mercoledì 18 agosto 2021

La Storia - Elsa Morante

 " Dormite occhiuzzi dormite occhiuzzi

che domani andiamo a Reggio

a comprare uno specchio d'oro

tutto pittato di rose e fiori.

Dormite manuzze dormite manuzze

che domani andiamo a Reggio

a comprare un telarino

con la navetta d'argento fino.

Dormite pieduzzi dormite pieduzzi

che domani andiamo a Reggio

a comprare le scarpettelle

per ballare a Sant'Idarella".


Quando si tratta di autori così importanti, che scrivono romanzi imponenti e di rilevanza storica, faccio fatica a parlarne e faccio fatica a trovare il coraggio ed ad avere la presunzione di poter dire cosa ne penso.

Quando lessi L'isola di Arturo di Elsa Morante, per esempio, decisi di non parlarne, avrò forse scritto tre, quattro frasi su Instagram, ma non ho osato fiatare oltre.

Stessa cosa con Agostino di Alberto Moravia, che era un libro quasi speculare.

Credo di non essere all'altezza di parlare di opere simili.

Sono opere che ho amato, ma talmente più grandi di me, che direi cose superflue.

Non che non lo abbia fatto in passato con Hugo, Faulkner e chissà chi altro, ma molto spesso di alcuni libri ho avuto solo pensieri e non frasi scritte.

Per certi versi sarebbe stato più facile parlarne se non mi fossero piaciute.

Mi viene molto più naturale parlare di libri di genere, forse perché facilmente identificabili, e forse perché ne ho letti così tanti che mi viene naturale buttare giù due righe su di loro senza chissà che impegno.

Però questa volta proverò a vincere la mia ritrosia perché mi piacerebbe che un libro come questo venisse letto il più possibile. 

Quindi proverò a rendere giustizia ad un'opera così maestosa ed impegnativa, e chiedo scusa a prescindere ad Elsa Morante, ovunque lei sia.

Molto spesso uso il termine corposo per parlare di un libro lungo e colmo di avvenimenti, ma in un romanzo come questo così enormemente strutturato, quel termine non basta.

La storia è un libro ambizioso, persino pretenzioso per certi versi, tanto che mi è capitato nel mio peregrinare su internet alla ricerca di pensieri e recensioni su di esso, di avere letto anche delle critiche poiché è fin troppo prolisso e descrittivo.

Mi è rimasto impresso, per esempio, un parere piuttosto arrabbiato ed argomentato di un utente su uno dei tanti gruppi su Facebook dedicati alla letteratura.

Una lunga critica scritta proprio mentre anch'io stavo leggendo il libro, e che ebbe anche abbastanza proseliti e like.

Io trovo normale che dei classici della letteratura possano non piacere, ma mi hanno stupito tutti quei like, sono onesto.

Ecco, ammetto che è stato anche uno dei motivi che mi hanno spinto a parlarne.

Parte delle critiche viene anche dal fatto che la trama presenta un modus operandi ottocentesco che punta molto sul pietismo e la tragedia proponendo dei personaggi sempre in difficoltà, poveri ed in balìa di ogni sorta di avversità.

In tutti, fin dall'inizio, vi è il marchio dell'ineluttabilità.

Siamo dalle parti di Victor Hugo e Charles Dickens.

La storia è una vera e propria epopea familiare.

La prima parte mi ha entusiasmato.

Il fatto che le radici della protagonista siano calabresi mi ha reso molto più facile l'accesso, poiché mi ha trasmesso la curiosità e la voglia di conoscere alcuni cenni storici, filastrocche e storie di vita ai tempi dell'infanzia di Ida Mancuso ambientata anche nelle lande calabresi.

La filastrocca ad inizio post viene proprio da quelle pagine iniziali.

I primi capitoli mi sono proprio volati, devo dirlo.

Molto interessante anche il fatto che Elsa Morante all' inizio di ogni capitolo offra al lettore alcuni piccoli paragrafi di cenni storici di quegli anni in corso.

La primissima parte è tutta ambientata nel passato, mentre il presente del libro parte dal 1941 in poi in una Roma che ancora sente solo gli echi della guerra mondiale in corso.

Se non fosse che Ida...ha radici non solo calabresi ma anche ebree.

E' molto difficile provare a riassumere il libro, ma diciamo che il tutto lo viviamo attraverso Ida ed i suoi due figli.

Ida è un fuscello, secca ed eterea, sempre sul punto di cedere, come un albero spoglio che sembra morto, ma che sopravvive nonostante tutto, ed il cui unico nutrimento è l'avvenire dei suoi figli.

 Nino che è una figura sfuggente, antieroica e carismatica, ma la cui adolescenza lo porta ad avere ideali brucianti ed intercambiabili in corso d'opera.

Un personaggio che in poco tempo passa da fascista a membro della resistenza e di sostegno agli alleati che in corso d'opera sbarcano in Italia.

Useppe, forse il vero protagonista della storia, secondo figlio di Ida e nato da uno stupro subito da quest'ultima da un giovane soldato tedesco.

E' attraverso il peregrinare ed agli occhi azzurri e meravigliosi di questo bimbo, che la Morante ci racconta quegli anni.

Dal fascismo, all'entrata in guerra, passando per i bombardamenti e alla vita da sfollati di Ida e Useppe, giorni di paura, fame e debolezza, di deportazioni e vite d'accatto, in quei terribili giorni in cui Ida e gli abitanti di Roma, provavano a sopravvivere in attesa che la città venisse liberata.

Il libro forse perde qualcosa nella parte finale, quella ambientata nel dopo-guerra.

In alcuni punti è davvero prolisso, quasi una sfida al lettore.

In più il fatto che sia anche un libro politico, proponendo vari punti di vista, tra cui quello anarchico, potrebbe far storcere il naso ad alcuni lettori.

Io lo trovo un libro incredibile.

Ricco di storia, ma anche di umanità.

Tocca tantissimi temi ed in più punti può anche essere considerato una storia di formazione, dal sapore molto Pasolini style.

Non lo fa con la poetica di un Cesare Pavese, ma con uno stile molto più melodrammatico.

Ma d'altronde la vita ai tempi della seconda Guerra Mondiale dubito fosse rose e fiori.

Ci sarebbe tanto da dire, ma mi fermo qui.

Non oso andare oltre ed aggiungere altro, perché è bello scoprire da soli il destino finale di questi personaggi.

Non è un libro che consiglierei a tutti, ma è uno di quei libri che almeno una volta nella vita andrebbero affrontati.

Ed io sono felice di averlo fatto.

Ringrazio Elsa Morante per averci donato un libro del genere e vi lascio con la sinossi:

La storia racconta di Ida, maestra elementare, che vive a Roma nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Nata a Cosenza e figlia unica di due maestri elementari, ha origini ebree per parte di madre, che però tiene sempre nascoste per paura di essere scoperta dai fascisti.


Alla prossima!


venerdì 6 agosto 2021

La storia di Lisey - Stephen King

Ultimamente sono stato un po' in fissa con i romanzi fantasy o horror legati all'arte, ed è quindi stato inevitabile prendere in mano anche La storia di Lisey.
La naturale prosecuzione sarebbe Duma Key, ma di quest'ultimo credo di aver già parlato, quindi non so se sarà oggetto a breve di una rilettura.
In verità un po' di voglia di leggere La storia di Lisey mi è venuta anche perché ultimamente è stato ristampato in formato economico poiché è salito alla ribalta dopo la messa in onda del telefilm ad opera della Apple.
Ho letto anche alcune recensioni recenti e devo dire che è un romanzo piuttosto amato, soprattutto dalle lettrici.
Non ho ancora visto il telefilm e non so se lo vedrò, anche perché non sono mai stato un vero fan di quest'opera.
Quindi la rilettura di questo libro è un po' un guanto di sfida al me del passato, neanche troppo remoto visto che il romanzo mi pare sia uscito nel 2006 o al massimo nei primi mesi del 2007.


Prima di tutto voglio spendere due parole sul packaging della prima edizione della Sperling, che è davvero bella.
Anche togliendo la sovracopertina, il libro ha un impatto grafico di tutto rispetto, con un disegno intero ( inteso che copre copertina e anche il retro ) della flora del luogo " immaginario " della vicenda che è davvero suggestivo.
Dal punto di vista estetico è probabilmente uno dei più bei libri del Re mai sfornati dalla Sperling & Kupfer.
Per carità, chi mi conosce sa che queste cose non le guardo e che leggerei anche edizioni economiche ingiallite e macchiate di sugo, ma è giusto riconoscere la beltà quando ce l'hai davanti.

Dopo questo lungo preambolo, com'è La storia di Lisey ai miei occhi un po' più invecchiati?
Parecchio corposo e strutturato, con una lettura a più livelli, ma anche un po' ripetitivo nell'ambientazione fantasy, soprattutto per chi come me viene dalla lettura di romanzi come Rose Madder e Mucchio D'ossa che hanno parecchie similitudini con questa storia.

Tempo fa proprio durante la presentazione del telefilm su La storia di Lisey, mi cadde l'occhio su un'intervista del Re pubblicata su non so quale rivista.
Nel titolo c'era un estratto in cui King affermava che subito dopo aver avuto l'incidente che gli costò quasi la vita, sua moglie aveva già iniziato a pulire il suo studio in previsione di una sua dipartita.

Non a caso il libro si apre proprio con Lisey che si trova nello studio del marito defunto che era un famosissimo ex scrittore, pronta a metterci mano.

La storia di Lisey è un romanzo molto autobiografico, in cui King praticamente sperimenta la sua morte, ma è anche un peana dedicato a sua moglie Tabitha.

Buona parte di questo libro è rappresentata dalla storia di un matrimonio.
Ecco, questo punto narrativamente è molto interessante, perché è talmente ben descritto che Lisey e Scott hanno uno " slang " tutto loro con parole intime e praticamente intraducibili. ( non vorrei essere stato nei panni del traduttore Tullio Dobner che si è dovuto inventare parole come "cissica", "forcuto", "cinghialo", ecc.ecc.)
Non sono un grande amante dei racconti sentimentali, ma la storia d'amore di Lisey e Scott è davvero ben raccontata.
Ma in verità dal punto di vista dei personaggi, King in questo libro crea una famiglia ( comprese tutte le sorelle di Lisey ) piuttosto credibile.
Credo che funzioni proprio perché sono convinto che lui ci abbia infilato delle realtà familiari in questa storia.
Ma andiamo un attimo di sinossi:

Com'è fatto il mondo segreto di uno scrittore strapremiato, adorato dal pubblico e dalla critica? Per venticinque anni Lisey è stata sposata al celebre Scott Landon. Un lungo, stupendo matrimonio con lui - un uomo meraviglioso ma complicato, con una tara nel sangue - e con l'universo di lui, una dimensione proibita ai normali, piena di cose fantastiche ed esaltanti, ma anche letali; di forze che possono risanare o uccidere, in virtù di leggi incomprensibili; il rifugio di un artista geniale e precoce, un Eden vigilato da un serpente inesorabile. Laggiù ci sono colline viola, mari al tramonto, ombre vaganti, tombe, e la "pozza delle parole", cui attingere a piene mani per creare e illudere... Però ora Scott è morto e la vita di Lisey è uguale a quella di tante altre. Non siamo a Boo'ya Moon, bensì nel prosaico Maine, dove lei affronta il triste compito di svuotare il gigantesco studio del marito, con la sua mole di manoscritti. Un gesto innocente, ma che può scatenare le reazioni inconsulte di certi fan un po' particolari. E non è tutto. Impegnata da una parte a difendersi dagli assalti alla sua persona, Lisey si rende conto, su un altro fronte, di essere come una porta lasciata aperta su quell'altro mondo ai confini tra ragione e pazzia... già intravede - negli specchi, nelle superfici lucide - il muso dell'essere che ha popolato gli incubi del marito, che ora viene per lei...



Come dicevo inizialmente La storia di Lisey è una storia su più livelli.
Facilmente comprensibile sia chiaro, per fortuna non siamo dalle parti di Faulkner o di Meyrink con Il Golem, ma comunque non è un romanzo horror sui generis.
Tutt'altro.
King continua sulla strada già intrapresa con Mucchio D'ossa ed altri romanzi più recenti proponendo dei romanzi fantasy dalle tematiche molto più mature e drammatiche, mischiate con elementi horror che fanno già parte del suo repertorio.
Anche La storia di Lisey è uno di quei libri che può essere inserito nel filone dedicato ai romanzi de il ciclo de La Torre Nera.
Anche qui ci sono personaggi capaci di viaggiare in altri posti, ed ad usare questo potere come soluzione ad una violenza.
La storia è divisa almeno in due tronconi: una parte è ambientata nel presente, in cui troviamo una Lisey ancora preda dell'elaborazione del lutto nonostante siano passati due anni dalla morte del marito e preda di dinamiche familiari molto problematiche a causa dei disagi mentali della sorella Amanda.
In più viene molestata da un fan pazzoide dei romanzi dell'ei fu marito, convinto che che nello studio ci siano degli inediti o comunque degli appunti che Lisey non vuole condividere con il mondo.

Nel secondo troncone andiamo indietro nel tempo e veniamo a conoscenza del passato adolescenziale ed adulto di Scott Landon.
Questa parte è parecchio incisiva.
King è sempre abilissimo a parlare dell'infanzia, e la giovinezza tragica e rurale di Scott, suo padre e suo fratello è sicuramente la parte più bella del romanzo.
Anche qui come in Rose Madder, King sceglie di usare un font diverso per rendere più immersiva la lettura.
In più verremo a conoscenza del fatto che Scott può visitare a suo piacimento una sorta di posto parallelo e magico, che somiglia quasi più ad un bosco o una giungla, con tanto di pozza d'acqua che è capace di guarire dalle ferite.
Un posto bellissimo di giorno, ma abitato da creature terrificanti di notte.
Ecco, su quest'ultimo punto King gioca un po' nel campionato "lovecraftiano" limitandosi a descrizioni impossibili sulla statura e la natura di alcuni di questi esseri, ma mai mostrandoceli del tutto.
In più la pozza e tutto il contesto somigliano un po' alla Quiddità di Apocalypse di Barker, e non è nemmeno la prima volta che leggo della pozza dei miti.
Diciamo che King non è stato proprio originalissimo.
Da un lato è voluto, perché appare chiaro che questo romanzo appartenga un po' al ciclo de La Torre e per giunta cita proprio a chiare lettere i territori del romanzo Il Talismano.
La soluzione finale stessa è tale e quale a quella di Rose Madder.
Insomma La storia di Lisey dal punto di visto orrorifico e fantasy è la solita solfa.
Compensa però con una parte ambientata nel reale che è davvero bella e pregna di empatia e sentimento.
Capisco come mai sia così amato, soprattutto dai nuovi lettori.
Però quelli che lo leggono da più tempo, potrebbero stufarsi di trovate narrative e soprannaturali che si somigliano così tanto.

E quindi che dire di questo mio nuovo incontro con questo libro?
Che ad una maturazione del narrato, si assiste viceversa ad una sorta di aridità immaginaria, come se King avesse già in quel periodo perduto un po' del suo mood orrorifico.
Comunque è un libro che sono contento di aver riletto, e ribadisco che la parte ambientata nel passato è piuttosto shockante.
Solo per quella avrei voglia di recuperare qualche episodio del telefilm.
Mi scuso per la prolissità, vi auguro Buon Ferragosto e...



Alla prossima!








martedì 20 luglio 2021

Il Golem - Gustav Meyrink

Chi conosce i miei gusti letterari sa che mi piace andare all'indietro e che in generale preferisco le storie horror del passato rispetto a quelle presenti, e nel mio peregrinare all'inverso sono sempre alla ricerca di vecchi romanzi oggi quasi dimenticati.

Sono molti i romanzi che vorrei recuperare ed alcuni ultimamente sono (ed in futuro saranno ) ristampati dalla RBA nell'edizione I primi maestri del fantastico.


Il Golem, era uno di essi.

Ci ho messo un po' prima di entrarne in possesso, perché non so per quale motivo, ma la distribuzione editoriale nella mia città è in ritardo di una settimana, e quando sono andato a comprarlo ho ricevuto picche, con tanto di perplessità dell'edicolante perché le nostre informazioni sulle uscite non coincidevano ( visto che io mi affidavo al loro sito ).

Comunque una settimana passa in fretta ed alla fine tutto è bene quel che si può leggere bene.

Però problemi distribuitivi a parte, com'è andata la mia immersione nei sobborghi ottocenteschi di Praga?

Irta, parecchio irta, e ricca di dislivelli.

Meyrink è tosto.

Il Golem è una figura magica legata all'ebraismo e molto radicata nei sobborghi di Praga, con tanto di leggenda annessa, che Gustav riporta anche molto fedelmente visto che la storia è ambientata proprio nel quartiere ebraico di Praga.

Con la figura del Golem non ho molta familiarità, se non legata a qualche film ed al fumetto, perché mi pare di ricordare di averla incrociata in qualche comics Marvel e in Berserk del compianto Kentaro Miura.

A dirla tutta nel romanzo di Meyrink è una figura molto eterea ed evanescente, tanto che diventa molto difficile catalogare questo romanzo come gotico o horror.

Forse è più un romanzo del mistero, visto che Meyrink gioca una partita a scacchi con il lettore, legando la figura de Il Golem a doppio filo a quella del protagonista, in un meccanismo letterario in bilico tra realtà e visionarietà, tra onirismo e folclore metropolitano.

Il Golem è un romanzo complesso e molto frammentario, parecchio psicologico, in cui la trama non è proprio linearissima ed è concentrata sul alcuni personaggi del quartiere ebraico che sono uno più sordido e astuto dell'altro.

E' molto difficile empatizzare con costoro, e quasi tutti sono sfuggenti e dominati da secondi fini, in cui anche la descrizione della normalità quotidiana e cittadina ambientata in un bar, lascia intendere una stranezza, una nota stonata.

C'è sempre qualcosa che non quadra nella vita del protagonista e di chi lo circonda, che siano i suoi amici o le donne da cui è attratto.

Una normalità anomala.

La descrizione di Praga è molto bella e suggestiva, ed è difficile affermare che Meyrink non scriva bene, perché da quel punto di vista è molto gradevole da leggere.

Ammetto di essermi trovato in difficoltà e di non essermi raccapezzato del tutto, poiché pur essendo preparato ad una storia che non rispetta i crismi di costruzione della storia odierna visto che parliamo di un romanzo scritto nel 1913/14, non mi aspettavo comunque una struttura su più livelli ed alienante come quella creata da Meyrink.

Ecco, se proprio devo dirlo, è forse uno dei rari casi in cui si può associare l'horror alla narrativa alta, in un romanzo che a me ricorda le atmosfere di Kafka, Hawthorne e Faulkner.

Però è un libro che se affrontato come un romanzo gotico qualsiasi, rischia di deludere non poco il lettore.

E forse è proprio per questo che è un testo quasi dimenticato oggigiorno.

E' strano dirlo per un romanzo gotico, ma non è un libro per tutti.

Credo nemmeno per me.

E' un romanzo che lascia parecchi strascichi e dubbi di sorta.

Sono comunque contento di averlo letto e sono pronto a mettermi alla prova con altre storie scritte agli albori del genere.

Punto molto su Il Monaco di Matthew Gregory Lewis, ma dovrò aspettare un bel po' prima di leggerlo.

Vi lascio con la sinossi del romanzo, che per quanto suggestiva e breve, forse anticipa un po' troppo:

Una nuova traduzione arricchita dalle illustrazioni originali di Hugo Steiner-Prag e da un corredo di note attente ai significati occulti del capolavoro di Meyrink: il Golem, l'antico essere artificiale creato dalla magia di un rabbino, riprende vita grazie allo scambio di un cappello nel Duomo di Praga, squarciando il velo che separa il mondo reale da quello oscuro e segreto dei sogni.



Alla prossima! (?)


lunedì 12 luglio 2021

Non rappresento lo stereotipo del lettore, e non so se è un bene o un male

 

Se ci penso, mi rendo conto di non rappresentare per nulla lo stereotipo del lettore.

Anzi, mi sono sentito spesso a disagio quando ho messo piede in alcune librerie, specie quelle più elitarie e ricercate.

Cioè non me ne frega nulla dei premi letterari, e per dire al premio Strega preferisco i racconti sulle streghe, così come non me ne frega nulla degli sconti con i regali tipo borse da mare o plaid, se un libro è pubblicato da Einaudi o Adelphi ( pur riconoscendone il valore estetico e di editing ) e non me ne frega nulla dei gruppi di lettura.

Non do manco particolare interesse e lustro alle librerie mie ed a quelle altrui, nel senso che leggo, rileggo e poso, finisce lì.

E se mi trovo a casa di qualcuno e non vedo libri, non ne faccio un dramma.

Mi frega poco anche degli incontri con gli autori ed anche dei tweet o le stories di Stephen King o qualsiasi altro scrittore.

Per me conta più una sinossi, una storia, che tutto il carrozzone che c'è dietro.

Non mi sono mai vantato di aver letto un libro, e non mi sento superiore ai miei amici a cui non importa nulla di questo argomento.

Forse è per questo che ultimamente qualifico come falsi o costruiti la maggioranza dei divulgatori su Instagram, Facebook o vattelapesca.

Non può essere che nella nostra vita esistano solo i libri, o che la stragrande maggioranza delle nostre emozioni vengano da lì.

Dite quello che volete, ma non ci credo.

Amo anch'io la letteratura, amo alcuni autori ed alcuni generi, ma a volte sento voglia di provare emozioni vere, e non riesco a fingere che i libri siano l'unica cosa che contino nella vita.

Perché a volte, alcune Bio fanno pensare che sia così.

Ciò fa di me un lettore di serie b ed asociale?

Può darsi.

Io metto la letteratura alla stregua di qualsiasi altra mia passione.

Sarà che provengo da sottoterra, nel senso che prima di arrivare alla letteratura la mia vita è stata costellata di vari substrati tra cui l'amore per il calcio, i videogiochi, cinema, fumetti, ma anche la classica vita di strada fatta di cortili e nascondino.

Ai caffè letterari preferisco i bar sport.

Paradossalmente sono lo stereotipo del non lettore.

Eppure sono un lettore, e probabilmente leggo anche più libri di chissà quanti altri che si considerano membri di un élite perché hanno letto l'ultimo Nobel, Pulitzer o Strega.

E di certo non sto a contare quanti libri ho letto, quanti ne ho comprati, e non piango e mi dispero se per due giorni non leggo nulla.

Insomma non rappresento lo stereotipo del lettore ed a volte non so se è un bene o un male, perché i social, ma anche i blog ed i siti letterari, divulgano tutto il contrario di ciò che sono.


Alla prossima !(?)



sabato 26 giugno 2021

Rose Madder - Stephen King

 Mi sono messo a rileggere questo libro, perché volevo rimanere ancora un po' ancorato nel realismo magico o nel genere fantasy legato al mondo dell'arte e dei quadri.

Come dicevo nella recensione precedente, è un posto che è stato frequentato spesso da autori che prediligo come Stephen King, Clive Barker o persino in uno dei racconti del ciclo de Le cronache di Narnia di Lewis.


Ho scelto Rose Madder perché colpevolmente mi sono dimenticato di citarlo nel post precedente ed anche perché sono tantissimi anni che non lo rileggevo.

L'edizione di questo romanzo che possiedo è quella de I miti Mondadori in formato tascabile da edicola che all'epoca costava sui 4 Euro e dove prezzato risulta anche in Lire ( 7.900) visto che parliamo del 2000 o giù di lì.

Rose Madder non è tra i libri più amati del Re.

Ha una trama basica ed orizzontale, ma che oggi avrebbe tutt'altro effetto, secondo me, visti i temi che tocca che oggi sono molto in voga e in auge ( giustamente ).

Il trema portante è quello della violenza sulle donne, ed è un romanzo di rivalsa e ribellione contro l'uomo violento ed il patriarcato, in cui la protagonista scopre o gli viene offerto un potere, che utilizza per difendersi e riappropiarsi della propria vita.

Insomma fosse uscito oggi sarebbe materiale per pagine social tipo Freeda, Alpha Woman, Siamo Ragazze o come stemma per alcune influencer che portano avanti le bandiere del femminismo.

Superata questa premessa, com'è questo libro?

Parliamone dopo la sinossi:

In fuga da Norman, il marito che la tormenta da quattordici anni, Rose riesce a rifarsi una vita e perfino a incontrare l'uomo giusto. Proprio nella stessa occasione, s'imbatte anche in uno strano quadro, un ritratto, che misteriosamente comincia a interagire con lei... Purtroppo, il sadico Norman si è intanto messo sulle tracce della moglie, lasciandosi dietro una scia di sangue e terrore. E quando la raggiunge, Rose capisce che per salvarsi dovrà calarsi nel "suo" mito - celato nel quadro - e trasformarsi in una dea vendicatrice...


Rose Madder credo che dal punto di vista della costruzione della storia possa essere attaccato poco o nulla.

E' un romanzo coeso che offre una narrazione precisa.

L'unico aspetto criticabile è la trama.

Non vi piace la storia o i personaggi che propone?

Allora ok, ma dal punto di vista del contenuto credo si possa obiettare poco.

E' un libro coerente.

Ci sono degli aspetti poco credibili, ma che fanno proprio parte del modo di raccontare certe storie, quindi va accettato il fatto che questa ragazza che dopo aver subito angherie indicibili dal marito, poco dopo la fuga, trova in una singola botta un lavoro ottimamente retribuito come voce narrante di audiolibri in cui si dimostra talmente brava da essere subito paragonata agli/alle eletti/e del settore ed un nuovo fidanzato, roba che manco nelle favole, un altro poco.

Accettato tutto questo come contorno nella narrazione, la storia fila come un treno.

Bellissimo il fatto che King ci mostri le azioni ed i punti di vista sia di Rose che dell' ex marito, utilizzando il font corsivo quando entriamo nella testa e nelle azioni di questo personaggio.

Ecco, Norman permette alla storia di scivolare anche nel pulp e nel thriller ed infatti le pagine che lo riguardano sono le più serrate e più coinvolgenti del romanzo.

Un romanzo che non risparmia atti violenti contro altre donne o contro chiunque si metta contro Norman nella sua caccia alla ex mogliettina.

Essendo un romanzo di Stephen King non ci si può esimere dal soprannaturale, che qui è rappresentato da un quadro acquistato da Rosie che contiene un paesaggio da mitologia greca.

Ed è su quei miti che verte la parte magica della storia.

Perché Rosie si ritrova ad entrare letteralmente in quel quadro ed avere a che fare con il mito de Le Erinni ed ad affrontare un minotauro ( che simbolicamente rappresenta Norman ).

Il mondo del quadro è anche quello in cui avverrà il duello finale tra lei e Norman.

Ci sono alcuni riferimenti abbastanza criptici che portano questo romanzo a poter essere anch'esso inserito nella saga de La Torre Nera, non a caso, nel rappresentare altre parti di sé in altri mondi ricorda moltissimo anche un altro romanzo del Re ovvero Il Talismano, perché è palese che Rosie e Norman siano in un certo senso la donna del quadro ( una delle Eumenidi o Erinni? Medusa? ) ed il minotauro anche se quest'ultimo non è Asterione, ma viene chiamato Erinni.

Non so se esiste una leggenda simile o se semplicemente Stephen King abbia piegato a suo volere la mitologia.

E' un romanzo di rivalsa e vendetta.

La donna alla fine si rileva più forte e Rose ha così potere e carisma che il nuovo compagno è persino un po' succube.

Rose Madder è un romanzo molto orizzontale, con una storia che definirei molto cinematografica ed in cui il percorso è delineato in maniera netta.

Nello svolgimento è prevedibile come molti horror e molti fantasy che hanno una morale precisa, ma risulta una lettura coinvolgente e coerente.

E' un libro standardizzato, secondo me, bello, ma che non offre chissà quali spunti e riflessioni, forse è proprio per questo che questo libro viene inserito così raramente nelle classifiche dei più amati del Re.

Al di là di tutto però, alcune pagine sono davvero molto crude e violente, anche nelle descrizioni, quindi non è proprio una passeggiata di salute, al di là della prevedibilità o meno.

E' un romanzo che merita?

E' un buon ingresso alle storie di King, e soprattutto dimostra la poliedricità di quest'autore capace di raccontare anche storie con donne protagoniste e non con il macho di turno o il padre di famiglia che va a salvare la damigella in pericolo.

Le femministe apprezzeranno, e probabilmente anche tanti uomini, perché no.

D'altronde è la storia, non i ruoli o il sesso dei protagonisti.


Alla prossima! (?)




sabato 12 giugno 2021

L'assassinio del Commendatore - Murakami Haruki

Quando nel 2019 mi imbattei in Norwegian Wood, non ero convintissimo che presto o tardi io e Murakami ci saremmo incontrati di nuovo, ma un po' di settimane fa L'assassinio del Commendatore uscì in allegato insieme ad un quotidiano ad un prezzo piuttosto favorevole e ne ho approfittato.

Ci ho messo un po' a finirlo, ma alla fine devo dire che è stata una scelta saggia e ne è valsa la pena.

Parliamo di un libro che all'epoca della sua uscita fu troncato in due dalla Einaudi ( scelta infelice per quel che mi riguarda visto che parliamo di 850 pagine circa mica 1200 ) e che adesso ho pagato la modica cifra di 8,90 Euro, che è un'ottima cifra se rapportata al numero di pagine.

Se qualcuno all'epoca lesse il mio post inerente Norwegian Wood si ricorderà sicuramente del mio straniamento e della scarsa empatia provata durante la lettura di quel libro, oggi non so se avrei lo stesso giudizio, visto che L'assassinio del Commendatore è oggettivamente più complesso di un semplice romanzo di formazione come il sopracitato Norwegian Wood, eppure sono arrivato ad apprezzarlo comunque.

Ciò mi ha spinto a delle riflessioni sul mio espandere i miei orizzonti di lettore verso altre culture differenti, perché anche con i romanzi scandinavi di Lindqvist all'epoca percepivo non tanto la differenza di stile narrativo che comunque è normale tra autori di lingua e cultura differente, quanto tra i personaggi narrati così differenti nel modo di vivere e di pensare in cui sono raccontati.

Socialmente parlando i personaggi di Murakami, Lindqvist o anche di Kazuo Ishiguro ( perché mi accadde anche con Non Lasciarmi ) sono molto più impenetrabili, più placidi e freddi, persino nell'accettazione del male e della morte, a volte terribilmente alienanti.

Quello che più mi ha colpito è che la narrativa giapponese mi sembra totalmente diversa da quella che siamo abituati a conoscere tramite manga ed anime.

Cioè non tutta, probabilmente alcune delle opere dello Studio Ghibli potrebbero essere affini a questo romanzo, ma pur conoscendo la storia ed il folklore della mitologia giapponese, davanti ad un romanzo come questo di Murakami si rimane sicuramente colpiti, ma anche confusi.

Confusi perché in fondo in fondo si ha la sensazione di una storia raccontata in maniera verticale e sempre più larga, ma non profondissima, quasi senza scopo, per certi versi.

Colpiti perché è un libro molto introspettivo ed intrigante, che accarezza tanti generi, ma che abbraccia più di tutti il cosiddetto realismo magico, anche se in corso d'opera alcuni frangenti virano proprio nel fantastico più puro con echi alla Clive Barker o Stephen King, nei loro romanzi più fantasy incentrati sull'arte ( tipo Duma Key o Apocalypse ).

Così come salta all'occhio una grande cultura letteraria in questo autore, che in corso d'opera arriva ad omaggiare anche Fitzgerald ( credo che moltissimi noteranno i tratti in comune tra Menshiki e il Gatsby di Francis ) e molti altri autori.

L'assassinio del commendatore è un gran bel libro, molto difficile da raccontare e descrivere, ma molto bello da leggere.

Vorrei tanto vedere i ritratti di cui questa storia ci parla, tra tutti quello che porta proprio il titolo del libro.

Come dicevo all'inizio si ha la sensazione di qualcosa di irrisolto in questo romanzo, non è impossibile che qualcuno arrivi alla fine e dica: " E quindi ? "

E' un libro dove conta più l'introspezione, un viaggio onirico attraverso il mistero e i segreti inconfessabili di ognuno di questi personaggi, e dove ci tocca accettare menti ed abitudini diverse, anche quando ci sembrano così astruse e paranoiche come quelle di alcuni personaggi di questa storia.

Per certi versi sono più solide e lineari le parti più fantasy, che quelle reali che sono piuttosto descrittive e lente in alcuni punti, persino ossessive, anche se credo sia una cosa voluta.

Al netto di qualche passaggio poco concreto ( soprattutto sul finale ) è una storia che sono contento di aver letto e che mi spingerà prima o poi verso altre opere di Haruki.

Perché è sicuro che Kafka sulla spiaggia e 1Q84, magari non sarà oggi, magari non domani, ma li leggerò.

Insomma L'assassinio del Commendatore è un romanzo che merita e che consiglio ed a cui va dato atto di scatenare delle riflessioni successive sulla profondità psicologica del narrato, in cui le idee e le metafore la fanno da padrone, in tutti i sensi.

Vi lascio con la sinossi di questo romanzo:

Una borsa con qualche vestito e le matite per disegnare. Quando la moglie gli dice che lo lascia, il protagonista di questa storia non prende altro: carica tutto in macchina e se ne va. Ha trentasei anni, un lavoro come ritrattista su commissione e la sensazione di essere un fallito. Cosí inizia a vagabondare nell'Hokkaidō, finché un vecchio amico gli offre una sistemazione: la casa di suo padre, il grande pittore giapponese Amada Tomohiko, rimasta vuota da quando questi è entrato in ospizio in preda alla demenza senile. Il nostro protagonista accetta e si trasferisce lí, ma un inquietante quadro nascosto nel sottotetto e una misteriosa campanella che inizia a suonare tra gli alberi nel cuore della notte gli fanno capire che la sua vita, anzi la sua realtà, sono cambiate per sempre.


Alla prossima! (?)





giovedì 3 giugno 2021

La divulgazione letteraria è sbarcata su Tik Tok

Immagino già le risate, ma è un argomento da prendere sul serio, secondo me.

La divulgazione è in continuo mutamento ed i creators o comunque molti degli appassionati o chiunque cerca di farsi notare dalle case editrici cerca di colonizzare in genere qualsiasi piattaforma di successo, anche per arrivare ad una nuova generazione di utenti.

Lo abbiamo visto in passato con i Blog, Facebook, Instagram, ci hanno parlato di Clubhouse come il nuovo che avanza, ma è su Tik Tok che le nuove leghe della divulgazione stanno attecchendo.

Mi ero accorto di questa cosa già tempo fa, ma negli ultimi mesi mi sono imbattuto in alcuni articoli generalisti che parlavano di questo fenomeno e dei numeri che ci stanno dietro, che non sono pochi.

Parliamoci chiaramente, la divulgazione via Blog è morta o morente, è racchiusa in una sorta di bolla in cui ci si alimenta solamente tra altri blogger, è come un acquario, non certo un mare.

I gruppi Facebook sono un riciclo continuo di utenti e di domande ricorrenti, alla centesima volta in cui si legge : " vale la pena leggere questo libro", " che ne pensate di tal dei tali di Stephen King " si scorre e si passa oltre, mentre Instagram è ormai saturo ed è diventato un enorme canale pubblicitario, dove le CE si scannano per pubblicizzare i soliti quattro libri e dove le solite quattro persone mostrano tutte i diversi unboxing del libro in prossima uscita.

Sono passate in secondo piano le foto a natura morta dei libri e persino le recensioni, ed ormai il feed conta poco o nulla, tanto che tutti si stanno lanciando nella rincorsa a ciò che va di moda adesso, copiare Tik Tok attraverso i Reels.

E' un vero peccato, perché scavando su Instagram si trova una bella nicchia di utenti che parlano di libri non di prima mano e che hanno parecchia cultura del genere, utenti che chiaramente hanno pochi like e pochi follower, poiché tutti seguono solo coloro che pubblicizzano e basta.

Ovviamente non demonizzo la piattaforma né gli utenti perché anche lì come un tempo nei forum e nei blog, si creano e si consolidano amicizie e c'è anche molta empatia e solidarietà tra utenti, però diciamo che offre poco a chi come me cerca pochi romanzi attuali e che non sta appresso alle ultime uscite o ai romanzi di moda.

Però torniamo a Tik Tok.

Qualche annetto fa di questi tempi scaricai la piattaforma per testarla.

Mi accorsi subito di una cosa, ovvero che i quattro o cinque video che feci, inerenti per lo più paesaggi della mia città e qualche libro Urania o Newton che lanciavo sul divano, fecero più like e visualizzazioni di qualsiasi cosa io abbia mai pubblicato su Instagram o su questo blog.

E' chiaro che inizialmente l'algoritmo prova a spingere un nuovo iscritto per incentivarne l'utilizzo, ma era indubbio che la modalità random di contenuti con cui è caratterizzata la piattaforma, almeno inizialmente mette tutti gli iscritti sullo stesso piano o quasi.

Non devi essere sponsorizzato e pagare come su Instagram per avere like o proseliti, e questo può essere un incentivo per chi parte da zero.

Dopo averlo testato sono sparito da Tik Tok per parecchio tempo fino a quando non mi accorsi che parenti e amici cominciavano a parlarne.

Tempo fa mi trovavo a pranzo da alcuni parenti e nonostante i più giovani della tavolata avessero 35 anni si parlava di Tik Tok e di alcuni creator della piattaforma, tanto da stupirmi del fatto che io ero tra i pochi a non conoscerli.

Così ho testato di nuovo la piattaforma ed inserendo il tag book mi si è aperto un micromondo, perché quella piattaforma non è solo formata da gnocche che fanno squat o ballano, coppie LGBT comiche o che si sbaciucchiano e spezzoni di film, telefilm o stand up comedy, ma anche una piattaforma in cui si parla di libri, con numeri piuttosto elevati.

Per dire, mi è capitato di vedere alcuni video che avevano un milione di visualizzazioni, roba che sembra fuori dal mondo per quel che concerne la letteratura che per sua natura è sempre stata considerata circoscritta ed elitaria.

Leggevo un articolo americano qualche tempo fa, in cui un libro pubblicizzato su Tik Tok ha contribuito ad elevarne le vendite di parecchio, ed è un fenomeno che sembra si stia affermando anche qui.

Personalmente sono sempre positivo nei riguardi del nuovo che avanza, anche quando mi rendo conto di essere fuori target o di non capirlo fino in fondo.

Se Tik Tok può contribuire a far nascere l'interesse nella lettura alle nuove generazioni, ben venga.

Con me in qualche caso ha funzionato, anche se non nella letteratura, ma nel cinema.

Tempo fa vidi alcuni spezzoni di film ( mi pare fossero Wonder ed Il cardellino ) che mi convinsero a cercare le pellicole ed a vederle, quindi perché non può accadere lo stesso con un libro?

Mai dire mai.

E quindi? Ora mollo il blog e mi fiondo su Tik Tok? Non credo, però è l'ennesimo segnale che mi porta a riflettere sul senso della mia esistenza virtuale su blogger.

Il mondo è andato avanti, ed io è come se scrivessi ancora su una Olivetti lettera 32, perché è così che vedo il blog attualmente, vecchio e stantio.

Le parole scritte sembrano avere ormai meno peso di un video.


Alla prossima ! (?)