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lunedì 12 ottobre 2020

Se scorre il sangue - Stephen King

 " Contengo moltitudini."


Ancora King? Sì.

Ultimamente ho letto anche altri libri che non fossero di King, ma di autori di cui ho già parlato e così di genere, da non necessitare di chissà quale approfondimento.

Sono stati più conferme, che momenti di analisi o recensione.

Quindi difficilmente tornerò a parlare di Raymond Chandler, Ellroy o altri autori noir di cui ho già parlato, ma probabilmente lo farò di qualche altro autore come Edward Bunker non appena leggerò Cane mangia cane che ho trovato ad 1 Euro al mercatino.

Ed anticipo che anche il prossimo post probabilmente sarà dedicato a Stephen King.


Comunque bando alle ciance e parliamo di Se scorre il sangue.

Ci ho messo parecchio a vincere la mia ritrosia verso i libri in prima edizione, che per problemi economici ed anche per scelta personale, spesso by-passo volentieri.

Ma con King prima o poi so che cadrò nel vecchio vizio.

Ho resistito per alcuni mesi, ma poi l'ho visto in vendita in un supermercato e l'ho aggiunto al carrello della spesa.

Prima di tutto, come d'altronde molti sapranno già, si tratta di una raccolta di quattro racconti e non di un romanzo.

I racconti ivi contenuti sono:

- Il telefono del signor Harrigan

- La Vita di Chuck

- Se scorre il sangue

- Ratto

Parlare di una raccolta di racconti è sempre complicato, in quanto mancando la centralità di un'opera singola, si va di gusti personali e quindi non possono essere trattati nel loro insieme.

Quindi di base, capisco benissimo i nuovi adepti di King, quando scrivono di aver apprezzato alla follia queste quattro storie o i vecchi affezionati che invece fanno fatica a digerire alcuni di questi racconti che aggiungono poco o nulla alla sua bibliografia.

Se dovessi dire in base ai miei gusti quale ho apprezzato direi La Vita di Chuck su tutti, molto più introspettivo ed originale degli altri, e Ratto che è davvero uno scritto graffiante nonostante alcuni simbolismi già usati da King stesso ed altri autori.

Il telefono del signor Harrigan mi ha lasciato poco.

In parole povere è una storia di fantasmi moderna, dove un uomo morto comunica e aiuta un ragazzo attraverso il telefono cellulare.

Un racconto piuttosto basico, secondo me.

Mi ha fatto sorridere in questo racconto, che King è costretto a spiegare in maniera quasi tecnica l'utilizzo degli SMS e dei primi Iphone.

Segno di quanto queste storie siano precostruite per piacere alle nuove generazioni che hanno bisogno di avere tutte le spiegazioni del caso, come se non esistesse Google. :-P

La Vita di Chuck è un racconto splendido, vale da solo il prezzo del libro.

King disegna una storia in tre atti, in bilico tra distopia e umanità.

La nostra mente contiene e crea mondi.

Direi che basta questo per descrivere questa storia veramente geniale e commovente.

Racconto che consiglio.

Altro racconto piuttosto canonico è Se scorre il sangue.

Il racconto più lungo della raccolta, che contiene alcuni spoiler di un suo romanzo precedente ovvero The Outsider.

Che io non ho ancora letto, quindi in pratica mi sono spoilerato il finale.

Non che mi importi molto, visto che personalmente sono più interessato al viaggio che al finale, quindi se mi capita lo leggerò volentieri.

Ritorna uno dei personaggi feticcio di Stephen King degli ultimi anni ovvero Holly Gibney.

Credo di capire perché King ami tanto questo personaggio.

Holly è un personaggio molto moderno e fallibile.

Per altro molto credibile per via dei suoi problemi psicologici.

Una persona debole, di indole quasi depressa, che grazie al supporto dei medici e degli amici poi, diventa quasi una supereroina.

E' la paladina degli psichiatri e degli psicologi, la perfetta icona pubblicitaria, secondo me. :-P

Scherzi a parte, capisco che King la ami, ma a me non mi ha mai esaltato particolarmente.

La storia del libro è piuttosto basica, con meccanismi narrativi quasi da poliziesco thriller.

Niente di che, secondo me.

E poi fin dai tempi della trilogia di Mr. Mercedes ho sempre fatto fatica a trovare credibili alcuni dei comprimari che circondano la vita di Holly.

Però è un problema mio, me ne rendo conto.

Chiude la raccolta Ratto.

Lo dico tranquillamente, non aggiunge nulla di nuovo al genere horror, ma mi è piaciuto molto.

Mi ha ricordato un po' Il Corvo di Poe e forse per questo mi sento un po' di amarlo.

Uno scrittore febbricitante e prigioniero di una bufera di neve e pioggia, rimane bloccato in un casolare in cui era andato a scrivere un romanzo, in compagnia di un grosso ratto morente, che improvvisamente parla e con cui fa un patto degno di Faust.

Bel racconto, nulla da dire.

Mi rendo conto che questo scritto assomiglia più ad un flusso di coscienza che ad un post del blog, però sto dormendo poco, combatto contro l'insonnia, a volte vincendo ed a volte perdendo, e fuori piove.

Siate comprensivi.

Alla prossima!

lunedì 24 agosto 2020

007 Missione Goldfinger - Octopussy - Ian Fleming

Sono stato preveggente. 
Avevo scritto in un vecchio post che avrei voluto affrontare la lettura di qualche volume delle avventure di 007, ma oggettivamente non ero molto convinto di avere la fortuna di imbattermici nel mercatino dell'usato. 
Ed invece in una delle ultime sortite recenti mi è capitato di essere attratto dalle copertine giallo vivo dei piccoli volumi dei gialli Garzanti, e durante lo sfogliamento dei volumi, di ritrovarmi davanti, imbustati insieme, sia Octopussy che 007 Missione Goldfinger al prezzo di 2 Euro. 
Era ovvio che li avrei presi. 
Come scrissi su Instagram dopo aver divorato entrambi i volumi ( piuttosto corti in verità ), mi ero fatto un'idea diversa di ciò che avrei letto, ingannato dal fatto che io non essendo mai stato un fan della saga cinematografica, avevo identificato Bond come un borioso agente segreto, donnaiolo, e poco empatico e arrogante. 
Da questi due volumi ne è uscito fuori un personaggio tridimensionale e molto più sfaccettato. 
Prima di tutto, Bond non è mai sovraesposto, ed anzi la sua figura si limita all'essenziale. Cioè, a conti fatti, spesso non è stato nemmeno protagonista dei racconti che ho letto.
007 Missione Goldfinger è un romanzo che mi è piaciuto da pazzi. A parte la scrittura elegante e scorrevole di Fleming ( ci sono alcuni dialoghi ed alcune frasi che potrebbero tranquillamente essere usati come aforismi ), mi ha convinto lo spessore con cui è riuscito a delineare il villain della storia. 
E' Goldfinger il vero protagonista di questa storia, che in quanto a spazio e carisma, mette sotto scacco Bond per tutta la durata del racconto. 
 Era inevitabile per me che dopo Chandler, Arthur Conan Doyle ed Ellroy sarei finito tra la braccia di Fleming, ma non ero convintissimo che mi sarebbe piaciuto così tanto. Ed invece ha saputo sorprendermi pagina dopo pagina. James Bond con la sua fallibilità e con il suo senso della giustizia e della morale ( molto spesso va persino contro le regole dei suoi superiori ), mi ha saputo avvincere e convincere. 
007 Goldfinger è un romanzo con i fiocchi. 
Spero di non aver scelto il meglio della sua produzione per pura casualità, perché punto prima o poi a leggere almeno Casino Royale. 
Ma infine è tutto "oro" quello che luccica? A parte la battuta risibile direi di no. 
Il problema di queste storie action è figlio del genere. Ovvero quello dello schema fisso che vede il villain non approfittare mai dei momenti fallibili dei protagonisti. 
In questa storia Goldfinger ha sempre il coltello dalla parte del manico, ma l'autore sceglie di non farglielo usare mai.
Ma d'altronde è giusto così, altrimenti la saga non sarebbe durata così tanto, no?
Insomma ci si deve appellare alla sempreverde sospensione dell'incredulità, che comunque non penalizza un gran bel libro.
 
Octopussy è un breve ciclo di racconti in cui Bond è protagonista. 
Fa la sua comparsa, fa la cosa giusta, e si defila. 
Sono racconti in cui la sua figura si limita all'essenziale.
Octopussy, Di proprietà di una signora, ed Il lume dell'intelletto sono tre belle storie.
Certo, parliamo di quelle che mi sembrano obiettivamente delle opere minori, ma me le sono gustate.
Infine menzione per le due copertine di questo gioiellino di edizione, entrambe bellissime. Incredibilmente audace quella di Octopussy, che oggi secondo me, non verrebbe mai e poi mai approvata.
Per quanto va oggettivamente detto che ha pochissima attinenza con la storia in questione in cui il protagonista è...una piovra, invece della bella donna della copertina.
Anche in questo libro, la figura di James Bond ne esce ai miei occhi riabilitata e tutto sommato amabile.


Alla prossima!




giovedì 25 giugno 2020

I miei libri preferiti: A volte ritornano - Stephen King

Nell'ultimo periodo ero diventato uno che non rilegge, e pensare che avevo fatto un post tempo fa, in cui rivendicavo il diritto alla rilettura.
Evidentemente ci si evolve, oppure avevo un bel po' di libri nuovi da cui attingere e quindi l'interesse alla rilettura passava in secondo piano.

Credo che la seconda sia la risposta giusta visto che appena ho finito i libri nuovi, sono andato nella libreria a rispolverare quelli vecchi.
E quale ho tirato fuori?
Uno dei miei libri preferiti, A volte ritornano.
Ad essere riletti, ci aggiungerei.

Dobbiamo tornare indietro nel tempo fino al 1997.
Avevo ventun'anni, non ero ancora nemmeno partito per il militare, e passavo il 90% del mio tempo con i miei amici, non lavoravo, ed i miei pochi spiccioli li spendevo solo per una birra ed i fumetti Marvel, più qualche manga sporadico.

Il mio amore per la lettura era latente, ma non veniva coltivato molto.
Non compravo libri e quelli che leggevo, li leggevo in prestito.
Avevo letto alcuni romanzi di Stephen King, anch'essi in prestito durante il periodo scolastico.
Li ho amati molto, mi hanno formato in un certo senso, perché io quei romanzi li ricordo da allora, e davvero, non avrei avuto nemmeno motivo di rileggerli perché ne avevo la trama stampata bene nella memoria.

Finché non arriva un giorno in cui guardavo quell'anta laterale dell'edicola dove mettevano i fumetti ed i manga, e mi ritrovo davanti l'edizione superpocket di questa raccolta di racconti in un luogo in cui non doveva c'entrare niente.
Non resisto, tiro fuori le 6.500 Lire, e lo prendo.

A volte ritornano è stato il primo libro che ho comprato con i miei soldi, e si vede.
E' vecchio, usurato, pieno di crepe, ed ormai si è ingiallito, ma io la amo e non ne sostituirò mai la copia, questo è fuor di dubbio.

A volte ritornano non so se è la raccolta migliore di King, credo che Scheletri sia quantomeno alla sua altezza, però è una bomba.

Già la prefazione da sola varrebbe l'acquisto. King in quella decina di pagine anticipa un po' i temi che userà per il saggio sull'horror Danse Macabre, e lo fa in maniera divina.
Non scherzo se dico che solo la prefazione varrebbe l'acquisto di questa raccolta.

E' sempre molto difficile giudicare una raccolta di racconti.
Perché i gusti potrebbero far sì che vista la molteplicità di argomenti e tono delle storie possano essere non sempre nelle nostre corde, e quindi si perde un po' d'uniformità nel fornirne un giudizio preciso, ma io credo di averli amati tutti, qualcuno più degli altri, ovviamente, ma davvero, la carica esplosiva e la ferocia di alcuni racconti di Stephen è davvero potente.

Uno di essi poteva benissimo essere citato anche nel mio post precedente visto che è un breve racconto di letteratura pandemica.

Risacca Notturna è un racconto molto easy, quasi delicato, direi.
Parla di alcuni ragazzi che si ritrovano su una spiaggia, che provano a comportarsi normalmente e un po' anche a flirtare ( in uno stile un po' retro che mi ricorda gli anni '50 non so perché ) mentre imperversa un'epidemia di influenza che sta portando la popolazione alla morte, la cosiddetta A6.
Un racconto molto semplice a suo modo, molto estivo, ma a suo modo definitivo.
Mi colpì molto all'epoca, e mi ha colpito adesso che l'ho riletto ( per ovvi motivi ).

Ma davvero, con questa raccolta, si casca sempre bene comunque.
Volete una storia un po' alla Lovecraft?
Io sono la porta è il racconto che fa per voi.

Volete un po' di fantascienza orrorifica? Leggete Camion, dove i mezzi prendono coscienza e si ribellano all'uomo, in un racconto di pura follia.

E che dire di slasher come L'uomo che amava i fiori e Primavera da fragole? Io li trovo due racconti meravigliosi.

Volete i vampiri alla Dracula o a la Notte di Salem sempre di King? Jerusalem's Lot e Il bicchiere della staffa sono due piccoli capolavori.

Senza contare I figli del grano, che forse molti conosceranno per via dei film che vi sono stati tratti dal racconto, ma credo che era da tempi dei bambini dannati di John Wyndham o de Il Signore Delle Mosche di Golding, che non si vedevano bimbi così bastardi.

Ma ve ne sono molti altri che potrei citare, Il Compressore, il terrificante Secondo turno di notte ( se avete fobia dei topi ve lo sconsiglio ) oppure il racconto che dà il titolo alla raccolta stessa, A volte ritornano, che è un classico racconto dell'orrore che ritorna dal passato.
Il più lungo della raccolta ed anche il più cinematografico, per certi versi.

Chiudono la raccolta due racconti che trattano della morte in maniera più seria e meno orrorifica, ma che colpiscono molto proprio perché molto reali.

Davvero, se vi capita, fatevi il favore e leggete questa bellissima raccolta, non ve ne pentirete.

P.s: non ho citato tutti i racconti, ma solo quelli che per me sono più significativi, ma anche quelli che non ho citato meritano, eccome!


Alla prossima!


 




giovedì 11 giugno 2020

Le mie letture di stampo pandemico al tempo del Coronavirus.

Ebbene sì, ci sono caduto anch'io.
Ho ceduto alla lettura per moda, alla lettura di tendenza, a quella del "momento".
Un po' spinto dagli articoli, e un po' come tutti, per appellarmi alla conoscenza del passato, alla speranza del lieto fine nelle vite letterarie di chi ci è già passato.
Nei periodi più bui della nostra pandemia, sono caduto tra le grinfie della letteratura pandemica.

Chiunque abbia guardato le classifiche librarie degli ultimi mesi, avrà notato come sono saltati alla ribalta alcuni romanzi o saggi che parlano di pandemie.
Sicuramente ci sono state case editrici che hanno saputo spingere più di altre ( penso ad Adelphi ) ed altre che lo hanno fatto meno.
E' stato strano che, per esempio, L'ombra Dello Scorpione di King sia stato citato così poco, in un periodo dove non solo l'ovvio Manzoni, ma persino Boccaccio è stato nominato in più articoli.

E' successo lo stesso al cinema, basta pensare al successo di un'ormai vecchia pellicola come Contagion.

Molti autori sono stati trattati come veggenti o come novelli Cassandre, e tra tutti il saggio Spillover di David Quammen è stato preso come esempio principe.
Oltre ad essere stato in cima alle classifiche per molto tempo.

Io non sono arrivato a lui (finora), ma ho letto due tra le opere che sono state citate di più in questi ultimi mesi.
Entrambe opere meravigliose, nonostante il tema agghiacciante.
Ma la bellezza di un'opera, va oltre l'argomento pesante di cui tratta, ed in entrambi i casi si tratta di due libri che andrebbero letti il più possibile.
Certo, ci vuole un certo stomaco per leggere opere del genere in un momento come questo, ma io voglio conoscere il mio nemico, voglio conoscere le ripetizioni dei comportamenti umani che sono un loop da secoli.
Non perdendo di vista che comunque tra la peste ed il Covid ci sta un abisso.

Il Morbo Scarlatto di Jack London è un racconto sublime.
La mia vecchia copia Cosmo non ha il fascino e l'eleganza dell'edizione Adelphi che si fregia anche di un'altra traduzione e di un altro titolo: La Peste Scarlatta.

Jack London avrebbe meritato un post a sé, perché è un autore che riesce a toccare tutti i temi possibili ed inimmaginabili, passando disinvoltamente dalla letteratura d'avventura a quella fantastica.
Le sue opere sono tremendamente scorrevoli ed anche ben scritte.
Da un punto di vista stilistico appaiono modernissime, come fossero state scritte ieri.

Il Morbo Scarlatto è un racconto breve, ma che lascia tanto e che ho adorato dalla prima all'ultima riga.
Siamo in un futuro ipotetico dopo che il mondo è stato svuotato dalla malattia.
Al morbo sono sopravvissuti soltanto un manipolo di essere umani che si sono divisi in tribù ormai inselvatichite ed ignoranti.
Rimangono solo i vecchi a ricordare le storie ed i racconti del passato.
Ed uno di loro prova a raccontare ad alcuni dei suoi nipoti la fine di quel mondo, a dei giovani a cui quel passato non interessa più, ed a cui interessa solo cacciare e mangiare.
Finché non ne trova uno disposto ad ascoltare.
Se vi vengono in mente tante opere post apocalittiche dal contesto simile, ricordatevi che questa storia è stata scritta nel 1912.
Salita alla ribalta sulla scia del Covid grazie ad Adelphi ed ai vari articoli e foto sulla rete e su Instagram, Il Morbo Scarlatto merita di essere riscoperto.
Menzione anche per gli altri racconti della raccolta, perché questo di Jack London è un libro di racconti.


Altro capolavoro è La Peste Di Albert Camus.

Camus è un altro di quegli autori che meriterebbe un post a sé.
Avevo già letto ed apprezzato a suo tempo Lo Straniero, e La Peste non gli è da meno.
Ambientato in un anno ipotetico degli anni quaranta nella cittadina di Orano in Algeria, La Peste, lo dice il titolo stesso, narra dell'arrivo e della diffusione del morbo nella cittadina.
Ed è incredibile il numero di elementi in comune con l'odierna pandemia.
L'attesa dei numeri dei contagiati e dei morti giorno dopo giorno, la fuga della gente che vorrebbe scappare via in ogni modo dalla cittadina, amanti che vogliono vedersi ugualmente nonostante la malattia, la caccia agli untori vari, coloro che sottovalutano la malattia e continuano a frequentare bar e bettole varie, e l'impegno e l'umanità dei medici, disposti anche a rischiare di contagiarsi pur di debellare la malattia.
In un certo senso non sembra di essere nel 1947, ma di vedere l'uomo nei giorni nostri, perché sono tanti, troppi, gli elementi in comune con la pandemia che noi stiamo vivendo.

La Peste è un libro splendido, anche spietato e straziante a volte.
C'è un capitolo in particolare, con la morte di un ragazzino a cui è stato iniettato un farmaco sperimentale che è davvero indicibile.
Perché Camus ci fa vivere passo per passo la sua agonia.
E' un romanzo intriso di umanità e di disperazione, e soprattutto di attesa.
Viviamo tutte le fasi della malattia, e Camus sa essere tremendamente empatico nel raccontarla, facendoti appassionare ai personaggi e facendoti temere per loro in ogni pagina.
Ma in una cittadina così piccola e chiusa, uscirne sani non sarà facile.



Alla prossima!














venerdì 1 maggio 2020

In quarantena con Francis Scott Fitzgerald

" Ma alle tre del mattino, un pacchetto dimenticato assume la stessa importanza tragica d'una condanna a morte, e la cura non ha effetto, e in una reale notte in fondo all'anima sono sempre le tre del mattino, giorno dopo giorno."

Ho desiderato per tanto tempo di imbattermi in Fitzgerald solo per questa frase, trovata come aforisma in non so quale libro, in pagina bianca, prima di un capitolo iniziale.
Però tempo e desiderio non sempre coincidono.
E non sempre coincidono con la mia volubilità letteraria, che è molto incostante.
La verità è che quando mi sono imbattuto nel Mammut con gran parte delle opere di Francis, ho avuto paura. Ho avuto paura della mole del libro e del fatto che avevo già una nutrita pila di libri da iniziare e portare a termine.
Ho rimandato e rimandato per settimane che poi sono diventate mesi, e solo adesso, complice la penuria di libri e la quarantena, ho trovato il coraggio di affrontarlo.
E com'è andata?

E' andata che Fitzgerald è un grandissimo, ma che non è propriamente nelle mie corde, ed adesso bestemmio, a parte Il Grande Gatsby ed alcuni racconti della raccolta dell' Età Del Jazz, mi sono spesso impantanato, tanto da dovermi dedicare ad altre opere, perché la lettura mi era risultata pesante e prolissa.

C'è del bello nelle atmosfere delle storie di Fitzgerald.
L'atmosfera dell'America del primo novecento, i cambiamenti in corso d'opera della pre o post grande guerra, le feste sfrenate e l'alcool, il proibizionismo e la ricerca smodata della ricchezza e degli agi.
E soprattutto le donne dei suoi romanzi: tutte bellissime, tutte ricche non solo di fascino, ma anche di potere, soprattutto seduttivo.
Quelle donne che sono le vere protagoniste dei suoi romanzi.
Spesso quasi irraggiungibili e smaniose, e che alla fine della giostra, cadono sempre in piedi rispetto alla controparte maschile tutta uguale in ogni racconto e romanzo, uomini spesso in odore di decadenza e nichilismo da trasudare l'ineluttabilità.

Ecco ciò che non ho molto apprezzato nelle sue storie, tutti gli uomini sono uguali, è come se in un certo modo, Francis abbia messo molto di se stesso nelle sue opere.
Tutti gli uomini delle sue storie sono mossi dallo stesso senso di arrivismo, inadatti alla vita ed al lavoro, se non nella ricerca di una eredità o di un amore troppo spesso fragile ed idealizzato.
E se in Al di qua del paradiso tutto questo è appena abbozzato poiché è un racconto di formazione giovanile che trasuda intraprendenza, rabbia  e inesperienza ed anche un po' di arroganza tipica di un personaggio di quell'età, già traspare moltissimo nel suo secondo romanzo, Belli e Dannati.
Una storia d'amore forte e distruttiva.

Ovviamente ogni personaggio va contestualizzato a quel periodo, ma l'uomo di Fitzgerald è fragile e debole, difficilmente amabile.
Ed ho idea che i primi due romanzi siano quasi di preparazione per quel che sarà il suo grande capolavoro, Il Grande Gatsby.

Persino lui, il grande e famigerato Gatsby, è mosso da un desiderio naturale, quanto banale, come l'amore idealizzato.
Il Grande Gatsby rispetto a Tenera La Notte, Belli e dannati e Al di qua del Paradiso, ha però una struttura narrativa molto più avvincente e coesa, che comunque me lo ha fatto apprezzare di più.
E' un gran romanzo, anche se purtroppo avendo visto il film di Luhrmann poco tempo fa, mi ero già spoilerato gli eventi principali.
Avrei voluto arrivarci vergine alle pagine finali, dove probabilmente mi avrebbe ferito di più.
Resta però un romanzo che mi piacerebbe ritrovare in formato cartaceo e che vorrei inserire nella mia libreria.
Delle altre storie mi restano tante belle frasi, tanti bei dialoghi, e le splendide descrizioni dell'America e di altri luoghi di quel periodo storico, il che non è poco, ma non mi hanno lasciato moltissimo.

Bellissimi invece I Racconti dell'età del jazz, che forse proprio perché più brevi, arrivano subito al punto risultando oltremodo gustosi.
E' probabilmente l'opera che ho trovato più di mio gradimento del libro.

Di tenera è la notte posso dire poco, credo che ci sia molto d'autobiografico nella storia, visto che la moglie del protagonista è gravata da uno squilibrio mentale, molto simile a quello della moglie dello scrittore.
Anche qui protagonista è l'amore forte, ma incostante, e con una controparte maschile che lo è altrettanto, come in ogni opera di Fitzgerald, dopotutto.
Non credo che Francis avesse una grande opinione del genere maschile, visto le vicissitudini tendenti all'oblio dei suoi personaggi.

Passare comunque la quarantena con Francis è stato bello, e di questo lo ringrazio.
E' stato impegnativo, spesso al limite dell'arrendevolezza, ma riconosco che è un limite mio.
Sono anche giustificato dal fatto che sono state 1300 pagine di storie.
Io non sono all'altezza della sua narrativa alta e pomposa, ma in qualche modo, ho indossato l'abito nuovo e mi ci sono imbucato.
E per un po' sono stato anch'io in una delle grandi feste di Gatsby e in quel pontile a guardare da lontano il bagliore di una luce verde.

" E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato."

Alla prossima!


lunedì 17 febbraio 2020

Il ciclo di Solomon Kane - Robert E. Howard







Seabury Quinn e Robert E.Howard li avevo conosciuti insieme nella raccolta di racconti sugli investigatori dell'occulto di cui ho parlato brevemente nello scorso post.

Il racconto ivi presente di Howard era intitolato La Palude e verteva sulla figura di Solomon Kane.
Ho scoperto solo negli ultimi giorni che quello che lessi all'epoca era l'ultima avventura pubblicata da Howard sull'avventuriero inglese prima che decidesse di farla finita a soli trent'anni.

C'entra poco ma la metto giù solo per curiosità, che quel racconto nelle edizioni successive della Newton sia stato tradotto con un altro titolo: Teschi Sulle Stelle.


I racconti dedicati alla suggestiva figura di Solomon Kane, un avventuriero errante inglese sono soltanto quindici, di cui quattro sono stati lasciati incompiuti.
Per fortuna sono riuscito a recuperare tutti e tre i volumetti della Newton abbastanza facilmente, e devo ammettere di esserne stato sedotto.

Con me giocava facile, lo ammetto.
Le avventure di Solomon Kane mi ricordano moltissimo uno dei miei personaggi preferiti in assoluto, ovvero Ronald Deschain di Gilead, e non sono poche le assonanze tra i due.



Dall' Africa alla foresta nera, le storie dell'errante puritano inglese, mischiano fantasy, avventura, sword & sorcery e un pizzico di horror in una narrazione semplice, ma accattivante, e dove soprattutto l'azione è prevaricante su tutto il resto.
Molto del fascino verte anche sulla descrizione della figura di Solomon Kane, che con pochi accenni e descrizioni risulta affascinante e ben delineata.
Un personaggio errabondo che si accompagna con due pistole, una spada ed uno strano bastone, a combattere il male.
Spesso anche in modo fallibile, che è la cosa che me lo ha fatto apprezzare di più.

Sono racconti che sprizzano una carica ed un'energia fortissima, molto trascinanti, così come le descrizioni degli ambienti durante le sue peregrinazioni.
Che siano civiltà nascoste e perdute nei meandri della savana, o strani personaggi e i loro culti rituali, fino alla negromanzia dell'occulto.
C'è di tutto in queste storie, spesso narrate con  l'acceleratore al massimo.
La penna di Howard è graffiante, ed a me le sue storie sono piaciute un casino.
Tra tutte cito I Figli Di Asshur, Le Ali Notturne e La Luna Dei Teschi.

Ho letto un po' di cose su Howard prima di decidermi a iniziare a leggerne le storie.
Sapevo che era famoso per il ciclo di Conan, che viene considerato il suo apice narrativo, e sapevo che il resto della sua opera è stata soppesata e giudicata mediocre dai più.

Persino King sulla pagine del saggio Danse Macabre elogia Howard per il suo entusiasmo e la sua energia narrativa, ma giudica gran parte delle sue opere piuttosto mediocri, ed adatte a ragazzini che sognano di diventare forzuti e nerboruti per difendersi dai bulli.
Associando quindi la narrativa di Howard a quella supereroistica.


C'è del vero?
Non lo so, King avrà le sue idee e i suoi motivi per affermarlo, però ciò non toglie che io mi sia sinceramente divertito a leggere le brevi avventure di questo ciclo.

Di sicuro sono storie semplici e d'avventura, con il classico eroe che salva fanciulle indifese a colpi di pistola e spada, niente che non si sia già letto e visto in migliaia di altre storie, ma Howard ammalia e diverte, e la figura di Solomon Kane andrebbe riscoperta.

Dubito che ciò accada, di questi tempi le figure degli avventurieri solitari che non amano e non scopano non sono di moda, ed infatti il tentativo cinematografico di molti anni fa mi pare andò malissimo, però io sono stato contento di aver finalmente colmato un'altra delle mie lacune.

Non escludo, anzi sono sicuro, che presto o tardi leggerò altre storie di Howard, d'altronde alcuni fumetti dedicati a Conan all'epoca mi piacquero moltissimo, e lo stesso accadde durante l'infanzia con i film dedicati al personaggio con Schwarzenegger , quindi, presto o tardi, visiterò anche le lande della Cimmeria.



Alla prossima!




mercoledì 5 febbraio 2020

Seabury Quinn - Il ciclo di Jules De Grandin


La prima volta che ebbi un incontro narrativo con il buon Seabury è datato chissà quando, forse agli albori dei miei tascabili Newton, quindi i primi anni 2000 o giù di lì.
Era un libro intitolato Gli Indagatori Dell'incubo che conteneva un'antologia di racconti dedicata alle investigazioni dell'occulto firmata da vari autori: Hodgson, Lovecraft, Howard, Wellman ed appunto Seabury Quinn.
Ammetto che all'epoca la sua storia Le Mummie mi piacque ma non particolarmente.
Il problema, secondo me, non era della storia in sé, ma il fatto che quando leggo una raccolta di autori vari, mi viene difficile concentrarmi sull'unicum della storia perdendomi un po' nell'insieme, non so se riesco a spiegarmi.
E' uno dei motivi per cui cerco di leggere raramente antologie di questo tipo.


Il secondo appuntamento con Seabury Quinn è avvenuto solo recentemente e molti anni dopo che lessi quella prima storia e l'effetto è stato diverso e sono stato in grado di apprezzarne molto di più le dinamiche.

Arthur Conan Doyle ha creato dei mostri.
O meglio sono stati i lettori ( credo ) a crearli.
Quasi ogni autore del genere orrorifico di quel periodo è finito a creare la sua versione di Sherlock Holmes, ovviamente in base al  proprio background stilistico.
O in qualche modo è stato costretto a farlo, visto che quel tipo di storia vendeva bene.

E pensare che Poe all'epoca dei suoi racconti ispirati alla figura di Auguste Dupin credo se lo fossero filato in pochi, ma evidentemente non era il momento giusto o non c'era la...rivista giusta.

E' stato su Weird Tales che Seabury Quinn si è fatto un nome ed è giunto anche fino a noi.
Il suo ciclo concernente le investigazioni nel campo dell'occulto del " piccolo francese" Jules De Grandin conta quasi un centinaio di avventure pubblicate tra le pagine di quella rivista, e stando alle parole di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco che ho letto tra le note dei tascabili Newton, sono state tra le più amate e lette in assoluto dai lettori.

Io purtroppo non sono arrivato a tanto e ne ho lette soltanto cinque, ma posso dire che sono belle storie.
Come dicevo più su la prima - Le Mummie - la lessi nel tascabile Newton di cui parlavo ad inizio post.


La seconda serie di avventure è avvenuta su uno dei volumi sempre di 100 pagine nella collana dedicata al fantastico sempre della Newton, quella dal formato leggermente più grande con copertina e costoletta bianca.
Il libro intitolato La Casa Della Strega contiene quattro avventure dedicate alla figura di Jules De Grandin e del suo assistente, ovvero il Dr. Trowbridge.

Le quattro storie sono: La casa della strega, Le mani della morta, La casa dei tre cadaveri e Il coltello rosso di Hassan.

Chi ha un minimo di infarinatura letteraria inerente questo tipo di storia sa cosa aspettarsi, ovvero una soluzione del caso che avviene in maniera rapida, ma efficace, dopo un massimo di 30/40 pagine.
Storie affettate, ma che per quel che mi riguarda, scritte benissimo.

Mi piacerebbe riuscire a recuperare altre avventure di Jules De Grandin.

Che invidia per coloro che all'epoca leggevano Weird Tales!





Alla prossima!





venerdì 20 dicembre 2019

Arthur Conan Doyle non è solo un giallista!

Io tendo a sottovalutare molto gli scrittori ed a fidarmi troppo dei miei gusti.
Ero convinto che non avrei mai letto nulla di Arthur Conan Doyle perché consideravo i suoi lavori come facente parte unicamente del genere "giallo" e quindi lo by-passavo tranquillamente, pur riconoscendone il valore, vista l'iconicità del personaggio di Sherlock Holmes che è arrivato ai giorni nostri e chissà per quanto ancora perdurerà.

Poi mi sono ritrovato a cinquanta centesimi l'uno questi due tascabili Newton in mano, e non sono riuscito a resistere.
Ho scoperto un autore a tutto tondo che mi ha avvinto e conquistato e che mi ha fatto mettere in wish list anche un altro suo romanzo, ovvero Il Mondo Perduto.

Non solo giallista quindi, ma anche autore horror, del mistero, e anche di fantascienza visto che La Nube Avvelenata è catalogabile in quel genere.
C'è sempre tempo per guarire dalla propria ignoranza e sicumera.
E chissà magari vincerò la mia ritrosia verso il genere giallo ed andrò a leggermi Il Mastino Dei Baskerville che mi ha sempre attirato.

Come dicevo il primo tascabile contiene due racconti in cui La Nube Avvelenata è assolutamente in primo piano.
L'altro è un racconto marittimo del mistero che si fa leggere, ma molto sui generis, quantunque gradevole e ben scritto.

La Nube Avvelenata è molto interessante perché parte da una premessa apocalittica, anzi la viviamo attraverso un trio di personaggi, che vede l'arrivo e l'evolversi di questa nube che arriva da chissà dove con esiti devastanti.
Può ricordare lontanamente Il Colore Venuto Dalla Spazio di Lovecraft, ma qui c'è un approccio più scientifico e meno orrorifico.
Racconto che ho amato più per le premesse che per l'evolversi della trama, ma che è una gran bella storia comunque, che forse avrei apprezzato di più se Doyle avesse alzato il tiro.

La Mummia e altri racconti è una bellissima raccolta tutta da gustare.
E' raro che in una raccolta ( anche brevissima come in questo caso ) mi piacciano tutti i racconti, ma qui ci troviamo davanti a delle belle opere.
La Mummia, Il Guardiano Del Louvre e L'esecuzione sono tre racconti bellissimi, ma anche Il Match e L'unicorno mi hanno sedotto abbastanza.
Però la ciccia sta per lo più in quei tre sopracitati, per quanto L'esecuzione soprattutto, ha bisogno di una soglia di sospensione dell'incredulità abbastanza elevata, ma d'altronde trattandosi di un racconto dichiaratamente horror direi che non c'era nemmeno bisogno di dirlo.



Niente, ho fatto questo breve post solo per spronare altri lettori a non commettere il mio stesso errore e di andare anche contro i propri pregiudizi letterali.

Arthur Conan Doyle merita di essere conosciuto non solo per le sue opere più rappresentative dedicate al famoso detective, ma anche per le sue opere meno conosciute.

Per quel che mi riguarda sono felicissimo di averle lette.


Alla prossima!