato di storia americana del primo ottocento.
Dove spesso i contenziosi si risolvevano a colpi di fucile.


Il Grande Cielo è tutto questo ed anche di più.
Strutturato in più archi temporali, questo libro è di facile immersione, ma pesante ed irto, da risultare impegnativo.
Però ripaga, eccome se ripaga.

Via di sinossi:

"Invecchiando, cominciava a sentire le cose in un modo diverso. Gli piacevano ancora vedere le colline e percorrere i fiumi, ma la metà del piacere era nel ricordare. Dopo che c'eri stato, un luogo non era più soltanto un posto qualsiasi. Si aggiungevano il tempo che ci avevi passato, le cose che avevi pensato, le persone con cui avevi bevuto. C'era un tempo iniziale e il posto in sé, e poi c'erano lo stesso luogo, il tempo e l'uomo che eri stato, tutti mescolati insieme, uno con l'altro".

La sinossi è molto suggestiva, ma spiega poco limitandosi a citare una delle più belle riflessioni del romanzo.

Al di là della mole di episodi, la trama è abbastanza semplice:
Seguiamo il percorso di vita di un giovanissimo Boone Caudill ancora capace di provare emozioni ed empatia fino all'inevitabile nostalgia di casa in seguito alla sua fuga, fino alla sua trasformazione in una figura complessa e sempre più enigmatica smussata dal suo candore dalla vita selvaggia e faticosa di montagna.
Dapprima viaggiatore solitario, poi aggregato ad una compagnia che commercia pellicce, fino alla sua ossessione per una giovanissima indiana che lo porterà a vivere e comprendere altri modi di vivere e punti di vista.
Un personaggio con cui in corso d'opera diventerà sempre più difficile empatizzare.
La storia è suddivisa in almeno cinque/sei macro capitoli sulla sua vita e le sue avventure.
Spesso accompagnato da altri due pellegrini con cui incrocia il cammino, Dick Summers e Jim Deakins, due personaggi che chiamare comprimari è riduttivo.
Dick Summers con la sua esperienza, con il suo sentire il peso dell'età, e con le sue riflessioni, è per me il miglior personaggio del libro.

Dire di più su questa splendida avventura sarebbe un delitto.
Il Grande Cielo è un romanzo rude, ma onesto.
Una storia monumentale, in cui percepisci la fatica, la fame, la gioia del nutrimento e della caccia, del rispetto, ma anche di umani che la montagna trasfigura fino alla loro essenza, e non saranno mai più gli stessi.
E dove il fiume Missouri con le sue acque torbide ci ri-catapulta tra i cuori di tenebra.

Dio, come adoro queste storie, e come ho imparato ad amare le lande sconfinate della frontiera.

Il Grande Cielo è parte di una saga in sei volumi, ed il secondo a Guthrie è valso persino il premio Pulitzer.
E' inutile affermare che presto o tardi conto di leggere gli altri volumi, o almeno quelli che sono stati tradotti in italiano.

Un'opera maestosa che merita di essere letta e riletta.
Sarò stato fortunato ad aver scelto finora il meglio del meglio, ma il western mi sta dando parecchie emozioni.


Alla prossima!









mercoledì 29 gennaio 2020

Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam - Nino Baldan

Nino mi ha concesso la possibilità di leggere in anteprima il suo libro e l'ho fatto con piacere.
In verità però, non so se sono la persona giusta.
E lo dico con una punta di invidia, perché io, in un certo senso, mi sono completamente distaccato dal mio fanciullino dentro e dai giocattoli, cartoni animati e videogiochi della mia infanzia.
Mi hanno formato e non li rinnego, ma ogni anno che passa li vedo sempre più lontani, ed i ricordi, i sapori e gli odori che mi accompagnarono, tendo a dimenticarli.

Mi capita a volte di attraversare il cortile che mi porta a casa e di pensare: " ma è lo stesso posto che mi sembrava immenso quanto un campo di calcio di Holly & Benji quando ero piccolo?. "
Oggi quel posto in larghezza e lunghezza mi sembra minuscolo, e gli anfratti e quelle scale, nel blu della notte, meno oscure e meno minacciose.
Sono cresciuto purtroppo, e fatico ad indossare i panni dell'infanzia.
Ed ecco perché sono invidioso di chi riesce a mantenere prima di tutto una precisa memoria storica del suo vissuto come ha fatto Nino con questo libro.
Un vero e proprio blog su carta.
L'amore per quel mondo dorato che erano gli anni '80/90 traspare in maniera netta e radicata, ma allo stesso con un tono preciso, poco romanzesco, che me lo ha fatto apprezzare.
Più saggistico e meno sentimentale, se non nei riguardi della Venezia della sua infanzia, meno contaminata dal turismo e dal business e più a misura del residente.
Cosa che io che abito in un posto poco turistico, non posso capire, ma che in un certo senso ho vissuto solo con l'arrivo del mass market portato dai centri commerciali che hanno di fatto ucciso o ferito in modo serio molteplici attività.


E' un libro onesto, quello di Nino.
Un viaggio attraverso i ricordi e gli oggetti della sua infanzia in salsa pop.
Alcuni di quei giocattoli e quegli anime li abbiamo in comune, altri meno, per una semplice questione anagrafica, visto che io ahimè, credo di essere un po' più vecchio.
Gli anni '80 e 90 sono stati anni di scoperte, soprattutto in ambito videoludico e televisivo, ed oggi appaiono distanti eoni, per quanto omaggiate e citate di continuo.
Non c'era la frenesia di adesso, non c'erano i social ed il tempo sembrava infinito.
La sensazione è che noi bimbi di allora fossimo un po' più ricchi, non per una questione economica, ma perché trattati alla pari, persino in ambito televisivo.
Le censure sono arrivate negli anni '90 e i cartoni animati di quel periodo erano più veri e più tristi.
Ce ne facemmo di pianti. :-P

Arrivati alla fine, Nino ha quindi scritto l'opera perfetta?
Per onestà intellettuale, ci sono cose che da lettore, avrei preferito diverse.
E' talvolta didascalico, ed io forse avrei optato per una consequenzialità temporale tra un capitolo e l'altro, senza andare avanti ed indietro nel tempo tra un oggetto e l'altro, ma d'altronde si tratta di quisquilie derivanti dai miei gusti personali che non inficiano quella che è stata una bella lettura, ed un bel viaggio in una Venezia che non ho mai conosciuto e che rimpiango di non aver mai visitato.


Alla prossima!





lunedì 11 marzo 2019

Trilogia Della Frontiera: Cavalli Selvaggi / Oltre Il Confine / Città Della Pianura - Cormac McCarthy

" Passarono e impallidirono sulla terra sempre più buia, sul mondo a venire."

Uno dei temi narrativi da cui vengo sedotto più facilmente è quello della ricerca.
Che sia di stessi, di un oggetto o di qualcosa che non si sa cosa sia.
Datemi un viaggio, degli uomini a cavallo che vanno verso l'orizzonte, un bivacco ed un percorso ignoto, ed io ci sarò.
Datemi gesta di personaggi simili, ed io li leggerò.
Sarò con loro in viaggio attraverso le pagine, sentirò il rumore degli zoccoli dei cavalli mentre sono al galoppo, sarò seduto con loro davanti al fuoco di notte con l'unico rumore del crepitare dei ciocchi di legno e l'ululato dei lupi e dei coyote.

La trilogia della frontiera è tutto questo.
Aggiungiamoci il talento, il realismo e la crudezza di Cormac McCarthy e possiamo fare ciao,ciao con la manina a tutti.

" Dovevo andare " dicevano Sal Paradise e Dean Moriarty attraverso la penna di Kerouac nelle pagine di On The Road, e John Grady Cole e Billy Parham i due protagonisti della trilogia della frontiera " vanno ".
...E forse non tornano più.

Come è ovvio essendo una trilogia la storia si divide in tre parti:

- Cavalli Selvaggi
- Oltre Il Confine
- Città Della Pianura

Tuttavia ognuno dei tre racconti può essere letto anche singolarmente in quanto le vite dei due protagonisti della vicenda si intersecheranno soltanto nel terzo volume.

Tutte e tre le storie sono ambientate nelle zone di frontiera americana al limite ed oltre il confine con il Messico.
Terre spesso aride, brulle e quasi desertiche.
Terre spesso abitate da persone ospitali, ma anche da masnadieri senza scrupoli.

Ci sono delle differenze sostanziali nei due personaggi cardini di questa trilogia.
Nel primo volume il giovanissimo John Grady parte con il cugino senza un vero motivo, alla ricerca di qualcosa di indefinito e intangibile.
John Grady viene descritto da McCarthy come un cowboy dal talento innato capace di dialogare e capire i cavalli come pochi, un romantico disposto a rischiare tutto, anche se stesso, per amore.
Che sia l'amore per Alejandra nel primo volume o di una giovanissima prostituta nel terzo volume.
Proprio l'amore per Alejandra e l'arrivo come compagno di viaggio di un imprevedibile e burrascoso ragazzino rappresentano la chiave di volta del primo capitolo di questa trilogia.
Possiamo in un certo qual modo dire lo stesso del terzo volume, in cui i sentimenti di John Grady sono il fulcro della vicenda.
Nel west l'unità di misura dell'amore è però il piombo.
E ci si fa male.

Primo e terzo sono di fatto i capitoli più snelli e lineari della trilogia, quelli più scorrevoli e per certi versi prevedibili, quasi inevitabili direi.
Se si conosce un minimo chi li ha scritti, almeno.
Di tutt'altra pasta è il secondo volume, francamente il più difficile ed il più lento da leggere, ma che è probabilmente quello in cui si percepisce di più la fatica ed il viaggio.
Si percepisce di più la solidarietà verso lo sconosciuto che ha bisogno, la fame e la debolezza, l'abbandono, anche tra fratelli.
E' il capitolo più ambizioso, ma anche quello più difficile e farraginoso da leggere, specie per lo scritto molto lento e descrittivo di McCarthy.
E soprattutto trovo Billy Parham un personaggio molto più complesso di John Grady, persino più tragico.
John Grady sceglie la sua strada, anche quella più ardua in maniera consapevole, Billy è un personaggio in balia del destino fin dall'inizio.

Il primo centinaio di pagine del secondo volume in cui Billy parte in solitaria a caccia di una lupa che fa razzie di bovini è straordinariamente raccontato da McCarthy in un centinaio di pagine di bellezza pura.
Sono probabilmente le pagine della trilogia che ho amato di più.

Insomma per non perderci in chiacchiere immagino si sia capito che ho amato ogni capitolo di questa trilogia e quindi non posso che consigliarla a chiunque.
Non che ci fosse bisogno della mia approvazione, visto che parliamo di uno dei più grandi scrittori di sempre.
McCarthy mi aveva già conquistato con La Strada e Meridiano Di Sangue e quindi mi aspettavo mi avrebbe colpito anche con questa trilogia, ma non così tanto.

Il mio unico pollice verso è verso l'inevitabilità sentimentale che ai miei occhi da lettore appare scontata e un po' sui generis, ma è proprio una questione di gusto personale, nulla più.
E poi d'altronde chi non ha avuto 16 anni?
Anche i cowboy si innamorano.
D'altronde, uno dei miei eroi, Roland Deschain di Gilead, era un pistolero, l'ultimo della sua specie, e fondamentalmente un romantico.


Alla Prossima!
















lunedì 31 dicembre 2018

Cosa ho letto nel 2018

Visto che ultimamente vanno di moda le classifiche ed ho avuto poca voglia e lucidità per scrivere, ho pensato ad un post semplice semplice su cosa ho letto in questo 2018.
Così almeno ho anche la scusa per scrivere in calce al post gli auguri di Buon Anno a tutti invece del canonico alla prossima.
Nel post ho inserito solo i libri nuovi che ho letto non considerando le riletture ( che non sono state poche ).
Considerando che ho avuto momenti di buio e momenti in cui non riuscivo a proseguire nella lettura di qualche testo troppo prolisso o noioso per i miei gusti, devo dire che non me la sono cavata affatto male.
Ho letto quaranta libri ed alcuni di essi entrano di diritto tra i miei preferiti di sempre.
Per la classifica delle letture mi sono affidato ad Anobii in base a quando li ho aggiunti, ma non so se effettivamente sia affidabile o meno al 100%.
Di alcuni romanzi che ho letto conservo pochissimo ricordo, segno un po' preoccupante che sto invecchiando.
Ma bando alle ciance:

Il Re In Giallo - Robert W.Chambers

Il Deserto Dei Tartari - Dino Buzzati

La Macchina Del Tempo - H.G.Wells

Glamorama - Bret Easton Ellis

Chiamami Con Il Tuo Nome - André Aciman

Nascita Del Superuomo - Theodore Sturgeon

I Figli Di Medusa - Theodore Sturgeon

Tutti i Racconti 1947-1953 - Philip K. Dick

Molto Dopo Mezzanotte - Ray Bradbury

Indietro Nel Tempo - Jack Finney

La Città Dei Libri Sognanti - Walter Moers

La Casa Delle Vacanze - Clive Barker

Cent'anni Di Solitudine - Gabriel Garcia Marquez

L'Amore Ai Tempi Del Colera - Gabriel Garcia Marquez

L'isola Di Arturo - Elsa Morante

Averoigne - Clark Ashton Smith

Zothique - Clark Ashton Smith

Il Mondo Nuovo - Ritorno Al Mondo Nuovo - Aldous Huxley

Lolita - Vladimir Nobokov

La Scatola Dei Bottoni di Gwendy - Stephen King

L'amico Ritrovato - Fred Uhlman

Il Risciò Fantasma - Rudyard Kipling

Red - Jack Ketchum

Kim - Rudyard Kipling

Il Vecchio e il Mare - Ernest Hemingway

Addio Alle Armi - Ernest Hemingway

Incubus - Ray Russell

Ed Egli Maledisse Lo Scandalo - Mack Reynolds

Effetto Valanga - Mack Reynolds

Shock 1 - Richard Matheson

In Una Piccola Città - Frank Belknap Long

Non Lasciarmi - Kazuo Ishiguro

Il Risveglio Dell'abisso - John Wyndham

Il Cimitero Senza Lapidi ed Altre Storie Nere - Neil Gaiman

Marziani Andate a Casa - Fredric Brown

Incubi & Risvegli - Ramsey Campbell

Lo Straniero - Albert Camus

Achille Piè Veloce - Stefano Benni

Cari Mostri - Stefano Benni

Il Grande Tempo - Fritz Leiber

Come dicevo inizialmente non tutte le letture sono state facili ed alcune di esse mi sono piaciute poco o nulla, ma più che altro per questione di stile o di tematiche che mi aspettavo approfondite in maniera diversa, ma come sempre è un limite mio, mica dello scrittore.

Tra i libri che mi aspettavo diversi e che mi hanno annoiato ci metto: Kim, Effetto Valanga, Il Grande Tempo ( bello per alcuni aspetti, palloso per altri ), Red ( mi aspettavo tantissimo e forse è colpa delle mie alte aspettative ) e La Città Dei Libri Sognanti.

Il mio preferito è certamente L'amico Ritrovato di Fred Uhlman che ho letto almeno tre volte.
Menzione anche per Lo Straniero, Il Deserto Dei Tartari ed Incubus a cui va la palma per il miglior horror che ho letto durante il 2018.
Forse mi aspettavo di più da due autori come Gabriel Garcia Marquez ed Ernest Hemingway, ma non posso affermare che non mi siano piaciuti, anzi.
Però a parte Il Vecchio ed il Mare che ho amato moltissimo, non ho provato particolari brividi ed emozioni con le altre opere di questi due mostri sacri della letteratura.

Ho avuto comunque modo di approfondire e conoscere autori che prima d'ora non avevo mai avuto coraggio ad approcciare, e la considero una cosa buona e giusta.
Sto leggendo meno romanzi horror di un tempo e mi sto aprendo sempre di più a romanzi classici e non di genere, ma lo ritengo normale visto che faccio fatica a trovare la voglia di avvicinarmi all'horror ed al fantastico contemporaneo.
Non a caso molte delle letture del 2018 riguardano autori del passato come Long, Leiber, Chambers o C.A.Smith.
Come vedo il mio 2019 da lettore?
Non posso prevedere il futuro, ma sono convinto leggerò qualche libro in meno, spero comunque di sbagliarmi.
In rampa di lancio ho però già Norwegian Wood / Tokyo Blues di Haruki Murakami che inizierò appena mi passerà la scimmia per la rilettura de La Torre Nera di Stephen King.
A proposito di quest'ultimo, fa specie nella mia classifica di lettura la mancanza della sua ultima fatica The Outsider, ma non ho avuto la possibilità economica di prenderlo.

Alla Prossima e Buon Anno a tutti!




martedì 24 luglio 2018

Incubus - Ray Russell

Ah, le belle copertine di un tempo...
Sfido a trovare una copertina così d'impatto ed evocativa come questa.
Pensate per un attimo se oggi una copertina del genere potesse fare bella mostra di se in una vetrina della Feltrinelli o della Mondadori.
Ci sarebbe da ridere, penso.

Scherzi a parte, ammetto la mia totale ignoranza verso questo autore che ho conosciuto solo grazie ad un post letto su Ilzinefilo, che a questo punto non posso che ringraziare.
Dal poco che si può carpire sulla rete sulla carriera letteraria di Ray Russell, Incubus sembra essere l'unico romanzo che egli abbia prodotto o che almeno è stato tradotto in Italia.
Su Danse Macabre di Stephen King, il Re dipinge Incubus come un romanzo troppo esplicito, ma cita Mr. Sardonicus come lettura consigliata.
Di Mr. Sardonicus ricordo il film, però io del romanzo non ho trovato traccia, ed è un peccato perché lo avrei voluto recuperare.
Mi affido a chiunque arrivi da queste parti, per avere qualche nuova sull'esistenza o meno di questo libro.
Ray Russell è stato comunque un proficuo scrittore di racconti, pubblicati in varie antologie, che avrei una mezza idea di recuperare successivamente.


Incubus l'ho apprezzato molto.
Nell'ottica attuale appare azzardato il giudizio lapidario di Stephen King.
Lo contestualizzo all'epoca in cui fu scritto ( basti pensare che ancora era al di là di venire Clive Barker ), però di scandaloso non mi pare di averci visto molto.
E' vero comunque che ci sono scene cruente e che la violenza carnale è un tema molto crudo e non facile da digerire.
Specie se perpetrata da un essere demoniaco dalle forme impossibili.
Per carità niente che non si sia già visto, letto e sentito in uno dei mille e passa hentai dove donne e uomini si accoppiano con mostri che di antropomorfo hanno ben poco, ma comunque leggere di donne violentate e dilaniate, non è certamente roba per tutti.
La possessione è il tema dominante del romanzo, ma non è certamente l'unico.
Andiamo di sinossi, benché molto approssimativa:

Una tranquilla cittadina americana in riva al mare: Galen, dove tutto è calmo e sereno. Ma le donne sono molto belle, a Galen; troppo belle, forse...Un libro di magia nera rilegato in pelle di strega: le Artes Perditae che possono scatenare la furia di terra, acqua, aria, fuoco. Un ragazzo ossessionato dai ricordi di un passato di tortura che non vuole tacere. Una serie di morti assurde, incomprensibili, violente...Una creatura primordiale, più antica dell'uomo, si è risvegliata in tutto il suo terribile desiderio: l'incubo deve possedere le donne di Galen, deve spargere il suo seme perché fruttifichi e dia nuova vita alla sua razza maledetta. La spinta del sesso lo costringe a colpire, a uccidere di continuo, a trapassare teneri corpi...Un volto umano che può trasformarsi nella più orribile delle maschere. Una doppia identità incomprensibile, mostruosa... E l'antico pugnale designato all'esorcismo.


Appare evidente che Russell si sia ispirato alle opere di Clark Ashton Smith e H.P.Lovecraft anche se per intreccio a me ha ricordato più Richard Matheson e Stephen King nel modo di presentare un intero agglomerato cittadino ed i suoi abitanti.
Rispetto alla prosa di Smith e del maestro di Providence, Russell opta per andare oltre e dimostra di avere ben poca voglia di nascondere il mostro e di scegliere la via indiretta fatta di accenni, sussurri e scene fuori campo, ma bensì di indirizzarci capitolo dopo capitolo verso una narrativa che lascia poco spazio all'immaginazione intraprendendo una via sempre più diretta e d'azione, fino a sfiorare lo splatter.
Un precursore della narrativa stilistica di Clive Barker, potremmo dire.
Incubus è un romanzo che consiglio caldamente anche se non è un libro perfetto.
Alcune cose appaiono incomprensibili ed un po' sconnesse e avrebbero meritato ben più approfondimento, specie alcuni personaggi.
Però è un libro che funziona ed intrattiene, e tutta la parte centrale l'ho trovata molto coinvolgente.
Gli elementi da classico dell'horror ci sono tutti.
Non a caso ne è stato tratto un film uscito nei primi anni '80 ( che credo di non aver visto ).
Meriterebbe un'occhiata.
Dategliela, se vi va.
Si trova pure abbastanza facilmente nel circuito dell'usato.


Alla Prossima!








mercoledì 13 giugno 2018

La Scatola Dei Bottoni Di Gwendy - Stephen King/Richard Chizmar

Ho comprato con molto ritardo l'ultima " fatica " di Stephen King stavolta scritta a quattro mani con Richard Chizmar ( di cui ammetto di essere totalmente ignorante in materia per ciò che concerne i suoi scritti ) ed è con altrettanto ritardo che sono arrivato a leggerla.
Ho letto questo libro in meno di tre ore ed illustrazioni ( carine ) a parte non riesco a concepirne il prezzo.
Come direbbe un personaggio che lo stesso King conosce bene: " la mia mente assolutamente vacilla ."
Potrei chiuderla qui, perché la sensazione è quella di essere stato turlupinato.
Restringiamo il campo e togliamo subito la parola romanzo, perché l'opera non lo è.
Al massimo potremmo parlare di novelletta o uno di quei racconti che potremmo trovare in una di quelle raccolte del Re che escono in genere dopo sette, otto anni.
Anzi, sono certo che La Scatola Dei Bottoni Di Gwendy sarà sicuramente inserito nella prossima raccolta.
E' già accaduto, e probabilmente accadrà ancora.
Via con la sinossi:

Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo. Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male.



Dico subito che la storia non è male.
E' un racconto dal canovaccio molto old style che ricorda un po' le atmosfere del Ray Bradbury di Paese D'ottobre o dei racconti di Richard Matheson ( l'associazione con The Box credo che venga naturale a chiunque ).
Le atmosfere sono quelle di un racconto di formazione in salsa buia a cui il Re ci ha da sempre ben abituato o quasi.
La sensazione di aver già letto lo stesso spunto di trama in centinaia di altre storie è molto tangibile, ma ci si passa tranquillamente sopra, d'altronde gli archetipi per ciò che concerne l'horror sono sempre quelli.
Qui ritorna quello dell'oggetto misterioso dato in custodia da un altrettanto soggetto misterioso che può avere ripercussioni sul piccolo pezzetto di mondo della protagonista e perché no, anche per il mondo intero.
Storia scritta e riscritta da migliaia di altri ed anche da King stesso.
Non a caso sembra l'evoluzione un po' rétro di un altro racconto del Re dal titolo Il Word Processor Degli Dei.
Ritorna anche uno dei villain cardini delle storie di King in una delle sue molteplici identità.
Si ritorna persino a Castle Rock.
Anche se è una Castle Rock un po' poco arredata e molto diafana.
King e Chizmar non hanno molta voglia di esplorarne gli anfratti e si vede.
La prosa è molto asciutta e persino i dialoghi sono molto serrati.
Una piccola storia che fin dal principio appare piuttosto ermetica.
Però si fa leggere ed intrattiene.
Di questi tempi è già qualcosa.
Un mio consiglio?
Se non siete dei fanatici collezionisti del Re come il sottoscritto e volete leggerlo opterei per:

- Aspettare che venga inserito nella prossima raccolta di racconti.

- Leggerlo in formato Ebook con notevole risparmio economico.

- Aspettare un'eventuale uscita in formato paperback.

17,90 euro è un prezzo spropositato.



Alla Prossima!

lunedì 4 giugno 2018

Prefazione, introduzione e postfazione

Un altro degli aspetti più discussi di un libro nei social e nelle discussioni in generale inerenti la letteratura è quello relativo alla prefazione ed alla postfazione.
A cui bisognerebbe aggiungere ( specie nei classici ) l'introduzione saggistica spesso scritta da un altro scrittore/saggista di professione a corollario dell'opera che funge un po' da aperitivo e da incentivo per la lettura del libro.
Tutto ciò però non è percepito da tutti i lettori, tutt'altro.
C'è chi queste introduzioni le salta a piè pari.
E delle prefazioni e delle postfazioni non ne parliamo nemmeno.
Spesso sono gli autori stessi a scherzarci sopra asserendo che quella parte verrà letta soltanto dall'editore, dalla famiglia e da coloro che si aspettano di essere inseriti nei ringraziamenti.
Stephen King, tanto per citarne uno, lo fa spesso.
Aggiungo un altro che le apprezza: Io. :-P

Personalmente adoro conoscere la genesi e l'idea da cui scaturisce una storia.
Adoro l'approfondimento e carpire fin da subito i meccanismi, le opere ispiratrici, magari conditi da aneddoti locali dei luoghi da cui hanno origine.
Alcune di esse nel mio caso hanno lo stesso valore dell'opera stessa, se non di più.
Trovo la prefazione di A Volte Ritornano e del primo romanzo della Torre Nera entrambi di King due capolavori che non smetto mai di rileggere e che mi hanno fornito " input " per successive scoperte librarie.
Allo stesso modo capisco anche chi vuole immergersi a capofitto nell'opera e sceglie di saltarle.
Non approvo, ma non giudico.
Il libro è loro.

Discorso più complesso per ciò che concerne le introduzioni.
Io dico candidamente che in qualche caso mi metto accanto all'accusa.
E quindi capisco chi si lamenta che alcune di esse siano talmente descrittive da essere percepite come una sorta di riassunto troppo rivelatore.
E nel caso dei vecchi cartonati della Fabbri è un dato di fatto, per quel che mi riguarda.
La prima volta che lessi alcune opere di Ray Bradbury in quel formato, mi ritrovai a conoscere molti degli aspetti della storia e persino parte del finale ben prima di leggerlo.
Praticamente un antesignano dello spoiler.


Tutt'altro livello, invece, per quel che concerne gli Oscar Mondadori e i vecchi tascabili Newton che fungono da perfetti apripista.
Quantunque alla fine aggiungono poco o nulla al valore di un'opera che verrà giudicata tale dai gusti di ognuno.


Alla Prossima!




giovedì 10 maggio 2018

Esiste gente che non rilegge

Esiste gente che non rilegge.
Evidentemente costoro hanno bisogno sempre di storie e stimoli nuovi.
E' una scelta di lettura che non mi sento di giudicare, ma che non mi appartiene.
Avrò letto almeno due volte quasi ogni libro della mia libreria e le poche volte che non l'ho fatto è stato perché quel qualcosa non mi era piaciuto per nulla.
In genere quando lavoravo 10 ore al giorno nell'attività di famiglia e non avevo un libro nuovo da affrontare, mi mettevo davanti la libreria ed elaboravo mentalmente quale era il libro che ricordavo meno tra quelli in mio possesso e subito diventava agnello sacrificale nell'altare della rilettura.
Era anche un buon modo per tenere allenata la mente e la mia memoria storica.

Essendo comunque un lettore principalmente di storie di genere dalla trama orizzontale era raro che comunque mi venisse meno lo sviluppo base di un testo.
Uso l'imperfetto perché mi è successo in questi giorni e la cosa mi ha un po' preoccupato.
Perché ho rimosso totalmente di aver letto Gli Uomini Vuoti di Dan Simmons.
Cioè so di averlo letto ed apprezzato, ma non ricordo nessun aspetto della trama.
La cosa mi ha preoccupato ed un po' sconvolto.
Potrei capirlo se lo avessi letto cinque, dieci anni fa, ma credo non siano passati nemmeno due anni.
Sto invecchiando.
E non è una bella cosa.
Credo che le riletture servano anche a questo.
Tenetelo bene a mente quando sui social affermate con sicumera che non rileggerete mai qualcosa.
Invecchiando dimentichiamo.
Perché togliersi il piacere di poter apprezzare nuovamente qualcosa?
Ed a voi è mai accaduto di scordare di aver letto qualcosa repentinamente come è accaduto al sottoscritto?


Alla Prossima!




martedì 14 novembre 2017

Consigli per gli acquisti: Abbiamo Sempre Vissuto Nel Castello / Lizzie - Shirley Jackson

Qualche settimana fa scrissi su Twitter che io di Shirley Jackson avrei letto anche la lista della spesa.
Non cambio idea su quello che scrissi, anzi ci aggiungo che riuscirebbe a procurarmi disagio ed inquietudine anche solo narrando delle sue gesta mentre affetta le carote o il prezzemolo.
Ed è un vero peccato che di un'autrice di così elevato talento noi lettori ci siamo potuti gustare così poco.
Shirley ha una scrittura elegante ed invidiabile ed anche quando le sue storie non hanno elevati picchi di climax riescono a trattenere l'attenzione del lettore fino all'ultima frase ed anche oltre.
Ecco, questo è un aspetto fondamentale.
Ci sono libri che appena li chiudi li impili in libreria e la tua storia con loro finisce lì, magari relegata ad un futura lettura appena verrà meno la memoria storica.
Altri invece circumnavigano nel tuo cervello per giorni e giorni ed è a quest'ultimi che appartengono le storie d Shirley Jackson.
Storie ambigue che ti spingono ad una riflessione analitica.
Per me questo vale tanto.

Oggigiorno siamo invasi da letteratura semplice ed orizzontale, ma sono poche quelle storie che scavano nell'animo umano e vanno in profondità, soprattutto nell'ambito horror e gotico.
Questi due romanzi non li assocerei all'horror nel senso più mainstream del termine, ma di sicuro lasciano un'impronta molto più marcata di molte mostruosità e vari esseri soprannaturali.
Qui il male alberga dentro.
E' insito in noi e in chi ci circonda.
Abbiamo Sempre Vissuto Nel Castello e Lizzie hanno una trama molto basica e monocorde e procedono fino alla fine senza particolari momenti di suspence e questo a prima vista può sembrare un difetto, ma ti seducono seminando dubbi ed inquietudini su ogni aspetto della storia e dei suoi splendidi e complessi personaggi.
Tuttavia se cercate dei libri d'evasione e con una struttura a livelli molto cinematografica con villain e crescendo finale siete nei libri sbagliati e lascerei perdere.

L'edizione dell'Adelphi è sempre curatissima per ciò che concerne la confezione, ma ahimè il prezzo di questa casa editrice è sempre molto alto per quel che concerne le proprie pubblicazioni anche quando si tratta di romanzi degli anni '50/60 come in questo caso.

Ah, Shirley vorrei che tu avessi scritto cinquanta romanzi.
Li avrei letti tutti, te lo giuro.

Alla prossima!


giovedì 21 settembre 2017

Autori che meriterebbero di uscire dalla nicchia - Robert McCammon

Robert McCammon è un autore noto soltanto ai più fervidi appassionati della narrativa horror.
E' in giro da parecchio tempo e molte sue opere sono parallele a quelle di autori che in Italia e nel mondo hanno avuto molti consensi come Stephen King, Clive Barker o Dean Koontz.
Al contrario di essi però nelle librerie lo si è sempre visto pochissimo e solo nell'ultimo decennio la Gargoyle ha deciso di ristampare alcune sue opere altresì trovabili solo tramite il circuito dell'usato e nemmeno a prezzi consoni.
Ho visto circolare uno dei suoi romanzi ( Tenebre ) a 40 Euro.
In McCammon trasuda tutto l'amore per la narrativa orroristica del passato, il rispetto per l'archetipo e spesso le sue storie sono ambientate nelle periferie rurali dell'Alabama e dintorni degli anni '50.
L'impronta autobiografica è molto forte ed è moltissima l'influenza nella sua narrazione di romanzieri come Ray Bradbury e Nathaniel Hawthorne.
Le sue storie parlano sì del soprannaturale ma sempre nel rispetto del contesto storico e non mancano riferimenti alle problematiche americane del periodo in anni in cui l'odio razziale imperversava e quest'impronta si nota soprattutto in opere come La Via Oscura e Il Ventre Del Lago, in un modo che io ho apprezzato tantissimo.
Il Ventre Del Lago in tal senso è un gran bel romanzo di formazione.
A parte una sua lunga pausa a cavallo tra il 1990 ed il 2000 è stato un autore abbastanza prolifico.

Queste le sue opere ( fonte Wikipedia):


- Loro Attendono ( 1980 )
- Hanno Sete ( 1981 )
- Baal (1982 )
- La Via Oscura ( 1983 )
- La Maledizione Degli Usher ( 1984 )
- L'invasione ( 1987 )
- Tenebre ( 1987 )
- L'ora Del Lupo ( 1989 )
- Mary Terror ( 1990 )
- Il Ventre Del Lago ( 1991 )
- L'inferno Nella Palude ( 1992 )
- Io Viaggio Di Notte ( 2013 )

Cosa ho letto io:
Hanno Sete, Baal, La Via Oscura, Il Ventre Del Lago.
Sono in possesso di altri suoi romanzi, ma penso di prendermi una pausa dopo aver letto Mary Terror e Tenebre, che sono in procinto di iniziare.

Ma cos'è che ha reso questo autore così di nicchia?
Dal punto di visto narrativo e della scrittura, io credo che McCammon abbia ben poco da invidiare a Stephen King o Clive Barker.
Le sue storie sono ottime e finora non mi hanno mai deluso.
Però pagano il fatto di essere poco iconiche.
E' questo il punto.
Il cinema ha dato una grossissima mano a Stephen King ed a Clive Barker, ma ha ignorato bellamente le opere del buon Robert.
Le sue storie sono ottime, ma non lasciano impronta duratura e non riescono ad entrare nell'immaginario collettivo.
Forse mancano di carisma.
E' un'idea parziale, perché in fondo sono a meno della metà della sua produzione però è un dato di fatto che siamo lontani da figure che sono rimaste nell'immaginario collettivo come Cujo, Pennywise, Cabal e Pinhead.
Tanto per citarne alcuni.
Allo stesso tempo però meritano di essere lette e di uscire dal sottobosco degli appassionati.
Dategli un'occhiata.
Io lo sto facendo e non me ne sto pentendo.
Anzi.


venerdì 8 settembre 2017

Le Mie Letture Estive

Il tempo scorre inesorabile e l'estate scappa via.
Il tempo si è portato via anche numerose ore di copertine, sinossi, capitoli, frasi e personaggi.
I libri sono una delle mie poche oasi di pace, tranquillità interiore ed esteriore in un'esistenza molto oppressiva in un posto dove molto spesso non mi trovo a mio agio.
Quasi sempre, direi.
Non vorrei sembrare melenso, leopardiano e afflitto dal male di vivere, ma io al mondo penso di non saperci stare.
Mi sento scomodo.
Il mondo più che un'ostrica mi sembra un materasso sfondato.
Come si evince però, ho letto parecchio.
Ed è comunque vita.
Molte opere volevo leggerle in cartaceo, ma va bene anche così.
Si fa di necessità virtù, a volte.
Ci sono libri che non ho iniziato ed aspettano di essere aperti da eoni, altri che ho divorato, altri ancora in cui mi sono genuflesso davanti alla bravura di un autore.
Altri che mi hanno fatto inorridire.
Uscire indenni dalla lettura delle 120 Giornate Di Sodoma non è un'impresa facile.
Ho riscoperto il genere horror ed alcuni autori che mi ronzavano intorno da anni e con cui ho avuto e sto avendo una bella relazione intellettuale.
Tra tutti: Robert McCammon, J.G.Ballard ed Ira Levin.
Il primo ha una scrittura per me molto riconoscibile ed assimilabile ad opere mainstream come quelle di Stephen King in cui comunque riecheggiano gli archetipi di sempre e gli omaggi agli autori del passato.
Mi ha conquistato velocemente e sarà protagonista attuale e futuro di molte mie letture.
Ballard è uno scrittore molto più ostico ed ermetico, talvolta stitico e talmente subdolo da essere poco apprezzabile, ma le cui opere ti circumnavigano nel cervello anche molto dopo la lettura e questo per me non può che essere un merito.
Nei riguardi di Ira Levin mi genufletto solamente.
I Ragazzi Venuti Dal Brasile è un romanzo delizioso, ma in generale tutta la sua scrittura è tra le più chiare e limpide che abbia mai affrontato.
Essenziale, ma senza lasciare nulla al caso.
Dialoghi bellissimi e sceneggiature perfette fanno il resto.
Da un punto di vista narrativo non sgarra di una virgola.
Ecco quindi cosa ho letto da maggio in poi:

-  La Caduta Di Hyperion - Dan Simmons
- Il Racconto Dell'Ancella - Margaret Atwood
- Cristalli Sognanti - Theodore Sturgeon
- Gioco Dannato - Clive Barker
- Danse Macabre ( rilettura ) - Stephen King
- Tre Millimetri Al Giorno (rilettura) - Richard Matheson
- Planetes (4/4) - Makoto Yukimura
- Ragazzi Di Vita - Pier Paolo Pasolini
-  I Figli Della Paura - Dan Simmons
- L'estate Incantata - Ray Bradbury
- La Festa Del Raccolto - Thomas Tryon
- Crash - J.G. Ballard
- L'isola Di Cemento - J.G.Ballard
- Gli Uomini Vuoti - Dan Simmons
- I Guerrieri Della Notte - Sol Yurick
- La Valle Dell'Eden - John Steinbeck
- Il Cerchio - Dave Eggers
- La Svastica Sul Sole - Philip K. Dick
- Millenium People - J.G.Ballard
- I Ragazzi Venuti Dal Brasile - Ira Levin
- La Fabbrica Delle Mogli - Ira Levin
- Un Bacio Prima Di Morire - Ira Levin
- Scheggia - Ira Levin
- La Principessa Sposa - William Goldman
- In Viaggio Con L'assassino - Jack Ketchum
- Le 120 Giornate Di Sodoma - Marchese De Sade
- Baal - Rober McCammon
- Hanno Sete - Robert McCammon
- I Trasfigurati - John Wyndham
- La Via Oscura - Robert McCammon ( in lettura)

Alla Prossima!




venerdì 7 luglio 2017

La Valle Dell'Eden - John Steinbeck

Questa non è una recensione.
Vallo a recensire l'amore.
E' più che altro un'elegia estatica nata sul momento.
Nel post scorso scrissi che esistono libri che sapevo già prima di averli letti che mi sarebbero piaciuti.
Per altri invece è un appuntamento al buio o quasi.
Ne conosciamo stralci, ne vediamo la sinossi e poco altro.
E' Badoo o Tinder applicato alla letteratura.
E così come ci sono incontri, baci, sollazzi sessuali più appaganti di altri, esistono anche libri che ti danno un medesimo effetto.
Che ti lasciano svuotato ed inerme come se dopo aver avuto un orgasmo avessi versato ogni singola goccia del tuo seme.

La Valle Dell'Eden di Steinbeck è stato per me tutto questo.
Forse anche di più.
Mi ha lasciato con la sensazione che dopo un'opera così i romanzi successivi che leggerò difficilmente avranno senso.
Mi fa un po' paura tutto ciò.
Mi fa paura l'enormità.
La complessità e la bellezza dei personaggi di quest'opera mi ha letteralmente divorato dall'interno ed alla fine mi sono dispiaciuto per essi come fossero stati personaggi reali.
E dire che come persona non sono il massimo dell'empatia nei riguardi di ciò che mi circonda.
Però la letteratura a volte mi devasta.
Per assurdo La Valle Dell'Eden non lo considero nemmeno il più bello dei romanzi di Steinbeck, credo che Furore e Uomini e Topi abbiano una marcia in più nel ritmo, ma non so perché La Valle Dell'Eden mi ha colpito nel profondo molto di più.
E mi ha fatto capire che non ci sarà mai nessun archetipo horror che sia un vampiro, Pennywise, il mostro della laguna nera, un licantropo, Cthulhu o Nyarlathotep che tenga dinanzi all'egoismo, l'invidia e la malvagità degli esseri umani.
Credo che questo tipo di letteratura si ponga ben più in alto e lo dico da amante del genere horror/fantastico.
Sembra un'ovvietà ma finora per me non lo era.
Grazie della lezione Mr. Steinbeck.


" Io credo che esistano al mondo mostri nati da genitori umani."
La Valle Dell'Eden - John Steinbeck.

giovedì 8 giugno 2017

Leggete le opere di Dan Simmons!!!11!1

E' ufficiale: io amo Dan Simmons.
Potrei farne un peana, ma non mi sento in grado.
Quello che voglio fare nel mio piccolo è urlare ai quattro venti di leggere le sue opere, perché meritevoli e non poco.
Ed invece qui in Italia è praticamente conosciuto solo dagli affezionati e negli scaffali inondati da romanzi di Martin, Stephen King e Dean Koontz, non v'è traccia alcuna dei suoi bellissimi libri, che sì vengono ristampati ma a tiratura limitatissima.
Basti pensare a L'estate Della Paura che su Ebay viene venduto a cifre astronomiche solo perché risulta fuori catalogo.
E pensare che un po' di tempo fa ristamparono facendolo uscire in allegato con un quotidiano il suo seguito L'inverno Della Paura, che era sì era leggibile a sé stante, ma comunque da leggere successivamente al primo!
Vengo proprio adesso dalla lettura de I Figli Della Paura ( titolo orribile rispetto all'originale Children Of The Night), e come sempre non mi ha deluso.
Il suo approccio è colto e storicamente accurato e si vede lontano chilometri che dietro c'è un lavoro
certosino dei luoghi e dei periodi storici in cui questi romanzi vengono ambientati.
Il suo lavoro sul vampirismo in questo romanzo è forse meno affascinante e dinamico di altri libri più blasonati e chiacchierati di questo genere, ma forse un tantino più realistico ( per quanto è possibile in un archetipo del genere).
Certo, ci sono alcuni manierismi e coincidenze assurde tipiche di questa categoria di romanzi, ma sono del tutto trascurabili.
I Figli Della Paura è un ottimo romanzo.
Quindi se vi capita date un'occhiata al catalogo delle sue opere e scoprirete che è un autore poliedrico capace di spaziare tranquillamente dal romanzo di formazione horror alla fantascienza in modo altrettanto esemplare.
Adesso bestemmio: per me L'estate Della Paura rivaleggia come bellezza del testo e personaggi a IT o Stand By Me di Stephen King, e se IT è superiore è solo perché la figura di Pennywise è più suggestiva ed affascinante rispetto alla nemesi molto più " statica " del romanzo di Simmons.
E che dire di un'opera che mischia distopia, fantascienza, religione e letteratura come la saga di Hyperion?
Nulla, va solo letta ed apprezzata come merita.
E poi c'è la leggendaria figura dello Shrike che da solo vale la lettura dell'intero ciclo.
Confidando di riuscire a leggere ben presto anche Gli Uomini Vuoti ed i restanti volumi del ciclo di Hyperion che ancora mi mancano non resta che dileguarmi.

Alla prossima!






venerdì 5 maggio 2017

Pregiudizi letterari e letture varie ed eventuali

Voglio provare ad essere onesto anche per essere un po' stimolato a superare alcune delle mie barriere pregiudiziali di natura letteraria, e quindi dichiaro in maniera abbastanza imperdonabile che ho una certa ritrosia per la letteratura moderna, quella italiana soprattutto.
I motivi sono molteplici, ma il più lampante è un mio ingiustificato pregiudizio verso gli autori del fantastico e dell' horror italiano.
D'altronde basta vedere le mie letture o farsi un giro sulla mia bacheca Anobii per vedere che la stragrande maggioranza delle mie letture è prima di tutto per lo più scritta da autori stranieri e per lo più indietro nel tempo, salvo eccezioni come Niccolò Ammaniti, Joe R. Lansdale, Neil Gaiman, John Ajvide Lindqvist e Stephen King che mi porto dietro dagli inizi della mia " carriera " da lettore di romanzi.
In verità è proprio il genere horror che negli ultimi anni, Lindqvist a parte, non riesce più a sfornare un autore che è riuscito a convincermi pienamente.
Ho tentato con:

Joe Hill che altri non è che il figlio di Stephen King, ma sia La Vendetta Del Diavolo che La Scatola A Forma Di Cuore per quanto leggibili non mi hanno certo sconvolto la vita, anzi.

La trilogia Nocturna di Guillermo Del Toro & Chuck Hogan?
La Progenie è bellissimo, La Caduta accettabile, il volume finale Notte Eterna personalmente mi ha deluso all'inverosimile.

La trilogia di Justin Cronin?
Il Passaggio è un romanzo bellissimo, I Dodici abbastanza insipido, ed il terzo The City Of  Mirrors mi sa che in italiano rischia di non essere tradotto nemmeno, visto il flop che credo sia stato il secondo in termini di vendite.

Ed ecco quindi spiegato il motivo della quasi totale assenza di letture horror negli ultimi mesi.
L'unico che ho letto è stato La Fortezza di F. Paul Wilson ed è servito a riconciliarmi con un genere che ultimamente mi vede poco protagonista.
Non è mia intenzione farne una recensione perché credo di aver chiuso questo mio capitolo da blogger, però non posso che consigliarvelo senza riserve.
E' un romanzo veramente bello!
E visto che siamo in ballo, ecco le mie letture e le mie riletture ( ci sono state anche quelle ) dei miei ultimi mesi:

- Signor Malaussène - Daniel Pennac
- Ultime Notizie Dalla Famiglia - Daniel Pennac
- L'ombra Del Vento - Carlos Ruiz Zafon
- Hyperion - Dan Simmons
- American Gods ( rilettura ) - Neil Gaiman
- I Ragazzi Di Anansi ( rilettura) - Neil Gaiman
- Stardust ( rilettura ) - Neil Gaiman
- Nessun Dove ( rilettura) - Neil Gaiman
- Cronache Marziane ( rilettura) - Ray Bradbury
- La Fortezza - F. Paul Wilson
- Il Buio Oltre La Siepe - Harper Lee

In procinto:

- La Caduta Di Hyperion - Dan Simmons
- Infinite Jest - David Foster Wallace

Temo però sarà difficile che io attualmente abbia il cipiglio giusto per affrontare un libro così lungo e ostico come il romanzo di Wallace, ma mai dire mai.

Alla prossima!





martedì 21 marzo 2017

Cosa avrei voluto leggere e non ho letto in questi mesi e cosa non avrei voluto leggere ed ho letto in questi mesi

Negli ultimi mesi ho letto una ventina di libri.
Di questi, l'unico che ho comprato è Fine Turno di Stephen King, che è anche l'unico romanzo horror che ho letto.
C'è una spiegazione a tutto questo:
Faccio fatica a leggere in ebook ciò che io voglio " possedere " in cartaceo e non avendo soldi e non potendo permettermi di girovagare per mercatini virtuali e non ho relegato i romanzi horror e quelli di genere fantastico in una sorta di wishlist che a questo punto non so fino a quando resterà tale.
Magari per mesi, anni, lustri, chissà.
In genere leggo in formato ebook tutto ciò che ritengo non fondamentale come lettura.
Questo non significa che io non apprezzi quei romanzi, ma di sicuro non erano tra le mie priorità del momento.
Ecco, in parole povere, se le cose non fossero andate alla deriva come sono andate, le mie letture sarebbero state certamente diverse.
Questo post è una sorta di What If... di marveliana memoria per indicare i romanzi che avrei probabilmente comprato e che avrebbero fatto bella mostra di sé nella mia libreria se una mattina di agosto la mia vita non fosse stata rivoltata come un calzino.
Ma prima parliamo di ciò che ho letto in questi ultimi mesi:

- La Fata Carabina - Daniel Pennac
- Due Di Due - Andrea De Carlo
- La Passione Secondo Théresè - Daniel Pennac
- La Prosivendola - Daniel Pennac
- Fine Turno - Stephen King
- Ubik - Philip K. Dick
- La Svastica Sul Sole - Philip K. Dick
- Questo Giorno Perfetto - Ira Levin
- Furore - John Steinbeck
- Cacciatore Di Androidi - Philiph K. Dick
- La Colazione Dei Campioni - Kurt Vonnegut
- Il Ragazzo Dei Mondi Infiniti - Michael Reaves / Neil Gaiman
- Neuromante - William Gibson
- Il Ragazzo Del Bounty - John Boyne
- Cuore Di Tenebra - Joseph Conrad
- Guida Galattica Per Gli Autostoppisti - Douglas Adams
- La Vita, L'universo E Tutto Quanto - Douglas Adams
- Educazione Siberiana - Nicolai Lilin
- Addio, E Grazie Per Tutto Il Pesce - Douglas Adams
- Praticamente Innocuo - Douglas Adams

In lettura o in procinto:

- Infinite Jest - David Foster Wallace
- Signor Malaussène - Daniel Pennac
- Ultime Notizie Dalla Famiglia - Daniel Pennac

Alcuni di essi sono dei capolavori ed è indiscusso che Cuore Di Tenebra, Ubik e La Svastica Sul Sole un giorno vorrei recuperarli anche in cartaceo.
Mi genufletto davanti a Furore di Steinbeck che mi ha coinvolto come pochi ed anche davanti ad Il Ragazzo Del Bounty di John Boyne che mi ha fatto venire il magone in più punti, ma le storie navali mi affascinano sempre ed era prevedibile.
Ma quanti di questi libri avrei letto se non mi fossero stati prestati?
Forse meno della metà.
Ecco invece ciò che avrei letto se non mi fossi ritrovato improvvisamente a gambe all'aria:

- Julia - Peter Straub
- Koko - Peter Straub
- Il Drago Del Male - Peter Straub
- Gioco Dannato - Clive Barker
- Apocalypse - Clive Barker
- Everville - Clive Barker
- Abarat - Clive Barker
- Indietro Nel Tempo - Jack Finney
- La Macchina Del Tempo - H.G.Wells
- La Ragazza Della Porta Accanto - Jack Ketchum
- Red - Jack Ketchum
- Tenebre - Robert McCammon
- Baal - Robert McCammon
- Mary Terror - Robert McCammon
- Il Grande Tempo - Fritz Leiber

Avevo anche puntato tutte le opere di Dan Simmons ( che comunque avevo già letto anni fa ) ed il poco che ancora si trova di Clark Ashton Smith.
Non tutto è facilmente reperibile e quindi sarebbe stata un'impresa improba, ma il bello della ricerca è proprio quello, ovvero la speranza d'imbattercisi in un mercatino dell'usato, ma con il portafoglio in consunzione è una ricerca persa in partenza.

Alla prossima!




venerdì 3 febbraio 2017

Di come ho scoperto di non essere all'altezza di leggere opere di un determinato genere

Nonostante la letteratura horror sia sempre predominante tra le mie letture, sono sempre stato un lettore onnivoro che spazia tra più generi.
Uno però mi ha sempre spaventato più di tutti, la fantascienza.

Ciò che mi spaventa di più di questo genere di narrativa è il linguaggio " tecnico ", che tanto mi sta mettendo in difficoltà in questi giorni con la lettura di quel bel romanzo che è Neuromante di William Gibson.
Tanto bello, tanto quanto è complicato da seguire per uno che ha poche conoscenze tecniche e fantascientifiche come il sottoscritto.
Fatico a seguire il ritmo della storia proprio perché non ho gli schemi mentali adatti e perché molti dei concetti e dei termini mi sono totalmente estranei.
Quindi diventa palese e facilmente appurabile la mia totale ignoranza .
Non che non abbia già letto qualcosa di questo genere.
Adesso non mi sovvengono tutti, ma di sicuro ho letto:
 - I Figli Di Matusalemme e Fanteria Dello Spazio di Heinlein.
- Cronache Marziane ed altri racconti di fantascienza pubblicati in varie raccolte di Ray Bradbury.
- La Guerra Dei Mondi, L'uomo Invisibile e L'isola del Dottor Moreau di H.G. Wells.
- Cacciatore di Androidi, Ubik e La Svastica Del Sole di Philip. K. Dick.
In futuro ho intenzione di colmare le mie lacune su questo tema visto che ho intenzione di recuperare tutte le opere di Asimov, la saga di Dune di Frank Herbert e la saga di Hyperion di Dan Simmons.
So benissimo che la fantascienza di Gibson è più orientata verso il cyberpunk e quindi molto diversa da quella dei sopracitati autori, però credo di non essere ancora pronto per affrontare le sue opere.
Sarà che prima di questo libro le uniche opere che sfiorano questo tema che avevo letto furono due manga come Akira e Eden, ma fatto sta che per la prima volta mi sono sentito non all'altezza di leggere un libro e non è una bella cosa da scoprire.
Credo che il vero errore da me commesso sia il fatto che prima di dedicarmi al cyberpunk avrei dovuto iniziare con la fantascienza più classica, ed è quello che ho intenzione di fare in un prossimo futuro.

Alla prossima!




venerdì 4 novembre 2016

Cosa ho letto in questi mesi di latitanza?

Stavo aggiornando la mia libreria virtuale su Anobii, quando mi è venuto in mente che non avevo ancora parlato su questo spazio di ciò che avevo letto in questi mesi.
Al di là della disaffezione letteraria di cui ho sofferto in questo periodo, devo dire che per quel che concerne i mesi scorsi, i risultati non sono poi così catastrofici come paventavo inizialmente.
Insomma non sono ancora diventato uno degno del catastrofismo made in ISTAT dell'ultimo periodo.
Ovvero coloro che leggono soltanto l'autobiografia del cantante/youtuber/sportivo di turno oppure robe come le sfumature di tutti i colori o distopie varie con protagoniste procaci adolescenti.
Ho letto almeno 25 libri, di cui 21 nel periodo di latitanza da questo spazio.
Vediamo quali sono:

- Meridiano Di Sangue - Cormac McCarthy

- Agostino - Alberto Moravia

- Muri Di Carta - John Ajvide Lindqvist

- Una Piccola Stella - John Ajvide Lindqvist

- L'orrore Del Mare - William Hope Hodgson

- Ombre Del Male - Fritz Leiber

- Nelle Terre Estreme - Jon Krakauer

- Il Bazar Dei Brutti Sogni - Stephen King

- Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino - Christiane F.

- Jack Frusciante è Uscito Dal Gruppo - Enrico Brizzi

- Imagica - Clive Barker

- Il Giardino Di Cemento - Ian McEvan

- Galilee - Clive Barker

- Il quinto libro delle Cronache Del Ghiaccio e Del Fuoco ( I Guerrieri Del Ghiaccio, I Fuochi Di Valyria e La Danza Dei Draghi ) - George R.R. Martin

- Il Canyon Delle Ombre - Clive Barker

- Factotum - Charles Bukowski

- Ghost Story - Peter Straub

- Il Condominio - J.G. Ballard

- Sacrament - Clive Barker

- L'ospite di Dracula - Bram Stoker

- Il Paradiso Degli Orchi - Daniel Pennac

Ho in lettura La Fata Carabina sempre di Pennac e sono in possesso di tutti gli altri volumi del ciclo di Malaussène, ma visti i miei ritmi di lettura di questi ultimi mesi non sono convintissimo che li riuscirò a leggerli tutti entro la fine dell'anno.

E' interessante notare come 11 di questi romanzi li ho letti in formato ebook e 10 soltanto di essi in formato cartaceo.
Di quei 10 solo Il Bazar Dei Brutti Sogni è stato comprato a prezzo pieno in una libreria di grande distribuzione, mentre tutti gli altri li ho presi su Ebay.
Caso a parte merita Nelle Terre Estreme che me lo sono ritrovato davanti al prezzo di 1 Euro, poiché nel negozio di usato librario in cui mi trovavo era in corso una svendita, causa trasloco del locale.
Avrei comprato anche altro in quella libreria, ma purtroppo il titolare aveva già praticamente inscatolato tutti i libri, tranne la bacheca dove spiccava il libro di Krakauer.

Se dovessi indicare la lettura migliore di questi mesi, probabilmente direi Ghost Story di Peter Straub.
Lo scrittore inglese, famoso nella landa italica per la collaborazione a quattro mani con Stephen King nei romanzi Il Talismano e La Casa Del Buio, ci regala una perla gotica di rara bellezza.
Un autore che meriterebbe seduta stante di uscire dal limbo dei fuori catalogo, anche se per fortuna le sue opere sono facilmente reperibili nel circuito dell'usato.
Purtroppo i guai che ho avuto in questi ultimi mesi hanno fatto sì che procrastinassi a data da destinarsi eventuali altri suoi libri.

Come dicevo nel post precedente, per la prima volta nella mia vita da lettore, a malincuore ho saltato a piè pari l'ultima fatica letteraria di Stephen King, ma anche qui conto di rimediare appena smaltita l'inopia economica di questo periodo.

Ho letto quattro romanzi di Clive Barker e se non avessi vissuto ciò che ho vissuto, forse ne avrei letti altri.
Clive Barker mi piace da impazzire.
Adoro la sua prosa prorompente, adoro il suo erotismo strisciante e le sue creature orrorifiche, ma devo ammettere che i quattro romanzi in questione non sono proprio il massimo dal punto di vista narrativo e gira e rigira, mi pare che i suoi testi ritornino spesso sugli stessi argomenti.
Mi riservo di parlarne meglio in futuro.
Altresì rimango emotivamente legato tantissimo a Sacrament, che sicuramente non scorderò mai.
E' stato il romanzo che leggevo quando facevo le notti in ospedale con mio padre e vegliavo su di lui, ed è stato un palliativo più che ideale.
Ho anche un aneddoto curioso su questo romanzo.
Una mattina che non ero presente e avevo lasciato il romanzo sul comodino di fianco al suo letto, mio padre mi raccontò che il medico che era passato quella mattina per le cure di rito, mentre gli infermieri espletavano il loro servizio, si sedette sulla sedia accanto al letto e si mise per almeno quindici minuti a leggere Sacrament chiedendogli ragguagli sul libro e sul proprietario dello stesso.
Chissà che idea si sarà fatto visto che la trama verte su una visionaria avventura di un famoso fotografo gay dopo un incontro ravvicinato con un orso bianco nella baia di Hudson.

Ho letto anche fumetti:

- 4 numeri di Preacher.

- 5 numeri di The Walking Dead.

- 1 di Berserk ( il 75) di ritorno nelle edicole dopo più di due anni, credo.

Ho anche tutti i numeri di Nausicaä Nella Valle Del Vento di Miyazaki e i due volumi di Jonas Fink di Vittorio Giardino, ma di questo passo chissà quando li leggerò.
Confidando di ritornare a livelli di lettura quantomeno accettabili, mi congedo.
Alla prossima!







domenica 24 gennaio 2016

L'estate Dei Morti Viventi - John Ajvide Lindqvist

In questi giorni di venti gelidi e labbra blu, nonché di lunghi silenzi virtuali, sono tornato ad accumulare e a leggere libri.
Sai che novità, direte voi.
Scherzi a parte, mi sono prodigato nel recupero de L'orrore Del Mare di Hodgson in edizione tascabile Newton, Ombre Del Male di Fritz Leiber targato Urania, e successivamente ho colmato la lacuna per quel che concerne alcune opere di John Ajvide Lindqvist, un autore svedese di cui in passato mi sono innamorato leggendo il suo bellissimo Lasciami Entrare.
Erano molti anni che corteggiavo le sue opere, ed a dirla tutta, già in passato avevo ceduto alle sue lusinghe procurandomi Il Porto Degli Spiriti, ma in quel caso la lettura non fu indolore, considerato quanto poco mi piacque.
Il tempo ha lenito le ferite e, superata la precedente delusione, era ora di dargli un'altra possibilità.
Ho preso così L'estate Dei Morti Viventi, la raccolta di racconti Muri di Carta e Una Piccola Stella, ma per gli ultimi due ci sarà tempo e modo di parlarne, poiché oggi è il turno de L'Estate Dei Morti Viventi.
Via con la sinossi:

Stoccolma è sull'orlo del caos. Dopo un'ondata di caldo torrido, in città si è creato un campo elettrico di grande intensità. Le lampade non si spengono, gli apparecchi elettrici non si fermano, i motori continuano a girare. Poi si scatena un'emicrania collettiva. Si diffonde la notizia che negli obitori i morti si stanno risvegliando. C'è un giornalista, il cui nipote è appena stato seppellito, che si chiede se anche i morti sotto terra stiano riaprendo gli occhi. E un'anziana signora, in attesa del funerale del marito, che sente bussare alla porta in piena notte. E ancora, un uomo disperato che prega Dio di riportare in vita la moglie. Ma poi quando i morti tornano, cosa vogliono? Quello che vogliono tutti: tornare a casa. E riaverli con sé, non è esattamente come ci si aspettava.


Parto con una piccola premessa: le storie di zombie mi hanno stufato.
Tra The Walking Dead, Z Nation, World War Z, Diario Di Un Sopravvissuto Agli Zombie e chi più ne ha più ne metta, il genere è certamente tra i più sopraesposti, però c'è da dire che il romanzo di Lindqvist prende non poco le distanze dall'iconografia ormai stantia di questo genere, concentrandosi più sul mistero della morte, l'elaborazione del lutto, e le conseguenze psicologiche e fisiche di un eventuale ritorno alla ( non ) vita.
Era dai tempi di Pet Sematary di King, che non leggevo una storia simile.
Ed a proposito dello scrittore del Maine, appare molto evidente la sua impronta in questo romanzo dello scrittore svedese.
Entrambi scelgono come ambientazione i posti che conoscono ed in cui vivono, ed entrambi inseriscono l'elemento soprannaturale in un sobborgo cittadino credibile e ben delineato.
Ma in fin dei conti com'è questo romanzo?
L'ho trovato strano, forse un po' vago, ma interessante.
Non aspettatevi i tipici zombie erranti e mangia interiora di The Walking Dead ed affini, questi camminamorti sono molto diversi e ben più inquietanti, per quel che mi riguarda.
Ci troviamo davanti più un romanzo del mistero, che un vero e proprio romanzo dell'orrore.
L'estate Dei Morti Viventi è un romanzo complicato che ti pone davanti a molteplici domande, ma le risposte di Lindqvist non riescono ad essere del tutto convincenti.
Ho mal digerito la deriva spiritualista del romanzo, ed anche se l'intreccio ed i personaggi sono tutti ben congegnati ed intriganti, alla fine non mi sono sentito pienamente appagato.
Lindqvist ha alzato il tiro creando una storia che esula dai canoni dell'iconografia classica degli zombie, e come tale va apprezzato ed approvato, ma per quel che mi riguarda siamo lontanissimi dai fasti dello straordinario Pat Sematary di Stephen King, che quest'opera ricorda moltissimo.
In generale c'è qualcosa di Lindqvist che non mi convince fino in fondo, e credo che sia tutto nel suo modo freddo e distaccato di approcciarsi alla storia.
Ma è un problema tutto mio, mica dello scrittore.
In conclusione, L'estate Dei Morti Viventi è sicuramente un romanzo che si fa leggere tranquillamente, ma che non mi ha convinto del tutto.
Alcune parti avrebbero avuto bisogno di un maggior approfondimento, soprattutto quelle che riguardano le autorità ed il loro tentativo di porre soluzione al problema di così tanti morti che ritornano improvvisamente in vita, anche se c'è da dire che già il fatto che Lindqvist si ponga questo problema tanto da infilarlo nelle pagine della storia, è già un punto a suo favore.
Insomma, potreste essere interessati ad una trama che vi pone il quesito di come reagireste se i vostri cari tornassero dalla morte mentre ancora state elaborando il lutto? ( sì, perché non tutti i morti di Stoccolma ritornano in vita, ma soltanto coloro che sono morti da non più di due mesi ).
Se la risposta è affermativa, questo romanzo va letto, poiché offre dei spunti interessanti ed intriganti a questo interrogativo.
Pensate per un attimo all'idea di scoprire che i morti risorgano con l'interrogativo se andare o meno a riesumare la salma di un vostro caro che potrebbe essere ritornato in vita ( anche se probabilmente già parzialmente decomposto :-P ), ci sarebbe da impazzire.
Quindi, a voi la scelta e la pala. :-P
Alla prossima!