giovedì 26 marzo 2015

L'isola Del Dr. Moreau - H.G.Wells

Una domenica di qualche mese fa, un contrattempo minò parte dei miei rituali consolidati.
Ebbi improvvisamente un'ora buca da riempire, e per evitare di ritornare a casa prima del tempo, decido di fare un salto al mercatino delle pulci.
Non che abbia mai trovato granché tra quelle bancarelle.
Tutte le aspettative di poter trovare qualche romanzo fuori catalogo ed in offerta, falliva puntualmente in partenza.
Però quella volta, in mezzo ad una bailamme di libri vetusti ed usurati, fumetti di Dylan Dog, Tex e Topolino, più vario ciarpame assortito, vedo spuntare un libricino di H.G.Wells al miserrimo costo di 1 €.
Non resisto, lo prendo e lo porto a casa.

L'isola Del Dr. Moreau non rappresenta il mio primo incontro con lo scrittore inglese.
Già in passato avevo letto due dei suoi romanzi più noti: La Guerra Dei Mondi e L'uomo Invisibile.
Entrambi li avevo giustamente apprezzati, quantunque ho sempre trovato una certa difficoltà con il suo stile.
È un problema tutto mio con alcuni scrittori di quel periodo storico, esclusivamente riguardo la scorrevolezza dei loro scritti, non certo per la qualità delle opere.
Ovviamente tutto ciò è valso anche per questo romanzo, che comunque, come gli altri, ho apprezzato.

La prima cosa che salta all'occhio de L'isola Del Dr. Moreau è che non si perde in fronzoli e punta dritto al sodo.
Il romanzo è piuttosto corto ed il tutto accade velocemente.
La seconda è un tema tipico che salta fuori spesso nella narrativa di quel periodo, che è quello del naufragio.
Incredibile come tre autori diversi, trattino a modo loro ma in maniera simile la paura di rimanere in balia delle onde e di morire di stenti e di fame, e soprattutto l'approdo in terre sconosciute con essere abnormi.
Leggo l'isola Del Dottor Moreau e mi tornano in mente Lovecraft con il suo Le Montagne Della Follia ed Edgar Allan Poe con Le Avventure Di Arthur Gordon Pym.

Protagonista del libro è un uomo di nome Eduardo Prendick, un naufrago che dopo essere scampato ad un disastro navale, viene salvato da un'imbarcazione che fa rotta verso una strana isola abitata da alcuni esseri che si rivelano animali modificati geneticamente tanto da assumere fattezze e comportamenti umani.
Creatore di questi ibridi è colui che si scopre essere il Dr. Moreau, eminente scienziato allontanato dalla sua patria per colpa dei suoi esperimenti .
La trama assumerà contorni drammatici nel momento in cui gli istinti animali di questi esseri geneticamente modificati prenderà il sopravvento in un' escalation di violenza.
Come dicevo all'inizio è un romanzo piuttosto serrato, dove tutto accade piuttosto in fretta.
Ma quel poco che accade è narrato in maniera buona e giusta.
Certo, parliamo di una storia piuttosto invecchiata dal punto di vista scientifico, ma comunque molto intrigante soprattutto per i contorni inquietanti che pagina dopo pagina, virano verso un bel crescendo.
Confido adesso, di riuscire a mettere le mani sopra a La Macchina Del Tempo, altro romanzo di Wells che mi intriga parecchio.


venerdì 20 marzo 2015

Le mie letture fumettistiche degli ultimi mesi:

Ho colpevolmente lasciato questo blog ad accumulare polvere, ma la voglia di scrivere in questo periodo è stata uccel di bosco ed il tempo non mi è stato amico.
Comunque mi sono reso conto che è molto che non parlo di fumetti, ed è strano visto che negli ultimi mesi sono stati protagonisti di buona parte delle mie letture.
Rimedio in parte con questo post, sperando di non risultare troppo prolisso:

Partiamo con la miniserie Spider Man - Il Regno scritta e disegnata da Kaare Andrews.
Erano almeno dieci anni che non leggevo una storia dell'arrampicamuri.
E cos'è che mi ha convinto dopo più di dieci anni a rileggere una storia del ragno?
Il prezzo e il tam tam su internet.
A cui va anche ad aggiungersi il fattore chiave di essere una storia fuori continuity e quindi fruibile anche a chi come me, non legge storie del tessiragnatele da anni.
La storia è ambientata in un futuro alternativo in cui Peter è un vecchio cinico, depresso e solitario che vive in una New York totalitaristica che ha bandito gli eroi in maschera.
Evidente l'omaggio al Ritorno Del Cavaliere Oscuro di Miller e molti i rimandi ad altre opere che trattano tematiche eversive dal punto di vista supereroistico, ma pur non aggiungendo nulla di nuovo al genere, risulta comunque intrigante e coinvolgente.
Molto apprezzabili in particolare le versioni futuristiche dei Sinistri Sei e di Venom.
Il comparto grafico è curato dallo stesso Andrews, che forse non sarà graficamente nelle mie corde, ma il cui stile ben si adatta ai toni tetri ed oscuri della narrazione.
Certo, siamo lontani dalle storie di Jean Marc De Matteis che riusciva a psicanalizzare l'uomo dietro la maschera del ragno come nessuno, ma devo dire che quello di Kaare Andrews è un buon lavoro e poi costa solo 6,50 €.

Sempre griffata Marvel ho recuperato la miniserie X-Men - Magneto: Testamento.
Scritta da Greg Pack e disegnata dal nostrano Carmine Di Giandomenico, ci viene narrata la storia passata di Max Eisenhardt, l'uomo che in futuro diventerà Magneto, il villain più controverso e carismatico degli X-Men.
Già Claremont e gli altri X-writer avevano accennato al passato triste e burrascoso di Magneto, ricordo in tal senso una bellissima mini di poche ma intense pagine firmate Claremont / Bolton, ma è toccato a Greg Pack narrarci in maniera precisa e dettagliata gli eventi luttuosi e drammatici che hanno portato successivamente Magneto ad indossare i panni dell'antitesi del sogno di convivenza pacifica tra umani e mutanti di  Charles Xavier.
Se non fosse stato per il titolo, avrei fatto fatica a considerare questa novel come un prodotto Marvel.
Non ci sono mutanti e non ci sono supereroi in corso d'opera, c'è spazio solo per l'odio razziale e l'orrore di un popolo verso un altro popolo.
E' apprezzabile, quantunque controverso, il modo reale e poco supereroistico in cui viene narrato un tema a rischio retorica come l'Olocausto.
L'unico accenno ai poteri di Magneto, infatti, è di natura inconscia.
Certo, in un contesto Marvelliano pieni di superesseri e mutanti assortiti, lo sterminio degli ebrei assume contorni quantomeno discutibili.
Possibile che in tutta la popolazione non ci fossero mutanti o altri superesseri?
Ma lasciamo perdere, credo che la storia vada contestualizzata, quindi lasciamo scivolare via dubbi e perplessità.
A me questa mini è piaciuta molto.
Ho apprezzato tantissimo i cenni storici ben inseriti nella narrazione e il modo in cui Pack ha fuso il passato di Magneto con una vicenda reale e terrificante come le persecuzioni naziste.
Ottime le matite di Di Giandomenico, che forse inizialmente ha avuto qualche problema fisiognomico con il piccolo Max che appare ( a me) più grande di quel che è, ma che per il resto fa egregiamente il suo dovere.
La scena con quella selva di occhiali ammucchiati in un angolo, ancora mi tormenta.
Mini molto bella, ed è un bene che alla Marvel ogni tanto se ne escano con storie del genere.

Restando in orbita Marvel ed X-Men, mi sono messo a recuperare due numeri storici della collana degli Incredibili X-Men che mi mancavano.
Ho notato che su Ebay gli albi costavano pochissimo e mi sono buttato su due dei numeri più importanti della storia editoriale degli uomini x.
Il numero 12 con il bellissimo Vitamorte di Claremont / Windsor Smith e il numero 17 de Il Processo di Magneto.
Mammia mia, che storie!
Ma quanto cazzo erano belli gli X-Men di Claremont?
Vitamorte è una storia pazzesca.
Vabbe', io faccio poco testo poiché adoravo la Tempesta senza poteri e con la cresta alla moicana, ma in queste 40 pagine di storia Ororo assume dei contorni ancora più vividi.
È una storia di debolezza e di accettazione di sé, la storia di una donna che non è più una Dea, ma che si riscopre umana e fragile.
Probabilmente una delle più belle storie degli X-Men di tutti i tempi.
" C'era una donna che sapeva volare..."

Il Processo di Magneto invece tocca invece corde molto più ideologiche e discutibili.
Un Magneto redento sceglie di consegnarsi alla giustizia e di venire processato per i suoi crimini, in quello che sembra un processo già scritto.
Coadiuvato dai disegni di un acerbissimo John Romita Jr., il Processo Di Magneto è un volume fondamentale nella cronologia de Gli Incredibili X-Men e che come tale non poteva mancare nella mia libreria.
Peccato che il percorso revisionistico della figura di Magneto, all'epoca fu sfruttato malissimo dalla Marvel.
Resta comunque una storia molto interessante e che invoglia alla riflessione riguardo temi come giustizia e pregiudizio.






Appena ho saputo che Neil Gaiman avrebbe rimesso mano al fumetto che lo ha reso famoso anche al di fuori della cerchia fumettistica, non stavo più nella pelle.
Sandman è sempre stato il mio fumetto preferito in assoluto, grazie al lirismo dei testi e all'infinita cultura mitologica del mondo fantasy di Neil, che rendono le storie del signore dei sogni qualcosa di fottutamente vicino ad un'esperienza.
In Sandman Overture, Gaiman conferma di non aver perso il suo tocco, ma buona parte del merito va anche ai disegni di un J.H.Williams III in stato di grazia.
Purtroppo l'albo è piuttosto striminzito e non ha una vera e propria data d'uscita.
Ad oggi sono usciti soltanto due numeri e non ho ancora capito se è trimestrale, quadrimestrale od esca ad minchiam.
Però le 22 pagine di fumetto ispirano soltanto una onomatopea: wow e strawow!
Sandman è uno di quei fumetti che non dovrebbero mancare nella libreria di nessuno e Overture è l'occasione ideale da cui partire, visto che a tutti gli effetti rappresenta il prequel dell'opera omnia di Neil.
Non vedo l'ora escano i restanti quattro numeri.

The Walking Dead è il mio fumetto della domenica.
Lo gusto giusto quella mezz'oretta, lo ripongo nella sua mensoletta e poi arrivederci al mese prossimo.
Detto così potrebbe sembrare che non lo apprezzi, invece è un fumetto che mi piace molto, soprattutto per quel che concerne l'introspezione psicologica dei personaggi, sempre ben congegnati da Robert Kirkman.
Il problema di questa serie ( problema solo mio s'intende, parliamo di un fumetto che a livello globale vende tantissimo), è che è diventata troppo schematica per i miei gusti.
Mi sta bene che il tema della sopravvivenza sia fondamentale nel fumetto e mi intriga il percorso on the road dei protagonisti che li vede alla continua ricerca di un posto più sicuro dove stare.
Direi che è giusto e naturale.
Gli Zombie fanno ormai solo da corollario ed il vero problema sono le relazioni umane con altri gruppi di sopravvissuti.
Però è come un cane che si morde la coda perché ciò che mi piace mi comincia anche a stufare.
La serie viaggia verso uno schema fisso e fin troppo strutturale.
Si va in un posto, si montano le tende, fino all'arrivo dello zombie e del sopravvissuto sempre più cazzuto e sopra le righe che vuole farti il culo.
Sembra che questa serie abbia necessariamente bisogno di una sorta di boss di fine livello, manco stessimo parlando di un videogame.
Prima c'era il Governatore, ora Negan.
Che due palle!
E' una serie che ormai gioca più sulla violenza e l'impatto che sulla trama in sé.
Ma come ho detto all'inizio è un problema tutto mio, in quanto faccio ormai fatica a seguire storie destinate a girare intorno agli stessi schemi.
Quando ho comprato il primo numero non pensavo di arrivare al numero 29, probabilmente farò gli stessi discorsi anche quando arriverò al numero 50, chi può dirlo. :-P

Tornando agli acquisti online, mi sono messo in testa di provare a recuperare tutti i numeri di Preacher della Planeta De Agostini.
Per adesso sono riuscito a recuperare sette dei diciotto numeri che compongono la serie firmata da Garth Ennis e Steve Dillon e conto di recuperare tutti gli altri volumi.
Ero già in possesso dei primi due numeri da parecchio tempo, purtroppo però la concomitanza di uscite con il Sandman di Gaiman, mi impose all'epoca una drastica scelta e fui costretto a sospenderla.
Avevo pensato di riprenderla appena si fosse concluso Sandman, ma il fallimento della Planeta sconvolse i miei piani.
La serie è comunque rimasta sempre nei miei pensieri e conto di recuperarne tutti i numeri al più presto, visto che la prosa accattivante, bastarda e sopra le righe di Garth Ennis mi fa impazzire.
Conto di parlarne più approfonditamente appena metto le mani sugli altri numeri che mi mancano.


Insieme all'ultimo numero di The Walkind Dead ho visto Outcast al prezzo di lancio di 1 Euro e l'ho preso praticamente a scatola chiusa.
Dovrebbe trattarsi di un fumetto horror che si ispira all'Esorcista, visto che si parla di possessioni demoniache.
Il prezzo e la presenza ai testi di Kirkman invogliano quantomeno a vedere com'è.




domenica 8 marzo 2015

Pillole di ricordi : gli album dei calciatori Panini nei ridenti anni '80.

Volevo parlare d'altro visto che ho una sfilza di libri e di fumetti da recensire, ma poi stamane ho visto il figlio di un mio conoscente con delle figurine dei calciatori in mano e i ricordi sono sgorgati con impeto, chiedendo strada.

Perché stamane vedendo quel bambino aprire con foga ed entusiasmo la sua bustina, inevitabilmente si è finiti nel viale delle rimembranze a parlare della nostra infanzia, di quando negli anni '80 si comprava un pacchetto di figurine a 100 - 200 Lire e ci si passava il tempo a sfidarsi al gioco delle figurine, le cui regole pur sforzandoci per mezzora non siamo riusciti nemmeno a ricordare.
Raccontandoci di quando si usciva di casa con una miriade di figurine ripetute in tasca per poterle scambiare con quelle che ci mancavano o semplicemente per sfidarci a duello.
Dell'entusiasmo che si provava quando ci uscivano le figurine dei giocatori più forti come Maradona, Rummenigge, Zico o Platini, che sapevamo che scambiate sarebbero valse un fottio di figurine in cambio.
Insomma, ci siamo lasciati andare ad un malinconico flusso di ricordi.
Io personalmente ne ricordo anche molti altri che ho tenuto per me.
Primo tra tutti il giorno in cui riuscii a completare il mio primo album.
Lo ricordo bene, l'unica a mancarmi era la figurina di Salvatore Bagni.

Quando all'apertura dell'ennesima bustina mi ritrovai davanti la sua faccia, rischiai uno shock anafilattico. :-p
L'anno successivo la stessa scena accadde con lo scudetto del Padova, che tanto mi fece penare quanto tanto mi fece esaltare quando me lo ritrovai davanti.
Tanto che dalla gioia mi feci correndo tutto il quartiere, strombazzando la notizia a chiunque mi conoscesse.
Lo so, mi esaltavo con poco ed ero anche un po' coglione, mi sa.
Un' altra delle mie strampalate imprese vede protagonisti me ed il mio migliore amico di allora.
Passeggiando per le viuzze del cortile di casa mia trovammo alcune banconote per terra, 7000 Lire circa.
Eravamo praticamente ricchi.
E come spendemmo questa fortuna?
In figurine, ovviamente.
Quel pomeriggio dovevamo vederci dopo la sua uscita dal doposcuola, ma tanto mi ribollirono quei soldi in tasca, che dalla frenesia non lo aspettai nemmeno ed andai a comprare uno scatolone di figurine da solo.
Ovviamente s'incazzò e litigammo pure, ma la tentazione era troppa e non riuscii a resistere.

È un peccato che di quegli album non ne abbia conservato nessuno, ma non sono mai stato famoso per la cura delle mie cose.
Probabilmente finirono dopo pochi giorni nel dimenticatoio ergo spazzatura, perché in quel periodo il desiderio era intenso quanto fuggevole, quindi si passava senza rimorsi subito ad altro.
L' album era una gioia effimera, ma a quanto pare non lo è il ricordo, devo dedurne.
Comunque probabilmente le figurine dei calciatori accomunavano tutti e di conseguenza sono certamente gli album che ricordo più con affetto, però non dimentico nemmeno tutti gli altri album che avrò comprato e in qualche caso abbandonato a metà.
Qualche esempio?
Ricordo sicuro quelli di Garfield, Kiss Me Licia, Lamù e Lupin, ma sono convinto ce ne fossero anche altri che non mi sovvengono.
Mi fa piacere comunque il fatto che almeno questa tradizione non si sia perduta e che continui ancora grazie ai figli dei bambini di ieri.

martedì 3 marzo 2015

Pillole di ricordi : le macchinette microguida con le biglie

Da bambino andavo pazzo per le biglie e per qualsiasi altra pallina colorata.
Fui uno dei primi a cadere nella trappola della pubblicità ai tempi de La Palla Pazza Che Strumpallazza convinto che quella palla arancione avesse vita propria e rotolasse dappertutto e  fui vittima di tutte quelle palline colorate della Gig che tanto andavano di moda in quel folle decennio che furono gli anni '80.
Ma più di tutto impazzivo per quella macchinetta con la microguida dove si vincevano le biglie, che troneggiava fuori del piccolo chioschetto che vendeva di tutto e di più nella piazzetta della mia scuola elementare.
Con una miriade di bambini e bambine ci si cimentava nella guida della macchinetta nel tentativo di vincere quelle benedette biglie.
Lo scopo del gioco era guidare la biglia di vetro attraverso un mini percorso stradale contornato da delle buche cercando di non finirci dentro, cosa che avrebbe decretato la fine della partita e quindi il non conseguimento della biglia con cui avevi iniziato il gioco.
Esisteva persino un trucchetto per completare più facilmente il percorso, che consisteva nel dare un colpetto verso l'alto con il volante e far rimbalzare la pallina sulla lastra di vetro per farla arrivare direttamente all'arrivo.
Dopodiché ci si vantava con le bambine che non erano in grado di farlo. :-p
Mi sembra incredibile che di quella macchinetta in questione non circoli nemmeno una miserrima immagine su Internet, ma perlomeno riecheggia ancora tra i miei ricordi più felici.

mercoledì 25 febbraio 2015

Visions - Clive Barker

Due sono le cose che ho fatto appena ho visto in vendita questo libro su Ebay.
La prima è stata correre a ricaricare la Postepay.
La seconda è mettermi a ridere appena ho visto la copertina.
Il motivo?
Dategli uno sguardo voi stessi:


Notate qualche somiglianza? :-P
Dai, ma come cazzo si fa.
Comunque, facciamo finta di non essercene accorti ed andiamo avanti.
Visions è il quinto volume de I Libri Di Sangue di Clive Barker.
Lo considero un acquisto insperato, in quanto erano anni che lo cercavo senza costrutto sia su internet che nelle librerie d'usato.
A questo punto non mi resta che mettermi a caccia del sesto ed ultimo libro, ma per quello c'è tempo e modo.
Concentriamoci invece sui quattro racconti di questo volume, quindi andiamo di sinossi:

Un macabro massacratore dal nome dolcissimo; una comunità di vecchi pazzi che tiene in pugno il mondo; sensuali fanciulle dai corpi lucenti che abitano in una piscina e mutano continuamente aspetto; apparizioni spettrali che aprono la via d'accesso a un'orribile città dei morti. Quattro racconti raccapriccianti e venati di un sottile erotismo.

Che dire, come sempre la prosa malsana e grondante sangue di Barker mi piace da impazzire, ma in tutta onestà non tutti i racconti presenti in questa racconta mi hanno convinto pienamente.
Essi sono:

Il Proibito

La Madonna

I Figli Di Babele

Nella Carne

La raccolta parte benissimo con Il Proibito, certamente tra i più interessanti del volume.
Da questo racconto fu tratto molto liberamente il film Candyman - Terrore dietro le specchio del 1992, che ammetto di non aver visto.
Il racconto è ambientato nello strano e deturpato quartiere di Spector Street.
Spector Street è un posto alquanto particolare, abitato da una popolazione indifferente ed abulica e contraddistinto dalla presenza di numerosi graffiti dal contenuto grottesco, molto spesso accompagnati da questa frase:
" Dolci a chi è dolce".
E' anche un quartiere teatro di efferati delitti che passano quasi inosservati.
Protagonista del racconto è una studentessa universitaria che si interessa dei graffiti e della gente asociale del posto, curiosità che la porterà faccia a faccia con una delle più terrificanti creazioni di Clive Barker:
Candyman.
Nulla da dire, gran bel racconto.

La Madonna è un classico racconto di stampo Barkeriano.
Lo scenario è la piscina di un comprensorio abbandonato che sembra abitata da strane creature che cercano uomini con cui accoppiarsi e da cui farsi fecondare.
Protagonista del racconto è un Broker che vuole provare a vendere il comprensorio ad uno spietato uomo d'affari.
Entrambi diverranno succubi della creatura che vi dimora.
Fetido, lussurioso ed amorale.
Puro Barker, insomma.


I Figli Di Babele devo ancora capire se è un racconto geniale o una grande troiata.
Ambientato in una isoletta greca vede protagonista una donna che durante un' escursione si trova ad assistere all'inseguimento di un vecchietto da parte di alcuni uomini armati vestiti da suore.
Ovviamente ci finisce in mezzo e nel tentativo di aiutarlo viene catturata e condotta in una specie di monastero sperduto.
Si ritroverà in un posto assurdo in compagnia di un gruppo di pazzoidi che asseriscono di essere coloro che tengono le redini dei governi di tutto il mondo.
Al di là della veridicità o meno della cosa è il modo stravagante in cui vengono prese le decisioni a destare sconcerto.
L'unico racconto non horror della raccolta è anche il più paradossale e visionario.
È pregno di una sottile e velata critica sociale contro chi ci governa.
Profondo quanto astruso, non ho ancora capito se mi è piaciuto o meno.

Chiude la raccolta l'ottimo Nella Carne.
Nella Carne è una ghost story ambientata tra le sbarre di una prigione.
Protagonista è un uomo che si fa chiudere in una prigione per scoprire dove è sotterrato il cadavere del nonno impiccato.
La sua ricerca lo porterà a vivere delle manifestazioni soprannaturali che porteranno lui e il suo compagno di cella nella città dei morti, dove dimorano gli assassini e il nonno del ragazzo protagonista, che ovviamente non avrà buone intenzioni.
Racconto bellissimo, vagamente Lovecraftiano.
Anche qui non mancano mostruosità tipiche del Pantheon di Clive, comprese le metamorfosi orrorifiche tanto care allo scrittore di Liverpool.

Alla fin fine questo libro si rivela una lettura veloce ma godibile.
Alcuni racconti come il primo e l'ultimo, avrebbero potuto essere uno spunto per degli ottimi romanzi, ma ci si accontenta.
Ogni volta che affronto un libro di Barker non posso non domandarmi il motivo per cui questo autore sembra eternamente confinato negli anni '90.
Molti dei suoi libri non vengono ristampati e nemmeno cagati di striscio, ed è un vero peccato.
Opere come i Libri di sangue, Cabal e Schiavi Dell' Inferno sono bellissime e lo ribadirò sempre che meriterebbero di far bella mostra di sé nella biblioteca di qualsiasi appassionato di letteratura horror.










mercoledì 18 febbraio 2015

Le Cronache Del Ghiaccio e Del Fuoco : Il Banchetto Dei Corvi ( Il Dominio Della Regina - L' ombra Della Profezia ) - George R.R.Martin

Pochi libri riescono a rubarmi il tempo.
I Volumi de Le Cronache Del Ghiaccio e Del Fuoco rientrano di diritto tra gli Arsenio Lupin che riescono in questa impresa.
Con la stragrande maggioranza delle mie letture sono io a decidere quando smettere, ma non con Le Cronache.
Quando attacco con Le Cronache, posso fare ciao ciao con la manina a tutto: lavoro, sesso, TV, internet, computer.
E se nel caso sono impossibilitato a leggere, il mio pensiero corre comunque costantemente al volume che sto leggendo, diventando il centro del mio mondo.
Solo con l'altro mio universo narrativo preferito tutto ciò accadeva, quello della Torre Nera di zio King.
Ma lasciamo perdere i miei vaneggiamenti e concentriamoci sul mio ritorno nelle lande di Westeros.
Via con la sinossi:

"In spettrali campi di battaglia e tetre fortezze in rovina, fra città tramutate in cimiteri e terre ridotte a ossari, la spaventosa guerra dei cinque re volge ormai al termine. La Casa Lannister e i suoi alleati appaiono vincitori. Eppure, nei Sette Regni, qualcosa ancora si agita. Mentre corvi in forma umana si raccolgono per un festino di ceneri, nuovi, temerari complotti vengono orditi e nuove, pericolose alleanze prendono forma. In questa apparentemente consolidata "pace del re" forze inattese sono pronte a sferrare attacchi cruenti. Guidati dal famigerato re Occhio-di-corvo, gli uomini di ferro, eredi di un culto guerriero dimenticato da secoli, si sono lanciati all'invasione del sudovest del reame, costringendo la regina Cersei e il Trono di Spade ad affrontare un'inedita prova di forza. E dalle brume di una memoria lasciata troppo a lungo sepolta, un'antica, sinistra profezia potrebbe minacciare la stessa regina. Non sembra esistere una fine al banchetto dei corvi. E, forse, l'ora del destino sta per scoccare perfino per le prede più inattaccabili. Questa edizione presenta in un volume unico "Il dominio della regina" e "L'ombra della profezia", corrispondente al Libro quarto delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, così come concepito dall'autore."

Il Banchetto Dei Corvi è il quarto volume della saga de Le Cronache Del Ghiaccio e Del Fuoco.
In Italia, immagino per lucrarci sopra, fu spezzettato e pubblicato in due parti, subendo la stessa sorte dei libri precedenti.
Videro così la luce Il Dominio Della Regina e successivamente L'ombra Della Profezia.
Per fortuna dopo la messa in onda della quarta stagione del telefilm made in HBO fu messa in commercio un'edizione con l'intero volume non spezzettato in due parti ed economicamente più appetibile, quindi mi sono buttato su quest'ultimo.
Parliamoci chiaro, questo volume è il più controverso ed il più odiato della saga.
Io stesso rimasi contagiato da tutte le recensioni negative, tanto da rimandarne l'acquisto per anni.
D'altronde raggiungere i fasti dell'incredibile e sconvolgente finale del terzo era difficile ( chi ha visto le ultime due stagioni del telefilm sa di cosa parlo ).
Martin però ci ha messo del suo spiazzando i fan con un volume che nonostante sfiori le 750 pagine, accantona alcuni protagonisti della saga relegandoli a semplici comparse ( come nel caso di Jon Snow ) o non facendoli comparire affatto, come nel caso di Tyrion e Daenerys.
Mettendo praticamente in panchina alcune delle sue più belle creazioni per molti anni.
Logico che i fan se la legassero al dito. :-p
Ma non è stato solo quello, credo.
Il quarto volume è molto lento ed alcuni POV sembrano messi lì per allungare il brodo.
Lo so, sembra stridere con la mia stucchevole dichiarazione d'amore, ma per amore di onestà,  devo dire che capisco le ragioni delle critiche verso questo libro.
Perché è vero, è un volume lentissimo quanto prolisso.
Però...
Mi sono goduto il volume dalla prima all'ultima parola.
Non ci posso fare nulla, adoro i personaggi ed il modo di scrivere di Martin e quindi anche quando si fissa con i dettagli dell'ultimo desco o con la descrizione di qualsiasi emblema ed armatura, io rimango avvinto lo stesso.
Credo di essere senza speranza.
Perché mi sono goduto tutti gli intrighi ed i magheggi di quella troiona di Cersei, tutte le inquietudini di Jaime, le ricerche ed i viaggi senza capo né coda di Brienne e tutte le vicissitudini di tutte le casate e dei personaggi di questo libro.
È il classico libro di passaggio in cui la fanno da padrone i giochi di palazzo e gli intrighi ed in cui i personaggi vengono mossi dall'autore come pezzi di una scacchiera.
Alcuni personaggi ne escono bene, altre storyline oggettivamente sono astruse e fin troppo prolisse, ma Martin è un fine narratore e nonostante le defezioni di peso, Il Banchetto Dei Corvi personalmente l'ho trovato piuttosto godibile.
Lo so, sento già i fischi degli affezionati più esigenti, ma non posso andare contro alle mie emozioni.
A me il romanzo è piaciuto ed anche tanto.
Tanto che ho già voglia di andare a comprare i tre romanzi successivi che compongono il quinto volume.

Mi rendo conto di come sia stata una recensione senza né capo né coda, ma parliamo di una serie in corso d'opera e di cui ho già parlato in passato, quindi riepilogare trama ed ambientazione ha poco senso e non ne ho nemmeno voglia.
Chiedo venia.
Però per chi fosse interessato al post che ho fatto dopo essermi sciroppato i primi tre volumi ( quindi i sette libri italiani ), metto sotto il link:

http://pirkaff.blogspot.it/2013/03/le-cronache-del-ghiaccio-e-del-fuoco.html





mercoledì 11 febbraio 2015

La Scatola A Forma Di Cuore - Joe Hill

Il titolo di questo libro è piuttosto fuorviante visto l'approssimarsi del giorno di San Valentino, ma nonostante un titolo degno di un harmony o di un libro di Moccia, quello di Hill è un horror fatto e finito.
Anche se l'amore dopotutto in questo romanzo gioca la sua malsana parte.
Comunque bando alle ciance, abiuriamo il saccarioso e passiamo subito a parlare del primo romanzo pubblicato da Joe Hill.
Via con la sinossi:

"Il protagonista, mito invecchiato del rock death-metal, è un collezionista del macabro: un ricettario per cannibali, un cappio da boia di seconda mano, un film snuff. Ma niente può competere con quell'oggetto in vendita su Internet: "Vendesi il fantasma del mio patrigno al miglior offerente..." dice l'annuncio. E l'uomo ha già la carta di credito in mano. Per mille dollari diventa l'unico proprietario di un abito che appartiene a un uomo morto. Il protagonista non ha paura. È da una vita che gestisce una serie di fantasmi: quello di un padre molestatore, delle amanti abbandonate senza cuore, degli amici traditi. Ma quello che gli porta il corriere in una scatola a forma di cuore non è un fantasma come tutti gli altri. L'ex proprietario dell'abito è "morto e vegeto" ed è ovunque: dietro la porta della camera da letto, seduto nella Mustang, in piedi davanti alla finestra, dentro lo schermo gigante del suo televisore, nel corridoio con un rasoio affilato appeso a una catena nella sua mano scheletrica. E sempre in attesa."



Pubblicato subito dopo la raccolta di racconti Ghosts, La Scatola A Forma Di Cuore è il primo romanzo di  Joe Hill.
Il romanzo ha tutti i pregi e i difetti di una prima pubblicazione, anche se ad onor del vero non posso dire che sia stata una brutta lettura, anzi.
Ci troviamo dalle parti della più classica delle Ghost Story.
L' ex rocker protagonista della storia ha due vezzi piuttosto particolari:
Il primo quello di relazionarsi con ragazze molto più giovani di lui, sue groupies che lui " bonariamente " appella con il nome del loro stato di appartenenza.
Il secondo è quello di collezionare reperti macabri ed esoterici.
L'ultimo acquisto della sua collezione di oggettistica macabra è quello che darà il la a questa storia.
E qual è l'ultimo suo acquisto?
Nientepopodimeno che un fantasma.
La trama, piuttosto assurda e pretenziosa, è tutta qui.
Ma è un romanzo horror e quindi se accettiamo l'implicita presenza di un vampiro, un licantropo e del soprannaturale, dobbiamo accettare l'idea che è possibile acquistare un fantasma per corrispondenza.
Dopo esserci armati di una buona sospensione dell'incredulità, il romanzo diventa godibile e coinvolgente, anche se non privo di di difetti.
In primis i protagonisti stereotipati.
Vogliamo parlare delle donne del protagonista?
Tutte ex groupies con un passato di abusi sessuali, come se vestirsi da goth e amare un certo tipo di musica, implichi chissà quali problematiche, mah.
Per non parlare del protagonista il classico musicista con un passato difficile dominato dalla figura di un padre padrone refrattario alla passione della musica del figlio.
Che originalità, eh?
Non voglio sembrare impietoso ma il background dei protagonisti è davvero da scuola elementare, parere personale.
A parte questo però, la narrazione coinvolge ed invoglia al proseguimento.
Ovviamente non sono entrato nei dettagli della trama, ma dietro l'invio e l'arrivo del fantasma nella vita dei protagonisti, ci sono dietro dei precisi motivi, su cui non mi soffermo per evitare di spoilerare alcunché.
Posso dire soltanto che la narrazione pur virando verso i classici cliché del genere è comunque avvincente grazie ad un fantasma che tenterà davvero in tutti i modi di fare il culo ai protagonisti.
Non siamo ai livelli del romanzo successivo Horns, ma La Scatola A Forma Di Cuore tutto sommato ha i suoi buoni spunti ed alcune manifestazioni del fantasma protagonista sono piuttosto agghiaccianti.
Certo, non è tutto rose e fiori nella narrazione, secondo me alcune parti scricchiolano parecchio e sono persino contraddittorie, ma devo ammettere che la storia mi ha avvinto fino all'ultimo rigo.
E' un romanzo che consiglio?
Non lo so, per me Hill ha stoffa e i successi dei suoi romanzi lo stanno a testimoniare, ma questa ghost story non è che aggiunga nulla al genere.
Però è un buon romanzo d'intrattenimento e per gli appassionati, può essere una lettura interessante.
Dal canto mio, continuerò certamente a seguirlo.
In particolare mi sollucchera molto il fumetto Locke & Key di cui Hill è sceneggiatore, che ho prontamente inserito nella mia lista dei desideri.