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mercoledì 21 giugno 2023

Il divulgatore a cui do credibilità non sponsorizza e non si sponsorizzerà.

Foto di Miguel A Amutio su Unsplash
Due volte in pochi giorni, mi sono ritrovato a provare delle sensazioni strane sulla divulgazione via web, soprattutto quella che credevo non sponsorizzata.

L'apparizione della dicitura #Adv, lo sponsorizzare se stessi e le proprie traduzioni/opere in spazi virtuali che fino alla visita precedente trovavo più trasparenti, mi provoca una sorta di mestizia.

Nel momento in cui provi a vendermi qualcosa, io mi chiudo a riccio, ti considero perso.

Non mi fido più.

Proviamo a contestualizzare un attimo, per quanto mi rendo conto di quanto sia un argomento
complesso con numerose derivazioni che resteranno sottintese o ignorate del tutto.

Torniamo indietro nel tempo, prendendola larga.

Da ragazzini le pubblicità ci hanno in un certo senso indottrinato, indotto al desiderio verso alcuni oggetti, soprattutto giocattoli.

Ricordo ancora gli opuscoli natalizi dei vari marchi, ed ancora oggi c'è una nutrita mandria di nerd e divulgatori di oggetti pop, che ancora vivono di quei ricordi, alcuni ci campano anche.

Il vip di turno che provava a venderci un prodotto c'è sempre stato, ma oggi si è moltiplicato con il moltiplicarsi delle possibilità di marketing attraverso non solo il cartaceo e la tv, ma anche il web ed i social.

Oggi però il rapporto di molti di noi con la pubblicità, è controverso, per non dire di fastidio.

Molti cercano modi per skipparla, ed io stesso in molti video/immagini su  Internet, Youtube o sulle app o piattaforme streaming, faccio altrettanto.

Scommetto che come me molti altri, persino i divulgatori stessi, ipotizzo.

Ed allora perché io dovrei sorbirmene ancora delle altre?

Spesso mi faccio questa domanda mentre guardo un video/una stories/ leggo un post sponsorizzato/ecc.ecc.

C'è una certa ipocrisia di fondo in molti di questi creators, ed è un discorso che vale per tutti i creatori di contenuti dei vari media: youtuber, blogger, tiktoker, bookstagrammer, ecc.ecc.

Questo non è un atto di accusa, sia chiaro.

Capisco le regole del gioco, ed io stesso ho usufruito dei consigli, quelli più trasparenti, dei divulgatori in questione.

Anche perché spesso è facilmente intuibile la marchetta di turno, specie se è sponsorizzata in maniera chiara e legale.

Io stesso tempo molto tempo fa, feci un post su un libro che avevo ricevuto in omaggio da un altro blogger.

Ricordo che per me fu una situazione strana, anche alienante, per certi versi, perché sentivo che avrei dovuto dire di no, ma non ne ebbi cuore, conscio che però lo avrei letto più per dovere che per piacere.

Io un libro del genere non lo avrei mai comprato, e non perché era brutto ( non lo era ), ma perché trattava di argomenti che ormai mi interessano poco, anche perché io con il tempo ho un po' superato la nostalgia del passato e dei vecchi giocattoli, ed al massimo me ne è rimasto qualche eco, ma non tanto da considerarmi un rappresentante del geekismo pop.

Quel post mi ha segnato un po', ed oggi quando vedo divulgatori che fino a mesi prima ne dicevano peste e corna e seguitavano a postare in totale libertà, essere a sua volta inglobati ed asserviti al sistema, ammetto che mi perplime un po'.

So che per molti avere seguito significa anche poter cercare di campare con le proprie passioni, che sia di giornalismo, scrittura, ecc.ecc., ma secondo me, è come passare dagli estremi al democristiano.

Sia chiaro, anch'io ho seguito, seguo ed ho followato gente che fa divulgazione e sponsorizzazioni, ma comunque erano degli utenti che lo facevano dal primo istante che li ho visti, e che quindi ho potuto filtrare fin da subito.

Ma come ci si pone verso chi lo fa improvvisamente?

Da chi ad un certo punto viene notato dalle CE, o da qualsiasi agenzia di marketing?

Voi, o sparuti lettori, riuscite ancora a dargli credibilità?

Vi fidate?

Io ammetto che ai miei occhi perdono quella patina di onestà intellettuale, non riesco più a leggerne i post o guardare i loro video allo stesso modo.

Preferisco e preferirò sempre le opinioni di qualcuno che ha comprato quell'oggetto e non lo ha avuto gratis.

Preferisco e preferirò sempre chi scrive in totale libertà e senza nessun guadagno.

Chi non mette Adsense o le pubblicità con foto di funghi ai piedi o pillole per aumentare il desiderio.

Guardo con sospetto anche i siti web più importanti onnipresenti su Tik Tok ed Instagram che danno voce ed importanza ad umani che recensiscono libri in camicia da notte.

Attenzione, auguro a costoro tutto il successo di questo mondo, e sarò sempre dalla parte di chi riesce ad ottenere successo nelle proprie passioni facendone un lavoro.

Lodo la vostra dedizione ed il vostro impegno, come ho lodato la vostra bravura dialettica, la vostra bravura davanti ad una tastiera o una telecamera, ma nel momento in cui provate a vendermi qualcosa, tra me e voi si aprirà una frattura difficilmente sanabile.

E chi te s'incula, direte voi.

Giustamente, anche.

Da un certo punto di vista, soprattutto quello che concerne la letteratura, mi sento una specie di luddista.

E mi sembrava giusto farlo sapere al mondo virtuale.

Il piccolo fratello vi osserva, con sospetto e delusione, prendendo nota dell'ennesima anima perduta, nel giogo della sopravvivenza, del vil denaro, e della fama.

Vi comprendo, ma non vi voglio più bene.

Un grazie a Nordv...no,no, scherzo. :-P


lunedì 12 luglio 2021

Non rappresento lo stereotipo del lettore, e non so se è un bene o un male

 

Se ci penso, mi rendo conto di non rappresentare per nulla lo stereotipo del lettore.

Anzi, mi sono sentito spesso a disagio quando ho messo piede in alcune librerie, specie quelle più elitarie e ricercate.

Cioè non me ne frega nulla dei premi letterari, e per dire al premio Strega preferisco i racconti sulle streghe, così come non me ne frega nulla degli sconti con i regali tipo borse da mare o plaid, se un libro è pubblicato da Einaudi o Adelphi ( pur riconoscendone il valore estetico e di editing ) e non me ne frega nulla dei gruppi di lettura.

Non do manco particolare interesse e lustro alle librerie mie ed a quelle altrui, nel senso che leggo, rileggo e poso, finisce lì.

E se mi trovo a casa di qualcuno e non vedo libri, non ne faccio un dramma.

Mi frega poco anche degli incontri con gli autori ed anche dei tweet o le stories di Stephen King o qualsiasi altro scrittore.

Per me conta più una sinossi, una storia, che tutto il carrozzone che c'è dietro.

Non mi sono mai vantato di aver letto un libro, e non mi sento superiore ai miei amici a cui non importa nulla di questo argomento.

Forse è per questo che ultimamente qualifico come falsi o costruiti la maggioranza dei divulgatori su Instagram, Facebook o vattelapesca.

Non può essere che nella nostra vita esistano solo i libri, o che la stragrande maggioranza delle nostre emozioni vengano da lì.

Dite quello che volete, ma non ci credo.

Amo anch'io la letteratura, amo alcuni autori ed alcuni generi, ma a volte sento voglia di provare emozioni vere, e non riesco a fingere che i libri siano l'unica cosa che contino nella vita.

Perché a volte, alcune Bio fanno pensare che sia così.

Ciò fa di me un lettore di serie b ed asociale?

Può darsi.

Io metto la letteratura alla stregua di qualsiasi altra mia passione.

Sarà che provengo da sottoterra, nel senso che prima di arrivare alla letteratura la mia vita è stata costellata di vari substrati tra cui l'amore per il calcio, i videogiochi, cinema, fumetti, ma anche la classica vita di strada fatta di cortili e nascondino.

Ai caffè letterari preferisco i bar sport.

Paradossalmente sono lo stereotipo del non lettore.

Eppure sono un lettore, e probabilmente leggo anche più libri di chissà quanti altri che si considerano membri di un élite perché hanno letto l'ultimo Nobel, Pulitzer o Strega.

E di certo non sto a contare quanti libri ho letto, quanti ne ho comprati, e non piango e mi dispero se per due giorni non leggo nulla.

Insomma non rappresento lo stereotipo del lettore ed a volte non so se è un bene o un male, perché i social, ma anche i blog ed i siti letterari, divulgano tutto il contrario di ciò che sono.


Alla prossima !(?)



giovedì 3 giugno 2021

La divulgazione letteraria è sbarcata su Tik Tok

Immagino già le risate, ma è un argomento da prendere sul serio, secondo me.

La divulgazione è in continuo mutamento ed i creators o comunque molti degli appassionati o chiunque cerca di farsi notare dalle case editrici cerca di colonizzare in genere qualsiasi piattaforma di successo, anche per arrivare ad una nuova generazione di utenti.

Lo abbiamo visto in passato con i Blog, Facebook, Instagram, ci hanno parlato di Clubhouse come il nuovo che avanza, ma è su Tik Tok che le nuove leghe della divulgazione stanno attecchendo.

Mi ero accorto di questa cosa già tempo fa, ma negli ultimi mesi mi sono imbattuto in alcuni articoli generalisti che parlavano di questo fenomeno e dei numeri che ci stanno dietro, che non sono pochi.

Parliamoci chiaramente, la divulgazione via Blog è morta o morente, è racchiusa in una sorta di bolla in cui ci si alimenta solamente tra altri blogger, è come un acquario, non certo un mare.

I gruppi Facebook sono un riciclo continuo di utenti e di domande ricorrenti, alla centesima volta in cui si legge : " vale la pena leggere questo libro", " che ne pensate di tal dei tali di Stephen King " si scorre e si passa oltre, mentre Instagram è ormai saturo ed è diventato un enorme canale pubblicitario, dove le CE si scannano per pubblicizzare i soliti quattro libri e dove le solite quattro persone mostrano tutte i diversi unboxing del libro in prossima uscita.

Sono passate in secondo piano le foto a natura morta dei libri e persino le recensioni, ed ormai il feed conta poco o nulla, tanto che tutti si stanno lanciando nella rincorsa a ciò che va di moda adesso, copiare Tik Tok attraverso i Reels.

E' un vero peccato, perché scavando su Instagram si trova una bella nicchia di utenti che parlano di libri non di prima mano e che hanno parecchia cultura del genere, utenti che chiaramente hanno pochi like e pochi follower, poiché tutti seguono solo coloro che pubblicizzano e basta.

Ovviamente non demonizzo la piattaforma né gli utenti perché anche lì come un tempo nei forum e nei blog, si creano e si consolidano amicizie e c'è anche molta empatia e solidarietà tra utenti, però diciamo che offre poco a chi come me cerca pochi romanzi attuali e che non sta appresso alle ultime uscite o ai romanzi di moda.

Però torniamo a Tik Tok.

Qualche annetto fa di questi tempi scaricai la piattaforma per testarla.

Mi accorsi subito di una cosa, ovvero che i quattro o cinque video che feci, inerenti per lo più paesaggi della mia città e qualche libro Urania o Newton che lanciavo sul divano, fecero più like e visualizzazioni di qualsiasi cosa io abbia mai pubblicato su Instagram o su questo blog.

E' chiaro che inizialmente l'algoritmo prova a spingere un nuovo iscritto per incentivarne l'utilizzo, ma era indubbio che la modalità random di contenuti con cui è caratterizzata la piattaforma, almeno inizialmente mette tutti gli iscritti sullo stesso piano o quasi.

Non devi essere sponsorizzato e pagare come su Instagram per avere like o proseliti, e questo può essere un incentivo per chi parte da zero.

Dopo averlo testato sono sparito da Tik Tok per parecchio tempo fino a quando non mi accorsi che parenti e amici cominciavano a parlarne.

Tempo fa mi trovavo a pranzo da alcuni parenti e nonostante i più giovani della tavolata avessero 35 anni si parlava di Tik Tok e di alcuni creator della piattaforma, tanto da stupirmi del fatto che io ero tra i pochi a non conoscerli.

Così ho testato di nuovo la piattaforma ed inserendo il tag book mi si è aperto un micromondo, perché quella piattaforma non è solo formata da gnocche che fanno squat o ballano, coppie LGBT comiche o che si sbaciucchiano e spezzoni di film, telefilm o stand up comedy, ma anche una piattaforma in cui si parla di libri, con numeri piuttosto elevati.

Per dire, mi è capitato di vedere alcuni video che avevano un milione di visualizzazioni, roba che sembra fuori dal mondo per quel che concerne la letteratura che per sua natura è sempre stata considerata circoscritta ed elitaria.

Leggevo un articolo americano qualche tempo fa, in cui un libro pubblicizzato su Tik Tok ha contribuito ad elevarne le vendite di parecchio, ed è un fenomeno che sembra si stia affermando anche qui.

Personalmente sono sempre positivo nei riguardi del nuovo che avanza, anche quando mi rendo conto di essere fuori target o di non capirlo fino in fondo.

Se Tik Tok può contribuire a far nascere l'interesse nella lettura alle nuove generazioni, ben venga.

Con me in qualche caso ha funzionato, anche se non nella letteratura, ma nel cinema.

Tempo fa vidi alcuni spezzoni di film ( mi pare fossero Wonder ed Il cardellino ) che mi convinsero a cercare le pellicole ed a vederle, quindi perché non può accadere lo stesso con un libro?

Mai dire mai.

E quindi? Ora mollo il blog e mi fiondo su Tik Tok? Non credo, però è l'ennesimo segnale che mi porta a riflettere sul senso della mia esistenza virtuale su blogger.

Il mondo è andato avanti, ed io è come se scrivessi ancora su una Olivetti lettera 32, perché è così che vedo il blog attualmente, vecchio e stantio.

Le parole scritte sembrano avere ormai meno peso di un video.


Alla prossima ! (?)




giovedì 21 maggio 2020

Libri...d'arredamento

Complice la quarantena e l'esplosione dei collegamenti streaming, delle videochiamate su Zoom e le dirette Instagram di influencer o di qualsiasi altro povero o ricco Cristo, è salito alla ribalta un aspetto che prima veniva sviscerato solo su youtube, ma che non era ancora mainstream, ovvero il feticcio della libreria come sfondo alle spalle dell'utente di turno.

Sono usciti articoli su articoli su come massimizzare un collegamento streaming con tanto di sfondo studiato, sul fatto di scegliere il punto migliore della casa ( che spesso è lo studio o una libreria in modo da passare comunque per acculturato ) ed i libri in questo contesto assurgono al rango di protagonisti, poiché come dicevo tra parentesi offrono una scenografia perfetta.

Scavando a fondo si scopre una molteplicità di usi e consuetudini di arredamento che hanno molto poco a che fare con la cultura.

C'è chi compra libri solo perché i colori sono affini all'arredamento o solo perché devono riempire una libreria.
C'è chi si porta da casa dei genitori intere enciclopedie per farlo.
Chi compra dalle rivendite dell'usato per lo stesso motivo.
Ovviamente ci sono anche i lettori, che amano un po' mostrare e vantarsi dei loro tomi su dirette o video su youtube, con commenti spesso lapidari su un'opera che hanno letto e conservato, giustificati nel giudizio dal minutaggio ridotto, ma non accorgendosi che possono veicolare un messaggio sbagliato su quell'opera.
Come sempre il confine tra esibizionismo e cultura è molto labile.
Perché spesso il libro viene spogliato dal suo essere e trattato come un oggetto da mostrare e di cui vantarsi.

Come ben sa chi mi conosce o mi legge, io non sono così.
Per me un libro anche sporco o con un copertina vissuta ha lo stesso valore dell'opera di pregio con copertina superlusso, e me ne frego se non "dona" nella mia libreria.
Ho pochi Adelphi e Oscar draghi?
E chi se ne frega.
Conta la storia non l'edizione.

Non ho e non avrò mai il feticcio di dovermi vantare di ciò che leggo con gli altri, di dovermi vergognare dei miei Urania o tascabili Newton, o di vecchie edizioni impolverate di libri che compro ad 1 Euro al mercatino dell'usato.

Mi fa paura di essere giudicato soltanto dallo sfondo alle mie spalle durante una videochiamata, perché so che succede, e non voglio giudicare un politico o chiunque altro dallo sfondo della sua libreria o dal fatto che non ne abbia una.

Ed invece ci viene consigliato di fingere, che è necessario avere come sfondo una libreria piena e colorata, perché averne una ci mostra migliori agli occhi degli altri.

I libri sono libri anche quando vengono impilati uno sopra l'altro come una torre di Pisa o come una torre...nera, perché alla fine la maggior parte di quelli che ho, va a parare nell'occulto.

Alla prossima!





giovedì 16 gennaio 2020

Instagram è affetto da bulimia letteraria

Negli ultimi tempi Instagram mi è venuto un po' a noia.
E questo è un po' un problema perché ormai tutto il traffico divulgativo per quel che concerne la letteratura passa da lì.
E' un social dove la divulgazione letteraria va troppo veloce ed i ritmi di pubblicazione troppo elevati, con conseguente dispiego di attenzione dovuta e di tempo da perderci.
E' una sorta di gara a chi pubblica più libri ed a chi legge di più.
Non che ci sia nulla di male in questo, leggere è bello.
Trattare la letteratura come una fiction, però forse non so se lo è.

Io voglio fare anche altre cose.
Non ne posso più di gente che professa di leggere cento libri al mese o che mi decanta quanto sia impossibile vivere senza leggere un libro!
La gran parte delle persone che conosco non legge un libro da eoni ( purtroppo ), ma fa una vita soddisfacente e meglio della mia o chissà, meglio della vostra.
Io amo i libri, sono una medicina dell'anima, ma non prendiamoci in giro, per favore, si vive tranquillamente senza.

Un libro è un libro, non qualcosa da sfoggiare o leggere di corsa, perché domani dovete pubblicare un'altra foto con un altro libro.

La letteratura è diventata frenesia, quasi una costrizione, solo per prendere like su like.

Io non voglio partecipare a gare, non voglio essere una statistica e non voglio catalogare ciò che mi piace come fosse una classifica.
Non c'è nessun campione d'inverno, non è calcio.
Sapere che si è letto quaranta, novanta, centotrenta libri sotto il piumone, non fa noi dei vincenti o degli eletti.

Voglio fare anche altro e non leggere soltanto libri.
Ecco perché ho rallentato i miei tempi di lettura dedicandogli non più di una mezzora o massimo un' ora al giorno.

Poi apri i social e vedi che sembra che la gente non faccia altro che leggere, sorseggiare tè o caffè, oppure addobbare casa con tovaglie e suppellettili che manco nell'800.
Mai viste tante macchine da scrivere Olivetti come quest'anno.

Che cazzo sta succedendo?

Poi ci lamentiamo se i giornalisti prendono per il culo la categoria!

Io sono cambiato in questi mesi.
Sono diventato un lettore al buio, quasi episodico.
L'acquisto o la lettura di un libro è diventato qualcosa da cercare e trovare in maniera randomica.
Non so quasi mai ciò che troverò e comprerò nella bancarella di turno, e forse è meglio così.

Rifuggo dalla lettura per moda, e non voglio regalare soldi agli editori per opere in prima stampa da pagare a prezzo pieno che non so se apprezzerei.

Cerco perle nel lercio e nell'ammuffito.
Leggo in una vecchia poltrona, senza vestaglia e ciabatte, senza tazze o bicchieri, e senza le vettovaglie del corredo della nonna o della zia.
I miei libri sono spesso vecchi e sporchi, non propriamente instagrammabili.
Mi sento vecchio, sorpassato.
Ditemelo tutti in coro: " Ok, Boomer."


P.s: non è un articolo contro le bookblogger o bookstagrammer di turno, che hanno pieno diritto e libertà all'esistenza, ma contro la bolla che si è venuta a creare fatta di persone diverse, ma di contenuti che sembrano fatti con lo stampino.


domenica 10 novembre 2019

Essere blogger alle soglie del 2020?

Sono stato invitato da Nino Baldan ( https://www.ninobaldan.com/) a partecipare a questo Tag e colgo la palla al balzo, anche perché c'è una cosa su questo argomento che ho notato da un po' di tempo a questa parte e ne volevo parlare, ma lo farò in fondo al post.
Ovviamente dal punto di vista dei blog letterari che sono quelli che seguo più assiduamente.
Ora è tempo di rispondere alle domande:

Quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad aprire un blog?

Ho seguito la massa.
Nel periodo tra il 2005 e il 2008 frequentavo un forum dove nella "firma" molti avevano il link del loro spazio personale ed una volta che ci cliccai sopra per curiosità scoprì un nuovo mondo a me sconosciuto.
Scelsi semplicemente di farne parte, anche perché nella vita privata avevo sempre avuto l'abitudine di scrivere in quaderni, diari scolastici o personali, alcune delle cose per cui volevo conservare una memoria storica per gli anni a venire.
Provai a farlo anche online, ma...con risultati disastrosi.
Tanto che successivamente cancellai cinque anni di esistenza virtuale.
Era roba illeggibile di cui francamente mi vergognavo.
Successivamente mi sono imposto una direzione ed un approccio più tematico, ed infatti eccomi ancora qui.
Ho iniziato su Splinder fino alla sua dipartita, e poi sono approdato a Blogger, dove risiedo tuttora.
Tra molti bassi, e pochi alti.


Come nasce l'idea dentro i tuoi post?

A volte cova nella mia mente anche per giorni, settimane o mesi.
E non sempre ciò che penso riesco a metterlo per iscritto.
Alcuni libri di cui parlo, spesso e volentieri, sono letture di una settimana o persino un mese prima.
Spesso se sono opere troppo mainstream scelgo di non parlarne, perché ritengo che sia già stato detto tutto ed anche in maniera migliore in giro per il web o perché no anche in altri media.


Quali mezzi utilizzi per il blogging?

Qui la risposta è lapidaria: il computer fisso sempre e comunque.
Mi è capitato però in passato di abbozzare qualcosa sullo smartphone, ma solo un abbozzo, nulla di più.


Quanto impieghi per un post e come lo inserisci nel tuo tempo libero?

Mi è capitato anche di non scrivere per mesi e una volta per un anno intero, quindi non lo inserisco e basta se ne sento la necessità.
Non vivo il blog come un obbligo e non ho mai avuto velleità editoriali.
Per un post generalmente ci impiego tra le due o tre ore, ma dipende, ci sono stati dei post che ho abbandonato e ripreso dopo giorni.


Qual è il tuo rapporto con i social network e come sono legati al tuo blog?

In genere li provo tutti, un po' per curiosità e un po' per testarli, ma non ho il carattere, la presunzione e la faccia di bronzo da usarli per pubblicizzare i miei contenuti.
Al massimo nella Bio inserisco il link del blog, ma a livello generale tendo a separare la mia vita social a quella blogger.
Riguardo i social network credo che non sono loro il problema, ma il come vengono utilizzati.
Sono più attivo su Instagram che altrove, ma un tempo parliamo di cinque, sei anni fa apprezzavo moltissimo Twitter che consideravo un social divulgativo in cui potersi esprimere con cognizione di causa, ma con il tempo mi sono accorto che è un alcova di satira spicciola e spazzatura politicizzata.


Vedi questa crisi del blogging in prima persona, tanto da aver avuto la tentazione di trasferirti in pianta stabile sui social?

La crisi è avvenuta soltanto verso quei blogger che usavano la piattaforma in modo personale.
Chi ha un minimo di intento divulgativo credo non si faccia vincere dai numeri e dai social.
Il problema di fondo credo che nasca verso coloro che inseguono il successo e le interazioni.
Entrambe cose umanissime, ma non trascendentali nella mia esistenza.
Io seguo per lo più blogger di cinema, pop e di letteratura.
Prima e seconda sono categorie di blog che non moriranno mai, secondo me.
Anche perché entrambe nascono come canali divulgativi e stop, senza chissà quali velleità di successo.
Riguardo i blog di letteratura, invece, c'è un intero mondo sommerso dietro.
Quasi tutti quelli che parlano di libri aspirano a pubblicarne uno.
Non scherzo se dico che non conosco nessun blogger che parla di libri che non ha scritto un libro o che ne conserva uno nel cassetto, o che ne ha pubblicato o auto-pubblicato qualcuno.
Quindi di base non sono solo canali divulgativi, ma anche una strada verso il successo, un sogno, o un obbiettivo tangibile o meno.
E la strada spesso parte dall'apertura di un blog.

Dirò di più i bookblogger se la passano benissimo e probabilmente è il ramo del blogging che insieme al cinema vede più nascite, anche perché molte delle persone che hanno successo ed interazioni parlando di libri su Instagram sono costrette alla fine ad avere uno spazio fisico in cui parlare delle loro collaborazioni.
Basta pensare ai numeri incredibili di accrediti che i bookblogger riescono a ottenere nelle fiere del libro e persino a Lucca Comics e affini.
Poi che effettivamente i loro blog vengano letti ed apprezzati non posso saperlo, anche se guardando i commenti e le interazioni è più facile pensare al contrario.

Però vorrei dire una cosa e spero non venga fraintesa.
Il blogger odierno mi fa un po' paura.
A volte ho la sensazione che si voglia sostituire al giornalismo e che si senta persino...superiore se non altro per una questione numerica di interazioni.
C'è un esercito ( è un'iperbole parliamo comunque di una nicchia) di gente che per avere un prodotto gratis o un invito ad un evento appiattisce e di molto quello che era un canale divulgativo che un tempo a me sembrava molto più serio.
Questo fenomeno era molto più tangibile su Instagram, ma sta attecchendo anche nel blogging o c'è sempre stato, ma ben nascosto e mascherato.
Oggi che i social hanno sdoganato tutto, è molto più tangibile ed alla luce del sole.
E' bello che anche un semplice appassionato, un casalingo/a, possa dire la sua e parlare di libri, e d'altronde lo faccio anch'io nel mio piccolo, ma...l'uno vale uno nella cultura non so quanto possa valere e non so quanto sia corretto sostituirsi ad autorità e giornalisti del settore che spesso e volentieri vengono scavalcati da chi è disposto a lavorare e dare il suo tempo gratis nel sacro fuoco della passione o per avere "successo".

Mi pare che dovrei invitare altri a partecipare a questo Tag.
Spero non sia una rottura di scatole per voi, ma invito:

Long John Silver di Il Rifugio Di Long John Silver
Marco di La Stanza Di Gordie
Clarke di Clarke è Vivo

Più altri e eventuali che si vogliono aggiungere al Tag o nei commenti.


Alla Prossima!





giovedì 28 marzo 2019

Non è un paese per vecchi...scrittori!

Provate a scrivere The Haunting of Hill House su Google e scoprirete che nella ricerca uscirà prima la serie che il romanzo di Shirley Jackson da cui è tratto ( in italiano il giochetto non funziona perché il titolo della serie è stato ridotto ad Hill House).
Ho fatto questa prova qualche tempo fa, perché mi ha stranito e sconcertato che molti lettori odierni che bazzicano sui social più diffusi non conoscessero minimamente l'autrice.
Mi ha lasciato stranito ancora di più il fatto che la stragrande maggioranza ha preferito la serie al romanzo d'origine, che è stato definito più volte palloso e troppo psicologico.
Prima di tutto voglio dire che anch'io ho apprezzato molto la serie, che inevitabilmente è molto più diluita e diversa dal materiale d'origine,  ma che non mi aspettavo questa disparità di giudizio, ed a dirla tutta, nemmeno che fosse così sconosciuta a molti degli attuali lettori odierni che bazzicano sulla rete.
La questione è che oggi si pubblica moltissimo e si pompano sempre di più le uscite prossime ( com'è giusto che sia ) e si crea una sorta di bolla pubblicitaria dove tutti parlano degli stessi libri mentre gli autori del passato non se li fila più nessuno, se non il vecchio lettore nostalgico che magari non ha la stessa forza propulsiva dei blogger e bookstagrammer attuali che vivono di collaborazioni con gli editori.

C'è da dire che con il traino della serie oggi Shirley Jackson è "letteralmente " risorta ed ha visto anche l'uscita di due suoi libri inediti ( uno epistolare e uno di racconti ).
Dovrei essere contento, quindi, che un'autrice che amo, venga letta molto più di prima ( comunque parliamo di un'autrice sempre pubblicata e mai finita nel dimenticatoio grazie ad Adelphi ), ma mi ha spinto ad una serie di elucubrazioni.

Oggi per un lettore odierno è molto facile dire la sua e sputare sui classici del passato in favore di autori più moderni e scorrevoli.
Cioè magari Giovanni Scassapurru che è cresciuto pubblicando racconti su Wattpad e che si è reinventato scrittore horror o young adult potrà essere lo scrittore preferito di una giovane lettrice che allo stesso tempo probabilmente troverà pesante e noioso Dracula, Frankenstein ed altri classici dell'horror.

Tutto ciò è legittimo, ma oggi mi sembra che molti facciano un'enorme fatica a contestualizzare e credo non si abbiano nemmeno i filtri per apprezzare un certo tipo di storie.
Ci si difende appellandosi al gusto personale, perché non si è in grado di assorbire un certo tipo di scrittura e struttura narrativa del passato.
Non si è abbastanza allenati, forse.
Forse perché i classici vengono associati alla scuola ed alle noiose lezioni o alla costrizione di aver dovuto studiare un capitolo dei Promessi Sposi o della Divina Commedia, chissà.

In questo periodo ho letto tre vecchi libri tascabili della Newton e mi è saltato all'occhio che alcune delle soluzioni narrative, lette oggi, risultano scontate ad un lettore navigato o che comunque ha avuto modo di vedere al cinema o in Tv migliaia e migliaia di storie horror, gotiche, fantasy o vattelapesca.

Questo significa che siano opere brutte? Ma quando mai!
Mi sono gustato ognuno dei racconti di Stevenson ed ho apprezzato ogni capitolo del bellissimo I Pirati Fantasma di Hodgson.

Ecco, voglio dire a questi/e giovani virgulti che ciò che oggi per voi è scontato e banale, ha funto da precursore di tutto ciò che leggiamo oggi.

E che senza la Jackson, H.P.Lovecraft, Poe, Hodgson, Mary Shelley e chissà quanti altri, nemmeno  romanzi come After, Divergent e qualsiasi altro romanzo odierno fantasy sarebbe esistito.

Bisogna avere rispetto del passato, così come io rispetto che voi amiate di più Giovanni Scassapurru o Giacomo Carrialanda.





sabato 2 marzo 2019

L'ascesa dei Bookstagrammer

Ogni anno le classifiche Istat parlano di catastrofismo per ciò che concerne la letteratura, ed abbondano servizi televisivi o articoli di giornale, in cui vengono fuori numeri impietosi riguardo la letteratura.
Moltissimi leggono giusto un libro l'anno e forse neanche, e spesso coloro che leggono quell'unico libro sono lettori che hanno comprato giusto il libro di Corona, di Wanda Nara o dello Youtuber di turno.
Sono cose lette e risapute, e credo di averle già scritte, forse con il medesimo tono.
La letteratura è sempre stata una cosa di nicchia e spesso viene considerata noiosa ed elitaria.
Gli appassionati, sempre più sparuti, si sono raccolti e sparpagliati in piccoli agglomerati virtuali, ma raramente sono usciti da quella nicchia.
Non che non ci abbiano provato a propagarsi su forum, blog e successivamente sui gruppi di Facebook, ma credo che solo adesso si stiano ritagliando uno spazio importante.
Siamo praticamente entrati nell'era delle/dei bookstagrammer.

Oggi non è raro trovare bookstagrammer che sfiorano le centinaia di migliaia di followers e che sono diventati canali divulgativi molto più importanti di molti blog o dei pochi canali youtube che parlano ancora di libri.
Prima la gente si rompeva le palle di ascoltare un video di dieci minuti su youtube, mentre ora trova piacevolissimo ascoltare le stories di chicchessia.
Internet si sta evolvendo e non sono più i blog o le recensioni su Anobii, Ibs, Amazon e Goodreads a convincere qualcuno dell'acquisto di un libro, ma le migliaia di bookstagrammer ( quasi tutte donne ) che pubblicizzano le nuove uscite o recensiscono un libro.

Evidentemente il libro, più di qualsiasi altro media ( penso al cinema che è un argomento quasi impossibile da portare su Instagram almeno a livello estetico ) si presta a questo social.

Questo ha di fatto "ucciso" o quasi tutti i blog su questo argomento.
Il libro di fatto viene trattato alla stregua di un oggetto estetico da mostrare, quasi si trattasse di una natura morta.
La prerogativa dello bookstagrammer è quello di fare stories su stories dedicate all'unboxing e a mostrare i libri che ha comprato o che si è fatto inviare dall'editore di turno e fare infinite storie in vestaglia, accappatoio o pigiama parlando di Murakami, Elena Ferrante e via dicendo.
Tutto giusto, sia chiaro.
Credo che nel proprio profilo ognuno debba fare e pubblicare ciò che vuole.
A volte però mi chiedo quanto conti il contenuto e quanto conti il fattore estetico.
Credo che su Instagram del contenuto non freghi quasi a nessuno.
Conta più il like sulla foto, molto meno quello che scrivi sotto di essa.
Se scriverai la recensione di un romanzo, stai pur certo che non la leggerà quasi nessuno, otterrai il like se lo scatto è esteticamente valido, ma di fatto, di com'è quel romanzo, interesserà a pochi.
Sarai carne per lo scrolling.
Interessa più il fatto che il libro venga messo accanto ad una pigna, una pianta, una colazione ecc.ecc. che il libro stesso.
Un esempio lo si può fare andando a visitare i blog degli bookstagrammer di successo.
Bellissime recensioni, magari un numero di visite elevate, ma interazione prossima allo zero.
Segno che ormai non è più il contenuto a dominare, ma l'effimero di una stories che scomparirà il giorno dopo o la foto di un libro come oggetto artistico.

In un blog non sarà mai così, non sarà importante come sarai vestito, se avrai dei figli o un gatto accanto, ma conterà solo ciò che scriverai su quel dannato libro.
Ed è per questo che preferirò sempre e comunque un blog ad una recensione su Instagram.
La trovo più vera, più onesta e senza filtri.
Potrai essere antipatico, avere la zeppola ed i capelli bianchi, ma tutto ciò non importerà.
Su Instagram conta più quello che mostri che quello che sei.
Nove volte su dieci nelle stories il libro è solo una scusa per mostrarti e fidelizzare i tuoi follower.

Ed infine vorrei dire una cosa che potrà apparire sessista.
Su Instagram la maggior parte della visibilità per ciò che concerne l'argomento della letteratura lo hanno le donne.
Sono pochissimi gli uomini che ottengono successo ed interazioni.
Forse noi come uomini facciamo fatica a metterci in gioco, ma è un dato di fatto che sono le donne a dominare la piattaforma.
I pochi uomini che ci sono tranne in qualche caso, fanno successo più perché hanno un approccio da caratterista che da recensore.
Non che ci sia nulla di male in questo, ma credo che ci sia una sproporzione piuttosto evidente dettata dal fatto che molte bookstagrammer siano oggettivamente molto belle e il loro parlare risulta più gradevole ed incisivo, quantunque spesso appaiono quasi come delle pubblicitarie o delle inviate televisive da salotto.

A conti fatti specie quando si tratta di nuove uscite, non sai mai quanto quel libro sia una marchetta o una lettura che il bookstagrammer di turno consiglia con sincerità.

Arrivati alla fine non voglio che passi il messaggio che io sia contrario o invidioso del successo delle bookstagrammer.
Tutt'altro.
Seguo molte di loro e penso che alla fin fine l'importante è che si parli di libri.
Grazie a molte bookstagrammer  ho scoperto nuove storie e nuovi romanzieri, quindi di fatto le ringrazio.
E aldilà di ciò che penso di come venga trattata la letteratura su quella piattaforma, non si può che accettare il fatto che il mondo virtuale si sta evolvendo e che chi non cambia è perduto.
Amo e amerò sempre i blog, ma se per conoscere e scoprire nuovi autori e nuove storie, dovrò anche sorbirmi donne e uomini in pigiama che parlano di libri dal loro divano di casa accarezzando il cane, gatto, bambino, fidanzata, fidanzato o il piumone, se tanto passa il convento, lo farò.
Dando sempre però un occhio di riguardo ai contenuti divulgativi che preferisco ancora usare, righe di testo in primis.

La parole dette durano un attimo, quelle scritte possono durare anche millenni.

Alla Prossima!











sabato 15 dicembre 2018

I miei due centesimi sulla necessità ( per me ) della cultura di massa nel mondo letterario

Qual è la più grande paura di un lettore?
Nel mio caso è quella di arrivare un giorno a dire o pensare di aver letto tutto ciò che mi interessa.
E' una paura un po' irrazionale, ma così è.

Inizio questo post in modalità medias res dopo aver letto un post su Facebook di uno dei maggiori influencer nonché rinomato autore fumettistico che mi ha dato parecchio da pensare.
In pratica tra le righe ho colto una frecciatina verso tutti coloro che si interessano a qualcosa solo dopo che essa diventa mainstream e quindi di massa.
In questo caso ho drizzato le antenne perché il prodotto di cui parlava era un libro.

Io la penso in maniera diametralmente opposta.
Senza il cinema, la Tv o qualsiasi canale divulgativo probabilmente non avrei scoperto o avrei saltato in maniera pregiudizievole molte opere che poi ho successivamente amato quindi non smetterò mai di ringraziare Peter Jackson per avermi fatto conoscere ed appassionare alle opere di Tolkien oppure la HBO per aver adattato Le Cronache Del Ghiaccio e Del  Fuoco facendomi appassionare alla saga di Martin.

Sarò egoista ma mi importa poco che un'opera sia di massa o meno se posso scoprirla e apprezzarla ed allo stesso tempo non vivo come un vanto l'aver letto un prodotto di nicchia poi diventato di massa.

Finché ci sarà qualcuno ( che sia produttore televisivo, cinematografico, blogger o redattore di un sito internet o di una rivista letteraria, conoscente o amico ) che mi aiuterà a scoprire nuovi autori e nuove storie, la mia paura resterà tale e non sarà mai realtà.



Alla Prossima!


sabato 30 dicembre 2017

Neil Gaiman Mi Fa Incazzare

Ultimamente pensavo al fatto che rispetto ad un tempo faccio molta più fatica a trovare recensioni che mi spingano alla lettura di un libro.
E non parlo delle recensioni dei blogger, che per loro natura devono essere argomentate, ma parlo dei siti specializzati che rispetto ad un tempo si limitano alle news ed a poco altro.
Sono finiti i tempi in cui le recensioni in calce sotto un libro cercato su Amazon o Ibs valevano qualcosa e scusatemi se oggi non riesco a dare la minima credibilità ad un giudizio spesso tranciante di una sola stelletta sotto un romanzo classico, magari digitato dalla stessa mano che ha dato cinque stellette ad un romanzo di Fabio Volo o alle Cinquanta Sfumature.
Con questo che voglio dire?
Voglio dire che non tutti abbiamo i mezzi per fare una recensione ed io stesso potrei non averli, ed ecco perché parlare di un libro mi è diventato così difficile.
Empatizzo troppo con l'autore, forse.
Chi sono io per poter criticare qualcuno che ha speso mesi o anni per creare un'opera?
Ho i mezzi per farlo?
Li abbiamo tutti quanti in questo momento storico in cui le stelline rappresentano il miglior modo per dimostrare di aver gradito o meno qualcosa?
Faccio questa premessa perché il titolo del post è fuorviante e quindi potrebbe spingere qualcuno che magari non ha voglia di leggere quello che sto scrivendo, ad una invettiva velocissima nei miei confronti.

Quindi meglio mettere le mani avanti e premettere che il mio è un titolo provocatorio.
Perché io amo Neil Gaiman.
Sandman è il fumetto preferito della mia post-adolescenza.
Ne rileggo alcuni passaggi più volte l'anno e me ne innamoro sempre di più.
American Gods è un romanzo bellissimo, con alcuni difetti secondo me, ma nonostante un finale per me troppo veloce e tirato via, ha dato piena dimostrazione del talento e della capacità di scrittura di Neil.
Uno dei pochi che potrebbe abbeverarsi dalla pozza dei miti e soprattutto uno dei pochi ad avere una cultura enciclopedica per tutto ciò che concerne miti e leggende.
American Gods è però l'unico vero romanzo per adulti che ha scritto.
Ed è per questo che mi incazzo.

Vengo dalla lettura di L'oceano In Fondo Al Sentiero e come sempre rimango conquistato dalla sua prosa lirica e dalla sua conoscenza del fantasy, ma allo stesso tempo mi chiedo perché scrivere solo romanzi per bambini.
Non sto sminuendo il genere, sia chiaro.
Ho amato da impazzire Le Cronache di Narnia, Lo Hobbit e ritengo La Storia Infinita uno dei capisaldi delle mie letture.
Coraline, Stardust e Il Figlio Del Cimitero ( che io adoro ) sono tre romanzi di Neil Gaiman che consiglio senza riserve perché sono bellissimi per tutti coloro che come me amano il fantasy e le fiabe con una spruzzata di nero, ma allo stesso tempo si limitano a pungolarti e mai a colpirti e farti male davvero.
So che Neil potrebbe.
Già in Sandman ne ha dato più di una dimostrazione con la creazione di un personaggio come Il Corinzio o con tutto il ciclo di Casa Di Bambola.
Noi amanti del fantasy più adulto abbiamo bisogno di te, Neil.
Non deluderci.

Buon Anno a tutti,

Alla Prossima!



sabato 16 dicembre 2017

Meglio un Ace Merrill che cento false Madre Teresa.

Quanti anni avevo undici?
Era la prima festa di classe a cui venivo invitato e ci andai con quel miscuglio di aspettativa e di ansia.
Dopo la cena veloce fatta di pizzette, arancini, fanta, coca cola, torta e le foto di rito alla festeggiata, mi ritrovai per la prima volta a giocare al gioco della bottiglia, obbligo/verità e tutti quei giochini vari ed eventuali che si sono sempre fatti e sempre si faranno a quell'età.
Rimasi turbato e quasi umiliato ( togliamo il quasi ) quando una delle poche ragazzine estranee alla classe si rifiutò di darmi un bacio sulla guancia e di ballare con me.
Ebbi la dignità di non andarmene, ma dentro di me ero sconvolto ed avvilito.
Fu la mia prima umiliazione e mi fece male, molto.
Perché sentivo di non meritarla. Era solo un gioco ed io non avevo nessun interesse per lei, figuriamoci se pensavo alle ragazze ad undici anni.
Al massimo i miei interessi erano Michel Platini, la Juventus, i Masters o i cartoni animati.

A dodici anni mi ritrovai dall'altro lato della barricata.
Venni invitato alla festa di un'altra mia compagna di classe che non aveva problemi a manifestare apertamente una sua simpatia nei miei confronti.
Non ero interessato alla cosa, ma memore della mia umiliazione precedente ho ballato con lei e mi ricordo ancora il suo sorriso e quanto fu felice e sorpresa della cosa.

Sempre a quell'età ricordo un episodio in una sala giochi.
Attendevo tranquillamente il mio turno a Super Mario Bros quando il tipo prima di me guarda l'orologio e afferma di doversene andare.
Asserisce di avere lasciato due partite inserite e intima al suo amico che era lì ad osservarlo accanto a me di lasciarne una per me.
Fu un gesto gentile e disinteressato che mi colpì molto.
Ovviamente l'amico ben più grande di me non solo di altezza, ma anche di svariati anni, giocò entrambe le partite e se ne strafregò del sottoscritto lasciandomi di sasso con una frase che ricordo ancora esattamente:
 " Faccia di buttana puoi andartene a casa, che tanto non ti faccio giocare. "
Tornai a casa avvilito e deluso, ma in un certo senso consapevole che io non avrei mai tenuto quei comportamenti verso il prossimo.

Questi sono alcuni esempi su centinaia che potrei raccontare ma non è importante il numero è importante il fatto che vivere e crescere in strada mi ha insomma indottrinato e preparato spesso ai comportamenti scorretti altrui.
E nella vita virtuale, invece?
Come orientarsi nella scorrettezza virtuale, così spesso astratta e sfumata?
Perché è qui che voglio andare a parare.
C'è una sorta di disumanizzazione sconcertante in rete.
Vorrei chiamarla maleducazione, ma secondo me è qualcosa di peggio.
E' indifferenza, ergersi in nome del like e del follow, al di sopra degli altri.
Nei social è terribilmente tangibile come cosa.
Basta vedere la velocità da Far West con cui vieni defollowato su Instagram o la facilità con cui vieni ignorato magari da una persona che hai seguito ed apprezzato nei suoi scritti per anni.
E' la facilità di cancellazione che mi turba.
L'eliminazione in un istante con un semplice movimento di dito.
L'ipocrisia del: Seguimi su Instagram! ( che tanto io non ti aggiungo perché non mi interessi, ma io devo interessare a te )
Del menefreghismo totale nella mancata risposta ad un commento, mentre poi sotto rispondi a quello dell'amichetto di turno.
Certo, lui merita la risposta perché ha più iscritti di te ed è quindi più famoso.
Io la trovo una cosa terribile.
E mi dispiace dirlo spesso lo vedo anche in molti blogger che amo e seguo questa sorta di menefreghismo, di sentirsi superiori, di non pensare minimamente che dietro un nickname che ti segue o che ti lascia un commento, ci sia un individuo pensante e non un Bot.
Poi magari sono gli stessi che nei post sui blog, Youtube, Facebook o vattelapesca parlano di uguaglianza e tolleranza, inneggiano alla morale comune, e criticano la maleducazione altrui appellandosi all'ormai sempreverde analfabetismo funzionale.
E sapete che vi dico?
Che personalmente preferisco 1000 volte la sincerità di quella ragazzina e di quell'essere di merda che mi sbatterono in faccia il loro menefreghismo che gente ipocrita che fa post sui blog, Facebook ed affini per strappare consensi facili salvo poi trattare a pesci in faccia i loro seguaci.
Meglio un Ace Merrill che cento false Madre Teresa.

Alla Prossima!






giovedì 29 settembre 2016

Pirkaf il lavandaio

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:

Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l’aratro in mezzo alla maggese.



Mi hanno insegnato che i panni sporchi si lavano in famiglia, ed è quello che ho fatto in tutti questi mesi.
Mesi in cui come la lavandaia di pascoliana memoria, mi sono messo a " sciabordare " per cancellare le macchie che improvvisamente sono apparse nella mia vita.
Macchie che ho provato a detergere, ma che non sono andate via.
Macchie indelebili che di fatto hanno cambiato la mia vita.
Ho perso tanto in questi mesi.
Ho perso mio padre.
Ho perso l'attività che gestivo insieme a lui e mio fratello.
Ho perso tutte le abitudini consolidate che avevo da ormai 13 anni.
La vita però continua, e magari chissà, da qualche parte c'è un un nuovo inizio anche per me, forse.
Di sicuro è un nuovo inizio per questo blog.

Alla prossima!

lunedì 12 gennaio 2015

Nexus, Io Ti Lovvo!

Due anni fa più o meno di questi tempi mio fratello vinse una scommessa sportiva.
Niente che ci/gli cambiasse la vita, ma comunque gli servirono per l'acquisto di un Tablet che stava corteggiando già da un po', il Nexus 7.
Inizialmente io ero restio, del resto non erano passati che pochi giorni da quando feci un post proprio per criticare quella massiccia e veloce diffusione di Tablet ed E-reader che ero convinto minacciassero il mondo dell'editoria.
Qui il post in questione:

http://pirkaff.blogspot.it/2012/01/di-come-io-e-lebook-non-riusciamo-ad.html


Un post esagerato e intollerante basato principalmente sull'ignoranza ed abbastanza lacrimevole e banale.
Solite frasi fatte sull'odore delle pagine e sull' importanza del cartaceo e su quanto fosse bello farsi le seghe ammirando la propria libreria. :-P
Come un vecchietto che abiura e si trova spaesato di fronte alla tecnologia, io lo ero di fronte a questo nuovo modus operandi della diffusione letteraria.
Poi arrivò questo Tablet ed il mio mondo cambiò.
Cambiò non solo le mie giornate lavorative, visto che è stato ed è tuttora una compagnia fondamentale nei momenti di stanca, ma anche un ottimo strumento di lettura.
La mia prima lettura fu un libro introvabile in formato cartaceo che tanto cercai inutilmente nelle librerie d'usato virtuali e non: Al di là dei sogni di Richard Matheson.
Il romanzo si trovava piuttosto facilmente su Internet e quindi mi lanciai nella lettura, un battesimo del fuoco che ero convinto non avrebbe inficiato le mie certezze.
Niente di più sbagliato.
Pur non essendo un vero e proprio E-reader da quel momento il Nexus è diventato una piacevole compagnia per quel che riguarda le letture.
Tanto che il 2014 è stato per la prima volta l'anno in cui ho letto più romanzi in E-book che in formato cartaceo.
Tale formato è stato una manna per il mio portafoglio notoriamente misero ma anche un'ancora di salvezza per la mia libreria, famosa per l'impilamento a cazzo di cane per mancanza di spazio e a forza, di libri e fumetti.
Certo, gli autori che amo di più li comprerò e leggerò sempre in cartaceo, su questo non ci piove, ma per ciò che concerne sperimentazioni letterarie verso autori a me sconosciuti o romanzi ormai fuori catalogo ed introvabili in formato cartaceo, Il Tablet è un ottimo sostituto.
Insomma, tutto questo fiume di Jalissiane parole per augurare buon compleanno al mio Tablet, fedele compagno delle mie giornate lavorative, di letture e di navigazione in rete.
Nexus, io ti Lovvo!



sabato 22 febbraio 2014

Cose belle dell' Internet : WinUAE

Dio benedica gli emulatori.
Dio benedica il Mame.
Dio benedica WinUAE.
Dedico questa preghiera a WinUAE che è diventata la mia icona del dekstop preferita.
Per coloro che non lo sapessero, WinUAE è l' emulatore di varie versioni Computeristiche dell' Amiga.
Sono a tutti gli effetti un fottuto e patetico Retrogamer, che si rifugia nei giochi della sua adolescenza.
Sono alla stessa stregua del vecchio che racconta in maniera ossessiva del suo passato : " Quando ero giovane io ..."
Sono alla stessa stregua del Comunista che rimpiange ancora Che Guevara, del fascistoide che ancora rimpiange Mussolini, del quarantenne che rimpiange Actarus e Tetsuya e mal sopporta Naruto o Monkey D.Luffy e che da piccolo magari guardava Kiss Me Licia e Jem e le Hologram eppure è pronto a buttare merda su prodotti moderni come Patty o Violetta.
Sono apparentemente uno di costoro, uno che preferisce giocare a Superfrog piuttosto che a GTA, che piuttosto che giocare a Minecraft sarebbe disposto a rispolverare Populous.
Ma nel mio caso, non è proprio così.
Ho sempre odiato la grafica poligonale, il 3d e i giochi in prima persona, i cosiddetti FPS.
Li odiavo allora, quando mossero i primi passi, li odio adesso che dominano il mercato.
Non a caso, gli unici giochi moderni in circumnavigazione nel mio disco fisso sono varie Release di Pro Evolution Soccer, che è ancora pur nella sua modernità, parente stretto dei giochi di calcio di un tempo.
Ma se mi parlate di COD, GTA ed affini, mi vengono i brividi di freddo.
Parlatemi piuttosto di Platform, Shoot' Em Up a tema 2d e andrò in iperventilazione, avrò le vampate di calore manco fossi alle soglie della Menopausa.
Nell' ultima settimana ho riscoperto alcuni Shoot' Em Up, un genere che purtroppo non tira e che praticamente non esiste più, ma che tirava parecchio ai miei tempi.
Tra i titoli usciti all' epoca per la piattaforma di casa Commodore, furono tre in particolare a catalizzare la mia attenzione e quella di numerosi altri appassionati : Apidya, Agony e Project X, praticamente il meglio prodotto dalla piattaforma per quel che concerne il genere Shoot' Em Up.
E devo ammetterlo, si difendono bene tuttora.
Apidya era probabilmente il mio preferito tra i tre.
Sviluppato dalla Kaiko nel 1992, il gioco vantava le splendide musiche di Chris Hulsbeck la cui Intro per molti mesi è stata la suoneria del mio cellulare.
Il gioco è un classico sparatutto a scorrimento orizzontale a tema animale, dove invece di una classica navicella teleguideremo un' ape.
Nonostante i pochi livelli ( 5 ), il gioco aveva un' ambientazione superba, una grafica molto accurata e soprattutto era ed è tuttora piuttosto difficile.
Bellissima l' Intro del gioco, piuttosto Anime Giapponese Style.
La trama è un classico di quel periodo, che vede protagonisti la classica coppia di giovani amanti che attirerà le attenzioni di un potente mago, che avvelenerà la giovane e trasformerà il malcapitato protagonista in un' Ape, che per salvare la sua bella si vedrà costretto a mettersi in volo alla ricerca dell' antidoto.
Sulla sua strada, una marea di animali ed insetti mutati geneticamente dal mago in questione e pronti a fargli il culo in qualsiasi momento.
Gioco bellissimo, che mi diverte ancora da pazzi.

Agony è un altro Shoot' Em Up a scorrimento orizzontale.
Stavolta invece di un Ape, il protagonista è una Civetta.
Sviluppato dalla Psygnosis ed uscito nello stesso periodo di Apidya, Agony è un' altra piccola perla.
Il personaggio è ispirato al logo della compagnia, che era appunto una civetta.
Grafica stilosa e musiche pazzesche, facevano il resto.
L' Intro al piano è qualcosa di sublime, è una musica talmente bella che resto rapito tutte le volte che l' ascolto.
Anche Agony è uno sparatutto piuttosto corto ( mi pare non superi i 6 livelli ), ma come Apidya è un gioco dannatamente difficile.
Una delle maggiori difficoltà del gioco è secondo me una pecca grafica, ovvero quella di presentare avversari dal colore troppo simile ai fondali del gioco, rendendo di fatto il gioco ancora più complicato di quello che è, ma ci si passa sopra piuttosto volentieri, perchè il gioco è piuttosto divertente.

Il terzo gioco con cui solevo passare il mio tempo e che ho rispolverato anche questa settimana è il più classico tra gli Shoot 'Em Up sopracitati, Project X.
Grafica fumettosa e per l' epoca grandiosa, griffata Team 17, che all' epoca spaccava.
In Project X si torna a volare nello spazio con la classica navicella pronta a fare il culo ad asteroidi e navi aliene o viceversa ( più probabile).
Molti Power Up, varie ambientazioni spaziali, possibilità di scegliere tra navicelle diverse all' inizio del gioco e difficoltà davvero elevata, fanno probabilmente di Project X, lo Shoot 'Em Up più famoso di casa Amiga.
Anche Project X era un gioco strutturato in soli cinque livelli, ma superarli è un' impresa.
Personalmente trovo Project X superiore agli altri due per quel che concerne la grafica, ma terribilmente asettico.
Non raggiunge minimamente l' immediatezza di Agony e Apidya che in quanto ad ambientazione ed originalità, trovo di gran lunga più divertenti.
Comunque gran gioco, senza nessun dubbio.
Incredibilmente così come gli altri due giochi sopracitati anche Project X fu sviluppato e pubblicato nel 1992, dividendosi di fatto il fatturato e una fetta di videogiocatori.
Insomma, se mi sono preso una settimana di pausa dal Blog è principalmente colpa di WinUAE che per alcuni pomeriggi mi ha fatto indossare di nuovo i panni dell' adolescente che ero un tempo.
Ci vedete un pò di pateticità in tutto questo?
Direi di sì.
Ma la realtà di questi giorni non è mica più piacevole.
Ennesimo governo farsa, dove i Politici fanno ciò che cazzo vogliono senza darci nemmeno la possibilità di scegliere se Renzi e i nuovi Ministri ci piacciono o meno.
Ennesimo Sanremo, che personalmente ritengo non abbia più ragione di esistere, almeno in questa forma.
Ennesime puntate di Serial che ormai fanno sempre più schifo, American Horror Story e The Walking Dead docet.
Ennesimo schifo della mia città, dove ormai i sacchi di spazzatura superano abbondantemente gli abitanti.
Avessero braccia e gambe ed intenzioni ostili, probabilmente ci farebbero il culo.
Potrei ricavarne un racconto da una trama simile.
Considerato il periodo che stiamo e sto vivendo, è così sbagliato ricercare nei videogiochi vintage la spensieratezza di un tempo?





martedì 14 gennaio 2014

Disconnect

In questi giorni : Sono stato al Pronto Soccorso, ho riletto Carrie di Stephen King per rinfrescarmi la memoria nell' attesa dell' uscita del Remake dell' omonimo Film ed ho trovato il tempo di vedere Disconnect.

Uscito in America nel 2012, è giunto qui in Italia solo adesso, con un ritardo di soli due anni, poco in effetti. :-P
Ma di che parla Disconnect?
Di un tema piuttosto attuale, i pericoli del mondo virtuale.
Il Film è distinto in tre filoni differenti che trovano il modo di intersecarsi tra di loro, narrando le gesta di tre famiglie diverse alle prese con tre problemi diversi, inerenti un unico protagonista : Internet.

E così nella prima storia vediamo due ragazzini prendersi gioco di un loro coetaneo timido ed introverso, inventandosi un falso profilo Facebook femminile per interagire con lui.
Dopo averlo sedotto virtualmente riuscendo a farsi inviare una sua foto nudo, fanno girare la stessa per tutta la scuola, portando il ragazzo al pubblico ludibrio fino a spingerlo ad un tentativo di suicidio.
Storia bastarda e vera.
Di storie del genere, se ne sentono e se ne leggono a bizzeffe, complice anche una certa indifferenza dei genitori che lasciano bazzicare impunemente la loro prole tra i meandri di Internet, senza il minimo controllo.

La seconda storia parla di una giornalista che in cerca di fama e successo si interessa alla vita di un ragazzo che vende il proprio corpo su Internet mostrandosi in una Videochat.
Ecco, questa forse è la storia più interessante.
La giornalista ottiene l' intervista e il successo, attirando sul ragazzo e su di sé le forze dell' ordine intenzionate a bloccare il traffico di minorenni in atto sulla Videochat.
Storia molto drammatica e sopra le righe ma ben recitata, credo sia la parte più corposa del Film.

La terza storia è un classico di Internet, il furto d' identità, il cosiddetto Phishing.
Una coppia preda di problemi personali dopo la morte del figlioletto, si consola come può su Internet.
Lui accumula debiti giocando Online, lei dandosi ai Forum e alle Chat alla ricerca di qualcuno con cui condividere il proprio dolore.
Subiranno il furto d' identità e di tutti i loro averi, tanto da finire sul lastrico.
Visto l' immobilismo della Polizia decideranno di mettersi alla ricerca del ladro d' identità per farsi giustizia da soli.

Credo che sulla storia e sulla sceneggiatura del Film ci sia poco da dire, le storie sono credibilissime e vere.
Il Film funziona e mi ha avvinto, ma ammetto di averlo trovato fin troppo didascalico ed asettico, privo di un vero mordente.
A volte ho avuto quasi l' impressione di guardare un episodio delle Iene o di Report, risultando un Film fin troppo documentaristico per i miei gusti.
Però funziona ed è ben fatto, da questo punto di vista, il Film è inattaccabile.

Comunque il male non è certamente Internet ma l' uso che se ne fa.
I problemi dei protagonisti di questo film nascono nel mondo reale, quello virtuale è solo un rifugio, una scappatoia.
La morale del film è che anche nei rifugi, puoi incontrare gente di merda.

 

sabato 24 agosto 2013

Cose belle ed andate perdute dell' Internet / NoPay

Pochi si ricorderanno del primo Provider Internet totalmente gratuito alias NoPay.
Non so nemmeno come lo conobbi all' epoca, non escludo di averne letto su qualche rivista come Computer Idea, ma fatto sta che fu il vero protagonista delle mie sessioni Online del primo scorcio del nuovo millennio.
Egli in cambio di un piccolo Banner pubblicitario ( che comunque potevi ridurre ad icona o mandare sottoschermo) ti offriva due ore di connessione gratuita.
Due ore, cazzo.
Per me era il massimo, era manna dal cielo.
Prendere la linea era un' impresa, ma quando ci riuscivi era come avere un orgasmo o come quando la tua squadra segna il Gol della vittoria in pieno recupero.
All' epoca si viaggiava a 56 K e un ' ora di Internet mi costava mediamente 2.200 £ o giù di lì, le bollette venivano controllate meticolosamente dai miei genitori ed anche da mio fratello, collegarmi ad Internet era un rischio, una sessione di Roulette Russa ( senza dimenticare il rischio di beccare qualche Dialer).
E' per questo che perseveravo, perseveravo anche per ore pur di prendere la linea e di collegarmi a questo benedetto NoPay.
Non che all' epoca su Internet facessi chissà che, ricordo che in quel breve periodo probabilmente la mia massima aspirazione era beccare qualche foto porno, qualche informazione su Juventus, Reggina e libri di Stephen King e gettarmi a capofitto nelle Chat.
Vivevo per le Chat, in effetti.
Anche mio fratello ne usufruiva, ormai avevamo anche sgamato gli orari in cui potevamo prendere più facilmente la linea e mio fratello pur di scaricarsi gli episodi di anime che all' epoca gli interessavano si alzava alle 06:00 di mattina, ora in cui eri praticamente certo di avere l' accesso.
La mattina così come il primissimo pomeriggio, erano i momenti in cui coltivavi speranze di poterti collegare, gli altri orari erano una battaglia praticamente persa.
Ho tanti ricordi di NoPay, probabilmente molte delle scoperte di quegli anni, molti dei miei primi passi Internettiani, sono stati mossi grazie alla scoperta di questo Provider.
Provider che è durato pochissimo, ma che mi è rimasto nel cuore.
Tante cose sono cambiate in questi anni, ormai Internet per quanto sia vasto diciamo che di novità offre poco o nulla, mentre all' epoca solo l' apertura della pagina di Iol e lo spazio vuoto nel motore di ricerca Arianna, ti dava l' idea di stare veramente per navigare in uno spazio infinito e sconosciuto.
Le cose belle durano sempre troppo poco, e tu NoPay lo sei stato. :-(

 

giovedì 25 luglio 2013

Miglio 81 - Stephen King

Stephen King è uno scrittore piuttosto prolifico.
Di solito, tra la stesura di un libro e un altro, è solito scrivere una miriade di racconti.
Ogni 7-8 anni è solito raccogliere tutto il materiale in un libro e poi pubblicare la raccolta.
L' ultimo parto è stato Al Crepuscolo quasi cinque anni fa.
Ogni tanto si concede anche delle Novelle ( scritti che superano le pagine di un racconto ma troppo corti per essere pubblicati come romanzi) come nel caso dei due volumi di Quattro Dopo Mezzanotte o il recente Notte Buia, Niente Stelle.

Miglio 81 appartiene alla famiglia dei racconti, quindi è presumibile tra qualche annetto poterlo leggere all' interno di una raccolta.
Con l' esplosione e la conseguente diffusione di Tablet ed E-book, Stephen King che all' epoca fu uno dei primissimi a pubblicare un racconto elettronico da leggere in rete dal titolo The Plant ( purtroppo mai finito ) non si è lasciato sfuggire l' occasione di sperimentare il formato e pubblicare Miglio 81 soltanto in E-book.
Così, senza dover attendere chissà quanti altri anni per poterlo leggere, mi sono lasciato vincere dalla curiosità e me lo sono preso.
Ho sempre pensato che mai avrei letto qualcosa di Stephen King in formato E-book, generalmente l' E-book lo utilizzo per le sperimentazioni, per quegli autori che conosco poco e con cui non voglio rischiare, cercando di risparmiare il più possibile.
Per dirne una, ultimamente quasi tutti i romanzi che ho preso - Joyland a parte - sono stati in formato E-book proprio perché di quei romanzi e quegli autori non conoscevo un' acca o non conoscevo nulla del romanzo in questione.

Ma parliamo di questo brevissimo racconto, che si legge in un' oretta scarsa, via con la trama:

- Al Miglio 81 dell'autostrada che attraversa il Maine c'è una stazione di servizio chiusa, dove i ragazzi del liceo vanno a bere a cacciarsi nei guai, come tutti i ragazzi di quell'età. È proprio lì che finisce Pete Simmons, quando suo fratello maggiore lo lascia solo per andare a giocare con gli amici. Pete si infila nel fast food abbandonato, con una bottiglia di vodka mezza piena. Ne beve abbastanza da addormentarsi. Poco dopo, una station wagon sfonda l'ingresso dell'area di servizio. La portiera si apre, ma non esce nessuno. Doug Clayton, un assicuratore di Bangor, sta guidando la sua Prius diretto a un convegno. Sul sedile posteriore c'è la borsa con i documenti mentre su quello del passeggero tiene la Bibbia, che considera l'unico vero manuale di assicurazione. Ma non gli servirà a niente, certo non a salvargli la vita, quando decide di fare il buon samaritano aiutando il proprietario della station wagon in panne. Parcheggia dietro di lui, aziona le luci di emergenza e poi si accorge che la macchina è senza targa. Poco dopo Julianne Vernon, alla guida di un pick-up che traina un rimorchio per cavalli, intravede le due auto e accosta. Julianne trova il cellulare rotto di Doug vicino alla portiera della station wagon - e si china per raccoglierlo. Quando Pete si risveglia dal torpore dell'alcol, ci sono cinque macchine ferme al Miglio 81. Due bambini - Rachel e Blake Lussier - e un cavallo che si chiama DeeDee sono gli unici esseri viventi rimasti. Se non si conta la station wagon. -

Come dicevo Miglio 81 conta sì e no una sessantina di pagine.
E-book ideale da leggere su un treno, autobus, traghetto dove cazzo vi pare, insomma.
Non è la prima volta che Steve si cimenta con una macchina stregata, Buick 8 e soprattutto Christine vertevano su delle automobili capaci di straordinarie manifestazioni, ma nessuna di esse però mi pare avesse come prerogativa la capacità di nutrirsi della gente con cui veniva a contatto.
Il racconto è molto carino, certo le poche pagine condensano personaggi ed eventi rendendo la vicenda piuttosto ermetica e priva di vere spiegazioni, ma la narrazione è ottima e si legge con piacere.
Certo, chi cerca un racconto dal filo logico e che spiega per filo e per segno il perché e il per come dell' apparizione e di cosa è effettivamente quest' auto se ne stia alla larga, la soluzione del mistero qui ricorda e ricalca finali come quello di film come The Signs o La Guerra Dei Mondi ed è da accettare così com' è.
Personalmente l' ho apprezzato molto, ed ancora mi domando chi o cosa sia questa macchina.
Pubblicato nel 2011 dalla Sperling & Kupfer al prezzo di 4, 99 Euro, Miglio 81 è un racconto che consiglio di leggere.
Piuttosto se la Sperling & Kupfer o chi per loro si decidesse di pubblicare altri racconti del Re inediti in Italia come Blockade Billy o Morality, male non farebbe.




 

venerdì 5 luglio 2013

Deep Web

Il Deep Web non è altro che tutto ciò che su Internet non è indicizzato e non compare nei motori di ricerca.
A quanto pare la parte sommersa della rete così come mostrato nella foto è superiore a quella in cui siamo abituati a navigare.
Sarebbe come prendere il Nautilus e farsi un viaggio negli abissi degli Oceani, insomma.
E in rete a quanto pare, esiste un modo per farlo.
Ammetto di aver sempre sospettato qualcosa del genere, ma senza Lega Nerd e due, tre giorni dedicati alla ricerca di informazioni varie sul Deep Web, sarei rimasto ignorante a vita su questo argomento, di cui comunque conosco solo la parte teorica visto che mi sono limitato a leggere Forum e Articoli vari che ne parlano.

Ma il Deep Web non è solo ciò che non è indicizzato, nasconde una parte oscura e totalmente anonima a cui attingere e in cui è possibile trovare di tutto.
Navigarci a quanto pare è legale o meglio credo sia legale avere gli strumenti per farlo visto che i Download lo sono.
Ciò in cui ci si può imbattere, no.
Per entrarci è consigliata l' utenza Linux e soprattutto Firefox e bisogna dotarsi di una specie di Browser chiamato TOR.
TOR a quanto pare è una sorta di Proxy che permette di codificare continuamente l' IP tanto da renderlo praticamente irrintracciabile o qualcosa del genere.
I domini dei siti sono quasi tutti in .Onion.

Pensate ad una rete sommersa e totalmente anonima in cui è possibile parlare di tutto, senza possibilità di censura e moderazione.
Lì è possibile trovare libri banditi e censurati, siti liberi e anonimi in cui poter parlare di qualsiasi cosa, film, forum in cui parlare di tutto e di più, ma anche il peggio del peggio a quanto pare.
Siti che fanno il verso ad Ebay in cui poter vendere in maniera illegale qualsiasi cosa, documenti, patenti e passaporti falsi, farmaci, armi e droga.
E per non mettere fine al peggio dovrebbero trovarcisi vari siti pedopornografici e alcuni di video di decapitazioni e assassinii vari ma anche di Hackers et similia.
Una vera e propria zona franca, insomma.
Esiste anche una sorta di moneta virtuale che prende il nome di Bitcoin che permette di poter effettuare acquisti ( il modo in cui arrivano a destinazione e se arrivano, boh chi lo sa).
Esiste anche una sorta di sito in cui è possibile contattare degli assassini a pagamento, anche se quest' ultima nonostante l' abbia vista citata spesso nei vari articoli e forum che ho letto, mi sembra comunque improbabile, ma non posso escluderne la veridicità.
E' sicuramente una rete che può avere una sua utilità in Paesi dove spesso Internet è largamente censurato, dove è possibile informarsi in maniera libera e franca, ma arrivare ai vari siti è difficile, esiste un motore di ricerca che mi pare si chiami Hidden Wiki ma mostra solo la superficie di quel vastissimo e sommerso mondo in cui per navigare bisogna avere conoscenze visto che non essendo indicizzati per accedere alle sezioni ci si dovrebbe affidare al passaparola o Linkare a caso finendo chissà dove.
A quante pare esiste anche una Community Italiana che si chiama Cipolla, di cui so pochissimo.
Non credo ci entrerò mai, non ho grandi conoscenze informatiche e rischierei di essere sgamato subito ed inoltre a parte i libri, non avrei nemmeno grandi motivi per entrarci, di certo è che un argomento piuttosto sovversivo ed affascinante.
Linko la pagina de il meglio di internet che è molto più esplicativa e tecnica della mia, riguardo la descrizione e guida per il Deep Web.
http://ilmegliodiinternet.it/guida-al-deep-web/

E ci sono anche vari video su Youtube che ne parlano e che mostrano cosa ci si può trovare, io non ci entrerei comunque, si rischia di essere soggetti al Phishing, di beccarsi Virus e Trojan  e c'è la possibilità di imbattersi in luoghi illegali e avere giusti casini con la Polizia Postale, nonostante TOR garantisca la quasi invisibilità per chi sa usarlo a dovere.

Linko anche la pagina di Lega Nerd che spiega molto meglio il mondo del Deep Web e del sito tipo Ebay di cui parlavo, il Silk Road Market.
http://leganerd.com/2013/07/02/silk-road-market/

Sia chiaro, io ne parlo in maniera piuttosto ignorante e panoramica perché le mie nozioni informatiche sono quello che sono, quindi per eventuali strafalcioni e sciocchezze mi scuso in anticipo, ma anche se per due, tre giorni ho letto a pacchi sull' argomento, le mie capacità mnemoniche sono quello che sono. :-P
Linko anche un video Youtube di uno che è andato a farsi un giro nel Deep Web: