venerdì 1 aprile 2022

Trilogia di New York / Città di vetro / Fantasmi / La stanza chiusa - Paul Auster

La prima cosa che ho fatto quando mi sono negativizzato è stata farmi una passeggiata sul lungomare e fiondarmi nella mia libreria di fiducia per approfittare della scontistica del 20 % su tutti gli Einaudi.

Notoriamente Einaudi ed Adelphi hanno quasi sempre i migliori autori, soprattutto per quel che concerne i classici contemporanei, ed è difficilissimo trovare qualcuno di questi libri nel circuito delle bancarelle o dell'usato.

In genere la gente degli Einaudi e degli Adelphi difficilmente si disfa.

Quello che ho fatto è stato gettarmi su uno degli autori che più mi ha stuzzicato negli ultimi anni, ma che per una questione di pecunia non avevo ancora affrontato, ovvero Paul Auster.

Uso il termine affrontato, perché quando si tratta di autori del classico contemporaneo che in genere utilizzano uno stile ed un linguaggio poco agevole e semplificato, è sempre un terno al lotto.

Se vi fate un giro su Instagram troverete migliaia di recensioni su questo autore molto prolifico, tra l'altro, ma risulta anche parecchio divisivo.

Al momento per me è un po' difficile appartenere ad uno dei due schieramenti, anche perché ho solo letto la Trilogia di New York, ma ho già in rampa di lancio 4321 quindi potrò presto esprimere un giudizio parziale.

Se dovessi esprimermi solo al riguardo del libro che ho letto, mi sento di capire chi critica questo autore, perché questi tre racconti non sono immediati, e pur appartenendo un po' al genere noir, non ne rispettano le dinamiche, ed anzi appaiono parecchio complessi e strutturati.

Si parte con una banale investigazione, si va alla ricerca di qualcuno, ed in ognuno di questi racconti, si finisce con il perdere se stessi.

Basterebbe questa frase e leggere la sinossi per capire se questo libro può fare o meno al caso del lettore.

Io ho trovato Fantasmi, La stanza chiusa, e Città di vetro, tre racconti incredibili.

A prima vista sconnessi uno dall'altro, ma andando in fondo ritornano personaggi, situazioni, ed una New York eterea e particolare.

Paul Auster inserisce anche un po' di meta letteratura che rende ancora più alienante ed estrema la lettura e soprattutto ci dona dei personaggi che raramente si muovono in un contesto di genere noir, ma prendono vie traverse, ossessive ed imprevedibili.

Probabilmente è un libro che andrebbe riletto subito dopo, perché tra un racconto e l'altro è possibile cogliere dei fili sottilissimi che li legano, che a prima vista potrebbero sfuggire.

Io questo libro lo stra-consiglio, e non vedo già l'ora di affrontare quel mattonazzo di 4321.

Insomma è un po' presto per poter dire se Paul Auster sarà un autore che amerò, e leggendo le sinossi degli altri romanzi, posso ammettere di essere attratto da pochi di loro, ma per ciò che concerne questa trilogia, io sono contentissimo di averla letta.

Vi lascio con la sinossi, presa in prestito da Ibs:

Tre detective-stories eccentriche e avvincenti in cui Paul Auster inventa una sua New York fantastica, un «nessun luogo» in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all'infinito. Pubblicati per la prima volta tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi Città di vetroFantasmiLa stanza chiusa, che compongono Trilogia di New York, sono diventati classici della letteratura americana contemporanea.

In una città stravolta e allucinata, in cui ogni cosa si confonde e chiunque è sostituibile, i protagonisti di queste storie conducono ciascuno un'inchiesta misteriosa e dall'esito imprevedibile. Tutto può cominciare con una telefonata nel cuore della notte, come nel caso di Daniel Quinn (Città di vetro), autore di romanzi polizieschi che accetta la sfida che gli si presenta e si cala nei panni di uno sconosciuto detective. Ma può anche capitare che chi debba pedinare si senta a sua volta pedinato (Fantasmi); o, ancora, che ci sia qualcuno che s'immedesima a tal punto nella vita di un amico da sposarne la vedova e adottarne il figlio (La stanza chiusa). Tre detective-stories eccentriche e avvincenti in cui Paul Auster inventa una sua New York fantastica, un «nessun luogo» in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all'infinito. Ed è proprio nell'invenzione di questa solitudine che i personaggi della Trilogia misurano il proprio io e scoprono il loro vero destino.



Alla prossima! 


lunedì 14 marzo 2022

Tra Covid, vecchi manga, e Hyperion

Marzo, da qualche anno a questa parte lo identifico con la clausura.

Prima il lockdown, poi la zona rossa, ed infine...la positività al Covid.

Ebbene sì, l'ho preso anch'io, e ritengo giusto scriverlo qui, anche perché è uno dei motivi per cui anche questo mese sarò poco attivo su questo spazio.

Sono ormai quattordici giorni che sono chiuso in casa, più o meno da quando mio fratello è risultato positivo e sintomatico.

Anch'io ho avuto leggeri sintomi, che sono stati quelli di un forte raffreddore, con sintomi febbrili solo per una notte, e risultando negativo persino al primo tampone in farmacia.

Giovedì saranno dieci giorni, e potrò sapere o meno se mi sarò negativizzato.

Insieme a me lo hanno preso anche due miei amici, ma a loro è andata meglio poiché dopo una settimana erano già negativi, mentre la mia dottoressa mi ha consigliato di aspettare almeno dieci giorni.

Comunque mi armerò di pazienza ed aspetterò, anche se dovessi risultare nuovamente positivo, d'altronde l'importante è stare bene, stare a casa mi pesa meno.

Chiusa la parentesi relativa al Covid, marzo è stato foriero di poche letture, finora.

Cioè ho comprato l'edizione Urania di Hyperion, ma è un libro che comunque avevo già letto alcuni anni fa, solo che non avevo un'edizione cartacea e ne ho subito approfittato, ne parlerò alla fine di questo post, anche se non avrò molto da dire, non mi sento un esperto di fantascienza letteraria, che ho sempre considerato poco affine ai miei gusti letterari.

La clausura mi ha portato a rispolverare dalla libreria due manga: Alita e Bastard!!.

Non ne parlerò approfonditamente.

E' molto difficile parlare di lunghe serializzazioni.

Una cosa che ho notato nella serializzazione di un manga, e che molto spesso non mi sconfinfera molto, è il fatto che specie nei primi volumi, l'autore stesso ha solo una vaga idea del proseguo e del successo dell'opera, e che quindi dal punto di vista della coerenza narrativa, non tutto torna esattamente, ed anzi, l'opera stessa viene divisa in segmenti narrativi soprattutto per esigenze editoriali e commerciali, in base al successo dei primi volumetti.

Sia Alita che Bastard soffrono molto di questa cosa.


Partiamo da Alita.

Ho riletto i diciotto volumi in poco tempo, subito dopo aver acquistato quelli che mi mancavano proprio la settimana prima di chiudermi in casa.

A livello generale posso dire che Alita mi è piaciuto molto, anche se si nota molto una sorta di allungamento narrativo, soprattutto nella seconda parte.

Credo che si possa dividere Alita in almeno quattro tronconi.

Il primo volume sembra molto diverso dagli altri, specie come spirito narrativo.

Il primo volume è molto più sporco e dark, in una sorta di noir ed hard boiled fantascientifico che colpisce molto.

Sono bellissimi i primi capitoli di questa storia che un po' ricorda persino Pinocchio almeno inizialmente, con quest'uomo che trova tra i rottami la testa di un cyborg e poi gli ridona vita andando a cercare i componenti tra il mercato nero sfruttando il fatto che sia un cacciatore di criminali.

Anche l'atmosfera che permea la discarica e l'ambientazione rendono questo primo volume il più bello in assoluto, secondo me.

Con l'entrata in scena di Yugo, con le prime avventure di Alita che diventa a sua volta cacciatrice, il manga diventa molto più adolescenziale, ma ancora molto bello.

Alita inizialmente si comporta molto in maniera istintiva ed adolescenziale, ed i primi cinque, sei volumi sono quelli più cinematografici e shonen, ma comunque molto belli.

I primi cinque volumi sono quelli che ho apprezzato più in assoluto, anche in questa rilettura.

La parte ambientata nel motorball è probabilmente la parte più divertente e leggera del manga, e qui entriamo in un arco narrativo di ribellione, ma anche di immaturità dell'eroina di questo manga.

Il motorball mi ha ricordato moltissimo il gioco per Amiga 500 Speedball II dei magnifici Bitmap Brothers.

La terza fase del manga è quella che chiude il cerchio delle prime avventure di Alita, ed in un certo senso è il finale del manga.

Secondo me, doveva finire lì.

E' molto forte la sensazione che Alita dopo il numero dieci dell'edizione italiana, sia proseguito per ragioni economiche ed editoriali.

Narrativamente parlando ho trovato più deboli gli ultimi otto numeri del manga, e meno interessanti anche tutti i personaggi che entreranno in corso d'opera: Kaos, Den, Figura quattro, l'ormai cresciuta Koyomi, mi hanno lasciato molto poco.

Gli ultimi capitoli sono molto filosofici e rivoluzionari in quanto ad epica narrativa, ma personalmente li ho trovati molto allungati e meno interessanti.

Alita comunque è un manga che in generale ho riletto con molto piacere.


Ho riletto anche i ventidue volumi di Bastard!! in mio possesso.

Quest'opera è un vero casino, e mi sono ricordato rileggendo gli ultimi numeri, perché l'abbandonai e perché ormai di quest'opera si parla così poco.

Il manga ormai da tantissimi anni è fermo al numero ventisette e sono passati vent'anni da quando io mi fermai al ventidue, risulta palese che Hagiwara si sia un po' stancato o abbia avuto problemi nella prosecuzione dell'opera.

I primo dodici, tredici numeri del manga mi hanno divertito molto.

Tutta la meta narrativa dell'opera, con Dark Schneider che parla al lettore con la consapevolezza di essere il protagonista dell'opera lo trovo ancora molto divertente, in più è un personaggio davvero ricco di sfumature, specie per quel che concerne il suo rapporto con Yoko.

Certo, dal punto di vista sentimentale è un manga molto anni '80/90, ma è parecchio intrigante.

Bastard!! è un fantasy medievale ricco di inventiva e citazioni, da D & D, alla musica metal, fino ad arrivare a Tolkien o alle carte Magic.

In più presenta dei bei personaggi, ed almeno per i primi quattordici numeri, una trama molto lineare ed evocativa, fatta di grandi battaglie ed ottimi disegni.

Il problema di questo manga è la deriva biblica degli ultimi volumi, che passano dalla serialità alla commedia sexy in maniera fin troppo marcata, rendendo confusionario il tutto.

Ammetto che anche in questa seconda lettura ho trovato gli ultimi volumi quasi incomprensibili ed illeggibili.

Sono comunque contento di averlo riletto.


Come dicevo inizialmente, la mia unica lettura di stampo letterario è stata Hyperion di Dan Simmons.

Ho già parlato a suo tempo di questo autore, che è in assoluto tra i miei preferiti, e recentemente grazie ad Urania, è stato ristampato in allegato ad alcuni quotidiani.

Sempre di questa edizione mi sono fatto già prendere Neuromante di Gibson, ed appena potrò andrò a recuperare anche Tre millimetri al giorno di Matheson, uscito mercoledì scorso.

Quest'ultimo è un autore a cui vorrei dedicare un po' di spazio su questo blog, un po' come ho fatto con Clive Barker negli ultimi mesi.

Diciamo subito una cosa: sono molto contento che Urania abbia dato a tutti la possibilità di leggere Hyperion a 6,99 Euro, ma a questo punto doveva anche dare l'opportunità a tutti i lettori di poter leggere anche il seguito, poiché altrimenti suona come un'opera lasciata a metà.

Non so se non sia stato inserito nel calendario editoriale per una questione di diritti di pubblicazione, ma è una grave mancanza, secondo me.

Hyperion finisce praticamente in maniera tronca.

Costringerà i lettori a cercare altrove il proseguo di questa lettura.

Personalmente trovo Hyperion un romanzo fantastico.

Così come Dune, è molto forte la sensazione di trovarsi davanti, un'opera fantascientifica molto meno popolare di quanto si pensi, e molto affine alla letteratura " alta ".

Sono tantissime le citazioni in corso d'opera, ed il cammino di questi sette pellegrini è molto suggestivo.

E che dire della figura dello Shrike?

Probabilmente è una delle più belle creature mai prodotte in ambito fantascientifico.

E' incredibile la varietà di contenuti di quest'opera.

Ogni racconto della vita di questi sette protagonisti, tocca un genere letterario diverso, andando a scomodare non solo poeti come Keats, ma anche Fitzgerald e Raymond Chandler.

E' un vero peccato che il viaggio di questi pellegrini si concluda proprio sul più bello.

Certo, ci sono delle parti sicuramente prolisse, ma sfido chiunque a non affezionarsi alle storie di queste persone, così diverse, così peculiari, ma tutte accumunate dalla figura misteriosa ed ineluttabile dello Shrike.

Ho adorato ancora una volta Hyperion, e continuo ad adorare Dan Simmons, un autore che dovrebbe essere ben più conosciuto, e talmente poliedrico da poter essere letto da qualsiasi appassionato di genere fantasy, fantascientifico ed horror.


Alla prossima!





lunedì 28 febbraio 2022

Galilee - Clive Barker

Continua il mio excursus di rilettura delle opere di Clive Barker, e questa volta tocca a Galilee.
Devo essere onesto ed affermare che di questo romanzo praticamente non ricordavo nulla.
Ogni volta che mi accade di non ricordare gli stralci della storia mi capita di viverlo come un segnale dall'allarme, nel senso che evidentemente trattasi di un'opera che alla prima lettura non mi ha lasciato nulla.
Che dire, magari sarà stato così quando lo lessi allora, ma stavolta posso dire tranquillamente che Galilee mi è garbato molto.
Se chi si ritroverà a leggere questo post è appassionato di letteratura mitologica di stampo fantasy, e se si è amanti di Sandman o American Gods di Neil Gaiman, beh, questo romanzo è quasi imperdibile, dico quasi perché ci sono due, tre cose che a me non sono piaciute, ma ne parliamo dopo la sinossi:

Ricchi come i Rockfeller, in vista quanto i Kennedy, i Geary dominano sin dalla Guerra Civile la vita degli americani, abilissimi nel celare le origini di tanta influenza e la vastità della corruzione che ne è alla base. Rachel Pallenberg non avrebbe mai immaginato di incontrare - e ancor men di sposare lo scapolo d'oro più ambito di tutta l'America, Mitchell Geary. Ma il suo romantico sogno d'amore si interrompe proprio il giorno del suo matrimonio: Rachel non è pronta ad affrontare l'incubo che ha inizio con la scoperta della vita segreta del clan. Perché i Geary sono una famiglia in guerra. I loro nemici sono i Barbarossa, una dinastia la cui influenza non si manifesta nei palazzi della politica, ma nell'universo sensuale dell'anima e della carne.


Partiamo un attimo dal packaging.
Galilee fu pubblicato una prima volta nel 1998, e successivamente ristampato dalla Sonzogno nel 2001 in formato tascabile al prezzo di 9.900 Lire.
Ed è quest'ultima l'edizione che è in mio possesso, comprata su Ebay intorno al 2014/2015 a pochi Euro.
Parliamo di un'opera che conta 700 pagine, e che quindi è molto difficile considerare un'opera minore, per quanto mi pare che sia uno dei libri meno conosciuti e celebrati del buon Clive.
In verità è un libro parecchio scorrevole e suggestivo.

I topoi narrativi di Barker sono sempre quelli, soprattutto per quel che concerne il ramo fantasy/erotico che è sempre ben presente nelle sue opere, però qui ci troviamo davanti ad una epopea che vede coinvolte due famiglie, una di stampo divino e l'altra umana, ma potente quanto potrebbero esserlo stati nella realtà i Rockfeller o i Kennedy.
A fare da collante di trama tra queste due dinastie, comunque legate a doppio filo fin dagli albori, è Rachel, una giovane ragazza che come in una fiaba conquista il cuore dello scapolo d'oro dei Geary, una famiglia di magnati tra le più potenti d'America, ma che successivamente, in seguito alla rottura del suo matrimonio, farà la conoscenza di Galilee, primogenito di una famiglia divina, ma anche parecchio disfunzionale.
Quello che al quaglio potrebbe sembrare e lo è in un certo senso, un triangolo amoroso, è in realtà molto di più, perché Barker dipinge alla perfezione tutti i personaggi che compongono questo libro.
I personaggi che compongono la famiglia di Galilee, sono tutti spettacolari nella loro eccentricità.
Maddox, Zabrina, Marietta, fino alla matriarca Cesaria sono tutti personaggi cesellati alla perfezione, tanto che viene spontaneo empatizzare con loro anche se si tratta praticamente di divinità.
Ma non voglio parlare troppo della trama, perché è bello scoprire questi personaggi in corso d'opera, ciò che posso dire è che come sempre Barker presenta dei personaggi sopra le righe e piuttosto maliziosi, ma anche molto emozionanti per il lettore.
In un certo senso narrativamente parlando è una sorta di Dinasty o Dallas mitologico, visto che comunque entreremo anche nella vita della famiglia Geary, molto più pragmatica e spietata, per certi versi.
Il libro però non è solo questo, perché è composto anche da delle micro storie di altri personaggi che avranno a che fare con queste due famiglie.
Proprio per questo ho citato Sandman, inizialmente.
Piccole parabole di uomini che durante il loro cammino incontrano dei personaggi speciali.
Il libro stesso che stiamo leggendo in un certo senso ricorda il libro di Destino di Sandman, perché in un perfetto meccanismo di meta lettura, noi lettori stiamo leggendo una biografia familiare che Maddox sta scrivendo in corso d'opera.
Proprio per questi piccoli tocchi di classe, mi permetto di affermare che Galilee è un ottimo libro, o almeno lo è per tre/quarti, secondo me.
C'è qualcosa che non mi torna nel narrato.
Ad un certo punto è molto forte la sensazione che Barker abbia voluto tirare il freno a mano ed abbia editato alcune cose, e persino il finale è fin troppo aperto, come se avesse avuto intenzione di cominciare una saga.
La trama disattende un pochino per quel che concerne alcuni avvenimenti del passato, continuamente accennati, ma mai raccontati veramente, soprattutto per quel che concerne il patriarca di queste divinità ovvero Nicodemus, soprattutto per quel che concerne la sua morte vera o presunta, che resta una questione totalmente aperta ed irrisolta.
Ma non è solo questo, fin dall'inizio ci viene raccontato che siamo davanti ad una sorta di caduta degli Dei, che L'Enfant ( casa costruita nientemeno che da Thomas Jefferson ) ovvero la dimora di queste divinità cadrà e vedrà distrutta, ma all'atto pratico di questo conflitto vedremo poco o nulla.
Dal lato puramente del pathos narrativo mi sento deluso e un po' preso in giro dalla storia, che da questo punto di vista lascia in sospeso troppe cose.
Insomma Barker si concentra più sui sentimenti umani e divini, che sul resto, disattendendo un po' tutto il costrutto narrativo che fin dal principio portava ad altro.
So che un conflitto tra umani e Dei lascia il tempo che trova e sarebbe impari, ma se per tutto il libro parli dello scontro che avverrà, beh, io quello scontro voglio leggerlo.
Insomma Galilee è un bel viaggio, ma personalmente sono rimasto deluso per quel che concerne la coerenza narrativa, però è doveroso aggiungere che dal punto di vista dei personaggi rimane un libro veramente bello ed accattivante.


P.s: Mentre ero alla ricerca della sinossi da inserire sul post, mi sono imbattuto in alcune recensioni che fanno degli esempi molto simili ai miei, per quel che concerne le associazioni letterarie o filmiche, segno che leggendo quest'opera a tutti quanti sono venuti in mente gli stessi esempi.
Chiedo scusa in anticipo se qualcuno possa pensare che io abbia copiato da qualche altro post, ma non è così, ve lo assicuro.


Alla prossima!




giovedì 10 febbraio 2022

Ghost Story - Peter Straub

 " Okay, proviamo di nuovo ", disse lui. " Cosa sei? "

" Lo sai. " Rispose lei.

Insistette. " Che cosa sei? "

Sorrise porgendogli quella straordinaria risposta.

" Sono te. "

" No. Io sono io. Tu sei tu. "

" Io sono te. "


Già solo per questo scambio splendido e per tutto quel primo capitolo quasi in medias res che funge sia da prologo che da quasi epilogo, questo romanzo meriterebbe la lettura.

Però andiamo per gradi.

Chi è Peter Straub?

So che è una domanda retorica poiché tutti conosciamo Wikipedia, però è giusto iniziare un articolo parlando prima dell'autore.

In Italia questo autore è noto soprattutto per aver scritto a quattro mani con Stephen King i romanzi Il Talismano e La casa del buio.

Entrambi dovevano essere parte di una trilogia, ma recentemente i due autori hanno dichiarato che difficilmente troveranno il tempo per potersi dedicare al terzo capitolo.

La mia idea è che non ne abbiano poi questa gran voglia, d'altronde da La casa del buio sono passati più di vent'anni.

Però direi di chiudere qui questa parentesi e magari ne riparlerò quando mi deciderò di rileggere La casa del buio con la prospettiva di parlarne qui.

Molti degli scritti di Peter Straub vennero pubblicati dalla Bompiani, credo in scia alla pubblicazione de Il Talismano.

Ebbene, mi piacerebbe molto recuperare alcuni di essi, che oggi credo vaghino nel limbo dei fuori catalogo.

Straub non è un autore su cui ci sia molto hype e quindi i suoi libri si trovano attualmente a pochissimo prezzo su Ebay ed affini.

Mi piacerebbe leggere in futuro sia Koko che Il drago del male.

Del primo ho visto che circolano anche alcune copie in edizione Fabbri, quella blu cartonata che spesso appare in bella vista in qualsiasi mercatino dell'usato librario.

Io ovviamente ho conosciuto Peter Straub tramite il romanzo Il Talismano, ma in verità ne sono stato incuriosito a causa del fatto che Stephen King nel suo Danse Macabre ha inserito Ghost Story non solo come uno dei romanzi che più lo hanno influenzato, ma anche come uno dei migliori romanzi di genere fantastico ed horror di maggior rilievo negli anni che vanno dal 1950 al 1980.

Gli ha dedicato un intero capitolo, e ne ha parlato con così entusiasmo, che all'epoca andai su Ebay e mi decisi a comprarne subito una copia.

Lo lessi a suo tempo, mi piacque, ma non condivisi quell'entusiasmo.

Con lo scorrere del tempo provai a rileggerlo almeno due volte, ma entrambe le volte mi arenai intorno alla pagina 150 o giù di lì.

Dico queste cose per onestà intellettuale, perché mi rendo conto che in alcuni punti questo è un romanzo abbastanza lento e prolisso.

Però la terza rilettura è stata quella giusta, perché ho apprezzato il libro molto più della prima volta.

Oggi posso fare ammenda ed affermare che Ghost Story è un gran bel libro.

Parliamone dopo la sinossi:

"Quattro rispettabili anziani professionisti ci Milburn, una cittadina sperduta fra i monti dello stato di New York, si ritrovano ogni quindici giorni a raccontarsi storie di fantasmi. Hanno sentito il bisogno di farlo da quando un loro amico è morto all'improvviso durante un ricevimento offerto in onore di una misteriosa attrice.
Ora, nell'inverno di Milburn, una strana creatura, che nel passato aveva subito un danno dai quattro amici, è tornata per esigere il suo tributo. Così la città viene conquistata a poco a poco da un orrore che dapprima si insinua nella sonnolenta routine quotidiana, poi si manifesta spaventoso in tutta la sua violenza.
Alleato dei quattro diverrà lo scrittore di storie soprannaturali Don Wanderley, che per quanto esperto in materia, non potrà garantire l'esito dello scontro finale."

Credo che per apprezzare un libro del genere bisogna avere un po' di infarinatura del genere.

Questo mi rendo conto che potrebbe essere visto come un difetto, perché è un libro che è facile associare ad altri libri, altri generi ed altri autori.

Forse è per questo che oggi sono in grado di apprezzarlo di più, perché con il tempo ho assimilato molte storie che hanno ispirato questo libro o che sono state ispirate da questo libro.

Ghost Story è un romanzo del 1979.

Persino King ha usato alcuni dettami di quest'opera per alcuni suoi racconti, e la natura ciclica e temporale del villain di questa storia ricorda tantissimo IT o anche alcuni personaggi mitologici di Neil Gaiman.

Straub a sua volta però afferma di essersi ispirato a Le notti di Salem per quel che concerne la cittadina protagonista di questo libro ovvero Milburn.

Un'altra associazione che mi è venuta subito in mente è quella relativa a Il canyon delle ombre di Clive Barker che per certi versi un po' ricorda le atmosfere di questa storia.

Ebbene, quali sono queste atmosfere?

Ghost Story è una storia di fantasmi come il titolo lascia intendere?

No, non del tutto.

In verità in questo romanzo Peter Straub è abile a giocare con tutti gli archetipi del genere horror presentandoci un nemico che è in grado di essere qualsiasi cosa.

Capito, perché ho nominato IT?

Però qui non c'è nessun pagliaccio, ma solo una bellissima donna.

A conti fatti è un horror che mischia un po' il noir di Raymond Chandler, con le atmosfere che tanto ricordano gli anni dei libri di Scott Fitzgerald fatte di feste e bei vestiti, frullando il tutto con un po' di sano horror alla Stephen King di quando racconta l'arrivo dell'orrore esterno in un sobborgo cittadino qualsiasi.

L'idea della Chowder Society è molto suggestiva e potente, forse ispirata alla famosa sera in cui vennero piantati i semi per la creazione di due degli archetipi horror più famosi di ogni tempo ovvero Frankenstein e Il Vampiro, ma funziona dannatamente bene.

La chowder society è composta da quattro amici un po' attempati che si riuniscono una tantum per bere e raccontarsi storie dell'orrore o comunque surreali.

In principio erano in cinque ed uno di loro muore in un modo strano.

Aveva da poco conosciuto una bellissima donna.

Straub per alcuni di questi personaggi sceglie il nome di scrittori veramente esistiti, non a caso uno dei protagonisti si chiama Hawthorne ed un altro Sears James.

Non a caso la storia che quest'ultimo racconterà sembra pari pari uscita da Il giro di vite di Henry James, molto subdolo Straub, vero? XD

Scherzi a parte, Straub fa un gran lavoro con i personaggi di questo libro, tutti sviscerati benissimo, e tutti quanti molto credibili nelle proprie peculiarità, caratteristiche e debolezze.

In verità dal punto di vista corale, inteso come sobborgo cittadino, il tutto funziona benissimo e risulta oltremodo coeso dal punto di vista narrativo.

Magari qualcuno storcerà il naso nel vedere quattro protagonisti così attempati, ma in verità andando avanti faranno capolino nella storia anche il giovanissimo Peter e quello che alla fine sarà il vero protagonista della storia, Don Wanderley, che poi è il nipote del quinto membro della Chowder Society che è deceduto.

Nelle vite di questi personaggi, che sia al passato o al presente, farà o avrà fatto capolino una donna, che si chiami Eva, Alma, Anna o Angie, è sempre lei, così diversa, ma così uguale...

Mi fermo qui con la descrizione di questo libro, sennò andrei per le lunghe.

Descritto così sembra un romanzo in cui succede poco, ma la parte horror c'è ed è moltissima, fidatevi.

Le ultime centinaia di pagine sono un crescendo continuo e c'è parecchia azione e parecchia...morte.

Tra le fila dei buoni soprattutto.

Ci sono difetti in questo romanzo?

Quelli figli del genere direi.

Quindi non insormontabili.

Quali, direte?

Direi che come in ogni film, romanzo o fumetto di quel periodo, il male all'inizio sembra implacabile, poi invece soprattutto nei confronti finali, sembra quasi che venga sconfitto facilmente.

E' una cosa che nella narrativa di una storia incrocio spesso e ci ho fatto il callo, ed in più mi rendo conto che non è facile scrivere di una lotta.

Cioè in un film o in un fumetto, una coreografia o un disegno risultano molto più coinvolgenti e credibili di una scena narrata.

Non so se sono riuscito a spiegarmi, in tal caso mi scuso.

Insomma Ghost Story è un gran bel libro, e se vi capita sottomano, non fatevelo sfuggire.

Inizialmente vi sembrerà altro, e questo mi dà la possibilità di parlare anche dell'inizio.

Beh, quella parte è molto ambigua e lolitesca.

Ed è dannatamente bella e inquietante.

So che in una delle ultime ristampe, proprio l'inizio è stato usato come sinossi, cosa per me sbagliata, visto che il libro per trecento pagine o più, è proprio tutt'altro.

Ma li capisco, è un inizio al fulmicotone.

Un uomo viaggia in auto con una una bambina che non è sua figlia, la tiene praticamente prigioniera, ed in più progetta di ucciderla.

Ditemi se non è un inizio meraviglioso.

Ehm, volevo dire, narrativamente accattivante, non denunciatemi per istigazione alla violenza. XD

Chiedo venia per la lunghezza, ma credo che un post del genere possa essere tranquillamente letto a pezzetti con lo scorrere del tempo, anche perché difficilmente riuscirò a scrivere altro per questo mese in corso, poiché il materiale da leggere scarseggia.



Alla prossima!










domenica 30 gennaio 2022

Gli occhi del drago - Stephen King

E' di pochi giorni la notizia ufficiale che il prossimo romanzo di Stephen King sarà un fantasy intitolato Fairy Tale ( da non confondersi con il quasi omonimo titolo di un manga ed anime molto famoso ).

E' una bella coincidenza che nello stesso periodo io stessi rileggendo l'unico fantasy classico che finora King avesse mai scritto, ovvero Gli occhi del drago.

King non è nuovo al fantasy.

Da la saga de La Torre Nera, passando per Il talismano, King ha spesso raccontato storie fantastiche.

Che tra la miscellanea di ispirazioni per la saga de la Torre vi sia Il signore degli anelli, è lo stesso King ad affermarlo nella prefazione.

Possiamo dire tranquillamente che alcune sue storie siano più affini al fantastico che all'horror, ma Gli occhi del drago è l'unica che è propriamente del genere, anche se siamo più dalle parti del fantasy medievale.

Anche Gli occhi del drago è un romanzo che orbita intorno all'universo de La torre nera, ed alcuni suoi personaggi avrebbero dovuto fare capolino in quella saga, ma ad onor del vero, non verranno sfruttati per nulla nella saga, ma soltanto citati o poco più.

La genesi del romanzo è piuttosto semplice: la figlia Naomi, all'epoca appena adolescente, chiese al padre una storia da poter leggere che non fosse horror e King la accontentò.

Gli occhi del drago è di fatto un romanzo per ragazzi, uno di quei libri ( quasi ) favolistici che molto probabilmente oggi sarebbero etichettati come YA.

In un certo senso Naomi è persino nel romanzo, visto che uno dei comprimari più importanti ha il suo stesso nome, ed è la persona a cui è dedicato il romanzo insieme a Ben Straub ( figlio dello scrittore Peter Straub, autore di cui voglio parlare presto ).

Anche Ben avrà l'onore di avere un personaggio che porterà il suo nome ( ho idea che King " shippasse " la coppia Naomi/Ben visto la direzione che prenderanno i due personaggi in corso d'opera ).

Gli occhi del drago è un romanzo che io ho trovato strano, ma parliamone meglio dopo la sinossi:


Trama. Nel regno di Delain, il vecchio e gobbo re Roland vive con la moglie Sasha e il suo primo figlio Peter. ... A distanza di anni i due ragazzi sono cresciuti e Flagg complotta l'omicidio di Roland, con in mente il piano di colpevolizzare Peter, in modo da sbarazzarsi del legittimo erede al trono.


Perché Gli occhi del drago è strano?

Perché a mio avviso questo libro ha una sorta di doppia natura.

King si sforza di essere più leggero e scorrevole del solito.

La prima parte è molto fiabesca.

King sfonda più volte la quarta parete, come per alleggerire la tensione, ed infatti la prima parte suona molto accademica, quasi come se ci venisse sussurrata come una storia che viene raccontata prima di andare a letto.

Ma a volte, tra le righe, si evince il fatto che King non possa fare a meno di quella che è la sua natura, ovvero di spaventare il lettore.

La morte del Re è puro horror.

Flagg in ogni sua apparizione lo è altrettanto.

Ci sono anche alcune chicche in quest'opera: Flagg che prima di dormire legge una pagina del Necronomicon ogni giorno.

Una citazione letteraria ispirata da una delle poesie più famose di Stephen Crane.

Ed in più, per essere stato scritto negli anni '80, il libro è parecchio inclusivo e progressista.

Peter, il futuro Re, che gioca da bambino con il telaio giocattolo della madre ( che sarà fondamentale ai fini della storia ) è quanto più lontano ci sia dal patriarcato regale.

Mi rendo conto di non aver ancora parlato della storia, ma invero non credo vi sia da dire molto.

Gli occhi del drago è un fantasy molto lineare.

I personaggi sono piuttosto ermetici, ma comunque abbastanza accattivanti.

E' strano dirlo, ma probabilmente il personaggio cardine della storia, ossia Peter, è probabilmente il più stereotipato del libro.

Peter è il classico eroe senza macchia e senza paura, bello, coraggioso, intelligente e di buon cuore, praticamente monolitico fin dall'infanzia.

Il romanzo ha un'impostazione molto medievale e feudale e ruota tutto intorno a quattro figure: Re Roland, il mago di corte Flagg ed i due figli del Re, Peter e Thomas.

Quanto Peter è eroico e coraggioso, quanto Thomas che è il figlio minore oltre ad essere la copia sputata del padre ( non proprio un adone ) è anche pavido e geloso del fratello ( spesso a ragione visto che il padre lo ignora bellamente in favore del primogenito ).

Flagg, che i lettori della Torre Nera e de L'ombra dello scorpione conoscono bene, è una figura machiavellica e mefistofelica, che tesse trame nemmeno tanto nell'ombra e che punta a far diventare Re Thomas ai danni del fratello maggiore che ritiene una minaccia.

Beh, diciamo che si ingegnerà parecchio per riuscirci.

Flagg è sicuramente il personaggio meglio riuscito del romanzo.

Una figura arcana e ciclica che nel corso dei secoli ha seminato panico e distruzione nella città di Delain.

Molto buono anche il lavoro che King fa con Thomas e il Re Roland, entrambe figure molto complesse e suggestive.

Cioè, sono abbastanza ermetiche in generale, ma hanno entrambi delle caratterizzazioni interessanti.

C'è una scena in particolare che mi ha molto colpito, probabilmente la sequenza migliore del romanzo, che mi ha ricordato moltissimo la lettera di Valerie in V. For Vendetta.

Insomma in definitiva ritengo che Gli occhi del drago sia una buona lettura, sicuramente parliamo di un romanzo minore della narrativa di King, ma fa il suo ed è un buon ingresso nelle sue storie, soprattutto per un giovane lettore.

Ogni tanto King si lascia prendere la mano e graffia il lettore con due, tre scene molto potenti e parecchio creepy ( l'avvelenamento del Re Roland è degno di Martin ), e forse la parte centrale soffre di qualche rallentamento di troppo ( comunque necessario ai fini della trama ), ma direi che in generale il romanzo faccia il suo.

Bisogna essere indulgenti riguardo qualche licenza narrativa, ma d'altronde parliamo di un romanzo fantasy che ha molto di fiabesco, quindi si può chiudere tranquillamente un occhio o anche due su qualcosa che riflettendoci può sembrare assurda per quel che concerne la coerenza narrativa.

Era parecchio che volevo rileggere Gli occhi del drago, e parlarne mi è risultato persino più difficile del previsto, forse perché è uno di quei libri che non ti aspetteresti da Stephen King.

E' un King strano, leggero, ma non troppo.

Un po' ferro e un po' piuma.

Ah, dimenticavo: il romanzo è condito anche da alcune illustrazioni tutto sommato gradevoli.


Alla prossima!



giovedì 13 gennaio 2022

Il banditore - Joan Samson

Prima di parlare della mia ultima lettura dell'anno 2021, volevo un po' spiegare la mia assenza dalla blogosfera ( anche se dubito se ne sia accorto qualcuno o che sia una cosa che possa interessare più di tanto ).
Non ci sono grossi motivi alla base, se non che sto preferendo spendere il mio tempo in altre cose, persino più banali del leggere libri o divulgare, per certi versi.
Sta anche venendo meno la possibilità di leggere e comprare libri.
Ecco, questo è un problema grosso quanto una casa.
Ormai nel mercatino dell'usato sta diventando raro che io trovi qualcosa che mi interessi, mentre per ciò che riguarda i romanzi in prima edizione, ma anche le librerie fisiche in generale, è altrettanto raro che io abbia la possibilità di spendere quei 20 Euro canonici per ogni libro, previa un'attenta e scrupolosa selezione.
Ecco perché ultimamente per me sta diventando così difficile trovare argomenti per scrivere su questo spazio.
C'è anche un'ultima componente aggiuntiva: mi sto sempre più disinnamorando di Internet, dei social ed anche della blogosfera, che sta andando sempre più verso interessi e disgressioni, che sento non mi interessano più.
Però chiudiamo questo preambolo ed andiamo verso discorsi più attinenti alla natura di questo blog.

Come dicevo inizialmente Il banditore è stata la mia ultima lettura del 2021 ed anche il mio ultimo acquisto di genere librario.
Ci sono arrivato dopo un'attenta selezione, e sapendo di poter spendere denaro in una sola opera, ho scelto quella più nei miei canoni.
Ovvero non quella migliore, ma quella che desideravo più leggere.
Ho sempre dato priorità all'horror nella mia vita letteraria, e sempre sarà così.
Per quanto sia una prima edizione, l'opera di Joan Samson è un libro del 1975.
La prima volta che mi ci sono imbattuto è stata frutto del caso.
Comprai l'ultimo libro di King e come segnalibro vi era la pubblicità di una nuova collana da libreria della S & K denominata Macabre con la presentazione di tre romanzi, tra cui questo.
Quando ho letto la sinossi, e visto che si trattava di un romanzo horror di stampo rurale, l'istinto mi ha teleguidato verso quest'opera, e con il senno di poi ho fatto più che bene.


L'edizione è curata e molto carina.
La filigrana rossa, il packaging molto compatto e la copertina molto suggestiva, rendono questo libro molto bello anche dal punto di vista estetico.
Certo, il prezzo è un po' caro, ed è innegabile.
E visto il problema delle materie prime, questo sarà uno dei temi cardini dei prossimi anni.
Non so quanto in futuro la gente sarà disposta a tollerare aumenti su aumenti per quel che concerne libri, fumetti e graphic novel.
Ma non è tempo e luogo per simili quesiti, ed andiamo di sinossi:


Nell'isolata comunità agricola di Harlowe, nel New Hampshire, la vita è cambiata poco negli ultimi decenni. Ma dal momento in cui il carismatico Perly Dunsmore arriva in città e inizia a sollecitare donazioni per le sue aste, le cose cominciano lentamente e insidiosamente a mutare. ...

La prima domanda che bisogna porsi è questa:
Fu vero horror?
No, Il banditore, per me, non è un romanzo dell'orrore, ma un libro sulla paura.
E no, non c'entra un'acca con Cose Preziose, come ho letto da più parti.
Leland Gaunt era una figura arcana, mentre Perly Dunsmore è fin troppo umano.
Se proprio vogliamo trovare delle associazioni, ci dobbiamo rivolgere o all'episodio dei Simpsons della monorotaia, o a Midnight Mass, con cui quest'opera in quanto ad atmosfera cittadina ha molto in comune.

" Cosa sei disposto a perdere ? " diceva Jovanotti in una sua canzone, è anche il quesito che si pone Paola Barbato nella prefazione, ed è probabilmente la chiave di volta di questo romanzo.

L'opera è ambientata in una minuscola cittadina rurale del New Hampshire.
L'atmosfera è tipica di molti romanzi, ma anche di molti telefilm americani ambientati in piccole cittadine.
Cioè, contesti isolati, e possibilità di aggregazione solo per messe, dibattimenti, aste comunali o le spese nell'unico market della zona.
Improvvisamente in questa comunità, appare questo individuo, un banditore che con la scusa della solidarietà, si insinua lentamente nella comunità.
Lo fa con metodi subdoli e melliflui, chiedendo prima alla comunità oggetti in disuso nelle cantine e nelle soffitte, ma arrivando settimana dopo settimana a depredare le famiglie di ogni suo bene.
Lo fa con metodi molto squadristi e mafiosi, tanto che il substrato di questo libro, diventa credibile, pur nell'incredulità a prima vista dell'opera.
Pensiamoci bene, non è così che funziona il pizzo?
Ma non è soltanto il tratto distintivo della Mafia, Mano Nera, 'Ndrangheta, Yakuza, ecc.ecc.
Quanti politici, rivoluzionari, fomentatori di guerre civili, con la scusa di fare del bene o del migliorare le condizioni dei popoli, utilizzano metodi da squadrismo?
Ecco, Perly Dunsmore utilizza una psicologia e dei mezzi simili.
Non a caso, cosa fa con i primi soldi guadagnati dalle aste?
Assume vice-sceriffi a iosa.

La famiglia Moore, protagonista di quest'opera si vedrà privare ogni giovedì di un pezzo della propria vita, inizialmente roba poco impegnativa, ma via via si vedrà privata di ogni bene e sostentamento, con la minaccia finale di vedersi portare via anche la propria figlia infante.

Il Banditore è un gran bel libro che cresce lentamente, con il crescere della tensione e della frustrazione dei protagonisti.
Il finale forse è un po' anticlimatico, ma è un finale giusto.
Non posso dire di più, ma finisce come finiscono molti contesti simili.

E' un vero peccato che Joan Samson non abbia potuto pubblicare altro.
E' morta giovane ed era già ammalata quando ha scritto questo libro.
Chissà quante altre belle opere avrebbe potuto scrivere.
Di sicuro, per quel che mi riguarda, è stata una gran bella lettura, che consiglio senza riserve.


Alla prossima!






venerdì 10 dicembre 2021

Melmoth l'uomo errante - Charles Robert Maturin

Pubblicato nel 1820, Melmoth l'uomo errante può essere considerato una sorta di seguito apocrifo de Il Monaco di Lewis o quantunque un palese omaggio a quest'ultimo.

Il romanzo è ambientato anch'esso a Madrid ( per buona parte ), vi è la medesima struttura narrativa, e c'è persino una scena in corso d'opera in cui cita proprio il monastero teatro di molti dei capitoli del libro di Lewis.

Entrambi sono anche metafore di una feroce critica alla chiesa spagnola del periodo ed ai metodi dell'inquisizione.

In verità pur essendoci parecchi punti in comune ed una struttura similare fatta di interludi, Melmoth è molto più stratificato e di difficile lettura.

Lewis pur concentrandosi su molti personaggi, risultava a livello di lettura molto più coeso, mentre ad un certo punto il libro di Maturin sembra partire per la tangente e lasciare per strada la trama principale.

Parliamone dopo la sinossi:

Nell'autunno del 1816 il giovane John Melmoth lascia il Trinity College di Dublino per assolvere un compito ineludibile: assistere uno zio moribondo dal quale dipendono tutte le sue speranze di indipendenza economica. Nella decrepita casa in cui si reca, John viene accolto da un avvizzito vecchio in preda al delirio, che lo supplica di alleviare le sue pene portandogli del Madeira, conservato gelosamente in un ripostigli chiuso a chiave in cui nessuno mette piede da oltre sessant'anni. Nello sgabuzzino dalle finestre murate John scopre un dipinto datato 1646. L'opera cela qualcosa di oscuro e terribile, che traspare con evidenza dallo sguardo spaventevole dell'uomo ritratto. Dalle labbra dello zio morente, John apprende che quel volto appartiene a un lontano parente, un uomo che avrebbe dovuto essere morto, essendo vissuto oltre centocinquant'anni prima, e invece vive ancora. Un antenato che ha ventudo l'anima al diavolo in cambio dell'immortalità, e che da allora vaga per il mondo in cerca di qualcuno che accetti di prenderne il posto. È «Melmoth l'Errante», un discendente dell'Ebreo Errante, il ciabattino che, secondo una leggenda, vedendo passare Cristo sulla via del calvario, gli scagliò contro una ciabatta e venne condannato a vagare sulla terra fino alla fine dei tempi. Così ha inizio uno dei capolavori della letteratura gotica, un romanzo capace come pochi di suscitare raccapriccio nei lettori. L'autore, il reverendo Charles Robert Maturin, calvinista e prozio di Oscar Wilde, covava in sé l'oscura ambizione di «spingere il romanzo gotico al di là dei limiti più estremi, superando Erode in crudeltà e destando più scandalo e scalpore di chiunque l'avesse preceduto». Ma come ricorda Sarah Perry nell'introduzione e questo volume, «non basta infercire un racconto di ceri e manoscritti, o descrivere fanciulle che vagano in camicia da notte in oscuri sotterranei: per funzionare il racconto gotico esige che il lettore provi lo stesso brivido delizioso dei personaggi che incontra sulla pagina».

La prima parte di questo libro, almeno fino al primo interludio è molto lineare ed evocativa.

Ambientata in quel di Dublino facciamo la conoscenza dell'ultimo degli eredi dei Melmoth mentre torna a casa ad occuparsi del vecchio zio morente.

La richiesta in punto di morte dello zio al nipote è piuttosto strana, ovvero quella di bruciare un ritratto di uno degli avi della famiglia, ma sorpresa delle sorprese l'uomo del quadro si presenta al capezzale dello zio morente, praticamente piombando in stanza dal nulla e scomparendo subito dopo la morte del vecchio Melmoth.

Da qui in poi il giovane John Melmoth cercherà di saperne di più sulla figura di questo individuo che sembra vivere molto più dei comuni mortali e che sembra portare morte e sventura su chi osa incrociarne il cammino.

Come dicevo la prima parte è molto intrigante e suggestiva.

Assistiamo a numerose narrazioni sulle imprese di quella mefistofelica creatura che sembra avere così poco d'umano, e la trama sembra andare in linea retta, fino ad una notte tempestosa in cui una nave si arena e si infrange sotto al promontorio di casa Melmoth sotto lo sguardo sardonico dell'uomo errante nella più potente della apparizioni di questo personaggio che tanto ricorda quella del quadro de il viandante sul mare di nebbia ( che non a caso è stata usata come copertina del libro nell'edizione Neri Pozza ).

John soccorre un naufrago, e da qui parte un lunghissimo interludio che copre praticamente l'intero romanzo.

Ed è qui, che questo libro si complica.

L'interludio si rivela una sorta di matrioska con una storia nella storia.

Nella lunghissima prima parte si ritorna dalla parti de Il monaco di Lewis.

L'impostazione è quella classica e gotica che ormai ho imparato a conoscere.

Anche qui si parte con un uomo sofferente ed allettato che racconta la sua storia, e come sempre si tratta di un uomo appartenente ad una famiglia facoltosa ovvero quella dei Moncada di Madrid.

Quest'ultimo è il primogenito dei Moncada, ma essendo nato prima del matrimonio dei suoi genitori sarebbe per la gente e la chiesa considerato illegittimo e quindi a soli tredici anni viene convinto con l'inganno e con delle vere e proprie torture psicologiche ad intraprendere la vita monastica.

Le peripezie di questo personaggio ricordano moltissimo quelle di alcuni personaggi del romanzo di Lewis, e l'atmosfera si fa gotica, penitente e punitiva, perché ovviamente il giovane Moncada farà di tutto per sfuggire a quella vita, anche a costo di finire nelle mani dell'inquisizione.

Questo interludio è molto interessante, ma fin troppo lungo.

Ovviamente ci sono dei punti in comune con la trama principale, perché Moncada riceverà l'aiuto non solo del fratello, ma anche...dell'uomo errante.

Ma ogni qual volta che interviene quest'ultimo la sventura è dietro l'angolo.

La seconda parte dell'interludio è dedicata proprio all'uomo errante ed è la parte più strana e prolissa del romanzo, perché praticamente assistiamo ad una dannata storia d'amore tra lui e una giovane naufragata su un'isola, venerata quasi come una Dea e che conosce poco o nulla dell'animo umano.

Questa parte è veramente assurda, perché somiglia più ad una ballata ed ad una tragedia shakesperiana, in cui un'anima votata al male finisce con il provare sentimenti, ma allo stesso tempo non può rinnegare la sua natura demoniaca.

I due si ritroveranno successivamente in quel di Madrid, dove la giovane naufraga che nel frattempo è stata ritrovata dalla famiglia ( ovviamente facoltosa ) è pronta ad essere data in sposa nonostante quest'ultima sia innamorata dell'uomo errante.

Insomma questo romanzo è diviso in tre tronconi con il solo ed unico denominatore comune dell'uomo errante, ma risulta oltremodo sfilacciato, soprattutto perché lascia parecchio in sordina la trama principale che trova il suo snodo solo nei capitoli finali.

In pratica per tre quarti di romanzo troviamo John Melmoth ad assistere ad un racconto al capezzale di Moncada.

Diciamo che la prima parte lasciava presagire un romanzo diverso.

E' molto difficile per me dare un parere su questo romanzo, perché è pieno di avvenimenti sicuramente interessanti e coinvolgenti, ma anche di parti inutilmente lunghe e prolisse.

Le pagine dedicate alla strana ed inquietante storia d'amore tra Immalì/ Isidora e l'uomo errante sono assurde, piene di lungaggini, ma allo stesso tempo molto suggestive, però in un certo senso sono persino inutili nell'economia della storyline.

Sì, ci permettono di conoscere meglio la personalità e la natura dell'uomo errante, ma poco altro.

Insomma, Melmoth l'uomo errante è uno dei libri più strani e particolari che io abbia mai letto.

Non è un libro facile, e sono convinto che oggi gli editori lo avrebbero affettato con l'accetta.

Sicuramente Charles Robert Maturin ci dona uno dei personaggi cattivi più sfaccettati della narrativa gotica, ma non è un libro per tutti.

Io ci sono arrivato dopo aver letto Il Monaco, che avendo una struttura simile mi ha permesso di avere un cammino più agevole nella lettura sul peregrinare di quest'uomo che tanto ricorda il Caino biblico.


Alla prossima!