venerdì 29 settembre 2017

Lo Strano

" I tipi strani siamo noi."
Giovani Streghe


Rodland è un videogioco platform della Jaleco del 1990.
Passavo ore a giocarci nel bar sotto casa in quel piccolo e angusto spazio dedicato ai coin-op ed ai flipper.
Avevo 14 anni.
Decine di ragazzini e adolescenti tra cui io, si accalcavano alle spalle del giocatore di turno, spesso schernendolo, ma il più delle volte incitandolo o semplicemente attendendo il loro turno.
Tra noi c'era questo ragazzo che ci guardava giocare rimanendo sempre in disparte ed a distanza di due, tre metri, senza mai avvicinarsi, senza proferire verbo, ed aspettando pazientemente ed in silenzio il suo turno.
Qualcuno lo chiamava " il malocchioso " incolpandolo dei propri game over ed in generale era malvisto per questa sua natura schiva e taciturna.
Complici i pomeriggi interi che passavo in quella stanzetta pregna di fumo, bottiglie di alcolici e grande quanto il bagno di una casa di 60/70 metri quadrati instaurai con lui un rapporto di conoscenza e successivamente di amicizia.
Avevamo il calcio ed i videogiochi in comune ed entrò nel mio gruppo di amicizie.
La sua natura era però sempre quella e riusciva molto più degli altri ad attirarsi addosso guai e antipatie.
Forse certi nascono così, non lo so.
Forse era il loro odore ( Simpson docet ) o la loro aura, chissà.
Era tra i più odiati del quartiere e gli altri ragazzi non facevano nulla per nasconderlo.
Rimanemmo amici per molti anni, poi improvvisamente cambiò.
Cominciò a non parlare più a nessuno di noi ed iniziò ad uscire da solo ed a camminare a zonzo per la città anche in orari improbabili.
Molti cominciarono a pensare che si fosse esaurito, qualcuno addirittura lo additava come guardone, millantando di averlo visto in zone dove andavano le coppiette ad imboscarsi e cominciò lentamente a dare significato alla nomea che si portava in dote dall'adolescenza ( che non era più quella degli inizi, ma il nome di un famoso indiano furente).
Non voglio mentire.
Ebbe motivi di discussione con alcuni di noi, ma mai con me.
Ci furono scherzi, litigi anche in seno al nostro gruppo, forse qualche sfottò di troppo.
Non l'ho mai capito.
Semplicemente dopo che ero rientrato dal servizio militare cominciò a non salutare più ed a ignorare anche me.
Chi osava parlargli o anche rivolgergli un epiteto rischiava la violenza fisica e verbale ( a volte meritata secondo me) e con il tempo è diventato sinonimo di persona strana e ambigua.
Lo è anche adesso a 40 anni.
Ma perché parlo di lui?
Perché in questi ultimi tempi io mi sono sentito parecchio strano e poco in me.
Ho iniziato a soffrire di ansia ed insonnia, e sentivo l'esigenza di uscire di casa ed anche di camminare da solo o anche semplicemente di sedermi fuori all'aria aperta.
Se lo scorso anno il non lavorare non mi era pesato molto e in un certo senso mi ero abituato alla vita casalinga, il post estate e la mancanza di pecunia, mi stava provocando una forte difficoltà emotiva e fisica, ma soprattutto sono stato preda di una fortissima apatia, inutilità e disagio psicologico.
Ed è anche accaduta una cosa che non mi capitava da tempo.
Mi sono preso una fortissima cotta dai contorni molto adolescenziali.
Ho pensato e sono tuttora convinto, che la mia più che una cotta sia stata una sorta di meccanismo di difesa del mio cervello che cercava una distrazione da situazioni ben più drammatiche.
Fatto sta che in questi giorni mi sono sentito in sintonia con il mio ex amico.
Mi veniva voglia di passeggiare da solo, di sperare di incontrare questa persona nei luoghi che abitualmente potrebbe frequentare, girovagare per il corso cittadino anche da solo e fare cose che normalmente non farei.
Tipo guardare più volte al giorno la sua bacheca Facebook ed Instagram o pensare a lei giorno e notte.
Ecco, quello che voglio dire, è che in questo periodo, quello strano ed ambiguo, mi sa che sono io.
Forse lo penserebbe anche lui.
Forse pure lei, forse tutti quanti.

Alla Prossima!



giovedì 21 settembre 2017

Autori che meriterebbero di uscire dalla nicchia - Robert McCammon

Robert McCammon è un autore noto soltanto ai più fervidi appassionati della narrativa horror.
E' in giro da parecchio tempo e molte sue opere sono parallele a quelle di autori che in Italia e nel mondo hanno avuto molti consensi come Stephen King, Clive Barker o Dean Koontz.
Al contrario di essi però nelle librerie lo si è sempre visto pochissimo e solo nell'ultimo decennio la Gargoyle ha deciso di ristampare alcune sue opere altresì trovabili solo tramite il circuito dell'usato e nemmeno a prezzi consoni.
Ho visto circolare uno dei suoi romanzi ( Tenebre ) a 40 Euro.
In McCammon trasuda tutto l'amore per la narrativa orroristica del passato, il rispetto per l'archetipo e spesso le sue storie sono ambientate nelle periferie rurali dell'Alabama e dintorni degli anni '50.
L'impronta autobiografica è molto forte ed è moltissima l'influenza nella sua narrazione di romanzieri come Ray Bradbury e Nathaniel Hawthorne.
Le sue storie parlano sì del soprannaturale ma sempre nel rispetto del contesto storico e non mancano riferimenti alle problematiche americane del periodo in anni in cui l'odio razziale imperversava e quest'impronta si nota soprattutto in opere come La Via Oscura e Il Ventre Del Lago, in un modo che io ho apprezzato tantissimo.
Il Ventre Del Lago in tal senso è un gran bel romanzo di formazione.
A parte una sua lunga pausa a cavallo tra il 1990 ed il 2000 è stato un autore abbastanza prolifico.

Queste le sue opere ( fonte Wikipedia):


- Loro Attendono ( 1980 )
- Hanno Sete ( 1981 )
- Baal (1982 )
- La Via Oscura ( 1983 )
- La Maledizione Degli Usher ( 1984 )
- L'invasione ( 1987 )
- Tenebre ( 1987 )
- L'ora Del Lupo ( 1989 )
- Mary Terror ( 1990 )
- Il Ventre Del Lago ( 1991 )
- L'inferno Nella Palude ( 1992 )
- Io Viaggio Di Notte ( 2013 )

Cosa ho letto io:
Hanno Sete, Baal, La Via Oscura, Il Ventre Del Lago.
Sono in possesso di altri suoi romanzi, ma penso di prendermi una pausa dopo aver letto Mary Terror e Tenebre, che sono in procinto di iniziare.

Ma cos'è che ha reso questo autore così di nicchia?
Dal punto di visto narrativo e della scrittura, io credo che McCammon abbia ben poco da invidiare a Stephen King o Clive Barker.
Le sue storie sono ottime e finora non mi hanno mai deluso.
Però pagano il fatto di essere poco iconiche.
E' questo il punto.
Il cinema ha dato una grossissima mano a Stephen King ed a Clive Barker, ma ha ignorato bellamente le opere del buon Robert.
Le sue storie sono ottime, ma non lasciano impronta duratura e non riescono ad entrare nell'immaginario collettivo.
Forse mancano di carisma.
E' un'idea parziale, perché in fondo sono a meno della metà della sua produzione però è un dato di fatto che siamo lontani da figure che sono rimaste nell'immaginario collettivo come Cujo, Pennywise, Cabal e Pinhead.
Tanto per citarne alcuni.
Allo stesso tempo però meritano di essere lette e di uscire dal sottobosco degli appassionati.
Dategli un'occhiata.
Io lo sto facendo e non me ne sto pentendo.
Anzi.


venerdì 8 settembre 2017

Le Mie Letture Estive

Il tempo scorre inesorabile e l'estate scappa via.
Il tempo si è portato via anche numerose ore di copertine, sinossi, capitoli, frasi e personaggi.
I libri sono una delle mie poche oasi di pace, tranquillità interiore ed esteriore in un'esistenza molto oppressiva in un posto dove molto spesso non mi trovo a mio agio.
Quasi sempre, direi.
Non vorrei sembrare melenso, leopardiano e afflitto dal male di vivere, ma io al mondo penso di non saperci stare.
Mi sento scomodo.
Il mondo più che un'ostrica mi sembra un materasso sfondato.
Come si evince però, ho letto parecchio.
Ed è comunque vita.
Molte opere volevo leggerle in cartaceo, ma va bene anche così.
Si fa di necessità virtù, a volte.
Ci sono libri che non ho iniziato ed aspettano di essere aperti da eoni, altri che ho divorato, altri ancora in cui mi sono genuflesso davanti alla bravura di un autore.
Altri che mi hanno fatto inorridire.
Uscire indenni dalla lettura delle 120 Giornate Di Sodoma non è un'impresa facile.
Ho riscoperto il genere horror ed alcuni autori che mi ronzavano intorno da anni e con cui ho avuto e sto avendo una bella relazione intellettuale.
Tra tutti: Robert McCammon, J.G.Ballard ed Ira Levin.
Il primo ha una scrittura per me molto riconoscibile ed assimilabile ad opere mainstream come quelle di Stephen King in cui comunque riecheggiano gli archetipi di sempre e gli omaggi agli autori del passato.
Mi ha conquistato velocemente e sarà protagonista attuale e futuro di molte mie letture.
Ballard è uno scrittore molto più ostico ed ermetico, talvolta stitico e talmente subdolo da essere poco apprezzabile, ma le cui opere ti circumnavigano nel cervello anche molto dopo la lettura e questo per me non può che essere un merito.
Nei riguardi di Ira Levin mi genufletto solamente.
I Ragazzi Venuti Dal Brasile è un romanzo delizioso, ma in generale tutta la sua scrittura è tra le più chiare e limpide che abbia mai affrontato.
Essenziale, ma senza lasciare nulla al caso.
Dialoghi bellissimi e sceneggiature perfette fanno il resto.
Da un punto di vista narrativo non sgarra di una virgola.
Ecco quindi cosa ho letto da maggio in poi:

-  La Caduta Di Hyperion - Dan Simmons
- Il Racconto Dell'Ancella - Margaret Atwood
- Cristalli Sognanti - Theodore Sturgeon
- Gioco Dannato - Clive Barker
- Danse Macabre ( rilettura ) - Stephen King
- Tre Millimetri Al Giorno (rilettura) - Richard Matheson
- Planetes (4/4) - Makoto Yukimura
- Ragazzi Di Vita - Pier Paolo Pasolini
-  I Figli Della Paura - Dan Simmons
- L'estate Incantata - Ray Bradbury
- La Festa Del Raccolto - Thomas Tryon
- Crash - J.G. Ballard
- L'isola Di Cemento - J.G.Ballard
- Gli Uomini Vuoti - Dan Simmons
- I Guerrieri Della Notte - Sol Yurick
- La Valle Dell'Eden - John Steinbeck
- Il Cerchio - Dave Eggers
- La Svastica Sul Sole - Philip K. Dick
- Millenium People - J.G.Ballard
- I Ragazzi Venuti Dal Brasile - Ira Levin
- La Fabbrica Delle Mogli - Ira Levin
- Un Bacio Prima Di Morire - Ira Levin
- Scheggia - Ira Levin
- La Principessa Sposa - William Goldman
- In Viaggio Con L'assassino - Jack Ketchum
- Le 120 Giornate Di Sodoma - Marchese De Sade
- Baal - Rober McCammon
- Hanno Sete - Robert McCammon
- I Trasfigurati - John Wyndham
- La Via Oscura - Robert McCammon ( in lettura)

Alla Prossima!




giovedì 31 agosto 2017

Due paroline su It (Film Tv, Film venturo e romanzo )

Manca poco all'uscita di IT, un'opera che è riuscita a scardinare gli archetipi classici e standardizzati ed elevarsi anch'esso come tale.

Pennywise è ormai una figura iconica e sicuramente il merito non è solo del romanzo di Stephen King ma anche del tanto vituperato film Tv diretto da Tommy Lee Wallace coadiuvato da un'interpretazione spaventosa di Tim Curry che ha sicuramente contribuito a renderne immortale la figura.
Non vorrei essere nei panni di Bill Skarsgard che ne raccoglierà l'eredità.
Possiamo dire che Pennywise insieme a Freddy Krueger sia la figura simbolica del cinema horror degli anni '80/90?
Senza dubbio.
Non a caso il film prossimo venturo di Andy Muschietti proietta la trama negli anni '80 proprio per attirare la " nostra " attenzione seguendo la scia di prodotti di successo come Stranger Things.
Ma quanta attenzione c'è per il giovane pubblico moderno?
Poca, secondo me.
E' una mia impressione, ma mi pare che il film non ci punti moltissimo e che non punti a diventare una figura di riferimento come in passato.
Il problema è proprio nei giovani di oggi, secondo me.
La mia idea è che siano pochissimo interessati al genere horror, così di moda ed importante negli anni d'oro di fine anni settanta e negli anni '80 in generale.
Questo film è una sorta di sirena di omerica memoria che funge da richiamo per tutti i i trentenni/quarantenni di oggi.

Che film sarà?
Certamente migliore di quello di Wallace, la cui seconda parte è davvero complicata da difendere, anche per via degli attori piuttosto imbalsamati.
Ma, il mio giudizio su quella parte è molto pregiudizievole, perché visto ad una età in cui ero molto giovane non riuscivo minimamente a empatizzare con quei personaggi nemmeno nel romanzo di King.
C'è sempre stata una stonatura nei perdenti una volta cresciuti.
Una velata forma di oscurità, cinismo e pessimismo.
Molti di loro erano ricchi, ma infelici.
Era come se King ti spiattellasse in faccia il tuo futuro: crescerai, magari prospererai, ma perderai moltissimo.
Vidi per la prima volta il film Tv di Wallace senza conoscere nemmeno l'esistenza del romanzo.
Era sicuramente estate, ma non ricordo di quale anno.
Avevo sicuramente un'età compresa tra i 14/16 anni e me ne innamorai perdutamente.
Per me quel film divenne un cult.
Pennywise un'icona. Ma soprattutto mi innamorai dei perdenti, dei barren e di Derry.
I perdenti mi ricordavano terribilmente Stand By Me e tutta quella categoria di pellicole di formazione made in anni '80 che io semplicemente idolatravo.
Divenne uno dei miei argomenti di discussione preferiti ed uno dei pochi in cui mi infervoravo di passione. Non voglio generalizzare, ma ho idea che fu così anche per molti altri.
Pochi anni dopo ebbi il fatidico incontro con Stephen King, ma quello con It fu rimandato fino al novembre del 1998 ovvero il mese in cui partì per il servizio militare.
Durante il mese del C.A.R. ed afflitto da una considerevole saudade nei riguardi di casa, girovagavo per il centro di Trapani insieme al mio migliore amico di quella spiacevole esperienza quando il mio commilitone essendo un pittore ed un appassionato di arte vede una libreria in lontananza e mi chiede di accompagnarlo.

Dentro vedo una copia in bella mostra di IT e decido di acquistarlo.
Quel romanzo mi ha fatto compagnia per tutto il mese e divenne compagno di molte notti passando anche di branda in branda.
Nonostante sia ormai una copia vetusta e con le pagine ingiallite e quasi incartapecorite fa ancora bella mostra di sé nella mia libreria e non ho mai pensato di sostituirla con una nuova di zecca.
Il tomone cartaceo mi ha fatto riconsiderare e di molto in termini negativi la pellicola per la tv di Wallace per via delle numerose semplificazioni, ma allo stesso tempo non posso riprendermi indietro le emozioni che ho provato guardandola.
Fanno parte di quel che ero.
Allo stesso tempo non ho un grande trasporto per questa nuova versione.
In generale è il mio innamoramento verso le opere di Stephen King, il mio primo amore ed il mio scrittore preferito, che sta venendo meno.
Forse è per questo che m'importa poco se nel film prossimo venturo vengono meno i riferimenti alla natura molto lovecraftiana di Pennywise o se mancano le scene della gang bang con Beverly ( :-P ) o del rito di Chud.
Di contro però lo considero una delle mie più belle letture di sempre e quell'inizio con la barchetta di George con il suo impermeabile giallo mentre corre incontro alla sua morte, il suono del pianoforte della madre di Bill mentre suona Per Elisa di Beethoven, sono pagine che penso di non dimenticare mai.
Invidierò sempre i fortunati che si apprestano a leggere quest'opera per la prima volta, invidierò chi lo farà dopo aver visto il film di Muschietti e mi auguro che trasmetta la stessa passione per il genere orrorifico che contaminò la mia generazione.
Io lo guarderò, ma so già che non proverò quello che provai allora, perché quel ragazzo non v'è più e l'uomo che è adesso, ahimè, non si scardina facilmente.

Alla Prossima!



sabato 26 agosto 2017

La Torre Nera - Il Film

A volte scegli di farti del male consapevolmente.
Sapevo fin dai primi fotogrammi promozionali, dalla scelta incomprensibile di Idris Elba come interprete di Roland Deschain ed anche dal trailer che difficilmente avrei trovato questo film di mio gradimento.
Lo è stato.
Pace ed andiamo avanti.

Però due parole sul film di Nikolaj Arcel è giusto spenderle.
Ma solo due di conto, perché di recensioni di questo film ce ne sono a iosa e non voglio minimamente togliere spazio a chi se ne occupa con molta più professionalità ed impegno.
Adattare i romanzi della Torre Nera è roba ardua ed io avrei accettato persino con serenità molti dei cambiamenti.
Per quel che concerne i miei gusti e nonostante io ami alla follia la saga partorita da Stephen King, non posso mentire e non dire che gli ultimi volumi sono infarciti di stronzate.
Sì, stronzate.
Tanto che per quanto diretto e coreografato malissimo ho preferito il duello finale del film di Arcel a quello demenziale del romanzo finale della saga.
Il che è tutto dire.
Il problema principale del film è che sembra una fanfiction de La Torre Nera scritta da un ragazzino che si vede protagonista attraverso le gesta di Jake Chambers.
La durata misera ed il Pg-13 hanno fatto il resto.
Ho scritto sembra sopra?
Io penso che lo sia.
Per un fan dei romanzi il film è praticamente inaccettabile.
Se viceversa non lo si è, la pellicola non è così brutta come viene dipinta, ed anzi la prima parte è quasi apprezzabile.
E' una pellicola Young Adult con il bamboccio predestinato e sofferente che deve salvare la terra.
Manca giusto la storia d'amore, ma sarebbe stato osare troppo.
Tom Taylor che interpreta Jake Chambers io l'ho trovato tutto sommato bravo ed anche molto somigliante al personaggio cartaceo.
Matthew McConaughey ci prova nel dare un pizzico di personalità all'uomo in nero, ma la sceneggiatura e i dialoghi non lo aiutano.
Ok rappresenta il male assoluto, ma un minimo di caratterizzazione potevano pure dargliela.
Idris Elba monolitico, ma declassato.
Roland Deschain è il personaggio più sacrificato della pellicola, il che è molto grave visto che è il protagonista indiscusso della saga cartacea.
Effetti speciali abbastanza insipidi.
Insomma film guardabile ma dimenticabile per i non conoscitori della saga, ampiamente insufficiente per gli amanti della stessa.
Non scommetterei sulla prosecuzione della saga cinematografica.
Occasione persa, ma volutamente visto che è figlia di logiche commerciali.
Altrimenti non vedo la spiegazione di rendere protagonista il ragazzino e non il pistolero.
Per parafrasare il mio commento telegrafico su Twitter:

Vai, allora, ci sono altri film oltre a questo.


Alla prossima!


sabato 12 agosto 2017

I''s - Masakazu Katsura

Tra la fine di un libro e l'inizio di un altro, talvolta mi viene voglia di mettermi un po' in pausa e di dedicarmi alla rilettura di fumetti e manga che prendono polvere tra le mensole del mio armadio/libreria.
Questa volta è toccato ad I"s di Masakazu Katsura.
Forse oggi è un autore poco noto, ma il suo primo manga Video Girl Ai fece breccia nei cuori di tanti giovanissimi degli anni '90 ed accentuò la diffusione dei manga in Italia che all'epoca erano piuttosto di nicchia.
Tra questi giovani virgulti c'ero anch'io e ne fui sedotto in maniera totale con conseguente gongolamento del mio edicolante di fiducia a cui già passavo gran parte della grana in mio possesso in fumetti Marvel.
Passare quindi da Video Girl Ai ad altri ventordici manga di genere commedia sentimentale e non fu un passo breve ed I''s fu una diretta conseguenza.

I''s segue un po' la linea già tracciata da manga antecedenti che ebbero un successo clamoroso come appunto Video Girl Ai ( che però dopo il primo volume segue un percorso molto più melodrammatico ), e Kimagure Orange Road ( da noi famosissimo grazie all'anime ribattezzato E' Quasi Magia Johnny ).
La vicenda è quella classica di quel periodo: il triangolo amoroso.
Diciamolo subito, la forza di questo manga è proprio il prendersi molto meno sul serio rispetto a Video Girl Ai presentandoci una storia molto più leggera e realistica virando sul drammatico solo alle battute finali ( e manco tanto ).
Ma di questo ne parleremo dopo.
Serializzato dalla Star Comics fu pubblicato inizialmente nella rivista contenitore Express per circa due anni fino alla chiusura della stessa.
Successivamente nemmeno un mese dopo venne pubblicato nel formato a noi italiani più congeniale in quindici volumetti a cadenza bimestrale dall'ottobre del 2000 fino al febbraio del 2003.
Quando lo lessi avevo vent'anni ed ero una persona molto più ingenua e più semplice di adesso, forse persino migliore.
A vent'anni adoravo questo manga ed è del parere di quel giovane che dovete fidarvi.
Perché quello era il contesto giusto per leggerne ed apprezzarne la storia e soprattutto avevo l'età giusta per empatizzare con i personaggi protagonisti.
I''s è un manga shonen e come tale nasce come lettura adolescenziale.
Quindi se mi metto nei panni del me adolescente non posso che lodarlo e consigliarlo su tutta la linea.
Quasi quindici anni dopo e da uomo ormai lanciato nella mezza età trovo questo manga un po' invecchiato anche se ancora dannatamente divertente, ma soprattutto troppo ciclico.
Parliamone meglio:
Possiamo definire I''s come una commedia scolastica sentimentale.
Ichitaka Seto che è il sedicenne protagonista di quest'opera rispetta tutti i crismi dell'iconografia adolescenziale manga di quel periodo:
- Ragazzo indeciso e scontroso per timidezza, ma di buon cuore.
- Erotomane incallito.
- Passivo all'inverosimile e dominato dalle situazioni.
- Sfigatissimo dal punto di vista sentimentale, ma chissà perché conteso in corso d'opera da più ragazze ovviamente tutte gnocche.
Come è giusto che sia il tutto va contestualizzato poiché d'altronde parliamo di una commedia romantica quindi se il protagonista fosse deciso e diretto il tutto si sarebbe concluso in un volumetto.
L'impostazione standard è quella e come tale va rispettata.
Seto ha un'unica certezza nella vita: l'amore che nutre per la dolce e bella compagna di classe Iori Yoshizuki.
A turbare i suoi piani di conquista sarà il ritorno in città della sua gioviale e ciclonica amica d'infanzia nonché prima fidanzatina Itsuki.
Fondamentale importanza e quindi meritevoli di menzione anche i comprimari di questo manga ed in particolare i compagni di classe Teratani ( miglior amico del protagonista) e Koshinae che in molti casi superano in carisma e tridimensionalità i tre protagonisti principali quantunque risultino sempre molto ermetici.
Non che ci voglia molto perché Iori per gran parte del manga è un personaggio indubbiamente piatto.
A Teratani va anche il merito di alleggerire le atmosfere e di essere senza dubbio di smentita il personaggio più divertente di questo manga.
Storia fluida, disegni bellissimi e un pizzico di malizia fanno il resto.
C'è poco da dire, se si è amanti del genere i primi dieci numeri non si può che apprezzarli.
E sui successivi cinque che si fondano i miei dubbi e gran parte di essi sono a causa dell'eccessivo dilatarsi della storia che assume contorni troppo soap operistici nel momento in cui viene a cadere il primo triangolo amoroso.
La successiva entrata in scene di altre due corteggiatrici in corso d'opera e per giunta praticamente uguali per tratti somatici e caratteriali alle due protagoniste principali affossa parte della credibilità della storia.
Nella mia giovinezza non ci feci minimamente caso e andai tranquillamente oltre, ma adesso che do molto più peso alla narrazione trovo la scelta opinabile e solo un modo per dilatare la storia probabilmente per scelte editoriali e commerciali.
Qualche perplessità personale ce l'ho anche sul personaggio principale che per quanto gentile e di buon cuore appare molto egocentrico ed egoista.
Mi sfuggono molto i motivi per cui si meriti tutto il sostegno dei suoi compagni di classe nell'aiutarlo nel coronamento della sua storia d'amore.
Non mi pare che lui faccia molto per gli altri ed anzi tutte le situazioni in cui si ficca e le scelte che fa sono unicamente figlie del sentimento che nutre per Iori.
Ma magari è solo una semplificazione del buon Katsura per restare sui binari più leggeri della commedia e quindi molti dei meriti di Ichitaka restano sottintesi o dietro le quinte.
A parte alcune mie perplessità I''s risulta ancora adesso un manga molto divertente e leggibile soprattutto se affrontato senza particolari pippe mentali.
E' invecchiato, mostra delle rughe, ma si difende ancora bene.
Se vi capita, dategli un'occhiata.


Alla Prossima!














mercoledì 26 luglio 2017

La Torre Nera: I Fumetti - Stephen King / Robin Furth / Peter David / Jae Lee / Richard Isanove - Marvel Comics

Nel mio precedente post dedicato alla saga de La Torre Nera di King ho a malapena parlato della sua riduzione fumettistica ed invece credo meritasse ben più approfondimento.
Mi sono lanciato così in una full immersion di lettura dei fumetti togliendo peraltro spazio ad un bellissimo romanzo che stavo leggendo, ed ora sono pronto a parlarne.
Annunciati dalla Marvel Comics in pompa magna nell'aprile del 2007 alla New York Comic Convention con l'ausilio della presenza di Stephen King in carne ed ossa, questa serie portava con sé in dote un enorme carico di aspettative da parte dei fan e la possibilità di fidelizzare gli stessi in possibili lettori di altri fumetti e perché no magari intercettare lettori di fumetti random indirizzandoli verso la lettura dei romanzi.
Ci sono riusciti?
In America non saprei, ma direi di sì visto che i fumetti dedicati al ciclo de La Torre Nera continuano ad essere pubblicati con regolarità tuttora.
In Italia direi di no. 
Considerando soprattutto che la serie è ferma da quasi cinque anni.
Riuscirà il film nella missione impossibile di farne riprendere le pubblicazioni?
Ne dubito, ma mai dire mai.
Ecco cosa è stato pubblicato finora in Italia:

- La Nascita Del Pistolero 4/4

- La Lunga Via Del Ritorno 4/4

- Tradimento 4/4

- La Caduta Di Gilead 4/4

- Il Mago 1/1 ( oneshot che andrebbe letto tra il terzo e il quarto numero de La Caduta di Gilead)

- La Battaglia Di Jericho Hill 4/4

- L'ultimo Cavaliere - Il Viaggio Comincia 3/3

- L'ultimo Cavaliere - Le Piccole Sorelle Di Eluria 3/3

- L'ultimo Cavaliere - La Battaglia Di Tull 3/3

Ma com'era  questa serie?
Parliamone un po'.
Prima di tutto è bene dire che la presenza di Stephen King nei fumetti è pressoché simbolica.
Leggendo le interviste e i redazionali alla fine degli albi appare lampante che il Re abbia lasciato quasi carta bianca agli autori coinvolti nel progetto limitandosi a qualche imprinting schematico.
Tra gli autori troviamo Robin Furth assistente di Stephen King nel progetto de La Torre e vera e propria enciclopedia vivente del mondo relativo al ciclo dei romanzi.
Robin ha anche scritto un libro dedicato alla Torre Nera dal titolo Dark Tower: A Concordance una sorta di enciclopedia/glossario sulla Torre.
Robin al suo esordio come sceneggiatrice di fumetti è accompagnata ai testi da uno dei più grandi scrittori della casa delle idee come Peter David, dal bravissimo Jae Lee ai disegni e dal colorista altrettanto abile Richard Isanove.
Gli autori optano per una scelta molto scontata ma allo stesso tempo giusta, che è quella di ambientare la serie nella giovinezza di Roland prendendo spunto dal quarto libro della saga La Sfera Del Buio e qualcosa da L'ultimo Cavaliere, il primo dei romanzi.
In questo modo hanno potuto offrire un approccio più morbido ai lettori del fumetto che non conoscevano minimamente i romanzi della serie.
Della trama ne ho già parlato marginalmente nel post precedente, ma ho omesso quasi totalmente qualsiasi riferimento al background giovanile di Roland raccontato quasi dettagliatamente nel quarto volume della serie.
Quel quasi è il vero motivo d'interesse di molti dei cicli di questi fumetti.
Perché gli autori pur seguendo la trama basica dei volumi ( nel primo ciclo pedissequamente ) approfondiscono alcune vicende che Stephen King ha raccontato in maniera ermetica e subdola.
Certo, non sapremo mai quanto ci sia veramente di King nella versione che viene raccontata da questi autori, ma finché Stephen non si deciderà a donare a noi fan della serie la sua versione de La Caduta Di Gilead e de La Battaglia Di Jericho Hill, tocca fare di necessità virtù.
Il ciclo di avventure giovanili di Roland e dei suoi fidati compagni Cuthbert ed Alain lo potremmo definire come una sorta di poema cavalleresco patriarcale dai toni tragici con sfumature western e fantasy.
C'è un amore giovanile molto facilone e tragico che trasuda ineluttabilità fin dall'inizio. Intrighi di corte in baronie rurali con maghi mefistofelici che si muovo dietro le quinte e non, tradimenti e bugie, rivoluzioni e morte.
Soprattutto quest'ultima.
Perché la via per la Torre è lastricata dalla perdita di tutto.
La saga fumettistica non è male ed anzi fino a Tradimento mi ha soddisfatto appieno.
Il mio interesse è venuto meno con i cicli successivi da cui mi aspettavo molto di più.
Ottima l'impaginazione e la confezione degli albi.
Fin quando c'è Jae Lee ai disegni la serie offre un comparto grafico veramente accattivante ed i dialoghi di Peter David sono sempre incisivi.
Le note esplicative a fine volume firmate da Robin Furth sono bellissime ed aiutano tantissimo nella comprensione della simbologia, del folklore e della mitologia della saga.
Non posso dire che io abbia sofferto per la mancanza della pubblicazione degli altri cicli di questa saga fumettistica, ma penso che i fan di queste storie si meritino il proseguimento delle stesse.

Alla prossima!