domenica 10 novembre 2019

Essere blogger alle soglie del 2020?

Sono stato invitato da Nino Baldan ( https://www.ninobaldan.com/) a partecipare a questo Tag e colgo la palla al balzo, anche perché c'è una cosa su questo argomento che ho notato da un po' di tempo a questa parte e ne volevo parlare, ma lo farò in fondo al post.
Ovviamente dal punto di vista dei blog letterari che sono quelli che seguo più assiduamente.
Ora è tempo di rispondere alle domande:

Quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad aprire un blog?

Ho seguito la massa.
Nel periodo tra il 2005 e il 2008 frequentavo un forum dove nella "firma" molti avevano il link del loro spazio personale ed una volta che ci cliccai sopra per curiosità scoprì un nuovo mondo a me sconosciuto.
Scelsi semplicemente di farne parte, anche perché nella vita privata avevo sempre avuto l'abitudine di scrivere in quaderni, diari scolastici o personali, alcune delle cose per cui volevo conservare una memoria storica per gli anni a venire.
Provai a farlo anche online, ma...con risultati disastrosi.
Tanto che successivamente cancellai cinque anni di esistenza virtuale.
Era roba illeggibile di cui francamente mi vergognavo.
Successivamente mi sono imposto una direzione ed un approccio più tematico, ed infatti eccomi ancora qui.
Ho iniziato su Splinder fino alla sua dipartita, e poi sono approdato a Blogger, dove risiedo tuttora.
Tra molti bassi, e pochi alti.


Come nasce l'idea dentro i tuoi post?

A volte cova nella mia mente anche per giorni, settimane o mesi.
E non sempre ciò che penso riesco a metterlo per iscritto.
Alcuni libri di cui parlo, spesso e volentieri, sono letture di una settimana o persino un mese prima.
Spesso se sono opere troppo mainstream scelgo di non parlarne, perché ritengo che sia già stato detto tutto ed anche in maniera migliore in giro per il web o perché no anche in altri media.


Quali mezzi utilizzi per il blogging?

Qui la risposta è lapidaria: il computer fisso sempre e comunque.
Mi è capitato però in passato di abbozzare qualcosa sullo smartphone, ma solo un abbozzo, nulla di più.


Quanto impieghi per un post e come lo inserisci nel tuo tempo libero?

Mi è capitato anche di non scrivere per mesi e una volta per un anno intero, quindi non lo inserisco e basta se ne sento la necessità.
Non vivo il blog come un obbligo e non ho mai avuto velleità editoriali.
Per un post generalmente ci impiego tra le due o tre ore, ma dipende, ci sono stati dei post che ho abbandonato e ripreso dopo giorni.


Qual è il tuo rapporto con i social network e come sono legati al tuo blog?

In genere li provo tutti, un po' per curiosità e un po' per testarli, ma non ho il carattere, la presunzione e la faccia di bronzo da usarli per pubblicizzare i miei contenuti.
Al massimo nella Bio inserisco il link del blog, ma a livello generale tendo a separare la mia vita social a quella blogger.
Riguardo i social network credo che non sono loro il problema, ma il come vengono utilizzati.
Sono più attivo su Instagram che altrove, ma un tempo parliamo di cinque, sei anni fa apprezzavo moltissimo Twitter che consideravo un social divulgativo in cui potersi esprimere con cognizione di causa, ma con il tempo mi sono accorto che è un alcova di satira spicciola e spazzatura politicizzata.


Vedi questa crisi del blogging in prima persona, tanto da aver avuto la tentazione di trasferirti in pianta stabile sui social?

La crisi è avvenuta soltanto verso quei blogger che usavano la piattaforma in modo personale.
Chi ha un minimo di intento divulgativo credo non si faccia vincere dai numeri e dai social.
Il problema di fondo credo che nasca verso coloro che inseguono il successo e le interazioni.
Entrambe cose umanissime, ma non trascendentali nella mia esistenza.
Io seguo per lo più blogger di cinema, pop e di letteratura.
Prima e seconda sono categorie di blog che non moriranno mai, secondo me.
Anche perché entrambe nascono come canali divulgativi e stop, senza chissà quali velleità di successo.
Riguardo i blog di letteratura, invece, c'è un intero mondo sommerso dietro.
Quasi tutti quelli che parlano di libri aspirano a pubblicarne uno.
Non scherzo se dico che non conosco nessun blogger che parla di libri che non ha scritto un libro o che ne conserva uno nel cassetto, o che ne ha pubblicato o auto-pubblicato qualcuno.
Quindi di base non sono solo canali divulgativi, ma anche una strada verso il successo, un sogno, o un obbiettivo tangibile o meno.
E la strada spesso parte dall'apertura di un blog.

Dirò di più i bookblogger se la passano benissimo e probabilmente è il ramo del blogging che insieme al cinema vede più nascite, anche perché molte delle persone che hanno successo ed interazioni parlando di libri su Instagram sono costrette alla fine ad avere uno spazio fisico in cui parlare delle loro collaborazioni.
Basta pensare ai numeri incredibili di accrediti che i bookblogger riescono a ottenere nelle fiere del libro e persino a Lucca Comics e affini.
Poi che effettivamente i loro blog vengano letti ed apprezzati non posso saperlo, anche se guardando i commenti e le interazioni è più facile pensare al contrario.

Però vorrei dire una cosa e spero non venga fraintesa.
Il blogger odierno mi fa un po' paura.
A volte ho la sensazione che si voglia sostituire al giornalismo e che si senta persino...superiore se non altro per una questione numerica di interazioni.
C'è un esercito ( è un'iperbole parliamo comunque di una nicchia) di gente che per avere un prodotto gratis o un invito ad un evento appiattisce e di molto quello che era un canale divulgativo che un tempo a me sembrava molto più serio.
Questo fenomeno era molto più tangibile su Instagram, ma sta attecchendo anche nel blogging o c'è sempre stato, ma ben nascosto e mascherato.
Oggi che i social hanno sdoganato tutto, è molto più tangibile ed alla luce del sole.
E' bello che anche un semplice appassionato, un casalingo/a, possa dire la sua e parlare di libri, e d'altronde lo faccio anch'io nel mio piccolo, ma...l'uno vale uno nella cultura non so quanto possa valere e non so quanto sia corretto sostituirsi ad autorità e giornalisti del settore che spesso e volentieri vengono scavalcati da chi è disposto a lavorare e dare il suo tempo gratis nel sacro fuoco della passione o per avere "successo".

Mi pare che dovrei invitare altri a partecipare a questo Tag.
Spero non sia una rottura di scatole per voi, ma invito:

Long John Silver di Il Rifugio Di Long John Silver
Marco di La Stanza Di Gordie
Clarke di Clarke è Vivo

Più altri e eventuali che si vogliono aggiungere al Tag o nei commenti.


Alla Prossima!





37 commenti:

  1. Ma, sui bookblogger, mi chiedo: se in Italia non legge nessuno come si dice, di che cazzo parlano loro?
    Cioè, non saranno allora le stesse cento persone che a turno leggono tra loro le stesse cose? Boh.
    Se invece serve a far leggere di più, meglio così: sì, pure io ho (più di un) libro nel cassetto e credo che in qualche modo lo farò uscire :p

    Comunque, vero che in tanti si sentano assurdamente super, nel senso di accrediti, permessi e via dicendo.
    Se però qualcuno riesce effettivamente a fare un lavoro che in realtà spetterebbe a un giornalista o un articolista di settore, non ci vedo nulla di male: i problemi sono di articolisti o giornalisti che non hanno fatto prima quello stesso articolo... no?
    Non è una gara, sia chiaro.

    Moz-

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    1. Peraltro dimenticavo di dirti: su Instagram vai forte, altroché. Riesci a far passare la Calabria per Miami, con le tue foto così retrowave *___*

      Moz-

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    2. Il problema è farlo gratis, secondo me.
      Che per carità sono fatti loro ed il tempo è il loro, ma il lavoro va retribuito. In questo modo molti siti, e chissà anche i giornali di settore, sapendo che c'è tutto un esercito disposto a fare stage e lavori non a pagamento, se ne approfittano e chi ci rimette è quella persona che faceva prima quel lavoro in maniera professionale e retribuita.
      I due settori ossia giornalismo online e blogger si stanno sovrapponendo troppo, secondo me.
      Ma è solo una mia idea.
      Troppa gente è contenta di essere pagata con un ingresso gratuito ad un evento o una partita di calcio o con un libro in omaggio, che magari il più delle volte dopo l'unboxing manco leggerà, ma sono scelte di vita che comprendo, ma che io non approvo del tutto.
      Riguardo i bookblogger è una nicchia, ma piuttosto fiorente, almeno tra coloro che fanno sponsorizzazioni ed affini, ed in genere anche lì si crea una sorta di community tra coloro che sono un po' più in voga o che hanno più follower.
      Che poi follower, siamo sicuri siano sempre veri e non bot?
      Ti assicuro che i loro blog non sono più letti del tuo o di Giovanni Scassapurru, eppure su Instagram spopolano.

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    3. Probabilmente molti comprano i followers. Una mia amica l'ha fatto, per dire.
      Quanto al giornalismo, vero... ed è vero che tanti si accontentano di quello. Bisogna vedere se ne vale la pena: se lo facessero con me, che comunque gratuitamente da tredici annacci scrivo sul blog, mi andrebbe bene :D

      Moz-

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  2. Riflessioni condivisibili, mi sa che presto dirò la mia in proposito.

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  3. Sul quarto e sul quinto punto sono d'accordo con te, La vedo esattamente come te.
    Dipende da come si usano i social e per quanto riguarda la crisi del blog dipende più che altro da determinate tipologie di blog e dalle aspettative che riponiamo in esso. Ci sono mezzo miliardo di blog al mondo e sono più quelli che aprono rispetto a quelli che chiudono. Nel mio caso specifico vedo ancora molti margini di crescita.

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    1. Volevo dire gli ultimi due punti :-D

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    2. Tranquillo, avevo capito.
      Anch'io penso che comunque quella del blogger sia una nicchia ancora destinata a durare a lungo.
      Siamo ancora vivi. :-)

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  4. Risposte che fanno riflettere, grazie per queste tue considerazioni. Buona continuazione di domenica.
    sinforosa

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  5. Io vado a fasi. Ci sono dei periodi in cui mi sento meglio a girare tra i social che sui blog e viceversa. Ora, ma non so fino a quando, sono decisamente nella fase pro-blog e anti-social.

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    1. Blog divulgativi come il tuo ce ne sono pochi.
      Spero la tua fase duri a lungo.
      Io i social non li demonizzo, al massimo si può demonizzare chi li utilizza in un certo modo.

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  6. Grazie Pirkaf per aver risposto all'appello :)

    Sono d'accordissimo con te sul discorso-mainstream: neppure io sono interessato a blog che parlano di qualcosa perché ne parlano tutti. Scovare l'argomento più nascosto e curioso fa parte della nostra vocazione divulgativa, che è anche quello che rende una pagina diversa dalle altre.

    Interessante l'analisi sui blog letterari, che nascerebbero per inseguire la filosofia del "do ut des": pubblicità per i propri libri oltre a inviti per fiere e saloni vari. Ma almeno confermi la loro natura "integrativa" rispetto a ciò che i social non possono dare, ovvero: spazio di manovra, di scrittura e - a mio avviso - anche conservazione dei contenuti, che altrimenti si perderebbero "in basso" diventando presto irreperibili.
    Attualmente utilizzo solo Twitter, il social meno dispersivo tra quelli che ho provato, ma non posso negare come la maggior parte degli interventi "privati" siano volti ormai alla satira e alla "leggerezza". Beh, almeno lì non vedo selfie, ristoranti e foto degli ultimi acquisti :D

    Riguardo lo spartiacque tra giornalismo e "blogghismo", anch'io una volta la pensavo come te, ma addentrandomi nell'ambiente ho scoperto come questo confine sia ben più labile di quanto credessi. Le "marchette" sono diffuse anche lì, legate ad accordi e contratti commerciali, ma la cosa che più mi ha fatto trasalire è scoprire che la "figura del giornalista" (con tanto di tesserino) non è certo sinonimo di "qualità dell'informazione", anzi. Anni addietro lessi SULLA CARTA STAMPATA che Harry Potter fosse "il famoso coniglietto", una frase che alludeva alle illustrazioni di Beatrix Potter buttata giù senza neppure verificare le fonti, scritta da qualcuno che "giornalista" lo era davvero, e questo è tutto un dire.

    Posso chiederti soltanto un favore? Puoi inserire nell'intro il collegamento al post originale? :)
    Così chi raccoglie l'appello può leggere l'origine dello spunto ma anche risalire agli altri blogger taggati e curiosare tra le loro risposte! :) Grazie e a presto!

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    1. Hai ragione, metto subito il link!
      Ti ringrazio della delucidazione dall'interno della contrapposizione tra Blogging e giornalismo che però ai miei occhi è oggi troppo sovrapponibile.

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  7. A proposito dei bookblogger, ammiro il fatto che riescano a leggere tutti quei libri, io faccio fatica a leggere un fumetto ogni 1-2 giorni :D E ha ragione Nino qui sopra, a volte anch'io ho letto certe castronerie scritte da giornalisti, specialmente negli argomenti nerd in cui molti di noi sono sicuramente più ferrati

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    1. Sicuramente ci sono lettori forti che riescono a leggere più libri in una settimana, ma anche altri che dopo l'unboxing quel libro, secondo me, non lo prendono in mano più o comunque non ne parla più. :-P

      E' vero, riguardo certe tematiche c'è poca voglia di approfondire da parte del giornalista di turno, segno che comunque un ricambio generazionale o comunque attinente a certe tematiche è giusto ci sia.

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  8. Il bello dei blog è che rappresentano ognuno il mondo interiore di chi li gestisce. Ogni blog è diverso e unico, e mi piace vagabondare tra i blog anche per questo. Detto ciò, accolgo il tuo invito!

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  9. Ti ringrazio per l'invito. Le tue riflessioni sono molto azzeccate e in parte rispecchiano il modo di fare blog.

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  10. Interessante analisi la tua, a cui posso aggiungere qualche riflessione su blogging\giornalismo.
    Parto da un vecchio aforisma a me caro: il giornalista è quello che parla di tutto senza sapere niente.
    La crisi dell'editoria e la successiva diffusione dei siti online hanno portato un radicale cambiamento. Una volta le redazioni dei giornali cartacei erano molto ricche e con personale che si occupava specificatamente di una materia: sport, calcio, cronaca, cronaca giudiziaria nei tribunali, cronaca bianca, spettacoli, cultura.
    Oggi invece le redazioni si restringano e bisogna occuparsi un po' di tutto. Quindi si fa esperienza sul campo, con il rischio di scivoloni.
    Al contrario sono spuntati come i funghi gli addetti stampa, che sono gli stessi giornalisti che, vittime della crisi dell'editoria, cercano e trovano i famosi secondi lavori per arrotondare.
    Quindi le redazioni si ritrovano contributi pronti e ben scritti, soprattutto in tema spettacoli (parlo proprio per esperienza diretta) e libri. Peraltro mai ti viene un invito per uno spettacolo o ti viene mandato un libro.. Al massimo se fai un'intervista a un autore allora puoi avere un accredito.
    Il viceversa (cioè il giornalista che richiede l'accredito) è invece la causa del proliferare degli accrediti a chi non è giornalista. Oggi il giornalista lavora di più e su più cose (essendo le redazioni ristrette) e i tempi e gli spazi per fare degli "extra" (andare a vedere il tal spettacolo e fare poi una recensione) non c'è più.
    Così è facile che, essendoci meno giornalisti in giro, si finisca poi per allargare il pubblico degli accreditati..
    Sul fatto delle marchette: il giornalismo è quasi tutto una marchetta, dalla soffiata del sostituto procuratore su una notizia all'intervista al presidente della pro loco della fiera delle scuregge perché fanno 200 euro di pubblicità. Il giornalismo non è più quella cosa romantica del passato! Tutto è partito dalla crisi dell'editoria, generata da un calo dei lettori, che non dipende dall'online, e da un calo della pubblicità (gli operatori economici una decina di anni fa hanno tagliato i fondi per la pubblicità a causa della crisi economica). Poi ci sono tanti altri fattori, potrei scrivere un trattato. Per ciò che concerne i blogger che non sono giornalisti, ma alla fine possono essere più competenti dei giornalisti: beh, è chiaro ad esempio che un calciatore sia più competente di calcio di un giornalista calcistico. Ma il giornalismo non è solo competenza della materia. Quella, come detto, si approfondisce con la lettura e con la pratica. Solo chi fa giornalismo si rende conto di cosa sia veramente il giornalismo e di quanto sia diverso dallo scrivere un pur bel post su un blog. Chiaramente il lettore questa differenza può non vederla.

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    1. Grazie del contributo e delle delucidazioni Riccardo!
      Qualcosa sapevo già perché ho un conoscente nel ramo del giornalismo di stampo calcistico, però molti aspetti li immaginavo, ma non ne avevo una visione diretta, come nel tuo caso.

      P.S: il tuo ultimo articolo era davvero bello, complimenti!

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    2. Grazie per i complimenti, Pirk.
      Mi hai incuriosito sul tuo conoscente giornalista sportivo-calcistico :). Per che testata scrive o lavora?

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    3. Non lo faceva proprio di mestiere, ma nel tempo libero si dilettava a lavorare per portali e siti sportivi ed è finito ad avere accrediti anche per le partite del Milan, per dire.
      Ora è stato trasferito qui al sud per lavoro, quindi si diletta più che altro a fare l'opinionista nelle radio o le reti locali e in pagine varie di Facebook.
      Seguiva ed intervistava anche vecchi calciatori della squadra della mia città e varie cose, diciamo che passa molto del suo tempo libero nel mondo calcistico.
      Per me invece dopo il novantesimo non me ne frega più nulla. Aahaahah

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    4. Eh sì Riccardo: un tempo i GIORNALISTI erano gli unici depositari dell'informazione, mentre oggi (per vari motivi) le cose appaiono radicalmente cambiate. Anche le redazioni devono far quadrare i bilanci: pubblicità invasive, contenuti acchiappaclick, risparmi sul personale.
      La carta stampata è in via d'estinzione, e con essa quel mondo romantico che si portava appresso: nel futuro non vedo che una galassia di testate online, dove l'antico spartiacque tra "giornalisti" e "non giornalisti" è destinato a farsi sempre più labile..

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    5. Sul fatto che la carta stampata possa scomparire, non me la sento di contraddirti, per quel che riguarda l'online, credo che la distinzione tra giornalisti e non giornalisti sopravviverà.
      Tieni conto che oggi l'informazione è diversa: se c'è un incidente in strada, chiunque si mette a registrare qualcosa con il telefonino dandone notizia sui social. L'informazione online deve trovare i giusti equilibri tra l'informazione immediata e la verifica della notizia, con la possibilità anche di dare aggiornamenti in corso d'opera.
      Alla fine ci sarà sempre differenza tra chi fa la professione in modo professionale e chi invece fa i giochini. Se non altro perché il giornalista lavora anche su una rete di contatti che poi fanno la differenza.

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  11. Hai iniziato come me, per i blog presi nelle firme dei forum!
    Nelle bozze io ho post iniziati e abbandonati da anni, tra il 2011 e il 2013 😅
    Concordo pienamente sulla tua ultima risposta, sul fatto che ce ne importi poco del successo e che abbiamo il solo scopo divulgativo!
    Interessantissima la tua osservazione sui bookblogger, non frequentandone molti (mi pare solo tu, John Long e Nick), non ci avevo mai fatto caso.

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    1. Mi sa che era una consuetudine del tempo. :-)

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  12. Grazie dell'invito, spero di riuscire a rispondere in questi giorni...

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  13. Sì, credo dipenda sempre dallo scopo, se ne hai uno ambizioso forse è meglio lasciar perdere..

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    1. O almeno essere consapevoli che è una cosa difficile.

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  14. Il blogger odierno mi fa un po' paura.
    A volte ho la sensazione che si voglia sostituire al giornalismo e che si senta persino...superiore se non altro per una questione numerica di interazioni.




    Hai assolutamente ragione. Ma purtroppo è vero anche il contrario. Mi è capitato qualche tempo fa di acquistare una paio di giornali cartacei a tema cinema e di rimanere di sale: una volta c'erano fior di firme, il linguaggio era serio, la prosa ricercata, insomma, c'era dello studio dietro. Adesso è quasi tutto scritto peggio di un buon 50% dei blog che leggo. immagino sia perché molte testate, web e non, peschino direttamente dalla blogosfera per avere dipendenti pagati o in visibilità oppure molto poco, alla faccia di tutta la preparazione che dovrebbe darti una scuola di giornalismo. Per non parlare, ovviamente, delle "grandi" firme di Youtuber, instagrammer, blogger ai quali non darei da scrivere nemmeno i pensierini dei miei cuginetti.

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  15. Sugli argomenti Pop ti do ragione alla grande. Un tempo gli articoli erano molto più professionali nella carta stampata, mentre oggi è già tanto che sappiano di cosa si parla ( è spesso neanche lo sanno visto il modo approssimativo in cui lo fanno), ma come diceva più su nei commenti Ricky è perché oggi chi si occupa in maniera professionale di quelle rubriche non c'è più in quanto le redazioni vengono ridotte all'osso, ed a firmare gli articoli o sono stagisti o persone che non hanno competenze del settore.

    Ci sono youtuber che s'intendono di cinema, secondo me, ma ovviamente vanno presi non come modelli o intenditori, ma come semplici divulgatori.
    Non bisogna certo pendere dalle loro labbra, per me hanno lo stesso valore del parere di un blogger o di un portale di cinema ( ce ne sarebbe da discutere anche su costoro, che ormai praticamente trovano tutto bello ).

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