lunedì 12 gennaio 2015

Nexus, Io Ti Lovvo!

Due anni fa più o meno di questi tempi mio fratello vinse una scommessa sportiva.
Niente che ci/gli cambiasse la vita, ma comunque gli servirono per l'acquisto di un Tablet che stava corteggiando già da un po', il Nexus 7.
Inizialmente io ero restio, del resto non erano passati che pochi giorni da quando feci un post proprio per criticare quella massiccia e veloce diffusione di Tablet ed E-reader che ero convinto minacciassero il mondo dell'editoria.
Qui il post in questione:

http://pirkaff.blogspot.it/2012/01/di-come-io-e-lebook-non-riusciamo-ad.html


Un post esagerato e intollerante basato principalmente sull'ignoranza ed abbastanza lacrimevole e banale.
Solite frasi fatte sull'odore delle pagine e sull' importanza del cartaceo e su quanto fosse bello farsi le seghe ammirando la propria libreria. :-P
Come un vecchietto che abiura e si trova spaesato di fronte alla tecnologia, io lo ero di fronte a questo nuovo modus operandi della diffusione letteraria.
Poi arrivò questo Tablet ed il mio mondo cambiò.
Cambiò non solo le mie giornate lavorative, visto che è stato ed è tuttora una compagnia fondamentale nei momenti di stanca, ma anche un ottimo strumento di lettura.
La mia prima lettura fu un libro introvabile in formato cartaceo che tanto cercai inutilmente nelle librerie d'usato virtuali e non: Al di là dei sogni di Richard Matheson.
Il romanzo si trovava piuttosto facilmente su Internet e quindi mi lanciai nella lettura, un battesimo del fuoco che ero convinto non avrebbe inficiato le mie certezze.
Niente di più sbagliato.
Pur non essendo un vero e proprio E-reader da quel momento il Nexus è diventato una piacevole compagnia per quel che riguarda le letture.
Tanto che il 2014 è stato per la prima volta l'anno in cui ho letto più romanzi in E-book che in formato cartaceo.
Tale formato è stato una manna per il mio portafoglio notoriamente misero ma anche un'ancora di salvezza per la mia libreria, famosa per l'impilamento a cazzo di cane per mancanza di spazio e a forza, di libri e fumetti.
Certo, gli autori che amo di più li comprerò e leggerò sempre in cartaceo, su questo non ci piove, ma per ciò che concerne sperimentazioni letterarie verso autori a me sconosciuti o romanzi ormai fuori catalogo ed introvabili in formato cartaceo, Il Tablet è un ottimo sostituto.
Insomma, tutto questo fiume di Jalissiane parole per augurare buon compleanno al mio Tablet, fedele compagno delle mie giornate lavorative, di letture e di navigazione in rete.
Nexus, io ti Lovvo!



venerdì 2 gennaio 2015

Le più grandi delusioni videoludiche della mia vita: Street Fighter 2 per Amiga 500

Che anno era il 1987 o il 1988?
Non lo ricordo di preciso, ma ricordo quella sala giochi malfamata, tutto il fumo passivo respirato e quel cabinato con quegli enormi pulsanti blu e rossi.
Roba che io per premerli dovevo quasi sedermici sopra ed usare il culo per lanciare l' Hadouken.
Ero piuttosto minuto per la mia età e quel cabinato mi sembra maestoso, una sorta di grattacielo videoludico.
Questo fu il mio primo approccio con Street Fighter.

Venne il 1991 e Pirkaf era adolescente.
In quell'anno solevo passare tutti i primi pomeriggi nel Bar sotto casa, davanti ad un flipper o davanti al cabinato di turno.
Il 1991 fu l'anno di Street Fighter 2.
Un gioco che mi portò all'inserimento di non so quante monete da 500 Lire nel cabinato, nonché portatore sano di innumerevoli sfide tra amici e di sano divertimento.
Si parlava tra di noi, di quanto sarebbe stato bello poter avere una conversione del gioco per Amiga 500, visto che era il computer che bene o male possedevamo tutti.
Fortuna (?) volle che durante la lettura di una rivista del settore che compravamo per tenerci aggiornati sulle uscite videoludiche, leggemmo proprio di un'uscita imminente di Street Fighter 2 per Amiga 500.
Salti di gioia, scene di giubilo e poi via, di corsa verso quel negozio di computer che vendeva giochi piratati a 5000 Lire.
Lo ricordo come fosse ieri: quattro persone su due scooter, che correvano come pazzi dopo aver fatto la colletta ed aver lucidato l' x copy di turno per poter fare delle copie per ognuno di noi.
Col gioco in mano e con il batticuore inserimmo il primo dei quattro dischetti dentro il computer del mio amico e già dall' intro sentimmo puzza di bruciato.
Sonoro infimo, grafica al minimo sindacale, scarsa fluidità ed una giocabilità che rasentava il ridicolo ci balzarono subito all'occhio.
Non sapevamo se ridere, piangere o bestemmiare l'intero calendario.
Fatto sta che quel gioco anelato ed aspettato, non me lo copiai mai e dopo aver dato l'addio alla mia quota per il suddetto acquisto già dal giorno dopo ero nel bar sotto casa con le mie monetine in tasca pronto per una nuova sfida.
Ma restava comunque il rammarico di un gioco tanto atteso che risultò la mia più grande delusione videoludica dopo il gioco di Kenshiro.
Mamma mia, che sola. :-p





sabato 20 dicembre 2014

Horns / La Vendetta Del Diavolo - Joe Hill

Tanto aumenta la pila di libri di cui parlare, tanto diminuisce la voglia di farlo.
Ultimamente va così.
Sarà una fase passeggera?
Chissà.
Io spero vivamente lo sia.
Comunque, voglia o non voglia, sono qui e quindi bando alle ciance e parliamo di libri.
Oggi ci occupiamo di Joe Hill, che altri non è che il figlio di Stephen King.
L'ennesimo raccomandato che sfrutta la fama del padre per provare a seguirne le orme?
Ammetto di averci pensato, ma devo dire che La Vendetta Del Diavolo ha fugato tutti i miei dubbi, visto che tutto sommato è stata una piacevole lettura.
A vantaggio della credibilità dello scrittore va anche il merito di aver usato uno pseudonimo tratto dal diminutivo del suo nome per cercare il più possibile di staccarsi dalla nomea di essere il proverbiale figlio di cotanto padre.
Tanto che ha rivelato la sua identità solo dopo il buon successo riscosso con i suoi primi libri.
Joe anche grazie al successo di quest'opera e alla sua riduzione cinematografica firmata da Alexandre Aja con Daniel Radcliffe protagonista, vanta un buon numero di appassionati anche nella landa italica.
Io stesso mi sono avvicinato alle sue opere grazie all'interessante Trailer del film ( che comunque poi non ho visto, ma che conto di recuperare ).
Certo, molto del fandom viene dagli appassionati del Re, ma comunque figlio o non figlio le sue opere piacciono e quindi va bene così.
Ma parliamo de La Vendetta Del Diavolo sennò si fa notte.
Via con la sinossi:

..."Ignatius Perrish ha passato tutta la notte tra alcol ed eccessi. Il mattino dopo si sveglia con i postumi di una sbronza tremenda, un mal di testa infernale... e un paio di corna che gli spuntano sulla fronte. In un primo momento Ig pensa che siano un'allucinazione, o il prodotto di una mente alterata dalla rabbia e dal dolore. Nell'ultimo anno ha vissuto in un solitario purgatorio personale, dopo la morte della sua amata, Merrin Williams, violentata e assassinata in circostanze mai chiarite. Un esaurimento nervoso sarebbe la cosa più naturale del mondo. Ma non c'è niente di naturale in queste corna, fin troppo reali. Un tempo Ig godeva una vita di privilegi: aveva sicurezza, soldi e un posto nella società. Aveva tutto, e anche qualcosa in più: aveva Merrin, e il loro amore fatto di sogni a occhi aperti e magia. Ma l'assassinio della fidanzata si è abbattuto su Ig come una maledizione: pur essendo innocente, agli occhi della gente è lui l'unico colpevole, e si è comprato l'assoluzione grazie al suo denaro. Tutti, ormai, l'hanno abbandonato. Tutti, tranne uno: il suo demone interiore. Posseduto da un nuovo, terrificante potere e con nuove, spaventose sembianze, per Ig è arrivato il momento di trovare il mostro che ha ucciso Merrin e ha distrutto la sua vita. Essere buono non lo ha portato da nessuna parte. È il momento di una piccola vendetta. È tempo che il diavolo riscuota ciò che gli spetta"





L'inizio del romanzo è tremendamente suggestivo e trascinante.
Un ragazzo sospettato di essere l'assassino della sua ragazza, dopo una notte di bagordi si risveglia con delle corna in testa.
Non quelle di un cervo a primavera, ma delle vere e proprie corna malefiche che sembrano dotate di particolari peculiarità, ovvero quelle di spingere la gente sotto il loro influsso a rivelare tutti i loro più reconditi e turpi desideri.
Dopo l'iniziale smarrimento il protagonista del romanzo userà questa sua particolare abilità per cercare il vero assassino della sua fidanzata.
Come dicevo più su, il romanzo nelle prime battute è veramente affascinante con una narrazione fluida che rende la lettura veloce e scorrevole.
Via via, però secondo me, i troppi flashback dilatano fin troppo la narrazione, rendendo il romanzo fin troppo contorto.
Mi va benissimo l'introspezione psicologica e conoscere il passato ed il background dei tre protagonisti principali ed anzi le loro vicissitudini sono ben raccontate, ma personalmente ho trovato la parte ambientata nel passato, inutilmente prolissa.
A parte questo, mi sento di consigliarne senza riserve la lettura.
A prima vista potrebbe sembrare un horror, ma in verità è più un thriller che si concentra sui più turpi desideri umani condito da un pizzico di soprannaturale e da una sorta di triangolo amoroso giovanile che fungerà da chiave di volta del romanzo.
Probabilmente è un romanzo che avrebbe funzionato persino senza l'elemento soprannaturale, la cui spiegazione alla fine della storia è fin troppo fumosa e didascalica, per quanto accettabile con il contributo della sospensione dell'incredulità.
Insomma, non tutto funziona a menadito in questo romanzo, ma viceversa tutto ciò che funziona ne compensa ampiamente i difetti.
Complimenti a Joe Hill e non escludo di procurarmi gli altri suoi lavori.
L'ultimo dal titolo molto accattivante di NOS4A2 ( gioco di parole che in inglese forma la parola Nosferatu ), è uscito nemmeno un mese fa.
Ero andato persino a comprarlo, ma come spesso accade sono uscito con altri due libri al posto del romanzo di Joe Hill, che comunque mi regalerò, prima o poi.



martedì 9 dicembre 2014

A Volto Ritorno - John Niven

Minchia.
E' passato così tanto tempo dal mio ultimo post?
Eppure è strano.
Il tempo per praticare il retrogaming al computer o di giocare con l'ultima release di Pes ce l'ho.
Il tempo per leggere, pure.
Ho letto un fottio di libri, riletto praticamente la mia collezione intera di fumetti de Gli Incredibili X-Men, tanto da arrivare al punto di prendere su Ebay alcuni dei numeri che mi mancavano.
Albi del 1992 che ancora si trovano a buon prezzo.
Ho avuto tempo per lavorare, vivere o esistere, fate vobis.
Ma non il tempo e la tranquillità per scrivere un post.
Ed oltre al tempo e la tranquillità, mi è mancata la voglia.

Ma oggi tempo,voglia e tranquillità ci sono e quindi eccomi di nuovo qui.
E di cosa parliamo oggi?
Di una delle ventordici letture affrontate nel frattempo.
Oggi lascio da parte l'horror e mi concentro su un romanzo che mi ha fatto ridere e divertire come non accadeva da tempo ed allo stesso tempo mi ha fatto riflettere e in qualche pagina persino commuovere.
Parlo del pazzo ed irriverente romanzo A Volte Ritorno dello scrittore scozzese John Niven.
Via con la trama, và:

Dopo una vacanza di qualche secolo Dio è tornato in ufficio, in Paradiso, e per prima cosa chiede al suo staff un brief sugli ultimi avvenimenti. I suoi gli fanno un quadro talmente catastrofico - preti che molestano i bambini, enormità di cibo sprecato e popolazioni che muoiono di fame... - che Dio si vede costretto a rimandare giù il figlio per dare una sistemata. JC (Jesus Christ) gli dice: "Sei sicuro sia una buona idea? Non ti ricordi cosa è successo l'altra volta?" Ma Dio è irremovibile. Così JC piomba a NY, dove vive con alcuni drop-out e ha modo di rendersi conto in prima persona dell'assurdità del mondo degli uomini. E cerca, come può, di dare una mano. Il ragazzo non sa fare niente, eccetto suonare la chitarra. E riesce a finire in un programma di talenti alla tv. Un gran bel modo per fare arrivare il suo messaggio a un sacco di gente. Ma, come già in passato, anche oggi chi sta dalla parte dei marginali non è propriamente ben visto dalle autorità.



Ecco, dalla sinossi credo che si intuisca dove si andrà a parare.
Niven ci dona una risposta tutta sua ad una delle domande che in tanti, soprattutto dinnanzi a tragedie, guerre, malattie e carestie, si pongono.
Dov'è Dio?
E' morto come ci dicono Nietzsche o Guccini?
Manco per il cazzo, era in vacanza. :-P
Mentre Dio si crogiolava in piena epoca rinascimentale, ha lasciato il paradiso in mano a Gesù, un fattone fancazzista che passa gran parte del suo tempo a strimpellare la sua chitarra insieme a Jimi Hendrix.
Ed il mondo intanto se ne è andato a scatafascio.
Lo dico subito, probabilmente non è un romanzo adatto a tutti.
Niven non risparmia volgarità e blasfemia e mi rendo conto che ad un cattolico osservante e conservatore, questo romanzo può apparire invero disturbante.
Ho adorato le prime centinaia di pagine, veramente al fulmicotone per quel che concerne il ritmo della narrazione e dei dialoghi.
Dio è un personaggio irriverente e trascinante come non mai.
A tal proposito ho adorato la sua discussione con Satana.
Con il ritorno di Gesù sulla terra ( rimandato da Dio per rimettere a posto le cose ), il romanzo subisce un rallentamento ed a volte sembra incartarsi su se stesso, ma riesce a tenere comunque alto il ritmo e l'attenzione fino alla fine.
Gesù è un personaggio iconico che si fa veramente "adorare".
E lasciatemelo dire, è molto più umano e "vero" qui, che in tutto il Vangelo.
E qual'è al giorno d'oggi l'unico modo per arrivare alle masse e divulgare il proprio messaggio di pace e fratellanza?
Partecipare ad un Talent Show.
Idea geniale, quantunque Celentano con il film Joan Lui, in qualche modo, ne aveva anticipato i tempi.
Non dico altro sulla trama perché è tutta da leggere e scoprire, ma posso dire che c'è tempo in corso d'opera per ridere, inorridire davanti al bigottismo ed all'ignoranza degli uomini ed anche commuoversi.
Mi fermo qui.
Se non per dire che è un bellissimo romanzo.
Dietro la facciata irriverente e dissacrante, qualcuno ci vede una nemmeno non tanta velata critica al bigottismo della Chiesa e della religione in generale.
Io so solo che mi sono sentito molto in linea con il messaggio tanto semplice e conciso, quanto diretto di Gesù :
" Fate i bravi ".









mercoledì 19 novembre 2014

One Pound Gospel - Rumiko Takahashi - Quarto Volume

Avevo ricavato del tempo da dedicare alla stesura di un nuovo post.
Volevo parlare / scrivere di uno dei molteplici libri letti di recente, come del fatto che per quel che concerne la ricerca dei libri fuori catalogo, mi sento in un periodo piuttosto fortunato visto che sembra mi caschino addosso come dei frutti maturi.
Basta pensare che uno dei libri della serie I Libri Di Sangue di Clive Barker che cercavo da anni ed introvabile anche nei circuiti d'usato, l'ho trovato nell'edicola sotto casa dove passo tutte le domeniche.
Caso più unico che raro.
Ma poi l'apparizione della postina e la consegna del plico contenente il quarto volume di One Pound Gospel ha un po' scombussolato i miei piani e reso quindi questo post una sorta di postilla / appendice del precedente.

Trovare questo quarto volume non è stato semplice.
In fumetteria, nisba come sempre.
Sarò sfigato io, ma se non mi affido alle prenotazioni, lì non trovo mai nulla.
Manco parlassimo di un dentista o di fare una visita specialistica.
Poi, il fatto che sia un volume del 2008 non aiutava di certo.
Ebay, nemmeno.
Per averlo dovevo comprare la collezione completa con i tre numeri che possiedo già, quindi bye bye.
Non restava che Amazon.
Lì sono stato fortunato e affidandomi ad un venditore privato per risparmiare, l'ho portato via ad un prezzo piuttosto basso.

Tavole ribaltate nel tipico formato giapponese, la totale mancanza di qualsiasi redazionale e la copertina piuttosto insipida sono le primissime cose che mi sono saltate all'occhio appena preso il volume in mano.
La seconda sono stati i disegni.
Il reparto grafico è un po' peggiorato ed è molto più affrettato e scialbo dei capitoli precedenti.
Da questo punto di vista Rumiko Takahashi e i suoi assistenti non mi pare si siano svenati più di tanto.
Comunque al di là della confezione e dei disegni, il volume finale di quest'opera mi è garbato.
Vera protagonista delle 200 pagine di questo volume è certamente Suor Angela e il percorso di vita che dovrà scegliere di intraprendere.
Accetterà le avance del pugile imbranato Kosaku o prenderà i voti?
In mezzo a tutto questo ci sarà il primo vero incontro per un titolo importante di Kosaku e l'apparizione dei parenti ( piuttosto serpenti ) di Angela che creeranno alquanto scompiglio.
Come tutte le cose lasciate in sospeso e riprese dopo anni, si notano delle nette differenze sia per quel che concerne il plot narrativo che per quel che concerne i disegni.
Le gag sono meno ispirate, si sorride di meno e ultimo capitolo a parte, in questo volume Suor Angela appare fin troppo ingenua e succube della zia e degli altri parenti.
E' palese, secondo me, che sia un volume di gran lunga inferiore ai tre precedenti.
E' lodevole comunque il fatto che l'autrice si sia decisa a donare un finale a questa vicenda.
Un finale che si è fatto attendere per dieci anni e che tutto sommato ho trovato accettabile e coerente.
Presa in toto, nonostante un quarto volume un po' arrugginito, devo dire che il mio parere su questo manga resta strapositivo.
Pollice su.





sabato 8 novembre 2014

One Pound Gospel - Rumiko Takahashi


Tra la fine di un libro e l'inizio di un altro, mi prendo sempre una sorta di pausa per dedicarmi alla rilettura di qualcosa di leggero e di cui nel tempo inizio ad avere un ricordo annebbiato.Spesso si tratta di Manga infilati negli anfratti più remoti della mia libreria, impilati e nascosti dietro un nugolo di libri e fumetti.
Questa volta il fortunato ad essere stato tirato fuori dalla mia mano sinistra insieme alla polvere è stato One Pound Gospel, opera ancora una volta scritta e disegnata da Rumiko Takahashi.
One Pound Gospel è un'opera che è stata serializzata in tre volumi da 200 e passa pagine tra il novembre del 1997 e il gennaio del 1998.
Peraltro ad un prezzo tutto sommato abbastanza contenuto, 6000 delle vecchie lire.
All'epoca mi lasciò un po' l'amaro in bocca per via del finale tronco, in quanto Rumiko Takahashi non ebbe voglia di metterci più mano, ma recentemente sono venuto a conoscenza che il quarto volume con annesso finale è stato pubblicato nel 2008, a seguito della ristampa dei primi volumi.
Io non l'ho ancora preso ed a dirla tutta non so se e quando lo prenderò, quindi parlerò solo dei tre volumi che ho letto e riletto più volte nel tempo e che come dicevo qualche riga più su, ho ritirato fuori.
One Pound Gospel è una lettura disimpegnata ma divertentissima.
Rumiko Takahashi ancora una volta dimostra tutta la sua poliedricità cimentandosi in una storia sportiva condita da quegli elementi in cui è maestra, humour a perdere e romanticismo.
Il protagonista è Kosaku Hatanaka un pugile di talento che non riesce a trattenersi con il cibo, cosa che gli causa problemi di peso prima di ogni incontro.
Oltre al cibo, Kosaku ha un altro problema, quello dell'amore che nutre per una novizia suora da cui corre a confessarsi tutte le volte che ha una qualsiasi difficoltà, la bella e gentile Suor Angela.
La trama si può dire che sia tutta qui.
Si snoda tra allenamenti e combattimenti sul ring con avversari strampalati, tentativi di conquista dell'amore di Suor Angela ( che a sua volta sembra comunque non indifferente alle lusinghe del pugile ), e soprattutto di atmosfere divertentissime che non annoiano mai.

Tre volumi disimpegnati ma di quella leggerezza coinvolgente e divertente, da sempre marchio di fabbrica delle storie di Rumiko Takahashi.
Per quanto il pugilato sia ben presente nella storia, è la commedia sentimentale la principale protagonista.
Qui lo sport è solo un aspetto della storia, non a caso, tutti gli avversari di Kosaku risaltano più per il loro background particolare che per tecnica di combattimento.
Cioè, gli incontri sono sempre serrati e ben raccontati, ma spesso scivolano in secondo piano rispetto agli altri aspetti della storia.
Ecco, diciamo che forse il lato sportivo, risalta meno rispetto al resto ed è forse l'unico aspetto di questo manga che presta un po' il fianco.
Per quanto, io sono convinto che sia una scelta voluta, in quanto è una commedia sportiva sentimentale, non Rocky Joe o un manga di Adachi.
Parliamo pur sempre della Takahashi.
Al di là di tutto per quel che concerne questi tre volumi, ci troviamo di fronte un'ottima storia, che miscela perfettamente sport, commedia e romanticismo.
Ottimo anche il reparto grafico, visto che il disegno è chiaro, pulito e rende benissimo le scene.
Lo ribadisco: One Pound Gospel è un gran manga.
Certo la comicità della serie è ormai un cliché e forse ad una lettura approfondita può apparire la solita solfa, ma personalmente mi strappa sempre dei gran sorrisi.
Sarà che sono vecchio anch'io e quindi nei cliché e nel classico ci sguazzo, ma One Pound Gospel è un manga che consiglio senza riserve. 
Questo manga conta anche di una serializzazione animata, purtroppo inedita in Italia.
Cosa che ormai, accade sempre più spesso.

lunedì 3 novembre 2014

Mr. Mercedes - Stephen King

E' un periodo che scrivo, faccio e vivo poco, ma leggo molto.
Va bene anche così.
Tra le tante letture affrontate in questo periodo, spicca l'uscita con notevole ritardo rispetto agli Stati Uniti dell'ultima fatica di Stephen King.
Dico subito che già dalla sinossi e dalle informazioni che avevo sul romanzo, sapevo che non sarebbe stata una lettura nelle mie corde, in quanto a me i Thriller polizieschi piacciono poco o nulla, però è pur sempre un romanzo di Stephen King, ed io a lui non so mai dire di no.
Che dire, nonostante a me le dinamiche Crime siano sempre piaciute poco, King pur non raccontando nulla di nuovo e pur pescando a piene mani dai cliché del genere, fa pienamente il suo con un romanzo piuttosto veloce e coinvolgente.
E' un romanzo che pecca un po' di prevedibilità, ma ha anche delle buone frecce al proprio arco.
Di sicuro rispetto a Doctor Sleep, siamo su ben altri livelli.
Via con la sinossi del romanzo, dai:

"All’alba di un giorno qualsiasi, davanti alla Fiera del Lavoro di una cittadina americana colpita dalla crisi economica, centinaia di giovani, donne, uomini sono in attesa nella speranza di trovare un impiego. Invece, emergendo all’improvviso dalla nebbia, piomba su di loro una rombante Mercedes grigia, che spazza via decine di persone per poi sparire alle prime luci del giorno. Il killer non sarà mai trovato. Un anno dopo William Hodges, un poliziotto da poco in pensione, riceve il beffardo messaggio di Mr. Mercedes, che lo sfida a trovarlo prima che compia la prossima strage. Nella disperata corsa contro il tempo e contro il killer, il vecchio Hodges può contare solo sull’intelligenza e l’esperienza per fermare il suo sadico nemico. Inizia quindi un’incalzante caccia all’uomo, una partita a scacchi tra bene e male, costruita da uno Stephen King maestro della suspense."



Pubblicato dalla Sperling & Kupfer il romanzo conta di 470 pagine e di una copertina piuttosto suggestiva, al prezzo di 19,90 Euro.
La scrittura di King è affilata e scorrevole, ed a volte per il suo modo di narrare piuttosto conciso ho avuto la sensazione di avere a che fare con uno di quei romanzi che avrebbero potuto essere pubblicati sotto il suo pseudonimo di Richard Bachman.
Al di là dello stile piacevole, asciutto e senza fronzoli, ci sono delle cose in questo romanzo che proprio non mi sono piaciute, in primis i personaggi di contorno della storia.
Talmente contorti e poco credibili, che sembrano essere soltanto messi lì ad uso e consumo della narrazione.
Per non parlare della storia d'amore del protagonista con la sorella di una delle vittime, roba che sembra uscita da una puntata di un serial qualunque.
Comunque parliamo di cliché tipici del genere, su cui si può tranquillamente soprassedere, storco il naso giusto per la prevedibilità delle scelte di narrazione dello scrittore.
Mentre non ho nulla da dire e sono stato parecchio sedotto dalla scelta di King di narrare la storia mostrandoci entrambi i punti di vista, sia quello del carnefice che quello dell'ex poliziotto che gli da' la caccia.
Perché il romanzo altro non è che una sorta di partita a scacchi tra loro due, il poliziotto in pensione e il cosiddetto Mr.Mercedes.
Mr. Mercedes è un cattivo piuttosto contorto e subdolo.
Certo, dalla geniale quanto cruda lettera iniziale, forse c'era da aspettarselo diverso e più carismatico come assassino, ma la scelta di avere a che fare con un ragazzo dall'aspetto qualunque ma dalla psicologia complessa e sfuggente, da' un tocco di realismo alla vicenda che non guasta.
Molto bella l'idea della chat come luogo d'incontro virtuale per le loro scaramucce verbali e bellissime quanto crude ed efferate le prime pagine del romanzo, con l'entrata in scena di Mr.Mercedes che si lancia addosso ad una folla di disoccupati seminando morte e terrore.
Ecco, proprio queste pagine agghiaccianti e narrate in maniera magistrale, davano l'idea di un romanzo molto più d'azione e diretto, ed invece dopo il folle inizio diciamo che l'azione rallenta e di molto, soprattutto per quel che concerne il personaggio di Mr.Mercedes che si affloscia pagina dopo pagina.
Resta comunque un buon romanzo pur non essendo certo inseribile, almeno per quel che mi riguarda, tra le opere migliori del Re.
Il romanzo per quanto autoconclusivo, lascia aperte le porte per degli ipotetici seguiti, visto che è intenzione di Stephen King di ricavarne una trilogia.
Si parla come del 2015 come data ipotetica del secondo capitolo che dovrebbe intitolarsi Finders Keepers.
Mr.Mercedes è comunque un romanzo che è stato accolto abbastanza bene da lettori e critica, cosa che mi porta a pensare di essere io parte del problema.
Che mi stia stancando del mio autore preferito?
Che Stephen King abbia e di molto cambiato il suo stile di narrazione virando sempre più nel mainstream mi pare evidente, ma sono proprio gli argomenti dei suoi romanzi che non mi interessano più come un tempo.
Degli ultimi suoi libri salvo giusto The Dome e 11/22/63, ma se penso a Joyland e Doctor Sleep e in minima parte a questo Mr. Mercedes, mi sale un po' di mestizia.
Spero nel prossimo romanzo da poco uscito negli States ovvero Revival, che a livello di tematica dovrebbe essere di mio gradimento.
A questo punto è lì che ripongo le mie speranze.
Tornando a Mr. Mercedes, è un romanzo da consigliare?
A buona parte di lettori e critica è piaciuto.
Io lo trovo leggibile e piacevole, ma non trascendentale.
Se vi piacciono i Crime e i polizieschi, potrebbe essere una lettura interessante, ma se cercate tra queste pagine, sprazzi del vecchio King, qui, io non ne vedo traccia.