venerdì 3 febbraio 2017

Di come ho scoperto di non essere all'altezza di leggere opere di un determinato genere

Nonostante la letteratura horror sia sempre predominante tra le mie letture, sono sempre stato un lettore onnivoro che spazia tra più generi.
Uno però mi ha sempre spaventato più di tutti, la fantascienza.

Ciò che mi spaventa di più di questo genere di narrativa è il linguaggio " tecnico ", che tanto mi sta mettendo in difficoltà in questi giorni con la lettura di quel bel romanzo che è Neuromante di William Gibson.
Tanto bello, tanto quanto è complicato da seguire per uno che ha poche conoscenze tecniche e fantascientifiche come il sottoscritto.
Fatico a seguire il ritmo della storia proprio perché non ho gli schemi mentali adatti e perché molti dei concetti e dei termini mi sono totalmente estranei.
Quindi diventa palese e facilmente appurabile la mia totale ignoranza .
Non che non abbia già letto qualcosa di questo genere.
Adesso non mi sovvengono tutti, ma di sicuro ho letto:
 - I Figli Di Matusalemme e Fanteria Dello Spazio di Heinlein.
- Cronache Marziane ed altri racconti di fantascienza pubblicati in varie raccolte di Ray Bradbury.
- La Guerra Dei Mondi, L'uomo Invisibile e L'isola del Dottor Moreau di H.G. Wells.
- Cacciatore di Androidi, Ubik e La Svastica Del Sole di Philip. K. Dick.
In futuro ho intenzione di colmare le mie lacune su questo tema visto che ho intenzione di recuperare tutte le opere di Asimov, la saga di Dune di Frank Herbert e la saga di Hyperion di Dan Simmons.
So benissimo che la fantascienza di Gibson è più orientata verso il cyberpunk e quindi molto diversa da quella dei sopracitati autori, però credo di non essere ancora pronto per affrontare le sue opere.
Sarà che prima di questo libro le uniche opere che sfiorano questo tema che avevo letto furono due manga come Akira e Eden, ma fatto sta che per la prima volta mi sono sentito non all'altezza di leggere un libro e non è una bella cosa da scoprire.
Credo che il vero errore da me commesso sia il fatto che prima di dedicarmi al cyberpunk avrei dovuto iniziare con la fantascienza più classica, ed è quello che ho intenzione di fare in un prossimo futuro.

Alla prossima!




venerdì 4 novembre 2016

Cosa ho letto in questi mesi di latitanza?

Stavo aggiornando la mia libreria virtuale su Anobii, quando mi è venuto in mente che non avevo ancora parlato su questo spazio di ciò che avevo letto in questi mesi.
Al di là della disaffezione letteraria di cui ho sofferto in questo periodo, devo dire che per quel che concerne i mesi scorsi, i risultati non sono poi così catastrofici come paventavo inizialmente.
Insomma non sono ancora diventato uno degno del catastrofismo made in ISTAT dell'ultimo periodo.
Ovvero coloro che leggono soltanto l'autobiografia del cantante/youtuber/sportivo di turno oppure robe come le sfumature di tutti i colori o distopie varie con protagoniste procaci adolescenti.
Ho letto almeno 25 libri, di cui 21 nel periodo di latitanza da questo spazio.
Vediamo quali sono:

- Meridiano Di Sangue - Cormac McCarthy

- Agostino - Alberto Moravia

- Muri Di Carta - John Ajvide Lindqvist

- Una Piccola Stella - John Ajvide Lindqvist

- L'orrore Del Mare - William Hope Hodgson

- Ombre Del Male - Fritz Leiber

- Nelle Terre Estreme - Jon Krakauer

- Il Bazar Dei Brutti Sogni - Stephen King

- Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino - Christiane F.

- Jack Frusciante è Uscito Dal Gruppo - Enrico Brizzi

- Imagica - Clive Barker

- Il Giardino Di Cemento - Ian McEvan

- Galilee - Clive Barker

- Il quinto libro delle Cronache Del Ghiaccio e Del Fuoco ( I Guerrieri Del Ghiaccio, I Fuochi Di Valyria e La Danza Dei Draghi ) - George R.R. Martin

- Il Canyon Delle Ombre - Clive Barker

- Factotum - Charles Bukowski

- Ghost Story - Peter Straub

- Il Condominio - J.G. Ballard

- Sacrament - Clive Barker

- L'ospite di Dracula - Bram Stoker

- Il Paradiso Degli Orchi - Daniel Pennac

Ho in lettura La Fata Carabina sempre di Pennac e sono in possesso di tutti gli altri volumi del ciclo di Malaussène, ma visti i miei ritmi di lettura di questi ultimi mesi non sono convintissimo che li riuscirò a leggerli tutti entro la fine dell'anno.

E' interessante notare come 11 di questi romanzi li ho letti in formato ebook e 10 soltanto di essi in formato cartaceo.
Di quei 10 solo Il Bazar Dei Brutti Sogni è stato comprato a prezzo pieno in una libreria di grande distribuzione, mentre tutti gli altri li ho presi su Ebay.
Caso a parte merita Nelle Terre Estreme che me lo sono ritrovato davanti al prezzo di 1 Euro, poiché nel negozio di usato librario in cui mi trovavo era in corso una svendita, causa trasloco del locale.
Avrei comprato anche altro in quella libreria, ma purtroppo il titolare aveva già praticamente inscatolato tutti i libri, tranne la bacheca dove spiccava il libro di Krakauer.

Se dovessi indicare la lettura migliore di questi mesi, probabilmente direi Ghost Story di Peter Straub.
Lo scrittore inglese, famoso nella landa italica per la collaborazione a quattro mani con Stephen King nei romanzi Il Talismano e La Casa Del Buio, ci regala una perla gotica di rara bellezza.
Un autore che meriterebbe seduta stante di uscire dal limbo dei fuori catalogo, anche se per fortuna le sue opere sono facilmente reperibili nel circuito dell'usato.
Purtroppo i guai che ho avuto in questi ultimi mesi hanno fatto sì che procrastinassi a data da destinarsi eventuali altri suoi libri.

Come dicevo nel post precedente, per la prima volta nella mia vita da lettore, a malincuore ho saltato a piè pari l'ultima fatica letteraria di Stephen King, ma anche qui conto di rimediare appena smaltita l'inopia economica di questo periodo.

Ho letto quattro romanzi di Clive Barker e se non avessi vissuto ciò che ho vissuto, forse ne avrei letti altri.
Clive Barker mi piace da impazzire.
Adoro la sua prosa prorompente, adoro il suo erotismo strisciante e le sue creature orrorifiche, ma devo ammettere che i quattro romanzi in questione non sono proprio il massimo dal punto di vista narrativo e gira e rigira, mi pare che i suoi testi ritornino spesso sugli stessi argomenti.
Mi riservo di parlarne meglio in futuro.
Altresì rimango emotivamente legato tantissimo a Sacrament, che sicuramente non scorderò mai.
E' stato il romanzo che leggevo quando facevo le notti in ospedale con mio padre e vegliavo su di lui, ed è stato un palliativo più che ideale.
Ho anche un aneddoto curioso su questo romanzo.
Una mattina che non ero presente e avevo lasciato il romanzo sul comodino di fianco al suo letto, mio padre mi raccontò che il medico che era passato quella mattina per le cure di rito, mentre gli infermieri espletavano il loro servizio, si sedette sulla sedia accanto al letto e si mise per almeno quindici minuti a leggere Sacrament chiedendogli ragguagli sul libro e sul proprietario dello stesso.
Chissà che idea si sarà fatto visto che la trama verte su una visionaria avventura di un famoso fotografo gay dopo un incontro ravvicinato con un orso bianco nella baia di Hudson.

Ho letto anche fumetti:

- 4 numeri di Preacher.

- 5 numeri di The Walking Dead.

- 1 di Berserk ( il 75) di ritorno nelle edicole dopo più di due anni, credo.

Ho anche tutti i numeri di Nausicaä Nella Valle Del Vento di Miyazaki e i due volumi di Jonas Fink di Vittorio Giardino, ma di questo passo chissà quando li leggerò.
Confidando di ritornare a livelli di lettura quantomeno accettabili, mi congedo.
Alla prossima!







martedì 18 ottobre 2016

Di come ho smesso di essere un lettore (casalingo).

Qualche giorno fa mi trovavo davanti alla vetrina di una nota catena libraria ed ho visto in vetrina l'ultimo libro di Stephen King.
Fine Turno è il terzo ed ultimo volume della trilogia Hard Boiled formata dai precedenti Mr. Mercedes e Chi Perde Paga.
Romanzi forse non imprescindibili per quel che concerne il plot narrativo, ma comunque irrinunciabili per un lettore del Re come il sottoscritto.
Fatto sta che per la prima volta, davanti a quella vetrina, mi sono fatto sfuggire il pensiero che forse sarebbe stato un acquisto superfluo.
Ho dato ascolto alla mia coscienza, mi sono rimesso le mani in tasca, ed ho tirato dritto.
Ora, posso raccontarmela quanto voglio che al momento è molto più importante avere i soldi per mettere un piatto di pasta in tavola che spenderli per un libro, ma poi mi rispondo che non faccio la stessa osservazione per ciò che concerne il cellulare o internet, e quindi stendendomi sul divanetto del mio psicologo preferito, cioè io, ne è venuta fuori una roba assurda ma veritiera, ovvero che non sono più un lettore casalingo e che fatico ed ho poca voglia al momento di riprendere quest'abitudine.
Per parlarne in maniera più precisa e pertinente però, mi tocca tornare indietro nel tempo.

Forse la lettura non era al primo posto tra i miei piaceri della vita da infante, ma ne era una componente fondamentale.
Alle elementari ero un patito di fumetti come Topolino e Paperino Mese, Corriere dei Piccoli, i fumetti in cartonato di David Gnomo, ma soprattutto dell'enciclopedia per ragazzi I Quindici, che letteralmente veneravo.
Ero a tutti gli effetti un lettore casalingo che crescendo ampliava le sue letture attraverso i romanzi che collezionava mio sorella e verso i manga ed i fumetti Marvel.
I libri di Stephen King c'erano già, ma erano sporadici ed in prestito, non era scattata ancora la scintilla verso la letteratura.
Nell'anno del millenium bug smisi dl leggere fumetti ed abbandonai quasi completamente la lettura, salvo per il trimestrale di Smemoranda che mi arrivava per posta ogni tre mesi, e poco altro.
Era un periodo in cui i miei interessi erano altri ed ero un fancazzista scavezzacollo che usciva senza un soldo in tasca e con il portafoglio vuoto eccetto la carta d'identità.
Gli spicci che mi trovavo in tasca, quando li avevo, li spendevo per una Tennent's e poco altro.
Vivevo fino in fondo la mia libertà, insomma.
Nel 2003 un lutto in famiglia cambia le mie priorità e la mia esistenza, e mi ritrovo a passare più di 8 ore rinchiuso dentro un'attività commerciale.
Come far passare il tempo in quel luogo angusto tra un cliente e l'altro?
Inizialmente con l'aiuto del walkman e della radio, qualche cruciverba o qualche rivista di videogiochi di mio fratello.
Finché una domenica nell'edicola dove bazzicavo di solito con i miei amici, mi ritrovo davanti il primo volume della Torre Nera di Stephen King, che in quel periodo venne ristampata perché il buon King, dopo essere uscito ancora vivo da un incontro ravvicinato con un Minivan, decise di metterci mano e portare a compimento la saga.
Quel romanzo mi aprì un mondo, quello dei libri.
Comprai in sequenza tutti i volumi della saga pubblicati fino a quel momento, ed ero così preso che mi feci persino un tatuaggio dedicato alla Torre.
Ma cosa fare nel frattempo che uscissero gli ultimi volumi?
Cominciai a comprare libri in maniera compulsiva e a leggerli nell'intervallo tra un cliente e l'altro.
Da King, ad E.A.Poe.
Da Poe a H.P.Lovecraft.
Da Lovecraft a Clive Barker.
E via di questo passo...
In questi tredici anni passati nell'attività di famiglia, difficilmente mi portavo qualcosa da leggere a casa, e per farlo doveva essere roba grossa, cioè roba che mi prendeva così tanto da fare fatica a staccarmene.

Ecco, incosciamente sono rimasto ancorato a quegli anni, a quei momenti.
Leggere un romanzo a casa, adesso, mi viene difficile, innaturale.
Sono ancora troppo emotivamente legato a quei momenti così sereni e tranquilli nel mio angoletto, con mio padre distante tre metri, e dove mi bastava alzare lo sguardo per vederlo con il suo cappello sempre in testa, per poter leggere un libro in maniera serena in questo momento di sofferenza e cordoglio.
Non che non ci abbia provato.
Sono ancora in grado di spararmi cinquanta, sessanta pagine in un'ora, ma tutte le volte che l'ho fatto la mia mente parte per la tangente e non riesco a concentrarmi sull'opera.
Spero che questo momento passi, perché davvero, fino a pochi mesi fa, pensavo che la passione per la letteratura sarebbe stata mia compagna per tutta la vita, ma a quanto pare non è più così.
Facciamo finta che sia una crisi del tredicesimo anno, và.



giovedì 29 settembre 2016

Pirkaf il lavandaio

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:

Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese,
quando partisti, come son rimasta,
come l’aratro in mezzo alla maggese.



Mi hanno insegnato che i panni sporchi si lavano in famiglia, ed è quello che ho fatto in tutti questi mesi.
Mesi in cui come la lavandaia di pascoliana memoria, mi sono messo a " sciabordare " per cancellare le macchie che improvvisamente sono apparse nella mia vita.
Macchie che ho provato a detergere, ma che non sono andate via.
Macchie indelebili che di fatto hanno cambiato la mia vita.
Ho perso tanto in questi mesi.
Ho perso mio padre.
Ho perso l'attività che gestivo insieme a lui e mio fratello.
Ho perso tutte le abitudini consolidate che avevo da ormai 13 anni.
La vita però continua, e magari chissà, da qualche parte c'è un un nuovo inizio anche per me, forse.
Di sicuro è un nuovo inizio per questo blog.

Alla prossima!

domenica 24 gennaio 2016

L'estate Dei Morti Viventi - John Ajvide Lindqvist

In questi giorni di venti gelidi e labbra blu, nonché di lunghi silenzi virtuali, sono tornato ad accumulare e a leggere libri.
Sai che novità, direte voi.
Scherzi a parte, mi sono prodigato nel recupero de L'orrore Del Mare di Hodgson in edizione tascabile Newton, Ombre Del Male di Fritz Leiber targato Urania, e successivamente ho colmato la lacuna per quel che concerne alcune opere di John Ajvide Lindqvist, un autore svedese di cui in passato mi sono innamorato leggendo il suo bellissimo Lasciami Entrare.
Erano molti anni che corteggiavo le sue opere, ed a dirla tutta, già in passato avevo ceduto alle sue lusinghe procurandomi Il Porto Degli Spiriti, ma in quel caso la lettura non fu indolore, considerato quanto poco mi piacque.
Il tempo ha lenito le ferite e, superata la precedente delusione, era ora di dargli un'altra possibilità.
Ho preso così L'estate Dei Morti Viventi, la raccolta di racconti Muri di Carta e Una Piccola Stella, ma per gli ultimi due ci sarà tempo e modo di parlarne, poiché oggi è il turno de L'Estate Dei Morti Viventi.
Via con la sinossi:

Stoccolma è sull'orlo del caos. Dopo un'ondata di caldo torrido, in città si è creato un campo elettrico di grande intensità. Le lampade non si spengono, gli apparecchi elettrici non si fermano, i motori continuano a girare. Poi si scatena un'emicrania collettiva. Si diffonde la notizia che negli obitori i morti si stanno risvegliando. C'è un giornalista, il cui nipote è appena stato seppellito, che si chiede se anche i morti sotto terra stiano riaprendo gli occhi. E un'anziana signora, in attesa del funerale del marito, che sente bussare alla porta in piena notte. E ancora, un uomo disperato che prega Dio di riportare in vita la moglie. Ma poi quando i morti tornano, cosa vogliono? Quello che vogliono tutti: tornare a casa. E riaverli con sé, non è esattamente come ci si aspettava.


Parto con una piccola premessa: le storie di zombie mi hanno stufato.
Tra The Walking Dead, Z Nation, World War Z, Diario Di Un Sopravvissuto Agli Zombie e chi più ne ha più ne metta, il genere è certamente tra i più sopraesposti, però c'è da dire che il romanzo di Lindqvist prende non poco le distanze dall'iconografia ormai stantia di questo genere, concentrandosi più sul mistero della morte, l'elaborazione del lutto, e le conseguenze psicologiche e fisiche di un eventuale ritorno alla ( non ) vita.
Era dai tempi di Pet Sematary di King, che non leggevo una storia simile.
Ed a proposito dello scrittore del Maine, appare molto evidente la sua impronta in questo romanzo dello scrittore svedese.
Entrambi scelgono come ambientazione i posti che conoscono ed in cui vivono, ed entrambi inseriscono l'elemento soprannaturale in un sobborgo cittadino credibile e ben delineato.
Ma in fin dei conti com'è questo romanzo?
L'ho trovato strano, forse un po' vago, ma interessante.
Non aspettatevi i tipici zombie erranti e mangia interiora di The Walking Dead ed affini, questi camminamorti sono molto diversi e ben più inquietanti, per quel che mi riguarda.
Ci troviamo davanti più un romanzo del mistero, che un vero e proprio romanzo dell'orrore.
L'estate Dei Morti Viventi è un romanzo complicato che ti pone davanti a molteplici domande, ma le risposte di Lindqvist non riescono ad essere del tutto convincenti.
Ho mal digerito la deriva spiritualista del romanzo, ed anche se l'intreccio ed i personaggi sono tutti ben congegnati ed intriganti, alla fine non mi sono sentito pienamente appagato.
Lindqvist ha alzato il tiro creando una storia che esula dai canoni dell'iconografia classica degli zombie, e come tale va apprezzato ed approvato, ma per quel che mi riguarda siamo lontanissimi dai fasti dello straordinario Pat Sematary di Stephen King, che quest'opera ricorda moltissimo.
In generale c'è qualcosa di Lindqvist che non mi convince fino in fondo, e credo che sia tutto nel suo modo freddo e distaccato di approcciarsi alla storia.
Ma è un problema tutto mio, mica dello scrittore.
In conclusione, L'estate Dei Morti Viventi è sicuramente un romanzo che si fa leggere tranquillamente, ma che non mi ha convinto del tutto.
Alcune parti avrebbero avuto bisogno di un maggior approfondimento, soprattutto quelle che riguardano le autorità ed il loro tentativo di porre soluzione al problema di così tanti morti che ritornano improvvisamente in vita, anche se c'è da dire che già il fatto che Lindqvist si ponga questo problema tanto da infilarlo nelle pagine della storia, è già un punto a suo favore.
Insomma, potreste essere interessati ad una trama che vi pone il quesito di come reagireste se i vostri cari tornassero dalla morte mentre ancora state elaborando il lutto? ( sì, perché non tutti i morti di Stoccolma ritornano in vita, ma soltanto coloro che sono morti da non più di due mesi ).
Se la risposta è affermativa, questo romanzo va letto, poiché offre dei spunti interessanti ed intriganti a questo interrogativo.
Pensate per un attimo all'idea di scoprire che i morti risorgano con l'interrogativo se andare o meno a riesumare la salma di un vostro caro che potrebbe essere ritornato in vita ( anche se probabilmente già parzialmente decomposto :-P ), ci sarebbe da impazzire.
Quindi, a voi la scelta e la pala. :-P
Alla prossima!




venerdì 8 gennaio 2016

Nostra Signora Delle Tenebre - Fritz Leiber

Non voglio fare la parte dell'hipster o del radical chic dei poveri con la barbetta, ma ultimamente gli argomenti con più hype che ammorbano la rete in nome della SEO mi procurano davvero disagio.
Ne ho piene le palle di Star Wars, Checco Zalone, propositi di nuovo anno e classifiche varie sull'anno appena trascorso.
Questo non vuole essere una critica a chi le fa, poiché nel proprio spazio ognuno è libero di parlare di ciò che più gli aggrada, ma non vogliatemene se io ormai queste cose le salto a piè pari.
Quindi di che ciancerò oggi?
Di libri, ovviamente.
Di libri vecchi, talvolta polverosi ed ammuffiti, di cui mi sono circondato negli ultimi mesi.
Pochi, in verità.
È uno di quei periodi in cui la pila di libri da leggere rasenta lo zero e dove sto prevalentemente campando di riletture.
Principalmente per motivi di pecunia e successivamente perché nei circuiti d'usato tipo bancarelle e mercatini non ho trovato nessun libro che mi costringesse ad uscire la grana, mentre in quelli online preferisco non comprare durante le feste, visto che in passato ho avuto brutto esperienze.
Per il futuro prevedo di recuperare L'orrore Del Mare di Hodgson, tutto il ciclo di Dune di Frank Herbert e qualche altro libro dell'autore di cui sto per parlare, ovvero il buon Fritz Leiber, colui che mi ha fatto compagnia durante queste ( per me ) noiose feste natalizie.
Bando alle ciance ed occupiamoci di Nostra Signora Delle Tenebre, che mi sa che ho già fatto cascare le palle a chiunque si sia trovato a passare da queste parti.
Andiamo di sinossi:

Nostra Signora delle tenebre è una agghiacciante fantasy urbana, ambientata nella metropoli di San Francisco. Ma anche la modernissima San Francisco, con le sue colline, la sua baia assolata e i suoi grattacieli altissimi e rilucenti, può diventare il regno del terrore quando strane ombre cominciano ad aggirarsi furtive tra i caseggiati. Per Franz Westen, vedovo, scrittore di racconti del soprannaturale per la televisione, l'incubo comincia all'improvviso, quando, una notte, si affaccia alla finestra del suo appartamento per scrutare con il binocolo le luci della città ed è testimone di una scena inquietante: là, sulla cima di Corona Heights, la solitaria ed erta collinetta che si leva proprio nel cuore di San Francisco, c'è una strana figura dal colorito brunastro che si agita e si muove in maniera sinistra, come se fosse impegnata in qualche misterioso rituale o danza magica. Ha così inizio una terribile persecuzione, cui Franz tenterà invano di sottrarsi e che forse è collegata in qualche modo con un vecchio volume affascinante e sibillino, pieno di misteriose citazioni e di strani discorsi sulle moderne megalopoli e sulle arcane entità che le infestano, i “paramentali", esseri d'origine azoica “più infidi dei ragni e delle donnole".


Fritz Leiber mi ha spiazzato alla grande.
Ero convintissimo di trovarmi davanti un romanzo horror fatto e finito con elementi fantascientifici tipici della sua narrativa, ed invece mi sono trovato davanti un romanzo piuttosto colto ed originale.
Un romanzo pacato il cui elemento principale è il mistero e la megalopolimanzia.
La colpa è principalmente di Stephen King.
Nella mia bibbia personale che è il suo saggio Danse Macabre, nei pochi paragrafi in cui cita la terribile cosa marroncina del romanzo di Leiber, mi ha incuriosito ed ingannato, facendomi pensare ad un romanzo di pura azione e terrore.
Invece la cosa marroncina si rivela essere una minaccia piuttosto diafana ed evanescente salvo che nei capitoli finali.
La parte interessante del romanzo è principalmente formata dal mistero non solo di quest'enigmatica figura, ma anche del libro di De Castries sulla megalopolimanzia, vero elemento portante e deflagrante del romanzo.
Romanzo ambientato a San Francisco che è stata per molto tempo culla di molti scrittori del fantastico, che vengono citati in corso d'opera.
Buone ma ermetiche le relazioni tra i personaggi e carente la componente d'azione, almeno per quel che mi riguarda.
L'opera in sé risulta essere anche difficilmente inquadrabile in un genere preciso, in quanto l'elemento fantascientifico e quello soprannaturale si fondono con una narrazione che fa del mistero l'elemento più preponderante.
Risulta insomma una sorta di precursore di generi come l'urban fantasy ed il new weird, che sono in voga anche adesso.
Molto interessante l'idea della megalopolimanzia.
L'elemento soprannaturale di una città e delle sue montagne come entità è molto accattivante.
Ricordo un racconto del Sandman di Neil Gaiman nel ciclo de La Locanda Alla Fine Dei Mondi che aveva una tematica simile, la qual cosa mi spinge a pensare che l'autore inglese abbia omaggiato il buon Fritz e la sua Signora Delle Tenebre, visto che parliamo di un romanzo pubblicato nel 1978.
Insomma Fritz Leiber e la sua cosa marroncina era una lacuna da colmare e sono felice di averlo fatto.
E non credo finirà qui, visto che ho intenzione di procurarmi anche il suo Le Ombre Del Male pubblicato sempre nell'edizione Urania.
È un libro da consigliare?
Vi piacciono i romanzi del mistero con protagonisti libri antichi ricchi di formule e rituali come il Necronomicon?
Se sì, è pane per i vostri denti.
Vi piacciono le storie in cui riecheggiano miti del passato come De Quincey, Lovecraft e Clark Asthon Smith? Siete nel posto giusto.
Ma se cercate una classica storia soprannaturale, no, non ci siamo proprio.
Direi di volgere lo sguardo altrove, in quanto personalmente, l'enigmatica figura della signora delle tenebre, mi ha lasciato tutto sommato indifferente.
Fritz Leiber comunque si conferma un ottimo scrittore, dalla prosa fluida, pulita e piuttosto interessante.
Apprezzabile anche il contenuto che risulta piuttosto innovativo per l'epoca, tanto da essere premiato nel 1978 con il World Fantasy Award per il miglior romanzo.
Non è il libro dinamico che mi aspettavo, ma per quel che mi riguarda lo promuovo senza riserve.
Alla prossima!

venerdì 18 dicembre 2015

Il Castello Di Otranto - Horace Walpole

Pubblicato tra il 1764 ed il 1765, Il Castello Di Otranto è considerato universalmente come il vero precursore del genere gotico.
L'edizione che ho scelto per cimentarmi con quest'opera ( ristampata almeno ventordici volte ) è stata quella economica dei Tascabili Economici Newton.
I Tascabili Newton erano quei libri da cento pagine che uscivano in edicola nei primi anni '90 a sole 1000 Lire.
Un'edizione che ha fatto la storia dell'editoria visto quanti classici furono pubblicati sotto questa etichetta.
Purtroppo all'epoca, come ho già scritto migliaia di volte, leggevo solo fumetti Marvel e manga, però con il tempo ho recuperato almeno sei, sette romanzi che mi interessavano in questa edizione, visto che comunque parliamo di un prodotto ben curato, molto economico e facilmente reperibile nel circuito dell'usato.
Ma com'è stato il mio primo incontro con la narrativa di Walpole?
Piacevole, ma non troppo.


Il Castello Di Otranto per chi non ama la letteratura classica e teatrale, non è un romanzo facile da leggere.
Dialoghi astrusi e la prosa "alta", fanno sembrare questo libro più una sceneggiatura teatrale che un romanzo gotico.
Come al solito, davanti ad un romanzo del genere, parecchio distante dalla letteratura moderna e dai miei gusti, provo a contestualizzarlo e a mettermi nei panni dei lettori dell'epoca.
Come sarebbe stato se avessi letto questo libro prima di essermi cimentato con le opere di Edgar Allan Poe, Mary Shelley, Bram Stoker,  Henry James, Nathaniel Hawthorne, ecc.ecc.?
Sicuramente sarebbe stato diverso.
Il mio cervello avrebbe percepito meglio la visionarietà dell'opera, che ad una lettura già allenata a questo genere letterario, risulta invece scarsamente incisiva.
Vanno comunque riconosciuti a Walpole i meriti di essere stato il primo ad inserire dei personaggi in un contesto narrativo in cui l'ambiente sicuro di casa propria, diventa altresì una minaccia tetra ed incombente, e foriera di eventi soprannaturali.
Protagonista della vicenda è Manfredi, il principe di Otranto.
Manfredi ossessionato da una profezia che gli fu enunciata molto tempo prima, è convinto che solo con la continuità della sua dinastia, potrà sfuggire ad essa.
Il principe organizza così il matrimonio tra il suo cagionevole e giovanissimo figlio con Isabella, figlia del marchese di Vicenza.
Ma il giovane Corrado non arriverà vivo alla cerimonia, poiché dal nulla farà la sua apparizione un enorme elmo che schiaccia ed uccide sul colpo il giovane.
Il principe impaurito dall'evento soprannaturale che presume sia il presagio dell'avvento della profezia, si convince che l'unico modo per evitare la fine della sua dinastia sia quello di procreare un altro figlio al più presto, e considerando che la moglie non è più in grado di dargliene uno, tale onore dovrà ricadere su Isabella, la sua quasi nuora.
La giovine Isabella si rifiuta ed aiutata da un giovane contadino decide di fuggire dal castello.
A far da corollario a questa storia vi sono anche Ippolita e Matilda, moglie e figlia di Manfredi, il giovane contadino che sembra nascondere più di un mistero, ma soprattutto una presenza che dimora nel castello che sembra contraria a quest'unione.
Tra inseguimenti, passaggi segreti, apparizioni misteriose di spade e cavalieri giganteschi, sussurri e scricchiolii assistiamo ad una storia dalla struttura medievale che appare più un pippone melodrammatico condito da donne svenevoli e frasi da tragedia Shakespeariana, che un romanzo gotico tout court.
Tanto che è la concupiscenza dei protagonisti ad assurgere al rango di protagonista.
Resta comunque una lettura valida ed un tassello fondamentale per ogni appassionato della narrativa gotica e dell'orrore, visto che parliamo di un romanzo che ha ispirato la successiva ed acclamata generazione di scrittori.
Alla prossima!