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lunedì 25 dicembre 2023

Un mese in compagnia di Edgar Allan Poe

" Solo certi poeti del male mi sanno cantare..."

Il corvo Joe - Baustelle

Disse il corvo: " Mai più."

Il corvo - E.A.Poe



In questi ultimi mesi ho sperimentato il vuoto letterario.

Non è la prima volta che non posso permettermi di comprare roba nuova da leggere, probabilmente non sarà nemmeno l'ultima.

In passato ebbi la possibilità di continuare a leggere grazie agli ebook, ma è una cosa a cui mi sono disabituato e non ho nemmeno più la possibilità di attingervi gratuitamente come in passato.

Nonostante ciò, e quindi la mia totale assenza da questo blog e dalla comunicazione social, mi sono concentrato sulle riletture ed ho passato questi ultimi mesi in compagnia di due tomoni che comprendono le opere intere di Edgar Allan Poe ed H.P.Lovecraft, autori che non leggevo da più di vent'anni.

Oggi parliamo un po' del primo.

Ci fu un tempo in cui il mio spirito romantico mi portò verso la poesia.

Leopardi, Dylan Thomas, Baudelaire.

Tramite quest'ultimo, con I fiori del male, scoprì il ramo gotico della poesia che mi portò dritto verso Il corvo ed Il verme conquistatore di Edgar Allan Poe.

Sono sempre stato attratto dai corvi, forse per via del film tratto dal fumetto di O' Barr, o per le citazioni in Sandman e nella Torre Nera di King, ma ho sempre sentito una sorta di affinità verso quest'uccello, tanto che non a caso una delle mie canzoni preferite in assoluto è Il corvo Joe dei Baustelle, anch'essa ispirata alla poesia di Edgar.

Sono state le poesie a spingermi verso Poe?

No,non solo, hanno funto da apripista, ma gran parte del merito è frutto dell'inchiostro di Stephen King, come sempre.

Uno di quegli autori che non ha paura di trascinarti non solo verso l'ignoto e l'orrore, ma anche verso altre storie ed universi narrativi di penne altrui.

E' a causa della prefazione di A volte ritornano e del saggio Danse Macabre, che nacque in me la voglia di saperne di più.

La prima cosa che feci all'epoca fu quella di cercare in rete più informazioni possibili su di lui, e successivamente affidarmi alle mie reminiscenze scolastiche, poiché ricordavo che qualche racconto era stato pubblicato nell'antologia di Italiano delle superiori.

Cercai tra i libri miei, di mio fratello e mia sorella, e la memoria non mi trasse in inganno, perché in quelle antologie albergarono alcune delle opere di Poe.


E fu subito amore.

Non ricordo con precisione quali e quanti racconti vi fossero nei libri di italiano, di sicuro ricordo Il gatto nero e L'uomo della folla, ma da allora mi impegnai a procurarmi tutte le sue opere.

Trovai un tascabile Newton da cento pagine mille lire con i racconti dell'impossibile e successivamente un tascabile della Bur che si fregiava del titolo Il meglio di E.A.Poe.

Quel poco che trovai non era abbastanza, quindi andai immediatamente alla ricerca di un libro che comprendesse tutte le opere di questo autore, ed il primo che trovai era un tomone della Sansoni editore con tutte le opere e le poesie.

La lettura non fu tutta rose e fiori.

Non lo è stata nemmeno questa volta.

Poe non è un autore facilissimo da leggere.

Pur nella brevità delle sue opere, vi è un'infinità di citazioni ed omaggi a personaggi storici, filosofici ed altri autori, che bisogna per forza affidarsi alle note a fine pagina.

Poe era una fucina di conoscenza.

In più molto spesso usava il francese come corollario alle storie, e divagava moltissimo.

Quello che mi piace delle sue storie è che il suo è un horror piuttosto analitico, che lascia molto all'immaginazione del lettore.

E' difficile fare un sunto delle sue opere, posso giusto citare quelle che mi sono piaciute di più in questa rilettura.

Alcune sono delle conferme, come Il Corvo, Il cuore rivelatore, Il pozzo e il pendolo, La maschera della morte rossa, Il barile di Amontillado, William Wilson, altre, invece, delle piacevoli sorprese, soprattutto Ligeia, opera di cui mi sono innamorato.

Un po' freddino mi ha lasciato la rilettura di Storia di Arthur Gordon Pym unico romanzo scritto da Poe.

Tanto bello ed inquietante nella fase iniziale, quanto tronco nel finale che sembra terminare sul più bello.

Con il suo talento Poe avrebbe potuto osare di più,  segno che non si è trovato a suo agio nella gestione più ampia di una storia.

Ci ho messo più di un mese a leggere tutta l'opera omnia di Poe, e non è tempo che rimpiango, tutt'altro.

Se dovessi citare una sola storia da tramandare ad un novello lettore, quella sarebbe La maschera della morte rossa, per me la sua opera migliore.

Menzione per le tre storie con protagonista Auguste Dupin, che hanno funto da antesignano per il genere giallo, che ispirarono Arthur Conan Doyle nella creazione del più famoso investigatore di tutti i tempi.

I delitti della Rue Morgue, Il mistero di Marie Roget e La lettera rubata sono tre racconti che consiglio senza riserve.

In verità tutto coloro affascinati dall'horror, dalle storie del mistero e dal gotico, dovrebbero leggere quest'autore, perché non solo la generazione successiva, ma anche quelle odierne sono in gran parte ispirate dal buon Poe.

Augurando a tutti buone feste, mi eclisso ed...


Alla prossima!


mercoledì 9 agosto 2023

Cosa si trova al giorno d'oggi, in un mercatino di libri, in una città di media grandezza del Sud Italia ?

Feci questa foto qualche anno fa, perché volli focalizzare a memoria duratura quella sorta di moto di anticipazione e curiosità, che mi prende quando dedico un paio d'ore al mese al mercatino delle pulci della mia città in cerca di qualche affare librario.

E' vero, qualcuno potrebbe farmi notare che le bancarelle si intravvedono appena, ma mi vergogno a fotografare le robe altrui, non posso farci nulla.

Ormai frequento quel posto da anni, tanto da conoscere usi e costumi dei rivenditori, e quindi so chi porta sempre gli stessi libri o chi diversifica la bancarella di volta in volta, e quest'ultimi sono quelli da cui vado per primo.

Con il tempo, quindi, ho assimilato non solo il materiale librario di cui potrebbero disporre, ma anche il prezzo, e con il tempo si è creata anche una certa familiarità, visto che comunque mi vedono di sovente.

Il che mi ha portato spesso a parlarci ed a rapportarmi con loro, soprattutto per quel che concerne alcune riflessioni e domande che vengono a crearsi quando ci troviamo di fronte a qualcosa che è già stato di qualcun'altro.

- La prima domanda che mi pongo sempre davanti ad una bancarella è quella più logica: da dove vengono quei libri?

Quale è la loro storia?

A volte mi capita di trovarci delle dediche, degli appunti, delle cartoline, ed è quasi come assistere ad uno stralcio della vita e delle esistenze altrui, anche quando ci trovi delle macchie di caffè o di muffa.

In base alle chiacchiere fatte con loro ( ma anche esperienze personali che ho vissuto ), vi sono molteplici motivi per cui un libro finisce nelle bancarelle.

Però bisogna partire da un presupposto per eliminare subito una delle derivazioni più comuni, ovvero quello che un libro non piaccia e che quindi venga subito ceduto ad un rivenditore.

La risposta a questa possibile derivazione è negativa, perché oggi un libro che si è comprato di recente e che ritieni non possa far parte della tua libreria, lo rivendi facilmente su Vinted o Ebay, e difficilmente lo porti ad un rivenditore d'usato.

Infatti nelle bancarelle vi sono per lo più delle tipologie di libri che più tardi elencherò, ma che partono da un range temporale che va dagli anni '60 al massimo ai primi anni del duemila.

Tanto per fare un esempio, è rarissimo trovare in una bancarella un libro pubblicato dopo il duemila, a meno che non sia uscito in un allegato con un quotidiano o una rivista.

Gli Adelphi e gli Einaudi, manco a parlarne.

E' apparso qualche sparuto libro de la Feltrinelli, ma comunque poca roba.

Sono ormai molti anni che frequento quelle bancarelle e di libri di queste case editrici ne avrò visti al massimo due o tre ( ed uno l'ho anche comprato, visto che era un'edizione Einaudi de L'urlo e il furore di Faulkner ).

Ovviamente bisogna tenere conto anche della grandezza del mercatino e della città che lo ospita.

Qui io parlo di una città del sud Italia di 180.000 abitanti, e non di Napoli o Roma, dove presumo che nei mercatini possano circolare anche numerose copie di Adelphi, Einaudi ecc.ecc.

D'altronde è un trend anche abbastanza in voga nei social o su Youtube quello dell'affare ai mercatini, quindi mi è capitato spesso di vedere copie di libri di quelle edizioni a Porta Portese o altri mercati simili.

Eliminando quindi gli appartenenti alle generazioni x,y, millenial ecc.ecc., che molto probabilmente userebbero internet per rivendere un libro, non restano che i cosiddetti boomer o in alternativa  che molti di questi libri giacessero in qualche magazzino da decenni, come è il caso di uno dei rivenditori, che praticamente porta i libri un po' a caso pescando dal mucchio di libri che ha sugli scaffali.

Ma quali sono i principali motivi per cui la gente si sbarazza dei libri?

- In primis la mancanza di spazio o la riduzione dello stesso.

Ed è una cosa che ho vissuto con mano.

- La morte del collezionista.

Magari un nonno o uno zio che è passato a miglior vita ed i cui eredi ( se ci sono ) non hanno lo spazio o l'interesse a coltivarne gli stessi interessi o il lascito.

Ed è una cosa, che a parer dei rivenditori con cui ho parlato, accade più sovente di quel che si pensi.

- Perdita d'interesse.

E' una cosa che ho vissuto io stesso con i videogiochi, la musica ed i fumetti, che spesso ho rivenduto o persino buttato, come nel caso di qualche vecchio CD o musicassetta.

- Trasferimento in un'altra città, altro paese, altra casa.

Convivenza.

Spesso ci si fidanza o ci si sposa con gente che non condivide le nostre passioni, e con cui bisogna trovare la quadra per quel che concerne la condivisione dello spazio.

Il fatto che si tratti per la maggior parte di vecchie collane o di libri degli anni antecedenti al duemila porta a pensare che vengano principalmente da case che si sono svuotate di gente che è passata a miglior vita o ragazzi/e che oggi sono uomini, donne, padri, madri, e magari anche nonni/e.

E quindi quali sono le collane o le case editrici che circolano di più nel piccolo mercatino della mia città?

Prime tra tutte le belle edizioni de il novecento italiano ed europeo che uscivano in allegato con La famiglia cristiana.

Edizioni molte curate, spesso foriere di capolavori.

Io stesso con il tempo ne ho recuperati sei ( a circa 1 Euro l'uno ) e conto di recuperarne altri.

In tutto dovrebbero essere ventiquattro libri.

Dodici dedicati al novecento italiano e dodici al novecento europeo.

Mi pare siano datati 1997, quindi non sono nemmeno tanto vecchi.


I tascabili Newton che si dividono in tante micro-categorie, ma che comunque fanno bella mostra di sé in qualsiasi bancarella dell'usato.

Con il tempo ne ho recuperati tantissimi.

In primis ci sono gli indimenticabili 100 pagine, 1000 lire con la costoletta nera, poi quelli della collana il fantastico economico classico con costoletta bianca sempre al prezzo di 1000 lire, ed infine i classici Super Ten da 250 pagine al prezzo di 2000 Lire.

Credo che qualunque appassionato di letteratura ne abbia almeno qualcuno a casa.


Le edizioni Fabbri in copertina rigida.

Alcuni dei miei libri preferiti li ho recuperati in questa economicissima edizione, che anche attualmente è parecchio presente nei mercatini dell'usato.





I mitici Urania.

Beh, questi non mancano mai, ed anche di questi ne ho fatta incetta.

A volte ci ho passato letteralmente ore a sfogliarli, perché è la collana principe di qualsiasi bancarella.

Che siano quelle dalla copertina bianca, o quelle più vetuste dalle copertine coloratissime prezzate a 130 Lire.



La biblioteca di Repubblica, Novecento.

Per me il non plus ultra.

Sono le edizioni che preferisco in assoluto, soprattutto per quel che concerne il lato estetico, ma anche perché a buon prezzo vi ho trovato dei veri e propri capolavori.

Di pregio anche I grandi romanzi del Corriere della sera, che sono molto vicini esteticamente a quelli di Repubblica.

Anche qui ne ho preso qualcuno, e conto in futuro di prenderne altri.


Chiudiamo con gli Oscar Mondadori.

Quelli vetusti degli anni '60 circolano moltissimo, ed infatti ne ho presi parecchi, a cui vanno aggiunti i classici del giallo di cui ne vedo sempre un'infinità.

Bene o male queste sono le collane che spesso mi trovo più davanti, e che per la maggior parte è facile portare via ad 1 o 2 Euro.

Senza le bancarelle, io probabilmente avrei letto meno della metà dei libri che ho letto, anche perché è raro che io possa permettermi di comprare un libro in prima edizione.

Insomma, queste sono le collane che mi hanno dato più soddisfazioni, e che hanno reso la mia libreria più vintage del necessario, rendendomi non sempre un uomo del mio tempo.

Certo, quando ho potuto ho fatto incetta di libri comprati su internet o in libreria, ma per quel che concerne le emozioni, per me, le bancarelle restano imbattibili, se non altro perché non so mai cosa troverò e cosa e se comprerò.

Quella sensazione di pescare un libro che cercavi da tempo, e quel senso di curiosità e di voglia che mi prende quando arrivo nei pressi di una bancarella, è qualcosa di impagabile, che nessuna libreria potrà darmi, soprattutto quelle di catena.


Alla prossima, e per chi può permettersele, buone vacanze!






domenica 28 agosto 2022

Un agosto in compagnia di Fëdor Dostoejvskij - Le notti bianche 1/3

Sul finir di un luglio incandescente mi ritrovai nella solita bancarella di libri usati sul lungomare con la speranza di trovare qualcosa di interessante.

Sono tornato a casa in un lago di sudore e con due libri in saccoccia.

Il primo non merita un post sul blog perché è legato più alla mia voglia personale di conoscere i posti in cui sono vissuto con l'occhio, la penna e i quadri di un autore del passato, e quindi non credo possa essere oggetto di interesse.

Il secondo è stato ben più irto, scosceso ed impegnativo, quanto può esserlo un trekking letterario con più dislivelli.

Era un po' che ero incuriosito dalle opere di questo autore, che sempre più spesso sentivo venire celebrato nelle bolle social che seguo che parlano di letteratura.

Sicuramente mi è capitata sottomano un'edizione molto fitta ed economica, e tutto ciò ritengo possa aver influito sulla difficoltà di lettura che ho avuto.

Praticamente venti pagine di Dostoejvskij mi pesano più di quaranta/cinquanta di qualsiasi autore odierno.

Non siamo ai livelli di Hugo, ma ci andiamo vicini.

Beh, che dire, al netto della prolissità di fondo, ho letto sicuramente tre buone storie, che pur non essendo totalmente nelle mie corde, alla fine mi hanno convinto.

E' anche normale che sia così, di certo non posso avere la presunzione di stroncare un autore storicamente riconosciuto come uno dei più bravi in assoluto.

Comunque, parliamo un attimo del libro in sé.

E' una vecchia edizione tascabile della Newton denominata Tris del 1997, che propone tre libri di un autore in un unico volume.

Insomma, un ottimo modo per approcciare un autore di cui conoscevo a malapena i titoli dei libri e qualche infarinatura delle trame.

I libri proposti in questa edizione erano: Le notti bianche, Delitto e castigo e Il giocatore.

E' chiaro che Delitto e castigo sia l'opera più maestosa e complessa, ma per i miei gusti Il giocatore è l'opera che più mi è piaciuta ed avvinto.

Ecco, trattandosi di letture impegnative, poiché ricche di complesse descrizioni della natura umana, è molto difficile non essere travolti da una sorta di fiume in piena di flussi di coscienza dei vari personaggi, e forse è proprio per questo che la trama molto più lineare e veloce di quest'ultimo libro è quella che ho trovato più nelle mie corde, ma ci torneremo a tempo debito.


Le notti bianche è un libro esilissimo, di circa una quarantina di pagine, ma è uno tsunami di emozioni umane e di solitudine amorosa, piena sì di belle frasi da sottolineare e di tormenti amorosi e sdolcinati da sedurre un giovane lettore, ma che io ho trovato piuttosto smielato.

Due giovani anime solitarie si incontrano nel loro peregrinare serale, e si raccontano i loro tormenti amorosi ed esistenziali con il cuore in mano.

Lui è una sorta di misantropo sognatore, lei aspetta il ritorno del suo promesso, che non si sa se tornerà.

Forse ce n'è e forse no, perché al quaglio la storia è tutta qua.

Da Shakespeare a Dawson's Creek il passo è breve, anche nella Russia dell'800. :-P

Molto bello il fatto che non sapremo mai il nome del protagonista, come se in fondo fosse lo stesso autore ad essere il protagonista della storia, e quindi non solo il creatore.

Dal punto di vista stilistico è una storia piena di belle frasi e bei dialoghi, e si comincia anche ad intravedere la linea narrativa dei prossimi due libri.

Dosto mette davvero a fuoco ed in maniera vivida la vita sociale del tempo in Russia, e lo fa tessendo dei rapporti umani piuttosto vividi.

Una storia d'amicizia/amore che si evolve in soli quattro giorni.

Sono così lontani da noi, ma anche così vicini, narrativamente parlando.

In un certo senso è un mostro di empatia.

Le notti bianche non è una lettura nelle mie corde, delle miserie amorose dei giovani ormai mi interessa poco, perché li vivo solo nel ricordo, non sono più uno di loro, e non posso più provare la passione ed il tormento dei primi amori, ma al di là di tutto, non posso non riconoscere la bravura di questo autore.

Le notti bianche è un libro piccolo, ma ricco di emozioni, forse palloso, e forse troppo impetuoso per quel che concerne i flussi di coscienza, ma difficilmente accetterei il termine brutto per un libro così.

Cioè farei spallucce, poiché d'altronde si parla di gusti personali, ma la penna c'è.

E crea vita.

E della giovane Nasten'ka chiunque potrebbe innamorarsi, ma forse in fondo lo abbiamo fatto, nel nostro tempo e nel nostro luogo...

" Era una notte incantevole, una di quelle notti che ci sono solo se si è giovani."

Ma che catenazzo vogliamo dire di un autore così.

La descrizione di Pietroburgo al calar della notte vale da sola l'intero romanzo.

Possiamo quindi definire Le notti bianche un romanzo di formazione?

Direi di sì.

E se vi piacciono libri di quel genere, ve lo stra-consiglio!


P.s: ho scelto di dividere la stesura di questo post in tre parti, che pubblicherò in maniera più veloce del solito, perché altrimenti verrebbe troppo lungo, e già non interessa a nessuno leggere blog come il mio, figuriamoci se scrivo post chilometrici...

Alla prossima!






lunedì 17 febbraio 2020

Il ciclo di Solomon Kane - Robert E. Howard







Seabury Quinn e Robert E.Howard li avevo conosciuti insieme nella raccolta di racconti sugli investigatori dell'occulto di cui ho parlato brevemente nello scorso post.

Il racconto ivi presente di Howard era intitolato La Palude e verteva sulla figura di Solomon Kane.
Ho scoperto solo negli ultimi giorni che quello che lessi all'epoca era l'ultima avventura pubblicata da Howard sull'avventuriero inglese prima che decidesse di farla finita a soli trent'anni.

C'entra poco ma la metto giù solo per curiosità, che quel racconto nelle edizioni successive della Newton sia stato tradotto con un altro titolo: Teschi Sulle Stelle.


I racconti dedicati alla suggestiva figura di Solomon Kane, un avventuriero errante inglese sono soltanto quindici, di cui quattro sono stati lasciati incompiuti.
Per fortuna sono riuscito a recuperare tutti e tre i volumetti della Newton abbastanza facilmente, e devo ammettere di esserne stato sedotto.

Con me giocava facile, lo ammetto.
Le avventure di Solomon Kane mi ricordano moltissimo uno dei miei personaggi preferiti in assoluto, ovvero Ronald Deschain di Gilead, e non sono poche le assonanze tra i due.



Dall' Africa alla foresta nera, le storie dell'errante puritano inglese, mischiano fantasy, avventura, sword & sorcery e un pizzico di horror in una narrazione semplice, ma accattivante, e dove soprattutto l'azione è prevaricante su tutto il resto.
Molto del fascino verte anche sulla descrizione della figura di Solomon Kane, che con pochi accenni e descrizioni risulta affascinante e ben delineata.
Un personaggio errabondo che si accompagna con due pistole, una spada ed uno strano bastone, a combattere il male.
Spesso anche in modo fallibile, che è la cosa che me lo ha fatto apprezzare di più.

Sono racconti che sprizzano una carica ed un'energia fortissima, molto trascinanti, così come le descrizioni degli ambienti durante le sue peregrinazioni.
Che siano civiltà nascoste e perdute nei meandri della savana, o strani personaggi e i loro culti rituali, fino alla negromanzia dell'occulto.
C'è di tutto in queste storie, spesso narrate con  l'acceleratore al massimo.
La penna di Howard è graffiante, ed a me le sue storie sono piaciute un casino.
Tra tutte cito I Figli Di Asshur, Le Ali Notturne e La Luna Dei Teschi.

Ho letto un po' di cose su Howard prima di decidermi a iniziare a leggerne le storie.
Sapevo che era famoso per il ciclo di Conan, che viene considerato il suo apice narrativo, e sapevo che il resto della sua opera è stata soppesata e giudicata mediocre dai più.

Persino King sulla pagine del saggio Danse Macabre elogia Howard per il suo entusiasmo e la sua energia narrativa, ma giudica gran parte delle sue opere piuttosto mediocri, ed adatte a ragazzini che sognano di diventare forzuti e nerboruti per difendersi dai bulli.
Associando quindi la narrativa di Howard a quella supereroistica.


C'è del vero?
Non lo so, King avrà le sue idee e i suoi motivi per affermarlo, però ciò non toglie che io mi sia sinceramente divertito a leggere le brevi avventure di questo ciclo.

Di sicuro sono storie semplici e d'avventura, con il classico eroe che salva fanciulle indifese a colpi di pistola e spada, niente che non si sia già letto e visto in migliaia di altre storie, ma Howard ammalia e diverte, e la figura di Solomon Kane andrebbe riscoperta.

Dubito che ciò accada, di questi tempi le figure degli avventurieri solitari che non amano e non scopano non sono di moda, ed infatti il tentativo cinematografico di molti anni fa mi pare andò malissimo, però io sono stato contento di aver finalmente colmato un'altra delle mie lacune.

Non escludo, anzi sono sicuro, che presto o tardi leggerò altre storie di Howard, d'altronde alcuni fumetti dedicati a Conan all'epoca mi piacquero moltissimo, e lo stesso accadde durante l'infanzia con i film dedicati al personaggio con Schwarzenegger , quindi, presto o tardi, visiterò anche le lande della Cimmeria.



Alla prossima!




mercoledì 5 febbraio 2020

Seabury Quinn - Il ciclo di Jules De Grandin


La prima volta che ebbi un incontro narrativo con il buon Seabury è datato chissà quando, forse agli albori dei miei tascabili Newton, quindi i primi anni 2000 o giù di lì.
Era un libro intitolato Gli Indagatori Dell'incubo che conteneva un'antologia di racconti dedicata alle investigazioni dell'occulto firmata da vari autori: Hodgson, Lovecraft, Howard, Wellman ed appunto Seabury Quinn.
Ammetto che all'epoca la sua storia Le Mummie mi piacque ma non particolarmente.
Il problema, secondo me, non era della storia in sé, ma il fatto che quando leggo una raccolta di autori vari, mi viene difficile concentrarmi sull'unicum della storia perdendomi un po' nell'insieme, non so se riesco a spiegarmi.
E' uno dei motivi per cui cerco di leggere raramente antologie di questo tipo.


Il secondo appuntamento con Seabury Quinn è avvenuto solo recentemente e molti anni dopo che lessi quella prima storia e l'effetto è stato diverso e sono stato in grado di apprezzarne molto di più le dinamiche.

Arthur Conan Doyle ha creato dei mostri.
O meglio sono stati i lettori ( credo ) a crearli.
Quasi ogni autore del genere orrorifico di quel periodo è finito a creare la sua versione di Sherlock Holmes, ovviamente in base al  proprio background stilistico.
O in qualche modo è stato costretto a farlo, visto che quel tipo di storia vendeva bene.

E pensare che Poe all'epoca dei suoi racconti ispirati alla figura di Auguste Dupin credo se lo fossero filato in pochi, ma evidentemente non era il momento giusto o non c'era la...rivista giusta.

E' stato su Weird Tales che Seabury Quinn si è fatto un nome ed è giunto anche fino a noi.
Il suo ciclo concernente le investigazioni nel campo dell'occulto del " piccolo francese" Jules De Grandin conta quasi un centinaio di avventure pubblicate tra le pagine di quella rivista, e stando alle parole di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco che ho letto tra le note dei tascabili Newton, sono state tra le più amate e lette in assoluto dai lettori.

Io purtroppo non sono arrivato a tanto e ne ho lette soltanto cinque, ma posso dire che sono belle storie.
Come dicevo più su la prima - Le Mummie - la lessi nel tascabile Newton di cui parlavo ad inizio post.


La seconda serie di avventure è avvenuta su uno dei volumi sempre di 100 pagine nella collana dedicata al fantastico sempre della Newton, quella dal formato leggermente più grande con copertina e costoletta bianca.
Il libro intitolato La Casa Della Strega contiene quattro avventure dedicate alla figura di Jules De Grandin e del suo assistente, ovvero il Dr. Trowbridge.

Le quattro storie sono: La casa della strega, Le mani della morta, La casa dei tre cadaveri e Il coltello rosso di Hassan.

Chi ha un minimo di infarinatura letteraria inerente questo tipo di storia sa cosa aspettarsi, ovvero una soluzione del caso che avviene in maniera rapida, ma efficace, dopo un massimo di 30/40 pagine.
Storie affettate, ma che per quel che mi riguarda, scritte benissimo.

Mi piacerebbe riuscire a recuperare altre avventure di Jules De Grandin.

Che invidia per coloro che all'epoca leggevano Weird Tales!





Alla prossima!





giovedì 21 giugno 2018

Ricordi "librari" delle elementari

In una mattina domenicale che di bella stagione aveva ben poco pensai di peregrinare verso il mercatino delle pulci, un po' per riempire il tempo ed un po' perché avevo qualche spicciolo da spendere.
Tornai a casa sotto una pioggia leggera con il mio undicesimo tascabile economico della Newton ed un vecchio ricordo sopito non più.
Per la cronaca il volumetto era Il Risciò Fantasma e altre storie fantastiche di Rudyard Kipling.

Quello che non sapevo è che io e Rudyard Kipling ci eravamo già incontrati.
Più di trentanni fa, temo.
Mi è bastato leggere la sua bibliografia ed appena arrivato a Capitani Coraggiosi mi si è aperto un cassettino della memoria.
Capitani Coraggiosi è stato il mio primo romanzo di narrativa delle scuole elementari.
Ho provato a rintracciarne l'edizione, ma nonostante ne ricordassi la copertina rigida verde cartonata ed il formato che ai miei occhi da infante sembrava così insolitamente pesante e maestoso, non sono riuscito a rintracciarlo, ed è un peccato.
Mi sarebbe piaciuto riviverlo non solo mnemonicamente, ma anche visivamente.
E non solo lui.
Perché ce ne furono altri.
Verosimilmente parliamo del 1984 o giù di lì.
Ricordo che la maestra metteva in cattedra questi "libroni " e poi chiamava uno per volta noi studenti per scegliere quella che doveva essere la lettura di quel periodo da portare a casa.
Chi veniva scelto per primo, aveva più bagaglio di possibilità.
Ed infatti i romanzi di avventura o opere come quelle di Jules Verne erano i primi ad andare.
Peccato non scegliesse per ordine alfabetico, perché sennò sarei stato sempre il primo.
Quindi quali sono questi libri che mi capitarono in dote/scelta in quel periodo?

- Capitani Coraggiosi - Rudyard Kipling

- Il Richiamo Della Foresta - Jack London

- Zanna Bianca - Jack London

- Cuore - Edmondo De Amicis

- L'isola Del Tesoro - Robert Louis Stevenson

Ce ne furono altri?
Può darsi, ma purtroppo mi sono tornati in mente solo questi.
Per curiosità, capitava anche a voi che alle scuole elementari vi " affibbiassero " letture di narrativa durante l'anno scolastico in corso e non come consuetudine alla fine?