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lunedì 25 dicembre 2023

Un mese in compagnia di Edgar Allan Poe

" Solo certi poeti del male mi sanno cantare..."

Il corvo Joe - Baustelle

Disse il corvo: " Mai più."

Il corvo - E.A.Poe



In questi ultimi mesi ho sperimentato il vuoto letterario.

Non è la prima volta che non posso permettermi di comprare roba nuova da leggere, probabilmente non sarà nemmeno l'ultima.

In passato ebbi la possibilità di continuare a leggere grazie agli ebook, ma è una cosa a cui mi sono disabituato e non ho nemmeno più la possibilità di attingervi gratuitamente come in passato.

Nonostante ciò, e quindi la mia totale assenza da questo blog e dalla comunicazione social, mi sono concentrato sulle riletture ed ho passato questi ultimi mesi in compagnia di due tomoni che comprendono le opere intere di Edgar Allan Poe ed H.P.Lovecraft, autori che non leggevo da più di vent'anni.

Oggi parliamo un po' del primo.

Ci fu un tempo in cui il mio spirito romantico mi portò verso la poesia.

Leopardi, Dylan Thomas, Baudelaire.

Tramite quest'ultimo, con I fiori del male, scoprì il ramo gotico della poesia che mi portò dritto verso Il corvo ed Il verme conquistatore di Edgar Allan Poe.

Sono sempre stato attratto dai corvi, forse per via del film tratto dal fumetto di O' Barr, o per le citazioni in Sandman e nella Torre Nera di King, ma ho sempre sentito una sorta di affinità verso quest'uccello, tanto che non a caso una delle mie canzoni preferite in assoluto è Il corvo Joe dei Baustelle, anch'essa ispirata alla poesia di Edgar.

Sono state le poesie a spingermi verso Poe?

No,non solo, hanno funto da apripista, ma gran parte del merito è frutto dell'inchiostro di Stephen King, come sempre.

Uno di quegli autori che non ha paura di trascinarti non solo verso l'ignoto e l'orrore, ma anche verso altre storie ed universi narrativi di penne altrui.

E' a causa della prefazione di A volte ritornano e del saggio Danse Macabre, che nacque in me la voglia di saperne di più.

La prima cosa che feci all'epoca fu quella di cercare in rete più informazioni possibili su di lui, e successivamente affidarmi alle mie reminiscenze scolastiche, poiché ricordavo che qualche racconto era stato pubblicato nell'antologia di Italiano delle superiori.

Cercai tra i libri miei, di mio fratello e mia sorella, e la memoria non mi trasse in inganno, perché in quelle antologie albergarono alcune delle opere di Poe.


E fu subito amore.

Non ricordo con precisione quali e quanti racconti vi fossero nei libri di italiano, di sicuro ricordo Il gatto nero e L'uomo della folla, ma da allora mi impegnai a procurarmi tutte le sue opere.

Trovai un tascabile Newton da cento pagine mille lire con i racconti dell'impossibile e successivamente un tascabile della Bur che si fregiava del titolo Il meglio di E.A.Poe.

Quel poco che trovai non era abbastanza, quindi andai immediatamente alla ricerca di un libro che comprendesse tutte le opere di questo autore, ed il primo che trovai era un tomone della Sansoni editore con tutte le opere e le poesie.

La lettura non fu tutta rose e fiori.

Non lo è stata nemmeno questa volta.

Poe non è un autore facilissimo da leggere.

Pur nella brevità delle sue opere, vi è un'infinità di citazioni ed omaggi a personaggi storici, filosofici ed altri autori, che bisogna per forza affidarsi alle note a fine pagina.

Poe era una fucina di conoscenza.

In più molto spesso usava il francese come corollario alle storie, e divagava moltissimo.

Quello che mi piace delle sue storie è che il suo è un horror piuttosto analitico, che lascia molto all'immaginazione del lettore.

E' difficile fare un sunto delle sue opere, posso giusto citare quelle che mi sono piaciute di più in questa rilettura.

Alcune sono delle conferme, come Il Corvo, Il cuore rivelatore, Il pozzo e il pendolo, La maschera della morte rossa, Il barile di Amontillado, William Wilson, altre, invece, delle piacevoli sorprese, soprattutto Ligeia, opera di cui mi sono innamorato.

Un po' freddino mi ha lasciato la rilettura di Storia di Arthur Gordon Pym unico romanzo scritto da Poe.

Tanto bello ed inquietante nella fase iniziale, quanto tronco nel finale che sembra terminare sul più bello.

Con il suo talento Poe avrebbe potuto osare di più,  segno che non si è trovato a suo agio nella gestione più ampia di una storia.

Ci ho messo più di un mese a leggere tutta l'opera omnia di Poe, e non è tempo che rimpiango, tutt'altro.

Se dovessi citare una sola storia da tramandare ad un novello lettore, quella sarebbe La maschera della morte rossa, per me la sua opera migliore.

Menzione per le tre storie con protagonista Auguste Dupin, che hanno funto da antesignano per il genere giallo, che ispirarono Arthur Conan Doyle nella creazione del più famoso investigatore di tutti i tempi.

I delitti della Rue Morgue, Il mistero di Marie Roget e La lettera rubata sono tre racconti che consiglio senza riserve.

In verità tutto coloro affascinati dall'horror, dalle storie del mistero e dal gotico, dovrebbero leggere quest'autore, perché non solo la generazione successiva, ma anche quelle odierne sono in gran parte ispirate dal buon Poe.

Augurando a tutti buone feste, mi eclisso ed...


Alla prossima!


lunedì 16 ottobre 2023

La romanticizzazione social/e dell'accumulo di libri

Credo sia già divenuto un po' old come argomento, ma qualche mese fa divenne virale un articolo di Repubblica firmato Elkann padre, dove parlava male dei giovani virgulti che dentro il treno disturbavano la sua lettura di quotidiani e di un romanzo di Proust parlando a voce alta di futili argomenti.

Caso vuole che in quest'ultimo mese la mia unica lettura è stata proprio un romanzo di Proust, e proprio uno dei romanzi del ciclo che citava lo scrittore dell'articolo, ovvero quello de Alla ricerca del tempo perduto, che nel mio caso era un'edizione di Novecento pubblicata molti anni fa da Repubblica.

E probabilmente anche questa volta, Proust sarà involontario protagonista di una piccola polemica che porterà avanti il sottoscritto.

Ovviamente non sono qui per parlare dell'articolo in questione, che, secondo me, è stato persino involontariamente polemico, visto che è venuto da un uomo di una certa età, con una struttura elitaria ed inconciliabile con quella di un ragazzo odierno, ma volevo citare il parallelo di aver pescato al mercatino dell'usato, qualche settimana dopo, proprio un libro di Proust, che mi ha accompagnato per almeno un mese.

Questo ha dato il là ad alcune riflessioni, nate da alcuni trend su Tik Tok, Instagram e su qualche sito letterario, nel momento in cui io avevo soltanto questo romanzo da leggere, e quindi ero e sono anche adesso, distante eoni, da questo modo di fare e ragionare.

Quali sono questi trend?

Sono quasi tutti ispirati da una sorta di ossessione romantica verso l'accumulazione di libri.

Credo sia basilare che ognuno spenda i soldi come vuole, ma che ci si vanti di avere tanti libri che non sai se leggerai mai, non so quanto possa essere considerata una cosa positiva.

Eppure ragionamenti del genere, mi capita spesso di ascoltarli, leggerli e vederli.

Passi per coloro che collaborano con le case editrici, passi per i/le bookstagrammer o booktoker che per forza di cosa devono rimanere aggiornati/e, ma in generale è un comportamento che non capisco.

Così come non capisco ( e ne ho parlato già ), tutti coloro che affermano con brutalità, che hanno mollato un libro dopo dieci, venti pagine, perché non gli piaceva, e dato che avevano molte altre letture da fare, tempus fugit, ecc.ecc., citando il sempreverde diritto ad abbandonare un libro.

Per non parlare di quei comportamenti quasi ossessivi/compulsivi che si leggono tra le righe di alcuni articoli su alcuni portali dedicati alla letteratura, dove l'articolista in questione, non so se per suscitare empatia nel lettore, afferma che se entra in libreria, deve uscire per forza di cose con un libro in mano.

Queste cose mi hanno fatto pensare molto.

Se avessi avuto delle alternative, ci sarebbe stata la possibilità che io stesso mollassi La strada di Swann di Proust?

Può darsi, chissà.

La strada di Swann è stata una sfida quasi impari.
E' un libro ampiamente descrittivo, dove Proust si focalizza su qualsiasi cosa, in maniera immersiva, ma anche molto prolissa.

Ho sbuffato più volte, ma ho letto anche passaggi e descrizioni molto belle, che mi hanno riportato alla mia stessa infanzia.

Ed anche quando ha iniziato a parlare a lungo di ossessioni amorose, infantili e non, mi ci sono rivisto parecchio, anche se la sua storia è ambientata moltissimi anni prima.

Ci ho rivisto anche un po' le atmosfere alla Fitzgerald, quelle feste altolocate, quelle persone invadenti, arroganti, gelose, e le donne, così amabili, ma spesso arrampicatrici sociali.

Eppure nonostante la difficoltà, nonostante Proust sia forse troppo alto per il sottoscritto, sono riuscito a leggerlo ed apprezzarlo.

Ci ho messo un mese, ma non considero questo tempo perduto.

Anzi ho ritrovato il mio tempo perduto, ed anche un po' della mia infanzia.

Proust mi ha riportato alle vacanze nel paese, ai parenti ed anziani che non ci sono più, alle passeggiate, ai primi amori, nonostante la differenza abissale dal punto di vista dello status sociale ed economico, visto che le persone del romanzo sono tutte molto facoltose.

Segno che anche molte delle loro esperienze, nonostante tutto, possono essere molto terrene come le nostre.

Se fossi uno di quelli che prova invidia sociale ( cosa che i social catalizzano tantissimo ), probabilmente vorrei essere come tutti i protagonisti dei trend attuali, tutti costoro sembra che possano comprarsi, farsi regalare, un libro a settimana o al giorno.

Li vedi scartare quotidianamente pacchi, leggi storie di gente che fa letteralmente shopping in libreria, in un certo senso "urlano" una sorta di ricchezza letteraria, che molti di noi non avranno mai.

Eppure ci può essere qualità anche in una sola lettura.

Forse c'è più libertà di scelta, o quella scelta casuale,  che io amo, che è figlia di una lettura da mercatino.

Non dovrò leggere il libro del momento. Non dovrò seguire i trend, ma scegliere quell'unica lettura.


In fondo, forse, l'importante è leggere, ma sicuramente è più facile farlo avendo pochi libri a disposizione, che sai che finirai, piuttosto che centinaia impilati uno sull'altro, che non sai se davvero leggerai mai.

Forse e dico forse, e lo dico soprattutto a quelli che scrivono di libri, bisognerebbe inculcare ai giovani e vecchi lettori l'invito alla lettura e non all'accumulo, come leggo spesso.


Alla prossima!

 

martedì 19 settembre 2023

La casa del sonno - Jonathan Coe

Jonathan Coe è potenzialmente uno di quegli autori di cui potrei leggere tutto. 

Mi piace come scrive, mi piacciono i suoi personaggi, e soprattutto ha una particolarità che è propria di pochi, ovvero quella di essere un pozzo di conoscenza di tutte le arti, ma allo stesso tempo è molto accessibile e commerciale.

Pur trattando a volte di temi che possono sembrare alieni ai non anglofoni, riesce comunque ad ammaliare il lettore, ed anche ad insegnargli qualcosa. 
 La casa del sonno l'ho pescato al solito mercatino dell'usato a 2 Euro circa.
Come ben sa chi mi conosce, non è il primo Coe che ho letto, e nemmeno il primo post che faccio su questo autore.
 La saga de La banda dei brocchi ( il primo in particolare ) è una delle mie opere preferite in assoluto, e quindi parto sempre carico di aspettative e fiducia ogni volta che lo incrocio in qualche mercatino.
 La casa del sonno è la sua quinta opera che leggo, ma a livello cronologico è una delle sue prime opere.
Si nota la differenza con le successive o con La famiglia Winshaw, sua prima opera?

Non saprei, nel senso che La famiglia Winshaw l'ho letto una sola volta e lo avevo adorato, ma è passato tanto tempo.

 La casa del sonno è un libro un po' più contorto, ma mi è comunque piaciuto molto, anche se ci sono delle scelte narrative che non sempre sono state di mio gusto.
Andiamo di sinossi: 


"Dopo La famiglia Winshaw, un altro caleidoscopio di invenzioni narrative e un'altra girandola di personaggi ora commoventi ora comici, in un dormiveglia caotico che non conosce riposo. In La casa del sonno si racconta l'avventura di un gruppo di giovani. Da studenti, nei primi anni Ottanta, vivono tutti nella severa Ashdown: Gregory, che studia medicina e ha la mania di spiare il sonno altrui; Veronica, una lesbica volitiva, ultrapoliticizzata e appassionata di teatro; Terry, che dorme quattordici ore al giorno e da sveglio sogna di girare un film che richiederà cinquant'anni di riprese; Robert, romantico studente di lettere, che scrive poesie d'amore per Sarah; e Sarah, appunto, intorno alla quale girano le vicende di tutti gli altri. Dodici anni dopo, Ashdown è diventata una clinica dove si cura la narcolessia e nei sotterranei si svolgono oscuri esperimenti. E' un autentico "castello dei destini incrociati", dove si avverano sogni e si dissolvono visioni; dove c'è chi dorme troppo e chi troppo poco, chi ama sognare piuttosto che vivere e chi non vorrebbe perdere un solo minuto di vita nel sonno. E, mentre si interroga ossessivamente sul valore e il significato del sonno, l'eterogenea comunità di studenti, diventata adulta, inciampa nel malessere, nella follia e nelle comiche incongruenze della vita."




Dal punto di vista delle idee e dell'intreccio, La casa del sonno è un buonissimo libro. La suddivisione dei capitoli tra presente e passato, è ben congegnata ed interessante, anche se non originalissima.
 
L'idea che i quattro protagonisti abbiano tutti dei disturbi dedicati al sonno, lo è altrettanto.

Il problema è che a parte Terry, è molto difficile comprendere caratterialmente e socialmente gli altri tre personaggi. Questo ovviamente non è un problema dal punto di vista narrativo, ma a volte Robert, Sarah e Gregory sono scritti in un modo così sopra le righe, da sembrare dei personaggi usciti da un film di Muccino. 

Nel libro ci sono anche alcune intersecazioni di troppo, nel senso di coincidenze un po' surreali, ma su cui comunque ci si può chiudere un occhio. 

Il problema mio personale su questo libro è quello legato al rapporto tossico tra Robert e Sarah, che è un po' il tema centrale del libro. Robert è una sorta di simp ossessionato da quest'ultima, tanto da prendere delle decisioni estreme, a volte basate quasi sul nulla. 

La realtà è piena di storie di questo tipo, quindi nell'economia della storia è accettabile, però è un rapporto talmente assurdo ed enfatico, che ho faticato a leggerne le gesta, ed a comprenderle. 

Molto più dinamica ed avvolgente tutta la parte dedicata alla clinica del sonno ed agli esperimenti, ed in quel contesto risalta oltremodo il personaggio di Terry, che secondo me è il più centrato ed interessante tra tutti.

Altrettanto lo sono le pagine dedicate al cinema ed ai film perduti, che dimostra tutta la poliedricità e la capacità di argomentazione di quest'autore, cosa che si era vista già negli altri romanzi che avevo letto, dove aveva già mostrato una grande dimestichezza nell'affrontare temi come la politica inglese, la musica classica, la fotografia.

Ovviamente non sono un esperto di narcolessia e dei disturbi legati al sonno, quindi non so quanto di rilevante e veritiero ci sia in quest'opera, ma fatto sta che Coe riesce comunque a rendere l'argomento centrale ed interessante. 

La casa del sonno è in generale un buonissimo libro, forse più adatto ad un lettore che era ventenne nel 1997, l'anno in cui venne pubblicato. 

Le ossessioni sentimentali, che sono molto tipiche in quella età, con quegli amori un po' da soap opera, propri dei telefilm con cui siamo cresciuti, avrebbe fatto sì che io mi districassi meglio nella storia e nella vita di alcuni di questi personaggi. 

Oggi personaggi come Sarah e Robert, faccio un po' fatica a digerirli. Però, davvero, a parte questo, La casa del sonno è un libro coinvolgente, e con una struttura narrativa accattivante. Poi conoscere dei personaggi con disturbi legati al sonno, mi connette ancora di più a loro, visto che anch'io saltuariamente soffro di insonnia ciclica.

Insomma, si può definire La casa del sonno un romanzo dai due volti.
In primis un romanzo di formazione, dove i quattro protagonisti frequentano l'università e gli stessi ambienti, ed è probabilmente la parte con più " cuore ", ed una seconda parte che li vede adulti problematici, in cui i semi piantati nell'adolescenza diventano radici di sofferenza.

L'insieme, come ho detto più su è sicuramente riuscito, e lo rende un buon libro, ma secondo me, alcuni rapporti umani sarebbero dovuto essere sviscerati ancora di più.

Coe ha scelto la strada più subdola, forse per cogliere di sorpresa il lettore nelle pagine agro-dolci finali, però il percorso di alcuni di questi personaggi non è molto delineato, secondo me.

Alcune scelte di narrazione le ho trovate troppo immediate, esagerate e soap operistiche.

Eppure, nonostante ciò, ho finito il libro con rimpianto, e confido di incrociarne nuovamente il cammino, prima o poi.


Alla prossima!

mercoledì 9 agosto 2023

Cosa si trova al giorno d'oggi, in un mercatino di libri, in una città di media grandezza del Sud Italia ?

Feci questa foto qualche anno fa, perché volli focalizzare a memoria duratura quella sorta di moto di anticipazione e curiosità, che mi prende quando dedico un paio d'ore al mese al mercatino delle pulci della mia città in cerca di qualche affare librario.

E' vero, qualcuno potrebbe farmi notare che le bancarelle si intravvedono appena, ma mi vergogno a fotografare le robe altrui, non posso farci nulla.

Ormai frequento quel posto da anni, tanto da conoscere usi e costumi dei rivenditori, e quindi so chi porta sempre gli stessi libri o chi diversifica la bancarella di volta in volta, e quest'ultimi sono quelli da cui vado per primo.

Con il tempo, quindi, ho assimilato non solo il materiale librario di cui potrebbero disporre, ma anche il prezzo, e con il tempo si è creata anche una certa familiarità, visto che comunque mi vedono di sovente.

Il che mi ha portato spesso a parlarci ed a rapportarmi con loro, soprattutto per quel che concerne alcune riflessioni e domande che vengono a crearsi quando ci troviamo di fronte a qualcosa che è già stato di qualcun'altro.

- La prima domanda che mi pongo sempre davanti ad una bancarella è quella più logica: da dove vengono quei libri?

Quale è la loro storia?

A volte mi capita di trovarci delle dediche, degli appunti, delle cartoline, ed è quasi come assistere ad uno stralcio della vita e delle esistenze altrui, anche quando ci trovi delle macchie di caffè o di muffa.

In base alle chiacchiere fatte con loro ( ma anche esperienze personali che ho vissuto ), vi sono molteplici motivi per cui un libro finisce nelle bancarelle.

Però bisogna partire da un presupposto per eliminare subito una delle derivazioni più comuni, ovvero quello che un libro non piaccia e che quindi venga subito ceduto ad un rivenditore.

La risposta a questa possibile derivazione è negativa, perché oggi un libro che si è comprato di recente e che ritieni non possa far parte della tua libreria, lo rivendi facilmente su Vinted o Ebay, e difficilmente lo porti ad un rivenditore d'usato.

Infatti nelle bancarelle vi sono per lo più delle tipologie di libri che più tardi elencherò, ma che partono da un range temporale che va dagli anni '60 al massimo ai primi anni del duemila.

Tanto per fare un esempio, è rarissimo trovare in una bancarella un libro pubblicato dopo il duemila, a meno che non sia uscito in un allegato con un quotidiano o una rivista.

Gli Adelphi e gli Einaudi, manco a parlarne.

E' apparso qualche sparuto libro de la Feltrinelli, ma comunque poca roba.

Sono ormai molti anni che frequento quelle bancarelle e di libri di queste case editrici ne avrò visti al massimo due o tre ( ed uno l'ho anche comprato, visto che era un'edizione Einaudi de L'urlo e il furore di Faulkner ).

Ovviamente bisogna tenere conto anche della grandezza del mercatino e della città che lo ospita.

Qui io parlo di una città del sud Italia di 180.000 abitanti, e non di Napoli o Roma, dove presumo che nei mercatini possano circolare anche numerose copie di Adelphi, Einaudi ecc.ecc.

D'altronde è un trend anche abbastanza in voga nei social o su Youtube quello dell'affare ai mercatini, quindi mi è capitato spesso di vedere copie di libri di quelle edizioni a Porta Portese o altri mercati simili.

Eliminando quindi gli appartenenti alle generazioni x,y, millenial ecc.ecc., che molto probabilmente userebbero internet per rivendere un libro, non restano che i cosiddetti boomer o in alternativa  che molti di questi libri giacessero in qualche magazzino da decenni, come è il caso di uno dei rivenditori, che praticamente porta i libri un po' a caso pescando dal mucchio di libri che ha sugli scaffali.

Ma quali sono i principali motivi per cui la gente si sbarazza dei libri?

- In primis la mancanza di spazio o la riduzione dello stesso.

Ed è una cosa che ho vissuto con mano.

- La morte del collezionista.

Magari un nonno o uno zio che è passato a miglior vita ed i cui eredi ( se ci sono ) non hanno lo spazio o l'interesse a coltivarne gli stessi interessi o il lascito.

Ed è una cosa, che a parer dei rivenditori con cui ho parlato, accade più sovente di quel che si pensi.

- Perdita d'interesse.

E' una cosa che ho vissuto io stesso con i videogiochi, la musica ed i fumetti, che spesso ho rivenduto o persino buttato, come nel caso di qualche vecchio CD o musicassetta.

- Trasferimento in un'altra città, altro paese, altra casa.

Convivenza.

Spesso ci si fidanza o ci si sposa con gente che non condivide le nostre passioni, e con cui bisogna trovare la quadra per quel che concerne la condivisione dello spazio.

Il fatto che si tratti per la maggior parte di vecchie collane o di libri degli anni antecedenti al duemila porta a pensare che vengano principalmente da case che si sono svuotate di gente che è passata a miglior vita o ragazzi/e che oggi sono uomini, donne, padri, madri, e magari anche nonni/e.

E quindi quali sono le collane o le case editrici che circolano di più nel piccolo mercatino della mia città?

Prime tra tutte le belle edizioni de il novecento italiano ed europeo che uscivano in allegato con La famiglia cristiana.

Edizioni molte curate, spesso foriere di capolavori.

Io stesso con il tempo ne ho recuperati sei ( a circa 1 Euro l'uno ) e conto di recuperarne altri.

In tutto dovrebbero essere ventiquattro libri.

Dodici dedicati al novecento italiano e dodici al novecento europeo.

Mi pare siano datati 1997, quindi non sono nemmeno tanto vecchi.


I tascabili Newton che si dividono in tante micro-categorie, ma che comunque fanno bella mostra di sé in qualsiasi bancarella dell'usato.

Con il tempo ne ho recuperati tantissimi.

In primis ci sono gli indimenticabili 100 pagine, 1000 lire con la costoletta nera, poi quelli della collana il fantastico economico classico con costoletta bianca sempre al prezzo di 1000 lire, ed infine i classici Super Ten da 250 pagine al prezzo di 2000 Lire.

Credo che qualunque appassionato di letteratura ne abbia almeno qualcuno a casa.


Le edizioni Fabbri in copertina rigida.

Alcuni dei miei libri preferiti li ho recuperati in questa economicissima edizione, che anche attualmente è parecchio presente nei mercatini dell'usato.





I mitici Urania.

Beh, questi non mancano mai, ed anche di questi ne ho fatta incetta.

A volte ci ho passato letteralmente ore a sfogliarli, perché è la collana principe di qualsiasi bancarella.

Che siano quelle dalla copertina bianca, o quelle più vetuste dalle copertine coloratissime prezzate a 130 Lire.



La biblioteca di Repubblica, Novecento.

Per me il non plus ultra.

Sono le edizioni che preferisco in assoluto, soprattutto per quel che concerne il lato estetico, ma anche perché a buon prezzo vi ho trovato dei veri e propri capolavori.

Di pregio anche I grandi romanzi del Corriere della sera, che sono molto vicini esteticamente a quelli di Repubblica.

Anche qui ne ho preso qualcuno, e conto in futuro di prenderne altri.


Chiudiamo con gli Oscar Mondadori.

Quelli vetusti degli anni '60 circolano moltissimo, ed infatti ne ho presi parecchi, a cui vanno aggiunti i classici del giallo di cui ne vedo sempre un'infinità.

Bene o male queste sono le collane che spesso mi trovo più davanti, e che per la maggior parte è facile portare via ad 1 o 2 Euro.

Senza le bancarelle, io probabilmente avrei letto meno della metà dei libri che ho letto, anche perché è raro che io possa permettermi di comprare un libro in prima edizione.

Insomma, queste sono le collane che mi hanno dato più soddisfazioni, e che hanno reso la mia libreria più vintage del necessario, rendendomi non sempre un uomo del mio tempo.

Certo, quando ho potuto ho fatto incetta di libri comprati su internet o in libreria, ma per quel che concerne le emozioni, per me, le bancarelle restano imbattibili, se non altro perché non so mai cosa troverò e cosa e se comprerò.

Quella sensazione di pescare un libro che cercavi da tempo, e quel senso di curiosità e di voglia che mi prende quando arrivo nei pressi di una bancarella, è qualcosa di impagabile, che nessuna libreria potrà darmi, soprattutto quelle di catena.


Alla prossima, e per chi può permettersele, buone vacanze!






sabato 29 luglio 2023

La pietra della luna - James Herbert

Al di fuori dei romanzi pubblicati da Urania, ignoravo l'esistenza di alcuni romanzi di James Herbert pubblicati negli anni '80/90 ed oggi fuori catalogo.

E' strano che mi fossero sfuggiti, e questo non è un bel segnale per il sottoscritto, poiché significa che mi sto lasciando vincere dalla pigrizia, dalla fretta, e dalla voglia di non approfondire più di tanto anche gli autori che tanto decanto come Herbert.

Qualche mesetto fa avevo dieci Euro che volevo buttare su Ebay, e mentre ero alla ricerca di qualche buona offerta per qualche romanzo che non riesco a trovare ai mercatini, mi salta l'occhio su un trio di romanzi di James Herbert che non avevo ancora letto, e di cui ammetto che ne ignoravo l'esistenza.

Il più accessibile è stato questo di cui mi accingo a parlare, e che ho trovato a buon prezzo, in formato con sovracopertina.

Il libro in questione è un'edizione de Armenia editore del 1987.
Spulciando un po' su Ebay ve n'era anche una del ben più noto CDE, che però aveva un titolo diverso Moon, che è anche il vero titolo del romanzo.

Andiamo di sinossi e parliamone:

"Si chiama Jonathan Childes e da qualche tempo insegna informatica nel College femminile di La Roche.
Nessuno conosce il suo passato; nessuno al di fuori di Amy, la ragazza che per amore ha accettato di condividere il suo angoscioso segreto.
Childes, infatti è fuggito da un incubo, da un'incredibile esperienza telepatica che gli aveva fatto predire le date e i luoghi di un'inspiegabile serie di infanticidi. Era stata come una maledizione che, alla fine, aveva distrutto la sua vita e la sua famiglia. Ora, però, tutto sembra dimenticato. Stimato, ammirato, Childes è tornato se stesso, con la mente liberata da quegli strani poteri.
Fino al giorno in cui, d'improvviso, davanti ai suoi occhi cala nuovamente un sipario di sangue. Il suo inconscio sta captando terribili segnali di morte. Per Childes l'incubo è ricominciato..."


Così come per Howard, Stephen King rivolgendosi a James Herbert nel suo saggio Danse Macabre, lo descrisse come di un autore che nelle sue storie andava a battagliare con l'horror.
In effetti La pietra della luna, è un romanzo che prende di petto l'azione e lo fa anche con ferocia e pochi filtri, ma in maniera molto ermetica.
Herbert crea molte aspettative verso questo villain, ma alla fine, non mi è sembrato una figura così centrata e convincente.
Invece il romanzo è ottimo per quel che concerne l'intreccio ed i comprimari.
Certo, non offre nulla di nuovo rispetto al genere, e letto adesso vi verrebbero in mente migliaia di storie simili, ed anche qui non manca l'investigatore amico, ma con i colleghi sospettosi verso il protagonista, tanto per continuare il trait d'union con i romanzi di  King che ho riletto recentemente.

Però tutti i protagonisti di contorno della vicenda, funzionano veramente molto, ed infatti Herbert crea un cast di personaggi molto credibili, familiari del protagonista in primis.

Tutto ciò che riguarda il rapporto di coppia con Amy, ma anche i rapporti con ex moglie e figlia, funzionano molto bene, ed anzi sono ben più interessanti delle scene più creepy, che a me appaiono molto più nella norma, forse perché vi sono fin troppo abituato.

Insomma è un libro che mi ha trasmesso più come soap opera orroristica, che per quel che concerne l'horror in sé, e credo che a conti fatti ci troviamo tra le pagine di uno dei romanzi minori di questo scrittore.

Alcune scelte poi sono fin troppo dei cliché.
Il fatto che la figlia abbia le stesse facoltà del padre è un po' una banalità, mentre è carino che il tramite di trasmissione delle visioni avvenga attraverso una lunarìa che l'assassino lascia sul posto del delitto.

Al di là dell'intreccio che è molto coinvolgente, devo dire che dal punto di vista della coesione e della trama questo libro mi ha detto molto poco.

Sono comunque contento di averlo letto.
E se potrò conto di recuperare anche gli altri romanzi che mi mancano di questo scrittore.
Però ho idea che Urania aveva scelto bene, andando a prendere il materiale migliore che Herbert aveva scritto, perché per me, La pietra della luna vale molto meno degli altri romanzi che avevo letto di questo scrittore.
Segno che forse quest'autore è molto più agio quando si trova nel confine tra il genere fantascientifico e horror, che piuttosto in quest'ultimo in maniera tout court.
Ma quest'ultima è solo un'impressione, che fugherò soltanto quando e se riuscirò a recuperare anche Satana ed Il sepolcro.

Alla prossima!




martedì 11 luglio 2023

Dolores Claiborne - Stephen King

 "...Anche il tempo è uno stretto, sapete, come quello che c'è tra le isole e la terraferma, ma l'unico traghetto che va da una sponda all'altra è il ricordo, ed è come un vascello fantasma: se vuoi che scompare, dopo un po' non c'è più."


Dolores Claiborne mi riporta ad un passato che fu presente, sicuramente pieno di problemi, ma che oggi in qualche modo ricordo con affetto, forse perché c'era una persona che non c'è più.

Lessi questo libro durante un'estate assolatissima, nelle prime ore di un pomeriggio lavorativo lungo e noioso, in cui, tra un cliente e l'altro, ci si sedeva fuori all'ombra, manco fossero gli anni '80, anni in cui le famiglie solevano portare le sedie fuori e passare le sere a chiacchierare/sparlare sui marciapiedi.

Cosa che dalle mie parti non esiste più.

Cosa ricordavo però del libro in sé?

Poco in realtà.

Ho il ricordo dei giorni in cui l'ho letto, ma poco dell'opera.

Ho posto rimedio nel mese scorso, rileggendolo dopo più di quindici anni.

Quindici anni? Potrebbero anche essere venti.


L'edizione in mio possesso risulta essere del 2003, ed è l'ennesimo acquisto che facevo nel pomeriggio del sabato nell'ipermercato vicino casa, nel periodo del mio delirio per Stephen King, di cui volevo avere tutto.

Riletto oggi, devo dire che l'ho apprezzato molto di più della prima volta.

Per me Dolores Claiborne è un libro perfetto, senza alcuna sbavatura.

Parliamone meglio dopo la sinossi:

"Dolores Claiborne è un'anziana rompiscatole yankee che adesso si trova a doversi discolpare, davanti alla polizia, per la fine misteriosa di Vera Donovan, la ricca invalida di cui era la governante. Ma a Little Tall Island molti si chiedono ancora cosa sia realmente successo in quel giorno spettrale di trent'anni prima - che coincise con un'eclissi totale - in cui morì suo marito. Per difendersi, Dolores si lancia in un racconto trascinante, un avvincente monologo in cui ripercorrere la sua tormentata e terribile esistenza".

Quando scrivo perfetto, non significa che si stia parlando di un capolavoro.

Il romanzo è perfetto per quel che si prefigge di raccontare, ma parliamo di un'opera molto orizzontale ed anche abbastanza semplice come intreccio.

In più possiamo dire che è una delle rare incursioni di King in un genere più drammatico che orroristico.

Non mancano scene forti, e la scena del pozzo è emblematica, potente e disturbante, ma mancano quasi totalmente le scene soprannaturali tanto care allo scrittore del Maine.

Qualche guizzo c'è, ma davvero poca roba.

Il romanzo è sorretto quasi unicamente da un unico personaggio, che ci racconta il tutto sotto il suo solo punto di vista, ma King lo delinea in modo così credibile ed accurato, da renderlo incredibilmente umano, anche se parliamo di un'assassina...

King entra nel campo Dostoevskijiano, e non ne esce con le ossa rotte, anzi...

Tranquilli, comunque, non ho spoilerato poiché il romanzo si apre proprio con la confessione durante un interrogatorio di un assassinio, anche se non è quello per cui Dolores viene accusata.

Dolores Claiborne conta solo 267 pagine, e ci porta dritti in una comunità isolana molto chiusa e molto patriarcale.

King in quest'opera divaga molto poco, e forse è proprio per questo che questo libro non deraglia mai, risultando oltremodo centrato.

Ovviamente essendo un racconto molto orizzontale, e non avendo molte parti dedite all'azione, potrebbe risultare statico, ed infatti capirei benissimo chi mi dicesse che questo libro non gli è piaciuto, però boh, per me è uno dei libri migliori di King, proprio perché è molto più terreno di molti altri.

Il male vero, quello umano, per me è molto più potente di qualunque creatura immaginifica.

Credo non ci sia molto da dire sulla storia, perché è bello scoprirla da sé, soprattutto per quel che concerne la forza e la determinazione di Dolores, uno dei personaggi più complessi e belli mai creati dal Re.

Però anche la dispotica Vera Donovan si rivela un personaggio parecchio incisivo e peculiare.

Ho parlato di atmosfere che ricordano Dostoevskij, ma in verità alcune dinamiche sono molto assimilabili a Shirley Jackson.

Insomma, questo libro ci racconta di una piccola storia, ambientata in una piccola isola, e di un personaggio che vive una vita umile e difficile, che trova riscatto e coraggio durante un'eclissi.

Questo libro porta in dote tanti dubbi di natura morale, perché al di là dell'empatia e delle ragioni di Dolores che subisce soprusi ed angherie dal marito, non si può comunque arrivare a giustificare l'atto in sé, eppure, in un certo qual modo, si arriva a comprenderla.

Un libro che riesce in questo è un gran libro.

Certo, Dosto ed altri ci sono arrivati prima di King, però bisogna dire che il Re ha scritto davvero un libro che forse avrebbe meritato maggior successo di alcuni suoi altri libri.

Dolores Claiborne è davvero un buon libro.

Leggetelo, se potete.

Alla prossima!


mercoledì 14 giugno 2023

Il falcone maltese - Dashiell Hammett

Nel mio peregrinare su internet alla ricerca di nuovi input, nuovi generi, e nuovi autori da affrontare, mi imbattei anni fa in un post su una pagina Facebook, di un noto fumettista nonché influencer, che parlava del genere noir e dei suoi precursori, partendo dalla recensione di un unico titolo, che era Il lungo addio di Raymond Chandler.

Lo scritto fu talmente convincente che mi fiondai subito sulle opere di quest'autore, di cui mi innamorai perdutamente.

Mi bastarono solo due opere per essere preso, ma accortomi di una struttura narrativa che seguiva una meccanica basilare, mi fermai lì, tenendomelo buono buono in ottica futura.

Non volevo farmelo venire a noia, non dopo aver conosciuto un autore che ho amato fin da subito così tanto.

All'epoca mi fermai con Chandler, ma continuai esplorando il genere con altri autori, di cui ho anche parlato su questo spazio.

Durante la lettura di quel post, presi nota di altri autori che venivano citati, tra cui quello che lui considerava l'antesignano del genere, ovvero Dashiell Hammett, citando proprio l'opera di cui parlerò oggi, ovvero Il falcone maltese.

Prima di farlo, parliamo di come ne sono venuto in possesso, storpiando una frase biblica: " Le vie delle poste sono infinite. "


Presi questo libro su Ebay per circa 4 Euro.

Trattasi di una vecchissima edizione de il giallo d'azione della Mondadori, un po' ingiallita, ma tutto sommato decorosa.

Il problema è che di questo libro se ne perse traccia, manco fosse il falcone della storia stessa.

Dopo un mese ho dovuto contattare il venditore, che mi ha persino rimborsato, e di questo libro mi ero persino dimenticato, quando una mattina di due, tre mesi dopo, me lo ritrovo nella cassetta delle lettere.

Insomma, entrarne in possesso, è stata una roba travagliata.


Prima di parlare di questo libro, va fatta la stessa premessa che feci all'epoca per Il lungo addio di Chandler.

Questo è un romanzo del 1930, ed è figlio di quel periodo.

Va contestualizzato in toto, soprattutto per ciò che concerne i protagonisti, tutti quanti, misogini, sessisti, e con una morale parecchio patriarcale.

Mi è capitato di guardare un video su Tik Tok, tempo fa, di un giovane cineasta, che parlava dei primi film di Bond, bollandoli come dei film piuttosto sessisti, con degli approcci del buon James piuttosto violenti e molesti nei confronti delle donne.

Anche in questo romanzo vi è una sorta di sessismo strisciante nei confronti della giovane protagonista, ma anche nei riguardi della segretaria dell'investigatore Sam Spade.

E' incredibile come questo libro presenti una struttura narrativa, pedissequa a tantissimi romanzi dello stesso genere, venuti dopo.

Sam Spade è sovrapponibile a molti altri personaggi, forse un po' più smussati di lui, ma leggendo questo libro, me ne sono venuti in mente moltissimi altri, soprattutto il personaggio di Douser dei racconti hard boiled di Ray Bradbury.

Uno in particolare, che io lessi nella raccolta Omicidi d'annata, ricorda moltissimo una delle scene che ho preferito de Il falcone maltese.

Che dire del romanzo in sé: la trama è semplice, ma prende delle vie sempre più tortuose e complesse, i dialoghi sono ottimi e molto incisivi, ed i personaggi seguono un po' la natura delle storie di questo tipo.

Chi conosce i topoi del genere sa cosa aspettarsi, non c'è bisogno manco che lo scriva.

Si parte alla ricerca di un oggetto, ma ci si ritrova in un casino di bugie, inseguimenti, pedinamenti, cambi di casacca e prospettiva, omicidi e misteri.

Lo so, il fatto che cambino le storie, ma che la struttura si ripeta romanzo dopo romanzo ed autore dopo autore, può essere visto come un difetto, ed infatti in epoca moderna le storie di questo tipo , basta pensare ad Ellroy o anche Bunker, hanno una struttura meno circoscritta e meno canonica, però resta il fatto che Il falcone maltese è un'opera piuttosto valida, ed ha il merito di avere creato o comunque consolidato un genere.

C'è da dire che Dashiell Hammett è molto più diretto e violento di Raymond Chandler, e forse ha una scrittura meno lirica e romantica di Ray, così come Sam Spade è molto più rude di Philip Marlowe.

Hammett ha meno filtri, è più diretto, ed io ne ho ricavato una lettura veloce e coinvolgente.

In generale l'intreccio mi è piaciuto molto, soprattutto la parte finale.

Mi piacerebbe recuperare anche Raccolto rosso.

Insomma, che dire: sono contento di aver letto questo romanzo, che a questo punto non posso che consigliare, specie agli amanti del genere noir.

Vi lascio con la sinossi:

"San Francisco, sul finire degli anni Venti, non è certo un luogo tranquillo. Per questo il detective Sam Spade ha imparato che è meglio stare sempre sul chi vive. Anche quando nel suo ufficio sulla Baia si presenta un'incantevole ragazza bionda con un nome che è già un programma: Miss Wonderly. La giovane donna vuole che Spade la aiuti a scoprire che fine ha fatto sua sorella Corinne, che si è legata a un poco di buono, un certo Floyd Thursby. Ma presto Spade si accorgerà che la sua cliente non è l'angelica creatura che appare. È invece una dark lady spietata, ipocrita e manipolatrice, disposta a tutto pur di entrare in possesso di un antico e prezioso manufatto, una statua d'oro e di gemme raffigurante un falco, donata dai Cavalieri di Malta all'imperatore Carlo V nel XVI secolo. Pubblicato nel 1930, "Il falco maltese" è considerato il capolavoro di Hammett, il più bel romanzo del "duro" Spade, portato sul grande schermo da un indimenticabile Humphrey Bogart."



Alla prossima!

venerdì 5 maggio 2023

La metà oscura - Stephen King

Per una coincidenza inconsapevole mi sono ritrovato in poco tempo a leggere due romanzi in qualche modo somiglianti e sovrapponibili, entrambi di Stephen King, ovvero The outsider, che era anche l'unico libro di King che non avevo ancora letto, ed il romanzo di cui sto per parlare, ovvero La metà oscura.

Avevo pochi ricordi di questo libro.
Sicuramente questa sarà stata la seconda o terza rilettura.
Avevo ancora bene in mente alcuni stralci dell'opera, compreso il finale, ma non saprei indicare né quando l'ho comprato e nemmeno quando lo lessi.
Per quanto quasi tutti i libri in paperback di King li presi quasi consecutivamente uno dopo l'altro nell'Ipermercato vicino casa.
Quindi ipotizzo intorno al 2004/2005.

Andiamo subito di sinossi:

"Thad Beaumont è uno scrittore di successo che per anni ha pubblicato romanzi con lo pseudonimo di George Stark: storie violente e di successo, che lo hanno reso ricco e famoso. Ora può finalmente scrivere con il vero nome, ma non sa che la figura di Stark, la sua metà oscura, non intende affatto sparire: più viva e spietatata che mai, diventa una macchina di morte che distrugge quanto incontra sulla strada che conduce al suo creatore. Per difendersi da questa orribile minaccia, Thad dovrà spingersi negli angoli più inquietanti della sua mente…"


Mi sembra abbastanza palese, che in qualche modo La metà oscura possa essere inserito tra i libri minori del Re, non a caso non è uno di quelli più rinomati, e raramente lo troviamo inserito in classifiche varie, ed anzi, persino le recensioni, nel caso di questo libro latitano abbastanza.
Sicuramente non è tra i libri più in voga su Instagram e Tik Tok, per dire.
Sì, lo so che è un libro del 1989, ma vi assicuro che King ha una fan base molto solida nei social, tanto che le recensioni di romanzi ancora più vecchi, non mancano.

E' un libro che soprattutto nella prima parte travalica il confine dell'horror buttandosi a capofitto nel genere slasher, ed è molto affilato, proprio come se fosse stato scritto da...qualcun'altro, e qui credo che caschi il proverbiale asino.

Per parlare di questo romanzo bisogna un attimo divagare e citare l'alter ego di Stephen King, ovvero Richard Bachman.

Chi segue King da tempo sa che per molto tempo ha scritto delle opere sotto quello pseudonimo, e spesso si trattava di storie molto più sovversive ed immediate, quasi delle sperimentazioni, e per me, sia nella trama, che nella prima parte di questo libro, si respira quell'aria lì.

A conti fatti George Stark è l'alter ego malvagio del Richard Bachman di Stephen King.
King infatti non fa altro che prendere spunto dalla sua storia editoriale personale, per creare un alter ego narrativo, che non ha niente da invidiare all'Hyde di Stevenson o al Wilson di E.A.Poe ( citato anche nel romanzo The outsider e che per questo considero sovrapponibile).

Come sappiamo, nella realtà un fan zelante scoprì l'identità del fu Bachman, e King venuto meno il giochetto è stato costretto ad uccidere il suo alter ego.

In questo libro accade qualcosa di molto simile.
Thad Beaumont è uno scrittore un po' in crisi, che ottiene successo solamente quando sotto pseudonimo scrive libri di genere firmandosi George Stark.
Solo che ad un certo punto viene scoperta la sua identità e con tanto di sepoltura metaforica via stampa, decide di mettere sotto terra il suo alter ego.

Che però ritorna letteralmente in vita, ed è pronto a vendicarsi di tutti coloro che erano presenti a quella sepoltura.

Al di là dell'assurdità della trama, l'idea di base è molto valida.

King ci prova anche a dare un po' di contesto e credibilità a questa resurrezione.
Non che ce ne fosse bisogno, secondo me.
Infatti tutta la parte relativa al gemello che ingloba l'altro nell'utero materno, così come l'operazione al cervello di Thad durante l'adolescenza, per me è un po' una fuffa pretestuosa.
Avrei accettato tranquillamente il ritorno dai morti di un essere che non dovrebbe esistere.

Detto questo, il libro è parecchio orizzontale.
C'è una parte iniziale con il cattivo inesorabile che uccide senza pietà a destra e a manca, c'è tutta una parte investigativa che incolpa Thad degli omicidi perché gli indizi portano tutti a lui, e l'ultima parte scivola nell'horror psicologico più classico, con tanto di intervento soprannaturale, che però è parte strisciante di questa storia, visto che la sua presenza viene urlata a più riprese da King in corso d'opera.
In più il libro è infarcito di dialoghi davvero poco credibili.
Lo sceriffo che si presenta a casa del principale indiziato con sei birre, dopo che il giorno prima lo aveva accusato di omicidio, perché non è più convinto sia lui l'assassino, è una roba che non accetterò mai, nemmeno in un romanzo di genere, così come il dialogo con l'insegnante e collega di Thad, con tanto di consegna di un oggetto di fondamentale importanza per il finale, che sembra un po' surreale ed inserito un po' a caso.
Andiamo oltre la sospensione dell'incredulità.

Stark non ha pietà di nessuno, ma stranamente non uccide lo sceriffo Alan Pagborn quando potrebbe, solo perché a King serve per i romanzi futuri.
Ecco, in corso d'opera, ho trovato spesso facilonerie di questo tipo, come se in questo libro, King in qualche modo abbia scelto un percorso fin troppo semplicistico.
Ed è un peccato perché ci sono dei risvolti narrativi psicologici, che se approfonditi, avrebbero potuto portare il libro verso sentieri ancora più tortuosi.
Infatti, è molto interessante il fatto che i figli infanti di Thad provassero simpatia verso il mostro, perché in fondo è un riflesso del padre, così come la sua stessa moglie si accorga che una parte di suo marito, vorrebbe essere come Stark.

E' strano dirlo, ma probabilmente George Stark, è il personaggio migliore del libro.
La parte slasher iniziale che lo vede protagonista, probabilmente è la più riuscita del libro, ed anche l'idea che perda consistenza e vada in decomposizione lenta ed inesorabile, se Thad non si mette a scrivere il libro che certifica il suo ritorno in vita, è altrettanto interessante.
Infatti il finale è un vero crescendo, in tal senso.
C'è del bello e dell'inquietante in quella scena in cui entrambi si chiudono nello studio di Thad per dare vita al libro.

Insomma, questo libro ha delle belle idee, soprattutto quella di base, ma segue un percorso narrativo che non sempre mi ha convinto.

Rimane un libro coinvolgente, che si legge con gusto e con velocità.
Agli appassionati di King lo consiglierei, d'altronde fa parte dell'arazzo narrativo che vede Castle Rock e zone limitrofe, come protagoniste, in una sorta di composizione narrativa crossmediale, che è sempre interessante da leggere.
King ha creato un vero e proprio universo narrativo, che invoglia il lettore a scoprire delle piccole informazioni romanzo dopo romanzo, su personaggi e percorsi narrativi che sembravano già chiusi.
Non a caso Alan Pagborn sarà protagonista indiscusso anche di Cose Preziose, ed è un po' quello che ancora oggi Stephen King continua a fare con il personaggio di Holly Gibney.


Alla prossima!





lunedì 13 marzo 2023

Tommyknocker / Le creature del buio - Stephen King

"Iernotte a tarda ora,

i Tommyknocker, i Tommyknocker,

hanno bussato e oggi ancora.

Vorrei uscire, ma non so se posso,

per la paura che mi hanno messo addosso. " 



Se andassimo a spulciare le classifiche di gradimento dei vecchi e nuovi fan di Stephen King, non mi stupirei di trovare agli ultimissimi posti questo romanzo.

Credo di avercelo messo anch'io, a suo tempo.

Ed a proposito di questo, direi di tornare un po' nel mio passato:

Cosa ricordavo di questo libro prima che lo riprendessi in mano nell'ultimo mese?

Uno spezzone della miniserie televisiva, ovvero la scena dello spettacolo di magia con conseguente sparizione del fratellino di uno dei protagonisti minori della storia, e successivamente un piccolo trafiletto in una rivista, in cui nello spazio relativo alle lettere, la redattrice affermava che il libro gli era piaciuto, ma che la serie televisiva faceva schifo.

Su quest'ultimo punto potrei essere d'accordo, non piacque manco a me.

Mentre per quel che concerne la mia prima lettura di questo libro, ricordo poco o nulla, se non che non mi piacque particolarmente, e che era difficile non cogliere un certo senso di estraneità nel background dei due protagonisti principali, come se Stephen King non li amasse particolarmente.

Questa seconda componente l'ho percepita un pizzico di meno, ma è tuttora lampante, soprattutto nella scelta di utilizzare l'articolo prima del cognome di uno dei personaggi principali, ma questo potrebbe essere una scelta del traduttore.

Comunque leggere " la Anderson " è terribilmente cacofonico.

E soprattutto conferma un certo senso di distanza verso questo personaggio, da parte dell'autore, che mi lascia il dubbio possa essere voluto.

Anche perché a parte l'inizio, poi mi pare smetta di farlo.

Comunque è una quisquilia, quindi andrei oltre.

Andiamo di sinossi, e poi parliamo del romanzo in toto:

"La scrittrice Roberta Anderson scopre un giorno, nel bosco dietro casa, un enorme, sinistro oggetto sepolto lì da milioni di anni, e che tuttavia vibra ancora di un'ignota forma di vita. Con cautela, la giovane comincia a scavare per disseppellirla e, man mano che il suo lavoro procede, gli abitanti del borgo in cui lei risiede cominciano a cambiare, fondendosi in un'entità spaventevole asservita ai misteriosi esseri che ogni notte bussano alle loro porte: i Tommyknocker... Un'indimenticabile parabola del terrore "firmata" dal geniale Stephen King."


La sinossi di Amazon, non è un granché, è giusto dirlo.


Tommyknocker è un romanzo horror?

Non direi, o almeno non lo è principalmente.

La base è soprattutto fantascientifica.

Anche se è ambientato negli anni '80, King sembra ispirarsi più alla letteratura fantascientifica degli anni '40, tanto che lo fa anche affermare ad uno dei personaggi principali.

Sebbene ci siano chiari omaggi ad opere degli anni '50/60 come Il villaggio dei dannati e Gli invasati, ma anche a romanzi contemporanei come Il drago del male di Straub.

A livello concettuale, non è propriamente un romanzo originalissimo.

Anche se rimane un romanzo molto più espanso e descrittivo di quelli da cui ha preso spunto.

E' anche un'opera molto crossmediale.

In questo libro ci sono tante piccole citazioni di altri romanzi di King, tra cui It, La zona morta e Il talismano.

Lo scopo della mia rilettura era quello di poter rivalutare in qualche modo il romanzo, approcciarlo in un modo più analitico, e meno da lettore di King, e devo dire che in questa rilettura il libro mi è sembrato molto migliore di quel che ricordassi.

Prima di tutto il libro è molto corposo.

Sono 780 pagine di narrato, e l'arazzo della storia ha una bella struttura.

King si prende tutto il tempo necessario per il prologo della storia, e mi rendo conto che i capitoli dedicati ai due personaggi principali possano apparire prolissi e portare alcuni lettori alla noia.

Non li biasimerei, se qualcuno di loro avesse abbandonato questo romanzo nelle fasi iniziali.

In verità, quelle pagine servono, perché ci permettono di conoscere a fondo entrambi i personaggi.

La trama è molto semplice:

Bobbi Anderson porta a spasso il suo cane e si imbatte in un disco volante interrato.

La curiosità uccise...il cane ( in questo caso ) visto che questa scoperta la porterà a subirne un influsso durante lo scavo, molto simile ad una possessione lenta, ma inesorabile, che la porterà a mutare.

Ecco, questa parte non è chiarissima, ma va presa così com'è.

Praticamente nello scafo è presente qualche sostanza che portata dal vento, porta inesorabilmente tutti gli abitanti della cittadina di Haven a subirne gli effetti.

Di fatto, Tommyknocker è un romanzo corale che può ricordare Cose Preziose, Le notti di Salem e IT.

Ora, non solo questi lentamente mutano fisicamente, tanto da perdere i denti, ma la mutazione gli porta anche delle intuizioni tecnologiche geniali, tanto che gli elettrodomestici subiscono delle modifiche tali, da diventare delle armi di distruzioni di massa o dei prototipi energetici impensabili per l'epoca, e soprattutto gli abitanti iniziano anche lentamente ad avere una coscienza di massa.

Gli unici a resistere alla mutazione ed ad averne degli effetti più lenti, sono coloro che hanno delle piastre metalliche nel corpo, il che ci porta all'altro protagonista, cioè Jim Gardener.

Gard non è proprio il prototipo dell'eroe di un romanzo.

Qui, secondo me, si annida una delle particolarità, ma anche uno dei problemi di questo libro.

Gardener non è una figura positiva.

E' alcolizzato, è un complottista energetico, del tipo più odioso ed aggressivo, ed in più ha sparato all'ex moglie.

Il suo prologo è talmente grottesco, che devo essere onesto, mi ha portato anche a ridere delle sue disgrazie.

La scena in cui ubriaco rincorre e prende a botte di ombrello un imprenditore che lavora nel campo del settore dell'energia nucleare, a me ha fatto ridere un sacco, facendomi anche un po' sentire in colpa.

Gardener torna ad Haven da Bobbi, con cui ha avuto una relazione, ma con cui ha mantenuto l'amicizia, e pur trovandola diversa, la aiuta nella sua impresa di archeologia spaziale.

Gard, per tre/quarti di libro, sarà o ubriaco, o in balia della storia.

Si intuisce che King volesse creare una sorta di stallo alla messicana molto teatrale e psicologico tra Bobbi e Gard, con un rapporto complesso che la mutazione di Bobbi porta lentamente al deterioramento, però è una parte fin troppo descrittiva e statica.

Il che porta il libro, per lunghi tratti, a non essere di semplice lettura.

Viene meno il senso di epica ed avventura, quel conflitto tra bene e male.

Questo porta l'intreccio ad essere una lunga sequela di eventi ed interludi, dedicati a personaggi sparuti, che siano poliziotti, parenti, o giornalisti di passaggio, o qualche cittadino che tenta di ribellarsi al cambiamento proprio e/o altrui.

Questa lunga sequela di sparizioni, morti accidentali o volute, è molto coinvolgente.

A livello narrativo, in molti casi, vi è quasi un che di fumettistico o cinematografico alla Nightmare, con delle scene non solo macabre, ma anche da commedia horror, per certi versi.

Insomma, l'intreccio è avvincente, ma pende quasi unicamente da una parte.

E' un romanzo di fantascienza di isteria collettiva.

E' un libro in cui non vi è un percorso dell'eroe, e quindi non è propriamente un libro empatico.

Nelle altre storie di King, c'erano comunque delle figure che contrastavano il male, e quindi la trama era molto più epica, poiché infarcita di scontri, e quindi più avvincente, qui non è così, se non nel finale.

Anche il fatto che i villain siano molto astratti, ed in qualche modo siano poi i cittadini stessi, fa venire meno quel senso di avventura e riconoscibilità.

Per me questo è il motivo principale per cui questo romanzo non è piaciuto a tante persone.

Per avere una ribellione dobbiamo aspettare le ultime cento pagine, il che è molto poco.

Per altro il finale è pure molto sconnesso ed affrettato, oltre che forzato in qualche punto, con una sorta di intervento soprannaturale, che comunque è tipico di King.

Resta comunque un libro molto coeso come struttura narrativa.

Per me è molto più ricco di alcune sue ultime opere, almeno come costrutto.

King ci ha impiegato cinque anni a scriverlo, e si vede l'impegno che gli ha dedicato, ma per me si notano anche alcune sue difficoltà nell'indirizzare la storia, e questo lo si nota in un finale che non è proprio riuscitissimo, secondo me.

Comunque resta un libro molto divertente da leggere.

Certo, le spiegazioni scientifiche sembrano un po' delle supercazzole non molto credibili, ma è molto divertente l'uso di elettrodomestici comuni che solo con l'utilizzo di batterie, cavi coassiali, transistor, diventano delle robe ultra moderne capace di lanciare raggi laser e quant'altro.

E' un libro strano, che probabilmente un lettore di letteratura fantascientifica può smontare in più punti, ma che a me ha divertito.

Però al contempo capisco chi lo critica.

Mancano i componenti per cui fare il tifo e con cui empatizzare, manca l'eroe, ed anche il villain carismatico.

E' bene ribadire che chiunque lo affronti, sappia a cosa va incontro.

E soprattutto è bene dire, che in questo caso il bagliore di una luce verde, non è una cosa amarcord e romantica come nel Gatsby di Fitzgerald, ma qualcosa di molto più ostile e minaccioso. :-P

C'è chi afferma che Jim Gardener in qualche modo rappresenti un po' l'autore stesso che in quel periodo viveva un periodo di dipendenza dall'alcool e le droghe, con la paura di divenire una persona orrenda e violenta, ma non mi sentirei di spergiurarlo.

Di sicuro qualche affinità lontana con un altro personaggio di King, ovvero Jack Torrance, c'è.

Ma soprattutto in questo libro c'è un senso di estraneità e di alienazione che è palpabile nella storia e nei suoi personaggi.

Si denota l'impegno, ma anche una certa presa di distanza, come se in fondo King non abbia amato molto questo romanzo.

Tommyknocker è un romanzo alieno in tutti i sensi.


Alla prossima!








giovedì 9 febbraio 2023

Mystery - Peter Straub

Il fatto che io stia arrivando lentamente a leggere tutto di questo autore, certifica in un certo senso la sua morte non solo fisica, ma anche letteraria.
la cosa mi duole un po'.
Mi consola che ho ancora il terzo volume della saga La rosa blu da leggere e Mr. X, che sto corteggiando nell'usato in attesa che cali di prezzo.
Riguardo The Throat, ovvero il terzo volume della saga, dovrebbe uscire per Fanucci, ma oggettivamente non so quando, visto che nel loro sito non ne ho visto traccia.
Anche se oggettivamente, difficilmente lo comprerei in prima edizione.

Tornando a Mystery, posso dire tranquillamente che ancora una volta, Peter non mi ha deluso.
Andiamo di sinossi e parliamone:

Quando era più piccolo, Tom Pasmore ha quasi perso la vita in un incidente d'auto sull'isola di Mill Walk. Le ferite riportate lo hanno costretto a casa per più di un anno, periodo in cui trascorre molto tempo leggendo romanzi polizieschi. E per qualche oscura ragione, il suo bizzarro vicino di casa, l'anziano di nome Lamont von Heilitz, sembra interessarsi a lui. Tom ha infatti un atteggiamento distaccato nei confronti della vita e delle situazioni. Non è mai stato un ragazzo popolare, semplicemente perché la maggior parte dei suoi amici non lo capisce. Anche la sua passione per i crimini e un certo album di ritagli circa un omicidio degli anni Trenta, contribuiscono a trasformarlo lentamente in un ragazzo introverso e apparentemente disadattato. La situazione in casa non migliora certo le cose: la madre è amorevole ma quasi sempre depressa, il padre è distante e rude, e il nonno uno che è abituato a comandare. Ma quando Tom fa davvero conoscenza con von Heilitz, la sua vita comincia a cambiare lentamente. Scopre infatti che questo vecchio è stato un detective molto famoso il cui soprannome era "l'Ombra" e che sembra voglia coinvolgerlo in alcune piccole indagini. Sarà da quel momento che ogni cosa assumerà un diverso significato...


Ho pescato questa copia come consuetudine su Ebay a 5 Euro e qualcosa.
E' un'edizione in paperback della Sperling del 1995 tutto sommato ben conservata.
Mystery è il secondo capitolo della trilogia de La rosa blu, ma può essere tranquillamente letto a sé stante, poiché i collegamenti con Koko, sono tutto sommato abbastanza blandi.

Se con Koko eravamo impelagati in una trama che virava tra il drammatico e il thriller, qui ci troviamo in bilico tra il romanzo di formazione, il giallo ed il noir, con chiare ed evidenti citazioni a Arthur Conan Doyle e Raymond Chandler.
Ed ancora una volta salta fuori tutta la poliedricità di quest'autore capace di passare con disinvoltura da un genere all'altro.

Mystery mi è piaciuto molto.
Non è esente da scelte narrative che non mi sono piaciute, ma intrattiene ed è scritto dannatamente bene.
In più ha una struttura molto Kinghiana, tanto che ad un certo punto, mi sembrava di leggere proprio una storia del Re, soprattutto per quel che concerne la scenografia geografica, dove Straub in un certo senso, riesce a trascinarti interamente dentro le esistenze di comunità cittadine ed isolane.

Protagonista della vicenda è Tom Pasmore.
Inizialmente la trama vira proprio nel racconto di formazione duro e puro, ma lentamente dietro la normalità familiare ( abbastanza disfunzionale per certi versi ), il ragazzo, attraverso le sue passioni letterarie e la conoscenza del vicino di casa, solitario, ma famigerato ex investigatore privato, porterà alla luce vecchi segreti, suicidi, omicidi, e morti sospette, e soprattutto corruzioni di ogni tipo, dietro la normalità apparente della comunità.
E soprattutto sulle personalità apicali di questa comunità isolana, tra cui spiccano il nonno del protagonista, ed anche la famiglia più facoltosa ed importante dell'isola, ovvero i Redwing.

Come se non bastasse, la ragazza concupita da Tom, è legata ad uno dei rampolli di questa famiglia, anche se sembra più un legame d'interesse che reale.

Il miglior personaggio del romanzo è senza dubbio Lamont von Heilitz, un vecchio detective che sembra una via di mezzo tra Sherlock Holmes e Philip Marlowe, che spicca non solo per la sua arguzia, ma anche per il suo modo di vestire.

Ebbene, questo personaggio, non avrà chissà quale spazio, ma è una figura importantissima nell'economia della storia, ed una delle sue apparizioni in particolare, mi ha ricordato moltissimo Il mastino dei Baskerville.

Ci sono cose che non mi sono piaciute?
Due in particolare, che sono anche sequenziali.
Ad un certo punto parte dell'azione si svolge durante le vacanze estive, che vede il protagonista invitato tramite suo nonno dai Redwing su un'isola, in un ambiente a lui totalmente ostile, visto che ad una certa tutti si accorgono della tresca tra lui e la ragazza, invitata anch'essa con la sua famiglia, in atto di ufficializzare il fidanzamento con il rampollo dei Redwing.

Durante queste vacanze Tom subisce due tentativi di omicidio.
Qui le cose si fanno meno realistiche, per me.
Capisco che è un investigatore in erba, ma uno qualsiasi tenterebbe di lasciare l'isola in qualche modo, parliamo comunque di un ragazzo di 19 anni, ed invece, non solo è abbastanza cieco da non vedere il disegno contro di lui ( purtroppo ben evidente al lettore, e qui, secondo me, sta la doppia caduta di trama ), ma si fa convincere a rimanere subendo anche un terzo attentato.

Per rendere credibile la trama, sarebbe bastato che Straub avesse dedicato qualche pagina spiegando che magari il ragazzo non avrebbe potuto lasciare l'isola nemmeno volendo, inventandosi che so, che non c'erano aerei o quant'altro, sarebbe veramente bastato poco.
In più come dicevo, il secondo tentativo di omicidio, porta facilmente il lettore alla soluzione narrativa, tanto che appare strano che il protagonista non se ne accorga.

Il fatto che la soluzione della storia sia un po' telefonata, era evidente anche nel romanzo precedente, il che può essere visto come un difetto, in verità però, io mi sono goduto comunque questo romanzo dall'inizio alla fine.

Certo, secondo me, Chandler e Conan Doyle sono più bravi a nascondere i misteri narrativi e a mostrarli sollo alla fine, ma non posso dire di ritenermi deluso, tutt'altro.
A me Peter Straub piace un sacco.
Però, dannazione, nelle sue storie, trovo sempre qualcosa che non permette a quella storia di essere inattaccabile.
A livello di coinvolgimento e scrittura, Mystery resta comunque un romanzo con i fiocchi, che sono felice di aver letto.


Alla prossima!





venerdì 4 novembre 2022

Koko - Peter Straub

 

Koko, da quel che ho capito girovagando per la rete, doveva essere il primo di una trilogia, denominata de La rosa blu, di cui purtroppo non vedremo più la fine, visto che il terzo volume non è mai uscito*, e con la morte dell'autore, è morta anche questa trilogia, insieme a quella a quattro mani con Stephen King de Il Talismano e La casa del buio, che a questo punto resteranno tronche per sempre.

Sicuramente almeno il secondo volume, Mistery, lo recupererò, appena potrò, anche perché sia Koko che quest'ultimo sono stati ristampati recentemente da Fanucci.

A dirla tutta l'edizione di Koko che ho io, è una di quelle dell'edizione Club che circolavano negli anni '90 e che ho trovato a pochissimo su Ebay.

Koko è molto diverso dagli altri romanzi di Straub, il che mi ha fatto riflettere molto.

Ho idea che sia con questo e con i suoi due romanzi successivi, Mistery e Mr. X, che quest'autore sia finito nel dimenticatoio.

Leggendo le trame di questi altri due romanzi, appare evidente come in un certo senso Straub si sia sempre più allontanato dall'horror per elaborare trame molto più complesse, drammatiche e mature, che sfociano soprattutto nel thriller, come è il caso di Koko.

Parliamone dopo la sinossi:

"Solo quattro uomini sanno chi è Koko. E devono fermarlo. Sono trascorsi ormai molti anni dalla fine della guerra in Vietnam quando quattro reduci appartenenti allo stesso plotone si ritrovano a Washington: un pediatra, un semplice operaio, un avvocato e uno scrittore. Non hanno nulla in comune. Il motivo del loro incontro è legato al passato, a un unico traumatico episodio, improvvisamente rievocato da un agghiacciante fatto di cronaca. A Singapore si sta verificando un'efferata catena di inspiegabili delitti firmati da un misterioso killer che lascia su ogni vittima, orribilmente sfigurata, una carta da gioco sulla quale è scarabocchiato il nome "Koko". Solo loro ne conoscono il significato e sanno che non hanno tempo da perdere. Dai cimiteri e bordelli dell'Estremo Oriente alla giungla umana di New York, daranno la caccia a qualcuno che è risorto dall'oscurità per uccidere, uccidere e uccidere ancora."

Lo dico subito, Koko mi è piaciuto molto, ma allo stesso tempo è un libro molto asettico ed è difficile empatizzare con i personaggi che lo compongono.

Non solo perché sono un cast di persone che hanno vissuto e combattuto la guerra in Vietnam portandosi dietro un bagaglio di ricordi dolorosi e drammatici, ma anche perché i postumi psicologici se li portano dietro anche dopo vent'anni.

La trama, come si evince anche dalla sinossi, è molto semplice: quattro ex commilitoni vengono a conoscenza che esiste in giro un assassino che ammazza le vittime utilizzando dei metodi che uno della loro squadriglia si inventava nelle sue storie, quindi ipotizzano subito che è per forza uno di loro, e partono alla ricerca di colui che ha inventato la storia, e che ritengono essere l'assassino o comunque uno dei sospettati.

Straub fa un gran bel lavoro con i personaggi, e soprattutto i fatti del passato in Vietnam e i capitoli dedicati alla figura di Koko, sono tra i più belli del romanzo.

In più Straub è sempre bravissimo nella scrittura, ed il punto di vista di Koko è veramente scritto da Dio, quasi in maniera onirica, per certi versi, entriamo in una mente paranoica che ha una visione della realtà e dell'esistenza tutta sua.

Essendo un thriller è molto importante l'intreccio.

E' bene essere chiari, non è molto difficile ipotizzare l'assassino, non dico che ci si arriva facilmente, ma comunque la cerchia è così ristretta che l'identità attraverserà i pensieri di qualsiasi lettore.

E' un difetto? Non lo so, però di sicuro siamo lontani da autori che sorprendono di più a livello di trama come un Dennis Lehane, per dire.

A parte la soluzione del mistero, devo dire che invece il finale, pur se un po' anticlimatico, è parecchio incisivo e funzionale e mi è garbato molto.

Un' altra cosa che mi ha lasciato perplesso è un capitolo in particolare, quello in cui tre dei quattro protagonisti partono alla ricerca di Underhill colui che pensano possa essere l'assassino, visto che è proprio l'autore di quella storia che Koko sta facendo diventare realtà.

Ebbene, passi per colui che non parte e resta a casa per esigenze di narrazione, e che quindi non è impossibile dedurne il destino, nel viaggio delle altre tre persone, Straub non ci parla minimamente di uno di loro.

Ora, capisco che si parla del personaggio più problematico del gruppo,  probabilmente stava sulle palle all'autore stesso, però è strano che Straub lo abbia saltato così a piè pari, mentre per gli altrui due ci racconta per filo e per segno tutto il viaggio, per altro in alcuni dei migliori capitoli del romanzo.

Una scelta che narrativamente parlando non capisco.

Lo mandi a Taipei? Beh, raccontaci qualcosa, e no, non bastano quelle quattro parole in croce nel viaggio di ritorno.

Insomma, probabilmente Koko è un thriller convenzionale, ma i temi della storia e come vengono trattati sono parecchio incisivi.

Straub ci dà la sua personale visione della guerra in Vietnam e delle sue conseguenze sulla psiche dei protagonisti, e lo fa bene, e soprattutto ci racconta il dramma in un paio di capitoli ambientati proprio lì che sono veramente forti e crudi.

In più ci descrive alcuni sottoboschi di alcune città come Singapore e Bangkok davvero molto fetidi e malsani, in alcune pagine on the road davvero ispiratissime.

Koko è probabilmente l'opera più coesa e matura di Peter Straub.

Non ha raggiunto la fama e la popolarità di Ghost story, ma resta un bel romanzo, che forse paga delle soluzioni narrative un po' telefonate, ma che allo stesso tempo offre al lettore molti capitoli bellissimi.

Io lo consiglio senza riserve.


*Come mi è stato segnalato nei commenti, in verità il terzo e conclusivo libro della trilogia dal titolo The Throat è uscito in patria nel 1993, e dovrebbe a breve uscire per Fanucci.

Alla prossima!(?)

giovedì 29 settembre 2022

Julia - Peter Straub

Di solito non sono uno che partecipa alle manifestazioni social da cordoglio quando muore un vip di qualsiasi tipo, però sono rimasto alquanto stranito dal fatto che Peter Straub sia deceduto proprio nel periodo in cui io stavo leggendo un suo libro.

Ovviamente quando si tratta di un artista, mi dispiace sempre e comunque, anche perché la scrittura è un mestiere senza età, e Straub, tutto sommato, poteva avere ancora un bel po' di anni davanti.

Mi consola il fatto che io ancora abbia delle sue opere da leggere, ed anche il mese di ottobre, mi vedrà impegnato con un altro suo romanzo, Koko.

Torniamo all'oggetto del post, ovvero Julia.

Cosa dire: L'edizione è quella classica della Fabbri che ormai ho imparato  a conoscere bene.

L'ho pescata su Ebay a poco più di 5 Euro, ed è un'edizione del 1994.

Come molte delle opere passate di Straub, credo che sia nel limbo dei fuori catalogo, ma ad onor del vero, circola parecchio nel circuito dell'usato.

Il prezzo oscilla molto, ma prima o poi, delle copie a buon prezzo saltano sempre fuori.

Com'è Julia?

Andrei volentieri di sinossi, ma in italiano non ne ho trovata alcuna.

Facciamo senza, e proverò ad infarinarne una di mio, parlando un po' di più della storia.

Julia è innanzitutto un buon ingresso alla narrativa di Straub.

E' un romanzo molto più corto degli altri, in quanto conta circa 245 pagine, è stato scritto prima di Ghost Story e Il drago del male, ed è molto meno complesso ed ambizioso in termini di trama.

Semmai è solo molto più contorto, e si basa unicamente sugli stati d'animo dei personaggi, che cambiano psicologicamente più e più volte in corso d'opera.

Non manca ovviamente il soprannaturale.

Se dovessi trovare delle similitudini con altri romanzieri, mi vengono in mente Shirley Jackson ed Henry James in particolare, e soprattutto Ramsey Campbell, soprattutto per la natura molto ondivaga e straniante dei personaggi principali.

Julia è un po' un dramma familiare che si interseca con la più classica delle storie di fantasmi.

E' sorretto praticamente da quattro personaggi, ed i due principali sono una coppia di nome Julia e Magnus, più il fratello e la sorella di lui, che avranno un ruolo determinante nonché molto subdolo nella storia.

Julia e Magnus si separano dopo un lutto familiare.

La loro figlia, una bambina, muore soffocata a tavola, davanti ad entrambi i genitori, che nel tentativo di salvarla le praticano una tracheotomia.

Questa scena non ci viene raccontata esplicitamente, così come non ci viene raccontato chi sia dei due a praticare questa mossa disperata, ma resterà nell'aria per tutto il romanzo attraverso simbolismi vari, tra cui uno molto significativo che racchiude la scena più bella e potente del libro.

Julia per la disperazione lascia la casa ed il marito e si trasferisce altrove.

Magnus uomo forte, un po' passivo/aggressivo non si rassegna alla fine del suo matrimonio e segue la moglie pedinandola e stalkerandola, praticamente.

In più Julia va a vivere in una casa in cui accadono delle strane cose, e fa la conoscenza di una bambina, che tanto gli ricorda sua figlia, ma che si comporta in modo strano, poco consono per la sua età, e che sembra evitata dagli altri bambini.

Come dicevo all'inizio l'horror si mischia al dramma familiare.

I quattro personaggi principali sono piuttosto contorti, ed al di là dell'eleganza dello scritto, e dei bei dialoghi, non sempre si comportano in maniera coerente.

Certo, Straub ci gioca con questa cosa e li mette al servizio della storia, ma per tutta la durata della storia, non sapremo se ci sono o ci fanno.

E' bravo l'autore a farci dubitare di tutto e di tutti, anche della sanità mentale di Julia, in più punti, ed anche i rapporti tra i personaggi sono piuttosto complessi e morbosi, anche tra fratello e sorella, per dire.

Horror e dramma familiare non si sempre si intersecano benissimo, ed a volte si ha l'impressione che i personaggi cambino fin troppo spesso in corso d'opera.

Non lo so, non mi ci sono raccapezzato moltissimo con questi personaggi, che sì, sono interessanti per le numerose sfaccettature, per gli intrighi ed i segreti che nascondono, ma che davvero si comportano in maniera troppo contorta.

E' un romanzo in cui è molto forte l'intreccio, forse troppo.

Mentre la parte horror è molto più sottile ed intrigante, e la bambina protagonista, è veramente inquietante.

In sostanza è un buon horror, con delle atmosfere gotiche non originalissime, ma comunque molto impattanti, ma che allo stesso tempo ha dei personaggi un po' troppo esacerbati, cioè, per qualcuno di loro possiamo mettere in dubbio che siano sotto l'influsso della possessione e del male, e Straub con questo ci va a nozze per tutto il libro, però sono troppo in balia della storia, secondo me.

Basta vedere lo stesso Magnus: a volte sembra un incel, a volte sembra sinceramente preoccupato per la moglie,  però poi fa il pazzo geloso entrando in casa di nascosto o picchiando i vicini, a volte sembra ancora sinceramente innamorato, e uno, due capitoli dopo, vorrebbe internare la moglie ed intestarsi tutti i beni.

E non è solo lui, ma tutti i personaggi sono così.

E' un romanzo di una incoerenza collettiva.

Comunque, secondo me, merita, soprattutto per la parte horror, e per quell'inquietante bambina, che un po' ne ricorda un'altra che apparirà nel romanzo successivo di Straub, ovvero Ghost Story.

Personalmente ritengo Straub uno scrittore che meriterebbe molto più successo, e mi auguro che prima o poi Julia venga ristampato.

Perché al di là dei personaggi un po' troppo sopra le righe, è comunque una bella storia, che lascia anche più di un brivido.

Il primo incontro di Julia al parco giochi con la bambina, vale da solo l'intero romanzo.


Alla prossima!