giovedì 16 gennaio 2020

Instagram è affetto da bulimia letteraria

Negli ultimi tempi Instagram mi è venuto un po' a noia.
E questo è un po' un problema perché ormai tutto il traffico divulgativo per quel che concerne la letteratura passa da lì.
E' un social dove la divulgazione letteraria va troppo veloce ed i ritmi di pubblicazione troppo elevati, con conseguente dispiego di attenzione dovuta e di tempo da perderci.
E' una sorta di gara a chi pubblica più libri ed a chi legge di più.
Non che ci sia nulla di male in questo, leggere è bello.
Trattare la letteratura come una fiction, però forse non so se lo è.

Io voglio fare anche altre cose.
Non ne posso più di gente che professa di leggere cento libri al mese o che mi decanta quanto sia impossibile vivere senza leggere un libro!
La gran parte delle persone che conosco non legge un libro da eoni ( purtroppo ), ma fa una vita soddisfacente e meglio della mia o chissà, meglio della vostra.
Io amo i libri, sono una medicina dell'anima, ma non prendiamoci in giro, per favore, si vive tranquillamente senza.

Un libro è un libro, non qualcosa da sfoggiare o leggere di corsa, perché domani dovete pubblicare un'altra foto con un altro libro.

La letteratura è diventata frenesia, quasi una costrizione, solo per prendere like su like.

Io non voglio partecipare a gare, non voglio essere una statistica e non voglio catalogare ciò che mi piace come fosse una classifica.
Non c'è nessun campione d'inverno, non è calcio.
Sapere che si è letto quaranta, novanta, centotrenta libri sotto il piumone, non fa noi dei vincenti o degli eletti.

Voglio fare anche altro e non leggere soltanto libri.
Ecco perché ho rallentato i miei tempi di lettura dedicandogli non più di una mezzora o massimo un' ora al giorno.

Poi apri i social e vedi che sembra che la gente non faccia altro che leggere, sorseggiare tè o caffè, oppure addobbare casa con tovaglie e suppellettili che manco nell'800.
Mai viste tante macchine da scrivere Olivetti come quest'anno.

Che cazzo sta succedendo?

Poi ci lamentiamo se i giornalisti prendono per il culo la categoria!

Io sono cambiato in questi mesi.
Sono diventato un lettore al buio, quasi episodico.
L'acquisto o la lettura di un libro è diventato qualcosa da cercare e trovare in maniera randomica.
Non so quasi mai ciò che troverò e comprerò nella bancarella di turno, e forse è meglio così.

Rifuggo dalla lettura per moda, e non voglio regalare soldi agli editori per opere in prima stampa da pagare a prezzo pieno che non so se apprezzerei.

Cerco perle nel lercio e nell'ammuffito.
Leggo in una vecchia poltrona, senza vestaglia e ciabatte, senza tazze o bicchieri, e senza le vettovaglie del corredo della nonna o della zia.
I miei libri sono spesso vecchi e sporchi, non propriamente instagrammabili.
Mi sento vecchio, sorpassato.
Ditemelo tutti in coro: " Ok, Boomer."


P.s: non è un articolo contro le bookblogger o bookstagrammer di turno, che hanno pieno diritto e libertà all'esistenza, ma contro la bolla che si è venuta a creare fatta di persone diverse, ma di contenuti che sembrano fatti con lo stampino.


mercoledì 8 gennaio 2020

Kill Creek - Scott Thomas

Ecco un altro horror lanciato in pompa magna dalle CE su Instagram ed affini, e che è uscito quasi nello stesso periodo de L'amico Immaginario, segno che ogni tanto l'horror scritto batte ancora qualche colpo nell'editoria contemporanea.

Ho avuto modo di leggerlo, e pur non inventandosi nulla e pescando a piene mani dal gotico classico con il sempreverde tema della casa stregata, devo dire che l'ho trovato un romanzo degno e rispettoso del genere.
Non per tutti è stato così, e lo trovo ovvio, visto che di libri, telefilm e film su case stregate ne è pieno anche l'Aspromonte.
Ma parliamone dopo la sinossi:


"In fondo a una strada sterrata, mezzo dimenticata nel cuore del Kansas, sorge la casa delle sorelle Finch. Per molti anni è rimasta vuota, abbandonata, soffocata dalle erbacce. Adesso la porta sta per essere riaperta. Ma qualcosa, o qualcuno, aspetta nel profondo delle sue ombre, e non vede l'ora di incontrare i suoi nuovi ospiti.
Quando Sam McGarver, autore di best seller horror, viene invitato a trascorrere la notte di Halloween in una delle case infestate dai fantasmi più famosa del mondo, accetta con riluttanza. Se non altro, non sarà solo: con lui ci saranno altri tre acclamati maestri del macabro, scrittori che come lui hanno contribuito a tracciare la mappa moderna di quel genere letterario. Ma quella che inizia come una trovata pubblicitaria si trasformerà in una vera e propria lotta per la sopravvivenza.
L'entità che hanno risvegliato li segue, li tormenta, li minaccia, fino a farli diventare parte della sanguinosa eredità di Kill Creek."




Non mi stupirei di vedere questa storia al cinema o su qualche piattaforma streaming tipo Netflix.
Scott Thomas è un ex sceneggiatore e lo si evince benissimo. Lo scritto è molto veloce, scorrevole e cinematografico e si ha la sensazione che i personaggi siano costruiti a puntino, con un preciso schema, persino episodico, a volte.

Dal punto di vista narrativo siamo lontani da L'incubo di Hill House, La Casa Stregata,  La Casa D'inferno o persino Shining. Come dicevo all'inizio, di storie simili se ne trovano a centinaia, e molte sono di gran lunga migliori, ma la scelta dell'autore di narrare le gesta e le "azioni" di questa casa o di chi la abita, attraverso la mente, i gesti, le parole e i pensieri di quattro scrittori ( tre uomini e una donna) che trattano l'horror in modo altrettanto diverso, è per me un punto di forza del romanzo.
La prima parte è molto bella ed è quella che più mi ha avvinto.
Si parla anche di libri, di horror in generale quasi in ambito saggistico attraverso quell'intervista organizzata dal creatore di un sito internet di grande successo sull'argomento, con tanto di streaming in diretta dell'intervista.
Un tocco di modernità necessario che non guasta.
Dovremmo anche accettare l'idea che il gotico non sia solo polvere, porte antiche che sbattono e vecchie candele, ma anche cellulari, laptop e GoPro.

Personalmente ho apprezzato questo libro, nonostante alcune parti siano telefonate e prevedibili, specie sul finale, compreso quel plot twist delle ultime pagine, che non è difficile immaginare.
La trama segue forse un percorso troppo prestabilito e cinematografico, ma si lascia seguire con piacere, anche se ammetto che sul finire avevo perso interesse e mordente.
Alla lunga la storia ha ceduto un po' il passo risultando ai miei occhi troppo standard, e forse è per questo che a molti questo romanzo non è piaciuto.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo ( ma che comunque non è una novità narrativa ) è la natura della casa stregata come bagaglio psichico.
Una casa che ha bisogno di essere ricordata e narrata per non morire.
E' l'idea del romanzo che ho apprezzato di più.

Alcune parti forse sovvertono un po' le regole del genere gotico, soprattutto quella di riuscire ad avere potere fuori da quell'ambiente, ma è una cosa che francamente accetto.
Se volessi fossilizzarmi sul passato, leggerei solo i classici e buonanotte, che comunque come ben sa chi mi legge, faccio più spesso e volentieri.
Ci sta che nel 2020 si provi a modernizzare ed allargare la struttura dei generi narrativi, che tanto quelli vecchi sono dei pilastri infrangibili che non tocca nessuno, e che resteranno a futura memoria, ancora e ancora.

Insomma, se vissuto come cinema su carta, è un romanzo scorrevole, come un buon horror estivo con la final girl o perché no, il final boy di turno.
Di questi tempi, nell'ambito narrativo, è già qualcosa.



Alla prossima!



sabato 28 dicembre 2019

Topolino al passato

Non ricordo il giorno ed il mese, ma mi trovavo nell'edicola di un mio amico quando si avvicinò un cliente con il piccolo figlio ed il figlio alla domanda del padre su che fumetto volesse, al canonico Topolino preferì gli Avengers.
La cosa mi colpì molto, sono sincero.
Negli anni '90 spesso ebbi la sensazione di essere l'unico in un agglomerato cittadino di circa 187.000 abitanti a leggere fumetti Marvel, oggi credo non sia più così, grazie al cinema.
Fossi adolescente oggigiorno probabilmente avrei la certezza che molti di quei personaggi non sarebbero sconosciuti ai più, e che tra compagni di classe ed amici, avrei potuto tranquillamente parlarne.

Questa elucubrazione mentale mi ha portato indietro nel tempo all'epoca in cui io ero un bambino, e dove, trovandomi nella medesima posizione di quel bambino, però in un'edicola di paese dirimpetto alla spiaggia, presi per la prima volta in mano un albo dedicato ai personaggi Disney, ovvero Paperino Mese.

Forse lo sanno in pochi, ma anch'io prima di diventare lettore di fumetti Marvel e di Manga, prima di diventare un lettore compulsivo di libri, sono stato lettore di Topolino.

Per quanti anni?
Non lo so, ma almeno tre, quattro anni a cavallo tra i nove e i dodici anni.
Poi ho smesso e non ricordo perché, certe storie finiscono e non sai come e quando.

I miei mi misero a disposizione un'anta del grande comò della loro stanza ed io conservavo quei tesori in quello scrigno che si apriva con una chiave dorata.
Era pieno di adesivi, appiccicati da mio fratello, mia sorella e poi me, e mai rimossi.
L'ombra di essi persiste tutt'ora.
Anche se oggi invece dei numeri di Topolino e Paperino Mese, vi si trovano vecchi documenti, vecchi libri scolastici e vecchie bollette, ma fa parte della vita e del crescere.
Però quando lo apro, mi sembra ancora di sentire l'odore di quei fumetti e della carta adesiva.

Passavo il mio tempo seduto sul pavimento a guardare la pila di fumetti crescere, a leggere, ed ad aspettare come un rituale il mercoledì.

Ero appassionato delle storie a bivi, dalle avventure di Topolino contro Macchia Nera o Gambadilegno, Paperinik e qualsiasi storia con protagonista Paperino e Paperoga, che erano indiscutibilmente i miei personaggi preferiti.

La mia storia preferita?
La parodia di Sandokan.
Ricordo ancora il giorno in cui vidi quello speciale albo nel tabacchino/edicola in cui andavo a comprare i giornalini.
Era in formato cartonato e costava molto più del normale.
Non mi bastavano i soldi per prenderlo, e gli feci la posta per non so quanto tempo davanti l'ingresso, prima di trovare il coraggio di entrare e chiedere al proprietario di darmelo a credito che poi sarebbe passata mia madre a pagarlo.

Credo di esserci stato anche nella storica storia di Topolino sposo, ed anche in una delle mille ristampe de I Promessi Paperi.

Ma tutt'ora in me perdura il ricordo dell'albo Sandopaper e La Perla di Labuan.

Non so perché mi è tornato in mente adesso e perché ne parlo, probabilmente perché ci sono stato anche nel numero natalizio che il buon Moz ha citato qualche tempo fa.

Oggi la roba Disney non mi interessa più, ma non posso negare di esserne stato contaminato in passato.

E' un po' come quelle malattie infantili prima dei vaccini, sai che inevitabilmente, prima o poi ti sarebbero toccate.
Ed anche se per poco tempo, sono contento di essermi presa quella di Topolino, perché sono convinto che un po' della mia passione per la lettura, sia nata grazie a quegli albi.


Alla prossima e,
Buon Anno!




venerdì 20 dicembre 2019

Arthur Conan Doyle non è solo un giallista!

Io tendo a sottovalutare molto gli scrittori ed a fidarmi troppo dei miei gusti.
Ero convinto che non avrei mai letto nulla di Arthur Conan Doyle perché consideravo i suoi lavori come facente parte unicamente del genere "giallo" e quindi lo by-passavo tranquillamente, pur riconoscendone il valore, vista l'iconicità del personaggio di Sherlock Holmes che è arrivato ai giorni nostri e chissà per quanto ancora perdurerà.

Poi mi sono ritrovato a cinquanta centesimi l'uno questi due tascabili Newton in mano, e non sono riuscito a resistere.
Ho scoperto un autore a tutto tondo che mi ha avvinto e conquistato e che mi ha fatto mettere in wish list anche un altro suo romanzo, ovvero Il Mondo Perduto.

Non solo giallista quindi, ma anche autore horror, del mistero, e anche di fantascienza visto che La Nube Avvelenata è catalogabile in quel genere.
C'è sempre tempo per guarire dalla propria ignoranza e sicumera.
E chissà magari vincerò la mia ritrosia verso il genere giallo ed andrò a leggermi Il Mastino Dei Baskerville che mi ha sempre attirato.

Come dicevo il primo tascabile contiene due racconti in cui La Nube Avvelenata è assolutamente in primo piano.
L'altro è un racconto marittimo del mistero che si fa leggere, ma molto sui generis, quantunque gradevole e ben scritto.

La Nube Avvelenata è molto interessante perché parte da una premessa apocalittica, anzi la viviamo attraverso un trio di personaggi, che vede l'arrivo e l'evolversi di questa nube che arriva da chissà dove con esiti devastanti.
Può ricordare lontanamente Il Colore Venuto Dalla Spazio di Lovecraft, ma qui c'è un approccio più scientifico e meno orrorifico.
Racconto che ho amato più per le premesse che per l'evolversi della trama, ma che è una gran bella storia comunque, che forse avrei apprezzato di più se Doyle avesse alzato il tiro.

La Mummia e altri racconti è una bellissima raccolta tutta da gustare.
E' raro che in una raccolta ( anche brevissima come in questo caso ) mi piacciano tutti i racconti, ma qui ci troviamo davanti a delle belle opere.
La Mummia, Il Guardiano Del Louvre e L'esecuzione sono tre racconti bellissimi, ma anche Il Match e L'unicorno mi hanno sedotto abbastanza.
Però la ciccia sta per lo più in quei tre sopracitati, per quanto L'esecuzione soprattutto, ha bisogno di una soglia di sospensione dell'incredulità abbastanza elevata, ma d'altronde trattandosi di un racconto dichiaratamente horror direi che non c'era nemmeno bisogno di dirlo.



Niente, ho fatto questo breve post solo per spronare altri lettori a non commettere il mio stesso errore e di andare anche contro i propri pregiudizi letterali.

Arthur Conan Doyle merita di essere conosciuto non solo per le sue opere più rappresentative dedicate al famoso detective, ma anche per le sue opere meno conosciute.

Per quel che mi riguarda sono felicissimo di averle lette.


Alla prossima!


mercoledì 11 dicembre 2019

L'urlo e il furore - William Faulkner

" La vita è un'ombra che cammina, un povero attore che si agita e pavoneggia la sua ora sul palco e poi non se ne sa più niente.
E' un racconto narrato da un idiota, pieno di strepiti e furore, significante niente."
Macbeth - William Shakespeare


Non sono così pazzo da recensire un'opera del genere, tranquilli.
Non sarò mai uno di quelli convinti che se un libro non gli piace subito possono immediatamente buttarlo via.
E non sarò mai uno di quelli che mette in discussione un'opera, ma mai i loro gusti e la loro conoscenza.
Non sono un tipo da una stellina.
Se lo fossi stato, avrei abbandonato questo libro dopo i difficilissimi e sconnessi primi capitoli.
E cosa mi sarei perso...

Mi sarei perso dei personaggi che ho amato e dei personaggi che ho odiato con tutto il cuore ( Jason, parlo di te).
E mi sarei perso un romanzo scritto da Dio.

La storia della famiglia Compson, la storia di ogni singolo personaggio di questa famiglia, domestici compresi ( Dilsey la cuoca "negra" è il personaggio più bello del libro ) è narrata con un'energia e un trasporto che personalmente mi ha tramortito, e che in più punti mi ha dilaniato.
Andiamo di sinossi, tratta da Ibs:

Il 1929, passato alla storia come l'anno del crollo di Wall Street che segnò l'inizio della Grande Depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti "Addio alle armi" di Hemingway e "L'urlo e il furore" di Faulkner, una coincidenza che avvicina i libri, diversissimi tra loro, di due amici. Faulkner dà voce barocca a tutte le ossessioni e i fanatismi di quel Sud di cui pativa l'interminabile decadenza, incominciata con la sconfitta nella guerra civile. La mitica contea di Oxford diventa il teatro di un insanabile conflitto tra bianchi e neri, bene e male, passato e presente. Il romanzo è un complesso poema sinfonico in 4 tempi, che scandiscono le sventure di una famiglia del profondo Sud.


Leggere un libro del genere è una vittoria.
E' la vittoria della perseveranza, è la vittoria della lettura.
Sopravvivere a quel primo capitolo, così sconnesso, strutturato su più livelli, è stato faticoso e difficile, ma c'è un motivo se è stato narrato così.
E' il punto di vista ed è quello che vede l'idiota/malato di mente della famiglia, è un capitolo strutturato attraverso i pensieri e le azioni di Benjamin.
La storia trova la sua vera voce nei capitoli successivi con protagonisti gli altri fratelli e i genitori di Benjamin, tutti personaggi peculiarissimi e narrati divinamente.
E' la complessità di ognuno di loro a rendere questo libro meraviglioso.
E' il coraggio, l'urlo, il furore di narrare le gesta e i pensieri di personaggi deboli, spesso senza scrupoli, vittime di un sistema patriarcale, di amori impossibili e incestuosi, di vite che sembrano vere.
Un libro cesellato pezzo per pezzo come un mosaico, e che mostra la sua vera immagine solo alla fine.
Ed è essenza, è vita.

" Tu e io soltanto allora tra l'esacrazione e l'orrore in un cerchio di pura fiamma..."

Grazie ancora, William, ed a presto!
Perché è sicuro che ti leggerò ancora.



Alla prossima!

martedì 3 dicembre 2019

L'amico Immaginario - Stephen Chbosky

Come ben sa chi mi conosce, è raro che io sia un lettore contemporaneo, se non altro per una questione di opportunità economica, ma anche perché nei riguardi di alcuni generi, faccio fatica ad uscire dalla mia comfort zone.
L'horror è uno di questi.
Al di là di autori che conosco bene e di cui mi fido, faccio fatica a relazionarmi con le opere di altri, ed anzi nel campo orrorifico, che è un genere ormai stantio in cui si è detto di tutto ed il contrario di tutto, persino autori come Stephen King iniziano ad avere difficoltà e a ripetersi in continuazione.

La cosa strana è che questa sensazione non la provo nel cinema, forse perché l'investimento di concentrazione e tempo è molto più labile e veloce e quindi non mi disturba più di tanto.
Ma nella letteratura ho bisogno di molti più stimoli.
Questa premessa è necessaria per poter parlare di questo romanzo, perché una parte di me è partita nella lettura con un bagaglio di pregiudizi più grande di un borsone da calcio.

Il romanzo scorso di Chbosky mi era piaciuto molto.
Penso che in tanti conoscano Io Sono Infinito, un film ed anche un romanzo di formazione molto ben fatto, ma anche tanto furbo, che è salito alla ribalta qualche tempo fa.
Io lessi anche il romanzo e mi piacque molto ( ed anzi lo trovai più sincero del film, ma forse meno bello ), quindi quando ho visto tutte quelle stories su Instagram di bookstagrammer che facevano l'unboxing dell'ultimo libro di Chobsky ammetto di essermi fatto un po' vincere dalla curiosità.

C'è da dire che unboxing a parte, di recensioni finali di questo romanzo ne ho lette poche, segno che al di là del fatto di averlo ricevuto a casa, poi non tutti leggono questi romanzi.

Ma dopo tutta questa pappardella, chi ha avuto ragione tra curiosità e pregiudizio?
Non posso mentire, e per amore di onestà dico il secondo.
Andiamo di sinossi, presa in prestito da Amazon:




Mill Grove è una tranquilla e isolata cittadina della Pennsylvania: solo una strada per arrivare, solo una per andarsene. A Kate Reese sembra il luogo ideale per fuggire da un compagno violento, far perdere le proprie tracce e ricominciare una nuova vita. Lo deve al suo bambino, Christopher, che ha solo sette anni ma sa già quanto il mondo dei grandi possa far male. In quella nuova casa, tutto sembra andare a meraviglia: Christopher incontra nuovi amici, Kate trova un nuovo lavoro. Ma poi, all'improvviso, Christopher scompare. Per sei lunghissimi giorni, nessuna traccia di lui. Finché, una notte, il bambino riemerge dal bosco di Mission Street, al limitare della piccola città. È illeso, ma profondamente cambiato. Nessuno sembra accorgersene; solo sua madre sospetta qualcosa, perché Christopher, che ha sempre faticato a scuola, di punto in bianco prende ottimi voti ed è un vorace lettore. Ma nemmeno lei può immaginare tutta la verità. Christopher ora sente una voce in testa, e vede cose che agli altri sono impercettibili. Conosce i segreti del passato, inghiottiti dal bosco di Mission Street; quelli del presente, celati dietro le facciate rispettabili della città. Conosce il futuro tragico che sta per abbattersi su tutti loro. Non può parlarne a nessuno, nemmeno a sua madre, o lo prenderebbero per pazzo. Ma può e deve compiere la missione che quella voce amica gli detta: costruire una casa nel bosco, prima che arrivi Natale. Altrimenti, per sua madre, i suoi amici e l'intera città, sarà la fine. Dopo "Noi siamo infinito", Stephen Chbosky torna con un romanzo da brivido in cui il delicato passaggio dall'infanzia all'età adulta si compie attraverso una battaglia epica tra bene e male. Una storia in cui gli eroi sono coloro che non temono di abbandonarsi al potere dell'immaginazione.



Su Instagram mi espressi in maniera lapidaria:

" John Wyndham incontra Stephen King."

Partiamo dal presupposto che la trama di questo romanzo non è proprio originalissima, ed anzi al di là di un principio di narrazione che sembra uscita da un romanzo dello scrittore inglese, nel resto della narrazione è un classico horror country corale alla Stephen King.

Chbosky scrive bene e la lettura è scorrevole, questo è innegabile.
Ci sono tutti gli elementi e le situazioni figlie del genere ( lo sceriffo che si innamora subito della mamma del protagonista o la seconda che si porta in bagaglio un compagno violento ) e Mill Grove è una cittadina che viene descritta bene e così i suoi abitanti.

E' però la trama ad essere confusionaria e contorta.
Più volte mi sono arenato e devo ammettere che il colpo di scena che avrebbe dovuto farmi saltare sul divano che arriva nella seconda parte del romanzo, è per me persino contraddittorio ed attaccato con lo sputo, non mi ha convinto appieno.
Ma è una cosa mia.
Qualche centinaio di pagine in meno avrebbe forse giovato.
Fare filosofia su un romanzo d'horror action come questo ha poco senso, quindi potrei anche fermarmi qui.
Forse però parlare di solo horror action è un po' antipatico nei confronti di quest'autore che comunque ha provato a scrivere un horror ambizioso e per certi versi biblico.
Però per me romanzieri come il primo King, Clive Barker, McCammon o Dan Simmons viaggiano su altre vette.

Merita la lettura?
Trovare dei romanzi d'horror validi in questo periodo è dura, quindi sono stato in un certo senso comunque felice di essermi fatto vincere dalla curiosità, quindi lo consiglierei.
Per quel che mi riguarda, l'horror è un genere che mi appassiona più al passato, ed infatti ho ancora tanti Urania e tanti Newton da leggere, e devo ammettere che li guardo con molto più interesse.


Alla prossima!

martedì 19 novembre 2019

Input - Corso pratico di programmazione per lavorare e divertirsi col computer ( rivista De Agostini)

I miei negli anni che vanno da fine anni '70 alla successiva decade, fecero incetta di enciclopedie varie credo principalmente per aiutare me, mio fratello e mia sorella con lo studio, oppure per togliersi dalle scatole gli agenti porta a porta che venivano a venderle, chissà.

A casa mia se si aprono vecchi mobili e vecchie ante, non è difficile incappare ancora oggi in qualche sparuto volume delle stesse.
Tempo fa parlai dell'enciclopedia de I Quindici, che conservo tuttora, oggi è venuto il turno di Input una rivista pubblicata nei primi anni '80 dalla De Agostini, che io ho ritrovato nell'anta di una "scarpiera", nientemeno.

La versione che ho ritrovato di questa rivista è rilegata ed è formata da sei volumi enciclopedici.


Ora non so in effetti la sua storia, presumo che mio fratello o chi per lui l'avesse collezionata con i mini numeri che uscivano in edicola e poi successivamente l'avesse inviata alla casa editrice per farla rilegare, perché io ho dei ricordi molto confusi e, quindi, non so quanto reali, sul fatto che questa rivista uscisse in edicola.
Però i numeri sono perfettamente rilegati e non c'è traccia delle copertine, quindi magari i miei l'hanno comprata successivamente in formato enciclopedico, chissà.
Sono sottigliezze, d'altronde.

Fatto sta che questa rivista/enciclopedia fu una vera manna all'epoca.
La rivista conteneva non solo sezioni su come utilizzare ed imparare il formato Basic, (ricordate?

10 Print 
20 Goto, ecc.ecc.)

ma anche i codici per creare dei veri e propri giochi per le piattaforme Commodore a 8 bit o anche per Spectrum e Acorn.


Io ricordo, per esempio, di un gioco similare a quello dell'oca e di una avventura medievale di tipo testuale, ma c'era anche la possibilità di creare tantissime figure curve o in parallasse.

Il procedimento non era semplice in quanto toccava perderci pomeriggi, se non giornate intere, a digitare codici su codici.

Scavando tra i ricordi, mi viene in mente un programma che calcolava l'età ipotetica della nostra morte.
Ricordo che elaborava il tutto dopo una lunga sequela di domande e tutti in famiglia ci partecipammo.
Un altro ancora prevedeva il futuro.
C'erano anche parecchi giochi di carte e d'azzardo.

Però parliamoci chiaro, aldilà della curiosità, all'epoca a meno che non si era appassionati di linguaggio macchina, era molto più semplice inserire una delle ventordici cassette di videogiochi che vendevano in edicola e giocare con quelle.

Ne ho parlato perché l'avevo quasi totalmente rimossa ed il modo in cui è saltata fuori dal nulla ha fatto riaffiorare un periodo felice e spensierato della mia vita che un po' rimpiango.

Esiste qualcun'altro ancora che collezionava o comunque ricorda questa rivista enciclopedica?
Mi piace pensare di sì.

P.s: la prima foto non è mia, ma l'ho presa da una vendita su Ebay, chiedo scusa al proprietario.
Della mia ho trovato solo quattro numeri su sei ( ma sono convinto siano ancora in casa anche gli altri due numeri ) e uno di loro era anche piuttosto malandato.


Alla prossima!