domenica 25 ottobre 2015

Monsters - Clive Barker

Ho impiegato quattro anni per entrare in possesso di tutti e sei I Libri Di Sangue di Clive Barker.
Una ricerca che ha vissuto anche dei momenti di rassegnazione, poiché è stata davvero dura entrare in possesso degli ultimi due volumi.
Questa serie di libri ha vissuto un destino editoriale piuttosto complesso e controverso, e tuttora naviga nel limbo dei libri fuori catalogo.
Ma quali sono state le difficoltà per entrarne in possesso?
Il fatto che sia fuori catalogo, in primis.
In secundis il fatto che sia stata pubblicata in più edizioni.
Non è facile entrare in possesso di tutti i volumi, in quanto nel circuito dell'usato per qualunque delle edizioni manca sempre un volume o due.
Qui sotto un link del bel post del sempre bravissimo Andrea Sirna, che spiega le traversie editoriali di quest'opera:

http://unantidotocontrolasolitudine.blogspot.it/2014/02/libri-di-sangue-quanti-sono-come-li.html

Ma torniamo a me.
Un po' per risparmiare ed un po' perché mi accorsi che i primi tre si potevano avere piuttosto facilmente, scelsi all'epoca di prendere i primi tre volumi dell'edizione Bompiani.
Errore gravissimo, poiché si trattava di un'edizione monca.
La saga fu successivamente ripubblicata dalla Sonzogno, e gli ultimi volumi, dopo un'estenuante ricerca durata quasi quattro anni, li ho dovuti continuare con questa edizione.
Ora, prima di parlare più specificatamente dell'ultimo volume, metto il link dei post dedicati ai precedenti cinque capitoli:

http://pirkaff.blogspot.it/2012/03/infernalia-clive-barker.html

http://pirkaff.blogspot.it/2013/01/ectoplasm-clive-barker.html

http://pirkaff.blogspot.it/2013/01/sudario-clive-barker.html

http://pirkaff.blogspot.it/2015/01/creature-clive-barker.html

http://pirkaff.blogspot.it/2015/02/visions-clive-barker.html

Un piccolo consiglio che posso dare a chiunque voglia cimentarsi con essa e magari si è ritrovato indicizzato in questa pagina, è questo:
Lasciate perdere le prime edizioni Bompiani e Sonzogno che sono davvero difficili da avere in tutti e sei i volumi, e buttatevi sulle ultime ristampe che trovate citate nel link in alto del buon Sirna.


Adesso, prima di dedicarmi in pompa magna ai cinque racconti di questo volume, un'altra piccola chicca relativa ad essi, tanto per farvi capire il casino editoriale fatto con questa serie.
Quattro di essi ( eccetto l'epilogo finale ), furono pubblicati anche come appendice dell'edizione Euroclub del 1991 di Cabal.
Un romanzo che con i racconti in questione non ha la minima attinenza.
Evidentemente, hanno dovuto rimpolpare un romanzo altrimenti scarno in quanto a numero di pagine, visto che nonostante la sua bellezza, Cabal è in tutto e per tutto una novella e non un romanzo.

Finiti i preamboli, parliamo di Monsters.
Come i precedenti cinque volumi, anche Monsters è un volume di racconti.
Ogni racconto è slegato agli altri ed autoconclusivo.
Quindi è possibile leggere Monsters senza essere in possesso degli altri volumi.
In verità, però, un filo conduttore c'è, ed è legato al primo racconto del primo libro ( Infernalia ) ed all'ultimo racconto di quest'ultimo volume, che funge da epilogo di questa saga.
Partiamo però dal principio, con il primo racconto di questo volume, La Vita Della Morte.
Protagonista di questa storia è una donna di nome Elaine.
Racconto che piuttosto alla lontana sembra un po' ispirarsi ai racconti di Edgar Allan Poe.
Ma che soprattutto mi lascia ancora una volta la sensazione che Clive Barker sia uno scrittore erotico mancato.
E' incredibile la carica seduttiva che è in grado di donare ai suoi personaggi, ed in questo caso ad avere tale capacità è nientepopodimeno che la morte.
Elaine, che è appena uscita dall'ospedale viene attratta da una chiesa in ristrutturazione, in cui conosce e viene affascinata da un uomo che come lei si trovava lì in contemplazione ( tipo i pensionati nei cantieri :-P ) di nome Kavanagh.
La ragazza oltre che dall'uomo è affascinata soprattutto dal ritrovamento di una cripta saltata fuori durante gli scavi, che però viene tenuta celata ai visitatori e ai curiosi.
Ovviamente, come in un libro / film horror che si rispetti, la ragazza vi entrerà di nascosto.
Quello che vi trova è piuttosto agghiacciante.
Un nugolo di cadaveri mummificati che sembrano essere morti dopo indicibili sofferenze.
Tempo dopo, la ragazza tornata al lavoro, si accorge che mentre tutti i suoi colleghi ed amici sembrano covare dei sintomi di qualche malessere, lei sembra sprizzare sempre più salute e benessere da tutti i pori.
Ovviamente il tutto sfocerà in maniera deflagrante, con la figura misteriosa di Kavanagh a fare da contorno.
Nulla da dire, ci troviamo davanti un ottimo racconto, che come dicevo all'inizio è di chiara matrice Poesca.
Un racconto forse troppo sottile, ma indubbiamente buono.

Ambientato nella giungla brasiliana, Il Sangue Dei Predoni è il secondo racconto di questo volume.
E' la storia di una maledizione.
Alcuni mercenari assoldati per sgombrare un'area della giungla dalle tribù che vi abitano, dopo aver per sbaglio ucciso un bambino, subiscono la vendetta e la maledizione del capo tribù.
Una maledizione implacabile che li falcidierà uno ad uno.
Insomma, ci troviamo dalle parti de L'occhio Del Male di King, che trattava di dinamiche simili anche se in un contesto diverso.
Però, lasciatemi dire che questa maledizione è ancora più terribile e subdola.
Buon racconto anche questo.
Certo, siamo distanti dalle tematiche solite dello scrittore inglese, ma il risultato è comunque onorevole.

Crepuscolo Alle Torri è un po' Lo Strano Caso Del Dottor Jekyll & Mr. Hyde in chiave moderna.
E' un racconto di licantropia, ma dove la licantropia non viene citata a chiare lettere.
E' forse il racconto che meno mi è piaciuto della raccolta, certamente il più vago.
Altro non è che una spy story dalle venature orrorifiche.
Vaghezza a parte però, ho trovato davvero bello ed evocativo il finale.

L'ultima Illusione è il racconto più Barkeriano della raccolta, quello che più di tutti contiene gli elementi tipici della narrativa dell'autore.
Ed è quello che personalmente ritengo sia il miglior racconto della raccolta.
Da questo racconto venne anche tratto il film del 1995 Il Signore Delle Illusioni, diretto dallo stesso Clive Barker ( che io non ho visto ).
Protagonista di questo racconto è Harry D'Amour, un detective privato che si ritrova immischiato in una storia di misteri e magia, dopo essere stato assunto dalla moglie di un famosissimo mago di nome Swann.
Motivo dell'incarico, la dipartita improvvisa e misteriosa del sedicente mago.
Un racconto dove faranno la loro comparsa alcune creature infernali che verranno a reclamare la salma del mago, dopo che egli, quando era in vita, ebbe fatto un patto con loro in cambio della propria anima, per ottenere i poteri da utilizzare per le sue illusioni.
Ottimo racconto, dove Barker fa sfoggio della sua inventiva nella creazione di personaggi orrorifici e mostruosi tipici del suo pantheon, e dove soprattutto è l'azione incalzante a dominare su tutto il resto.
Ammetto che avrei voluto che questo racconto durasse di più.
C'erano tutte le potenzialità per ricavarne un ottimo romanzo.
Barker successivamente recupererà molto spesso la figura di Harry D'Amour, tanto da farne un personaggio feticcio, che farà la sua apparizione in altri suoi romanzi e fumetti.

Chiude questo libro e l'intera saga, il racconto epilogo Il Libro Di Sangue ( Post scriptum ) : Jerusalem Street.
Questo racconto piuttosto corto, ci riporta al personaggio simbolico di questa saga, McNeal.
Apparso nel primo racconto del primo volume de I Libri Di Sangue, McNeal era un truffatore che si fingeva Medium ingannando ignara gente che voleva parlare con i propri defunti.
Stanchi delle continue prese in giro di questo individuo, furono proprio i defunti a vendicarsi di lui, in modo piuttosto sadico e spaventoso.
Incidendo sul suo corpo, come se fosse un libro umano, tutte le loro storie.
Un libro scritto con il sangue.
Da qui il nome della saga.
Perché tutte queste storie raccontate in questi volumi, non sono altro che racconti incisi sulla sua pelle.
Nell'epilogo di questa serie, McNeal dovrà vedersela con un assassino di nome Wyburd, interessato a scuoiare McNeal della sua pelle infarcita di storie.
Racconto veloce, ma piuttosto feroce.
Giusto compendio di una serie di libri che si legge davvero con gusto.
Serie che sono felicissimo di aver letto e che non posso che consigliare.
A presto!













giovedì 15 ottobre 2015

Anna - Niccolò Ammaniti

Niccolò Ammaniti è l'unico romanziere italiano che seguo con costanza.
Nonostante siano passati molti anni da quando iniziai a leggere i suoi romanzi, e nonostante in questi anni abbia letto una miriade di altri autori, sono pochi i libri che mi sono piaciuti quanto i suoi Io Non Ho Paura e Ti Prendo e Ti Porto Via ( il mio preferito).
L'uscita di Anna in libreria è stato per me un fulmine a ciel sereno, e non vedevo l'ora di metterci le mani sopra.
L'ho fatto, l'ho letto, e dismesso i panni del fanboy, sono pronto a parlarne.
Prima però, andiamo di sinossi:

"In una Sicilia diventata un'immensa rovina, una tredicenne cocciuta e coraggiosa parte alla ricerca del fratellino rapito. Fra campi arsi e boschi misteriosi, ruderi di centri commerciali e città abbandonate, fra i grandi spazi deserti di un'isola riconquistata dalla natura e selvagge comunità di sopravvissuti, Anna ha come guida il quaderno che le ha lasciato la mamma con le istruzioni per farcela. E giorno dopo giorno scopre che le regole del passato non valgono più, dovrà inventarne di nuove. Con "Anna" Niccolò Ammaniti ha scritto il suo romanzo più struggente. Una luce che si accende nel buio e allarga il suo raggio per rivelare le incertezze, gli slanci del cuore e la potenza incontrollabile della vita. Perché, come scopre Anna, la "vita non ci appartiene, ci attraversa".

Pubblicato dall' Enaudi al prezzo non proprio concorrenziale di 18,00 Euro per sole 270 pagine di storia, Anna è un romanzo molto controverso in grado di suscitare sensazioni molto contrastanti tra loro.
In corso d'opera sono arrivato ad esclamare che era la mia lettura preferita dell'anno, mentre in altri punti l'ho trovato confusionario, ermetico e troppo citazionistico.
L'ultimo aggettivo è piuttosto lampante.
Leggi Anna e ti tornano in mente La Strada di Cormac McCarthy, Il Signore Delle Mosche di William Golding ( qui l'omaggio è evidente) e una miriade di romanzi, fumetti, film e serie Tv basate su una trama post apocalittica, tra cui anche L'ombra Dello Scorpione di King.
C'è di bello che è ambientato nel sud Italia e che molti di quei posti li conosco persino ( c'è persino lo stretto che i miei occhi vivono e vedono ogni giorno), la qual cosa quindi mi ha portato ad essere empaticamente succube della storia.
Una storia interessante, quantunque non originalissima.
Per fortuna non ci sono zombie e vampiri in giro, solo cadaveri a putrefarsi e polverizzarsi al sole e alla luna.
Il romanzo segue le gesta di Anna e Astor, fratello e sorella che si muovono e provano a sopravvivere nelle lande desolate di una Sicilia distrutta e disabitata.
Il motivo di questo desolazione è un virus che si è propagato dal Belgio a macchia d'olio per tutti i continenti e che ha praticamente estinto l'umanità adulta dalla faccia della terra.
Al virus risultano immuni solamente i bambini e i ragazzi alle soglie della pubertà, destinati comunque anche loro crescendo ad essere contagiati dalla stessa.
Le premesse sono quindi quelle di un romanzo piuttosto crudo e disilluso, in cui i due ragazzini si prefiggono come scopo di oltrepassare la Sicilia e trovare la speranza di una cura e magari qualche adulto sopravvissuto fuori dall'isola.
Buona parte del racconto quindi, diventa una storia di formazione on the road fuori dai canoni della normalità ed una lotta quotidiana alla sopravvivenza.
Ammaniti è sempre abilissimo a tratteggiare i ragazzini ed Anna, Astor e Pietro ( che si aggiungerà presto al duo), sono personaggi costruiti bene.
Molto belli i flashback sul passato di questi bambini e sul contagio e conseguente fine delle loro famiglie, passaggi che sicuramente sono tra i più riusciti del romanzo.
Il problema di questo romanzo è il tema stesso.
Sarò franco, brutale e cinico.
Trovo il racconto distopico basato sulla sopravvivenza troppo ciclico, una sorta di loop infinito, scandito dalla ripetizione di gesti e paesaggi che alla lunga mi annoia.
E' quello che mi sta succedendo con The Walking Dead per esempio, che sia nel fumetto che nel telefilm è arrivato a farmi sbadigliare oltremodo.
Ma lì almeno ci sono gli zombie e le interazioni tra i personaggi positivi e negativi, a mettere un po' di pepe.
In questo romanzo il tutto è un po' soporifero e privo di mordente.
Il resto dei bambini sopravvissuti, protagonisti a parte, non sono altro che un mucchio disordinato di piccoli selvaggi che sembrano degli emuli del Jack Merridew de Il Signore Delle Mosche.
Per giunta le poche scene d'azione, le ho trovate piuttosto fumose e confusionarie ( ma questo ci sta, poiché in fondo parliamo di ragazzini inselvatichiti e scalmanati).
Come dicevo all'inizio è un romanzo che ha lasciato in me parecchi dubbi, ma che in alcuni passaggi ho trovato struggente e molto coinvolgente.
Così come in molti altri eccessivamente affettato e vuoto.
Alla fine me lo sono goduto comunque, ma mi sento di capire tutte le critiche che gli stanno piovendo addosso.
E' un libro controverso che si ama e si odia contemporaneamente.
E' da consigliare?
Onestamente non lo so.
A chi ama il distopico e il post apocalittico, lo consiglio sicuramente.
Certo, siamo lontanissimi da La Strada di Cormac McCarthy, per me il compendio perfetto di un romanzo distopico, ma comunque un romanzo post apocalittico ambientato nel sud Italia non è cosa di tutti i giorni.
Potrebbe meritare un'occhiata.
Appunto, potrebbe.
Avrei voluto parlare con una forma verbale imperativa ed affermativa, dannazione!
Comunque sono stato felice ugualmente di ritrovare la narrativa di Niccolò e spero continui a scrivere con costanza.
Alla prossima.

giovedì 1 ottobre 2015

Chi Perde Paga - Stephen King

Ricordo che quando seppi che Mr. Mercedes sarebbe stato il primo di una trilogia, storsi un po' il naso.
Le scorribande di King nel genere Hard Boiled non sempre trovano il mio gusto, ed infatti nonostante alcuni buoni passaggi, considero Mr. Mercedes un romanzo buono solo a metà, soprattutto a causa di una tensione narrativa che col passare delle pagine trovai allora manieristica, improbabile e priva di spessore, soprattutto per quel che concerneva i personaggi.
Ma è un parere del tutto personale, visto che quel romanzo fu anche premiato con l'Edgar Award.
Quindi è stato con fare sbuffante e mesto che mi sono avvicinato a questo romanzo, ma devo ammettere di esserne stato felicemente sorpreso.
Ma andiamo di sinossi e parliamone meglio:

Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di "Mr. Mercedes", e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson. Come in "Misery non deve morire", King mette in scena l'ossessione di un lettore per il suo scrittore, un'ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. "Chi perde paga" è il secondo romanzo della trilogia iniziata con "Mr. Mercedes", nel quale l'autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.

Prima di tutto parliamo del titolo e della scelta della copertina.
Non sono pochi coloro che si sono lamentati del titolo inventato di sana pianta dell'edizione italiana rispetto all'originale Finders Keepers, per me molto più coerente e pertinente, visto che è il nome dell'agenzia investigativa del poliziotto in pensione Bill Hodges.
Quindi capisco chi si lamenta, ma io ci passo tranquillamente sopra perché sono più interessato alla storia.
Stesse lamentele per la copertina, anche qui diversa da quella americana, che era volutamente simile a quella di Mr.Mercedes, per rimarcare il fatto che fosse un romanzo strettamente collegato al predecessore.
Anche in questo caso in Italia hanno deciso di testa loro optando per una copertina d'impatto ed attinente alla storia, ma completamente slegata da quella del primo romanzo.
Mi sono domandato perché, e mi sono risposto che probabilmente volevano vendere il romanzo anche a coloro che non avevano letto il primo volume della trilogia.
Una scelta dettata da logiche commerciali, che sa tanto di presa per il culo.
Ma in fondo per citare una massima che circola spesso tra le pagine di questo romanzo, " sono tutte stronzate."
Quindi, sorvoliamo.
Vi chiederete come mai ho apprezzato questo romanzo rispetto al predecessore?
Semplice.
Prima di tutto è ben strutturato e avvincente.
Secondo perché si avvale di un antagonista molto ben costruito come Morris Bellamy, che forse richiama un po' alla lontana la Annie Wilkes di Misery, ma che tiene incollato alla pagina.
Ecco, tutta la prima parte del romanzo è parecchio cruda e coinvolgente, come un buon Hard Boiled che si rispetti.
Certo, il romanzo segue pedissequamente le tematiche fiction tipiche del genere, che di solito partono con un inizio violento, crudo e al fulmicotone, per poi concludersi spesso con un cattivo che ha solo la metà del carisma e della convinzione iniziale.
Anche il primo romanzo si beava di un inizio sfolgorante e travolgente ( di nome e di fatto :-P ),
però in questo caso, la scelta paga grazie ad un bel lavoro per quel che concerne il background dei protagonisti principali della prima parte della storia, che King ha reso convincenti e tridimensionali.
Chi Perde Paga contiene anche una non troppo velata critica al lettore maniacale, che prende forma in maniera estremizzata attraverso il personaggio di Morris Bellamy, un fan così ossessionato dal suo scrittore preferito e dal personaggio feticcio che gli ha dato il successo, da arrivare a simulare una rapina ai danni dello scrittore ed ad ucciderlo, perché l'autore ha osato metter fine ai libri della sua saga preferita in un modo che non lo trovava d'accordo.
Bel tipo sciroccato,vero?
In verità lo scrittore John Rothstein aveva scelto di ritirarsi a vita privata e conservava dentro una cassaforte almeno altri due romanzi del personaggio feticcio Jimmy Gold.
Bellamy si impossessa di libri e contanti, ma prima sceglie di sotterrarli e far calmare le acque, nonostante smaniasse dalla voglia di leggersi i romanzi.
Lo sciroccato commette l'errore di ubriacarsi e tentare lo stupro di una donna, e viene arrestato e rinchiuso per trent'anni in carcere.
Il baule contenente romanzi e soldi viene ritrovato molti anni dopo da uno studente di nome Pete, che usa i soldi per risolvere i problemi finanziari della propria famiglia ( il padre era uno di coloro che furono travolti dall'auto di Mr. Mercedes nel primo libro ), che avevano praticamente portato alle soglie del divorzio i suoi genitori, ed una volta finiti quelli, decide di vendere i libri privatamente per raggranellare altro denaro, visto che i romanzi scritti nelle Moleskine dentro il baule valevano un botto di soldi.
Peccato che nel frattempo Bellamy esce di prigione e dopo aver cercato invano il baule che aveva sotterrato, si mette a caccia di chi potrebbe aver preso libri e contanti.
Come dicevo inizialmente tutta la prima parte concernente le dinamiche di Bellamy e Pete è veramente ben costruita ed avvincente, ed ho trovato ottima la scena di far ritornare in scena i tre protagonisti del primo volume solo nella seconda parte del romanzo.
Continuo a nutrire qualche perplessità nei riguardi di Hodges, Jerome ed Holly, ma in particolare quest'ultima, in questo secondo volume subisce un'evoluzione che la rende un personaggio molto più credibile, tanto che mette in secondo piano persino Hodges che dovrebbe essere il protagonista di questa storia, visto che è l'unico che in quanto ex poliziotto dovrebbe essere in grado di affrontare Bellamy.
Il modo in cui entrano in scena è frutto di coincidenze ed amicizie in comune, ma accettabile in quanto la storia è ambientata in una cittadina.
Senza voler analizzare in maniera ossessiva il romanzo, posso affermare che a mio parere, Chi Perde Paga è un buon libro.
Certo, siamo lontani da romanzi come Misery, e mi sembra che King abbia un po' perso quella verve e quella voglia di sperimentare e shockare dei primi anni '80, ma resta comunque un romanziere di tutto rispetto.
Però cazzo, quel nerissimo e cinico inizio, mi aveva fatto sperare in qualcosa di ancora meglio.
Aspettiamo il terzo libro adesso, anche se prima è già in programma l'uscita della raccolta di racconti The Bazaar Of Bad Dreams, che uscirà i primi di novembre in America e suppongo in primavera/estate da noi.




sabato 19 settembre 2015

Kristy

In una settimana che mi ha visto praticamente latitare dalla blogosfera, sono riuscito comunque a ritagliarmi un po' di tempo da dedicare alla visione di Kristy.
Non avrei dato nemmeno i canonici due centesimi a questo film, eppure alla fine è riuscito a coinvolgermi e farmi tifare spudoratamente per la sopravvivenza della protagonista.
Dico alla fine perché la prima parte della pellicola è troppo costruita e sui generis per convincermi.
Lo sforzo fatto dal regista per farci provare simpatia e solidarizzare con la protagonista, inizialmente appare troppo easy e grondante di stereotipi per i miei gusti.
Ci viene presentata come una ragazza sveglia che si mantiene all'Università facendo la lavapiatti, sportiva, studiosa e con un ragazzo fisso.
Per giunta è l'unica a non lasciare il campus per il giorno del ringraziamento perché non aveva i soldi per il biglietto aereo con cui ricongiungersi ai suoi genitori.
Insomma, una povera Krista ( :-P ) che deve avere tutta la nostra comprensione.
Purtroppo per lei, un gesto gentile e disinteressato verso la ragazza sbagliata ( che ovviamente deve essere una spiantata goth con piercing e tatuaggi altrimenti come fa a rappresentare il male :-p), la sospinge tra le grinfie di un gruppo di persone dedite all'assassinio rituale.
La locandina strombazza la presenza dei produttori di Sinister, ed infatti la scena iniziale con la caccia ad un'altra povera Krista filmata con un cellulare lo scimmiotta/omaggia abbastanza.
Insomma le premesse iniziali vertono verso il classico Slasher con personaggi stupidi e con scene ridicole, però non è stato così.
Non che scene simili non manchino, basta pensare agli addetti alla sicurezza del campus, che per il loro comportamento sembrano una parodia uscita da Colorado o Made In Sud, ma togliendo loro ed il fatto che la ragazza alla fine sembra somigliare ad un MacGyver in gonnella, il film ha un gran ritmo e intrattiene alla grande.
Prima di tutto per l'ottima performance della protagonista e poi per la rappresentazione del male, che inquieta e non poco.
Ecco, proprio questi soggetti in maschera trasmettono moltissima ansietà ed implacabilità con il loro silenzio e la loro totale assenza di umanità.
Tanto che finché non vediamo in faccia uno di loro, è forte la sensazione di avere a che fare con qualcosa di oscuro e soprannaturale.
Ma chi sono questi quattro esseri abietti?
Sono degli appartenenti ad una setta dedita all'assassinio rituale ai danni di ragazze che ai loro occhi appaiono timorate di Dio e da martirizzare ( da qui il nomignolo Kristy che affibbiano ad ognuna delle loro vittime).
Il film forse è un po' monotematico e ciclico, ma d'altronde il girato si svolge tutto in un grandissimo e isolato Campus universitario, però fa tranquillamente il suo.
Certo non mancano difetti e personaggi macchiettistici utili soltanto come carne da macello, ma devo ammettere che il film non è male.
Pensavo peggio, molto, molto peggio.







giovedì 10 settembre 2015

La Morte Ci Sfida - Joe R. Lansdale

Ormai lo sanno anche su Trafalmadore e su Alpha Centauri che le mie letture estive hanno avuto prevalentemente un nome e cognome: Joe R. Lansdale.
Ormai l'ambientazione rurale texana ce l'ho nel sangue, sento lo scrosciare della pioggia ed immagino sia il rumore del fiume Sabine, però mi sono ripromesso, almeno per questo mese, che questo è l'ultimo post dedicato allo scrittore texano anche perché altri autori e altri libri meritano spazio ed attenzione.
Parliamo quindi del suo ultimo romanzo che ho letto, La Morte Ci Sfida.
Via con la sinossi:

Un guaritore indiano lancia la sua maledizione per vendicare l'assassinio della moglie: un'epidemia semina la morte tra gli abitanti di Mud Creek, facendoli diventare degli zombi. A risolvere la situazione ci penserà il reverendo Jebidiah Mercer, armato di fede e di un revolver calibro .36.


Parto subito dicendo che mai prefazione fu così esplicativa.
Lansdale ha subito premura di avvertirci che quello che stiamo per iniziare non è un romanzo dalle grosse velleità artistiche, ma un divertissement che deve molto ai fumetti della E.C.Comics ed ai b-movies horror degli anni '50 - '60.
Insomma, bisogna goderselo come se ci trovassimo davanti un film horror della Hammer dei bei tempi o per tornare ai giorni nostri e restare nel campo cinematografico, come un film diretto da Rodriguez o Eli Roth.
La Morte Ci Sfida ( Dead In The West in originale), fu pubblicato inizialmente a puntate su Eldritch Tales ed adattato successivamente come romanzo nel 1986.
Mentre da noi è stato pubblicato nel 2008 dalla Fanucci, sulla scia del successo della saga di Hap & Leonard e della trilogia del Drive - In, che hanno reso quest'autore famoso in tutto il mondo ed anche un bel limone da spremere dalle case editrici fin quando c'è n'è.
Meno male che è bravo.
Ma parliamo del libro.
Ci troviamo davanti una sorta di Horror western che mischia tra loro archetipi a go-go e che a me ricorda tantissimo il Preacher di Ennis, soprattutto nella figura del protagonista, un reverendo pistolero e giustiziere, che di reverendo ha poco e che di giustiziere ha molto.
Un romanzo che mischia sapientemente soprannaturale, western, zombie, mostri e vampiri grazie alla presenza di un villain che sembra un totem di tutti gli archetipi dell'iconografia horrorifica, e che personalmente mi ha divertito moltissimo, soprattutto nelle ultime tiratissime cinquanta pagine veramente al fulmicotone.
Tolta però la componente horror western molto affascinante, del romanzo in sé non resta molto.
Carina ma molto didascalica l'ambientazione tipicamente western della cittadina di Mud Creek, ma a parte il reverendo ed altri due, tre personaggi che gli gravitano intorno, non è un romanzo che brilli certo per profondità ed introspezione psicologica.
Insomma ci troviamo davanti un romanzo ricco d'azione ma piuttosto leggero, una lettura prettamente estiva che oltre le atmosfere sopracitate, si giova dei personaggi sopra le righe e sboccati tipicamente Lansdale style.
A me personalmente è piaciuto, ma come mi accade spesso con lo scrittore texano, non sono riuscito ad apprezzarlo a pieno.
Lo so, suona strano da uno che ha passato tutta l'estate a leggere i suoi romanzi, ma nonostante ne apprezzi la prolificità e la poliedricità ed il suo modo di tratteggiare i personaggi e farli muovere in quel ramo del Texas orientale che ormai mi è familiare come casa mia, trovo che per i miei gusti le sue storie per quanto belle, siano spesso ermetiche e prive di spessore.
Insomma, senza menarla per le lunghe, La Morte Ci Sfida è una lettura divertente anche se tutto sommato evitabile, poiché aggiunge poco o nulla alla sua bibliografia.
È un romanzo che è un piacevole passatempo, nulla più.
Libro che consiglio ai fan più agguerriti dello scrittore ed agli amanti dei b-movies vecchio stampo a cui il libro sembra ammiccare parecchio.
Vale la pena comunque buttarci un occhio, d'altronde Lansdale è sempre una buona compagnia.









giovedì 3 settembre 2015

Sinister

Complici serate afose che rendevano impossibile l'utilizzo del computer, quest'estate sono riuscito a recuperare tanti film horror che mi ero opportunamente segnato e messo in lista d'attesa.
Una delle ultime visioni è stato Sinister, ed è di lui che voglio cianciare.
L'assist me l'ha fornito il seguito che sta per uscire in questi giorni al cinema e il cui trailer mi ha trasmesso un bel po' di hype oltre a spingermi al recupero del capostipite uscito nell'ormai lontano marzo del 2013.
Sinister, lo dico subito, a me è piaciuto molto.
Non è un film originalissimo dal punto di vista dell'intreccio, ma devo ammettere che fa in pieno il suo dovere.
Non è originalissimo perché lo stereotipo dello scrittore ( spesso bevuto ) che per ritrovare la vena perduta sceglie di abitare in un posto sinistro dove ci sono stati omicidi o decessi sospetti è una pratica molto usata nella letteratura soprannaturale e nel cinema horror.
Però nonostante questi stereotipi e proprio per la sua natura di essere un horror un po' vecchio stampo, a me ha trasmesso davvero un bel po'.
Quindi, parliamone.
Ethan Hawke e famiglia ( moglie e due figli), si trasferiscono in una casa teatro del decesso per impiccagione di un'intera famiglia.
Hawke che interpreta il personaggio di uno scrittore horror dalla vena inaridita sceglie di vivere in quella casa per scrivere un libro sull'argomento, quando in soffitta si imbatte in una scatola in cui sono conservati un proiettore e dei filmini in super 8 che ovviamente destano l'interesse dello scrittore.
Nei filmini oltre allegre scene familiari, vi è anche la scena della morte della bella famigliola.
E non è l'unica poiché negli altri filmini, la trama è la medesima pur trattandosi di luoghi e famiglie diverse.
Cambia la metodologia del presunto suicidio, ma l'esito è il medesimo.
Muoiono tutti i membri delle allegre famigliole tranne un bambino/a che scompare nel nulla.
Tutti i video presentano uno strano simbolo e la sfocata apparizione del volto di un personaggio dalle fattezze inquietanti che appare spesso fuori campo.
Tutti i morti, hanno vissuto almeno un periodo nella casa in cui dimora lo scrittore, ergo non ci vuole certo un quoziente intellettivo elevato per capire dove andrà a parare la trama.
Come dicevo all'inizio è un film horror che gioca molto sul vedo non vedo, sui rumori e le ombre e che preferisce mostrare solo di sfuggita il mostro.
Mostro che si rivelerà essere una divinità babilonese divoratrice di bambini chiamata Bughuul.
Insomma funziona proprio perché non ha bisogno di mostrare arti tranciati e sangue a fiumi per destare interesse, ma anzi basta un suono alto nel momento giusto o un'ombra improvvisa per farti saltare metaforicamente dalla sedia.
Non ci posso fare nulla, io adoro l'ambientazione d'atmosfera che ricorda i film gotici d'annata e in questo film di quell'atmosfera ne ho vista parecchia.
Film che nonostante non brilli certo per originalità intrattiene a dovere ed inquieta soprattutto grazie a quei filmati in super 8 che personalmente ho trovato agghiaccianti.
Forse è un tantino lento e banale nello svolgimento, ma è in tutto e per tutto coerente con quel che vuole raccontare, finale compreso.
Per me è da vedere.





mercoledì 2 settembre 2015

L'ultima Caccia - Joe R. Lansdale

L'ultima Caccia - Joe R. Lansdale

02/09/2015: questo post è stato ripubblicato poiché cancellato inavvertitamente.

L'estate scorsa di questi tempi mi lanciai in una full immersion di letture dei romanzi di Joe R. Lansdale.
Mi sciroppai ventordici dei suoi romanzi tra cui la trilogia del Drive-In e tutti i romanzi della saga di Hap & Leonard.
Ed oggi sono qui per dire che dopo un anno, sono ricaduto nello stesso vizio.
Eppure ne ero uscito.
Ero riuscito a sfuggire alla sua prolifica penna, ai suoi racconti noir e sopra le righe, dai suoi personaggi sarcastici e violenti, dalle sue storie ambientate nella sferzante, cruda e talvolta desertica provincia rurale texana.
Mi è bastata la semplice recensione di un suo romanzo a farmici ricascare di nuovo, come quando all'ex fumatore offrono due tiri di sigaretta dopo una birra per compagnia.
Perché parliamoci chiaro, Lansdale è un autore che da' assuefazione.
Per fortuna, portafoglio a parte, non fa male come una sigaretta.
Ed eccomi quindi qui a parlare di uno dei tre suoi romanzi con cui mi sono intrattenuto nell'ultima settimana.
Lo scenario?
Non il classico noir condito da personaggi sbruffoni e violenti che Joe ci ha raccontato spesso e volentieri, ma piuttosto  andiamo verso un tema che lo scrittore texano sembra amare in maniera altrettanto evidente, ovvero il racconto di formazione adolescenziale.
Via di sinossi:

È il 1933: l'est del Texas è schiacciato dalla Grande Depressione. Richard Dale, un ragazzo di quindici anni che sogna di diventare scrittore, decide di affrontare un cinghiale selvatico che minaccia la sua famiglia, anche se perfino suo padre, grande campione di lotta, non è mai riuscito a sconfiggerlo. Si tratta di una bestia spaventosa, di proporzioni gigantesche, una creatura mitica, quasi soprannaturale. Finché, una notte, il cinghiale esce dalle nebbie del mito e si fa minacciosamente concreto, attaccando Richard nei suoi affetti piú profondi. Al ragazzo non resterà che accettare la sfida con le sole armi di cui dispone: l'astuzia e il coraggio. Al suo fianco avrà Abraham, il suo migliore amico, un ragazzo nero che sogna di tornare un giorno nella sua terra con una fama da grande guerriero. Dalla penna di Joe R. Lansdale, un racconto che reca in sé gli echi di Mark Twain e William Faulkner. Età di lettura: da 12 anni.
Possiamo considerare L'ultima Caccia come un racconto di formazione Mark Twain style ( citato anche dal giovane protagonista come lettura in corso d'opera ) dalla forte venatura favolistica.
Siamo lontani dalla cruda ed efferata violenza dei due libri di cui conto di parlare in futuro ( Freddo a Luglio e Il Lato Oscuro Dell'anima), ma il cattivo della situazione è un demonio comunque.
È un enorme cinghiale denominato il Vecchio Diavolo.
La narrazione si apre in una zona rurale del Texas orientale, durante gli anni della depressione.
Terra arida e povera, in cui si vive di stenti e di raccolto.
E' così anche per la famiglia di Richard, il giovane quindicenne protagonista di questa storia.
Un ragazzo che sogna di diventare scrittore, ma che sa che probabilmente dovrà passare la sua vita nei campi ad aiutare il padre che per racimolare dei soldi si presta come lottatore di fiera in tornei clandestini.
A turbare il raccolto e la famiglia di Richard ci penserà il Vecchio Satana, un enorme e leggendario cinghiale che sembra essere l'incarnazione del diavolo e che sembra persino insensibile alle pallottole.
Il ragazzo dopo un feroce attacco del cinghiale " indemoniato " alla sua famiglia, medita vendetta ed insieme al suo migliore amico di colore parte alla ricerca del cinghiale per riuscire dove nessuno era riuscito prima, ucciderlo.
L'ultima Caccia è un libro piuttosto leggero ed ermetico.
Forse alcuni personaggi ed alcune situazioni potevano essere narrate in maniera più corposa ed esaustiva.
Diciamo che Lansdale si è limitato a delineare ed arredarne i contorni, ma non ci ha perso tempo e pagine nel descriverceli.
I personaggi che circondano i due ragazzi protagonisti dai pochi accenni sono tutti suggestivi ed affascinanti, ma delineati in maniera effimera ed essenziale.
Prendiamo la famiglia di Richard, per esempio.
Il padre che si cimenta in combattimenti con altri uomini per raccattare denaro poteva essere uno spunto interessantissimo ( molto bella la parte in cui con i soldi guadagnati da un suo combattimento vinto manda regali alla sua famiglia tra cui una macchina da scrivere per Richard), ma capisco allo stesso tempo che essendo un romanzo di formazione c'era bisogno di toglierselo dai piedi per lasciare campo libero ai due ragazzi protagonisti indiscussi della vicenda.
Però nonostante risulti quanto meno scarno di contenuti e presenti numerosi personaggi al limite della didascalicità ( penso anche alla madre di Richard ed al fratellino Ike), devo ammettere che nella sua semplicità ho trovato questo romanzo adorabile.
Va bene che io amando i racconti di formazione ci sguazzo che è una bellezza, però questo libro mi è piaciuto moltissimo e mi è spiaciuto molto il fatto che fosse così corto e serrato.
Mettendosi di buona lena ( cosa che il romanzo invoglia molto a fare ), lo si finisce in poche ore.
 Insomma, ci troviamo davanti un classico racconto di formazione paragonabile ad uno qualsiasi dei tanti libri di narrativa giovanile, che pesca a piene mani anche dal fiabesco grazie ad una narrazione che è intrisa di buoni sentimenti e in cui aggettivi come sacrificio, coraggio, amicizia e avventura appaiono palesi e dove viene a mancare totalmente la volgarità e il minimo accenno sessuale e puberale.
Lo stesso cinghiale nonostante le fattezze reali, sembra più un personaggio immaginifico come il cattivo di una fiaba, che un vero e proprio villain tout court.
Ma d'altronde mi pare che la copertina in tal senso ammicchi anche parecchio.
Alla fin fine La Lunga Caccia risulta essere un libro leggero ma piuttosto avvincente.
Per me è un pollice su, assolutamente.