sabato 24 novembre 2018

Le Nostre Eredità ( Librarie, Fumettistiche, Fate Vobis )

Una sera di qualche tempo fa portai della merce a casa di un uomo di circa settant'anni e rimasi imbambolato davanti alla sua libreria infarcita di volumi di Tex.
Vedendomi incuriosito dall'enorme mole di fumetti sul ranger bonelliano affermò candidamente che ne seguiva le gesta praticamente dagli albori.
Mi diceva che era una abitudine comprarlo e che se anche gli calava la palpebra dopo pochi balloon, leggerlo era come un rituale, come un appuntamento con il suo io giovanile.
Ammetto di essere rimasto piuttosto colpito dalla sua lunga militanza e dalla sua fedeltà.
Io non ci sarei mai riuscito.
Sarei rimasto certamente corroso dall'ansia e dalla mancanza di una fine, di un punto d'arrivo.
E' quello che all'epoca mi portò all'abbandono di tutte le testate della Marvel ed anche con il fumetto di The Walking Dead che abbandonai dopo una cinquantina di numeri.
E' come se nella mia mente qualsiasi passione fumettistica debba avere una scadenza.
Ho bisogno di sapere che quel prodotto finirà o potrebbe finire prima di me.
Però non è di questo che volevo parlare, ma dell'eredità delle nostre passioni, del valore delle stesse.
Mentre tornavo a casa pensavo:

" Quarantanni a collezionare fumetti e poi magari alla sua/mia morte qualcuno prenderà possesso delle sue/mie passioni e le butterà via, magari li butterà in dei scatoloni in cantina o li rivenderà ad un qualsiasi venditore o mercatino delle pulci. "

Chissà che fine faranno quei fumetti e chissà che fine faranno i miei X-Men ed i miei libri.
Suonerà macabro, ma ci penso spesso.



Alla Prossima!








mercoledì 26 settembre 2018

Summer Of 84

E' raro che io parli di cinema.
Ci sono migliaia di blogger più bravi, informati e più appassionati del sottoscritto e ritengo di non avere le basi per parlarne con cognizione di causa.
L'unica cosa è affidarmi alle emozioni e alle sensazioni.
Questo film ti frega ancor prima di vederlo proprio per quelle.
Quindi nonostante gli anni '80 ormai siano piuttosto sdoganati e sovraesposti ed io ne sia consapevole, ci casco comunque appena vedo ragazzini in bicicletta che combattono contro il male.
Ne ho parlato qualche post fa quando parlai de L'estate Della Paura e quindi non voglio ripetermi, ma le sensazioni che suscita un film come questo sono sempre quelle.
E queste sensazioni di già visto le considero come un difetto.
C'era bisogno di scomodare per l'ennesima volta quell'ambientazione, quei riferimenti e persino personaggi fatti con lo stampino?
Per me, no.

Eppure, l'ho visto comunque.
Amare i racconti di formazione horror lo vivo ormai come una sorta di retaggio, mi vergogno persino un po' nel sapere che ci ricascherò ancora ed ancora.
Una cosa però voglia dirla:

Questo film è per me pieno di buchi e difetti e tradisce soprattutto nell'aspetto empatico visto che tutti i personaggi appaiono ermetici e senza sostanza, però ha un finale bellissimo e sorprendente che ribalta i film di questo genere.
Ed è un peccato che per il resto della pellicola si affidi a cliché visti e stravisti in centinaia di altre storie cinematografiche e cartacee.
Fossi uno scrittore, uno sceneggiatore o un regista, ripartirei dal finale di questo film e forse lascerei perdere gli anni '80.

Mi domando piuttosto come vivano le nuove generazioni questa tipologia di film.
Proprio oggi in un famosissimo portale di cinema ho letto la recensione di una ragazza non cresciuta durante quegli anni che ha fatto a fette questo film in maniera brutale e persino antipatica.
Esiste quindi questa sorta di paradosso che questi film/libri/fumetti ambientati in quegli anni siano nuovi, ma nati vecchi?
Chissà.



Alla Prossima!


venerdì 7 settembre 2018

Il peso dell'età Nerd...ica

A volte mi chiedo come facciano le persone che seguo su internet da tanto tempo a resistere all'erosione del tempo ed alla disaffezione.
Ipotizzo che alcuni di loro devono mantenere l'interesse verso il mondo nerd, cinematografico, fumettistico anche per " mestiere " o forse davvero e qui mi tocca invidiarli riescono nel loro intento di non perdere mai la passione.
Mi riferisco principalmente a youtuber vari che ho seguito fin dalla nascita o quasi della piattaforma, ma anche a blogger di genere che oggi sono arrivati alla soglia ed oltre dei trenta/quarantanni di età.
Sono gli stessi che ancor'oggi riescono a parlare con entusiasmo e disinvoltura dell'ultimo capitolo di One Piece e Dragonball come stessero parlando di un argomento come la Flat Tax, di coloro che hanno la " scimmia " per l'ennesimo trailer del Marvel Cinematic Universe o per l'ultimo oggetto Lego.
Vorrei avere il loro entusiasmo, se è vero, non scherzo.
Io a volte ne dubito, però.
Dubito che abbiano davvero voglia di fare la figura dei gattari/cagnari di turno sparapanzati sul divano o sul letto a parlare del nulla mischiato con il niente attraverso le storie di Instagram.
Eppure è una cosa che vedo spesso e mi chiedo come facciano, se hanno un segreto o è solo la spinta del successo, dei followers e del mestiere che si sono scelti.
Devono campare, suppongo, e ci sono modi peggiori per fare soldi.
Gente che nel frattempo si è ammogliata, con i capelli bianchi o senza e con i peli della barba altrettanto bianchi, che parla degli stessi argomenti da vent'anni su una piattaforma o su un social in uso da adolescenti che potrebbero essere loro figli.
C'è un che di straniante in tutto questo.
Provo lo stesso quando vedo Vasco, Ligabue, Piero Pelù o J-Ax a cinquanta/sessant'anni suonati parlare ancora di sesso, droga e Rock 'N Roll nelle loro canzoni o come il cinquantenne che vuole beccare in discoteca indossando i jeans con l'orlo sopra le caviglie o con i risvoltini.

Se siete " veri " io vi invidio.
Invidio il vostro coraggio e la vostra passione.
Io mi sto accorgendo che il tempo poco per volta mi sta togliendo tutto e mi sta spogliando della mia giovinezza anno dopo anno.

Mi ha tolto prima la passione dei videogiochi.
Poi quella dei fumetti.
Poi quella del cinema.
Lo Sport regge, ma molto meno di un tempo.
Succederà anche con internet e la letteratura, lo so.

Quel giorno che sarò nudo andrò probabilmente incontro al mio destino e sarò preda del nulla.
Ciao, Ciao Fantasìa, mandiamo su la colonna sonora di Limahl e buonanotte ai suonatori.
Ecco, quello che mi e vi chiedo, e se vi capita mai di sentirvi fuori tempo massimo e se sentite il peso del tempo che scorre.
Come siamo visti dagli occhi di un giovane noi che abbiamo ancora passioni da giovani?
Ve lo siete mai chiesti?


Alla Prossima!

venerdì 31 agosto 2018

L'inverno Della Paura & dei miei eroi giovanili

Già dai tempi del film di Spielberg Hook io sapevo che non avrei voluto che i miei personaggi preferiti crescessero.
Continuo tuttora a preferirli cristallizzati, bloccati nel lieto fine della loro gioventù.

Seduti dopo il duello finale a rimirare il cielo sotto una volta stellata o un tramonto infuocato in sella alle loro Bmx o alle loro Schwinn.
Dissolvenza, colonna sonora finale, fine.
Perché vederli incanutiti, incattiviti dalla vita e dalla realtà dell'essere adulti?
Sembra strano dirlo dopo un post come quello scorso dove auguravo morte e sofferenza anche nella letteratura con protagonisti i ragazzi , ma tutti i personaggi che ho ritrovato adulti delle opere che ho amato, soprattutto letterarie, non mi sono mai piaciuti.
O almeno non mi sono mai piaciuti quanto il narrato precedente.
Sarà un problema mio.
Penso la stessa cosa di It, di Circolo Chiuso di Jonathan Coe ed anche di quest'opera di Simmons.
La dicotomia standard tipica di questi romanzi è: giovani e  (alla fine) vincenti, adulti e perdenti.
E' lo scontro tra la fantasia, l'entusiasmo ed il vigore giovanile contro la decadenza fisica e mentale della mezza età.
Non riusciamo a sfuggirne nella realtà e nemmeno nella narrativa, devo dedurne.

L'inverno Della Paura è un po' tutto questo, ma è soprattutto una storia di fantasmi.
Per lo più interiori.
E' più un inverno dell'anima, che della paura.

Ambientato quarantanni dopo il precedente capitolo, questa storia ha per protagonista unico Dale Stewart uno dei principali protagonisti del precedente capitolo.
Dale sceglie di tornare nella sua vecchia cittadina dopo un divorzio, un tentativo di suicidio e per provare a scrivere un libro sulla sua infanzia.

Ci sono moltissime differenze di approccio e di stile rispetto al primo capitolo.
L'inverno Della Paura è un romanzo molto più complesso e pomposo, strapieno di citazioni letterarie ed omaggi alle Ghost Story di Henry James e Shirley Jackson.
Riecheggiano echi del Mastino Dei Baskerville e riferimenti vari al Beowulf ed altre opere antiche inglesi.
Siamo lontanissimi dalla storia di formazione del primo capitolo.
L'inverno Della Paura è un romanzo psicologico, cupo e volutamente contorto.
Funziona?
Si, per gran parte.
Meno per altre cose ( tutta la faccenda della sua scappatella con la studentessa che gli è costata il matrimonio è tirata abbastanza per le lunghe, secondo me ).
Bellissima la scelta della narrazione fuoricampo affidata ad  un...morto.

Tempo fa dicevo che l'inverno è degli uomini, e questo romanzo mi porta ancora a pensarlo con più convinzione.
Ma soprattutto è insita in me la convinzione che per i miei gusti un romanzo di formazione deve essere una storia senza futuro.











mercoledì 22 agosto 2018

Più morti nei racconti di formazione horror, please!

In questo periodo in cui l'afa e l'umidità si alternano alla pioggia in un clima che sa di biporalismo e d'autunno, ho ripreso in mano uno dei miei libri preferiti: L'estate Della Paura di Dan Simmons.
Non voglio parlare del romanzo, anche perché credo di averlo già fatto.
L'estate Della Paura appartiene a quel filone della narrativa di formazione giovanile in chiave horror.
Pubblicato nel 1991 segue un po' la scia del filone narrativo e cinematografico proprio del genere.
Ha tantissimi elementi in comune con It, Stand By Me ( Il Corpo ), ET, I Goonies e ne rispecchia un po' i crismi, anche se in maniera un po' più rurale soprattutto per ciò che concerne l'ambientazione.
Appartiene insomma al filone dei ragazzi in bicicletta che combattono contro il male.
Rispetta il clima di cameratismo e fratellanza dei gruppi di amicizia giovanile e persino le fattezze fisiche e caratteriali proprie di questo tipo di narrazione.
Il ragazzo robusto, il capetto tenebroso e silenzioso, l'intelligente con ambizione da scrittore ed appassionato di narrativa, il burlone ed il fifone di turno.
Insomma anche se è un libro del '91 ambientato negli anni '60 ha tutte le caratteristiche che ti fanno gridare anni '80 a caratteri cubitali.
Io lo trovo un romanzo splendido, molti altri ne criticano la prolissità.
Per prolissità presumo si riferiscano allo stile molto descrittivo dell'autore e non al numero di 500 e passa pagine, che personalmente non mi sembrano tantissime rispetto a mattoni come It, tanto per dirne uno.

C'è una cosa che mi ha sempre stonato di questo tipo di narrazione, ovvero la sensazione che alla fin fine tutto andrà per il verso giusto ed il villain per quanto carismatico, dopo aver giocato al gatto con il topo per tre quarti di film/romanzo con i protagonisti verrà messo facilmente al suo posto.

Pensateci bene qual è la scena cardine di IT?
Quella che ci ricordiamo tutti?
La morte di Georgie, ovviamente.
Superate quelle pagine Pennywise perde gran della sua verve e si diverte più a terrorizzare i ragazzi che a fare del male sul serio.
E' più una minaccia che un pericolo reale.
Capita di rado che un film o un libro che tratta di ragazzini sovverta queste regole.
Eppure It e L'estate Della Paura vengono catalogati come libri per adulti.
Si ha sempre paura di uccidere il fanciullo ed infatti le poche volte che succede non le dimentichiamo più.
L'estate Della Paura ha una scena sconvolgente ( che mi ha fatto male e che male ), ma è l'unica.
Le altre apparizioni del male per quanto potenti sono molto più blande per quanto raccontate in maniera splendida.
Io vorrei un romanzo dell'orrore che sovvertisse queste regole.
Che mi prenda di sorpresa come soltanto Martin è riuscito a fare negli ultimi decenni.
Ammazzatemi i protagonisti, fatemi paura, fatemi soffrire per una morte non annunciata e non solo nel prologo e nell'epigolo.
Datemi altri Nick Andros, Georgie Denbrough e Duane McBride.
Datemi il final boy/girl come nei film horror che trattano di giovani virgulti anche nella narrativa.
Passerò per sadico, ma probabilmente applaudirei dall'inizio alla fine.
Voglio vedere i ragazzini morti?
No, però sarebbe anche ora che qualcuno ci mostrasse un punto di vista diverso.
Già per esempio un film come Cub in qualche modo lo fa.

P.s: nessun minore è stato ucciso nella stesura di questo post. :-P


Alla Prossima!

mercoledì 15 agosto 2018

Di come io non riesca a prendere Facebook sul serio

Ho un grosso problema.
Io non riesco a prendere i Social sul serio, eppure pare che ormai siano una roba su cui non si transige.
Facebook, in particolare.
In quel social tutti quanti ne sanno più dei medici.
A che servono i pediatri se ci sono le mamme e le nonne?
Sono tutti specializzati in raccolta differenziata e spazzatura e sono tutti architetti ed ingegneri, e ne sanno più di qualsiasi politico.
Ed io mi chiedo che cosa sia successo nel frattempo.
Come si è passati dal " Buongiornissimo Kaffè ", dai poke e dalle richieste d'amicizia solo perché si aveva lo stesso cognome, dalle foto dei gatti e dalle foto nei cessi con la bocca a culo di gallina, ad un posto che è diventato solo un luogo dove fare politica e lamentarsi di ogni cosa.
Magari attraverso gruppi " tattici " creati ad hoc.
Come se lamentarsi e fare un post sgrammaticato su un gruppo risolvesse magicamente le cose.
E' davvero diventato il posto in cui farsi ascoltare?
Ha più potenza di un megafono?
E poi tutti questi avatar sono davvero persone civili che rispettano le leggi nella vita di tutti i giorni?
Francamente ho i miei dubbi.
La mia generazione si è impadronita di Facebook scacciando di fatto i propri figli e nipoti, ma oggettivamente non so se ci abbiamo guadagnato.

Io non voglio dire che la gente debba accettare le brutture dei propri governi e delle proprie amministrazioni in silenzio, ma mi domando soltanto se abbia senso farlo attraverso un social network, tutto qui.
Magari attraverso dei gruppi di opposizione nati proprio con questo intento e che vivono di interazioni e commenti.
Nel momento in cui scegliete di partecipare attivamente ad un gruppo ( che sia contro le mamme pancine, contro Goku, contro la Juve ecc.ecc.) magari insultando e criticando qualcuno senza avere le basi e le nozioni per farlo, non pensate di essere meglio di loro.

Ci si incazza su Facebook attraverso dei cellulari di 800 Euro urlando che non c'è lavoro prima di andare in spiaggia con il Suv.

So che principalmente è un problema mio e capisco la buona volontà nel provare a farsi ascoltare, così come so che Facebook può essere usato in mille modi visto che in fondo siamo noi a decidere cosa seguire e che amicizie accettare o meno.
Può essere usato come aggregatore di contenuti e notizie ed ecc.ecc.
Sono tutti concetti basici ed elementari.
Però io continuo a vederci degli avatar e dei nickname e non delle persone vere, anche se mettete nome e cognome.
Io stesso non credo di essere me stesso al 100% sulla rete.
Mi dispiace, ma io non riesco a prendervi sul serio.


Buon Ferragosto!



Alla Prossima!






martedì 24 luglio 2018

Incubus - Ray Russell

Ah, le belle copertine di un tempo...
Sfido a trovare una copertina così d'impatto ed evocativa come questa.
Pensate per un attimo se oggi una copertina del genere potesse fare bella mostra di se in una vetrina della Feltrinelli o della Mondadori.
Ci sarebbe da ridere, penso.

Scherzi a parte, ammetto la mia totale ignoranza verso questo autore che ho conosciuto solo grazie ad un post letto su Ilzinefilo, che a questo punto non posso che ringraziare.
Dal poco che si può carpire sulla rete sulla carriera letteraria di Ray Russell, Incubus sembra essere l'unico romanzo che egli abbia prodotto o che almeno è stato tradotto in Italia.
Su Danse Macabre di Stephen King, il Re dipinge Incubus come un romanzo troppo esplicito, ma cita Mr. Sardonicus come lettura consigliata.
Di Mr. Sardonicus ricordo il film, però io del romanzo non ho trovato traccia, ed è un peccato perché lo avrei voluto recuperare.
Mi affido a chiunque arrivi da queste parti, per avere qualche nuova sull'esistenza o meno di questo libro.
Ray Russell è stato comunque un proficuo scrittore di racconti, pubblicati in varie antologie, che avrei una mezza idea di recuperare successivamente.


Incubus l'ho apprezzato molto.
Nell'ottica attuale appare azzardato il giudizio lapidario di Stephen King.
Lo contestualizzo all'epoca in cui fu scritto ( basti pensare che ancora era al di là di venire Clive Barker ), però di scandaloso non mi pare di averci visto molto.
E' vero comunque che ci sono scene cruente e che la violenza carnale è un tema molto crudo e non facile da digerire.
Specie se perpetrata da un essere demoniaco dalle forme impossibili.
Per carità niente che non si sia già visto, letto e sentito in uno dei mille e passa hentai dove donne e uomini si accoppiano con mostri che di antropomorfo hanno ben poco, ma comunque leggere di donne violentate e dilaniate, non è certamente roba per tutti.
La possessione è il tema dominante del romanzo, ma non è certamente l'unico.
Andiamo di sinossi, benché molto approssimativa:

Una tranquilla cittadina americana in riva al mare: Galen, dove tutto è calmo e sereno. Ma le donne sono molto belle, a Galen; troppo belle, forse...Un libro di magia nera rilegato in pelle di strega: le Artes Perditae che possono scatenare la furia di terra, acqua, aria, fuoco. Un ragazzo ossessionato dai ricordi di un passato di tortura che non vuole tacere. Una serie di morti assurde, incomprensibili, violente...Una creatura primordiale, più antica dell'uomo, si è risvegliata in tutto il suo terribile desiderio: l'incubo deve possedere le donne di Galen, deve spargere il suo seme perché fruttifichi e dia nuova vita alla sua razza maledetta. La spinta del sesso lo costringe a colpire, a uccidere di continuo, a trapassare teneri corpi...Un volto umano che può trasformarsi nella più orribile delle maschere. Una doppia identità incomprensibile, mostruosa... E l'antico pugnale designato all'esorcismo.


Appare evidente che Russell si sia ispirato alle opere di Clark Ashton Smith e H.P.Lovecraft anche se per intreccio a me ha ricordato più Richard Matheson e Stephen King nel modo di presentare un intero agglomerato cittadino ed i suoi abitanti.
Rispetto alla prosa di Smith e del maestro di Providence, Russell opta per andare oltre e dimostra di avere ben poca voglia di nascondere il mostro e di scegliere la via indiretta fatta di accenni, sussurri e scene fuori campo, ma bensì di indirizzarci capitolo dopo capitolo verso una narrativa che lascia poco spazio all'immaginazione intraprendendo una via sempre più diretta e d'azione, fino a sfiorare lo splatter.
Un precursore della narrativa stilistica di Clive Barker, potremmo dire.
Incubus è un romanzo che consiglio caldamente anche se non è un libro perfetto.
Alcune cose appaiono incomprensibili ed un po' sconnesse e avrebbero meritato ben più approfondimento, specie alcuni personaggi.
Però è un libro che funziona ed intrattiene, e tutta la parte centrale l'ho trovata molto coinvolgente.
Gli elementi da classico dell'horror ci sono tutti.
Non a caso ne è stato tratto un film uscito nei primi anni '80 ( che credo di non aver visto ).
Meriterebbe un'occhiata.
Dategliela, se vi va.
Si trova pure abbastanza facilmente nel circuito dell'usato.


Alla Prossima!