giovedì 26 giugno 2014

Echi Perduti - Joe R. Lansdale

Echi Perduti è un romanzo dalla forte connotazione Kinghiana.
Fin dall'inizio della lettura è stato come essere attraversato da un enorme senso di déjà vu.
Non solo per il tema del racconto che molto mi ha ricordato lo scrittore del Maine, ma principalmente perché quando Lansdale parla di infanzia ed adolescenza lo fa sempre allo stesso modo.
Perché è un dato di fatto che In Fondo Alla Palude, La Sottile Linea Scura e Echi Perduti, hanno così tanti elementi in comune nel narrare della formazione adolescenziale, che i personaggi appaiono persino sovrapponibili tra loro, tanto che è palesemente intuibile una forte presenza autobiografica nella creazione dei giovani protagonisti.
La netta differenza tra i romanzi sopracitati e questo di cui mi accingo a parlare è che Echi Perduti si avvale dell'elemento soprannaturale, totalmente assente negli altri due.
Proprio per questo lo considero un romanzo piuttosto Kinghiano, tanto che durante la lettura spesso e volentieri mi veniva naturale associarlo ad un romanzo in particolare del Re: La Zona Morta.
Via con la trama:

Harry è un ragazzo come tutti gli altri. O meglio, quasi come tutti gli altri. A renderlo diverso dai suoi coetanei è un potere che somiglia più a un incubo che a un dono. Infilandosi per gioco in un vecchio locale in disuso, si è visto scorrere davanti agli occhi la scena dell'omicidio di una donna, avvenuto alcuni anni prima. Chi in paese non ha sentito parlare di quella vicenda? Harry, però, la rivive come se si stesse verificando sotto i suoi occhi e gli sembra anche di scorgere il volto del colpevole. Da quel giorno, l'unica preoccupazione di Harry è dimenticare il dono che lo ossessiona, ma proprio quando, anche grazie all'amore, sembra riuscirci, assiste, come in un film dell'orrore, a una scena di violenza inaudita, che ha fra i protagonisti il padre della sua ragazza. Un nuovo, terribile trauma, che Harry potrà affrontare solo con l'aiuto di Kayla, una vecchia fiamma ora entrata in polizia che ha anche lei dei demoni di cui vuole sbarazzarsi: insieme, andranno a fondo, alla ricerca della verità.

Echi Perduti parte come dicevo all'inizio come un classico romanzo di formazione Lansdale style.
Harry è un normalissimo ragazzino del Texas che passa le sue giornate con gli amici Joey e Kayla.
Una malattia comunissima come quella degli orecchioni, farà da catalizzatore ad un potere che il ragazzino non sapeva di possedere, quello di poter rivivere attraverso delle visioni fortissime e improvvise tutti gli eventi violenti accaduti nella sua cittadina.
Tutto questo attraversando semplicemente i luoghi teatro della vicenda, come se il luogo conservasse nella memoria l' eco della violenza ed Harry potesse attingervi.
La trama è piuttosto semplice e lineare, meno lo sono i personaggi, sempre splendidamente delineati da Lansdale, che da questo punto di vista adoro.
Certo, ci vuole una grossa sospensione dell'incredulità per accettare non solo il lato soprannaturale della vicenda ma anche l'immediata accettazione del potere di Harry da parte dei personaggi che interagiranno con lui, ma su questo ci si passa sopra tranquillamente.
Il romanzo si snoda su  vari aspetti della vita del protagonista partendo dalla sua infanzia fino ad arrivare alla maturità, periodo in cui è ambientata la storia.
Come dicevo sopra direi che la trama è piuttosto lineare e per certi versi banale.
Banale nel senso che è abbastanza palese la piega che prenderanno gli eventi:
Grazie al suo "potere" Harry vede una serie di omicidi tra cui quello del padre di Kayla nonché il volto dell'assassino, che risulta essere una persona piuttosto influente nella cittadina.
Lo svolgersi della storia se devo essere onesto l' ho trovato molto cinematografico ed ampiamente dimenticabile, è una di quelle storie che sul momento leggi con piacere ma che tende a scivolare via in pochissimo tempo.
Molto bella però la parte finale, quel duello sull'orlo del precipizio mi ha avvinto abbastanza, pur essendoci degli aspetti nella narrazione che ho trovato davvero forzati e poco credibili.
Pollice su per i personaggi e per come viene affrontato il tema dell'alcolismo, demone in cui Harry si rifugia per sfuggire al suo potere.
La caratterizzazione dei personaggi e i dialoghi, sono certamente la parte migliore del romanzo.
La parte del leone la fanno la caratterizzazione di Tad, Harry e Joey, mentre oggettivamente ho trovato Kayla il personaggio meno credibile della vicenda, ma è semplicemente una mia personalissima impressione.
Il romanzo alla fine si rivela tutto sommato godibile.
E' consigliabile?
Mi sento di consigliarlo solo ai lettori Horror e ai fedeli lettori di Stephen King, con cui il romanzo in questione ha parecchi punti in comune.
A tutti gli altri consiglierei di buttarsi a capofitto e a peso morto su altri romanzi di Lansdale come In Fondo Alla Palude e La Sottile Linea Scura, due romanzi che mi sono piaciuti moltissimo e su cui presto o tardi ho voglia di buttare giù due righe.








venerdì 13 giugno 2014

Gomorra - La Serie

A parte i personaggi ansimanti che si alitano in faccia a due centimetri l'uno dall'altro e degli sguardi degni di un TSO immediato, devo ammettere che Gomorra è stata una gran bella serie.
Grande ritmo, ottima sceneggiatura, personaggi delineati alla perfezione, tutto fatto a puntino.
Poi, la scelta di prendere attori del territorio ha contribuito a donare un tocco di vero realismo alla vicenda.
E che dire della scelta di parlare prevalentemente in dialetto napoletano?
Personalmente l' ho trovata una scelta giustissima.
Gomorra è una serie con i controcazzi.
Peccato però per il clima da Fan Service che ha contribuito a generare, roba da farmi rizzare i pochi capelli che ancora mi rimangono.
Ma a parte questo, su cosa vogliamo sindacare?
Sull'eccessivo uso del dialetto?
Sarà che sono "terrone" anch'io ma non ho avuto nessun problema nella comprensione dell'idioma locale.
Sulla cattiva pubblicità a Napoli come ho letto su qualche cartello prontamente fotografato e pubblicato dai giornalisti de Il Mattino & Company?
Ma per favore.
Se proprio dovessi essere pignolo l' unica cosa che non mi è piaciuta è il cambiamento piuttosto repentino di uno dei personaggi principali, il figlio del boss protagonista.
Sono bastati fargli i capelli alla Arturo Vidal, vestirlo da tamarro, qualche sguardo truce, ed eccolo pronto.
Lo so, la spiegazione c' è, ma il fatto che avvenga dietro le quinte rende il cambiamento fin troppo manieristico.
Ma è solo una sottigliezza da precisino della fungia, dai.
La serie merita ed era dai tempi di Romanzo Criminale che non si vedeva una roba simile in Italia, d'altronde gli autori sono praticamente gli stessi.
Qualcuno ha posto la questione sui cambiamenti posti in essere rispetto al romanzo di Saviano.
Su questo non metto bocca visto che il romanzo io non l' ho letto, ma il fatto che Saviano abbia comunque contribuito alla sceneggiatura, mi fa pensare che abbia avallato tutti i possibili cambiamenti presenti nell'opera, ergo ci si potrebbe passare tranquillamente sopra, visto che accade sovente anche nei Serial statunitensi (Game Of Thrones e The Walking Dead docet).
Insomma, ci ho speso due parole perché secondo me è una serie che merita, quindi:
" L' aviti a guardà."






domenica 8 giugno 2014

I 10 Platform a schermo fisso della mia vita.

Chi è cresciuto negli anni '80 / 90, lo sa.
Internet non c'era, non c'erano gli Smartphone e i giochini annessi, non c'era Facebook e non c'erano le salette Vlt ma bensì Sale Giochi piene zeppe di fumo, di gente strana e spesso poco raccomandabile, ma anche di Coin Op e di Flipper, che erano un' attrattiva irresistibile.
I miei potevano dire quel che volevano, ma quelle lucine colorate, quei suoni, quei giochi, mi attiravano come una calamita.
Potevano consigliarmi o vietarmi di andarci, ma le gambe mi ci portavano lo stesso.
Ci si divertiva con la coscienza sporca.
E spesso manco.
Ed è inutile dire che le mie paghette le spendevo tutte in videogiochi e Flipper.
L' anno scorso di questi tempi, mi dedicai al classificamento dei miei Flipper preferiti proprio tra le pagine di questo Blog, oggi invece ci occuperemo di un altro genere di videogame che mi ha sempre fatto impazzire:
I Platform.
Solitamente la maggior parte dei Platform sono a scorrimento orizzontale con personaggi che si muovono da sinistra a destra e viceversa e su più piani, ma oggi ho scelto di occuparmi di quelli a schermo fisso ovvero di quei Platform in cui la piattaforma di gioco è formata da un' unica schermata.
Questo genere di Platform ha prodotto delle vere e proprie perle, che ammetto di Emulare anche adesso.
Alcuni li ho giocati in versione Coin Op, altri in versione casalinga tramite la conversione per i Computer di Mamma Commodore, principalmente Amiga 500, ma qualcuno anche nella versione Commodore 64 e 128 ( che poi comunque in fatto di giochi erano la stessa cosa).
Ma bando alle ciance e partiamo con il decimo posto,occupato da un gioco in cui esordirono personaggi poi diventati leggenda ed entrati nell' immaginario collettivo di ogni videogiocatore:



L' immagine è abbastanza eloquente, parliamo di Donkey Kong gioco della Nintendo uscito nelle sale giochi di tutto il mondo nel 1981.
Gioco che vede l' esordio dei due fratelli idraulici ( qui in veste di carpentieri ) che poi avrebbero fatto la storia e fatto fruttare tanti dindini ai tipi della Nintendo:
Mario e Luigi.
Donkey Kong è stato il mio primo Platform a schermo fisso.
La versione di Donkey Kong a cui ho giocato io è quella casalinga per Commodore 64, non posso purtroppo dire di aver avuto la fortuna di aver giocato al cabinato originale, avevo solo cinque anni quando uscì.
Comunque la conversione per C64 la ricordo piuttosto fedele e molto divertente.
Il gioco era semplicissimo:
Mario doveva evitare i barili e tutti gli altri oggetti lanciati da Donkey Kong ed arrivare nell'ultima piattaforma in alto e provare a liberare la principessa.
Purtroppo appena si riusciva ad arrivare nell'ultima piattaforma Kong si prendeva la principessa in spalla e via con un nuovo livello del gioco.
Livello dopo livello aumentavano ostacoli, oggetti e velocità e quindi aumentava in maniera esponenziale la difficoltà.
Gran gioco, per certi versi un capostipite, di sicuro il prequel di una saga leggendaria come quella di Mario Bros.

Al nono posto uno dei giochi preferiti della mia infanzia:



Bomb Jack.
Dio, quanto ci ho giocato.
Pochi mesi fa l' ho emulato ed ammetto che non so come facessi a giocarci, visto che adesso trovo persino difficoltà a superare i primi livelli.
La vecchiaia mi sta allentando i riflessi, mi sa.
Pubblicato dalla Tehkan nel 1984 lo scopo del gioco era semplicissimo:
Prendere tutte le bombe presenti sullo schermo, evitando di farsi prendere dai nemici.
Facile a parole, difficile nei fatti.
Anche questo gioco l' ho giocato nella conversione a 8 Bit uscita per Commodore 64.
Gran gioco, anche se frustrante.

Ottavo Posto:

Cantiamo tutti in coro Over The Rainbow ( musica presente anche nel gioco in versione 8 bit ) e parliamo di Rainbow Island.
Rainbow Island è il seguito di un gioco di cui parleremo più avanti, visto che occupa qualche gradino più su nella mia classifica di preferenza, quel Bubble Bobble dalle cui costole nacquero milioni di conversioni e di giochi che ne continuano a sfruttare il Brand ( Puzzle Bobble docet ).
Pubblicato nel 1987 dalla Taito, credo di averci giocato in più versioni.
Quella a cui ho giocato di più, era certamente quella per Amiga 500.
I protagonisti del gioco sono Bub e Bob, che poi sono i draghetti di Bubble Bobble ritornati in forma umana.
Bub e Bob armati di un arcobaleno che possono usare come piattaforma per arrampicarsi e come arma devono superare sette isole formate da quattro sotto livelli.
A dirla tutta si può dire che il gioco non sia a schermata fissa ma a schermata verticale, visto che Bub e Bob per superare ogni livello devono arrivare nel minor tempo possibile nel punto più alto dell' isola.
Il passaggio del tempo è scandito dall'arrivo della marea che invaderà lentamente lo schermo e che porterà allo sprofondamento dell' isola e alla conseguente perdita di una vita.
Rainbow Island è un gran gioco, che trovo tuttora molto divertente.
Ha meritato tutto il successo che ha avuto.

Settimo Posto:

Al settimo posto troviamo Parasol Stars.
Ancora Bub e Bob protagonisti, con il gioco che è il diretto seguito di Rainbow Island.
Pubblicato nel 1991 sempre dalla Taito, Parasol Stars è l' unico gioco che non hai mai avuto una conversione in Coin Op, ma uscì soltanto per Amiga 500 e le altre piattaforme computeristiche del periodo.
Questa volta i due simpatici protagonisti invece dell' arcobaleno avranno in dote un ombrello con cui difendersi e da usare come arma contro i nemici.
Il gioco è a schermata fissa ed è strutturato su 8 pianeti che i due simpatici protagonisti dovranno liberare.
Poco da aggiungere, gran gioco.
Ci ho giocato anche recentemente.

Sesto Posto:

Al sesto posto troviamo Mario Bros.
Rilasciato dalla Nintendo nel 1983, Mario Bros nacque dalla costola di Donkey Kong.
E' praticamente il primo di quella che è probabilmente la saga più venduta e conosciuta del mondo videoludico.
Io ci ho giocato nella versione per Commodore 64.
Trattasi di un classico Platform a schermo fisso in cui Mario per sconfiggere le tartarughe e gli altri nemici che gli si pareranno davanti deve semplicemente prendere a testate la piattaforma nel momento in cui il nemico la attraversa e successivamente prenderli a calci.
Il gioco è semplicissimo e probabilmente meno complesso di Rainbow Island e Parasol Stars, lo piazzo davanti solo perché è un pezzo importante dei miei ricordi inerenti il Commodore 64.
Ma oggettivamente è una posizione puramente affettiva.
Certamente comunque questo gioco servì a piantare i semi dello sconvolgente seguito, quel Super Mario Bros che segnò un' epoca e la carriera di molti videogiocatori, tra cui il sottoscritto.

Quinto Posto:


Al quinto posto troviamo la prima avventura di Bub e Bob, ovvero il divertentissimo Bubble Bobble.
Ci ho speso sopra non so quanti soldi e quante ore, sia nella versione Coin Op, che nell'ottima conversione per Amiga 500.
Pubblicato dalla Taito nel 1986 il gioco era strutturato a schermata fissa e poteva contare su ben 100 livelli da superare, praticamente un'impresa.
Il gioco era piuttosto semplice ma anche dannatamente divertente, soprattutto se giocato in coppia.
Lo scopo del gioco era semplicemente sparare le bolle con cui imprigionare e successivamente eliminare ogni singolo nemico del livello nel tempo stabilito.
Gioco estenuante ma divertentissimo, con anche una buona varietà di nemici da affrontare.
Gran gioco.
Ci gioco anche adesso.

Quarto Posto:


Piazzare Rod Land solo al quarto posto mi fa male.
Parliamo di un gioco immortale, uno di quelli a cui sono più legato, certamente uno di quelli che hanno rappresentato parte della mia adolescenza.
Grazie a quel Coin Op mi sono fatto e ho consolidato tante amicizie ed i pomeriggi passati nel Bar sotto casa a giocarci non si contano.
E' il gioco simbolo della mia adolescenza, della parte più bella della mia vita, eppure pur essendoci legato indelebilmente non è riuscito ad entrare nel mio personale podio.
Rod Land ha anche avuto un' ottima conversione per Amiga 500, certamente una delle più belle della macchina griffata Commodore.
Il gioco fu pubblicato dalla Jaleco nel 1990 e vede protagoniste le due sorelline Tam e Rit.
Dotate di una bacchetta magica e del potere di creare scale con cui scalare le piattaforme, lo scopo del gioco prevedeva di acchiappare i nemici con il raggio prodotto dalla bacchetta e sbatterli a terra fino alla loro morte.
Se si raccoglievano i fiori e gli altri oggetti sparsi nel livello, i nemici venivano trasformati e messi in fuga ed una volta uccisi si trasformavano in una lettera dell' alfabeto con cui cercare di comporre la parola con cui poi ti veniva data una vita Bonus.
Molto accattivanti anche i mostri di fine livello, soprattutto quello che mi ricordava il Mazinga di Go Nagai.
Gran gioco, non posso che ringraziare la Jaleco per i tanti bei pomeriggi che mi ha fatto passare in compagnia delle due sorelline.

Terzo Posto:


Ricordo quel pomeriggio come fosse ieri.
Il mio amico che arrivò al Bar con le tasche piene di monetine, con un solo e preciso obiettivo:
quello di sconfiggere il difficilissimo mostro finale di Snow Bros.
Ci avrà buttato dentro 10.000 £ a pezzi da 200 £ senza costrutto.
Snow Bros era un gioco bellissimo, ma un ruba monete come pochi.
Era anche molto lungo, circa 50 livelli che ammetto di non aver portato mai a compimento, pur avendoci passato almeno sei pomeriggi a settimana nel Baretto sotto casa.
Dico sei, perché nel settimo c' era la chiusura settimanale. :-P
Per tutta la durata del Cabinato in quel Bar, Snow Bros era un' appuntamento fisso, talmente fisso che quando fu cambiato lo andai a cercare anche in altri posti pur di giocarci.
Il gioco fu sviluppato dalla Toaplan nel 1990 ed importato dall'americana Romstar successivamente in tutto il globo.
Lo scopo del gioco era semplice:
Nick e Tom avevano il potere di lanciare ed intrappolare i nemici utilizzando le palle di neve.
Nel gioco erano presenti numerosi Power Up che aiutavano i due protagonisti nel corso di ogni livello, sotto forma di diverse lanternine di colore diverso, in grado di dare più velocità e più potenza di fuoco.
La difficoltà stava anche nel tempo di gioco che era solo di 40 secondi a livello, prima dell' apparizione dell' immortale zucca assassina che ti avrebbe rincorso fino a morte certa.
Gioco bastardo come pochi, ma spassosissimo da giocare in due.

Secondo Posto:



Il mitico Tumble Pop.
Tumble Pop è una delle mie scoperte più recenti.
E' il gioco che ha segnato le mie prime emulazioni con il Mame.
Lo ricordo nella Sala Giochi più grande della città, dove per andarci a giocare mi toccava fare una lunga camminata a piedi o con il Bus nel centro cittadino.
Nel Bar e nelle Sale Giochi sparse nel mio quartiere non approdò mai.
Quindi in versione Coin Op ci ho giocato pochissimo, ma è praticamente quello che ho emulato di più negli anni scorsi.
Considerando quanto ci ho giocato nei pomeriggi di pausa al negozio, quando ero ancora sprovvisto di una rete ad Internet, si merita tranquillamente la seconda posizione.
Fu il mio gioco anti stress per eccellenza.
Tumble Pop è uno degli ultimi giochi a schermo fisso, sicuramente uno dei più belli graficamente.
A dirla tutta è anche più facile di Snow Bros e soci, visto che l' ho finito abbastanza in fretta.
Il gioco è abbastanza semplice e racchiude tutti i crismi dei platform a schermo fisso.
Impersoniamo una sorta di Ghostbuster che provvisto di un raggio trainante è in grado di assorbire i nemici e lanciarli contro il muro o a sfracellarsi addosso agli altri.
Bisogna farlo in poco tempo perché il troppo assorbimento porta all'implosione e alla perdita della vita.
Lo scopo è sconfiggere gli avversari e l' anfora da cui fuoriescono.
Come gli altri giochi del genere non mancano Power Up che aiutano nel proseguo dei livelli, via via sempre più difficili.
Così come in Rod Land raccogliendo le sfere che appariranno durante il gioco e completando la scritta Tumble Pop si avrà una vita Bonus.
Il gioco offre una grande varietà di nemici e di livelli e non ci sono dubbi sul fatto che graficamente è il migliore della compagnia insieme a Diet Go Go, uscito qualche anno dopo.

Primo Posto:


Non può esserci che lui, il rompipalle per eccellenza:
Pang.
Pang è il gioco della mia vita.
Io letteralmente lo venero.
E' probabilmente uno di quei cabinati che si trovavano un po' ovunque.
E' uno di quei giochi che spuntava fuori nei posti più impensabili, nei peggiori Bar di Caracas e dintorni, all'interno delle stazioni più vetuste ed abbandonate e in qualunque Bar e Sala Giochi di periferia, dove i Tram non vanno avanti più. :-P
Pang è una mia ossessione.
Tanto semplice, quanto banale, eppure in tutti questi anni non ho mai smesso di giocarci, ed è sempre il primo gioco che emulo.
Bellissimo anche nella versione Amiga 500, anche se io sono sempre stato legato alla versione Coin Op preferendo sempre l' emulazione via Mame a quella WinUAE Amighista.
Non si contano le volte che mi " giocavo " la scuola per andare a giocarci.
Il capolavoro di casa Capcom dal 1989 ad oggi, mi  ha regalato e mi regala ancora adesso massicce dosi di divertimento.
Probabilmente continuerò a giocarci anche a 60 anni e passa ( se ci arrivo ).
Pang è il Platform a schermata fissa che preferisco, non ci sono cazzi.
Serve davvero descrivere il gioco?
Penso di no, Pang è uno di quei giochi che credo conoscano anche le nuove generazioni, per quei pochi che non ne hanno sentito parlare, emulatelo che è un gioco divertentissimo.
Mi prostro in ginocchio ai piedi del sommo Pang e lo ringrazio di tutte le ore, i minuti, i secondi, passati insieme, sperando che continuino ancora ed ancora, finché morte non ci separi.
Pang è insieme al Flipper de La Famiglia Addams il Cabinato che vorrei avere in casa, certamente uno dei miei più reconditi desideri.
Pang ha avuto anche un ottimo, quanto difficilissimo seguito, quel Super Pang che tante bestemmie ha generato nelle menti di tutti i videogiocatori per via della sua incredibile difficoltà.
Sono legatissimo anche a Super Pang, che in qualche modo ha rappresentato uno degli ultimi baluardi dei Platform a schermo fisso ed anche uno degli ultimi Coin Op a cui ho giocato, ma non mi ha mai preso quanto il primo.
Anche Super Pang resta comunque un gran gioco, anche se fuori classifica.
A dirla tutta in termini di grafica e giocabilità, Super Pang è sicuramente un gioco più completo del suo illustre predecessore, ma ai miei occhi resta comunque inferiore al primo.

Infine, anche se fuori classifica, faccio menzione di un altro gioco con il medesimo schema di tutti gli altri, Diet Go Go.



Diet Go Go è a tutti gli effetti l' ultimo Coin Op che giocai nel Bar sotto casa, prima che le macchinette del Video Poker inglobassero tutti i Coin Op assurgendo a protagoniste indiscusse di qualsiasi Bar / Sala Giochi del mio agglomerato cittadino.
Pubblicato nel 1992 dalla Data East, Diet Go Go ricorda moltissimo Tumble Pop, del quale è un chiaro successore visto che anche Tumble Pop all'epoca fu creato dalla medesima Software House.
Il tema portante del gioco è quello del cibo.
Lo schema è sempre il solito:
Eliminare tutti i nemici e completare il livello.
Per farlo questa volta i personaggi protagonisti del gioco avranno come armi con cui colpire i nemici del cibo con cui fare ingrassare e successivamente eliminare i mostri che appariranno durante il livello.
Non mancheranno Boss finali da sconfiggere e vari Power Up che faranno l' apparizione durante i livelli del gioco.

Anni dopo sempre sotto l' etichetta Data East un altro gioco del medesimo filone fece la sua apparizione, questa volta ambientato nella preistoria:

Joe & Mac Returns


A sua volta seguito del bellissimo platform a scorrimento orizzontale Joe & Mac Caveman Ninja.
Ammetto che però all'epoca dell' uscita di Joe & Mac Returns nei Bar e nelle Sale Giochi ci passavo pochissimo tempo e quindi a questo gioco ci ho giocato poco o nulla.
L' ho recuperato solo in tempi recenti.
Certo, lo schema è sempre il solito quindi dal punto di vista della giocabilità non è che offra queste grandi innovazioni rispetto ai precedenti, infatti lo emulo poco o nulla.
Graficamente e in termini di Gameplay è un ulteriore passo avanti rispetto a Tumble Pop e Diet Go Go, ma il solo impatto grafico e la sola ambientazione non bastano ad elevarlo al di sopra degli altri due.
Resta comunque anch'esso un gioco piuttosto divertente.

In conclusione, i Platform a schema fisso hanno rappresentato una parte imprescindibile della mia adolescenza, forse la migliore.
Certamente la più divertente. :-)
Questa passione piuttosto vintage, probabilmente mi porta a non essere un uomo del mio tempo per quel che concerne il videogiocare, elevandomi al rango di uomo ancora troppo ancorato al proprio passato e poco interessato al presente e al futuro tecnologico.
Ma non ci posso fare nulla, sono fatto così.




venerdì 23 maggio 2014

Blog temporaneamente sospeso.

Manco da tanto ma non da troppo.
10 giorni non sono tanti, ma possono succedere tante cose in 10 giorni.
Quando vivi la quotidianità, il tempo passa senza che tu te ne accorga, quando la quotidianità viene a mancare o meglio quando è corrosa da tarli che non ti permettono di viverla, quei 12 giorni sembrano anni.
Per me il Blog non è mai stato un mezzo per cercare visualizzazioni e guadagni, non che li schiferei ovviamente, sia chiaro.
Ma non sono mai stato uno di quelli che fa a gara a chi recensisce prima un libro, un film o che inserisce pubblicità a fine di lucro.
Per me il Blog era un divertimento, adesso non è il momento per il divertimento.
Non sono sereno e quindi non posso continuare ad andare avanti come niente fosse.
Finché le cose nel mio piccolo pezzetto di mondo non si risolveranno, qui non scriverò più.
Potrebbero passare giorni come settimane o mesi.
Mi auguro siano giorni.
A dirla tutta sarebbe meglio fossero ore,minuti,secondi.
Sto vivendo una vita di merda, ma comunque me la tengo stretta.
E' puzzolente, scivolosa, ma comunque vita.
Questo non vuole essere un epitaffio ma un arrivederci.
Continuerò ad esistere nella comunità virtuale, a lurkare, visitare,leggere blog, informarmi, commentare.
Ho bisogno di distrarmi perché il tempo ce l' ho, è la tranquillità che mi manca.
E' strano, ti lamenti delle abitudini, della noia, anche delle persone che ti circondano a volte, e poi basta un attimo per arrivare a rimpiangerle.
Anelo a quella certezza, quella normalità fatta di bieche abitudini.
C' erano due cose che mi ero ripromesso di non fare mai più qui sul Blog:
parlare di cose troppo intime e personali e parlare di calcio.
Se sono arrivato a parlare della prima è perché ritengo giusto spiegare la mia assenza.
Questa cosa mi costa, perché non sono uno di quelli che ama parlare di sé, ma uno che ama parlare dentro di sé.
Ne parlo anche un po' per esorcizzare la cosa, magari scrivendo che mancherò per un po' la vita si fa beffe di me e mi fa tornare subito, io me lo auguro.
Vorrei poter tornare ad essere sereno e tranquillo anche domani o tra poche ore, non vivere con l' ansia di sapere o non sapere, non tormentarmi le unghie e le mani.
Potevo scomparire e non dire nulla, tanto sarebbero in pochi ad accorgersene.
Però è giusto salutare chiunque sia passato da qui e chiunque passerà, non voglio essere uno di quelli che smette di colpo senza preoccuparsi di niente e di nessuno.
Lo trovo una mancanza di rispetto.
Quindi lascio questo saluto che esce dritto dritto dal mio universo narrativo preferito, quello della Torre Nera di Stephen King:

Lunghi giorni e piacevoli notti. 



martedì 13 maggio 2014

La Notte Del Drive-In - Joe R. Lansdale

Prima di iniziare a leggere un autore ed un libro che non conosco, non avendo il deposito di Zio Paperone o chissà quale capitale da investire in libri, cerco sempre di informarmi.
Mi metto a Lurkare Forum, librerie online con recensioni annesse, Blog, ecc.ecc.
In molti posti che ho visitato Lansdale è amato, in qualche caso addirittura venerato.
Ho letto, preso appunti e mi sono segnato due, tre libri con cui poter iniziare.
La Notte Del Drive - In è stato il primo, anzi è stato trino perché a conti fatti, nel volume che ho preso ci sono tutti e tre i libri che compongono la Trilogia conosciuta come Il Ciclo Del Drive-In.
Essa è composta da:
- La Notte Del Drive - In ( 1988 )
- Il Giorno Dei Dinosauri ( 1989 )
- La Gita Per Turisti ( 2005 )

Parto un attimo in Medias Res e al bando la netiquette, dico subito una cosa e la dirò in maiuscolo, quindi copritevi le orecchie:
GLI ULTIMI DUE AVREI VOLUTO BRUCIARLI.
Sono assurdi, criptici, talmente onirici che sembra siano stati scritti da una persona con turbe psichiche o imbottita di psicofarmaci.
E' cinema su carta, ma quel cinema che sembra montato a cazzo.
E' quell'incubo che fai dopo aver mangiato peperonata.
Sono quei sogni che fai in preda al delirio febbrile.
E' un caleidoscopio di immagini senza senso.
E' un Film grottesco di serie B.
E' Pinocchio diretto da Uwe Boll o Eli Roth.
Non sono mai drastico con i romanzi che leggo e conto di ridargli una nuova possibilità prima o poi, ma credetemi se dico che ho fatto una fatica immane a finirli e metabolizzarli.
Sono due seguiti che si amano o si odiano, Eros o Thanatos, nel mio caso Thanatos.
Trollaggio puro.
Ma partiamo dal principio.
La Notte Del Drive-In parte come un normalissimo romanzo di formazione giovanile ambientato nella provincia Americana del Texas.
Quattro ragazzi, due piuttosto problematici, decidono di passare la serata nel Drive-In della cittadina, l' Orbit.
Tutto procede tranquillo.
La gente si ingozza di Coca Cola, si diverte, le sospensioni delle automobili cigolano assecondando i movimenti delle coppiette che scopano.
Il popcorn e le grigliate abbondano.
Tra i cinque Film proiettati spiccano La Casa, Non Aprite Quella Porta e La Notte Dei Morti Viventi, tanta roba.
E' una serata come tante, una notte stellata.
Fino a metà del secondo film, almeno.
Il passaggio di una cometa sorridente cambia tutto.
Con il passaggio della cometa cala una cappa di oscurità che ammanta tutto.
È una cappa densa, mortale.
Chi la attraversa o almeno chi ci prova, ci lascia qualche arto o le penne del tutto.
La gente, compresi ovviamente i quattro protagonisti, rimangono imprigionati nel Drive-In, ed il divertimento lascia il passo alla tragedia.
Il romanzo che fino a quel punto sembrava un classico libro di formazione, parte per la tangente virando al grottesco.
Credetemi che quando dico che parte per la tangente, non scherzo, anzi è riduttivo.
All'interno del Drive-In si verrà a creare una sorta di microcosmo che avrà una parvenza di normalità fino a quando ci saranno risorse di cibo.
Poi sarà una lotta per la sopravvivenza.
Stupri, violenze, cannibalismo, fusioni che non hanno niente da invidiare a Dragonball, accadrà l' indicibile ed oltre.
A conti fatti la trama di partenza mi ricorda un po' il racconto The Mist di Stephen King ma mentre The Mist mantiene una certa realtà di fondo per quel che concerne personaggi e situazioni, nel romanzo di Lansdale è il surrealismo ad essere indubbio protagonista.
 A livello di sviluppo della trama viene più naturale associarlo a Niccolò Ammaniti o Chuck Palahniuk, che a scrittori Horror come Stephen King ed affini.
Niccolò Ammaniti non a caso è presente anche nella copertina del romanzo e nella prefazione di una delle prime edizioni del romanzo.
Non a caso alcuni racconti di Fango e il suo romanzo d' esordio Branchie, risultano opere che molto ricordano stilisticamente lo scrittore Texano.
Non voglio che comunque passi un messaggio negativo sul romanzo di Lansdale.
La prima storia del Ciclo Del Drive-In è dannatamente trascinante, ha un ritmo che levati.
Sono le restanti due a essere difficilmente leggibili e catalogabili per il sottoscritto.
Sono troppo onirici, troppo disomogenei.
Lansdale si fa prendere la penna dal suo fanciullino dentro e ci dona una storia cinematografica in chiave romanzesca.
Pure troppo.
Per farne un breve sunto, secondo e terzo capitolo, parleranno delle avventure On The Road del gruppo di sopravvissuti.
Non vi è nessun Spoiler in questo, se ci sono un secondo e un terzo romanzo, è ovvio che ci saranno dei sopravvissuti.
La trama virerà sul Post Apocalittico ma in maniera onirica e asfittica.
Personalmente trovo questo Ciclo concettualmente originalissimo ed anche avvincente, ma francamente troppo surreale per i miei gusti.
Lansdale riesce a trattare tante tematiche, talmente tante che il libro risulta difficilmente catalogabile.
E' Horror, Fantasy, Commedia, Fantascienza, Grottesco.
Il Ciclo Del Drive-In è un po' tutto.
Io ho fatto fatica a leggerlo, altri lo amano incondizionatamente.
come dicevo all'inizio è una storia che divide parecchio, non mi sento di mettere bocca sul fatto di consigliarlo o meno.
Posso dire che la lettura difficoltosa di questa Trilogia non mi ha scoraggiato e sono andato avanti con le opere di questo scrittore.
Sto leggendo La Sottile Linea Scura e posso dire che lo sto apprezzando non poco.
Mi sa che ho scelto il romanzo sbagliato con cui cominciare. :-P

















martedì 6 maggio 2014

Manga in pillole: Planetes - Makoto Yukimura

Avevo appena finito di leggere La Notte Del Drive - In di Joe R. Lansdale.
Mentre ci rimuginavo sopra, nel tentativo di metabolizzarne i grotteschi contenuti, mi cadde l' occhio sulla mensoletta dedicata ai fumetti ed ai manga ed esattamente sui volumi di Planetes di Makoto Yukimura.
Allungai la mano, ci posai lo sguardo sopra, ed eccomi di nuovo nello spazio insieme a Fee, Yuri, Tanabe e Hachimaki.
Che sia la prima o la decima rilettura, Planetes mantiene immutato il suo fascino.
Planetes è un Seinen ( dicitura che significa che l' opera è destinata ad un pubblico più maturo ) pubblicato in Giappone dalla Kodansha ed edito in Italia dalla Planet Manga in quattro volumetti pubblicati tra il giugno del 2003 e il marzo del 2005.
L' opera in Giappone ha anche vinto il prestigioso premio Seiun per due anni di fila nella categoria fantascienza.
Visto il successo dei Tankobon nel 2002 la Bandai Visual e la Sunrise decisero di ricavarne una trasposizione animata in 26 episodi, arrivata in Italia solo molti anni dopo su AXN e successivamente su Rai 4.
Considerando che l' opera fumettistica è composta da soltanto quattro volumetti, l' anime ne approfondisce dinamiche e contenuti, promuovendo a protagonista indiscussa Tanabe, che nel Manga fa la sua comparsa solo nel secondo volumetto.
Purtroppo della controparte animata posso dire piuttosto poco, essendomela persa in entrambi i suoi passaggi televisivi, anche se conto di recuperarla in futuro.
Ma parliamo brevemente del Manga.
Che si tratta di una bellissima lettura, credo lo si legga già tra le righe.
Planetes è un manga fantascientifico molto incentrato sui personaggi.
Vi è tanta tecnologia, quanto tanta umanità.
Il Manga è ambientato nel 2075, quando i viaggi nello spazio rappresentano ormai la normalità.
L' uomo è già stato su Marte e punta a dirigersi verso Giove.
Fee, Yuri e Hachimaki sono raccoglitori di Space Debris, i cosiddetti rifiuti spaziali.
Sono in parole povere, gli spazzini del cosmo. 
La cosa bella di questo manga è che nonostante il tema portante sia quello fantascientifico, riesce a toccare numerosi argomenti e soprattutto a donare un imprinting molto forte a tutti i suoi personaggi, toccando temi quali la morte, l' ambiente, la religione ed anche il terrorismo spaziale.
Disegni chiari e dettagliati faranno il resto.
Manga che è fruibile sia ai fautori della fantascienza che a coloro che sono interessati all'introspezione dei personaggi, in quanto riesce nel non facile compito di riuscire a miscelare benissimo entrambi.
Quindi che siate interessati al Mecha Design delle navicelle o ai rapporti interpersonali tra i protagonisti, sappiate che troverete in abbondanza entrambi.
Personalmente lo trovo un Manga perfetto.
Nemmeno sforzandomi riesco a trovare un difetto evidente.
Planetes fa suo l' assioma che nella botte piccola c'è il vino buono. 

Menzione d'onore anche per la sigla dell' anime, che ho finito di ascoltare proprio adesso.
Una sorta di riepilogo delle conquiste spaziali dell' uomo, tra cui spicca il primo essere vivente nello spazio, la piccola Laika.
Cagnetta che fu letteralmente mandata a morire. 





venerdì 2 maggio 2014

Snowpiercer

Complice le feste, sono riuscito a trovare il tempo per recuperare alcuni Film che in questi mesi per un motivo o un altro non sono riuscito a vedere.
Snowpiercer era uno di questi.
Uscito ormai più di due mesi fa e presentato in pompa magna come nuovo Blade Runner, nuovo Matrix o nuovo Vattelapesca, Snowpiercer è un Film distopico / fantascientifico molto interessante.
Il Film è tratto dal fumetto Francese Transperceneige scritto da Jacques Lob prima e Benjamin Legrand poi, illustrato da Jean-Marc Rochette e recentemente ripubblicato dalla Cosmo ad un pezzo piuttosto interessante, 5, 90 Euro per 250 pagine.
Devo ammettere che il prezzo lo rende un prodotto piuttosto appetibile, se non fosse che ho al momento altre letture da portare avanti  e altri autori da esplorare ( Lansdale su tutti ).
Ma visto che del fumetto, a parte qualche illustrazione e qualche buona recensione letta su siti e forum di genere, non conosco altro, meglio tacere e passare direttamente alla pellicola cinematografica.
Il Film è diretto dal regista Coreano Bong Joo-ho peraltro autore di un altro Film ben recensito come The Host, che dopo aver visto Clip e Trailer conto di recuperare al più presto.
Snowpiercer, se si può considerare un vanto, si fregia di essere la più costosa opera mai realizzata in Corea, risultando a tutti gli effetti un Blockbuster, ma dalla componente così orientale da renderlo piuttosto atipico, per concezione e contenuti.
Oltre che per gli effetti grafici, suppongo che gran parte della spesa sia dovuta ad un Cast insolitamente ricco.
Nel Film troviamo una irriconoscibile quanto bravissima Tilda Swinton, attori del calibro di Ed Harris e John Hurt, passando per Jamie Bell e Chris Evans che coprono un ruolo di primo piano nelle dinamiche del Film.
Film che a tutti gli effetti parte della critica eleva quasi a capolavoro.
Io, personalmente no.
Ma è risaputo che io di cinema ne capisco giusto un fotogramma di minchia.
Cosa quindi mi impedisce di bollarlo come un gran film?
La parte Action.
Ma partiamo dal principio, ovvero dall'ambientazione e dalla trama, entrambe fottutamente intrippanti.
2014.
L' inquinamento ecologico sta portando la terra alle soglie del riscaldamento globale, ma le autorità hanno la soluzione per impedire siffatto problema, quello di lanciare nell'atmosfera il CW7, una sostanza capace di fermare il riscaldamento.
Ma la sostanza ha un " leggerissimo " effetto collaterale, ovvero quello di precipitare la Terra in una nuova Era Glaciale.
La storia si sposta nel 2031, mostrandoci gli unici sopravvissuti della glaciazione, salvatisi grazie all'invenzione dello sfuggente Signor Wilson, un gigantesco quanto velocissimo treno capace di coprire in un anno l' intero pianeta senza fermarsi mai e così tecnologico da resistere alle temperature glaciali.
Il treno è organizzato in una scala gerarchica che pone negli ultimi vagoni la classe sociale più povera, quella che è stata fatta salire senza biglietto e che viene così abbandonata a se stessa, sfruttata e quasi brutalizzata.
Così mentre le prime classi vivono nel lusso e nella tranquillità, gli ultimi sono costretti a nutrirsi soltanto di una barretta proteica e a subire continui soprusi.
Ovviamente coveranno vendetta e ribellione.
A guidare questa rivolta ci sarà il giovane Curtis, interpretato da un Chris Evans piuttosto credibile, il cui scopo è quello di raggiungere il primo vagone e dirgliene quattro all'inventore del treno, il Signor Wilson.
Cosa che non sarà semplicissima, visto che ogni vagone presenterà ostacoli e autorità da superare.
Il film offre una componente fantapolitica piuttosto forte, dove per la sopravvivenza si arriva a fare di tutto e di più, ed in cui tra bene e male, vi è un filo sottilissimo, talvolta impercettibile.
Ogni vagone superato dai protagonisti spezzerà questo filo ancora di più.
Classico Film da Il fine giustifica i mezzi.
Il film è molto crudo e talvolta piuttosto violento, ma se devo essere onesto, la parte Action è quella che ho trovato meno credibile.
Per superare questa fase e non trovarla sopra le righe e talvolta persino ridicola, ho avuto bisogno di appellarmi alla classica sospensione dell' incredulità e non pormi troppe domande, anche perché molte di esse non troverebbero risposta logica.
Comunque per chi ama le storie di distopia e di sopravvivenza è un Film da non perdere.
Perché superate quelle tre o quattro scene un po' alla cazzo, il film regala veramente delle parti esaltanti ed anche dei personaggi piuttosto credibili.
Regina della pellicola è certamente Tilda Swinton, che interpreta un personaggio così odioso e insopportabile, che invoglierebbe alla violenza anche la buonanima di Madre Teresa.
Certo, la distopia, la fantapolitica, la sopravvivenza post apocalittica sono ormai temi stra-abusati sia al cinema che nella letteratura, lungi da me paragonare Snowpiercer ad opere come Brazil, 1984, Fahrenheit 451, ecc.ecc. ma posso assicurare che dal punto di vista dell' ambientazione è davvero una pellicola con i fiocchi.
La prima parte è eccezionale, la seconda è molto più simbolica e filosofica, forse un po' troppo criptica per i miei gusti, ma è un film di cui certamente consiglio la visione.