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lunedì 25 dicembre 2023

Un mese in compagnia di Edgar Allan Poe

" Solo certi poeti del male mi sanno cantare..."

Il corvo Joe - Baustelle

Disse il corvo: " Mai più."

Il corvo - E.A.Poe



In questi ultimi mesi ho sperimentato il vuoto letterario.

Non è la prima volta che non posso permettermi di comprare roba nuova da leggere, probabilmente non sarà nemmeno l'ultima.

In passato ebbi la possibilità di continuare a leggere grazie agli ebook, ma è una cosa a cui mi sono disabituato e non ho nemmeno più la possibilità di attingervi gratuitamente come in passato.

Nonostante ciò, e quindi la mia totale assenza da questo blog e dalla comunicazione social, mi sono concentrato sulle riletture ed ho passato questi ultimi mesi in compagnia di due tomoni che comprendono le opere intere di Edgar Allan Poe ed H.P.Lovecraft, autori che non leggevo da più di vent'anni.

Oggi parliamo un po' del primo.

Ci fu un tempo in cui il mio spirito romantico mi portò verso la poesia.

Leopardi, Dylan Thomas, Baudelaire.

Tramite quest'ultimo, con I fiori del male, scoprì il ramo gotico della poesia che mi portò dritto verso Il corvo ed Il verme conquistatore di Edgar Allan Poe.

Sono sempre stato attratto dai corvi, forse per via del film tratto dal fumetto di O' Barr, o per le citazioni in Sandman e nella Torre Nera di King, ma ho sempre sentito una sorta di affinità verso quest'uccello, tanto che non a caso una delle mie canzoni preferite in assoluto è Il corvo Joe dei Baustelle, anch'essa ispirata alla poesia di Edgar.

Sono state le poesie a spingermi verso Poe?

No,non solo, hanno funto da apripista, ma gran parte del merito è frutto dell'inchiostro di Stephen King, come sempre.

Uno di quegli autori che non ha paura di trascinarti non solo verso l'ignoto e l'orrore, ma anche verso altre storie ed universi narrativi di penne altrui.

E' a causa della prefazione di A volte ritornano e del saggio Danse Macabre, che nacque in me la voglia di saperne di più.

La prima cosa che feci all'epoca fu quella di cercare in rete più informazioni possibili su di lui, e successivamente affidarmi alle mie reminiscenze scolastiche, poiché ricordavo che qualche racconto era stato pubblicato nell'antologia di Italiano delle superiori.

Cercai tra i libri miei, di mio fratello e mia sorella, e la memoria non mi trasse in inganno, perché in quelle antologie albergarono alcune delle opere di Poe.


E fu subito amore.

Non ricordo con precisione quali e quanti racconti vi fossero nei libri di italiano, di sicuro ricordo Il gatto nero e L'uomo della folla, ma da allora mi impegnai a procurarmi tutte le sue opere.

Trovai un tascabile Newton da cento pagine mille lire con i racconti dell'impossibile e successivamente un tascabile della Bur che si fregiava del titolo Il meglio di E.A.Poe.

Quel poco che trovai non era abbastanza, quindi andai immediatamente alla ricerca di un libro che comprendesse tutte le opere di questo autore, ed il primo che trovai era un tomone della Sansoni editore con tutte le opere e le poesie.

La lettura non fu tutta rose e fiori.

Non lo è stata nemmeno questa volta.

Poe non è un autore facilissimo da leggere.

Pur nella brevità delle sue opere, vi è un'infinità di citazioni ed omaggi a personaggi storici, filosofici ed altri autori, che bisogna per forza affidarsi alle note a fine pagina.

Poe era una fucina di conoscenza.

In più molto spesso usava il francese come corollario alle storie, e divagava moltissimo.

Quello che mi piace delle sue storie è che il suo è un horror piuttosto analitico, che lascia molto all'immaginazione del lettore.

E' difficile fare un sunto delle sue opere, posso giusto citare quelle che mi sono piaciute di più in questa rilettura.

Alcune sono delle conferme, come Il Corvo, Il cuore rivelatore, Il pozzo e il pendolo, La maschera della morte rossa, Il barile di Amontillado, William Wilson, altre, invece, delle piacevoli sorprese, soprattutto Ligeia, opera di cui mi sono innamorato.

Un po' freddino mi ha lasciato la rilettura di Storia di Arthur Gordon Pym unico romanzo scritto da Poe.

Tanto bello ed inquietante nella fase iniziale, quanto tronco nel finale che sembra terminare sul più bello.

Con il suo talento Poe avrebbe potuto osare di più,  segno che non si è trovato a suo agio nella gestione più ampia di una storia.

Ci ho messo più di un mese a leggere tutta l'opera omnia di Poe, e non è tempo che rimpiango, tutt'altro.

Se dovessi citare una sola storia da tramandare ad un novello lettore, quella sarebbe La maschera della morte rossa, per me la sua opera migliore.

Menzione per le tre storie con protagonista Auguste Dupin, che hanno funto da antesignano per il genere giallo, che ispirarono Arthur Conan Doyle nella creazione del più famoso investigatore di tutti i tempi.

I delitti della Rue Morgue, Il mistero di Marie Roget e La lettera rubata sono tre racconti che consiglio senza riserve.

In verità tutto coloro affascinati dall'horror, dalle storie del mistero e dal gotico, dovrebbero leggere quest'autore, perché non solo la generazione successiva, ma anche quelle odierne sono in gran parte ispirate dal buon Poe.

Augurando a tutti buone feste, mi eclisso ed...


Alla prossima!


martedì 11 luglio 2023

Dolores Claiborne - Stephen King

 "...Anche il tempo è uno stretto, sapete, come quello che c'è tra le isole e la terraferma, ma l'unico traghetto che va da una sponda all'altra è il ricordo, ed è come un vascello fantasma: se vuoi che scompare, dopo un po' non c'è più."


Dolores Claiborne mi riporta ad un passato che fu presente, sicuramente pieno di problemi, ma che oggi in qualche modo ricordo con affetto, forse perché c'era una persona che non c'è più.

Lessi questo libro durante un'estate assolatissima, nelle prime ore di un pomeriggio lavorativo lungo e noioso, in cui, tra un cliente e l'altro, ci si sedeva fuori all'ombra, manco fossero gli anni '80, anni in cui le famiglie solevano portare le sedie fuori e passare le sere a chiacchierare/sparlare sui marciapiedi.

Cosa che dalle mie parti non esiste più.

Cosa ricordavo però del libro in sé?

Poco in realtà.

Ho il ricordo dei giorni in cui l'ho letto, ma poco dell'opera.

Ho posto rimedio nel mese scorso, rileggendolo dopo più di quindici anni.

Quindici anni? Potrebbero anche essere venti.


L'edizione in mio possesso risulta essere del 2003, ed è l'ennesimo acquisto che facevo nel pomeriggio del sabato nell'ipermercato vicino casa, nel periodo del mio delirio per Stephen King, di cui volevo avere tutto.

Riletto oggi, devo dire che l'ho apprezzato molto di più della prima volta.

Per me Dolores Claiborne è un libro perfetto, senza alcuna sbavatura.

Parliamone meglio dopo la sinossi:

"Dolores Claiborne è un'anziana rompiscatole yankee che adesso si trova a doversi discolpare, davanti alla polizia, per la fine misteriosa di Vera Donovan, la ricca invalida di cui era la governante. Ma a Little Tall Island molti si chiedono ancora cosa sia realmente successo in quel giorno spettrale di trent'anni prima - che coincise con un'eclissi totale - in cui morì suo marito. Per difendersi, Dolores si lancia in un racconto trascinante, un avvincente monologo in cui ripercorrere la sua tormentata e terribile esistenza".

Quando scrivo perfetto, non significa che si stia parlando di un capolavoro.

Il romanzo è perfetto per quel che si prefigge di raccontare, ma parliamo di un'opera molto orizzontale ed anche abbastanza semplice come intreccio.

In più possiamo dire che è una delle rare incursioni di King in un genere più drammatico che orroristico.

Non mancano scene forti, e la scena del pozzo è emblematica, potente e disturbante, ma mancano quasi totalmente le scene soprannaturali tanto care allo scrittore del Maine.

Qualche guizzo c'è, ma davvero poca roba.

Il romanzo è sorretto quasi unicamente da un unico personaggio, che ci racconta il tutto sotto il suo solo punto di vista, ma King lo delinea in modo così credibile ed accurato, da renderlo incredibilmente umano, anche se parliamo di un'assassina...

King entra nel campo Dostoevskijiano, e non ne esce con le ossa rotte, anzi...

Tranquilli, comunque, non ho spoilerato poiché il romanzo si apre proprio con la confessione durante un interrogatorio di un assassinio, anche se non è quello per cui Dolores viene accusata.

Dolores Claiborne conta solo 267 pagine, e ci porta dritti in una comunità isolana molto chiusa e molto patriarcale.

King in quest'opera divaga molto poco, e forse è proprio per questo che questo libro non deraglia mai, risultando oltremodo centrato.

Ovviamente essendo un racconto molto orizzontale, e non avendo molte parti dedite all'azione, potrebbe risultare statico, ed infatti capirei benissimo chi mi dicesse che questo libro non gli è piaciuto, però boh, per me è uno dei libri migliori di King, proprio perché è molto più terreno di molti altri.

Il male vero, quello umano, per me è molto più potente di qualunque creatura immaginifica.

Credo non ci sia molto da dire sulla storia, perché è bello scoprirla da sé, soprattutto per quel che concerne la forza e la determinazione di Dolores, uno dei personaggi più complessi e belli mai creati dal Re.

Però anche la dispotica Vera Donovan si rivela un personaggio parecchio incisivo e peculiare.

Ho parlato di atmosfere che ricordano Dostoevskij, ma in verità alcune dinamiche sono molto assimilabili a Shirley Jackson.

Insomma, questo libro ci racconta di una piccola storia, ambientata in una piccola isola, e di un personaggio che vive una vita umile e difficile, che trova riscatto e coraggio durante un'eclissi.

Questo libro porta in dote tanti dubbi di natura morale, perché al di là dell'empatia e delle ragioni di Dolores che subisce soprusi ed angherie dal marito, non si può comunque arrivare a giustificare l'atto in sé, eppure, in un certo qual modo, si arriva a comprenderla.

Un libro che riesce in questo è un gran libro.

Certo, Dosto ed altri ci sono arrivati prima di King, però bisogna dire che il Re ha scritto davvero un libro che forse avrebbe meritato maggior successo di alcuni suoi altri libri.

Dolores Claiborne è davvero un buon libro.

Leggetelo, se potete.

Alla prossima!


lunedì 13 marzo 2023

Tommyknocker / Le creature del buio - Stephen King

"Iernotte a tarda ora,

i Tommyknocker, i Tommyknocker,

hanno bussato e oggi ancora.

Vorrei uscire, ma non so se posso,

per la paura che mi hanno messo addosso. " 



Se andassimo a spulciare le classifiche di gradimento dei vecchi e nuovi fan di Stephen King, non mi stupirei di trovare agli ultimissimi posti questo romanzo.

Credo di avercelo messo anch'io, a suo tempo.

Ed a proposito di questo, direi di tornare un po' nel mio passato:

Cosa ricordavo di questo libro prima che lo riprendessi in mano nell'ultimo mese?

Uno spezzone della miniserie televisiva, ovvero la scena dello spettacolo di magia con conseguente sparizione del fratellino di uno dei protagonisti minori della storia, e successivamente un piccolo trafiletto in una rivista, in cui nello spazio relativo alle lettere, la redattrice affermava che il libro gli era piaciuto, ma che la serie televisiva faceva schifo.

Su quest'ultimo punto potrei essere d'accordo, non piacque manco a me.

Mentre per quel che concerne la mia prima lettura di questo libro, ricordo poco o nulla, se non che non mi piacque particolarmente, e che era difficile non cogliere un certo senso di estraneità nel background dei due protagonisti principali, come se Stephen King non li amasse particolarmente.

Questa seconda componente l'ho percepita un pizzico di meno, ma è tuttora lampante, soprattutto nella scelta di utilizzare l'articolo prima del cognome di uno dei personaggi principali, ma questo potrebbe essere una scelta del traduttore.

Comunque leggere " la Anderson " è terribilmente cacofonico.

E soprattutto conferma un certo senso di distanza verso questo personaggio, da parte dell'autore, che mi lascia il dubbio possa essere voluto.

Anche perché a parte l'inizio, poi mi pare smetta di farlo.

Comunque è una quisquilia, quindi andrei oltre.

Andiamo di sinossi, e poi parliamo del romanzo in toto:

"La scrittrice Roberta Anderson scopre un giorno, nel bosco dietro casa, un enorme, sinistro oggetto sepolto lì da milioni di anni, e che tuttavia vibra ancora di un'ignota forma di vita. Con cautela, la giovane comincia a scavare per disseppellirla e, man mano che il suo lavoro procede, gli abitanti del borgo in cui lei risiede cominciano a cambiare, fondendosi in un'entità spaventevole asservita ai misteriosi esseri che ogni notte bussano alle loro porte: i Tommyknocker... Un'indimenticabile parabola del terrore "firmata" dal geniale Stephen King."


La sinossi di Amazon, non è un granché, è giusto dirlo.


Tommyknocker è un romanzo horror?

Non direi, o almeno non lo è principalmente.

La base è soprattutto fantascientifica.

Anche se è ambientato negli anni '80, King sembra ispirarsi più alla letteratura fantascientifica degli anni '40, tanto che lo fa anche affermare ad uno dei personaggi principali.

Sebbene ci siano chiari omaggi ad opere degli anni '50/60 come Il villaggio dei dannati e Gli invasati, ma anche a romanzi contemporanei come Il drago del male di Straub.

A livello concettuale, non è propriamente un romanzo originalissimo.

Anche se rimane un romanzo molto più espanso e descrittivo di quelli da cui ha preso spunto.

E' anche un'opera molto crossmediale.

In questo libro ci sono tante piccole citazioni di altri romanzi di King, tra cui It, La zona morta e Il talismano.

Lo scopo della mia rilettura era quello di poter rivalutare in qualche modo il romanzo, approcciarlo in un modo più analitico, e meno da lettore di King, e devo dire che in questa rilettura il libro mi è sembrato molto migliore di quel che ricordassi.

Prima di tutto il libro è molto corposo.

Sono 780 pagine di narrato, e l'arazzo della storia ha una bella struttura.

King si prende tutto il tempo necessario per il prologo della storia, e mi rendo conto che i capitoli dedicati ai due personaggi principali possano apparire prolissi e portare alcuni lettori alla noia.

Non li biasimerei, se qualcuno di loro avesse abbandonato questo romanzo nelle fasi iniziali.

In verità, quelle pagine servono, perché ci permettono di conoscere a fondo entrambi i personaggi.

La trama è molto semplice:

Bobbi Anderson porta a spasso il suo cane e si imbatte in un disco volante interrato.

La curiosità uccise...il cane ( in questo caso ) visto che questa scoperta la porterà a subirne un influsso durante lo scavo, molto simile ad una possessione lenta, ma inesorabile, che la porterà a mutare.

Ecco, questa parte non è chiarissima, ma va presa così com'è.

Praticamente nello scafo è presente qualche sostanza che portata dal vento, porta inesorabilmente tutti gli abitanti della cittadina di Haven a subirne gli effetti.

Di fatto, Tommyknocker è un romanzo corale che può ricordare Cose Preziose, Le notti di Salem e IT.

Ora, non solo questi lentamente mutano fisicamente, tanto da perdere i denti, ma la mutazione gli porta anche delle intuizioni tecnologiche geniali, tanto che gli elettrodomestici subiscono delle modifiche tali, da diventare delle armi di distruzioni di massa o dei prototipi energetici impensabili per l'epoca, e soprattutto gli abitanti iniziano anche lentamente ad avere una coscienza di massa.

Gli unici a resistere alla mutazione ed ad averne degli effetti più lenti, sono coloro che hanno delle piastre metalliche nel corpo, il che ci porta all'altro protagonista, cioè Jim Gardener.

Gard non è proprio il prototipo dell'eroe di un romanzo.

Qui, secondo me, si annida una delle particolarità, ma anche uno dei problemi di questo libro.

Gardener non è una figura positiva.

E' alcolizzato, è un complottista energetico, del tipo più odioso ed aggressivo, ed in più ha sparato all'ex moglie.

Il suo prologo è talmente grottesco, che devo essere onesto, mi ha portato anche a ridere delle sue disgrazie.

La scena in cui ubriaco rincorre e prende a botte di ombrello un imprenditore che lavora nel campo del settore dell'energia nucleare, a me ha fatto ridere un sacco, facendomi anche un po' sentire in colpa.

Gardener torna ad Haven da Bobbi, con cui ha avuto una relazione, ma con cui ha mantenuto l'amicizia, e pur trovandola diversa, la aiuta nella sua impresa di archeologia spaziale.

Gard, per tre/quarti di libro, sarà o ubriaco, o in balia della storia.

Si intuisce che King volesse creare una sorta di stallo alla messicana molto teatrale e psicologico tra Bobbi e Gard, con un rapporto complesso che la mutazione di Bobbi porta lentamente al deterioramento, però è una parte fin troppo descrittiva e statica.

Il che porta il libro, per lunghi tratti, a non essere di semplice lettura.

Viene meno il senso di epica ed avventura, quel conflitto tra bene e male.

Questo porta l'intreccio ad essere una lunga sequela di eventi ed interludi, dedicati a personaggi sparuti, che siano poliziotti, parenti, o giornalisti di passaggio, o qualche cittadino che tenta di ribellarsi al cambiamento proprio e/o altrui.

Questa lunga sequela di sparizioni, morti accidentali o volute, è molto coinvolgente.

A livello narrativo, in molti casi, vi è quasi un che di fumettistico o cinematografico alla Nightmare, con delle scene non solo macabre, ma anche da commedia horror, per certi versi.

Insomma, l'intreccio è avvincente, ma pende quasi unicamente da una parte.

E' un romanzo di fantascienza di isteria collettiva.

E' un libro in cui non vi è un percorso dell'eroe, e quindi non è propriamente un libro empatico.

Nelle altre storie di King, c'erano comunque delle figure che contrastavano il male, e quindi la trama era molto più epica, poiché infarcita di scontri, e quindi più avvincente, qui non è così, se non nel finale.

Anche il fatto che i villain siano molto astratti, ed in qualche modo siano poi i cittadini stessi, fa venire meno quel senso di avventura e riconoscibilità.

Per me questo è il motivo principale per cui questo romanzo non è piaciuto a tante persone.

Per avere una ribellione dobbiamo aspettare le ultime cento pagine, il che è molto poco.

Per altro il finale è pure molto sconnesso ed affrettato, oltre che forzato in qualche punto, con una sorta di intervento soprannaturale, che comunque è tipico di King.

Resta comunque un libro molto coeso come struttura narrativa.

Per me è molto più ricco di alcune sue ultime opere, almeno come costrutto.

King ci ha impiegato cinque anni a scriverlo, e si vede l'impegno che gli ha dedicato, ma per me si notano anche alcune sue difficoltà nell'indirizzare la storia, e questo lo si nota in un finale che non è proprio riuscitissimo, secondo me.

Comunque resta un libro molto divertente da leggere.

Certo, le spiegazioni scientifiche sembrano un po' delle supercazzole non molto credibili, ma è molto divertente l'uso di elettrodomestici comuni che solo con l'utilizzo di batterie, cavi coassiali, transistor, diventano delle robe ultra moderne capace di lanciare raggi laser e quant'altro.

E' un libro strano, che probabilmente un lettore di letteratura fantascientifica può smontare in più punti, ma che a me ha divertito.

Però al contempo capisco chi lo critica.

Mancano i componenti per cui fare il tifo e con cui empatizzare, manca l'eroe, ed anche il villain carismatico.

E' bene ribadire che chiunque lo affronti, sappia a cosa va incontro.

E soprattutto è bene dire, che in questo caso il bagliore di una luce verde, non è una cosa amarcord e romantica come nel Gatsby di Fitzgerald, ma qualcosa di molto più ostile e minaccioso. :-P

C'è chi afferma che Jim Gardener in qualche modo rappresenti un po' l'autore stesso che in quel periodo viveva un periodo di dipendenza dall'alcool e le droghe, con la paura di divenire una persona orrenda e violenta, ma non mi sentirei di spergiurarlo.

Di sicuro qualche affinità lontana con un altro personaggio di King, ovvero Jack Torrance, c'è.

Ma soprattutto in questo libro c'è un senso di estraneità e di alienazione che è palpabile nella storia e nei suoi personaggi.

Si denota l'impegno, ma anche una certa presa di distanza, come se in fondo King non abbia amato molto questo romanzo.

Tommyknocker è un romanzo alieno in tutti i sensi.


Alla prossima!








domenica 31 luglio 2022

L'acchiappasogni - Stephen King

Il mio odierno approccio alla rilettura di uno dei romanzi meno amati di Stephen King, denota quanto io sia cambiato in questi ultimi anni.

Oggi non farei quel post di tanti anni fa denominato " I peggiori romanzi di Stephen King  ", e non avrei la presunzione e l'arroganza di usare termini così diretti.

Non che non si debbano avere dei gusti critici, ma nelle mie riletture cerco anche di essere il più analitico possibile e di trovare anche qualcosa di buono.

E nell'Acchiappasogni qualcosa di buono c'è, secondo me.

Andiamo di sinossi:

Tempo fa, a Derry, la città del terrore di It e Insomnia, quattro ragazzini coraggiosi compirono una buona azione. Che li trasformò per sempre. Da grandi, Henry, Jonesy, Beav e Pete hanno preso strade diverse, ma due cose hanno mantenuto un richiamo irresistibile: una è il legame con il bambino molto, molto particolare che aiutarono quel giorno lontano e l’altra è la fantastica battuta di caccia al cervo che ogni anno li riunisce nel Maine, là nella baita dove ondeggia quel curioso oggetto indiano chiamato acchiappasogni. Però stavolta li aspetta una brutta avventura: il cielo promette ben peggio di una forte nevicata e nel folto si aggira qualcuno, qualcosa, che amerebbe tanto abitare sulla Terra.


L'acchiappasogni parte bene, anzi benissimo.

Le prime 100/150 pagine sono piuttosto coinvolgenti e scritte bene.

Ci sono echi del King pre-incidente, e la trama di base sembra un po' ricercare/ricalcare le atmosfere dei suoi romanzi horror di formazione come It ed Il corpo.

Lo fa in maniera più ermetica, ma l'omaggio è molto evidente.

Derry viene citata più volte, ed è persino teatro di alcuni stralci della storia.

C'è anche una scena molto forte e disturbante, che cita a chiare lettere Alien, che secondo me mette il punto in cui il romanzo smette di avere una direzione precisa, e comincia ad intraprendere un percorso molto più contorto e citazionistico, tanto che ad un certo punto basta avere una infarinatura del genere fantascientifico per cogliere una vastità infinita di citazioni ed omaggi, da arrivare quasi a travalicare il confine della scopiazzatura.

L'acchiappasogni è un IT in formato ridotto con gli alieni e l'esercito.

Ecco, parliamo un attimo di quest'ultimo, rappresentato quasi in maniera macchiettistica e cinematografica, vabbè che è voluto, d'altronde il capoccia si chiama Kurtz, tanto per omaggiare anche Conrad e Apocalypse Now, ma diciamo che siamo molto distanti da quelle opere, qui questa figura, ma anche l'esercito in generale, sembrano usciti da un film d'azione a basso costo.

Nulla da dire per ciò che concerne i quattro protagonisti, sono sì ermetici, ma comunque ben scritti.

Le parti ambientate nella loro adolescenza a Derry sono la parte più bella del romanzo, anche se il modo in cui sono inserite nella storia spezzano un po' troppo la narrazione per i miei gusti.

In più King è molto spietato per ciò che concerne il destino di alcuni di essi, fin dalla prima parte della storia, ed è una cosa che ho apprezzato, anche se c'è da dire che l'ermetismo con cui ci racconta delle loro vite, non ci permette molto di empatizzare con essi.

Funzione importante nell'arazzo ( o nell'acchiappasogni ) della storia è Duddits, un ragazzo/uomo affetto dalla sindrome di Down, che i quattro ragazzi hanno preso in simpatia nell'adolescenza, che funge un po' da deus ex machina del romanzo, in quanto dotato di una sorta di legame psichico con i quattro protagonisti.

Una roba che a me è sempre piaciuta poco, e che anche qui non ho apprezzato molto, ma è una questione di meri gusti personali.

Pollice verso anche per gli alieni.

Un miscuglio di roba già vista, già narrata altrove.

Giuro, qui King ci mette di tutto, mettete qualsiasi film o libro di fantascienza anni '50/80 e probabilmente lo vedrete citato.

Volete La cosa? C'è. Volete Taken? C'è. Alien? E' il piatto portante. Il villaggio dei dannati? Idem con patate. L'invasione degli ultracorpi? Hai voglia. La guerra dei mondi? Anche.

Facciamo prima a trovare cosa non viene citato.

Sebbene, devo dire che la parte relativa agli innesti è potentissima e disturbante, e la scena che ho citato ad inizio post, è una di quelle più creepy tra tutti i romanzi di Stephen King.

Peccato che da un certo punto in avanti, King abbia perso un po' la bussola, facendo diventare questo libro una sorta di Taken in salsa on the road con tanto di alieni che amano il bacon, con effetti tragicomici.

Veramente, ad un certo punto non si capisce se bisogna prendere sul serio il romanzo o meno.

Insomma, L'acchiappasogni è uno dei romanzi più assurdi e meno lineari di King, ma pur se con scelte di trama un po' astruse e fuori dalle righe, rimane comunque scorrevole fino alla fine.

Certo, è un fiume incontrollato di citazioni, sa tutto di già visto e già letto ( meglio ) altrove, le parti più oniriche fatte di possessioni mentali io le ho tollerate poco per questione di gusti personali, ma non è tutto da buttare.

Non mi stupirei di leggere che ad alcuni questa storia possa essere piaciuta.

Non è il King che amo, ma sono comunque arrivato tranquillamente all'ultima pagina.

Di questi tempi è tanto.

Siamo in tempi in cui la gente abbandona romanzi dopo 10,20 o 50 pagine, e non c'è nulla di male, eh.

L'acchiappasogni conta quasi 700 pagine, eppure non mi è pesato per nulla.

E visto che ho citato il numero di pagine, aggiungo una piccola postilla critica: forse e dico forse, io avrei preferito che il Re si fosse concentrato qualche altra pagina in più sul background dei quattro protagonisti + Duddits, e meno sull'esercito e su Mr. Gray e gli alieni in generale, ma è andata così.

D'altronde che le storie siano brutte o meno, King è sempre King, ed è sempre un piacere leggerlo.


Alla prossima!



domenica 17 luglio 2022

I miei libri preferiti: L'amico ritrovato - Fred Uhlman

"Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più."




Chi mi conosce sa che amo le storie di formazione, che sono fatto per leggerle, e che quindi sono già predisposto alle emozioni ed ai brividi, soprattutto quando parlano di amicizia.
Ecco, L'amico ritrovato è probabilmente lo "über alles" ( lo scrivo in tedesco perché il romanzo è ambientato in Germania ) per eccellenza delle storie di questo tipo.
In sole novanta pagine Uhlman ci presenta la storia delle storie d'amicizia, e sfido chiunque a non emozionarsi in ogni aspetto di questa amicizia che nasce, cresce, si cementa, e si disgrega in così poco tempo, e che soprattutto assume connotati così universali da racchiudere tutti i sentimenti possibili.

Certo, noi non siamo nati in Svevia, non siamo ebrei come Hans o nobili di alto ed antico lignaggio come Konradin, non siamo nella Germania in cui si sta affacciando lo spettro del nazismo, ma quei sentimenti, Dio, quei sentimenti, sono gli stessi che abbiamo provato un po' tutti nella nostra vita verso qualcuno, e mai sono stati raccontati con così tanto garbo ed eleganza, ma anche con così tanto realismo da sfondare la quarta parete e rendere vividi ed immortali quei due personaggi.

Ed anche quando arriva la separazione e fiutiamo la tragedia, non c'è solo spazio per commuoversi, ma anche per applaudire.

L'amico ritrovato è uno dei miei libri della vita, che rileggo quando posso, e che consiglio a chiunque, soprattutto a chi ama le storie d'amicizia e di formazione che profumano di infanzia ed adolescenza, anche in salsa drammatica, come d'altronde diventa questa storia in corso d'opera.

Poche volte mi sono emozionato così tanto per un libro, ma è uno di quei libri che ti frega sempre, anche quando credi di aver superato la nostalgia dell'adolescenza e quei sentimenti così complessi e totalitari che mi legavano agli amici di un tempo.

Ma d'altronde nella mia vita è sempre stato così, c'è stato più spazio per l'amicizia che per l'amore.
E non è affatto strano che io pensi ancora alle persone con cui ho diviso infanzia ed adolescenza, mentre per quelle che ho amato o desiderato sessualmente non provi nulla di nulla, nemmeno quando le incontro per strada.

Non posso che ringraziare Fred Uhlman per aver scritto un libro di così tanta bellezza.

" I giovani tra i sedici e i diciott'anni uniscono in sé un'innocenza soffusa di ingenuità,
una radiosa purezza di corpo e di spirito e il bisogno appassionato di una devozione totale e disinteressata.
Si tratta di una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità e unicità, costituisce una delle esperienze più preziose della vita. "


Alla prossima!


martedì 21 giugno 2022

Io sono leggenda - Richard Matheson

 " Ora sono io l'anormale.

La normalità è un concetto di maggioranza, la norma di molti, e non la norma di uno solo. "


Ai tempi del lockdown, il giovane (ex) sindaco della mia città, divenne brevemente noto anche a livelli internazionali poiché durante una diretta pronunciò una frase in cui si scagliava contro coloro che uscivano di casa infrangendo le regole, citando il film con Will Smith tratto da questo libro.

La cosa mi ha sorpreso un po', perché il riferimento è stato chiaro per tutti, anche per i più anzianotti o per i più giovani.

Scavando un po' si evince che viene considerato a tutti gli effetti un cult.

Rimango oltremodo perplesso, poiché, secondo me, il confronto tra pellicola e libro è quantomeno impietoso.

Richard Matheson ha scritto un capolavoro del genere fantasy/ horror, ed è riconosciuto quasi all'unanimità.

Allo stesso tempo è bene dire che io non ne capisco molto di cinema, quindi mi astengo e passo oltre, parliamo del libro.

L'edizione che ho a casa, è un vecchio tascabile Urania/Mondadori del 1996, presumo da edicola.

Prezzato al prezzo di 5.900 Lire, non posso nemmeno affermare con certezza dove e quando l'ho comprato.

Ipotizzo nella rivendita di usato dove andavo sempre, ma non ricordo.

Di sicuro anche questo libro proviene da quella pozza dei miti da cui mi abbeveravo quando volevo espandere i confini oltre King, ovvero Danse Macabre.

La carriera di Matheson è stata strana, poiché per quel che concerne i romanzi ha lanciato subito due bombe, un libro discreto come fu Io sono Helen Driscoll, altre opere che non ricordo con particolare piacere come La casa d'inferno e Al di là dei sogni, ed una lunghissima sequela di racconti molto belli, ma credo che non abbia mai più toccato le vette che ha raggiunto con Io sono leggenda e Tre millimetri al giorno.

Parlando di quest'opera, l'ho già detto che è spaziale? XD

La storia è condensata all'essenziale, i capitoli sono molto ermetici e ridotti all'osso, ma nonostante ciò riescono a coinvolgere il lettore in toto.

Certo, Matheson ci dona pochi e piccoli accenni sul morbo che ha causato la fine dell'umanità, ma lo fa cesellando le informazioni alla perfezione.

I pochi accenni alla vita precedente ed agli affetti del protagonista Robert Neville vengono raccontati in maniera molto ermetica, ma in modo molto chiaro e con forte impatto emotivo.

Anche le avventure in solitaria di Robert Neville, i suoi scontri contro i vampiri in una città ormai disabitata da qualunque essere vivente, funziona altrettanto.

Forse c'è qualche fase di stanca nel periodo in cui il protagonista cerca il modo di studiare il morbo cercando una soluzione che gli permetta di trovare modi più veloci ed efficaci per difendersi contro i vampiri, ma fa parte del tessuto narrativo, poiché permette all'autore di effettuare qualche spiegone sulla natura dell'immunità del protagonista dalla malattia che ha spazzato via la razza umana, trasfigurandola.

Ritengo che sia l'unica parte del libro da contestualizzare, poiché è chiaro che dare una risposta scientifica al soprannaturale è abbastanza complicato.

Perfetto anche il modo in cui Matheson gioca con il lettore inserendo altri esseri viventi in corso d'opera, come il cane e Ruth.

Andando avanti appare evidente come più che una storia post apocalittica di stampo horror, ci troviamo davanti una vera e propria distopia/allegoria di stampo sociale.

Il finale è pura leggenda.

Fatevi un favore, recuperate assolutamente questo libro, poiché in sole 200 pagine è stata fatta la storia.

Ovviamente tenendo conto che si parla di un libro scritto negli anni '50, con uno stile molto asciutto, e una struttura narrativa ridotta all'essenziale.

E' chiaro che oggi una storia di questo tipo è piuttosto inflazionata cinematograficamente e narrativamente parlando, ma è bene che i più sappiano, che molte storie scritte dopo sono state ispirate da questo libro.


Alla prossima!




domenica 5 giugno 2022

Tre millimetri al giorno - Richard Matheson

 "... Quel ragno era immortale. Era più di un ragno. Era tutti i terrori misteriosi del mondo confluiti in quell'orrore ballonzolante gonfio di veleno. Era tutte le ansie, le incertezze, le paure della sua vita, racchiuse in quella forma orrenda nera come la notte. "

A volte mentre scrivo sorrido poiché immagino che chi mi legga colga una ripetitività di azioni e riferimenti per quel che concerne il mio approccio alla lettura.

Lo ritengo naturale, ogni gesto che compiamo fa parte di un rituale quotidiano.

Ed io non sono da meno ( stavo per scrivere ameno, che forse sarebbe stato più poetico e calzante per il sottoscritto ).

Quindi se in molti post scriverò che ho scoperto tale libro grazie a Danse Macabre di Stephen King, sappiate che è nell'ordine naturale della mia vita letteraria.

E' stato King che mi ha spinto verso nuove conoscenze, e subito dopo E.A.Poe e Lovecraft, Richard Matheson è certamente tra i primi scrittori che ho approfondito.

Mi sono reso conto di aver parlato delle opere minori di questo autore, ma di non aver mai scritto dei suoi due pesi massimi: Tre millimetri al giorno ed Io sono leggenda.

Non che ce ne fosse bisogno, parliamo di due cult del genere su cui possiamo trovare post, recensioni e saggi a perdere, ma mi accorgo sempre più che la massa social li evita quasi a prescindere, distratta per lo più dalle nuove uscite sponsorizzate di Dicker, Thilliez o altri romanzieri che gravitano sul genere thriller/noir/giallo, per lo più.

Il fantastico? A parte quello young adult, non pervenuto.

Eppure basterebbe sbirciare il calendario con le uscite Urania per scovare alcune perle, tra cui Tre millimetri al giorno di Matheson.

Urania ha fatto uscire questo libro proprio nel periodo in cui io ho avuto il covid, primi di marzo o giù di lì, quindi per averlo ho dovuto sudare le proverbiali sette camicie.

Per fortuna sono amico di un edicolante che me lo ha ordinato, ma l'attesa è durata più di un mese.

Come si evince dalla foto, ho già letto in passato quest'opera ed ho una vetusta ed invecchiata edizione in libreria sempre targata Urania del 1962.

All'epoca, non so manco quale anno precisamente, ipotizzo 2004/2005 o giù di lì, subito dopo aver letto il capitolo inerente questo romanzo su Danse Macabre, corsi dal rivenditore di libri usati sito vicino dove lavoravo per trovarne una copia, e l'unica che trovai fu quella nella foto, pagata sui 50 Centesimi.

Salvo dopo un tot di tempo fare una amara scoperta: in quelle edizioni il romanzo veniva pubblicato in versione ridotta e quindi tagliato in alcune parti.

Ho quindi riletto il romanzo in formato e-book in forma estesa, ma a casa per molti lunghissimi anni ho avuto soltanto quell'edizione ridotta.

Prima di quest'ultima targata Urania.

Andiamo di sinossi:

Scott Carey, un marito e un padre come tanti, viene a contatto con una misteriosa sostanza radioattiva e dopo qualche settimana inizia a notare dei cambiamenti. Sta perdendo peso, ma sta anche diventando più basso. Gli esami medici confermano l’incredibile quanto innegabile verità: Scott sta rimpicciolendo, con ritmo costante e inesorabile. Tre millimetri al giorno, per la precisione. La moglie e la figlia diventano presto giganti irraggiungibili, il gatto di casa un mostro minaccioso. Persa ogni speranza di tornare a una vita normale, Carey si trova a lottare per sopravvivere in un mondo sempre più ostile e minaccioso. Rimasto ormai solo, deve affrontare i limiti estremi dell’esistenza: cosa succederà infatti quando arriverà a misurare zero millimetri? Ma soprattutto, cosa c’è oltre lo zero? Capolavoro del genere fantascientifico e horror, Tre millimetri al giorno alterna con crescente suspense scene drammatiche e d’azione alle riflessioni introspettive di Scott sul destino che lo aspetta.

Beh, che dire di Tre millimetri al giorno, c'è davvero bisogno di parlarne?

E' un libro incredibile, un must del genere.

Probabilmente bisogna contestualizzare l'opera dal punto di vista scientifico, mi rendo conto che un chimico o chi studia scienze o biologia si farà una risata sull'incidente che provoca questo rimpicciolimento costante e graduale del protagonista Scott Carey, ma fa parte della normalità di questo tipo di storie, quindi si chiudono entrambi gli occhi piuttosto volentieri.

Il resto è una bomba.

Personalmente ritengo questo romanzo perfetto.

La narrazione in medias res rende il romanzo scorrevole ed appagante fin dall'inizio.

Matheson fa anche un gran lavoro per quel che concerne la psicologia dei personaggi rendendoli credibili anche di fronte all'incredibile.

Perché le conseguenze di questo rimpicciolimento avrà conseguenze non solo sul corpo e la psiche di Scott, ma anche per quel che concerne le dinamiche affettive e sociali.

Portando il personaggio a vivere delle avventure che a volte virano persino nel grottesco.

Come il capitolo in cui ormai ridotto all'altezza di un metro o anche meno si intrufola in un luna park itinerante in cui fa conoscenza con una nana, o quello in cui dopo aver accettato un passaggio da uno sconosciuto viene molestato sessualmente perché scambiato per un bambino.

E' geniale l'utilizzo che fa Matheson del progressivo rimpicciolimento del personaggio, che si ritrova a vivere esperienze sempre più assurde e pericolose in base all'altezza di quel momento.

Insomma c'è una commistione di generi in questa storia che ha dell'incredibile, poiché in sole 250 pagine o poco più, questo scrittore riesce a toccare tanti temi.

Non ultimo anche quello sessuale.

E' tragicomico che più piccolo diventa e più Scott diventa lascivo e voyeur, tanto da sembrare un piccolo Pierino in alcuni punti.

E che dire dei capitoli più horror?

La lotta con l'uccello prima, e lo scontro in cantina con la vedova nera sono probabilmente tra le più belle pagine mai scritte per quel che concerne la narrativa fantastica ed orrorifica.

Su Instagram ho affermato che ritengo la lotta di Scott contro il ragno persino più emozionante di quella di Sam e Frodo contro Shelob, la penso ancora così.

Insomma Tre millimetri al giorno è un libro con i fiocchi, per me è un capolavoro del genere e meriterebbe di essere riscoperto anche dalle nuove leve letterarie.

Andate oltre le sponsorizzazioni, e guardate un po' al di là dei feed di bookblogger tutti uguali che postano tutti insieme lo stesso romanzo perché gli è stato regalato.

Prendete esempio da Scott Carey: c'è vita anche nel microcosmo. ;-)


Alla prossima!


lunedì 14 marzo 2022

Tra Covid, vecchi manga, e Hyperion

Marzo, da qualche anno a questa parte lo identifico con la clausura.

Prima il lockdown, poi la zona rossa, ed infine...la positività al Covid.

Ebbene sì, l'ho preso anch'io, e ritengo giusto scriverlo qui, anche perché è uno dei motivi per cui anche questo mese sarò poco attivo su questo spazio.

Sono ormai quattordici giorni che sono chiuso in casa, più o meno da quando mio fratello è risultato positivo e sintomatico.

Anch'io ho avuto leggeri sintomi, che sono stati quelli di un forte raffreddore, con sintomi febbrili solo per una notte, e risultando negativo persino al primo tampone in farmacia.

Giovedì saranno dieci giorni, e potrò sapere o meno se mi sarò negativizzato.

Insieme a me lo hanno preso anche due miei amici, ma a loro è andata meglio poiché dopo una settimana erano già negativi, mentre la mia dottoressa mi ha consigliato di aspettare almeno dieci giorni.

Comunque mi armerò di pazienza ed aspetterò, anche se dovessi risultare nuovamente positivo, d'altronde l'importante è stare bene, stare a casa mi pesa meno.

Chiusa la parentesi relativa al Covid, marzo è stato foriero di poche letture, finora.

Cioè ho comprato l'edizione Urania di Hyperion, ma è un libro che comunque avevo già letto alcuni anni fa, solo che non avevo un'edizione cartacea e ne ho subito approfittato, ne parlerò alla fine di questo post, anche se non avrò molto da dire, non mi sento un esperto di fantascienza letteraria, che ho sempre considerato poco affine ai miei gusti letterari.

La clausura mi ha portato a rispolverare dalla libreria due manga: Alita e Bastard!!.

Non ne parlerò approfonditamente.

E' molto difficile parlare di lunghe serializzazioni.

Una cosa che ho notato nella serializzazione di un manga, e che molto spesso non mi sconfinfera molto, è il fatto che specie nei primi volumi, l'autore stesso ha solo una vaga idea del proseguo e del successo dell'opera, e che quindi dal punto di vista della coerenza narrativa, non tutto torna esattamente, ed anzi, l'opera stessa viene divisa in segmenti narrativi soprattutto per esigenze editoriali e commerciali, in base al successo dei primi volumetti.

Sia Alita che Bastard soffrono molto di questa cosa.


Partiamo da Alita.

Ho riletto i diciotto volumi in poco tempo, subito dopo aver acquistato quelli che mi mancavano proprio la settimana prima di chiudermi in casa.

A livello generale posso dire che Alita mi è piaciuto molto, anche se si nota molto una sorta di allungamento narrativo, soprattutto nella seconda parte.

Credo che si possa dividere Alita in almeno quattro tronconi.

Il primo volume sembra molto diverso dagli altri, specie come spirito narrativo.

Il primo volume è molto più sporco e dark, in una sorta di noir ed hard boiled fantascientifico che colpisce molto.

Sono bellissimi i primi capitoli di questa storia che un po' ricorda persino Pinocchio almeno inizialmente, con quest'uomo che trova tra i rottami la testa di un cyborg e poi gli ridona vita andando a cercare i componenti tra il mercato nero sfruttando il fatto che sia un cacciatore di criminali.

Anche l'atmosfera che permea la discarica e l'ambientazione rendono questo primo volume il più bello in assoluto, secondo me.

Con l'entrata in scena di Yugo, con le prime avventure di Alita che diventa a sua volta cacciatrice, il manga diventa molto più adolescenziale, ma ancora molto bello.

Alita inizialmente si comporta molto in maniera istintiva ed adolescenziale, ed i primi cinque, sei volumi sono quelli più cinematografici e shonen, ma comunque molto belli.

I primi cinque volumi sono quelli che ho apprezzato più in assoluto, anche in questa rilettura.

La parte ambientata nel motorball è probabilmente la parte più divertente e leggera del manga, e qui entriamo in un arco narrativo di ribellione, ma anche di immaturità dell'eroina di questo manga.

Il motorball mi ha ricordato moltissimo il gioco per Amiga 500 Speedball II dei magnifici Bitmap Brothers.

La terza fase del manga è quella che chiude il cerchio delle prime avventure di Alita, ed in un certo senso è il finale del manga.

Secondo me, doveva finire lì.

E' molto forte la sensazione che Alita dopo il numero dieci dell'edizione italiana, sia proseguito per ragioni economiche ed editoriali.

Narrativamente parlando ho trovato più deboli gli ultimi otto numeri del manga, e meno interessanti anche tutti i personaggi che entreranno in corso d'opera: Kaos, Den, Figura quattro, l'ormai cresciuta Koyomi, mi hanno lasciato molto poco.

Gli ultimi capitoli sono molto filosofici e rivoluzionari in quanto ad epica narrativa, ma personalmente li ho trovati molto allungati e meno interessanti.

Alita comunque è un manga che in generale ho riletto con molto piacere.


Ho riletto anche i ventidue volumi di Bastard!! in mio possesso.

Quest'opera è un vero casino, e mi sono ricordato rileggendo gli ultimi numeri, perché l'abbandonai e perché ormai di quest'opera si parla così poco.

Il manga ormai da tantissimi anni è fermo al numero ventisette e sono passati vent'anni da quando io mi fermai al ventidue, risulta palese che Hagiwara si sia un po' stancato o abbia avuto problemi nella prosecuzione dell'opera.

I primo dodici, tredici numeri del manga mi hanno divertito molto.

Tutta la meta narrativa dell'opera, con Dark Schneider che parla al lettore con la consapevolezza di essere il protagonista dell'opera lo trovo ancora molto divertente, in più è un personaggio davvero ricco di sfumature, specie per quel che concerne il suo rapporto con Yoko.

Certo, dal punto di vista sentimentale è un manga molto anni '80/90, ma è parecchio intrigante.

Bastard!! è un fantasy medievale ricco di inventiva e citazioni, da D & D, alla musica metal, fino ad arrivare a Tolkien o alle carte Magic.

In più presenta dei bei personaggi, ed almeno per i primi quattordici numeri, una trama molto lineare ed evocativa, fatta di grandi battaglie ed ottimi disegni.

Il problema di questo manga è la deriva biblica degli ultimi volumi, che passano dalla serialità alla commedia sexy in maniera fin troppo marcata, rendendo confusionario il tutto.

Ammetto che anche in questa seconda lettura ho trovato gli ultimi volumi quasi incomprensibili ed illeggibili.

Sono comunque contento di averlo riletto.


Come dicevo inizialmente, la mia unica lettura di stampo letterario è stata Hyperion di Dan Simmons.

Ho già parlato a suo tempo di questo autore, che è in assoluto tra i miei preferiti, e recentemente grazie ad Urania, è stato ristampato in allegato ad alcuni quotidiani.

Sempre di questa edizione mi sono fatto già prendere Neuromante di Gibson, ed appena potrò andrò a recuperare anche Tre millimetri al giorno di Matheson, uscito mercoledì scorso.

Quest'ultimo è un autore a cui vorrei dedicare un po' di spazio su questo blog, un po' come ho fatto con Clive Barker negli ultimi mesi.

Diciamo subito una cosa: sono molto contento che Urania abbia dato a tutti la possibilità di leggere Hyperion a 6,99 Euro, ma a questo punto doveva anche dare l'opportunità a tutti i lettori di poter leggere anche il seguito, poiché altrimenti suona come un'opera lasciata a metà.

Non so se non sia stato inserito nel calendario editoriale per una questione di diritti di pubblicazione, ma è una grave mancanza, secondo me.

Hyperion finisce praticamente in maniera tronca.

Costringerà i lettori a cercare altrove il proseguo di questa lettura.

Personalmente trovo Hyperion un romanzo fantastico.

Così come Dune, è molto forte la sensazione di trovarsi davanti, un'opera fantascientifica molto meno popolare di quanto si pensi, e molto affine alla letteratura " alta ".

Sono tantissime le citazioni in corso d'opera, ed il cammino di questi sette pellegrini è molto suggestivo.

E che dire della figura dello Shrike?

Probabilmente è una delle più belle creature mai prodotte in ambito fantascientifico.

E' incredibile la varietà di contenuti di quest'opera.

Ogni racconto della vita di questi sette protagonisti, tocca un genere letterario diverso, andando a scomodare non solo poeti come Keats, ma anche Fitzgerald e Raymond Chandler.

E' un vero peccato che il viaggio di questi pellegrini si concluda proprio sul più bello.

Certo, ci sono delle parti sicuramente prolisse, ma sfido chiunque a non affezionarsi alle storie di queste persone, così diverse, così peculiari, ma tutte accumunate dalla figura misteriosa ed ineluttabile dello Shrike.

Ho adorato ancora una volta Hyperion, e continuo ad adorare Dan Simmons, un autore che dovrebbe essere ben più conosciuto, e talmente poliedrico da poter essere letto da qualsiasi appassionato di genere fantasy, fantascientifico ed horror.


Alla prossima!





lunedì 28 febbraio 2022

Galilee - Clive Barker

Continua il mio excursus di rilettura delle opere di Clive Barker, e questa volta tocca a Galilee.
Devo essere onesto ed affermare che di questo romanzo praticamente non ricordavo nulla.
Ogni volta che mi accade di non ricordare gli stralci della storia mi capita di viverlo come un segnale dall'allarme, nel senso che evidentemente trattasi di un'opera che alla prima lettura non mi ha lasciato nulla.
Che dire, magari sarà stato così quando lo lessi allora, ma stavolta posso dire tranquillamente che Galilee mi è garbato molto.
Se chi si ritroverà a leggere questo post è appassionato di letteratura mitologica di stampo fantasy, e se si è amanti di Sandman o American Gods di Neil Gaiman, beh, questo romanzo è quasi imperdibile, dico quasi perché ci sono due, tre cose che a me non sono piaciute, ma ne parliamo dopo la sinossi:

Ricchi come i Rockfeller, in vista quanto i Kennedy, i Geary dominano sin dalla Guerra Civile la vita degli americani, abilissimi nel celare le origini di tanta influenza e la vastità della corruzione che ne è alla base. Rachel Pallenberg non avrebbe mai immaginato di incontrare - e ancor men di sposare lo scapolo d'oro più ambito di tutta l'America, Mitchell Geary. Ma il suo romantico sogno d'amore si interrompe proprio il giorno del suo matrimonio: Rachel non è pronta ad affrontare l'incubo che ha inizio con la scoperta della vita segreta del clan. Perché i Geary sono una famiglia in guerra. I loro nemici sono i Barbarossa, una dinastia la cui influenza non si manifesta nei palazzi della politica, ma nell'universo sensuale dell'anima e della carne.


Partiamo un attimo dal packaging.
Galilee fu pubblicato una prima volta nel 1998, e successivamente ristampato dalla Sonzogno nel 2001 in formato tascabile al prezzo di 9.900 Lire.
Ed è quest'ultima l'edizione che è in mio possesso, comprata su Ebay intorno al 2014/2015 a pochi Euro.
Parliamo di un'opera che conta 700 pagine, e che quindi è molto difficile considerare un'opera minore, per quanto mi pare che sia uno dei libri meno conosciuti e celebrati del buon Clive.
In verità è un libro parecchio scorrevole e suggestivo.

I topoi narrativi di Barker sono sempre quelli, soprattutto per quel che concerne il ramo fantasy/erotico che è sempre ben presente nelle sue opere, però qui ci troviamo davanti ad una epopea che vede coinvolte due famiglie, una di stampo divino e l'altra umana, ma potente quanto potrebbero esserlo stati nella realtà i Rockfeller o i Kennedy.
A fare da collante di trama tra queste due dinastie, comunque legate a doppio filo fin dagli albori, è Rachel, una giovane ragazza che come in una fiaba conquista il cuore dello scapolo d'oro dei Geary, una famiglia di magnati tra le più potenti d'America, ma che successivamente, in seguito alla rottura del suo matrimonio, farà la conoscenza di Galilee, primogenito di una famiglia divina, ma anche parecchio disfunzionale.
Quello che al quaglio potrebbe sembrare e lo è in un certo senso, un triangolo amoroso, è in realtà molto di più, perché Barker dipinge alla perfezione tutti i personaggi che compongono questo libro.
I personaggi che compongono la famiglia di Galilee, sono tutti spettacolari nella loro eccentricità.
Maddox, Zabrina, Marietta, fino alla matriarca Cesaria sono tutti personaggi cesellati alla perfezione, tanto che viene spontaneo empatizzare con loro anche se si tratta praticamente di divinità.
Ma non voglio parlare troppo della trama, perché è bello scoprire questi personaggi in corso d'opera, ciò che posso dire è che come sempre Barker presenta dei personaggi sopra le righe e piuttosto maliziosi, ma anche molto emozionanti per il lettore.
In un certo senso narrativamente parlando è una sorta di Dinasty o Dallas mitologico, visto che comunque entreremo anche nella vita della famiglia Geary, molto più pragmatica e spietata, per certi versi.
Il libro però non è solo questo, perché è composto anche da delle micro storie di altri personaggi che avranno a che fare con queste due famiglie.
Proprio per questo ho citato Sandman, inizialmente.
Piccole parabole di uomini che durante il loro cammino incontrano dei personaggi speciali.
Il libro stesso che stiamo leggendo in un certo senso ricorda il libro di Destino di Sandman, perché in un perfetto meccanismo di meta lettura, noi lettori stiamo leggendo una biografia familiare che Maddox sta scrivendo in corso d'opera.
Proprio per questi piccoli tocchi di classe, mi permetto di affermare che Galilee è un ottimo libro, o almeno lo è per tre/quarti, secondo me.
C'è qualcosa che non mi torna nel narrato.
Ad un certo punto è molto forte la sensazione che Barker abbia voluto tirare il freno a mano ed abbia editato alcune cose, e persino il finale è fin troppo aperto, come se avesse avuto intenzione di cominciare una saga.
La trama disattende un pochino per quel che concerne alcuni avvenimenti del passato, continuamente accennati, ma mai raccontati veramente, soprattutto per quel che concerne il patriarca di queste divinità ovvero Nicodemus, soprattutto per quel che concerne la sua morte vera o presunta, che resta una questione totalmente aperta ed irrisolta.
Ma non è solo questo, fin dall'inizio ci viene raccontato che siamo davanti ad una sorta di caduta degli Dei, che L'Enfant ( casa costruita nientemeno che da Thomas Jefferson ) ovvero la dimora di queste divinità cadrà e vedrà distrutta, ma all'atto pratico di questo conflitto vedremo poco o nulla.
Dal lato puramente del pathos narrativo mi sento deluso e un po' preso in giro dalla storia, che da questo punto di vista lascia in sospeso troppe cose.
Insomma Barker si concentra più sui sentimenti umani e divini, che sul resto, disattendendo un po' tutto il costrutto narrativo che fin dal principio portava ad altro.
So che un conflitto tra umani e Dei lascia il tempo che trova e sarebbe impari, ma se per tutto il libro parli dello scontro che avverrà, beh, io quello scontro voglio leggerlo.
Insomma Galilee è un bel viaggio, ma personalmente sono rimasto deluso per quel che concerne la coerenza narrativa, però è doveroso aggiungere che dal punto di vista dei personaggi rimane un libro veramente bello ed accattivante.


P.s: Mentre ero alla ricerca della sinossi da inserire sul post, mi sono imbattuto in alcune recensioni che fanno degli esempi molto simili ai miei, per quel che concerne le associazioni letterarie o filmiche, segno che leggendo quest'opera a tutti quanti sono venuti in mente gli stessi esempi.
Chiedo scusa in anticipo se qualcuno possa pensare che io abbia copiato da qualche altro post, ma non è così, ve lo assicuro.


Alla prossima!




domenica 30 gennaio 2022

Gli occhi del drago - Stephen King

E' di pochi giorni la notizia ufficiale che il prossimo romanzo di Stephen King sarà un fantasy intitolato Fairy Tale ( da non confondersi con il quasi omonimo titolo di un manga ed anime molto famoso ).

E' una bella coincidenza che nello stesso periodo io stessi rileggendo l'unico fantasy classico che finora King avesse mai scritto, ovvero Gli occhi del drago.

King non è nuovo al fantasy.

Da la saga de La Torre Nera, passando per Il talismano, King ha spesso raccontato storie fantastiche.

Che tra la miscellanea di ispirazioni per la saga de la Torre vi sia Il signore degli anelli, è lo stesso King ad affermarlo nella prefazione.

Possiamo dire tranquillamente che alcune sue storie siano più affini al fantastico che all'horror, ma Gli occhi del drago è l'unica che è propriamente del genere, anche se siamo più dalle parti del fantasy medievale.

Anche Gli occhi del drago è un romanzo che orbita intorno all'universo de La torre nera, ed alcuni suoi personaggi avrebbero dovuto fare capolino in quella saga, ma ad onor del vero, non verranno sfruttati per nulla nella saga, ma soltanto citati o poco più.

La genesi del romanzo è piuttosto semplice: la figlia Naomi, all'epoca appena adolescente, chiese al padre una storia da poter leggere che non fosse horror e King la accontentò.

Gli occhi del drago è di fatto un romanzo per ragazzi, uno di quei libri ( quasi ) favolistici che molto probabilmente oggi sarebbero etichettati come YA.

In un certo senso Naomi è persino nel romanzo, visto che uno dei comprimari più importanti ha il suo stesso nome, ed è la persona a cui è dedicato il romanzo insieme a Ben Straub ( figlio dello scrittore Peter Straub, autore di cui voglio parlare presto ).

Anche Ben avrà l'onore di avere un personaggio che porterà il suo nome ( ho idea che King " shippasse " la coppia Naomi/Ben visto la direzione che prenderanno i due personaggi in corso d'opera ).

Gli occhi del drago è un romanzo che io ho trovato strano, ma parliamone meglio dopo la sinossi:


Trama. Nel regno di Delain, il vecchio e gobbo re Roland vive con la moglie Sasha e il suo primo figlio Peter. ... A distanza di anni i due ragazzi sono cresciuti e Flagg complotta l'omicidio di Roland, con in mente il piano di colpevolizzare Peter, in modo da sbarazzarsi del legittimo erede al trono.


Perché Gli occhi del drago è strano?

Perché a mio avviso questo libro ha una sorta di doppia natura.

King si sforza di essere più leggero e scorrevole del solito.

La prima parte è molto fiabesca.

King sfonda più volte la quarta parete, come per alleggerire la tensione, ed infatti la prima parte suona molto accademica, quasi come se ci venisse sussurrata come una storia che viene raccontata prima di andare a letto.

Ma a volte, tra le righe, si evince il fatto che King non possa fare a meno di quella che è la sua natura, ovvero di spaventare il lettore.

La morte del Re è puro horror.

Flagg in ogni sua apparizione lo è altrettanto.

Ci sono anche alcune chicche in quest'opera: Flagg che prima di dormire legge una pagina del Necronomicon ogni giorno.

Una citazione letteraria ispirata da una delle poesie più famose di Stephen Crane.

Ed in più, per essere stato scritto negli anni '80, il libro è parecchio inclusivo e progressista.

Peter, il futuro Re, che gioca da bambino con il telaio giocattolo della madre ( che sarà fondamentale ai fini della storia ) è quanto più lontano ci sia dal patriarcato regale.

Mi rendo conto di non aver ancora parlato della storia, ma invero non credo vi sia da dire molto.

Gli occhi del drago è un fantasy molto lineare.

I personaggi sono piuttosto ermetici, ma comunque abbastanza accattivanti.

E' strano dirlo, ma probabilmente il personaggio cardine della storia, ossia Peter, è probabilmente il più stereotipato del libro.

Peter è il classico eroe senza macchia e senza paura, bello, coraggioso, intelligente e di buon cuore, praticamente monolitico fin dall'infanzia.

Il romanzo ha un'impostazione molto medievale e feudale e ruota tutto intorno a quattro figure: Re Roland, il mago di corte Flagg ed i due figli del Re, Peter e Thomas.

Quanto Peter è eroico e coraggioso, quanto Thomas che è il figlio minore oltre ad essere la copia sputata del padre ( non proprio un adone ) è anche pavido e geloso del fratello ( spesso a ragione visto che il padre lo ignora bellamente in favore del primogenito ).

Flagg, che i lettori della Torre Nera e de L'ombra dello scorpione conoscono bene, è una figura machiavellica e mefistofelica, che tesse trame nemmeno tanto nell'ombra e che punta a far diventare Re Thomas ai danni del fratello maggiore che ritiene una minaccia.

Beh, diciamo che si ingegnerà parecchio per riuscirci.

Flagg è sicuramente il personaggio meglio riuscito del romanzo.

Una figura arcana e ciclica che nel corso dei secoli ha seminato panico e distruzione nella città di Delain.

Molto buono anche il lavoro che King fa con Thomas e il Re Roland, entrambe figure molto complesse e suggestive.

Cioè, sono abbastanza ermetiche in generale, ma hanno entrambi delle caratterizzazioni interessanti.

C'è una scena in particolare che mi ha molto colpito, probabilmente la sequenza migliore del romanzo, che mi ha ricordato moltissimo la lettera di Valerie in V. For Vendetta.

Insomma in definitiva ritengo che Gli occhi del drago sia una buona lettura, sicuramente parliamo di un romanzo minore della narrativa di King, ma fa il suo ed è un buon ingresso nelle sue storie, soprattutto per un giovane lettore.

Ogni tanto King si lascia prendere la mano e graffia il lettore con due, tre scene molto potenti e parecchio creepy ( l'avvelenamento del Re Roland è degno di Martin ), e forse la parte centrale soffre di qualche rallentamento di troppo ( comunque necessario ai fini della trama ), ma direi che in generale il romanzo faccia il suo.

Bisogna essere indulgenti riguardo qualche licenza narrativa, ma d'altronde parliamo di un romanzo fantasy che ha molto di fiabesco, quindi si può chiudere tranquillamente un occhio o anche due su qualcosa che riflettendoci può sembrare assurda per quel che concerne la coerenza narrativa.

Era parecchio che volevo rileggere Gli occhi del drago, e parlarne mi è risultato persino più difficile del previsto, forse perché è uno di quei libri che non ti aspetteresti da Stephen King.

E' un King strano, leggero, ma non troppo.

Un po' ferro e un po' piuma.

Ah, dimenticavo: il romanzo è condito anche da alcune illustrazioni tutto sommato gradevoli.


Alla prossima!



martedì 26 ottobre 2021

I miei libri preferiti: Ti prendo e ti porto via / Io non ho paura - Niccolò Ammaniti

 " Preparati, perché quando passo da Bologna ti prendo e ti porto via. "


E' già capitato che in questo spazio io parlassi di Niccolò Ammaniti.

Si può tranquillamente dire che è stato il primo autore italiano che ho letto ed approcciato fino in fondo, e per tanto tempo, l'unica eccezione alla mia esterofilia.

Ti prendo e ti porto via addirittura lo lessi prima che in me attecchisse la passione per la letteratura.

E' una di quelle letture da edicola che facevo all'epoca.

Uno di quei rari casi in cui insieme ad un manga ed ad un fumetto Marvel tornavo a casa con un libro.

Beh, non era raro all'epoca incappare in edizioni da edicola molto valide ed anche convenienti da un punto di vista economico.

E' così che i primi libri di Stephen King sono entrati nella mia libreria, ed è stato così anche per Niccolò Ammaniti.

Ammaniti con me ha sempre giocato facile.

Io amo le storie di formazione, sono nato per leggerle, e lui ci ha sguazzato in questo genere per buona parte della sua bibliografia.

Possiamo dire che in un certo senso ha creato una vera e propria tetralogia, poiché Ti prendo e ti porto via, Io non ho paura, Come Dio comanda ed Io e te, partono tutti con premesse simili.

Addirittura ci potremmo anche infilare Anna, anche se è più un libro distopico e meno un racconto di formazione provinciale.

Ecco, la provincia è spesso protagonista delle sue storie.

Storie di agglomerati urbani, di gente coatta e spesso sopra le righe.

Ed in cui i ragazzini sono le principali vittime di contesti in cui sono costretti a crescere in fretta.

Nei romanzi di Ammaniti grottesco e storie di formazione diventano una miscela esplosiva.


Ti prendo e ti porto via è stato pubblicato intorno al nuovo millennio, ma appare ugualmente molto invecchiato, o meglio, oggi andrebbe contestualizzato parecchio.

Andrebbe contestualizzato per il modo di parlare dei personaggi, ma anche perché presenta alcuni personaggi oggi un po' desueti.

Da Erica Trettel che sogna di fare la velina e di andare in televisione ed ad essere disposta a tutto pur di  sfondare, a Graziano Biglia, una sorta di vitellone gitano, che oggi apparirebbe un po' patetico e manicheo.

Quello che mi piace di questo romanzo è che appare molto spontaneo e senza filtri.

Forse perché è il suo primo libro, ma appare meno costruito degli altri.

Ti prendo e ti porto via è una bomba.

Un romanzo di formazione che a prima vista sembra virare tra la commedia e il grottesco, ma che via via si trasforma in altro.

Una storia di vittime che diventano carnefici e di promesse non mantenute.

Ma sono soprattutto gli interludi a colpire.

Che sia il capitolo dedicato al bidello che durante la scappatella extraconiugale si porta a cena una prostituta di colore, a quello in cui due poliziotti incazzati fermano ad un posto di blocco una coppia di ragazzi fatti di cannabis.

Beh, ammetto che a volte l'autorità a me fa più paura di un horror.

C'è un po' di tutto in Ti prendo e ti porto via, e lo viviamo quasi tutto attraverso il piccolo protagonista Pietro Moroni.

C'è il bullismo, la violenza casalinga, i giri in bicicletta, l'amicizia ed i primi amori, la scuola e le promesse infrante.

A fare da contraltare al protagonista troviamo la professoressa Flora Palmieri, una zitella che si ritrova invischiata in una travagliata storia d'amore proprio con il tombeur de femme Graziano Biglia.

Ti prendo e ti porto via è un romanzo che consiglio senza riserve.

Non è un libro perfetto.

A volte i capitoli sembrano un po' sconnessi tra loro, ed ho spesso avuto la sensazione di un certo ermetismo di fondo per quel che concerne alcuni personaggi.

Però è un libro tremendamente spontaneo e travolgente.

Personalmente è l'opera che mi è più affine di Niccolò Ammaniti.

La lettera finale vale da sola l'intero romanzo.


E veniamo ad Io non ho paura, il romanzo che valse a Niccolò Ammaniti il premio strega, e che divenne un film diretto da Salvatores.

Romanzo volutamente più drammatico, ed anche più maturo e costruito.

Io non ho paura è cesellato e strutturato alla perfezione.

La trama è molto più solida di Ti prendo e ti porto via, ed oggettivamente come idea di base è potentissima.

Anche qui protagonista è un ragazzino di provincia, ma qui l'ambientazione è molto più rurale.

Ci troviamo in un paese indefinito del Sud Italia, ed è praticamente una storia d'amicizia tra un bambino e un altro bambino vittima di un sequestro.

A tenere in ostaggio questo bambino è...l'intero paese.

Storia che sembra surreale, ma meno di quanto si pensi.

Da un punto di vista stilistico è un romanzo splendido e vivo, quasi narrato per sottrazione.

In alcuni frangenti più che in un romanzo di formazione, si vira proprio nell'horror puro.

Cos'è che mi piace tanto di questi romanzi?

E' che pur essendo due romanzi che sembrano uscire da un immaginario pop e cinematografico anni '80, riescono a brillare di vita propria ed a rappresentare in tutto e per tutto la provincia italiana.

Segno che anche in Italia possano essere pubblicati romanzi di genere all'altezza della narrativa di Stephen King, Ray Bradbury o Dan Simmons.


Alla prossima!







giovedì 23 settembre 2021

Il canyon delle ombre - Clive Barker

In questi venti giorni di assenza ho riscoperto il piacere dell'assenza virtuale e della lentezza nella lettura.

Inizio un po' a patire ed a trovare tossica la presenza ossessiva e quotidiana nei social ed anche la necessità di dover divulgare a tutti i costi.

Ci ho messo venti giorni a finire Il canyon delle ombre e non perché è un brutto libro, ma perché sentivo l'esigenza di dedicarmi a me stesso, e soprattutto di non leggere per dovere o per gli altri.

Comunque sono riuscito a portare a compimento il mio excursus su un'altra delle opere minori di Clive Barker, per quanto in un certo senso è difficile considerare minore un libro così corposo e sanguigno come questo.


Il canyon delle ombre è un'opera molto personale e sentita.

Si percepisce il sentore che l'autore abbia avuto un rapporto molto cattivo con il mondo del cinema hollywoodiano, e non a caso questo libro ce ne dona una versione molto malsana e mefistofelica.

Però andiamo prima di sinossi:

Todd Pickett è un attore ormai al tramonto. Dopo una plastica facciale con cui pensava di ritrovare il successo e che invece lo deturpa, si nasconde in un canyon fuori Los Angeles, ospite di una villa di proprietà di un produttore e di un'attrice famosi negli anni Venti, la cui bellezza è miracolosamente intatta. Qui scopre una misteriosa stanza chiamata "la Caccia", interamente ricoperta da un mosaico che raffigura scene infernali degne di Hieronymus Bosch: demoni, mostri, divinità, massacri di donne, uomini e bambini. Chi vi accede trova l'immortalità, e per questo molte celebrità di Hollywood vi si sono rifugiate, formando una bizzarra società di star defunte e mostri nati dai loro accoppiamenti con gli animali del canyon.


La sinossi è molto esplicativa.

La descrizione del dietro le quinte del mondo cinematografico, dell'arrivismo e del cinismo che ne determina le dinamiche, non appare solamente attuale, ma quasi imperituro, come se in fondo in fondo, Clive ci sussurrasse che è sempre stato così fin dall'inizio e che sempre così sarà.

Ce ne dona una visione molto realistica attraverso le gesta del protagonista della vicenda ovvero Todd Pickett, che da attore sulla cresta dell'onda ed idolo delle masse, si ritrova ad essere considerato già vecchio a trent'anni, come si trattasse di un'icona intercambiabile.

Inoltre il fatto che vengano citati personaggi veramente esistiti ed alcuni esistenti, dona alla vicenda un che di realistico e di voyeuristico, come se ci si trovasse in un backstage, un dj set, un galà o per restare terra terra, un GF Vip. :-P

Ovviamente tutto ciò funge da contesto, perché il romanzo vira molto presto nell'horror puro, con elementi molto cari all'autore quali la presenza di figure mostruose ed ibride degne di un pantheon lovecraftiano in salsa ghost story.

Insomma cambia il contesto, ma Clive ci infila sempre nei suoi romanzi mondi al di là del nostro e mostri quasi antropomorfi.

In un mood che a lungo andare, per un suo lettore, può diventare ripetitivo.

Ed è un dato di fatto.

Nonostante ciò Il canyon delle ombre mi è piaciuto abbastanza.

Come in Gioco Dannato, il prologo è spettacolare.

Anche qui l'autore ci porta nel passato, spalancando le porte agli eventi futuri.

In più in questo libro Clive fa un gran bel lavoro per quel che concerne i personaggi, tutti tridimensionali e realistici, in cui son ben evidenziati anche i loro lati negativi.

Todd Pickett, per esempio, è un protagonista fin troppo atipico, in quanto arrogante, egoista ed affetto dal " divismo ", ma anche figura molto sola e patetica, per certi versi.

Esplicativo in tal senso è un capitolo piuttosto straziante e quasi inutile ai fini della trama, dedicato alla morte del suo cane, forse l'unico essere vivente veramente vicino al protagonista.

Motore della trama è un lifting mal riuscito al viso che porta Todd all'isolamento e alla fuga dai giornalisti e dal gossip in una villa nella montagne hollywoodiane, il Coldheart Canyon.

Dimora di una bellissima quanto misteriosa donna che somiglia terribilmente ad una attrice famosissima negli anni '20, che proprio in quella villa si dilettava in feste piuttosto particolari.

Essendo un fantasy non tutto in questa storia appare plausibilissimo, ma dal punto di vista narrativo si può obiettare poco, è un libro dal gran ritmo, piuttosto vorticoso ed anche capace di colpi bassi.

Figura chiave, nonché miglior personaggio del romanzo, si rivelerà Tammy, capo del fan club di Todd che si ritroverà invischiata in questa storia.

Beh, Tammy che inizialmente ci viene presentata come una fangirl piuttosto tossica ed ossessionata, in corso d'opera si rivelerà il personaggio più genuino e positivo del romanzo.

E' ottimo il percorso di smitizzazione dell'idolo che fa compiere a questo personaggio, cosa che sarebbe molto utile anche a molti utenti odierni affetti dall'idolatria facile verso divi, influencer, divulgatori vari o creator vari di pagine Facebook o profili Instagram venerati quasi come divinità.

A differenza di Gioco Dannato, Il canyon delle ombre segue un percorso molto meno prevedibile e più sfaccettato.

Allo stesso tempo però è un po' affetto da una concezione orrorifica molto cinematografica ed anni '90, ed alcune pagine per quel che concerne il contesto della narrazione non sembrano molto credibili ed appaiono fin troppo romanzate e costruite.

Alcuni aspetti sono un po' contraddittori per quel che concerne il comportamento dei personaggi, ma ci si passa sopra tranquillamente.

Come dicevo inizialmente Barker gioca sul sicuro, utilizzando gli stessi topoi narrativi di sempre.

Questa volta l'ingresso in un'altra dimensione ( piuttosto infernale con tanto di Lilith e figlio del diavolo ) avviene attraverso un affresco o comunque una parete piastrellata che rappresenta il paesaggio di una caccia piuttosto peculiare.

Il canyon delle ombre è un libro molto crudo e sanguinolento, anche dal punto di vista sessuale.

Bisogna sempre tener conto che la scrittura di Barker è sempre molto estrema, da ogni punto di vista.

Barker osa, e non poco.

Per quel che mi riguarda è sempre piacevole rileggere i romanzi del buon Clive.

Anche Il canyon delle ombre così come Gioco Dannato appartiene al limbo dei fuori catalogo, ed attualmente viene venduto a cifre da capogiro su Ebay e nel circuito dell'usato.

Non cadete nella trappola ed in tentazione poiché mi ripeto ancora una volta, questi romanzi non valgono il prezzo a cui vengono venduti.

Avrebbe senso spendere 20 Euro solo se si trattasse di una nuova edizione con tanto di nuova copertina e nuova traduzione.

Ovviamente è un pensiero mio, non avendo minimamente il controllo del portafoglio altrui.

L'edizione in mio possesso, comprata su Ebay intorno al 2013/2014, è quella della Sonzogno, che all'epoca pubblicò il libro in formato paperback ed economico, e venne prezzata a 5,95 Euro.

Io avrò pagato questo libro sugli 8 Euro o giù di lì, più il piegolibri.

Con il tempo mi sto convincendo che una decina di anni fa, c'era meno speculazione per quel che concerne la letteratura.




Alla prossima!





venerdì 6 agosto 2021

La storia di Lisey - Stephen King

Ultimamente sono stato un po' in fissa con i romanzi fantasy o horror legati all'arte, ed è quindi stato inevitabile prendere in mano anche La storia di Lisey.
La naturale prosecuzione sarebbe Duma Key, ma di quest'ultimo credo di aver già parlato, quindi non so se sarà oggetto a breve di una rilettura.
In verità un po' di voglia di leggere La storia di Lisey mi è venuta anche perché ultimamente è stato ristampato in formato economico poiché è salito alla ribalta dopo la messa in onda del telefilm ad opera della Apple.
Ho letto anche alcune recensioni recenti e devo dire che è un romanzo piuttosto amato, soprattutto dalle lettrici.
Non ho ancora visto il telefilm e non so se lo vedrò, anche perché non sono mai stato un vero fan di quest'opera.
Quindi la rilettura di questo libro è un po' un guanto di sfida al me del passato, neanche troppo remoto visto che il romanzo mi pare sia uscito nel 2006 o al massimo nei primi mesi del 2007.


Prima di tutto voglio spendere due parole sul packaging della prima edizione della Sperling, che è davvero bella.
Anche togliendo la sovracopertina, il libro ha un impatto grafico di tutto rispetto, con un disegno intero ( inteso che copre copertina e anche il retro ) della flora del luogo " immaginario " della vicenda che è davvero suggestivo.
Dal punto di vista estetico è probabilmente uno dei più bei libri del Re mai sfornati dalla Sperling & Kupfer.
Per carità, chi mi conosce sa che queste cose non le guardo e che leggerei anche edizioni economiche ingiallite e macchiate di sugo, ma è giusto riconoscere la beltà quando ce l'hai davanti.

Dopo questo lungo preambolo, com'è La storia di Lisey ai miei occhi un po' più invecchiati?
Parecchio corposo e strutturato, con una lettura a più livelli, ma anche un po' ripetitivo nell'ambientazione fantasy, soprattutto per chi come me viene dalla lettura di romanzi come Rose Madder e Mucchio D'ossa che hanno parecchie similitudini con questa storia.

Tempo fa proprio durante la presentazione del telefilm su La storia di Lisey, mi cadde l'occhio su un'intervista del Re pubblicata su non so quale rivista.
Nel titolo c'era un estratto in cui King affermava che subito dopo aver avuto l'incidente che gli costò quasi la vita, sua moglie aveva già iniziato a pulire il suo studio in previsione di una sua dipartita.

Non a caso il libro si apre proprio con Lisey che si trova nello studio del marito defunto che era un famosissimo ex scrittore, pronta a metterci mano.

La storia di Lisey è un romanzo molto autobiografico, in cui King praticamente sperimenta la sua morte, ma è anche un peana dedicato a sua moglie Tabitha.

Buona parte di questo libro è rappresentata dalla storia di un matrimonio.
Ecco, questo punto narrativamente è molto interessante, perché è talmente ben descritto che Lisey e Scott hanno uno " slang " tutto loro con parole intime e praticamente intraducibili. ( non vorrei essere stato nei panni del traduttore Tullio Dobner che si è dovuto inventare parole come "cissica", "forcuto", "cinghialo", ecc.ecc.)
Non sono un grande amante dei racconti sentimentali, ma la storia d'amore di Lisey e Scott è davvero ben raccontata.
Ma in verità dal punto di vista dei personaggi, King in questo libro crea una famiglia ( comprese tutte le sorelle di Lisey ) piuttosto credibile.
Credo che funzioni proprio perché sono convinto che lui ci abbia infilato delle realtà familiari in questa storia.
Ma andiamo un attimo di sinossi:

Com'è fatto il mondo segreto di uno scrittore strapremiato, adorato dal pubblico e dalla critica? Per venticinque anni Lisey è stata sposata al celebre Scott Landon. Un lungo, stupendo matrimonio con lui - un uomo meraviglioso ma complicato, con una tara nel sangue - e con l'universo di lui, una dimensione proibita ai normali, piena di cose fantastiche ed esaltanti, ma anche letali; di forze che possono risanare o uccidere, in virtù di leggi incomprensibili; il rifugio di un artista geniale e precoce, un Eden vigilato da un serpente inesorabile. Laggiù ci sono colline viola, mari al tramonto, ombre vaganti, tombe, e la "pozza delle parole", cui attingere a piene mani per creare e illudere... Però ora Scott è morto e la vita di Lisey è uguale a quella di tante altre. Non siamo a Boo'ya Moon, bensì nel prosaico Maine, dove lei affronta il triste compito di svuotare il gigantesco studio del marito, con la sua mole di manoscritti. Un gesto innocente, ma che può scatenare le reazioni inconsulte di certi fan un po' particolari. E non è tutto. Impegnata da una parte a difendersi dagli assalti alla sua persona, Lisey si rende conto, su un altro fronte, di essere come una porta lasciata aperta su quell'altro mondo ai confini tra ragione e pazzia... già intravede - negli specchi, nelle superfici lucide - il muso dell'essere che ha popolato gli incubi del marito, che ora viene per lei...



Come dicevo inizialmente La storia di Lisey è una storia su più livelli.
Facilmente comprensibile sia chiaro, per fortuna non siamo dalle parti di Faulkner o di Meyrink con Il Golem, ma comunque non è un romanzo horror sui generis.
Tutt'altro.
King continua sulla strada già intrapresa con Mucchio D'ossa ed altri romanzi più recenti proponendo dei romanzi fantasy dalle tematiche molto più mature e drammatiche, mischiate con elementi horror che fanno già parte del suo repertorio.
Anche La storia di Lisey è uno di quei libri che può essere inserito nel filone dedicato ai romanzi de il ciclo de La Torre Nera.
Anche qui ci sono personaggi capaci di viaggiare in altri posti, ed ad usare questo potere come soluzione ad una violenza.
La storia è divisa almeno in due tronconi: una parte è ambientata nel presente, in cui troviamo una Lisey ancora preda dell'elaborazione del lutto nonostante siano passati due anni dalla morte del marito e preda di dinamiche familiari molto problematiche a causa dei disagi mentali della sorella Amanda.
In più viene molestata da un fan pazzoide dei romanzi dell'ei fu marito, convinto che che nello studio ci siano degli inediti o comunque degli appunti che Lisey non vuole condividere con il mondo.

Nel secondo troncone andiamo indietro nel tempo e veniamo a conoscenza del passato adolescenziale ed adulto di Scott Landon.
Questa parte è parecchio incisiva.
King è sempre abilissimo a parlare dell'infanzia, e la giovinezza tragica e rurale di Scott, suo padre e suo fratello è sicuramente la parte più bella del romanzo.
Anche qui come in Rose Madder, King sceglie di usare un font diverso per rendere più immersiva la lettura.
In più verremo a conoscenza del fatto che Scott può visitare a suo piacimento una sorta di posto parallelo e magico, che somiglia quasi più ad un bosco o una giungla, con tanto di pozza d'acqua che è capace di guarire dalle ferite.
Un posto bellissimo di giorno, ma abitato da creature terrificanti di notte.
Ecco, su quest'ultimo punto King gioca un po' nel campionato "lovecraftiano" limitandosi a descrizioni impossibili sulla statura e la natura di alcuni di questi esseri, ma mai mostrandoceli del tutto.
In più la pozza e tutto il contesto somigliano un po' alla Quiddità di Apocalypse di Barker, e non è nemmeno la prima volta che leggo della pozza dei miti.
Diciamo che King non è stato proprio originalissimo.
Da un lato è voluto, perché appare chiaro che questo romanzo appartenga un po' al ciclo de La Torre e per giunta cita proprio a chiare lettere i territori del romanzo Il Talismano.
La soluzione finale stessa è tale e quale a quella di Rose Madder.
Insomma La storia di Lisey dal punto di visto orrorifico e fantasy è la solita solfa.
Compensa però con una parte ambientata nel reale che è davvero bella e pregna di empatia e sentimento.
Capisco come mai sia così amato, soprattutto dai nuovi lettori.
Però quelli che lo leggono da più tempo, potrebbero stufarsi di trovate narrative e soprannaturali che si somigliano così tanto.

E quindi che dire di questo mio nuovo incontro con questo libro?
Che ad una maturazione del narrato, si assiste viceversa ad una sorta di aridità immaginaria, come se King avesse già in quel periodo perduto un po' del suo mood orrorifico.
Comunque è un libro che sono contento di aver riletto, e ribadisco che la parte ambientata nel passato è piuttosto shockante.
Solo per quella avrei voglia di recuperare qualche episodio del telefilm.
Mi scuso per la prolissità, vi auguro Buon Ferragosto e...



Alla prossima!