sabato 16 agosto 2014

Three Wonders

Three Wonders è un Coin Op prodotto dalla Capcom nel 1991.
La particolarità principale del cabinato è che conteneva tre giochi in uno, con i primi due che erano uno il seguito dell'altro.
All'epoca era una cosa piuttosto atipica che portò al gioco una certa fama nel bar sotto casa in cui ero solito spendere le mie paghette.
Non a caso fu uno di quei cabinati che in termini di longevità durò più a lungo e che soprattutto grazie a Chariot e la sua estrema difficoltà rimpinguò certamente le tasche del gestore del bar, visto quanto ci incaponimmo un po' tutti quanti nel provare a chiuderlo.
Le monetine da 500 Lire andavano via che era una bellezza.
Emulati adesso i tre giochi si difendono ancora benissimo, quantunque in italiano trovarne recensioni ed informazioni è cosa non facile.
Ed io che pensavo fosse un Coin Op stranoto.
Comunque c'è una bella e divertente recensione su nonciclopedia.
Per chi volesse leggerla schiaffo il link qui sotto:

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Three_Wonders

Ma parliamo meglio dei tre giochi che compongono questo cabinato, che sto emulando con estremo piacere in queste torride giornate agostane.

- Midnight Wanderers :

Midnight Wanderers è un bellissimo platform a scorrimento orizzontale, molto curato graficamente ma che purtroppo ha un difetto piuttosto grosso: è facile ed è corto.
Il gioco è composto da cinque livelli ed una volta imparata la meccanica del gioco ed il posizionamento dei nemici e dei boss di fine livello, chiuderlo non è certo una mission impossible.
Quantunque in quel poco, regala una gran bella dose di divertimento.
Il gioco ha dalla sua una gran bella trama ed un ottimo design dei personaggi.
I protagonisti della vicenda sono Lou e Siva due personaggi che sembrano una via di mezzo tra degli gnomi e dei folletti, incaricati di liberare il loro mondo che è stato soggiogato dal demone Gaia.
Il loro scopo è recuperare l'aliante magico denominato Chariot, liberare le loro terre e la principessa Sena.
Grafica eccelsa, dettagli curatissimi, varietà di armi e nemici, fanno di questo action game una bellissima esperienza.
A conti fatti Midnight Wanderers ricorda una versione più evoluta e fantasy di Ghost 'n Goblins con cui ha in comune la particolarità della morte non istantanea.
Se in GnG una volta colpiti si perdeva l'armatura, in MW perdi tutto il vestiario e rimani seminudo fino a quando non trovi il forziere che ti dona  nuovamente il capo vestiario. 
Senza girarci intorno, Midnight Wanderers è un gioco che tutti gli appassionati del retrogaming dovrebbero conoscere ed apprezzare a dovere.
Merita e non poco.

- Chariot:

Tanto bello quanto difficile, Chariot è un signor Shoot' em up.
E' in pratica una sorta di sequel con gli stessi protagonisti di Midnight Wanderers ( Lou e Siva ), questa volta in missione aerea.
Il gioco è semplice nella descrizione quanto difficile nell'esecuzione.
Pilotando il Chariot ovvero l'aliante magico del primo gioco, Lou e Siva dovranno superare sette livelli e sette Boss finali e completare la loro missione.
In cosa consiste la loro missione non lo so, io questo gioco non sono mai riuscito a finirlo.
Ci ho speso non so quanti soldi e tempo senza cavarne un ragno dal buco.
Ovviamente nemmeno adesso che lo sto emulando spesso e volentieri, riesco ad andare oltre il quarto livello con una singola partita.
Forse alla Capcom volevano compensare la facilità del primo episodio con un seguito dannatamente frustrante e complicato.
Al di là di questo, Chariot è comunque uno sparatutto straordinario.
Boss di fine livello accattivanti, grafica curatissima, velocità di gioco eccellente, lo rendono un'esperienza davvero divertente.
Peccato sia così dannatamente difficile.

-Don't Pull:

Don't Pull non centra una benemerita con gli altri due, pur essendo un simpaticissimo ( ma alla lunga noioso ) Puzzle Game.
Era certamente la terza scelta, quello meno giocato.
Don't Pull è un gioco a schermata fissa, dove lo scopo consiste nel lanciare i cubi sparsi nel livello addosso ai nemici, che di solito sono dei draghi sputa fuoco o degli esserini mollicci quanto velocissimi.
E' un gioco molto tattico in quanto bisogna cercare di mettere in trappola i nemici entro un tempo stabilito e successivamente lanciargli il cubo addosso.
Alla lunga il gioco l' ho sempre trovato snervante e ripetitivo.
In un certo senso mi ricorda un po' Bomberman, un gioco che adoravo ma che trovavo poco vario, nonostante lo scenario dei livelli cambiasse sovente.
Non che Don't Pull non mi divertisse e non mi diverta tuttora, ma dopo nove / dieci livelli mi passa già la voglia di giocarci e tendo quasi all'autodistruzione.
Resta comunque un gioco ben fatto e con una difficoltà ben calibrata.
A me annoia.
A voi chissà.




sabato 9 agosto 2014

Pillole di ricordi: Bis - Il Telequiz di Mike Bongiorno

Via con questo post easy, che è estate piena, fa caldo e di voglia ne ho poca.
Parliamo di ricordi.
Quei ricordi di cui forse dovrei vergognarmi, quei ricordi che mi fanno pensare che da piccolo non ero poi una persona così normale.
Ma bando alle ciance, che d'altronde si evince già dal titolo quello di cui sto per scrivere.
Come se non bastasse la mia insana passione fanciullesca per Coccolino, ero anche un fan sfegatato di Bis, il telequiz di Mike Bongiorno. 
Quiz che vide la luce nel 1981 e che andava in onda a mezzogiorno su Canale 5.
A quell'ora ovviamente ero a scuola, ma tutte le volte che non ci andavo per malattia, vacanza o chissà quale altro motivo, alle 12:00 ero seduto nella poltroncina a due posti davanti la Tv per non perdermi la puntata in corso.
Addirittura pranzavo lì.
Praticamente i miei dovevano portarmi il cibo sulla poltroncina, sennò non avrei mangiato.
Ed ero talmente fissato che mi feci comprare persino il gioco da tavolo.
Ci giocavo con mio fratello o mia sorella, ma se capitava anche da solo.
Per chi non lo conoscesse o lo ricordasse il gioco era piuttosto semplice:
bisognava indovinare gli oggetti sparsi in coppia nelle 36 caselle che componevano la schermata, sotto cui si nascondeva un Rebus da indovinare.
Due concorrenti si giocavano la vittoria in due manches, in cui dovevano indovinare più oggetti possibili e provare a risolvere il Rebus.
Chi indovinava, diventava vincitore della puntata, si portava a casa gli oggetti che aveva scovato nel tabellone ed anche un milione di Lire se riusciva a risolvere il Rebus.
Non era il gioco più bello del mondo?
Ai miei occhi d'infante,sì. 
Ah, ho scoperto che esiste una app che permette di giocare al gioco anche sullo Smartphone, quasi quasi la scarico. :-P

lunedì 4 agosto 2014

Anarchia - La Notte Del Giudizio

Io con la fantapolitica e la distopia ci sono sempre andato a nozze.
Quando poi entra in simbiosi con un altro dei miei generi preferiti ossia l'horror, vado in brodo di giuggiole e mi viene il sangue al naso come l'adolescente di un anime giapponese anni '80-90.
Quindi ho nutrito tante aspettative con La Notte Del Giudizio, ed altrettante con questo secondo parto.
Il primo film però non mi era piaciuto proprio perché la bellissima e geniale idea di base, non so se a causa del misero budget, veniva solamente descritta ed accennata e dal punto di vista urbano si vide davvero poco degli effetti della notte della sfogo.
All'epoca banalizzai un po' il film affermando che ci fu molta notte e poco giudizio, perché non mi andò giù l'idea che tutta la trama vertesse su una singola casa e una singola famiglia.
Anche se visto quanto ha incassato DeMonaco con la sua creatura, ha certamente avuto ragione lui. :-p
Anarchia, invece, fin dal trailer ambiva ad essere proprio il mio genere.
Infatti, la prima parte del film ha creato in me un enorme senso di attesa e di tensione per l'approssimarsi della notte della purga, mettendomi in empatia con i protagonisti della pellicola: sia verso coloro che vogliono essere parte attiva e partecipare all'onda di violenza, sia per coloro che ci si ritrovano dentro per caso o sfortuna.
Personaggi che diciamolo, per tutta la durata del film si riveleranno poi piuttosto banali ed ermetici, senza un minimo di personalità e di spessore.
C'è il macho giustiziere e misterioso che vuole vendicare la morte del figlioletto, una madre e una figlia di colore che vengono salvate dal suddetto, ed una coppietta che si ritrova nel pieno della notte della purga a causa della rottura del motore dell'auto.
Queste cinque persone faranno fronte comune nel tentativo di sopravvivere all'orda di violenza in atto sulle strade della Los Angeles del 2023.
Che poi, ci vuole una sospensione d'incredulità allucinante nella coincidenza che queste persone riescano ad incontrarsi e fare fronte comune in un agglomerato urbano grande come quello del centro di Los Angeles.
Per non parlare della mira infallibile del macho della situazione, un cecchino che manco Rambo e Commando messi insieme. :-P
Diciamolo chiaramente, il bello del film sono l'idea di base e quel senso di aspettativa e di tensione che le ore di anarchia riescono a procurare, perché al di là dell'azione, il film offre davvero poco.
Interessante la chiave di lettura politica, che la notte della purga altro non sia che un modo per togliersi di dosso la frangia più povera e disastrata della città, perpetrata dai ricchi e dai potenti.
Per quel che concerne il ritmo e l'azione, nulla da dire, è una pellicola  ben fatta che intrattiene a dovere per tutta l'ora e quaranta di film.
Probabilmente mi sarei divertito più nel vedere un film dal taglio più documentaristico che nel vedere quelle cinque persone, del cui destino dopo mezzora di corse e salvataggi improbabili vari, già non mi interessava più nulla.
Il risvolto politico e distopico offre poco, se non un gruppo di rivoluzionari, guidati da un uomo di colore davvero molto sopra le righe, che alla fine faranno la loro mossa.
Il finale personalmente l'ho trovato pessimo ed improbabile.
Il mio parere?
Come costruzione della trama è parecchio più interessante del primo capitolo, forse con un regista migliore e un approfondimento della tematica principale, poteva essere un gran bel film.
Invece si rivela un film buono dal punto di vista dell'azione, mediocre per quel che concerne i contenuti.
Ma se lo si guarda soltanto per quello che è, ovvero un Horror distopico, merita tranquillamente la visione.





martedì 22 luglio 2014

Le Origini Del Male

Le Origini Del Male è un film noioso e pomposo.
Vuole essere più di un horror, ma alla fine si dimostra un film vago e asfittico, dove praticamente non succede un cazzo.
La storia è tratta da una vicenda realmente accaduta negli anni '70, anche se con premesse ed esiti diversi, quindi giustamente romanzata verso l'horror per esigenze cinematografiche.
C'è di fatto però, che in un'ora e mezzo di film, di horror vediamo poco o nulla, è quel poco non è nemmeno granché.
E' un peccato perché ritengo il film abbastanza valido sia come sceneggiatura che come costumi, visto che gli anni '70 mi sembrano tratteggiati piuttosto bene.
E' un film che vuole prendersi troppo sul serio e che punta troppo al lato scientifico della vicenda.
La storia è quella di un esperimento ai danni di una ragazza con tendenze suicide ed apparentemente schizofrenica.
La ragazza asserisce di essere posseduta da un essere di nome Evey e si sottopone ad un esperimento scientifico guidato dal Professor Coupland con l'aiuto di alcuni studenti.
Il Prof. già in passato aveva effettuato lo stesso esperimento con un ragazzino, non con grandi risultati.
C'è tutta una storia sull'identità del ragazzino che dovrebbe essere uno dei misteri del film, sebbene sia un mistero piuttosto telefonato, diciamo la verità.
Mistero così easy che manco in Detective Conan o l'ispettore Gadget. :-P
Comunque tornando seri, gran parte del film è dedicato all'esperimento ed a qualche relazione piuttosto vaga ed ermetica tra alcuni dei personaggi.
Schermaglie amorose credibili quanto quelle di Beautiful e Centovetrine.
Personalmente trovo assurda la relazione tra il ragazzo addetto alla cinepresa e la ragazza schizofrenica, ma tant'è.
C'è anche una sorta di tresca tra il Prof e l'altra studentessa, fidanzata con l'altro assistente, ma sono cose talmente vaghe e messe lì tanto per su cui si sorvola tranquillamente.
Il film è tutto incentrato sulla lenta ma ineluttabile possessione della ragazza e sull'esito piuttosto nefasto dell'esperimento in questione.
Nel finale finalmente scorre un po' di sangue e d'azione ed il lato scientifico lascia che sia l' horror a scatenarsi, ma troppo tardi.
Belli i i titoli di coda, che mostrano le foto dei veri protagonisti dell' esperimento o così hanno voluto far sembrare, visto che ho letto da più parti che anche quelli erano attori in posa e non le fotografie dei veri partecipanti all'esperimento, la cui vera foto troneggia qui in alto mentre li vediamo impegnati in una seduta spiritica.
Insomma Le Origini Del Male è così brutto?
No.
Apprezzo il tentativo di un Horror più serioso e pseudoscientifico del solito, meno il risultato, ma d'altronde persino le premesse del vero esperimento erano piuttosto vaghe ed assurde.
Pollice su all'interprete del Professor Coupland, è riuscito a starmi sul cazzo fin da subito, quindi vuol dire che ha fatto egregiamente il suo dovere.
Menzione anche per l'attrice che interpreta la ragazza posseduta, talmente brava da sembrare veramente un'invasata.







sabato 19 luglio 2014

Fascinazione per i ruderi.

Post breve e piuttosto easy quest'oggi.
Sarà perché sono appassionato di horror e quindi le ho sempre collegate all'archetipo della casa stregata, ma sono da sempre affascinato dai ruderi e da qualsiasi palazzo / casa fatiscente abbandonato/a.
Manco io so perché, ma quando ne vedo una rimarrei incantato per ore a rimirarla ed a immaginare chi ci vivesse, come ci vivesse e il come e il quando fu abbandonata.
Ed è in momenti come questi, che mi farebbe comodo possedere il dono della psicometria.
Pazzia, curiosità, semplice coglionaggine?
Tutte e tre le cose,direi...

venerdì 11 luglio 2014

Cielo Di Sabbia - Joe R. Lansdale

Ho letto molte critiche su questo romanzo.
Ed essenzialmente mi trovano d'accordo.
Perché è vero,Cielo Di Sabbia parte con un boato assordante,che alla fine ha la potenza deflagrante di una miccetta.
Ma parliamone meglio dopo la trama, và:

Oklahoma, anni Trenta. Jack ha appena finito di seppellire entrambi i genitori e si aggira tra le rovine della sua casa, distrutta da una delle tempeste di sabbia che sconvolgono lo Stato, quando vede arrivare Jane e suo fratello Tony. Anche loro hanno perso tutto quello che avevano, e vagano in un mondo senza vita, nel quale tutto, dalle piante al cibo, è sommerso sotto uno strato di polvere rossa. Ai tre ragazzi non rimane che rubare una macchina (il cui padrone è morto anche lui nella tempesta) e partire alla volta del Texas orientale, nella speranza di trovare pace e un'occasione per ricominciare a vivere. Ma la strada fino in Texas, tra rapinatori e vagabondi, cavallette e alligatori, deliziose vedove e spietati sfruttatori, si rivelerà lunga e tortuosa, e costringerà i tre ragazzi a crescere e a confrontarsi con quel misto inestricabile di malvagità e solidarietà che alberga in ogni essere umano.




L'inizio di questo romanzo è davvero inquietante.
L'incipit ci racconta di una sferzante, violenta ed inesorabile tempesta di sabbia che semina morte e distruzione e di tre ragazzini che si ritrovano improvvisamente a cavarsela da soli in una terra arida e in un ambiente ostile come quello rurale americano degli anni '30, nelle lande di un Oklahoma in piena depressione.
Gli ingredienti insomma sono quelli di una storia di formazione dai contorni violenti, cupi e disperati.
Non è stato propriamente così.
Non che sarà tutto rose e fiori, ed anzi nel corso dell'opera al terzetto ne capiteranno di cotte e di crude, ma nonostante l'inquietantissimo inizio, la storia alla fine si rivela piuttosto fiabesca, quantunque molto leggera.
Sarà che è comunque il mio genere, sarà che amo le storie di sopravvivenza, l'attraversamento di terre aride e desolate e le storie di ragazzi che vanno alla ricerca del loro posto nel mondo, ma io questa lettura me la sono goduta di brutto nonostante i numerosi difetti.
Ci rivedo un po' lo spirito dello Stephen King di Stand By Me o del  Bradbury de Il Popolo Dell'autunno e di L'estate Incantata, e davanti a tutto ciò, non riesco mai a rimanere indifferente.
Certo, un incipit del genere meritava forse un'opera più corposa.
Quella che poteva ambire ad essere un classico, alla si fine si rivela solo una piacevole lettura per ragazzi.
Tutto questo va in contraddizione con il nerissimo inizio, che crea nel lettore chissà quali aspettative.
Alla fine comunque alle avventure di Jack, Jane e Tony ci si affeziona comunque.
Il resto del romanzo è tipicamente Lansdale style:
situazioni surreali, banditi sopra le righe, sparatorie e un finale dai fortissimi contorni cinematografici piuttosto agrodolce.
Ho adorato letteralmente alcuni passaggi del romanzo, soprattutto quelli inerenti la tempesta di sabbia iniziale e la bellissima scena dell'invasione delle cavallette, che mi ha avvinto assai.
Certo, siamo ancora una volta lontani dalle dinamiche ben più convincenti de La Sottile Linea Scura e di In Fondo Alla Palude, che continuano ad essere i miei romanzi di Lansdale preferiti, ma tutto sommato Cielo Di Sabbia mi sento di consigliarlo.
Lansdale è una garanzia, dopotutto.
E nel mio caso, una compagnia affidabile in un periodo piuttosto apatico e privo di mordente, come questo sonnecchiante scorcio di prima estate.





sabato 5 luglio 2014

Pillole di ricordi ( 1 ) : Coccolino.

Ci sono frasi ed aneddoti che ti restano attaccati addosso come una cicatrice o un tatuaggio indelebile.
I miei, per esempio, ancora adesso non fanno che ricordarmi che da piccolo ero innamorato della pubblicità di Coccolino, tanto che andavo in giro dicendo di essere io il pupazzo di Coccolino.
Ora non so se la pubblicità in questione fosse questa o meno, certo che è strano forte che di questa mia "insana" passione fanciullesca mi porti i segni addosso ancora adesso, voglio dire, ne avrò dette e fatte di ogni da piccolo, eppure nelle riunioni di famiglia è sempre Coccolino a fare capolino a mo' di sfottò. :-P