sabato 2 marzo 2019

L'ascesa dei Bookstagrammer

Ogni anno le classifiche Istat parlano di catastrofismo per ciò che concerne la letteratura, ed abbondano servizi televisivi o articoli di giornale, in cui vengono fuori numeri impietosi riguardo la letteratura.
Moltissimi leggono giusto un libro l'anno e forse neanche, e spesso coloro che leggono quell'unico libro sono lettori che hanno comprato giusto il libro di Corona, di Wanda Nara o dello Youtuber di turno.
Sono cose lette e risapute, e credo di averle già scritte, forse con il medesimo tono.
La letteratura è sempre stata una cosa di nicchia e spesso viene considerata noiosa ed elitaria.
Gli appassionati, sempre più sparuti, si sono raccolti e sparpagliati in piccoli agglomerati virtuali, ma raramente sono usciti da quella nicchia.
Non che non ci abbiano provato a propagarsi su forum, blog e successivamente sui gruppi di Facebook, ma credo che solo adesso si stiano ritagliando uno spazio importante.
Siamo praticamente entrati nell'era delle/dei bookstagrammer.

Oggi non è raro trovare bookstagrammer che sfiorano le centinaia di migliaia di followers e che sono diventati canali divulgativi molto più importanti di molti blog o dei pochi canali youtube che parlano ancora di libri.
Prima la gente si rompeva le palle di ascoltare un video di dieci minuti su youtube, mentre ora trova piacevolissimo ascoltare le stories di chicchessia.
Internet si sta evolvendo e non sono più i blog o le recensioni su Anobii, Ibs, Amazon e Goodreads a convincere qualcuno dell'acquisto di un libro, ma le migliaia di bookstagrammer ( quasi tutte donne ) che pubblicizzano le nuove uscite o recensiscono un libro.

Evidentemente il libro, più di qualsiasi altro media ( penso al cinema che è un argomento quasi impossibile da portare su Instagram almeno a livello estetico ) si presta a questo social.

Questo ha di fatto "ucciso" o quasi tutti i blog su questo argomento.
Il libro di fatto viene trattato alla stregua di un oggetto estetico da mostrare, quasi si trattasse di una natura morta.
La prerogativa dello bookstagrammer è quello di fare stories su stories dedicate all'unboxing e a mostrare i libri che ha comprato o che si è fatto inviare dall'editore di turno e fare infinite storie in vestaglia, accappatoio o pigiama parlando di Murakami, Elena Ferrante e via dicendo.
Tutto giusto, sia chiaro.
Credo che nel proprio profilo ognuno debba fare e pubblicare ciò che vuole.
A volte però mi chiedo quanto conti il contenuto e quanto conti il fattore estetico.
Credo che su Instagram del contenuto non freghi quasi a nessuno.
Conta più il like sulla foto, molto meno quello che scrivi sotto di essa.
Se scriverai la recensione di un romanzo, stai pur certo che non la leggerà quasi nessuno, otterrai il like se lo scatto è esteticamente valido, ma di fatto, di com'è quel romanzo, interesserà a pochi.
Sarai carne per lo scrolling.
Interessa più il fatto che il libro venga messo accanto ad una pigna, una pianta, una colazione ecc.ecc. che il libro stesso.
Un esempio lo si può fare andando a visitare i blog degli bookstagrammer di successo.
Bellissime recensioni, magari un numero di visite elevate, ma interazione prossima allo zero.
Segno che ormai non è più il contenuto a dominare, ma l'effimero di una stories che scomparirà il giorno dopo o la foto di un libro come oggetto artistico.

In un blog non sarà mai così, non sarà importante come sarai vestito, se avrai dei figli o un gatto accanto, ma conterà solo ciò che scriverai su quel dannato libro.
Ed è per questo che preferirò sempre e comunque un blog ad una recensione su Instagram.
La trovo più vera, più onesta e senza filtri.
Potrai essere antipatico, avere la zeppola ed i capelli bianchi, ma tutto ciò non importerà.
Su Instagram conta più quello che mostri che quello che sei.
Nove volte su dieci nelle stories il libro è solo una scusa per mostrarti e fidelizzare i tuoi follower.

Ed infine vorrei dire una cosa che potrà apparire sessista.
Su Instagram la maggior parte della visibilità per ciò che concerne l'argomento della letteratura lo hanno le donne.
Sono pochissimi gli uomini che ottengono successo ed interazioni.
Forse noi come uomini facciamo fatica a metterci in gioco, ma è un dato di fatto che sono le donne a dominare la piattaforma.
I pochi uomini che ci sono tranne in qualche caso, fanno successo più perché hanno un approccio da caratterista che da recensore.
Non che ci sia nulla di male in questo, ma credo che ci sia una sproporzione piuttosto evidente dettata dal fatto che molte bookstagrammer siano oggettivamente molto belle e il loro parlare risulta più gradevole ed incisivo, quantunque spesso appaiono quasi come delle pubblicitarie o delle inviate televisive da salotto.

A conti fatti specie quando si tratta di nuove uscite, non sai mai quanto quel libro sia una marchetta o una lettura che il bookstagrammer di turno consiglia con sincerità.

Arrivati alla fine non voglio che passi il messaggio che io sia contrario o invidioso del successo delle bookstagrammer.
Tutt'altro.
Seguo molte di loro e penso che alla fin fine l'importante è che si parli di libri.
Grazie a molte bookstagrammer  ho scoperto nuove storie e nuovi romanzieri, quindi di fatto le ringrazio.
E aldilà di ciò che penso di come venga trattata la letteratura su quella piattaforma, non si può che accettare il fatto che il mondo virtuale si sta evolvendo e che chi non cambia è perduto.
Amo e amerò sempre i blog, ma se per conoscere e scoprire nuovi autori e nuove storie, dovrò anche sorbirmi donne e uomini in pigiama che parlano di libri dal loro divano di casa accarezzando il cane, gatto, bambino, fidanzata, fidanzato o il piumone, se tanto passa il convento, lo farò.
Dando sempre però un occhio di riguardo ai contenuti divulgativi che preferisco ancora usare, righe di testo in primis.

La parole dette durano un attimo, quelle scritte possono durare anche millenni.

Alla Prossima!











28 commenti:

  1. Mi hai fatto ribaltare sulla sedia, quando hai scritto di instagrammers che recensiscono libri in accappatoio.
    Il futuro saranno donne nude che parleranno di libri! ahahah.

    A parte gli scherzi, come si può parlare di un libro nei pochi secondi delle stories di instagram?

    Già mi lascia perplessa una recensione fatta in video di un libro, perché il libro é parole, non immagini (salvo la copertina).

    Poi sì, per esempio il Moz ha fatto recensioni video di libri, ma tipo dei libri di He-Man, lì c'è una connotazione "pop" che rende questo tipo di libro diverso e quindi in quel caso il video è effettivamente un mezzo per valorizzarne questi aspetti "pop".

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    1. Per altre cose è già successo, in parte anche con la lettura. Non molti anni fa ad esempio, sia "Panorama" che "L'Espresso" pubblicavano in copertina donne nude per pubblicizzare gli articoli interni che parlavano che so di Tangentopoli, o della caduta del Muro di Berlino.
      Concordo sulla bravura pop delle recensioni dell'amico Miki.

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    2. Quella dell'accappatoio Riky è un po' un iperbole, ma quella di fare stories in pigiama e vestaglia è una consuetudine molto radicata sia negli uomini che nelle donne.
      Non vorrei che nel mio post io abbia fatto passare il messaggio che il successo degli bookstgrammer sia dovuto principalmente al loro aspetto.
      Non è così.
      L'aspetto e la favella sono importanti e non guastano, ma da soli non basterebbero.
      Riguardo le storie è possibilissimo fare recensioni articolate, poiché vengono pubblicate in maniera consequenziale, ma come dice Nick nel suo secondo commento dopo 24 ore la recensione è di fatto perduta, a meno che il recensore non ne abbia fatto una scritta sotto una foto ( che in genere viene postata prima o dopo una storia, ma non sempre ).

      Infine, non so se lo sai, ma molti autori, specie quelli indipendenti che pubblicano ebook, pubblicizzano le loro storie tramite delle modelle che tengono in mano un e-reader con la copertina della loro storia.
      Quindi la tua è una battuta più veritiera di quanto pensi. :-P

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  2. Secondo me il vero discrimine sta nel cercare di scrivere recensioni che possano conservare validità a lungo tempo, non articoli best seller ma long seller, cioè post che possano essere letti ed apprezzabili anche molto tempo dopo la loro stesura e questo solo un blogger lo può fare.

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    1. Hai ragione, ed infatti molti ad un commento " parlato " ne fanno seguire uno scritto sotto una foto o hanno un blog come supporto.
      Solo che la foto su Instagram dopo mezzora è già vecchia e decrepita, mentre gli articoli sul blog, credo che verranno letti dal 10% di coloro che avranno visto la stories.
      Di fatto possiamo dire che le recensioni su Instagram siano una sorta di usa e getta.
      E' la loro forza, ma anche il loro limite.
      Il blog, per fortuna, è tutt'altro.

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  3. Purtroppo condivido parola per parola. Io che Instagram lo uso unicamente per condividere quello che posto sul blog, mi accorgo che al like non corrisponde la visualizzazione; che le immagini contano più delle parole. E onestamente non so più cosa fare del blog, delle recensioni, che ogni tanto no nonostante il seguito di fedelissimi mi sembra proprio di scrivere a vuoto. A quanto vale dirsi la banalità "Le scrivo per me stesso", se comunque comportano fatica?

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    1. Hai ragione.
      Quella che ti poni è una domanda che in generale credo si pongano un po' tutti.
      Io stesso a volte mi domando se valga la pena perdere delle ore a scrivere qualcosa per centinaia di visualizzazioni.
      Però mi rispondo sempre che ne vale la pena, specie se con quella recensione, avrò spinto e consigliato anche una sola persona a leggere un libro o a vedere un qualcosa.
      E' una cosa che faccio con lealtà e trasparenza, molti bookstagrammer ed influencer non potranno dire lo stesso.
      Io ti direi di non mollare.
      Ho spesso letto e messo in wish list romanzi che ho scoperto da te, e non credo di essere stato l'unico.
      Se poi non trovi soddisfazione oppure devi viverla male, a questo punto, sono d'accordo anche nel prendere decisioni drastiche.
      L'importante è dare priorità sempre alla vita vera e non a quella virtuale.

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  4. Un post che idealmente potrebbe allacciarsi al mio!
    Dunque, che dire.
    Il mondo della comunicazione evolve.
    Innanzitutto non ho mai capito perché c'è sempre tato un allarmismo sulla poca lettura, come se i libri siano la base della cultura tout-court o la fonte per combattere l'ignoranza.
    Sia chiaro, anche io penso che siano fondamentali, ma questo metterli al centro di tutto non l'ho mai capito a fondo, sarà che per me la lettura è una cosa naturalissima, boh.

    Comunque, parentesi chiusa.
    Bookstagrammer: sono come dici. Donne, in primis. È uno storytelling molto femminile.
    Vero che i post sono "nature morte" ma ammetto di apprezzare la fantasia di alcune foto.
    Unica cosa, non credo si esca dalla nicchia, dal circolino di lettori. Insomma, il buzzurro che non ha mai manco letto il nome del gel che usa per i capelli, può apprezzare la zoccoletta in lingerie che parla di Murakami, ma figurarsi se poi leggerà il libro XD

    Non essendo un bookblogger non sono poi così dentro l'argomento, ma immagino la questione, la scontentezza.
    Tu hai una nicchia molto precisa, specie di generi, secondo me non perdi molto, anzi se fai un profilo da bookstagrammer potresti addirittura guadagnarci^^

    Moz-

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    1. Attenzione però, magari ci saranno pure, ma io "zoccolette" che leggono libri non ne ho mai incontrate nel mio peregrinare su Instagram.
      Le Bookstagrammer di cui parlo sono gente seria e competente.
      Quantunque se fossero anche zoccolette nella vita, a me personalmente fregherebbe poco.

      Dal canto mio comunque nessuna scontentezza, volevo solo parlare di un fenomeno nuovo che mi sembra si stia affacciando prepotentemente su Instagram.
      Il mio non vuole essere assolutamente un attacco e nemmeno una battaglia personale, poiché a me dei numeri interessa ben poco, e sono il primo a riconoscere che non meriterei certamente grandi palcoscenici visto che esistono migliaia e migliaia di blog sulla letteratura migliori del mio.
      Per me è uno spazio in cui cerco di divulgare le cose che leggo, nulla di più.
      Non ho nessuna velleità artistica o di successo.
      E diciamola tutto non ho né i mezzi ( se sapessi che cellulare utilizzo per fotografare i panorami la gente competente si metterebbe le mani nei capelli) e nemmeno le fattezze adatte non essendo minimamente fotogenico.
      Se io mi faccio una stories appaio come una sorta di Dario Argento con qualche anno in meno. :-P

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    2. Posso dissentire?
      Il tuo blog tratta un certo tipo di letteratura. Per me è molto valido.
      Non ti scambierei nemmeno per una che recensisce King sditalinandosi in diretta, sai?
      Quale che sia il tuo tel, le tue foto mi fanno sempre sognare. La Miami d'Italia, sempre.

      Moz-

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    3. Ti lovvo, Mozzo del mio cuore!
      Ed ovviamente ti ringrazio.

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    4. Come Miki? Non apprezzeresti un tale multitasking?
      E nemmeno il coraggio di recensire King, visto le porcate che ha scritto di recente? Ho letto il Bazar dei Brutti Sogni e ormai per me King è irrecuperabile...

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    5. Qualche racconto carino in quella raccolta c'era, ma concordo che sia un libro dimenticabile.

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    6. Oh sia chiaro, King per me è morto e sepolto.
      Pirk lo sa. sa come la penso.
      Ma il suo blog comunque ne parla in modo particolare, e non parla solo di King.

      Moz-

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  5. Ne seguo anch'io di Bookstagrammer, più che altro perché ogni tanto postano anche foto o recensioni veloci di fumetti..diciamo che invece di seguire le stories ho poco tempo, preferisco leggermi una recensione in un post sul blog

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    1. Anche i fumetti si prestano benissimo alla piattaforma.

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  6. Per me è un altro mondo... Non ho IG, non mi piace, nè lo seguo.
    A prescindere raramente seguo recensioni o anche consigli di amici. Il 90% dei libri che mi sono stati consigliati mi hanno annoiato a morte e li ho dovuti mollare.

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    1. Quindi ti affidi soltanto al tuo istinto.
      Male non fai.

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  7. Figurati che il termine lo conosco solo grazie a te, Instagram non mi avrà mai!
    Comunque che amarezza questa attenzione per il contenitore.
    Tu ne fai buon uso, a preoccuparmi sono tutti gli altri che spesso hanno 'sti pagliacci in pigiama come idoli...
    Riguardo il successo delle donne ti chiedo: so' gnocche? Non sono appassionato di libri ma se a parlarmene è una con una quinta e una scollatura, qualche minuto a fissarle le tette ce lo spendo, ovviamente senza ascoltarla 😆

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    1. Oggettivamente alcune bookstagrammer sono belle donne, ma ti assicuro che sono persone serissime e competenti.
      Poi che comunque Instagram per sua natura sia un mondo dove per gioco forza ci si deve mettere in mostra ed in evidenza è un dato di fatto ed una componente fondamentale della piattaforma.

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  8. La mia posizione è identica a quella di Marco. Instagram per il momento non mi ha avuto. Magari se e quando riuscirò a pubblicare un mio romanzo potrò ripensarci, ma per ora è un mondo che non mi attrae per nulla.

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    1. Punto di vista che rispetto assolutamente.

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  9. Non c'è nulla di gonfiato nel mondo del web e dei social come Instagram: è il peggio del peggio, almeno per promuovere i veri libri e non lo dico per snobismo o per idiosincrasia. Per me è "contro natura"

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    1. Se ti riferisci alle sponsorizzazioni ed alle marchette è un dato di fatto, ma chi sceglie di fare "carriera" in quel contesto, credo metta in conto che sia inevitabile.

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    2. Lo dubito fortemente, non fai nessuna carriera. Ce n'è uno su mille che riesce, senza scimmiottare Morandi. Io per esempio ho un sacco di follower su Instagram e non l'ho mai usato. Tra qualche anno quando apriranno gli armadi dei social e ci troveremo gli scheletri vedremo come è la faccenda. Tutta fuffa!

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    3. Chi vivrà vedrà! :-)

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  10. Boh io non sono su Instagram e quindi non posso giudicare... però mi sembra che sia proprio il regno dell'effimero, dell'apparenza con poca (o nulla) sostanza. Magari queste Bookstagrammer sono anche competenti nelle loro recensioni, i dubbi semmai li dobbiamo avere su molti loro follower. Insomma, se uno non ha neanche voglia di leggere una recensione come si può pensare che poi legga i libri di cui si parla?

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    1. Il dubbio è proprio quello: quanti si fermano alla foto e quanti leggono la recensione?
      Quanti veri utenti ci sono e quanti numeri gonfiati e bot possono esserci? Non lo sapremo mai.
      Fatto sta che il presente è quello.

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