martedì 24 luglio 2018

Incubus - Ray Russell

Ah, le belle copertine di un tempo...
Sfido a trovare una copertina così d'impatto ed evocativa come questa.
Pensate per un attimo se oggi una copertina del genere potesse fare bella mostra di se in una vetrina della Feltrinelli o della Mondadori.
Ci sarebbe da ridere, penso.

Scherzi a parte, ammetto la mia totale ignoranza verso questo autore che ho conosciuto solo grazie ad un post letto su Ilzinefilo, che a questo punto non posso che ringraziare.
Dal poco che si può carpire sulla rete sulla carriera letteraria di Ray Russell, Incubus sembra essere l'unico romanzo che egli abbia prodotto o che almeno è stato tradotto in Italia.
Su Danse Macabre di Stephen King, il Re dipinge Incubus come un romanzo troppo esplicito, ma cita Mr. Sardonicus come lettura consigliata.
Di Mr. Sardonicus ricordo il film, però io del romanzo non ho trovato traccia, ed è un peccato perché lo avrei voluto recuperare.
Mi affido a chiunque arrivi da queste parti, per avere qualche nuova sull'esistenza o meno di questo libro.
Ray Russell è stato comunque un proficuo scrittore di racconti, pubblicati in varie antologie, che avrei una mezza idea di recuperare successivamente.


Incubus l'ho apprezzato molto.
Nell'ottica attuale appare azzardato il giudizio lapidario di Stephen King.
Lo contestualizzo all'epoca in cui fu scritto ( basti pensare che ancora era al di là di venire Clive Barker ), però di scandaloso non mi pare di averci visto molto.
E' vero comunque che ci sono scene cruente e che la violenza carnale è un tema molto crudo e non facile da digerire.
Specie se perpetrata da un essere demoniaco dalle forme impossibili.
Per carità niente che non si sia già visto, letto e sentito in uno dei mille e passa hentai dove donne e uomini si accoppiano con mostri che di antropomorfo hanno ben poco, ma comunque leggere di donne violentate e dilaniate, non è certamente roba per tutti.
La possessione è il tema dominante del romanzo, ma non è certamente l'unico.
Andiamo di sinossi, benché molto approssimativa:

Una tranquilla cittadina americana in riva al mare: Galen, dove tutto è calmo e sereno. Ma le donne sono molto belle, a Galen; troppo belle, forse...Un libro di magia nera rilegato in pelle di strega: le Artes Perditae che possono scatenare la furia di terra, acqua, aria, fuoco. Un ragazzo ossessionato dai ricordi di un passato di tortura che non vuole tacere. Una serie di morti assurde, incomprensibili, violente...Una creatura primordiale, più antica dell'uomo, si è risvegliata in tutto il suo terribile desiderio: l'incubo deve possedere le donne di Galen, deve spargere il suo seme perché fruttifichi e dia nuova vita alla sua razza maledetta. La spinta del sesso lo costringe a colpire, a uccidere di continuo, a trapassare teneri corpi...Un volto umano che può trasformarsi nella più orribile delle maschere. Una doppia identità incomprensibile, mostruosa... E l'antico pugnale designato all'esorcismo.


Appare evidente che Russell si sia ispirato alle opere di Clark Ashton Smith e H.P.Lovecraft anche se per intreccio a me ha ricordato più Richard Matheson e Stephen King nel modo di presentare un intero agglomerato cittadino ed i suoi abitanti.
Rispetto alla prosa di Smith e del maestro di Providence, Russell opta per andare oltre e dimostra di avere ben poca voglia di nascondere il mostro e di scegliere la via indiretta fatta di accenni, sussurri e scene fuori campo, ma bensì di indirizzarci capitolo dopo capitolo verso una narrativa che lascia poco spazio all'immaginazione intraprendendo una via sempre più diretta e d'azione, fino a sfiorare lo splatter.
Un precursore della narrativa stilistica di Clive Barker, potremmo dire.
Incubus è un romanzo che consiglio caldamente anche se non è un libro perfetto.
Alcune cose appaiono incomprensibili ed un po' sconnesse e avrebbero meritato ben più approfondimento, specie alcuni personaggi.
Però è un libro che funziona ed intrattiene, e tutta la parte centrale l'ho trovata molto coinvolgente.
Gli elementi da classico dell'horror ci sono tutti.
Non a caso ne è stato tratto un film uscito nei primi anni '80 ( che credo di non aver visto ).
Meriterebbe un'occhiata.
Dategliela, se vi va.
Si trova pure abbastanza facilmente nel circuito dell'usato.


Alla Prossima!








lunedì 9 luglio 2018

L'estate è dei bambini, la primavera è dei ragazzi, l'inverno è degli uomini, l'autunno è dei vecchi, diceva qualcuno.

Per tanti bambini l'estate è incantata.
Le tenebre faticano ad emergere ed il sole è ingordo.
Indugia.
 Le ore di gioco aumentano a dismisura, così come le ore dedicate al pallone, al mare, le corse, i gelati, le granite, la spensieratezza.
Quella vera, dove respiri libertà.
Si lanciano per aria matite, penne e quaderni ed in mano c'è posto solo per palloncini e pistole ad acqua.
Poi un giorno tutto questo non ti basta più.
Cominci ad ingiallire come le foglie dell'autunno e d'estate di gioco non v'è più.
E' nel momento in cui cominci a preferire di lavarti che sporcarti, che perdi la magia del gioco.
Ma è comunque estate, anche nell'adolescenza.
Anche se ormonale.

Non ricordo quando ho smesso di amare l'estate.
Presumo sia coinciso con la fine del mio lungo e tortuoso percorso scolastico.
L'estate rappresentava la fine degli impegni e la libertà mattutina e quindi in quel periodo era logico amarla.
Dopo la fine della scuola però, divenne una stagione come un'altra.
Ok, lo so.
L'estate non è solo essere bambini e gioco.
Al mare ci possono andare anche gli adulti ed i ragazzi, e so che ci sono le serate, le discoteche, i lidi, cosce, tette e i culi al vento, e argomenti tipici da uomo medio come il calciomercato, il mondiale o l'europeo, la Tennent's ghiacciata e/o le passeggiate in Via Marina.
Il gelato lo puoi apprezzare a qualsiasi età così come tutto il resto.
Alcune di queste cose mi hanno visto protagonista fino a pochi anni fa e non voglio rinnegare il passato.
Avrei comunque vissuto normalmente senza queste cose, come ci vivo adesso, dopotutto, visto che di queste cose me ne importa il giusto, cioè poco.
Poco comunque non significa che li disprezzo, solo che li vivo con molta più apatia.
Sono invecchiato, male peraltro, non tanto fisicamente, quanto internamente.
Era così anche quando ero piccolo?
Non credo.
Mi sono rovinato crescendo.
Ma non sono qui per parlare di questo.
Ultimamente ho visto che molti blogger si sono prodigati a parlare delle loro estati del passato, ho ricevuto anch'io qualche invito a farlo, e mi scuso se non l' ho fatto.
La verità è che di quel bambino che ero è rimasto davvero poco.
Faccio fatica a rimembrarlo ed a riviverlo.
Forse perché dopotutto lo rimpiango.
Mi è tornato in mente un episodio però, e vorrei raccontarlo.
Dovessi dargli un titolo lo chiamarei " L'amico Silenzioso ".

Nel 1991 andavo verso i quindici anni, avevo appena finito il primo superiore e mi avevano rimandato in tre materie: Matematica, Fisica e Stenografia.
I miei mi mandarono a ripetizioni da un professore che abitava nel mio quartiere e mi toccava andarci dal lunedì al venerdì per due ore dalle 9:00 alle 11:00 di mattina.
Senza contare che mi lasciava anche dei compiti da fare per il pomeriggio che dovevo consegnargli il giorno dopo.
Quell'estate in un certo senso era come se estate non fosse, visto che comunque dovetti indossare ancora lo zaino anche a luglio ed agosto.
Fu un' estate strana, anche perché fu la prima che passai a casa dopo che per tutti gli anni delle medie i miei solerono spedirmi insieme ai miei cugini da una mia zia che viveva in un paesino al mare ad almeno settanta chilometri di distanza.

In ogni modo c'erano il bar, i flipper ed i videogiochi, ma c'era meno gente con cui passare le giornate e quando anche il bar chiuse per ferie, mi ritrovai improvvisamente da solo.
Non so dove fossero finiti i miei amici, presumo passassero le giornate a mare coi loro genitori.
Vagavo per cortili alla ricerca di qualcuno con cui giocare e la mia compagnia di quei giorni fu il Super Santos che mi portavo sempre appresso.
Non era questo gran problema, essere da solo.
Avevo sempre avuto quell'abitudine di uscire nel cortile sotto casa anche alle due di pomeriggio anche con quaranta gradi all'ombra a tirare calci contro il muro, a palleggiare, o fingere di giocare a basket con le corde degli stendipanni.
Fu in un giorno assolato di agosto che mi venne incontro questo ragazzino.
Aveva un Super Tele blu e per sette giorni divenne la mia compagnia pomeridiana.
Non era della mia città e presumo fosse ospite/parente di qualche famiglia che viveva nel mio cortile.
Che c'era di strano nella nostra compagnia reciproca?
Che comunicavamo soltanto con il pallone.
In quei sette pomeriggi che passammo insieme non ci parlammo quasi mai, non ci raccontammo quasi nulla.
Sapevo a malapena il suo nome, e soltanto perché quando calava il buio i parenti si affacciavano per chiamarlo.

Eppure se sentiva il rumore del pallone che scandiva la mia presenza, lui scendeva correndo ed io facevo altrettanto se usciva lui per primo.
L'ottavo giorno non lo vidi più.
In pratica non ci dicemmo ciao quando ci siamo visti la prima volta e nemmeno addio quando ci vedemmo per l'ultima volta.
Però la sua faccia la ricordo ancora.
In fondo, forse, non c'era nulla da dire, sapevamo entrambi che sarebbe stata un'amicizia fugace, persino di comodo, forse.
Ma ci divertimmo insieme.
E se lo ricordo ancora, vuol dire che un segno me lo ha lasciato, dopotutto.





giovedì 28 giugno 2018

Red - Jack Ketchum

...Ed il settimo giorno Pirkaf un altro libro trovò.

La domenica dal punto di vista "libresco" si sta rivelando foriera di liete novelle.
In un'oretta buca, solitaria, ventosa e senza speranza intravidi una bancarella fino ad allora sconosciuta che sapeva di miraggio.
In mezzo ai vari King, Glenn Cooper ed Edgar Allan Poe con mia grande sorpresa spiccò con la sua costoletta rossa Red di Jack Ketchum.
La sorpresa risultò doppia quando mi fu detto il prezzo: due Euro.

I romanzi di questo autore non sono rarissimi da rintracciare nel circuito dell'usato, ma bisogna tener conto che verranno pagati più del loro valore effettivo proprio perché costantemente fuori catalogo.
Una copia di Red su Ebay viene mediamente venduta a 20/25 Euro.
Un prezzo non proprio consono per un autore non certo famosissimo.
Anzi, se non fosse per la sponsorizzazione di Stephen King, probabilmente lo conoscerebbero solo i veri cultori della narrativa del terrore.
E nemmeno tutti.

I libri pubblicati da Jack Ketchum in Italia sono pochissimi ed oltre Red, io sono riuscito a leggere soltanto In Viaggio Con L'assassino che devo ammettere mi è piaciuto molto.
Il suo romanzo più famoso, invece, La Ragazza Della Porta Accanto, mi è sempre sfuggito, ma la sua riduzione cinematografica all'epoca mi agghiacciò e mi entusiasmò.
Spero di riuscire a metterci le mani sopra, prima o poi.
Di tempo ce n'è in abbondanza visto che a meno che non venga pubblicato qualche suo inedito di sue nuove storie non ne leggeremo più.
L'autore è deceduto a gennaio di quest'anno.


Riguardo Red, voglio subito dire una cosa: mi ha deluso.
Me lo aspettavo più duro, più affilato e mordace.
Mi ha pungolato soltanto, e nemmeno tanto.
Un paio di cose mi hanno fatto storcere il naso, ma ne parliamo meglio dopo la sinossi:

Avery Ludlow ha sessantasette anni e un passato segnato dal dolore: ha perso la moglie e il figlio di undici anni in un incendio provocato dal figlio maggiore, drogato. L'unico ricordo del tempo in cui è stato felice è il vecchio cane Red, che sua moglie gli ha regalato per il suo compleanno quattordici anni prima. Un giorno, mentre è al fiume a pescare insieme a Red, Ludlow viene avvicinato da tre ragazzi che con il fucile puntato gli ordinano di consegnare loro il portafogli. All'improvviso, però, cambiano idea, distolgono l'arma dall'uomo e la dirigono verso il povero Red, facendogli saltare il cranio in un atto gratuito di pura crudeltà. Ludlow cerca giustizia, si rivolge alle autorità e alla stampa, ma né lo sceriffo né le televisioni locali vogliono occuparsi del caso quando scoprono che i ragazzi appartengono alle famiglie più potenti della zona. A Ludlow non rimane altra scelta che farsi giustizia da solo. Anche a costo di iniziare una spirale inarrestabile di rabbia e violenza, anche a costo della vita. Ma alla fine, quei tre ragazzi pagheranno... 


Parliamo un attimo della confezione, non ci metterò molto.
Il prezzo di listino è stato cancellato ed è un vero peccato.
Perché visto i caratteri cubitali e l'esiguità del testo, sarei stato curioso di saperne il costo.
Anche qui siamo più dalle parti della novelletta che del romanzo, checché sia strombazzato il contrario in copertina.
Ma comunque è un po' una polemica da soffitta visto che io il romanzo l'ho pagato una miseria.
Il prezzo di vendita su Ebay, comunque, ai miei occhi ed al mio gusto appare assolutamente ingiustificato.

Ma cos'è che non mi è piaciuto di Red?
Evito di addentrarmi nella storia, visto che la sinossi è piuttosto chiara al riguardo, persino troppo.
Prima di tutto voglio dire che Ketchum scrive piuttosto bene.
Ci sono un paio di paragrafi piuttosto belli e ficcanti.
Il resto è il classico Thriller americano con i suoi cliché in bella mostra.
Un po' troppi per i miei gusti.
Un libro molto ermetico con il freno a mano tirato e che nonostante l'esiguità del testo, si perde molto in chiacchiere.
Personaggi stereotipati, una scena di sesso facilona e improbabile, fanno il resto.
Mi sono sentito preso in giro da una scena in particolare che pur con tutta la sospensione dell'incredulità possibile, è ai miei occhi ingiustificabile.


Dalla fama di Ketchum e dopo la lettura di un libro dal ritmo serratissimo come In Viaggio Con L'assassino mi aspettavo molto di più.
Molti aspetti della trama appaiono persino fumosi ed ingiustificati, ma questo potrebbe essere un mio problema di scarsa empatia verso l'argomento visto che non ho mai avuto animali in casa e forse non sono in grado di capire il dolore che una perdita del genere può portare, specie per chi non ha altra compagnia.

Lo consiglio?
Certamente!
Io sono una goccia nell'oceano del gusto.




Alla Prossima!








giovedì 21 giugno 2018

Ricordi "librari" delle elementari

In una mattina domenicale che di bella stagione aveva ben poco pensai di peregrinare verso il mercatino delle pulci, un po' per riempire il tempo ed un po' perché avevo qualche spicciolo da spendere.
Tornai a casa sotto una pioggia leggera con il mio undicesimo tascabile economico della Newton ed un vecchio ricordo sopito non più.
Per la cronaca il volumetto era Il Risciò Fantasma e altre storie fantastiche di Rudyard Kipling.

Quello che non sapevo è che io e Rudyard Kipling ci eravamo già incontrati.
Più di trentanni fa, temo.
Mi è bastato leggere la sua bibliografia ed appena arrivato a Capitani Coraggiosi mi si è aperto un cassettino della memoria.
Capitani Coraggiosi è stato il mio primo romanzo di narrativa delle scuole elementari.
Ho provato a rintracciarne l'edizione, ma nonostante ne ricordassi la copertina rigida verde cartonata ed il formato che ai miei occhi da infante sembrava così insolitamente pesante e maestoso, non sono riuscito a rintracciarlo, ed è un peccato.
Mi sarebbe piaciuto riviverlo non solo mnemonicamente, ma anche visivamente.
E non solo lui.
Perché ce ne furono altri.
Verosimilmente parliamo del 1984 o giù di lì.
Ricordo che la maestra metteva in cattedra questi "libroni " e poi chiamava uno per volta noi studenti per scegliere quella che doveva essere la lettura di quel periodo da portare a casa.
Chi veniva scelto per primo, aveva più bagaglio di possibilità.
Ed infatti i romanzi di avventura o opere come quelle di Jules Verne erano i primi ad andare.
Peccato non scegliesse per ordine alfabetico, perché sennò sarei stato sempre il primo.
Quindi quali sono questi libri che mi capitarono in dote/scelta in quel periodo?

- Capitani Coraggiosi - Rudyard Kipling

- Il Richiamo Della Foresta - Jack London

- Zanna Bianca - Jack London

- Cuore - Edmondo De Amicis

- L'isola Del Tesoro - Robert Louis Stevenson

Ce ne furono altri?
Può darsi, ma purtroppo mi sono tornati in mente solo questi.
Per curiosità, capitava anche a voi che alle scuole elementari vi " affibbiassero " letture di narrativa durante l'anno scolastico in corso e non come consuetudine alla fine?









mercoledì 13 giugno 2018

La Scatola Dei Bottoni Di Gwendy - Stephen King/Richard Chizmar

Ho comprato con molto ritardo l'ultima " fatica " di Stephen King stavolta scritta a quattro mani con Richard Chizmar ( di cui ammetto di essere totalmente ignorante in materia per ciò che concerne i suoi scritti ) ed è con altrettanto ritardo che sono arrivato a leggerla.
Ho letto questo libro in meno di tre ore ed illustrazioni ( carine ) a parte non riesco a concepirne il prezzo.
Come direbbe un personaggio che lo stesso King conosce bene: " la mia mente assolutamente vacilla ."
Potrei chiuderla qui, perché la sensazione è quella di essere stato turlupinato.
Restringiamo il campo e togliamo subito la parola romanzo, perché l'opera non lo è.
Al massimo potremmo parlare di novelletta o uno di quei racconti che potremmo trovare in una di quelle raccolte del Re che escono in genere dopo sette, otto anni.
Anzi, sono certo che La Scatola Dei Bottoni Di Gwendy sarà sicuramente inserito nella prossima raccolta.
E' già accaduto, e probabilmente accadrà ancora.
Via con la sinossi:

Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo. Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male.



Dico subito che la storia non è male.
E' un racconto dal canovaccio molto old style che ricorda un po' le atmosfere del Ray Bradbury di Paese D'ottobre o dei racconti di Richard Matheson ( l'associazione con The Box credo che venga naturale a chiunque ).
Le atmosfere sono quelle di un racconto di formazione in salsa buia a cui il Re ci ha da sempre ben abituato o quasi.
La sensazione di aver già letto lo stesso spunto di trama in centinaia di altre storie è molto tangibile, ma ci si passa tranquillamente sopra, d'altronde gli archetipi per ciò che concerne l'horror sono sempre quelli.
Qui ritorna quello dell'oggetto misterioso dato in custodia da un altrettanto soggetto misterioso che può avere ripercussioni sul piccolo pezzetto di mondo della protagonista e perché no, anche per il mondo intero.
Storia scritta e riscritta da migliaia di altri ed anche da King stesso.
Non a caso sembra l'evoluzione un po' rétro di un altro racconto del Re dal titolo Il Word Processor Degli Dei.
Ritorna anche uno dei villain cardini delle storie di King in una delle sue molteplici identità.
Si ritorna persino a Castle Rock.
Anche se è una Castle Rock un po' poco arredata e molto diafana.
King e Chizmar non hanno molta voglia di esplorarne gli anfratti e si vede.
La prosa è molto asciutta e persino i dialoghi sono molto serrati.
Una piccola storia che fin dal principio appare piuttosto ermetica.
Però si fa leggere ed intrattiene.
Di questi tempi è già qualcosa.
Un mio consiglio?
Se non siete dei fanatici collezionisti del Re come il sottoscritto e volete leggerlo opterei per:

- Aspettare che venga inserito nella prossima raccolta di racconti.

- Leggerlo in formato Ebook con notevole risparmio economico.

- Aspettare un'eventuale uscita in formato paperback.

17,90 euro è un prezzo spropositato.



Alla Prossima!

lunedì 4 giugno 2018

Prefazione, introduzione e postfazione

Un altro degli aspetti più discussi di un libro nei social e nelle discussioni in generale inerenti la letteratura è quello relativo alla prefazione ed alla postfazione.
A cui bisognerebbe aggiungere ( specie nei classici ) l'introduzione saggistica spesso scritta da un altro scrittore/saggista di professione a corollario dell'opera che funge un po' da aperitivo e da incentivo per la lettura del libro.
Tutto ciò però non è percepito da tutti i lettori, tutt'altro.
C'è chi queste introduzioni le salta a piè pari.
E delle prefazioni e delle postfazioni non ne parliamo nemmeno.
Spesso sono gli autori stessi a scherzarci sopra asserendo che quella parte verrà letta soltanto dall'editore, dalla famiglia e da coloro che si aspettano di essere inseriti nei ringraziamenti.
Stephen King, tanto per citarne uno, lo fa spesso.
Aggiungo un altro che le apprezza: Io. :-P

Personalmente adoro conoscere la genesi e l'idea da cui scaturisce una storia.
Adoro l'approfondimento e carpire fin da subito i meccanismi, le opere ispiratrici, magari conditi da aneddoti locali dei luoghi da cui hanno origine.
Alcune di esse nel mio caso hanno lo stesso valore dell'opera stessa, se non di più.
Trovo la prefazione di A Volte Ritornano e del primo romanzo della Torre Nera entrambi di King due capolavori che non smetto mai di rileggere e che mi hanno fornito " input " per successive scoperte librarie.
Allo stesso modo capisco anche chi vuole immergersi a capofitto nell'opera e sceglie di saltarle.
Non approvo, ma non giudico.
Il libro è loro.

Discorso più complesso per ciò che concerne le introduzioni.
Io dico candidamente che in qualche caso mi metto accanto all'accusa.
E quindi capisco chi si lamenta che alcune di esse siano talmente descrittive da essere percepite come una sorta di riassunto troppo rivelatore.
E nel caso dei vecchi cartonati della Fabbri è un dato di fatto, per quel che mi riguarda.
La prima volta che lessi alcune opere di Ray Bradbury in quel formato, mi ritrovai a conoscere molti degli aspetti della storia e persino parte del finale ben prima di leggerlo.
Praticamente un antesignano dello spoiler.


Tutt'altro livello, invece, per quel che concerne gli Oscar Mondadori e i vecchi tascabili Newton che fungono da perfetti apripista.
Quantunque alla fine aggiungono poco o nulla al valore di un'opera che verrà giudicata tale dai gusti di ognuno.


Alla Prossima!




lunedì 21 maggio 2018

Le letture di " moda " degli anni '90

Volevo parlare d'altro, ma poi mi è capitato di riprendere in mano e di rileggere l'esilissimo ma bellissimo Il Gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach e mi è venuta in mente una cosa.
Negli anni '90 leggevo un trimestrale molto famoso che arrivava per posta a casa e che non si faceva problemi a manifestare apertamente il suo essere di sinistra.
Era una rivista interessante che mi piaceva moltissimo ( in particolare adoravo le lettere scritte dai lettori ), che mostrava un'unica visione politica ed in cui vigeva una sorta di pensiero unico ( i pochi che nelle lettere "osavano " ostentare qualche differenza politica venivano cannibalizzati dalla maggioranza di lettori " rossi ") e la cosa già allora mi rendeva un po' scettico specie per chi in genere professava totale tolleranza verso il diverso.
La rivista non trattava specificatamente di politica, ma anzi spaziava su molteplici argomenti ed alcuni articoli erano firmati da gente che comunque poi avrebbe lavorato in Tv come autore ed anche da scrittori di professione indubbiamente bravi.
La cosa che mi lasciava perplesso erano i lettori totalmente uniformati nei loro gusti come fossero tante fotocopie.
Nelle richieste di corrispondenza ( Internet stava arrivando e forse già c'era, ma lo usavano ancora in pochissimi ) a fine giornale tutti quanti nei propri interessi letterari mettevano in calce sempre gli stessi libri.
E non parliamo di romanzieri di genere come Lovecraft, Stephen King, Asimov, E.A.Poe, Clive Barker o Richard Matheson e nemmeno di biografie del Che, di Mao o vattelapesca.
Bensì sempre gli stessi romanzi che in quel periodo andavano di " moda ".
Romanzi che oggi appartengono probabilmente ai classici, ma che eccetto uno mi pare appaiano un po' superati e scarsamente considerati al giorno d'oggi.
Ma quali erano questi libri?

- Castelli Di Rabbia / Oceano Mare - Alessandro Baricco

- L'alchimista - Paulo Coelho

- Siddhartha - Hermann Hesse

- Il Gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach

- Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino - Christiane F.

- Jack Frusciante è Uscito Dal Gruppo - Enrico Brizzi

- Il Piccolo Principe - Antoine De Saint-Exupéry

Insomma il giovane lettore di sinistra ( sto volutamente generalizzando ) sembrava prendere a modello di riferimento siffatti romanzieri ed opere.
Oggi probabilmente leggerebbero Gramellini o Fabio Volo a voler andare di stereotipi.
Ascolterebbero ancora Jovanotti, Ligabue o i Modena City.
Però mi domando:
Perché seguire una corrente politica o di qualsiasi altro tipo deve portare in dote una sorta di uniformità di pensiero ed interessi?
A volte ho come l'impressione che siamo noi stessi a buttarci a capofitto in una data catalogazione giusto per darci un tono o per omologazione.
Era e rimane tuttora una mia impressione, poi magari veramente c'erano tutti questi giovani virgulti che apprezzavano sinceramente Siddhartha.

P.s: Non succede, ma meglio prevenire e dirlo subito:
No, non sono di destra e le camicie nere non mi piacciono, mi fanno apparire troppo magro.
Ed il rosso non mi piace nemmeno, mi fa apparire troppo pallido.
Il verde mi piace, ma è solo un colore non una lega.
E le stelle mi piace guardarle in cielo e se devo dargli un numero scelgo quello di Hokuto o al massimo quello della Sammontana.


Alla Prossima!