lunedì 31 dicembre 2012

Gli Auguri

- Gli Auguri, quelli fatti tanto per fare.
- Il messaggio standardizzato via Sms, quello inoltrato a tutti quanti, spesso ad un gruppo di persone che magari quella sera si trovano insieme e sorridono della cosa.
- Quelli che non ti aspetti.
- Quelli che ti aspettavi e non hai ricevuto.
- Quelli che si perdono nel mare dell'etere e che non arrivano più.
- Quelli che ti dimentichi di scrivere.
- Quelli dati di persona, spesso con un bacio su una guancia se li dai ad una donna, se è uomo, ci si scambia la mano e buona lì ( tranne con i parenti e gli amici più stretti).
- Gli auguri dati e ricevuti dai clienti, per dovere, hanno lo stesso valore di un buongiorno o di " Che ore sono?".
- Gli auguri tramite Twitter o Facebook o meglio ancora via Whatsapp, nuove forme di comunicazione che ormai avanzano e surclassano quelli più tradizionali.
- Gli auguri tramite Blog, ormai una parte infinitesimale della rete, quella più sparuta, quasi invisibile.
Penso che se inviassi qualsiasi augurio da qui, probabilmente non arriverebbe a nessuno, forse giusto a quelle due, tre persone al massimo.
- Gli auguri alle persone reali, in carne e ossa, che sono infinitamente di meno di quelli dati tramite cellulare o Social Network.
- Gli auguri, a cui fino a 5-6 anni fa, davo importanza ed adesso chi se ne frega.
- Gli auguri, quelli dati a mezzanotte, forse gli unici con un minimo di senso.
- Gli auguri, quelli che facciamo alle persone più sole, disagiate, ricordandoci di loro, giusto oggi, e poi chi se ne frega.
- Gli auguri quelli dati tramite qualsiasi cartolina trovata tramite Google immagini e siti dedicati.
- Gli auguri, quelli aggiunti con una canzone a caso, magari tipo questa, anche se cantata di merda.



- Gli auguri, cazzo, gli auguri.
- Ricarico il cellulare, non sia mai che non abbia soldi per mandarli.


 

giovedì 27 dicembre 2012

Lo Hobbit - Un Viaggio Inaspettato

E' strano tornare a parlare di cinema, visto il rapporto conflittuale che sto avendo negli ultimi anni con la settima arte.
Non riesco ad interessarmene come un tempo e non riesco più a tenere alta la soglia di attenzione per tutta la durata di un film, saranno i trent'anni e passa che si fanno sentire, chissà.
Però per lo Hobbit, che attendevo con interesse da tempo, tutto ciò non vale.
Conobbi il Signore Degli Anelli grazie al primo film.
Subito dopo averlo visto, corsi subito alla libreria più vicina e acquistai il tomone di Tolkien, mai 20 Euro furono così ben spesi.
Rimasi così estasiato che a fine lettura mi sfuggì un pensiero che diceva: " Il film è grandioso, ma il libro lo è di più."
Ovviamente comprai subito dopo anche Lo Hobbit, quello pubblicato da Adelphi.

Lo Hobbit fu scritto nel 1937 e ISDA nel 1955 o giù di lì, e salta immediatamente all'occhio la differenza di stile e di tematiche tra l'uno e l'altro.





Diciamolo chiaro e tondo: Lo Hobbit è una favoletta senza pretese, probabilmente foriera di un successo inaspettato.
Aveva i suoi bei momenti, ma nella mia mente restano appunto solo quelli, pur avendo letto il romanzo chissà quante volte. In 350 pagine o giù di lì, sono stato sedotto giusto dalla gara di Indovinelli tra Bilbo e Gollum , il ritrovamento dell' unico Anello e tutte le scene riguardanti Smaug, il resto scivola via senza lasciare traccia di sé, almeno nella mia mente.

Mi sono quindi avvicinato alla pellicola non dico dubbioso ma comunque non aspettandomi un tono epico e immaginando l'ampliamento di personaggi e vicende che altrimenti non avrebbero mai potuto coprire una trilogia.
Ecco, questa è la prima critica che nella rete viene mossa al film: " Che bisogno c'era di fare tre film per una storia che contiene a malapena 350 pagine o giù di lì ? ".
Ovviamente i soldi, la risposta è palese.
Però non me ne importa nulla delle aggiunte se il risultato è lodevole, e per quel che mi riguarda lo è stato ampiamente.
Bisogna giusto resistere ad un Incipit insipido e alla lentissima prima parte, e poi il tutto prende ritmo a dovere, sorretto da delle scenografie stupende e dalla perizia registica di Peter Jackson.
Bellissima la scena degli Indovinelli tra Gollum e Bilbo e soprattutto magnifico il lavoro fatto sul personaggio del Nano Thorin, vero punto di forza del film.
I suoi duelli con l' Orco Azog sono tra i momenti più epici e suggestivi.
Detto ciò, aspetto con impazienza il prossimo: La Desolazione Di Smaug. ;-)
Bellissima la colonna sonora del film, in particolare la Canzone Over The Misty Mountains Cold, che canticchio tutt'ora.
 

venerdì 21 dicembre 2012

I Barren de noaltri

Davide, Fabiana e Lucia.
Sono passati 25 anni, ma i nomi li ricordo ancora e mi domando se viceversa essi si ricordano del sottoscritto.
Avevo 10 anni, stavo per fare gli esami di quinta elementare e solevo passare alcuni pomeriggi a casa dei miei cugini nella zona collinare del centro città che oggi ospita le Università e lo scheletro dei suoi dormitori mai terminati.
All'epoca quella zona era un pantano, quasi una palude quantunque una zona ancora selvaggia.
Strada sterrata, ponti di legno, la fiumara dell'Annunziata piena di insetti, vespe,libellule, serpi e rospi e i colpi di fucile dei cacciatori che talvolta rimbombavano nell'aria.
Passavo interi pomeriggi con il binocolo ad osservare le montagne e il viadotto della statale, con la fissazione quasi ossessivo-compulsiva di guardare i Camion indugiando nelle scritte pubblicitarie e non, senza motivo.
Ma in particolare ricordo i pomeriggi di esplorazione passati con loro.
Erano tutti e tre più piccoli di me, ma il fatto che conoscessero così a menadito quei sentieri, quei percorsi, me li faceva sembrare più grandi di me ai miei occhi.
- Ricordo  quando aprimmo un furgoncino rosso abbandonato che era invaso dalle api.
La fuga, l'inseguimento, le punture e le lacrime. Le loro, perché io non fui punto, non so perché, forse corsi più veloce di loro o semplicemente ebbi una botta di culo.

- L'escursione alla Sorgente, anche se non ci arrivammo mai.
La vista di un uomo, forse un barbone, con una sacca bianca in spalla, capelli lunghi e barba incolta, ci fece tornare sui nostri passi, naturalmente di corsa.

- Le partite a Monopoli e tanto altro.

- O quando si andava sotto il viadotto a cercare i resti di una macchina che si diceva fosse precipitata qualche anno prima.

Tutte le volte che mi ritrovo a passare da quelle parti sembrerò un sentimentale del cazzo, ma mi ricordo di voi, vi penso e vi ringrazio di quei pomeriggi.



 

martedì 11 dicembre 2012

Fantasmi Del Natale Passato...

Il silenzio ovattato dell'abitacolo dell'automobile veniva ogni tanto interrotto dalle gocce di pioggia sul tettuccio e sui finestrini e dallo stridìo dei tergicristalli che non sembravano funzionare a dovere, intanto io mi guardavo intorno e pensavo.
Pensavo che era il 7 dicembre. Pensavo alle luci dei palazzi e delle case, pensavo a cosa facesse la gente in quel momento, pensavo alle decorazioni Natalizie che iniziavano a spuntare in ogni dove, alle luci degli Alberi di Natale che s'intravedevano dalle finestre e dai balconi e soprattutto pensavo che il giorno dopo appena aperto Internet avrei trovato nella Timeline di Twitter e su Facebook miriade di foto di allestimenti di alberi e presepi in famiglia e quant'altro, perchè si sa l'8 dicembre è tradizione che ci si dedichi all'albero e al presepe.
Ecco, per me questa tradizione non c'è più da 10 anni.
Sarà che siamo tre maschi o chissà cos'altro, ma a nessuno in questi anni è mai venuto in mente di prendere quella scatola sotto il televisore dove dentro, ormai inpolverato, vi è riposto il presepe che aspetta di essere realizzato nell'opportuna mensoletta o tavolino da almeno un decennio.
Era una cosa che faceva mia madre, e che nessuno di noi ha voluto ereditare.
Non per cordoglio o lutto o chissà cos'altro, ma per semplice apatia e mancanza di scopo, evidentemente di spirito del Natale non ne abbiamo o non ne è rimasto, non lo so.
A casa mia non ci sono coppie appena sposate che realizzano il primo albero insieme nel loro appartamento, non ci sono bambini, siamo tre adulti, probabilmente cinici o chissà cos'altro, nessuno di noi ne ha mai parlato, so che ogni anno è così e basta.
Però parlano abbastanza i ricordi: La musichetta ininterrotta e fastidiosissima delle lucette del Presepe che soprattutto la domenica suonava a tutte le ore del giorno. I pastorelli e le pecorelle sempre a faccia in giù o di lato tutte le volte che il mio nipotino si prendeva briga di fare le veci di un terremoto dalle parti di Betlemme. Il mio primo ricordo di Regalo Natalizio, dovevo essere proprio piccolissimo: La corsa dal letto all'albero peggio di Mennea e lo scarto del regalo che era una moto simile a questa:


E poi tanti altri regali, cenoni con gente che ora non c'è più o vive anche a mille chilometri di distanza, i viaggi e le cene dai parenti, le partite infinite a carte e chissà quante cose che purtroppo veleggiano oscure nel mare della mia memoria dimenticata.
La mia atmosfera Natalizia oltre al regalo a mio nipote e quelle cene buonissime ma spesso infinite e noiose dai parenti è nient'altro che il fantasma del Natale passato e di chi ne ha fatto parte.
Non è una constatazione amara e neppure commiserazione ma semplice nonchè apatica e cinica  realtà dei fatti.
A conti fatti sono d'accordo con quella lucetta Natalizia tanto condivisa nei Social Network : sarà l'ennesimo Buon Natale del cazzo. ;-)

giovedì 6 dicembre 2012

La Leggenda Del Vento - Stephen King

" Il tempo è come una serratura, pensò mentre contemplava le stelle. Sì, credo proprio di sì. Ogni tanto noi ci chiniamo e sbirciamo attraverso il buco. E quando lo facciamo, il vento che sentiamo sulle guance, il vento che soffia attraverso la toppa, è il respiro di tutto l' universo vivente."


 The Wind Trough The Keyhole da noi è stato ribattezzato La Leggenda Del Vento ed anche se il titolo è diverso rispetto all'originale rispecchia comunque il tema portante del libro che è appunto La Leggenda Del Vento.
Noi fedeli lettori Italioti abbiamo dovuto aspettare diversi mesi per leggere questo libro visto il ritardo con cui è stato pubblicato, ma direi che ne è valsa la pena.
Il problema è che io non faccio testo, non riesco ad essere veramente obiettivo nei riguardi della Torre Nera ed anche se la storia narrasse di Roland e il suo Ka-tet impegnati in una partita a briscola o a tressette oppure di Roland e soci mentre si fumano un cannone di Erba Diavola, probabilmente lo leggerei lo stesso e con grande partecipazione.
Lo dico a caratteri cubitali: I romanzi della Torre Nera sono l'universo narrativo che preferisco e per me ritornarci è pura manna, è masturbazione orgasmica con tutti i crismi e buonanotte e sogni d'oro a tutti.
In verità una cosa da criticare c'è ed è il prezzo del volume. 
19 Euro per un romanzo scritto a caratteri grandi di 375 pagine rappresenta per me un furto legalizzato da parte dalla Sperling & Kupfer, ma pazienza per una volta mi sono fatto rapinare con il sorriso.
La storia di questo libro aggiunge poco o nulla alla saga e si colloca tra il quarto e il quinto capitolo in parole povere poco prima che il Ka-Tet del pistolero raggiunga Calla Bryn Sturgis.
Durante il cammino vengono sorpresi da una sorta di tempesta perfetta di nome Starkblast e riparatisi in una casa abbandonata, intorno ad un fuocherello, Roland inizia a raccontare un episodio della sua giovinezza in cui insieme al suo amico Jamie De Curry viene inviato dal padre a Debaria un luogo ai confini del suo feudo a risolvere la minaccia di uno Skin-Man in pratica una sorta di mutante mutaforma alla Mystica degli X-Men, per intenderci.
Ma il libro non è solo questo e anche la narrazione della Leggenda Del Vento che Roland racconta al bambino unico sopravvissuto alla furia dello Skin-Man.
In pratica questo libro è una sorta di Matrioska che dentro di sè nasconde tre storie diverse.
La parte Della Leggenda Del Vento è stata quello che ho preferito e l'avventura del piccolo Tim nella foresta infinita mi è piaciuta davvero molto grazie soprattutto alla presenza di personaggi come Marten ( che qui impersona un Covenanter una specie di esattore delle tasse) e Maerlyn il mago dell'Eld.
In conclusione questo Spin-Off della saga forse non è epico come alcuni dei volumi della saga ( Terre Desolate e La Sfera Del Buio in primis) ma è comunque un graditissimo ritorno a quei personaggi e quelle atmosfere così suggestive della Torre nera, che ammetto mi mancavano molto.
Per chi ha letto quei romanzi è un appuntamento imperdibile, per gli altri, è un opportunità di conoscere uno dei mondi narrativi più belli inventati dalla fervida mente di Stephen King. ;-)

mercoledì 21 novembre 2012

La Tartaruga che scomparve.

" La Tartaruga non ci può aiutare"
( I Perdenti - It)

Non ho mai avuto animali domestici, né credo di averli mai desiderati.
Tuttavia ogni volta che c'erano le bancarelle o una fiera qualsiasi, qualcuno di noi, tra mia sorella, mio fratello ed io, portavamo a casa qualche animaletto comprato in quel peregrinare tra un chiosco e l'altro.
Pesci rossi e pulcini, andavano per la maggiore.

I pulcini o venivano calpestati per sbaglio, quando venivano lasciati liberi di girovagare per casa o venivano regalati appena ci venivano a noia. I pesci rossi, semplicemente morivano dopo pochi giorni o qualche settimana, non avevamo grossi rudimenti di biologia e all'epoca cambiare acqua al piccolo acquario non ci passava per l'anticamera del cervello, né a noi piccoli, né ai grandi, che se ne fregavano bellamente.
Poi non ricordo come e perché, comprammo una tartaruga, una di quelle di terra.
Credo per invidia verso un mio amico che ne aveva una, ma non posso dirlo con certezza.
Un giorno ci giocavo allegramente quando lei si infilò sotto un armadio e non ne uscì più, semplicemente scomparve.
Da allora, tutte le volte che noi tre ci riuniamo un po' ridendo ma anche con un po' di dispiacere ci poniamo la fatidica domanda di dove sia finita quella stronza di tartaruga.
L' avrà rubata qualcuno dei nostri amici o vicini di casa, che affollavano casa mia?
L'avrà buttata o regalata a qualcuno mia zia, che mal sopportava questi animali? Davvero, non l'abbiamo mai saputo.
 
L'idea che un animale così lento possa essermi sfuggito dalle mani, ( in verità in una mano tenevo un pupazzo dell'ape Maia e un foglio di lattuga) essersi infilato sotto un armadio ed essere sparito, ancora mi sconvolge.
Ero convinto che sarebbe uscita da sola quando avrebbe avuto fame ed invece l'aspettai invano, avrebbe meritato l'appellativo di Godot.

giovedì 15 novembre 2012

Uomini e Topi

Steinbeck non c'entra una sega, per quanto io abbia apprezzato quel libro non è di George e Leonard che voglio parlare ma di loro, quei topi bastardi.
Loro che vedi arrampicarsi sugli alberi come scimmie, che vedi nelle grate mentre sfrecciano come una macchina di Formula Uno come ebbi a vedere quando ero piccolo, loro che ho visto più di una volta in quel cazzo di deposito del negozio che per quanto è tetro sembra uscito da un episodio di American Horror Story o da un romanzo di Stephen King, loro che a quanto si dice, insieme agli scarafaggi erediteranno la terra e che d'estate vedi camminare nella città e nel lungomare con una tale sicurezza e tranquillità, che quasi ti fanno invidia.
E poi cazzo, sono furbi come faine, vacca boia.
E poi non vi perdonerò mai per questo che sto per raccontare, anzi, lui non vi perdonerà mai, Buzz Off.

Come al solito, è vedendo la sua foto in un Blog o su un sito, che questo ricordo mi è tornato in mente e l'ho subito associato alla mia recentissima disavventura con il solito deposito dove per magia dopo qualche anno di pausa, è tornato ad affacciarsi un topo, ma non divaghiamo.

Abitando al pianterreno è inutile negarlo, soprattutto d'estate, nel corso di questi 35 anni pur abitando in quasi centro città, di animali e insetti ne sono entrati a bizzeffe.
Scarafaggi, qualche geco, un piccione e una volta anche un gatto che entrò dalla finestra del bagno, ci vide, si fece un giro per il corridoio e poi scappò dalla stessa finestra da cui era entrato, fino a che quando io potevo avere 9-10 anni circa, entrò anche un topo.
A dire il vero non entrò da fuori ma dal buco del water, lasciato incustodito dagli operai durante la ristrutturazione del bagno di casa o così pensavano allora i miei.
All'epoca pur abitando in una casa piccolissima insieme ai miei, mio fratello e mia sorella vivevano anche una mia zia, due dei suoi figli e la fidanzata di uno di loro, che di lì a breve dovevano sposarsi.
Furono loro e mia sorella che in occasione diverse lo videro, io mai.
Ricordo che appena la minaccia fu debellata, mia madre raccolse e infilò in una busta tutto ciò che poteva essere entrato a contatto con il topo e in quel sacco finirono anche molti dei miei giocattoli, destinazione spazzatura, ovviamente.
Tra tutti, come in un sacco cadaverico, spuntavano la sua forma e le sue ali, non piansi ma provai tanto dolore, non lo nego.
Ed anche se poi ebbi tanti altri personaggi dei Masters lui non lo ricomprai mai, per me morì quel giorno.