lunedì 3 maggio 2021

Mucchio D'ossa - Stephen King

" Un personaggio romanzato, altro non è, che un mucchio d'ossa. "


Mi è sempre rimasta impressa un'intervista a Stephen King che venne pubblicata alla fine di non ricordo quale romanzo in cui il Re affermò che Mucchio D'ossa era il libro in cui ebbe la sensazione di essere arrivato al livello massimo di scrittura.

Magari sarà così, ma universalmente non è tra i suoi lavori più famosi e celebrati, ed anzi è raro che venga inserito nelle classifiche di gradimento degli appassionati.

Rileggendolo dopo tanto tempo, credo di aver capito perché King ebbe quell'impressione.

Le tematiche affrontate in questo romanzo sono indiscutibilmente serie, complesse ed importanti.

Con Mucchio D'ossa siamo più vicini al genere drammatico che al genere horror, che c'è sia chiaro, ma che per gran parte della storia funge quasi da corollario.

In questo libro sono presenti tanti temi: morte giovanile, elaborazione del lutto, razzismo, stupro, ed è ben radicato anche il genere legal drama con tanto di bambino conteso, il tutto condito in salsa ghost story.

Andiamo di sinossi e parliamone meglio:


Mike Noonan - quarant'anni, autore di best-seller - è un privilegiato: un discreto successo, un buon conto in banca, la consapevolezza di sentirsi arrivato; tutte cose che ovviamente non hanno alcun senso se l'unica persona a cui tieni un giorno esce di casa e non ritorna più, folgorata per strada dalla morte. Quattro anni dopo è uno scrittore finito, afflitto da un'esistenza vuota. E' alla resa dei conti ma è anche angosciato dalla sensazione che "qualcos'altro", oltre a lui, non sappia rassegnarsi all'ineluttabile di un'esistenza troncata, qualcosa che si fa strada nella sua mente insinuando dubbi tormentosi, procurando incubi che travalicano i limiti del reale...



Per quanto il primo capitolo sia indiscutibilmente triste e colpisce come un pugno allo stomaco a tradimento, Mucchio D'ossa parte lento, lentissimo.

Al di là dell'empatia che si può provare per il protagonista che perde la moglie in giovane età, per di più mentre era incinta, è stato parecchio difficile superare indenni il primo centinaio di pagine.

Pagine che ho trovato ripetitive e noiose, devo dirlo.

Non mi stupirei se qualcuno mi dicesse che lo ha abbandonato dopo poche pagine.

Mike Noonan è inizialmente un personaggio molto irritante.

Ci sono anche belle pagine di crossmedialità quando appaiono altri personaggi di altri libri incentrati su Castle Rock e dintorni, ma King persevera sulle paturnie del protagonista fino a quasi lo sfinimento.

La storia trova la sua vera voce quando il protagonista decide di lasciare la cittadina e trasferirsi per l'estate nella sua casa al lago.

Da lì le cose si fanno fosche e torbide, dopo l'incontro con una giovane ragazza madre in lotta per l'affidamento della propria bambina contro l'ottuagenario ma perfido e ricchissimo suocero.

Il tutto mentre una tremenda tara ereditaria affligge quella cittadina.

Ecco, visto che l'ho nominata, parliamo un attimo di questo personaggio. 

Mattie, la giovanissima madre di cui Mike si invaghisce appare fin dall'inizio un co-protagonista  troppo idealizzato e romanzato.

La classica ragazza della porta accanto ( in questo caso roulotte ), bella, brava, quasi una cenerentola, visto che fa innamorare un ragazzo facoltoso, e successivamente uno scrittore famoso, e persino l'avvocato che si occupa della battaglia per l'affidamento.

Non ti pare di esagerare un po', Steve?


A parte questo, Mucchio D'ossa ha una struttura molto complessa e solida.

Alcune scene, soprattutto quelle oniriche, sono molto inquietanti.

Ed il salto all'indietro nel 1900 in cui vengono narrati alcuni eventi sconvolgenti ai danni di una comunità itinerante di artisti di strada afroamericani ha dell'indicibile, con scene terribilmente forti.

Probabilmente sono le parti più riuscite ed incisive del romanzo.

In mezzo però ci sono un finale indubbiamente forzato ed alcune scene poco credibili tipo quando il vecchietto con l'ausilio della sua assistente ugualmente malmessa riesce ad attentare alla vita di Mike Noonan in una scena alquanto risibile per quel che mi riguarda.

Ecco, c'è molto di scenico in questo libro e non tutto risulta credibile.

Le parti più serie e quelle orrorifiche non riescono sempre ad incastrarsi benissimo, e paradossalmente sono proprio le scene ambientate nel reale a sembrare più finte.

A parte la battaglia finale in cui King inserisce degli elementi un po' a caso, la parte dichiaratamente horror quando decolla è parecchio riuscita.

Per giunta ci presenta una figura orrorifica che ha delle motivazioni oggettivamente comprensibili nella sua vendetta.

Insomma un personaggio molto suggestivo e sfumato.

Ottima anche l'atmosfera che si respira nella cittadina in corso d'opera, all'inizio tutta convenevoli, e via via sempre più chiusa e ostile.

Insomma, Mucchio D'ossa è un romanzo contorto, che probabilmente paga un po' il fatto di non essere una di quelle storie immersive e scorrevoli.

King alza l'asticella, ma non è detto che abbia preso bene la mira.

A me questo libro continua a non arrivare del tutto, ma ne percepisco l'intento.

Mi è difficile sostenere che Mucchio D'ossa sia un brutto romanzo, ma nemmeno quel grande romanzo che King crede(va) di aver scritto.


Alla prossima ( ? )!




lunedì 19 aprile 2021

La casa in collina - Cesare Pavese

"...E Cesare perduto nella pioggia

sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina

e rimane lì a bagnarsi ancora un po'

e il tram di mezzanotte se ne va

ma tutto questo Alice non lo sa. "


Ho scoperto da poco che in un verso di una delle canzoni di De Gregori che mi piacciono di più viene citato un episodio veramente accaduto a Cesare Pavese, quando innamoratosi perdutamente di una famosa ballerina stette inutilmente ad aspettarla sotto la pioggia tanto da ammalarsi.

Se anche De Gregori è stato colpito da quest'individuo qualcosa vorrà dire, perché anch'io ultimamente credo di essere pazzo d'amore per le sue opere.

Di solito non ritorno mai nel luogo " letterario " del delitto, poiché in genere mi piace parlare in questo spazio di autori sempre diversi, King a parte, ma La casa in collina è un libro che mi ha colpito nel profondo, e Pavese di cui ho già parlato qualche mese fa, si candida sempre più ad essere uno dei miei autori preferiti di sempre, tanto che ho sentito l'esigenza di buttare giù due righe su La casa in collina.

Andiamo di sinossi:

La storia di una solitudine individuale di fronte all'impegno civile e storico; la contraddizione da risolvere tra vita in campagna e vita in città, nel caos della guerra; il superamento dell'egoismo attraverso la scoperta che ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione. "Ora che ho visto cos'è la guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: "E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?" Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero". La grande intuizione delle ultime pagine de "La casa in collina" sarà ripresa e portata alle estreme conseguenze artistiche e morali nell'altro grande libro di Cesare Pavese, "La luna e i falò".

Ognuno di noi, credo, ha sentito narrare da qualche parente o conoscente, racconti sugli orrori della seconda guerra mondiale, racconti sui bombardamenti o come nel  mio caso, le vicissitudini dei miei genitori, in quell'epoca poco più che bambini, di quando erano sfollati e dovettero fuggire in campagna perché i quartieri dove vivevano venivano bombardati.

Molti di questi racconti mi sono tornati in mente mentre leggevo questo libro, perché al di là della guerra, dei bombardamenti, delle truppe tedesche, di quelle fasciste o della lotta sovversiva dei partigiani, la gente in questa storia continua a vivere nonostante tutto ed anche trovare il modo di amare, sbarcare il lunario ed ad andare avanti, nonostante le sirene, ed i rumori delle bombe e dei fucili tra le montagne.

Pavese in questo racconto riesce a raccontare di tutto questo con incredibile serenità e pacatezza, ed anche quando le vicissitudini si fanno più serie ed ombrose, riesce a mostrare la normalità dell'esistenza.

La casa in collina è semplicemente un romanzo incredibile.

E' vero, Pavese non è un autore per tutti, io ritengo anche abbastanza naturale che qualcuno possa venire a dirmi che nei suoi romanzi succede poco o nulla, che spesso si narra di uomini interessati solo a stendersi sui prati con l'amata di turno, spesso fancazzisti o in fuga dalle responsabilità, o che generalmente si parli di paesi rurali e sperduti di campagna, o di esuli in una spiaggia del sud, e credetemi vi capisco, ma cosa vi perdete!

Quanta umanità e riflessione nei suoi personaggi, quanta bellezza, e poi, che prosa incredibile quella di Pavese.

Particolarmente consigliato a chi ama le storie di vita rurale alla Kent Haruf o alla Bradbury de L'estate Incantata, o anche a coloro che amano le ambientazioni pre o post seconda guerra mondiale.

Com'era la vita di paese al tempo della seconda guerra?

Così, vi direbbe Cesare.

Leggete le sue storie, e soprattutto state ad ascoltare le storie di vita vissuta dei nostri parenti più anziani, perché un giorno quelle storie non saranno più raccontate ed andranno via con loro.

Io stesso rimpiango di non aver ascoltato di più le storie che i miei avevano da raccontare e che oggi non possono essere ascoltate più.


Alla prossima ( ? )!


venerdì 9 aprile 2021

L'eternauta - Héctor Germán Oesterheld / Francisco Solano López

Ho sempre avuto un problema con le graphic novel.

Ne soppeso le tematiche, le approfondisco, le metto in lista per anni, ma raramente trovo il coraggio di spendere 20/25 €.

Poi quando lo faccio ne resto comunque contento, perché comunque so che quell'opera mi piacerà, ma non riesco quasi mai a metterle come priorità d'acquisto, perché comunque mi viene più naturale comprare uno o più libri a quel prezzo.


L'eternauta è stato in quel limbo per molto tempo.

Finché non è uscita quest'edizione economica de L'editoriale Cosmo, che mi ha permesso di recuperarla al prezzo di 7,90 € al volume.

E' strano che si parli così poco di questa ristampa, ed infatti la mia vuole essere più un incentivo all'acquisto che un vero e proprio post dedicato a quest'opera.

Recuperatela perché merita.

Si risparmia anche una decina di Euro rispetto al volume unico, e male non fa.

Quindi anch'io finalmente mi sono potuto permettere di leggere quest'opera di fantascienza che a me è sembrata molto ispirata da La guerra dei mondi però ambientata in un continente diverso.

Molto forte il sottotesto politico, che però salta all'occhio solo dopo aver conosciuto la vita e la fine dello scrittore argentino, ed in tal senso le note e gli articoli a fine albo sono piuttosto esplicativi ed approfondiscono il dietro le quinte dell'opera fornendoci gli input necessari per tutti i significati nascosti nella genesi degli alieni e dei fantomatici " loro " che resteranno sempre dietro le quinte.

Ma spogliata del sottotesto politico e concentrandoci solo sul lato narrativo, che dire di quest'opera?

Che è fottutamente bella, ma non del tutto.

Piano, voi fan dell'opera, eh, per favore!

Prima di lanciarmi le uova, fatemi spiegare.

Andiamo un attimo di sinossi per quei pochi che non conoscono questo capolavoro della fantascienza fumettistica:

"Quattro amici giocano a carte in una mansarda, nei dintorni di Buenos Aires. Improvvisamente cala il silenzio, fuori è iniziata una strana nevicata fosforescente: chiunque è toccato dagli strani fiocchi muore istantaneamente. È l'inizio di una lotta per la sopravvivenza contro una terribile invasione aliena."


Ok, torniamo a noi.

Questa non è una recensione, ma solo le sensazioni che ho provato durante la lettura.

L'opera è divisa in due volumi nell'ormai classico formato " bonellide " ed ha la particolarità che si legge in orizzontale come fosse una striscia in pratica ruotando l'albo a 90 °.

Ho notato una cosa in corso d'opera: il secondo volume ad un certo punto prende un'accelerata brusca ed il tutto finisce in fretta e furia, in maniera molto ermetica.

I personaggi, che fino a quel momento spiccavano anche per intelligenza e capacità, ad un certo punto sembrano cadere dal pero, dopo essere passati da vicissitudini ben più ardue, segno di una mancanza di lucidità narrativa.

Ho letto che l'autore è stato costretto a chiudere la storia di fretta e furia per via del probabile fallimento editoriale della rivista che ne ospitava la storia ( dove la serie veniva pubblicata a puntate ).

Ecco, la fretta ad un certo punto diventa fin troppo tangibile spogliando i personaggi del loro acume.

E' l'unico aspetto che mi è dispiaciuto di una storia altrimenti splendida.

I disegni sono bellissimi, il fatto che la storia sia ambientata nei veri sobborghi di Buenos Aires da un tocco di realismo alla storia rendendo il peregrinare dei personaggi ancora più vero.

Pur essendo un'opera derivativa da La guerra dei mondi ed altre storie di invasioni aliene che in quel periodo fioccavano come funghi anche al cinema, la storia è avanguardia pura, se confrontata con opere di successo odierne.

L'ho già presa come esempio nello scorso post, ma The Walking Dead ha parecchi tratti in comune con quest'opera.

Le prime cinquanta/settanta pagine sono stupende.

La storia inizialmente prende una piega quasi distopica e post apocalittica che me l'ha fatta apprezzare ancora di più, poi il successivo avvento delle forze armate normalizza e dirotta la serie sulla classica lotta aliena, per quanto ben ingegnata ( parliamo sempre di un fumetto pubblicato nella seconda metà degli anni '50 ).

Che però con il senno di poi e con l'aggiunta del sottotesto politico assume ben altri significati.


Ho cercato di tenermi quanto più sul vago per i pochi che non conoscono ancora questa bellissima opera ed anche perché esistono decine di migliaia di analisi e recensioni da cui attingere.

La mia non vuole e non pretende di essere una recensione.

Io ho stesso ho approfondito quest'opera soltanto grazie ai post de Il moro de le Storie da birreria.

Un'ultima cosa: l'opera manca anche di un elemento di contrasto, quello che oggi comunemente chiameremmo complottista o anche il personaggio che non si fida o che ragioni per vie traverse.

Tutti i personaggi, la cui gran parte di essi sono persone comuni, persino quelli giovanissimi, intraprendono la lotta armata per la sopravvivenza e per la liberazione del loro angolo di mondo in maniera coraggiosa e commovente, persino troppo, per certi versi.

Vengono arruolati senza indugio e sono orgogliosi di farlo.

Probabilmente il carattere ed il tono dei protagonisti oggi sarebbe più variegato, persino meno patriottico, per certi versi.

Quelli de L'eternauta sono personaggi figli del loro tempo e della loro nazione.

C'è insomma un certo inquadramento di massa.

Quasi un'opera di propaganda, cosa che in effetti è, in un certo senso.

Ripeto che sono comunque miei parti personali, dettati dai miei gusti, L'eternauta è un'opera che merita di far parte delle librerie di tutti, e sono contentissimo di averla recuperata.

Al netto di qualche scelta narrativa che non mi piace, è a tutti gli effetti una bellissima opera, ed al massimo andrebbero messi in discussione i miei gusti personali e non l'opera in sé che merita tutti gli elogi che ha avuto e che continua ad avere e che spero continuerà ad avere, ancora e ancora.


Alla prossima (?)!








mercoledì 31 marzo 2021

Pirkaf in rivalutazione: La guerra dei mondi - H.G.Wells


"Prima di giudicarli troppo severamente, dobbiamo ricordare qual spietata e completa distruzione la nostra specie ha compiuto, non solamente di animali, come lo scomparso bisonte e il dodo, ma delle stesse razze umane inferiori. I tasmaniani, nonostante le loro sembianze umane, furono completamente annientati in une guerra di sterminio sostenuta dagli immigrati europei per ben cinquant'anni. Siamo dunque apostoli di misericordia tali da lamentarci se i marziani combatterono con lo stesso spirito?"


La prima volta che lessi La guerra dei mondi di H.G.Wells fu in una vecchissima edizione tascabile della Mursia che trovai in un negozio di libri usati sito vicino a dove lavoravo, e che avrò pagato giusto qualche spicciolo.

La prima lettura fu abbastanza indolore e devo dire di aver apprezzato il romanzo, ma non di averlo amato eccessivamente.

L'edizione super pocket ed il font troppo piccolo ammetto che mi stancavano la vista e che mi conciliavano una semi pennichella tutte le volte che ne affrontavo la lettura.

Può anche darsi che fosse un periodo in cui ero stanco di mio, ma era ciò che mi accadeva ed è giusto raccontarlo.

Un'altra cosa a cui ultimamente faccio caso, ma che al tempo provavo inconsciamente, è che nelle edizioni economiche viene meno il senso di pausa tra un capitolo e l'altro.

La storia negli albi pocket diventa più fitta e sequenziale.

Questo non significa che l'edizione Mursia fosse brutta, anzi confrontandola con quella che ho letto adesso, condividono la stessa traduzione, ma per ciò che concerne quest'autore, io riesco ad apprezzarlo pienamente solo con l'edizione odierna della RBA che mi appare più chiara e lineare.

Infatti come nel caso de La macchina del tempo, anche con La guerra dei mondi ho realizzato solamente adesso il valore di quest'opera.

Certo, ho dovuto scucire 11,90 Euro, non proprio spiccioli se consideriamo che parliamo di un romanzo del 1897, ma comunque è un'edizione valida condita anche da bellissime illustrazioni.

Parlare dell'opera in sé mi pare alquanto anacronistico, credo che bene o male, di fama la conoscano tutti.

Viene considerata come l'antesignana delle opere di fantascienza, e salta all'occhio ancora una volta l'incredibile visionarietà dello scrittore inglese.

Famosissima anche la riduzione radiofonica di Orson Welles del 1938 che destò scalpore e sconcerto perché gli ascoltatori non riuscirono a separare la finzione dalla realtà credendo veramente ad un' invasione aliena dal pianeta rosso.

Ci sono cose che mi sono piaciute moltissimo e che mi sono saltate all'occhio in questa rilettura.

La flora marziana che tanto mi ricorda quella de Le cronache marziane di Bradbury, a cui immagino quest'ultimo si sia ispirato.

L'invasione aliena che nasce tra le campagne rurali, fino ad arrivare a Londra.

L'idea di immaginare gli alieni tra la brughiera è un'immagine potentissima.

Le fughe in carrettino, tra strade di campagna affollate, tra calpestii e confusione, viene descritta in modo magnifico.

Dal punto di vista narrativo H.G.Wells fa un lavoro incredibile in un crescendo di pathos anticipando in un certo senso molti racconti apocalittici in stile The Walking Dead ed affini.

Non a caso il capitolo in cui il protagonista rimane intrappolato in una casa semi distrutta per giorni perché davanti a lui sosta un marziano, è forse il capitolo in cui si respira più il pericolo, la fame e la semi pazzia che ci si ritrova a vivere in una situazione simile.

Non molto dissimile, credo, a quelle che si può immaginare che abbiano vissuto le persone durante i bombardamenti nella seconda guerra mondiale o in uno dei migliaia di interventi bellici anche in tempi recenti.

Il finale probabilmente è anticlimax in termini narrativi.

Lo si evince anche dal film di Spielberg ed anche da altri film che si sono ispirati a quest'opera come Signs di Shyamalan.

Si ha la sensazione di un finale tronco, per quanto plausibile o ipotizzabile concettualmente, se ipotizziamo i marziani non immuni...ai malanni umani.

D'altronde non ce n'è Coviddi su Marte. :-P

Adesso ho la tentazione di recuperare L'uomo invisibile nella medesima edizione, anche se quest'ultimo lo possiedo già in una vetusta, ma molto leggibile edizione della Newton.

Chissà se cederò.


Dal mio angolino di pianeta,

sito anch'esso in zona rossa

è tutto.

Alla prossima (?)!





sabato 20 marzo 2021

Later - Stephen King

 " C'è sempre un dopo, adesso lo so.

Almeno finché non moriamo."


Later è piaciuto a molte persone.

Sia ai vecchi, che ai nuovi fedeli lettori di King.

E' giusto premetterla questa cosa, perché non vorrei che qualche sparuto ed isolato lettore indeciso sull'acquisto o meno, capitasse di blog in blog e da sito in sito da queste parti e si convincesse a non acquistare il libro a causa del sottoscritto.

Non fatelo mai, non affidatevi mai ai gusti altrui, e fatevi la vostra idea.

Ci sono appassionati di King che trattano quotidianamente nei loro spazi le opere dell'autore sia su blog, che su Instagram o Facebook, che hanno amato molto quest'opera e quindi fatevi un giro anche da loro, vi prego.

Detto ciò io il romanzo l'ho acquistato e rivendico il diritto di esprimere anche il mio parere da appassionato di horror e di questo scrittore in particolare che ormai seguo da trent'anni.

Se Later fosse stato pubblicato negli anni '90 o nei primi anni duemila, avrebbe potuto essere contestualizzato in maniera diversa, ma per essere un horror dei nostri tempi, a me sembra un'opera ormai fuori tempo massimo.

Il tema del fantasma è ormai sdoganato in tutte le salse e non sono poche le opere non solo letterarie, ma anche cinematografiche o televisive che hanno attinto al genere.

King stesso in quest'opera prova a giocarci, citando alcune di queste opere, conscio che probabilmente qualsiasi lettore avrebbe trovato delle somiglianze.

Film come Il sesto senso o serie Tv come Ghost Whisperer hanno notevoli somiglianze con Later e probabilmente questo libro aggiunge poco o nulla alla bibliografia di King, anzi tutt'altro, dato che in questo libro l'autore sembra un po' ripetersi strizzando un po' l'occhio ad un particolare capitolo di It.

Later ha una trama molto semplice quanto molto banale:

E' la storia di un bambino che vede i fantasmi, comunica con loro, e che deve nascondere, convivere e crescere con questa peculiarità.

Parliamone un po' meglio dopo la sinossi:

Solo i morti non hanno segreti. Jamie Conklin ha proprio l'aria di un bambino del tutto normale, ma ci sono due cose che lo rendono invece molto speciale: è figlio di una madre single, Tia, che di mestiere fa l'agente letterario, e soprattutto ha un dono soprannaturale. Un dono che la mamma gli impone di tenere segreto, perché gli altri non capirebbero. Un dono che lui non ha chiesto e che il più delle volte non avrebbe voluto. Ma questo lo scoprirà solo molto tempo dopo. Perché la prima volta che decide di usarlo è ancora troppo piccolo per discernere, e lo fa per consolare un amico. E quando poi è costretto a usarlo lo fa per aiutare la mamma, lo fa per amore. Finché arriva quella dannata volta, in cui tutto cambia, e lui è già un ragazzino, che non crede più alle favole. Jamie intuisce già, o forse ne è addirittura consapevole, che bene e male non sono due entità distinte, che alla luce si accompagnano sempre le tenebre. Eppure sceglie, sceglie la verità e la salvezza. Ma verità e salvezza, scoprirà tempo dopo, hanno un prezzo. Altissimo. "Later" è una nuova variazione King sul tema del bene e del male, un romanzo - come sempre - pieno di emozione e tenerezza nei confronti dell'infanzia e della perdita dell'innocenza, ma anche una riflessione matura sulla nostra possibilità di scegliere. Con un tocco di affettuosa ironia nei confronti dell'operoso mondo che ruota attorno a un grande autore.


Later ha prima di tutto una bellissima copertina, quasi da romanzo pulp.

Ricorda quella di Colorado Kid e non sono poche le affinità stilistiche con quel romanzo.

La prosa di King si fa più asciutta ed ermetica, c'è poco approfondimento dei personaggi, meno spazio all'ambiente esterno che anzi risulta piuttosto compresso.

Il tutto si concentra su pochi individui, praticamente.

Jamie il protagonista che è colui che vede i fantasmi, la madre Tia che è un'agente letteraria e la compagna di lei, una poliziotta tutta d'un pezzo, nonché probabilmente il miglior personaggio del romanzo o almeno quello più approfondito, secondo me.

Il resto è una intersecazione tra il genere horror e quello pulp.

Ed il secondo aggiunge un po' di pepe alla storia che per il primo centinaio di pagine ho trovato veramente banale come poche.

Nonostante tutto però ritengo Later un libro molto scorrevole, come sempre d'altronde quando si parla di King.

Perché si può dire di tutto, ma non che Steve non sappia scrivere.

Il romanzo si legge molto velocemente, ed ad un certo punto prende un ritmo tutto sommato avvincente, soprattutto grazie al personaggio di Liz che è l'unico che evolve in corso d'opera in maniera interessante.

Jamie il protagonista è un personaggio piuttosto insipido per quel che mi riguarda ed anche sua madre, cioè King prova a dare ad entrambi un po' di background per renderli più empatici, ma la loro storia scorre troppo velocemente per permetterci di affezionarci a loro.

Later è un romanzo veloce.

Probabilmente è voluto che sia così.

King ci racconta poco della vita di madre e figlio, se non quella legata necessariamente alla trama.

Qualcuno griderà alleluia, mentre io sento un po' la mancanza della sua elefantiasi letteraria, che ti permetteva di entrare meglio nella storia e nella vita dei personaggi del libro.

Ho parlato poco della parte horror, ma come ho detto all'inizio è una parte piuttosto debole per quel che mi riguarda, sa di già visto ed anzi ad un certo punto della storia passa quasi in secondo piano.

Il male in questa vicenda è fin troppo evanescente per spaventare davvero.

Anche il finale ricorda quello di Colorado Kid, il che dovrebbe farvi intuire cosa voglio dire, almeno se avete letto quel romanzo, quindi mi fermo qui.

Later è un libro di " mestiere ".

Diciamo che sembra una di quelle opere scritte quasi per rispettare una scadenza oppure per scrivere un libro pulp senza impegno, di quelli che si leggono velocemente e si dimenticano subito dopo.

E' un'opera che comunque ha una sua dignità letteraria e ne giustifico l'esistenza, ma King non si è impegnato granché.

Avessi pagato questo libro cinque Euro probabilmente non avrei battuto ciglio, ma per 19 Euro, da King mi aspetto molto di più.

Diciamo che certifica alcune cose:

La mia ormai lontananza siderale dal fan medio di King, ed anche la mia idiosincrasia per le opere in prima edizione che sempre più spesso non ne giustificano l'esborso.

E soprattutto il fatto che mi trovo poco a mio agio nel genere horror odierno, mi sa tutto di già visto e di già raccontato.

Sempre più spesso mi tocca rifugiarmi nelle opere del passato.


Alla prossima (?)!






mercoledì 10 marzo 2021

Cose Preziose - Stephen King

 " Sei già stato qui.

Sì che ci sei stato. Sicuro. Io non dimentico mai una faccia.

Vieni, vieni, qua la mano! Ti dirò, guarda, ti ho riconosciuto da come camminavi prima ancora di vederti bene in faccia. Non avresti potuto scegliere un giorno migliore per tornare a Castle Rock. "



Credo che lo scopo di questo romanzo nacque dall'esigenza di King di affrancarsi dal provincialismo di alcune sue storie per espanderle in maniera universale.

Cose Preziose è un po' il suo addio ad uno dei suoi luoghi feticcio e teatro di molti suoi mostri.

Di fatto è un romanzo che ha una sua storia già scritta, a cui però mancava il finale.

Cose Preziose è un punto.

Con questo non voglio dire che questo libro non possa essere letto ed apprezzato individualmente, ma che è comunque pianeta di un universo narrativo.

Si ritorna nello stesso territorio de La zona morta, Il corpo, Cujo, Il fotocane e La metà oscura.

Ritornano anche alcuni personaggi di quei romanzi, perché d'altronde...vivono lì.

Ritorna Castle Rock, un luogo da cui il male viene attratto e dove trova terreno fertile.

Questo mi ha portato ad alcune riflessioni, perché se scisso individualmente, Cose Preziose è un gran romanzo, ma se trattato universalmente ci sono delle costanti e delle situazioni che si ripetono anche in altri romanzi.

E' un po' come guardare i film Marvel che trattano personaggi diversi, ma in un contesto narrativo pedissequo, praticamente.

Ed è una cosa da tenere in conto, e che inficia in un certo senso, un romanzo che preso a sé stante è per buona parte davvero grandioso.

Perché per quel che concerne la struttura narrativa questo libro è una bomba.

E' un romanzo corale come pochi, dove la cittadina intera assurge a protagonista e dove King riesce a delineare più personaggi in un percorso davvero coeso e lineare.

In più Leland Gaunt è tra i villain più incisivi e carismatici che abbia mai inventato, un commerciante che è capace di vendere sogni e spacciarli per realtà.

Perché il male in questo caso è insito in un negozio che vende oggetti usati.

Sì. Il mostro è un rigattiere. 

Un'idea semplice, quanto molto bella per quel che mi riguarda.

Soprattutto se siete amanti dei negozi d'usato come il sottoscritto.

Cose Preziose sono 750 pagine di puro piacere, per altro con un incipit veramente d'applausi.

E' un romanzo molto amato dagli appassionati di King, ma allo stesso tempo tra i meno conosciuti.

C'è un  motivo in particolare?

Forse la struttura narrativa che non a tutti può piacere poiché la trama è molto globale e viene meno l'empatia verso dei protagonisti che normalmente si muovono in un contesto molto cinematografico e singolo e qui di personaggi immediatamente riconoscibili e quindi prevedibili vi è solo lo sceriffo Alan Pangborn.

E' uno di quei libri che non compreresti per la quarta di copertina o per la sinossi.

Ecco, diciamo che ha una trama poco riconoscibile rispetto a IT o L'ombra dello scorpione, per citarne alcuni.

Insomma Cose Preziose è un gran libro, stra-conisgliato, ecc.ecc.

Il finale è discutibile, ma è figlio dell'universo narrativo a cui appartiene.

Ed è qui che probabilmente casca l'asino e depotenzia un romanzo che poteva indiscutibilmente essere annoverato tra i più belli mai scritti dal Re.

King è un autore pop, ed anche molto cinematografico, a volte.

Negli anni '80 se era poco sereno o era imbottito di alcool o droga era capace di creare storie creepy e senza speranza tipo Cujo o Pet Sem, alcuni affilati e senza filtri come quelli scritti sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, ma anche delle storie in cui tenta di riequilibrare le forze in campo come in un cartone animato o un qualsiasi film di genere fantastico od horror di quel periodo.

In molti suoi romanzi tutto ciò è rappresentato dalla presenza del " bianco " una sorta di deus ex machina che funge da power up per i suoi personaggi votati al bene.

Figura che è bene dirlo, appare spesso ed in maniera persino sommaria.

Cose Preziose non sfugge a tutto ciò.

Ed è giusto dirlo.

Il finale può far ridere qualcuno per la sua assurdità e la sua velocità, ma è parte del modo di scrivere di King.

E' costante del suo universo narrativo, dove questa figura esiste e quindi va accettata.

Accettiamo l'arrivo del male esterno, e King ci chiede di accettare la sua controparte benigna.

Nei film lo facciamo, andrebbe quindi accettato anche in un libro.

E' un dilemma che mi faccio e vi faccio.

Perché io in un libro lo vivo quasi più come un espediente di bassa lega, specie in un libro scritto così bene come Cose Preziose.

Sarà la vecchiaia che mi toglie un po' del sense of wonder?

Chissà.

O è la presunzione di considerare l'arte letteraria, persino quella di genere, meritevole di soluzioni meno prevedibili e più pretenziose?

Insomma io credo più ai mostri, che all'aiuto di Dio o degli Dei.


Alla prossima ( ? ) !




martedì 23 febbraio 2021

Imagica - Clive Barker

" Era il principio basilare di Pluthero Quexos, il più celebrato drammaturgo del Secondo Dominio, che in ogni racconto, non importa quanto ambizioso il fine o profondo l'argomento, ci fosse spazio unicamente per tre attori principali. Tra re in guerra, un paciere; tra spose adoranti, un seduttore, o un bambino. Tra gemelli, lo spirito del grembo. Tra amanti, la morte. Altri attori potevano attraversare il dramma in gran numero, persino a migliaia, ma potevano essere solo spettri, comparse o, in rare occasioni, riflessi dei tre esseri reali e vigorosamente caratterizzati che stavano al centro dell'azione. E neppure questo trio essenziale sarebbe rimasto intatto, o almeno così egli insegnava. Si sarebbe ridotto costantemente nel corso della storia: i tre sarebbero diventati due, i due uno, finché la scena fosse rimasta deserta. "

Imagica - Clive Barker



Riemergo dal letargo per parlare di questa rilettura che mi ha preso più tempo del previsto.

Immergersi nei meandri letterari della mente di Clive Barker è sempre piacevole, ma si tratta di uno scrittore che richiede molto impegno ed attenzione e non sempre ho avuto la lucidità e la voglia di stargli dietro.

Questo potrebbe essere un sentore di una certa pesantezza dell'opera ed è giusto tenere conto di questa cosa e delle mie sensazioni in corso d'opera.


Imagica è un tomone di 1000 pagine e in un certo senso segue il percorso intrapreso da questo autore in romanzi come Cabal, Apocalypse ed Il mondo in un tappeto, di cui ho già parlato in passato.

Mondi fantasy ricchi di fascino e personaggi sfaccettati che si muovono in territori popolati da abitanti dalle fattezze mefistofeliche o mostruose in salsa horror.

Luoghi che di solito si trovano paralleli o collegati al nostro tramite la magia, passaggi o oggetti.

Insomma molto vicini ai vecchi racconti di C.A.Smith o Lovecraft, o ad anche a Stephen King de Il Talismano, 11/22/63, La storia di Lisey o La torre nera.

Nel caso di Imagica è molto forte il tema della ricerca di sé stessi e dell'esplorazione on the road di altri mondi ( ivi chiamati Domini ), temi che a me sono sempre molto cari, però in puro stile Barker.

Chi lo conosce sa cosa aspettarsi.

Chi non lo conosce ci pensi bene, perché tocca avere una mente aperta.

Imagica è composto da personaggi contorti, erotismo a go-go e piuttosto estremo che va contestualizzato in toto, specie in un'epoca come quella che stiamo vivendo adesso in cui ogni cosa grida al sessismo.

Sono cose che vanno tenute in conto se si sceglie di affrontare questo romanzo, perché le donne hanno molto da patire e in un certo senso subire in questa storia.

E gli uomini, protagonista compreso, hanno un passato spesso costellato e dominato dagli istinti bassi.

Tanto che buona parte della trama è incentrata su una relazione non proprio sui generis.

Imagica è una vera epopea, per molti appassionati dell'opera di Barker rappresenta uno dei picchi dell'autore, per quel che mi riguarda invece, in entrambe le letture l'ho trovato un po' tortuoso ed alcuni eventi sono un po' confusionari e troppo descrittivi, ed in più ho sempre faticato ad elaborare il tema del doppio e del doppelganger che qui è presente in maniera massiccia, ma quest'ultimo è un mio limite.

Però per chi cerca un fantasy con personaggi meno prevedibili del solito, qui è nel posto giusto, perché in Imagica Barker crea un pantheon piuttosto interessante ed eterogeneo.

Di sicuro questo scrittore è quanto più adulto e lontano di molto del fantasy odierno.

Andrebbe recuperato solo per questo.

Certo, è verboso ed a volte le sue storie tendono a seguire un medesimo schema, ma è un creatore di universi letterari come pochi.

Plasma flora e fauna orrorifica come pochi.

In Imagica c'è tutto ciò che è esistenza: fantasia, amore, territori magici, città degne di Carcosa o Shangri -La, sesso, guerra, solidarietà, amicizia, rivalità, Dei e Dee, maghi ed esseri di ogni tipo.

Però devo essere onesto, come dicevo all'inizio: sono stato coinvolto da questa storia per le prime 600/650 pagine, poi ho faticato parecchio e mi sono persino annoiato, tanto che ci sono stati giorni che non ho letto nemmeno una pagina o mi ammorbavo dopo una decina.

Però ritengo che sia una di quelle opere che andrebbero lette almeno una volta nella vita.

È lungo e faticoso, irto come una salita, ma ripaga come un bel paesaggio.

Ed il viaggio ha i suoi bei posti narrativi da visitare.

Si parte dalla grigia Inghilterra e si finisce in luoghi più suggestivi e pericolosi.

E lo ribadisco ancora una volta: Barker andrebbe riscoperto in pompa magna.

Sarebbe ora che le sue opere venissero ristampate e fatte uscire dal loro limbo o...L' In Ovo, tanto per citare uno dei luoghi più pericolosi di questo romanzo.

Lo so, soffre di elefantiasi letteraria come King, e la lettura di alcuni suoi libri è un parto, ma le sue storie sono scritte benissimo ed arricchiscono.

E poi stimolano moltissimo l'immaginazione e il cervello già solo quando si prova a dare una fisionomia alle creature che descrive.

Ed in più è uno dei pochi scrittori capaci di scrivere di sesso in maniera credibile e non manieristica riuscendo a delineare non soltanto la carnalità ma la complessità dei rapporti umani.

Come ho scritto più volte, Barker è uno scrittore erotico mancato.

Infine menzione per alcuni comprimari come Dowd, Pie, Clem e Taylor che per certi versi eclissano spesso e volentieri i protagonisti in quanto a carisma ed empatia .( forse con il primo è meno facile empatizzare in quanto è un personaggio piuttosto subdolo e votato al male )

E quindi, fu vera gloria?

Non lo so, io mi sono impantanato ed ho faticato durante il cammino, ma non sono così pazzo da giudicare come negativo un libro così complesso e variegato come questo.

Come si dice in questi casi?

Ai posteri l'ardua sentenza.

Concludo con la sinossi del romanzo, visto che io mi sono tenuto parecchio sul vago ( non che la sinossi sia il massimo della chiarezza ):

"Imagica: un universo costituito da cinque Domini, cinque mondi paralleli di cui solo il quinto (la Terra), in cui regnano le potenze infernali, ignora l'esistenza degli altri. L'eterna lotta tra forze del Bene e del Male, una misteriosa Società che vuole cancellare dalla Terra ogni forma di magia, le strabilianti avventure del Riconciliatore che assume su di sé una missione impossibile."



Alla prossima (?)!

giovedì 4 febbraio 2021

Dalla terra alla luna e Intorno alla luna - Jules Verne

Quel giorno in cui andai dal mio amico edicolante a prendermi la mia copia messa da parte de La macchina del tempo di Wells mi feci ingolosire da un libro esposto ad altezza sguardo di Dalla terra alla luna di Jules Verne in edizione Mondadori.

Solo successivamente ho scoperto che quell'edizione è una di quelle che escono in allegato ad un quotidiano o un settimanale ( in questo caso Sorrisi & Canzoni e Donna Moderna ).

Per carità, era una buona edizione che comunque mi è costata meno di 8 Euro, ma tornando indietro non la prenderei.

Anzi cercherei un'edizione del libro in cui c'è inglobato anche il suo seguito ovvero Intorno alla luna, seguito di cui ho scoperto l'esistenza solo dopo aver finito il primo romanzo.

Ho visto che esistono edizioni che contengono entrambi i romanzi ed un po' mi sono mangiato le mani, lo ammetto.

Per fortuna Intorno alla luna ho avuto modo di leggerlo gratuitamente, ma a questo punto spero di trovarlo anche in cartaceo e di metterlo in libreria a fianco del primo volume anche se in una diversa edizione.

Ma infine come sono questi romanzi?

Sarò sincero, mi sono piaciuti meno di Ventimila leghe sotto i mari e Viaggio al centro della terra, gli unici due romanzi che finora avevo letto del buon Jules.

La differenza credo che sia a causa della staticità di questi due romanzi.

C'è molta meno azione rispetto alle storie che ho sopra citato e soprattutto il primo volume non è altro che una lunghissima fase preparatoria visto che soltanto gli ultimissimi capitoli sono dedicati al viaggio vero e proprio.

Però è sempre Verne.

Incredibile visionarietà e capacità d'analisi tanto da rendere credibile un viaggio del genere agli occhi del lettore ( inesperto a queste tematiche come il sottoscritto ) a colpi di formule, ingegneria, storia, fisica e chimica.

Parliamo di due romanzi pubblicati tra il 1865 e 1870, rendiamoci conto.

Non si può non ammirare uno scrittore così visionario da anticipare in un certo senso il futuro.

Dalla terra alla luna mi ha portato un po' a mettermi nei panni di un lettore di quel tempo.

Come avrà reagito a quel finale così tronco, evasivo e tragico del libro?

Io inizialmente non essendo a conoscenza del secondo libro ammetto di essere rimasto un po' perplesso e deluso.

Centinaia di pagine di preparazione che fungono praticamente da prologo e poi finisce così?

Beh, sì.

Era un finale che ci poteva stare con il senno di poi.

Sarebbe stato interessante assorbire un colpo del genere.

D'altronde noi di quest'epoca sappiamo che alcune operazioni spaziali non sono andate a buon fine nonostante anni ed anni di preparazione.

Ed invece Verne ha dato un seguito alla storia in cui i tre viaggiatori sono sopravvissuti ( non è uno spoiler altrimenti non ci sarebbe stato nessun seguito ) al viaggio ma dove invece di approdare sulla Luna finiscono con l'orbitare intorno ad essa.

I tre dovranno ingegnarsi per trovare il modo di atterrare e di sfuggire al destino di gravitare per sempre intorno alla luna.

Intorno alla luna si legge molto più velocemente e risulta anch'esso interessante, ma come nel libro precedente c'è sempre una staticità di fondo che potrebbe annoiare i lettori non interessati alla fantascienza ed all'astronomia.

D'altronde tutta la trama verte su tre uomini e un cane intrappolati e condannati a vivere in un proiettile gigante.

Forse è poco per soddisfare il lettore moderno, ma contestualizzato all'epoca è comunque una trama incredibile che avrà fatto sognare ed appassionare all'astronomia ed all'astrofisica un buon numero di lettori.

Già solo per la sua visionarietà mi sento di consigliare entrambi i romanzi, ma in un'unica edizione.


" Nonostante le opinioni di certe persone dalla mentalità ristretta, che rinchiuderebbero la razza umana su questo globo, come all'interno di un cerchio magico che non deve mai superare, un giorno viaggeremo verso la luna, i pianeti e le stelle, con la stessa facilità, rapidità e certezza, con cui facciamo ora il viaggio da Liverpool a New York!. "

Dalla terra alla luna - Jules Verne


Alla prossima!


martedì 26 gennaio 2021

Faccio un titolo clickbait da quotidiano o sito qualunque: Andate a comprare La macchina del tempo, subito!

Chi frequenta le edicole, bazzica siti letterari o di science fiction, oppure segue la nicchia letteraria su Instagram saprà già della bellissima edizione della RBA di questo romanzo che viene venduta a 2,99 Euro.

Un prezzo terribilmente favorevole con tanto di illustrazioni.

Certo parliamo di una prima uscita, credo che già l'edizione di Frankenstein che dovrebbe essere uscita in questi giorni avrà un prezzo ben più maggiorato, ma comunque almeno La macchina del tempo andrebbe comprata immantinente.

Ho avuto un rapporto altalenante con le opere di H.G.Wells, ma adesso sono proiettato a pensare che in qualche caso possa essere stato a causa di qualche edizione troppo vetusta.

Mi spiego meglio: avevo già letto a suo tempo La macchina del tempo, ma non mi aveva lasciato granché.

Mi era successo anche con La guerra dei mondi e L'uomo invisibile.

Ho apprezzato tutte e tre le opere, ma facevo fatica a rileggerle.

Sembrerà normale ai più questa cosa, perché so che esiste un'enorme categoria di lettori che non rilegge mai, ma per me non è così.

Quando faccio fatica a rileggere significa che c'è qualcosa che non va nei romanzi in questione o nelle loro edizioni.

Caso a parte quello de L'isola del Dottor Moreau, la cui edizione Newton rileggo sempre volentieri e che finora era la mia opera preferita di H.G.

Probabilmente per apprezzare meglio questo scrittore avevo bisogno di leggere un'edizione con un font meno fitto e nettamente più chiara, perché questa volta La macchina del tempo è stata una lettura spettacolare, tanto che finalmente ho capito perché quest'opera appare in quasi tutte le classifiche dei capolavori di fantascienza.

Che poi parlare di fantascienza è persino riduttivo.

La macchina del tempo tocca numerosi temi e si insinua in molti rami della letteratura, da quella utopica a quella distopica, passando per quella evoluzionistica, fino a spingersi quasi nell'horror.

E' incredibile quello che l'autore è riuscito ad infilare in sole 100 pagine.

Fare una recensione di un'opera simile mi pare un po' assurdo e anacronistico, nel senso che parliamo di un romanzo che è stato sviscerato in ogni salsa, e l'unica cosa che vorrei fare in questo post è stra-consigliarlo, perché merita, fidatevi.

Leggetelo e conservatelo come merita.

2,99 Euro per un'opera così bella sono un furto...ai danni dell'editore.

Senza contare che il libro contiene anche numerosi racconti di H.G.Wells inerenti mondi paralleli, strane creature, e storie di ogni tipo, alcuni molto godibili.

Beh, che dire non mi sarei mai aspettato di apprezzare così tanto questo mio secondo viaggio nel futuro e di trovarlo così profondo e pregno di significati.

Di arrivare a temere la notte per l'arrivo dei Morlock ed ad invidiare la vita diurna " scialla " e senza obiettivi degli Eloi, ma compatirla allo stesso tempo.

Strano dirlo ad una seconda lettura, ma mi unisco al coro di chi trova questo libro un capolavoro.

D'altronde è comunque un capostipite della narrazione sui viaggi del tempo.


Alla prossima!


venerdì 15 gennaio 2021

Il giro di vite - Henry James / The haunting of bly manor

 "...Convengo, nei riguardi del fantasma di Griffin o di quello che fosse, che il fatto di essere apparso prima che ad altri a un fanciullo, e in così tenera età, dia alla storia un mordente particolare. Ma, per quanto ne so, non è la sola volta che un così simpatico fenomeno accade a un bambino. Se il fatto che ci sia un bambino dà un giro di vite di più all'effetto, che direste, allora, di due bambini? "





In questi giorni ho recuperato ed apprezzato abbastanza la seconda stagione di Hill House, questa volta denominata The haunting of bly manor ed ispirata liberamente ad Il Giro di vite di Henry James.

Questo ha fatto sì che mi venisse voglia di rileggere il romanzo e di ripescare in libreria la vecchissima copia che ne ho a casa.

Una copia degli anni '60 che pagai cinquanta centesimi in un mercatino dell'usato, e le cui pagine mi si scollano in mano sempre di più ad ogni rilettura.

Però non l'ho mai sostituita e nemmeno ho intenzione di farlo, anche perché le edizione vetuste hanno sempre un fascino enorme sul sottoscritto.

Pensate che quest'edizione è prezzata a 250£.

Ma ciance a parte, sul libro ci tornerò successivamente, parliamo un attimo della serie:

Lo dico subito, io guardo molti telefilm ma non mi considero un esperto, ci sono blog molto più attinenti e molti siti sul mondo delle serie Tv e sul cinema, e non voglio sostituirmi a loro.

Però da amante dell'horror vorrei spenderci due paroline.

The haunting of bly manor è una bella serie.

Già a partire dalla sigla molto elegante e d'atmosfera, passando poi per i due bambini protagonisti molto bravi e perfettamente in parte, fino ad arrivare all'istitutrice, vera anima della serie, altrettanto brava.

Per coloro che non conoscono questa storia la trama è esilissima e più gotica che non si può:

Una giovane istitutrice viene mandata a badare a due bambini in una residenza estiva dallo zio degli stessi, in una casa in campagna in cui non avrà nemmeno il tempo di ambientarsi ed affezionarsi ai due bambini, che si ritroverà a vedere strane figure dentro e fuori il maniero, che episodio dopo episodio sembrano sempre più interessate ai fanciulli.

La più classica delle storie di fantasmi, ma d'altronde Il giro di vite viene considerato un vero e proprio archetipo del genere.

C'è però una differenza sostanziale tra linguaggio narrativo e cinematografico, il che rende i due prodotti molto diversi e non solo a livello temporale ( Flanagan ambienta la storia negli anni '80 ).

Flanagan & soci sono costretti ( per avvicinarsi il più possibile all'utenza Netflix e quindi rendere più chiare possibili le dinamiche ) a trovare delle motivazioni all'irrazionale.

Infatti, secondo me, questo serial perde colpi proprio nel momento in cui cerca di dare spiegoni sul perché ci sono questi fantasmi, cosa che banalizza e di molto le apparizioni.

Di tutto ciò nel romanzo di Henry James non ne troverete traccia, la storia resterà vaga e subdola fino alla fine, tanto che alla fine è anche possibile pensare nemmeno velatamente che tutto possa essere frutto della fantasia dell'istitutrice.

E' questa la grande forza di quel libro.

Non ha bisogno di spiegare l'ignoto, e se ci pensate, è consuetudine dei vecchi horror essere così.

Raramente Lovecraft, Poe, Hodgson, Shirley Jackson ci donano delle spiegazioni, ci lasciano immaginarle, ed io lo trovo meglio così.

Non a caso, l'ottavo episodio, che dal punto di vista tecnico viene osannato da molti, a me ha deluso abbastanza pur riconoscendone le qualità dal punto di vista visivo e dalla bravura delle due attrici, proprio perché funge da spiegone e da risolutore nel più classico cliché del genere horror cinematografico.

Però è una serie che funziona, che ci dona anche una bella storia d'amore, che nell'episodio finale fa davvero commuovere, devo dirlo.

The haunting of bly manor è un bel telefilm, che consiglio senza riserve.

Ma...Il giro di vite è meglio.

Con poco più di centocinquanta pagine Henry James ci rappresenta la perfetta storia di fantasmi da racconto del focolare.

Per giunta James non solo è uno scrittore scorrevole ed elegante, ma anche un fine cesellatore, che inventa dei personaggi subdoli ed ambigui veramente accattivanti.

Soprattutto nei dialoghi, sembra nascondersi sempre qualcosa, ed è questo uno dei punti di forza dell'opera.

Capitolo dopo capitolo assistiamo ad un vera e propria battaglia mentale e verbale, tra l'istitutrice e i bambini, che tra sottintesi e non detto, sembrano quasi " proteggere " le apparizioni dei due fantasmi che li perseguitano.

Due bambini che James non esita a definire più volte bellissimi ed angelici, come a voler creare un contrasto tra la loro beltà e la loro ambiguità di fondo.

Certo, parliamo di un romanzo di fine '800 ed è figlio del periodo.

Sia dal punto di vista dei personaggi che presenta, che nel modo che loro stessi hanno di fare e di esprimersi, e va accettato così.

Qualcuno potrebbe vederci qualcosa di morboso e malsano nel rapporto che alla fine lega l'istitutrice al piccolo Miles, però preferirei non addentrarmi in tali questioni.

Ripeto che Henry James è talmente ambiguo ed abile, da farti pensare di tutto.

Insomma, è uno di quei libri che alla fine ti lasciano elucubrare e con la sensazione di non aver capito tutto, che si è perso qualche passaggio.

Non a tutti piace questo tipo di storia, ed infatti gli scrittori contemporanei dell'horror raramente scrivono storie frammentate, ma anzi sono costretti a spiegare anche l'inspiegabile, e quindi capisco, veramente, chi critica Il giro di vite perché lo trova alienante e poco chiaro.

Però, boh, io l'adoro.



Alla prossima!


venerdì 8 gennaio 2021

Middle England - Jonathan Coe

 E' un po' strano scrivere di un romanzo del genere dopo i recenti fatti accaduti al congresso negli Stati Uniti, perché Middle England è un libro fortemente politico.

Anzi si può dire che la componente politica è in primo piano rispetto alle vicissitudini dei personaggi che tanto ho imparato ad amare con La banda dei brocchi prima e Circolo Chiuso poi.

Middle England è la vera e proprio chiusura di questa trilogia che parte dagli anni '70 arrivando nel terzo romanzo fino al 2018, con tutte le conseguenze politiche e sociologiche che hanno sempre avuto una parte attiva in questi romanzi.

Non a caso il romanzo si apre con questo piccolo paragrafo pubblicato nel The Guardian a firma di Jan Jack:

" Negli ultimi decenni, la parola " inglese " come denominazione di un popolo cominciò

ad aprirsi ad altro... ad ampliarsi per includere chi veniva dall'estero e chi, come me, 

trovava in questa capienza e condiscendenza un motivo di attrazione. Il risultato era una

forma di nazionalismo civile che serpeggiava piacevolmente come un vecchio fiume, il cui

impeto minaccioso era stato interamente speso a monte. "


Beh, possiamo dire tranquillamente che questo fiume è esondato.


Coe è come sempre bravissimo a rendere chiare anche a noi non inglesi le cause che hanno portato alla Brexit coinvolgendo noi lettori nel caos politico e sociologico che si ritrovano a vivere i personaggi di questa storia, che mai avrebbero pensato di vivere un periodo simile.

Forse il contesto annacqua un po' le problematiche personali di questi personaggi che sembrano quasi passare in secondo piano, ma Middle England è un romanzo scorrevolissimo che si legge con estremo piacere.

Certo, narra di personaggi ormai di mezza età che si trovano non solo a vivere in un periodo turbolento, ma anche vicissitudini personali ed amare come divorzi e morte di genitori.

E' lontana la propulsione e l'esuberanza giovanile de La banda dei brocchi che rendeva quel romanzo così forte ed empatico, è lontano l'amore che in quel romanzo sembrava così eterno, ma si vuol bene a questi personaggi e si vogliono conoscere le loro vicissitudini finali, almeno per coloro che come me hanno amato i primi due capitoli di questa trilogia.

Certo Coe per rendere più funzionale la storia ha reso protagonista principale il membro più giovane di questi personaggi ovvero Sophie, la figlia di Lois Trotter, ed ha anche inserito dei personaggi che gli gravitano intorno, ma come dicevo all'inizio e come dirà lo stesso Coe nella post-fazione, è l'Inghilterra la vera protagonista di questo romanzo e le scelte che il popolo ha espresso.

Scelte che sconvolgeranno anche le vite dei protagonisti di questa trilogia.

Trilogia che consiglio senza riserve.

Non c'è molto da dire su questo romanzo, che sicuramente non è all'altezza del primo volume, diciamo che è una trilogia in fase discendente, ma d'altronde rivivere i fasti dell'adolescenza è sempre difficile, perché è l'età a cui la maggior parte delle persone resta legata e che spesso forma l'individuo, sia nel bene che nel male.

In un certo qual modo può valere anche per questi romanzi con personaggi che abbiamo conosciuto da studenti pieni di ribellione, ideali, confusione e sentimenti che sembrano eterni e che volume dopo volume ritroviamo più adulti, più consapevoli, più cinici, ma anche sorpresi in negativo dalla loro gente e dalla loro patria.

Ogni altro discorso su questo libro andrebbe a parare sulla politica ed io vorrei evitare di farlo, ma i semi che hanno portato a questo scenario politico sono, secondo me, ben radicati anche qui da noi.

Non è difficile intuire il pensiero di Coe sulla Brexit, che appare piuttosto netto, e forse questo può essere un difetto per qualcuno che avrebbe preferito non prendesse posizione, ma d'altronde ha lasciato parlare i suoi personaggi per lui, anche se ad onor del vero racconta molto anche dell'altro punto di vista.

Dal canto mio posso solo dire che sono stato felice di aver ritrovato Benjamin, Lois, Douglas, Philip, Sophie e tutti i personaggi di Birmingham e dintorni.

E chissà, magari un giorno Coe ci parlerà anche del loro destino finale, chi può dirlo.

Anche se non credo, è forte il senso di chiusura e di arrivo nelle loro vicissitudini.


Alla prossima!