sabato 19 settembre 2015

Kristy

In una settimana che mi ha visto praticamente latitare dalla blogosfera, sono riuscito comunque a ritagliarmi un po' di tempo da dedicare alla visione di Kristy.
Non avrei dato nemmeno i canonici due centesimi a questo film, eppure alla fine è riuscito a coinvolgermi e farmi tifare spudoratamente per la sopravvivenza della protagonista.
Dico alla fine perché la prima parte della pellicola è troppo costruita e sui generis per convincermi.
Lo sforzo fatto dal regista per farci provare simpatia e solidarizzare con la protagonista, inizialmente appare troppo easy e grondante di stereotipi per i miei gusti.
Ci viene presentata come una ragazza sveglia che si mantiene all'Università facendo la lavapiatti, sportiva, studiosa e con un ragazzo fisso.
Per giunta è l'unica a non lasciare il campus per il giorno del ringraziamento perché non aveva i soldi per il biglietto aereo con cui ricongiungersi ai suoi genitori.
Insomma, una povera Krista ( :-P ) che deve avere tutta la nostra comprensione.
Purtroppo per lei, un gesto gentile e disinteressato verso la ragazza sbagliata ( che ovviamente deve essere una spiantata goth con piercing e tatuaggi altrimenti come fa a rappresentare il male :-p), la sospinge tra le grinfie di un gruppo di persone dedite all'assassinio rituale.
La locandina strombazza la presenza dei produttori di Sinister, ed infatti la scena iniziale con la caccia ad un'altra povera Krista filmata con un cellulare lo scimmiotta/omaggia abbastanza.
Insomma le premesse iniziali vertono verso il classico Slasher con personaggi stupidi e con scene ridicole, però non è stato così.
Non che scene simili non manchino, basta pensare agli addetti alla sicurezza del campus, che per il loro comportamento sembrano una parodia uscita da Colorado o Made In Sud, ma togliendo loro ed il fatto che la ragazza alla fine sembra somigliare ad un MacGyver in gonnella, il film ha un gran ritmo e intrattiene alla grande.
Prima di tutto per l'ottima performance della protagonista e poi per la rappresentazione del male, che inquieta e non poco.
Ecco, proprio questi soggetti in maschera trasmettono moltissima ansietà ed implacabilità con il loro silenzio e la loro totale assenza di umanità.
Tanto che finché non vediamo in faccia uno di loro, è forte la sensazione di avere a che fare con qualcosa di oscuro e soprannaturale.
Ma chi sono questi quattro esseri abietti?
Sono degli appartenenti ad una setta dedita all'assassinio rituale ai danni di ragazze che ai loro occhi appaiono timorate di Dio e da martirizzare ( da qui il nomignolo Kristy che affibbiano ad ognuna delle loro vittime).
Il film forse è un po' monotematico e ciclico, ma d'altronde il girato si svolge tutto in un grandissimo e isolato Campus universitario, però fa tranquillamente il suo.
Certo non mancano difetti e personaggi macchiettistici utili soltanto come carne da macello, ma devo ammettere che il film non è male.
Pensavo peggio, molto, molto peggio.







giovedì 10 settembre 2015

La Morte Ci Sfida - Joe R. Lansdale

Ormai lo sanno anche su Trafalmadore e su Alpha Centauri che le mie letture estive hanno avuto prevalentemente un nome e cognome: Joe R. Lansdale.
Ormai l'ambientazione rurale texana ce l'ho nel sangue, sento lo scrosciare della pioggia ed immagino sia il rumore del fiume Sabine, però mi sono ripromesso, almeno per questo mese, che questo è l'ultimo post dedicato allo scrittore texano anche perché altri autori e altri libri meritano spazio ed attenzione.
Parliamo quindi del suo ultimo romanzo che ho letto, La Morte Ci Sfida.
Via con la sinossi:

Un guaritore indiano lancia la sua maledizione per vendicare l'assassinio della moglie: un'epidemia semina la morte tra gli abitanti di Mud Creek, facendoli diventare degli zombi. A risolvere la situazione ci penserà il reverendo Jebidiah Mercer, armato di fede e di un revolver calibro .36.


Parto subito dicendo che mai prefazione fu così esplicativa.
Lansdale ha subito premura di avvertirci che quello che stiamo per iniziare non è un romanzo dalle grosse velleità artistiche, ma un divertissement che deve molto ai fumetti della E.C.Comics ed ai b-movies horror degli anni '50 - '60.
Insomma, bisogna goderselo come se ci trovassimo davanti un film horror della Hammer dei bei tempi o per tornare ai giorni nostri e restare nel campo cinematografico, come un film diretto da Rodriguez o Eli Roth.
La Morte Ci Sfida ( Dead In The West in originale), fu pubblicato inizialmente a puntate su Eldritch Tales ed adattato successivamente come romanzo nel 1986.
Mentre da noi è stato pubblicato nel 2008 dalla Fanucci, sulla scia del successo della saga di Hap & Leonard e della trilogia del Drive - In, che hanno reso quest'autore famoso in tutto il mondo ed anche un bel limone da spremere dalle case editrici fin quando c'è n'è.
Meno male che è bravo.
Ma parliamo del libro.
Ci troviamo davanti una sorta di Horror western che mischia tra loro archetipi a go-go e che a me ricorda tantissimo il Preacher di Ennis, soprattutto nella figura del protagonista, un reverendo pistolero e giustiziere, che di reverendo ha poco e che di giustiziere ha molto.
Un romanzo che mischia sapientemente soprannaturale, western, zombie, mostri e vampiri grazie alla presenza di un villain che sembra un totem di tutti gli archetipi dell'iconografia horrorifica, e che personalmente mi ha divertito moltissimo, soprattutto nelle ultime tiratissime cinquanta pagine veramente al fulmicotone.
Tolta però la componente horror western molto affascinante, del romanzo in sé non resta molto.
Carina ma molto didascalica l'ambientazione tipicamente western della cittadina di Mud Creek, ma a parte il reverendo ed altri due, tre personaggi che gli gravitano intorno, non è un romanzo che brilli certo per profondità ed introspezione psicologica.
Insomma ci troviamo davanti un romanzo ricco d'azione ma piuttosto leggero, una lettura prettamente estiva che oltre le atmosfere sopracitate, si giova dei personaggi sopra le righe e sboccati tipicamente Lansdale style.
A me personalmente è piaciuto, ma come mi accade spesso con lo scrittore texano, non sono riuscito ad apprezzarlo a pieno.
Lo so, suona strano da uno che ha passato tutta l'estate a leggere i suoi romanzi, ma nonostante ne apprezzi la prolificità e la poliedricità ed il suo modo di tratteggiare i personaggi e farli muovere in quel ramo del Texas orientale che ormai mi è familiare come casa mia, trovo che per i miei gusti le sue storie per quanto belle, siano spesso ermetiche e prive di spessore.
Insomma, senza menarla per le lunghe, La Morte Ci Sfida è una lettura divertente anche se tutto sommato evitabile, poiché aggiunge poco o nulla alla sua bibliografia.
È un romanzo che è un piacevole passatempo, nulla più.
Libro che consiglio ai fan più agguerriti dello scrittore ed agli amanti dei b-movies vecchio stampo a cui il libro sembra ammiccare parecchio.
Vale la pena comunque buttarci un occhio, d'altronde Lansdale è sempre una buona compagnia.









giovedì 3 settembre 2015

Sinister

Complici serate afose che rendevano impossibile l'utilizzo del computer, quest'estate sono riuscito a recuperare tanti film horror che mi ero opportunamente segnato e messo in lista d'attesa.
Una delle ultime visioni è stato Sinister, ed è di lui che voglio cianciare.
L'assist me l'ha fornito il seguito che sta per uscire in questi giorni al cinema e il cui trailer mi ha trasmesso un bel po' di hype oltre a spingermi al recupero del capostipite uscito nell'ormai lontano marzo del 2013.
Sinister, lo dico subito, a me è piaciuto molto.
Non è un film originalissimo dal punto di vista dell'intreccio, ma devo ammettere che fa in pieno il suo dovere.
Non è originalissimo perché lo stereotipo dello scrittore ( spesso bevuto ) che per ritrovare la vena perduta sceglie di abitare in un posto sinistro dove ci sono stati omicidi o decessi sospetti è una pratica molto usata nella letteratura soprannaturale e nel cinema horror.
Però nonostante questi stereotipi e proprio per la sua natura di essere un horror un po' vecchio stampo, a me ha trasmesso davvero un bel po'.
Quindi, parliamone.
Ethan Hawke e famiglia ( moglie e due figli), si trasferiscono in una casa teatro del decesso per impiccagione di un'intera famiglia.
Hawke che interpreta il personaggio di uno scrittore horror dalla vena inaridita sceglie di vivere in quella casa per scrivere un libro sull'argomento, quando in soffitta si imbatte in una scatola in cui sono conservati un proiettore e dei filmini in super 8 che ovviamente destano l'interesse dello scrittore.
Nei filmini oltre allegre scene familiari, vi è anche la scena della morte della bella famigliola.
E non è l'unica poiché negli altri filmini, la trama è la medesima pur trattandosi di luoghi e famiglie diverse.
Cambia la metodologia del presunto suicidio, ma l'esito è il medesimo.
Muoiono tutti i membri delle allegre famigliole tranne un bambino/a che scompare nel nulla.
Tutti i video presentano uno strano simbolo e la sfocata apparizione del volto di un personaggio dalle fattezze inquietanti che appare spesso fuori campo.
Tutti i morti, hanno vissuto almeno un periodo nella casa in cui dimora lo scrittore, ergo non ci vuole certo un quoziente intellettivo elevato per capire dove andrà a parare la trama.
Come dicevo all'inizio è un film horror che gioca molto sul vedo non vedo, sui rumori e le ombre e che preferisce mostrare solo di sfuggita il mostro.
Mostro che si rivelerà essere una divinità babilonese divoratrice di bambini chiamata Bughuul.
Insomma funziona proprio perché non ha bisogno di mostrare arti tranciati e sangue a fiumi per destare interesse, ma anzi basta un suono alto nel momento giusto o un'ombra improvvisa per farti saltare metaforicamente dalla sedia.
Non ci posso fare nulla, io adoro l'ambientazione d'atmosfera che ricorda i film gotici d'annata e in questo film di quell'atmosfera ne ho vista parecchia.
Film che nonostante non brilli certo per originalità intrattiene a dovere ed inquieta soprattutto grazie a quei filmati in super 8 che personalmente ho trovato agghiaccianti.
Forse è un tantino lento e banale nello svolgimento, ma è in tutto e per tutto coerente con quel che vuole raccontare, finale compreso.
Per me è da vedere.





mercoledì 2 settembre 2015

L'ultima Caccia - Joe R. Lansdale

L'ultima Caccia - Joe R. Lansdale

02/09/2015: questo post è stato ripubblicato poiché cancellato inavvertitamente.

L'estate scorsa di questi tempi mi lanciai in una full immersion di letture dei romanzi di Joe R. Lansdale.
Mi sciroppai ventordici dei suoi romanzi tra cui la trilogia del Drive-In e tutti i romanzi della saga di Hap & Leonard.
Ed oggi sono qui per dire che dopo un anno, sono ricaduto nello stesso vizio.
Eppure ne ero uscito.
Ero riuscito a sfuggire alla sua prolifica penna, ai suoi racconti noir e sopra le righe, dai suoi personaggi sarcastici e violenti, dalle sue storie ambientate nella sferzante, cruda e talvolta desertica provincia rurale texana.
Mi è bastata la semplice recensione di un suo romanzo a farmici ricascare di nuovo, come quando all'ex fumatore offrono due tiri di sigaretta dopo una birra per compagnia.
Perché parliamoci chiaro, Lansdale è un autore che da' assuefazione.
Per fortuna, portafoglio a parte, non fa male come una sigaretta.
Ed eccomi quindi qui a parlare di uno dei tre suoi romanzi con cui mi sono intrattenuto nell'ultima settimana.
Lo scenario?
Non il classico noir condito da personaggi sbruffoni e violenti che Joe ci ha raccontato spesso e volentieri, ma piuttosto  andiamo verso un tema che lo scrittore texano sembra amare in maniera altrettanto evidente, ovvero il racconto di formazione adolescenziale.
Via di sinossi:

È il 1933: l'est del Texas è schiacciato dalla Grande Depressione. Richard Dale, un ragazzo di quindici anni che sogna di diventare scrittore, decide di affrontare un cinghiale selvatico che minaccia la sua famiglia, anche se perfino suo padre, grande campione di lotta, non è mai riuscito a sconfiggerlo. Si tratta di una bestia spaventosa, di proporzioni gigantesche, una creatura mitica, quasi soprannaturale. Finché, una notte, il cinghiale esce dalle nebbie del mito e si fa minacciosamente concreto, attaccando Richard nei suoi affetti piú profondi. Al ragazzo non resterà che accettare la sfida con le sole armi di cui dispone: l'astuzia e il coraggio. Al suo fianco avrà Abraham, il suo migliore amico, un ragazzo nero che sogna di tornare un giorno nella sua terra con una fama da grande guerriero. Dalla penna di Joe R. Lansdale, un racconto che reca in sé gli echi di Mark Twain e William Faulkner. Età di lettura: da 12 anni.
Possiamo considerare L'ultima Caccia come un racconto di formazione Mark Twain style ( citato anche dal giovane protagonista come lettura in corso d'opera ) dalla forte venatura favolistica.
Siamo lontani dalla cruda ed efferata violenza dei due libri di cui conto di parlare in futuro ( Freddo a Luglio e Il Lato Oscuro Dell'anima), ma il cattivo della situazione è un demonio comunque.
È un enorme cinghiale denominato il Vecchio Diavolo.
La narrazione si apre in una zona rurale del Texas orientale, durante gli anni della depressione.
Terra arida e povera, in cui si vive di stenti e di raccolto.
E' così anche per la famiglia di Richard, il giovane quindicenne protagonista di questa storia.
Un ragazzo che sogna di diventare scrittore, ma che sa che probabilmente dovrà passare la sua vita nei campi ad aiutare il padre che per racimolare dei soldi si presta come lottatore di fiera in tornei clandestini.
A turbare il raccolto e la famiglia di Richard ci penserà il Vecchio Satana, un enorme e leggendario cinghiale che sembra essere l'incarnazione del diavolo e che sembra persino insensibile alle pallottole.
Il ragazzo dopo un feroce attacco del cinghiale " indemoniato " alla sua famiglia, medita vendetta ed insieme al suo migliore amico di colore parte alla ricerca del cinghiale per riuscire dove nessuno era riuscito prima, ucciderlo.
L'ultima Caccia è un libro piuttosto leggero ed ermetico.
Forse alcuni personaggi ed alcune situazioni potevano essere narrate in maniera più corposa ed esaustiva.
Diciamo che Lansdale si è limitato a delineare ed arredarne i contorni, ma non ci ha perso tempo e pagine nel descriverceli.
I personaggi che circondano i due ragazzi protagonisti dai pochi accenni sono tutti suggestivi ed affascinanti, ma delineati in maniera effimera ed essenziale.
Prendiamo la famiglia di Richard, per esempio.
Il padre che si cimenta in combattimenti con altri uomini per raccattare denaro poteva essere uno spunto interessantissimo ( molto bella la parte in cui con i soldi guadagnati da un suo combattimento vinto manda regali alla sua famiglia tra cui una macchina da scrivere per Richard), ma capisco allo stesso tempo che essendo un romanzo di formazione c'era bisogno di toglierselo dai piedi per lasciare campo libero ai due ragazzi protagonisti indiscussi della vicenda.
Però nonostante risulti quanto meno scarno di contenuti e presenti numerosi personaggi al limite della didascalicità ( penso anche alla madre di Richard ed al fratellino Ike), devo ammettere che nella sua semplicità ho trovato questo romanzo adorabile.
Va bene che io amando i racconti di formazione ci sguazzo che è una bellezza, però questo libro mi è piaciuto moltissimo e mi è spiaciuto molto il fatto che fosse così corto e serrato.
Mettendosi di buona lena ( cosa che il romanzo invoglia molto a fare ), lo si finisce in poche ore.
 Insomma, ci troviamo davanti un classico racconto di formazione paragonabile ad uno qualsiasi dei tanti libri di narrativa giovanile, che pesca a piene mani anche dal fiabesco grazie ad una narrazione che è intrisa di buoni sentimenti e in cui aggettivi come sacrificio, coraggio, amicizia e avventura appaiono palesi e dove viene a mancare totalmente la volgarità e il minimo accenno sessuale e puberale.
Lo stesso cinghiale nonostante le fattezze reali, sembra più un personaggio immaginifico come il cattivo di una fiaba, che un vero e proprio villain tout court.
Ma d'altronde mi pare che la copertina in tal senso ammicchi anche parecchio.
Alla fin fine La Lunga Caccia risulta essere un libro leggero ma piuttosto avvincente.
Per me è un pollice su, assolutamente.

giovedì 27 agosto 2015

Atto D'amore - Joe R.Lansdale

Atto D'amore è il primo romanzo di Joe R. Lansdale.
Pubblicato nel lontano 1981, Atto D'amore è sempre stato considerato dagli addetti ai lavori come uno dei precursori del genere Slasher.
Uno dei primi romanzi in cui il rituale dell'assassinio non viene descritto in maniera velata e sfumata tipicamente Psycho style, ma raccontato fin nei minimi e turpi particolari.
È un romanzo che in certo qual modo ha dato il la ed ispirato tanti romanzieri venuti dopo come Bret Easton Ellis e Thomas Harris.
Per dovere di cronaca va segnalato che nella postfazione di questo libro lo scrittore texano rifugge dalla nomea di precursore e ispiratore di un genere che successivamente ha attecchito in maniera massiccia nella letteratura e nel cinema.
Ma parliamone meglio dopo la sinossi:

Per le strade di Houston si aggira un moderno Jack lo Squartatore, e Marvin Hanson e Joe Clark sono i poliziotti incaricati dell'indagine. Hanson in particolare, un detective nero, è disgustato dagli omicidi, dalla loro ripugnante violenza, e si dedica alla caccia con un sentimento di vendetta personale. Ma l'inchiesta è un tuffo nel dolore e nell'ambiguità, un itinerario in cui è facile perdere la ragione e trasformarsi a propria volta in ciò che più si odia.


In Atto D'amore si denotano già molte delle caratteristiche che successivamente ritroveremo nei romanzi futuri di Joe, con in primis l'iconografia geografica texana, vero feticcio dello scrittore.
Ma d'altronde ogni autore narra dei posti che ama e in cui ha vissuto, basta pensare a King con il Maine o i romanzi di Campbell e Barker ambientati quasi sempre nei sobborghi di Liverpool.
Ma torniamo al romanzo.
Per essere un'opera prima a me è piaciuto un bel po'.
Come accadrà successivamente Lansdale si dimostra abilissimo a miscelare più generi ed è un maestro nel riuscire a catturare totalmente l'attenzione del lettore grazie ad una scrittura asciutta e coinvolgente quantunque molto efferata.
Ci troviamo dalle parti di un poliziesco/ noir dalle venature thriller/Slasher che non lascia nulla all'immaginazione ma che ci spiattella in faccia tutti i rituali degli assassinii ad opera di un serial killer che si diverte a violentare, uccidere e fare letteralmente a fettine inermi donne.
La narrazione è molto cruda, ma diciamo subito che non è disturbante quanto American Psycho di Ellis per dirne uno.
Per quanto leggere di un maniaco che taglia a fettine i seni di una donna, non è certamente come leggere le avventure della Pimpa.
L'intreccio è ottimo e l'identità dell'assassino è ben mascherata dal fatto che trattandosi di un uomo dalla personalità dissociata, nel corso della narrazione si viene portati a considerare che dietro alle sue fattezze possa essere sospettato più di uno dei personaggi protagonisti della storia.
In corso d'opera c'è anche una velata critica al giornalismo d'inchiesta foriero di personaggi spietati pronti a tutto per lo scoop.
Il giornalista in questione, personalmente, ritengo sia il personaggio meglio caratterizzato del romanzo, per quanto sia comunque una figura tipica del genere.
Storia che come ( quasi ) sempre è troppo veloce per i miei gusti.
È una cosa che mi sta capitando spesso con Lansdale.
Molti dei suoi romanzi sono terribilmente coinvolgenti ma al tempo stesso troppo asciutti e rapidi.
C'è poco tempo per apprezzare i contorni della storia e molto spesso i suoi personaggi e l'ambientazione appaiono effimeri e didascalici, soprattutto quelli dei primi romanzi.
Pollice verso per il protagonista Marvin Hanson fin troppo sopra le righe e la cui ossessione per questo serial killer appare fin troppo emotiva e ridondante.
È un romanzo da consigliare?
Se si è amanti dello scrittore texano, sì.
È un modo per conoscere l'inizio della carriera di questo prolificissimo scrittore, ma oggettivamente ha scritto romanzi molto migliori di questo.
Se ci si vuole fare un salto nella narrativa noir e pulp di Lansdale, è obbligatorio cimentarsi con la serie di romanzi con protagonisti Hap & Leonard, creazioni di tutt'altra pasta e carisma rispetto a Marvin Hanson e gli altri protagonisti di questa storia.
Resta comunque un thriller molto coinvolgente e incalzante.
Pollice su per il finale con conseguente rivelazione dell' autore dei delitti, che ho trovato coerente e ben strutturato, visto che Lansdale fa di tutto per sviarci e darci false piste sulla sua identità.
Fosse stato un romanzo più corposo, sarebbe stato ancora più interessante.
Ma tutto sommato va bene anche così, d'altronde grazie a questo romanzo è iniziata a decollare la sua carriera con somma gioia di noi lettori appassionati delle sue storie.
Dal canto mio, per quanto possa infastidirmi la brevità delle sue opere, mi sento di poter affermare con certezza che avrà sempre il mio supporto ed il mio portafoglio.








mercoledì 12 agosto 2015

I Flipper della mia adolescenza

In una delle tante serate vuote e afose che stanno caratterizzando la mia estate, mi è tornata la voglia di riassaporare attraverso l'emulazione Pinball Dreams e Pinball Fantasies due giochi per Amiga 500 dedicati al mondo dei flipper.
Sviluppati entrambi dalla Digital Illusions Creative Entertainment ed editi dalla  21st Century Entertainment nel 1992/1993 entrambi i giochi furono un grande successo oltre che giochi molto divertenti, soprattutto per uno come il sottoscritto che fin da bambino è stato un appassionato giocatore di flipper.
Nel primo si poteva scegliere tra ben quattro tavoli tutti dedicati ad uno specifico argomento ( il mio preferito era quello orrorifico denominato Nightmare che vedete in alto).
Nel secondo che presentava delle migliore grafiche ed in termini di velocità e realismo nei movimento della pallina, potevi scegliere tra quattro tavoli tutti ben congegnati e divertenti.
Anche qui avevo il mio preferito che era quello dedicato al mondo del parco dei divertimenti non a caso denominato Party Land.
Questi giochi mi hanno fatto riaffiorare tutti i ricordi di quando solevo passare gran parte dei pomeriggi della mia adolescenza a dimenarmi come un matto davanti ad un flipper, così ho pensato di fare un post specifico e tombale su questa mia passione, elencando i flipper che ho giocato e quelli che più ho amato in assoluto.
Partiamo,va'.

Non so se sia stato il primo che ho giocato, ma il Circus Pinball della Zaccaria è il primo che ricordo.
A dirla tutta ho fatto una fatica boia a trovarlo e non sono nemmeno sicuro sia lui al 100%.
Ricordo che era basato su un circo ed un clown.
Ci giocai in uno dei bar storici del mio quartiere quando ancora presumo frequentassi gli ultimi anni delle elementari, ma potei giocarci molto poco, in quanto i miei mi proibirono di andarci ben presto.
Erano anni di piombo quelli, con tantissimi morti ammazzati visto che vi era in atto una vera e propria guerra di mafia nella mia città, ed in quel bar vi furono ben due sparatorie ai danni della stessa persona ( che alla seconda ci lasciò le penne).
A quel flipper ci giocai poco e dopo poco anche il bar chiuse i battenti.
Comunque ebbe il merito di farmi da Cicerone e da apripista ad un mondo fatto di special, tilt, extra ball e lucette colorate.

Dopo Circus vennero tutta quella sequela di flipper giocati nel bar sotto casa, bar che praticamente ha funto da seconda casa per tutta la durata della mia pubertà.
Quasi tutti erano flipper tratti da film in voga in quegli anni e tutti erano straordinariamente belli ai miei occhi ( alcuni più di altri ).
Elenchiamoli, dai:



Elvira And The Party Monsters

Flipper meraviglioso, senza se e senza ma, quello dedicato alla pettoruta streghetta.
Edito dalla Bally nel 1989, Elvira era un flipper divertente ed eccitante, visto che gli occhi salivano costantemente alla stessa altezza delle sue tette.



The Phantom Of The Opera

Edito dalla Data East nel 1991, ecco un altro bellissimo e coloratissimo flipper.
Del tavolo ricordo poco o nulla, se non una delle pedane che si alzavano per inghiottire la pallina, oppure la risata del fantasma dopo ogni Game Over.



Back To The Future - The Pinball

Ogni volta che vedo l'immagine pubblicitaria di questo flipper mi ribalto.
Ma scegliere due attori più somiglianti no, eh. :-P
Comunque il flipper di Ritorno Al Futuro non durò moltissimo nel bar, ma ho un bel ricordo in particolare del sonoro con il famosissimo tema della trilogia, che era davvero bellissimo da ascoltare come sottofondo durante la partita.
Anche questo fu edito dalla Data East intorno al 1990.




Terminator 2 - Judgment Day Pinball

Non ho mai amato molto il flipper di Terminator 2, eppure è uno di quelli a cui ho giocato di più.
Probabilmente è stato uno dei più semplici flipper in assoluto in termini di facilità ed il ricordo più forte che ho di questo flipper è il suo Hasta La Vista ad ogni Game Over.
Indimenticabile anche la pistola al posto della manovella per lanciare la pallina, dove dovevi prendere la mira per colpire la lucetta al primo colpo.
Il flipper di Terminator 2 fu edito dalla Williams nel 1991, ma credo che nel bar sotto casa arrivò almeno un anno dopo anche perché mi ricordo che ci giocavo durante l'estate del secondo superiore.




Flipper Super Mario Bros Mushroom

Dovessi dare la palma del più brutto flipper a cui ho regalato tempo e soldi, questo vincerebbe a mani basse.
Era talmente semplice e facilone che vincevo così tante partite che dovevo lasciarle al fortunato estraneo/amico di turno poiché si faceva ora di andare a pranzo/cena.
Ovviamente non ero io che ero troppo bravo, ma era a causa della difficoltà che era davvero risibile.
Lo ricordo anche piuttosto monotono.
Il flipper uscì nel 1992 e fu realizzato dalla Gottlieb in collaborazione con la Nintendo.
Non fu manco l'unico dedicato alla saga, anche se è l'unico a cui io giocai.



Flipper The Addams Family

Letteralmente lo venero.
Ci farei persino l'amore.
The Addams Family è il flipper della mia vita, quello a cui ho dedicato più tempo e soldi, quello che avrei desiderato avere a casa.
Quando lo guardo, quasi piango.
È l'ultimo flipper che ricordo nel bar sotto casa, primo che esplodessero i videopoker e con essi, la fine di flipper e coin op.
Come dimenticare il suono della Mamuska e di It?
Questo è e credo sarà per sempre il flipper più bello a cui ho giocato, quello con cui ho più ricordi in assoluto e quello che mi ha visto prendere il largo dal bar verso altri luoghi, altri flipper, e dopo breve tempo verso altri interessi.
Vorrei giocarci ancora.
Per questo meraviglioso flipper datato 1992, va dato merito alla Midway Games.

Gli ultimi due flipper vengono da luoghi diversi dal piccolo bar sotto casa e da sale giochi molto più grandi in cui c'era vasta possibilità di scelta.
Il primo si trovava nella più grande sala giochi della città, ubicata in una discesa del centro cittadino.
Vista l'ampia scelta ammetto che scegliere con quale giocare non era facile, ma quello che si è fatto amare di più grazie soprattutto alle sue rampe era White Water della Williams uscito nel 1993.
Flipper bellissimo che mi pare persino vibrasse quando c'era il multiball.
Non ci andavo spesso in quella sala giochi poiché fuori mano, ma se avessi avuto possibilità di farlo sovente, sono convinto vi avrei inserito soldi a perdere.
Per fortuna iniziavo ad avere altri interessi e priorità.

Pubblicato dalla Sega nel 1995 Mary Shelley's Frankenstein Pinball è l'ultimo flipper a cui ho giocato.
Esso era ubicato in un'immensa sala giochi / bowling che fu una delle cause di una delle mie bocciature scolastiche, visto che ci passavo tre mattine della settimana scolastica su sei.
L'amore per i flipper stava lentamente scemando, ma il flipper di Frankenstein seppe ritagliarsi notevole spazio.
Flipper molto, ma molto divertente.
Purtroppo dopo di lui, il buio.
Molte sale chiusero o si trasformavano lentamente ma inesorabilmente in sale VLT ricche di videopoker, slot ed affini, che personalmente ho sempre evitato come la peste.
In più interessi che avevo da sempre in parallelo con i flipper presero il sopravvento, così come le amicizie e i primi amori.
Talvolta nel corso degli anni, durante qualche momento di stanca giocavo con il flipper che usciva incorporato con Windows, ma non scherzo se dico che sono almeno vent'anni che non gioco con un flipper vero.
Comunque chiudo questo excursus nel mio passato videoludico augurando Buon Ferragosto a tutti. ;-)






mercoledì 5 agosto 2015

La Faccia Che Deve Morire - Ramsey Campbell

C'è da ringraziare calorosamente Urania, perché altrimenti questo romanzo di Campbell sarebbe probabilmente rimasto nel limbo imperituramente.
Pubblicato nel 1979 ha visto la luce in Italia soltanto nell'afoso luglio di questo 2015.
Diciamo tutti in coro grazie - sai. (Cit.)
Ma com'è stato per me ritrovare la prosa affilata e sfuggente dello scrittore di Liverpool?
Meglio dell'altra volta ( La Bambola Che Divorò Sua Madre ), ma ugualmente indigesta.
Stilisticamente i romanzi di Campbell non mi prendono, non ci posso fare nulla.
Ma è un problema mio da lettore, figuriamoci se andrei a discutere uno scrittore di siffatta risma.
 Tanto che comunque ho in mente di proseguire nel recupero delle sue opere, poiché in fondo le sue idee narrative non mi dispiacciono.
Ma andiamo di sinossi, dai:

"Il suo nome è Horridge, qualcosa che suona vagamente come porridge ma con una dose di orrido. E in effetti, molte cose sono orribili nella vita di Horridge, a cominciare da una memoria così selettiva che gli permette di dimenticare quello che fa (ma non dovebbe fare) e la gente che odia a vista, e che improvvisamente scompare. Horridge dimentica persino chi uccide, anzi attribuisce la colpa ad altri inperfetta buona fede. E tutto questo a causa di un faccia terribile, di un’ossessione che non lo lascia in pace un momento, nella Liverpool affogata nel sangue di vittime innocenti. Uno dei romanzi più agghiaccianti di Ramsey Campbell, una “confessione” spietata di abusi e ossessioni scrupolosamente documentate."

La Faccia Che Deve Morire più che un horror è quello che si potrebbe definire uno slasher/thriller.
Prima però dell'inizio del romanzo c'è una breve prefazione che per dovere di cronaca va segnalata per due motivi:
- è bellissima.
- ci da l'assist per considerare successivamente La Faccia Che Deve Morire un romanzo dai contorni fortemente autobiografici, poiché i problemi di paranoia e schizofrenia della madre di Campbell raccontati nella prefazione non è difficile trovarli similari a quelli del protagonista del romanzo , Horridge.
Perché è lui il vero protagonista di questa storia, anzi diciamo pure l'antagonista.
Il romanzo parte con un mini racconto dal titolo Io Sono La Cosa, Ed Essa È In Me, che praticamente è la cronaca di un uomo in preda ad un trip.
Racconto breve ed onirico, che sembra essere uscito dal capitolo di un libro di Welsh.
Subito dopo è tempo di entrare nella turpe e cupa mente di Horridge.
È incredibile come Campbell sia riuscito a rendere così bene un personaggio così paranoide e asfittico.
Ambientato nei sobborghi di Liverpool questo romanzo è un lungo viaggio nella mente di un uomo affetto da una lieve zoppia e da manie persecutorie da ricercarsi principalmente nella sua infanzia e nel difficile rapporto con un padre burbero e manesco.
Un uomo psichicamente disturbato che associa tutti i suoi problemi ad una faccia che vede riflessa su di una finestra.
La faccia di un omosessuale di nome Craig.
Gran parte dell'azione si svolge proprio nel condominio in cui vivono Craig, una coppia di sposi in crisi di nome Peter e Cathy e una pittrice schiva e solitaria di nome Fanny.
Il romanzo è buono e narrativamente parlando fa il suo dovere fino alla fine, ma come nel romanzo La Bambola Che Divorò Sua Madre, si fa fatica ad empatizzare con i personaggi.
C'e sempre una sensazione di estraneità e diffidenza nella narrazione di Campbell che si percepisce chiaramente, una sorta di cinismo e rassegnazione verso l'umanità che sembra vergato con una penna rossa.
Lo stesso vale per la descrizione che ci dona di Liverpool, piuttosto fosca, cupa ed opprimente.
La Faccia Che Deve Morire è un ottimo slasher, crudo ed efferato, un vero viaggio nella mente disturbata ed aberrante di un individuo dall'apparenza mite e mingherlino ma estremamente pericoloso, ma non è un romanzo che mi ha coinvolto molto.
Ho trovato molto più sentita ed ispirata la prefazione del romanzo, che personalmente ritengo valga da sola l'acquisto del libro.
Insomma, La Faccia Che Deve Morire lo paragono ad un buon pasto, ma piuttosto pesante ed indigesto.
Se apprezzate gli slasher potreste facilmente trovarlo di vostro gradimento.
Ottimi il prezzo e l'edizione, meno la quarta di copertina che sembra (?) scritta da una persona che nemmeno ha letto il libro.
I 6,50 € li vale tutti.