sabato 19 settembre 2015

Kristy

In una settimana che mi ha visto praticamente latitare dalla blogosfera, sono riuscito comunque a ritagliarmi un po' di tempo da dedicare alla visione di Kristy.
Non avrei dato nemmeno i canonici due centesimi a questo film, eppure alla fine è riuscito a coinvolgermi e farmi tifare spudoratamente per la sopravvivenza della protagonista.
Dico alla fine perché la prima parte della pellicola è troppo costruita e sui generis per convincermi.
Lo sforzo fatto dal regista per farci provare simpatia e solidarizzare con la protagonista, inizialmente appare troppo easy e grondante di stereotipi per i miei gusti.
Ci viene presentata come una ragazza sveglia che si mantiene all'Università facendo la lavapiatti, sportiva, studiosa e con un ragazzo fisso.
Per giunta è l'unica a non lasciare il campus per il giorno del ringraziamento perché non aveva i soldi per il biglietto aereo con cui ricongiungersi ai suoi genitori.
Insomma, una povera Krista ( :-P ) che deve avere tutta la nostra comprensione.
Purtroppo per lei, un gesto gentile e disinteressato verso la ragazza sbagliata ( che ovviamente deve essere una spiantata goth con piercing e tatuaggi altrimenti come fa a rappresentare il male :-p), la sospinge tra le grinfie di un gruppo di persone dedite all'assassinio rituale.
La locandina strombazza la presenza dei produttori di Sinister, ed infatti la scena iniziale con la caccia ad un'altra povera Krista filmata con un cellulare lo scimmiotta/omaggia abbastanza.
Insomma le premesse iniziali vertono verso il classico Slasher con personaggi stupidi e con scene ridicole, però non è stato così.
Non che scene simili non manchino, basta pensare agli addetti alla sicurezza del campus, che per il loro comportamento sembrano una parodia uscita da Colorado o Made In Sud, ma togliendo loro ed il fatto che la ragazza alla fine sembra somigliare ad un MacGyver in gonnella, il film ha un gran ritmo e intrattiene alla grande.
Prima di tutto per l'ottima performance della protagonista e poi per la rappresentazione del male, che inquieta e non poco.
Ecco, proprio questi soggetti in maschera trasmettono moltissima ansietà ed implacabilità con il loro silenzio e la loro totale assenza di umanità.
Tanto che finché non vediamo in faccia uno di loro, è forte la sensazione di avere a che fare con qualcosa di oscuro e soprannaturale.
Ma chi sono questi quattro esseri abietti?
Sono degli appartenenti ad una setta dedita all'assassinio rituale ai danni di ragazze che ai loro occhi appaiono timorate di Dio e da martirizzare ( da qui il nomignolo Kristy che affibbiano ad ognuna delle loro vittime).
Il film forse è un po' monotematico e ciclico, ma d'altronde il girato si svolge tutto in un grandissimo e isolato Campus universitario, però fa tranquillamente il suo.
Certo non mancano difetti e personaggi macchiettistici utili soltanto come carne da macello, ma devo ammettere che il film non è male.
Pensavo peggio, molto, molto peggio.







giovedì 10 settembre 2015

La Morte Ci Sfida - Joe R. Lansdale

Ormai lo sanno anche su Trafalmadore e su Alpha Centauri che le mie letture estive hanno avuto prevalentemente un nome e cognome: Joe R. Lansdale.
Ormai l'ambientazione rurale texana c'è l'ho nel sangue, sento lo scrosciare della pioggia ed immagino sia il rumore del fiume Sabine, però mi sono ripromesso, almeno per questo mese, che questo è l'ultimo post dedicato allo scrittore texano anche perché altri autori e altri libri meritano spazio ed attenzione.
Parliamo quindi del suo ultimo romanzo che ho letto, La Morte Ci Sfida.
Via con la sinossi:

Un guaritore indiano lancia la sua maledizione per vendicare l'assassinio della moglie: un'epidemia semina la morte tra gli abitanti di Mud Creek, facendoli diventare degli zombi. A risolvere la situazione ci penserà il reverendo Jebidiah Mercer, armato di fede e di un revolver calibro .36.


Parto subito dicendo che mai prefazione fu così esplicativa.
Lansdale ha subito premura di avvertirci che quello che stiamo per iniziare non è un romanzo dalle grosse velleità artistiche, ma un divertissement che deve molto ai fumetti della E.C.Comics ed ai b-movies horror degli anni '50 - '60.
Insomma, bisogna goderselo come se ci trovassimo davanti un film horror della Hammer dei bei tempi o per tornare ai giorni nostri e restare nel campo cinematografico, come un film diretto da Rodriguez o Eli Roth.
La Morte Ci Sfida ( Dead In The West in originale), fu pubblicato inizialmente a puntate su Eldritch Tales ed adattato successivamente come romanzo nel 1986.
Mentre da noi è stato pubblicato nel 2008 dalla Fanucci, sulla scia del successo della saga di Hap & Leonard e della trilogia del Drive - In, che hanno reso quest'autore famoso in tutto il mondo ed anche un bel limone da spremere dalle case editrici fin quando c'è n'è.
Meno male che è bravo.
Ma parliamo del libro.
Ci troviamo davanti una sorta di Horror western che mischia tra loro archetipi a go-go e che a me ricorda tantissimo il Preacher di Ennis, soprattutto nella figura del protagonista, un reverendo pistolero e giustiziere, che di reverendo ha poco e che di giustiziere ha molto.
Un romanzo che mischia sapientemente soprannaturale, western, zombie, mostri e vampiri grazie alla presenza di un villain che sembra un totem di tutti gli archetipi dell'iconografia horrorifica, e che personalmente mi ha divertito moltissimo, soprattutto nelle ultime tiratissime cinquanta pagine veramente al fulmicotone.
Tolta però la componente horror western molto affascinante, del romanzo in sé non resta molto.
Carina ma molto didascalica l'ambientazione tipicamente western della cittadina di Mud Creek, ma a parte il reverendo ed altri due, tre personaggi che gli gravitano intorno, non è un romanzo che brilli certo per profondità ed introspezione psicologica.
Insomma ci troviamo davanti un romanzo ricco d'azione ma piuttosto leggero, una lettura prettamente estiva che oltre le atmosfere sopracitate, si giova dei personaggi sopra le righe e sboccati tipicamente Lansdale style.
A me personalmente è piaciuto, ma come mi accade spesso con lo scrittore texano, non sono riuscito ad apprezzarlo a pieno.
Lo so, suona strano da uno che ha passato tutta l'estate a leggere i suoi romanzi, ma nonostante ne apprezzi la prolificità e la poliedricità ed il suo modo di tratteggiare i personaggi e farli muovere in quel ramo del Texas orientale che ormai mi è familiare come casa mia, trovo che per i miei gusti le sue storie per quanto belle, siano spesso ermetiche e prive di spessore.
Insomma, senza menarla per le lunghe, La Morte Ci Sfida è una lettura divertente anche se tutto sommato evitabile, poiché aggiunge poco o nulla alla sua bibliografia.
È un romanzo che è un piacevole passatempo, nulla più.
Libro che consiglio ai fan più agguerriti dello scrittore ed agli amanti dei b-movies vecchio stampo a cui il libro sembra ammiccare parecchio.
Vale la pena comunque buttarci un occhio, d'altronde Lansdale è sempre una buona compagnia.









giovedì 3 settembre 2015

Sinister

Complici serate afose che rendevano impossibile l'utilizzo del computer, quest'estate sono riuscito a recuperare tanti film horror che mi ero opportunamente segnato e messo in lista d'attesa.
Una delle ultime visioni è stato Sinister, ed è di lui che voglio cianciare.
L'assist me l'ha fornito il seguito che sta per uscire in questi giorni al cinema e il cui trailer mi ha trasmesso un bel po' di hype oltre a spingermi al recupero del capostipite uscito nell'ormai lontano marzo del 2013.
Sinister, lo dico subito, a me è piaciuto molto.
Non è un film originalissimo dal punto di vista dell'intreccio, ma devo ammettere che fa in pieno il suo dovere.
Non è originalissimo perché lo stereotipo dello scrittore ( spesso bevuto ) che per ritrovare la vena perduta sceglie di abitare in un posto sinistro dove ci sono stati omicidi o decessi sospetti è una pratica molto usata nella letteratura soprannaturale e nel cinema horror.
Però nonostante questi stereotipi e proprio per la sua natura di essere un horror un po' vecchio stampo, a me ha trasmesso davvero un bel po'.
Quindi, parliamone.
Ethan Hawke e famiglia ( moglie e due figli), si trasferiscono in una casa teatro del decesso per impiccagione di un'intera famiglia.
Hawke che interpreta il personaggio di uno scrittore horror dalla vena inaridita sceglie di vivere in quella casa per scrivere un libro sull'argomento, quando in soffitta si imbatte in una scatola in cui sono conservati un proiettore e dei filmini in super 8 che ovviamente destano l'interesse dello scrittore.
Nei filmini oltre allegre scene familiari, vi è anche la scena della morte della bella famigliola.
E non è l'unica poiché negli altri filmini, la trama è la medesima pur trattandosi di luoghi e famiglie diverse.
Cambia la metodologia del presunto suicidio, ma l'esito è il medesimo.
Muoiono tutti i membri delle allegre famigliole tranne un bambino/a che scompare nel nulla.
Tutti i video presentano uno strano simbolo e la sfocata apparizione del volto di un personaggio dalle fattezze inquietanti che appare spesso fuori campo.
Tutti i morti, hanno vissuto almeno un periodo nella casa in cui dimora lo scrittore, ergo non ci vuole certo un quoziente intellettivo elevato per capire dove andrà a parare la trama.
Come dicevo all'inizio è un film horror che gioca molto sul vedo non vedo, sui rumori e le ombre e che preferisce mostrare solo di sfuggita il mostro.
Mostro che si rivelerà essere una divinità babilonese divoratrice di bambini chiamata Bughuul.
Insomma funziona proprio perché non ha bisogno di mostrare arti tranciati e sangue a fiumi per destare interesse, ma anzi basta un suono alto nel momento giusto o un'ombra improvvisa per farti saltare metaforicamente dalla sedia.
Non ci posso fare nulla, io adoro l'ambientazione d'atmosfera che ricorda i film gotici d'annata e in questo film di quell'atmosfera ne ho vista parecchia.
Film che nonostante non brilli certo per originalità intrattiene a dovere ed inquieta soprattutto grazie a quei filmati in super 8 che personalmente ho trovato agghiaccianti.
Forse è un tantino lento e banale nello svolgimento, ma è in tutto e per tutto coerente con quel che vuole raccontare, finale compreso.
Per me è da vedere.





mercoledì 2 settembre 2015

L'ultima Caccia - Joe R. Lansdale

02/09/2015: questo post è stato ripubblicato poiché cancellato inavvertitamente.

L'estate scorsa di questi tempi mi lanciai in una full immersion di letture dei romanzi di Joe R. Lansdale.
Mi sciroppai ventordici dei suoi romanzi tra cui la trilogia del Drive-In e tutti i romanzi della saga di Hap & Leonard.
Ed oggi sono qui per dire che dopo un anno, sono ricaduto nello stesso vizio.
Eppure ne ero uscito.
Ero riuscito a sfuggire alla sua prolifica penna, ai suoi racconti noir e sopra le righe, dai suoi personaggi sarcastici e violenti, dalle sue storie ambientate nella sferzante, cruda e talvolta desertica provincia rurale texana.
Mi è bastata la semplice recensione di un suo romanzo a farmici ricascare di nuovo, come quando all'ex fumatore offrono due tiri di sigaretta dopo una birra per compagnia.
Perché parliamoci chiaro, Lansdale è un autore che da' assuefazione.
Per fortuna, portafoglio a parte, non fa male come una sigaretta.
Ed eccomi quindi qui a parlare di uno dei tre suoi romanzi con cui mi sono intrattenuto nell'ultima settimana.
Lo scenario?
Non il classico noir condito da personaggi sbruffoni e violenti che Joe ci ha raccontato spesso e volentieri, ma piuttosto  andiamo verso un tema che lo scrittore texano sembra amare in maniera altrettanto evidente, ovvero il racconto di formazione adolescenziale.
Via di sinossi:

È il 1933: l'est del Texas è schiacciato dalla Grande Depressione. Richard Dale, un ragazzo di quindici anni che sogna di diventare scrittore, decide di affrontare un cinghiale selvatico che minaccia la sua famiglia, anche se perfino suo padre, grande campione di lotta, non è mai riuscito a sconfiggerlo. Si tratta di una bestia spaventosa, di proporzioni gigantesche, una creatura mitica, quasi soprannaturale. Finché, una notte, il cinghiale esce dalle nebbie del mito e si fa minacciosamente concreto, attaccando Richard nei suoi affetti piú profondi. Al ragazzo non resterà che accettare la sfida con le sole armi di cui dispone: l'astuzia e il coraggio. Al suo fianco avrà Abraham, il suo migliore amico, un ragazzo nero che sogna di tornare un giorno nella sua terra con una fama da grande guerriero. Dalla penna di Joe R. Lansdale, un racconto che reca in sé gli echi di Mark Twain e William Faulkner. Età di lettura: da 12 anni.
Possiamo considerare L'ultima Caccia come un racconto di formazione Mark Twain style ( citato anche dal giovane protagonista come lettura in corso d'opera ) dalla forte venatura favolistica.
Siamo lontani dalla cruda ed efferata violenza dei due libri di cui conto di parlare in futuro ( Freddo a Luglio e Il Lato Oscuro Dell'anima), ma il cattivo della situazione è un demonio comunque.
È un enorme cinghiale denominato il Vecchio Diavolo.
La narrazione si apre in una zona rurale del Texas orientale, durante gli anni della depressione.
Terra arida e povera, in cui si vive di stenti e di raccolto.
E' così anche per la famiglia di Richard, il giovane quindicenne protagonista di questa storia.
Un ragazzo che sogna di diventare scrittore, ma che sa che probabilmente dovrà passare la sua vita nei campi ad aiutare il padre che per racimolare dei soldi si presta come lottatore di fiera in tornei clandestini.
A turbare il raccolto e la famiglia di Richard ci penserà il Vecchio Satana, un enorme e leggendario cinghiale che sembra essere l'incarnazione del diavolo e che sembra persino insensibile alle pallottole.
Il ragazzo dopo un feroce attacco del cinghiale " indemoniato " alla sua famiglia, medita vendetta ed insieme al suo migliore amico di colore parte alla ricerca del cinghiale per riuscire dove nessuno era riuscito prima, ucciderlo.
L'ultima Caccia è un libro piuttosto leggero ed ermetico.
Forse alcuni personaggi ed alcune situazioni potevano essere narrate in maniera più corposa ed esaustiva.
Diciamo che Lansdale si è limitato a delineare ed arredarne i contorni, ma non ci ha perso tempo e pagine nel descriverceli.
I personaggi che circondano i due ragazzi protagonisti dai pochi accenni sono tutti suggestivi ed affascinanti, ma delineati in maniera effimera ed essenziale.
Prendiamo la famiglia di Richard, per esempio.
Il padre che si cimenta in combattimenti con altri uomini per raccattare denaro poteva essere uno spunto interessantissimo ( molto bella la parte in cui con i soldi guadagnati da un suo combattimento vinto manda regali alla sua famiglia tra cui una macchina da scrivere per Richard), ma capisco allo stesso tempo che essendo un romanzo di formazione c'era bisogno di toglierselo dai piedi per lasciare campo libero ai due ragazzi protagonisti indiscussi della vicenda.
Però nonostante risulti quanto meno scarno di contenuti e presenti numerosi personaggi al limite della didascalicità ( penso anche alla madre di Richard ed al fratellino Ike), devo ammettere che nella sua semplicità ho trovato questo romanzo adorabile.
Va bene che io amando i racconti di formazione ci sguazzo che è una bellezza, però questo libro mi è piaciuto moltissimo e mi è spiaciuto molto il fatto che fosse così corto e serrato.
Mettendosi di buona lena ( cosa che il romanzo invoglia molto a fare ), lo si finisce in poche ore.
 Insomma, ci troviamo davanti un classico racconto di formazione paragonabile ad uno qualsiasi dei tanti libri di narrativa giovanile, che pesca a piene mani anche dal fiabesco grazie ad una narrazione che è intrisa di buoni sentimenti e in cui aggettivi come sacrificio, coraggio, amicizia e avventura appaiono palesi e dove viene a mancare totalmente la volgarità e il minimo accenno sessuale e puberale.
Lo stesso cinghiale nonostante le fattezze reali, sembra più un personaggio immaginifico come il cattivo di una fiaba, che un vero e proprio villain tout court.
Ma d'altronde mi pare che la copertina in tal senso ammicchi anche parecchio.
Alla fin fine La Lunga Caccia risulta essere un libro leggero ma piuttosto avvincente.
Per me è un pollice su, assolutamente.