mercoledì 2 settembre 2020

Christine - La macchina infernale - Stephen King

 "Figliolo, probabilmente sei troppo giovane per cercare la saggezza in parole che non escano dalla tua bocca, ma ti dirò una cosa: il nemico è l'amore." 

Annuì lentamente. 

" Sì. I poeti fraintendono l'amore continuamente e qualche volta in buona fede. L'amore è il più antico degli assassini. L'amore non è cieco. L'amore è un cannibale con una vista estremamente acuta. L'amore è un insetto che ha sempre fame."

" Che cosa mangia? " Domandai senza pensare.

"L'amicizia", mi rispose.


Probabilmente il succo di questo romanzo è tutto qui, in questo splendido passaggio, che è probabilmente il più bello del libro.

Christine è un horror, ma anche una classica storia d'amicizia adolescenziale, che in genere sappiamo tutti, grazie al nostro trascorso, che si interrompe o prende una piega diversa, nel momento in cui entra in gioco l'amore.

Qui la ragazza destinata a rompere un'amicizia c'è pure, ma somiglia più ad un espediente, perché il vero amore di Arnie è Christine, un' automobile.

Questa quindi è la storia di un triangolo d'amore o un quadrilatero se ci mettiamo in mezzo anche Leigh Cabot.

E' il classico horror scolastico che King ci ha già venduto e ci venderà ancora dopo, molto simile a Carrie, IT o Il Corpo nell'impostazione.

Cittadina tranquilla, scuola, bulli, amicizia, e l'arrivo dell' orrore esterno, che questa volta sarà un'automobile.

Christine è uno dei romanzi più famosi di King, è stato anche trasposto cinematograficamente da un maestro come Carpenter, e probabilmente la sua fama è più al passato che al presente.

Probabilmente oggi la figura di questa Plymouth del 1958 è meno famigerata di un tempo, ed è un peccato, credo anche perché in tempi moderni la macchina non racchiude più un'importanza fondamentale come nelle adolescenze del passato o almeno appartiene ad un genere narrativo e cinematografico nell'immaginario un po' desueto.

Resta comunque sicuramente un'opera iconica, con cui King ha saputo giocare ed ammaliare il lettore, soprattutto un lettore cresciuto in quegli anni di miti cinematografici motorizzati.

Credo che Steve possa anche essere stato ispirato da opere come La macchina nera, Supercar e persino Duel.

In certi frangenti si respira l'area di un contesto televisivo alla Grease o a un Happy Days in chiave orrorifica.

Perché quasi ogni adolescente sogna di guidare una macchina, sogna l'indipendenza, ed ha la convinzione che il mezzo sia uno degli ingranaggi che porta alla conquista del sesso e dell'amore.

Molto aspettano i diciotto anni solo per questo ( o i 16 nel caso degli americani ).

Non a caso Arnie trova l'amore solo dopo aver adocchiato Christine.

E' la quarta o quinta volta che rileggo Christine, ed ogni volta è amore, ma anche perplessità.

Lo amo, ma per me ha dei difetti evidenti, robe che non mi piacciono e che narrativamente parlando avrei preferito diverse.

Andiamo di sinossi:

Tre amici vivono la loro adolescenza in una tranquilla cittadina di provincia. Le novità sono poche, finché non compare Christine, un'auto - una Playmouth del 1958 - che Arnie, uno dei ragazzi, vuole a ogni costo rimmettere a nuovo. Un'impresa disperata, che per lui si trasforma in un'ossessione, mentre la macchina inizia a manifestare un'inquietante vita propria. E nelle buie strade del paese la gente comincia a morire.

Ho notato che alcuni trovano la prima parte di questo libro eccessivamente statica e prolissa.

Ed è vero.

Probabilmente oggi, King avrebbe affettato e velocizzato un po' la parte iniziale, visto che per circa 180 pagine succede poco o nulla in termini d'azione, e molto è dedicato all'approfondimento dei personaggi.

In verità è una parte che io ho apprezzato molto.


Trovo funzionale e ben narrato il tutto: il colpo di fulmine di Arnie per Christine, la presentazione della figura un po' mefistofelica di Roland LeBay, il rapporto che Arnie ha con i genitori e con il suo migliore amico, e soprattutto i piccoli accenni al passato di Christine.

Personalmente io trovo la prima parte molto più coesa anche nella struttura narrativa, non a caso ritengo che le parti più belle del romanzo si trovino tra queste pagine, almeno fino a quando non si scatena Christine in tutta la sua potenza.

Cosa non va in questa storia ( per me ovviamente )?

Ho sempre avuto l'impressione leggendolo che i personaggi, a parte Arnie, non siano stati centrati benissimo.

La figura di Roland LeBay su tutti, ma anche Dennis, il migliore amico di Arnie nonché eroe della storia.

Se Arnie compie un percorso ben preciso e delineato, fino alla sua completa trasfigurazione di sé, non si può dire lo stesso degli altri personaggi.

Leigh Cabot è protagonista di uno dei passaggi più spaventosi del romanzo, ma per essere la fidanzata di Arnie e quindi terzo incomodo tra lui e Christine, resta una figura molto eterea e sbiadita nell'economia della storia, tranne che nel controverso passaggio narrativo verso il finale, che io ho trovato molto infame e forzato, ma è una cosa mia.

Ci sono molte forzature in questa storia, che avrebbe potuto essere molto più semplice e lineare.

La natura malefica di Christine e il suo rapporto molto forzato con LeBay.

La stessa trasfigurazione di Arnie è piuttosto contorta.

Non ce n'era bisogno.

Sarebbe bastata l'ossessione per una macchina malefica con successiva possessione.

In più punti King stesso sembra confuso su chi sia il vero diavolo, se LeBay o la macchina, creando parecchia confusione.

Però quando l'autore preme l'acceleratore e lascia scatenare Christine diventa un libro spettacolare.

Nonostante alcune scelte narrative che ho trovato un po' attaccate con lo sputo, amo e amerò sempre molto questo romanzo, che in più punti mi ha anche fatto riflettere su me stesso, perché in alcuni passaggi ti fa tifare per...Christine.

Infine vorrei spendere due parole sull'eroe della storia, Dennis.

C'è un qualcosa che non mi è mai piaciuto in questo personaggio.

Non metto in dubbio la sua amicizia verso Arnie, ma spogliato un po' dal contesto, c'è un sottotesto quasi...classista in Dennis, come se in fondo in fondo, apprezzasse il vecchio Arnie perché inferiore e più debole di lui.

La stessa chiosa iniziale e anche quella finale in cui definisce Arnie un perdente, ti porta a pensarlo.

E poi c'è sempre del marcio in un migliore amico che ti frega la ragazza.

Christine è un buon romanzo che si perde un po' nella fase decisiva, ma che parte e finisce benissimo.

Il finale è tra i più belli mai partoriti da Stephen King, e quando Christine si prende la scena è irresistibile.

" La sua infinita tenacia."

" La sua furia indomabile."


Alla prossima!



lunedì 24 agosto 2020

007 Missione Goldfinger - Octopussy - Ian Fleming

Sono stato preveggente. 
Avevo scritto in un vecchio post che avrei voluto affrontare la lettura di qualche volume delle avventure di 007, ma oggettivamente non ero molto convinto di avere la fortuna di imbattermici nel mercatino dell'usato. 
Ed invece in una delle ultime sortite recenti mi è capitato di essere attratto dalle copertine giallo vivo dei piccoli volumi dei gialli Garzanti, e durante lo sfogliamento dei volumi, di ritrovarmi davanti, imbustati insieme, sia Octopussy che 007 Missione Goldfinger al prezzo di 2 Euro. 
Era ovvio che li avrei presi. 
Come scrissi su Instagram dopo aver divorato entrambi i volumi ( piuttosto corti in verità ), mi ero fatto un'idea diversa di ciò che avrei letto, ingannato dal fatto che io non essendo mai stato un fan della saga cinematografica, avevo identificato Bond come un borioso agente segreto, donnaiolo, e poco empatico e arrogante. 
Da questi due volumi ne è uscito fuori un personaggio tridimensionale e molto più sfaccettato. 
Prima di tutto, Bond non è mai sovraesposto, ed anzi la sua figura si limita all'essenziale. Cioè, a conti fatti, spesso non è stato nemmeno protagonista dei racconti che ho letto.
007 Missione Goldfinger è un romanzo che mi è piaciuto da pazzi. A parte la scrittura elegante e scorrevole di Fleming ( ci sono alcuni dialoghi ed alcune frasi che potrebbero tranquillamente essere usati come aforismi ), mi ha convinto lo spessore con cui è riuscito a delineare il villain della storia. 
E' Goldfinger il vero protagonista di questa storia, che in quanto a spazio e carisma, mette sotto scacco Bond per tutta la durata del racconto. 
 Era inevitabile per me che dopo Chandler, Arthur Conan Doyle ed Ellroy sarei finito tra la braccia di Fleming, ma non ero convintissimo che mi sarebbe piaciuto così tanto. Ed invece ha saputo sorprendermi pagina dopo pagina. James Bond con la sua fallibilità e con il suo senso della giustizia e della morale ( molto spesso va persino contro le regole dei suoi superiori ), mi ha saputo avvincere e convincere. 
007 Goldfinger è un romanzo con i fiocchi. 
Spero di non aver scelto il meglio della sua produzione per pura casualità, perché punto prima o poi a leggere almeno Casino Royale. 
Ma infine è tutto "oro" quello che luccica? A parte la battuta risibile direi di no. 
Il problema di queste storie action è figlio del genere. Ovvero quello dello schema fisso che vede il villain non approfittare mai dei momenti fallibili dei protagonisti. 
In questa storia Goldfinger ha sempre il coltello dalla parte del manico, ma l'autore sceglie di non farglielo usare mai.
Ma d'altronde è giusto così, altrimenti la saga non sarebbe durata così tanto, no?
Insomma ci si deve appellare alla sempreverde sospensione dell'incredulità, che comunque non penalizza un gran bel libro.
 
Octopussy è un breve ciclo di racconti in cui Bond è protagonista. 
Fa la sua comparsa, fa la cosa giusta, e si defila. 
Sono racconti in cui la sua figura si limita all'essenziale.
Octopussy, Di proprietà di una signora, ed Il lume dell'intelletto sono tre belle storie.
Certo, parliamo di quelle che mi sembrano obiettivamente delle opere minori, ma me le sono gustate.
Infine menzione per le due copertine di questo gioiellino di edizione, entrambe bellissime. Incredibilmente audace quella di Octopussy, che oggi secondo me, non verrebbe mai e poi mai approvata.
Per quanto va oggettivamente detto che ha pochissima attinenza con la storia in questione in cui il protagonista è...una piovra, invece della bella donna della copertina.
Anche in questo libro, la figura di James Bond ne esce ai miei occhi riabilitata e tutto sommato amabile.


Alla prossima!




martedì 11 agosto 2020

Scrittori che guariscono temporaneamente la mia esterofilia: Italo Calvino

 Tempo fa, non ricordo esattamente quando, su un sito lessi un bell'articolo su Marcovaldo di Italo Calvino, che fece sì che mi interessassi a questo autore.

In genere mi segno libri ed autori che mi interessano nelle note del telefonino, sperando di imbattermici nelle mie sortite al mercatino dell'usato.

Sono stato fortunato perché nemmeno un mese dopo sono entrato in possesso a pochi spicci sia di Marcovaldo che de Il Barone Rampante.

L'edizioni sono quelle che sono, quella de Il Barone Rampante è addirittura un'edizione da narrativa scolastica, mentre quella di Marcovaldo appartiene a quelle de Il Novecento Italiano che usciva in allegato con La Famiglia Cristiana.

Edizione di cui ho già altri libri, e che non mi dispiace come cura e formato.

Calvino mi è stato utile.

Entrambi i libri sono piuttosto leggeri ed associabili alla letteratura giovanile, e ne avevo bisogno, visto che non ero in un periodo tranquillissimo.

Al di là dello stile sicuramente molto ricercato, le due storie sono quasi favolistiche con delle morali di fondo semplici, ma ben radicate.

Marcovaldo è un libro splendido.

Mi ha ricordato un po' Fantozzi per il suo andazzo tragicomico, ma anche opere familiari come la saga di Maulassène di Pennac.

L'idea di scandire capitoli, tempo narrativo ed avventure attraverso le quattro stagioni l'ho trovata geniale, ed ogni capitolo diverte e appassiona.

Marcovaldo è uno sfigato cronico ed ingenuo, ma che si ingegna in ogni modo per portare a casa la pagnotta, e tutto l'ambiente cittadino in cui si muove è strutturato benissimo.

Un microcosmo perfetto come un orologio svizzero.

Un racconto umoristico dal sapore agrodolce che mi ha avvinto moltissimo.

Lo consiglio vivamente.

Il Barone Rampante sembra quasi più una parabola fantasy per ragazzi, scritta in modo altrettanto divino, ma forse non per tutti.

La storia è molto semplice: un ragazzino nobile di dodici anni arrabbiato con i suoi genitori decide di salire sugli alberi e vivere su gli stessi, e di non toccare mai più terra.

Lo farà veramente, e vivrà la sua vita non toccando più il terreno con i piedi.

Avrà il tempo di vivere avventure ogni tipo, storie d'amore, e persino di studiare e conoscere alcuni luminari.

Il romanzo è ambientato nel settecento con echi dei tumulti sociali di quel periodo.

Un libro che sembra semplice sulla carta, ma che è una lettura ben strutturata e  complessa.

Insomma Calvino mi è sembrato un narratore che riesce ad unire semplicità e ricercatezza dello stile, muovendosi in abile modo tra fiaba e realtà, e tra il dolce e l'amaro.

Se mi capita, leggerò certamente altro di suo.

Se è destino ci incontreremo ancora.


Buon Ferragosto ed alla prossima!



venerdì 24 luglio 2020

Romanzi a cinque stelle



Ultimamente ho letto Per chi suona la campana di Hemingway e riletto Furore di Steinbeck.
Parliamo di due mostri sacri, e di due libri tra i più belli mai scritti.
A leggerne le recensioni, però a volte si hanno dei dubbi sull'oggettività storica nel giudizio di questi romanzi.
Come se i critici di quel tempo avessero preso un abbaglio.
Almeno a leggere alcune recensioni e votazioni odierne.

Proprio nel periodo in cui stavo leggendo questi due libri, mi trovavo con gli amici nella solita piazzetta, e si parlava del più e del meno, quando mi viene fatta una domanda di carattere libresco che mi ha fatto riflettere molto.
Verteva sul fatto che io non avessi recensito e dato le cinque stelle ad una raccolta di poesie pubblicata tempo fa da un mio amico.
La domanda era fatta in tono scherzoso, anche perché raramente si parla di libri nella mia cerchia d'amicizie, perché nessuno ne è interessato e quindi è una passione che tengo per me, però è stata una domanda interessante.

Ho balbettato che non m'intendo di poesia, ma dentro di me pensavo che se avessi recensito quella raccolta mi sarei sentito in " dovere " di dargli le fantomatiche cinque stelle perché è un mio amico.

Ed è qui che casca l'asino, secondo me.

Mi metto nei panni di tutti quegli scrittori che si auto-pubblicano, che hanno bisogno del voto per restare in classifica, ma quanti di questi voti sono sinceri?

Com'è possibile che il libro della De Lellis abbia cinque stelle, e magari su Steinbeck, Roth, Faulkner, ci siano anche frotte di due o tre stelle?

Quanto sono credibili le classifiche su Amazon o Ibs, o quante siano fatte ad arte per spingere all'acquisto di una nuova uscita di tal dei tali?

Io ho smesso di leggere le recensioni su questi siti da anni.
Ma oggi non riesco nemmeno più a fidarmi di quelle su Instagram, perché troppe di esse si basano su collaborazioni.

Di solito l'aggettivo populista viene usato in ambito politico, ma devo dire che anche per quel che concerne le recensioni online è altrettanto valido.

Le cinque stelle di un romanzo auto-pubblicato o di un nuovo autore/trice e quelle di un grande classico della letteratura hanno lo stesso valore o vanno pesate e classificate diversamente?

E' questa la domanda fatidica.
Perché se ci affidiamo al giudizio numerico, molte delle auto-pubblicazioni in base ai voti sembrano dei capolavori della letteratura contemporanea.
E lo stesso vale per quasi ogni romanzo di nuova uscita su Instagram.
Dove gli aggettivi: fantastico, emozionante, si sprecano.
Che poi per carità, è persino legittimo, perché ognuno si emoziona con ciò che vuole, ma se permettete, che un vincitore di un premio Pulitzer o un Nobel, abbia una media voto peggiore di un' auto-pubblicazione o di una nuova uscita, a me fa rabbrividire.


Alla prossima!

martedì 14 luglio 2020

Odi et amo: J. G. Ballard

Ballard mi seduce ogni volta, ma post coito letterario resto lì con la convinzione che non è stato abbastanza, che mi sono goduto il viaggio, ma che non sarà lo scrittore della mia vita, ma più uno da un libro e via.
Adoro le sue tematiche, meno il suo ermetismo.
Adoro il suo anticipare i tempi, le sue distopie fantascientifiche ma molto umane, la sua fantasia, il suo racchiudere un macrocosmo in un microcosmo letterario che raramente sfora le duecentocinquanta pagine.

Ho letto solo quattro romanzi suoi, che oggi vantano una gran bella copertina Feltrinelli ed appaiono moderni e stilosi, ma i nostri incontri sono molto retro e da mercato popolare.
Ma voglio parlare di lui in prima persona, perché spesso i nostri incontri sono stati casuali se non proprio fortuiti, e carichi di sorpresa ed aspettativa.
Ci incontriamo tra le tarme, tra bancarelle popolari, tra altre mani che frugano, tastano, cercano e qualche volta arrivano prima di me ad averti.
Lì in mezzo ad altri libri ed altri Urania che sembrano tutti uguali.
Ma nonostante le scarse possibilità d'incontrarci, abbiamo vissuto la nostra storia, vero?

Prima con Crash, poi con Il Condominio, poi ancora con L'isola di cemento, e solo pochi giorni fa con Deserto D'acqua, oggi più comunemente conosciuto con il titolo de Il Mondo Sommerso.

Ed ogni volta che incrocio il tuo nome, penso:
" E' la volta giusta?
Ti amerò? "

Ed eccoci ancora lì a ballare.
Stessa seduzione, stessi capitoli che mi fanno capitolare e mi invogliano ad andare avanti, stesse storie che somigliano più ad allegorie sociali che a vere e proprie distopie, stessi personaggi astrusi, talvolta carismatici ( come in Crash ) e stessi finali che sembrano più la chiusura di un capitolo che la fine di una storia.

E' sesso senza orgasmo.

Bello, piacevole, ma non appagante.

Eppure mi piaci.
E non so perché.

E so che se ti incontrerò ancora danzerò con te, perché sono fatto così, perché comunque il viaggio vale quanto e più di un finale talvolta deludente.

Mi piaci perché vuoi raccontare una storia e lo fai senza artefatti e senza orpelli e divagazioni.
Non allunghi il brodo, ma descrivi il giusto e delimiti i confini.

Ed un po' anche ti odio per questo, perché vorrei saperne di più dei mondi e dei personaggi che crei, ma d'altronde quanti di noi nella realtà escono al di fuori del proprio contesto?

Sei onesto anche in quello, forse.
Non racconti di più di quello che vuoi raccontare.

Ed infine non sarò geloso.
Come non lo sono stato di quella persona che mi ha scippato Il Vento Dal Nulla dalle mani, che chissà, mi piace pensare mi avrebbe fatto veramente innamorare.
Quindi sono qui a tentare di donarti anche agli altri:
Leggete Ballard, riscopritelo, amatelo.
Come e più di me, come io non sono in grado di fare.
Scoprirete uno scrittore che ci vedeva lungo e le cui storie sono attuali anche adesso, anche se scritte quaranta, cinquanta anni fa.

Alla prossima!




domenica 5 luglio 2020

Insomnia

" Le notti in cui abbiamo dormito è come se non fossero mai esistite.
   Restano nella memoria solo quelle in cui non abbiamo chiuso occhio."
   Emile Michel Cioran


No, Stephen King e Christopher Nolan non c'entrano nulla, sono stato io il protagonista di questa storia.
La settimana scorsa ho sofferto d'insonnia.
Ma mi era già capitato anche il mese scorso.
Ora spero non mi accada più.

Ero arrivato a temere la notte, a tremare, e non scherzo, quando si faceva l'ora di andare a letto.
Ero arrivato a piangere, persino.
Perché una cosa così naturale come il prendere sonno, mi era diventata per tre o quattro giorni estranea, ed irrazionalmente impossibile.
Ho avuto paura.

Allo stesso tempo sono arrivato a studiare questa sintomatologia ed ho scoperto quanto la debolezza mi cambi e mi renda diverso da ciò che sono normalmente.

Nella debolezza cerco compagnia, mentre quando sto bene sono schivo e solitario.
La normalità non mi dona, anzi agli occhi degli altri è probabile mi renda un po' misantropo.

Ho dato colpe ai pensieri, al computer, alla luce blu, sono arrivato a pensare di avere qualche malattia cerebrale o chissà cos'altro, ed ho dato colpe al mio cervello che anche di notte continuava a stare sveglio ed a partorire pensieri sconnessi.

Non so cos'era, ma so che è stato brutto scoprirsi così deboli ed impotenti.
Sentire la stanchezza, ma non riuscire a porne rimedio.

Vivere il giorno come uno zombi, con gli occhi che mi si chiudevano davanti ad un libro, allo schermo di un monitor o della tv, ma che non ti facevano prendere sonno lo stesso.

Non so cos'è stato, ma voglio ricordarmene, ed è per questo che ho scritto questo post.

Voglio ricordare ciò che ho passato, i pensieri che ho pensato, l'oblio del non sonno, il battere incessante dell'orologio.

Voglio ricordare le tre del mattino citate da Fitzgerald.
E soprattutto voglio dire ad Emile che ha ragione alla grande.
Le notti in cui non dormi non le dimentichi più.


Alla prossima!



giovedì 25 giugno 2020

I miei libri preferiti: A volte ritornano - Stephen King

Nell'ultimo periodo ero diventato uno che non rilegge, e pensare che avevo fatto un post tempo fa, in cui rivendicavo il diritto alla rilettura.
Evidentemente ci si evolve, oppure avevo un bel po' di libri nuovi da cui attingere e quindi l'interesse alla rilettura passava in secondo piano.

Credo che la seconda sia la risposta giusta visto che appena ho finito i libri nuovi, sono andato nella libreria a rispolverare quelli vecchi.
E quale ho tirato fuori?
Uno dei miei libri preferiti, A volte ritornano.
Ad essere riletti, ci aggiungerei.

Dobbiamo tornare indietro nel tempo fino al 1997.
Avevo ventun'anni, non ero ancora nemmeno partito per il militare, e passavo il 90% del mio tempo con i miei amici, non lavoravo, ed i miei pochi spiccioli li spendevo solo per una birra ed i fumetti Marvel, più qualche manga sporadico.

Il mio amore per la lettura era latente, ma non veniva coltivato molto.
Non compravo libri e quelli che leggevo, li leggevo in prestito.
Avevo letto alcuni romanzi di Stephen King, anch'essi in prestito durante il periodo scolastico.
Li ho amati molto, mi hanno formato in un certo senso, perché io quei romanzi li ricordo da allora, e davvero, non avrei avuto nemmeno motivo di rileggerli perché ne avevo la trama stampata bene nella memoria.

Finché non arriva un giorno in cui guardavo quell'anta laterale dell'edicola dove mettevano i fumetti ed i manga, e mi ritrovo davanti l'edizione superpocket di questa raccolta di racconti in un luogo in cui non doveva c'entrare niente.
Non resisto, tiro fuori le 6.500 Lire, e lo prendo.

A volte ritornano è stato il primo libro che ho comprato con i miei soldi, e si vede.
E' vecchio, usurato, pieno di crepe, ed ormai si è ingiallito, ma io la amo e non ne sostituirò mai la copia, questo è fuor di dubbio.

A volte ritornano non so se è la raccolta migliore di King, credo che Scheletri sia quantomeno alla sua altezza, però è una bomba.

Già la prefazione da sola varrebbe l'acquisto. King in quella decina di pagine anticipa un po' i temi che userà per il saggio sull'horror Danse Macabre, e lo fa in maniera divina.
Non scherzo se dico che solo la prefazione varrebbe l'acquisto di questa raccolta.

E' sempre molto difficile giudicare una raccolta di racconti.
Perché i gusti potrebbero far sì che vista la molteplicità di argomenti e tono delle storie possano essere non sempre nelle nostre corde, e quindi si perde un po' d'uniformità nel fornirne un giudizio preciso, ma io credo di averli amati tutti, qualcuno più degli altri, ovviamente, ma davvero, la carica esplosiva e la ferocia di alcuni racconti di Stephen è davvero potente.

Uno di essi poteva benissimo essere citato anche nel mio post precedente visto che è un breve racconto di letteratura pandemica.

Risacca Notturna è un racconto molto easy, quasi delicato, direi.
Parla di alcuni ragazzi che si ritrovano su una spiaggia, che provano a comportarsi normalmente e un po' anche a flirtare ( in uno stile un po' retro che mi ricorda gli anni '50 non so perché ) mentre imperversa un'epidemia di influenza che sta portando la popolazione alla morte, la cosiddetta A6.
Un racconto molto semplice a suo modo, molto estivo, ma a suo modo definitivo.
Mi colpì molto all'epoca, e mi ha colpito adesso che l'ho riletto ( per ovvi motivi ).

Ma davvero, con questa raccolta, si casca sempre bene comunque.
Volete una storia un po' alla Lovecraft?
Io sono la porta è il racconto che fa per voi.

Volete un po' di fantascienza orrorifica? Leggete Camion, dove i mezzi prendono coscienza e si ribellano all'uomo, in un racconto di pura follia.

E che dire di slasher come L'uomo che amava i fiori e Primavera da fragole? Io li trovo due racconti meravigliosi.

Volete i vampiri alla Dracula o a la Notte di Salem sempre di King? Jerusalem's Lot e Il bicchiere della staffa sono due piccoli capolavori.

Senza contare I figli del grano, che forse molti conosceranno per via dei film che vi sono stati tratti dal racconto, ma credo che era da tempi dei bambini dannati di John Wyndham o de Il Signore Delle Mosche di Golding, che non si vedevano bimbi così bastardi.

Ma ve ne sono molti altri che potrei citare, Il Compressore, il terrificante Secondo turno di notte ( se avete fobia dei topi ve lo sconsiglio ) oppure il racconto che dà il titolo alla raccolta stessa, A volte ritornano, che è un classico racconto dell'orrore che ritorna dal passato.
Il più lungo della raccolta ed anche il più cinematografico, per certi versi.

Chiudono la raccolta due racconti che trattano della morte in maniera più seria e meno orrorifica, ma che colpiscono molto proprio perché molto reali.

Davvero, se vi capita, fatevi il favore e leggete questa bellissima raccolta, non ve ne pentirete.

P.s: non ho citato tutti i racconti, ma solo quelli che per me sono più significativi, ma anche quelli che non ho citato meritano, eccome!


Alla prossima!