lunedì 7 dicembre 2020

Tra notti perdute, allerta e zona arancione, blogosfera che cambia, e se non cambi sei noioso e perduto, e Victor Hugo

" Qualcuno sta camminando sulla mia tomba. "



Tra insonnia, nubifragi e la mia regione che cambia colore come se stessimo giocando a strega comanda colore, ho passato una settimana abbastanza tribolata e persino isolata.

Nelle ore di luce pensavo a quelle notturne, ed in quelle notturne pensavo a quelle diurne e a quanto sarei stato attivo il giorno dopo visto che non riuscivo a dormire.

Ero sempre più zombie e meno essere umano.

In mezzo a tutto questo ci sono stati due romanzi a farmi compagnia entrambi di Victor Hugo.

La letteratura mi sta portando in posti che non avrei mai immaginato ed anche a conoscere autori che mai avrei pensato di affrontare fino ad un decennio fa.

Allo stesso tempo però mi sembra persino inutile parlarne, non c'è più spazio nella blogosfera per articoli del genere in una piattaforma che ormai insegue l'intrattenimento ed i numeri.

L'importante è apparire nelle ricerche di Google, a quanto pare.

Se parlo di Hugo so già che sarò noioso per la stra-grande maggioranza di utenti che nemmeno aprirà il post.

Ho sempre pensato a questo spazio come al lancio di un salvagente o ad una boa a cui appoggiarsi nel mare del web per i naviganti lettori ed infatti anche quando non scriverò più lascerò andare questo blog alla deriva come una Mary Celeste con ancora tutti i suppellettili a bordo.

Perché so che ci sarà qualcun'altro come me che andrà nelle ricerche a cercare il titolo di qualche romanzo e che magari approderà qui e magari comprerà persino quell'opera ed io non sarò qui ad elemosinare qualcosa come nelle affiliazioni Amazon che stanno fioccando come funghi negli altri spazi virtuali.

Non ho mai scritto per soldi, non ho mai chiesto libri gratis e non li voglio neppure, ciò mi rende una figura un po' desueta per quel che concerne il presente letterario.

Ed in più non voglio elemosinare libri e fare da pubblicitario alle CE.

Però se non lo fai non esisti, sei invisibile.

In più non ci metto manco la faccia, il pigiama, il sorriso ed il fisico come fanno molti altri maschi su Instagram.

Sono colui che si nasconde, persino un po' misantropo per certi aspetti, perché io vengo dopo del libro di cui parlo, e deve essere lui protagonista, non io.

Forse è per questo che sento di non appartenere più a questo tipo di divulgazione ed anche ad una blogosfera che si sta trasfigurando per rincorrere l'utente randomico della ricerca di Google.

Mi sembra di scrivere per anime ataviche.

Non più per me stesso, ma per cercare altri alieni nello spazio.

E patisco sempre più la solitudine virtuale di parlare di cose vetuste che non interessano se non in ambiti più social.

Ha senso scrivere un post che verrà letto da trenta o quaranta persone in tutto?

A volte me lo chiedo.

A proposito ho già superato il punto in cui il post diventa troppo lungo?

Chissà. :-P

Comunque, tornando a noi, che narratore, Victor Hugo, ragazzi!

A volte parte per la tangente e diventa difficile stargli dietro, soprattutto quando si lancia in descrizioni chilometriche degli anfratti della Parigi medievale o negli elenchi di Lord inglesi e francesi, ma superati quegli scogli narrativi, quanta bellezza nelle sue storie, quanti eventi iconici e quanta teatralità.

E soprattutto che finali che scrive, capaci di sconquassarti l'anima e farti gridare perché.

Ha una forte impronta teatrale e scenografica, in cui le parole si trasfigurano subito in immagini nella mente, o almeno è l'effetto che fa a me.

Sia Notre-Dame De Paris che L'uomo che ride, hanno per protagonisti dei veri e propri freak, persone deformi o comunque con tratti particolari, ma sia Gwynplaine che Quasimodo si dimostrano più integri di tutti gli altri personaggi che gli gravitano intorno.

Sembra che il personaggio del Joker di Batman sia ispirato proprio alla figura di Gwynplaine, la cui faccia fin da bambino è stata sfigurata in quella di un volto dal sorriso perenne.

Entrambi i romanzi si portano dietro una forte componente grottesca che nel caso di Notre Dame de Paris talvolta sfiora persino l'horror.

Incredibile che un romanzo del genere sia oggi più famoso per l'adattamento Disney.

La verità è che questi due romanzi di Victor Hugo sono due veri e propri mattoni ed oggi noi non abbiamo più tempo da perdere in queste robe.

No ai libri lunghi, no agli articoli lunghi, dobbiamo essere smart e short perché a noi piacciono anche i termini inglesi, e soprattutto dobbiamo parlare del presente e non della Francia e la Gran Bretagna medievale.

Siamo nel 2020 e quindi da domani anch'io dovrei mettermi a parlare del GF, Uomini & Donne, se è meglio la Carne Simmenthal o la Manzotin o fingermi esperto di attualità oppure se è più forte Hulk o la Cosa.

Non lo so, mi sento vecchio e sorpassato.

Non so più se vale la pena essere presente virtualmente in un luogo dove ormai sono invisibile.

Non voglio essere il Nonno Simpsons che nessuno vuole ascoltare.

Forse muoio.

D'altronde condividerei il destino di Gwynplaine e Quasimodo, che però agli occhi di ogni nuovo lettore rivivono ancora dopo un secolo.

Quindi, chissà, Blogger e Google permettendo, qualcuno approderà qui tra chissà quanti anni ed io sarò ancora nell'etere, anche quando questo spazio non sarà più aggiornato.

Ed io il momento del trapasso virtuale lo sento molto vicino.


"... Recita la commedia! Il fatto straziante era che lui stesso rideva. una spaventosa catena gl'imbrigliava l'anima, impedendo al suo pensiero di salire fino al volto. Lo sfregio raggiungeva anche il suo spirito, e mentre la coscienza s'indignava, la faccia lo smentiva ridendo. Era finita. Egli era l'Uomo che Ride, la cariatide di un mondo in lacrime. Egli era l'angoscia pietrificata in ilarità, sosteneva il peso di un universo di disgrazie, ma era murato per sempre nella giovialità, nell'ironia, nel divertimento altrui; egli condivideva con tutti gli oppressi, di cui era l'incarnazione, l'atroce destino di una desolazione non presa sul serio; si scherzava con la sua miseria; era una specie di grande pagliaccio generato da uno spaventoso concentrato di sventure, un evaso dal bagno penale, divenuto Dio,  salito dalle profondità del popolino fino ai piedi del trono, confuso con le costellazioni, e che, dopo aver divertito i dannati, divertiva gli eletti! Tutto ciò in lui era generosità, entusiasmo, eloquenza, cuore, anima, furore, collera, amore, dolore inesprimibile, finiva in uno scoppio di riso! Ed egli constatava, come aveva detto ai lords, che quella non era un'eccezione, ma un fatto normale, ordinario, universale, un fatto così prominente e confuso con le abitudini della vita, che non ce se n'accorgeva più. Ride il morto di fame, ride il mendicante, ride il forzato, ride la prostituta, e anche l'orfana, e per guadagnarsi da vivere, ride, ride lo schiavo, ride il soldato, ride il popolo; la società umana è fatta in tal modo che tutte le perdizioni, tutte le miserie, tutte le catastrofi, tutte le febbri, tutte le ulcere, tutte le agonie, si risolvono in una spaventosa smorfia di allegria sopra l'abisso. Egli era quella smorfia assoluta. Essa era lui. La legge celeste, la forza ignota che governa, aveva voluto che uno spettro visibile e tangibile, uno spettro in carne e ossa, riassumesse quella mostruosa parodia che chiamiamo mondo, ed egli era quello spettro. "

L'uomo che ride - Victor Hugo.


40 commenti:

  1. Non sono d'accordo, Pirk :)
    E sai qual è la cosa in cui mi trovo veramente in disaccordo?

    "Sono colui che si nasconde, persino un po' misantropo per certi aspetti, perché io vengo dopo del libro di cui parlo, e deve essere lui protagonista, non io".

    No, perché del libro di cui si parla, magari ne state parlando in cento.
    Sei tu, invece, a fare la differenza.
    Pirkaf, o meglio Lello.
    C'è il tuo pensiero, ci sono le tue parole.
    Puoi nascondere il volto, scelta che rispetto.
    Ma ci sei tu comunque.
    Ciò che dici di un libro può essere la recensione più bella del mondo o anche quella che faccia più cagare, ma è la tua.
    Di Pirkaf, o meglio di Lello.
    Noi che qui commentiamo o che lasciamo un piccolo segno di presenza siamo qui per leggere Lello, detto Pirkaf.
    Per vedere ciò che ha letto. Per cogliere i suoi stati di animo. Per vedere se c'è qualcosa, tra le sue letture, che possa interessarmi personalmente.
    Io adesso leggo solo libri italiani e guardo film italiani, e mi sto distaccando completamente dall'horror.
    Però io ti leggo.
    E non perché tu vieni da me a leggere e commentare e io devo ricambiare; oppure al contrario perchè debba invogliarti a venire da me.
    Io leggo perché sei tu, quello che scrivi.
    Perché in questi tre "fottutissimi" e "benedetti" anni sulla blogosfera ho conosciuto una persona squisita con la quale mi piace interloquire.
    E quello che ho scritto qui io, lo sottoscriveranno molti altri.
    Poi ci saranno i lettori delle ricerche, e bene. Ci saranno quelli che magari verranno solo per il "do ut des", ma che te frega di quest'ultimi :D.
    Quindi continua a scrivere quello che ti pare e come ti pare, continua a leggere altrove quello che ti pare.
    Apri il tuo cuore, Lello, non avere paura.
    Sai volare con la mente quando leggi un libro, ebbene, continua a volare anche quando quel libro è chiuso.
    Vola e non aver paura a volte di perdere quota e di strisciare a terra.
    Supera il tuo limite, te lo dico da amico: quello di sederti in giardino a guardare il mondo come sta diventando brutto.
    Il mondo non è più brutto: cambia, semplicemente.
    Non sederti in giardino ad attendere il "trapasso", alzati in piedi e lascia la tua firma, a tuo modo.
    Rendi il mondo più bello.

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    1. Che dirti Riky, ti ringrazio tanto per le belle parole, ma ho dato voce a dei pensieri che mi frullano da tempo sulla blogosfera o comunque sulla divulgazione.
      Oggi o parli di determinate cose oppure apparire socialmente parlando, ed io sono schivo in entrambe le cose, non ci posso fare nulla.

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  2. Allora, a parte il fatto che Riky ha già detto tutto quello che c'era da dire, io aggiungerei una piccolissima cosa: tu devi pensare a quello che piace a te, il solo fatto che tu ti diverti a parlare di quello che ti piace, il resto verrà da sé. Inoltre non preoccuparti della lunghezza, pensa a scrivere quello che vuoi come vuoi. A qualcuno interesserà sempre quello che scrivi, non preoccuparti del resto. Sempre riguardo alla lunghezza dei post è da quando sono in rete che ogni tanto sento qualcuno uscir fuori e dire agli altri come dovrebbero scrivere, cosa dovrebbero scrivere e quanto lungo dovrebbero scrivere. Di solito sono sempre i primi a non seguire le loro stesse indicazioni. Tu scrivi quello che vuoi come vuoi. E sopratutto ricordati che il vero discrimine è il tuo divertimento e la tua soddisfazione.
    Un abbraccio.

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  3. Ma guarda, la blogosfera DEVE "rincorrere" un utente randomico su Google.
    Perlomeno, io l'ho sempre intesa così: dopotutto dobbiamo pur rivolgerci a qualcuno; tu, come hai detto, ti rivolgi a un pubblico di lettori... beh, non è scritto da nessuna parte che questi siano per forza altri blogger, ma appunto, randomici lettori provenienti da Google.

    Offri un servizio, dal momento che sei online con un blog.
    Numeri e visualizzazioni contano poco: ognuno scrive quel che vuole, come vuole, ma ripeto... la comunicazione cambia.
    Noi intratteniamo, altrimenti non saremmo pubblici.
    Quanto alla lunghezza, come alla fine abbiamo compreso da me, non si tratta certo del numero di battute: ma di confezione, di impaginazione, di modo stesso di presentare un qualcosa.
    Pur lunghissimo come quantità di parole, ma piacevole per chi legge... Perché ovviamente, ripeto, ci rivolgiamo a qualcuno.
    Ed è un po' paradossale dire, come mi hanno risposto, che ognuno a casa sua fa come vuole e l'ospite si adegua. No, l'ospite, se non si trova bene, dopo un po' va via.
    Se ti chiedi se ne vale la pena scrivere per trenta o quaranta persone, ai numeri ci badi anche tu, come ovvio che sia.
    Dipende da cosa vuoi: sono quattordici anni che scrivo senza mai inseguire alcun tipo di successo (che infatti non è mai ovviamente arrivato) eppure sento di scrivere sempre meglio, articoli divulgativi sempre più precisi. Di cultura pop.
    Certo, perché io magari parlo di Hulk e della Cosa (in realtà no, mi stanno sul cazzo entrambi XD), ma è UN argomento che copre UNA nicchia, la mia.
    Tu hai scelto libri e horror, non credo sia meglio o peggio di chi ha fatto altre scelte di divulgazione.
    Non è che le cose si stanno trasfigurando, è che semplicemente evolvono, vanno avanti.
    Un articolo giornalistico del 2010 non è come un articolo del 2020... l'essenziale è non impoverirsi.
    Io, se fossi in te, visto che sembra tu comunque non voglia inseguire un certo modus operandi "di facciata", punterei molto sulle edizioni dei prodotti che recuperi per le bancarelle... tutte cose anni '70, '80... strafighe.
    Secondo me specie su Instagram non lo fa nessuno... E vedrai che pure due mattoni come questi di Hugo (ma non è vero...) potranno essere riscoperti sotto una nuova luce.

    Quanto al tecnicamente del dire come, quanto e cosa scrivere, non sono di certo io a dirlo. Infatti, nemmeno seguo quel che dicono gli esperti. Ma appunto, non mi lamento se, ripeto, mi leggono in 40 rispetto ai 4000 che potrebbero leggere articoli su cui comunque butto tempo e sangue (es. quello che uscirà domattina).
    La questione è: ci importa qualcosa?
    Se sì, capiamo e correggiamo, se no, continuiamo.
    Io, continuo... :)


    Moz-

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    1. E fai bene!
      La differenza tra noi due è che io parlo di argomenti un po' noiosi e desueti, almeno per questa piattaforma.
      Proprio per questo a volte mi domando se vale la pena spendere ore per scrivere qualcosa che verrà a malapena letta e considerata noiosa dai più.
      Solo che questa volta mi è sfuggito di dirlo ad alta voce e non solo nella mia mente. :-)

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    2. Ma in realtà pensi che si parli davvero di libri, su Instagram? No.
      Ovvio che è preferibile una pagina web.
      E qui devi intervenire tu.
      Ora, questo post ad esempio (è una idea, solamente quella, in base a come sono fatto io) lo avrei scorporato.
      I tuoi pensieri da un lato, Hugo in un altro articolo.
      E ti dirò: ci poteva scappare pure il parallelismo col Joker, che citi, mettendo immagini e parlando del personaggio.
      Secondo me la divulgazione va ancora fatta e viene ancora premiata.
      E ci sono tanti modi per rendere meno noiosi gli argomenti più "seri" :)

      Moz-

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    3. P.s. poco fa un utente anonimo che gira per il blog, L., ti ha lasciato scritto qualcosa da me... per te.
      Forse qui non può commentare, non ho ben capito.
      È uno degli ultimi commenti del post sulla lunghezza degli articoli ;)

      Moz-

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    4. Sì, ho letto la discussione e il suo intervento e la ringrazio da qui, sperando che legga questa risposta. :-)

      Ma sì, sicuramente hai ragione, è stato uno stato d'animo a cui normalmente non do voce, credo anche di aver fatto male a dirlo.
      Però boh, a volte si percepisce una sorta di sfottò latente verso chi usa il blogging in maniera meno dinamica, come se parlare di determinati argomenti fa di te una persona gobba, brutta, pallosa e noiosa.

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    5. Io credo che il problema possa essere un altro: premesso che ognuno fa come vuole, blogga come meglio crede, anche tipo con il glitterato myspace che ci mette tre ore a caricare, però non deve sentirsi poi abbandonato se gli altri iniziano a evitare di passare, per i più svariati motivi.
      Secondo me, inoltre, non sono gli argomenti a renderci pallosi o noiosi, ma la percezioni di come affrontiamo l'argomento: qui non mi sono mai annoiato.
      Altrove magari sì, ma non leggo più, semplicemente. E magari erano blog di fumetti, eh.

      Moz-

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    6. Hai ragione.
      Comunque voglio chiarire che tu non c'entri nulla, eh.
      Perché sembra quasi che tu mi abbia offeso, boh.
      La mia è una constatazione dettata dall'umore della blogosfera e dal fatto che la divulgazione letteraria ormai è soltanto su Instagram e tutta sponsorizzata per giunta.
      In più mi sono un po' stufato che tutti pensano che se lascio un commento da qualche parte significhi che cerco visite sul blog o cose così, e mi pare che stia passando un messaggio che siamo tutti interessati al do ut es e basta.
      Visito ( quando ho tempo ) molti blog e molti di essi non hanno mai lasciato un messaggio qui o non sanno manco che esisto o ne ho uno anch'io, ma mica ho smesso di leggerli, visitarli o in qualche caso commentarli.
      Se da qualche parte ho smesso di commentare e perché mi sono reso conto di non aver nulla di intelligente da aggiungere, se non le solite robe trite e ritrite, e dopo che sono stato " ripreso " ed invitato ad una sorta di perifrasi del commento, ho smesso di farlo.
      Perché ho capito che certi spazi virtuali meritano di più di quel tipo di commento.
      Però su blogger ultimamente vieni pesato anche su un semplice commento inteso come apprezzamento.
      Benedetto sia Wordpress dove puoi anche mettere il solo mi piace per dimostrare apprezzamento.

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    7. È un discorso LUNGHISSIMO da fare... il like di WP potrebbe anche essere una liquidazione senza leggere...
      Sì, perché purtroppo il blogging ha le sue regole/logiche e sappiamo bene che alcune sono malate.
      Comunque, io penso di leggere (e commentare!) il doppio dei blogger che poi effettivamente vengono anche da me, per dire.
      Specie quelli ad argomento nerd/pop che non fanno parte della solita nostra cerchia.
      Ci sta.
      Quanto alla divulgazione libresca, sinceramente credo che vada forte anche sui blogging, stando a quanti bookblogger vedo in giro.
      Che poi molti erano le clone che aprivano per autosponsorizzarsi le loro cose è un conto; che molti siano blogger che mettono recensioni delle solite streetlibbrate autopubblicate è un altro, ma nel mezzo ci sono anche classici.
      Anzi, mi verrebbe quasi da dire che mai come oggi forse l'argomento "libri" (paradossalmente) è tenuto in grande considerazione.
      Ma non era che si leggeva poco? XD

      Moz-

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    8. Si legge ancora poco in verità, quella del bookstagrammer o bookblogger/bookinfluencer è una bolla, solo un po' rumorosa, ma sempre una bolla resta che raramente supera i confini di Instagram.
      Non a caso i blog anche di gente che ha decine di migliaia di follower, fuori da quella piattaforma fa numeri tutto sommati bassi inteso come commenti ed interazioni.

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    9. Si, perché è solo apparenza e non vera divulgazione.
      Però alcuni blog di libri li ho visti!!

      Moz-

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  4. Capisco il tuo disappunto e concordo sul fatto che venga prima il prodotto di cui si parla che chi ne scrive. Però bisogna sempre metterci qualcosa di proprio e tu lo fai, ed è il motivo per cui ti leggo volentieri anche se non sono un lettore di libri.
    Sui motori di ricerca non so che dirti, non faccio lontanamente uso di titoli clickbait ma comunque ho parecchie visite grazie a Google, anche se trattando molti fumetti USA, molte sono d'oltreoceano... e mi chiedo cosa possano capire della lingua di Dante. Sicuramente arrivano da me solo per le immagini!

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    1. Però bisogna sempre metterci qualcosa di proprio e tu lo fai, ed è il motivo per cui ti leggo volentieri anche se non sono un lettore di libri.

      Ecco, proprio quello che dicevo nel mio commento.
      Sei tu il protagonista, il libro è solo un mezzo :)

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    2. Più che disappunto è la sensazione di star facendo qualcosa di ormai old e desueto mentre il presente va da tutt'altra parte.
      Talvolta mi chiedo se ne vale la pena, e stavolta me lo sono chiesto ad alta voce.

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  5. Di blog che parlano di Manzotin ce ne sono già abbastanza. Non ti aggiungere pure tu, ti prego. Preferisco mille volte un tuo parere su Hugo, visto che sono anni che "Notre Dame" mi fa l'occhiolino ma non riesco a convincermi ad affrontarlo.
    Se vale la pena scrivere per 30 o 40 lettori? Diavolo boia! certo che si. Anche per dieci. E comunque i lettori non sono solo quelli che si palesano con un commento, e non sono nemmeno quelli che fanno alzare il contatore delle viste la prima settimana. Il blog è bello perché consente l'accesso ai propri contenuti a tempo indeterminato. Vecchi post scritti anni fa, e ritenuti un fallimento, oggi possono vantare centinaia di visualizzazioni... che certo potrebbero non corrispondere a letture integrali ma di sicuro provano che quanto hai lasciato scritto è ben più interessante di una scatoletta di Simmenthal. E comunque si fotta Google con tutti i suoi numeri. Noi siamo qui perché ci piace bloggare, non per mettere le tacche al calcio di un fucile.
    Facebook tira di più? E' solo la prova che il mondo sta andando a rotoli e in questo senso, è vero, il blogger è desueto (orgogliosamente desueto).
    Sull'annosa questione della lunghezza dei post, beh, c'è un modo semplicissimo per ovviare in un senso o nell'altro: allargare o restingere la colonna centrale.

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    1. E' chiaro che hai ragione su tutto, però molto spesso quando devo scrivere un post sto arrivando a chiedermi se ne vale la pena perderci delle ore, visto che come modus operandi ormai sono considerato totalmente old nel mio modo di bloggare.

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  6. Per quel che conta ti posso consigliare di smettere se veramente ne hai intenzione.
    Se senti di non avere più nulla da dire allora stacca ...prendi te il tempo che ti serve a capire cosa vuoi veramente.
    Bloggare con malavoglia non penso sia una soluzione costruttiva.
    Sul giudizio degli altri , fregatene.
    Post brevi o lunghi , commenti e visualizzazioni fregatene , fai solo quello che ti piace.
    Ciao

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    1. Gli stati d'animo sono mutevoli, magari smetterò o magari scriverò ancora, di sicuro ho almeno altri due post in cantiere, quindi fino a fine mese sarò certamente qui. Ti ringrazio del commento e dei consigli. :-)

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  7. Potrei dirti che 40 lettori non sono pochi, che il tuo modo di fare blogging o gli argomenti non mi sembrano old style e altre cose, ma poi alla fine quello che conta è come ti senti tu quando scrivi. Non ne trai soddisfazione?
    Cmq mi hai venduto Hugo, è già nel lettore.

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    1. Spero ti piaccia.
      Il mio è stato più uno sfogo momentaneo.
      Potrei anche smettere un giorno, chissà.
      A volte mi diverto, a volte meno, perché se non scrivo per un po' di tempo lo vivo un po' come un tarlo o un impegno.

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  8. Per quanto possa valere il mio parere io che ho commentato da te solo una volta, ti chiedo di non smettere di scrivere, ma te lo chiedo davvero con grande stima e rispetto. Non sempre lasciamo commenti, molto spesso leggiamo, io per prima mi imbarazzo nell'intervenire se non ho argomenti, se non conosco abbastanza il tema.
    Se la metto sull'aspetto specifico, potrei dire che scegliere argomenti particolari, e già oggi parlare di libri su un blog è argomento quasi di nicchia, è chiaro che si avvicinerà a te un pubblico ristretto, ma lo stesso vale per altri blog che trattano argomenti troppo specifici, magari nel piccolo c'è anche un po' di concorrenza.
    Se parlo invece a una persona che vuole dare voce alle sue letture, alle sue passioni, se parlo con te che ci racconti la tua esperienza di naja parlo con un tono diverso e ti dico: continua a scrivere se ti fa stare bene, se ti dà gioia, se ti fa sentire meno solo, scrivi!
    Miki col suo post non penso che volesse dare lezioni, non penso volesse dare linee guida, forse ti ha dato dei consigli parlando con te, ma la sua intenzione era quella di capire qual'era il punto di vista in generale. Non sentirti toccato, non sei desueto, né gobbo, né brutto, non ferirti, non punirti.
    Continua a scrivere perché sei una bella voce, forse non per tutti, forse per pochi, o forse per tantissimi che ti leggono e neanche lo sai.
    Coraggio e vai avanti!

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    1. Miky non c'entra nulla, è stato una concausa di riflessioni che mi hanno portato ad un'analisi del sottoscritto e del mio modo di vivere questa piattaforma, che forse non riesce a tenere il passo del presente.
      La divulgazione ormai è da tutt'altra parte.
      Grazie comunque. :-)

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  9. "Ha senso scrivere un post che verrà letto da trenta o quaranta persone in tutto?

    A volte me lo chiedo."

    Trenta/quaranta persone?!? Io ucciderei per cifre del genere! :-D
    No, scherzo; sarà che io do per scontato che i miei scritti vengano letti da un massimo di quattro/cinque persone (e mi va benissimo così!), ma davvero, non mi sono mai fatto la paranoia dei numeri.
    Io credo che tu abbia un pubblico certo non oceanico (che te ne faresti, poi?!?) ma che ti segue, è interessato - molto - a quello che scrivi, ne riceve parecchi stimoli e ti vuole bene.
    Non ricordo un solo tuo post che mi abbia fatto dire "che palle...". Mai.
    Anche quando non commento, ti leggo sempre. Certo, non è che devi continuare a fare il blog solo per me :-))) ma sono convinto che non sono certo l'unico a seguirti.
    Poi, neanche da dire!, se non hai più voglia... nessun problema (mi spiacerebbe moltissimo, ma è più importante quello che decidi TU, per te stesso).
    Ultima cosa: secondo me non devi (devo, dobbiamo) fare "paragoni", noi siamo speciali, o del tutto normali, per quello/per come siamo. Se parlassi di quello di cui parlano "tutti" (io i social non li seguo più, quindi in realtà non so di cosa parlino... ma mi ricordo bene instagram... brrrr!!!) probabilmente le persone che ti seguono qui smetterebbero di seguirti.
    Tu hai un tuo pubblico, tu sei UNICO, io non conosco un altro blog che parla delle cose di cui parli tu COME FAI TU. E sai che amo tanti blog, e li seguo con amore. Ho la presunzione di dire che - per lo meno PER ME - i blog che amo io sono I MIGLIORI SULLA PIAZZA, e tu ci sei dentro, Baby! :)
    Ti abbraccio fortissimo e ora vado a leggermi gli altri commenti, che sicuramente avranno detto cose ben più interessanti e intelligenti di quelle che ho detto io.
    Orlando

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    1. Ti ringrazio Orlando, come sempre sei gentilissimo, e se controlli i referrer saprai benissimo che anch'io passo spesso da te, ma visto che di musica ne capisco poco, sto zitto.
      Detto questo: Ho fatto questo post ( di cui mi sono subito pentito ) per una concausa di elementi: la divulgazione letteraria ormai si è spostata tutta sui social ed incredibilmente la stra-grande maggioranza di quelle persone non leggerebbe mai un blog e non uscirebbe da quella comfort zone.
      Una recensione scritta con corollario di stories e foto su Instagram smuove moooolto di più di un post su un blog, altro che trenta/quaranta visualizzazioni, ma parliamo di centinaia o migliaia, a volte con un piccolo sforzo o ...sponsorizzazione.
      In più era da tempo che avevo colto un certo malessere nella blogosfera inerente alcune tipologie di blog che utilizzano la piattaforma in maniera arcaica e vetusta come il sottoscritto, ed a volte è molto latente una certa presa in giro da parte delle nuove leve in chi non si uniforma al presente fatto di grafica chiara, font grandi ed articoli corti ed attenti al click facile.
      E' stato solo un momento di sbandamento, tornassi indietro non scriverei questo post e continuerei come ho sempre fatto.

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  10. P.S. Di Victor Hugo ho diversi libri in casa ma ho solo letto I Miserabili taaanti anni fa... Mah, chissà, magari, prima o poi vedrò di leggere qualcos'altro di suo, che gusti o meno è comunque stato un grande scrittore!

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    1. I Miserabili ce l'ho già in lista, e prima o poi lo leggerò.
      Giusto il tempo che mi capiti davanti. :-)

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  11. "e se controlli i referrer..."

    ...giusto per farti capire il livello: non so davvero cosa siano i referrer... Ma ti prego, NON spiegarmelo! :)
    Carissimo, mi hai fatto venir voglia di scrivere. Ti ringrazio di cuore!

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  12. Vorrei scrivere di più ma non ho il tempo materiale di farlo e ti dico solo che confermo la tesi sostenuta da chi mi ha preceduto nei commenti: ti fai leggere sempre volentieri. Se ho saltato dei tuoi post è perché quest'anno ho voluto prendermi una pausa dalla blogosfera e per alcuni mesi ho saltato i post di tutti. E poiché navigo a vista non posso neanche escludere che la cosa si ripeta nel 2021. Senza poi contare che probabilmente salterò, più nell'immediato, i post di auguri che non sono proprio il mio genere. Ma per il resto, salvo pause, ci sarò a leggerti. E se sparisco, prima o poi è probabile torno ;-D

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  13. Il disamore generale per i blog è cosa nota, io per vari motivi non ho più bazzicato molto da queste parti eppure questo post mi ha fatto bene: mi è piaciuta la tua resistenza nonostante tutto a parlare delle cose che ti interessano e anche se non sono di moda… chi sene frega! Mi piace l’immagine di un navigatore solitario che capiterà sulla tua pagina tra anni e troverà l’approdo sicuro che stava cercando. Tu paragoni il tuo blog a una boa o un salvagente, io in uno dei miei primi post l’ho definito un messaggio nella bottiglia.
    Forse il senso di tutto sta nello scrivere per il piacere di farlo, di parlare di argomenti che interessano e non perché fanno audience (se si può dire così in questo ambito). Non è solo una questione di essere vecchi, è una questione di indole: quando noi eravamo ragazzini non esisteva internet e non esistevano gli influencer eppure c’era chi cercava di essere sempre al centro dell’attenzione, anche se non aveva niente di interessante da dire… e dall’altro lato c’era chi stava in disparte.

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    1. Sono stra-d'accordo Mira, ti ringrazio tanto per il commento e la testimonianza. :-)

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  14. Te lo dico 'terra terra': scrivi per te e futtatinni. leggi per te e futtatinni. Anime ataviche ce ne sono (me compresa), persone curiose che credono nella genuinità, nella spontaneità, nella verità e nell'onestà come nel piacere per le piccole cose, per le cose personali, intime, a lume di candela. viviamo circondati da avvoltoi (scusate avvoltoi, io vi amo, ma per esigenze di metafora devo citarvi!) famelici che divorano tutto e fanno puzza di merda e di morte. L'importante è credere in se stessi e rimanere se stessi, non cambierà un cazzo nel mondo, ma proprio per niente, ma la tua vita e la tua mente vanno preservate. per questo - vuoi o non vuoi - torniamo tutti qui. Torniamo tutti a scrivere/disegnare e ritrovarci come vecchi amici che prendono un caffè al bar dopo aver passato mille avventure lontani.

    Un abbraccio, Pirk!

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    1. " Futtatinni. "
      Hai proprio ragione.
      Nel mio dialetto calabrese c'è una d dopo la prima n, ma il concetto è chiarissimo comunque e da buona siciliana ti sei espressa benissimo!
      Grazie del commento!

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  15. Ciaoooo anche io adoro i Classici e cerco di leggerne il più possibile! Ho appena finito David Copperfield e non è stata un' impresa semplice... Tra poco mi cimentero' con I miserabili, altra impresa epica! Intanto ti auguro Buon Natale e buone letture!

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    1. Anch'io vorrei leggere I Miserabili, e di sicuro sarà una delle mie letture del 2021.
      Buone feste anche a te, Valerio!

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