E' strano, ma io del film di Neil Jordan con Brad Pitt, Tom Cruise e Antonio Banderas, non conservo memoria storica.
Ho qualche fotogramma stampato in mente della pellicola, ma della trama non ricordo una benemerita.
La cosa mi perplime, perché in fondo il film mi era pure garbato.
Credo.
Leggere quindi il primo libro della serie de Le Cronache Dei Vampiri è stato come partire da zero ed è meglio così, poiché ho potuto concentrarmi soltanto sulla trama della Rice senza che vi si sovrapponesse nessuna delle scene del film.
Ma com'è stato il mio primo appuntamento con la Rice?
Positivo, dopotutto.
Ne vorrei volentieri un secondo.
Anzi, visto che parliamo di un'autrice piuttosto prolifica se sapeste consigliarmi qualche altro libro della suddetta ve ne sarei grato, poiché io non saprei quale prendere.
O meglio il finale di questo romanzo suggerisce una consequenzialità con tutti gli altri volumi della saga, ma non vorrei prenderlo a scatola chiusa, quindi sono ben accetti dei consigli.
Comunque, concentriamoci sul romanzo.
Andiamo di sinossi?
Andiamo.
"Una stanza buia. Un registratore acceso. Un giornalista. E un vampiro. Da quasi due secoli, ormai, Louis de Pointe du Lac non è più un uomo: è una creatura della notte, e ha tutta la notte a disposizione per convincere Daniel, il giornalista, che la storia che gli sta raccontando è vera. Così come è vero il suo volto, tanto pallido ed esangue da sembrare trasparente, di una bellezza soprannaturale e per sempre cristallizzata. Louis racconta di come abbia ricevuto il dono (o forse la maledizione?) della vita eterna proprio quando non desiderava altro che la morte. È il 1791, è un'altra New Orleans, e Louis, in seguito al suicidio dell'amatissimo fratello, vorrebbe soltanto seguirne il destino. Ma la seduzione del dono oscuro è potente, specialmente se ha i modi, la voce e l'aspetto di Lestat. Sensuale e affascinante, crudele e allo stesso tempo capace di profonda commozione, Lestat ha bisogno di Louis tanto quanto Louis ha bisogno di lui. Quando infine, dopo anni di scorribande notturne, Louis sta per decidersi ad abbandonare Lestat, questi gli fa il regalo più grande: Claudia. Una bambina di appena cinque anni, in fin di vita, che solo il dono oscuro può salvare. L"unico peccato che il sacrilego e irriverente Lestat non si può permettere: creare una vampira di soli cinque anni. Una vampira bambina, che non crescerà mai. E sarà l'inizio della fine. "
Che dire di quest'opera?
A parte la geniale idea di base, è da lodare l'incredibile spessore dei personaggi, tutti ben caratterizzati.
Certo parliamo di un romanzo che dal punto di vista dinamico non è un granché, ma lo spessore dei vampiri protagonisti ripaga di tutto.
Perché la bellezza della storia è tutta lì, nell'introspezione psicologica dei personaggi che pur essendo dei vampiri immortali continuano ad avere desideri e sentimenti umani.
Disperazione, tormento, romanticismo, solitudine, c'è di tutto in questo romanzo.
C'è anche una forte componente bohémien.
È l'horror?
C'è anche quello, tranquilli.
Dopotutto si parla di vampiri ed in qualche modo dovranno pure nutrirsi, no?
Quantunque è palese che Anne Rice fosse più interessata ai loro pensieri e alle loro relazioni umane più che al loro nutrimento e alle scene d'azione, che comunque non mancano.
La Rice scrive bene, quantunque a volte ho trovato i dialoghi al limite dell'astruso e dell'inconcludente.
Ma è un problema mio, che spesso mal digerisco quei personaggi che si fanno pipponi assurdi per interi capitoli.
Questi Vampiri si fanno delle seghe mentali, che levati.
C'è da dire però che sono tremendamente affascinanti.
Louis, Lestat e Armand sono tre personaggi con i controcazzi, scritti davvero divinamente.
E che dire dell'inquietantissima vampira bambina Claudia?
Probabilmente il personaggio più bello del libro, certamente il più affascinante.
E' un libro complesso e non facile da digerire, visto che per la stragrande maggioranza dei capitoli si regge sui dialoghi e le interazioni tra i personaggi.
Però devo ammettere di essere stato sedotto ed affascinato dalla storia, tanto che come dicevo all'inizio mi ha invogliato al proseguimento.
Anne Rice rispetta tutti i crismi dell'iconografia classica del vampiro, aggiungendoci però un tocco personale.
Vampiri che non si nutrono solamente di essere umani ma anche di animali ( cosa giusta e sacrosanta che in molti romanzi non è mai stata accennata) e soprattutto viene meno il lato religioso e prettamente cattolico legato al vampirismo, cosa che ho apprezzato enormemente.
E' normale che nell'immaginario collettivo sia un archetipo legato fortemente alla religione cattolica, visto che parliamo principalmente di un archetipo figlio di miti nati nel continente europeo, ma non ho mai capito perché un vampiro dovesse temere la croce cattolica.
Come se fosse l'unica religione valida e riconosciuta.
E se fosse stato ateo?
Musulmano?
Indù? :-P
Ma lasciamo perdere queste mie menate.
Posso solo dire che personalmente è un libro che ho apprezzato e che mi sento di consigliare.
Certo, per gli amanti del gore e dell'azione questo romanzo non sarà il massimo della vita, ma per chi cerca una bella storia sui Vampiri, è quantomeno d'obbligo buttargli un occhio.
Personalmente continuo a preferire Dracula di Bram Stoker e Le Notti Di Salem di Stephen King, ma i vampiri raffinati, tormentati e bohémien della Rice sono un belvedere leggere.
Au Revoir.
Andiamo di sinossi?
Andiamo.
"Una stanza buia. Un registratore acceso. Un giornalista. E un vampiro. Da quasi due secoli, ormai, Louis de Pointe du Lac non è più un uomo: è una creatura della notte, e ha tutta la notte a disposizione per convincere Daniel, il giornalista, che la storia che gli sta raccontando è vera. Così come è vero il suo volto, tanto pallido ed esangue da sembrare trasparente, di una bellezza soprannaturale e per sempre cristallizzata. Louis racconta di come abbia ricevuto il dono (o forse la maledizione?) della vita eterna proprio quando non desiderava altro che la morte. È il 1791, è un'altra New Orleans, e Louis, in seguito al suicidio dell'amatissimo fratello, vorrebbe soltanto seguirne il destino. Ma la seduzione del dono oscuro è potente, specialmente se ha i modi, la voce e l'aspetto di Lestat. Sensuale e affascinante, crudele e allo stesso tempo capace di profonda commozione, Lestat ha bisogno di Louis tanto quanto Louis ha bisogno di lui. Quando infine, dopo anni di scorribande notturne, Louis sta per decidersi ad abbandonare Lestat, questi gli fa il regalo più grande: Claudia. Una bambina di appena cinque anni, in fin di vita, che solo il dono oscuro può salvare. L"unico peccato che il sacrilego e irriverente Lestat non si può permettere: creare una vampira di soli cinque anni. Una vampira bambina, che non crescerà mai. E sarà l'inizio della fine. "
Che dire di quest'opera?
A parte la geniale idea di base, è da lodare l'incredibile spessore dei personaggi, tutti ben caratterizzati.
Certo parliamo di un romanzo che dal punto di vista dinamico non è un granché, ma lo spessore dei vampiri protagonisti ripaga di tutto.
Perché la bellezza della storia è tutta lì, nell'introspezione psicologica dei personaggi che pur essendo dei vampiri immortali continuano ad avere desideri e sentimenti umani.
Disperazione, tormento, romanticismo, solitudine, c'è di tutto in questo romanzo.
C'è anche una forte componente bohémien.
È l'horror?
C'è anche quello, tranquilli.
Dopotutto si parla di vampiri ed in qualche modo dovranno pure nutrirsi, no?
Quantunque è palese che Anne Rice fosse più interessata ai loro pensieri e alle loro relazioni umane più che al loro nutrimento e alle scene d'azione, che comunque non mancano.
La Rice scrive bene, quantunque a volte ho trovato i dialoghi al limite dell'astruso e dell'inconcludente.
Ma è un problema mio, che spesso mal digerisco quei personaggi che si fanno pipponi assurdi per interi capitoli.
Questi Vampiri si fanno delle seghe mentali, che levati.
C'è da dire però che sono tremendamente affascinanti.
Louis, Lestat e Armand sono tre personaggi con i controcazzi, scritti davvero divinamente.
E che dire dell'inquietantissima vampira bambina Claudia?
Probabilmente il personaggio più bello del libro, certamente il più affascinante.
E' un libro complesso e non facile da digerire, visto che per la stragrande maggioranza dei capitoli si regge sui dialoghi e le interazioni tra i personaggi.
Però devo ammettere di essere stato sedotto ed affascinato dalla storia, tanto che come dicevo all'inizio mi ha invogliato al proseguimento.
Anne Rice rispetta tutti i crismi dell'iconografia classica del vampiro, aggiungendoci però un tocco personale.
Vampiri che non si nutrono solamente di essere umani ma anche di animali ( cosa giusta e sacrosanta che in molti romanzi non è mai stata accennata) e soprattutto viene meno il lato religioso e prettamente cattolico legato al vampirismo, cosa che ho apprezzato enormemente.
E' normale che nell'immaginario collettivo sia un archetipo legato fortemente alla religione cattolica, visto che parliamo principalmente di un archetipo figlio di miti nati nel continente europeo, ma non ho mai capito perché un vampiro dovesse temere la croce cattolica.
Come se fosse l'unica religione valida e riconosciuta.
E se fosse stato ateo?
Musulmano?
Indù? :-P
Ma lasciamo perdere queste mie menate.
Posso solo dire che personalmente è un libro che ho apprezzato e che mi sento di consigliare.
Certo, per gli amanti del gore e dell'azione questo romanzo non sarà il massimo della vita, ma per chi cerca una bella storia sui Vampiri, è quantomeno d'obbligo buttargli un occhio.
Personalmente continuo a preferire Dracula di Bram Stoker e Le Notti Di Salem di Stephen King, ma i vampiri raffinati, tormentati e bohémien della Rice sono un bel
Au Revoir.