venerdì 18 dicembre 2015

Il Castello Di Otranto - Horace Walpole

Pubblicato tra il 1764 ed il 1765, Il Castello Di Otranto è considerato universalmente come il vero precursore del genere gotico.
L'edizione che ho scelto per cimentarmi con quest'opera ( ristampata almeno ventordici volte ) è stata quella economica dei Tascabili Economici Newton.
I Tascabili Newton erano quei libri da cento pagine che uscivano in edicola nei primi anni '90 a sole 1000 Lire.
Un'edizione che ha fatto la storia dell'editoria visto quanti classici furono pubblicati sotto questa etichetta.
Purtroppo all'epoca, come ho già scritto migliaia di volte, leggevo solo fumetti Marvel e manga, però con il tempo ho recuperato almeno sei, sette romanzi che mi interessavano in questa edizione, visto che comunque parliamo di un prodotto ben curato, molto economico e facilmente reperibile nel circuito dell'usato.
Ma com'è stato il mio primo incontro con la narrativa di Walpole?
Piacevole, ma non troppo.


Il Castello Di Otranto per chi non ama la letteratura classica e teatrale, non è un romanzo facile da leggere.
Dialoghi astrusi e la prosa "alta", fanno sembrare questo libro più una sceneggiatura teatrale che un romanzo gotico.
Come al solito, davanti ad un romanzo del genere, parecchio distante dalla letteratura moderna e dai miei gusti, provo a contestualizzarlo e a mettermi nei panni dei lettori dell'epoca.
Come sarebbe stato se avessi letto questo libro prima di essermi cimentato con le opere di Edgar Allan Poe, Mary Shelley, Bram Stoker,  Henry James, Nathaniel Hawthorne, ecc.ecc.?
Sicuramente sarebbe stato diverso.
Il mio cervello avrebbe percepito meglio la visionarietà dell'opera, che ad una lettura già allenata a questo genere letterario, risulta invece scarsamente incisiva.
Vanno comunque riconosciuti a Walpole i meriti di essere stato il primo ad inserire dei personaggi in un contesto narrativo in cui l'ambiente sicuro di casa propria, diventa altresì una minaccia tetra ed incombente, e foriera di eventi soprannaturali.
Protagonista della vicenda è Manfredi, il principe di Otranto.
Manfredi ossessionato da una profezia che gli fu enunciata molto tempo prima, è convinto che solo con la continuità della sua dinastia, potrà sfuggire ad essa.
Il principe organizza così il matrimonio tra il suo cagionevole e giovanissimo figlio con Isabella, figlia del marchese di Vicenza.
Ma il giovane Corrado non arriverà vivo alla cerimonia, poiché dal nulla farà la sua apparizione un enorme elmo che schiaccia ed uccide sul colpo il giovane.
Il principe impaurito dall'evento soprannaturale che presume sia il presagio dell'avvento della profezia, si convince che l'unico modo per evitare la fine della sua dinastia sia quello di procreare un altro figlio al più presto, e considerando che la moglie non è più in grado di dargliene uno, tale onore dovrà ricadere su Isabella, la sua quasi nuora.
La giovine Isabella si rifiuta ed aiutata da un giovane contadino decide di fuggire dal castello.
A far da corollario a questa storia vi sono anche Ippolita e Matilda, moglie e figlia di Manfredi, il giovane contadino che sembra nascondere più di un mistero, ma soprattutto una presenza che dimora nel castello che sembra contraria a quest'unione.
Tra inseguimenti, passaggi segreti, apparizioni misteriose di spade e cavalieri giganteschi, sussurri e scricchiolii assistiamo ad una storia dalla struttura medievale che appare più un pippone melodrammatico condito da donne svenevoli e frasi da tragedia Shakespeariana, che un romanzo gotico tout court.
Tanto che è la concupiscenza dei protagonisti ad assurgere al rango di protagonista.
Resta comunque una lettura valida ed un tassello fondamentale per ogni appassionato della narrativa gotica e dell'orrore, visto che parliamo di un romanzo che ha ispirato la successiva ed acclamata generazione di scrittori.
Alla prossima!









giovedì 10 dicembre 2015

La Lotteria - Shirley Jackson

Dopo aver letto ed apprezzato oltremodo L'incubo Di Hill House, mi ero ripromesso di recuperare al più presto le altre opere di Shirley Jackson.
Il problema è che Adelphi, la casa editrice che ne detiene i diritti, vende le sue opere a caro prezzo.
Mi è toccato così mettere i romanzi di Shirley in whislist ed aspettare pazientemente sconti vari.
La pazienza da buona virtù qual è ha dato i suoi frutti, e La Lotteria è finito di getto nella mia libreria.
Parliamone:

La Lotteria è innanzitutto un libro di sole 80 pagine, nonché una raccolta di racconti.
L'edizione di Adelphi è ottima sotto quasi tutti i punti di vista e quel quasi è relativo soltanto agli 8.00 Euro di prezzo, che per un libro che si legge in un'oretta scarsa non è poco.
C'è da dire ad onor del vero, che il libro li varrebbe tutti, se non fosse però, che parliamo di opere già pubblicate precedentemente in altre edizioni e che quindi non è difficile trovare ad un prezzo inferiore.
Ed allora buttati su quelle, direte voi.
No, ho abbastanza pazienza e perseveranza per aspettare qualsiasi saldo e sconto poiché in termini di edizione gli Adelphi mi sembrano il prodotto migliore.
Comunque, usciamo fuori dal discorso economico e parliamo dei racconti ivi pubblicati nella raccolta, che son ben più interessanti.
Essi sono:

- La Lotteria
- Lo Sposo ( Demoni Amanti )
- Colloquio
- Il Fantoccio

La Lotteria è un racconto che qualsiasi cultore della narrativa dell'orrore dovrebbe conoscere.
Io stesso, pur avendolo letto solo adesso, purtroppo ne conoscevo a menadito trama e finale.
Dico purtroppo perché il vero valore di questo racconto di sole trenta pagine è relativo a quel finale incredibile ed agghiacciante.
Solo dopo aver letto quelle ultime pagine, salteranno all'occhio tutti quei dettagli e frasi sibilline, che la Jackson inserisce in un contesto che è quello di una semplice festa di paese.
Un racconto che è un capolavoro di atmosfera dalla prima all'ultima pagina.
Purtroppo qualsiasi dettaglio della trama sarebbe un enorme spoiler del finale, dico solo che è un racconto che vanta un gran numero di citazioni ed omaggi, primo tra tutti quello di Stephen King nelle ultime pagine de La Tempesta Del Secolo.

Demoni Amanti nell'edizione Mondadori si fregiava di essere il racconto che fungeva da titolo e copertina della raccolta.
Edizione che per inciso, vantava un maggiore numero di racconti rispetto a quest'ultima edizione Adelphi.
Il titolo del racconto ( qui ribattezzato Lo Sposo ), è la citazione di una ballata scozzese con protagonista il diavolo, che a prima vista sembra avere poca attinenza con questo racconto.
Dico sembra, poiché Lo Sposo è un racconto molto kafkiano in cui il disagio e la paranoia la fanno da padrone.
Una ragazza che dovrebbe sposarsi il giorno stesso non trova più il fidanzato da nessuna parte.
Alle sue domande la gente ha reazioni di scherno o apertamente ostili, per quella che fin dal principio appare una ricerca vana e velata dal mistero.
È un racconto molto subdolo e sottile, interpretabile in più modi, tanto che in corso d'opera si può dubitare della sanità mentale di tutti, protagonista compresa.
Sulla stessa falsariga anche i due racconti che chiudono la raccolta, dove il disagio umano appare indubbio protagonista, basta pensare che ne Il Fantoccio un uomo a cena in un ristorante con la compagna, preferisce parlare e discutere con la stessa usando il pupazzo da ventriloquo per i suoi numeri, suscitando la perplessità di tutti i commensali e motivo di frustrazione ed imbarazzo nella sua compagna.
Nel brevissimo Il Colloquio, una donna in preda all'agitazione prende appuntamento con un dottore, per fugare i suoi dubbi nei riguardi del marito, che a suo dire mostra evidenti segni di instabilità mentale.
La conversazione lascerà adito ai nostri di dubbi, sulla sanità della stessa, del marito, e perché no, anche dello stesso dottore.
È il dubbio il principale protagonista dei tre racconti finali.
Shirley Jackson sembra giocare con il lettore insinuando nelle menti di chi legge, l'insanità mentale anche nella più bella delle giornate di sole e nel più semplice gesto di quotidianità.
La Lotteria è un piccolo libro che regala grandi emozioni e si rivela una lettura breve ma intensa.
Forse gli ultimi due racconti non sono all'altezza dei due iniziali, ma qui si entra nel novero dei miei gusti personali e della soggettività.
Parlandone oggettivamente non posso che consigliarne la lettura senza riserve.
Io ho già prontamente inserito in lista anche gli altri romanzi di Shirley Jackson, ovvero, Lizzie ed Abbiamo Sempre Vissuto Nel Castello.
Giusto il tempo di trovarli ad un prezzo consono e saranno miei.
Alla prossima!




lunedì 30 novembre 2015

Gotico Americano - Robert Bloch

Penso che Psycho lo conoscano tutti.
Ma resto convinto che solo gli appassionati di letteratura sappiano che il capolavoro cinematografico di Alfred Hitchcock fu tratto dalla penna di Robert Bloch.
Bloch deve gran parte del successo a Psycho, ma indubbiamente era uno scrittore che si era già fatto ampiamente notare tra le pagine di una rivista leggendaria come Weird Tales.
Basta pensare che in quella rivista, oltre Bloch, venivano pubblicati racconti di mostri sacri come H.P.Lovecraft e Ray Bradbury.
Sono passati più di dieci anni da quando lessi Psycho, ma devo ammettere che quella lettura non mi trasmise la voglia di cercare le altre opere di questo scrittore.
All'epoca ero un lettore che saltava di palo in frasca e da un autore all'altro senza ritegno.
Ero trascinato più dalle storie che dall'idea di concentrarmi su un unico autore ( King a parte).
A King va anche il merito di avermi fatto conoscere e venire voglia di leggere Psycho.
Senza il suo libro saggio sull'horror Danse Macabre, probabilmente l'avrei letto chissà quanti anni dopo.
La voglia però di esplorare la bibliografia di Robert Bloch mi è venuta solo adesso.
Di questo ringrazio il buon Marco Lazzara che durante un commento ad un post precedente, ha avuto il merito di accendermi la lampadina.
Conoscevo di nome gran parte delle pubblicazioni del buon Bloch, ma ero convinto che Psycho a parte i suoi romanzi appartenessero al limbo dei fuori catalogo.
Invece no.
La Bompiani ristampa spesso e volentieri le sue opere, e mi sono accorto anche, che i suoi romanzi circolano a buonissimi prezzi anche nel circuito dell'usato.
Su Ebay circolava al prezzo di un caffè la vecchia edizione Fabbri di Gotico Americano, e mi ci sono fiondato subito.
Dopo essermelo spolpato ben bene ( d'altronde sono solo 170 pagine ), sono pronto a parlarne.
Gotico Americano si è rilevato un classico romanzo dalle venature thriller/gotiche.
Credo sia un romanzo che vada contestualizzato al periodo in cui venne scritto.
Letto adesso, in un periodo storico in cui i romanzi thriller e slasher sono stati sviscerati in tutte le salse, offre poco o nulla in termini di originalità al lettore occasionale.
Suppongo che però, letto al tempo della sua uscita in quel del 1974, il romanzo avrebbe avuto molto più effetto, quantunque siamo lontanissimi dalla suspence e da quel finale capolavoro di Psycho.
La storia di Gotico Americano è ispirata alle gesta di un serial killer veramente esistito di nome Herman Webster Mudgett che sul finire dell'800 imperversò negli Stati Uniti mietendo centinaia di vittime.
Lascio il link per chi volesse saperne di più sulle sue terribili gesta:


Ma torniamo al romanzo ed andiamo di sinossi:

Dall'autore di "Psycho", un racconto gotico sospeso tra passato e presente. Chicago: un castello dalle pareti che nascondono passaggi segreti, stanze proibite e laboratori privati. Il castello è la dimora del dottor G. Gordon Gregg, un assassino farmacista. Le sue vittime sono donne giovani e belle. I suoi metodi sono scientifici e indolori, i suoi crimini perfetti... fino a quando una giornalista non si insospettisce. Ma durante le indagini Crystal, nonostante il pericolo, si innamora del carismatico dottore...

Ambientato nella Chicago del 1893 questo romanzo ha per protagonista un affascinante quanto eccentrico uomo d'affari di nome G. Gordon Gregg.
Gregg è un grande affabulatore nonché truffatore incallito, ma prima di tutto un serial killer.
Sfruttando il suo fascino seduce ed uccide inermi donne dopo essersi fatto intestare tutti i loro possedimenti in denaro.
Il tutto avviene in un caseggiato che lui ha trasformato in un sorta di castello pieno di botole, stanze e porte segrete.
Un castello che apparentemente Gregg utilizza anche come farmacia visto che uno dei suoi business è quello di spacciarsi come venditore di cure miracolose.
Alle sue discutibili gesta si interessa una giornalista che tenterà di intrufolarsi all'interno del castello spacciandosi per una lontana nipote che si offre di fargli da segretaria.
Gotico Americano è un buon romanzo, coinvolgente e con un ritmo piuttosto serrato.
L'impressione che ne ho ricavato è che però Bloch avesse potuto osare di più.
Molto belli alcuni passaggi e davvero avvincente e cinematografico il finale, benché piuttosto di genere.
Non sarà un capolavoro, ma è un romanzo che ho letto con piacere.
Ho apprezzato in particolar modo il tentativo di miscelare le atmosfere prettamente gotiche con quelle thriller tipiche dei suoi romanzi.
Detto questo, riconosco che non è un romanzo trascendentale e perciò non mi sento di considerarlo un acquisto irrinunciabile.
Fate vobis.
Alla prossima!







domenica 15 novembre 2015

La Saga Di Elric Di Melniboné - Primo Volume - Michael Moorcock

Nel limbo vi è posto non solo per le anime, ma anche per i libri.
Sono ormai troppi i libri che gravitano tra coloro che son sospesi, e i volumi che compongono la saga di Elric Di Melniboné sono tra di essi.
Pubblicato originariamente da Michael Moorcock nel 1972, la saga di Elric ha avuto una vita editoriale piuttosto travagliata e di nicchia, perlomeno in Italia.
Alla Nord si deve l'approdo editoriale nelle nostre italiche terre ed alla Fanucci quelle successive, a cui si deve l'ultima ristampa in quattro volumi tra il 2006 ed il 2008.
E dopo?
L'oblio dei libri fuori catalogo, ovviamente.
Ma non finisce qui purtroppo, visto che in Italia la saga non è nemmeno stata pubblicata nella sua interezza.
Moorcock ha rimesso mano alla saga pubblicando una nuova trilogia nei primi anni 2000. Trilogia che in Italia risulta inedita, e che a questo punto, rischia di non venire mai tradotta.

Sono parecchi mesi che il primo volume della saga è entrato a far parte della mia libreria, così come sono passati altrettanti mesi di vana ricerca dei restanti tre volumi.
Ricerca che finora si è rilevata vana.
Nel circuito dell'usato circolano molto i volumi della Nord, spesso venduti a cifre da capogiro, molto poco quelli più recenti della Fanucci, quarto volume a parte.
Sono comunque riuscito ad accaparrarmi almeno il primo volume, ed è giunta l'ora di parlarne.
O almeno proviamoci.

Il primo volume di Elric Di Melniboné è composto da due storie di 150 pagine circa ciascuno:

- Elric Di Melniboné

- Sui Mari Del Fato

Partiamo dalle note negative, che per me vengono tutte dalla seconda storia di questo volume.
Sui Mari Del Fato vanta una struttura piuttosto contorta e poco tra le mie corde, tanto che mi sono arenato più volte.
L'avventura in solitario di Elric perso in un altro tempo ed in un altro quando, personalmente mi ha avvinto poco.
Ho trovato troppo invasivo ed eccessivo l'utilizzo della magia, tanto da assurgere da Deus Ex Machina in corso d'opera.
Sui Mari Del Fato è un storia che riconosco essere ben più complessa ed ambiziosa della prima storia del libro, ma molto lontana dai miei gusti.
Buone nuove, invece,  dalla prima storia del volume, che si rivela una lettura molto coinvolgente e suggestiva.
Fin dal principio appare evidente come lo stile di Moorcock sia molto diverso da altri scrittori fantasy come Martin e Tolkien.
Moorcock è più interessato alla storia che alla morfologia e agli usi e costumi di Melniboné e luoghi limitrofi, tanto che fin dal principio l'azione è preponderante su tutto il resto.
La scrittura di Moorcock è molto asciutta e sottile, ma allo stesso tempo funzionale ed avvincente, benché piuttosto ermetica.
La storia è ambientata ad Imrryr storica capitale dell' Isola Del Drago, il cosiddetto regno di Melniboné.
Reggente di questo regno è Elric imperatore albino di un regno in decadenza, che dopo millenni di dominio vive un'epoca di declino ed indolenza, tanto che ormai la comunità isolana Melniboneana vive isolata e sotto la minaccia dei Regni Giovani abitati dagli umani, che vivono un periodo di piena espansione.
Albino, schivo e di salute cagionevole, Elric non è proprio il ritratto iconografico del monarca crudele e temibile di matrice Melniboneana che si rispetti.
Non a caso la minaccia aleggia anche all'interno delle sue stesse mura, da parte di coloro che considerano Elric troppo debole e pavido per poter contrastare la minaccia incombente dei Regni Giovani.
A tessere le fila di costoro è Yrkoon, primo cugino e fratello della promessa sposa di Elric, deciso ad usurparne il trono.
La storia del primo volume è tutta incentrata sulla battaglia a colpa di spada e magia tra Elric ed Yrkoon.
Una battaglia veramente epica ed appassionante.
Motore centrale del racconto sarà la ricerca delle spade magiche Tempestosa e Luttuosa, due spade senzienti legate ai Regni Del Caos ( in pratica le divinità di quel mondo ) ed in grado di dare poteri illimitati a chiunque le brandisca.
Il rapporto che lega il possessore a queste spade è sicuramente l'intuizione migliore del romanzo, in quanto sono in grado di soggiogare chiunque le brandisca, esigendo il sangue di chiunque osi intralciarne il cammino, sia essi siano amici o nemici.
Lasciando da parte Excalibur e le migliaia di altre spade magiche di letteratura, fumetti, manga e vattelapesca,  saltano all'occhio parecchie assonanze con altre opere uscite successivamente.
I tratti somatici Melniboneani, per esempio, ricordano parecchio quelli della razza Targaryen delle Cronache Del Ghiaccio e Del Fuoco di Martin.
Basta pensare al fatto che entrambe le razze hanno i draghi e i capelli color platino e gli occhi cremisi.
L'omaggio di Martin, appare quindi piuttosto evidente.

Insomma, senza perdermi troppo in chiacchiere, devo dire che nonostante Sui Mari Del Fato non mi sia piaciuto molto ( finale a parte, che invoglia alla grande al proseguimento ), vorrei continuare la lettura di questa saga.
Appunto vorrei.
Il condizionale è d'obbligo visto che non dipende da me.
Quindi, o voi della Fanucci, ristampate questa saga!
Date fondo alle scorte di magazzino, fate qualcosa!
Nel 2007 si parlava anche di una riduzione cinematografica di questo ciclo di romanzi, ma purtroppo mi pare di capire che non se ne è fatto nulla, ed è un vero peccato, perché la storia si presterebbe e sono sicuro che farebbe da traino per una eventuale ristampa.

Alla prossima!









domenica 1 novembre 2015

I cento libri che ( finora) hanno influenzato la mia esistenza

In principio ci furono i fumetti.
I libri vennero dopo.
Anzi, uno c'era, o meglio, erano quindici.
L'enciclopedia per ragazzi I Quindici è sicuramente la prima lettura che lessi di mia spontanea volontà.
Tutti gli altri, mi vennero imposti.
D'altronde, avevo i miei Topolino e Paperino Mese, avevo Il Corriere Dei Piccoli e i cartonati di David Gnomo, poteva esserci spazio per i libri?
Certo che no.
Ma la maestra delle scuole elementari non era d'accordo, e venne il tempo dei libri di narrativa.
In pratica molti dei primi venti libri della lista dei cento, furono un'imposizione e una scelta dettata dal caso.
Tra quella bailamme di libri posati sulla cattedra, la scelta ricadeva sul titolo più d'impatto o sulla copertina più sgargiante, o peggio ancora, su quello che i tuoi compagni lasciavano per ultimo.
Per fortuna, che bene o male, erano tutti ottimi romanzi.
Con quei libri scoprii che leggere mi piaceva, ma che non avevano ancora il potere di soggiogarmi.
La mia infanzia non era fatta per i libri, ma per il gioco, i fumetti ed i cartoni animati.

Nell'adolescenza di libri ce ne furono pochi.
Leggiucchiavo i libri di mia sorella, ma non di certo per cultura personale.
La mia principale attrattiva era la ricerca spasmodica di scene osé.
Se Henry Miller e Norman Mailer fanno parte di questa lista, è proprio perché hanno una parte fondamentale nella mia formazione sessuale, molto più di qualsiasi film/giornaletto porno.
In quello stesso periodo feci la conoscenza dei romanzi di Stephen King.
Fu amore alla prima pagina, ma ero ancora troppo legato ai Comics americani ed ai Manga, per lasciarmi contagiare tout court dalla letteratura.
Quel tempo venne con l'approssimarsi delle responsabilità dell'età adulta.
Avvenne con un lutto che ha cambiato la mia esistenza e che mi ha portato a rimboccarmi le maniche ed ad abbandonare la felice quanto indolente vita da fancazzista scavezzacollo.
Fu durante quelle lunghe giornate lavorative che i romanzi del Re vennero in mio soccorso.
Un romanzo tirava l'altro, e passare da Stephen King ad altri ventordici autori è stata cosa facile e breve.
Approfitto quindi del bellissimo Meme di Ivano Landi, per citare molti dei romanzi che mi hanno fatto compagnia e che più hanno influenzato la mia carriera da lettore.
Quindi, andiamo:


1) Il Richiamo Della Foresta - Jack London

2) Zanna Bianca - Jack London

3) L'isola del Tesoro - Robert Louis Stevenson

4) Lo Strano Caso del Dottor Jekyll e di Mr. Hyde - Robert Louis Stevenson

5) Capitani Coraggiosi - Rudyard Kipling

6) I Promessi Sposi - Alessandro Manzoni

7) La Divina Commedia - Dante Alighieri

8) Antiche Sere - Norman Mailer

9) Opus Pistorum - Henry Miller

10) I Quindici - Enciclopedia

11) Cuore - Edmondo De Amicis

12) Pinocchio - Carlo Collodi

13) Tutankhamen - Howard Carter

14) I Ragazzi Della Via Pal - Ferec Molnàr

15) Le Avventure di Tom Sawyer - Mark Twain

16) La Capanna Dello Zio Tom - Harriet Beecher Stowe

17) Tutti i Racconti e Poesie - Edgar Allan Poe

18) Tutti i Romanzi e Racconti - Howard Phillips Lovecraft

19) Dracula - Bram Stoker

20) Frankenstein - Mary Shelley

21) Il Vampiro - John Polidori

22) Carmilla - Sheridan Le Fanu

23) Il Giro Di Vite - Henry James

24) Rosemary Baby - Ira Levin

25) Ghiaccio Nove - Kurt Vonnegut

26) Mattatoio N.5 - Kurt Vonnegut

27) Il Processo - Franz Kafka

28) America - Franz Kafka

29) Racconti Neri e Fantastici - Nathaniel Hawthorne

30) Il Popolo Dell'autunno - Ray Bradbury

31) Cronache Marziane - Ray Bradbury

32) Fahrenheit 451 - Ray Bradbury

33) On The Road - Jack Kerouac

34) La Fattoria Degli Animali - George Orwell

35) 1984 - George Orwell

36) La Collina Dei Conigli - Richard Adams

37) La Guerra Dei Mondi - H.G.Wells

38) L'isola Del Dottor Moreau - H.G.Wells

39) L'uomo Invisibile - H.G.Wells

40) La Nebbia - James Herbert

41) Il Giorno Dei Trifidi - John Wyndham

42) I Figli Dell'invasione - John Wyndham

43) Fanteria Dello Spazio - Robert Heinlein

44) Gli Invasati - Jack Finney

45) Amabili Resti - Alice Sebold

46) L'estate Incantata - Ray Bradbury

47) Paese D'ottobre - Ray Bradbury

48) Le Cronache Di Narnia - C.S.Lewis

49) Il Signore Degli Anelli - J.R.R. Tolkien

50) Le Cronache Del Ghiaccio e Del Fuoco - George R.R.Martin

51) Player One - Ernest Cline

52) La Casa Sull'abisso - William Hope Hodgson

53) L'incubo di Hill House - Shirley Jackson

54) Marina - Carlos Ruiz Zafon

55) IT - Stephen King

56) La Torre Nera 1/7: L'ultimo Cavaliere, La Chiamata Dei Tre, Terre Desolate, La Sfera Del Buio, I Lupi Del Calla, La Canzone Di Susanna, La Torre Nera. - Stephen King

57) Stagioni Diverse - Stephen King

58) Cuori In Atlantide - Stephen King

58) Tre Millimetri Al Giorno - Richard Matheson

59) Io Sono Leggenda - Richard Matheson

60) L'estate Della Paura - Dan Simmons

61) Il Canto Di Kalì - Dan Simmons

62) American Gods - Neil Gaiman

63) Il Figlio Del Cimitero - Neil Gaiman

64) Buona Apocalisse A Tutti - Neil Gaiman/Terry Pratchett

65) Ti Prendo e Ti Porto Via - Niccolò Ammaniti

66) Io Non Ho Paura - Niccolò Ammaniti

67) Ragazzo Da Parete - Stephen Chbosky

67) Febbre a 90° - Nick Hornby

68) La Sottile Linea Scura - Joe R. Lansdale

69) In Fondo Alla Palude - Joe R. Lansdale

70) Saga di Hap & Leonard 1/8: Una Stagione Selvaggia, Mucho Mojo, Il Mambo Degli Orsi, Bad Chili, Rumble Tumble, Capitani Oltraggiosi, Sotto Un Cielo Remisi, Devil Red - Joe R.Lansdale

71) Fight Club - Chuck Palahniuk

72) Rabbia - Chuck Palahniuk

73) Soffocare - Chuck Palahniuk

74) A Volte Ritorno - John Niven

75) Schiavi Dell'inferno - Clive Barker

76) Cabal - Clive Barker

77) Il Mondo In Un Tappeto - Clive Barker

78) I Libri Di Sangue 1/6: Infernalia, Ectoplasm, Sudario, Creature, Visions, Monsters - Clive Barker

79) Il Potere Del Cane - Don Winslow

80) Lo Hobbit - J.R.R. Tolkien

81) La Banda Dei Brocchi - Jonathan Coe

82) Circolo Chiuso - Jonathan Coe

83) La Famiglia Winshaw - Jonathan Coe

84) Psycho - Robert Bloch

85) American Psycho - Bret Easton Ellis

86) La Storia Infinita - Michael Ende

87) Il Gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach

88) Lasciami Entrare - John.A.Lindqvist

89) La Strada - Cormac McCarthy

90) L'esorcista - William Peter Blatty

91) Uomini e Topi - John Steinbeck

92) Il Signore Delle Mosche - William Golding

93) Danse Macabre - Stephen King

94) Il Giovane Holden - J.D.Salinger

95) Bar Sport - Stefano Benni

96) Bar Sport 2000 - Stefano Benni

97) Duel e altri racconti - Richard Matheson

98) Intervista col Vampiro - Ann Rice

99) L'ombra dello Scorpione - Stephen King

100) Omicidi D'annata - Ray Bradbury








domenica 25 ottobre 2015

Monsters - Clive Barker

Ho impiegato quattro anni per entrare in possesso di tutti e sei I Libri Di Sangue di Clive Barker.
Una ricerca che ha vissuto anche dei momenti di rassegnazione, poiché è stata davvero dura entrare in possesso degli ultimi due volumi.
Questa serie di libri ha vissuto un destino editoriale piuttosto complesso e controverso, e tuttora naviga nel limbo dei libri fuori catalogo.
Ma quali sono state le difficoltà per entrarne in possesso?
Il fatto che sia fuori catalogo, in primis.
In secundis il fatto che sia stata pubblicata in più edizioni.
Non è facile entrare in possesso di tutti i volumi, in quanto nel circuito dell'usato per qualunque delle edizioni manca sempre un volume o due.
Qui sotto un link del bel post del sempre bravissimo Andrea Sirna, che spiega le traversie editoriali di quest'opera:

http://unantidotocontrolasolitudine.blogspot.it/2014/02/libri-di-sangue-quanti-sono-come-li.html

Ma torniamo a me.
Un po' per risparmiare ed un po' perché mi accorsi che i primi tre si potevano avere piuttosto facilmente, scelsi all'epoca di prendere i primi tre volumi dell'edizione Bompiani.
Errore gravissimo, poiché si trattava di un'edizione monca.
La saga fu successivamente ripubblicata dalla Sonzogno, e gli ultimi volumi, dopo un'estenuante ricerca durata quasi quattro anni, li ho dovuti continuare con questa edizione.
Ora, prima di parlare più specificatamente dell'ultimo volume, metto il link dei post dedicati ai precedenti cinque capitoli:

http://pirkaff.blogspot.it/2012/03/infernalia-clive-barker.html

http://pirkaff.blogspot.it/2013/01/ectoplasm-clive-barker.html

http://pirkaff.blogspot.it/2013/01/sudario-clive-barker.html

http://pirkaff.blogspot.it/2015/01/creature-clive-barker.html

http://pirkaff.blogspot.it/2015/02/visions-clive-barker.html

Un piccolo consiglio che posso dare a chiunque voglia cimentarsi con essa e magari si è ritrovato indicizzato in questa pagina, è questo:
Lasciate perdere le prime edizioni Bompiani e Sonzogno che sono davvero difficili da avere in tutti e sei i volumi, e buttatevi sulle ultime ristampe che trovate citate nel link in alto del buon Sirna.


Adesso, prima di dedicarmi in pompa magna ai cinque racconti di questo volume, un'altra piccola chicca relativa ad essi, tanto per farvi capire il casino editoriale fatto con questa serie.
Quattro di essi ( eccetto l'epilogo finale ), furono pubblicati anche come appendice dell'edizione Euroclub del 1991 di Cabal.
Un romanzo che con i racconti in questione non ha la minima attinenza.
Evidentemente, hanno dovuto rimpolpare un romanzo altrimenti scarno in quanto a numero di pagine, visto che nonostante la sua bellezza, Cabal è in tutto e per tutto una novella e non un romanzo.

Finiti i preamboli, parliamo di Monsters.
Come i precedenti cinque volumi, anche Monsters è un volume di racconti.
Ogni racconto è slegato agli altri ed autoconclusivo.
Quindi è possibile leggere Monsters senza essere in possesso degli altri volumi.
In verità, però, un filo conduttore c'è, ed è legato al primo racconto del primo libro ( Infernalia ) ed all'ultimo racconto di quest'ultimo volume, che funge da epilogo di questa saga.
Partiamo però dal principio, con il primo racconto di questo volume, La Vita Della Morte.
Protagonista di questa storia è una donna di nome Elaine.
Racconto che piuttosto alla lontana sembra un po' ispirarsi ai racconti di Edgar Allan Poe.
Ma che soprattutto mi lascia ancora una volta la sensazione che Clive Barker sia uno scrittore erotico mancato.
E' incredibile la carica seduttiva che è in grado di donare ai suoi personaggi, ed in questo caso ad avere tale capacità è nientepopodimeno che la morte.
Elaine, che è appena uscita dall'ospedale viene attratta da una chiesa in ristrutturazione, in cui conosce e viene affascinata da un uomo che come lei si trovava lì in contemplazione ( tipo i pensionati nei cantieri :-P ) di nome Kavanagh.
La ragazza oltre che dall'uomo è affascinata soprattutto dal ritrovamento di una cripta saltata fuori durante gli scavi, che però viene tenuta celata ai visitatori e ai curiosi.
Ovviamente, come in un libro / film horror che si rispetti, la ragazza vi entrerà di nascosto.
Quello che vi trova è piuttosto agghiacciante.
Un nugolo di cadaveri mummificati che sembrano essere morti dopo indicibili sofferenze.
Tempo dopo, la ragazza tornata al lavoro, si accorge che mentre tutti i suoi colleghi ed amici sembrano covare dei sintomi di qualche malessere, lei sembra sprizzare sempre più salute e benessere da tutti i pori.
Ovviamente il tutto sfocerà in maniera deflagrante, con la figura misteriosa di Kavanagh a fare da contorno.
Nulla da dire, ci troviamo davanti un ottimo racconto, che come dicevo all'inizio è di chiara matrice Poesca.
Un racconto forse troppo sottile, ma indubbiamente buono.

Ambientato nella giungla brasiliana, Il Sangue Dei Predoni è il secondo racconto di questo volume.
E' la storia di una maledizione.
Alcuni mercenari assoldati per sgombrare un'area della giungla dalle tribù che vi abitano, dopo aver per sbaglio ucciso un bambino, subiscono la vendetta e la maledizione del capo tribù.
Una maledizione implacabile che li falcidierà uno ad uno.
Insomma, ci troviamo dalle parti de L'occhio Del Male di King, che trattava di dinamiche simili anche se in un contesto diverso.
Però, lasciatemi dire che questa maledizione è ancora più terribile e subdola.
Buon racconto anche questo.
Certo, siamo distanti dalle tematiche solite dello scrittore inglese, ma il risultato è comunque onorevole.

Crepuscolo Alle Torri è un po' Lo Strano Caso Del Dottor Jekyll & Mr. Hyde in chiave moderna.
E' un racconto di licantropia, ma dove la licantropia non viene citata a chiare lettere.
E' forse il racconto che meno mi è piaciuto della raccolta, certamente il più vago.
Altro non è che una spy story dalle venature orrorifiche.
Vaghezza a parte però, ho trovato davvero bello ed evocativo il finale.

L'ultima Illusione è il racconto più Barkeriano della raccolta, quello che più di tutti contiene gli elementi tipici della narrativa dell'autore.
Ed è quello che personalmente ritengo sia il miglior racconto della raccolta.
Da questo racconto venne anche tratto il film del 1995 Il Signore Delle Illusioni, diretto dallo stesso Clive Barker ( che io non ho visto ).
Protagonista di questo racconto è Harry D'Amour, un detective privato che si ritrova immischiato in una storia di misteri e magia, dopo essere stato assunto dalla moglie di un famosissimo mago di nome Swann.
Motivo dell'incarico, la dipartita improvvisa e misteriosa del sedicente mago.
Un racconto dove faranno la loro comparsa alcune creature infernali che verranno a reclamare la salma del mago, dopo che egli, quando era in vita, ebbe fatto un patto con loro in cambio della propria anima, per ottenere i poteri da utilizzare per le sue illusioni.
Ottimo racconto, dove Barker fa sfoggio della sua inventiva nella creazione di personaggi orrorifici e mostruosi tipici del suo pantheon, e dove soprattutto è l'azione incalzante a dominare su tutto il resto.
Ammetto che avrei voluto che questo racconto durasse di più.
C'erano tutte le potenzialità per ricavarne un ottimo romanzo.
Barker successivamente recupererà molto spesso la figura di Harry D'Amour, tanto da farne un personaggio feticcio, che farà la sua apparizione in altri suoi romanzi e fumetti.

Chiude questo libro e l'intera saga, il racconto epilogo Il Libro Di Sangue ( Post scriptum ) : Jerusalem Street.
Questo racconto piuttosto corto, ci riporta al personaggio simbolico di questa saga, McNeal.
Apparso nel primo racconto del primo volume de I Libri Di Sangue, McNeal era un truffatore che si fingeva Medium ingannando ignara gente che voleva parlare con i propri defunti.
Stanchi delle continue prese in giro di questo individuo, furono proprio i defunti a vendicarsi di lui, in modo piuttosto sadico e spaventoso.
Incidendo sul suo corpo, come se fosse un libro umano, tutte le loro storie.
Un libro scritto con il sangue.
Da qui il nome della saga.
Perché tutte queste storie raccontate in questi volumi, non sono altro che racconti incisi sulla sua pelle.
Nell'epilogo di questa serie, McNeal dovrà vedersela con un assassino di nome Wyburd, interessato a scuoiare McNeal della sua pelle infarcita di storie.
Racconto veloce, ma piuttosto feroce.
Giusto compendio di una serie di libri che si legge davvero con gusto.
Serie che sono felicissimo di aver letto e che non posso che consigliare.
A presto!













giovedì 15 ottobre 2015

Anna - Niccolò Ammaniti

Niccolò Ammaniti è l'unico romanziere italiano che seguo con costanza.
Nonostante siano passati molti anni da quando iniziai a leggere i suoi romanzi, e nonostante in questi anni abbia letto una miriade di altri autori, sono pochi i libri che mi sono piaciuti quanto i suoi Io Non Ho Paura e Ti Prendo e Ti Porto Via ( il mio preferito).
L'uscita di Anna in libreria è stato per me un fulmine a ciel sereno, e non vedevo l'ora di metterci le mani sopra.
L'ho fatto, l'ho letto, e dismesso i panni del fanboy, sono pronto a parlarne.
Prima però, andiamo di sinossi:

"In una Sicilia diventata un'immensa rovina, una tredicenne cocciuta e coraggiosa parte alla ricerca del fratellino rapito. Fra campi arsi e boschi misteriosi, ruderi di centri commerciali e città abbandonate, fra i grandi spazi deserti di un'isola riconquistata dalla natura e selvagge comunità di sopravvissuti, Anna ha come guida il quaderno che le ha lasciato la mamma con le istruzioni per farcela. E giorno dopo giorno scopre che le regole del passato non valgono più, dovrà inventarne di nuove. Con "Anna" Niccolò Ammaniti ha scritto il suo romanzo più struggente. Una luce che si accende nel buio e allarga il suo raggio per rivelare le incertezze, gli slanci del cuore e la potenza incontrollabile della vita. Perché, come scopre Anna, la "vita non ci appartiene, ci attraversa".

Pubblicato dall' Enaudi al prezzo non proprio concorrenziale di 18,00 Euro per sole 270 pagine di storia, Anna è un romanzo molto controverso in grado di suscitare sensazioni molto contrastanti tra loro.
In corso d'opera sono arrivato ad esclamare che era la mia lettura preferita dell'anno, mentre in altri punti l'ho trovato confusionario, ermetico e troppo citazionistico.
L'ultimo aggettivo è piuttosto lampante.
Leggi Anna e ti tornano in mente La Strada di Cormac McCarthy, Il Signore Delle Mosche di William Golding ( qui l'omaggio è evidente) e una miriade di romanzi, fumetti, film e serie Tv basate su una trama post apocalittica, tra cui anche L'ombra Dello Scorpione di King.
C'è di bello che è ambientato nel sud Italia e che molti di quei posti li conosco persino ( c'è persino lo stretto che i miei occhi vivono e vedono ogni giorno), la qual cosa quindi mi ha portato ad essere empaticamente succube della storia.
Una storia interessante, quantunque non originalissima.
Per fortuna non ci sono zombie e vampiri in giro, solo cadaveri a putrefarsi e polverizzarsi al sole e alla luna.
Il romanzo segue le gesta di Anna e Astor, fratello e sorella che si muovono e provano a sopravvivere nelle lande desolate di una Sicilia distrutta e disabitata.
Il motivo di questo desolazione è un virus che si è propagato dal Belgio a macchia d'olio per tutti i continenti e che ha praticamente estinto l'umanità adulta dalla faccia della terra.
Al virus risultano immuni solamente i bambini e i ragazzi alle soglie della pubertà, destinati comunque anche loro crescendo ad essere contagiati dalla stessa.
Le premesse sono quindi quelle di un romanzo piuttosto crudo e disilluso, in cui i due ragazzini si prefiggono come scopo di oltrepassare la Sicilia e trovare la speranza di una cura e magari qualche adulto sopravvissuto fuori dall'isola.
Buona parte del racconto quindi, diventa una storia di formazione on the road fuori dai canoni della normalità ed una lotta quotidiana alla sopravvivenza.
Ammaniti è sempre abilissimo a tratteggiare i ragazzini ed Anna, Astor e Pietro ( che si aggiungerà presto al duo), sono personaggi costruiti bene.
Molto belli i flashback sul passato di questi bambini e sul contagio e conseguente fine delle loro famiglie, passaggi che sicuramente sono tra i più riusciti del romanzo.
Il problema di questo romanzo è il tema stesso.
Sarò franco, brutale e cinico.
Trovo il racconto distopico basato sulla sopravvivenza troppo ciclico, una sorta di loop infinito, scandito dalla ripetizione di gesti e paesaggi che alla lunga mi annoia.
E' quello che mi sta succedendo con The Walking Dead per esempio, che sia nel fumetto che nel telefilm è arrivato a farmi sbadigliare oltremodo.
Ma lì almeno ci sono gli zombie e le interazioni tra i personaggi positivi e negativi, a mettere un po' di pepe.
In questo romanzo il tutto è un po' soporifero e privo di mordente.
Il resto dei bambini sopravvissuti, protagonisti a parte, non sono altro che un mucchio disordinato di piccoli selvaggi che sembrano degli emuli del Jack Merridew de Il Signore Delle Mosche.
Per giunta le poche scene d'azione, le ho trovate piuttosto fumose e confusionarie ( ma questo ci sta, poiché in fondo parliamo di ragazzini inselvatichiti e scalmanati).
Come dicevo all'inizio è un romanzo che ha lasciato in me parecchi dubbi, ma che in alcuni passaggi ho trovato struggente e molto coinvolgente.
Così come in molti altri eccessivamente affettato e vuoto.
Alla fine me lo sono goduto comunque, ma mi sento di capire tutte le critiche che gli stanno piovendo addosso.
E' un libro controverso che si ama e si odia contemporaneamente.
E' da consigliare?
Onestamente non lo so.
A chi ama il distopico e il post apocalittico, lo consiglio sicuramente.
Certo, siamo lontanissimi da La Strada di Cormac McCarthy, per me il compendio perfetto di un romanzo distopico, ma comunque un romanzo post apocalittico ambientato nel sud Italia non è cosa di tutti i giorni.
Potrebbe meritare un'occhiata.
Appunto, potrebbe.
Avrei voluto parlare con una forma verbale imperativa ed affermativa, dannazione!
Comunque sono stato felice ugualmente di ritrovare la narrativa di Niccolò e spero continui a scrivere con costanza.
Alla prossima.

giovedì 1 ottobre 2015

Chi Perde Paga - Stephen King

Ricordo che quando seppi che Mr. Mercedes sarebbe stato il primo di una trilogia, storsi un po' il naso.
Le scorribande di King nel genere Hard Boiled non sempre trovano il mio gusto, ed infatti nonostante alcuni buoni passaggi, considero Mr. Mercedes un romanzo buono solo a metà, soprattutto a causa di una tensione narrativa che col passare delle pagine trovai allora manieristica, improbabile e priva di spessore, soprattutto per quel che concerneva i personaggi.
Ma è un parere del tutto personale, visto che quel romanzo fu anche premiato con l'Edgar Award.
Quindi è stato con fare sbuffante e mesto che mi sono avvicinato a questo romanzo, ma devo ammettere di esserne stato felicemente sorpreso.
Ma andiamo di sinossi e parliamone meglio:

Il genio è John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico - reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold - che però non pubblica più da vent'anni. L'uomo che lo apostrofa è Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l'illustre cervello. Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di "Mr. Mercedes", e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson. Come in "Misery non deve morire", King mette in scena l'ossessione di un lettore per il suo scrittore, un'ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. "Chi perde paga" è il secondo romanzo della trilogia iniziata con "Mr. Mercedes", nel quale l'autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.

Prima di tutto parliamo del titolo e della scelta della copertina.
Non sono pochi coloro che si sono lamentati del titolo inventato di sana pianta dell'edizione italiana rispetto all'originale Finders Keepers, per me molto più coerente e pertinente, visto che è il nome dell'agenzia investigativa del poliziotto in pensione Bill Hodges.
Quindi capisco chi si lamenta, ma io ci passo tranquillamente sopra perché sono più interessato alla storia.
Stesse lamentele per la copertina, anche qui diversa da quella americana, che era volutamente simile a quella di Mr.Mercedes, per rimarcare il fatto che fosse un romanzo strettamente collegato al predecessore.
Anche in questo caso in Italia hanno deciso di testa loro optando per una copertina d'impatto ed attinente alla storia, ma completamente slegata da quella del primo romanzo.
Mi sono domandato perché, e mi sono risposto che probabilmente volevano vendere il romanzo anche a coloro che non avevano letto il primo volume della trilogia.
Una scelta dettata da logiche commerciali, che sa tanto di presa per il culo.
Ma in fondo per citare una massima che circola spesso tra le pagine di questo romanzo, " sono tutte stronzate."
Quindi, sorvoliamo.
Vi chiederete come mai ho apprezzato questo romanzo rispetto al predecessore?
Semplice.
Prima di tutto è ben strutturato e avvincente.
Secondo perché si avvale di un antagonista molto ben costruito come Morris Bellamy, che forse richiama un po' alla lontana la Annie Wilkes di Misery, ma che tiene incollato alla pagina.
Ecco, tutta la prima parte del romanzo è parecchio cruda e coinvolgente, come un buon Hard Boiled che si rispetti.
Certo, il romanzo segue pedissequamente le tematiche fiction tipiche del genere, che di solito partono con un inizio violento, crudo e al fulmicotone, per poi concludersi spesso con un cattivo che ha solo la metà del carisma e della convinzione iniziale.
Anche il primo romanzo si beava di un inizio sfolgorante e travolgente ( di nome e di fatto :-P ),
però in questo caso, la scelta paga grazie ad un bel lavoro per quel che concerne il background dei protagonisti principali della prima parte della storia, che King ha reso convincenti e tridimensionali.
Chi Perde Paga contiene anche una non troppo velata critica al lettore maniacale, che prende forma in maniera estremizzata attraverso il personaggio di Morris Bellamy, un fan così ossessionato dal suo scrittore preferito e dal personaggio feticcio che gli ha dato il successo, da arrivare a simulare una rapina ai danni dello scrittore ed ad ucciderlo, perché l'autore ha osato metter fine ai libri della sua saga preferita in un modo che non lo trovava d'accordo.
Bel tipo sciroccato,vero?
In verità lo scrittore John Rothstein aveva scelto di ritirarsi a vita privata e conservava dentro una cassaforte almeno altri due romanzi del personaggio feticcio Jimmy Gold.
Bellamy si impossessa di libri e contanti, ma prima sceglie di sotterrarli e far calmare le acque, nonostante smaniasse dalla voglia di leggersi i romanzi.
Lo sciroccato commette l'errore di ubriacarsi e tentare lo stupro di una donna, e viene arrestato e rinchiuso per trent'anni in carcere.
Il baule contenente romanzi e soldi viene ritrovato molti anni dopo da uno studente di nome Pete, che usa i soldi per risolvere i problemi finanziari della propria famiglia ( il padre era uno di coloro che furono travolti dall'auto di Mr. Mercedes nel primo libro ), che avevano praticamente portato alle soglie del divorzio i suoi genitori, ed una volta finiti quelli, decide di vendere i libri privatamente per raggranellare altro denaro, visto che i romanzi scritti nelle Moleskine dentro il baule valevano un botto di soldi.
Peccato che nel frattempo Bellamy esce di prigione e dopo aver cercato invano il baule che aveva sotterrato, si mette a caccia di chi potrebbe aver preso libri e contanti.
Come dicevo inizialmente tutta la prima parte concernente le dinamiche di Bellamy e Pete è veramente ben costruita ed avvincente, ed ho trovato ottima la scena di far ritornare in scena i tre protagonisti del primo volume solo nella seconda parte del romanzo.
Continuo a nutrire qualche perplessità nei riguardi di Hodges, Jerome ed Holly, ma in particolare quest'ultima, in questo secondo volume subisce un'evoluzione che la rende un personaggio molto più credibile, tanto che mette in secondo piano persino Hodges che dovrebbe essere il protagonista di questa storia, visto che è l'unico che in quanto ex poliziotto dovrebbe essere in grado di affrontare Bellamy.
Il modo in cui entrano in scena è frutto di coincidenze ed amicizie in comune, ma accettabile in quanto la storia è ambientata in una cittadina.
Senza voler analizzare in maniera ossessiva il romanzo, posso affermare che a mio parere, Chi Perde Paga è un buon libro.
Certo, siamo lontani da romanzi come Misery, e mi sembra che King abbia un po' perso quella verve e quella voglia di sperimentare e shockare dei primi anni '80, ma resta comunque un romanziere di tutto rispetto.
Però cazzo, quel nerissimo e cinico inizio, mi aveva fatto sperare in qualcosa di ancora meglio.
Aspettiamo il terzo libro adesso, anche se prima è già in programma l'uscita della raccolta di racconti The Bazaar Of Bad Dreams, che uscirà i primi di novembre in America e suppongo in primavera/estate da noi.




sabato 19 settembre 2015

Kristy

In una settimana che mi ha visto praticamente latitare dalla blogosfera, sono riuscito comunque a ritagliarmi un po' di tempo da dedicare alla visione di Kristy.
Non avrei dato nemmeno i canonici due centesimi a questo film, eppure alla fine è riuscito a coinvolgermi e farmi tifare spudoratamente per la sopravvivenza della protagonista.
Dico alla fine perché la prima parte della pellicola è troppo costruita e sui generis per convincermi.
Lo sforzo fatto dal regista per farci provare simpatia e solidarizzare con la protagonista, inizialmente appare troppo easy e grondante di stereotipi per i miei gusti.
Ci viene presentata come una ragazza sveglia che si mantiene all'Università facendo la lavapiatti, sportiva, studiosa e con un ragazzo fisso.
Per giunta è l'unica a non lasciare il campus per il giorno del ringraziamento perché non aveva i soldi per il biglietto aereo con cui ricongiungersi ai suoi genitori.
Insomma, una povera Krista ( :-P ) che deve avere tutta la nostra comprensione.
Purtroppo per lei, un gesto gentile e disinteressato verso la ragazza sbagliata ( che ovviamente deve essere una spiantata goth con piercing e tatuaggi altrimenti come fa a rappresentare il male :-p), la sospinge tra le grinfie di un gruppo di persone dedite all'assassinio rituale.
La locandina strombazza la presenza dei produttori di Sinister, ed infatti la scena iniziale con la caccia ad un'altra povera Krista filmata con un cellulare lo scimmiotta/omaggia abbastanza.
Insomma le premesse iniziali vertono verso il classico Slasher con personaggi stupidi e con scene ridicole, però non è stato così.
Non che scene simili non manchino, basta pensare agli addetti alla sicurezza del campus, che per il loro comportamento sembrano una parodia uscita da Colorado o Made In Sud, ma togliendo loro ed il fatto che la ragazza alla fine sembra somigliare ad un MacGyver in gonnella, il film ha un gran ritmo e intrattiene alla grande.
Prima di tutto per l'ottima performance della protagonista e poi per la rappresentazione del male, che inquieta e non poco.
Ecco, proprio questi soggetti in maschera trasmettono moltissima ansietà ed implacabilità con il loro silenzio e la loro totale assenza di umanità.
Tanto che finché non vediamo in faccia uno di loro, è forte la sensazione di avere a che fare con qualcosa di oscuro e soprannaturale.
Ma chi sono questi quattro esseri abietti?
Sono degli appartenenti ad una setta dedita all'assassinio rituale ai danni di ragazze che ai loro occhi appaiono timorate di Dio e da martirizzare ( da qui il nomignolo Kristy che affibbiano ad ognuna delle loro vittime).
Il film forse è un po' monotematico e ciclico, ma d'altronde il girato si svolge tutto in un grandissimo e isolato Campus universitario, però fa tranquillamente il suo.
Certo non mancano difetti e personaggi macchiettistici utili soltanto come carne da macello, ma devo ammettere che il film non è male.
Pensavo peggio, molto, molto peggio.







giovedì 10 settembre 2015

La Morte Ci Sfida - Joe R. Lansdale

Ormai lo sanno anche su Trafalmadore e su Alpha Centauri che le mie letture estive hanno avuto prevalentemente un nome e cognome: Joe R. Lansdale.
Ormai l'ambientazione rurale texana c'è l'ho nel sangue, sento lo scrosciare della pioggia ed immagino sia il rumore del fiume Sabine, però mi sono ripromesso, almeno per questo mese, che questo è l'ultimo post dedicato allo scrittore texano anche perché altri autori e altri libri meritano spazio ed attenzione.
Parliamo quindi del suo ultimo romanzo che ho letto, La Morte Ci Sfida.
Via con la sinossi:

Un guaritore indiano lancia la sua maledizione per vendicare l'assassinio della moglie: un'epidemia semina la morte tra gli abitanti di Mud Creek, facendoli diventare degli zombi. A risolvere la situazione ci penserà il reverendo Jebidiah Mercer, armato di fede e di un revolver calibro .36.


Parto subito dicendo che mai prefazione fu così esplicativa.
Lansdale ha subito premura di avvertirci che quello che stiamo per iniziare non è un romanzo dalle grosse velleità artistiche, ma un divertissement che deve molto ai fumetti della E.C.Comics ed ai b-movies horror degli anni '50 - '60.
Insomma, bisogna goderselo come se ci trovassimo davanti un film horror della Hammer dei bei tempi o per tornare ai giorni nostri e restare nel campo cinematografico, come un film diretto da Rodriguez o Eli Roth.
La Morte Ci Sfida ( Dead In The West in originale), fu pubblicato inizialmente a puntate su Eldritch Tales ed adattato successivamente come romanzo nel 1986.
Mentre da noi è stato pubblicato nel 2008 dalla Fanucci, sulla scia del successo della saga di Hap & Leonard e della trilogia del Drive - In, che hanno reso quest'autore famoso in tutto il mondo ed anche un bel limone da spremere dalle case editrici fin quando c'è n'è.
Meno male che è bravo.
Ma parliamo del libro.
Ci troviamo davanti una sorta di Horror western che mischia tra loro archetipi a go-go e che a me ricorda tantissimo il Preacher di Ennis, soprattutto nella figura del protagonista, un reverendo pistolero e giustiziere, che di reverendo ha poco e che di giustiziere ha molto.
Un romanzo che mischia sapientemente soprannaturale, western, zombie, mostri e vampiri grazie alla presenza di un villain che sembra un totem di tutti gli archetipi dell'iconografia horrorifica, e che personalmente mi ha divertito moltissimo, soprattutto nelle ultime tiratissime cinquanta pagine veramente al fulmicotone.
Tolta però la componente horror western molto affascinante, del romanzo in sé non resta molto.
Carina ma molto didascalica l'ambientazione tipicamente western della cittadina di Mud Creek, ma a parte il reverendo ed altri due, tre personaggi che gli gravitano intorno, non è un romanzo che brilli certo per profondità ed introspezione psicologica.
Insomma ci troviamo davanti un romanzo ricco d'azione ma piuttosto leggero, una lettura prettamente estiva che oltre le atmosfere sopracitate, si giova dei personaggi sopra le righe e sboccati tipicamente Lansdale style.
A me personalmente è piaciuto, ma come mi accade spesso con lo scrittore texano, non sono riuscito ad apprezzarlo a pieno.
Lo so, suona strano da uno che ha passato tutta l'estate a leggere i suoi romanzi, ma nonostante ne apprezzi la prolificità e la poliedricità ed il suo modo di tratteggiare i personaggi e farli muovere in quel ramo del Texas orientale che ormai mi è familiare come casa mia, trovo che per i miei gusti le sue storie per quanto belle, siano spesso ermetiche e prive di spessore.
Insomma, senza menarla per le lunghe, La Morte Ci Sfida è una lettura divertente anche se tutto sommato evitabile, poiché aggiunge poco o nulla alla sua bibliografia.
È un romanzo che è un piacevole passatempo, nulla più.
Libro che consiglio ai fan più agguerriti dello scrittore ed agli amanti dei b-movies vecchio stampo a cui il libro sembra ammiccare parecchio.
Vale la pena comunque buttarci un occhio, d'altronde Lansdale è sempre una buona compagnia.









giovedì 3 settembre 2015

Sinister

Complici serate afose che rendevano impossibile l'utilizzo del computer, quest'estate sono riuscito a recuperare tanti film horror che mi ero opportunamente segnato e messo in lista d'attesa.
Una delle ultime visioni è stato Sinister, ed è di lui che voglio cianciare.
L'assist me l'ha fornito il seguito che sta per uscire in questi giorni al cinema e il cui trailer mi ha trasmesso un bel po' di hype oltre a spingermi al recupero del capostipite uscito nell'ormai lontano marzo del 2013.
Sinister, lo dico subito, a me è piaciuto molto.
Non è un film originalissimo dal punto di vista dell'intreccio, ma devo ammettere che fa in pieno il suo dovere.
Non è originalissimo perché lo stereotipo dello scrittore ( spesso bevuto ) che per ritrovare la vena perduta sceglie di abitare in un posto sinistro dove ci sono stati omicidi o decessi sospetti è una pratica molto usata nella letteratura soprannaturale e nel cinema horror.
Però nonostante questi stereotipi e proprio per la sua natura di essere un horror un po' vecchio stampo, a me ha trasmesso davvero un bel po'.
Quindi, parliamone.
Ethan Hawke e famiglia ( moglie e due figli), si trasferiscono in una casa teatro del decesso per impiccagione di un'intera famiglia.
Hawke che interpreta il personaggio di uno scrittore horror dalla vena inaridita sceglie di vivere in quella casa per scrivere un libro sull'argomento, quando in soffitta si imbatte in una scatola in cui sono conservati un proiettore e dei filmini in super 8 che ovviamente destano l'interesse dello scrittore.
Nei filmini oltre allegre scene familiari, vi è anche la scena della morte della bella famigliola.
E non è l'unica poiché negli altri filmini, la trama è la medesima pur trattandosi di luoghi e famiglie diverse.
Cambia la metodologia del presunto suicidio, ma l'esito è il medesimo.
Muoiono tutti i membri delle allegre famigliole tranne un bambino/a che scompare nel nulla.
Tutti i video presentano uno strano simbolo e la sfocata apparizione del volto di un personaggio dalle fattezze inquietanti che appare spesso fuori campo.
Tutti i morti, hanno vissuto almeno un periodo nella casa in cui dimora lo scrittore, ergo non ci vuole certo un quoziente intellettivo elevato per capire dove andrà a parare la trama.
Come dicevo all'inizio è un film horror che gioca molto sul vedo non vedo, sui rumori e le ombre e che preferisce mostrare solo di sfuggita il mostro.
Mostro che si rivelerà essere una divinità babilonese divoratrice di bambini chiamata Bughuul.
Insomma funziona proprio perché non ha bisogno di mostrare arti tranciati e sangue a fiumi per destare interesse, ma anzi basta un suono alto nel momento giusto o un'ombra improvvisa per farti saltare metaforicamente dalla sedia.
Non ci posso fare nulla, io adoro l'ambientazione d'atmosfera che ricorda i film gotici d'annata e in questo film di quell'atmosfera ne ho vista parecchia.
Film che nonostante non brilli certo per originalità intrattiene a dovere ed inquieta soprattutto grazie a quei filmati in super 8 che personalmente ho trovato agghiaccianti.
Forse è un tantino lento e banale nello svolgimento, ma è in tutto e per tutto coerente con quel che vuole raccontare, finale compreso.
Per me è da vedere.





mercoledì 2 settembre 2015

L'ultima Caccia - Joe R. Lansdale

02/09/2015: questo post è stato ripubblicato poiché cancellato inavvertitamente.

L'estate scorsa di questi tempi mi lanciai in una full immersion di letture dei romanzi di Joe R. Lansdale.
Mi sciroppai ventordici dei suoi romanzi tra cui la trilogia del Drive-In e tutti i romanzi della saga di Hap & Leonard.
Ed oggi sono qui per dire che dopo un anno, sono ricaduto nello stesso vizio.
Eppure ne ero uscito.
Ero riuscito a sfuggire alla sua prolifica penna, ai suoi racconti noir e sopra le righe, dai suoi personaggi sarcastici e violenti, dalle sue storie ambientate nella sferzante, cruda e talvolta desertica provincia rurale texana.
Mi è bastata la semplice recensione di un suo romanzo a farmici ricascare di nuovo, come quando all'ex fumatore offrono due tiri di sigaretta dopo una birra per compagnia.
Perché parliamoci chiaro, Lansdale è un autore che da' assuefazione.
Per fortuna, portafoglio a parte, non fa male come una sigaretta.
Ed eccomi quindi qui a parlare di uno dei tre suoi romanzi con cui mi sono intrattenuto nell'ultima settimana.
Lo scenario?
Non il classico noir condito da personaggi sbruffoni e violenti che Joe ci ha raccontato spesso e volentieri, ma piuttosto  andiamo verso un tema che lo scrittore texano sembra amare in maniera altrettanto evidente, ovvero il racconto di formazione adolescenziale.
Via di sinossi:

È il 1933: l'est del Texas è schiacciato dalla Grande Depressione. Richard Dale, un ragazzo di quindici anni che sogna di diventare scrittore, decide di affrontare un cinghiale selvatico che minaccia la sua famiglia, anche se perfino suo padre, grande campione di lotta, non è mai riuscito a sconfiggerlo. Si tratta di una bestia spaventosa, di proporzioni gigantesche, una creatura mitica, quasi soprannaturale. Finché, una notte, il cinghiale esce dalle nebbie del mito e si fa minacciosamente concreto, attaccando Richard nei suoi affetti piú profondi. Al ragazzo non resterà che accettare la sfida con le sole armi di cui dispone: l'astuzia e il coraggio. Al suo fianco avrà Abraham, il suo migliore amico, un ragazzo nero che sogna di tornare un giorno nella sua terra con una fama da grande guerriero. Dalla penna di Joe R. Lansdale, un racconto che reca in sé gli echi di Mark Twain e William Faulkner. Età di lettura: da 12 anni.
Possiamo considerare L'ultima Caccia come un racconto di formazione Mark Twain style ( citato anche dal giovane protagonista come lettura in corso d'opera ) dalla forte venatura favolistica.
Siamo lontani dalla cruda ed efferata violenza dei due libri di cui conto di parlare in futuro ( Freddo a Luglio e Il Lato Oscuro Dell'anima), ma il cattivo della situazione è un demonio comunque.
È un enorme cinghiale denominato il Vecchio Diavolo.
La narrazione si apre in una zona rurale del Texas orientale, durante gli anni della depressione.
Terra arida e povera, in cui si vive di stenti e di raccolto.
E' così anche per la famiglia di Richard, il giovane quindicenne protagonista di questa storia.
Un ragazzo che sogna di diventare scrittore, ma che sa che probabilmente dovrà passare la sua vita nei campi ad aiutare il padre che per racimolare dei soldi si presta come lottatore di fiera in tornei clandestini.
A turbare il raccolto e la famiglia di Richard ci penserà il Vecchio Satana, un enorme e leggendario cinghiale che sembra essere l'incarnazione del diavolo e che sembra persino insensibile alle pallottole.
Il ragazzo dopo un feroce attacco del cinghiale " indemoniato " alla sua famiglia, medita vendetta ed insieme al suo migliore amico di colore parte alla ricerca del cinghiale per riuscire dove nessuno era riuscito prima, ucciderlo.
L'ultima Caccia è un libro piuttosto leggero ed ermetico.
Forse alcuni personaggi ed alcune situazioni potevano essere narrate in maniera più corposa ed esaustiva.
Diciamo che Lansdale si è limitato a delineare ed arredarne i contorni, ma non ci ha perso tempo e pagine nel descriverceli.
I personaggi che circondano i due ragazzi protagonisti dai pochi accenni sono tutti suggestivi ed affascinanti, ma delineati in maniera effimera ed essenziale.
Prendiamo la famiglia di Richard, per esempio.
Il padre che si cimenta in combattimenti con altri uomini per raccattare denaro poteva essere uno spunto interessantissimo ( molto bella la parte in cui con i soldi guadagnati da un suo combattimento vinto manda regali alla sua famiglia tra cui una macchina da scrivere per Richard), ma capisco allo stesso tempo che essendo un romanzo di formazione c'era bisogno di toglierselo dai piedi per lasciare campo libero ai due ragazzi protagonisti indiscussi della vicenda.
Però nonostante risulti quanto meno scarno di contenuti e presenti numerosi personaggi al limite della didascalicità ( penso anche alla madre di Richard ed al fratellino Ike), devo ammettere che nella sua semplicità ho trovato questo romanzo adorabile.
Va bene che io amando i racconti di formazione ci sguazzo che è una bellezza, però questo libro mi è piaciuto moltissimo e mi è spiaciuto molto il fatto che fosse così corto e serrato.
Mettendosi di buona lena ( cosa che il romanzo invoglia molto a fare ), lo si finisce in poche ore.
 Insomma, ci troviamo davanti un classico racconto di formazione paragonabile ad uno qualsiasi dei tanti libri di narrativa giovanile, che pesca a piene mani anche dal fiabesco grazie ad una narrazione che è intrisa di buoni sentimenti e in cui aggettivi come sacrificio, coraggio, amicizia e avventura appaiono palesi e dove viene a mancare totalmente la volgarità e il minimo accenno sessuale e puberale.
Lo stesso cinghiale nonostante le fattezze reali, sembra più un personaggio immaginifico come il cattivo di una fiaba, che un vero e proprio villain tout court.
Ma d'altronde mi pare che la copertina in tal senso ammicchi anche parecchio.
Alla fin fine La Lunga Caccia risulta essere un libro leggero ma piuttosto avvincente.
Per me è un pollice su, assolutamente.

giovedì 27 agosto 2015

Atto D'amore - Joe R.Lansdale

Atto D'amore è il primo romanzo di Joe R. Lansdale.
Pubblicato nel lontano 1981, Atto D'amore è sempre stato considerato dagli addetti ai lavori come uno dei precursori del genere Slasher.
Uno dei primi romanzi in cui il rituale dell'assassinio non viene descritto in maniera velata e sfumata tipicamente Psycho style, ma raccontato fin nei minimi e turpi particolari.
È un romanzo che in certo qual modo ha dato il la ed ispirato tanti romanzieri venuti dopo come Bret Easton Ellis e Thomas Harris.
Per dovere di cronaca va segnalato che nella postfazione di questo libro lo scrittore texano rifugge dalla nomea di precursore e ispiratore di un genere che successivamente ha attecchito in maniera massiccia nella letteratura e nel cinema.
Ma parliamone meglio dopo la sinossi:

Per le strade di Houston si aggira un moderno Jack lo Squartatore, e Marvin Hanson e Joe Clark sono i poliziotti incaricati dell'indagine. Hanson in particolare, un detective nero, è disgustato dagli omicidi, dalla loro ripugnante violenza, e si dedica alla caccia con un sentimento di vendetta personale. Ma l'inchiesta è un tuffo nel dolore e nell'ambiguità, un itinerario in cui è facile perdere la ragione e trasformarsi a propria volta in ciò che più si odia.


In Atto D'amore si denotano già molte delle caratteristiche che successivamente ritroveremo nei romanzi futuri di Joe, con in primis l'iconografia geografica texana, vero feticcio dello scrittore.
Ma d'altronde ogni autore narra dei posti che ama e in cui ha vissuto, basta pensare a King con il Maine o i romanzi di Campbell e Barker ambientati quasi sempre nei sobborghi di Liverpool.
Ma torniamo al romanzo.
Per essere un'opera prima a me è piaciuto un bel po'.
Come accadrà successivamente Lansdale si dimostra abilissimo a miscelare più generi ed è un maestro nel riuscire a catturare totalmente l'attenzione del lettore grazie ad una scrittura asciutta e coinvolgente quantunque molto efferata.
Ci troviamo dalle parti di un poliziesco/ noir dalle venature thriller/Slasher che non lascia nulla all'immaginazione ma che ci spiattella in faccia tutti i rituali degli assassinii ad opera di un serial killer che si diverte a violentare, uccidere e fare letteralmente a fettine inermi donne.
La narrazione è molto cruda, ma diciamo subito che non è disturbante quanto American Psycho di Ellis per dirne uno.
Per quanto leggere di un maniaco che taglia a fettine i seni di una donna, non è certamente come leggere le avventure della Pimpa.
L'intreccio è ottimo e l'identità dell'assassino è ben mascherata dal fatto che trattandosi di un uomo dalla personalità dissociata, nel corso della narrazione si viene portati a considerare che dietro alle sue fattezze possa essere sospettato più di uno dei personaggi protagonisti della storia.
In corso d'opera c'è anche una velata critica al giornalismo d'inchiesta foriero di personaggi spietati pronti a tutto per lo scoop.
Il giornalista in questione, personalmente, ritengo sia il personaggio meglio caratterizzato del romanzo, per quanto sia comunque una figura tipica del genere.
Storia che come ( quasi ) sempre è troppo veloce per i miei gusti.
È una cosa che mi sta capitando spesso con Lansdale.
Molti dei suoi romanzi sono terribilmente coinvolgenti ma al tempo stesso troppo asciutti e rapidi.
C'è poco tempo per apprezzare i contorni della storia e molto spesso i suoi personaggi e l'ambientazione appaiono effimeri e didascalici, soprattutto quelli dei primi romanzi.
Pollice verso per il protagonista Marvin Hanson fin troppo sopra le righe e la cui ossessione per questo serial killer appare fin troppo emotiva e ridondante.
È un romanzo da consigliare?
Se si è amanti dello scrittore texano, sì.
È un modo per conoscere l'inizio della carriera di questo prolificissimo scrittore, ma oggettivamente ha scritto romanzi molto migliori di questo.
Se ci si vuole fare un salto nella narrativa noir e pulp di Lansdale, è obbligatorio cimentarsi con la serie di romanzi con protagonisti Hap & Leonard, creazioni di tutt'altra pasta e carisma rispetto a Marvin Hanson e gli altri protagonisti di questa storia.
Resta comunque un thriller molto coinvolgente e incalzante.
Pollice su per il finale con conseguente rivelazione dell' autore dei delitti, che ho trovato coerente e ben strutturato, visto che Lansdale fa di tutto per sviarci e darci false piste sulla sua identità.
Fosse stato un romanzo più corposo, sarebbe stato ancora più interessante.
Ma tutto sommato va bene anche così, d'altronde grazie a questo romanzo è iniziata a decollare la sua carriera con somma gioia di noi lettori appassionati delle sue storie.
Dal canto mio, per quanto possa infastidirmi la brevità delle sue opere, mi sento di poter affermare con certezza che avrà sempre il mio supporto ed il mio portafoglio.








mercoledì 12 agosto 2015

I Flipper della mia adolescenza

In una delle tante serate vuote e afose che stanno caratterizzando la mia estate, mi è tornata la voglia di riassaporare attraverso l'emulazione Pinball Dreams e Pinball Fantasies due giochi per Amiga 500 dedicati al mondo dei flipper.
Sviluppati entrambi dalla Digital Illusions Creative Entertainment ed editi dalla  21st Century Entertainment nel 1992/1993 entrambi i giochi furono un grande successo oltre che giochi molto divertenti, soprattutto per uno come il sottoscritto che fin da bambino è stato un appassionato giocatore di flipper.
Nel primo si poteva scegliere tra ben quattro tavoli tutti dedicati ad uno specifico argomento ( il mio preferito era quello orrorifico denominato Nightmare che vedete in alto).
Nel secondo che presentava delle migliore grafiche ed in termini di velocità e realismo nei movimento della pallina, potevi scegliere tra quattro tavoli tutti ben congegnati e divertenti.
Anche qui avevo il mio preferito che era quello dedicato al mondo del parco dei divertimenti non a caso denominato Party Land.
Questi giochi mi hanno fatto riaffiorare tutti i ricordi di quando solevo passare gran parte dei pomeriggi della mia adolescenza a dimenarmi come un matto davanti ad un flipper, così ho pensato di fare un post specifico e tombale su questa mia passione, elencando i flipper che ho giocato e quelli che più ho amato in assoluto.
Partiamo,va'.

Non so se sia stato il primo che ho giocato, ma il Circus Pinball della Zaccaria è il primo che ricordo.
A dirla tutta ho fatto una fatica boia a trovarlo e non sono nemmeno sicuro sia lui al 100%.
Ricordo che era basato su un circo ed un clown.
Ci giocai in uno dei bar storici del mio quartiere quando ancora presumo frequentassi gli ultimi anni delle elementari, ma potei giocarci molto poco, in quanto i miei mi proibirono di andarci ben presto.
Erano anni di piombo quelli, con tantissimi morti ammazzati visto che vi era in atto una vera e propria guerra di mafia nella mia città, ed in quel bar vi furono ben due sparatorie ai danni della stessa persona ( che alla seconda ci lasciò le penne).
A quel flipper ci giocai poco e dopo poco anche il bar chiuse i battenti.
Comunque ebbe il merito di farmi da Cicerone e da apripista ad un mondo fatto di special, tilt, extra ball e lucette colorate.

Dopo Circus vennero tutta quella sequela di flipper giocati nel bar sotto casa, bar che praticamente ha funto da seconda casa per tutta la durata della mia pubertà.
Quasi tutti erano flipper tratti da film in voga in quegli anni e tutti erano straordinariamente belli ai miei occhi ( alcuni più di altri ).
Elenchiamoli, dai:



Elvira And The Party Monsters

Flipper meraviglioso, senza se e senza ma, quello dedicato alla pettoruta streghetta.
Edito dalla Bally nel 1989, Elvira era un flipper divertente ed eccitante, visto che gli occhi salivano costantemente alla stessa altezza delle sue tette.



The Phantom Of The Opera

Edito dalla Data East nel 1991, ecco un altro bellissimo e coloratissimo flipper.
Del tavolo ricordo poco o nulla, se non una delle pedane che si alzavano per inghiottire la pallina, oppure la risata del fantasma dopo ogni Game Over.



Back To The Future - The Pinball

Ogni volta che vedo l'immagine pubblicitaria di questo flipper mi ribalto.
Ma scegliere due attori più somiglianti no, eh. :-P
Comunque il flipper di Ritorno Al Futuro non durò moltissimo nel bar, ma ho un bel ricordo in particolare del sonoro con il famosissimo tema della trilogia, che era davvero bellissimo da ascoltare come sottofondo durante la partita.
Anche questo fu edito dalla Data East intorno al 1990.




Terminator 2 - Judgment Day Pinball

Non ho mai amato molto il flipper di Terminator 2, eppure è uno di quelli a cui ho giocato di più.
Probabilmente è stato uno dei più semplici flipper in assoluto in termini di facilità ed il ricordo più forte che ho di questo flipper è il suo Hasta La Vista ad ogni Game Over.
Indimenticabile anche la pistola al posto della manovella per lanciare la pallina, dove dovevi prendere la mira per colpire la lucetta al primo colpo.
Il flipper di Terminator 2 fu edito dalla Williams nel 1991, ma credo che nel bar sotto casa arrivò almeno un anno dopo anche perché mi ricordo che ci giocavo durante l'estate del secondo superiore.




Flipper Super Mario Bros Mushroom

Dovessi dare la palma del più brutto flipper a cui ho regalato tempo e soldi, questo vincerebbe a mani basse.
Era talmente semplice e facilone che vincevo così tante partite che dovevo lasciarle al fortunato estraneo/amico di turno poiché si faceva ora di andare a pranzo/cena.
Ovviamente non ero io che ero troppo bravo, ma era a causa della difficoltà che era davvero risibile.
Lo ricordo anche piuttosto monotono.
Il flipper uscì nel 1992 e fu realizzato dalla Gottlieb in collaborazione con la Nintendo.
Non fu manco l'unico dedicato alla saga, anche se è l'unico a cui io giocai.



Flipper The Addams Family

Letteralmente lo venero.
Ci farei persino l'amore.
The Addams Family è il flipper della mia vita, quello a cui ho dedicato più tempo e soldi, quello che avrei desiderato avere a casa.
Quando lo guardo, quasi piango.
È l'ultimo flipper che ricordo nel bar sotto casa, primo che esplodessero i videopoker e con essi, la fine di flipper e coin op.
Come dimenticare il suono della Mamuska e di It?
Questo è e credo sarà per sempre il flipper più bello a cui ho giocato, quello con cui ho più ricordi in assoluto e quello che mi ha visto prendere il largo dal bar verso altri luoghi, altri flipper, e dopo breve tempo verso altri interessi.
Vorrei giocarci ancora.
Per questo meraviglioso flipper datato 1992, va dato merito alla Midway Games.

Gli ultimi due flipper vengono da luoghi diversi dal piccolo bar sotto casa e da sale giochi molto più grandi in cui c'era vasta possibilità di scelta.
Il primo si trovava nella più grande sala giochi della città, ubicata in una discesa del centro cittadino.
Vista l'ampia scelta ammetto che scegliere con quale giocare non era facile, ma quello che si è fatto amare di più grazie soprattutto alle sue rampe era White Water della Williams uscito nel 1993.
Flipper bellissimo che mi pare persino vibrasse quando c'era il multiball.
Non ci andavo spesso in quella sala giochi poiché fuori mano, ma se avessi avuto possibilità di farlo sovente, sono convinto vi avrei inserito soldi a perdere.
Per fortuna iniziavo ad avere altri interessi e priorità.

Pubblicato dalla Sega nel 1995 Mary Shelley's Frankenstein Pinball è l'ultimo flipper a cui ho giocato.
Esso era ubicato in un'immensa sala giochi / bowling che fu una delle cause di una delle mie bocciature scolastiche, visto che ci passavo tre mattine della settimana scolastica su sei.
L'amore per i flipper stava lentamente scemando, ma il flipper di Frankenstein seppe ritagliarsi notevole spazio.
Flipper molto, ma molto divertente.
Purtroppo dopo di lui, il buio.
Molte sale chiusero o si trasformavano lentamente ma inesorabilmente in sale VLT ricche di videopoker, slot ed affini, che personalmente ho sempre evitato come la peste.
In più interessi che avevo da sempre in parallelo con i flipper presero il sopravvento, così come le amicizie e i primi amori.
Talvolta nel corso degli anni, durante qualche momento di stanca giocavo con il flipper che usciva incorporato con Windows, ma non scherzo se dico che sono almeno vent'anni che non gioco con un flipper vero.
Comunque chiudo questo excursus nel mio passato videoludico augurando Buon Ferragosto a tutti. ;-)






mercoledì 5 agosto 2015

La Faccia Che Deve Morire - Ramsey Campbell

C'è da ringraziare calorosamente Urania, perché altrimenti questo romanzo di Campbell sarebbe probabilmente rimasto nel limbo imperituramente.
Pubblicato nel 1979 ha visto la luce in Italia soltanto nell'afoso luglio di questo 2015.
Diciamo tutti in coro grazie - sai. (Cit.)
Ma com'è stato per me ritrovare la prosa affilata e sfuggente dello scrittore di Liverpool?
Meglio dell'altra volta ( La Bambola Che Divorò Sua Madre ), ma ugualmente indigesta.
Stilisticamente i romanzi di Campbell non mi prendono, non ci posso fare nulla.
Ma è un problema mio da lettore, figuriamoci se andrei a discutere uno scrittore di siffatta risma.
 Tanto che comunque ho in mente di proseguire nel recupero delle sue opere, poiché in fondo le sue idee narrative non mi dispiacciono.
Ma andiamo di sinossi, dai:

"Il suo nome è Horridge, qualcosa che suona vagamente come porridge ma con una dose di orrido. E in effetti, molte cose sono orribili nella vita di Horridge, a cominciare da una memoria così selettiva che gli permette di dimenticare quello che fa (ma non dovebbe fare) e la gente che odia a vista, e che improvvisamente scompare. Horridge dimentica persino chi uccide, anzi attribuisce la colpa ad altri inperfetta buona fede. E tutto questo a causa di un faccia terribile, di un’ossessione che non lo lascia in pace un momento, nella Liverpool affogata nel sangue di vittime innocenti. Uno dei romanzi più agghiaccianti di Ramsey Campbell, una “confessione” spietata di abusi e ossessioni scrupolosamente documentate."

La Faccia Che Deve Morire più che un horror è quello che si potrebbe definire uno slasher/thriller.
Prima però dell'inizio del romanzo c'è una breve prefazione che per dovere di cronaca va segnalata per due motivi:
- è bellissima.
- ci da l'assist per considerare successivamente La Faccia Che Deve Morire un romanzo dai contorni fortemente autobiografici, poiché i problemi di paranoia e schizofrenia della madre di Campbell raccontati nella prefazione non è difficile trovarli similari a quelli del protagonista del romanzo , Horridge.
Perché è lui il vero protagonista di questa storia, anzi diciamo pure l'antagonista.
Il romanzo parte con un mini racconto dal titolo Io Sono La Cosa, Ed Essa È In Me, che praticamente è la cronaca di un uomo in preda ad un trip.
Racconto breve ed onirico, che sembra essere uscito dal capitolo di un libro di Welsh.
Subito dopo è tempo di entrare nella turpe e cupa mente di Horridge.
È incredibile come Campbell sia riuscito a rendere così bene un personaggio così paranoide e asfittico.
Ambientato nei sobborghi di Liverpool questo romanzo è un lungo viaggio nella mente di un uomo affetto da una lieve zoppia e da manie persecutorie da ricercarsi principalmente nella sua infanzia e nel difficile rapporto con un padre burbero e manesco.
Un uomo psichicamente disturbato che associa tutti i suoi problemi ad una faccia che vede riflessa su di una finestra.
La faccia di un omosessuale di nome Craig.
Gran parte dell'azione si svolge proprio nel condominio in cui vivono Craig, una coppia di sposi in crisi di nome Peter e Cathy e una pittrice schiva e solitaria di nome Fanny.
Il romanzo è buono e narrativamente parlando fa il suo dovere fino alla fine, ma come nel romanzo La Bambola Che Divorò Sua Madre, si fa fatica ad empatizzare con i personaggi.
C'e sempre una sensazione di estraneità e diffidenza nella narrazione di Campbell che si percepisce chiaramente, una sorta di cinismo e rassegnazione verso l'umanità che sembra vergato con una penna rossa.
Lo stesso vale per la descrizione che ci dona di Liverpool, piuttosto fosca, cupa ed opprimente.
La Faccia Che Deve Morire è un ottimo slasher, crudo ed efferato, un vero viaggio nella mente disturbata ed aberrante di un individuo dall'apparenza mite e mingherlino ma estremamente pericoloso, ma non è un romanzo che mi ha coinvolto molto.
Ho trovato molto più sentita ed ispirata la prefazione del romanzo, che personalmente ritengo valga da sola l'acquisto del libro.
Insomma, La Faccia Che Deve Morire lo paragono ad un buon pasto, ma piuttosto pesante ed indigesto.
Se apprezzate gli slasher potreste facilmente trovarlo di vostro gradimento.
Ottimi il prezzo e l'edizione, meno la quarta di copertina che sembra (?) scritta da una persona che nemmeno ha letto il libro.
I 6,50 € li vale tutti.