venerdì 7 settembre 2018

Il peso dell'età Nerd...ica

A volte mi chiedo come facciano le persone che seguo su internet da tanto tempo a resistere all'erosione del tempo ed alla disaffezione.
Ipotizzo che alcuni di loro devono mantenere l'interesse verso il mondo nerd, cinematografico, fumettistico anche per " mestiere " o forse davvero e qui mi tocca invidiarli riescono nel loro intento di non perdere mai la passione.
Mi riferisco principalmente a youtuber vari che ho seguito fin dalla nascita o quasi della piattaforma, ma anche a blogger di genere che oggi sono arrivati alla soglia ed oltre dei trenta/quarantanni di età.
Sono gli stessi che ancor'oggi riescono a parlare con entusiasmo e disinvoltura dell'ultimo capitolo di One Piece e Dragonball come stessero parlando di un argomento come la Flat Tax, di coloro che hanno la " scimmia " per l'ennesimo trailer del Marvel Cinematic Universe o per l'ultimo oggetto Lego.
Vorrei avere il loro entusiasmo, se è vero, non scherzo.
Io a volte ne dubito, però.
Dubito che abbiano davvero voglia di fare la figura dei gattari/cagnari di turno sparapanzati sul divano o sul letto a parlare del nulla mischiato con il niente attraverso le storie di Instagram.
Eppure è una cosa che vedo spesso e mi chiedo come facciano, se hanno un segreto o è solo la spinta del successo, dei followers e del mestiere che si sono scelti.
Devono campare, suppongo, e ci sono modi peggiori per fare soldi.
Gente che nel frattempo si è ammogliata, con i capelli bianchi o senza e con i peli della barba altrettanto bianchi, che parla degli stessi argomenti da vent'anni su una piattaforma o su un social in uso da adolescenti che potrebbero essere loro figli.
C'è un che di straniante in tutto questo.
Provo lo stesso quando vedo Vasco, Ligabue, Piero Pelù o J-Ax a cinquanta/sessant'anni suonati parlare ancora di sesso, droga e Rock 'N Roll nelle loro canzoni o come il cinquantenne che vuole beccare in discoteca indossando i jeans con l'orlo sopra le caviglie o con i risvoltini.

Se siete " veri " io vi invidio.
Invidio il vostro coraggio e la vostra passione.
Io mi sto accorgendo che il tempo poco per volta mi sta togliendo tutto e mi sta spogliando della mia giovinezza anno dopo anno.

Mi ha tolto prima la passione dei videogiochi.
Poi quella dei fumetti.
Poi quella del cinema.
Lo Sport regge, ma molto meno di un tempo.
Succederà anche con internet e la letteratura, lo so.

Quel giorno che sarò nudo andrò probabilmente incontro al mio destino e sarò preda del nulla.
Ciao, Ciao Fantasìa, mandiamo su la colonna sonora di Limahl e buonanotte ai suonatori.
Ecco, quello che mi e vi chiedo, e se vi capita mai di sentirvi fuori tempo massimo e se sentite il peso del tempo che scorre.
Come siamo visti dagli occhi di un giovane noi che abbiamo ancora passioni da giovani?
Ve lo siete mai chiesti?


Alla Prossima!

venerdì 31 agosto 2018

L'inverno Della Paura & dei miei eroi giovanili

Già dai tempi del film di Spielberg Hook io sapevo che non avrei voluto che i miei personaggi preferiti crescessero.
Continuo tuttora a preferirli cristallizzati, bloccati nel lieto fine della loro gioventù.

Seduti dopo il duello finale a rimirare il cielo sotto una volta stellata o un tramonto infuocato in sella alle loro Bmx o alle loro Schwinn.
Dissolvenza, colonna sonora finale, fine.
Perché vederli incanutiti, incattiviti dalla vita e dalla realtà dell'essere adulti?
Sembra strano dirlo dopo un post come quello scorso dove auguravo morte e sofferenza anche nella letteratura con protagonisti i ragazzi , ma tutti i personaggi che ho ritrovato adulti delle opere che ho amato, soprattutto letterarie, non mi sono mai piaciuti.
O almeno non mi sono mai piaciuti quanto il narrato precedente.
Sarà un problema mio.
Penso la stessa cosa di It, di Circolo Chiuso di Jonathan Coe ed anche di quest'opera di Simmons.
La dicotomia standard tipica di questi romanzi è: giovani e  (alla fine) vincenti, adulti e perdenti.
E' lo scontro tra la fantasia, l'entusiasmo ed il vigore giovanile contro la decadenza fisica e mentale della mezza età.
Non riusciamo a sfuggirne nella realtà e nemmeno nella narrativa, devo dedurne.

L'inverno Della Paura è un po' tutto questo, ma è soprattutto una storia di fantasmi.
Per lo più interiori.
E' più un inverno dell'anima, che della paura.

Ambientato quarantanni dopo il precedente capitolo, questa storia ha per protagonista unico Dale Stewart uno dei principali protagonisti del precedente capitolo.
Dale sceglie di tornare nella sua vecchia cittadina dopo un divorzio, un tentativo di suicidio e per provare a scrivere un libro sulla sua infanzia.

Ci sono moltissime differenze di approccio e di stile rispetto al primo capitolo.
L'inverno Della Paura è un romanzo molto più complesso e pomposo, strapieno di citazioni letterarie ed omaggi alle Ghost Story di Henry James e Shirley Jackson.
Riecheggiano echi del Mastino Dei Baskerville e riferimenti vari al Beowulf ed altre opere antiche inglesi.
Siamo lontanissimi dalla storia di formazione del primo capitolo.
L'inverno Della Paura è un romanzo psicologico, cupo e volutamente contorto.
Funziona?
Si, per gran parte.
Meno per altre cose ( tutta la faccenda della sua scappatella con la studentessa che gli è costata il matrimonio è tirata abbastanza per le lunghe, secondo me ).
Bellissima la scelta della narrazione fuoricampo affidata ad  un...morto.

Tempo fa dicevo che l'inverno è degli uomini, e questo romanzo mi porta ancora a pensarlo con più convinzione.
Ma soprattutto è insita in me la convinzione che per i miei gusti un romanzo di formazione deve essere una storia senza futuro.











mercoledì 22 agosto 2018

Più morti nei racconti di formazione horror, please!

In questo periodo in cui l'afa e l'umidità si alternano alla pioggia in un clima che sa di biporalismo e d'autunno, ho ripreso in mano uno dei miei libri preferiti: L'estate Della Paura di Dan Simmons.
Non voglio parlare del romanzo, anche perché credo di averlo già fatto.
L'estate Della Paura appartiene a quel filone della narrativa di formazione giovanile in chiave horror.
Pubblicato nel 1991 segue un po' la scia del filone narrativo e cinematografico proprio del genere.
Ha tantissimi elementi in comune con It, Stand By Me ( Il Corpo ), ET, I Goonies e ne rispecchia un po' i crismi, anche se in maniera un po' più rurale soprattutto per ciò che concerne l'ambientazione.
Appartiene insomma al filone dei ragazzi in bicicletta che combattono contro il male.
Rispetta il clima di cameratismo e fratellanza dei gruppi di amicizia giovanile e persino le fattezze fisiche e caratteriali proprie di questo tipo di narrazione.
Il ragazzo robusto, il capetto tenebroso e silenzioso, l'intelligente con ambizione da scrittore ed appassionato di narrativa, il burlone ed il fifone di turno.
Insomma anche se è un libro del '91 ambientato negli anni '60 ha tutte le caratteristiche che ti fanno gridare anni '80 a caratteri cubitali.
Io lo trovo un romanzo splendido, molti altri ne criticano la prolissità.
Per prolissità presumo si riferiscano allo stile molto descrittivo dell'autore e non al numero di 500 e passa pagine, che personalmente non mi sembrano tantissime rispetto a mattoni come It, tanto per dirne uno.

C'è una cosa che mi ha sempre stonato di questo tipo di narrazione, ovvero la sensazione che alla fin fine tutto andrà per il verso giusto ed il villain per quanto carismatico, dopo aver giocato al gatto con il topo per tre quarti di film/romanzo con i protagonisti verrà messo facilmente al suo posto.

Pensateci bene qual è la scena cardine di IT?
Quella che ci ricordiamo tutti?
La morte di Georgie, ovviamente.
Superate quelle pagine Pennywise perde gran della sua verve e si diverte più a terrorizzare i ragazzi che a fare del male sul serio.
E' più una minaccia che un pericolo reale.
Capita di rado che un film o un libro che tratta di ragazzini sovverta queste regole.
Eppure It e L'estate Della Paura vengono catalogati come libri per adulti.
Si ha sempre paura di uccidere il fanciullo ed infatti le poche volte che succede non le dimentichiamo più.
L'estate Della Paura ha una scena sconvolgente ( che mi ha fatto male e che male ), ma è l'unica.
Le altre apparizioni del male per quanto potenti sono molto più blande per quanto raccontate in maniera splendida.
Io vorrei un romanzo dell'orrore che sovvertisse queste regole.
Che mi prenda di sorpresa come soltanto Martin è riuscito a fare negli ultimi decenni.
Ammazzatemi i protagonisti, fatemi paura, fatemi soffrire per una morte non annunciata e non solo nel prologo e nell'epigolo.
Datemi altri Nick Andros, Georgie Denbrough e Duane McBride.
Datemi il final boy/girl come nei film horror che trattano di giovani virgulti anche nella narrativa.
Passerò per sadico, ma probabilmente applaudirei dall'inizio alla fine.
Voglio vedere i ragazzini morti?
No, però sarebbe anche ora che qualcuno ci mostrasse un punto di vista diverso.
Già per esempio un film come Cub in qualche modo lo fa.

P.s: nessun minore è stato ucciso nella stesura di questo post. :-P


Alla Prossima!

mercoledì 15 agosto 2018

Di come io non riesca a prendere Facebook sul serio

Ho un grosso problema.
Io non riesco a prendere i Social sul serio, eppure pare che ormai siano una roba su cui non si transige.
Facebook, in particolare.
In quel social tutti quanti ne sanno più dei medici.
A che servono i pediatri se ci sono le mamme e le nonne?
Sono tutti specializzati in raccolta differenziata e spazzatura e sono tutti architetti ed ingegneri, e ne sanno più di qualsiasi politico.
Ed io mi chiedo che cosa sia successo nel frattempo.
Come si è passati dal " Buongiornissimo Kaffè ", dai poke e dalle richieste d'amicizia solo perché si aveva lo stesso cognome, dalle foto dei gatti e dalle foto nei cessi con la bocca a culo di gallina, ad un posto che è diventato solo un luogo dove fare politica e lamentarsi di ogni cosa.
Magari attraverso gruppi " tattici " creati ad hoc.
Come se lamentarsi e fare un post sgrammaticato su un gruppo risolvesse magicamente le cose.
E' davvero diventato il posto in cui farsi ascoltare?
Ha più potenza di un megafono?
E poi tutti questi avatar sono davvero persone civili che rispettano le leggi nella vita di tutti i giorni?
Francamente ho i miei dubbi.
La mia generazione si è impadronita di Facebook scacciando di fatto i propri figli e nipoti, ma oggettivamente non so se ci abbiamo guadagnato.

Io non voglio dire che la gente debba accettare le brutture dei propri governi e delle proprie amministrazioni in silenzio, ma mi domando soltanto se abbia senso farlo attraverso un social network, tutto qui.
Magari attraverso dei gruppi di opposizione nati proprio con questo intento e che vivono di interazioni e commenti.
Nel momento in cui scegliete di partecipare attivamente ad un gruppo ( che sia contro le mamme pancine, contro Goku, contro la Juve ecc.ecc.) magari insultando e criticando qualcuno senza avere le basi e le nozioni per farlo, non pensate di essere meglio di loro.

Ci si incazza su Facebook attraverso dei cellulari di 800 Euro urlando che non c'è lavoro prima di andare in spiaggia con il Suv.

So che principalmente è un problema mio e capisco la buona volontà nel provare a farsi ascoltare, così come so che Facebook può essere usato in mille modi visto che in fondo siamo noi a decidere cosa seguire e che amicizie accettare o meno.
Può essere usato come aggregatore di contenuti e notizie ed ecc.ecc.
Sono tutti concetti basici ed elementari.
Però io continuo a vederci degli avatar e dei nickname e non delle persone vere, anche se mettete nome e cognome.
Io stesso non credo di essere me stesso al 100% sulla rete.
Mi dispiace, ma io non riesco a prendervi sul serio.


Buon Ferragosto!



Alla Prossima!






martedì 24 luglio 2018

Incubus - Ray Russell

Ah, le belle copertine di un tempo...
Sfido a trovare una copertina così d'impatto ed evocativa come questa.
Pensate per un attimo se oggi una copertina del genere potesse fare bella mostra di se in una vetrina della Feltrinelli o della Mondadori.
Ci sarebbe da ridere, penso.

Scherzi a parte, ammetto la mia totale ignoranza verso questo autore che ho conosciuto solo grazie ad un post letto su Ilzinefilo, che a questo punto non posso che ringraziare.
Dal poco che si può carpire sulla rete sulla carriera letteraria di Ray Russell, Incubus sembra essere l'unico romanzo che egli abbia prodotto o che almeno è stato tradotto in Italia.
Su Danse Macabre di Stephen King, il Re dipinge Incubus come un romanzo troppo esplicito, ma cita Mr. Sardonicus come lettura consigliata.
Di Mr. Sardonicus ricordo il film, però io del romanzo non ho trovato traccia, ed è un peccato perché lo avrei voluto recuperare.
Mi affido a chiunque arrivi da queste parti, per avere qualche nuova sull'esistenza o meno di questo libro.
Ray Russell è stato comunque un proficuo scrittore di racconti, pubblicati in varie antologie, che avrei una mezza idea di recuperare successivamente.


Incubus l'ho apprezzato molto.
Nell'ottica attuale appare azzardato il giudizio lapidario di Stephen King.
Lo contestualizzo all'epoca in cui fu scritto ( basti pensare che ancora era al di là di venire Clive Barker ), però di scandaloso non mi pare di averci visto molto.
E' vero comunque che ci sono scene cruente e che la violenza carnale è un tema molto crudo e non facile da digerire.
Specie se perpetrata da un essere demoniaco dalle forme impossibili.
Per carità niente che non si sia già visto, letto e sentito in uno dei mille e passa hentai dove donne e uomini si accoppiano con mostri che di antropomorfo hanno ben poco, ma comunque leggere di donne violentate e dilaniate, non è certamente roba per tutti.
La possessione è il tema dominante del romanzo, ma non è certamente l'unico.
Andiamo di sinossi, benché molto approssimativa:

Una tranquilla cittadina americana in riva al mare: Galen, dove tutto è calmo e sereno. Ma le donne sono molto belle, a Galen; troppo belle, forse...Un libro di magia nera rilegato in pelle di strega: le Artes Perditae che possono scatenare la furia di terra, acqua, aria, fuoco. Un ragazzo ossessionato dai ricordi di un passato di tortura che non vuole tacere. Una serie di morti assurde, incomprensibili, violente...Una creatura primordiale, più antica dell'uomo, si è risvegliata in tutto il suo terribile desiderio: l'incubo deve possedere le donne di Galen, deve spargere il suo seme perché fruttifichi e dia nuova vita alla sua razza maledetta. La spinta del sesso lo costringe a colpire, a uccidere di continuo, a trapassare teneri corpi...Un volto umano che può trasformarsi nella più orribile delle maschere. Una doppia identità incomprensibile, mostruosa... E l'antico pugnale designato all'esorcismo.


Appare evidente che Russell si sia ispirato alle opere di Clark Ashton Smith e H.P.Lovecraft anche se per intreccio a me ha ricordato più Richard Matheson e Stephen King nel modo di presentare un intero agglomerato cittadino ed i suoi abitanti.
Rispetto alla prosa di Smith e del maestro di Providence, Russell opta per andare oltre e dimostra di avere ben poca voglia di nascondere il mostro e di scegliere la via indiretta fatta di accenni, sussurri e scene fuori campo, ma bensì di indirizzarci capitolo dopo capitolo verso una narrativa che lascia poco spazio all'immaginazione intraprendendo una via sempre più diretta e d'azione, fino a sfiorare lo splatter.
Un precursore della narrativa stilistica di Clive Barker, potremmo dire.
Incubus è un romanzo che consiglio caldamente anche se non è un libro perfetto.
Alcune cose appaiono incomprensibili ed un po' sconnesse e avrebbero meritato ben più approfondimento, specie alcuni personaggi.
Però è un libro che funziona ed intrattiene, e tutta la parte centrale l'ho trovata molto coinvolgente.
Gli elementi da classico dell'horror ci sono tutti.
Non a caso ne è stato tratto un film uscito nei primi anni '80 ( che credo di non aver visto ).
Meriterebbe un'occhiata.
Dategliela, se vi va.
Si trova pure abbastanza facilmente nel circuito dell'usato.


Alla Prossima!








lunedì 9 luglio 2018

L'estate è dei bambini, la primavera è dei ragazzi, l'inverno è degli uomini, l'autunno è dei vecchi, diceva qualcuno.

Per tanti bambini l'estate è incantata.
Le tenebre faticano ad emergere ed il sole è ingordo.
Indugia.
 Le ore di gioco aumentano a dismisura, così come le ore dedicate al pallone, al mare, le corse, i gelati, le granite, la spensieratezza.
Quella vera, dove respiri libertà.
Si lanciano per aria matite, penne e quaderni ed in mano c'è posto solo per palloncini e pistole ad acqua.
Poi un giorno tutto questo non ti basta più.
Cominci ad ingiallire come le foglie dell'autunno e d'estate di gioco non v'è più.
E' nel momento in cui cominci a preferire di lavarti che sporcarti, che perdi la magia del gioco.
Ma è comunque estate, anche nell'adolescenza.
Anche se ormonale.

Non ricordo quando ho smesso di amare l'estate.
Presumo sia coinciso con la fine del mio lungo e tortuoso percorso scolastico.
L'estate rappresentava la fine degli impegni e la libertà mattutina e quindi in quel periodo era logico amarla.
Dopo la fine della scuola però, divenne una stagione come un'altra.
Ok, lo so.
L'estate non è solo essere bambini e gioco.
Al mare ci possono andare anche gli adulti ed i ragazzi, e so che ci sono le serate, le discoteche, i lidi, cosce, tette e i culi al vento, e argomenti tipici da uomo medio come il calciomercato, il mondiale o l'europeo, la Tennent's ghiacciata e/o le passeggiate in Via Marina.
Il gelato lo puoi apprezzare a qualsiasi età così come tutto il resto.
Alcune di queste cose mi hanno visto protagonista fino a pochi anni fa e non voglio rinnegare il passato.
Avrei comunque vissuto normalmente senza queste cose, come ci vivo adesso, dopotutto, visto che di queste cose me ne importa il giusto, cioè poco.
Poco comunque non significa che li disprezzo, solo che li vivo con molta più apatia.
Sono invecchiato, male peraltro, non tanto fisicamente, quanto internamente.
Era così anche quando ero piccolo?
Non credo.
Mi sono rovinato crescendo.
Ma non sono qui per parlare di questo.
Ultimamente ho visto che molti blogger si sono prodigati a parlare delle loro estati del passato, ho ricevuto anch'io qualche invito a farlo, e mi scuso se non l' ho fatto.
La verità è che di quel bambino che ero è rimasto davvero poco.
Faccio fatica a rimembrarlo ed a riviverlo.
Forse perché dopotutto lo rimpiango.
Mi è tornato in mente un episodio però, e vorrei raccontarlo.
Dovessi dargli un titolo lo chiamarei " L'amico Silenzioso ".

Nel 1991 andavo verso i quindici anni, avevo appena finito il primo superiore e mi avevano rimandato in tre materie: Matematica, Fisica e Stenografia.
I miei mi mandarono a ripetizioni da un professore che abitava nel mio quartiere e mi toccava andarci dal lunedì al venerdì per due ore dalle 9:00 alle 11:00 di mattina.
Senza contare che mi lasciava anche dei compiti da fare per il pomeriggio che dovevo consegnargli il giorno dopo.
Quell'estate in un certo senso era come se estate non fosse, visto che comunque dovetti indossare ancora lo zaino anche a luglio ed agosto.
Fu un' estate strana, anche perché fu la prima che passai a casa dopo che per tutti gli anni delle medie i miei solerono spedirmi insieme ai miei cugini da una mia zia che viveva in un paesino al mare ad almeno settanta chilometri di distanza.

In ogni modo c'erano il bar, i flipper ed i videogiochi, ma c'era meno gente con cui passare le giornate e quando anche il bar chiuse per ferie, mi ritrovai improvvisamente da solo.
Non so dove fossero finiti i miei amici, presumo passassero le giornate a mare coi loro genitori.
Vagavo per cortili alla ricerca di qualcuno con cui giocare e la mia compagnia di quei giorni fu il Super Santos che mi portavo sempre appresso.
Non era questo gran problema, essere da solo.
Avevo sempre avuto quell'abitudine di uscire nel cortile sotto casa anche alle due di pomeriggio anche con quaranta gradi all'ombra a tirare calci contro il muro, a palleggiare, o fingere di giocare a basket con le corde degli stendipanni.
Fu in un giorno assolato di agosto che mi venne incontro questo ragazzino.
Aveva un Super Tele blu e per sette giorni divenne la mia compagnia pomeridiana.
Non era della mia città e presumo fosse ospite/parente di qualche famiglia che viveva nel mio cortile.
Che c'era di strano nella nostra compagnia reciproca?
Che comunicavamo soltanto con il pallone.
In quei sette pomeriggi che passammo insieme non ci parlammo quasi mai, non ci raccontammo quasi nulla.
Sapevo a malapena il suo nome, e soltanto perché quando calava il buio i parenti si affacciavano per chiamarlo.

Eppure se sentiva il rumore del pallone che scandiva la mia presenza, lui scendeva correndo ed io facevo altrettanto se usciva lui per primo.
L'ottavo giorno non lo vidi più.
In pratica non ci dicemmo ciao quando ci siamo visti la prima volta e nemmeno addio quando ci vedemmo per l'ultima volta.
Però la sua faccia la ricordo ancora.
In fondo, forse, non c'era nulla da dire, sapevamo entrambi che sarebbe stata un'amicizia fugace, persino di comodo, forse.
Ma ci divertimmo insieme.
E se lo ricordo ancora, vuol dire che un segno me lo ha lasciato, dopotutto.





giovedì 28 giugno 2018

Red - Jack Ketchum

...Ed il settimo giorno Pirkaf un altro libro trovò.

La domenica dal punto di vista "libresco" si sta rivelando foriera di liete novelle.
In un'oretta buca, solitaria, ventosa e senza speranza intravidi una bancarella fino ad allora sconosciuta che sapeva di miraggio.
In mezzo ai vari King, Glenn Cooper ed Edgar Allan Poe con mia grande sorpresa spiccò con la sua costoletta rossa Red di Jack Ketchum.
La sorpresa risultò doppia quando mi fu detto il prezzo: due Euro.

I romanzi di questo autore non sono rarissimi da rintracciare nel circuito dell'usato, ma bisogna tener conto che verranno pagati più del loro valore effettivo proprio perché costantemente fuori catalogo.
Una copia di Red su Ebay viene mediamente venduta a 20/25 Euro.
Un prezzo non proprio consono per un autore non certo famosissimo.
Anzi, se non fosse per la sponsorizzazione di Stephen King, probabilmente lo conoscerebbero solo i veri cultori della narrativa del terrore.
E nemmeno tutti.

I libri pubblicati da Jack Ketchum in Italia sono pochissimi ed oltre Red, io sono riuscito a leggere soltanto In Viaggio Con L'assassino che devo ammettere mi è piaciuto molto.
Il suo romanzo più famoso, invece, La Ragazza Della Porta Accanto, mi è sempre sfuggito, ma la sua riduzione cinematografica all'epoca mi agghiacciò e mi entusiasmò.
Spero di riuscire a metterci le mani sopra, prima o poi.
Di tempo ce n'è in abbondanza visto che a meno che non venga pubblicato qualche suo inedito di sue nuove storie non ne leggeremo più.
L'autore è deceduto a gennaio di quest'anno.


Riguardo Red, voglio subito dire una cosa: mi ha deluso.
Me lo aspettavo più duro, più affilato e mordace.
Mi ha pungolato soltanto, e nemmeno tanto.
Un paio di cose mi hanno fatto storcere il naso, ma ne parliamo meglio dopo la sinossi:

Avery Ludlow ha sessantasette anni e un passato segnato dal dolore: ha perso la moglie e il figlio di undici anni in un incendio provocato dal figlio maggiore, drogato. L'unico ricordo del tempo in cui è stato felice è il vecchio cane Red, che sua moglie gli ha regalato per il suo compleanno quattordici anni prima. Un giorno, mentre è al fiume a pescare insieme a Red, Ludlow viene avvicinato da tre ragazzi che con il fucile puntato gli ordinano di consegnare loro il portafogli. All'improvviso, però, cambiano idea, distolgono l'arma dall'uomo e la dirigono verso il povero Red, facendogli saltare il cranio in un atto gratuito di pura crudeltà. Ludlow cerca giustizia, si rivolge alle autorità e alla stampa, ma né lo sceriffo né le televisioni locali vogliono occuparsi del caso quando scoprono che i ragazzi appartengono alle famiglie più potenti della zona. A Ludlow non rimane altra scelta che farsi giustizia da solo. Anche a costo di iniziare una spirale inarrestabile di rabbia e violenza, anche a costo della vita. Ma alla fine, quei tre ragazzi pagheranno... 


Parliamo un attimo della confezione, non ci metterò molto.
Il prezzo di listino è stato cancellato ed è un vero peccato.
Perché visto i caratteri cubitali e l'esiguità del testo, sarei stato curioso di saperne il costo.
Anche qui siamo più dalle parti della novelletta che del romanzo, checché sia strombazzato il contrario in copertina.
Ma comunque è un po' una polemica da soffitta visto che io il romanzo l'ho pagato una miseria.
Il prezzo di vendita su Ebay, comunque, ai miei occhi ed al mio gusto appare assolutamente ingiustificato.

Ma cos'è che non mi è piaciuto di Red?
Evito di addentrarmi nella storia, visto che la sinossi è piuttosto chiara al riguardo, persino troppo.
Prima di tutto voglio dire che Ketchum scrive piuttosto bene.
Ci sono un paio di paragrafi piuttosto belli e ficcanti.
Il resto è il classico Thriller americano con i suoi cliché in bella mostra.
Un po' troppi per i miei gusti.
Un libro molto ermetico con il freno a mano tirato e che nonostante l'esiguità del testo, si perde molto in chiacchiere.
Personaggi stereotipati, una scena di sesso facilona e improbabile, fanno il resto.
Mi sono sentito preso in giro da una scena in particolare che pur con tutta la sospensione dell'incredulità possibile, è ai miei occhi ingiustificabile.


Dalla fama di Ketchum e dopo la lettura di un libro dal ritmo serratissimo come In Viaggio Con L'assassino mi aspettavo molto di più.
Molti aspetti della trama appaiono persino fumosi ed ingiustificati, ma questo potrebbe essere un mio problema di scarsa empatia verso l'argomento visto che non ho mai avuto animali in casa e forse non sono in grado di capire il dolore che una perdita del genere può portare, specie per chi non ha altra compagnia.

Lo consiglio?
Certamente!
Io sono una goccia nell'oceano del gusto.




Alla Prossima!








giovedì 21 giugno 2018

Ricordi "librari" delle elementari

In una mattina domenicale che di bella stagione aveva ben poco pensai di peregrinare verso il mercatino delle pulci, un po' per riempire il tempo ed un po' perché avevo qualche spicciolo da spendere.
Tornai a casa sotto una pioggia leggera con il mio undicesimo tascabile economico della Newton ed un vecchio ricordo sopito non più.
Per la cronaca il volumetto era Il Risciò Fantasma e altre storie fantastiche di Rudyard Kipling.

Quello che non sapevo è che io e Rudyard Kipling ci eravamo già incontrati.
Più di trentanni fa, temo.
Mi è bastato leggere la sua bibliografia ed appena arrivato a Capitani Coraggiosi mi si è aperto un cassettino della memoria.
Capitani Coraggiosi è stato il mio primo romanzo di narrativa delle scuole elementari.
Ho provato a rintracciarne l'edizione, ma nonostante ne ricordassi la copertina rigida verde cartonata ed il formato che ai miei occhi da infante sembrava così insolitamente pesante e maestoso, non sono riuscito a rintracciarlo, ed è un peccato.
Mi sarebbe piaciuto riviverlo non solo mnemonicamente, ma anche visivamente.
E non solo lui.
Perché ce ne furono altri.
Verosimilmente parliamo del 1984 o giù di lì.
Ricordo che la maestra metteva in cattedra questi "libroni " e poi chiamava uno per volta noi studenti per scegliere quella che doveva essere la lettura di quel periodo da portare a casa.
Chi veniva scelto per primo, aveva più bagaglio di possibilità.
Ed infatti i romanzi di avventura o opere come quelle di Jules Verne erano i primi ad andare.
Peccato non scegliesse per ordine alfabetico, perché sennò sarei stato sempre il primo.
Quindi quali sono questi libri che mi capitarono in dote/scelta in quel periodo?

- Capitani Coraggiosi - Rudyard Kipling

- Il Richiamo Della Foresta - Jack London

- Zanna Bianca - Jack London

- Cuore - Edmondo De Amicis

- L'isola Del Tesoro - Robert Louis Stevenson

Ce ne furono altri?
Può darsi, ma purtroppo mi sono tornati in mente solo questi.
Per curiosità, capitava anche a voi che alle scuole elementari vi " affibbiassero " letture di narrativa durante l'anno scolastico in corso e non come consuetudine alla fine?









mercoledì 13 giugno 2018

La Scatola Dei Bottoni Di Gwendy - Stephen King/Richard Chizmar

Ho comprato con molto ritardo l'ultima " fatica " di Stephen King stavolta scritta a quattro mani con Richard Chizmar ( di cui ammetto di essere totalmente ignorante in materia per ciò che concerne i suoi scritti ) ed è con altrettanto ritardo che sono arrivato a leggerla.
Ho letto questo libro in meno di tre ore ed illustrazioni ( carine ) a parte non riesco a concepirne il prezzo.
Come direbbe un personaggio che lo stesso King conosce bene: " la mia mente assolutamente vacilla ."
Potrei chiuderla qui, perché la sensazione è quella di essere stato turlupinato.
Restringiamo il campo e togliamo subito la parola romanzo, perché l'opera non lo è.
Al massimo potremmo parlare di novelletta o uno di quei racconti che potremmo trovare in una di quelle raccolte del Re che escono in genere dopo sette, otto anni.
Anzi, sono certo che La Scatola Dei Bottoni Di Gwendy sarà sicuramente inserito nella prossima raccolta.
E' già accaduto, e probabilmente accadrà ancora.
Via con la sinossi:

Gwendy Peterson ha dodici anni e vive a Castle Rock, una cittadina piccola e timorata di Dio. È cicciottella e per questo vittima del bullo della scuola, che è riuscito a farla prendere in giro da metà dei compagni. Per sfuggire alla persecuzione, Gwendy corre tutte le mattine sulla Scala del Suicidio (un promontorio sopraelevato che prende il nome da un tragico evento avvenuto anni prima), a costo di arrivare in cima senza fiato. Ha un piano per l'estate: correre tanto da diventare così magra che l'odioso stronzetto non le darà più fastidio. Un giorno, mentre boccheggia per riprendere il respiro, Gwendy è sorpresa da una presenza inaspettata: un singolare uomo in nero. Alto, gli occhi azzurri, un lungo pastrano che fa a pugni con la temperatura canicolare, l'uomo si presenta educatamente: è Mr. Farris, e la osserva da un pezzo. Come tutti i bambini, Gwendy si è sentita mille volte dire di non dare confidenza agli sconosciuti, ma questo sembra davvero speciale, dolce e convincente. E ha un regalo per lei, che è una ragazza tanto coscienziosa e responsabile. Una scatola, la sua scatola. Un bell'oggetto di mogano antico e solido, coperto da una serie di bottoni colorati. Che cosa ottenere premendoli dipende solo da Gwendy. Nel bene e nel male.



Dico subito che la storia non è male.
E' un racconto dal canovaccio molto old style che ricorda un po' le atmosfere del Ray Bradbury di Paese D'ottobre o dei racconti di Richard Matheson ( l'associazione con The Box credo che venga naturale a chiunque ).
Le atmosfere sono quelle di un racconto di formazione in salsa buia a cui il Re ci ha da sempre ben abituato o quasi.
La sensazione di aver già letto lo stesso spunto di trama in centinaia di altre storie è molto tangibile, ma ci si passa tranquillamente sopra, d'altronde gli archetipi per ciò che concerne l'horror sono sempre quelli.
Qui ritorna quello dell'oggetto misterioso dato in custodia da un altrettanto soggetto misterioso che può avere ripercussioni sul piccolo pezzetto di mondo della protagonista e perché no, anche per il mondo intero.
Storia scritta e riscritta da migliaia di altri ed anche da King stesso.
Non a caso sembra l'evoluzione un po' rétro di un altro racconto del Re dal titolo Il Word Processor Degli Dei.
Ritorna anche uno dei villain cardini delle storie di King in una delle sue molteplici identità.
Si ritorna persino a Castle Rock.
Anche se è una Castle Rock un po' poco arredata e molto diafana.
King e Chizmar non hanno molta voglia di esplorarne gli anfratti e si vede.
La prosa è molto asciutta e persino i dialoghi sono molto serrati.
Una piccola storia che fin dal principio appare piuttosto ermetica.
Però si fa leggere ed intrattiene.
Di questi tempi è già qualcosa.
Un mio consiglio?
Se non siete dei fanatici collezionisti del Re come il sottoscritto e volete leggerlo opterei per:

- Aspettare che venga inserito nella prossima raccolta di racconti.

- Leggerlo in formato Ebook con notevole risparmio economico.

- Aspettare un'eventuale uscita in formato paperback.

17,90 euro è un prezzo spropositato.



Alla Prossima!

lunedì 4 giugno 2018

Prefazione, introduzione e postfazione

Un altro degli aspetti più discussi di un libro nei social e nelle discussioni in generale inerenti la letteratura è quello relativo alla prefazione ed alla postfazione.
A cui bisognerebbe aggiungere ( specie nei classici ) l'introduzione saggistica spesso scritta da un altro scrittore/saggista di professione a corollario dell'opera che funge un po' da aperitivo e da incentivo per la lettura del libro.
Tutto ciò però non è percepito da tutti i lettori, tutt'altro.
C'è chi queste introduzioni le salta a piè pari.
E delle prefazioni e delle postfazioni non ne parliamo nemmeno.
Spesso sono gli autori stessi a scherzarci sopra asserendo che quella parte verrà letta soltanto dall'editore, dalla famiglia e da coloro che si aspettano di essere inseriti nei ringraziamenti.
Stephen King, tanto per citarne uno, lo fa spesso.
Aggiungo un altro che le apprezza: Io. :-P

Personalmente adoro conoscere la genesi e l'idea da cui scaturisce una storia.
Adoro l'approfondimento e carpire fin da subito i meccanismi, le opere ispiratrici, magari conditi da aneddoti locali dei luoghi da cui hanno origine.
Alcune di esse nel mio caso hanno lo stesso valore dell'opera stessa, se non di più.
Trovo la prefazione di A Volte Ritornano e del primo romanzo della Torre Nera entrambi di King due capolavori che non smetto mai di rileggere e che mi hanno fornito " input " per successive scoperte librarie.
Allo stesso modo capisco anche chi vuole immergersi a capofitto nell'opera e sceglie di saltarle.
Non approvo, ma non giudico.
Il libro è loro.

Discorso più complesso per ciò che concerne le introduzioni.
Io dico candidamente che in qualche caso mi metto accanto all'accusa.
E quindi capisco chi si lamenta che alcune di esse siano talmente descrittive da essere percepite come una sorta di riassunto troppo rivelatore.
E nel caso dei vecchi cartonati della Fabbri è un dato di fatto, per quel che mi riguarda.
La prima volta che lessi alcune opere di Ray Bradbury in quel formato, mi ritrovai a conoscere molti degli aspetti della storia e persino parte del finale ben prima di leggerlo.
Praticamente un antesignano dello spoiler.


Tutt'altro livello, invece, per quel che concerne gli Oscar Mondadori e i vecchi tascabili Newton che fungono da perfetti apripista.
Quantunque alla fine aggiungono poco o nulla al valore di un'opera che verrà giudicata tale dai gusti di ognuno.


Alla Prossima!




lunedì 21 maggio 2018

Le letture di " moda " degli anni '90

Volevo parlare d'altro, ma poi mi è capitato di riprendere in mano e di rileggere l'esilissimo ma bellissimo Il Gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach e mi è venuta in mente una cosa.
Negli anni '90 leggevo un trimestrale molto famoso che arrivava per posta a casa e che non si faceva problemi a manifestare apertamente il suo essere di sinistra.
Era una rivista interessante che mi piaceva moltissimo ( in particolare adoravo le lettere scritte dai lettori ), che mostrava un'unica visione politica ed in cui vigeva una sorta di pensiero unico ( i pochi che nelle lettere "osavano " ostentare qualche differenza politica venivano cannibalizzati dalla maggioranza di lettori " rossi ") e la cosa già allora mi rendeva un po' scettico specie per chi in genere professava totale tolleranza verso il diverso.
La rivista non trattava specificatamente di politica, ma anzi spaziava su molteplici argomenti ed alcuni articoli erano firmati da gente che comunque poi avrebbe lavorato in Tv come autore ed anche da scrittori di professione indubbiamente bravi.
La cosa che mi lasciava perplesso erano i lettori totalmente uniformati nei loro gusti come fossero tante fotocopie.
Nelle richieste di corrispondenza ( Internet stava arrivando e forse già c'era, ma lo usavano ancora in pochissimi ) a fine giornale tutti quanti nei propri interessi letterari mettevano in calce sempre gli stessi libri.
E non parliamo di romanzieri di genere come Lovecraft, Stephen King, Asimov, E.A.Poe, Clive Barker o Richard Matheson e nemmeno di biografie del Che, di Mao o vattelapesca.
Bensì sempre gli stessi romanzi che in quel periodo andavano di " moda ".
Romanzi che oggi appartengono probabilmente ai classici, ma che eccetto uno mi pare appaiano un po' superati e scarsamente considerati al giorno d'oggi.
Ma quali erano questi libri?

- Castelli Di Rabbia / Oceano Mare - Alessandro Baricco

- L'alchimista - Paulo Coelho

- Siddhartha - Hermann Hesse

- Il Gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach

- Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino - Christiane F.

- Jack Frusciante è Uscito Dal Gruppo - Enrico Brizzi

- Il Piccolo Principe - Antoine De Saint-Exupéry

Insomma il giovane lettore di sinistra ( sto volutamente generalizzando ) sembrava prendere a modello di riferimento siffatti romanzieri ed opere.
Oggi probabilmente leggerebbero Gramellini o Fabio Volo a voler andare di stereotipi.
Ascolterebbero ancora Jovanotti, Ligabue o i Modena City.
Però mi domando:
Perché seguire una corrente politica o di qualsiasi altro tipo deve portare in dote una sorta di uniformità di pensiero ed interessi?
A volte ho come l'impressione che siamo noi stessi a buttarci a capofitto in una data catalogazione giusto per darci un tono o per omologazione.
Era e rimane tuttora una mia impressione, poi magari veramente c'erano tutti questi giovani virgulti che apprezzavano sinceramente Siddhartha.

P.s: Non succede, ma meglio prevenire e dirlo subito:
No, non sono di destra e le camicie nere non mi piacciono, mi fanno apparire troppo magro.
Ed il rosso non mi piace nemmeno, mi fa apparire troppo pallido.
Il verde mi piace, ma è solo un colore non una lega.
E le stelle mi piace guardarle in cielo e se devo dargli un numero scelgo quello di Hokuto o al massimo quello della Sammontana.


Alla Prossima!








giovedì 10 maggio 2018

Esiste gente che non rilegge

Esiste gente che non rilegge.
Evidentemente costoro hanno bisogno sempre di storie e stimoli nuovi.
E' una scelta di lettura che non mi sento di giudicare, ma che non mi appartiene.
Avrò letto almeno due volte quasi ogni libro della mia libreria e le poche volte che non l'ho fatto è stato perché quel qualcosa non mi era piaciuto per nulla.
In genere quando lavoravo 10 ore al giorno nell'attività di famiglia e non avevo un libro nuovo da affrontare, mi mettevo davanti la libreria ed elaboravo mentalmente quale era il libro che ricordavo meno tra quelli in mio possesso e subito diventava agnello sacrificale nell'altare della rilettura.
Era anche un buon modo per tenere allenata la mente e la mia memoria storica.

Essendo comunque un lettore principalmente di storie di genere dalla trama orizzontale era raro che comunque mi venisse meno lo sviluppo base di un testo.
Uso l'imperfetto perché mi è successo in questi giorni e la cosa mi ha un po' preoccupato.
Perché ho rimosso totalmente di aver letto Gli Uomini Vuoti di Dan Simmons.
Cioè so di averlo letto ed apprezzato, ma non ricordo nessun aspetto della trama.
La cosa mi ha preoccupato ed un po' sconvolto.
Potrei capirlo se lo avessi letto cinque, dieci anni fa, ma credo non siano passati nemmeno due anni.
Sto invecchiando.
E non è una bella cosa.
Credo che le riletture servano anche a questo.
Tenetelo bene a mente quando sui social affermate con sicumera che non rileggerete mai qualcosa.
Invecchiando dimentichiamo.
Perché togliersi il piacere di poter apprezzare nuovamente qualcosa?
Ed a voi è mai accaduto di scordare di aver letto qualcosa repentinamente come è accaduto al sottoscritto?


Alla Prossima!




sabato 28 aprile 2018

Sul diritto di smettere di leggere un libro

Nello scrolling che quotidianamente dedico ai gruppi dedicati ai libri e alla letteratura su Facebook noto in maniera preponderante un incremento di gente che spesso e volentieri scrive senza mezzi termini che ha abbandonato un libro a metà o spesso dopo poche pagine appellandosi al " diritto del lettore " di Pennaciana ( passatemi il termine ) memoria facendone una sorta di mantra.
Per chi non sapesse di cosa sto parlando si tratta di un libro di Daniel Pennac dedicato alla lettura ed ai diritti del lettore dal titolo Come Un Romanzo.
Non ho letto il saggio in questione, ma dalla sinossi e da vari articoli e recensioni sul web mi è parso di capire che ivi contenuti vi siano una sorta di 10 diritti del lettore dove l'autore afferma che ognuno di noi dovrebbe essere libero di poter interrompere qualsiasi lettura, saltare pagine, leggere senza preclusione di sorta verso nessun genere, ecc.ecc.

Il libro è indirizzato in particolare agli adolescenti specialmente verso coloro che devono leggere per imposizione più che per piacere.
Ed anche a tutti coloro che hanno paura di essere giudicati in quanto lettori di libri o perché hanno comportamenti non convenzionali nell'approcciarsi alla lettura.
A prima vista questa sorta di " dieci comandamenti " a me sembrano piuttosto logici e banali, ma non ho letto il libro e non entro nel merito.

Quello che mi turba però è l'arrendevolezza con cui si smette di fare qualcosa perché è nostro diritto e perché ce lo dice un autore famoso ( che io apprezzo, sia chiaro ) prendendolo come esempio.
Non entro nel merito delle scelte di vita e di lettura altrui, ma io non sono così.
Ciò che inizio lo finisco, a costo di perderci del tempo.
Ed invece leggo sempre più spesso gente che abbandonano libri dopo un solo capitolo o soltanto dieci pagine perché " tempus fugit " e ci sono molti più libri che una vita intera.
I soldi ed il tempo sono i vostri e se volete abbandonare un libro perché non vi piace fatelo, ma non fatevene un vanto.
Ogni libro non letto e non finito per me sarebbe una sconfitta.
Io almeno la vivrei così.
Ma magari sono fatto male io.



Alla Prossima!
 

venerdì 20 aprile 2018

Autori che meriterebbero di uscire dalla nicchia - Clark Ashton Smith

Ed ecco l'ultimo autore per cui mi sono preso una cotta.
Il buon Clark Ashton Smith.
Guardatelo, non è bono? :-P
Scherzi a parte, sapevo che prima o poi avrei approcciato le opere di uno dei grandi scrittori del fantastico della prima metà del '900 nonché contemporaneo ed amico di penna del maestro di Providence H.P.Lovecraft.
E' stato anche uno dei principali narratori nella rivista Weird Tales che è stata per molto tempo battesimo del fuoco e scopritrice di molti dei principali narratori di genere weird, horror e fantastico.
E' recentemente uscito un po' dalla nicchia polverosa in cui era rinchiuso grazie alla Mondadori che ha ristampato alcuni dei suoi racconti in un tomone di ben 600 pagine dal titolo Atlantide e i mondi perduti, ma ad un prezzo comunque abbastanza caro per i miei ridottissimi standard di questo periodo.
Sono sicuro che però presto o tardi il libro comunque approderà nella mia libreria.
Nel frattempo non sono stato con le mani in mano e sono riuscito a procurarmi due delle sue opere più significative come Cronache Di Averoigne e i Racconti Di Zothique ( ancora in lettura ).

Le Cronache Di Averoigne mi hanno colpito e affondato subito.
Ora forse bestemmierò: io amo Lovecraft, amo la sua sconfinata fantasia e molti dei suoi racconti specie quelli inerenti i Dei Antichi del ciclo di Cthulhu.
Allo stesso tempo però spesso trovo la sua narrazione pallosa e prolissa.
Indimenticabile la mia esperienza con la Ricerca Onirica Dello Spaventoso Kadath che lessi durante i pomeriggi lavorativi di una torrida estate e che nonostante la non particolare lunghezza impiegai ben tre giorni a concludere perché mi mandava letteralmente in catalessi.
La mia paura era che il buon Clark mi avrebbe fatto un effetto simile.
Tutto ciò però non è accaduto e fin da subito sono stato conquistato dalla sua prosa asciutta e non arzigogolata.
Cronache di Averoigne è una raccolta di racconti tutti ambientati in un'ipotetica regione della Francia patria di negromanti e creature mefistofeliche in un ambiente rurale e tipicamente medievale.
Racconti che dal primo all'ultimo mi hanno letteralmente "stregato".
Se ne avete occasione e vi va fatevi il favore di leggere i suoi libri.
E' l'occasione giusta visto che finalmente non è più un autore da benda d'ordinanza o da mercatini dell'usato.
Io lo sto amando e me la sto spassando.
Fatelo anche voi.


Alla Prossima!


lunedì 9 aprile 2018

I miei dilemmi etici ai tempi di Instagram

Questo sarà un post piuttosto stringato, perché credo che il tema non richieda chissà quale semantica anche perché è più che altro un mio dilemma.
Nell'ultimo anno Instagram è stato sicuramente l'unico social che ho utilizzato in maniera costante.
Le foto che faccio sono abbastanza semplici e trattano principalmente di panorami e tramonti cittadini visto che oggettivamente non è che mi sposti granché dai miei dintorni.
Anzi togliamo il granché.
Selfie non ne faccio perché non ho così tanta autostima e perché generalmente credo che alla gente interessi poco o nulla sapere come sono fatto.
In verità li ho sempre concepiti poco, ma non li demonizzo.
Penso lo stesso delle stories, ma ne capisco comunque l'utilità.
Instagram mi piace molto e sono uno dal like facile specie se si tratta di libri oppure di foto con paesaggi, monumenti e panorami della mia città.
Il che mi porta spesso a dei dubbi di natura etica e morale.
E' giusto che io metta like alla foto di una persona che non conosco?
Cosa può pensare questa persona?
So che Instagram nasce con queste finalità, ma è una domanda che mi pongo spesso.
Ovviamente è una domanda che mi faccio di base solo sul contesto cittadino.
Pensate mai a chi c'è dietro una foto ed a cosa può pensare si celi dietro un like o sono soltanto mie paranoie?



Alla prossima!





domenica 25 marzo 2018

I Miei Libri Preferiti: La Banda Dei Brocchi - Jonathan Coe

Non sarà semplice parlare di questo libro.
E' uno di quei libri che almeno ogni sei mesi necessito di leggere ed ogni volta riesce ad emozionarmi e riconciliarmi con la letteratura e con la vita.
Uno dei libri con cui mi farei seppellire.
Uno di quelli che venero all'altare della letteratura.
Ok, mi fermo.
Non voglio farne un peana e nemmeno fare il reclamista di turno, ma è certamente un'opera che ogni amante della letteratura e di quella di formazione in primis non deve far mancare nella propria libreria.
Prima di parlarne andiamo di sinossi, che ad onor del vero non gli rende granché giustizia:

" Trotter, Harding, Anderton e Chase: sembra il nome di un prestigioso studio legale; in realtà si tratta di un quartetto di giovani amici, che frequenta un liceo elitario di Birmingham, quel tipo di scuola che preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella dei loro genitori. I ragazzi sono destinati a carriere importanti, mentre i genitori rimangono impantanati nel loro mondo di matrimoni sciovinisti, scontri sindacali, guerre di classe e di razza e ignoranza culturale. Siamo negli anni Settanta, anni in cui si susseguono sconvolgimenti sociali, lotte politiche, attentati dell'Ira. Su questo mare in tempesta cercano di destreggiarsi, con alterne fortune, i quattro ragazzi. "

Ambientato nell'Inghilterra della seconda metà del '70 e precisamente in quel di Birmingham, La Banda Dei Brocchi è un romanzo di formazione giovanile, ma dal background molto variegato visto che non solo tocca tutti i temi sociali, musicali, politici e culturali del periodo, ma li mostra da diversi punti di vista anche se di base il narratore centrale è formato principalmente dal giovane Benjamin Trotter.
Benjamin è forse il più talentuoso e sensibile personaggio del libro, ma ognuno dei suoi amici e rispettive famiglie ha un tratto ben definito della propria personalità.
Coe ci porta nella mente e nel cuore di tutti.
Ed è questa vastità di vite e flussi di pensieri ad essere probabilmente il punto di forza del romanzo.
La scrittura di Coe non è semplicissima da assorbire specie quando tratta temi di cui si ha scarsa conoscenza ( molte delle Band musicali del periodo che vengono citate mi sono aliene così come molti aspetti politici e sociali ), ma il romanzo non assume mai connotati così elitari da non coglierli nella loro complessità pur quando c'è poca familiarità nel linguaggio e nello slang dei protagonisti, così lontani dai personaggi che sono stato abituato a leggere e conoscere.
Anzi, ci si affeziona da subito alle loro vicende.
E ci si fa male, molto.
Coe tira delle bombe mica da ridere e ci sono dei passaggi in questa storia che mi hanno lasciato interdetto.
Uno in particolare mi ha fatto stare male come non mi capitava dai tempi de L'ombra Dello Scorpione.
Allo stesso tempo c'è molto spazio per la satira ( anche quella più " cruda " e cattiva ) grazie al personaggio sfuggente ed arguto di Harding che si arriva ad amare e detestare contemporaneamente.
Le sue lettere al giornale della scuola sono tra le pagine più belle del libro per via della forte componente satirica che sfiora la genialità.
C'è l'amore.
Quello con l'A maiuscola che funge da Musa.
L'amicizia.
La musica.
Le lotte di classe e diritti dei lavoratori.
Tradimenti, bugie.
Razzismo.
Misteri.
Bombe.
Morte.
Ci sono delle vite che sembrano vere.
Ed è la cosa che conta di più.


Se vi va, leggetelo che ne vale la pena.
Questo romanzo ha avuto anche un seguito ambientato nell'età adulta dei protagonisti ed in cui trovano risposte alcune delle domande irrisolte della storia.
Circolo Chiuso è un romanzo molto buono, ma gli manca la spinta propulsiva dei racconti di vita giovanile.
E' un romanzo un po' cinico che disattende.
Perché ti aspetti sempre che i personaggi che ami abbiano preso le decisioni giuste ed abbiano avuto la vita che desiderino, ma non sempre va così.
Anche nella fiction.



Alla prossima!







martedì 13 marzo 2018

I Miei Libri Preferiti : Cuori In Atlantide - Stephen King


Il titolo lascia pochi dubbi: secondo me Cuori In Atlantide insieme ad Il Miglio Verde è il migliore romanzo della seconda parte di carriera di Stephen King.
Da quel mese e quel giorno in cui fu pubblicato ad oggi, risulta in base ai miei gusti, ancora imbattuto.
E di pagine, personaggi, storie e romanzi della penna del Re, ne sono passati parecchi sotto il mio sguardo nel frattempo.
Ovviamente è solo un mio parere e questo non significa che Stephen King abbia pubblicato solo ciarpame nel frattempo.
Anzi.
Ritengo The Dome, Revival e 22/11/63 tre ottimi romanzi.
Però Cuori In Atlantide è stato l'unico che è riuscito a far vibrare le corde del mio cuore e a farmi provare empatia ed amore vero verso i suoi personaggi.
All'epoca mi innamorai perdutamente di Carol Gerber e tale amore perdura tuttora ad ogni lettura.
Ho perso il conto di quante volte ho letto questo romanzo e lo perderò ancora perché se non morirò so che lo leggerò ancora e ancora.

Forse molti di voi avranno visto la dignitosa versione cinematografica con Anthony Hopkins protagonista, ma credetemi se vi dico che il libro è un'altra cosa.
Anche perché il film riprende solo la prima delle storie del romanzo che è invece diviso in cinque parti ambientate in quattro periodi differenti:

- Uomini Bassi In Soprabito Giallo ambientato nel 1960

- Cuori In Atlantide ambientato nel 1966

- Willie Il Cieco ambientato nel 1983

- Perché Siamo Finiti In Vietnam ambientato nel 1999

- Scendono Le Celesti Ombre Della Notte ambientato anch'esso nel 1999

Il vero motore propulsivo della storia è però formato dai primi due racconti.
Ed è qui che secondo me si annida uno dei pochi difetti di questo libro.
A volte è molto tangibile il sentore che alcune di queste storie siano legate tra loro in maniera forzata ( nel caso di Willie Il Cieco è realtà consolidata perché King ha adattato un racconto che aveva pubblicato altrove ).
Ciò non toglie che Stephen King ci regala una sua personale visione degli anni del Vietnam che in alcune pagine sfiora la poesia.
In altre la rabbia, ed in qualche caso l'orrore.
Al di là delle proprie idee politiche appare chiaro e lampante come l'idea della partecipazione forzata ad una guerra indipendentemente se tu ci voglia andare o meno è un qualcosa che a me suscita più orrore e terrore di qualsiasi Kaiju o rappresentazione orrorifica di H.P.Lovecraft.

Una delle caratteristiche di Cuori In Atlantide è anche fare parte del ciclo della Torre Nera attraverso la figura di Ted Brautigan protagonista principale della prima storia.
L'unica tra l'altro che potremmo in qualche modo affiliare alla narrativa di stampo fantastico.
Perché in verità i primi due capitoli potremmo tranquillamente classificarli come romanzi di formazione.
Ed in quel campo Stephen ha sempre partorito buone storie ( tranne ne L'Acchiappasogni, d'accordo ).
Ma nonostante la cornice soprannaturale che permea le atmosfere della prima storia è il rapporto che nasce, cresce e si consolida attraverso la passione per la letteratura tra Ted Brautigan ed il piccolo Bobby Garfield la vera punta di diamante di questo racconto.
Ted in poco tempo diverrà in tutto e per tutto quella figura paterna che il ragazzo ha perso fin troppo presto.
Uomini In Basso In Soprabito Giallo è un racconto bellissimo che consiglio senza riserve.
In esso riecheggiano non solo gli anni '60 in toto,  ma è anche una bellissima storia di formazione sentimentale.
Ok, i temi di King quando tratta questi argomenti sono sempre i soliti, ma perché è l'infanzia per sua natura ad essere così e viene naturale al narratore adattarla all'irrealtà del soprannaturale.
Quindi da una parte abbiamo i classici temi di riferimento di ogni storia di formazione come l'amicizia, il bullismo, il primo amore.
Dall'altro l'orrore esterno.
In questo caso rappresentato dalle figure misteriose e sopra le righe di questi uomini in soprabito giallo che in sella alle loro auto pacchiane girano intorno ai sobborghi di Harlow alla ricerca di Ted Brautigan.
Insomma King in questo racconto sembra ripetersi ed è innegabile, ma lo fa in un modo così bello e poetico che glielo si perdona.
Trovo meraviglioso che il simbolo che leghi indissolubilmente le anime di Ted Brautigan e Bobby Garfield sia rappresentato da un libro.
In questo caso Il Signore Delle Mosche di William Golding.
Ma anche la citazione a Uomini e Topi di Steinbeck è altrettanto potente ed emblematica.



Cuori In Atlantide è il mio capitolo preferito di questo libro.
Se il tema delle rivolte studentesche degli anni '60 e della vastità del conflitto in Vietnam nel primo racconto è piuttosto latente, in Cuori In Atlantide ne è proprio il fulcro.
Ambientato nell'università del Maine nel 1966 la storia è narrata attraverso la memoria e le gesta della matricola Pete Riley.
L'unico tratto d'unione di questa storia con il primo capitolo è legato alla presenza di Carol Gerber che da comprimario del primo capitolo ( era la migliore amica/bambina del cuore di Bobby Garfield ) qui assurge al rango di protagonista.
E' spettacolare la carica immersiva di questa storia.
King attraverso i ricordi della sua giovinezza ( ha frequentato proprio quest'università ) ci dona una storia che ricalca proprio la nascita degli Hippy e di tutti movimenti pacifisti nel periodo della guerra che in quell'università prende piede grazie alla strampalata figura di Stoke Jones alias Rip-Rip un disabile che camminava con l'allora ancora desueto simbolo della pace disegnato sul sedere dei Jeans.
Bellissimi e ricettivi tutti i riferimenti televisivi e musicali del periodo, la descrizione delle giornate universitarie tipiche di quel periodo e da applausi il concept dei personaggi, tutti molto credibili.
In questa storia siamo lontani dalle dinamiche horror tanto care a Stephen King, ma l'orrore c'è ed è la guerra.
Ed è un orrore vero.
E' latente, nascosto, ma inesorabile se qualsiasi degli studenti non superasse gli esami.
Non deve essere stato facile per gli americani vivere quel periodo.
In pratica studiavano con un'enorme spada di Damocle che gli pendeva sul capo.
Se venivi espulso non andavi a lavorare, ma a Saigon a combattere contro i Cong.
L'assurdità di questa storia sta nel fatto che molti di loro pur con un carico pendente del genere rischiano di farselo cadere addosso per colpa...delle carte da gioco.
Un gioco chiamato Cuori ( che tutti i possessori dei vecchi sistemi operativi di Microsoft dovrebbero conoscere visto che era compreso nei giochini allegati insieme ai solitari ed al flipper).
Cuori In Atlantide è il capitolo più bello e più ricco di tutto il libro.
Come dicevo inizialmente è difficile non innamorarsi della complessità della figura di Carol Gerber nonostante il fatto che le sue ferree convinzioni pacifiste la portino ad essere una " pasionaria ".
Cuori In Atlantide va assolutamente letto.
Fatelo, ve lo scongiuro.

Willie Il Cieco e Perché Siamo Finiti In Vietnam parlano principalmente delle conseguenze sulla psiche dei soldati sopravvissuti alla guerra e lo fa attraverso due dei personaggi apparsi nella prima storia.
Willie era uno dei bulli che infastidivano Bobby Garfield e i suoi amici Carol Gerber e Sully John.
Sully John è invece il protagonista della seconda storia.
Personalmente dopo due " bombe " come i primi due capitoli, la sensazione che siano interlocutori e raffazzonati è tanta, ma sono comunque utili per farci comprendere le assurdità della guerra e le sue possibili conseguenze psicofisiche sui reduci.

Chiude questo libro un epilogo molto toccante e pacificatore.

Non voglio divulgarmi troppo quindi mi congedo, ma se vi capita dategli un'occhiata perché questo libro merita tanto.

Alla Prossima!

















venerdì 16 febbraio 2018

Ho smesso di guardare la Tv, ma non ne vado fiero

Quando la televisione era ancora giovane ed erano pochi a potersela permettere la gente andava nelle case dei pochi fortunati a guardarla.
C'era quel misto di meraviglia ed anche di comunione, quel senso di novità e per molti di loro il vero primo contatto con la tecnologia.
Li abbiamo sentiti tutti questi racconti da parte dei nostri nonni o dei nostri genitori.
Racconti sulla sera dell'allunaggio o le riunioni tra parenti e vicini davanti alle trasmissioni della Rai.
Nessuno si sarebbe mai sognato all'epoca di dire che è un invenzione malsana che spegne il cervello ed il perfetto passatempo per gli analfabeti funzionali.
Era così negli anni '60 e lo è stato fino alla fine degli anni '90, diciamo fino all'esplosione di Internet e alla successiva nascita di social come Facebook e Twitter che hanno permesso a chiunque di poter dire la sua senza alcun filtro.
A questo bisognerebbe aggiungere l'entrata in campo politico di Berlusconi che dal '94 in poi ha cambiato per sempre la televisione rendendola in tutto e per tutto uno strumento elettorale con tutte le conseguenza del caso.
Un tempo l'unico modo per poter esprimere il proprio dissenso verso una trasmissione o qualsiasi altra cosa era la posta del quotidiano o del settimanale di turno.
La gente camminava fiera con il suo Tv, Sorrisi & Canzoni e vattelapesca vari per sapere cosa avrebbero visto la settimana entrante in Tv e quale film in prima serata vi sarebbe stato trasmesso.
Insomma quando la televisione era più giovane, c'era meno voglia di prendersela con personaggi e varietà televisivi incolpandoli della propria povertà o inneggiando alla messa al bando della cultura.
Perché si, oggi si viene etichettati con disinvoltura per ciò che leggi, ciò che ascolti, ciò che guardi o persino per lo sport che pratichi o segui.
In pratica tu non sei ciò che sei, ma ciò che fai.
In pratica sei potenzialmente una persona sveglia ed intelligente se guardi Piero ed Alberto Angela e sei uno sfigato ed un perdente se guardi Canale 5, Italia Uno e roba simile.
Figuriamoci se sei un appassionato di calcio.
Non esistono sfumature, sei out per principio.
Insomma esiste un catalogo in cui ognuno di noi deve essere per forza inserito e che fa di te un elemento attivo o passivo della nostra società.
In pratica diventi un essere umano meritevole solo se guardi, leggi ed ascolti determinate cose.
Io ho smesso di guardare la televisione da anni, ma mi sento ugualmente passivo.
Leggo un numero considerevole di libri l'anno eppure mi sento costantemente ignorante e spesso vivo schiacciato dal peso dell'esistenza.
Non è che perché siete dei Nerd, cultori della moderna tecnologia o perché guardate Altered Carbon o un telefilm di Hulu, Netflix o Amazon voi siete necessariamente meglio della plebaglia che guarda Il Segreto o Uomini & Donne.
Penso lo stesso per coloro che schifano Annalisa, la Marrone e varie e  eventuali come se ascoltare il Rap o il Metal significhi essere necessariamente migliori.
Combatto ogni giorno per non diventare cinico come voi e buttare tutta la mia merda ed i miei intestini in inutili commenti su Twitter o Facebook su quanto sia più bella ed acculturante una cosa nei riguardi di un'altra.
La Tv è invecchiata ed ho smesso di guardarla, ma non ne vado fiero.


Alla Prossima!




lunedì 5 febbraio 2018

Autori che meriterebbero di uscire dalla nicchia - Theodore Sturgeon

Una delle mie poche ancore di salvezza è sempre stata la letteratura.
E' lei che certe volte mi tiene a galla,  ed è lei che mi consente di evadere mentalmente.
Vorrei poter usare il termine sempre invece di certe, ma mentirei spudoratamente.
La nostalgia, la solitudine, sono demoni molto difficili da combattere e sconfiggere.
La mia compagnia preferita delle ultime settimane è stata Theodore Sturgeon.
Autore di fantascienza statunitense che ci ha lasciato nel 1985, certamente demodé tranne agli sparuti appassionati di fantascienza, che ho scoperto grazie alla bellissima lettura di Cristalli Sognanti.
Da lì a procurami Nascita Del Superuomo e I Figli Di Medusa il passo è stato breve.
In futuro punto anche a recuperare Qualche Goccia Del Tuo Sangue.
Tanto per fare l'en plein dei suoi romanzi tradotti in Italia, visto che a quante pare non tutte le sue opere sono giunte fino a noi.
E' stato anche un autore molto prolifico per quel che concerne le antologie di racconti, ma quelle magari le riservo per una lettura in ottica futura.

Che dire dei suoi romanzi, a me fa specie che ormai appartenga alla narrativa fuori stagione.

E' vero che Cristalli Sognanti è stato ristampato anche da Adelphi e che nei periodici Urania le sue opere si trovano abbastanza facilmente, ma è palese che sia considerato quasi alla stregua di una letteratura di serie B.
Personalmente le sue opere mi hanno avvinto moltissimo, e li accomuno tranquillamente a quelle di altri autori del fantastico come Ray Bradbury, John Wyndham ed H.G.Wells, tutti autori ancora abbastanza letti qui in Italia e tutti autori la cui definizione di scrittori di fantascienza calza molto stretta, visto che la loro narrativa tocca tantissimi temi.
Ecco, io ritengo che in generale la parola fantascienza, al giorno d'oggi sia considerata fuori moda, roba proprio di nicchia, che nelle librerie ormai non viene quasi più considerata.
Roba per pochi, insomma.

Va bene che spesso viene associata ai termini Geek e Nerd che oggigiorno sono stati talmente sdoganati da essere ormai inglobati dalla massa, ma tutto ciò non vale per i romanzi di fantascienza, al contrario dei Telefilm di questo filone che invece in questo periodo vanno tantissimo.
Speriamo siano almeno in grado di fare da traino ad un nuovo filone di appassionati di questo genere.
Insomma, se vi capita e vi va, date una chance a Theodore Sturgeon, non ve ne pentirete.
Io gliel'ho data e sono felicissimo di aver fatto la sua conoscenza.

Alla Prossima!


giovedì 18 gennaio 2018

Stephen King Non Mi Piace Più?!

Era un po' che volevo fare questo post, ma poi mi sono risposto che non sarebbe stato corretto scriverlo senza prima aver letto l'ultima fatica di Stephen King, che aspettava pazientemente il suo turno nel mio divano da lettura, mentre io gli preferivo senza ritegno alcuno altra roba da leggere.
Sleeping Beauties che Stephen King ha scritto a quattro mani con suo figlio Owen, è un romanzo solido e corposo, una storia corale che intrattiene a dovere e che tutto sommato mi ha divertito.
Ciò non toglie che mi ha trasmesso però molto poco.
Il fatto di essere una storia corale, forse rende molti dei personaggi piuttosto ermetici ed è un tantinello troppo femminista per i miei gusti.
Sembra una fusione de La Bella Addormentata Del Bosco e Orange Is The New Black in salsa horror.
Come in molte sue opere, ci si gusta più la partenza ed il viaggio, che l'arrivo.
Mi hanno lasciato sconcertato alcune delle motivazioni della storia e le generalizzazioni sull'universo maschile, ma non sono qui a parlare di questo.
Sleeping Beauties è certamente una lettura che non rimpiango, ma che non ha mutato minimamente il disagio che attenua il vecchio fan del Re che è in me.

Ebbene, il post è forse un po' drastico e provocatorio, ma parte da una riflessione veritiera, che è quella che io non mi emoziono più con quello che ho sempre considerato il mio scrittore preferito e colui a cui sono più affezionato.
Ho parlato innumerevoli volte di quanto il Re sia stato fondamentale nella mia carriera da lettore.
E' stato il mio battesimo del fuoco, il primo amore, ed anche colui che non ha avuto paura a farmi conoscere altri scrittori dopo di lui.
Prima di lui ci furono altre letture e altre storie, ma troppo fugaci per trasmettermi vizio ed emozioni.
Poi ci fu King, e fu vita, storie, emozioni.
Poi ho scoperto altri autori e con il proseguo del tempo, mi sono accorto che mentre il mio amore per lui decresceva, quello per altri autori aumentava.
Non ho letto più i suoi romanzi con lo stesso interesse di prima e diciamolo chiaramente da Cell in poi, è diventato davvero difficile che io mi emozionassi e traessi piacere da un suo scritto.
In questi ultimi dieci/quindici anni le storie  " per me " meritevoli del Re, si contano sulle dita di una mano...delle tartarughe ninja o dei Simpson.
Questo non significa che io non tragga piacere dalle altre sue opere, ma che ai miei occhi siano poco più che intrattenimento.
Ecco, io non riesco ad avere tutto l'entusiasmo che leggo nelle pagine dedicate a King su Facebook, e giuro che lo vorrei.
Vorrei tornare a quando non riuscivo a staccarmi dalle pagine de L'Ombra Dello Scorpione nemmeno quando ero a tavola per il pranzo e la cena.
A quando leggevo a scuola di nascosto sotto il banco Ossessione, Pet Sematary, Le Notti Di Salem e L'occhio Del Male.
A quando nella brandina al militare leggevo IT con infinito trasporto.
A quando mi innamorai di Carol Gerber e Beverly Marsh.
Tutto il tempo passato a leggere la Torre Nera, al tatuaggio che mi sono fatto per via di quella lettura, che diede vita a un altro me.
Un me che fino ad allora si nutriva solo di fumetti, ma che poi ha iniziato a fagocitare libri su libri, senza smettere mai.
Al me che ricorda a memoria l'incipit de Il Corpo.

Steve, ti chiedo scusa, ti leggo ancora, e temo lo farò per sempre, ma non ti amo più.