martedì 14 novembre 2017

Consigli per gli acquisti: Abbiamo Sempre Vissuto Nel Castello / Lizzie - Shirley Jackson

Qualche settimana fa scrissi su Twitter che io di Shirley Jackson avrei letto anche la lista della spesa.
Non cambio idea su quello che scrissi, anzi ci aggiungo che riuscirebbe a procurarmi disagio ed inquietudine anche solo narrando delle sue gesta mentre affetta le carote o il prezzemolo.
Ed è un vero peccato che di un'autrice di così elevato talento noi lettori ci siamo potuti gustare così poco.
Shirley ha una scrittura elegante ed invidiabile ed anche quando le sue storie non hanno elevati picchi di climax riescono a trattenere l'attenzione del lettore fino all'ultima frase ed anche oltre.
Ecco, questo è un aspetto fondamentale.
Ci sono libri che appena li chiudi li impili in libreria e la tua storia con loro finisce lì, magari relegata ad un futura lettura appena verrà meno la memoria storica.
Altri invece circumnavigano nel tuo cervello per giorni e giorni ed è a quest'ultimi che appartengono le storie d Shirley Jackson.
Storie ambigue che ti spingono ad una riflessione analitica.
Per me questo vale tanto.

Oggigiorno siamo invasi da letteratura semplice ed orizzontale, ma sono poche quelle storie che scavano nell'animo umano e vanno in profondità, soprattutto nell'ambito horror e gotico.
Questi due romanzi non li assocerei all'horror nel senso più mainstream del termine, ma di sicuro lasciano un'impronta molto più marcata di molte mostruosità e vari esseri soprannaturali.
Qui il male alberga dentro.
E' insito in noi e in chi ci circonda.
Abbiamo Sempre Vissuto Nel Castello e Lizzie hanno una trama molto basica e monocorde e procedono fino alla fine senza particolari momenti di suspence e questo a prima vista può sembrare un difetto, ma ti seducono seminando dubbi ed inquietudini su ogni aspetto della storia e dei suoi splendidi e complessi personaggi.
Tuttavia se cercate dei libri d'evasione e con una struttura a livelli molto cinematografica con villain e crescendo finale siete nei libri sbagliati e lascerei perdere.

L'edizione dell'Adelphi è sempre curatissima per ciò che concerne la confezione, ma ahimè il prezzo di questa casa editrice è sempre molto alto per quel che concerne le proprie pubblicazioni anche quando si tratta di romanzi degli anni '50/60 come in questo caso.

Ah, Shirley vorrei che tu avessi scritto cinquanta romanzi.
Li avrei letti tutti, te lo giuro.

Alla prossima!


sabato 4 novembre 2017

Parliamo della paura, io e voi

Parliamo della paura, io e voi.
Questo splendido incipit della prefazione di A Volte Ritornano di Stephen King che io rileggo almeno due, tre volte l'anno, mi da spunto per parlare proprio di questo argomento che può essere analizzato da molte angolazioni sia cinematografiche/letterarie che non.
Perché la paura fa parte di noi, ed anche i più grandi eroi non ne sono esenti.
Temiamo tutti qualcosa.
Da adulti le nostre paure sono molto più reali e pragmatiche.
Paura di perdere il lavoro, delle malattie, della perdita dei propri cari, del terrorismo, dell'invecchiamento, della candida o dell' HIV dopo una scopata senza preservativo o di quel neo che magari un giorno ci ucciderà.
Da bambini sono molto più irrazionali e circoscritte.
Persino incomprensibili e misteriose, in molti casi.
E' un argomento che mi è tornato in mente mentre vedevo la trasposizione cinematografica di It e mi domandavo sotto quale aspetto mi sarebbe apparso.
Mi sarebbe apparso come Clown? Come Lupo Mannaro? Come il senzatetto che voleva fare a Eddie un pompino?
C'è sempre stato qualcosa del pedofilo e del molestatore dietro l'aspetto clownesco e mostruoso di It ( ma è anche ovvio visto che la figura di It nelle vesti clownesche di Pennywise è ispirata a John Wayne Gacy uno stupratore/serial killer che nel "tempo" libero era solito partecipare alle feste di beneficenza vestito da clown ).
Voi vi siete posti questa domanda?
Che risposte vi siete dati?
Avevate delle paure infantili?
Ho fatto un indagine tra i miei ricordi e ne ho trovate diverse.
Alcune erano legate a fatti reali, ma molto più spesso derivavano da immagini cartacee e/o cinematografiche.
Alcune mi hanno accompagnato persino fin quasi l'adolescenza.

Le primissime vengono dalle pagine dell'enciclopedia/libri per ragazzi I Quindici.
La favola di Zio Lupo e la figura in primo piano del mandrillo sono dei veri e propri traumi infantili per il sottoscritto.
Mio fratello e mia sorella li usavano contro di me tutte le volte che diventavo molesto o soltanto per stuzzicarmi.
E devo dire che funzionavano sempre.
Molto di più delle " minacce " di mia madre che mi avrebbe mandato al collegio oppure che avrebbe chiamato gli zingari per portarmi via insieme a chissà quante altre ed eventuali classiche frasette per ammansirmi che tutti quanti abbiamo sentito in loop miriade di volte e che poi una volta adulti riusiamo con un minimo di aggiornamento attuale verso i nostri fratellini/figli/nipotini vari.

Avevo anche paura di Lupo Ezechiele quindi posso ipotizzare che It mi sarebbe apparso in forma lupesca.
Mentre stranamente il lupo di Cappuccetto Rosso non mi faceva né caldo né freddo.

Avevo un rapporto conflittuale con l'acqua marina.
Da piccolino mi stavo soffocando con il boccaglio di una maschera che mi sono infilato fin quasi in gola mentre giocavo sulla battigia con un pupazzetto di Goldrake ( andato perso tra le onde tra la confusione generale).
Ho ricordi confusi di quell'episodio, ma ricordo ancora la sensazione di soffocamento ed i conati di vomito con gli occhi rivolti verso il mare con le onde che sembravano bearsi di ciò.
Il mio secondo rapporto conflittuale con l'acqua avvenne quando decenne caddi nel porto della mia città.
Con altri ragazzini andavamo a caccia nei massi di conchiglie e lumache di mare quando decisi di saltare su uno scoglio bagnato e ricco di muschio scivolando letteralmente in acqua.
Dovettero tirarmi su in due visto che io non riuscivo ad arrampicarmi ed ero completamente terrorizzato.
La paura di quello specchio d'acqua mi è rimasta per anni ed ancora adesso se ci passo a pochi metri di distanza provo una minima sensazione d'angoscia, come se la cosa non mi avesse abbandonato del tutto.

Avevo paura che la macchina di mio padre saltasse in aria durante l'accensione o mentre apriva lo sportello.
Questa è meno assurda di quanto si pensi.
Sono nato e cresciuto in un periodo in cui nella mia città vi era una e propria guerra di mafia con centinaia e centinaia di morti ammazzati ( anche nel mio quartiere ) e da infante avevo paura potesse capitare anche alla mia famiglia tramite una bomba.
Non so il perché dell'associazione ma ricordo proprio il momento in cui mio padre inseriva la chiave nella nostra Fiat 131 ed io che pensavo: " ecco, ora fa Boom! ".

Il gioco di luci dei fari delle auto che creavano ombre mostruose nella camera dei miei cugini che mi ospitavano durante le estati delle medie.
Alcune volte sembravano quasi assumere forma umanoide.
Ed avevo undici anni, mica cinque.

Il mio cortile al buio.
Quando la sera verso le 21 tornavo a casa dal Bar dove andavo a giocare ai videogiochi c'era un punto nel mio cortile a ridosso di una scala che era quasi completamente al buio e che io mi facevo sempre correndo.
Non ne ho mai compreso il motivo visto che la luce lì era scarsa ovunque, ma in quel punto era come se percepissi qualcosa che non andava.

Avevo paura delle siringhe e farmi una puntura era una vera e propria impresa, ma credo che questa sia una paura che appartiene a migliaia di altri individui.

Una scena del film Phenomena mi terrorizzò per settimane.
Esattamente quella in cui le lucciole arrivano in aiuto dell'allora giovanissima Jennifer Connelly ed a migliaia invadono la faccia del villain del film.

Una delle scene iniziali di Laguna Blu ed esattamente quella in cui i due giovanissimi protagonisti trovano morto l'anziano cuoco che si prendeva cura di loro.
La scena in cui voltavano il cadavere e dalla bocca spalancata saltavano fuori dei granchietti mi spaventò moltissimo.

Indiana Jones ed il tempio maledetto mi inquietò molto di più di Nightmare, Shining o L'esorcista.
Per me quel film è horror puro.
Ed alcune scene del film mi fanno ribrezzo anche adesso ( la scena con gli scarafaggi me la sognavo di notte ).

Alien di Ridley Scott.
Inutile dire quale scena. Forse la scena madre horror per eccellenza.

E' strano che spesso mi abbiano fatto  paura dei film non associabili alle pellicole horror.
Forse perché comunque in un horror arrivi già preparato e sai già cosa aspettarti, mentre in quelle pellicole venivi colto di sorpresa.
Oppure semplicemente perché è sempre stato il mio genere preferito e quindi non riuscivo a temere del tutto qualcosa che in fondo mi affascinava e che amavo.
Sono sempre stato sedotto dal mostro e dal male.
Se fossi stato il personaggio di un film, io sarei di sicuro il morto del prologo o della prima scena ( tranne quando a rubarmi la parte sarebbero stati il nero di turno o la bonazza in costume o in reggiseno ).

Alla Prossima!






























sabato 28 ottobre 2017

Svender/e/rsi

Ho parlato più volte della mia storia d'amore adolescenziale con i fumetti in generale ed in particolare quelli Marvel.
Roba che il mio edicolante ci è andato a nozze per anni ed io invece mi sono risparmiato ettolitri di birra e magari di fumo.
E così mentre molti camminavano con le Marlboro o le Merit in tasca, io camminavo fiero con il mio numero dell'Uomo Ragno o degli X-Men in saccoccia.
Ma allora  avevo una diversa percezione del tempo e non pensavo molto al di là.
Era tutto circoscritto al presente e l'idea di collezionare una roba che non avrebbe avuto fine ( se non per un fallimento impensabile della casa delle idee ) non mi pesava.
Mi è pesata dopo dieci anni e mi è pesata in questi ultimi anni e mesi in cui guardavo la mia libreria e mi rendevo conto che moltissimi di quei fumetti erano lì a prendere polvere da quasi quindici anni.
Talvolta mi mettevano persino ansia.
L'idea di invecchiare e di vedermi vecchio e canuto con i miei fumetti da adolescente ancora in bella mostra in libreria, mi metteva disagio.
Mi è così balenata l'idea di venderli e di svendere il mio passato.
Svendere è la parola chiave, perché di quello si tratta.
Però non ho rimpianti di sorta.
Mi sono reso conto con il tempo che per quanto possa essere bello leggere un libro/una graphic novel/un fumetto non garantisce certo la sopravvivenza e di fronte alla possibilità di comprarsi un paio di scarpe per l'inverno o mettere il pranzo/cena in tavola non c'è nessun confronto che tenga e non c'è nessun numero degli X-Men di Chris Claremont o di Spiderman di Jean Marc De Matteis che tenga.
Ho venduto metà della mia libreria di fumetti e potrei vendere in futuro anche ciò che non vorrei vendere, ma ancora ( per fortuna ) non sono arrivato a quel punto.
Da un punto di vista altruistico potrei provare a difendermi dicendo che vorrei dare la possibilità di leggere queste storie a qualcuno che ne ha più voglia di me visto che alcune di esse non l'ho più sfiorate da anni.
Ed è giusto passare il testimone invece di lasciarle lì alla mercé di polvere, acari e quant'altro.
E poi almeno non corro il rischio di morire seppellito da fumetti, libri e manga.

Alla Prossima!

mercoledì 18 ottobre 2017

Tenebre - Robert McCammon

L'ultimo mese l'ho passato in compagnia delle opere di Robert McCammon.
Ho già parlato di lui e non voglio ripetermi ulteriormente, ma sappiate che merita ampiamente di essere letto e considerato di più.

Tenebre è il romanzo più corposo che ha prodotto ed è quello che considero un po' l'Opus Magnum tra quelli che ho letto.
Di sicuro è quello che mi ha colpito di più.
A chiunque vi si avvicini credo che gli venga naturale l'associazione con L'Ombra Dello Scorpione di Stephen King.
La lunghezza del romanzo ed il tema del post apocalittico di stampo fantasy/orrorifico/religioso con elementi soprannaturali fa sembrare i due romanzi molto sovrapponibili, ma in verità prendono due strade completamente diverse.
Anzi, per certi versi nel romanzo di McCammon si percepisce di più l'essenza del viaggio e della sopravvivenza, forse perché è proprio l'ambientazione di un mondo praticamente distrutto dalla guerra nucleare a rendere più vivida ed immersiva la lettura.
Un mondo brullo e senza sole e di acqua contaminata e di aria impura, di pustole e radiazioni, diciamo che più che L'Ombra Dello Scorpione lo rendono accomunabile allo splendido La Strada Di Cormac McCarthy.
Ovviamente parlo semplicemente di complementarità e non sto paragonando lo spessore narrativo dei tre romanzi che offrono tre differenti versioni del post apocalittico.
Lungi da me addentrarmi in contesti che competono solamente al gusto altrui.
Soprattutto perché parliamo di un genere che con il tempo è praticamente diventato un cliché visto che vanta anche numerosi sottogeneri ( basta pensare alle apocalissi zombie o di vampiri).

Pubblicato nel 1987 con il titolo di Swan Song, in Italia è arrivato soltanto nel 1991 grazie alla Mondadori con il titolo ovviamente modificato in Tenebre ( è un vizio che non ci toglieremo mai ).
Da allora naviga nel limbo dei fuori catalogo.
Ultimamente la Gargoyle Books ha ristampato alcune delle sue opere quindi non è implausibile che il romanzo possa finalmente essere ripubblicato ed essere apprezzato anche da altri lettori.
Essendo fuori catalogo ho visto spesso venduto questo romanzo a prezzi poco consoni su Ebay ed affini ( con cifre vicino alle 40 Euro ) e l'unica speranza è beccarlo in qualche bancarella, mercato delle pulci, biblioteca o negozio d'usato. 
Più facile leggerlo per vie traverse usando la benda sull'occhio d'ordinanza.
E' un vero peccato che opere del genere vengano lette solo da pochi appassionati a discapito di una politica da mass market applicata anche al circuito librario in cui tutti vendono sempre gli stessi quattro libri e quattro autori dell'horror e del fantastico.
Non resta che confidare nella Gargoyle.

Sulla trama ho detto poco e me ne dolgo, ma ci sono recensioni molto più belle ed esaustive ed è giusto affidarsi a quelle:


Dal canto mio posso solo aggiungere che è impossibile non affezionarsi a Swan, Sister, Josh e agli altri personaggi sia positivi che negativi che permeano questa storia.
Tenebre è un romanzo lungo e secondo me in alcune dinamiche è prevedibile se si è avvezzi al genere, ma ciò non toglie che vale tutto il tempo speso nella lettura.
Di sicuro vi farà apprezzare di più il cielo, il sole, la vita, l'agricoltura ed il cibo che mangiate in tavola tutti i giorni.
Sperando che mai nessuno " prema " quel tasto che è capace di mandare in malora un mondo intero, io mi congedo e vi dico:

Alla prossima!


P.s: ad un certo punto della storia Swan viene definita come la ragazza del ghiaccio e del fuoco.
Che George R.R.Martin abbia letto e preso spunto da questa storia per la sua proverbiale saga?
Mi pare una coincidenza piuttosto strana.





 

venerdì 6 ottobre 2017

I Cacciatori Di Lumache

Ultimamente sono più presente su Instagram che altrove ( a proposito, se vi va aggiungetemi ).
Una delle ultime foto che ho postato è stata quella di una lumaca che da un paio di giorni tentava di arrampicarsi nel muro fino a trovarsi in direzione proprio della mia finestra.
Purtroppo da allora l'ho persa di vista.
Starà scrivendo la propria storia o starà percorrendo la sua strada con la sua calma ammirevole ed infinita.
Forse è caduta ed è morta.
Forse ha raggiunto la finestra ed è dentro casa mia.
Nascosta.
Chi lo sa.
Forse arriverà fino al mio letto e mi entrerà in bocca ( la mia naturale inclinazione orrorifica viene sempre fuori).
Quello che so è che ha risvegliato molti dei miei ricordi di infanzia.
E' strano dirlo, ma erano anni che non vedevo una lumaca.
Ero così preso da altre faccende che a volte non mi accorgo della vita che mi sta intorno.

Io e miei amici da piccoli eravamo ossessionati dalle lumache.
Passavamo pomeriggi interi a cercarle in ogni anfratto possibile del cortile, dietro ogni pianta selvaggia, sotto le mattonelle traballanti ed in ogni angolo possibile ed inimmaginabile.
Esploravamo giardini abbandonati, aiuole, marciapiedi, ma soprattutto eravamo attirati dalla grande casa con annesso giardino dove viveva la nostra nemesi.
Che era anche il nostro territorio preferito di caccia.
Che era anche il posto in cui più spesso ci cadeva il pallone e quindi si correva il rischio e si andava a recuperarlo scavalcando il grande muro ( lo facevano i più grandi che poi ne approfittavano e rubavano l'uva fragola che cresceva radente il muro).
Noi che eravamo piccoli e quindi bassi non potevamo certo scavalcare il muro e quindi per entrare ci toccava aspettare che la saracinesca venisse aperta.
E quando succedeva... si andava a caccia.
Era un po' come una caccia al tesoro, un po' come trovarsi in compagnia di Sandokan e Yanez nelle loro avventure, con quell'occhio sempre attento a non perdere di vista la serranda ( che si abbassava automaticamente ) e l'ingresso della casa.
Con il cuore in gola, ma al contempo esaltati.
Infilavamo le lumache trovate in delle scatole, come fossero dei piccoli gioielli o come dei preziosi minerali trovati nella terra.
Poi improvvisamente l'avvio del motore della saracinesca e l'arrivo della nostra nemesi con il bastone della scopa in mano pronta a picchiarci e a chiuderci dentro ci riportava alla realtà.
E noi via, correndo, con il nostro prezioso carico in mano e cercando disperatamente di uscire prima che la saracinesca si chiudesse, come novelli Indiana Jones o qualsiasi altro avventuriero di quel periodo.

Quella signora, che poi nemesi non era, ma temeva semplicemente che gli calpestassimo le piante ed i fiori o che volessimo fare vandalismo, morì pochi anni dopo.
Incredibile come una semplice lumaca in un giorno qualunque di ottobre, sia riuscita a farmi ripensare a lei.



venerdì 29 settembre 2017

Lo Strano

" I tipi strani siamo noi."
Giovani Streghe


Rodland è un videogioco platform della Jaleco del 1990.
Passavo ore a giocarci nel bar sotto casa in quel piccolo e angusto spazio dedicato ai coin-op ed ai flipper.
Avevo 14 anni.
Decine di ragazzini e adolescenti tra cui io, si accalcavano alle spalle del giocatore di turno, spesso schernendolo, ma il più delle volte incitandolo o semplicemente attendendo il loro turno.
Tra noi c'era questo ragazzo che ci guardava giocare rimanendo sempre in disparte ed a distanza di due, tre metri, senza mai avvicinarsi, senza proferire verbo, ed aspettando pazientemente ed in silenzio il suo turno.
Qualcuno lo chiamava " il malocchioso " incolpandolo dei propri game over ed in generale era malvisto per questa sua natura schiva e taciturna.
Complici i pomeriggi interi che passavo in quella stanzetta pregna di fumo, bottiglie di alcolici e grande quanto il bagno di una casa di 60/70 metri quadrati instaurai con lui un rapporto di conoscenza e successivamente di amicizia.
Avevamo il calcio ed i videogiochi in comune ed entrò nel mio gruppo di amicizie.
La sua natura era però sempre quella e riusciva molto più degli altri ad attirarsi addosso guai e antipatie.
Forse certi nascono così, non lo so.
Forse era il loro odore ( Simpson docet ) o la loro aura, chissà.
Era tra i più odiati del quartiere e gli altri ragazzi non facevano nulla per nasconderlo.
Rimanemmo amici per molti anni, poi improvvisamente cambiò.
Cominciò a non parlare più a nessuno di noi ed iniziò ad uscire da solo ed a camminare a zonzo per la città anche in orari improbabili.
Molti cominciarono a pensare che si fosse esaurito, qualcuno addirittura lo additava come guardone, millantando di averlo visto in zone dove andavano le coppiette ad imboscarsi e cominciò lentamente a dare significato alla nomea che si portava in dote dall'adolescenza ( che non era più quella degli inizi, ma il nome di un famoso indiano furente).
Non voglio mentire.
Ebbe motivi di discussione con alcuni di noi, ma mai con me.
Ci furono scherzi, litigi anche in seno al nostro gruppo, forse qualche sfottò di troppo.
Non l'ho mai capito.
Semplicemente dopo che ero rientrato dal servizio militare cominciò a non salutare più ed a ignorare anche me.
Chi osava parlargli o anche rivolgergli un epiteto rischiava la violenza fisica e verbale ( a volte meritata secondo me) e con il tempo è diventato sinonimo di persona strana e ambigua.
Lo è anche adesso a 40 anni.
Ma perché parlo di lui?
Perché in questi ultimi tempi io mi sono sentito parecchio strano e poco in me.
Ho iniziato a soffrire di ansia ed insonnia, e sentivo l'esigenza di uscire di casa ed anche di camminare da solo o anche semplicemente di sedermi fuori all'aria aperta.
Se lo scorso anno il non lavorare non mi era pesato molto e in un certo senso mi ero abituato alla vita casalinga, il post estate e la mancanza di pecunia, mi stava provocando una forte difficoltà emotiva e fisica, ma soprattutto sono stato preda di una fortissima apatia, inutilità e disagio psicologico.
Ed è anche accaduta una cosa che non mi capitava da tempo.
Mi sono preso una fortissima cotta dai contorni molto adolescenziali.
Ho pensato e sono tuttora convinto, che la mia più che una cotta sia stata una sorta di meccanismo di difesa del mio cervello che cercava una distrazione da situazioni ben più drammatiche.
Fatto sta che in questi giorni mi sono sentito in sintonia con il mio ex amico.
Mi veniva voglia di passeggiare da solo, di sperare di incontrare questa persona nei luoghi che abitualmente potrebbe frequentare, girovagare per il corso cittadino anche da solo e fare cose che normalmente non farei.
Tipo guardare più volte al giorno la sua bacheca Facebook ed Instagram o pensare a lei giorno e notte.
Ecco, quello che voglio dire, è che in questo periodo, quello strano ed ambiguo, mi sa che sono io.
Forse lo penserebbe anche lui.
Forse pure lei, forse tutti quanti.

Alla Prossima!



giovedì 21 settembre 2017

Autori che meriterebbero di uscire dalla nicchia - Robert McCammon

Robert McCammon è un autore noto soltanto ai più fervidi appassionati della narrativa horror.
E' in giro da parecchio tempo e molte sue opere sono parallele a quelle di autori che in Italia e nel mondo hanno avuto molti consensi come Stephen King, Clive Barker o Dean Koontz.
Al contrario di essi però nelle librerie lo si è sempre visto pochissimo e solo nell'ultimo decennio la Gargoyle ha deciso di ristampare alcune sue opere altresì trovabili solo tramite il circuito dell'usato e nemmeno a prezzi consoni.
Ho visto circolare uno dei suoi romanzi ( Tenebre ) a 40 Euro.
In McCammon trasuda tutto l'amore per la narrativa orroristica del passato, il rispetto per l'archetipo e spesso le sue storie sono ambientate nelle periferie rurali dell'Alabama e dintorni degli anni '50.
L'impronta autobiografica è molto forte ed è moltissima l'influenza nella sua narrazione di romanzieri come Ray Bradbury e Nathaniel Hawthorne.
Le sue storie parlano sì del soprannaturale ma sempre nel rispetto del contesto storico e non mancano riferimenti alle problematiche americane del periodo in anni in cui l'odio razziale imperversava e quest'impronta si nota soprattutto in opere come La Via Oscura e Il Ventre Del Lago, in un modo che io ho apprezzato tantissimo.
Il Ventre Del Lago in tal senso è un gran bel romanzo di formazione.
A parte una sua lunga pausa a cavallo tra il 1990 ed il 2000 è stato un autore abbastanza prolifico.

Queste le sue opere ( fonte Wikipedia):


- Loro Attendono ( 1980 )
- Hanno Sete ( 1981 )
- Baal (1982 )
- La Via Oscura ( 1983 )
- La Maledizione Degli Usher ( 1984 )
- L'invasione ( 1987 )
- Tenebre ( 1987 )
- L'ora Del Lupo ( 1989 )
- Mary Terror ( 1990 )
- Il Ventre Del Lago ( 1991 )
- L'inferno Nella Palude ( 1992 )
- Io Viaggio Di Notte ( 2013 )

Cosa ho letto io:
Hanno Sete, Baal, La Via Oscura, Il Ventre Del Lago.
Sono in possesso di altri suoi romanzi, ma penso di prendermi una pausa dopo aver letto Mary Terror e Tenebre, che sono in procinto di iniziare.

Ma cos'è che ha reso questo autore così di nicchia?
Dal punto di visto narrativo e della scrittura, io credo che McCammon abbia ben poco da invidiare a Stephen King o Clive Barker.
Le sue storie sono ottime e finora non mi hanno mai deluso.
Però pagano il fatto di essere poco iconiche.
E' questo il punto.
Il cinema ha dato una grossissima mano a Stephen King ed a Clive Barker, ma ha ignorato bellamente le opere del buon Robert.
Le sue storie sono ottime, ma non lasciano impronta duratura e non riescono ad entrare nell'immaginario collettivo.
Forse mancano di carisma.
E' un'idea parziale, perché in fondo sono a meno della metà della sua produzione però è un dato di fatto che siamo lontani da figure che sono rimaste nell'immaginario collettivo come Cujo, Pennywise, Cabal e Pinhead.
Tanto per citarne alcuni.
Allo stesso tempo però meritano di essere lette e di uscire dal sottobosco degli appassionati.
Dategli un'occhiata.
Io lo sto facendo e non me ne sto pentendo.
Anzi.


venerdì 8 settembre 2017

Le Mie Letture Estive

Il tempo scorre inesorabile e l'estate scappa via.
Il tempo si è portato via anche numerose ore di copertine, sinossi, capitoli, frasi e personaggi.
I libri sono una delle mie poche oasi di pace, tranquillità interiore ed esteriore in un'esistenza molto oppressiva in un posto dove molto spesso non mi trovo a mio agio.
Quasi sempre, direi.
Non vorrei sembrare melenso, leopardiano e afflitto dal male di vivere, ma io al mondo penso di non saperci stare.
Mi sento scomodo.
Il mondo più che un'ostrica mi sembra un materasso sfondato.
Come si evince però, ho letto parecchio.
Ed è comunque vita.
Molte opere volevo leggerle in cartaceo, ma va bene anche così.
Si fa di necessità virtù, a volte.
Ci sono libri che non ho iniziato ed aspettano di essere aperti da eoni, altri che ho divorato, altri ancora in cui mi sono genuflesso davanti alla bravura di un autore.
Altri che mi hanno fatto inorridire.
Uscire indenni dalla lettura delle 120 Giornate Di Sodoma non è un'impresa facile.
Ho riscoperto il genere horror ed alcuni autori che mi ronzavano intorno da anni e con cui ho avuto e sto avendo una bella relazione intellettuale.
Tra tutti: Robert McCammon, J.G.Ballard ed Ira Levin.
Il primo ha una scrittura per me molto riconoscibile ed assimilabile ad opere mainstream come quelle di Stephen King in cui comunque riecheggiano gli archetipi di sempre e gli omaggi agli autori del passato.
Mi ha conquistato velocemente e sarà protagonista attuale e futuro di molte mie letture.
Ballard è uno scrittore molto più ostico ed ermetico, talvolta stitico e talmente subdolo da essere poco apprezzabile, ma le cui opere ti circumnavigano nel cervello anche molto dopo la lettura e questo per me non può che essere un merito.
Nei riguardi di Ira Levin mi genufletto solamente.
I Ragazzi Venuti Dal Brasile è un romanzo delizioso, ma in generale tutta la sua scrittura è tra le più chiare e limpide che abbia mai affrontato.
Essenziale, ma senza lasciare nulla al caso.
Dialoghi bellissimi e sceneggiature perfette fanno il resto.
Da un punto di vista narrativo non sgarra di una virgola.
Ecco quindi cosa ho letto da maggio in poi:

-  La Caduta Di Hyperion - Dan Simmons
- Il Racconto Dell'Ancella - Margaret Atwood
- Cristalli Sognanti - Theodore Sturgeon
- Gioco Dannato - Clive Barker
- Danse Macabre ( rilettura ) - Stephen King
- Tre Millimetri Al Giorno (rilettura) - Richard Matheson
- Planetes (4/4) - Makoto Yukimura
- Ragazzi Di Vita - Pier Paolo Pasolini
-  I Figli Della Paura - Dan Simmons
- L'estate Incantata - Ray Bradbury
- La Festa Del Raccolto - Thomas Tryon
- Crash - J.G. Ballard
- L'isola Di Cemento - J.G.Ballard
- Gli Uomini Vuoti - Dan Simmons
- I Guerrieri Della Notte - Sol Yurick
- La Valle Dell'Eden - John Steinbeck
- Il Cerchio - Dave Eggers
- La Svastica Sul Sole - Philip K. Dick
- Millenium People - J.G.Ballard
- I Ragazzi Venuti Dal Brasile - Ira Levin
- La Fabbrica Delle Mogli - Ira Levin
- Un Bacio Prima Di Morire - Ira Levin
- Scheggia - Ira Levin
- La Principessa Sposa - William Goldman
- In Viaggio Con L'assassino - Jack Ketchum
- Le 120 Giornate Di Sodoma - Marchese De Sade
- Baal - Rober McCammon
- Hanno Sete - Robert McCammon
- I Trasfigurati - John Wyndham
- La Via Oscura - Robert McCammon ( in lettura)

Alla Prossima!




giovedì 31 agosto 2017

Due paroline su It (Film Tv, Film venturo e romanzo )

Manca poco all'uscita di IT, un'opera che è riuscita a scardinare gli archetipi classici e standardizzati ed elevarsi anch'esso come tale.

Pennywise è ormai una figura iconica e sicuramente il merito non è solo del romanzo di Stephen King ma anche del tanto vituperato film Tv diretto da Tommy Lee Wallace coadiuvato da un'interpretazione spaventosa di Tim Curry che ha sicuramente contribuito a renderne immortale la figura.
Non vorrei essere nei panni di Bill Skarsgard che ne raccoglierà l'eredità.
Possiamo dire che Pennywise insieme a Freddy Krueger sia la figura simbolica del cinema horror degli anni '80/90?
Senza dubbio.
Non a caso il film prossimo venturo di Andy Muschietti proietta la trama negli anni '80 proprio per attirare la " nostra " attenzione seguendo la scia di prodotti di successo come Stranger Things.
Ma quanta attenzione c'è per il giovane pubblico moderno?
Poca, secondo me.
E' una mia impressione, ma mi pare che il film non ci punti moltissimo e che non punti a diventare una figura di riferimento come in passato.
Il problema è proprio nei giovani di oggi, secondo me.
La mia idea è che siano pochissimo interessati al genere horror, così di moda ed importante negli anni d'oro di fine anni settanta e negli anni '80 in generale.
Questo film è una sorta di sirena di omerica memoria che funge da richiamo per tutti i i trentenni/quarantenni di oggi.

Che film sarà?
Certamente migliore di quello di Wallace, la cui seconda parte è davvero complicata da difendere, anche per via degli attori piuttosto imbalsamati.
Ma, il mio giudizio su quella parte è molto pregiudizievole, perché visto ad una età in cui ero molto giovane non riuscivo minimamente a empatizzare con quei personaggi nemmeno nel romanzo di King.
C'è sempre stata una stonatura nei perdenti una volta cresciuti.
Una velata forma di oscurità, cinismo e pessimismo.
Molti di loro erano ricchi, ma infelici.
Era come se King ti spiattellasse in faccia il tuo futuro: crescerai, magari prospererai, ma perderai moltissimo.
Vidi per la prima volta il film Tv di Wallace senza conoscere nemmeno l'esistenza del romanzo.
Era sicuramente estate, ma non ricordo di quale anno.
Avevo sicuramente un'età compresa tra i 14/16 anni e me ne innamorai perdutamente.
Per me quel film divenne un cult.
Pennywise un'icona. Ma soprattutto mi innamorai dei perdenti, dei barren e di Derry.
I perdenti mi ricordavano terribilmente Stand By Me e tutta quella categoria di pellicole di formazione made in anni '80 che io semplicemente idolatravo.
Divenne uno dei miei argomenti di discussione preferiti ed uno dei pochi in cui mi infervoravo di passione. Non voglio generalizzare, ma ho idea che fu così anche per molti altri.
Pochi anni dopo ebbi il fatidico incontro con Stephen King, ma quello con It fu rimandato fino al novembre del 1998 ovvero il mese in cui partì per il servizio militare.
Durante il mese del C.A.R. ed afflitto da una considerevole saudade nei riguardi di casa, girovagavo per il centro di Trapani insieme al mio migliore amico di quella spiacevole esperienza quando il mio commilitone essendo un pittore ed un appassionato di arte vede una libreria in lontananza e mi chiede di accompagnarlo.

Dentro vedo una copia in bella mostra di IT e decido di acquistarlo.
Quel romanzo mi ha fatto compagnia per tutto il mese e divenne compagno di molte notti passando anche di branda in branda.
Nonostante sia ormai una copia vetusta e con le pagine ingiallite e quasi incartapecorite fa ancora bella mostra di sé nella mia libreria e non ho mai pensato di sostituirla con una nuova di zecca.
Il tomone cartaceo mi ha fatto riconsiderare e di molto in termini negativi la pellicola per la tv di Wallace per via delle numerose semplificazioni, ma allo stesso tempo non posso riprendermi indietro le emozioni che ho provato guardandola.
Fanno parte di quel che ero.
Allo stesso tempo non ho un grande trasporto per questa nuova versione.
In generale è il mio innamoramento verso le opere di Stephen King, il mio primo amore ed il mio scrittore preferito, che sta venendo meno.
Forse è per questo che m'importa poco se nel film prossimo venturo vengono meno i riferimenti alla natura molto lovecraftiana di Pennywise o se mancano le scene della gang bang con Beverly ( :-P ) o del rito di Chud.
Di contro però lo considero una delle mie più belle letture di sempre e quell'inizio con la barchetta di George con il suo impermeabile giallo mentre corre incontro alla sua morte, il suono del pianoforte della madre di Bill mentre suona Per Elisa di Beethoven, sono pagine che penso di non dimenticare mai.
Invidierò sempre i fortunati che si apprestano a leggere quest'opera per la prima volta, invidierò chi lo farà dopo aver visto il film di Muschietti e mi auguro che trasmetta la stessa passione per il genere orrorifico che contaminò la mia generazione.
Io lo guarderò, ma so già che non proverò quello che provai allora, perché quel ragazzo non v'è più e l'uomo che è adesso, ahimè, non si scardina facilmente.

Alla Prossima!



sabato 26 agosto 2017

La Torre Nera - Il Film

A volte scegli di farti del male consapevolmente.
Sapevo fin dai primi fotogrammi promozionali, dalla scelta incomprensibile di Idris Elba come interprete di Roland Deschain ed anche dal trailer che difficilmente avrei trovato questo film di mio gradimento.
Lo è stato.
Pace ed andiamo avanti.

Però due parole sul film di Nikolaj Arcel è giusto spenderle.
Ma solo due di conto, perché di recensioni di questo film ce ne sono a iosa e non voglio minimamente togliere spazio a chi se ne occupa con molta più professionalità ed impegno.
Adattare i romanzi della Torre Nera è roba ardua ed io avrei accettato persino con serenità molti dei cambiamenti.
Per quel che concerne i miei gusti e nonostante io ami alla follia la saga partorita da Stephen King, non posso mentire e non dire che gli ultimi volumi sono infarciti di stronzate.
Sì, stronzate.
Tanto che per quanto diretto e coreografato malissimo ho preferito il duello finale del film di Arcel a quello demenziale del romanzo finale della saga.
Il che è tutto dire.
Il problema principale del film è che sembra una fanfiction de La Torre Nera scritta da un ragazzino che si vede protagonista attraverso le gesta di Jake Chambers.
La durata misera ed il Pg-13 hanno fatto il resto.
Ho scritto sembra sopra?
Io penso che lo sia.
Per un fan dei romanzi il film è praticamente inaccettabile.
Se viceversa non lo si è, la pellicola non è così brutta come viene dipinta, ed anzi la prima parte è quasi apprezzabile.
E' una pellicola Young Adult con il bamboccio predestinato e sofferente che deve salvare la terra.
Manca giusto la storia d'amore, ma sarebbe stato osare troppo.
Tom Taylor che interpreta Jake Chambers io l'ho trovato tutto sommato bravo ed anche molto somigliante al personaggio cartaceo.
Matthew McConaughey ci prova nel dare un pizzico di personalità all'uomo in nero, ma la sceneggiatura e i dialoghi non lo aiutano.
Ok rappresenta il male assoluto, ma un minimo di caratterizzazione potevano pure dargliela.
Idris Elba monolitico, ma declassato.
Roland Deschain è il personaggio più sacrificato della pellicola, il che è molto grave visto che è il protagonista indiscusso della saga cartacea.
Effetti speciali abbastanza insipidi.
Insomma film guardabile ma dimenticabile per i non conoscitori della saga, ampiamente insufficiente per gli amanti della stessa.
Non scommetterei sulla prosecuzione della saga cinematografica.
Occasione persa, ma volutamente visto che è figlia di logiche commerciali.
Altrimenti non vedo la spiegazione di rendere protagonista il ragazzino e non il pistolero.
Per parafrasare il mio commento telegrafico su Twitter:

Vai, allora, ci sono altri film oltre a questo.


Alla prossima!


sabato 12 agosto 2017

I''s - Masakazu Katsura

Tra la fine di un libro e l'inizio di un altro, talvolta mi viene voglia di mettermi un po' in pausa e di dedicarmi alla rilettura di fumetti e manga che prendono polvere tra le mensole del mio armadio/libreria.
Questa volta è toccato ad I"s di Masakazu Katsura.
Forse oggi è un autore poco noto, ma il suo primo manga Video Girl Ai fece breccia nei cuori di tanti giovanissimi degli anni '90 ed accentuò la diffusione dei manga in Italia che all'epoca erano piuttosto di nicchia.
Tra questi giovani virgulti c'ero anch'io e ne fui sedotto in maniera totale con conseguente gongolamento del mio edicolante di fiducia a cui già passavo gran parte della grana in mio possesso in fumetti Marvel.
Passare quindi da Video Girl Ai ad altri ventordici manga di genere commedia sentimentale e non fu un passo breve ed I''s fu una diretta conseguenza.

I''s segue un po' la linea già tracciata da manga antecedenti che ebbero un successo clamoroso come appunto Video Girl Ai ( che però dopo il primo volume segue un percorso molto più melodrammatico ), e Kimagure Orange Road ( da noi famosissimo grazie all'anime ribattezzato E' Quasi Magia Johnny ).
La vicenda è quella classica di quel periodo: il triangolo amoroso.
Diciamolo subito, la forza di questo manga è proprio il prendersi molto meno sul serio rispetto a Video Girl Ai presentandoci una storia molto più leggera e realistica virando sul drammatico solo alle battute finali ( e manco tanto ).
Ma di questo ne parleremo dopo.
Serializzato dalla Star Comics fu pubblicato inizialmente nella rivista contenitore Express per circa due anni fino alla chiusura della stessa.
Successivamente nemmeno un mese dopo venne pubblicato nel formato a noi italiani più congeniale in quindici volumetti a cadenza bimestrale dall'ottobre del 2000 fino al febbraio del 2003.
Quando lo lessi avevo vent'anni ed ero una persona molto più ingenua e più semplice di adesso, forse persino migliore.
A vent'anni adoravo questo manga ed è del parere di quel giovane che dovete fidarvi.
Perché quello era il contesto giusto per leggerne ed apprezzarne la storia e soprattutto avevo l'età giusta per empatizzare con i personaggi protagonisti.
I''s è un manga shonen e come tale nasce come lettura adolescenziale.
Quindi se mi metto nei panni del me adolescente non posso che lodarlo e consigliarlo su tutta la linea.
Quasi quindici anni dopo e da uomo ormai lanciato nella mezza età trovo questo manga un po' invecchiato anche se ancora dannatamente divertente, ma soprattutto troppo ciclico.
Parliamone meglio:
Possiamo definire I''s come una commedia scolastica sentimentale.
Ichitaka Seto che è il sedicenne protagonista di quest'opera rispetta tutti i crismi dell'iconografia adolescenziale manga di quel periodo:
- Ragazzo indeciso e scontroso per timidezza, ma di buon cuore.
- Erotomane incallito.
- Passivo all'inverosimile e dominato dalle situazioni.
- Sfigatissimo dal punto di vista sentimentale, ma chissà perché conteso in corso d'opera da più ragazze ovviamente tutte gnocche.
Come è giusto che sia il tutto va contestualizzato poiché d'altronde parliamo di una commedia romantica quindi se il protagonista fosse deciso e diretto il tutto si sarebbe concluso in un volumetto.
L'impostazione standard è quella e come tale va rispettata.
Seto ha un'unica certezza nella vita: l'amore che nutre per la dolce e bella compagna di classe Iori Yoshizuki.
A turbare i suoi piani di conquista sarà il ritorno in città della sua gioviale e ciclonica amica d'infanzia nonché prima fidanzatina Itsuki.
Fondamentale importanza e quindi meritevoli di menzione anche i comprimari di questo manga ed in particolare i compagni di classe Teratani ( miglior amico del protagonista) e Koshinae che in molti casi superano in carisma e tridimensionalità i tre protagonisti principali quantunque risultino sempre molto ermetici.
Non che ci voglia molto perché Iori per gran parte del manga è un personaggio indubbiamente piatto.
A Teratani va anche il merito di alleggerire le atmosfere e di essere senza dubbio di smentita il personaggio più divertente di questo manga.
Storia fluida, disegni bellissimi e un pizzico di malizia fanno il resto.
C'è poco da dire, se si è amanti del genere i primi dieci numeri non si può che apprezzarli.
E sui successivi cinque che si fondano i miei dubbi e gran parte di essi sono a causa dell'eccessivo dilatarsi della storia che assume contorni troppo soap operistici nel momento in cui viene a cadere il primo triangolo amoroso.
La successiva entrata in scene di altre due corteggiatrici in corso d'opera e per giunta praticamente uguali per tratti somatici e caratteriali alle due protagoniste principali affossa parte della credibilità della storia.
Nella mia giovinezza non ci feci minimamente caso e andai tranquillamente oltre, ma adesso che do molto più peso alla narrazione trovo la scelta opinabile e solo un modo per dilatare la storia probabilmente per scelte editoriali e commerciali.
Qualche perplessità personale ce l'ho anche sul personaggio principale che per quanto gentile e di buon cuore appare molto egocentrico ed egoista.
Mi sfuggono molto i motivi per cui si meriti tutto il sostegno dei suoi compagni di classe nell'aiutarlo nel coronamento della sua storia d'amore.
Non mi pare che lui faccia molto per gli altri ed anzi tutte le situazioni in cui si ficca e le scelte che fa sono unicamente figlie del sentimento che nutre per Iori.
Ma magari è solo una semplificazione del buon Katsura per restare sui binari più leggeri della commedia e quindi molti dei meriti di Ichitaka restano sottintesi o dietro le quinte.
A parte alcune mie perplessità I''s risulta ancora adesso un manga molto divertente e leggibile soprattutto se affrontato senza particolari pippe mentali.
E' invecchiato, mostra delle rughe, ma si difende ancora bene.
Se vi capita, dategli un'occhiata.


Alla Prossima!














mercoledì 26 luglio 2017

La Torre Nera: I Fumetti - Stephen King / Robin Furth / Peter David / Jae Lee / Richard Isanove - Marvel Comics

Nel mio precedente post dedicato alla saga de La Torre Nera di King ho a malapena parlato della sua riduzione fumettistica ed invece credo meritasse ben più approfondimento.
Mi sono lanciato così in una full immersion di lettura dei fumetti togliendo peraltro spazio ad un bellissimo romanzo che stavo leggendo, ed ora sono pronto a parlarne.
Annunciati dalla Marvel Comics in pompa magna nell'aprile del 2007 alla New York Comic Convention con l'ausilio della presenza di Stephen King in carne ed ossa, questa serie portava con sé in dote un enorme carico di aspettative da parte dei fan e la possibilità di fidelizzare gli stessi in possibili lettori di altri fumetti e perché no magari intercettare lettori di fumetti random indirizzandoli verso la lettura dei romanzi.
Ci sono riusciti?
In America non saprei, ma direi di sì visto che i fumetti dedicati al ciclo de La Torre Nera continuano ad essere pubblicati con regolarità tuttora.
In Italia direi di no. 
Considerando soprattutto che la serie è ferma da quasi cinque anni.
Riuscirà il film nella missione impossibile di farne riprendere le pubblicazioni?
Ne dubito, ma mai dire mai.
Ecco cosa è stato pubblicato finora in Italia:

- La Nascita Del Pistolero 4/4

- La Lunga Via Del Ritorno 4/4

- Tradimento 4/4

- La Caduta Di Gilead 4/4

- Il Mago 1/1 ( oneshot che andrebbe letto tra il terzo e il quarto numero de La Caduta di Gilead)

- La Battaglia Di Jericho Hill 4/4

- L'ultimo Cavaliere - Il Viaggio Comincia 3/3

- L'ultimo Cavaliere - Le Piccole Sorelle Di Eluria 3/3

- L'ultimo Cavaliere - La Battaglia Di Tull 3/3

Ma com'era  questa serie?
Parliamone un po'.
Prima di tutto è bene dire che la presenza di Stephen King nei fumetti è pressoché simbolica.
Leggendo le interviste e i redazionali alla fine degli albi appare lampante che il Re abbia lasciato quasi carta bianca agli autori coinvolti nel progetto limitandosi a qualche imprinting schematico.
Tra gli autori troviamo Robin Furth assistente di Stephen King nel progetto de La Torre e vera e propria enciclopedia vivente del mondo relativo al ciclo dei romanzi.
Robin ha anche scritto un libro dedicato alla Torre Nera dal titolo Dark Tower: A Concordance una sorta di enciclopedia/glossario sulla Torre.
Robin al suo esordio come sceneggiatrice di fumetti è accompagnata ai testi da uno dei più grandi scrittori della casa delle idee come Peter David, dal bravissimo Jae Lee ai disegni e dal colorista altrettanto abile Richard Isanove.
Gli autori optano per una scelta molto scontata ma allo stesso tempo giusta, che è quella di ambientare la serie nella giovinezza di Roland prendendo spunto dal quarto libro della saga La Sfera Del Buio e qualcosa da L'ultimo Cavaliere, il primo dei romanzi.
In questo modo hanno potuto offrire un approccio più morbido ai lettori del fumetto che non conoscevano minimamente i romanzi della serie.
Della trama ne ho già parlato marginalmente nel post precedente, ma ho omesso quasi totalmente qualsiasi riferimento al background giovanile di Roland raccontato quasi dettagliatamente nel quarto volume della serie.
Quel quasi è il vero motivo d'interesse di molti dei cicli di questi fumetti.
Perché gli autori pur seguendo la trama basica dei volumi ( nel primo ciclo pedissequamente ) approfondiscono alcune vicende che Stephen King ha raccontato in maniera ermetica e subdola.
Certo, non sapremo mai quanto ci sia veramente di King nella versione che viene raccontata da questi autori, ma finché Stephen non si deciderà a donare a noi fan della serie la sua versione de La Caduta Di Gilead e de La Battaglia Di Jericho Hill, tocca fare di necessità virtù.
Il ciclo di avventure giovanili di Roland e dei suoi fidati compagni Cuthbert ed Alain lo potremmo definire come una sorta di poema cavalleresco patriarcale dai toni tragici con sfumature western e fantasy.
C'è un amore giovanile molto facilone e tragico che trasuda ineluttabilità fin dall'inizio. Intrighi di corte in baronie rurali con maghi mefistofelici che si muovo dietro le quinte e non, tradimenti e bugie, rivoluzioni e morte.
Soprattutto quest'ultima.
Perché la via per la Torre è lastricata dalla perdita di tutto.
La saga fumettistica non è male ed anzi fino a Tradimento mi ha soddisfatto appieno.
Il mio interesse è venuto meno con i cicli successivi da cui mi aspettavo molto di più.
Ottima l'impaginazione e la confezione degli albi.
Fin quando c'è Jae Lee ai disegni la serie offre un comparto grafico veramente accattivante ed i dialoghi di Peter David sono sempre incisivi.
Le note esplicative a fine volume firmate da Robin Furth sono bellissime ed aiutano tantissimo nella comprensione della simbologia, del folklore e della mitologia della saga.
Non posso dire che io abbia sofferto per la mancanza della pubblicazione degli altri cicli di questa saga fumettistica, ma penso che i fan di queste storie si meritino il proseguimento delle stesse.

Alla prossima!











lunedì 17 luglio 2017

La Torre Nera - Stephen King

Tra meno di un mese uscirà il film tratto dalla saga de La Torre Nera di Stephen King.
Film che comunque già dal trailer appare estremamente diverso dalla sua controparte cartacea.
Sicuramente farà da traino ad una nuova ristampa dei romanzi ed a un nuovo ( si spera ) nugolo di lettori.
Anche perché all'infuori della cerchia dei lettori più affezionati del Re, questa saga la conoscono in pochi.
Anzi in pochissimi.
La Torre Nera non è l'opera più famosa del Re, ma in un certo senso è il suo Opus Magnum ed il fulcro di molte delle sue opere.
Com'è possibile?

Per questo dovremmo parlarne un attimo, ma non sarà facile.
Però prima un po' di aneddotica personale spicciola.
Ho cominciato a leggere questa saga in un momento molto buio della mia vita.
Era appena morta mia madre e dopo anni di fancazzismo totale iniziai a lavorare nell'attività di famiglia.
Era il 2003 ed Internet non c'era ancora o meglio c'era ma non era alla portata di uno smartphone o di un'attività commerciale come la mia.
Per superare indenne quelle otto/dieci ore lavorative e di noia c'erano solo la radio e i cruciverba.
Anni prima avevo smesso praticamente di leggere fumetti e manga e non avevo voglia di ricominciare.
Mi sentivo invecchiato mentre i fumetti stavano sempre più ringiovanendo.
Finché in una domenica qualunque del 2003 vidi in edicola il primo volume riveduto e corretto dall'autore de La Torre Nera ed il mio mondo cambiò.
Da quel giorno divenni un lettore quasi al limite del compulsivo e non ho più smesso.
Inizialmente lo fui solo di Stephen King.
Poi di centinaia di altri.
I romanzi de La Torre Nera hanno quindi un'importanza fondamentale nella mia formazione di lettore e ne sono così affezionato che mi viene difficile parlarne con obiettività.
Perché nella sua vastità è colma di passaggi indimenticabili e suggestivi, ma anche di pecche narrative non indifferenti per quel che riguarda i miei gusti personali.
Ma tanto lo sappiamo che quando siamo innamorati anche i difetti diventano virtù.
Ed io lo sono stato per così tanto di questa saga che ho anche un tatuaggio sulla nuca a testimoniarlo.


" L'uomo in nero fuggì nel deserto ed il pistolero lo seguì."

Esiste un incipit più bello tra le opere del Re?
Non credo.

La saga è composta principalmente da sette libri più un ottavo uscito dopo la conclusione della saga e che si colloca tra il quarto ed il quinto volume.
I primi quattro libri furono pubblicati per la prima volta nel 1982, 1987, 1991, 1997.
Dopo l'incidente che quasi gli costò la vita ed impaurito dalla possibilità di lasciare la saga incompiuta, King si mise con zelo a revisionare i primi quattro volumi ripubblicandoli nel 2003 con una nuova ( e bellissima ) introduzione e successivamente a portare a compimento la saga nel giro di un anno con gli ultimi tre romanzi pubblicati tra il 2003 e il 2004.
La Leggenda Del Vento è del 2012 e cronologicamente si colloca come già detto tra il quarto e il quinto volume, ma non è fondamentale nell'economia della saga.
Quindi ricapitolando la saga è composta da questi libri:




- L'ultimo Cavaliere
- La Chiamata Dei Tre
- Terre Desolate
- La Sfera del Buio
- I Lupi Del Calla
- La Canzone Di Susannah
- La Torre Nera
- La Leggenda Del Vento

Riferimenti diretti ed indiretti alla saga vi sono anche in:

- Le Notti Di Salem
- Insomnia
- Il Talismano
- La Casa Del Buio
- IT
- L'incendiaria
- L'ombra Dello Scorpione
- Le Piccole Sorelle di Eluria ( racconto facente parte della raccolta Tutto è Fatidico )
- Cuori In Atlantide
- Gli Occhi Del Drago
- Buick 8
- Ur ( racconto pubblicato nella raccolta Il Bazar Dei Brutti Sogni )

La saga è stata anche riconvertita in fumetto dalla Marvel che però qui in Italia ne ha sospeso la pubblicazione da un bel po'.
Un vero peccato perché i primi volumi non erano affatto male e potevano contare sulla presenza ai testi ed ai disegni di due professionisti validissimi come Peter David e Jae Lee.
Ed in più offrivano delle note esplicative che permettevano di esplorare ancora più a fondo l'universo, il folclore e i personaggi che gravitano intorno alla Torre.

La Torre Nera non è una saga originalissima.
Come spiega lo stesso Stephen King nella prefazione dei primi tre volumi è stato fortissimamente ispirato da Il Signore Degli Anelli e dai western di Sergio Leone.
Infatti è fortissima l'influenza di entrambi nella trama che a sua volta nasce come evoluzione del poema di Robert Browning Childe Ronald Alla Torre Nera Giunse del 1885.
La saga non è identificabile nemmeno in un genere preciso anche se viene associata al New Weird.
E' insomma un ciclo di storie che pesca a piene mani da più generi con echi di fantasy, western, horror, fantascienza ed arriva a toccare anche i miti Arturiani per quel che concerne la mitologia e la simbologia dell'universo narrativo a cui appartiene.
Protagonista indiscusso della vicenda è Roland Deschain ( immaginatelo con le fattezze di Clint Eastwood perché è stato creato a sua immagine e somiglianza) ultimo pistolero di un mondo che è andato avanti.
Il suo obiettivo? La ricerca fino a Fine-Mondo della fantomatica Torre Nera, cardine di tutti i mondi esistenti ed impedirne la distruzione da parte del Re Rosso ed i suoi seguaci guidati dalla misteriosa figura di Marten Broadcloack/Walter O'Dim/Randall Flagg, un uomo dalle molteplici identità protagonista negativo di altre opere di Stephen King ( Gli Occhi Del Drago e l'indimenticabile L'ombra Dello Scorpione).
Ad accompagnare Roland nella sua ricerca, tre pellegrini che faranno la sua comparsa da tre diversi " quando".
Diciamolo subito: il tema della ricerca, il passaggio in differenti mondi temporali, le citazioni cinematografiche, i bivacchi molto western, la geografia paesaggistica del Medio-Mondo e i personaggi delineati in modo divino sono la cosa più bella dei romanzi di questa saga.
Sfido chiunque a non innamorarsi di Jake Chambers, Eddie e Susannah Dean, che formano il Ka-Tet di personaggi che accompagnano Roland nella sua ricerca.

La saga però non è tutta rosa e fiori.
Il primo volume è scritto da uno Stephen King molto giovane e si vede.
L'ultimo Cavaliere è volutamente criptico ai livelli della supercazzola.
Anche se a parte l'osticità di molti dei suoi capitoli risulta sicuramente molto suggestivo ed accattivante.
La saga trova la sua vera voce con i tre volumi successivi, ed il terzo e il quarto sono per me i migliori dell'intera saga.
Negli ultimi tre King spinge moltissimo arrivando perfino alla metaletteratura, ma per quel che mi riguarda non centrano veramente il bersaglio, sebbene alcuni capitoli dell'ultimo volume sono così belli e struggenti da sfiorare la poesia.
Cosa manca a quest'opera?
King ci presenta un pantheon di personaggi a dir poco epici e nel quarto volume con il racconto della giovinezza di Roland arriva a livelli elevatissimi, ma per lui è molto più importante il messaggio della ricerca che l'azione.

Senza girarci intorno, il confronto finale è ai miei occhi piuttosto deludente.
La lettura della Torre Nera non è comunque tempo sprecato.
E' una saga che merita e che consiglio vivamente.

" Vai, allora, ci sono altri mondi oltre a questo. "


Alla prossima!







venerdì 7 luglio 2017

La Valle Dell'Eden - John Steinbeck

Questa non è una recensione.
Vallo a recensire l'amore.
E' più che altro un'elegia estatica nata sul momento.
Nel post scorso scrissi che esistono libri che sapevo già prima di averli letti che mi sarebbero piaciuti.
Per altri invece è un appuntamento al buio o quasi.
Ne conosciamo stralci, ne vediamo la sinossi e poco altro.
E' Badoo o Tinder applicato alla letteratura.
E così come ci sono incontri, baci, sollazzi sessuali più appaganti di altri, esistono anche libri che ti danno un medesimo effetto.
Che ti lasciano svuotato ed inerme come se dopo aver avuto un orgasmo avessi versato ogni singola goccia del tuo seme.

La Valle Dell'Eden di Steinbeck è stato per me tutto questo.
Forse anche di più.
Mi ha lasciato con la sensazione che dopo un'opera così i romanzi successivi che leggerò difficilmente avranno senso.
Mi fa un po' paura tutto ciò.
Mi fa paura l'enormità.
La complessità e la bellezza dei personaggi di quest'opera mi ha letteralmente divorato dall'interno ed alla fine mi sono dispiaciuto per essi come fossero stati personaggi reali.
E dire che come persona non sono il massimo dell'empatia nei riguardi di ciò che mi circonda.
Però la letteratura a volte mi devasta.
Per assurdo La Valle Dell'Eden non lo considero nemmeno il più bello dei romanzi di Steinbeck, credo che Furore e Uomini e Topi abbiano una marcia in più nel ritmo, ma non so perché La Valle Dell'Eden mi ha colpito nel profondo molto di più.
E mi ha fatto capire che non ci sarà mai nessun archetipo horror che sia un vampiro, Pennywise, il mostro della laguna nera, un licantropo, Cthulhu o Nyarlathotep che tenga dinanzi all'egoismo, l'invidia e la malvagità degli esseri umani.
Credo che questo tipo di letteratura si ponga ben più in alto e lo dico da amante del genere horror/fantastico.
Sembra un'ovvietà ma finora per me non lo era.
Grazie della lezione Mr. Steinbeck.


" Io credo che esistano al mondo mostri nati da genitori umani."
La Valle Dell'Eden - John Steinbeck.

venerdì 30 giugno 2017

Il Popolo Dell'autunno - Ray Bradbury

La prima cosa che posso dire nei riguardi di quest'opera di Ray Bradbury è una breve frase smielata che potreste leggere nel profilo facebook di un ragazzino/a svampito/a e sdolcinato/a quindi vi avverto:
Io sapevo che avrei amato questo romanzo ancor prima di leggerlo.
Sapevo che era il romanzo scritto per uno come me.
Ed è stato così allora, ed è così anche adesso.
Scopersi questo romanzo durante la lettura di quel saggio capolavoro che è Danse Macabre di Stephen King.
Lo so, lo cito spesso questo saggio.
Ma è grazie a questo libro che ho conosciuto gran parte degli autori di narrativa horror e non.
King inserì quest'opera tra le migliori opere letterarie del fantastico uscite tra il 1950 ed il 1980 e dopo aver letto quella decina di pagine dedicate ad Il Popolo Dell'autunno ero già cotto perso.

Pubblicato originariamente nel 1962 questo romanzo ha visto la luce in Italia solo nel 1978 ed Il Popolo Dell'autunno non è nemmeno il suo vero nome.
Il titolo in realtà è Something Wicked This Was Comes ovvero Qualcosa Di Sinistro Sta Per Accadere, titolo che poi è stato usato nella riduzione cinematografica della Disney del 1983 che comunque mi pare non abbia fatto chissà quali proseliti.
Insomma il titolo originale qui in Italia è arrivato soltanto per il film al cinema mentre per ciò che concerne il romanzo è sempre stato ristampato con il nome che si sono inventati loro.
C'è da dire che comunque per quanto inventato è pertinente visto che è tratto da uno dei passaggi più belli del romanzo.
Insomma siamo dalle parti di The Stand di Stephen King da noi ribattezzato per imperitura memoria L'ombra Dello Scorpione. :-P
Ma di che parla questo romanzo?
Credo non ci sia nemmeno bisogno di una sinossi in questo caso:
Il Popolo dell'autunno parla dell'arrivo improvviso in una notte autunnale di un luna park stregato dal mefistofelico ed accattivante nome di Cooger & Dark's Pandemonium Shadow Show nella città feticcio di Ray Bradbury protagonista di molte delle sue storie ossia Green Town, Illinois.
Protagonisti di questa storia sono due quasi quattordicenni di nome Will Halloway e Jim Nightshade.
In una lettera che Bradbury scrisse a Stephen King durante l'elaborazione del saggio Danse Macabre di Steve, Bradbury spiegò che i due ragazzi altro non sono che due rappresentazioni diverse di se stesso ovvero il suo lato apollineo rappresentato da Will e quello dionisiaco rappresentato da Jim Nightshade.
Due ragazzini diversissimi per ciò che concerne carattere e aspetto fisico, ma amici per la pelle ( abitano a pochi metri di distanza uno dall'altro).
Entrambi vengono irresistibilmente attratti dal luna park, ma Jim di più perché la sua è un'anima più tormentata e nichilista.
Altro protagonista indiscusso del romanzo è il padre di Will, Charles Halloway.
Charles sempre stando a Ray nelle sue lettere inviate a King è un personaggio autobiografico ispirato alla figura di suo padre.
Diciamolo subito: Charles Halloway è il personaggio più bello del libro, ma allo stesso tempo talmente improbabile ed in alcuni casi così eccessivamente buono e perfetto, che la tentazione di lanciare il romanzo contro il muro è molta.
E ne Il Popolo Dell'autunno è pieno di momenti così.
E' un romanzo che è molto invecchiato ed è pregno di quel buonismo americano che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare in molte commedie e telefilm, ma in qualche caso anche a detestare.
Tutta la parte relativa al luna park, i suoi personaggi e le sue attrazioni è molto ben raccontata e congegnata anche se per quel che mi riguarda forse manca un pizzico di dinamismo.
Ma perché questo romanzo ha fatto così breccia in me?
Perché io credo di essere un po' come Jim e Will.
E se da piccoli amavate i luna park, lo siete anche voi.
Perché mi sono messo nei loro panni fin dall'inizio ed anche in quelli di tutti quegli adulti malati di nostalgia che fanno parte di questo romanzo e che vengono facilmente soggiogati dal Signor Dark ed i suoi freak.
Questo libro parla a tutti coloro che aspettavano un anno intero l'arrivo della festa mariana con relative giostre e bancarelle.
Quegli odori così riconoscibili che appena li senti ti senti riproiettato in quegli istanti, quei momenti.
Parla a tutti gli adulti e alla loro giovinezza perduta a cui un posto del genere non appartiene più, se non per accompagnare la generazione successiva.
Torniamo insomma al fanciullo di pascoliana memoria in cui Bradbury si rifugia spesso.
Il Popolo Dell'autunno non è un romanzo perfetto e molte delle scene sono per lo più indirette e latenti.
Alcune parti sono poco credibili ed assurde anche per un romanzo fantastico, ma se letto nella giusta ottica e se come me amate/amavate giostre e luna park, è il romanzo che fa per voi.
Il libro è purtroppo fuori catalogo, ma su Ebay e circuiti dell'usato circola molto spesso e si trova anche a buon prezzo.
La più facile da trovare è l'edizione della Fabbri che è anche quella in mio possesso.
Se vi capita dategli una possibilità.

Alla Prossima!





martedì 13 giugno 2017

L'estate Incantata - Ray Bradbury

A molti il nome Ray Bradbury non dice nulla.
Poi gli ricordi che è l'autore di Fahrenheit 451 e di Cronache Marziane, e magari ti rispondono: " ah, sì, lo conosco ."
Altresì ci sono alcuni romanzi di questo autore che oggi sono praticamente sconosciuti e nemmeno ristampati forse perché vi è in essi un'eccessiva carica nostalgica, emotiva e autobiografica da farli apparire eccessivamente smielati e fuori dalle righe.
Non sono romanzi del nostro tempo.
Ed anzi io stesso dico che sono molto invecchiati come concetto ed espressione.
Sono come il racconto di un anziano che ci annoia ascoltare.
L'estate Incantata è uno di questi libri.
E' un libro per chi ancora ricorda ed in qualche modo rievoca il "suo " fanciullino dentro di pascoliana memoria.
E' il racconto di un'estate.
Quella del 1928.
Del suo inizio e della sua fine.
E' un racconto di formazione filtrato attraverso i pensieri e lo sguardo di due fratellini di 12 e 10 anni di nome Douglas e Tom Spaulding che vivono nella cittadina di Green Town, Illinois.
E' un libro di storie dentro altre storie.
Una sequela di microracconti che coinvolgono la cittadina e tutti i suoi abitanti.
Una storia raccontata con garbo e che tocca tantissimi temi, ma che soprattutto ha una fortissima carica empatica per chi grossomodo ha avuto un'infanzia simile a quella di questi due ragazzini.
Perché sarà sì ambientata nel 1928, ma il bagaglio di pensieri e sensazioni dell'infanzia bene o male non è dissimile dalla mia o dalla vostra.
Chi di noi non gioiva per l'arrivo dell'estate e la fine della scuola, caratterizzata da giornate luminosissime e lunghissime e dove la notte sembrava che non calasse mai?
Chi non ricorda di quando gli anziani uscivano le sedie fuori di casa e mentre noi giocavamo spettegolavano, bevevano e chiacchieravano beatamente?
Io sicuramente sì, voi?
Ma questo libro non è solo questo, c'è anche un pizzico di thriller con la figura misteriosa de "il solitario " che miete le sue vittime nel crepaccio, ossia un sentiero buio ed ombroso che delimita la cittadina.
C'è un pizzico di fantascienza grazie alla creazione da parte di un cittadino della cosiddetta macchina della felicità.
C'è il folclore e la scoperta della morte.
La fine dei racconti e delle storie, se chi non c'è più non può raccontarcele.
C'è un po' di tutto.
Ed io tutto questo tendo ad amarlo.
Forse è un libro adatto a chi ha una certa età.
Forse è un libro per chi come me vive nel riflesso di come era, piuttosto che di come è adesso.
Non so cos'è, ma so che è sicuramente uno dei miei libri preferiti di sempre.




giovedì 8 giugno 2017

Leggete le opere di Dan Simmons!!!11!1

E' ufficiale: io amo Dan Simmons.
Potrei farne un peana, ma non mi sento in grado.
Quello che voglio fare nel mio piccolo è urlare ai quattro venti di leggere le sue opere, perché meritevoli e non poco.
Ed invece qui in Italia è praticamente conosciuto solo dagli affezionati e negli scaffali inondati da romanzi di Martin, Stephen King e Dean Koontz, non v'è traccia alcuna dei suoi bellissimi libri, che sì vengono ristampati ma a tiratura limitatissima.
Basti pensare a L'estate Della Paura che su Ebay viene venduto a cifre astronomiche solo perché risulta fuori catalogo.
E pensare che un po' di tempo fa ristamparono facendolo uscire in allegato con un quotidiano il suo seguito L'inverno Della Paura, che era sì era leggibile a sé stante, ma comunque da leggere successivamente al primo!
Vengo proprio adesso dalla lettura de I Figli Della Paura ( titolo orribile rispetto all'originale Children Of The Night), e come sempre non mi ha deluso.
Il suo approccio è colto e storicamente accurato e si vede lontano chilometri che dietro c'è un lavoro
certosino dei luoghi e dei periodi storici in cui questi romanzi vengono ambientati.
Il suo lavoro sul vampirismo in questo romanzo è forse meno affascinante e dinamico di altri libri più blasonati e chiacchierati di questo genere, ma forse un tantino più realistico ( per quanto è possibile in un archetipo del genere).
Certo, ci sono alcuni manierismi e coincidenze assurde tipiche di questa categoria di romanzi, ma sono del tutto trascurabili.
I Figli Della Paura è un ottimo romanzo.
Quindi se vi capita date un'occhiata al catalogo delle sue opere e scoprirete che è un autore poliedrico capace di spaziare tranquillamente dal romanzo di formazione horror alla fantascienza in modo altrettanto esemplare.
Adesso bestemmio: per me L'estate Della Paura rivaleggia come bellezza del testo e personaggi a IT o Stand By Me di Stephen King, e se IT è superiore è solo perché la figura di Pennywise è più suggestiva ed affascinante rispetto alla nemesi molto più " statica " del romanzo di Simmons.
E che dire di un'opera che mischia distopia, fantascienza, religione e letteratura come la saga di Hyperion?
Nulla, va solo letta ed apprezzata come merita.
E poi c'è la leggendaria figura dello Shrike che da solo vale la lettura dell'intero ciclo.
Confidando di riuscire a leggere ben presto anche Gli Uomini Vuoti ed i restanti volumi del ciclo di Hyperion che ancora mi mancano non resta che dileguarmi.

Alla prossima!






martedì 16 maggio 2017

L'amore videoludico della mia vita: L'Amiga 500 e relativi giochi.

A parte Pro Evolution Soccer e qualche sortita nel retrogaming che mi concedo una tantum, la mia affezione per i videogiochi si è chiusa da tempo.
Eppure non è sempre stato così.
C'è stato un tempo in cui i videogiochi erano tra i miei desideri più imperanti e tra le cose per cui spendevo più tempo e soldi al giorno.
Possiamo dividere la mia storia con quest'attività ludica in quattro diversi segmenti di vita:

- L'Intellivision è stato parte integrante della mia primissima infanzia.
- Commodore 64 e 128  di quella a cavallo tra infanzia e prima adolescenza.
- Amiga 500 alla mia piena adolescenza fatta di brufoli, seghe, ecc.ecc.
- PC maturità e... vecchiaia ( forse).


Ma quest'ultimo in questo contesto ci entra poco perché come piattaforma videoludica non mi ha mai attirato più di tanto poiché ho sempre avuto un cattivissimo rapporto con il 3D e la grafica poligonale in generale.
Ma torniamo in " topic " e parliamo dell'Amiga 500 che senza dubbio è stato il computer della mia vita.

Eppure nonostante le mie brame e tutti i salamelecchi che gli dedico le mie sinapsi non riescono a intercettare il mese e l'anno preciso in cui apparve nella mia vita.
Ipotizzo tra il passaggio dalle medie alle scuole superiori e quindi intorno al 1989/1990, ma di tutto ciò non v'è certezza.
Quel che ricordo fu la mia perplessità quando mi accorsi che lo andammo a ritirare da un negozio che vendeva prevalentemente occhiali e non informatica.
Così come tutti gli altri computer devo anche aggiungere che la proprietà dell'oggetto in questione non era mia ma di mio fratello e che quindi inizialmente potevo usarlo per lo più a spizzichi e bocconi.
Ma come per il 128 prima di lui alla fine ne fui io l'utilizzatore seriale.
Lui era troppo distratto da macchina, amici, ragazze e militare all'orizzonte per essere concentrato al mille per mille nell'attività videoludica.
Ma bando alle ciance ed arriviamo al punto nevralgico dei miei dolci ricordi.
I videogiochi.
Però anche qui mi tocca fare un breve preambolo.
Se inizialmente ho dovuto aspettare i primi mesi delle scuole superiori per arrivare a conoscere qualcuno che condividesse la mia passione e avere quindi la possibilità di poter scambiare videogiochi, successivamente ci fu un vero boom di questo computer tanto che quasi tutti i miei amici ne acquistarono uno.
Vide così non solo la nascita di un vero boom di vendita del computer, ma anche della piaga che ne ha decretato la futura morte ovvero la pirateria ( insieme a piattaforme bislacche come l'Amiga Cd 32 e la nascita di Windows 95 ma sono dettagli che esulano da questo post).
Ed erano tempi veramente assurdi, ve lo garantisco.
I negozi di computer avevano stampe enormi con la scritta " qui giochi per Amiga a 5000 £ " e per ragazzini come noi che in tasca avevano per lo più monetine era una tentazione troppo forte.
L'X-Copy andava a manetta e tutti insieme compravamo le riviste di settore per informarci sui giochi con la valutazione migliore e dopo aver fatto " colletta " si andava a comprarli tutti insieme.
C'era una promiscuità assurda per quel che concerneva i videogiochi tanto che non si sapeva più chi era il legittimo proprietario di un gioco.
Non era raro trovare a casa di qualcuno dischetti che avevo dato per dispersi presi senza il mio consenso e viceversa visto che tutti quanti facevamo la stessa cosa.
Talvolta mi veniva regalato un gioco originale per qualche festività e veniva subito fagocitato dalle mani dei miei amici o dalle mie se capitava a loro.
Però c'era poco tempo per pensarci, perché subito usciva un altro gioco a distrarci da questa sorta di ladrocini che ci perpetravamo a vicenda.
Tutto ciò non è durato molto, forse tre o quattro anni, ma furono anni intensissimi.
Ripensandoci il fatto di poter giocare a così tanti giochi rendeva la longevità degli stessi molto esigua, però alcuni di essi seppero ritagliarsi il proprio spazio rendendosi ai miei occhi indimenticabili.
Ma qual'erano questi giochi?
Eccone alcuni:

Kick Off 2











Il gioco di calcio creato da Dino Dini ha fatto sicuramente la storia di questa piattaforma ed è protagonista anche di uno scorcio della mia.
Come dimenticare gli incredibili strafalcioni in termine di traduzione con perle come " calcio d'angalo " e " cartellino gaillo "?
Un must per tutti noi.
Ho provato a giocarci qualche mese fa, ma inevitabilmente è invecchiato malissimo.

Sensible World Of Soccer











Semplicemente il gioco di calcio più bello mai creato per la piattaforma Commodore e senza dubbio il videogioco a cui ho più giocato in assoluto.
Gioco immortale.
Ancora oggi c'è una comunità di appassionati molto attiva che organizza tornei.
Massima stima per loro.

Turrican 2










Già solo ricordare le bellissime musiche di Chris Hülsbeck contenute in questo splendido gioco mi riporta in tempi molto più spensierati.
Turrican 2 è una via di mezzo tra un platform  e uno sparatutto, ma al di là di quello che è davvero resta sicuramente uno dei giochi più belli dell' Amiga 500 ed uno dei miei preferiti.

Lemmings









Che dire di questo bellissimo e lunghissimo puzzle game della Psygnosis?
Capolavoro senza se e senza ma.
Ci giocai all'inverosimile.

Speedball 2











Il gioco sportivo futuristico per eccellenza firmato The Bitmap Brothers.
Il ricordo più grande che conservo di questo gioco è senza dubbio l'urlo " ice cream " che arriva dalle tribune da parte del venditore di gelati. :-P
Ma scherzi a parte, Speedball 2 è uno dei giochi più divertenti in assoluto e probabilmente uno dei pochi a cui si potrebbe giocare tranquillamente anche adesso visto che è invecchiato benissimo.

Superfrog











Il ranocchio partorito dai geniacci del Team 17 è senza dubbio uno dei platform più riusciti dell'Amiga.
Divertente e difficile il giusto.
Non è il mio preferito, ma sicuramente è uno di quelli a cui ho giocato di più.
Semplicemente bello.

Lupo Alberto









Platform tutto italiano dedicato alla simpatica creatura di Silver.
Non è un gioco perfetto e la grafica degli ambienti è alla lunga ripetitiva, ma resta uno dei platform che mi divertiva di più.
Menzione per la presentazione sonora del gioco firmata Francesco Salvi e per le vignette divertentissime di fine livello.

Apidya











Colonna sonora da sballo per il mio sparatutto preferito per la piattaforma Commodore.
Lo amo tuttora.
La presentazione in stile anime è ancora oggi tra le mie preferite in assoluto.
Giocone!

James Pond 2: Codename Robocod











Il mio platform preferito.
Gioco lunghissimo ( più di tre ore di gioco ) e dannatamente bello.
Divertente da giocare anche adesso.
A me piace ancora tantissimo.

Heimdall









Uno dei pochi giochi originali che avevo.
Regalo di compleanno o di chissà quale altra festività.
Una via di mezzo tra gioco di ruolo, avventura grafica e gioco d'azione.
La grafica fumettosa della Core Design che io ho sempre apprezzato tantissimo e gli enigmi ( non impossibili diciamolo) sparsi in corso d'opera rendevano questo gioco incentrato sulle divinità asgardiane uno dei mie preferiti in assoluto.
Un giorno vorrei ritornare a giocarci.

Project X












Ancora i Team 17 con uno dei giochi più belli graficamente mai partoriti per l'Amiga 500.
Gioco molto bello, ma onestamente gli ho sempre preferito Apidya.
I due giochi uscirono praticamente in contemporanea e non furono gli unici visto che insieme a loro uscì un altro bellissimo sparatutto griffato Psygnosis dal titolo Agony che evito di inserire per non appesantire troppo il post.

The First Samurai










Un altro dei pochi giochi originali in mio possesso, sempre regalatomi dal parentame per qualche festività.
Platform molto affascinante e divertente dalla bellissima ambientazione.
Uno dei miei giochi preferiti!
Ottima scelta, zia!
E grazie, ovunque tu sia.

Gods











Ultimo ma non ultimo per importanza un altro platform ( si vede che era il mio genere di giochi preferito, vero? ) e un'altra perla targata The Bitmap Brothers ovvero il bellissimo Gods.
Quante ore ci avrò speso sopra?
Non lo so, ma erano tantissime!

Già lo so.
Non succede che non succede, ma se dovesse capitare da queste parti qualche cultore dell'Amiga 500 vorrà il mio scalpo per la mancanza in questa lista di alcune pietre miliari come Another World, Flashback, North & South, Fire and Ice, Chuck Rock 2, Monkey Island, Leander, Moonstone, Desert Strike, Lionheart e chissà quanti altri.
Manca persino Ruff' ' n ' Tumble che avrebbe meritato di essere in lista, ma questo è l'unico gioco che ho scoperto tramite l'emulatore perché all'epoca la mia storia d'amore con il figlioccio di mamma Commodore si era già conclusa.
Mancano anche le conversioni ( alcune molto degne ) di alcuni classici Coin-Op dell'epoca, ma anche se mi divertivo a giocare con le versioni per Amiga 500 di giochi come Pang, Rod Land e Ghosts ' n 'Goblins non c'era confronto con le loro versioni originali.
Quelli che ho inserito sono semplicemente i giochi che preferivo di più e con cui solevo divertirmi di più.
Chiedo venia per il papello ed...

Alla Prossima!