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mercoledì 29 gennaio 2020

Topolini, Kombattini, Bim Bum Bam - Nino Baldan

Nino mi ha concesso la possibilità di leggere in anteprima il suo libro e l'ho fatto con piacere.
In verità però, non so se sono la persona giusta.
E lo dico con una punta di invidia, perché io, in un certo senso, mi sono completamente distaccato dal mio fanciullino dentro e dai giocattoli, cartoni animati e videogiochi della mia infanzia.
Mi hanno formato e non li rinnego, ma ogni anno che passa li vedo sempre più lontani, ed i ricordi, i sapori e gli odori che mi accompagnarono, tendo a dimenticarli.

Mi capita a volte di attraversare il cortile che mi porta a casa e di pensare: " ma è lo stesso posto che mi sembrava immenso quanto un campo di calcio di Holly & Benji quando ero piccolo?. "
Oggi quel posto in larghezza e lunghezza mi sembra minuscolo, e gli anfratti e quelle scale, nel blu della notte, meno oscure e meno minacciose.
Sono cresciuto purtroppo, e fatico ad indossare i panni dell'infanzia.
Ed ecco perché sono invidioso di chi riesce a mantenere prima di tutto una precisa memoria storica del suo vissuto come ha fatto Nino con questo libro.
Un vero e proprio blog su carta.
L'amore per quel mondo dorato che erano gli anni '80/90 traspare in maniera netta e radicata, ma allo stesso con un tono preciso, poco romanzesco, che me lo ha fatto apprezzare.
Più saggistico e meno sentimentale, se non nei riguardi della Venezia della sua infanzia, meno contaminata dal turismo e dal business e più a misura del residente.
Cosa che io che abito in un posto poco turistico, non posso capire, ma che in un certo senso ho vissuto solo con l'arrivo del mass market portato dai centri commerciali che hanno di fatto ucciso o ferito in modo serio molteplici attività.


E' un libro onesto, quello di Nino.
Un viaggio attraverso i ricordi e gli oggetti della sua infanzia in salsa pop.
Alcuni di quei giocattoli e quegli anime li abbiamo in comune, altri meno, per una semplice questione anagrafica, visto che io ahimè, credo di essere un po' più vecchio.
Gli anni '80 e 90 sono stati anni di scoperte, soprattutto in ambito videoludico e televisivo, ed oggi appaiono distanti eoni, per quanto omaggiate e citate di continuo.
Non c'era la frenesia di adesso, non c'erano i social ed il tempo sembrava infinito.
La sensazione è che noi bimbi di allora fossimo un po' più ricchi, non per una questione economica, ma perché trattati alla pari, persino in ambito televisivo.
Le censure sono arrivate negli anni '90 e i cartoni animati di quel periodo erano più veri e più tristi.
Ce ne facemmo di pianti. :-P

Arrivati alla fine, Nino ha quindi scritto l'opera perfetta?
Per onestà intellettuale, ci sono cose che da lettore, avrei preferito diverse.
E' talvolta didascalico, ed io forse avrei optato per una consequenzialità temporale tra un capitolo e l'altro, senza andare avanti ed indietro nel tempo tra un oggetto e l'altro, ma d'altronde si tratta di quisquilie derivanti dai miei gusti personali che non inficiano quella che è stata una bella lettura, ed un bel viaggio in una Venezia che non ho mai conosciuto e che rimpiango di non aver mai visitato.


Alla prossima!





martedì 3 marzo 2015

Pillole di ricordi : le macchinette microguida con le biglie

Da bambino andavo pazzo per le biglie e per qualsiasi altra pallina colorata.
Fui uno dei primi a cadere nella trappola della pubblicità ai tempi de La Palla Pazza Che Strumpallazza convinto che quella palla arancione avesse vita propria e rotolasse dappertutto e  fui vittima di tutte quelle palline colorate della Gig che tanto andavano di moda in quel folle decennio che furono gli anni '80.
Ma più di tutto impazzivo per quella macchinetta con la microguida dove si vincevano le biglie, che troneggiava fuori del piccolo chioschetto che vendeva di tutto e di più nella piazzetta della mia scuola elementare.
Con una miriade di bambini e bambine ci si cimentava nella guida della macchinetta nel tentativo di vincere quelle benedette biglie.
Lo scopo del gioco era guidare la biglia di vetro attraverso un mini percorso stradale contornato da delle buche cercando di non finirci dentro, cosa che avrebbe decretato la fine della partita e quindi il non conseguimento della biglia con cui avevi iniziato il gioco.
Esisteva persino un trucchetto per completare più facilmente il percorso, che consisteva nel dare un colpetto verso l'alto con il volante e far rimbalzare la pallina sulla lastra di vetro per farla arrivare direttamente all'arrivo.
Dopodiché ci si vantava con le bambine che non erano in grado di farlo. :-p
Mi sembra incredibile che di quella macchinetta in questione non circoli nemmeno una miserrima immagine su Internet, ma perlomeno riecheggia ancora tra i miei ricordi più felici.